Padova - Rivista mensile dell'attività municipale e cittadina - Novembre dicembre 1928
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S. E. IL CONTE LUIGI CADORNA
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Tn DIVIS. mu ia LMR TI L__ogui TI [rim i Îì È | REV0 6 ni ui IN MEMORIA DI Non era ancora spenta l’eco del profondo cordoglio suscitato in ogni parte d’Italia dalla fine immatura del Duca della Vittoria, che un altro grave tutto arrecava nuovamente aila Pa- tria la perdita di Luigi Cadorna, di Cotti che nell'ora sacra delle rivendicazioni nazionali, animato da una fede ardente e da una volontà ferrea e tenace, riuscì, in breve tempo, a rior- ganizzare sapientemente e con genialità senza pari, V Esercito lasciato, dall’ incuria dei Go- verni, tn deplorevole abbandono, e che quan- tunque impreparato e deficente di armamenti, portò egualmente alla gloria delle undici bat- tuglie dell’ Isonzo. Se nella lotta titanica, impegnata contro un memico superiore di numero, più ricco di mezzi e tremendamente agguerrito, i mostri erotci soldati riuscirono, sin dall'inizio, a cort- seguire le più belle vittorie, strappando palmo a palmo agli usurpatori, quotidianamente, in- stuncabilmente ed a prezzo di non lievi sacri fici, il suolo della Patria soggetto a duro ser- vaggio, ciò fu soltanto dovuto all’ eccezionale genio strategico del Comandante ed al mirabile valore delle nostre truppe, di cui lo spirito com- battivo e l’abnegazione non furono inferiori alle elette virtù inilitari del loro Capo. IA | OA 010 BN O MOLLI SR DI II Le I] a | 01 Il rn cr DO O 6 MO CA Voi 1007 I iL I n RE 1 vr [orli e I o un i i ‘rr vr i Ir Sr E e i E e n io nn LUIGI CADORNA E mentre in tali condizioni la lotta proce- deva accanitamente da lunghi mesi dura ed implacabile, sempre nella speranza che si for- nissero all Esercito i messi adeguati per af frontare risolutamente e definitivamente il ne- mico, ormai esausto per i continui e ripetuti attacchi deî nostri e per l’incessante logorio di uomini e di mezzi che ne derivava, un avverso destino, intpedì crudelmente il prossimo realiz- sarsi delle nostre aspirazioni. E vennero le tristi giornate di Caporetto che ebbero le loro cagioni remote e profonde nel complesso della vita italiana del tempo, poichè la sciagura non fu che di ordine morale e politico. Questa pagina dolorosa della nostra Storia è a tutti ormai nota perchè sia necessario qui rievocarla; divemo soltanto che in quelle ore di angoscia e di unanime smarrimento Luigi Cadorna rimase calmo ed impavido al suo po- sto, nella perfetta consapevolezza della sua re- sponsabilità, tanto da potere, con serenità di spi- rito e con l’abituale prontezza di decisione, sta- bilive immediatamente il nuovo piuno di difesa, prima ‘di cedere il comando. Subì rassegnato la più grande delle unti-' tazioni ; chiuso nel suo immane dolore, sopportò <<: in disciplinato silenzio il giudizio dell’opera
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sua da parte di una Commissione di inchiesta e il dileggio inconsulto di inconsapevoli e di ingrati. Ma nella coscienza del dovere onesta- mente compiuto mai venne meno in lui la fede più viva nella giustizia di Dio e nel ravvedi- mento degli uomini. E la dovuta giustizia non tardò ad essergli concessa per volere del Governo Fascista che, sotto la guida illuminata di S. E. Benito Mus- solini, ripose in giusto valore dinanzi agli Ita- liani e dinanzi al mondo la figura e le gesta del glorioso Condottiero. Il 4 Novembre 1924 Luigi Cadorna veniva richiamato in servizio col grado di Generale d’Esercito e nominato Maresciallo d’ Italia. Alle vibranti manifestazioni di esultanza, che il giusto riconoscimento del Governo Fa- scista provocò in ogni parte d’ Italia, la Città nostra, da cui il Generale aveva lanciato il proclama della suprema resistenza, sentì il do- vere di partecipare in modo particolare e prese l'iniziativa, auspice il Fascio femminile, di consegnare al primo Comandante dell’ Esercito in guerra ed a S. E. Diaz, nominato anch'egli Maresciallo d’ Italia, le insegne del grado, con onoranze imponenti e plebiscitarie che ebbero luogo îl 14 Giugno 1925 e che assunsero il carat- tere di manifestazione di riconoscenza nazionale. Allo spirito eletto del grande Capitano, che dall’Altare della Patria veglia ancora, in una aureola di gloria, sui più grandi destini d’Italia, il popolo tutto rinnova unanime il giuramento solenne di amore e di fede e rende l’onore dei gagliardetti e delle armi. CCXXXVII - STEMMA DI S. E. i Maresciallo Conte LUIGI CADORNA E come in occasione della morte del Maresciallo Diaz la vista non mancò di rendere il dovuto omaggio alla memoria del grande Scomparso, così oggi, rendendosi nuovamente inter- prete. fedele del pensiero del Podestà e della Cittadinanza, compie eguale dovere verso il primo Artefice della Guerra e della Vittoria, affidando a queste pagine il ricordo di quella parte della magnifica orazione con cui la medaglia d’oro On. Prof. Raffaele Paolucci esaltò la figura e le gesta di Luigi Cadorna ed il ricordo delle commosse ed elevate parole coi cui questi accettò, con animo grato, le insegne di Maresciallo, ed auspicò al più grande avvenire dell’Italia diletta, quale l’'impeto generoso della Nazione levatasi in armi, con un sentimento patrio che fuse tutte le classi, tutte le regioni, e tutte le fedi, lasciò intravvedere nell'ora del sacrificio.
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Ee2222Z|MR P222V20S IL DISCORSO PRONUNCIATO DALLA MEDAGLIA D'ORO ON. PROF. RAFFAELE PAOLUCCI VICE-PRESIDENTE DELLA CAMERA, ORATORE UFFICIALE NELLA CERIMONIA DELLE ONORANZE TRIBUTATE IN PADOVA AI MARESCIALLI D’ITALIA IL 14 GIUGNO 1925 Un grande mutilato che onora il Parla- mento italiano ebbe a dire, or è qualche tempo, che quando i due Condottieri dell’ Esercito fos- sero ascesi insieme sull’altare della Patria, quel giorno la Vittoria avrebbe avuto tutte le sue corone. Questo giorno è venuto, appellato dalla vo- lontà gentile delle donne di Padova, conchiuso dal fervore riconoscente di tutte le città d'Italia. Anche il primo Comandante dell'Esercito in guerra oggi è davanti al nostro cuore rico- noscente. Il fucinatore mirabile, Colui che in un lavoro titanico di dieci mesi aveva creuto dal nulla un Esercito, e non ebbe tempo nè mezzi per farne lo strumento perfetto da contrapporsi agli apparecchi grandiosi del nemico possente, perchè le condizioni della guerra europea e le disfatte degli alleati esigevano immediato l’intervento; Colui che, erede di un grande nome vittorioso, aveva trascorso la sua giovinezza a studiare le posizioni del nemico, magnifica spia al servizio della Patria, e si ebbe poi per trentuno mesi il Comando dell’ Esercito e lo condusse per undici battaglie ad undici vittorie e conquistò città e montagne ed aveva seminato la Vittoria zolla per zolla, pietra per pietra, così che essa pro- cedeva implacabile, ed aveva portato le sue scolte fino alle porte di Trieste ed aveva cinto di ferro e di fuoco la frontiera delle Alpi, atten- dendo che la potenza dei mezzi fosse accresciuta e le riserve fossero più vaste e il nemico più flagellato e più stanco per infliggere il colpo mortale. ‘pesava tutto il peso del sangue donato, Egli era stato il seminatore. E sul campo la messe era già alta, e bastava ancora un poco di sole; e l’uragano invece scoppiò inesorabile. Fu come l'agricoltore che dalla soglia della casa vede la tempesta che distrugge il suo campo, col cuore impietrito di dolore. Sulla sua testa canuta in quei terribili giorni delle lagrime versate, dei dolori patiti; tutta la terra che copriva i morti era sopra di lui; tutte le gramaglie delle madri, tutto il grido delle corsie erano nel suo cuore solo. Egli avrebbe potuto perdersi sprofondando nella battaglia; preferì andare incontro al destino per salvare la Patria: ordinò all’ Esercito di raggiungere le posizioni del Piave, ed apprestò le difese, e fermò, tra la meraviglia del mondo, la rovina che sembrava irreparabile. Ma lo aveva tradito il destino. Il piccolo fante, già inchiodato per trenta mesi nella trin- cea, aveva inteso per un momento solo la voce allettatrice dei traditori. Ma che cosa sapeva lui della Patria? Non era stata fino allora chiusa dalla soglia della casa, vegliata dalla siepe dell'orto la «sua » Patria? Perchè doveva morire giorno per giorno, ora per ora e vedere i suoi compagni morire, ed attendere la sua sorte, quando nelle città c'era chi si arricchiva sul suo sangue e chi speculava in borsa sulle sventure della Patria? Erano stati forse passati a fil di spada, come gli innocenti compagni decimati per fatale necessità, gli immondi traditori che avevano bestemmiato in Parlamento ? Cosa sapeva il povero naufrago della trin- enza
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CCXXXVIII - LE ONORANZE TRIBUTATE IN PADOVA AI MARESCIALLI D’ITALIA CADORNA E DIAZ S. E. LUIGI CADORNA SI RECA IN VISITA AL MUSEO CIVICO
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cea, coperto di polvere e di fango, di malore e di sangue, che per raccogliere era necessario seminare per giorni, per mesi, per anni, ed aspettare e morire un poco ogni giorno e lace- rarsi nell'anima e nella carne, e spezzare ad una ad una le giunture del nemico e piegarlo poco per volta per dargli poi il colpo mortale? Era necessaria la sferza terribile della sven- tura, perchè tacessero le voci discordi. Ed il fante comprese, comprese per sè e per tutti i venturi e strinse le mani ferree al fucile per sè e peri venturi, costrusse la Patria per sempre, la Patria vera, quella fatta col sacrificio di tutto il popolo, l’edificio grande che ha le ossa per pietre, che ha per cemento il sangue dei figli, che ha per bandiera la vo- lontà di vivere degnamente e degnamente morire. Ma tutti i. rancori repressi e la delusa ama- rezza di un popolo dovevano trovare la vittima; e l’uragano infuriò terribile sulla testa canuta del Comandante, che dalle vette del supremo fastigio fu trascinato alla polvere dell'oblio. Oggi tanti errori sono stati riparati, tanti oblii dissepolti, tante vergogne cancellate; oggi l’Italia vi è grata, i soldati vi sono grati, Mare- sciallo Cadorna, non solamente per l Esercito che ci donaste, per le undici battaglie vitto- riose, per la seminagione immancabile della Vittoria, che fecero le vostre mani sapienti; i combattenti d’Italia vi sono ancora più grati perchè sapeste tacere, quando una sola parola poteva accendere incendi terribili, sapeste chiu” dere nel vostro cuore silenzioso una amarezza, che difficilmente avrà avuto l’eguale nella sto- ria degli uomini! Ma credete: quella che nei giorni della Vit- toria, quando Voi, chiuso nella piccola casa di Firenze, sentivate il tripudio della folla salire tutte le piazze, e la vostra spada pendeva inerte alla parete, e non c'era un cavallo che vi por- tasse a fianco del vincitore, alla testa dell’ Eser- cito, e la Vittoria cui avevate tanto donato passava senza salutarvi sulla vostra purissima fronte, quella che scrisse sulle mura della piccola casa la parola ingiusta « Caporetto » non era l'Italia. L'Italia è questa, che non ha atteso la vostra morte per rendervi onore, ma vi ha ridato nelle mani ancor vigili e sapienti la spada che un destino immeritato aveva lasciato cadere, l’Italia che oggi vi acclama insieme al vincitore del Piave e di Vittorio Veneto, la nuova Italia nata dal sangue dei martiri, l’Italia della gio- vinezza, che vuole la giustizia senza ipocrisia e la libertà senza bestemmia, l’Italia che abbiamo costrutto in guerra ed in pace, infaticabilmente, stritolando il nemico di fuori, ricacciando da tutte le piazze il nemico di dentro; l’Italia mi- stica ed eroica che ha riportato Dio nelle scuole e la fede nei cuori, che ha ridonato le ali alla Vittoria, la gloria alla Patria, lo splendore alla corona del Re. IL DISCORSO PRONUNCIATO DA S. E. IL CONTE LUIGI CADORNA NELLA CERIMONIA DELLE ONORANZE TRIBUTATE IN PADOVA AI MARESCIALLI D’ITALIA IL 14 GIUGNO 1925 Altezza Reale, Eccellenze, Signore e Signori, È con animo profondamente commosso dai ricordi della guerra che dai cittadini di questa nobilissima Città ricevo oggi le insegne della più alta dignità militare, offertami in comme- morazione dei giorni in cui, dieci anni or sono, obbedendo al comando di S. M. il Re, io mossi per guidare l Esercito verso il compimento di quei voti nazionali che ci erano stati lasciati in retaggio dalle generazioni del risorgimento. Le promesse di quelle memorabili giornate della storia d’Italia non sono state deluse. Il giuramento di dare alla Patria le sue naturali frontiere e di elevare la nostra dignità morale in un cimento, che fu la prova del fuoco di tutti i popoli, è stato mantenuto e sciolto a Vittorio Veneto. N L’impeto generoso di una Nazione levatasi in armi con un sentimento patrio, che, fondendo tutte le classi, le regioni e le fedi, ci lasciò intravvedere, nell'ora del sacrificio, l'ideale di un'Italia concorde, ha spezzato il nostro seco- lare nemico, Il sangue, a cui siamo debitori di ben più di una conquista materiale di territori, non è stato sparso invano. Per questo sento di potere anch'io con tranguilla coscienza accettare oggi i segni di un riconoscimento, che va alla fede con cui credetti nelle virtù militari del nostro popolo e cercai di preparare, in una febbrile vigilia, un esercito degno dei destini del mio Paese. Ma mi è grato che quest'atto di ricono- scenza mi sia reso insieme all’altro Coman- dante supremo delle forze combattenti, che rias- (SP)
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(MATT RAA TENERE RZZZ FAROE CLENT NOEL EIA RA SERE TAZI NETTE TAR IATA CCXXXIX - LE ONORANZE TRIBUTATE IN PADOVA AI MARESCIALLI D’ITALIA CADORNA E DIAZ IL BASTONE DI MARESCIALLO ED IL RELATIVO COFANO DONATI A S. E. LUIGI CADORNA
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SEI PROVINCIE SORELLE .AV- SPICE PADOVA NELL’'OFFRIRE AGI ZLUVIO? CADORNA LE INSEGNE DI MARESCIALLO YITALTA. DICONO A UVI, DVCE DELL' ESERCI- ) NAZIONALE SVILE VIS DELL'ASPRAMEN: È VITTORIA, LA INCANCELLABI vi LE RICONOSCENZA DI TYTTO VIN POPO- LO FATTO PIV LIBPRO E PIV GRANDE, hi sali sii ont x Di COMITATO D'ONORE HM PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DI MINISTRI— IL PRE: Ri | SIDENTE DEL'EENATO = IL PRESIDENTE DELLA CAME: “SORA ATTUALE E QUELLO DURANTE LÀ GUERRA — i PRE: ESIDENTI DEI COMTIGHI DEI MINISTRI DURANTE L'A» 'CRUERBA. (ON BALANDRA BOSELLI, ORLANDO = IL 1 'ONISTRO DELLA CUERNA= IL MINIATRO DELLA MA: PRESIDENTI DISDIE ASSOCIAZIONI NAZIO: NA EI QOMBATTENTI DEI MUTILATI DEL VO LONTARI; DELI (STITUTOA DIL MASTRO AZZUPRO 4 \E DELLE MADRI E VEDOVE DEI CADUTI TN GUESRA LO (GOMITATO ESEOVTIVO Un 45 AranA, # ‘afprnneti, Arese iz peh, 209) Vincolo Hg, RA Mont Lernia Cp roro Mactigas Sh, prc ene Grp e VI (35 ae > urti ue VÀ sitio ; ì ta dda liapindit Girminz Tirsh Si: Taofo LAT cel'Mendiali G Riu Fe VASTA ; 3 Ara Aprrefda noti foesig vid y CCXL - LE ONORANZE TRIBUTATE IN PADOVA AI MARESCIALLI D’ITALIA CADORNA E DIAZ LA PERGAMENA DEDICATA DAL COMITATO A S. E. LUIGI CADORNA (SP) SI vi
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sume nel suo nome, come in un simbolo impe- rituro, la Vittoria italiana e che, nelle onoranze rese nello stesso giorno e con lo stesso animo ad entrambi, si riaffermi quella unità spirituale che lega il primo giorno del nostro intervento al compimento glorioso dell’aspra lotta e illu- mina coi bagliori della vittoria i lunghi e logo- ranti anni del Carso. La guerra è stata una, la gloria una sola, e nessuno vorrebbe pesarne gelosamente la parte che gli spetta sulle bilance della storia. Mi basva di sentire, di sapere, per accettare il vostro omaggio, che con i miei compagni d'armi ho fatto tutto ciò che era in mio potere per obbedire al comando della Patria, per ser- vire la causa che mi era stata affidata, per tenere alto l'onore dell'esercito, per non pie- gare nelle ore buie, che in ogni guerra sono fatali, per difendere con inflessibile volontà questo sacro suolo, assumendo responsabilità terribili di fronte al giudizio degli uomini e al giudizio di Dio. L'azione e i meriti dei singoli saranno discussi e giudicati poi, dai pensieri più liberi e sciolti dalle passioni del tempo; ma fin d'ora il vostro atto, che segue quello del Governo del Re, consacra anche di fronte all’avvenire lo spirito unico che animò i Comandanti, che collegò i loro. sforzi e i loro disegni, che li guidò nei momenti più gravi e che oggi li unisce in un sentimento, che trascende le am- bizioni personali di fronte alla Maestà della Patria vittoriosa. E in noi Comandanti esalta soprattutto valore unico costante dei soldati. Poichè — lo sento con fierezza —- gli onori fatti a me quest'ora vanno oltre la mia persona, vanno combattente italiano di tutte le battaglie e di tutte le vittorie, vanno ai vivi e ai morti, a quei milioni di silenziosi eroi a cui ho chiesto il sacrificio di ogni cosa più cara; a cui ho detto che bisognava esser pronti a morire per un altissimo scopo che essi forse non vedevano sempre; ai quali ho dovuto far spargere il san- gue anche quando il successo pareva lontano, l'offensiva temeraria e la lotta senza via d'uscita; coi quali ho anche usato a volte parole dure det- tate dalla necessità e non dal cuore; ai quali non ho potuto dare singolarmente il premio che si meritavano, ma che sento oggi uniti a me e compartecipi della giustizia che mi è resa. Ma questa cerimonia, mentre ravviva i nostri ricordi nella stessa Città, che della guerra fu uno dei centri bersagliati ed eroici, che conserva a il io in al titolo di gloria le sue ferite, non deve essere un semplice sguardo gettato a un periodo superato come cosa lontana, ma anche una promessa fatta all’avvenire. Dieci anni or sono, iniziando ta lotta contro il nemico, io poteva a molti, dentro e fuori dei nostri confini, sembrare un illuso dal troppo facile ottimismo nelle virtù militari di un'Italia, che ancora non aveva fatto le sue grandi prove e che i suoi nemici speravano incapace di affron- tarle e di vincerle. Eppure la fede nelle forze antiche e nuove di un popolo come l'italiano era in me così salda e cosciente da farmi affermare che la nazione avrebbe saputo battersi contro eserciti di tradizioni e di preparazione secolare, per conquistare quella posizione nella storia d’ Eu- ropa che solo le grandi guerre consacrano in modo definitivo. Oggi, mentre ricevo le insegne di un comando che è il premio di quella fede, guardando verso il domani, sento di poter rinnovare con accre- sciuta fiducia il mio presagio in quei destini della nazione, che spero e credo potranno essere conseguiti per le vie pacifiche del lavoro e della collaborazione cogli altri popoli. Dalla grande prova di questo decennio, al quale non sono mancate le ombre e le disillusioni, io esco però con la convinzione sicura che il popolo italiano non sarà inferiore alle speranze dei suoi esalta- tori e dei suoi martiri. Combattendo si è rive- lato a sè stesso e ci ha mostrato la possibilità della sua grandezza nella continuità di quella tradizione per cui giunse in un secolo di lotta dalla servitù a Vittorio Veneto. E sono certo che nulla potrà mai spezzare quella unità morale che è la base vera anche di quella territoriale e che fu definitivamente consacrata dal sangue sui campi di battaglia. Qualunque possano essere le divisioni amare e gli inevitabili conflitti di idee, non è più pos- | sibile che-gli italiani dimentichino i giorni in cui furono un cuore solo e un'anima sola, nelle trincee e sotto il fuoco nemico, che si sentano indifferenti o peggio ostili gli uni agli altri, dopo aver conosciuto il cameratismo e la col- leganza di quattro anni di sacrifici in comune. E so che all'appello supremo in nome della Patria, e per la difesa dell'onore e della vita nazionale, l'Italia del 24 maggio 1915 potrebbe ribalzare con più ardente spirito quale si rivelò in quei giorni, rispondendo al comando con un’unico grido, dai marescialli ai combattenti di ieri: « Viva il Re, Viva l'Italia».
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° . . . . <= INIL ATTIVITÀ E SERVIZI MUNICIPALI ooo APPLICAZIONE DEL CONTRIBUTO DI MIGLIORIA Il Governo sorto dalla Marcia su Roma, tra gli argomenti ai quali nazionale, rivolse con sollecitudine le sue cure in- cluse quello delle finanze comunali, e con una serie di provvedimenti legislativi, sin dal primo biennio dell’ Era fascista, cercò di giungere gradualmente alla realizzazione di un sistema organico, turbando il meno possibile il flusso delle entrate, che sono indispensabili alla vita degli Enti locali. Non tutti i provvedimenti che furono allora emanati hanno finora trovato attua- zione, nè tutti in pratica si sono addimo- alle necessità degli Enti locali; ma non vi è dubbio che non pochi tra essi schiusero nuovi oriz- strati pienamente consoni zonti alla finanza locale. E non crediamo di errare assegnando il posto di onore al contributo di miglioria, istituito col R. D. L. 18 Novembre 1923 n. 2538, non già perchè il medesimo possa costituire per i bilanci comunali una nuova cospicua fonte di entrata, ma perchè esso ha in se un tale contenuto di giu- stizia e di equità da togliere a tale impo- sizione ogni carattere fiscale. Lo stesso legislatore, nell’istituire e nel disciplinare tale contributo, sia con il R. D.L. predetto, sia con le istruzioni rego- lamentari 31 Maggio 1924 n. 3545, non solo non ha applicato al medesimo la qua- lifica. di imposta, che sarebbe stata eviden- temente impropria, ma nemmeno quella di tassa, perché, più che un corrispettivo per un servizio reso, essa è un rimborso di parte di un arricchimento goduto a ca- rico della generalità. Certamente il concetto sul quale si impernia tale contributo non è nuovo nella legislazione italiana, perchè esso risale alla legge sulle espropriazioni per causa di pubblica utilità del 25 Giugno 1865; ma fino al R. D. L. surricordato, del 18 No- vembre 1923, tale contributo non poteva essere applicato che per legge, e solo dopo il R.D. 6 Febbraio 1919, n. 107, per De- asso a
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creto Reale. Quindi sino al 1 Gennaio 1924 il detto contributo non costituiva che un particolare privilegio conferito specialmente per l'attuazione dei piani regolatori urbani, mentre da detta epoca esso è divenuto un provvido cespite di carattere generale, assi- curato a tutti gli enti locali allo scopo di ridurre l’onere ad essi derivante dalla ese- cuzione di opere pubbliche. Le Amministrazioni ordinarie e straor- dinarie, che si sono succedute nel nostro Comune dal Novembre 1923 al 1 Gen- naio 1927, non hanno creduto di introdurre tale contributo tra i normali cespiti di entrata del Comune stesso, forse perchè questo per effetto di due leggi speciali, emanate per questa città il 23 Luglio 1922 al n. 1043 e il 18 Ottobre 1924 n. aveva già il diritto di imporre il contri- 1853, buto di miglioria per le opere maggiori in corso, e cioè i piani regolatori di ri- sanamento e di ampliamento; ed anche Amministrazione podestarile è rimasta per qualche tempo titubante per lo stesso ri- flesso. Ma ora, dopo l'invito venuto dal Governo nazionale di dare al contributo di miglioria la più larga applicazione, e dopo la constatazione fatta che il contri- buto di miglioria, quale è previsto nelle due leggi speciali, è di assai difficile appli- cazione, è stato troncato ogni indugio, ed è stato senz'altro redatto il regolamento per l’applicazione del contributo medesimo. La stessa mancata applicazione del contributo di miglioria, previsto dalle leggi speciali predette, basterà a dimostrare la ragione per la quale, nel disciplinare il nuovo istituto, si è data la preferenza al sistema del concorso nella spesa sostenuta della tassazione dal Comune. Il sistema del plus valore acquistato dai beni immo- bili che si sono avvantaggiati dalla esecu- zione di opere pubbliche richiede una tale complessità di giudizi tecnici, da costituire una fonte inesauribile di contrasti e di op- posizioni. Invece l’altro sistema, che co- stituisce una provvida innovazione del R. D. 18 Novembre all'Ente pubblico un adeguato provento, 1923, mentre assicura elimina gran parte dei contrasti tecnici e giuridici. Ed è per questo che, nel porre tale sistema a base esclusiva del contributo di miglioria che sarà applicato in questo Comune, non si è esitato a rendere pos- sibile la sua applicazione anche per le opere contemplate dalle leggi speciali sui piani regolatori di risanamento e di am- pliamento, in sostituzione di quello basato sul plus valore. Del resto tale indirizzo è ormai stato adottato ovunque. Milano, che nel suo regolamento ha contemplati e di- sciplinati ambedue i sistemi, non ha poi in pratica attuato, e largamente, che quello del concorso nella spesa. Vicenza e Ferrara nei rispettivi regolamenti, gia omologati dal Ministero delle Finanze, non hanno invece contemplato che il sistema del con- corsonella spesa. Determinata così la forma di applica- zione-del contributo, e affidata al giudizio del Podestà piena facoltà sia di giudicare se e per quali opere pubbliche convenga ri- chiedere tale contributo, sia di stabilire caso per caso, la misura entro il limite massimo del terzo della spesa, si è cercato di facilitare l'applicazione del contributo distinguendo le opere pubbliche che pos- sono dar luogo alla sua applicazione in due categorie: quelle nelle quali il vantag- gio si manifesta solo in relazione ai fron- tisti e quelle nelle quali si estende ad una zona più vasta.
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La distinzione non è contemplata dalla legge e dalle istruzioni ministeriali, ma risponde a possibilità pratiche che non po- tevano essere trascurate. E lo stesso Mini- stero delle Finanze ha già omologate ana- loghe disposizioni contenute in Regola- menti comunali, come in quello delibe- rato dal Comune di Ferrara il 30 Gen- 1925. A differenza, però, da quello che è sancito naio in quel Regolamento, si è evitata qualsiasi distinzione teorica di opere in relazione alle dette categorie, per il convincimento che la stessa opera, a seconda delle spe- ciali circostanze ambientali in mezzo a cui si svolge, può dar luogo ad incrementi di valore più o meno estesi. Invece si è posta una particolare cura nello stabilire i criteri in base ai quali do- veva farsi a carico dei beni avvantaggiati dall'opera il riparto di quella quota della spesa posta a carico dei beni stessi. Na- turalmente si è data particolare importanza alla situazione dell’ immobile, rispetto al- l’opera pubblica, e all’entità di ciascun im- mobile, in modo da poter distribuire il contingente globale di contributo seguendo le istruzioni regolamentari impartite dal Ministero delle Finanze. Per tutto il resto il Regolamento co- munale non fa che raccogliere e ordinare le varie disposizioni contenute nella legge e nelle istruzioni, allo scopo di disciplinare la riscossione del contributo e salvaguar- dare i diritti dei contribuenti. L’Amministrazione comunale avrebbe potuto dare effetto retroattivo all’ applica- zione del contributo a norma dell’art. 17 del citato R.D. 18 Novembre 1923. Ma non volendo turbare quello stato di fatto e di diritto che può essere derivato dal di- fetto di applicazione al momento in cui l’opera veniva deliberata od eseguita, si é limitata ad affermare la facoltà di applica- zione, anche per le opere in corso, al 1 Gen- naio 1929, lasciando a sé stessa un triennio di tempo per l’analoga decisione. Tale limitazione, e più ancora il mo- desto fondo di |. nel 100.000 stanziato preventivo 1929 quale presunto gettito del contributo di miglioria nel primo anno di sua applicazione, stanno a dimostrare che | Amministrazione intende procedere a tale applicazione solo nei casi in cui l’incremento di valore, per effetto dell’opera pubblica, non possa essere messo in dubbio e l’opera pubblica costituisca un vantaggio che, per quanto desiderato da molti, non può essere concesso per ragioni finanziarie, in un dato momento, che a pochi. Cosi, almeno, sino a quando non si sia formata una coscienza tributaria più conforme alle direttive fasciste, riuscirà anche meno sgradito il contributo a coloro che ne saranno gravati, e meno facili e frequenti i relativi ricorsi. La Consulta municipale, a cui è stato sottoposto l’argomento e lo schema di regolamento nella sua adunanza del 17 Novembre corrente, mentre ha espresso il suo pieno consenso all'applicazione del contributo di miglioria, ha anche sugge- rite alcune varianti al Regolamento di applicazione, che sono state accolte; cosic- chè si può affermare che anche sul Rego- lamento, che fa parte del testo della deli- berazione, la Consulta ha espresso unanime il parere favorevole. elia
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IL BILANCIO PREVENTIVO DEL COMUNE PER L’ANNO 1929 Se si pensa che il primo bilancio del Governo Podestarile, relativo all'esercizio 1927 - V (e. r.), é stato deliberato il 25 del mese di Febbraio di detto anno, e che il secondo, relativo al 1928 - VI (E. F.), 09m: non si può non constatare con compiaci- è stato deliberato il 23 Dicembre mento che il bilancio per il 1929 - VII (E. F.), preparato e concretato nel suo di Ottobre alla Consulta schema alla fine del mese decorso, venne sottoposto per il suo parere e deliberato alla metà del mese di Novembre 1928. In tal modo anche il nostro Comune potrà avere il suo bilancio per l’esercizio 1929 - VII (E. F.) approvato dall’autorità tutoria prima che si inizi l’anno al quale si riferisce, ed tal emanate dal Capo del Governo in merito obbedire in modo alle prescrizioni alla approvazione dei bilanci preventivi degli Enti locali. Anche nella preparazione di questo preventivo per l’anno 1929 |’ Amministra- zione Podestarile ha voluto tener fermo il proposito, attuato nei due esercizi anteriori, di non imporre alcun aggravio tributario ai cittadini, ma di provvedere alle neces- sità del bilancio con le sole imposte e tasse già applicate dal Comune, senza chiedere nulla di nuovo alla generalità dei cittadini. Nè crediamo che a tale prin- cipio, sempre fermamente applicato, possa contrastare il fondo di L. 100.000, stanziato nella parte attiva, quale importo del con- tributo di miglioria che il Podestà potrà durante l’anno 1929 applicare a qualcuna delle opere pubbliche in esecuzione da parte del Comune, non solo perchè lo stesso Governo nazionale ha fatto invito a tutti gli Enti pubblici di applicare lar- gamente tale contributo, come uno dei proventi più giusti ed equi, ma anche, e specialmente, perchè detto provento non ha il carattere di imposizione tributaria, gravante su tutti i cittadini; ma bensi quello di una parziale ripetizione di un incremento di valore, di cui si avvantag- giano alcune proprietà. Quindi esso rap- presenta piuttosto un correspettivo dovuto dal maggiormente interessato all'esecuzione dell’opera pubblica, e che a torto in pas sato gravava per intero sulla massa dei contribuenti. Tale concetto di non ampliare e gra- vare i tributi esistenti non ha tolto però la possibilità di trarre dalle imposte esigi- bili nell’anno 1929 una maggiore entrata. Anche per la politica tributaria comunale può e deve applicarsi il concetto fascista, che nessun cittadino debba sfuggire alle imposte, e quindi qualsiasi azione degli uffici tributari comunali, diretta ad evitare diserzioni più o meno volontarie, deve essere ritenuta come azione eminentemente inquadrata nelle direttive del Governo na- zionale. Ed è per effetto specialmente di tale politica che il bilancio del Comune del 1929 può contare su una maggiore entrata tributaria di oltre mezzo milione (551000), sebbene l'applicazione della nuova tariffa adottata dalla G. P. A. per la tassa del bestiame abbia condotto ad una minore previsione d’introito di L. 40.000, con pari vantaggio dell'industria zootecnica, che vede ridotta quasi di un quarto l’im- posta pagata per tassa bestiame, e l’im- porto della partecipazione del Comune sugli introiti degli spettacoli pubblici e ae. 380 —
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sui cinematografi debba essere ridotto di L. 50.000. Nessun aumento è stato invece possibile prevedere sull’imposta indiretta del dazio consumo. Quando già il bilancio preventivo del 1928 era stato deliberato ed approvato, |’ Amministrazione Podestarile, accogliendo largamente la raccomandazione del Governo nazionale, ebbe a ridurre notevolmente il dazio sul materiale da costruzione, sia sopprimendo il dazio su alcuni generi di materiale più comuni, sia attenuando la tariffa Ne è una perdita per le finanze del Comune di sulle voci residue. risultata circa il 65% dell’entrata prevista per tale categoria, che non permetterà più il rag- giungimento del gettito daziario previsto per il 1928 in L. 17.000.000. Tuttavia si è creduto di poter mantenere in tale misura il gettito del dazio per l’anno 1929, in considerazione dell’incremento sempre più confortante dell'attività edilizia. Se si pensa che ristretta (1923) al terzo anno di cinta allargata (1926) il dazio consumo ha dato un aumento di provento di oltre sei milioni dall’ ultimo anno di cinta e mezzo, con una differenza di spese di esercizio di sole L. 880.000, non deve far meraviglia, se di fronte alla contrazione dei consumi, specie del vino, verificatasi durante quest’ultimo biennio, si sia addi- venuti ad una stabilizzazione delle entrate daziarie che deve condurre anche per l’eser- cizio 1929 ad una prudenziale previsione pari a quella fatta per l’anno 1928. In città non lontane la crisi di asse- stamento economico ha avuto sul gettito daziario una ripercussione assai maggiore: in questo Comune essa ha condotto sol- tanto ad una stasi sulle alte posizioni rag- giunte, che è doveroso tener presente nel momento della previsione. Invece un au- mento, per quanto modesto (L. 40.000) è possibile sin da ora prevedere quale mag- giore quota a favore del Comune sul pro- vento dei tabacchi : cosicchè i contributi, nel loro complesso, offrono una maggiore entrata in confronto al preventivo 1928 di oltre L. 600.000, pure offrendo alla ge- neralità dei contribuenti, oltre la già at- tuata riduzione del dazio sui materiali da costruzione, la ricordata attenuazione della tassa bestiame e una riduzione della so- vrimposta sui fabbricati da 135.25 cente- simi a 131.28 centesimi per ogni lira d’im- posta erariale principale. E tale maggiore entrata non viene assorbita dal minore gettito di altre cate- gorie di entrate, perchè questo viene com- pensato da altri incrementi, che si verificano in alcune voci delle stesse categorie, e dal fondo di L. 100.000 che abbiamo già ricordato come previsione del contributo di miglioria; cosicchè, malgrado che il pre- ventivo 1929 non possa più trarre giova- mento da sensibili entrate straordinarie, come era quella di L. 100.000 contem- plata nel preventivo 1928 per il trasferi- mento all’ Amministrazione provinciale del materiale dei laboratori d’igiene, tuttavia la previsione delle entrate effettive per il 1929 si chiude con un aumento di lire 557-778.89 in confronto delle entrate effet- tive del preventivo 1928. A tale maggiore disponibilità di entrata si è contrapposta però la ferrea necessità di aumentare per un importo anche mag- giore alcuni stanziamenti delle spese obbli- gatorie ordinarie, sia in conseguenza di impegni legalmente presi in precedenza, sia per la necessità di provvedere ai mag- giori bisogni di legge o contrattuali. Senza
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scendere ai particolari, noi possiamo dire che le necessità di cui sopra hanno reso necessari stanziamenti nel preventivo per il nel preventivo per il 1928 per oltre lire 1929 superiori di quelli contemplati 900.000. Tra gli aumenti ricordiamo: quello di L. 100.000 sull’articolo degli interessi passivi per far fronte alla differenza tra i maggiori interessi sui mutui contratti e in corso ed i minori interessi delle anticipa- zioni di cassa; quello di L. 187.000 per provvedere alle maggiori spese derivanti dalla illuminazione intensificazione della pubblica; quello di L. 75.000 per le pic- cole sistemazioni stradali che si rendono necessarie per i lavori edilizi; quello di L. 45.000 per il maggior contributo dovuto al Consorzio provinciale antitubercolare ; quello di L. 50.000 per il mantenimento dei cronici ed invalidi al lavoro; ed infine quello di oltre L. 200.000 per il personale, derivante, nella generalità dei casi, dalla maturazione degli aumenti periodici, e, nei riflessi del personale addetto alla pubblica istruzione, dall'aumento delle classi aggiunte in conseguenza dell’aumentata popolazione scolastica. A_queste maggiori spese obbli- gatorie di carattere ordinario altre spese si sono aggiunte, a cui era d’uopo trovare posto nel preventivo 1929 per gli stessi motivi di esecuzione di deliberazioni pre- cedenti, o di nuove disposizioni di legge: . ci basti ricordare lo stanziamento di lire 75.000 per la contrattazione del mutuo già deliberato di cinque milioni; quello di L. 65.000 per le elezioni fissate per il prossimo annuale dei Fasci; quello di lire 114.866.15 quale prima annualità del con- tributo per la costruzione dell’ auto-strada Padova-Porto di Marghera; quello di lire 108.360.20 quale prima annualità della spesa per il nuovo Campo polisportivo del Littorio; quella di L. 70.000 quale secondo fondo per l’ arredamento della Sala della Ragione; quello di L. 86.500 per sistemazioni stradali, in relazione alle siste- mazioni delle linee tranviarie nel territorio urbano ecc. ecc. A queste necessità, che rappresentano oneri nuovi a cui non era dato sottrarsi, si aggiungeva il fermo proposito dell’ Am- ministrazione di continuare a provvedere con mezzi ordinari a quelle spese straor- dinarie per cui in passato non si credette di provvedere con mutui, come il contributo di L. 333-333.3 sitario, quello di L. 50.000 per la Casa o per il Consorzio univer- dello Studente e quello di L. 85.000 per contributo alla Società Veneta ferrovie se- la delle tranviarie entro il territorio urbano, e di condarie per sistemazione linee continuare a stanziare, tra le spese per le opere pubbliche, da fronteggiarsi con mezzi ordinari, i contributi annui previsti con le deliberazioni prese all'atto dell’ approva- zione delle opere relative e cioè quello di L. 420.268 per la esecuzione del piano di risanamento dei quartieri centrali di Vanzo e quello di L. 373.761.61 per la esecuzione del-piano regolatore di ampliamento della città. Per provvedere alle predette nuove necessità, e per attuare l’accennato propo- sito, senza pregiudizio della solidità del bilancio comunale e di quella sua nota elasticità, che consente ogni anno di ese- guire un certo numero di spese straordi- narie con mezzi ordinari, era indispensa- bile, da una parte, una revisione accurata di ogni stanziamento, per vagliare la pos- sibilità di quelle economie che possono derivare o da una più oculata provvista di intensificazione di mezzi, o da una
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opere, o dalla soppressione di spese non strettamente necessarie; e, dall'altra, una oculata applicazione del ripetuto invito fatto dal Governo nazionale di abolire le spese e contributi che possono ritenersi estranei alle finalità e agli obblighi degli Enti locali. Come questi due provvidi mezzi di riduzioni di spese siano stati impiegati nella formazione del preventivo 1929 ognuno potrà facilmente rilevare dalla let- tura del medesimo : agli effetti di questa breve illustrazione basterà accennare, che, in generale, si tratta di piccole riduzioni o soppressioni di spesa, che, però, sommate insieme, sono state sufficienti a raggiun- gere le finalità desiderate. E solo a titolo di esempio non riteniamo superfluo, tra le economie, ricordare quella di L. 20.000 prevista per le spese d'ufficio; quella di LE per l'esercizio dello Spedale d'isolamento ; quella di L. 70.000 per la L'I.000 manutenzione delle strade in ghiaia; quella di L. 10.000 per spese di rappresentanza ecc.; e, tra le soppressioni o riduzioni di spese non obbligatorie, la riduzione di circa L. 30.006 nei concorsi e sussidi a favore di Enti vari: la soppressione di L. 83.130 per il mantenimento diurno di invalidi presso la civica Casa di Lavoro, data la divisata soppressione di tale sezione di detta Opera Pia, per la possibilità di provvedere altrimenti a mezzo della Casa di Ricovero; E. 25:000 nella spesa per il baliatico ad infanti il legit- la riduzione di timi, potendo tale servizio rientrare tra quelli propri dell'Opera Nazionale Mater- nità e Infanzia, ecc. Una più letterale applicazione delle istruzioni ministeriali avrebbe potuto con- durre alla soppressione di altri contributi 99 (ee) corrisposti a vari Enti locali, tra cui 1’ Opera Nazionale Balilla, ' O. N. Dopolavoro, 1’ As- sociazione Madri e Vedove di Guerra e si- mili. Ma il nostro Comune ha anzitutto creduto suo dovere tener fede alle delibe- razioni già prese e regolarmente approvate, con cui a tali contributi è stato dato gene- ralmente un carattere impegnativo per cinque anni. Poi esso è persuaso che alla vita di una città cospicua come Padova, sono intimamente collegate quelle di molte tra le Associazioni, che con essa svolgono opera fattivamente proficua, in quanto da questa derivano vantaggi materiali e morali agli stessi cittadini, che costituiscono la base di questo primo nucleo della vita nazionale. Inaridire le loro modeste fonti di attività significa, quindi, danneggiare quegli stessi cittadini, che il Comune ha per il primo il dovere di tutelare, perchè sempre più diventino forze vive e operose dello Stato. Così pure sono stati tenuti fermi gli stanziamenti dell’ anno decorso per la Fiera Campionaria, per i servizi automobilistici, specie nel suburbio, per il funzionamento degli Asili infantili, per i congressi, espo- sizioni, mostre, per la stagione lirica al Teatro Verdi ecc. Un grande Comune, come è e vuole essere quello di Padova, non può e non deve fare astrazione da tutto ciò che rappresenta un bene della città, solo perchè il raggiungimento di questo bene non rientra ancora nei doveri di tutti i Comuni d’Italia; esso invece deve virilmente colmare le lacune e le deficienze della locale vita collettiva, che possono risolversi in un danno o in un minor vantaggio della Città, perché solo in questo modo dimostra di saper guar- dare al di là dell’attimo fuggente, e con-
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solidare il proprio avvenire. Fronteggiate così, senza titubanze, ma anche senza ec- cessi, le maggiori o nuove necessità sul preventivo 1929, l’ Amministrazione pode- starile ha potuto ancora devolvere una parte .delle sue entrate ordinarie ad opere o a spese di carattere straordinario, che, senza la provvida congrua elasticità del bila.icio, avrebbero dovuto o essere fron- teggiate con mutui .0 rimandate ad altro momento. Tra esse ricordiamo il comple- tamento della magnifica Colonia alpina di Lavarone, per il quale è destinato il fondo di..L. 200.000; il completamento della si- stemazione dell'Ospedale d'isolamento per il quale è stata prevista la spesa di lire 59.000; il contributo di L. 40.000 per la costruzione di Asili infantili; il contributo di L. 50.000 per l'erezione della Chiesa parrocchiale fuori Barriera Trento; il con- tributo di L. un Istituto sperimentale E. Bernardi per esperienze e studi sul calore e sue appli- cazioni, ecc. 100.000 per la gestione di Basta questa breve illustrazione dei principali stanziamenti fatti nel preventivo per il 1929 per dimostrare come anche l'esercizio finanziario del futuro anno si presenti fecondo nelle sue entrate e nelle sue uscite. E a maggiori risultati esso avrebbe potuto mirare, se non avesse do- vuto provvedere alle deficienze verificatesi da qualche tempo in uno dei servizi comu- nali gestiti a mezzo di Aziende, e precisa- mente nel Servizio tranviario, per effetto specialmente della contrazione del traffico. Mentre infatti |’ Azienda comunale del Gas continua ad apportare al bilancio gene- rale del Comune un utile netto superiore al mezzo milione; mentre il servizio del- l’Acquedotto continua a coprire largamente tutte le sue spese, compresa quella di due milioni e mezzo affrontata nel corrente anno per la nuova grande conduttura anellare, destinata a garantire il defluire dell’acqua nei punti più lontani del Co- mune e agli appartamenti più alti; mentre l Azienda del panificio continua a eserci- tare, senza onere da parte del Comune, la sua azione moderatrice annonaria; l’ Azienda tranviaria con l’esercizio 1927 è ricaduta in quei disavanzi, che avevano già costituito uno degli oneri più gravi delle finanze co- munali nell'immediato dopo guerra. E così, per fronteggiare la perdita effettiva dell’esercizio 1927 in L. 241.947,32, quella che sta per maturare con la chiusura dell’ esercizio 1928 e quella che si delinea già per l'esercizio 1929, si é dovuto inse- rire nel mutuo in corso di stipulazione l'importo di L. 641.947.32 previsto per la perdita complessiva del triennio. Ma la stessa impostazione come spesa straordinaria a cui si farà fronte col conto corrente aperto con la locale Cassa di Ri- sparmio, e che in seguito dovrebbe trasfor- marsi in mutuo, sta a dimostrare come l Amministrazione del nostro Comune con- sideri tale disavanzo una anormalità, che dovrà cessare. L’ Amministrazione stessa è già nell’anno decorso venuta in soccorso di tale Azienda, incontrando per essa uno speciale mutuo; ora essa deve cercare di bastare a sé stessa pur nel disagio prodotto dal minor traffico. E se per arrivare a ciò saranno necessarie riforme radicaii, sia nel personale, che nei servizi, tali riforme do- vranno essere affrontate con la coscienza di compiere un dovere verso la generalità dei contribuenti, anche con procedimenti eccezionali. Eliminata così questa unica in- cognita ai danni delle finanze comunali, il Le 384 cs
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Governo Podestarile potrà continuare a dare alla vita cittadina un indirizzo sempre più consono al sicuro avvenire della Città, an- che se per esso nuovi oneri si renderanno indispensabili. Quando si pensi che a favore del pre- ventivo 1929 si poteva applicare il cospi- cuo avanzo di amministrazione dell’ anno 1927, ammontante a ben L. 682.136.50, aumentando di altrettanto importo l’entrata, e che a tale importo si é rinunciato solo per agevolare l’ epurazione di residui che sono stati trovati classficati tra gli attivi, mentre in buona parte si sono dimostrati insussistenti, non sembrerà infondata la nostra fiducia che anche negli anni venturi si possa provvedere adeguatamente ai biso- gni del Comune, anche se in continua ascesa, per effetto del suo stesso confor- tante sviluppo. La Consulta municipale a cui è stato sottoposto il bilancio preventivo per l’anno 1929 nella sua adunanza del 17 Novembre corrente, dopo aver data la sua piena ade- sione ai concetti informatori del bilancio, si è limitata ad esprimere alcune racco- mandazioni, che il Podestà non mancherà certamente di tenere nel debito conto du- rante il corso dell’esercizio, e quindi con l’unanime voto favorevole della Consulta è stato possibile procedere all’approvazione del bilancio preventivo 1929 nel testo alle- gato alla deliberazione relativa e che è rias- sunto nei seguenti estremi: ENTRATE i . 29.844.207.43 5.330.575.49 18.381.974.93 Entrate effettive È È Movimento di capitali . Ss Contabilità speciale DI L. 53.556.757.85 USCITE Spese effettive . a L. 34.543.679.82 Movimento di capitali. . . . » 631.103.10 Contabilità speciale. . . . . >» 18.381.974,93 L. 53.556.757.85 Il giorno 14 Dicembre 1928 il bilan- cio veniva approvato dall’ On. Giunta Pro- vinciale Amministrativa, che nel sanzionare i provvedimenti adottati dal Governo Pode- starile del nostro Comune, ha voluto anche esprimere parole di plauso per |’ illuminata saggezza con cui si è proceduto all’alle- stimento di questo importante atto ammi- nistrativo, sia nella sua concezione, che nella sua struttura organica. Riteniamo per- tanto doveroso riportare in queste pagine, unitamente ai suesposti cenni illustrativi del bilancio, anche le parti essenziali della decisione dell'On. Giunta Provinciale Am- ministrativa e la lettera con cui S. E. il Prefetto trasmise al Comune la decisione medesima. Collio Copia della decisione della G. P. A. emessa in adimanza del 14 Dicembre 1928 n. 4311 di Reg. riguardante il seguente oggetto : Padova: Bilancio di previsione per l'esercizio 1929, Esaminato il bilancio di previsione per l'esercizio 1929 del Comune di Pa- dova, regolarmente deliberato e pubblicato a norma di legge; Rilevato che, come assicura il Podestà con la propria deliberazione 20 Novembre 1928 n. 178, la Consulta municipale ha espresso unanimamente voto favorevole al bilancio in esame nella tornata del 17 No- vembre u. s.;
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Ritenuto che, pur potendo calcolare alla chiusura del 1927 un avanzo di am- ministrazione di L. 682.136.;0 l’Ammini- strazione, con lodevole criterio prudenziale, ha stabilito di non applicare al bilancio in esame, nemmeno in parte, il detto avanzo, onde riservare tale attività a copertura del- l'eventuale e prevedibile minore riaccerta- mento di residui attivi 1927 e retro, che in buona parte gia si sarebbero mostrati insussistenti; Che, per una Amministrazione così complessa, come quella del più importante Comune della Provincia, la quale abbraccia tanti molteplici rami di servizi pubblici ed a vasto programma di opere pubbliche deve provvedere, è bene, anzi è indispen- sabile, tenere a copertura di possibili even- tuali deficenze un'attività disponibile tale da sopperire ad imprevedibili bisogni, perché, se la funzione preventiva di tale azienda è affidata ad amministratori dalla lucida e chiara comprensione dei problemi dell’amministrazione pubblica, che ne oc- cupa, ed a funzionari che bene coadiuvano l'amministratore nei precisi e gravi doveri che costituiscono un sacrificio fascistica- mente inteso può far prescindere dal fatto che, per quanto precisi si possa essere, la previsione è fun- zione essenzialmente di divinazione del futuro ed è, in parte, fuori del campo delle possibilità umane. È ottima cosa quindi accompagnarla a senso di previdente ocu- latezza. Per le esposte ragioni, il bilancio che si presenta all'esame di questo Collegio è essenzialmente riferibile alla pura compe- 1929. È bene finora rilevare come, pur facendo tenza amministrativa dell’ esercizio astrazione dal cospicuo risultato attivo ed attuato, tutto ciò non_ dello scorso esercizio 1927, la Civica Am- ministrazione di Padova, senza ricorrere ad inasprimento di tributi, pur dovendo af- frontare un complesso e grave problema di opere pubbliche, ha delineato su precise basi finanziarie la piattaforma necessaria e sicura sulla quale |’ edificio amministrativo deve svilupparsi. Non inasprimento d’imposte quindi, ma migliore accertamento delle basi di en- trata ha escogitato l' Amministrazione del Comune, affinchè, mantenendosi discipli- natamente ed inflessibilmente ferma nelle direttive tracciate con sicurezza di coscienza e con ferma e consapevole mano dall’ il- lustre Capo del Governo, non vengano a mancare quelli che sono i mezzi indispen- sabili alla risoluzione di tutti i gravosi problemi che, con squisito ed alto senso di civismo, l Amministrazione podestarile si è imposta. È quindi un miglioramento sensibile nella giustizia distributiva e dei carichi quello che reca all’ Amministrazione ben L. 535.000 di aumento complessivo sul gettito delle tasse comunali e non un inas- primento di tariffe; e tale sensibile miglio- amento la civica azienda ha previsto di conseguire, come dice con felicissima espres- sione, ricercando i contribuenti fra coloro che il Duce ha chiamato i disertori della pubblica finanza, pur tenendo presente le agevolazioni concesse alle famiglie nume- rose dalla provvida legge demografica del 13 Giugno 1928 n. 1312. Omissis Giova quindi fidare nell’ opera del- l’Amministrazione che, sicuramente, quando avrà attuato quello che è 1° indispensabile 2S 386 e
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programma di Padova in questo fiorire di attività e di pubbliche opere, terrà conto di quanto precedentemente si è detto onde alleviare la gravosa pressione tributaria. Essa Amministrazione, peraltro, a co- prire almeno in parte spese destinate ad opere pubbliche, ha previsto e stanziato al- l’ articolo 25 dell’ entrata L. 100.000 per contributo di miglioria, da applicare sul- l’ incremento del valore potenziale derivato stabili zione di opere pubbliche. La previsione è o che deriverà a beni dall’ esecu- un’ affermazione di diritto comunale, più che una vera contribuzione, a cui sono chiamati coloro che dalle opere pubbliche del Comune hanno già ricavato un plus valore degli stabili posseduti in proprietà, a termini del R. D. 18 Novembre 1923 n. 2538. È bene che la Civica Ammini- strazione abbia affermato tale suo diritto, perché dalla applicazione del contributo, che è imposta di carattere diretto e non ammette ripercussioni nella larga base che la legge prevede, potrebbe scaturire un evi- dente sollievo della pressione tributaria di cui è cenno innanzi. Omissis Il gettito del dazio sul consumo è ben assicurato al Comune, in quanto che l’im- portantissimo e delicato servizio deve avere necessariamente un’azienda speciale bene amministrata. Infatti tenuta presente la pre- visione di entrata in ben L. 17.000.000.00 devono calcolarsi su di essa le seguenti spese: 4) PERSONALE Art. 20, - Personale amministrativo addetto alle riscossioni del dazio L. 601.818.50. Arr. 21. - Spesa per il Corpo delle Guardie L. 1.550.198.60. Art. 22. - Assegni speciali al L. 153.700,00. Totale spese per il personale L. 2.305.717.10. personale b) Spese VARIE Art. 23. L. 25.716.50. Art. 24. - Spese diverse di calcolo L. 124.000,00. - Spese diverse di riscossione Totale spese varie L. 149.716.50 Totale generale delle spese » 2.455.433.68 Introito netto del Comune >» 14.544.566.32 Vale a dire che le spese tutte gravano sull’azienda per circa il 14.44° degli in- cassi lordi, e di tale percentuale, contenuta in modesti limiti, va data lode all’ Ammi- nistrazione. Per quanto riflette il parallelo tra il bilancio di previsione che ne occupa e quello per l’ esercizio 1928 si nota una previsione di entrata migliorata per L. 668.655.59 tenendo presente che le previsioni di entrata minore ascendono a L. 268.900.29 e quelle di entrata maggiore ammontano a L. 937.555.88, di cui la ci- tata maggiore previsione di L. 668.659.59. La quale è di rilevante importanza, in quanto si consideri, com’ è detto innanzi, che i tributi non sono stati in alcun modo variati con inasprimento delle tariffe. Concorrono ad incrementare le entrate comunali gli utili che il Comune ricava dalla gestione di speciali aziende e di ser- vizi municipalizzati, che vengono previsti nel bilancio 1929 per 1.647.596.63, con una maggiore previsione, in confronto del- l esercizio 1928, di L. 1403.37. In ciò che riflette tale partita di entrata è bene rilevare che il Comune ha l’ Ammi- nistrazione generale delle seguenti aziende: Azienda del Gas - Servizio dell’ Acque- dotto - Servizio del Macello pubblico - Servizio del Panificio - Servizio del Tram. Per quanto riflette l’azienda del Pa- nificio deve considerarsi principalmente che fra 387 °
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essa fu istituita, non per una speculazione municipale in regime di monopolio, ma per calmierare il prezzo di vendita al pub- blico del genere di maggiore necessità ali- mentare. Essa quindi funziona bene e ri- sponde bene allo scopo per il quale fu creata quando riesce a bastare a sè stessa, senza dare nè utile nè perdita al Comune, pur mantenendo il genere di largo consumo popolare al giusto prezzo, anche in rap- porto alle altre città d’ Italia, nella qualità di abburattamento prescritto e impedendo che del commercio dell’ indispensabile ge- nere alimentare si faccia esosa speculazione a danno del consumatore. Le altre aziende comunali non hanno simile compito ; esse sono dei veri e propri esercizi industriali del Comune in regime di monopolio, per ottenere un ricavato di utile che sollevi i contribuenti e dia agio al civico amministratore di attendere a qualche risoluzione di importante problema cittadino. Ciò premesso, devesi considerare che le aziende municipalizzate che danno un utile al bilancio del Comune di Padova sono le seguenti : Gas con l'utile di 1. Azienda del L. 520.136.63. = 2. Servizio dell’Acquedotto, con l’utile di L. 75.000.00. 3. Servizio del Macello pubblico, con P attivo di L. 52.460.00. Utile complessivo dei servizi muni- cipalizzati L. 647.596.63. Che, quantunque sembri meschino l’ utile portato dall’acquedotto municipale, deve considerarsi che la speciale azienda provvede ad un servizio il cui beneficio igienico ed alimentare si estende a tutta intera la cittadinanza e però basterebbe il suo grande beneficio per giustificare alta- mente il bisogno della speciale vita azien- dale. Ma al riguardo occorre anche consi- derare che il cospicuo ammontare di opere, eseguito per lo speciale servizio, grava for- temente le spese di esercizio, e che, quando il periodo contingente di assestamento sarà ultimato, l'acquedotto potrà soddi- sfare in pieno la cittadinanza e recare con- temporancamente sollievo alla finanza del Comune. Delle aziende tutte deve solo lamen- tarsi il funzionamento di quella che ha l’e- sercizio del tram, perchè grava sul bilancio comunale con una rilevante passività di esercizio e sembra, ciò che é più doloroso a rilevarsi, che il male da cui è travagliata la speciale amministrazione dall’ Azienda non sia straordinario e contingente, ma duraturo e con minaccia di diventare cro- nico; e perciò può ben finire col turbare seriamente e profondamente il bilancio del Comune. Tale azienda nel 1927 riportava in perdita di gestione L. 241.947.32; nel 1928 aveva fino alla fine di Agosto uno sbilancio di L. 350.000, e l Amministra zione prevede che nell’ esercizio futuro la prospettiva non sarà migliore. A_ prepararsi per gli-eventi futuri, oltre la somma di L. 591.947.32; stanzia nel Bilancio in esame una somma I Amministrazione civica di L. 50.000, portando così all’uscita, ar- ticoli 129 e 130, una complessiva somma di copertura della perdita in L. 641.947.32 che riduce il beneficio di bilancio per utile delle altre aziende a sole L. 5.649.41. Considerato per quanto precede, che l Amministrazione Podestarile ha formal mente assicurato che tale anormalità di funzionamento dell’ Azienda tranviaria deve urgentemente cessare e che perciò non
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mancheranno di essere adottati speciali provvedimenti per rendere . all’ organismo amministrativo della speciale Azienda tutta la necessaria vitalità per il regolare fun- zionamento. Omissis Ritenuto che il pubblico Ente non trovasi in periodo di ordinarietà di ammi- nistrazione, ma in periodo di crisi finan- ziaria, della quale non ancora si è avuto pieno assestamento dalla guerra e per cui non è facile la determinazione delle entrate ordinarie fisse di bilancio, che dovrebbero ripianare le spese, anche quando esse siano di carattere continuativo, tanto più che le istruzioni del Governo tendono ad una larga riduzione delle imposte. Che però, anche prescindendo da quanto innanzi si è detto, possa farsi larga ragione a quanto ha rilevato |’ Ammini- strazione in ordine alla forza finanziaria del Comune per |’ avvenire. Rilevato che le spese facoltative sono state contenute entro giusti limiti. Che il bilancio presentato mostra, e bene, la vita intensa del possente organismo, am- ministrato con acume, perfetta e piena co- noscenza dei bisogni cittadini e dei bisogni culturali della città illustre per il suo pas- sato storico e per le sofferenze ed il mar- tirio sostenuto durante la guerra ; Per questi motivi decide di approvare il bilancio in esame dando piena fiducia all’opera illuminata dell’ Am- mibnistrazione. Omissis Xx x Copia della lettera con cui S. E. il Pre- fetto trasmise al Comune la decisione della Giunta Provinciale Amministrativa : R. PREFETTURA DI PADOVA . li 4 Gennaio 1929 - Anno VII Ill.mo Sig. Podestà di Padova La Giunta P. A., nella tornata del 14 Di- cembre u. s., ha approvato il bilancio di previ- sione di questa Città capoluogo per l esercizio 1929, e, rilevando di quale importanza sia l’o- pera che diuturnamente la S. V. IMM dà con sicurezza di coscienza, sta nell’applicazione det più severi comcelti di amministrazione, sia per l'incremento dello sviluppo sempre maggiore deila nobilissima Città, ha confermato la sua piena fiducia nell’ opera amministrativa che Ella svolge con unanimità di consensi cittadini. Sono lieto di inviarle la copia del provvedi- mento della Giunta perchè ho così occasione di esprimerle, con quello dell’autorevole Collegio tutorio provinciale, il mio particolare compia- cimento. Con distinta considerazione. IL PREFETTO /. RIVELLI SISTEMAZIONI STRADALI Lo sforzo che l’ Amministrazione co- munale compie con intensità finanziaria crescente per provvedere alla manutenzione delle strade, l’ha indotta a considerare la notevole sproporzione, che si va sempre più accentuando, fra il tipo di strada (ma- cadam) prevalente nel nostro Comune, ed i bisogni creati dal crescente traffico. La strada a semplice macadam non risponde più ai bisogni moderni, determi- nati dalla qualità e quantità dei veicoli che la percorrono, per cui le nostre strade a 389 =
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possono apparire non mai abbastanza ben tenute a chi non sa che la buona manu- tenzione attuale costituisce, sotto ogni rap- porto, un vero sforzo defensivo. Considerato che il grande transito delle strade più vicine al centro della Città, ed in ogni caso entro la cinta daziaria, si svolge, in causa della limitata larghezza, prevalentemente su una determinata zona di esse, per cui il maggior logorio richiede per una adeguata manutenzione, la spesa da L. 14.000 a L. 16.000 per Km. anno, (incluso materiali, mano d'opera, spese generali) senza tuttavia riuscire ad elimi- nare tutti gli inconvenienti del tipo di strada (fango e polvere); tenuto presente che l’innaffiamento si dimostra spesso in- sufficiente, data la forte permeabilità del macadam e la notevole estensione della rete alla quale è necessario provvedere, in rapporto ai mezzi a disposizione; consi- derato che un tale stato di cose costituisce un anacronismo che si verifica specialmente in vicinanza al centro della città, le quale oggi è divenuta importantissimo centro di irradiazione del transito forestiero nel Ve- neto, l’ Amministrazione comunale ha cre- duto opportuno di provvedere alla prote- zione della massicciata stradale a macadam con pavimentazione semipermanente, da eseguirsi a mezzo di un manto bituminoso, che impedisca l’azione immediata delle ruote dei veicoli d’ogni specie, le infiltra- zioni delle acque di innaffiamento e di pioggia, nonchè, entro certi limiti, il di- sgregamento dovuto alla siccità. Una tale sistemazione risulterebbe pa- rellela a quella stessa che |’ Amministra- zione provinciale di Padova ha già eseguita abbastanza estesamente sui tronchi subito fuori della nuova cinta daziaria, nonché a quella iniziata, sia pure con altri criteri, dall'A 'AxS7S. La pavimentazione semipermanente a base di catrame (primo stato di imbibi- zione) e bitume (strato protettivo) ovvia a detti danni inevitabili e richiede un limi- tatissimo innaffiamento, che sarà eseguito specialmente a scopo di lavaggio. La di- stensione degli strati suddetti va preceduta dalla ricostruzione della massicciata, che dovrà costituire un fondo solido del manto bituminoso e dovrà dare alla sezione stra- dale una sagoma razionale. Tale procedimento, che dall’ Ufficio civico dei LL. PP. è stato applicato a scopo di esperimento nel tratto est (il più soggetto a transito) di Via Trieste, ha dimostrato la sua bontà tecnica (infatti la strada presenta oggi di conservazione), ed economica (l’elimi- un perfetto stato nazione assoluta delle ghiaia di manuten- zione, l’impiego, periodicamente limitato, di mano d'opera, e la eliminazione totale di polvere e fango, ne sono la evidentis- sima prova), senza contare che oggi la via presenta un vero aspetto di modernità. Lo stesso procedimento ha pure fatto buona prova lungo la nuova Via Luca Bel- ludi, tra-Piazza del Santo e Piazza Vittorio Emanuele II. La sistemazione sopradescritta sarà ora estesa a strade di grande transito (le radiali della città) ed a qualcuna interna, com- presa fra i tronchi già selciati sia pure con l'antico ciottolato. Sebbene l’ Amministrazione si sia riser- vata la facoltà di sostituire qualche altro tronco a quelli compresi nel preventivo, pure le strade nelle quali sarà praticata detta sistemazione sono state già fissate per un percorso complessivo di dodici mu io
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chilometri stradali e per circa 75000 mq. di areaì stradale. Esse sono le seguenti: Via Ugo Foscolo, Via Niccolò Tommaseo (dal Corso del Popolo a Via Venezia), Via Venezia (dal Portello alla barriera daziaria di S. Lazzaro), traversa di Ponte di Brenta, Via Tiziano Aspetti (dal caval- cavia alla barriera daziaria di Camposam- piero), Via Jacopo Facciolati (da porta Pontecorvo al ponte di Voltabarozzo), tra- versa di Voltabarozzo, Via Morgagni (da Via Porciglia a Via Altinate), Via Falloppio (da Via Altinate a Via Ospedale civile), Viale Cavallotti (dall’ex barriera daziaria al confine del territorio comunale), Via Vicenza (dalla fine di Via Savonarola al quadrivio ovest del Piazzale del Cimitero maggiore). Naturalmente l’opera comprende la sistemazione dei condotti di scolo corti- spondenti ai singoli tronchi stradali, per evitare possibilmente qualsiasi futura mano- missione. NUOVE CONDUTTURE DELL’ACQUEDOTTO Durante la decorsa estate, dopo la messa in servizio della nuova conduttura anellare dell’ acquedotto, malgrado che in tutta la città siasi manifestato un aumento di pressione nella distribuzione dell’ acqua potabile, aumento dell’ordine di 5 metri, il lontano suburbio ed anche certe zone della circonvallazione non hanno sentito che un beneficio relativo, e ciò per il fatto che le condutture istallate sulle strade di dette zone sin dal 1905, per il rapido sor- gere di muove case, non sono più ade- guate a convogliare l’ acqua necessaria alle nuove esigenze del consumo. Le zone che maggiormente hanno ri- sentito la deficienza sono: Brentelle di sotto ed il quartiere operaio di via Palestro; e la ragione di ciò è dovuta, per la prima, alle forti erogazioni di acqua che in essa si hanno per la presenza del Campo di Aviazione, del Manicomio, della Scuola di Agricoltura e della Sezione Bacologica ; per il secondo, alla rilevante altezza dei fabbricati del Quartiere V. E. III Di fronte alla non indifferente spesa che si avrebbe per il cambio integrale delle condotte insufficienti, l' Ufficio Tecnico Mu- nicipale, dopo avere studiate diverse solu- zioni del problema, è arrivato alla seguente che è la più economica, e che si ritiene sufficiente ad ottenere il risultato desiderato. Si tratta di attaccare all’ anello da 500 mm., nel Ponte dei Tadi, una condotta da 250, la quale sostituirebbe l’attuale da 8o esistente in via S. Prosdocimo; detta condotta verrebbe biforcata in modo che, una da 200, per via Milazzo e via Sorio, raggiungerebbe il crocevia cosidetto del Pattinaggio di Brusegana e sostituirebbe l’attuale da 120; e la seconda da 120 che percorrerebbe Via Palestro, sostituendo l’at- tuale da 80 ed arrivando fino all’ex pas- saggio a livello di tale strada. Per tale ultima condotta si adopererebbero i tubi provenienti dal ricupero di Via Sorio. L’ Amministrazione Comunale ha già autorizzata | esecuzione dei lavori; ma poichè portando la pressione dell’ anello da 500 mm. alla Breccia S. Prosdocimo viene già ad aversi un aumento della pres- sione al Quartiere V. E. III dell’ ordine di 5 metri, la sostituzione della condotta di Via Palestro, per esigenze di bilancio, è stata rimandata ad altro esercizio. CIS) a
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CCXLI - CCNLII - LA NUOVA SEDE DEI SINDACATI FASCISTI (x, LA FACCIATA! PRINCIPALE CON LE TRE LASTRE MARMOREI 2i 4 NovembRrE 1928 - VII SU CUI È RIPRODOTTO IL VESTO DELLA CARTA DEL LAVORO LA FACCIATA VERSO IL LATO DI LEVANTE Gab. Fot. dell'Ufficio Civico dei LL. PP.
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(F “SASFASZASI, a = 4 SEEN? 27 LA CELEBRAZIONE DEL X ANNIVERSARIO DELLA VITTORIA L’ON. EDMONDO ROSSONI INAUGURA LA NUOVA SEDE DEI SINDACATI FASCISTI SOLENNE FUNZIONE RELIGIOSA NELLA BASILICA DI S. GIUSTINA Le cerimonie con cui il 4 Novembre Padova rivelò ancora una volta | elevatezza del suo spirito patrio e rievocò degna- mente, con sobrietà ed austerità di rito, il decimo anniversario della Vittoria, ebbero inizio il mattino alle ore 8.30 con una so- lenne funzione religiosa nella Basilica di S. Giustina, ove il cappellano militare Cav. don Alicante celebrò la Messa al campo, con intervento numerosissimo di autorità, di associazioni e di pubblico. L’ altare ove venne celebrata la Messa era stato eretto ai piedi delle balaustre che chiudono la scalinata dell’altare maggiore, e lungo la navata di sinistra erano state col- locate tre file di banchi, ove presero posto tutte le autorità politiche, civili e militari della nostra città, con a capo l'On. Rossoni. Ad esse facevano seguito i dirigenti delle Associazioni di guerra ed i capi di numerosi enti ed istituzioni cittadine. Lungo la navata di destra erano le rappresentanze dell’ Esercito, schierate nel- l'ordine seguente: fanfara del 58° Fanteria, Carabinieri reali, 58° Fanteria, 19° Ca- valleggeri Guide, 20° Artiglieria da campa- gna, Sanità, Aviazione, Guardie di Finanza. Le Associazioni di guerra e patriottiche, con i rispettivi vessilli c gagliardetti, gre- mivano invece la scalinata dell’ altare mag- giore, ove era anche schierato ‘un eletto stuolo di ufficiali di tutte le armi. In prima fila si notava il gonfalone municipale, de- corato della croce di guerra, e scortato dai Vigili del fuoco, e il gagliardetto della Fe- derazione provinciale fascista, scortato dalla M. V.S. N. Nella navata centrale ‘avevano preso posto i Fasci, le Organizzazioni sindacali, le Scuole, i Militi fascisti, i Corpi armati del Municipio, gli Avanguardisti, i Balilla e numerose rappresentanze dei Sindacati di moltissimi Comuni della Provincia. La celebrazione della Messa, a cui tutti assisterono in devoto raccoglimento, venne accompagnata da scelta musica sacra, eseguita all’ organo da uno dei frati bene- dettini addetti alla Basilica. All’ elevazione fu dato il segnale di attenti con uno squillo di tromba e, mentre ORE
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soldati e militi assumevano tale posizione, i vessilli e i gagliardetti venivano alzati in segno di omaggio. Terminata la funzione religiosa gli intervenuti uscirono dal tempio per disporsi ordinatamente in corteo nel Prato della Valle. LA LETTURA DEI BOLLETTINI DI GUERRA Mentre in testa si poneva il gruppo delle autorità, preceduto da squadre di Avan- guardisti ciclisti della Legione Generale Lamarmora, nel corpo del corteo pren- devano anche posto, ad eguali intervalli di spazio, le musiche della Milizia, degli Avanguardisti e del Patronato del Santo. Non appena l'imponente massa di persone fu schierata in formazione di co- lonna, il corteo mosse disciplinato e com- patto, al suono degli inni della Patria e fece sosta, poco dopo, dinanzi al palazzo ove ha sede il Comando dalla Divisione militare, per udire la lettura dei bollettini di guerra. Nel poggiolo. di mezzo del palazzo comparve allora il generale. Bassignano, che, circondato dalle autorità, da ufficiali superiori, da vessilli e gagliardetti, lesse dapprima il bollettino della dichiarazione di guerra, accolto da entusiastici applausi. A tale lettura fecero seguito le suggestive note della Leggenda del Piave suonata dalla fanfara del 58° fanteria. Il generale lesse poi, fra ripetute e vi. branti manifestazioni di entusiasmo, il bol- lettino della Vittoria ed infine tutte le mu- siche eseguirono il suono della Marcia Reale. Il corteo prosegui quindi la sua sfilata attraverso le principali vie della città, let- teralmente adorne di bandiere, e fra due fitte ali di popolo plaudente si portò al- l'inaugurazione della nuova Casa dei Sin- dacati Fascisti, che abbiamo ampiamente illustraro nel precedente numero di questa Rivista. All’altezza dell’ Università il corteo fece nuova sosta per rendere omaggio alla memoria degli Studenti Caduti, i cui nomi sono scolpiti nell’artistico portale di bronzo, che per la circostanza era adorno di ma- gnifiche corone di fiori: dinanzi al portale erano schierate le Madri e Vedove dei Ca- duti e prestavano servizio d’onore Goliardi e Carabinieri. L'INAUGURAZIONE DELLA NUOVA CASA DEI SINDACATI FASCISTI Giunto al ponte dei Carmini il corteo venne fatto ammassare in Piazza Petrarca, dove s’inquadrò rapidamente mercé il dili- gentissimo servizio d’ ordine disimpegnato da carabinieri, da militi fascisti e da fun- zionari di P.S. Dalle finestre di tutte le case prospi- centi la piazza, addobbate con drappi e ves- silli tricolori, s'applaudiva calorosamente, mentre altri applausi si elevavano inces- santi dalla folla, che assisteva sulla via al concentramento delle masse. In un attimo la piazza fu gremita nell'ordine più per- fetto, mentre alti risuonavano i canti della Patria e numerosi s’agitavano al vento i gagliardetti. Non appena fu possibile ottenere un po’ di silenzio, echeggiarono d’un tratto le note della Marcia Reale, ed i militi pre- sentavano le armi: sull’antenna della Casa dei lavoratori padovani s’ alzava maestoso il tricolore. Allora dalla folla partirono nuove ed indescrivibili manifestazioni di esultanza, che ebbero solo termine quando nel pog- giuolo della sala teatrale dedicata ad Ar- SSL
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mando Casalini, comparve l'On. Rossoni, Presidente, fondatore e capo del sindacalismo fascista, assertore e garanzia del vostro benes- sere, dell'avvenire delle vostre famiglie circondato dalle autorità, per pronunciare il suo discorso inaugurale. Un’'imponente ova- zione salutò l'illustre Capo del Sindacalismo fascista e poi tutto tornò nel silenzio più perfetto in attesa della parola de- gli oratori. Prima che l'On. Rossoni iniziasse il suo dire, prese la parola il Segretario provinciale dei Sindacati padovani, Cav. Vittorio Romano, che pronunciò il se- CCXLII- L'INAUGURAZIONE DELLA NUOVA SEDE DEI SINDACATI FASCISTI È IL TRICOLORE SVENTOLA MAESTOSO DALI ANTENNA DEL NUOVO PALAZZO guente discorso che fu, novemure 1928 - VII FORCATI VAN GIS NS Radova alla fine applauditissimo. lo so che voi volete oggi dire a lui quanto comprendete la sua azione svolta a beneficio lo so di rispondere ad un bisogno vostro delle vostre famiglie ed esprimergli tutta la vo- dell'anima nel rivolgere per primo all’On. Ros- stra gratitudine; e mi è carissimo dare questa Camerati ! assicurazione in nome dei lavoratori padovani. On. Rossoni, io ti pre- sento oggi la nostra or- ganizzazione perchè ci tengo a dichiarare che non soltanto l'ordine estetico abbiamo curato io ed i miei buoni colla- boratori, ma l'essenziale: obbedire. Ti voglio pre- sentare la fortissima compagine dei lavora- tori di questa nobile pro- vincia che sarà elemento di forza, d’ordine, di di- sciplina dello Stato ita- liano. Io sono fiero di di- mostrare a te che que- sta organizzazione di cin- CCXLIV - L'INAUGURAZIONE DELLA NUOVA SEDE DEI SINDACATI FASCISTI IL SEGRETARIO FED. Cav. Urr. ALEZZINI - L'On. EDMONDO ROSSONI - IL Comm. BARENGHI uantamile erai ED IL Cav, VITTORIO ROMANO, SEGRETARIO PROVINCIALE DEI SINDACATI SARAI ila SDel i del NEL CHIOSTRO QUATTROCENTESCO DELLA NUOVA SEDE padovano è agli ordini 4 NovEMBRE 1928 » VII Fot. Art. A. Gislon - Padova del Fascismo e del Duce e che ha riconciliato le soni il vostro più affettuoso e cordiale saluto; sante e sacre idee: Patria, disciplina, ordine. io so che devo a lui ripetere l'assicurazione Lavoratori, io conosco il vostro bisogno di della vostra profonda devozione per il vostro sentire subito la parola del Capo. Condivido
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CONLV - L'INAUGURAZIONE DELLA NUOVA SEDE DFI SINDACATI FASCISTI L'ON. EDMONDO ROSSONI, ATTORNIATO DALL DAL POGGIOLO DELLA * 4 NoveMmBRE 1928 - VII anch'io la vostra impazienza di ascoltare da Edmondo Rossoni uno di quei suoi discorsi che danno forza a noi. Mi dovete però permettere di adempiere ad un caro dovere. lo devo anzi. tutto indicare alla vostra gratitudine il vostro Podestà, il quale ha voluto venire incontro al nostro bisogno di avere una casa che potesse degnamente albergare non soltanto l'organizza- zione dei nostri interessi, ma anche la nobiltà dei sentimenti dei lavoratori di questa provincia. fo sono sicuro che i lavoratori gli sono grati e‘riconoscono in lui quelle qualità che il Duce ha così ben definito in un suo incisivo discorso per significare l'italiano nuovo. Devo ringraziare le autorità che ci assi- stono in questa nostra fatica: il Prefetto, il capo del Partito della provincia cav. uff. Alezzini, sempre accanto in tutte le difficoltà, in tutte le AUTORITÀ, PRONUNCIA IL DISCORSO INAUGURALE ALA TEATRALE «A. CASALINI» Fot, Art. A. Gîslon - Padova mie fatiche. Devo ringraziare le autorità che hanno voluto rendere più solenne questa riu- nione e soprattutto rivolgere un profondo pen- siero di gratitudine all'Associazione mutilati, che volle donarci per ornare la nostra casa le tavole che portano scolpiti i dettami della Carta del Lavoro, documento fondamentale del Re- gime fascista. Devo anche ringraziare tutti quanti i camerati fascisti dell Associazione Com- battenti che hanno consentito di comprendere questa nostra festa permettendo d'inaugurare sotto buoni auspici la Casa dei Sindacati. Camerati! Non può sfuggirci il lieto signi- ficato di questa nostra inaugurazione che ri- corda la gloria di Vittorio Veneto, il sacrificio e la gloria della grande guerra; permettetemi di pensare ai nostri grandi Scomparsi chiedendo loro la benedizione per le nostre fatiche, per rada
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l’opera dei giovani, e per il Capo del fascismo, il primo lavoratore d’ Italia, artefice principale dei destini della Patria. AI Cav. Romano fece seguito | On. Rossoni, il quale così disse : Questa Casa che ha tutti i segni italiani, segni d’arte gloriosa, è bene sia diventata Ta Casa del Lavoro, anche perchè nella sua auste- rità noi pretendiamo che i lavoratori dimen- tichino il vecchio mo- vimento, le camere pro- letarie, quel sudiciume delle camere dellavoro, To ripeto, di fronte a un fatto così eloquen- te, quello che ho detto altre volte: quelli che faticano duramente sul- la terra, che faticano nelle officine, gli impie- gati, i professionisti, tutti messiinsieme,non devono essere più de- finiti proletariato, essi devono essere il lavoro, il lavoro che è sacro per la famiglia, che è sacro"per la Patria be- nedetta che Dio ci ha dato. To vi dico, came- rati di Padova, che questa politica della Casa sarà continuata dalla Confederazione nazionale dei Sindacati fascisti. In tutte le città di Italia deve sorgere una degna Casa per i Sin- dacati del lavoro fasci- sta; non solo, ma ap- pena avremo compiuto il primo lavoro costrut- tivo delle Case nei capiluogo di provincia, io pretenderò che in tutti i paesi dove c'è un gruppo sindacale organizzato, sorga la Casa del Lavoro, il Tempio del Lavoro. Ogni operaio d’ora innanzi con la logica italiana, che è logica fascista, deve sapere che egli non è elemento irrequieto di disordine, ma 4 NovEMBRE 1928 - VII è è invece un elemento d'ordine, di ricchezza e di conquista civile. Tutta la bellezza di queste idee io ho vo- luto ricordare ieri sul giornale dei lavoratori, CCXLVI - LA NUOVA SEDE DEI SINDACATI FASCISTI SOTTOPORTICO peLLa FACCIATA VERSO n. LATO pi LEVANTE Gab, Fot. dell'Ufficio Civico deì LL. PP. in una frase straordinariamente significativa di Benito Mussolini, nel maggio radioso 1915, quando l'Italia rialzava la testa per conquistare altre glorie, per fare una nuova storia, Benito Mussolini ai cattivi pastori del pro- letariato italiano disse non solo che bisognava essere coraggiosi, ma che bisognava essere intelligenti, perchè la guerra che si iniziava sarebbe stata rivoluzionaria, avrebbe cioè creato condizioni per la gran- de rivoluzione del po- polo italiano. Egli fu profeta, egli comprese. Oggi, in que- sto 4 Novembre del de- cennale della Vittoria, ogni italiano intelli- gente deve capire che la guerra è stata vera- mente rivoluzionaria: rivoluzionaria perchè lo straniero che ci op- primeva è stato cac- ciato per sempre dal suolo della Patria, per non tornare mai più: , rivoluzionaria perchè ' ai giovani che hanno offerto il loro sacrificio e le loro audacie per la vittoria della Patria è stato dato anche di formare quelle legioni che dovevano raggiun- gere la’ seconda ‘vitto- ria: la vittoria spiri- tuale su noi stessi e la vittoria contro i nemici interni, che hanno sem- pre agito soprattutto nell'interesse dei ne- mici esterni. E fu la rivoluzione delle camicie nere a dare una nuova classe dirigente all'Italia e so- pratutto un animo nuo- vo all'Italia. Stamane quando nel Tempio di Dio noi ascoltavamo la Messa, io pensavo, io che sono un vecchio ribelle vicino al Capo da anni, in tutti i mo- menti, anche in quelli dell’irrequietudine, pen- savo che questo ritorno allo spirito religioso, nel senso più nobile e più puro, si deve anche alla grande forza, alla volontà e alla influenza della rivoluzione di Benito Mussolini. Quando abbiamo ascoltato i due bollettini, il grido di guerra e il grido di vittoria, ho pensato che tutti noi del popolo, che ascoltavamo dai rap-
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CCXLVII - LA NUOVA SEDE IL CHIOSTRO QUATTROCENTESCO FELICEMENTE 4 NoveMBRE 1928 - VII presentanti deli’ Esercito le grandi parole, senti- vamo il dovere di inchinarci davanti alla forza dell'Esercito, anche per far dimenticare che un giorno orribile della vita della Nazione gli uf- ficiali, i soldati, i combattenti, i mutilati erano vituperati dai bastardi, che erano indegni di chiamarsi col nome di italiani. In tutto questo, o camerati, c'è la rivoluzione che non è finita. Io ripeto che non è finita. Che cosa c'è an- cora da fare? Molte cose. Delle sue grandi date il Fascismo ha ormai l’abitudine di parlare col linguaggio eloquentissimo dei fatti: sono opere di bonifica, costruzioni cittadine, sono acque- dotti, sono opere di assistenza e tutto un insieme di lavoro che dimostra come l’Italia è tutto un cantiere. Ma oltre a queste opere ci sono da compiere le opere spirituali per la conquista dell'animo del popolo. Orbene, quella speciale branca del Fascismo che si chiama sindacalismo, organizzazione economica, ha il compito non solo di svolgere attività quotidiane di tutela materiale del lavoratore, ma anche di creare DEI SINDACATI FASCISTI RIPRISTINATO Fot. Art. A, Gislon - Padova un nuovo spirito nella massa vperaia. Noi saremo all'altezza del nostro compito. E mi è caro, oggi, in questa adunata, men- tre si vede coronato lo sforzo del valoroso vostro organizzatore, tributare il plauso fraterno della Confederazione dei Sindacati a Vittorio Romano, preparato e fedele alla causa della rivoluzione e fedele alla causa della massa che fatica ogni giorno e che noi dobbiamo amare profondamente. Poichè ormai due date si vanno fondendo in una, il giorno della Rivoluzione fascista e il giorno della Vittoria, noi sentiamo che i Martiri e gli Eroi della rivoluzione fascista sono quelli da noi innalzati colla Vittoria e vanno insieme a tutti i nostri Eroi della guerra, In questo santo ricordo e in una volontà formidabile di combat- tere ancora, di lavorare e di vincere guardiamo a Roma, al Duce nostro invitto ed invincibile e giuriamo che col lavoro, colla disciplina e colla fede noi daremo nuova gloria alla nostra Patria immortale.
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CCXLVIII - CCXLIX - LA NUOVA SEDE DEI SINDACATI FASCISTI 1. L’ARTISTICA ED ELEGANTE SALA DEGLI TELLETTUALI - 2, LA SALA TEATRALE DEDICATA AD « ARMANDO CASALINI» 4 Novemure 1928 - VII Fot. Art, A. Gislon - Padova SASA
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Le parole dell'On. Rossoni furono accolte alla fine da entusiastici applausi. Quindi il corteo si sciolse al suono degli inni della Patria. Durante la giornata regnò in città la più viva animazione. La sera tutti gli edifici pubblici e moltissimi privati furono sfarzosa- mente illuminati con lampadine elettriche multicolori e nei diversi ritrovi, gremiti di pubblico, si rinnovarono calorose manife- stazioni di giubilo per la storica ricorrenza. Alle ore 21 venne anche eseguita una riuscitissima fiaccolata. Il corteo mosse da Prato della Valle e si portò in Piazza Unità d’Italia, dove era a glia convenuto numerosissimo pubblico per assistere ad un scelto programma musicale eseguito dalla banda del 58° Fanteria. L'arrivo del corteo, che portò nella piazza una nota di viva gaiezza, fu salutato da unanimi ap- plausi, mentre le musiche, che l’ avevano accompagnato lungo tutto il percorso, into- navano la Marcia Reale. Alla banda del 58° Fanteria fece poi seguito la banda cittadina Unione che iniziò il suo concerto con la Canzone del Piave, con la Canzone del Grappa e con l’inno Giovinezza cantati, fra vive acclamazioni, dal gruppo corale dell’ Associazione Mutilati ed Invalidi di Guerra.
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(È SEGRE N TREZZZIA TELAI SCDP_7_STDI_?_EDI?_ESSDZDZ? SEE VITA CITTADINA I VIGILI DEL FUOCO AL CONCORSO POMPIERISTICO INTERNAZIONALE DI TORINO Sugli ottimi risultati conseguiti al con- corso pompieristico internazionale di Torino dai nostri benemeriti Vigili del fuoco stral- ciamo le seguenti notizie da un rapporto presentato al Podestà dal loro valoroso co- mandante Geom. Carlo Locarni. L’affluenza enorme di squadre presenta- tesi al concorso consigliarono la Giuria a dividere dapprima le squadre, secondo la loro nazionalità, in due gruppi principali: quello dei Corpi esteri e quello dei Corpi nazionali. I due gruppi, poi, vennero alla loro volta sud- divisi in diverse categorie, corrispondenti ai vari sistemi di organizzazione delle squadre in ciascuno di essi comprese. La prima delle quattro categorie stabilite per il gruppo dei Corpi nazionali comprese le squadre appartenenti a Corpi accasermati in servizio permanente, professionisti, ed ap- partenenti a città capiluoghi di regione o di provincia, mantenuti dai Comuni. La squadra di Padova venne, pertanto, iscritta alla prima categoria dei Corpi nazio- nali ed a gare ultimate le furono assegnati i seguenti premi, con classifica di I categoria: 1. Coppa d’argento, dono della Spa, per la gara di spegnimento di incendi veri, senza la precedente conoscenza del tema, a com- pleta sorpresa, e con numerosi e difficili casi di salvataggio di persone e masserizie. 2. Medaglia d’oro, della Federazione tec- nica nazionale fra i Corpi dei Pompieri, per le tre gare raggruppate di scala italiana, scala a ganci e stendimento tube. = 3. Medaglia vermeille per le gare obbli- gatorie. 4. Medaglia di bronzo, premio unico, co- mune a tutte le squadre partecipanti alla manovra di insieme delle scale contro ventate. AI rapporto del comandante Locarni il Podestà rispose con la seguente lettera : AI Sig. Geom. Carlo Locarni Comandante dei civici Pompieri - Papova Ho letta con vivissimo compiacimento la relazione inviatami sull’ esito delle gare che sî sono testè svolte a Torino. Sono lieto che anche in questa occasione t Pompieri di Padova abbiano saputo tenere alto il nome della loro città e siano riusciti a me- ritare numerosi ed ambitissimi premi e ad ot- tenere una classifica che fa veramente onore al Corpo ed al suo Comandante. La cosa poi mi riesce tanto più gradita in quanto, come Ella giustamente rileva, la squadra rappresentativa era composta di elementi che per età e per peso erano in condizioni di sfavore in confronto dei Vigili del fuoco delle altre re- gioni. Voglia quindi la S. V. gradire le mie con- gratulazioni e rendersi interprete dei miei sen- timenti anche verso i suoî bravi militi. IL PopestÀ FP. GIUSTI — 40I —
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CCL - LA SQUADRA DEI POMPIERI PADOVANI CHE, AGLI ORDINI DEL Grom. LOCARNI, COMANDANTE IL CORPO PARTECIPÒ AL CONCORSO POMPIERISTICO INTERNAZIONALE DI TORINO SETTEMBRE 1928 - VI Dal rapporto del geom. Locarni si rileva anche che la squadra dei Pompieri padovani e quelle dei Pompieri di Udine e Venezia, di cui egli tenne pure il comando durante tutto il viaggio, nel transitare per Vercelli ebbero festose accoglienze alle porte della città da parte delle autorità e della cittadinanza, e fu- rono accompagnate in corteo fino alla ca- .serma dei Pompieri, per la circostanza im- bandierata ed addobbata a festa. Ivi parlarono, esaltando la figura del vi- gile del fuoco, nonchè la capacità della squa- dra padovana e delle consorelle venete, il Podestà Co: Tournon, il Vice-Podestà Cav. Benazzo ed il Cav. Frova, presidente della Pro Vercelli. A. tutti rispose il geom. Locarni ringra- ziando commosso. Quindi venne servito un Fot. Art. Ad. Gislon - Padova sontuoso rinfresco durante il quale furono scambiati cordialissimi brindisi e venne inneg- giato al Re, al Duce ed all'Italia. Prima della partenza da Vercelli le tre squadre dei Pompieri veneti non mancarono di rendere il dovuto: omaggio alla memoria delle sedici Medaglie d’oro vercellesi, alla me- moria di tutti i Caduti in guerra, appartenenti a detta città. Esse difatti sostarono un minuto in devoto raccoglimento e resero li saluto ro- mano sia dinanzi alla lapide che ricorda i nomi delle eroiche Medaglie d’oro, sia dinanzi al grandioso monumento eretto a ricordo dei valorosi Caduti. Al ritorno da Torino il geom. Locarni, transitando nuovamente per Vercelli, si recò in quel Municipio per rinnovare al Po- destà i più vivi sensi di gratitudine, anche a nome di tutti i componenti le squadre. -- 402 —
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AL POSA DELLA PRIMA PIETRA DELLA CHIESA PARROCCHIALE DI S. OSVALDO Il mattino del 14 Ottobre ebbe luogo in lo- masso di pietra da calarsi nella fossa scavata calità S. Osvaldo, fra porta Pontecorvo e Vol- per le fondamenta dell’erigendo tempio; nello tabarozzo, la cerimonia religiosa per la posa della prima pietra della nuova chiesa parroc- chiale, cerimonia alla quale intervennero, ol- tre il Vescovo di Pa- dova Mons. Elia Dalla Costa, anche numerose rappresentanze delle au- torità politiche, civili e militari. Erano pure presenti gli alunni della Scuola Elementare A. Volta, gruppi di Balilla e Pic- cole Italiane e moltis- simo pubblico. CCLI - LA POSA DELLA PRIMA PIETRA PER LA NUOVA CHIESA DI S. OSVALDO 7 - R Nel punto ove do AUTORITÀ E PUBBLICO INTERVENUTI ALLA CERIMONIA ASSISTONO ALLA CELEBRAZIONE vrà sorgere la nuova DELLA MESSA SUIT, LUOGO OVE SORGERÀ II. NUOVO TEMPIO È » chiesa era stato eretto 14 019% 1929 NE io e stesso altare il parroco di Voltabarozzo celebrò poi la S. Messa. In apposito foro del masso venne inserita una pergamena su cui furono scritte in lingua latina al. cune brevi parole a ri- cordo del fausto avveni- mento. La pergamena, prima di esser rinchiusa nella pietra mediante si- gillazione del foro, venne firmata da tutte le auto- rità e personalità presenti alla cerimonia. CCLII - LA POSA DELLA PRIMA PIETRA PER LA NUOVA CHIESA DI S, OSVALDO Durante lo svolgimento S. E. MONS. ELIA DALLA COSTA, VESCOVO DI PADOVA, NELL'ATTO DI COMPIERE IL RITO 3 ie " n On IR IVIE rene del rritopio lizza lunniszdelle Scuole, i Balilla e le Pic- per la circostanza un altare provvisorio, da cole Italiane cantarono inni sacri, ottimamente cui il Vescovo impartì la benedizione al primo diretti dal Direttore Maniero. 4 OR
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Dopo la benedizione Mons. Vescovo ri- volse agli astanti la sua fervida parola illu- strando il significato della cerimonia compiuta, ed esaltando gli altissimi scopi a cui sono de- stinati i tempî, le nobili missioni che in essi compiono i sacerdoti e l’importanza dei riti che in essi si celebrano. Mons. Vescovo auspicò anche al necessario completamento di tutti i tempî mediante l’isti- tuzione di asili e patronati e rivolse, infine, un vivo ringraziamento a tutte le autorità presenti, ricordando loro che se favoriranno il sorgere di tali opere benefiche, contribui- ranno alla più santa delle imprese, destinata alla formazione di cittadini probi ed onesti. La cerimonia ebbe termine con la cele- brazione della S. Messa da parte del parroco don Silvio Lovo. LE ONORANZE AI CADUTI IN GUERRA SEPOLTI NEL CIMITERO MAGGIORE Per quanto le avversità del tempo aves- sero ostacolato il mattino del 2 Novembre lo svolgimento del corteo patriottico, pure non impedirono ad autorità e rappresentanze di convenire egualmente al Cimitero maggiore per rendere, secondo consuetudine, il dove- roso omaggio alla memoria dei Caduti in guerra ivi sepolti. Intorno al recinto che raccoglie le salme dei Valorosi, erano schierate le truppe del Pre- sidio e precisamente reparti del 58° fanteria, dei cavalleggeri Guzde, del 20° artiglieria, dei carabinieri reali, degli avieri, della sanità e della sussistenza. Fra gli intervenuti alla cerimonia si no- tavano tutte le autorità politiche, civili e mi- litari, i comandanti e moltissimi ufficiali dei reggimenti e reparti di stanza a Padova, nu- merose rappresentanze delle associazioni di guerra e patriottiche, dei Fasci, dei Sindacati e delle organizzazioni fasciste giovanili. Vi erano anche schiere di alunni appar- tenenti a tutte le scuole primarie e medie della città, con i relativi presidi, direttori ed insegnanti. Foltissimo il gruppo delle bandiere e dei gagliardetti. Le truppe erano al comando del gen. Fa- racovi, Commissario del Comitato per le cure ed onoranze alle salme dei Caduti in guerra. Alle ore 10, annunciato da uno squillo di tromba, giunse il generale Bassignano, co- mandante la Divisione militare, accompagnato dagli Ufficiali del suo Stato Maggiore, e quindi ebbe subito inizio la cerimonia. Il cappellano militare Cav. Don Cordeschi recitò dapprima le preci dei defunti ed impartì poscia la be- nedizione a tutte le fosse, mentre la musica del 58° fanteria eseguiva in sordina, fra la commozione degli astanti, il suono della Car- sone del Piave. Dopo la benedizione le tombe furono dai soldati letteralmente cosparse di fiori. Sul monumento, eretto nel mezzo della zona che accoglie le salme degli Eroi, vennero deposte bellissime corone, fra cui si notavano quella del Comune, del Prefetto, del Questore, della Federazione fascista, della Provincia, di parecchi Comandi militari, di associazioni ‘pa- triottiche, ed altre. Omaggio di fiori fu anche reso ai Caduti sepolti nella zona del Cimitero destinata agli israeliti. Nel pomeriggio le associazioni di guerra tributarono anche solenni onoranze sia alla memoria dei Caduti appartenenti ai vari reg- gimenti della città, recandosi in ogni caserma ove sono erette lapidi che ricordano i nomi ed il sacrificio degli Scomparsi, sia alla me- moria dei cittadini caduti in seguito a bom- bardamenti aerei, deponendo corone di fiori nel tempio eretto a loro ricordo nella monu- mentale Rotonda. dea 404 =
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LO SCOPRIMENTO DELLE LAPIDI IN ONORE DEI CADUTI DELLA PARROCCHIA DEL DUOMO Le lapidi erette in Via Euganea in onore dei Caduti appartenenti alla parrocchia del Duomo, e che sono collocate sulla facciata del magnifico tempietto dedicato a S. Giovanni decollato, furono scoperte con austera ceri- monia il mattino dell’ 11 Novembre senza di moltissime auto- {& rità c personalità cittadine i e di numerose rappresen- in pre- tanze di associazioni poli- tiche e patriottiche. Intervennero alla ce- rimonia anche plotoni di soldati appartenenti a tutte le armi del Presidio, un manipolo di militi fa- scisti e squadre di Avan- guardisti, Balilla e Piccole Italiane. Erano pure presenti i membri del Comitato per l'erezione delle lapidi. Quando tutti gli interve- nuti si furono ordinata- mente disposti negli spazi a ciascuno assegnati, uno squillo di tromba annunciò l’inizio della: ceri- monia. E difatti, mentre soldati e militi si ir- rigidivano sull’attenti presentando le armi e le campane del tempio suonavano a festa, vennero tolte le tele che coprivano le lapidi. Allora le musiche intonarono la Marcza Reale e la Canzone del Piave e tutti i presenti, compreso il pubblico che affollava le finestre delle case vicine, che per la circostanza eran tutte ornate di bandiere e drappi tricolori, applaudivano entusiasticamente. Quiadi Don Luigi Bonino, delegato dal l’arciprete del Duomo Mons. Rampazzo, im- partì la benedizione ai ricordi marmorei e pronunciò un ispirato e patriottico discorso, facendo rilevare quanto santa e gloriosa sia 11 NovEMBRE 1928 - VII stata la causa per cui nella grande guerra tante giovinezze fecero olocausto della pro- pria vita, citando esempi sublimi di fede e di eroismo ed inneggiando ai nuovi radiosi de- stini della Patria. AI sacerdote, che fu vivamente applau- fidu- dito, fece seguito il Sig. Angelo Golin, CCLIII - LE LAPIDI ERETTE SULLA FACCIATA DEL TEMPIO DI S. GIOVANNI A RICORDO DEI CADUTI APPARTENENTI ALLA PARROCCHIA DEL DUOMO Fot. Ayt. A. Gislon - Padova ciario del Circolo rionale fascista Ilalo 1 nazzi, il quale espresse i suoi ringraziamenti a quanti offrirono il loro contributo per l’ere- zione delle lapidi ed a quanti vollero onorare di loro presenza la cerimonia. Da ultimo parlò l'oratore ufficiale Comm. Nicola Di Lenna che, dopo uno splendido esordio sulla grandezza del sacrificio dei Ca- duti, ricordò che non fu sufficiente conqui- star la Vittoria, che oggi è più che mai nella nostra vita, ma che fu necessario anche di- fenderla: e questo fecero i figli dell’Italia ri- sorta, con slancio garibaldino, sacrificandosi all'ombra dei gagliardetti della Rivoluzione. Quindi l'oratore accennò al faticoso ascen- dere della Patria dai primi moti costituzionali sino alle guerre coloniali ed ai nostri giorni scordo
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e disse come tutti gli eroi, i cospiratori ed i precursori abbiano affrontato la morte per il presentimento del 4 Novembre 1918. Trattò poi della crisi dolorosa del dopo- guerra ed esaltò infine la riscossa nazionale con cui il Fascismo ed il suo grande Capo hanno soprattutto rivendicato i valori della Vittoria ed i meriti di coloro che per essa offrirono prezioso contributo di opere e di sangue. Îl Prof. Di Lenna chiuse il suo magnifico discorso rivolgendo un pensiero devoto al Re, al Duce, ai Caduti, ai Mutilati ed ai Combat- tenti. Le sue parole furono accolte da calo- rose ed unanimi manifestazioni di plauso e tutte le autorità si congratularono vivamente con l’oratore. La cerimonia ebbe termine con l'appello dei Caduti, fatto dal Sig. Manfron del Circolo Tinazzi, ed al suono degli inni della Patria. IL GENETLIACO DI S. M. IL RE Nella ricorrenza natalizia di S. M. Vit- torio Emanuele HI hanno avuto luogo nella nostra città le consuete cerimonie con cui, annualmente, viene celebrata la fausta data e vengono formulati all'indirizzo del Sovrano i più fervidi voti augurali. Il mattino, con l'intervento di tutte le au- torità cittadine, delle rappresentanze di tutte le ‘associazioni, enti ed istituti, e di numeros- simo pubblico, ebbe luogo una solenne fun- zione religiosa nella Basilica di S. Giustina. Ad essa intervennero anche reparti del l’esercito e della milizia ed un larghissimo stuolo di ufficiali di ogni arma. Dopo il pontiticale celebrato dal Vescovo Mons. Elia Dalla Costa in onore di S. Pro- sdocimo, patrono della città, lo stesso Ve- scovo, assistito dall’intero capitolato dei cano- nici, intonò il Te Deum per il gentliaco del Re, che venne cantato con accompagnamento d'organo dai chierici del Seminario e dai pa- dri benedettini. Terminato il canto il Vescovo recitò pure l’oremus pro Rege. Anche nelle caserme della città il gene- tliaco del Re ebbe particolari celebrazioni. A ciascun reparto di soldati, adunati nelle came- rate, il rispettivo comandante spiegò il signi- ficato della festa, parlò dei fasti e delle glorie di Casa Savoia, e ricordò le speciali bene- merenze del Sovrano come capo dello Stato e come primo soldato nella grande guerra di redenzione. Poi i vari reggimenti, schierati nel cor- tile della propria caserma, furono passati in rivista dai Colonnelli che rivolsero ad ufficiali e truppa elevate parole di circostanza. Alle riviste seguirono i giuramenti dei nuovi ufficiali assegnati ai vari reggimenti. Durante la giornata la città rimase com- pletamente pavesata a festa e sino a tarda ora della sera regnò in essa la più viva ani- mazione; anche nei pubblici ritrovi si ebbero —calorosissime manifestazioni di omaggio al Re ed a Casa Savoia. A Sua Maestà vennero pure spediti mol- tissimi telegrammi di augurio, fra i quali quello che il Podestà Conte Giusti inviò a nome del l’intera cittadinanza. LA CONSEGNA DEL GAGLIARDETTO ALLA SEZIONE SINDACALE FERROVIERI DELLA ‘PADOVA - PIAZZOLA - CARMIGNANO, Nell’atrio della stazione ferroviaria della linea Padova - Piazzola - Carmignano, sita in Via Tiziano Aspetti, ebbe luogo il mattino del 18 Novembre una solenne cerimonia per l'inaugurazione del gagliardetto della Sezione Sindacale dei ferrovieri che prestano servizio su detta linea. Moltissime furono le autorità, le personalità e le rappresentanze di enti ed — 406 —
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associazioni cittadine intervenute alla cerimo- nia. Presso il palco per gli-oratori erano stati disposti tutti i gagliardetti e le bandiere ed intorno ad essi prestava servizio d'onore una centuria di avanguardisti appartenenti ai corsi pre-aviatori. Nell’atrio, letteralmente gremito, avevano preso posto anche numerosi gruppi di ferro- vieri e tramvieri sindacalisti. La cerimonia ‘ebbe inizio con la benedizione del gagliardetto, impar- tita da padre Gaetano Magello, vicario del Santuario dell’ Arcella. Dopo il rito sacro il Gr. Uff. Fiorazzo, presidente del Consi- glio d’amministrazione della ferrovia, rivolse un deferente saluto e vivi ringraziamenti a tutti gli intervenuti e disse che quella ceri- monia non era altro che uffi- ciale di una magnifica unità spirituale già la consacrazione Da ultimo il Cav. Vittorio Romano, Se- gretario provinciale dei Sindacati fascisti, ebbe anch'egli parole di vivo ringraziamento per tutti i presenti e particolari espressioni di gratitudine rivolse alla signorina Picecco per i fervidi auguri che aveva formulati nel suo ispirato discorso verso il sindacalismo fascista. Esortò poi i sindacalisti a perseverare CCLIV - LA CONSEGNA DEL GAGLIARDETTO ALLA SEZIONE SINDACALE FERROVIERI DELLA «PADOVA - PIAZZOLA - CARMIGNANO » IL GRUPPO DELLE AUTORITÀ INTERVENUTE ALLA CERIMONIA neL mezzo: IL Cav. VITTORIO ROMANO, SEGRETARIO PROVINCIALE DEI SINDACATI FASCISTI E LA MADRINA DEL GAGLIARDETTO Signorina PICECCÒ cementata conforme- mente alle direttive del Governo nazionale. AI Gr. Uff. Fiorazzo, che alla fine del suo dire riscosse unanimi applausi, fece seguito la madrina del gagliardetto signorina Picecco che pronunciò bellissime parole di circostanza, salutate anch’esse da unanimi approvazioni. Quindi parlò il Podestà di Piazzola Prof. Comm. Di Lenna che recò alla cerimonia l'adesione di tutta la cittadinanza piazzolese ed esaltò le virtù e i meriti del Duca Came- rini, che tanto bene ha sempre prodigato a favore delle classi lavoratrici. 18 NovEMBRE 1928 - VII Fot. Art. A. Gislon - Padova nei loro sani propositi di lavoro fecondo, ani- mato da idealità e fede ardenti, per il loro bene collettivo ed individuale e per quello della Nazione. Cessati gli applausi con cui fu accolta la felice improvvisazione del Cav. Romano, la musica della Società Veneta per le ferrovie secondarie intonò l’inno Gzovinezza fra le acclamazioni degli astanti. Dopo la cerimonia venne servito agli in- tervenuti un signorile rinfresco. RA07da
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LA PARTECIPAZIONE DI PADOVA ALLE SOLENNI ONORANZE TRIBUTATE IN AREZZO A FRANCESCO PETRARCA Padova, che ebbe l’onore di accogliere per molto tempo fra le sue mura il sommo Can- tore di Laura, quando impellente era sorto nell'animo del Poeta il desiderio di avere un asilo tranquillo che desse pace al suo animo irrequieto; Padova, che con legittimo orgoglio CCLV - LE SOLENNI ONORANZE TRIBUTATE IN AREZZO A F. PETRARCA S. M., IL RE ED IL GRUPPO DELLE AUTORITÀ PRESENTI ALL’INAUGURAZIONE DEL MONUMENTO DEDICATO AL POETA 25 NoveMBRE 1928 - VII annovera nel suo patrimonio quel retaggio d’arte che è costituito dalla casa che Fran- cesco Petrarca si costruì, ed ebbe come ulti- ma dimora, nella quiete campestre dei Colli Euganei, non poteva rimanere estranea alle feste celebrative che ebbero luogo il giorno 25 Novembre in Arezzo in onore del glorioso Umanista, che si considerò suo cittadino, Lo stesso Poeta difatti, come scrive il Fabris, ebbe ad affermare di esser vissuto a Padova parecchi anni, tanto da considerarsene cittadino, e per questo dispose, come sua me volontà, di essere sepolto in grembo Antenori, sia presso il Duomo della città, ove egli occupava una casetta dei canonici, sia nel montanino rifugio di Arquà, se quì la ulti- agli morte avesse preferito coglierlo. Tale rifugio, in cui il Poeta chiuse serenamente i suoi giorni, fu legato al Comune dal Cardinale Silvestri perchè in perpetuo venisse conser- vata la memoria del Grande che l’abitò. Ma poichè la casa non si trovava nelle condizioni in cui era al- l'epoca del Petrarca, il Comune stesso il 13 Lu- glio 1921 deliberava che, nei limiti del possibile, il prezioso monumento venisse riprestinato nello stato antico ed il progetto relativo venne predisposto dal Prof. Andrea Moschetti, Di- rettore del Museo, e dall Ufficio civico dei EPEPP: Nel redigere queste brevi note ci è grato anche ricordare che la legge per le onoranze svoltesi in Arezzo, che venne approvata dalla Camera dei Deputati sin dal 27 Giugno 1904 e dal Senato il 2 Luglio-successivo, fu dovuta a lodevole ini- ziativa parlamentare del l'On. Lando Lan- ducci, attualmente insigne docente nella R. Università di Padova, allora dep. di Arezzo. La nostra città venne rappresentata alle cerimonie dal Podestà Conte Giusti, il quale fece deporre ai piedi del monumento, inaugu- rato a ricordo del Poeta, una grande corona d'alloro legata da un magnifico nastro di seta recante, in ricamo finissimo, gli stemmi di Padova e del Fascio. Fot. Art. A. Gislon - Padova Podestà si recarono ad Arezzo il Prof. Comm. Soler Rettore Magni- fico della nostra R. Università, il Prof. Lando Landucci in rappresentanza dell’ Accademia Unitamente al = 408 =
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di Scienze, Lettere ed Arti, ed il Prof. Andrea Moschetti, Direttore del civico Museo e libero docente della storia dell’arte nella Università predetta. Le manifestazioni ebbero luogo con la massima solennità e con l’intervento di S. M. il Re, dell'On. Belluzzo, Ministro della P. I, dell'On. Giunta, in rappresentanza del Capo del Governo, e dei rappresentanti il Senato e la Camera dei Deputati. Per la circostanza erano anche convenuti ad Arezzo personalità politiche e numerosi let- terati italiani e stranieri. Dalla cronaca degli avvenimenti rileviamo che fra le autorità presentate al Sovrano nel palazzo municipale erano pure il Podestà di Padova ed il Podestà di Arquà Petrarca. ll Prof. Soler e il Prof. Landucci li tro- viamo invece fra le personalità che, unitamente CCLVI - LE SOLENNI ONORANZE TRIBUTATE IN AREZZO A FRANCESCO PETRARCA IL MAGNIFICO MONUMENTO DEDICATO AL POETA 25 NoveMBRE 1928 - VII Fot. Art. A. Gislon - Padova CCLVII - LE SOLENNI ONORANZE TRIBUTATE IN AREZZO A FRANCESCO PETRARCA LA CORONA p'ALLORO pki COMUNE pi PADOVA VIENE DEPOSTA sura BASE peL MONUMENTO DEDICATO AL POETA 25 NoveMBRE 1928 - VII Fot. Art. A. Gislon - Padova al Min. Belluzzo, presenziarono il congresso dei petrarcheschi, che si svolse nella sala del Grandi nel palazzo della Provincia. In tale congresso il Prof. Andrea Mo- schetti fece una splendida relazione di un suo dotto e profondo studio su due antichi con- temporanei ritratti del Petrarca esistenti in Padova : il primo, notissimo, affrescato nella ex sala dei Giganti della Reggia Carrarese e attribuito variamente al Guariento Padovano, all’ Altichiero Veronese e ad Avanzo Vicen- tino; il secondo, dipinto nella cappella di S. Giacomo (ora di S. Felice) della Basilica Antoniana, affrescato dall’ Altichiero colla col- laborazione di Avanzo. Riproducendo in queste pagine anche due fotografie della pregevole opera d'arte costituita dal monumento dedi- cato al Poeta, non riteniamo superfluo offrire
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al lettore la descrizione del monumento stesso, rilevata dalla relazione della Commissione giudicatrice del Concorso nazionale all’ uopo effettuato. ... Il monumento sorge ben intonato col paesaggio classico e con le memorie dell’Italia antica e moderna là nella bella piazza di Arezzo, presso il Duomo, tra gli alberi, degnamente a glorificare del Petrarca l Umanesimo, il Patriot- tismo romano e italico, l’arte delicata e com- mossa. Sorge l'effige di lui sopra un bassorilievo ove appariscono i ruderi del Foro Romano e ai suoi piedi è la Lupa di Roma; dal bassori- lievo avanza e si protende il gruppo di una donna che avvia un fanciullo dalle armi calpe- state verso un vigoroso giovane che grida: «pace, pace !»: e quel giovane che si protende verso la faccia posteriore vi si rilega al bellis- simo gruppo dell’incoronazione e lo compie, equilibrando la composizione nei due termini estremi. Nell’altro lato minore è la statua di Amore in agguato e nelle due faccie altri rilievi allu- dono ed esprimono la fede cristiana, gli studi classici, l’amore per Laura ... Il monumento, opera di Alessandro Laz- zarini, è in marmo bianco di Carrara e ad esso è apposta la seguente epigrafe: A Francesco Petrarca, l'Italia, 1928. IL NUOVO CONSIGLIO DELLA FIERA DEI CAMPIONI In uniformità a quanto il Governo aveva già praticato per Milano e per Fiume, anche per Padova, dovendosi per la prima volta procedere alla nomina del Presidente della Fiera dei campioni per Decreto Reale, a tale importante carica è stato chiamato di recente il Podestà Co. Dott. Ing. Francesco Giusti. La notizia venne accolta dalla cittadinanza con unanime compiacimento, perchè vede in questa nuova prova di fiducia data dal Go- verno fascista al suo Podestà, un nuovo e giusto riconoscimento delle moiteplici e par- ticolari benemerenze che il Conte Giusti ha saputo acquistarsi sia nel campo dell'attività privata che in quello dell'attività pubblica, per le sue nobili doti di mente e di cuore. Al compiacimento della cittadinanza la Rivista è lieta di vivissime ed i suoi fervidi voti augurali. Il 18 Dicembre il neo presidente convocò il Consigiio generale della Fiera dando notizia della sua nomina e comunicando che, in seguito ad accordi intervenuti fra i vari Enti finanziatori, alla carica di vice presidente era stato designato il Comm. Ferruccio Salva- gnini, unire le sue felicitazioni Propose poi la nomina a consiglieri dei Sigg. : Co. Ing. Edoardo Corinaldi e Comm. Prof. Giuseppe Pardo. Il Consiglio generale della Fiera per il quadriennio 1928-32 è perciò così composto : Presidente: Giusti Co. Ing. Dott. France- vice - presidente: Salvagnini Dott, Comm. Ferruccio; consiglieri: Alberti Gr. Uff. Dott. Annibale, Lori Gr. Uff. Prof. Fer- dinando, per il Governo; Bonsembiante Avv. Francesco, per il Comune; Menichella Comm. Dott. Luigi, per la Provincia; Miari On. Co. Ing. Cav. di Gr. Cr. Giacomo, per la Cassa di Risparmio; Milani On. Avv. Giovanni, pel Consiglio dell'economia; Alezzini Cav. Uff. Giovanni; Segretario federale dei Fasci, Ro- mano Cav. Vittorio, Segretario provinciale dei Sindacati, Pistorelli Cav. Ing. Francesco, per gli industriali, Fanti rag. Aldo pei com- mercianti, Sgaravatti Cav. Leone per gli agri- coltori. Inoltre: Corinaldi Co. Ing. Edoardo e Pardo Comm. Prof. Giuseppe. Collegio di vigilanza: Segati Comm. Avv. Giovanni, Stoppato Cav. Avv. Giovanni, Bec- cari Rag. Antonio, Magrini Rag. Comm. Ro- mano, Minto Comm. Alessandro. SCO ;
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27 MUSICA E TEATRI MANIFESTAZIONI FILODRAMMATICHE IL SUCCESSO DELL’ “ ANTENORE,, La filodrammatica ha in Padova nobili e onorate tradizioni. Sarebbe interessante rie- vocarle in un periodo, come questo, in cui l’arte di rappresentare e di educare è rimessa in onore per impulso e iniziativa del Dopo- lavoro nazionale. È fenomeno curioso, ma spiegabilissimo del pari, quello che mentre la drammatica decade, la filodrammatica risorge e fiorisce. Soppianterà la filodrammatica la drammatica ? L'entusiasmo dei volontari del- l’arte varrà a sostituire l'abilità raffinata dei professionisti dell’arte? Non si intende certo risolvere problemi così poderosi e complessi; basta che tali problemi siano affacciati perchè si comprenda che la filodrammatica è fatta oggetto di sollecitudini affettuose e di cre- scenti simpatie, che arrivano al punto da giustificare ipotesi come quelle che attorno a un teatro cittadino si costituisca una filo- drammatica stabile (una specie di corpo mu- sicale per il servizio della collettività), e che i giovani autori non possano sperare di essere lanciati se non da filodrammatiche volonte- rose e coscienti dell'ufficio che a loro è affidato. Del resto anche in queste teorie ardite c'è un fondo di verità. La partita a scacchi del Giacosa fu lanciata già da una filodram- matica e quel capolavoro di Ferrari, che si chiama Za satira e il Parini, fu recitato, a scopo di beneficenza, da una compagnia di dilettanti. Senza dubbio, la crisi profonda del teatro moderno è dovuta in gran parte a difficoltà economiche e più che tutto agli alti prezzi, che tengono lontano da ogni spettacolo le moltitudini non disposte a non adeguati sacri. fici economici. Il fiorire delle filodrammatiche e la necessità di incorraggiarle e sorreggerle, dipendono in gran parte dal fatto che esse adempiono a una funzione veramente lode- vole, a quella di offrire, anche alle famiglie di modesta fortuna, la possibilità di parteci- pare a godimenti artistici, dai quali sarebbero necessariamente escluse. Sotto questo rispetto va applaudita ogni iniziativa che appoggi la filodrammatica e le assicuri il modo di svolgere, nella forma più ampia, il suo compito di educazione morale ed artistica. I filodrammatici sono giovani disin- teressati, che vengono dalle professioni più svariate e che, dopo una giornata di lavoro e di fatica, si sobbarcano erozcamente, quasi ogni sera, a prove assidue e sfibranti, non mirando ad alcun compenso, se non a quello intimo che deriva dalla coscienza soddisfatta e dall’appagamento del loro senso artistico. ALI
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In Padova sono numerose e ragguarde- voli le filodrammatiche: la Città di Padova, l’Antonianum,il Patavium,\ Antenore,le quali presero parte a gare provinciali e regionali, classificandosi magnificamente e ottenendo premi ed onori. Senza discussione, primeggia su tutte la filodrammatica Arntenore, la primogenita del Dopolavoro di Padova. Essa ha una storia CCLVIII - LA FILODRAMMATICA DURANTE La RAPPRESENTAZIONE pi « TORNA EL SOLE» AL TEATRO A. Casatini pi PADOVA Fot. Art. A. Gislon - Padova di sacrifici e di successi, storia che risale a parecchi decenni. Recentemente essa agì nella sede degli Impiegati civili in Padova, dando rappresentazioni preclari e curando edizioni scelte e applaudite. Purtroppo, venuta a scio- gliersi l’ associazione a causa del divieto posto ‘dalla Commissione contro gli incendi, |’ Ante- nore è ora senza sede, problema questo che ha tentato di risolvere in tutti i modi, ma finora senza risultato. È segnalarlo. Essa ha avuto l’onore e la fortuna di lanciare un giovane (non di età ma di inizia- zione artistica), Giovanni Ortolani, di cui inter- pretò un indovinato lavoro dialettale, Zorna el sole, rappresentato davanti a una folla plau- triste e doloroso « ANTENORE » dente, al teatro Casalini, per ben due volte, e ripetuto nei teatri di Cittadella, Feltre ed Este, con rinnovato successo. Di questo lavoro, che ritrae scene di vita padovana alla vigilia della guerra, ripor- tiamo una scena che richiama episodi ed entusiasmi antichi, sempre rivolti alla devo- zione della Patria. L’ Antenore sorretta dal Dopolavoro e aiutata da un sussidio del Podestà di Padova, che volle che la nostra città non sfigurasse nelcimento nazionale, partecipò al Concorso filodrammatico di Torino, tenutosi sotto gli auspici del Duca d’Ao- sta, conseguendo un gran- de e cesso. Si rappresentò / /r;- sti amori del Giacosa e la critica unanime fu lar- ga di incoraggiamenti e di plausi. Citiamo per tutti il commento del critico della Gazzetta del Popolo, commento che riassume tutti i giudizi espressi nel- l'occasione. incontrastato suc- «I filodrammatici di Padova hanno inter- pretato questo lavoro in maniera ottima, quasi perfetta, con una recitazione affiatata, precisa e devota. L'ambiente è stato creato con una grande aderenza al lavoro: umile e modesto come le creature che in esso vivono, mentre il dramma spirituale è stato condotto con logica continuità, senza bruschi trapassi e senza errori di tono. Tutti hanno dimo- strato d’aver capito le figure che rappresen- tavano e come esse fossero figure umane scevre da ogni lenocinio teatrale e da ogni volgarità retorica ». Per le cronache: molti gli applausi e le chiamate. Va
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Ì filodrammatici furono accolti, al loro ritorno, festosamente in Padova, e in una bicchierata, data in loro onore, brindarono e auspicarono alle crescenti fortune dell’ Azz/e- Vice-Podestà Avv. Bonsembiante e il Vice- pres. del Dopolavoro Cav. Uff. Forno. Le classifiche ufficiali confermarono il successo decretato dalla critica torinese: su more il 43 concorrenti, l'Ar/lenore fu classificata al quinto posto; al concorso di Bologna, su una tren- tina di concorrenti era stata assegnata al settimo; il passo fu notevole. Nelle classifiche indi- viduali Antonio Grigio, nella categoria primi at- tori, fu classificato V., la Sig.» Torresan, fra le pri- me attrici, ottenne il VII. posto, Alberto Dioli, in quella generici-primari, il II, la bambina R. Binetti il I, ed il Direttore A. Bosisio il II. I risultati furono più che lusinghieri quando si pensi alla pochezza di mez- zi messi a disposizione e specialmente qualora si rifletta che i filodrammatici di Padova, soli, senza pretensioni e senza accompagnamenti rumorosi, affrontarono il cimento e la critica. CCLIX - LA UNA SCENA DEI « TRISTI AMORI» DEL GIACOSA RAPPRESENTATI NEL 1928 AL CONCORSO IILODRAMMATICO DI TORINO ’arta anche da queste pagine, che rac- colgono il palpito e la testimonianza della vita cittadina, una parola di plauso e di conforto a questi umili lavoratori, che con diuturno sacrificio e con chiara visione dell’arte hanno tenuto alto il nome di Padova, augurando che il problema che tuttora li assilla, quello cioè di trovare una sede adeguata alle loro rappresentazioni, venga felicemente risolto col FILODRAMMATICA « ANTENORE » consenso delle Autorità e con sacrificio di quanti hanno fede nella funzione educativa dell’arte e nel suo avvenire. LA RIAPERTURA DEL TEATRO GARIBALDI La sera del 23 Ottobre, dopo una serie di lavori di restauro durati circa tre mesi, il teatro Garibaldi riaprì al pubblico i suoi battenti, presentandosi in un aspetto vera- mente elegante e tutto nuovo, dovuto alle trastormazioni apportate alla vecchia costru- zione dalla genialità del progettista architetto Luigi Polo. La bellezza dell'ambiente suscitò le più vive ammirazioni da parte degli spettatori, e tutti constatarono con vivo compiacimento come al simpatico ritrovo fosse stata data, con fine buon gusto, un'impronta di signori- lità, tale da renderlo veramente decoroso ed attraente. Con le innovazioni apportate alla sala
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PP PO N Ali cladagasta CCLX - L'ELEGANTE SALA DEL TEATRO GARIBALDI DOPO I LAVORI DI RESTAURO 23 OrtoBRE 1928 - VI teatrale sono stati accresciuti i suoi pregi artistici dal lato decorativo, sono state arre- cate maggiori comodità in ogni ordine di posti, e si è ampliato convenientemente il sistema di illuminazione. Di ciò va tributata ampia lode alla pro- digalità dei fratelli Cavalcaselle, proprietari del teatro. Lo spettacolo inaugurale ebbe luogo col debutto della Compagnia di Dina Galli, che in Biraghin offrì al pubblico padovano una delle sue interpretazioni magnifiche e piene di brio. Ma prima dello spettacolo Arnaldo Frac- caroli volle portare il suo personale contri- buto alla riuscita della serata, pronunciando, in forma brillante, brevi parole di circostanza. Fot. Art. A. Gislon - Padova Cessati gli applausi con cui fu accolto al suo apparire sul palcoscenico, l'oratore inco- minciò col ricordare il vecchio teatro Garz- baldi in cui, nel lontano periodo del suo sog- giorno nella nostra città, egli ha potuto stu- diare e amare la commedia, prima come critico e poi come autore. E si disse lieto di ritrovarsi davanti al pubblico della sua città amica che ebbe a tributargli i primi applausi ed i primi fischi; fischi che egli accolse sempre con riconoscenza, anche se talvolta ostinati, perchè con essi il pubblico lo esortò a non fermarsi ed a creare sempre qualcosa di meglio. Per questo disse di amare Padova ed i suoi cittadini, perchè hanno sempre dimostrato di capire, nella loro incontentabilità, fino a qual punto egli avrebbe potuto giungere. = 414 —
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Espresse poi la sua ammirazione per il modo in cui è stato trasformato il teatro e con parole piene di bontà ricordò la figura modesta di Pietro Cavalcaselle, che per tanti anni diede al teatro tutta la sua intelligenza ed ogni migliore attività. Infine parlò di Dina Galli, che porta con la sua arte il sorriso e l'allegria negli animi di tutti i pubblici che l'adorano. Disse come ella ha saputo portare al teatro la sua vita, la sua anima, il suo modo di sentire, e che per questo la sua interpretazione non è cosa studiata, ma semplice e spontanea e soprat- tutto vera. Alla fine del suo dire l'oratore venne fatto segno ad una calorosa ovazione. LA RESURREZIONE DI CRISTO DEL PEROSI NELLA SALA DELLA RAGIONE Nell’artistica e maestosa Sala della Ra- gione, trasformata in sede permanente per concerti sinfonici, ebbe luogo nella fine dello scorso mese di Ottobre e nei primi giorni del successivo Novembre, per lodevole inizia- tiva del benemerito Istituto musicale C. /°0o/- lini, una magnifica esecuzione dell’oratorio del Perosi La fesurrezione di Cristo. Il grandioso successo conseguito sin dalla prima sera da questo eccezionale avvenimento artistico si desume dalla seguente nota di cronaca : La replica del michelangiolesco finale, im- posta a gran voce dal pubblico inebriato, ha sanzionato, ieri, nel modo più significativo il successo della prima esecuzione padovana del- l’oratorio perosiano: il migliore, forse, tra quanti furono espressi dalla giovinezza feconda del maestro di Tortona. Conviene, però, riconoscere subito che a tale esito ha contribuito notevolmente un’ese- cuzione complessiva che ricavò dall’ intelligente zelo direttivo e dall’ardore artistico di Mario Terni, ottimamente assecondato da Guido Pa- lumbo, per la parte corale, e dai valorosi solisti, effetti pregevolissimi. Non è, ora, il caso — anche per l'abbondare, in altri campi, della cronaca odierna — di richia- mare gli elementi costitutivi dell'estetica pero- siana: che se può sembrare, nel gioco strumen- tale, alquanto arretrata, deriva da altre fonti i suoi caratteri più suggestivi. Essa li ritrova, cioè, nei valori ideali e con- creti che si fondono attraverso la classica linea- rità delle costruzioni del Perosi, nelle quali le scene degli Evangeli, raffigurate con imagini musicali abbaglianti o remissive ci appariscono espresse e sottolineate mirabilmente, così negli aspetti esteriori come nella loro intima poesia: in piena corrispondenza, cioè, col divino e con l'umano che dentro vi palpitano, eternamente, Tali risultati si proiettano con precisa evi- denza attraverso la successione ininterrotta di solenni corali gregoriani o palestriniani, di gra- nitiche fughe, di declamati ed ariosi vocali, larghi e spaziati; il tutto raccolto e come toni: ficato nel tessuto succoso di un'orchestra italia- nissimamente melodica, la quale, anche perchè strettamente legata alla lettera dei versetti bi- blici, non smarrisce mai la mistica religiosità della sua ispirazione. Questi caratteri generici, qui appena sfio- rati, della scrittura perosiana, si ritrovan tutti, quasi rappresentativamente, in questa /teseur- resione di Cristo, che esercitò ieri una impres- sione così viva e profonda nell'animo dell’ udi- torio. Il quale, superata l'intonazione elegiaca che grava sulla prima parte — Dalla morte al se- polcro — pur fiorita di episodi toccanti e trac- ciata da una musicalità pacatamente comuni- cativa, vibrò con la seconda — La /eesurre- gione — di più intense emozioni. Queste, dallo smagliante preludio — L’a/ba del trionfo — all’elettrizzante A/e/za finale, preceduto da una fuga maestosa, lo mantennero in uno stato di esaltazione estetica e mistica insieme; che alla dolente espressività del canto della Maddalena; all'apparizione del Cristo, fasciata fra l’ondeg- giar di armonie opache, di musicali penombre crepuscolari; al grido della donna, delirante per l’inattesa visione divina, echeggiato con sonorità impetuosa, da tutta l’ orchestra, dovette farsi più pura. Quanto all'esecuzione, merito indiscutibile di Mario Terni, in una nobile e colorita inter- pretazione della scrittura perosiana, esente da esuberanze inopportune e da sottigliezze pedan-
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CCLXI - LA « RESURREZIONE DI CRISTO» DEL PEROSI NELLA SALA DELLA RAGIONE IL GRANDIOSO COMPLESSO ARTISTICO 28 OtroBri - 4 NoveMBRE 1928 - VII tesche, fu quello di aver saputo mantener sem- pre sicuri i rapporti e i contatti tra l orchestra — che suonò con lodevole impegno — e la magnifica massa corale, questa guidata dal Pa- lumbo con gusto e franchezza; così che l’ar- chitettura imponente della nobile costruzione si stagliò con luminosa nitidezza di sulle ombre vaste della navata medievale. Anche dei solisti non si può che dir bene. Voce maschia e dolce, dizione chiara e decisa, fraseggiar largo e composto: questo per il tenore Ciniselli (Storico). Il timbro terso ed eguale nella chiara parlatura delle note sicure della signora Laurenti, conferì dolcezza espressiva e fremiti di passione al canto di Maria Maddalena; da parte sua la signora Salgarai (Maria) nel duetto con la sur compagna svariò una calda morbi- Fot. Art. A. Gislon - Padova dezza di toni e una efficace accentuazione. Voce ampia e nutrita sfoggiò il baritono Perrone, che sostenne sicuramente i declamati di Gesù nella seconda parte. Il pubblico ovazionò replicatamente maestro ed artisti dopo la prima parte e li acclamò dopo il finale e la replica di questo. e. Tr. L'audizione dell’oratorio fu preceduta dal coro Dio salvi il Duce e dall'Inno al Piave, efficacemente eseguiti dai coristi della Società Carlo Del Croix, nonchè dalla Marcia Reale e dall’/nno fascista, questi attaccati dall or- chestra. Canti e musiche furono applauditis- simi dal pubblico in piedi. LA COMPAGNIA GOLIARDICA TRIMURTINA AL TEATRO VERDI La sera del 4 Novembre la Compagnia goliardica trimurtina della nostra Università fece il suo trionfale debutto al teatro Verdi con la Leggenda di Golta, ideata e scritta dallo studente Aldo Tommasini, laureando in medicina, e messa in musica dalla signorina — 416
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Cominu, parte con graziosi brani originali, parte con motivi ricavati ‘dal più svariato genere di musica lirica - operettistica. L'argomento della leggenda, intessuto dal Tommasini con genialità e con ricchezza di fantasia, e dallo stesso scritto in versi e dia- logato con arguzia ed elegante spigliatezza, venne svolto in quattro comicissimi atti du- rante i quali l’azione si mantenne sempre sulla stessa tonalità di brio, di colorito, e di particolare attrattiva. In essi si vede il giovane maestro della Trimurti fiorentina del 1517, Brando dei Buondelmonti, che è inviato da Golia, protettore degli universitari, a cono- scere gli usi e costumi della gioventù goliar- dica padovana dei nostri giorni. In tale im- presa il Buondelmonti ha per compagni Dante e Macchiavelli, che in mezzo ad una vera ba- raonda ne fanno e ne ricevono d'ogni sorta, dando luogo a scene di amena vivacità ed esilerantissime. Il pubblico, che gremiva il teatro in ogni ordine di posti, e composto in gran parte di elemento studentesco, non mancò di tributare calorosissime accoglienze alla geniale parodia della vita goliardica e ripetute ed entusiastiche ovazioni ne sottolinearono i punti più salienti. L’orchestra, diretta con elegante disin- voltura dalla predetta signorina Cominu, con- tribuì senza dubbio alla completa riuscita dello spettacolo con una esecuzione musicale inap- puntabile; intonatissimi furono anche la reci- tazione ed il canto, in cui prodigarono una particolare capacità artistica lo stesso Tom- masini nella parte del Buondelmonti, il De Paoli nella parte di Dante, il Silvestri nella parte del Macchiavelli, il Pavan, il Gabbiano e il De Dionigi. Molto bene sostennero anche le rispettive parti le signorine Petrowa, Candio, Polese, Pompeo, Morosini e Galeazzo. Durante gli intervalli vennero eseguiti fra unanimi applausi gli inni patriottici e studen- teschi e fra il secondo ed il terzo atto ebbe anche luogo l'investitura del nuovo Tribuno della Facoltà di medicina, nella persona dello studente Capuzzo, effettuata con |’ abituale solennità di rito. IL CONCORSO PROVINCIALE BANDISTICO CORALE E MANDOLINISTICO DEL DOPOLAVORO La direzione provinciale dell'O. N. D. della nostra città, che dedica istancabilmente ogni cura particolare a tutto ciò che possa con- tribuire all’elevazione spirituale ed all’educa- zione intellettuale delle masse operaie e po- polari, organizzò sulla fine dello scorso dicem- bre un grande concorso bandistico, corale e mandolinistico fra tutte le Società della provincia aderenti all'Opera e ciò allo scopo di favorire e rafforzare la loro organizzazione, specie nei piccoli centri, dove la loro funzione ha un'importanza indiscutibilmente educativa e sociale, poichè è attraverso le manifestazioni musicali che l’anima del popolo si raffina e si eleva e si abitua al culto dell’arte e del bello. E nell'intraprendere tale iniziativa i diri- genti del Dopolavoro non vollero quindi dare al concorso un carattere esclusivo di gara di abilità, ma vollero chiamare ad esso i diversi gruppi musicali per rafforzare in ognuno quello spirito di emulazione nobile e disinteressata che è il mezzo miglior e perchè ciascuno inten- sifichi la propria attività e senta più vivo il de- siderio di conseguire risultati sempre maggiori. La partecipazione dei concorrenti fu rego- lata per categorie ed a ciascuna categoria fu imposto l'obbligo di eseguire un brano di mu- sica di difficoltà proporzionata alle rispettive capacità. AI concorso parteciparono 19 Corpi ban- distici, 8 Società Corali e 5 Gruppi mando- linistici. sc 47
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Îl concorso ebbe inizio con un concerto mandolinistico che si svolse all’ Università Po- polare la sera del 28 Dicembre, di fronte a numerosissimo el eletto uditorio, e che riuscì in modo veramente ammirevole. Ad esso parteciparono i gruppi mando- linistici della /pa, della Ater: e Fedeli e del- |’ Arrigo Boito con esecuzioni inappuntabili per intonazione, per colorito e per sfumature e che riscossero fervidissimi applausi. CCLXII - IL CONCORSO PROVINCIALE BANDISTICO CORALE E MANDOLINISTICO DELL’OPERA NAZIONALE DOPOLAVORO UNA RAPPRESENTANZA DEI PARTECIPANTI AL CONGRESSO SI RECA A RENDERE OMAGGIO ALLA MEMORIA DEGLI UNIVERSITARI CADUTI IN GUERRA E DEI CADUTI FASCISTI 30 DicEMBRE 1923 - VII Le altre esecuzioni istrumentali e corali si svolsero contemporaneamente il mattino del 30 dalle ore 8 alle ore 12 ant. nella Sala della Ragione, al Cinema: Teatro Eden e nella Sala della Gran Guardia. Alle ore 16 dello stesso giorno si ebbe poi il concerto di chiu- sura nella Sala della Ragione. Prima che s’ini- ziasse il concerto il Cav. Uff. Severino Forno avvertì il pubblico, intervenuto numerosissimo all’eccezionale manifestazione artistica, che la premazione dei vincitori poteva aver luogo in quel momento perchè le giurie non avevano potuto esaurire il loro compito, reso non delicato e laborioso dall’efficienza artistica di tutti i concorrenti. 3 E, giustamente, l'oratore aggiunse che questo soltanto valeva a determinare la mi- sura del successo conseguito da tale primo raduno dei corpi musicali della provincia, che, composti in maggior parte da rudi lavoratori dei campi e delle officine, si resero ancor più meritevoli di ammirazione e di elogio. Lo svolgimento di ogni parte del program: ma fu eseguito da tutti indistintamente con ap- passionato fervore arti- stico, tanto che autorità e pubblico, che gremi- rano la sala, tributaro- no incessantemente ai modesti e valorosi ese- cutori ovazioni caloro- sissime. I primi premi di ca- tegoria furono poi così assegnati: Corpi bandi- stici: Banda di Piove di Sacco; Banda di Pra- glia; Banda di Arquà Petrarca; Banda di Li- mena. Società corali: Società corale G. Verdi di Cittadella e Società corale di Camin (Pado- va). Gruppi mandolinistici: Società mandoli- nistica A. Bo:to di Padova. Lo stesso giorno 30 alle ore 14 le bande Fot. Art. A. Gislon - Padova partecipanti al Congresso si riunirono in piazza Eremitani da dove mossero in corteo per fiori nel portone dell’Università, in omaggio alla memoria de- gli Studenti caduti in guerra, ed una al Parco delia Rimembranza dei Caduti fascisti. Il corteo era aperto dal gagliardetto del Dopolavoro. Nell’attraversare le principali vie recare una corona di della città le musiche suonarono gli inni della Patria, che furono applauditissimi dal pubblico.
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AI È è è si Y Lì ASSISTENZA E BENEFICENZA IL QUARTO CENTENARIO DELL’ORFANOTROFIO DI S. M. DELLE GRAZIE Ricorrendo il quarto centenario della fon: dazione dell’Orfanotrofio di Santa Maria delle Grazie, il mattino del 15 Settembre ebbe luogo una intima e solenne cerimonia inaugurale dei lavori di restauro della chiesa e degli edifici ove ha sede l’Istituto, rimessi per la circostanza completamente a nuovo col con- tributo del Comune, della Provincia e del Vescovo nonchè con quello di vari Enti e privati cittadini. Alla cerimonia erano presenti molte auto- rità con a capo il Vescovo, il Podestà Conte Giusti ed il rappresentante di S. E. il Prefetto. Alle ore 7.30 Mons. Vescovo celebrò la S. Messa e distribuì la cresima ad una qua- rantina di bimbi d’ambo i sessi ricoverati nell’Orfanotrofio e nell'Istituto Vittorio Limna- nuele, rivolgendo loro, al Vangelo, brevi ed affettuose parole di circostanza. Dopo il rito sacro venne scoperta una targa posta ‘a ricordo dei lavori compiuti, la quale reca la seguente epigrafe dettata dal Prof. Gustavo Zambusi: Muwuricipîi, Provin- ciae, Episcopi, Civium — aere collocato — aedes instaurato et aedium facies — Anno MCMXXVIII — V. in eunte saeculo. Infine fu servito agli intervenuti un signo- rile rinfresco. NEL CENTENARIO DELLA FONDAZIONE DELL’ISTITUTO DELLE SUORE TERZIARIE FRANCESCANE ELISABETTINE DI PADOVA (1828-1923) Sebbene l’opera di fede e di amore sia stata condotta sempre nella più profonda umiltà, pure questa Città non ignora come entro le sue mura abbia avuto inizio, svi- luppo e consolidamento, una delle fondazioni più ricche di bene che la Padova del secolo XIX ha lasciato in eredità alla Padova del secolo XX: la Congregazione delle Suore Terziarie Francescane Elisabettine. Ed è giusto che nell’anno in cui ricorre il centenario dal giorno col quale Elisabetta Vendramini, nella Reggia della santa Povertà, raccoglieva il primo piccolo nucleo del suo Ordine Francescano, a guadagnare anime a Dio e a confortare miserie umane, Padova sollevi per un momento il velo, che nasconde tanta bellezza e vastità di opera, per rendere il dovuto omaggio a Colei che dette così — 419
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nobile esempio di carità cristiana, e all'Ordine che, sorto per opera sua, da un secolo, non solo a Padova, ma anche altrove, prodiga infinite cure ai bimbi, agli orfani, ai malati, ai vecchi, ai morenti. Se Padova non ebbe l'onore di dare i natali alla Vendramini, bassanese, essa ebbe però la fortuna di accoglierla, quando in Lei il desiderio di raccogliere intorno a sè delle anime sorelle, per prodigarsi con esse alle opere di carità, era diventato un comando; di darle, come guida e come sostegno, un padovano animato dallo stesso zelo di carità, il sacerdote Don Luigi Maran, e di conside- rarla come figlia diletta per ben 33 anni, durante i quali Essa fece di questa il Città centro del suo apostolato. E così in Padova ebbe culla la pia Fon- dazione: in un tugurio, vera Reggia della Santa Povertà, con tre sacconi ripieni di paglia, nel quale furono accolte le prime fan- ciulle, sottratte ai pericoli della strada. E appena attorno alle prime tre Suore altre creature si raccolsero per fare la stessa obla- zione di sè allo spirito di carità, e la Con- gregazione fu costituita, è in Padova che sorsero le prime filiali: alle Suore Terziarie Elisabettine furono man mano affidate l’assi- stenza delle povere vecchie accolte nella Casa di ricovero al Beato Pellegrino, l'educazione delle fanciulle accolte nell’Asilo di S. Cate- rina, la custodia dei bimbi degli Asili infan- tili, la cura degli infanti dell’Istituto degli Esposti, l'assistenza ai malati dell'Ospedale civile ecc. E da Padova l'Istituzione si è allargata in tutta Italia, pur conservando in questa Città la sorgente di tanta luce. Se si pensa ora che per merito di queste Ancelle di carità innumerevoli bisognosi di cure e di assistenza, sia in pace che in guerra, hanno trovato e trovano negli ospedali, negli asili, nei ricoveri, tutti i conforti più cari, non si può.non rendere all’ Istituto nel suo centenario il plauso della Città per l’opera santa compiuta, con l'augurio che la pianta magnifica dia sempre maggiori frutti a gloria di Padova nostra. I POSTELEGRAFONICI FASCISTI DEDICANO UN REPARTO DELLA LORO VILLA MARINA DI PESARO ALLA MEMORIA DI ‘L. FAGGIN,, La Giunta esecutiva dell’ Associazione nazionale Postelegrafonici fascisti, interpre- tando il desiderio di tutti i soci, nonchè quello dei bimbi che nella scorsa estate furono ospiti nella Villa Marina XXVIII Ottobre, che l'Associazione stessa ha costruita in Pesaro, e che in essa ebbero le più amorevoli cure dalla compianta Signora Virginia Margherita Alessandrini, eletta consorte del Segretario ‘generale dell’ Associazione, spentasi da poco tempo per repentino malore, decise in una delle sue ultime adunanze che, dovendosi dare un nome ai due reparti della Villa, quello femminile fosse dedicato alla memoria della Signora Alessandrini e quello maschile alla memoria della Medaglia d’oro Lucindo Faggin, postelegrafonico padovano gloriosa- mente caduto in guerra. La cerimonia ebbe luogo solennemente in Pesaro il mattino del 27 Novembre e ad essa, oltre tutte le autorità politiche, civili e militari della città, intervennero anche nume- rose rappresentanze di Associazioni patriot- tiche e le rappresentanze di tutte le Sezioni d’Italia dell’ Associazione nazionale Postele- grafonici fascisti. Di Padova era presente il Cav. Murer con gagliardetto e rappresentanza del Gruppo Lucindo Faggin. Il Cav. Murer era anche delegato a rappresentare il Comune e la Federazione provinciale fascista. La cerimonia ebbe inizio con la celebra- zione della Messa al Campo; ultimata la Messa ebbe luogo lo scoprimento delle lapidi dedicate a Virginia Margherita Alessandrini ed a Lucindo Faggin, mentre le musiche si AZ
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alternavano nel suono degli inni della Patria e Ja Milizia rendeva l’onore delle armi. Quindi il Cav. Murer lesse il seguente messaggio che gli era stato affidato dal Po- destà di Padova : Alla bella cerimonia, nella quale la santa Opera assistenziale fondata da cotesta Asso- ciazione a Pesaro e già forte dell’insegna del Littorio, troverà il suo degno coronamento coi nomi fulgidi dati ai suoi reparti di Virginia Margherita Alessandrini e di Lucindo Faggin, Padova desidera essere presente, non solo con la sua gagliarda Sezione fascista di postelegra- fonici, ma anche con lo spirito di tutta la sua cittadinanza. Per questo mi è grato affidare al valoroso Segretario della locale Sezione postelegrafonica Cav. Antonio Murer, l’incarico di esprimere a cotesta Associazione e per essa al suo degno Presidente Comm. Alessandro Alessandrini, la gratitudine della Città, che si gloria di aver dato i natali alla Medaglia d’oro postelegrafo- nica Lucindo Faggin, per avere a questo puris- simo eroe dedicato il reparto maschile della Villa Marina XXVII Ottobre. E poichè un tragico destino ha colpito il Presidente della Associazione strappando al suo amore la Compagna dilettissima della sua vita, la Sezione postelegrafonica padovana, non solo a suo nome, ma anche a nome di Padova, de- ponga alla base di quella targa, che ricorderà nei secoli Virginia Margherita Alessandrini, sposa e madre esemplare e donna di altissimi sensi, quel fiore della ammirazione e della rico- noscenza, che il giorno 13 Maggio u. s. il Comm. Alessandrini personalmente depose sulla tomba di Lucindo Faggin « sublime esempio di corag- gio e di alte virtù militari ». Dopo la lettura del messaggio il Cav. Murer pronunciò il seguente nobilissimo di- scorso : I postelegrafonici di Padova esultano oggi di composta fierezza nel vedere il nome di Lucindo Faggin scolpito su questo edificio; asilo di cure e di amore; che la volontà della nostra Associazione ha fatto sorgere; nome illustre e caro a tutti i colleghi d’Italia, e che noi di Padova, che il Faggin abbiamo amato e conosciuto, sempre ricordiamo con rispetto, con orgoglio e con fierezza. Di Lucindo Faggin scrisse pagine di ardente entusiasmo un uomo che conobbe non le sue gesta guerriere soltanto, tina anche l'anima sua profondamente eroica e buona, il generale Vin- cenzo Ponzi; e la mia parola sarebbe ora troppo pallida per degnamente esaltarne le patrie virtù. Dirò soltanto che da noi postelegrafonici miglior modo non potevasi adoprare per far conoscere ai nostri figli il martirio eroico, il sacrificio luminoso e costante, l’amorosa dedi- zione alla Patria, di questo sublime Eroe, che nato dal popolo, ha dato alla Patria tutto con lo slancio spontaneo, sincero ed assoluto di chi sente soltanto i doveri di tutto donare tutto osando, in una intima visione di una Patria sempre più grande e più potente, e di un ves- sillo sempre più palpitante nell’azzuro dei cieli. Se il tuo spirito oggi è con noi, o Lucindo, anima grande, eroe leggendario, sappi racco- gliere di noi anche quello che la nostra com- mozione ci impedisce di esprimere, e accogli quest'opera come il simbolo della riconoscenza, come la prova che i superstiti non vogliono e non possono dimenticare chi per la Patria ha dato in olocausto la propria purissima giovi- nezza. Bene ha fatto la Giunta Esecutiva ad unire nella nostra riconoscenza il nome di Lucindo Faggin a quello di Virginia Margherita Ales- sandrini. Anima eletta tra la schiera di coloro che non hanno voluto che il sacrificio dei nostri eroi fosse abbruttito ed infangato da una folla di rinnegati; pia e tenera compagna nelle dure ore di vigilia angosciosa al suo diletto consorte; con lui e con noi sempre in ogni opera di fede e di amore; rapita crudelmente proprio ora che i bronzi osannano alla gloria della Patria risorta. Ed è la madre di Lucindo Faggin, col cuore ancora sanguinante e straziato dal piombo che le tolse il diletto figlio, questa madre che ha dato il viatico della sua benedizione al nostro viaggio, che ti ha visto, camerata Alessandrini, chino pietosamente sulla tomba del suo Eroe, che oggi si genuflette davanti al tuo strazio, e vuole ch'io dia a te per lei un bacio, il bacio di una madre che vuole fondere con il suo dolore infinito il tuo dolore e che, se qui fosse, vor- rebbe tergere con mano pietosa le lacrime che solcano il tuo volto inciso dal tormento. Le ispirate parole del Cav. Murer furono ascoltate fra la più viva commozione e furono alla fine coronate da calorosissimi applausi. Il Comm. Alessandrini strinse il camerata in un affettuoso fraterno abbraccio. _ 421 n
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LA DISTRIBUZIONE DEI PREMI DEL DUCE AI CAPI DELLE FAMIGLIE NUMEROSE Il mattino del 22 Dicembre ebbe luogo nella nostra Città, in una sala del Palazzo del Governo, la cerimonia per la distribuzione dei premi in denaro che S. E. Benito Mussolini ebbe ad elargire nella riccorrenza delle feste natalizie a beneficio delle famiglie numerose. Per la circostanza furono convocati da S. E. il Prefetto nella sala anzidetta i capi delle famiglie premiate appartenenti ai Comuni di Padova, Selvazzano, Vigodarzere ed Albi- gnasego, mentre negli altri Comuni della Pro- vincia la distribuzione del denaro venne effet- tuata dai rispettivi Podestà. Alle ore 11 precise S. E. il Prefetto, se- guito dal suo Capo di Gabinetto Cav. Porto- ghese e dal Dott. Marinello, fece il suo ingresso nella sala, dove fra le altre autorità interve- nute alla cerimonia si trovavano anche il Podestà Conte Giusti ed il Segretario Fede- rale dei Fasci Cav. Uff. Alezzini. Prima di procedere alla distribuzione dei premi S. E. il Prefetto ebbe a pronunciare le seguenti elevate parole : Miei buoni padri di famiglia, Voi avete risposto al mio appello sapendo di dover venire a ricevere dalle mie mani la piccola somma che la benevolenza del nostro magnifico Duce vi ha assegnato in considera- zione della vostra numerosa figliolanza. Ma non è soltanto in ciò la ragione della mia chiamata. Non si tratta soltanto di una pura e semplice distribuzione di sussidi, che, se così fosse, io avrei potuto farvi giungere la somma con altro mezzo e per altra via senza farvi venire qui. La vostra adunata in questo Palazzo del Governo, alla presenza del Capo della Provincia, del Podestà di Padova e del Segretario Federale Cav. Uff. Alezzini ha un ben altro e più alto significato. Significa che qui oggi si sta per compiere una funzione che ha qualche cosa di solenne, che non trova riscontro nelle usanze dei precedenti Governi così poco illuminati sulle vere necessità della Nazione. Questa cerimonia è sopratutto una solenne premiazione che S. E. Mussolini, col suo magna- nimo cuore e col suo sublime intelletto, vuol fare a voi, in segno del suo compiacimento pel notevole incremento da voi portato alla popo- lazione d'Italia. E perciò, se la lontananza e le difficoltà del viaggio non lo avessero impedito, io avrei voluto che oltre a voi fossero stati qui presenti tutti gli altri padri di famiglia degli altri Comuni della Provincia ai quali il Capo del Governo ha elargito il medesimo premio, che essi riceveranno invece dalle mani dei ri- spettivi Podestà. L’idea del Duce, adunque, è stata ed è di rendere per tale modo onore al più sano e al più santo principio della famiglia, premiando voi che questo principio avete dimostrato di avere molto ben compreso e seguito ispirandovi a sentimenti puri e patriottici. Giacchè è appunto nella famiglia numerosa, stretta in una salda unità morale, che riposa il fulcro dello sviluppo della Nazione e della grandezza della Patria. Ma occorre precisare anche un altro con- cetto: questo segno di benevolenza che S. E. Mussolini oggi vi dimostra non vuole, senz’ altro, stabilire, in linea assoluta, un diverso modo di considerare gli italiani che hanno molti figli e ‘quegli che ne hanno pochi o ne hanno niente. Il non avere figli può dipendere anche, pur troppo, diciamo così, dalla volontà del Signore, e vi sono molti uomini e molte donne che vor- rebbero con tutta l’anima essere padri e madri e restano per tutta la vita con questo sacro e ardente desiderio insoddisfatto. Ma vi sono anche molti padri e molte madri che pur essendo in condizioni fisiche di poter aver figli ed in con- dizioni economiche di poterli allevare, ricorrono invece, sotto l'influsso pernicioso di stolte dot- trine, a mezzi obbrobriosi e biasimevoli per evitare la fecondazione e la procreazione. È contro questi sciagurati che offendono Dio e la famiglia, è contro questi sciagurati i quali con la loro studiata artificiosa sterilità compro- mettono la grandezza e la prosperità della Na- zione e divengono i nemici della propria Patria, che S. E. Mussolini insorge e scaglia il suo biasimo furente, mentre mette voi all'ordine del giorno come benemeriti della Patria e vi segnala all’ammirazione del Paese, perchè avete bene dimostrato di possedere sufficiente fede in voi stessi, nelle vostre forze e nella Divina Prov- videnza. Alcuni di voi, che avevano da qualche tempo fatto domanda per avere un sussidio, avevano forse nel ritardo potuto dubitare di ottenerlo. Ma S. E. Mussolini ha voluto che il suo segno di benevolenza e di compiacimento, il suo pre- mio alle vostre numerose famiglie coincidesse — 422 —
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con la ricorrenza di una festa che della famiglia è stata per secoli la consacrazione più vera e più sublime: il santo Natale, la festa più solenne, la più gentile, più attesa da tutte le famiglie cristiane: la festa che fa raccogliere con tene- rezza, intorno ai focolari, genitori, figli e parenti, la festa che ricorda a tutto il mondo cattolico la Divina Natalità e la Sacra Verginea Mater- nità, che noi tutti invochiamo nei momenti di dolore e di giubilo. Tornate dunque alle vostre case per godervi tutta la soavità di questa festa, nella intimità dolce e commovente delle vostre famiglie, rese più felici e più giubilanti per il segno di bene- volenza di cui il Duce le ha onorate. Tornate alle vostre case chiudendo religio- samente nel vostro cuore il sentimento della più viva gratitudine e della più illimitata devozione pel nostro magnifico Duce. Ripetete queste mie parole alle vostre famiglie, educate i vostri figli al più forte amore per la Patria e alla più salda fedeltà del Fascismo: se avete femmine fra i vostri figli, insegnate ad esse di essere madri e spose modello, come furono le madri e le spose che videro con fierezza partire i Joro figli e i loro mariti per i campi della nostra grande guerra di redenzione; se avete maschi, ricordate ad essi che siano pronti per quando la Patria li chiamerà ai nuovi cimenti che fossero richiesti dai futuri destini. Pregate ogni mattina ed ogni sera, con la vostra famiglia, che Iddio conservi sempre al- l'Italia il nostro amatissimo Duce. Il discorso di S. E. il Prefetto venne alla fine salutato da fervide manifestazioni di plauso. Quindi ebbe luogo la distribuzione dei premi e tutti i capi di famiglia rivolsero commossi espressioni di profonda ed affet- tuosa gratitudine all'indirizzo del Duce. L'ALBERO DI NATALE DEL GIORNALE “IL VENETO,, La particolare simpatia e lo spirito squi- sitamente filantropico con cui la cittadinanza padovana segue e favo- risce il crescente sviluppo della benefica istituzione con cui il giornale // Ve- neto arreca ogni anno un po’ di sorriso e di con: forto in tutte le case più umili e più povere, of. frendo ad ogni desco il pranzo di Natale, ha fatto sì che il tradizionale Al- bero fosse stato ricco que- st'anno di circa 3000 ce- stini,che furono distribuiti il mattino del 24 Dicem- bre ad altrettante famiglie bisognose della città. Per la circostanza era stato allestito in via Belle Parti, ed in prossimità della Sede del giornale, un ampio ed apposito padi- glione ornato con festoni, piante verdi e ban- diere tricolori e riccamente illuminato con lampadine elettriche policrome. 24 DIcEMBRE 1928 - VII CCLXIII - L'ALBERO DI NATALE DEL GIORNALE L'ESTERNO DEL PADIGLIONE IN CUI VENNE EFFETTUATA LA DISTRIBUZIONE DEI DONI Fot. Art, A, Gislon - Padova Nell'interno del disposti, con eleganza ed in bell’ordine, mi- padiglione erano stati «IL VENETO » gliaia di cestini, sporte ed involti, tutti ricolmi di ogni sorta e qualità di viveri. Prima che si iniziasse la distribuzione, il padiglione venne
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visitato ed ammirato dalle numerose autorità e personalità cittadine intervenute alla ceri- monia, fra le quali si notavano anche S. E. il Prefetto Gr. Uff. Rivelli ed il Podestà Co. Giusti, e tutti ebbero ad esprimere il loro alto compiacimento per il modo veramente ammirevole in cui era stato allestito l Al bero di Natale e parole di vivissimo plauso ai benemeriti organizzatori, diretti dall’ infati- cabile direttore del giornale Gr. Uff. Alfredo Melli. Mentre le autorità visitavano il padiglione, all’esterno di questo avveniva lo schieramento di tutti i poveri beneficati e dal volto di ognuno, unitamente ai sensi di una grandissima gioia, trasparivano anche quelli di una viva com- mozione e di una riconoscenza profonda. La distribuzione dei viveri avvenne in presenza delle autorità e nell'ordine più per- fetto, mercè il diligente servizio d’ ordine di- simpegnato da agenti di polizia, carabinieri e vigili urbani. ———: (0 SM Tr — 424 —
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TOZEE RE R9AA \tss=t=sS-sS5S5 VARIE LN STO DE ===> =s=bt=s=>5 VASI ERE En e rn PI IL PITTORE EUGENIO CAVADINI La cittadinanza padovana più eletta e gli amanti delle Arti Belle della Regione veneta, tutti piansero costernati a dì 14 Gennaio del 1869 la morte del giovane non ancora ventiquat- trenne Eugenio Cava- dini, veronese di nasci- ta, ma cittadino di Pa- dova per avervi tra- scorsa quasi tutta la sua brevissima vita. Dotato di fervido ingegno e di larga fan- tasia, il Cavadini erasi dato fin dalla prima fan- ciullezza allo studio del disegno e della pittura con passione entusia- stica. I lusinghieri giu- dizi, che i competenti avevano pronunciato sul valore dei primi sag- gi da lui presentati (!), erano stati accolti dalla città, che giustamente s'allietava d’ospitare la nuova grande promes- sa dell’arte, con sincera esultanza. Padova, che aveva visto sorgere al- lora, entro le sue mura vetuste, superbi edifici dovuti al genialissimo architetto veneziano Giuseppe Japellij che s'arricchiva delle ope- re di Vincenzo Gazzotto, fra i pittori padovani contemporanei certo uno de’ più degni di star- sene accanto al sommo Mantegna; CCLXIV . che si com- (1845 - 1869) IL PITTORE EUGENIO CAVADINI piaceva dei lavori scolpiti con mano maestra da Giuseppe Rizzoli e delle belle fusioni in bronzo di Giuseppe Michieli, Padova doveva facilmente rendersi ragione dei meriti del Cavadini e sentirsi spinta ad inco- raggiarne e favorirne il nobile ardore. Il Municipio di Pa- dova infatti, dopochè il giovane ar tista aveva con sommo profitto se- guiti gli insegnamenti impartitigli dal Volpa- to e dal Gazzotto, lo mantenne a proprie spese in Venezia affin- chè egli coronasse de- gnamente i suoi studi in quella benemerita Accademia di Belle Ar- ti, in quella sempre af- fascinante città. Come era prevedibile riuscì agevole al Cavadini di- stinguersi sugli altri allievi dell’Accademia ed ottenere uno dei premi più cospicui. Se- nonchè sorte fatale volle che il nostro per- desse in un disgraziato accidente l’uso della mano destra, divenuta ormai la fedele esecu- trice delle alte conce- zioni della sua elettissima mente proprio allor- quando egli doveva cogliere largo frutto del suo buon volere, della sua tenacia, dei suoi sacrifici,
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del suo ingegno non comune. Il profondo dolore per la gravità delle conseguenze, che gliene sa- rebbero derivate, non abbattè però il forte suo animo; chè anzi il Cavadini con ostinata pa- zienza addestrò in guisa la mano sinistra ad ogni maneggio di matita e di pennello da riuscire ad usarla agevolmente in tutto ciò che egli vo- leva; ed infatti da essa uscirono quasi tutti i più pregiati lavori, che ora abbiamo di lui, con- dotti a termine nel giro di soli cinque anni. (*). Il suo primo dipinto ad olio, che a dimostra- zione del suo animo ri- conoscente verso il Mu- nicipio di Padova fu dal- l’autore stesso donato alla Pinacoteca Civica, rappresentò Gaspara Stampa (*) la celebre ri- matrice padovana del sec. X.VI, l’infelice inna- morata del conte Collal- tino di Collalto di Tre- viso. Angelo Sacchetti, noto epigrafista e critico padovano, osservando, ammirato, che il Cava- dini aveva tratta l'ispi- razione per il soggetto del suo quadro dalla let- tura del dramma in versi del vicentino Jacopo Ca- bianca, non s'era trat- tenuto di soggiungere che la bionda e pallida testa della sventurata poetessa era « forse trop- po soave perchè in essa si potesse facilmente ravvisare colei, che tradita dal da Collalto in amore, nè delicate sollecitudini della sorella e delle amiche, nè splendore di natali e di patria, nè lusinghe di lodi e di fama, nè fascino di pro- messa gloria imperitura, possono renderle com- patibile la vita degli anni sul fiore, e già medita e si risolve a tosto troncarla trangugiando un letale veleno » (‘). A. parer mio però, non v'ha dubbio che in quella dolce imagine è trasfuso ‘un senso profondo di melanconia, che ben s'ad- diceva a persona amaramente delusa della vita ; che impeccabile ne è il disegno; signorile l'at- teggiamento. Alla Gaspara Stampa il Cavadini fece se- guire un dipinto a chiaroscuro rappresentante la tragica fine d’ Anita Garibaldi. È un quadro storico di larga composizione, nel quale è stato espresso squisitamente il sentimento affettuoso del generale Garibaldi per la sua virtuosissima donna, che morì nella villa Guiccioli al Man- driolo di Comacchio il 4 Agosto del 1849. Fu ‘ages PIERA ER CALLIE 4; * Yi ti % 8 È: f hi La È ‘ CCLXV - EuGeNio Cavapini: GASPARA STAMPA ideato dal Cavadini nell’ intento nobilissimo di raccogliere denaro per l’ erezione di un monu- mento in onore della degnissima compagna di tanto Eroe (*). Di detto quadro esiste anche uno studio preparatorio, in chiaro scuro all’ acque- rello, presso la Signora Giuseppina Cavadini ved. Fiorazzo. Le ampie lodi, che per tale storica com- posizione vennero tributate al valente artista, non insuperbirono l’autore. Come vedremo egli non isdegnò di prose- guir e negli studi com- piendo, contemporanea- mente ad opere origina- li, copie di opere d’insi- gni maestri (“). Senza dubbio felicis- sima gli riuscì quella della Sacra Famiglia di Benvenuto Tisi da Ga- rofolo, conservata nel Civico Museo di Padova, da lui eseguita con co- lori all’acquerello così perfettamente da essere giudicata degna di veni- re offerta in omaggio al Re Vittorio Emanuele II e di venir poi collo- cata ad ornare le stanze del Palazzo Reale di Venezia (7). E veniamo all’ AZdo- brandino da Conselve, il maggiore e più perfetto dei lavori lasciati dal Cavadini. Esso trovasi presentemente nel Museo di Padova, per gene- rosa disposizione del sempre compianto ed illu- stre senatore conte Gino Cittadella Vigodarzere. È una composizione all’acquerello in chiaro scuro-su-cartone di cm. 78 per 57, eseguita dal- l'artista quando non contava che 19 anni, e doveva servirgli di modello per un grande qua- dro ad olio su tela, che egli s'era prefisso di compiere non appena gli fossero stati apprestati i mezzi per farlo (*). Îl soggetto, eminentemente patriottico, ap- partiene ai fasti gloriosi della città di Padova, e fu dall’ autore ricercato. nelle antiche nostre cronache ad appagare la sua coscienza d'Ita- liano e d'artista in quel 1866, in cui il Veneto liberavasi dall’oppressione straniera. Trattasi di un valoroso guerriero, |’ italiano Aldobran- dino da Conselve, che essendo ai servizi di Federico Barbarossa, volle vendicare l onore delle armi italiane offeso da Enrico il Tedesco, capitano ai servigi esso pure dell’imperatore. Il certame'fra i due campioni, che si disputa in ONLA:M EA LI LAME AEEATA WOTTETETETSI ASSET TETTI] rc Luv — 426 —
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sullo scorcio del secolo XII, in una grande piazza della città munita di alte torri e di edifici mer- lati, alla presenza del Barbarossa e dei suoi di- gnitari, di soldati, di ogni ordine di cittadini e di numeroso popolo, è giun to già al suo epilogo, Aldo- brandino, fiero d’aver atter- rato l'oltracotante rivale, cui risparmia la morte sol- tanto la clemenza dell’im- peratore, esclama ad alta voce: « a te, inclito Augu- sto, io dono costui che or ora fece mio schiavo la vittoria» ("). Le maggiori difficoltà nel dar forma concreta alla sua larga immaginazione sia in ordine alla composi- zione, sia in ordine al- l'espressione ed all’ atteg- giamento delle figure, ta- lune frementi di passione nell'attesa dell’ esito del l'asprissima lotta, talaltre angosciate nella previsione della fine fatale della disfi- da che aveva impegnato l'orgoglio nazionale, sia in ordine alla foggia de’ co- CCLXVII - Eugenio CavabIini: ALDOBRANDINO DA CONSELVE stumi medioevali, furono magistralmente supe rate dal Cavadini, il quale seppe dimostrarsi anche un disegnatore vigoroso e perfetto. Pec- cato che la morte gli abbia resa impossibile la realizzazione del piano ideato per tradurre in un grande quadro dipinto ad olio quel suo mi- rabile abbozzo, nel quale, meglio che in altri la- vori, appare evidente la derivazione del Cava- dini dal Gazzotto autore del grande sipario del CCLXVI - EugiNio Cavapini: LA FINE DI ANITA GARIBALDI nostro Teatro Verdi, rap- presentante quella esta dei Fiori in Padova che rievoca una significantis- sima costumanza medie. vale dell'età gloriosa dei Comuni (!°). Non ancora ventenne egli dipinse con colori ad olio su tela il ritratto in mezzo busto della signora Antonia Benato Bressa Ca- vadini, madre di lui affet- tuosissima (!), riuscito una pregevole opera d’arte non soltanto per la rassomi- glianza ottenuta con una franca e sapiente modella. zione e con intima pene. trazione nell'anima della persona effigiata, ma anche per correttezza di disegno e per sicura padronanza della tavolozza, mantenuta questa volta su di una bassa tonalità coloristica, che sembrerebbe già sperimentata in più diffi- cili prove. Il defunto Prof. Ab. Modesto Bonato," che meglio d’ogni altro mise in evidenza i meriti
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artistici di lui, ricordò pure, come spettante al Cavadini, una serie di S/udi biennali, pari- menti in chiaroscuro, di soggetto ispirato a costumanze ed a storie antiche di Padova (!*). dall’ epoca romano-imperiale: Arria moglie del padovano Cecina Peto, condannato a morte dal- l'imperatore Claudio, con insuperabile forza d'animo incoraggia il marito a morire immer- CCLXVIII - Eugenio CavapIini: ARRIA E CECINA PETO Non so dove presentemente codesti studi si conservino, ma certo è che il Cavadini per condurli a compimento deve aver avuta una speciale preparazione. Quattro piccoli disegni CCLXX - Eugenio CavapiNI: FRANCESCO NOVELLO DA CARRARA E IL GENERALE CO: MANFREDI DA BARBIANO gendo eroicamente il pugnale nel proprio seno e porgendolo quindi a Cecina con queste parole Pete non dolet; due altri ricordano fatti che appartengono all’epoca della dominazione car- UCCLXIX - Eugenio Cavapini: FRANCESCO PETRARCA E FRANCESCO IL VECCHIO DA CARRARA a matita, ch'io posseggo, tracciati finissima- mente con squisito senso d’arte e con piena conoscenza della storia, devono a parer mio considerarsi appunto i germi che attraverso una lunga elaborazione furono fecondi degli studi accennati. Uno di essi (di mm. 60 x 75) rappresenta un fatto memorabile tramandatoci CCLXXI - Eugenio CAvapINI: ISABELLA RAVIGNANA rarese su Padova e cioè uno: la consegna fatta da Francesco Petrarca a Francesco il Vecchio da Carrara dell’ epitaffio da incidersi sul mau- soleo di Jacopo II, ucciso nel 1350 da Guglielmo, bastardo di Giacomo T da Carrara (dim. mm. 75x80): l'altro: il fiero rimprovero mosso da Francesco Novello da Carrara al generale conte ent 428 a
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Manfredi da Barbiano per il turpe tradimento (dim. mm. 27 x 20) un vecchio suonatore di chi- fattogli il 26 dic. 1404 di non battersi contro 4774, nel quale non si saprebbe se più ammi- l’esercito veneziano a Camponogara (dim.mm. rare il disegnatore impeccabile o il ritrattista 90x80); il quarto di- che sa cogliere nella segno mette in evi- | lor viva espressione denza l’eroismo del- e nelle loro caratte- la pudicissima con- ristiche forme i pet- tadinella Isabella sonaggi scelti a sog- Ravignana, la quale, getto de’ suoi qua- mentre Padova era dri(!). stretta d'assedio dal- Col ritratto della l’imperatore Massi- Principessa Marghe- miliano I nel 1509, rita, raffigurata in per sfuggire alle piedi in un magni- brame di alcuni sol- fico sfondo offerto dati messi a custo- dal verde cupo di dia della città, si annosi alberi d'un gettò dal ponte Cor- suggestivo parco cit- vo nel sottostante tadino, il Cavadini fiume e vi trovò ono- diede l’ultima prova revole morte (pudi- e della sua valentia citiam suam Deo ser- pittorica e della sua vandam commit- ammirazione devota tens... mox a flumine per Colei che, salita suffocatur) (!*) (dim. più tardi al trono mm. 65 x 90). d'Italia, poteva di- Indebolito già da mostrare quali alti lento inesorabile pregi di mente e morbo il Cavadini quali preclari virtù negli ultimi mesi di si assommavano ar- sua vita compì un al- monicamente nella tro piccolo ma pur sua Augusta elettis- pregevole quadro ad — |: RA riv iti BI) dae la di sima persona ("?). olio rappresentante | - Li Con la morte di la Principessa Mar- Eugenio Cavadini fu gherita, allora ap- CCLXXII - Eugenio Cavapini: IL «VECCHIO SUONATORE DI CHITARRA» strappata alla citta- pena diciassettenne dinanza padovana e da pochi mesi sposa all’augusto Principe Um-. una nobilissima speranza, all'arte una grande berto di Savoia, e disegnò a matita su cartone sicura promessa, Lurci RizzoLi (1) La gentile Signora Giuseppina Cavadini vedova Fiorazzo, sorella di Fugenio, conserva nella sua casa in Padova (via Roberto Marin, n. 9) due dipinti ad olio su tela, delle dimensioni di cm. 40 X so ciascuno, rappresentanti: Un conta- dinello ed Una conladinella, eseguiti dal Cavadini quando questi non aveva che quattordici anni; essi possono dimo- strare quanto forte fosse ormai il senso dell’arte nel giovane pittore e quale la valentia di lui nel fermare col colore le sue prime ideazioni artistiche, (?) Bowaro As. Pror. Mopesto — Aldobrandino da Conselve celebre campione delle armi italiane (om.) vissuto nel sec. XII; Padova, tipogr. del Seminario, 1875, 8, a pagg. 39-40. (3) Questo dipinto conservasi presentemente a Padova nella Scuola elementare comunale Roberto Ardigò. (4) Giornale di Padova, a. II, n. 236, sab. 5 Ott. 1867. (5) Ne divenne possessore il Sig. Paolo da Zara di Padova (cfr. BowarO, op. cit., pag. 40). ( 6) La predetta Signora Giuseppina Cavadini vedova Fiorazzo possiede qualche copia di quadri di celebri nostri autori, eseguita squisitamente ad olio dal fratello Eugenio. (?) Bonaro, op. cit., pag. 40. (8) Ibidem, pagg. 7-8. ?) Bonato Ar. Pror. Mopesro — Nelle nozze auspicate De Fabi - Marzolo (Aldobrandino da Conselve) Padova, tipogr. del Seminario, 1875, 8, pag. 36. (19) Il Museo Civico di Padova possiede un pregevole bozzetto di tale sipario, eseguito dal Gazzotto. (11) È nelle dimensioni di cm. 60 x 50; lo possiede la stessa Signora Giuseppina Cavadini vedova Fiorazzo. (1°) Bowaro — Aldobrandino da Conselve, cit., pag. 40. (13) ScarpeoNIT BerNaRDINI — De antiquitate urbis patavine, Basileae 1560, pag, 365. (14) Questo disegno è posseduto dal Prof, Luigi Rizzoli di Padova. (15) Il ritratto di Margherita è posseduto dalla sullodata Signora Giuseppina Cavadini vedova Fiorazzo, la quale pure con- serva con religiosa cura un album di disegni, piccoli acquerelli e l'auto ritratto dell’ artista, eseguito ad olio, all’inizio della sua breve ma già luminosa carriera artistica.
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DUE INTERESSANTI FASI DEL “MATCH +1 INTERNAZIONALE RUGBY-CLUB PADOVA - RUGBY-CLUB BUCAREST CCLXXIII - UNA «MELEÉE» (MISCHIA) A FAVORE DEL «R. C. PADOVA » CCLXXIV - UNA BRILLANTE « THUS» (FUORI GIOCO) — 430 —
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VITA INC RUGBM,, Anzitutto sento di dover rivendicare al- l’Italia e al Veneto una paternità : il gioco della palla ovale, battezzato in Inghilterra con un vocabolo di cui purtroppo siamo schiavi anche noi, è nato molti anni or sono nella città di Padova. Le prime manifestazioni goliardiche della Università di Padova, già tanto splendente studenti — nel gzoco per glorie colturali, portarono gli stranieri — specialmente inglesi della palla ovale. Nella primavera del 1555 fu disputata invece la prima partita in campo, ed esatta- mente su quella riva del Bacchiglione allora erbosa ove adesso si trovano i giardini pub- blici. Il gioco incontrò il favore del pubblico che vide in esso però, più che una competi- zione sportiva, una dinamica manifestazione della goliardia. Infatti nessuno, all'infuori degli stu- denti stessi, osò pra- ticarlo in seguito, tanto che man mano scomparve totalmen- te dalla nostra peni- sola. Gli inglesi ritor- SPORTIVA GIUOCO: DEI EORTI tinuarono questo genere di sport, che però non riuscì a penetrare mai o quasi mai nelle masse, praticandolo per un certo numero di anni soltanto i giovani delle classi più ricche e più nobili. Fu soltanto per questo che al sorgere del go/f e del tennis — giochi meno faticosi e più consoni allo spirito della classe — anche in Gran Brettagna il 7ugdy scomparve quasi del tutto. Gioco vigoroso e ricco di emozioni diver- sissime, non poteva morire e fu cosi che, tra- sportato in America dagli inglesi stessi, ebbe vero e duraturo successo, raggiungendo quella divulgazione (oggi a Los Angeles anche 200 mila spettatori assistono ad un incontro) cui purtroppo non seppe raggiungere nè in Italia nè in Inghilterra. nando in patria con- CCLXXYV - IL «15» DI S. E. TURATI «LA LEONESSA» DI BRESCIA a, 43I Su
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CCLXXVI - LO SQUADRONE DELL'Avv. CAVALLI: «R. C, PADOVA» (LEONI DI S. MARCO) LE SQUADRE E IL GIOCO ITALIANO Ora il vgby sembra destinato a furoreg- giare anche presso di noi; S. E. Turati si compiacque di definirlo 7 mostro gioco, come il più consono allo spirito combattivo ed alla vigoria degli italiani fascisti. A Milano prima, e subito dopo a Padova, qui per opera di appassionati sportivi, fra i quali Pierobon e Fusari, si sono costituite le prime squadre, cui han fatto subito seguito molte altre città. Abbiamo visto così costituirsi uno dopo l’altro i bei guzndici che, forti e gioiosi, hanno cominciato a disputare le prime partite fra squadre italiane, riscuotendo ovunque molta simpatia. I pugilatori hanno in questo gioco tro- vato un piacevole e completo mezzo di alle- namento, poichè le squadre abbisognano appunto di una preparazione fisica così com- pleta e severa quale solo il pugilato può dare. Il rugby col tornare in Italia è in verità stato latinizzato ; infatti a differenza di quello Foto-réportage Turri
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americano, nel nostro gioco non può venir caricato o vincolato dagli avversari che il giocatore che si trova in possesso della palla. Questa geniale ed equilibrata limitazione mette perciò il nostro gioco in condizioni di netta superiorità sull'altro. Non è difficile intuire, invero, quanto questa modificazione contribuisca a snellire ed a rendere più variata la partita. Il gioca- tore che viene assalito, perchè in possesso della palla, può subito liberarsi dalla stretta degli avversari passandola ai compagni che fino al momento in cui non ne sono in pos- sesso devono essere lasciati completamente liberi. Questo fatto crea perciò la necessità di addestrarsi tecnicamente ai passaggi, ap- portando nel gioco un nuovo importantissimo fattore oltre quello della forza. Îl rugby è per la sua natura, un gioco degno di un popolo giovane e forte, come il nostro rinato. CEVNERENDÌ La squadra del Augby Club Padova - Leonî di S. Marco il giorno 6 Marzo 1928 partecipò alla prima partita di r2gby giocata a Brescia ed il 21 Aprile successivo s' in- *contrò per la prima competizione nella nostra città con la S. C. Italia di Milano. Nel bimestre Novembre-Dicembre 1928 il pubblico padovano ebbe modo di ammirare ed apprezzare i suoi valorosi atleti in due importanti partite di rz,g%y giocate nel Campo sportivo Silvio Appiani: la prima con la squadra della XV Legione M. V. S. N. di Brescia e la seconda con la squadra Olim- pionica della /0omanzia. LA VISITA DEL CLUB ALPINO PADOVANO AL RIFUGIO “BENITO MUSSOLINI,, Il Rifugio alpino ZBenzio Mussolini, co- struito dalla Sezione di Padova del Club alpino italiano, sorge nella precisa località ove il Club alpino austriaco di Vienna aveva eretta nel 1886 la Capanna Zsigmondy, a 2235 m., al centro del circo ghiaioso termi- nale della Valle Fiscalina, affluente del Rio di Sesto e della Rienza, in comune di Sesto di Pusteria. La Capanna Zsigmondy, più volte ampliata prima della guerra, completa- mente distrutta nel 1915 dalle nostre artiglie- rie, serviva, col prossimo Rifugio alle Tre Cime di Lavaredo, ai numerosissimi alpinisti e turisti di quella zona giustamente conside- rata fra le più belle delle Dolomiti. I lavori di costruzione del Rifugio Mus- solini, su progetto dell'Ing. Malacarne, furono iniziati nel Luglio del 1927, giungendo per il Settembre dello stesso anno alla copertura. Lavori lenti e difficili quando si pensi che tutto il materiale è stato trasportato da fondo valle a dorso di mulo e con portatori. Nel Luglio del 1928, appena scomparsa la neve, vennero ripresi con alacrità, ed alla fine di Agosto essi potevano considerarsi finiti. La Sezione del Club alpino, nella impossibilità di aprire convenientemente il Rifugio per la sta- gione alpina ormai avanzata, provvide ad un parziale arredamento, così da far funzionare parzialmente il Rifugio con servizio di alber- ghetto dai primi di Settembre alla fine dello stesso mese. In questo breve periodo il Rifugio ebbe oltre duecento visitatori, moltissimi dei quali vollero esprimere sul registro del Rifugio la piena soddisfazione per la iniziativa della Se- zione di Padova del C. A. I. e lodi altissime per la bella opera compiuta. Il giorno 16 Settembre, malgrado l’in- clemenza del tempo, venne organizzata una visita ufficiale al nuovo Rifugio. Convennero lassù col Presidente della Sezione Prof. Cav. Uff. Domenico Meneghini e coi due Vice-Pre sidenti Ing. Cav. Vittorio Alocco e Cav. Uff. Ettore Graziani, quasi tutti i consiglieri della Sezione ed una trentina di Soci. Avevano ade- rito, dolenti di non poter partecipare alla escursione perchè altrove impegnati, il nostro
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Podestà Co: Giusti, i Vice-Podestà Avv. Bon- Îl nuovo Rifugio è il quarto costruito sembiante e Dott. Zuccari, il Segretario Fe- dalla Sezione di Padova del C.A.I.: ampio fabbricato a tre piani, di costruzione prettamente italiana, tutto foderato in legname, costituisce una degna affermazione della Città di Padova e sarà tappa desiderata per quanti vorranno percor- rere la meravigliosa Via degli Alpini dal Rifugio Principe Umberto, sopra Misurina, per la forcella Cengia, la parete immane di Cima Undici, il passo della Sentinella al Rifugio Popera (pure della Se- “zione di Padova del C. A. 1.) a Padola del Co- melico: zona ove ogni CCLXXVII - IL RIFUGIO ALPINO «B. MUSSOLINI » passo, ogni culmine ri- IL FABBRICATO 16 SkrtEMBRE 1928 - VI derale Cav. Uff. Alezzini. Alla fine di una famigliare colazione ottimamente ser- vita dal conduttore del Ri. fugio Sig. Innerkofler, il Podestà di Sesto, Cav. Ca- stlinger, volle brindare alla Sezione del C. A. L ed alla città di Padova, ringra- ziando per la bellissima iniziativa atta a far me- glio conoscere agli italiani le nuove terre, cementan- do i vincoli di cordiale fra- tellanza con le popolazioni della Alta Pusteria. ll nuo- vo Rifugio - Albergo 2Be- nito Mussolini, capace di CCLXNIN - IL RIFUGIO ALPINO «B. MUSSOLINI» LA SALA DA PRANZO oltre 60 letti, sarà in piena efficienza per la prossima 19 Sertemmii 1928 - VI stagione alpina. i Esso sarà inaugurato con la massima so- corda il sacrificio e l'eroismo delle nostre lennità durante la prima metà di Luglio. valorose truppe alpine. i -— 434 —
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DOTT. MICHELANGELO VIVALDI DIRETTORE DEL LABORATORIO MEDICO-MICROGRAFICO MORTO IN PADOVA IL 12 NOVEMBRE 1928 Michelangelo Vivaldi, nato a Padova 18 poter aggiungere agli altri meriti quello della Aprile 1862, percorse guì gli ultimi studi presso pratica estesa ed illuminata nell'esame del ma- il Ginnasio Liceo e nella nostra Università lato e della cura. ottenne la laurea il 1 Luglio 1887. Subito dopo fu per qualche anno me- dico condotto nel Co- melico e successiva- mente a Breganze, ove è tuttora ricor- dato per la grande bontà e per l'esito fortunato delle cure, nei casi più difficili. Chiamato a co- prire il posto di as- sistente alla cattedra di Anatomia patolo- gica nel nostro Ate- neo sotto la guida del compianto Prof. Bonome, con la for- zadell’intelletto, con lo studio e con l’ap- plicazione indefessa, acquistò ottimo cor- redo di cognizioni nel campo delle in- dagini di laboratorio e specialmente nella batteriologia, Durante il tiro- cinio degli studi e CCLXXX - IL DOTT. MICHELANGELO VIVALDI Istituito il labo- ratorio medico - mi- crografico, nel 1893, su proposta dell’Uf- ficiale sanitario del Comune, fu chiama- to a dirigerlo e nel tempo stesso fu a lui affidata la direzione dello Spedale d'iso- lamento, cariche che tenne con grande competenza e con grande amore fino alla morte, avvenuta in modo così vio- lento tra la coster- nazione della diletta consorte, della ca- rissima sorella e dei congiunti e tra il profondo dolore di tutti i colleghi e di quanti ebbero occa- sione di apprezzare le doti sue rare, anzi eccezionali, Da poco passati i laboratori di vigi- lanza igienica alla Provincia, dalla Am- durante l'assistentato frequentò con assiduità ministrazione di questa fu nominato direttore la divisione medica e la clinica medico prope- della Sezione batteriologica, mentre per delibe- deutica, diretta dal ch.»° Prof. Luzzatto, così da razione del Podestà gli era confermato l’inca- SA O
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rico di direttore dello Spedale d'isolamento, che a lui tutto deve. Lascia numerose importanti pubblicazioni scientifiche e di propaganda, da anni largamente diffuse e molto apprezzate. La sua scomparsa suscitò negli amici e negli innumerevoli ammiratori delle sue grandi virtù compianto profondo. A tale compianto si unisce anche la « Rivi- sta» che pur nel dolore della perdita, sente il dovere di vendere questo modesto omaggio alla memoria del valoroso Estinto. dalla lettera del Podestà alla Vedova : bano Questa Amministrazione ha appreso col più vivo cordoglio che la morte ha improvvisa- mente strappato il di Lei ottimo Consorte al- l’amore della Famiglia, alla stima della Citta- dinanza, e all’ affetto devoto di quanti lo cono- scevano. Questo Comune ha avuta la fortuna di pre- porre il Dott. Michelangelo Vivaldi fin dal 1893 al suo Ospedale d’ isolamento e al Laboratorio medico micrografico, e quindi per ben 34 anni ha potuto valersi dell’opera sua nella direzione dei due importanti servizi. Così ha avuto ampio modo di apprezzare la sua alta intelligenza, la sua specialissima competenza, ed il suo grande amore per i ser- vizi cui era preposto, tanto da dovere attribuire a Lui merito se quei servizi da tempo onora- vano il Comune. E sebbene sin dall’ anno decorso il Comune abbia dovuto per categorica disposizione di legge fare consegna alla Provincia dei suoi La- boratori, pure questa Amministrazione era stata ben lieta di potere conservare tra il suo perso- nale il Dott. Vivaldi, anche nella sola veste di Direttore dell'Ospedale d'isolamento, tanto gran- de era la sua stima per questa eletto Funzionario. Purtroppo la morte ha non solo tolto al Comune questa possibilità, e alle locali pubbliche amministrazioni un capo-servizio degno di es- sere citato a modello sotto ogni riguardo, ma anche sottratto alla Scienza medica e batterio- logica uno dei suoi più degni cultori, e alla Cittadinanza un professionista amato e stimato. E a me non resta che partecipare al dolore della Famiglia, nella speranza che tale sincera e viva partecipazione possa essere di qualche conforto alla sua angoscia. Con sensi di stima 1l Podestà: F. Giusti Nel trigesimo della morte del Dott. Miche- langelo Vivaldi si riunirono nell’ Ufficio del me- dico capo i sanitari dipendenti dal Comune, per ricordare il caro ed insigne Collega. Il medico capo, Comm. Randi, con commosse parole ricordò ai presenti la nobile figura, la bontà d’animo, la vasta cultura del Defunto, il bene che egli tacitamente diffuse e l’amore che destò nei cuori di quanti lo conobbero, Le parole, vibranti di affetto, commossero vivamente gli intervenuti che sempre apprez- zarono le alte doti di mente e di cuore del Dott. Vivaldi, e su proposta del Dott. Randi fu accolta l’idea di eternare in qualche modo la memoria del Collega defunto a ricordo imperituro di Lui e della sua opera. Il Prof. Cav. Uff. Luigi Rizzoli a nome degli amici, pubblicò nella circostanza le seguenti nobilissime parole, per onorare la memoria dello Scomparso : « Già un mese è trascorso, da che appren- demmo col più intenso dolore la notizia della tua morte. Al pari della tua sposa diletta e della tua affezionata sorella piangemmo amara- mente noi tuoi vecchi amici, piansero quanti ti avvicinarono, quanti da te furono beneficati, quanti mai poterono conoscere ed apprezzare la bontà e la sincerità del tuo consiglio, il tuo valore scientifico, il tuo scrupolo nel disimpegno dell'esercizio professionale. Innanzi a tutti, e dovunque, rifulgeva sempre la tua innata modestia, certo la sola delle tue virtù che, limitando le tue aspirazioni, ti precluse il raggiungimento delle più alte vette, delle quali ti rendevano ben meritevole i pregi della tua elevata coltura e del tuo fervido ingegno. Solenne manifestazione dell'amore che ti meritasti, fu il cordoglio profondo che traspa- riva dal volto di quanti in larghissimo stuolo accompagnarono lagrimando la tua Salma bene- detta all'estremo riposo; furono le elargizioni che a scopo benefico fecero tanti tuoi concit- tadini per onorare la tua memoria. Pur troppo trascorso è già un mese da che ti abbiamo perduto, ma il nostro dolore anzichè affievolirsi, si acuisce ognor più per l'irrepara- bile vuoto che lasciasti tra noi. Invocandoti, dilettissimo amico, con tutto l’ardore del nostro affetto, con tutta l’effusione del nostro animo riconoscente, esprimiamo in tanto lutto un solo desiderio: di saperti e po- terti imitare ». Avv. ALFREDO CANALINI - SEG TARIO GENERALE DEI. COMUNE - Direttore responsabile Dort. GIUSTINO MATTUCCI - SeGrETARIO AGGIUNTO Rag. EDGARDO COCCONCELLI - Capo-Urricio STATISTICA - Redattore Capo - Collaboratore Artistico 6 —
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. a e e = TED le 7 2 11 gi fon amnng rail tai ST . PADOVA pos il n; T SE 25 ZI TI Upi Ta Ed al el lira RIVISTA COMUNALE peLL’ATTIVITA CITTADINA INDICE GENERALE DELL’ANNATA 1928 Acqueporto cITTADINO (vedi Lavori Pubblici) AGrIcoLTtURA (vedi Battaglia dell’Agricol- tura) AuBeri DI NataALE (vedi Assistenza e Bene- ficenza) AMMINISTRAZIONE CoMmunaLE (vedi anche Omaggi dell’Amm. Com. ad Enti vari) L’insediamento della Consulta Munici- pale L’opera del Governo RE dal suo inizio alla prima seduta della Con- sulta Le opere del (tono e an VI ANNIVERSARI (vedi Cerimonie patriottiche) ASILI INFANTILI (vedi anche Contributi del Comune) L’inaugurazione del Patronato Asilo al la Barriera Trento . L'inaugurazione dell’ Asilo EI al Bassanello ASSISTENZA E BENEFICENZA : L’Albero di Natale dell’Opera Nazio- nale Balilla al Teatro Verdi . L’Albero di Natale di S. Antonio . La festa della Befana ai padiglioni Da Monte e Camerini BaLiLLA (vedi Vita Fascista ed Assistenza e Beneficenza) BANCA D'ITALIA : Il nuovo palazzo . Pag. 145 248 305 301 . Pag. 223 La Befana dei bimbi o al Teatro Verdi . 5 L'inaugurazione del nuovo repar 1 dei padiglioni per tubercolotici La posa della prima pietra per l’am- pliamento dei padiglioni dei tuber- colotici La festa di dna dei Roo e- stivi 1) quarto arena dell’ Orfmotona di S. M. delle Grazie Nel centenario della fondazione dell L- stituto delle Suore terziarie di S. M. delle Grazie - Un reparto della Villa Neo Ri Po- stelegrafonici fascisti dedicata a Pesaro alla memoria di Lucindo Faggin La distribuzione dei premi dn Da ai capi delle famiglie numerose . 3 L’Albero di Natale del RSS «Il Veneto » AuTOSTRADA (vedi ST Sb degno) AvancUARDISTI (vedi Vita fascista) AVIAZIONE (vedi Propaganda e Contributi del Comune). BASILICHE (vedi Chiese) BATTAGLIA DELI AGRICOLTURA (vedi zione) BeFANA (vedi anche Assistenza e Beneficenza) Istru- 419
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La festa della Befana in Piazza delle Frutta BENEFICENZA (vedi agi e Reina) Caporna Lutar (vedi Cerimonie e Comme- morazioni patriottiche) CaputI IN GUERRA (vedi Cerimonie e Com- memorazioni patriottiche) Campeggio AuPINO (vedi Avanguardisti) Campi Sreortivi (vedi Sport) Canto peiL Lavoro CARNEVALE (note di) ; Casa peL GoLiarpo (vedi Istruzione) Casa peL Petrarca (vedi Contributi del Co- mune) CASERMA AVIAZIONE (vedi Aviazione) CaserMA (ex) del Carmine (vedi Sindacati fascisti) Caserma Minizia VOLONTARIA SICUREZZA Nazionare (vedi Milizia Volontaria Si- curezza Nazionale) CastkMa MiLizia FERROVIARIA (vedi Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale) Cavapini EuGrnio (pittore) (vedi Varie) CERIMONIE B COMMEMORAZIONI PATRIOTPTICHE : In memoria di Armando Diaz La solenne celebrazione dell’8 febbraio 1848 È ò h Solenni aisi di doglio per la morte del Duca della Vittoria L’Omaggio della Società Veneta ai pro- pri Caduti in guerra sagra dei Granatieri La celebrazione della Vittoria del Pi iave con l’intervento del Duca d’Aosta Cerimonie per il 24 maggio Festa dello Statuto 0 5 La celebrazione del VI anniversario del- la Marcia su Roma Commemorazione XX Settembre In memoria di Luigi Cadorna La celebrazione del X Anniversario del- la Vittoria i i ; z Le onoranze ai Caduti in guerra sepolti La nel Cimitero Maggiore . È b Lo scoprimento delle lapidi in onore dei Caduti della parrocchia de! Duomo ù x 11 genetliaco di S. M. il Re. CHIRSE : L'inaugurazione del nuovo or gano elet- trico nella Basilica di S. Giustina La posa della prima pietra della chiesa parrocchiale di S. Osvaldo Cimirero Maggiore (vedi Lavori CLuÈs ALPINO (vedi Sport) CLuB IGNORANTI: : I festeggiamenti del Club Ignoranti in Piazza Unità d’Italia . COLONIE ALPINE, MONTANINE, MARINE E VIALI . ; ; 5 Pubblici) FLU- Pag. » » » » 53 II Binancio Comunare (vedi Finanze Comu- nali) Borsa merci (vedi Contributi del Comune) La grande Colonia alpina « Padova » a Lavarone L'inaugurazione di un nuovo pozzo ar- tesiano nella Colonia marina di roman . . . . . Cerimonie nella Colonia elioterapica « B. Mussolini » di Camposanmar- tino : . . . na nia Lavori di ampliamento della Colonia Montanina « A. De Giovanni » in Barbarano Vicentino : Conmemorazioni (vedi Cerimonie e Col memoriazioni patriottiche) COMPAGNIA GOLIARDICA TRIMURTINA Teatri) Comune (vedi Amministrazione Comunale) Concerti (vedi Musica) CONCORSI BANDISTICI CORALI E srici (vedi Musica) (CONFERENZA ORARIA fe se (vedi MANDOLINI- CONFERENZE VARIE: La conferenza di Giannino Antona Tra- versi nella Casa del Mutilato . Conferenza di S. E. il Senatore Indri al Teatro Verdì ConGRESSI E CONVEGNI: La Congressi e Convegni durante 8 Fiera Campionaria fa- Il Convegno dei postelegratfonici scisti È 7 7 6 5 Ii Convegno dell’Associazione Nazionale Insegnanti fascisti. 3 . 7 ll Convegno degli escursionisti veneti lombardi. ed emiliani con inter- vento di S. E. Turati II Convegno dei Dirigenti dell’ Opera __ Nazionale Balilla } > CONSIGLIO PROVINCIALE DELL'ECONOMIA (ve- di anche Contributi del Comune) L’insediamento CONSULTA MUNICIPALE zione Comunale) CONTRIBUTO DI MIGLIORIA (vedi Finanze Co- munali) ContrIBUTI DEL COMUNE: Contributo del Comune per una sta- gione lirica al Teatro Verdi Contributo del Comune per il funziona- mento di un pollaio provinciale . Contributo del Comune per l’Istituto sperimentale « Enrico Bernardi » Contributo del Comune per nuova sede del Rifugio Minorenni , Contributo del Comune per la X Fiera Campionaria N x 5 (vedi Amministra- la xa » » 359 360 57 271 350 220 40 44 103 104 104
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Contributo del Comune per la Caserma della 53* legione Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale . Pag. Contributo del Comune per la nuova sede del Consiglio Provinciale del- l’Economia e della Borsa - merci.» Contributo del Comune per la Caserma degli Avieri e per i Tassi per l’aviazione " » Contributo del Comune per il Hituio Alpino « B. Mussolini » . : Id Dazio (vedi Finanze Comunali) DELIBERAZIONI DEL PopEsTÀ (vedi materia a cui si riferiscono) Diaz Armanpo (vedi Cerimonie e Comme- morazioni patriottiche) EpiLizia (vedi Piani regolatori e Lavori Pubblici) EpiLizia Scorastica (vedi Istruzione) EDUCAZIONE FISICA (vedi Manifestazioni gin- nico - sportive) FAMIGLIE NUMEROSE (vedi Assistenza e Be- neficenza) Fascismo (vedi Vita Fascista) Fascio (vedi Vita Fascista) Festa peL Lavoro (vedi Natale di Roma) Frsra peL Ligro (vedi Varie) Festa peLLo Statuto (vedi Cerimonie e Commemorazioni Patriottiche) : FirrA CAMPIONARIA (vedi anche Congressi e Convegni e Contributi del Comune): L’or ganizzazione Pag L’ inaugurazione con Dior onto di B A. R. il Duca di SERENO : pe Il quartiere . n "n Le mostre nrinoipali: Ù » La visita di S. E. NERA e dell On. e sonì . . A » Gare Sportive (vedi Sport) GINNASTICA (vedi manifestazioni ginnico - sportive) GIORNATA COLONIALE . Pag. ILLUMINAZIONE PUBBLICA (v. Lavori pubblici) Impiegari ComunALI (vedi Funzionari Co- munali) Contributo del Comune per l’autostra- Imposte (vedi Finanze Comunali) InseGNanTI (vedi Istruzione nonchè Con- gressi e Convegni) III da Padova - Venezia Pag. 260 Contributo del Comune per l’ gmplia: mento dell’Asilo infantile di Chie- sanuova » 260 Contributo del Comune per la ristanti zione della strada che dal paese di Arquà conduce alla Casa del Pe- 262 trarca . » Curto (vedi Chiese) 265 CuLtuRA (vedi Istruzione) D Divisione Minitare (vedi Varie) DopoLavoro (vedi Opera Nazionale) DoposcuoLa (vedi Istruzione) E EscursionIstI (vedi Congressi e Convegni) ESERCITO : La visita di S. E. il Comandante il Cor- po d’Armata alle Truppe del Presidio Pag. Esposizioni (vedi Varie) F Il nuovo Consiglio per il quadriennio 1928 - 32 É Pag. FIERA DEL SANTO » FILODRAMMATICA (vedi Teatri) FINANZE COMUNALI: Abolizione e riduzione del Dazio sui materiali da costruzione . » L’ applicazione del Contributo di mi- gliorìa O) Il Bilancio RAT del amine per + 135 l’anno 1929 » Fiumi (vedi Varie) 151 FOGNATURE (vedi Lavori Pubblici) 159 FoscoLo Uco (vedi Istruzione) 161 FUNZIONARI COMUNALI: I Funzionari del Comune offrono al 177 Co: Giusti la medaglia di Podestà » G Giovani Iraniane (vedi Vita fascista) GRANATIERI (‘vedi Cerimonie e Commemora- zioni patriottiche) 214 Guarnie MunicipaLi (vedi Vigili Urbani) 128 410 181 4l 377 380 45
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Istituto SPERIMENTALE « E. BERNARDI » (ve- La cerimonia religiosa per l’ inizio di Contributi del Comune) del nuovo anno scolastico a . Pag. 263 ISTRUZIONE : b) Scuole secondarie ; a) Scuole primarie : Gli studenti delle Scuole medie vi- Acquisto di immobili per Scuole al- sitano la Tomba di F. Petrarca. ‘» 225 l’aperto ; 5 è RIV . Pag. 40 La manifestazione ginnico sportiva Ampliamento fabbricati scolastici e co- | 262 degli Alunni delle scuole medie . » 235 struzione di una scuola all’aperto . » ) 815 La nuova sede della R. Scuola Com- La visita del Podestà ai Doposcuola plementare « A. Gabelli » . MESSI? fascisti 3 . . A di) 74 e) Università : La gara a premi per la PRE del- 287 Tales dslicema tricole ; K < 64 l'Agricoltura di ora »( 321 L'inaugurazione della Casa del de Costruzione dell’ allogcio per il Cu- mol eri a è : È MERE stode della Scuola all'aperto « Rag- gio di Sole Francesca Randi». » 319 d) Varie: Lavori di completamento delle Scuole Il Centenario della morte di Ugo Fo- A. Oriani e G. Prati : è . » 320 scolo commemorato nelle scuole . » 72 L LAVORI PUBBLICI : 318 Il piano regolatore edilizio per i quar- Sistemazioni strada’i 7 c G . »? 881 tieri centrali e il quartiere di Vanzo Pag. 17 380: La sistemazione dell’ acquedotto citta- ) 305 Apertura di un nuovo transito tra Via dino , 5 5 » } BAL Savonarola e Via Vicenza . 937 La fognatura nel quar nori atta SE di Il nuovo Palazzo Municipale . - 5339 S. Lucia 5 ; , 7 ; . » 8238 Leva rascisra (vedi Vita fascista) ( gog LEvi Civita Giacomo (in memoria) . . » 241 Nuove costruzioni nel Cimitero Magg.» g4o Line mranviARIE (vedi Tranvie) Impianto illuminazione pubblica nel quartiere di « Vanzo » . - AT ERO) M MaAGAazzINI AVIAZIONE (vedi Aviazione) Municipio (vedi Comune) MANIFESTAZIONI ginnico sportive degli alun- Musica (vedi anche Teatri) ni delle Scuole (vedi Istruzione) I concerti sinfonici nella Sala della 148 MANIFESTAZIONI GINNICO - SPORTIVE DELLE OR- Ragione à È : Sao . »$ 188 {ANIZZAZIONI GIOVANILI FASCISTE (vedi 336 Vita fascista) MARATONE DI MARCIA (vedi Sport) La Resurrezione di Cristo del Perosi MarrIcoLe UNnIversIrARIE (vedi Istruzione) nella Sala della Ragione . FAR) N A15, MILIZIA VOLONTARIA SICUREZZA NAZIONALE * I}-Goncorso provinciale bandistico, co- (vedi anche Contributi del Comune) rale e mandolinistico del Dopo- L’ inaugurazione della Caserma della lavoro 6 - ) 3 5 MEDEA: Milizia ferroviaria . - 7 ve pe E Morerti Somari (vedi Varie) MurvI: Mostre: Contrattazioni di un mutuo di cinque La mostra delle Immagini Dantesche milioni per opere di carattere stra- di Amos Nattini , . : SR 150) ordinario 7 è 9: ra: 263 N NaraLe pi Roma (vedi vita Sindacale e Prof. Antonio Lolato . . 3 O) 80 Sport) Alberto Rignano . 5 E 143) È o Ing. Cav. Uff. Emilio Severaoti - en 148 DIRONGLORIOE On. Gr. Uff. Ing. Leone Romanin Jacur » 367 Prof. Francesco D’Arcais . : . Pag. 79 Cav. Uff. Domenico Pastorello . n #67 Giuseppe Barbieri . 2 È : SO 79 Cav. Ottavio Collini + 7 SER PE 368 Giuseppe Zorzi E e . : si 79 Dott. Michelangelo Vivaldi . È ui 436, —— JV —
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OMAGGI DELL’ AMMINISTRAZIONE COMUNALE AD ENTI VARI: L’Omaggio di Padova alla X Divisione Militare . Pag. 165 PADIGLIONI PER TUBERCOLOTICI (vedi Assi- stenza e Beneficenza) Prtrarca Francesco (vedi Istruzione e Con- tributi del Comune) Pirani RegoLaTORI (vedi Lavori pubblici) PiccoLe ITALIANE (vedi Vita fascista) PIENA pri FIUMI (vedi Varie) Popesrà (vedi Amministrazione Comunale) PoLLaro PROVINCIALE (vedi Contributi del Comune) POMPIERI: La tradizionale festa dei pompieri . Pag. 55 L’Accademia pompieristica » 218 I vigili de fuoco al Concorso pompie- ristico internazionale di Torino » 401 QuartIERI CentRALI DI Papova (vedi Piani Regolatori) Quartiere S. Lucia (vedi Fognature) Rusurrezione pi Cristo peL Prerosi (vedi Musica) RiorkATORI ESTIVI (vedi Assistenza e Bene- ficenza) SALA piLLA RagIoNE (vedi Concerti) Scuore (vedi Istruzione) SERVIZI MUNICIPALI (vedi materia a cui sì riferiscono) SInpacatri (vedi Vita Sindacale) Sistemazioni StrapALI (vedi Lavori pub- blici) Socintà FILODRAMMATICHE (vedi Teatri) Socierà VeneTA (vedi Tranvie nonchè Ce- rimonie e Commemorazioni patriotti- che) SPORT: 99 Il nuovo Campo Sportivo del Littorio Pag. 31 Ò Onoranze A Francesco PrrraRca IN Arezzo Pag. 408 OPERE NAZIONALI : Il Dopolavoro provinciale di Padova nel suo primo anno di vita » 46 ORFANOTROFI (vedi Assistenza e Beneficenza) PosreLEGRAFONICI (vedi Congressi e Conve- gni e Assistenza e Beneficenza) PROPAGANDA: La serata di propaganda aviatoria al Teatro Verdi » 208 PUBBLICAZIONI : L’Annuario Comunale per l’anno 1928 VI " 5 i 3 i c È » 865 L’Annuario della R. Università di Pa- dova per l’anno accademico 1926-27» 865 L’Annuario della Scuola d’Ingegneria per l’anno accademico 1926-27 . » 366 Il breviario dell’ Avanguardista » 866 Pucartato (vedi Sport) QUARTIERE DI « VAnZzo » (vedi Piani Rego- latori e Illuminazione pubblica) Rirucio Aupino « B. MussoLinI » (vedi Sport e Contributo del Comune) Rirucio MinoreNNI (vedi Contributi del Comune) RuaBr (vedi Sport) La grande rassegna sportiva nel Na- tale di Roma . 1 ; 3 o ur E) La riunione pugilistica al Campo spor- tivo 3 Ù Ù Ù 0 5 » 237 La maratona di marcia Mestre - Pa- dova È ò = Ù 5 ; » 295) La visita del Club Alpino padovano al Rifugio « B. Mussolini » » 483 Il Rugby gioco dei forti. a SORA81 Stagione Lirica (vedi Teatri) Statuto (vedi Cerimonie ce Commemorazio- ni patriottiche) Strane (vedi Sistemazioni stradali) SUORE TERZIARIE (vedi Assistenza e Bencfi- cenza)
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al: Tasse (vedi Finanze comunali) TomBa DEL PETRARCA (vedi Istruzione) Trarri (vedi anche Musica e Contributi del Comune) TRANVIR: r l La grande stagione lirica al Teatro La nuova sistemazione delle linee tram- Verdi . ; . Pag. 68 viarie e degli impianti della Socie- Manifestazioni Aaa ul suc- tà Veneta nella Città e nei sobbor- cesso dell’« Antenore » . AREA LI ; ghi . . Pag. 41 La riapertura del teatro Garibaldi Dl pel L Tinugurazione della Trameia, Pa- La Compagnia Goliardica Trimurtina dova - Bagnoli . . . . 217: ‘al Teatro Verdi 7 ; . SIA T6: UNIVERSITÀ (vedi Istruzione) VARIR: La consegna del labaro alla 179* Le- Alcune zone della Città inondate dalla gione Avanguardisti 5 » 122 piena dei fiumi . . . . Pag. 131 La consegna del labaro alla Rage Lo sposalizio del mare . è - . » 210 zione provinciale fascista 3 ade 195 La festa del libro . Se: » 212 Le giovani italiane di Padova al con- Le prime due esposizioni di piante e corso ginnico - atletico di Roma . » 205 di fiori a Padova . . » 232 Il Concorso corale dei Balilla delle tre Le solenni onoranze di Riiovdi o Venezie al Teatro Verdi ; 977 salva di Isidoro Wiel . . » 283 Festa fascista a Chiesanuova . » 279 I bimbi italiani residenti all’estero ve- Gli Avanguardisti al Campeggio AI- > nuti in Italia per le cure clima- pino di Val Pinè » 359 tiche . . » 303 La seconda crociera degli a » 351 Lo spettacolo di rina dei mo- : retti Somali È . +.» 302 Vira SINDACALE: ll pittore «Eugenio Cavadini Gi EE Concessione in uso ai Sindacati fasci- Vie (vedi Strade) 5 RAS sti dell’ex Caserma del Carmine . » 48 RE Ra Fugco (vedi Pompieri) La festa del Lavoro nel Natale di Roma » 107 IGILI URBANI: ersk A dan 338 Trasformazione dela a nonno rione La nuova sede dei Sindacati fascisti . » 394 « Guardie Municipali » in quelo La consegna del gagliardetto alla Se- di. «Vigili Urbani » . È » 45 zione sindacale ferrovieri della «Pa- Vira rasgista (vedi anche Congressi e "Con dova - Piazzola - Carmignano» . » 406 vegni) : no __ Vira Sportiva (vedi Sport) La II leva fascista . » 113 VirtoRIA (vedi Cerimonie e Commemora- La magnifica organizzazione dell’ here zioni patriottiche) Nazionale Balilla. È È . » 117 Wirx IsIporo (vedi Varie) 21034 Lat Lal Seliiena or ect fian OIUIDO DPI