Padova - Rivista mensile dell'attività municipale e cittadina - Maggio giugno 1928

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Attività Bancaria: Manzoni Avv. Ottorino. Trasporti: Marangoni Enzo. Alla cerimonia dell’ insediamento, che ebbe luogo nella Sala delle adunanze del cessato Consiglio Comunale, oggi destinata alle adunanze della Consulta, intervennero : S. E. il Dott. Gr. Uff. Giovanni Battista Ri- velli, R. Prefetto della Provincia - Alezzini Cav. Uff. Giovanni, Segretario della l'edera- zione Provinciale Fascista - Menichella Avv. Comm. Luigi, Vice-Prefetto della Provincia - Co: Dott. Ing. Cav. Francesco Giusti, Po- destà di Padova - Avv. Francesco Bonsem- biante, Vice- Podestà - Dott. Alfredo Zuc- cari, Vice- Podestà - Romano Cav. Vittorio, Segretario generale della Federazione dci Sindacati Fascisti - Comm. Antonio Pala- midese, Vice-Presidente della Federazione Fascista dei Commercianti - Dott. France sco Correra, Segretario della Unione Indu- striali Fascisti - Sattin Cav. Antonio, Sc- gretario della Federazione Fascista degli Agricoltori. I Consultori erano tutti presenti, ad eccezione dell’ Avv. Bizzarini e dell’ Ing. Fattori, perchè malati, e dell Avv. Vasoin, perchè assente dalla città. Dopo che S. E. il Prefetto, il Podestà, il Segretario Federale dei Fasci, il Vice - Prefetto e i due Vice-Podestà ebbero preso posto nel banco della presidenza e i 25 consultori presenti nei banchi destinati alla Consulta, S. E. il Prefetto, pronunciò il seguente discorso: Signori Consultori, A voi che con recente decreto ministeriale siete stati chiamati, quali rappresentanti delle varie attività produttive operanti in questa no- bilissima Città, a confortare col vostro consiglio e coni vostri suggerimenti l’opera ardua e for- midabile del Podestà di Padova, io porgo in- nanzi tutto, col più lieto animo, il mio caldo e vibrante saluto, che vuole essere anche espres- sione di sincero compiacimento per la impor- tante carica conferitavi, e di fervido augurio per i fecondi lavori che vi apprestate a sostenere, Una disposizione di legge prescrive che i Consultori municipali prima dl entrare in fun- zione devono prestare giuramento dinanzi al Prefetto. Or io ho voluto venire a raccogliere qui il vostro giuramento, in questa magnifica aula che se è, indubbiamente, onusta di nobili e gloriose tradizioni cittadine, 6 pur quella che fu testimone e teatro di tutto un mondo eletto- rale che il Regime fascista ha spazzato e sep- pellito per sempre: ho voluto che il vostro giu- ramento seguisse in questa sala, perchè il rito solenne costituisce così un più significativo bat- tesimo della nuova vita che con voi sta per sbocciare qui dentro. Dopo la istituzione del Podestà, che ha se- gnato il primo crollo dell’elettoralismo, sosti- tuendo a questo l’unità di comando, così come è avvenuto per le cariche elettive del Partito nazionale fascista, alle quali sono state sostituite le gerarchie nominate dall'alto, e dopo la pro- mulgazione della legge pel riconoscimento giu- ridico dei Sindacati, la profonda riforma attuata dal Governo fascista con la trasformazione del vecchio Stato demo-liberale nello Stato corpo- rativo doveva necessariamente trovare nella vita municipale il terreno per una delle suc prime e più importanti realizzazioni. Perciò accanto al Podestà è stata istituita la Consulta municipale che, come ebbe a dire S. E. il Mi- nistro dell’Interno alla Camera dei Deputati, rappresenta appunto il raccordo amministrativo al nuovo ordinamento corporativo di tutta la vita politica, economica e sociale dell'Italia. Le attribuzioni della Consulta, come lo dice la stessa parola della legge e come è stato chia- rito dalle istruzioni ministeriali, sono puramente consultive; ma sebbene così circoscritte, esse assumono nel nuovo quadro della vita munici- pale una importanza idealmente e politicamente assai notevole; e coloro che ne sono investiti possono, anzi devono, giustamente andare su- perbi della doppia prova di fiducia ad essi toc- cata: Ja designazione da parte delle organizza- zioni sindacali rappresentate nel nuovo Collegio, e la scelta preferenziale da parte del Capo del Governo. Ma a voi, signori Consultori di Padova, do- veva essere riservato un altro insigne privilegio; legare il vostro nome al primo inizio di questa nuova forma di attività municipale, e svolgere la vostra opera accanto al primo Podestà di Padova, a fianco del Co: Francesco Giusti, che la nobiltà dell'animo, la proverbiale integrità del carattere, la mente perspicace, la poderosa pre 146 Ss

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attività, la purissima fede fascista pongono in primissima linea nella storia del Podestariato italiano. Ancora una parola ed un monito. Il giura- mento che state per rendere viene raccolto con l'assistenza testimoniale del più alto Gerarca provinciale del Partito nazionale fascista. Ciò vi impegna ancor più saldamente a tener sem- pre viva la vostra fede fascista, la vostra devo- zione profonda al possente animatore e creatore di ogni cosa bella e grande pel nostro Paese, all’immortale Duce dell’Italia e del Fascismo. Fervidi applausi accolsero le parole di S. il R. Prefetto lesse la formula del giura- E. il Prefetto. Cessati gli applausi, mento che doveva esser prestato da ogni Consultore nei termini seguenti: Giuro di essere fedele a Sua Maestà il Re ed ai suoî Reali Successori, di osservare leal- mente lo Statuto e le altre leggi dello Stato, e di esercitare le mie funzioni di Consullore mu- micipale al solo scopo del bene inseparabile del Ie e della Patria. S. E, dei Consultori presenti. Man mano che I il Prefetto fece quindi l’ appello ciascun Consultore veniva chiamato, il medesimo prestava il giuramento di rito, pronunciando alla presenza dei predetti si- gnori Cav. Uff. Alezzini e Avv. Comm. Luigi Menichella, funzionanti da testimoni, la parola Giuro e porgendo il saluto romano. Prestato da tutti i Consultori presenti il giuramento, S. E. il Prefetto dichiarò insediata la Consulta municipale di Padova in nome di S. E. il Capo del Governo. Da ogni parte si gridava: Viva il Duce d’Italia; e applausi vivissimi risuonavano nell’Aula. Ritornato il silenzio il Cav. Uff. Gio- vanni Alezzini, Segretario federale pro- nunciò le seguenti parole: Signori Consultori, Anzitutto a Voi il saluto della Federazione provinciale fascista ed il mio particolare affet- tuoso di camerata e di capo. Sono orgoglioso è nel contempo commossò nel rivolgervi la parola in questa circostanza, poichè posso affermare che la nostra Città, ormai inquadrata magnificameme in tutte quelle che sono le manifestazioni politico-sociali del Fascismo, ha intrapreso un programma di opere che è, non soltanto degno della città illustre per i suoi studi, i suoi commerci e per la sua storia, ma costituisce un vanto per il Fascismo realiz- zatore e costruttore di potenza. Se così posso dire oggi, camerati, non è sol- tanto perchè tutti, capi e gregari, siamo frater- namente in linea col cuore pieno di passione e di fede, a null'altro anelando che a nuove con- quiste per degnamente servire il Duce e l’Italia nostra, ma sopratutto perchè a reggere le sorti della civica Amministrazione, siete voi, Came- rata Co: Giusti, che io ho già definito Podestà fascistissimo, perchè tutta la passione, tutto lo orgoglio, tutta la fede, tutta la visione radiosa di una Patria più grande, più potente e più bella, Voi avete racchiuse nell'anima e avanzate così come un giorno sulle balze alpine allorchè la Gran Madre vi segnò della Sua gloria. Cessati gli applausi che accolsero le parole del Segretario federale, il Podestà Co: Ing. Dott. Francesco Giusti, pronunciò te] il seguente discorso: Eccellenza, Camerati, Ringrazio S. E. il Prefetto di aver consen- tito che in questa aula abbia luogo la presta- zione del giuramento da parte degli eletti a membri di questa Consulta, perchè io sono con- vinto che questo giuramento, nella sua concisa ma completa affermazione, può e deve sostituire quella esposizione di programma, che costituiva un tempo la caratteristica della prima adunanza del Consiglio comunale. Il vostro mandato deriva dalla geniale in- novazione del Duce, che volle dare alle Associa- zioni sindacali funzioni di collaborazione nel governo dello Stato e degli Enti locali, ed in- vero nessuno meglio di voi per la vostra com- petenza in ogni ramo di lavoro può efficace- mente contribuire a quella armonia sociale sulla quale il Duce vuole basata la grandezza d’Italia. Il Governo nazionale ha voluto distinguere e precisare le nostre competenze affidando a me quella deliberativa, a voi quella consultiva; ma ci ha dato un fine comune: il bene della Città nostra. Mi sarà grato quindi sottoporre al vostro tecnicismo, al vostro senno i problemi più gravi della vita comunale e se, come sono certo, voi saprete a tali conoscenze coordinare la visione == 4] =

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completa dei bisogni cittadini presenti e futuri, e un affetto senza limitì per la nostra Città, che intende e vuole con la guida del Littorio rag- giungere quel radioso avvenire che le fu vati- cinato dal Duce a premio della sua fede e della sua passione, io ed i Vice Podestà, miei valorosi e fidati collaboratori, non potremo che ringra- ziarvi per la vostra cooperazione e trarre da essa il migliore ausilio per il compimento del nostro dovere. Applausi vivissimi accolsero le parole del Podestà. Il Consultore più anziano di età, Gr. Uff. Romeo Mion, ricambiò infine a nome dei suoi Colleghi il saluto a S. E. il Pre- fetto, al Segretario federale e al Podestà, rilevando come la Consulta sarà lieta di Co: l’opera fervidissima che egli con intelletto coadiuvare il Francesco Giusti nel- d'amore ce con grande competenza sta assolvendo quale primo Podestà di Padova. Aggiunse che i Consultori non man- cheranno di esaminare e studiare con amore gli argomenti che il Podestà sottoporrà al loro parere, sapendo di poter contare sulla guida esperta del Podestà e dei Vice Po- destà, ed essendo tutti animati dallo stesso grande amore per la propria Città. Ter- minò inneggiando alle maggiori fortune della Patria, assicurate dal Fascismo, a S. Maestà il Re, e al Duce. Cessati gli applausi con cui fu accolto anche quest ultimo discorso, il Segretario generale del Comune chiamò ad uno ad uno i Consultori presenti perchè appones- sero la loro firma al verbale attestante il pre- stato giuramento, predisposto dallo stesso Segretario del Comune per essere conser- vato negli atti d’ ufficio. Firmato da tutti i Consultori presenti il verbale, il Podestà dichiarò ultimata la cerimonia dell’insediamento, e l’ adunanza si sciolse. S. E. il Prefetto, accompagnato dal Podestà, dai Vice Podestà, dal Segretario federale e dal Vice Prefetto, usci quindi dall’Aula, seguito poco dopo dai Consultori. LA SALA DELLA RAGIONE SEDE PER I CONCERTI SINFONICI Tra i primi atti del Governo podesta- rile uno dei più importanti nei riflessi ar- tistici è stato certamente quello con cui fu destinata la Sala della Ragione a sede per- manente per concerti sinfonici. È a tutti noto come, perduta col volger dei secoli la sua primitiva destinazione, il Palazzo della Ragione, vero miracolo di ardimento e di solidità, eretto nel secolo XII a monumento di gloria nazionale e a trofeo di libertà rivendicata, che contiene la più grande sala pensile che si conosca (m. 27 X m. 80), non ha più avuto, per quanto concerne la Sala, scopo specifico. I vari Governi succeduti nell’Ammi- nistrazione del Comune, pure adibendola saltuariamente a qualche fine, hanno in ge- nere lasciata la grandiosa Sala senza una destinazione, paghi di conservarla come mo- numento d’arte a ricordo delle glorie avite. E così quel Salone magnifico è rimasto quasi sempre inutilizzato: mentre l’uso sal- tuario non fu sempre degno dell’ Opera d’arte. Il nuovo ordine di idee e di opere, promosso e fecondato dal Regime fascista, doveva condurre anche in questo campo ad una illuminata risoluzione. E poichè l’idea ia

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lanciata nel 1926 dall'Istituto Musicale, e per esso dal suo benemerito Presidente Avv. Comm. Sergio Leoni, di destinare il Sa- lone della Ragione a sede permanente di concerti sinfonici, ed appoggiata col più grande calore dalla Federazione provinciale fascista, conduceva ad una magnifica uti- lizzazione, del tutto corrispondente alle tradizioni culturali della Città e alla gran- dezza dell’opera d’arte, così con delibera- zione podestarile 11 febhraio 1927 n. 66 ne fu senz'altro sanzionata |’ attuazione. Soltanto, per il riguardo avuto ad altra iniziativa in corso per una esposizione d’arte nella primavera-estate 1927, ne fu rimandata la esecuzione al 1928. Naturalmente la divisata permanente destinazione fu subordinata all’ approva zione del Ministero della P. I, come pure fu riservato al Comune il diritto di appro- vare il progetto delle opere di adattamento, la cui compilazione veniva affidata all’ Isti- tuto musicale, al quale, con lo stesso atto, veniva riservato l’uso del Salone per i con- certi sinfonici. Forte di questa deliberazione di mas- sima, l’Istituto musicale non ha mancato di prendere gli opportuni accordi con la Sovraintendenza dei monumenti di Venezia per tutte le opere necessarie per la delibe- rata destinazione, valendosi anche per il disegno delle sedie e del palco della nota genialità artistica del Prof. Comm. Forlatti. Ne è derivato un progetto di opere per un importo di circa L. 145.000, € quindi molto superiore alla spesa di circa lire 50.000 prevista nel Febbraio 1927. È poichè i contributi che l’ Istituto musicale aveva nel frattempo potuto ottenere da altri Enti, come la Provincia e la Cassa di Risparmio, ascendevano a sole L. 18.000, e la somma che esso poteva aggiungere a tale importo non poteva che essere modesta, così si © rivolto di nuovo al Comune, perchè volesse più che duplicare il prece- dente impegno. Riconosciuto pienamente fondato il nuovo preventivo di spesa per rendere la destinazione degna della grande Opera d’arte, non è parso però più naturale il concetto del concorso da parte del Comune, c quindi si è convenuto con l’Istituto mu- sicale che tutta la sistemazione, così come era proposta, dovesse essere fatta dall’ Isti- tuto non più per conto proprio, ma per Co- suo conto e nell'esclusivo interesse del mune, che a tale uopo assumeva a carico la quasi totalità della spesa, pur restando |’ esecuzione dell’ arredamento afli- data all’Istituto musicale, che con tanto amore e tanta cura aveva predisposta la sistemazione stessa. Nello stesso tempo il Comune ha vo- luto essere direttamente rassicurato sull’ ap- provazione della destinazione e della siste- mazione da parte del Ministero della P. LL, e poiché la relativa comunicazione è per- venuta con la nota 2 marzo 1928, n. 294, della R. Sopraintendenza dell’ arte medioc- vale e moderna di Venezia, così il Podesta il giorno Io di detto mese ha potuto sen- altro addivenire alla deliberazione relativa che modifica e completa quella già ricor- data dell’ri febbraio 1927. Al Comune, però, è stato riservato il diritto di usare il Salone per qualsiasi altro fine conciliabile con il suo speciale arreda- mento, dato che il Salone stesso continuerà dal della conservazione e della visita da parte di ad essere custodito Comune ai fini quanti desiderino ammirare l'Opera d’arte, E con detta deliberazione è stato anche — 149 —

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stabilito che la concessione d’uso del Sa- lone all’ Istituto musicale sia fatta per il quadriennio 1928-1931 a titolo di csperi- mento, con la sola condizione che l’ Istituto provveda a sua cura e spese alla manun- tenzione e completamento dell’ arredamento, salvo a determinare alla fine del quadriennio le altre condizioni e modalità per la pro- roga della concessione. La spesa che il Comune va a soste- nere non è lieve; ma quando si pensi che con questa destinazione e sistemazione Pa- dova avrà assicurata a sè stessa la più grande e la più bella sala di concerti d’I- talia, che potrà assurgere all’ importanza di un tempio sinfonico, non si potrà dubitare che per simile realizzazione fascista l’onere comunale è più che giustificato. Del resto la speciale competenza del- l’Istituto, cui è affidata la gestione, e la possibilità di un numero vastissimo di udi- tori danno sicuro affidamento che la ge- niale e magnifica iniziativa ottenga i mi- gliori successi, — ISO —

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(4 CE ANO AVER, RIZENZENZENZL a DI è " "2 _"SD°DSTZ2 n) LA X FIERA CAMPIONARIA INTERNAZIONALE 10 * GIUGNO 1928 *» VI Il completo c brillante successo con- seguito anche quest'anno dalla Fiera Cam- pionaria di Padova, con evidente superiorità in confronto di quelli degli anni precedenti, appariva già certo c preciso, nella gran- diosità delle suc linee, sin dai giorni in cui, nei quartieri di Via Niccolò l'omma- sco, coloro, che con tanta competenza c con tanto amore guidano l'istituzione be- nemerita nel suo cammino ascensionale, dirigevano instancabilmente, in mirabile fusione di animi ed in unità d'intenti, il febbrile lavoro di preparazione che doveva condurre alla nuova e sicura meta. La benevola simpatia con cui Padova suc vede assecondate da ogni parte le an- nuali manifestazioni, che esaltano degna- mente la geniale attività creatrice € del sempre con crescente fervore; e la città pro- duttiva popolo italiano, si rinnova nostra, che da essa trac ogni migliore in- citamento per muovere ogni anno, con rinnovata audacia e vibrante d'azione, dalle posizioni tenacemente conquistate alle glo- rie di maggiori trionfi, non si arresta dinanzi ad ostacoli e sacrifici, pur di rendersi sempre più benemerita della rina- scita economica d’Italia e della giusta va- lorizzazione delle forze nazionali, per cui ritempra ognora la sua volontà e la sua fede alle glorie purissime del passato. La N Fiera dei Campioni, oltre essere stata superba rassegna delle mete sino ad oggi raggiunte in ogni campo dalla mente e dalle braccia dell’uomo, ha voluto anche assurgere a manifestazione di carattere emi- nentemente patriottico, accogliendo nei suoi quartieri la Mostra speciale della Distruzione e Ricostruzione, organizzata in modo veramente meraviglioso c perfetto, con la quale il Comitato ha ritenuto di compiere un altissimo dovere, quale quello di celebrare in modo degno e solenne il X Annuale della Vittoria. Alla gloriosa Città dell’ Armistizio, che più di ogni altra conobbe e sopporto stoi- camente i disagi, le sofferenze ed i sacrifici del periodo bellico, non poteva non essere concesso il privilegio di rievocare alle ge- nerazioni vecchie c nuove la furia devasta- trice a cui furono soggette le terre Venete durante la guerra e durante il periodo del-

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RA (CAMPIONARIA CON L'INTERS| VENTO DI S.A.R.IL DUCA DI || BERGAMO. Le a 4 5.0.R. E RICEVUTO IN MUNICIPIO || DAL PODESTA E DAI VICE PODESTA?.|l 22:S5.A.R. ARRIVA NEI QUARTIERI . DELLA FIERA CAMPIONARIA. . . || 5-4:DURANTE LA CERIMONIA DELL'INQUGURAZIONE. .... 5:5.A.R. E S.E. BISI AL PADI= GLIONE FORESTALE i 625.0.R. AL REGGIMENTO SUE sii LXXVHI - L'INAUGURAZIONE DELLA X FIERA CAMPIONARIA 10 GiUuGNO 1928 - VI Fot. Art. A. Gislon - Padova

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LXXIX - L'INAUGURAZIONE DELLA X FIERA CAMPIONARIA DI PADOVA IL PODESTÀ Co: Inc. 10 Giugno 1928 - VI l'invasione, e l’immane opera di ricostru- zione compiuta, in pochi anni dalla Vittoria, con tenacia ed ardore senza pari, da questo popolo mite, laborioso ed eroico, per rido- nare vita più bella e più feconda, dove un’accozzaglia di gente barbarica non aveva saputo seminare che lo sterminio ec la morte. Padova, che dai fasti luminosi della sua storia ha attinto sempre novelle energie per opere feconde di bene, si è resa ancora una volta degna delle sue antiche tradizioni. LA SOLENNE INAUGURAZIONE DELLA FIERA ALLA PRESENZA DI S. A. R, IL DUCA DI BERGAMO Il mattino del 10 Giugno il lavoro di preparazione era già completamente ultimato e tutto cera stato predisposto, con precisione e celerità particolari, perché il rito celebrativo del lavoro avesse il suo inizio solenne alla augusta presenza di Dorr. FRANCESCO GIUSTI PORGE A S, IL SALUTO AUGURALE DELLA CITTÀ A. R. IL DUCA DI BERGAMO ED A S, E, BISI Lot. S, Audrca - Padova S.A. R. il Duca di Bergamo, venuto a S. M. il Re d'Italia consacrazione della X Fiera dei Campioni. rappresentare nella All’occhio della folla, gia assicpata sin dalle prime ore del mattino dietro i cordoni di truppa, schierata lungo i viali della Fiera, ed a tutte le personalità, già convenute in attesa della inaugurazione nell'interno dei quartieri, questi si presen- tavano in un aspetto magnifico c pitto- resco, sia per le loro artistiche decorazioni ed addobbi, sia per la loro ricca ornamen- tazione con piante floreali e sempre verdi, disposte in ogni dove. Sullo sfondo, c precisamente nella parte dei quartieri sita al di lA dei primi quattro padiglioni, de- stava particolare attrattiva un grazioso ed artistico giardino, sistemato nello spazio occupato negli anni precedenti dal padi- glione per la mostra degli animali da cor-

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tile, ora portato altrove, e formato di bellis- sime aiuole, intercalate da vasti viali, sui cui margini crano stati disposti comodi sc- dili, riparati dal sole da ampi ombrelloni multicolori. H tutto, curato con fine buon gusto, dava la sensazione di un gaio ed in- cantevole luogo di convegno e di passeggio. Numerosi e ben forniti erano anche i posti di ristoro distribuiti nell'interno dei quartieri. Prima dell’inaugurazione della Fiera il Duca di Bergamo si portò in Municipio per il ricevimento e la presentazione delle Autorità convenute nella sala dell'ex Giunta. Nella sala della Consulta erano riuniti in- vece tutti i Consultori e le Rappresentanze dei vari linti pubblici c delle diverse Asso- ciazioni politiche e patriottiche della città. L'arrivo del Duca di Bergamo alla Fiera dei Campioni fu salutato da impo- nenti ovazioni da parte della folla, mentre le musiche si alternavano nel suono degli inni della Patria. A ricevere S. A. R. nei pressi del palco d'onore si trovavano: S. E. Bisi, Sottose- gretario di Stato all’ Economia Nazionale, in rappresentanza del Governo Nazionale, ed un numeroso gruppo di autorità c perso- nalità cittadine con a capo S. E. il Sen. Indri, Presidente della Fiera. Accompagnavano il Duca: S. E. il Prefetto, il Podestà Co: Giusti, il Segretario Federale dei Fasci Cav. UM. Alezzini, i Vice Podestà Avv. Bonsembiante e Dott. Zuccari, il Gen. Liuzzi, ed altre Autorità. Non appena ognuno ebbe occupato il rispettivo posto sul palco e furono cessati gli applausi che gli invitati alla cerimonia tributarono calorosissimi a S. A. R. ed a S. E. Bisi, prese per primo la parola il Podestà Co: Giusti, che pronunciò le seguenti applauditissime parole di saluto : Altezza Neale! Eccellenza ! Padova orgogliosa che Sua Maestà il Re si, sia degnato di mandare a questa cerimonia un suo rappresentante, saluta in Voi il beneamato Principe di Casa Savoia. Padova è fiera di mostrare a Voi, Altezza Reale, che avete voluto darci nuova prova della vostra benevolenza, ed a Voi Fecellenza, che tanto degnamente quì rappresentate il Governo nazionale, che essa è tenace nella volontà di progredire, che le difficoltà non aflievoliscono la sua fede, che per il raggiungimento del suo fine, ha capi e cittadini consenzienti. A questa Fiera che abbiamo Vonore di inau- gurare alla Vostra presenza, hanno dato il loro appoggio Enti pubblici, industriali, commer- cianti e lavoratori di tutta Italia, dai Ministeri più insigni ai più modesti artigiani, e noi ci sentiamo orgogliosi del loro concorso, che attesta la simpatia della quale è circondata questa no- stra decennale istituzione. Nel visitare le sale avrete la conferma del nostro compiacimento e la ragione del plauso che in nome della città sentiamo di dover ri- volgere al Comitato della Fiera impersonato nel suo Presidente. Vi sia gradifa la certezza che nel vostro consenso tutti troveranno il premio per il la voro compiuto ed il conforto a nuovi cimenti. Al Podestà di Padova fece seguito il Sen. Indri che pronunciò il seguente di- SCOTSO. A Voi, Altezza Reale, che rappresentate la Maestà Augusta del Re, simbolo glorioso della grandezza e della unità della Patria, a Voi Ec- cellenza Bisi che rappresentate il Governo na- zionale per delega del suo Capo eminente, espres- sione superba della forza vibrante e della decisa volontà della Nazione, l’omaggio reverente e devoto della Fiera, che si estende a tutte le altre autorità qui convenute. L’omaggio della Fiera che, giunta oggi alla sua decima manifestazione, se può con legittimo orgoglio guardare al suo passato, può a pari tempo mirare con sicura fiducia al proprio av- venire. lo penso che meglio di ogni frase retorica, anche se espressa con eleganza di forma, valga la precisazione di dati, anche sc esposti con semplicità di parola, e penso ancora che sia bene che tali elementi si indichino non solo nelle riunioni dei dirigenti, ma anche — e più profittevolmente — davanti al grande pubblico, per dare ad esso la possibilità di un diretto giudizio fondato su clementi positivi. 54 —

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Per questo, senza rifare la storia della Fiera Campionaria, e delle sue trasformazioni, mi li- miterò ad alcune cifre, particolarmente riflettenti un periodo ultraquadriennale, da che ho l'onore e la responsabilità di guidarne le sorti. Non ho motivo di nascondere che il patri monio della Fiera si è in questo periodo acere- sciuto di circa due milioni, mentre riusciranno non sgradite queste cifre. Il terreno è aumentato di circa 15 mila metri e si è provveduto alla sistema- zione di tutto il quartiere. I fabbricati che al 1 gennaio 1924 erano quattro, oggi sono complessiva- mente 12. I partecipanti, che alla V Fiera erano 1100, a quella odierna sono 1850, con un progresso costante di anno in anno, progresso che si verificò anche nei riguardi dei visitatori i quali nel 1923 salirono a 300 mila e l’anno scorso aumentaro- no ad un milione e cen- tomila. Quanto agli affari con- clusi sono convinto, per varie ragioni, che non sia possibile precisarne l’am- montare. Ed io non amo in verun campo, e men che meno in quello delle cifre, le fantasie, anche se dirette a giustificabile scopo re- clamistico. Ma a proposito di af fari mi limiterò e riferire un colloquio significativo avuto con uno dei parte- cipanti e della cui esat- tezza do garanzia a quanti mi ascoltano, nella certezza che essi riterranno tale garanzia sufticiente all’acclaramento del vero. Orbene, diceva a me questo fedele parteci. pante: continuo ad intervenire alla Fiera di Padova perchè è fuori di dubbio che, da quando ho tale partecipazione iniziata, sono aumentate le vendite non solo nel recinto della Fiera, ma con successive ordinazioni. Del resto il benevolo giudizio del cliente fedele ha conferma in fatto obbiettivo: anche quest'anno, nonostante le note difficoltà, i quar- tieri sono pieni e la constatazione ha tanto maggiore rilievo quando si tenga presente che sotto la mia gestione non consento che la Fiera si prenda il lusso di diminuire le entrate per iL PRESIDENTE 1o Giugno 1928 - VI aumentare il numero dei partecipanti. Certo perchè le industrie possano trarre benefici da queste manifestazioni, senza che in alcuni casi si trasformino in aggravio, occorre che siano mantenute in giusti limiti di tempo e che il loro numero sia ristretto entro confini che non ho bisogno di indicare perchè già fissati con norme precise, LXXX . L'INAUGURAZIONE DELLA X FIERA CAMPIONARIA DI PADOVA piLLA FIERA Sen. INDRI ILLUSTRA Le FINALITÀ 6 1 RISULTATI piLLA FIERA Fot. S. Andrea - Padova In questo criterio credo convengano anche gli amici della Fiera di Milano. La cordialità della sua partecipazione è manifestazione evi- dente della cordialità dei rapporti fra i dirigenti. Del resto non potrebbe essere diversamente. Si tratta di due istituzioni, le quali hanno rispet- tivamente la coscienza della loro forza intrin- seca, che sono convinte dell'alta funzione so- ciale ed economica che rispettivamente ad esse spetta e che questa funzione sono decise a com- piere. Conseguenza di ciò la convenienza di amichevoli intese, come si concludono appunto — nei diversi campi dell'attività umana — tra forze che si sentono di poter agire con indi. pendenza e che hanno il senso della dignità e

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della serietà insieme al convincimento di riu- scire di utilità al Paese. Nei riguardi del contenuto della manifesta- zione il tempo e le condizioni dell'ora non po- tranno anche in questo campo non esercitare la loro influenza. lo fui sempre contrario all’ irrigidimento nelle formule teoriche che astraggono dalle ne- cessità pratiche. L'indirizzo da me dato alla Fiera dimostra che, a mio credere, questa va considerata prin- cipalmente come un mercato di affari, ma costi- tuisce insieme un istrumento per la diffusione della cultura, per la valorizzazione di quanto si è compiuto e si compie, per ringagliardire le energie produttive del lavoro e per elevare il prestigio e la forza d'Italia nel mondo. E se guardo a quanto da altri fu fatto sull'esempio della Fiera di Padova, penso di non essere in errore. Tanto meno lo penso ricordando, per inci- denza, che io, che torno appunto da quell'altro mondo... terrestre, ho constatato con intima soddisfazione di italiano l'entusiasmo delirante dei nostri fratelli lontani allorchè, non le mie parole, ma i fatti documentavano ciò che si è compiuto dal Governo nazionale. E così, anche sotto questo riflesso, la mani- festazione che oggi si inaugura dimostrerà quale maggiore intensità di produzione fu resa possi- bile per effetto della nuova organizzazione delle due forze della produzione, entrambe inquadrate nell'organismo dello Stato, entrambe miranti con concordia di opera, con identità di fini, con esatta valutazione della propria funzione al più rapido progresso dell'economia nazionale. Ma accanto alle manifestazioni più diretta mente legate al lavoro, due particolarmente si- gnificative devo segnalarne : La riproduzione del suk tripolino non ha soltanto il fine di richiamare Vattenzione e la curiosità dei visitatori sulle varietà di alcuni lavori e sulla capacità degli artefici, ma costi- tuisce il punto di partenza per una più ampia visione di tutto quanto riflette lo sviluppo della nostra Coloni. fo che ebbi la ventura di visitarla recente- mente ho constatato quale fervore di attività domini in quelle contrade, che per volontà del Duce, per l'energia di alcuni pionieri, devono essere restituite all'antico splendore. Per questo oggi si è iniziato ciò che negli anni venturi avrà più largo sviluppo e darà la sensazione precisa che la Colonia sta per ricon- quistare — come ho detto —- il passato splen- dore per le più salde fortune d'Italia simboleg- giate in Roma immortale. Roma immortale, la città meravigliosa, che per volontà del Capo del Governo riprende in tutte le sue forme l'imponenza imperiale ed alla quale va il mio riconoscente pensiero per la sua costante partecipazione alla Fiera, che ne imprime uno speciale significato ormai assicu- rato per l'avvenire. Ma non poteva, specie in terra veneta, es- sere dimenticato che nel decennale della Fiera coincide il decennale della Vittoria, che avrà il giorno 18 speciale celebrazione di carattere pre- valentemente militare, ma che si lega al modo come abbiamo voluto che il decimo anniversario avesse nella Fiera la sua esaltazione. La forma migliore parve quella di rievocare la distruzione delle nostre contrade, per far si- multaneamente vedere la azione rapida e quasi miracolosa della ricostruzione, dovuta alla sag- gezza, al patriottismo, alla energia del Governo nazionale. Ora mi si lasci aggiungere che la rapida ricostruzione fu facilitata dalla fervente fede e dalla laboriosa attività della nostra buona gente veneta, che, con spirito romano, ha affrontato tutti i disagi della guerra. Ricostruttori sono anche i contadini, che ai piedi del Grappa, baluardo della salvezza della ‘atria, mentre inluriava la battaglia e la mi- naccia incombeva, continuavano sereni a colti- vare i campi perchè meno gravoso fosse lo approvvigionamento della Nazione. Ricostruttori sono anche i proprietari, che dopo avere, nel passato, liberate le loro terre dalle acque che le inondavano, allorchè si pre- sentò minacciosa la marcia del nemico, ruppero essi stessi gli argini eretti a protezione delle loro terre, che vollero nuovamente invase dal liguido elemento per concorrere ad arrestare la marcia paurosa, e dopo compiuto l'atto si al- lontanarono mesti, ma fieri, da quelle contrade che vollero, dopo la vittoria, rapidamente rido- nare all'agricoltura nella loro magnifica fertilità. lo non so ma parmi che quella mostra, at- torno alla quale sembrano aleggiare gli spiriti immortali di morti gloriosi della nostra guerra, ed intorno alla quale vorrò raccolti gli eroi del sacrificio, che ebbero nel corpo straziato la di- struzione che infierì nelle cose, sorga una voce ammonitrice per noi che adoriamo la nostra Patria benedetta, che marcia sotto la guida del Duce, da noi servito in umiltà e con dedizione infinita, perchè vediamo in lui il più reciso as- sertore e il più sicuro realizzatore dei diritti e e delle fortune d'Italia. Per la grandezza dei sacrifici sofferti, per l'ansia delle giornate tormentose, per la gioia della grandiosa vittoria, per la tristezza delle ore grigie che la seguirono, per la esultanza, per il sole radioso che finalmente la illuminò, per il passato intessuto di gloria, per l’avvenire circonfuso di speranze, per la grandezza ognor ’ — 156 —

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crescente di questa terra, ricca di ingegni pos- senti, di energie ardenti, di volontà decise, gui- date da un genio che il mondo ci invidia: avanti, avanti, avanti! IL DISCORSO DI S. E. L’ ON. BISI Terminata la calorosissima ovazione con cui furono salutate alla fine le vibranti parole del Sen. Indri, prese la parola S. E. l'On. Bisi, Sottosegretario di Stato alla Economia Nazionale, rappresentante il Governo. L’On. Bisi, interrotto di frequente da entusiastici applausi, pronunciò il seguente magnifico discorso : Il compito commessomi da S. E. il Capo del Governo, di rappresentare il Governo Nazio- nale in questa cerimonia, mi onora altissima- mente, perchè io non posso dimenticare ciò che l’amico Sen, Indri ha voluto ricordare poc' anzi, e cioè che la X inaugurazione della Fiera di Padova, coincide col X Annuale della Vittoria Ed è nella ispirazione che può dare al mio animo di combattente italiano questa coinci- denza fausta per tutti, ma più fausta per Voi, che io voglio anzitutto una volta ancora ricor- dare, perchè va rammentato ed è il maggior titolo ed il maggiore vanto di questa Vostra manifestazione, l'atto d'origine ed il titolo di gloria della vostra Fiera di Padova. Una Fiera che si perde quasi nella notte dei tempi. Infatti fin dal 1227, da quando il Co- mune di Padova, volle con una celebrazione annuale festeggiare la liberazione dalla tiran- nide di Ezzelino da Romano, oltre cento anni prima della aggregazione di Padova alla Sere- nissima, la Fiera di Padova fu. Poi la resurrezione: nel 1919 la Fiera d Padova ecco riaffermarsi con nuovi propositi, nel proseguimento nobilissimo d'una nobilis- sima tradizione, onde il presente e l'avvenire si ricongiungono quasi senza soluzione di con- tinuità al passato. Nel 1919, pochi mesi dopo la firma dell’ar- mistizio di Villa Giusti, Padova tiene la sua prima Fiera campionaria rinnovata, quasi ad attestare la tenace volontà della gente veneta, di affermarsi nelle gare pacifiche del lavoro, dopo il lungo martirio della guerra e della occu- pazione nemica, Alla Fiera di Padova, il Governo fascista che ho l'onore di rappresentare, ha dato segni non dubbi, credo, del suo alto interessamento. Con Reale Decreto del 5 marzo 1924, veniva costituito l’ Ente Autonomo della Fiera Cam- pioni Internazionale di Padova. Successivamente il Decreto Legge 7 aprile 1927, per sottoporre a sicura disciplina l'orga- nizzazione delle Fiere, Mostre, Esposizioni, volle riconoscere ed autorizzare di pieno diritto quat- tro sole Fiere campionarie d'Italia fra cui quella di Padova. Ed ancora in quest'anno con Regio Decreto promosso da S. E. il Ministro, è stato appro- vato il nuovo Statuto dell’ Ente. In omaggio ai principi che regolano l'ordi- namento dello Stato Corporativo, l Ente, a decor- rere dal 1 luglio 1928, sarà amministrato da un Consiglio generale composto di 2 membri desi- gnati dal Governo, dai rappresentanti degli Enti fondatori, dal Segretario Politico Federale, dal Segretario Provinciale dei Sindacati Fascisti, da 3 membri nominati dal Presidente dell’ Ente e da 3 membri designati rispettivamente dagli Organizzatori Sindacali dell’ Agricoltura, della Industria, del Commercio. Inoltre, per meglio affermare l’importanza della Fiera di Padova, viene stabilito che il Presidente dell’ Ente è nominato dal Governo con Decreto Reale. affinità della materia mi conduce a dichia: rare (e rispondo in questo ufficialmente, ad un problema opportunamente affacciato dall'amico Indri) a dichiarare che è fermo intendimento del Governo di dare piena attuazione ai prin- cipi direttivi del Decreto Legge promulgato l’anno passato e tendente a disciplinare la ma- teria delle Fiere e delle Esposizioni. Pochissime grandi Fiere a carattere nazio- nale od internazionale possono riuscire di in- dubbia utilità alla produzione e al commercio. Ma occorre assolutamente frenare il dila- gare di manifestazioni di secondaria importanza, che si riducono ad una perdita secca per la economia nazionale, e ad un vano sciupìo di tempo e di energia. Del resto voi sapete che il problema della disciplina delle Fiere ed Esposizioni, ha ormai assunto carattere internazionale, giacchè in tutti i Paesi i più importanti produttori sono poi quelli che sopportano le spese di queste iniziative, ed essi chiedono insistentemente che si metta un limite insuperabile al numero di queste manifestazioni che dovrebbero aver limiti assoluti di tempo. Ed a questo proposito mi piace ricordare che il Governo francese si è fatto recentemente iniziatore, di una conferenza internazionale allo scopo di addivenire ad accordi fra i principali paesi, in materia di Esposizioni internazionali. Analogamente la Camera di Commercio Internazionale, nell'ultima sessione dell’ottobre a 157 e

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del 1927, ha deliberato di costituire um Comi- tato di Commercianti e di Industriali con lo specifico incarico di proporre i mezzi pratici per giungere alle maggiori riduzioni possibili nel numero delle Fierc, delle Esposizioni, non- chè per la loro coordinazione nel tempo e nello spazio. Quest'anno la vostra Fiera, al pari delle grandi manifestazioni di Milano e di Torino, assume un particolare significato. Cara a tutti gli italiani, quella Mostra della Distruzione e della Ricostruzione, che è stata stata tanto opportunamente esaltata dal vostro Presidente. È? la Mostra che segna veramente una di quelle feconde sintesi che sono precisamente fra gli scopi principali della Fiera, sintesi con le quali un popolo come il nostro, può real mente presentare ai propri connazionali, agli stranieri, tutto quanto è stato raggiunto per la intelligenza e per il lavoro dei connazionali. Sforzo mirabile il vostro. Sforzo mirabile che, per desiderio del Capo del Governo, io ricordo attraverso la travolgente eloquenza delle cifre. fo ve le prospetto brevemente, perchè anche a voi Veneti, va ricordata l'entità dell’immane lavoro compiuto per la ricostruzione. Le plaghe invase o percosse dal nemico, comprese nel Veneto, lo furono per una esten- sione di un milione centoquarantanovemila e ottocento ettari; trecentonovantaquattromila nel Trentino, duecentodiciotto mila nella Venezia Giulia. Fu dunque una estensione complessiva di ben 1.762.000 ettari che subirono l’onta dell’ineso- rabile tallone nemico, e furono distrutte o lesio- nate 163.000. case, 346 Municipi, 255 Ospedali, 1156 scuole, un migliaio di chiese, 122 cimiteri. E rimasero sconvolte o danneggiate circa 80 mila bonifiche consorziali o private per una zona di 120 mila ettari circa. 349 km. di ferrovie furono interrotte, strade per 1159 km. subirono la rovina, la agricoltura fiorentissima fu distrutta, il pingue patrimonio zootecnico sconvolto fu valutato a 450.000 capi, dei quali 300.000 bovini, 100.000 ovini e 50.000 equini. È Qualunque commento significativo alla elo- quenza di queste cifre guasterebbe. La Regione Veneta, fiera del sacrificio suo sofferto per la grandezza della Patria, ha veduto risanare rapi- damente le ferite inferte dalla guerra, e nuovo fervore di vita appare dove era distruzione e morte. La Mostra ideata ha un altissimo senso di opportunità, di patriottismo, ed © destinata vera- mente a fornire la documentazione viva e pre- cisa dell'immane lavoro compiuto per rico- struire tutto quanto, per ristabilire in una pd- rola, le condizioni necessarie alla vita civile e alla produzione della ricchezza. Così dopo la grande guerra tragica, dove erano le traccie della rovina, tornano a fiorire le arti della pace e del lavoro. Ma pur tra le rinnovate energie del lavoro, bisogna alimentare la fiamma sacra del nostro entusiasmo, onde con senso di religioso amor patrio, il giorno 18 di questo mese voi vi appre- state a celebrare con l'alto intervento di S.A. R. il Duca d'Aosta, l Invitto Comandante della Invitta Il Armata, il X anniversario dell'inizio della Battaglia del Piave. In quel giorno fatidico, il pensiero memore di tutti gli italiani, sarà a voi rivolto nell’ in- tento di celebrare il grande rito. La felice ubicazione di Padova, posta quasi al centro della pianura, le distanze relativa- mente brevi, rendono mirabilmente adatte queste periodiche regolari manifestazioni della produzione delle Tre Venezie. In modo non dissimile, Padova con la sua Università che trae origini dal glorioso Studio, costituisce anche per il consenso delle Città sorelle, il principale centro culturale di tutta questa vastissima regione. E poichè l economia del Veneto si fonda principalmente sulla pingue agricoltura, conse- gue che tutto ciò che si riferisce a questa forma di attività deve essere messa in primo piano nella vostra Fiera. Particolare rilevanza dovete dare ogni anno ai mezzi tecnici che abbisognano per le vostre terre, qui si debbono moltiplicare le Mostre delle macchine, degli attrezzi, famose sintesi nelle quali gli agricoltori vedono quali sono le nuove vie da percorrere, quali i mezzi idonei per fecondare maggiormente la propria terra. Così si mantiene viva la tradizione della Fiera di Padova, e la Fiera, fiera della tradi- zione e dei risultati raggiunti attraverso dieci anni, può tranquillamente affacciarsi al secondo decennio della sua rinnovata attività. Perchè l'accordo perfetto tra Milano, che ha affermato anche essa nel campo internazionale e nazionale le necessità della sua Fiera, e voi che avete riaffermata sulle rovine della guerra la vitalità inesorabile della vostra ma- nifestazione, non vi può essere, come tu dicevi, amico Indri, disaccordo. Voi dovete marciare insieme: voi siete orien- tati verso l'Adriatico; Milano attinge da altre fonti le sue ragioni di vita: da entrambi i punti essenziali, piantati in questa magnifica regione, si debbono riaffermare di fronte allo straniero che si affaccia alle Alpi, quelle che sono le meravigliose condizioni di attività nelle quali l'Italia d'oggi cammina. Lava 158 —

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Ed è dopo di aver visitate parecchie Fiere straniere che io vi dico questo: non per senso di chauvinismo rettorico, non per fare il solito complimento ufficiale che si deve tributare agli organizzatori di ogni commendevole manifesta zione, ma perchè in realtà io posso fare i con- fronti, posso dichiararvi con animo chiarissimo che nei confronti V Italia stravince. Ed è nel pensiero di Colui al quale dob- biamo tutte le possibilità che oggi realizziamo, nel pensiero dell'Uomo che oggi, nella sua pic- cola casa di Predappio, riposa forse per qua- rantotto ore dalla immane fatica che si è assunto, è nel pensiero del Duce magnifico che io prego di raccogliervi un istante per ricordare che ma- nifestazioni come queste di Padova non sono una meta, ma un punto di partenza, per prose- guire inesorabilmente la marcia verso nuove vittorie. Ed è nel nome Augusto di S. M. il Re che dichiaro ufficialmente inaugurata la N Fiera di Padova. Entusiastiche ed unanime acclamazioni accolsero le nobili espressioni di S. E Bisi, mentre le musiche intonavano la Marcia Reale e l'inno Giovinezza, salutati da alte grida di Viva il Re, Viva il Duce, Viva l’Italia. ‘Terminata così la cerimonia, S. A. R. il Duca di Bergamo c S. E. Bisi, accom- pagnati dai Membri del Consiglio di Am- ministrazione della Fiera c da tutte le Au- torità presenti, si recarono in visita ai diversi padiglioni, ovunque fatti segno a frequenti e fervide manifestazioni di devo- zione e simpatia. Il Duca ec S. E. Bisi minutamente di tutto ciò che fu fatto loro s’ interessarono ammirare nei vari reparti cd espressero più volte al Sen. Indri ed ai suoi valorosi col- laboratori il loro vivo compiacimento, spe- cialmente per la riuscitissima Mostra della Distruzione e della Ricostruzione che della l'iera ha costituito quest'anno la princi- pale e spiccata caratteristica. Alle ore 12.30 gli illustri ospiti la- sciarono i quartieri di Via Nicolò Tom. masco, fatti segno ad entusiastiche accla- mazioni da parte della folla, e si portarono al Circolo. l’ilarmonico per la colazione offerta in loro onore dal Consiglio gene- rale ec dalla Commissione esecutiva della l’icra. La sera, dopo un pranzo intimo a casa del Podestà Co. Giusti, il Duca di Bergamo partecipò ad una serata di gala nel Salone della Ragione, dove venne eseguito uno scel- tissimo concerto sinfonico, e quindi lasciava la nostra città. Memore e grato delle accoglienze in essa ricevute S. A. R. spediva al Podestà, dopo la partenza, il seguente telegramma: Le esprimo vivissimi i sentimenti mici di gratitudine per la cordiale accoglienza ricevuta dalla popolazione padovana. Ho ammirato di essa il raddoppiato sebben già noto fervore di opere coronato in questi giorni della riuscitissima magnifica Fiera. Affezionatissimo: ADALBERTO DI SAVOIA IL QUARTIERE DELLA FIERA La Fiera internazionale dei campioni, che da dicci anni costituisce un'affermazione sempre più grandiosa c sempre più ardente della passione e della fede con cui la nostra città asseconda mirabilmente il cammino ascensionale che la Nazione sta compiendo per la conquista della sua indipendenza economica, ha la propria sede stabile in apposito quartiere, costruito nella zona che si estende ad est della stazione ferroviaria e precisamente lungo la nuova Via Nicolò l'ommasco. Detto quartiere, che occupa uno spazio di circa 150 mila metri quadrati, è costi- tuito da quattro padiglioni principali in cemento armato, dell’ampiezza di cinque- mila metri quadrati ciascuno, suddivisi in- — 159 —

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ternamente in numierosissimi stands, che per la loro geniale distribuzione costitui scono tutti posti di eguale importanza, senza dar luogo a posizioni di favore. In tali padiglioni vengono esposti i prodotti dei seguenti gruppi merceologici : Alimentazione - Agricoltura - Filati e ‘l'essuti - Cuoio (pellami - calzature - valigeria - pelletteria) - Fisica - Chimica - Profumi - Prodotti igienici - Articoli da toilette - Chincaglierie - Mobilio - Moda - miche - Elettrotecnica - Edilizia - Porcellane - Cera- Auto- mobili - Cicli - Motocicli - Sport - Illu- minazione - Riscaldamento - Idraulica - Pelliccerie - Arti grafiche - Meccanica agricola - Side- rurgia =» Industrie artistiche - Pubblicità varie - Progetti - Invenzioni - ecc. Anche per le mostre speciali sono stati eretti, nel corso degli anni, padiglioni stabili, dai quali oggi si può dire occupata quasi tutta l’area disponibile dei quartieri. l'ra le nuove costruzioni meritano partico- lare rilievo: il padiglione del Comune, quello del Mare, quello della Caccia, il padiglione per gli Animali da cortile, il padi- glione della Silvicultura, il Suk Tripolino, il padiglione della Società Montecatini, quelli della Nafta, della Società Eternit, ed altri. Fra i primi quattro padiglioni si apre un vastissimo piazzale su cui dà l'ingresso principale della Fiera. Nel mezzo del piaz- zale è situata un'artistica fontana, mientre attraverso lo spazio rimanente si estendono amplissimi viali, delimitati da aiuole € piante sempre verdi e disseminati di comodi sedili. Sullo sfondo del piazzale, dalla parte opposta all'ingresso principale della Fiera, s'erge maestoso il padiglione del Comune, eretto a guisa di arco trionfale. Dietro a questo s'apre la nuova zona del quartiere, dove sono stati costruiti i padiglioni delle mostre speciali, che fanno corona ad un ampio spazio sistemato ad artistico giardino. Anche dal lato estetico il quartiere della Fiera si presenta all'occhio del visi- tatore curato con fine buon gusto e con particolare interessamento, specie per quanto riguarda | addobbo, l’ illuminazione e l’ornamentazione floreale. Sul padiglione del Comune è stato collocato un poderoso altoparlante per trasmissione di concerti c per comunicazioni di carattere vario. Il quartiere della Fiera è direttamente collegato con le Ferrovie dello Stato e con le Ferrovie secondarie della Società Veneta. Ad esso si accede dalla città mediante ap- posita linca tramviaria. Ai lati dell'ingresso centrale sono posti due edifici a tre piani destinati agli uffici della Fiera, alla sala di scrittura, ai servizi postali, telefonici e telegrafici, alla delega- zione di Dogana, ai servizi di P. S., ecc. Numerosi e bene organizzati sono stati anche i posti di ristoro. . — 160 —

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BREVI CENNI SULLE LA MOSTRA DELLA DISTRUZIONE E DELLA RICOSTRUZIONE La Mostra della Distruzione e della Ricostruzione, che ottenne il gradimento di S. M. il Re e l'approvazione del Capo del Governo, fu specialmente organizzata, come abbiamo detto in altra parte di queste brevi note di cronaca, allo scopo di dare alla Fiera dei campioni una spiccata caratteristica celebrativa del X Annuale della Vittoria. Dalla ricca ed ordinata esposizione di fotografie panoramiche, da dati statistici e riproduzioni plastiche delle opere di rico- struzione compiute dai Comuni più dan- neggiati, dall’ esposizione di trofei e ricordi di guerra, la folla dei visitatori potè infatti avere la completa visione e l'esatta sensa- zione delle devastazioni compiute dal ne- mico nelle terre Venete durante il periodo bellico e dello sforzo prodigioso compiuto da quelle popolazioni, efficacemente coa- diuvate dal Governo nazionale, per ridonar in breve ad esse novelli e gagliardi im- pulsi di vita mirabilmente feconda. A tale mostra che aveva sede nel pa- diglione B, situato subito a destra dell’in- gresso della Fiera, parteciparono anche: il Ministero lux riato per le riparazioni dei danni di guerra; dei PP.; il Commissa- il Ministero della Guerra e l’Istituto fede- rale di Credito per il risorgimento delle tre Venezie, i quali tutti, con mostre indo- vinate ed organicamente complete e perfette, hanno saputo meravigliosamente dimostrare la grandiosità delle opere da ciascuno compiute in ogni campo dei pubblici ser- vizi e delle private necessità per la rina- scita delle zone devastate. MOSTRE PRINCIPALI Dinanzi all'ingresso e sulla scala d’ac- cesso al padiglione erano stati collocati alcuni trofei di guerra, mentre ai fianchi del portale erano stati apposti il magnifico proclama lanciato da S. M. il Re ai soldati di terra e di mare al momento dell’ aper- tura delle ostilità con l’Austria ed il su- perbo Bollettino della Vittoria. Nell’ interno del padiglione, c precisa- mente nella parte sinistra, crano state esposte in forma semplice ma suggestiva 500 splen- dide fotografie, scelte fra le migliori rac- colte dal Comando supremo, riproducenti le diverse località dell'ex zona d’operazioni che maggiormente furono soggette ai danni della guerra. Lungo le pareti del padiglione, in ap- positi stands addobbati con sobria eleganza, erano allineate le mostre dei vari Comuni, prima fra tutte quella del Comune di Pa- dova di cui parleremo dettagliamente in seguito. A quella di Padova seguiva la Mostra del Comune di Venezia, la gloriosissima città del martirio e della resistenza, che aveva poste in mirabili sintesi ed antitesi le crudeli sofferenze eroicamente sopportate e l’opera appassionata di restauro e di nuova vita in breve tempo compiuta. L'ar- tistico e graziosissimo plastico del nuovo porto di Marghera, con l'indicazione di tutte le lince di navigazione che ad esso fanno capo e di tutti gli importanti stabi- limenti in esso costruiti, dava alla mente più profana Vl esatta conoscenza della gran- diosità dell’ opera. Venivano quindi le mostre di S. Donà Zara, Rovereto: in di Piave, Trento ce — 161

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quest'ultima .degni di particolare rilievo erano i plastici magnifici della città c della maestosa impresa costituita dalla centrale elettrica del Ponale. Seguivano le mostre di Riva del Garda, Fiera di Primiero, S. Martino di Castrozza, Morì, Belluno, Vi- cenza, Asiago, Gallio, Trieste, Gorizia, Pola, Fiume ecc. Da ogni nome di paese e di città s' ir- radiava una fulgida luce di eroismo e di gloria, di sacrificio e di fede, che tutti. li unificava e sublimava in un affascinante apoteosi al cospetto degli animi che dinanzi a tante prove di sofferenza ec di ardimento palpitavano di ammirazione e di amore, pervasi da un indicibile fremito di com- “mozione e di entusiasmo. Sul lato destro della mostra, e nella parte centrale, s' ergeva semplice cd au stero un piccolo padiglioncino contenente il busto di S. E. il Generale Armando Diaz, riuscitissima opera in marmo del valente concittadino Paolo Boldrin. Ivi convenivano i visitatori a rendere all’ illustre Condottiero il loro omaggio re- verente ec devoto ed in esso ogni cuore sinceramente italiano compiva il rito della riconoscenza e della fede. Anche il Comune di Abano, ove il defunto Maresciallo preparò alle armi d’T- talia la gloria del trionfo, ebbe a parteci- pare alla mostra, rievocando in modo degno e solenne la silente, tenace e grandiosa opera di preparazione che in esso fu com- piuta per donare ai fasti della Patria la più bella delle Vittorie. Da ultimo chiudevano la serie delle mostre: quella dell'Opera Nazionale Com- battenti, costituita da fotografie, plastici e diagrammi delle Aziende e delle Bonifiche da essa istituite e compiute nelle. varie zone delle Tre Venezie e quella semplice ed artistica dei lavori eseguiti dai gloriosi Mutilati appartenenti alla Sezione di Pa- Nel date da una ricca esposizione di trofei ci- dova. centro del padiglione, circon- meli ed armi da guerra, erano site le mostre dei Ministeri, cui sopra abbiamo accennato. Mentre nell’ austerità solenne e sugge- stiva del luogo dedicato alla rievocazione di un passato di passione e di gloria, si traeva conoscenza di come il popolo nostro seppe affermarsi dinanzi al mondo, incre- dulo ed attonito, perfettamente degno della sua storia antica e degli antichi eroi, al- l’intorno, le opere grandiose del suo civile progresso dicevano tutta la possanza della sua volontà e della sua fede nell’ascesa radiosa della Patria immortale, ricondotta dal Duce del Fascismo sulla via luminosa dell’impero di Roma. IL COMUNE DI PADOVA NELLA MOSTRA DELLA DISTRUZIONE E DELLA RICOSTRUZIONE Padova, che fu certo tra le più bersa- gliate dall'ira nemica e che ebbe il sommo onore di ospitare il Comando Supremo del nostro Esercito e di assistere alla capito- lazione delle armi avversarie, era ben giusto avesse in tale rassegna il primo posto. Desiderò quindi l Amministrazione Comu- nale che il locale ad essa assegnato, col quale si iniziava la nobilissima schiera degli altri Comuni veneti, avesse carattere di pre- minenza anche nel suo aspetto esteriore e riuscisse degno della tradizione artistica della nostra città. Il padiglioncino, nelle lince schema- tizzate dello stile dorico, si presentava mas- siccio ed austero di mole, cppure non privo di sobria eleganza nell’ alternata finzione |

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LNXXNXI - LA MOSTRA DELLA DISTRUZIONE E DELLA RICOSTRUZIONE L'INGRESSO AL PADIGLIONE DEL COMUNE DI PADOVA ro-25 Giano 1928 - VI del porfido e del macigno. Nel mezzo la grande pianta a rilievo dei bombardamenti subiti dalla città dava ragione della epigrafe scolpita sulla facciata del Palazzo comu- nale, e qui riprodotta come quella che ben s'attaglia anche nel suo significato al pic- colo edificio presente : SUPERBO RICORDO DEL MARTIRIO SOFFERTO PER LA PATRIA ‘TESTIMONIO DELL’'INDOMITA RESISTENZA CITTADINA L’AMMINISTRAZIONE MUNICIPALE Pi Entrando correva l'occhio ai lucernari dipinti che si aprivano nel soffitto e i cui soggetti adombravano appunto il concetto Gab, Fot. del Museo Civico di Padova della distruzione e della ricostruzione. Nel- l'uno frondeggiava in una luce di gloria ii lauro col motto: fulgura mon tmeo, a ricordare l'antica leggenda che i fulmini nulla potevano contro l'alloro, come vani riuscirono i fulmini bellici contro la fierezza padovana; volavano nel cielo le foglie sparse della quercia vittoriosa. Nell’altro la fenice ardeva sul rogo per risorgere a vita nuova : post fata resurgo; volavano nel cielo le rose della nuova primavera della Patria. Le due vetrate simboliche e tutto il sof- fitto erano incorniciati dalla duplice riprodu- zione delle fascie dei mosaici romani sco- perti di recente in quel quartiere di S. Lucia, — 163 —

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LXXMI - LA MOSTRA DELLA DISTRUZIONE E DELLA RICOSTRUZIONE L'INTERNO DEL PADIGLIONE DEL COMUNE DI PADOVA 10-25 GIUGNO 1928 - VI dove sulle rovine di squallenti abitazioni sta per sorgere una parte di città nuova, inspirata alle esigenze igieniche ed estetiche dei tempi nuovi. Così la Padova di Cesare e di Augusto sembrava risvegliarsi ora dal silenzio quasi due volte millenario per in- trecciafe alle antiche le nuove palme trion- fali. Sulla parete un fregio a chiaroscuro fingeva le Vittorie volanti che ‘reggevano festoni carichi di fiori e di frutta; intorno correva ripetuto il motto che fascia la mole del Serbatoio dell’Acquedotto : SANGUINEM OLIM ATROCITER EFFUSUM AQUA PIE DEFLUENS LAVET MOLES IN CAELUM PROFERAT PERPETUO, poiché dal sangue sparso comunque per la Vittoria si attende la Patria la fioritura delle nuove speranze e la raccolta dei nuovi frutti. 16] Gab, Fot. del Musco Civico di Padova Subito sotto crano appesi i quattro trittici dipinti da Angelo Pisani. La forma di trit- tico fu suggerita dal pensiero di rendere insieme contrapposti itre momenti diversi della vita cittadina: prima, cioè la quiete modesta che precedette la guerra; quindi, nel mezzo, la visione del martirio che la guerra accompagnò; da ultimo, cioè dopo, il risorgere della città a più nobile aspetto. Si scelsero a tal fine quattro edifici di mag- giore significato : il bastione della Rotonda, testimonio di tanta strage inumana, ed ora strumento di pubblica salute; il Palazzo municipale; il Musco colla nuova via Luca Belludi; la via XX Settembre col nuovo fabbricato delle case economiche. Ai lati di ciascuna parete pendevano le targhe delle

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LXXXIIT - LA MOSTRA DELLA DISTRUZIONE E DELLA RICOSTRUZIONE I. TRITTICO pr ANGELO PISANI RAFFIGURANTE 1. BASTIONE DELLA ROTONDA PRIMA k DOPO n. BOMBARDAMENTO NEMICO 10-25 Giugno 1928 - VI iscrizioni che ricordano gli altri edifici col- piti dalle bombe. Sotto si stendevano più decine di fotografie delle rovine. Sulla parete d'ingresso, ai lati del- Album, che raccoglie i proclami pubbli cati dall’ Amministrazione civica dall’inizio alla fine della guerra, quattro disegni a penna acquerellati, opera del Cav. Coccon- celli, riproducevano la Porta bronzea del- l Università - la Casa del Mutilato - la Torre serbatoio dell’ acquedotto - il Padi- glione comunale alla Fiera in forma di Arco trionfale e in onore di S. M. il Re per il suo XXV anno di regno. Il pensiero ideatore dell’opera c il soggetto dei trittici sono dovuti al Comm. Avv. Alfredo Canalini, Segretario generale del Comune. Progettista e direttore artistico è stato il Prof. Andrea Moschetti direttore del Musco, ai cui ordini lavorarono ga- reggiando di zelo, le ditte: BortIN (deco- razione pittorica), PeneLLO (opere in gesso), MarrioLi (vetrate dipinte), Vipescui (costri- zioni in legno). Gab, Fot, del Musco Civico di Padova LA MOSTRA DIDATTICA DELLE SCUOLE ELEMENTARI DI PADOVA Nel padiglione del Comune di Padova, che, come di consueto, ha contenuto nella sala di sinistra l'illustrazione di tutto quanto riguarda le diverse branche dell’at- tività municipale, è stata predisposta invece quest anno nella sala di destra una riusci- tissima mostra didattica delle nostre Scuole elementari. ‘Tali Scuole, dopo aver ottenuto nella primavera del 1927, alla prima Mo- stra didattica regionale veneta il diploma di medaglia d’oro, hanno voluto riaffer- mare la loro feconda operosità anche nella N Fiera dei Campioni con una mostra spe- ciale, avente lo scopo di mettere in rilievo alcuni aspetti caratteristici degli insegna- menti integrativi che, nel momento attuale della rinascita economica della Nazione, assumono negli istituti di istruzione pri- maria una particolare importanza. Direttore didattico Su proposta del centrale Prof. Oreste Barbieri, il Podestà

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di Padova ordinò che la Mostra speciale, da allestirsi nella sala degli stemmi del Padiglione comunale, fosse limitata ai se- guenti reparti : [. - Agricoltura e giardinaggio ; II. - Fconomia domestica ; II. - Corsi premarinari. Detti reparti, distribuiti ordinatamente lungo le pareti della sala, furono organiz- zati dallo stesso Direttore centrale e ordi- nati dai Direttori sezionali Prof. Alessandro lerrazin, Antonio Maniero, Emilia Piozzi, Prof. Leonilde Menegazzo, Prof. Teresina Monaco Perissinotto, e Prof. Arturo Ma- cola, con la fervida collaborazione di vari insegnanti clementari c degli inseguanti dei corsi premarinari. I. REPARTO AGRICOLTURA E GIARDINAGGIO In relazione al vigoroso impulso dato dal Vice-Podestà Avv. Francesco Bonsem- biante alla battaglia dell'agricoltura nelle scuole, anche a mezzo della nuscitissima gara a premi bandita fra tutti l’insegnanti clemen- tari, il reparto agricollura e giardinaggio venne occupato da una suggestiva aiuola, con fiori ed ortaggi coltivati nelle varie scuole, da un’ampia ce completa mostra fo- lografica di tutti i campicelli, orti e giardini esistenti in ogni stabilimento scolastico, c da una opportuna raccolta di compiti, di- segni, e lavori vari relativi alle lezioni teo- rico- pratiche svolte al riguardo in tutte le classi elementari della città c della campa dalla | i risultati ottenuti specialmente in quelle gna, alla VIN. Furono ammirati numerose scuole che, poi, vennero premiate dalla Commissione giudicatrice della gara. Degni di particolare rilievo furono i diari agricoli e 1 compiti illustrati, eseguiti con squisito senso pratico, ed i bellissimi dise- gni dal vero e a colori, raffiguranti i fiori e le frutta nelle varie stagioni. II. REPARTO ECONOMIA DOMESTICA In omaggio ai criteri che indussero il Governo fascista a istituire in Roma una Mostra internazionale di economia domestica, sotto la presidenza del Segre- tario generale del Partito, il Comune di Padova volle raccogliere in due grandi bacheche con alzata, ec illustrare con foto- grafie, quanto si era fatto nelle nostre scuole di avviamento professionale per educare le fanciulle alla cura savia ed intelligente della casa, per l'avvenire della famiglia e la grandezza della Nazione. Da una parte venne ordinato il materiale del corso pre- paratorio, istituito in tutte le VI. classi elementari; dall'altra venne esposto quanto di più significativo era stato fatto nel corso speciale, per le classi VII e VII, affidato alla Signorina Gallo Bersabea, sotto la direzione della Prof. "Teresina Monaco Perissinotto. La Mostra - ammirata ed clogiata anche da S. A. R. il Duca d'Aosta, nella visita che cbbe ad effettuare alla Fiera il 18 Giugno - corr. anno, mise chiaramente in rilievo l’opera nobilmente compiuta dalle maestre per addestrare le giovinette a ren- dere la casa bella cd attracnie alternando i lavori domestici con la coltivazione dei fiori, delle piante aromatiche e degli ortaggi. Ill. REPARTO CORSI PREMARINARI Poiché + come afferma il Duce —- Vav- venite d’Italia © sul mare, il Comune di 166

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Padova istitui, da oltre un biennio, rego- lari corsi integrativi di carattere marinaro per gli alunni delle classi VIL e VIII. La Mostra dei corsi premarinari ebbe appunto lo scopo di mettere in rilievo quanto si era fatto in proposito e quanto Museo didattico ed efficaci si era raccolto nel navale per rendere intuitive le varie lezioni. Le quali furono tenute dai be- nemeriti Ufficiali: Cav. Uff. Luigi Mar- Cav. Camillo Celega, Cap. Attilio Valente. Dalla cucci, Capitano di Fregata; Cap. traccia delle lezioni impartite, pubblicata in opuscolo, che venne distribuito durante la Mostra, risulta l importanza dei corsi premarinari e il valore degli insegnamenti. Dai compiti illustrati e da un magnifico album di disegni a colori, presentati alla Mostra, risultò chiaramente il profitto di- dattico - educativo ottenuto dagli alunni. Degno di grande ammirazione fu l’abbon- dante e prezioso materiale del Musco didattico navale, esposto in bacheche con alzata c sulla tavola centrale, dove splen- deva un piccolo faro elettrico costruito dal Cav. Camillo Celega, Presidente della Ita- liana e fondatore dell’ importante Musco. locale sezione dell’ Unione Marinara l'iguravano nella Mostra preziosi cimelii di guerra, come quelli rinvenuti nella cas- saforte della corazzata Wien, affondata dal- l’eroico Comandante Luigi Rizzo ; alcuni esemplari di carte nautiche; i più impor- tanti strumenti nautici; serie complete di bandiere per segnalazioni; esemplari di proiettili di vario calibro; vari modelli di barche e di navi e moltissimi tipi di an- core, eliche, cordami, nodi in uso nella marina. Anche questa Mostra fu apprezzata da S.A. R. il Duca d'Aosta, il quale alta- mente si compiacque dell'iniziativa e firmò l’album del musco didattico navale sotto le seguenti parole significative: Nel decen- nale della vittoria del Piave. LA MOSTRA DEL GOVERNATORATO DI ROMA Nel padiglione del Governatorato di Roma, rimesso quest'anno completamente a nuovo dal lato decorativo e dei colori, si ammirava una mostra interessantissima dell’attività svolta da quella Amministra- zione civica per il progresso e la diffusione dell’ istruzione professionale ed artigiana nelle Scuole dell’Urbe, e dell’opera com- piuta nei riguardi della sistemazione edi- lizia c stradale. Tale mostra, contenuta in cinque am- pie sale, si presentava all'occhio del visi- tatore organizzata esteticamente e sostan- zialmente in modo veramente ammirevole. Di particolare rilievo erano i lavori eseguiti dalla scuola professionale Marghe- rita di Savoia c quelli delle officine del- l’Istituto nazionale professionale di S. Mi- chele. 1 diversi esemplari dei lavori esposti consistevano in riuscitissime ed artistiche opere ad incastro, xilografie, tempere, bronzi, sbalzi in rame, arazzi, pannelli, foto- incisioni, ecc. Un'esposizione graziosa e caratteristica dei lavori della prima Scuola era tutto il necessario per un arredamento elegante di piccola camera per bimbo. Completavano l’addobbo delle pareti delle sale destinate alla mostra didattica bellissime riproduzioni fotografiche della partecipazione delle Scuole di Roma al concorso ginnastico femminile di Bologna del Maggio 1927 cd al IV concorso inter- nazionale di cconomia domestica. Importantissimi i disegni e le tavole

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riproducenti le principali sistemazioni del piano regolatore della città, i progetti di nuove scuole e di nuovi mercati, i lavori di manutenzione stradale, l’ antica e nuova fognatura, ecc. Vi era anche esposto un ricco cam- pionario di veicoli in miniatura per i vari servizi stradali. LA MOSTRA DELL’ ERBORISTERIA E DELLA DISTILLERIA Di massimo interesse nella Fiera dei campioni è stata anche, per la singolare caratteristica c per l’importanza che riveste dal lato dell'economia nazionale, la mostra delle piante aromatiche e medicinali anche attraverso i numerosi prodotti, che si ot- tengono con la loro distillazione. La coltivazione e la distillazione delle piante sino ad oggi troppo ignorate in Italia, unitamente all'industria dell’essenze e dei profumi, è senza dubbio una secolare c gloriosa industria italiana, che dev'esser riportata al suo antico e legittimo primato. Moltissimi prodotti, difatti, che ci giun- gono dall’estero non sono altro che inven- zioni prettamente italiane. La stessa acqua di Colonia, che si ritiene tedesca, fu ideata c lanciata dal piemontese Fimmis ed è tutto oggi fabbricata con piante di Sicilia e di Calabria. Alla vasta ricchezza di piante aroma- tiche e medicinali, che si riscontra in mol- tissime nostre regioni, dovrebbe rispondere un'adeguata utilizzazione industriale delle piante stesse perchè l’Italia possa unire al primato quantitativo e qualitativo di tali sostanze anche il primato della loro indu- stria c possa così pure liberarsi dall’ avvi- lente soggezione a paesi stranieri, che acqui- stano ed utilizzano la flora del nostro paese per tornarcene poi i prodotti che lanciano in commercio con marca propria. Detta mostra, organizzata nel suo com- plesso e nei suoi particolari in modo arti- stico e geniale, in seguito ad accordi inter- corsi fra il Comitato della Fiera e | Ente Nazionale per le piccole industrie, era co- stituita da un'esposizione ordinata c siste- matica delle diverse. piante aromatiche e medicinali che nascono spontaneamente nel nostro paese e da una vastissima raccolta di tutti i diversi prodotti che da esse Vin- dustria riesce a derivare, quali profumi, sciroppi, liquori, saponi, prodotti farma- ceutici, ecc. LA MOSTRA DELLA PESCA Dalle varie forme di attività che pos- sono essere esercitate nel vasto campo del mare quest'anno nella Fiera di Padova é stata data illustrazione soltanto della pesca e dei problemi più importanti ad essa re- lativi, primo fra tutti quello della forma meccanica di tale industria esercitata a mezzo di motopescherecci. Un bellissimo esemplare di barca da pesca con motore era collocato in un’amplissima vasca, com- pletamente attrezzato nei minuti particolari: esso era stato presentato dal Cav. Uff. Pietro Grasselli che, allo scopo di dimostrare gli enormi vantaggi e le non indifferenti eco- nomie di spese e di personale derivanti della pesca esercitata con barca a motore, in raffronto a quella esercitata col comune sistema di barche accoppiate aveva a tale uopo esposto anche due bragozzi chiog- giotti a vela, accoppiati, con strascicante. Dalla Ditta Ranzato di Chioggia erano state esposte illustrazioni dettagliate, teori- sso {8 —e

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che e pratiche, a mezzo di disegni e modelli, dell’ istallazione dei motori nelle barche. Numerosissime qualità di pesci, con ricco assortimento di piante acquatiche, erano state distribuite in diversi vivai, con- tenuti lungo le pareti di una magnifica grotta artificiale, costruita con fine gusto artistico, dove giochi di luci e di colori, combinati con singolare maestria, presenta- vano all’occhio del visitatore un ambiente suggestivo e di particolare attrattiva. Altri interessanti esemplari di fauna marina erano stati posti nell'acquario esterno e nelle vasche a terra. Degna di grande ammirazione era in tale mostra la stupenda ed artistica ripro- duzione del R. Stabilimento Ittiogenico di Peschiera, opera del Sig. Guglielmo Sarto- rari, curata in ogni minimo particolare e riuscita interessantissima per |’ esatta illu- strazione pratica del metodo di cattura del pesce che colà viene esercitato. In un'apposita vasca, lunga 31 metri e larga 8, scorrevano le acque raffiguranti il Mincio, che si dipartivano dalle mura di cinta di Peschiera e, dopo esser passate al disotto di un grandioso viadotto co- struito per il transito ferroviario e carroz- zabile sul fiume, si perdevano attraverso la campagna, sulla via che il fiume segue verso il mare. Fra le mura e gli isolotti esistenti nel letto del fiume, e fra gli isolotti ed il ponte, erano state riprodotte le istallazioni di reti metalliche che servono per la cattura del pesce, e lungo i margini del fiume erano state persino collocate piccole e graziose costruzioni riproducenti gli incubatori, azio- nati da ruote idrovore. Nel padiglione si ammirava anche una bellissima mostra effettuata dai vari Comuni situati sulla riva veronese del Garda, che dimostravano con ampia raccolta di mate- riale e di prodotti le proprie attività in materia di pesca e navigazione. Ricchissima e superba la mostra illu- strativa della vita che si svolge nel gran- dioso porto di Genova. LA MOSTRA DELLE IRRIGAZIONI Una parte del padiglione, ove era stata organizzata la mostra della pesca, ac- coglieva anche | importantissima mostra delle irrigazioni, attuata dal Comitato della Fiera unitamente alla R. Scuola d’inge- gneria ed alla Cattedra ambulante di agri- coltura. Tale mostra, organizzata allo scopo di dimostrare la vitale importanza del pro- blema delle irrigazioni nei riguardi dell’in- cremento della produzione del suolo, era distribuita in quattro saloni e ripartita nelle seguenti quattro sezioni: a) opere di presa e ritenuta; bh) impianti di sollevamento per irriga- zioni ; c) impianti esistenti in Italia e in progetto ; d) bibliografia. LA MOSTRA DEL MOTORE AGRICOLO Data la speciale posizione della nostra città, sita nel centro di una pianura vasta e fertilissima, è logico che si renda per essa importantissimo il problema dell’ in- dustria dei motori e delle trattrici agricole, macchine che danno il loro poderoso ed efficace contributo alla fertilizzazione dci campi, principale ramo di operosità del po- polo italiano e prima fonte di ricchezza per il risanamento economico della Nazione. — 169 —

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E difatti allo scopo di dimostrare l’ec- cezionale importanza di tale industria, il Comitato della Fiera, con la collaborazione dell'Istituto Veneto per il lavoro di Ve- nezia e della Cattedra ambulante di agri- coltura di Padova, ha organizzato que- stanno una gran- diosa mostra di mo- tori c macchine agricole, dove erano stati esposti splen- didi esemplari di trattori a benzina, olio pesante e ga- zogeno, apparecchi d’aratura elettrica, pulitori, nastri tra- sportatori, macchi- ne falciatrici e se- minatrici, macchine per selezione di sementi, ventilato- ri, ecc. IL SUK TRIPOLINO In una artistica e 1° "99" geniale costruzione, che riproduceva fedelmente nelle sue linee architettoniche le costruzioni di tipo arabo - tripolino con relativo minareto, ced il cui progetto è opera del benemerito concitta- dino Ing. Carlo Griffey, ha trovato sede quest'anno nei quartieri della Fiera Cam- pionaria il caratteristico mercato di ‘'ripoli, mercè l'autorevole interessamento delle maggiori Autorità della nostra Colonia. Tale costruzione, sul cui atrio era stata collocata un'interessante esposizione di fotografie panoramiche delle diverse re- gioni della Tripolitania, inviate dal Mini- LXXXIV - ALLA N FIERA CAMPIONARIA DI PADOVA IL SUK TRIPOLINO stero delle Colonie, era costituita da gra- ziosi locali adibiti ad uso negozi e allineati nella parte interna del fabbricato, lungo candidi corridoi, su cui davano le porte d'accesso a ciascuno di essi. locali stati distribuiti In detti erano i principali rami di commercio eser- citato dagli indigeni nella loro multifor- me ed instancabile attività. lissi compren- devano: la lavora- zione dell’ argento, del rame, dell’avo- 3, 3, S ; 3 rio, la fabbricazione delle stoffe, dei tap- SABER ZE: > peti e dei baraccani, la lavorazione della paglia, del cuoio, l'industria delle pelli, dei profumi, dei vasellami, dei cuscini e di oggetti vari di ornamento. All'esterno del Suk era stato anche collocato un posto di ristoro di tipo arabo, con distribuzione di caffè, bibite e prodotti speciali della Colonia. LA MOSTRA DELLA CACCIA In un ambiente completamente messo a nuovo e tale da destare ogni più vivo interesse a qualsiasi visitatore, È stata alle- stita con carattere eminentemente istruttivo la mostra della caccia, che ha richiamato nell'apposito stand, durante il periodo della Fiera, una vera folla di appassionati c di cacciatori.

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Nel cortile prospicente il padiglione, sistemato a prato e suddiviso in vari spazi delimitati da robuste reti metalliche, erano lasciati a pascolo interessanti esemplari di fauna esotica e rari esemplari di animali da caccia delle nostre regioni. Nell’ interno del padiglione era collocata fra l'altro una splendida ed interessante raccolta di trofei, quali il teschio di un mastodontico elefante, quattro teschi di box caper, teschi di an- tilopi, pelli di coccodrilli, di leopardi, di leoni, di serpenti ecc. A tale raccolta facevano seguito bel- lissimi gruppi di animali imbalsamati, ed un ricco assortimento di reti da caccia, di gabbie, di fucili e di munizioni. Il Museo di Storia Naturale di Trento aveva esposto all'estremità sinistra del pa- diglione una riproduzione plastica di zona montana con svariatissimi tipi di selvaggina alpina. Lungo le pareti del salone erano distri- buite in bell’ordine numerosissime fotogra- fie, ceramiche e quadri artistici a soggetti esclusivamente di caccia. Ma il reparto degli animali vivi, siti nel recinto scoperto dietro al padiglione, era quello che effettivamente destava il maggiore interesse: in robuste gabbie di ferro, cinte da reti metalliche ed allineate lungo i muri di cinta dello spazio esterno annesso alla parte posteriore del padiglione, crano stati posti numerosi esemplari di bestie feroci c di uccelli rapaci, inviati dal Giardino Zoologico di Roma. Erano tra essi leoni, jene, leopardi, sciacalli, lupi, istrici, scimmie, aquile, avvoltoi, ecc. Nello spazio a sinistra del padiglione, e sempre ad esso retrostante, erano invece il gruppo uccelli numerosissimo degli acquatici € quello attraentissimo delle diverse specie di uccelli esotici, quali pappagalli, faraone azzurre, are azzurre, pavoni, fagiani, ecc. Chiudeva la magnifica mostra un am- pio canile ov’ erano raccolte tutte la varie razze di cani da caccia. KKkx La tirannia dello spazio, che per lc mostre di cui precedentemente abbiamo fatto cenno ci ha soltanto consentito di fare una sommaria descrizione delle loro linee e caratteristiche più spiccate, ci vieta, contro ogni nostro buon volere, di parlare anche brevemente, di numerose altre che nella Fiera hanno tenuto posti di partico- lare importanze sia dal lato dell’ orga- nizzazione che da quello dei prodotti esposti. Ci limiteremo, pertanto ad una sem- plice segnalazione, pur di non venir meno al dovere di ricordare almeno le più inte- ressanti : Esse furono: la mostra dell’abete, orga- nizzata dalla Milizia Nazionale Forestale; la mostra della Croce Rossa, che ebbe ad esporre i vari tipi di tende per posti di soccorso, ospedali da campo e posti di iso- lamento; la mostra del materiale ferroviario, che si estendeva su 250 m. di binario ed alla quale inviarono moderni tipi di mac- chine e di vagoni numerose case costrut- trici; la mostra degli animali da cortile, in cui erano esposti esemplari bellissimi di ogni razza e varietà; la mostra della economia domestica; la mostra dell’ Opera Nazionale Balilla di Padova, con i prodotti della propria officina e dei propri laboratori; la mostra radiofonica; ecc. Delle mostre dei prodotti compresi nei diversi gruppi merceologici, esposti nei

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quattro padiglioni principali, basti dire che esse costituirono nel complesso un’ affer- mazione imponente della feconda produtti vità del popolo nostro, sia nel campo intel- lettuale, sia nei diversi rami dell'industria, dell’ agricoltura e del commercio. Da ultimo ricorderemo anche il Teatro della Moda, clegantissimo nelle sue este- riorità, dove rinomate Case di confezioni hanno svolte esposizioni di grande attrat- tiva con modelli delle più recenti c_ge- niali creazioni. ADUNATE E CONVEGNI DURANTE LA FIERA IL CONVEGNO DELL’ ERBORISTERIA E DELLA DISTILLERIA L'importante convegno indetto in mar- gine all’interessantissima mostra di piante aromatiche e medicinali, distillazione e pro- fumi, attuata quest'anno con magnifica riu- scita nella X Fiera dei campioni, ebbe luogo il mattino dell’1i Giugno nella Sala del Consiglio provinciale dell’ Economia, con l'intervento del Grand’ Uff. Rava, presidente dell’ Ente Nazionale delle piccole industrie, nonchè di numerosi rappresentanti di isti- tuti finanziari, enti, associazioni e scuole di carattere industriale, agricolo e commer- ciale, oltre che delle città della nostra re- gione, anche di altre importanti città d’Italia. AI tavolo l'On. Milani, Vice presidente del Consiglio pro- d'onore siedevano : vinciale dell’ Economia, in rappresentanza di S. E. il Prefetto, V On. Calore, per la Confederazione agricoltori, ed il Grand’ Uff. Rava. Dopo brevi parole di circostanza pronunciate dall’On. Milani, che rivolse ai convenuti deferenti parole di saluto ed espresse i più fervidi auguri per il buon esito del congresso, parlò il Grand’ Uff. Rava che ringraziò anzitutto l'On. Milani per le sue gentili espressioni, e salutò i congressisti a nome dell'Ente. nazionale per le piccole industrie. <d Quindi l'oratore trattò degli scopi che il di raggiungere, mettendo in rilievo in spe- la mostra cd convegno hanno inteso cial modo quelli precipui di valorizzare la nostra flora aromatica e medicinale e di predisporre un programma di lavoro e di utilizzazione delle nostre risorse naturali. AI discorso del Grand’ Uff. Rava fece seguito l'ampia trattazione dei temi fatta dai diversi relatori, che furono tutti ascol- tati dai presenti con vivo interessamento ed alla fine applauditissimi. De Mori trattò: Della flora aromatica medicinale italiana e Il Prof. Alessandro dell’organizzazione tecnica-commerciale del- l'industria erboristica. Il Comm. Dott. Luigi Gaddi trattò: Della produzione industriale essenziera - Tariffe doganali, noli ferroviari e disposi- zioni fiscali riguardanti l'industria dell’ er- boristeria e dei suoi prodotti derivati. Il Prof. Cav. Cassettini Della raccolta e distillazione delle piante aroma- trattò: tiche nella economia montana e la loro coltivazione. Dopo di che la seduta venne sospesa per esser ripresa nel pomeriggio. Nella se- duta pomeridiana il Presidente comunicò dapprima ai congressisti l’adesione al con- vegno di S. E. Volpi, Ministro delle Fi tw

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fianze, e diede quindi la parola al Prof. Boretti, che lesse una comunicazione del Sig. Mario Barberis della Federazione fa- scista autonoma delle comunità artigiane d’Italia riguardante la germinazione spon- tanea delle erbe aromatiche e medicinali c la loro raccolta. Da ultima parlò la Prof. Elvira Mar- chesin di Udine, che trattò dell’importanza dell’ erboristeria nell'economia domestica. Terminata la trattazione dei temi, il Presidente riassunse le varie discussioni € le proposte dei relatori illustrando i con- cetti da ciascuno espressi. Quindi fu approvato all'unanimità un ordine del giorno redatto in base ai voti espressi dal Congresso, e dopo che il Gr. Uff. Rava ebbe rivolto ai convenuti ed ai relatori, i suoi vivi ringraziamenti per la ef- ficace collaborazione da ciascuno offerta al felice esito del convegno, dicendo anche come questo sia stato di lieto auspicio per le future realizzazioni dell'importante pro- blema nazionale. Il congresso ebbe termine con l'invio di telegrammi di omaggio al Duce e ad altre Autorità. L'’ADUNATA DEGLI INDUSTRIALI DELLE TRE VENEZIE Con l'intervento dell'On. Olivetti, presidente della Confederazione nazionale degli industriali, ebbe luogo il giorno 14 Giugno nella sede dell’ Unione industriale padovana, in Via Cesare Battisti, l’adunata di tutti i Segretari delle Unioni industriali delle Tre Venezie, alla quale intervennero anche moltissimi industriali della nostra città. Il Podestà di Padova era rappresen tato dal Vice Podestà Dott. Zuccari. Dopo che il Comm. Poli, presidente dell’Unione padovana, ebbe presentato ai N vI convenuti, con ispirate cd applauditissime parole, l'On. Olivetti, questi, salutato da una calorosa manifestazione di simpatia, pronunciò un bellissimo discorso col quale tracciò magistralmente le direttive che deb- bono essere seguite dagli industriali nelle manifestazioni delle volontà dei singoli, nelle azioni collettive locali c nei rapporti con la Confederazione Nazionale. Disse che le iniziative individuali, per quanto il loro sorgere sia favorito dagli organi centrali perché considerate basi di civile progresso, dato che dal loro com- plesso può venire lo sviluppo industriale del paese, non debbono però assumere at- teggiamenti la nuova economia corporativa italiana, basata caotici e contrastanti con soprattutto sulla disciplina e sulla colla- borazione di classe, Fece poi presente che, se qualche volta la Confederazione è costretta ad assumere atteggiamenti un po’ dittatorii, ciò deve fare per dare la sensazione maggiore della necessità di disciplinare tutte le energie industriali, di assicurare il migliore coor- dinamento delle azioni collettive ed indi- viduali nelle diverse provincie, di assicu- rare lo sviluppo economico, la ricchezza e la potenza della Nazione. Disse che gli industriali, come per il passato, non possono non appoggiare an- che per l’avvenire la realizzazione di uno scopo che è conforme alla stessa natura dell'industria, la quale si fonda sui prin- cipi stessi su cui si fonda lo Stato: ordine, disciplina, gerarchie. Quindi spiegò che lo scopo delle riu- nioni provinciali è il desiderio di sentire quello che da parte degli organizzati si desidera tanto attraverso le sapere, non linee dell’associazione, ma attraverso la co-

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noscenza ed il contatto personale, per co- noscere e sentire quali siano i problemi e le situazioni che alla periferia si maturano e che si brama far conoscere al centro. Poscia l'On. Olivetti vido elogio all’ Unione industriale di Padova rivolse un fer- per la sua saldezza e per la sua volonta di concordia e di fraterno lavoro con le or- ganizzazioni sindacali operaie e fece cono- scere alle Unioni industriali, che si sono occupate molto dei problemi economici, tecnici, e sindacali, l’opportunità di svol- gere presso i propri organizzati un'altra im- portante opera di educazione, quale quella di infondere sempre più nei loro animi l'interessamento a quei problemi, che pur esulando dal campo dell'industria, rive- stono carattere pubblico ce nazionale. Da ultimo chiuse il suo dire tribu- tando il vivo plauso della Confederazione alle Unioni "Trivenete per l’opera magnifica che hanno saputo in breve tempo realizzare a favore dell’organizzazione industriale € soprattutto per adempiere la missione loro affidata dalla Legge e dal Regime. Le vibranti parole dell'On. Olivetti furono alla fine salutate da entusiastici ap- plausi. Dopo il discorso, l'On. Olivetti chiese a tutti gli intervenuti notizie riguardanti le Unioni da ciascuno rappresentate c si dimostrò soddisfattissimo della relazione fatta in merito da ciascun Segretario. Alle 11.30 l'On. Olivetti, unitamente a tutti i congressisti, si recò in visita alla Fiera dei campioni, ove venne ricevuto dalla Giunta esecutiva della Fiera e dove durante la visita venne fatto segno a nu- merose e fervide manifestazioni di omaggio. Alle 13.15 gli industriali si riunirono a banchetto al Ristorante Storione ed al termine delle mense, improntate alla mi- gliore cordialità, furono pronunciati bellis- simi discorsi dal Segretario federale Cav. Uff. Alezzini, dal Sen. Indri, dall’On. Oli- vetti, dal Comm. Poli, dal Cav. Romano, Segretario provinciale dei Sindacati, dal Cav. Casadio, dal Dott. Braga e dal rap- presentante gli industriali di Fiume. In rappresentanza del Podestà inter- vennero al banchetto i Vice Podestà Avv. Bonsembiante e Dott. Zuccari. La giornata si chiuse con una visita dei congressisti a Porto Marghera, che destò la generale ammirazione per i grandiosi lavori in esso compiuti. IL CONVEGNO NAZIONALE DEL TRATTORE E DEL MOTORE AGRICOLO Il convegno nazionale del trattore e del motore agricolo, promosso dall’ Istituto Veneto per le piccole industrie di Venezia e dall’ Ente Nazionale per le piccole indu- strie di Roma, unitamente alle Confedera- zioni dell’ Industria e della Agricoltura, alla Scuola degli Ingegneri di Padova ed alla Presidenza della Fiera, fu inaugurato solen- nemente alle ore 9 del 16 Giugno, in una Sala della Scuola di ingegneria, dal Gr. Uff. Ing. Ravà e con l’intervento di numerose Autorità, fra cui si notavano anche S. È. il Prefetto ed il Podestà di Padova. Moltissimi erano gli Enti agricoli ed industriali rappresentati al convegno. Dapprima ebbe luogo la presentazione dell’ Ing. Rava, Presidente dell’ Ente Naz. per le piccole industrie, che fu fatta con deferenti parole dal Prof. Comm. Parvo- passu, Direttore della Scuola degli Inge- gneri, il quale espresse anche i più fervidi voti per la felice riuscita del congresso. 174 —

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Quindi l'Ing. Ravà pronunciò il suo discorso inaugurale, rivolgendo anzitutto ai convenuti affettuose espressioni di saluto a nome dell’Ente che nel convegno rap- presentava e trattando poi, con eleganza di forma e con vastità di concetti, il problema dell’ economia nazionale, che dimostrò ba- sato principalmente sulla coltivazione dei campi. È proseguendo nella sua trattazione l'oratore disse : Il Regime fascista ha tornato in onore l'agricoltura. Il Duce, rivendicatore dei fati in- terrotti dalla gente romana, con l'indire la Bat- taglia del Grano, non ha avuto di mira soltanto l’impinguamento del nostro patrimonio grani- rio, ma bensì un altissimo fine sociale, una con- quista morale cui si dovrà la ricomposizione degli ordini sociali, turbati dal tumulto della guerra, in feconde armonie di lavoro, massima garanzia della pace e della ricchezza della Nazione. L'industria che, con l'agricoltura, costituisce il binomio integrale dell'economia della Na- zione, è chiamata ad intervenire largamente e moltiplicare i suoi mezzi per rendere meno pe- noso, più proficuo, più redditizio il Lavoro rurale. Perfezionare, generalizzare V uso dell'energia meccanica tra i nostri agricoltori, significa non solo diminuire le loro fatiche, ma valorizzare ancora potentemente le loro ore di lavoro, mol- tiplicare le loro energie, significa evolvere l’agri- coltura e conquistare grado a grado la meta della sua industrializzazione. Noi non temiamo più i superati pregiudizi sulla influenza delle macchine. L'esperienza se- colare ammaestra che, lungi dal precludere l’impiego delle braccia umane, esse, là dove sono introdotte, suscitano nuove falangi di la- voratori. è Ad affrettare questo rivolgimento della vita rurale, consigliano oggi più che mai, non solo la pressione dell'incremento demografico, ma la circostanza propizia di una preparazione varia e molteplice negli uomini che noi dob- biamo restituire alla terra, acquisita nei contatti con la grande industria, durante e dopo la guerra: preparazione che ha affinato le loro qualità ed ha insinuato nel loro spirito consue- tudini nuove dalle quali non potranno più sco- starsi, prima tra tutte le consuetudini al lavoro continuo, metodico, senza soste improduttive, che è ormai fondamentale canone della orgia nizzata industria di fabbrica. Quindi l'oratore concluse il suo dire dichiarando inaugurato il convegno. Le magnifiche parole dell’ Ing. Ravà furono salutate alla fine da calorosissimi applausi, cessati i quali si procedette alla nomina della Presidenza del congresso alla quale furono eletti, come Presidente, lo stesso Ing. Rava c, come Vice-Presidenti, l'On. Calore, il Prof. Parvopassu e l'Ing. Locatelli. Interessantissime trattazioni di menti argo- vari furono svolte durante il con- vegno dal Prof. De Mori, dall’ Ing. Alpe, dal Prof. De Marzi, dall Ing. Pesini, dal- l'Ing. Capetti e dal Prof. Rovessi. L’ADUNATA DEI COMMERCIANTI FASCISTI DELLE TRE VENEZIE CON L’INTERVENTO DELL’ON. LANTINI Con l'intervento del Presidente della Confederazione nazionale fascista dei Com- On. Gr. Uff. Dott. Lantini e con l'intervento delle rappresen- mercianti, l'erruccio tanze delle Federazioni di varie Provincie, ebbe luogo nella nostra città, il giorno 17 Giugno, una grandiosa adunata dei Com- mercianti fascisti delle Tre Venezie. Alle niente da Milano, si recò in Municipio per ore 10, Vl On. Lantini, prove- un ricevimento dato in suo onore dall’ Am- ministrazione Comunale. Accompagnava l'illustre ospite il Cav. Uff. Silvio Corradini, presidente della Federazione padovana dei Commercianti. Nell’ex Sala del Consiglio Comunale erano ad attenderlo tutte le Autorità civili, politiche e militari, con a capo il Podestà Conte Giusti ed i Vice Podestà Avv. Bon- sembiante e Dott. Zuccari. Dopo le pre- sentazioni, ebbe luogo un signorile rinfresco,

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Quindi l'On. Lantini, seguito dai pre- senti si portò al Teatro Garibaldi, dove congressisti e pubblico, che gremivano let- teralmente la sala in ogni ordine di posti, tributarono al Presidente della Confedera- zione nazionale fascista dei Commercianti una vibrante ed unanime manifestazione di simpatia. L’On. Lantini, dopo essere stato pre- all’uditorio dal Cav. Uff. Silvio Corradini, che gli rivolse fervide parole di sentato saluto a nome dei commercianti padovani, pronunciò un poderoso e smagliante di- scorso, che la tirannia dello spazio non ci consente di riportare nel testo integrale, c che fu alla fine coronato da un’ imponente c prolungata ovazione. Dopo aver tributato un vivo elogio alla Fiera campionaria di Padova e dopo aver espressa la sua profonda gratitudine ai presenti per il numero rilevante degli intervenuti al congresso, l’oratore venne a parlare del corporativismo fascista prospet- tando, con valentia insuperabile, la somma importanza etica e sociale di questo sforzo creatore del Fascismo, che costituisce oggi un primato dinanzi a tutto il mondo, e che il mondo ammirato comincia a imitare. L’On. Lantini passò quindi a trattare del vasto ed importante problema dell’eco- nomia, prospettando la dispersione delle forze economiche avvenuta dal dopoguerra all’avvento del Fascismo al potere, ed illu- strando quindi tutta la grandiosa opera compiuta dal Governo Nazionale per la rinascita economica del nostro Pacse. L’oratore parlò poi degli interessi di classe, delle organizzazioni economiche, delle rappresentanze corporative e dell’at- tività svolta sino ad oggi dalla Confede- delineò razione € magistralmente quali debbano essere ie direttive che le organiz- zazioni dei commercianti debbono seguire per l’ avvenire svolgendo la propria attività nel campo economico, politico e sociale. L’On. levando che i commercianti debbono ren- Lantini chiuse il suo dire ri- dersi esatto conto dell’ importante compito assegnato loro dal Fascismo, quali forze in- tegrative dell'attività economica nazionale. Dopo la cerimonia in teatro, ebbe luogo un banchetto al Ristorante Storione e numerosi e cordialissimi furono i brin- disi pronunciati in onore dell’ospite gradito, che ringraziò, infine, sentitamente Autorità e rappresentanze. Dopo il banchetto tutti i congressisti, guidati dall’On. Lantini, si recarono in visita alla Fiera dei Campioni. IL CONVEGNO PER LE IRRIGAZIONI Il mattino del 20 Giugno, in una sala della locale Cassa di Risparmio, venne inaugurato il congresso per le irrigazioni con l'intervento di numerosi rappresen- tanti di Enti agricoli ed industriali della nostra e di altre provincie. Erano anche presenti al convegno le principali Autorità cittadine ed i rappresentanti del R. Magi- strato delle acque, del Sindacato Ingegneri di Milano e del Genio Civile di Padova, Venezia e Vicenza. Dopo che l'On. Calore ebbe a rin- graziare i presenti per il loro cortese in- tervento ed ebbe a formulare i voti più fervidi per la riuscita del congresso, prese la parola l’Ing. Busetto, presidente della Cattedra ambulante di agricoltura. della nostra città, che pronunciò un applauditis- simo discorso inaugurale. Dopo aver discusso della vastità € -—- 176

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complessità dell'importante problema delle irrigazioni, l’ oratore s'intrattenne a parlare del utilizzata l’acqua nella coltivazione dei campi, te- modo in cui deve essere nendo conto soprattutto delle diverse qua- lità e temperatura dell’acqua stessa in rap- porto alla qualità delle piante ed alla natura del terreno. Quindi l’ Ing. Busetto pose in rilievo le numerose e grandi innovazioni appor- dal dell’ agricoltura. tate Governo Nazionale nel campo Proseguendo nel suo dire passò in disamina i vari problemi che attendono ancora di esser risolti, soffermandosi in special modo sulle attuali condizioni idrau- liche delle terre venete, e chiuse il suo discorso inneggiando all’immancabile av- venire economico della Nazione. Dopo che l’Ing. Busetto ebbe termi- nato di parlare, si procedette alla nomina del Presidente del convegno, che venne eletto nella persona dell'On. Calore, e fu- rono quindi svolte interessantissime rela- zioni dall Ing. Bonifazi, dall’ Ing. Gussoni di Milano, dall’On. Caccianiga e dall’ Ing. Ruggero. Il primo trattò dei vari sistemi di irrigazione più appropriati alla nostra re- gione ed alle zone collinose; il secondo discusse il problema della distribuzione nelle irrigazioni per scorrimento; il terzo svolse il tema della recente legislazione in materia di irrigazioni, ed il quarto parlò dei vari metodi di irrigazione a pioggia. Tutti gli oratori furono ascoltati col massimo dei loro discorsi furono vivamente applauditi. interessamento ad alla fine Il congresso si chiuse con elevate pa- dell'Avv. mirabile impresa di contribuire al continuo role Mantovani, che esaltò la progresso delle irrigazioni in favore del- l'agricoltura. Da ultimo l'On. Calore pose in rilievo la magnifica opera che il Governo va svol- gendo a tale riguardo, sotto l’ illuminata guida del Duce del Fascismo. Terminati i lavori, i congressisti si adunarono a mezzogiorno in cordiale sim- posio nelle sale dello Storione e nel pome- riggio, dopo aver assistito ad interessan- tissimi esperimenti di irrigazione a piog- gia eseguiti in Prato della Valle, si reca- rono in visita alla Fiera dei Campioni di cui rimasero ammiratissimi. LA VISITA DIS. E. IL CO: VOLPI E DELL'ON. E. ROSSONI Il giorno 24 Giugno, a coronamento del successo conseguito dalla X Fiera in- ternazionale dei campioni, la nostra città ebbe l'onore di ospitare S. E. l'On. Co: Volpi di Misurata, Ministro delle Finanze, e l'On. Edmondo Rossoni, Segretario ge- nerale della Confederazione nazionale dei Sindacati fascisti. Alle 10, accompagnati da S. E. il Prefetto e da S. E. illustri ospiti si recarono in visita ai quar- il Senatore Indri, gli tieri della Fiera, dove vennero ricevuti da tutte le Autorità cittadine, ivi convenute, e dove vennero fatti segno a fervide mani- festazioni di omaggio e di simpatia da parte della folla numerosa che gremiva i quartieri, == 177 pe,

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Dopo la visita alla Fiera S. E. Volpi si portò all’ Università degli studi ove gli vennero tributate accoglienze entusiastiche da parte di Autorità, Professori e Studenti. Nella sala del Consiglio Accademico il Rettore Comm. Soler fece la presentazione LNNXV - ALLA N FIERA CAMPIONARIA DI PADOVA DI MISURATA E L'ON. ROSSONI VISITANO LA FIERA S. E. VOLPI Co: 24 GIUGNO 1928 - VI dei colleghi d'insegnamento al Ministro e pronunciò poi all'indirizzo di questi defe- renti ed affettuose parole di saluto. S. E. Volpi ringraziò sentitamente il Comm. Soler ed assicurò che, come per il passato, anche per l’ avvenire non man- cherà di svolgere il vivo interessamento per il glorioso studio della città “di Padova. In una sala attigua venne quindi of ferto in onore del Ministro un signorile rinfresco. Nel frattempo che S. E. Volpi si in- trattenne all’ Università, V On. Rossoni, ac- compagnato dal Sen. Indri e dal Vice Po- destà Avv. Bonsembiante, effettuò una vi- sita alla nuova sede dei Sindacati fascisti padovani, ove venne accolto da numerose Autorità c personalità cittadine. Il Cav. Romano, Segretario provin- ciale dei Sindacati, rivolse all’illustre ospite bellissime parole di saluto a nome di tutti i lavoratori delle pro- vincie, assicurando che essi uniti sono e con- cordi in un'unica vo- lontà, quale quella di lavorare per la grandezza d’ Italia. Infine l'oratore espresse la profonda ri- conoscenza dei lavoratori al Podestà Co: Giusti, a S. E. S. E. il Senatore Indri per il Prefetto ed a il costante e benevolo interessamento dimo- strato sempre efficace- mente nei loro riguardi. L’On. Rossoni, do- Fot. Art. A. Padova Gislon - po aver ricambiato il sa- luto al Cav. Romano, si soffermò a parlare dei compiti che spet- tano al sindacalismo fascista, che vuole la più ampia e la più concorde collabora- zione fra le classi lavoratrici e i datori di lavoro; fece quindi un fervido elogio al- l’opera svolta dallo stesso Cav. Romano e rivolse un vivo plauso al Podestà ed alle altre Autorità cittadine. Proseguendo nel suo dire l'On. Ros- soni pose in rilievo i diversi contrasti fra le teorie dei socialisti e quelle del sinda- calismo fascista, dimostrando esauriente- mente come le prime si basino esclusiva- mente sul disordine, al contrario delle seconde, che traggono la loro prima ragione ns 175 se:

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di essere dal rinnovato amore del popolo italiano verso la grandezza della Patria. L’oratore terminò inneggiando alle più radiose mete delle organizzazioni sindacali ed il suo discorso venne calorosamente applaudito. Terminata la ceri- monia alla nuova Casa dei Sindacati, l'On. Ros- soni si portò alla Società Adriatica di elettricità per l'inaugurazione della se- de del Gruppo sindacale elettricisti, ed anche qui gli vennero tributate en- tusiastiche accoglienze. Alle ore 12.30 S. E. Volpi e l On. Ros- Ri- dove soni si recarono al storante Storione, ebbe luogo un banchetto NA in loro onore con l'in- % to Givuono 1928 . VI tervento di tutte le Au- torità cittadine. Allo champagne parlarono applaudi- tissimi il Podestà Co: Giusti, S. E. il Se- natore Indri, e S. E. il Ministro Volpi che pronunciò il seguente magnifico discorso : Di particolare significato per tutti, di parti- colarissimo per noi veneti, che abbiamo avuto anche le nostre terre torturate dalla guerra, è la Fiera di Padova di quest'anno. Essa segna nella Mostra, qui ottimamente ordinata, il compimento dell'imponente opera di ricostruzione che gli italiani hanno voluto prima di tutti, e che mi hanno consentito, già tre anni or sono, di affermarlo con orgoglio ai nostri creditori di guerra d’oltre mare. Le nostre chiese, le nostre case, i nostri opifici, i nostri ponti sono risorti più belli di prima, come per un incanto, come per un miracolo: fu il miracolo della gioventù ita- liana, pervasa dal Fascismo realizzatore di Be- nito Mussolini. Dieci anni or sono, vicino a queste mura onuste di veneta gloria, vi era il Comando su- premo degli Eserciti d'Italia: qui vicino il Re soldato e vittorioso: e la battaglia del Piave segnava un data gloriosa e determinante, non nella nostra guerra soltanto, ma nella guerra mondiale, data che ancora non è stata compresa in tutta la sua portata. Forse pochi di voi ricordano una testimo- LXXXVI - ALLA X FIERA CAMPIONARIA DI PADOVA VOLPI RICEVE ALLA MOSTRA DELLA DISTRUZIOVE E RICOSTRUZIONE IL SALUTO DELLE PICCOLE ITALIANE Fot. Art. A. Gislon - Padova nianza di un nemico intelligente: dopo il Piave, in viaggio verso Costantinopoli da Budapest, il Gran Visir, giovine turco Talaat Pascià, scri- veva al suo signore e Sultano che, purtroppo, egli considerava la guerra finita e perduta. Superato il torbido dopoguerra, che ogni popolo ha, in forma diversa, subito, la travol- gente azione del Fascismo dieci anni dopo offre al mondo il mirabile spettacolo di forza e di grandezza, di cui le tre Fiere contemporanee di Padova, di Milano e di Torino, sono testimo- nianze solenni. Alle difficoltà ancora da vincere, siano di sprone questi magnifici esempi di realizzazione raggiunti dalla inesausta attività dei singoli. Nella organica costruzione nazionale dello Stato corporativo ognuno si sente parte dello sforzo e dell’azione comune. L'economia generale del Paese da ogni giorno il senso preciso dì nuovi assestamenti, Il pubblico tesoro ha compiuto ormai il ciclo della più formidabile azione di finanza che l'I- talia abbia visto: la riforma monetaria. Con la rinnovazione di questi ultimi giorni del solo L79: =

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Istituto di emissione della Banca d'Italia, questa opera immane si può dire chiusa ed i nuovi compiti della finanza sono ormai all'infuori del problema monetario e dei grandi conti di guerra e del dopoguerra. Il bilancio dello Stato ha il suo assetto stabile e definitivo. Il pareggio tra le spese dello Stato e le entrate che può fornire la Nazione non è soltanto un problema tecnico, ma è un problema di volontà fascista che il Capo del Governo ha ancor ieri riconsacrato. Nell’adunata industriale di Roma, che non ha precedenti, che ha espresso il formidabile impeto di lavoro di forza della Nazione, il Duce con incisive parole ha confermato che l’azione della pubblica finanza deve irrigidirsi nel con- trollo della spesa e nell’equa distribuzione della pressione tributaria, con decisa volontà di non aggravarla, ridistribuendo il carico con la mag- giore giustizia. Chi domanda nuove spese do- manda nuove tasse, e queste debbono servire solo per i veri fondamentali bisogni del Paese. Ad identificare, a precisare i bisogni del Paese, che ha però il diritto di veder potenziata la sua attrezzatura in funzione della sua vita ri- gogliosa, sarà rivisto il sistema dei pubblici controlli. lo ho voluto dirvi solo poche parole, so- pratutto di devozione e di ammirazione per l’opera di questo nostro popolo, per questi nostri produttori, di cui non so se sia maggiore la fede o l'azione appassionata, che supera ogni giorno i limiti delle risorse che la natura ci ha dato. Come vi ho detto, noi possiamo affermare qui a Padova compiute le nostre opere di ri- costruzione del dopoguerra, compiuto il ciclo della riforma monetaria. Ma tali dichiarazioni possiamo fare ad un solo fine: che la soddisfa- zione delle mète raggiunte dia a tutti noi, nella magnifica disciplina che il Fascismo ha creato, la forza per raggiungerne altre e sempre mag- giori. EXA Ponendo fine a questa breve relazione sulla multiforme attività esplicata dalla X Fiera dei Campioni riteniamo doveroso se- gnalare che durante il periodo di tempo in cui la Fiera stessa rimase aperta, ebbero luogo anche, nei quartieri di Via Niccolò Tommaseo, importanti trattenimenti serali, con musiche, concerti, luminarie, fuochi d'artificio, ecc. Degni di particolare rilievo furono i concerti dati dalla Banda della R. Guardia di Finanza di Roma, che desta- rono nel pubblico il più grande entusiasmo ed il meraviglioso spettacolo pirotecnico effettuato nella serata di chiusura. La sera del 25 Giugno, dopo un breve ma intenso periodo di vita e di festività, la Fiera internazionale dei Campioni, dopo aver assolto perfettamente ai compiti che si era prefissi e dopo essersi mostrata, ancora una volta degna delle sue rinomate tradizioni, chiudeva i propri battenti per prepararsi, con serena fiducia e rinnovato fervore, alla conquista di più ardue ed im- mancabili mete. 180 —

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LA FIERA DEL SANTO La tradizionale Fiera del Santo, che conta quasi sette secoli di vita, risalendo la sua istituzione al 1257, come risulta da un articolo dell’antico Statuto della Città, sì è ripetuta quest'anno, in modo vera- mente degno della sua particolare rino- manza, nei giorni delle feste celebrate dal nostro popolo in onore del grande Tau- maturgo, ed è riuscita animatissima, sia per la grande affluenza di produttori e com- mercianti, sia per il numeroso concorso dei visitatori. Un intenso movimento si verificò in special modo nelle vie che conducono in Valle ed alla Basilica di S. Antonio, poiché lungo il‘ loro percorso Prato della erano stati dislocati i banchi di vendita delle varie merci: e difatti mentre in Via Beato Luca Belludi erano stati disposti i banchi destinati esclusivamente alla vendita di og- getti sacri, i sottoportici di Via Roma e Via Umberto, sino a Prato della Valle, ri- gurgitavano di quelli destinati alla vendita di tessuti, maglicrie, chincaglierie, oggetti di vestiario, pelletterie, metalli lavorati, 0g- getti artistici, olografie, giocattoli, utensili — ISI vari, ecc. In Prato della Valle veniva invece effettuata soltanto la vendita degli articoli di selleria e finimenti. L’Amministrazione Comunale dal suo canto, che non manca mai di dedicare ogni migliore ed efficace interessamento per tutto quanto possa contribuire a man- tenere sempre alto il prestigio della nostra città ed a ravvivarne le gloriose tradizioni, ha anche in quest'anno confermati, con del 2 deliberazione Maggio, i provvedi- menti adottati nel 1927, e sanzionati da 5, È. mento di una mostra equina e bovina in il Capo del Governo, per l’ allesti- seno alla Fiera, onde ridonare a questa nuova vita e splendore. Ragioni di carat- tere sanitario impedirono però l'attuazione completa del programma prestabilito al riguardo, inquantochéè l’esistenza di malattia epidemica accertata in molti capi di bestiame bovino nel territorio della nostra provincia fece si che la mostra venisse limi tata ai soli animali equini; ma ciò non tolse che essa riuscisse egualmente interes- sante sia per la quantità che per il sog- getto degli animali che vi furono condotti.

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Tale mostra ebbe luogo nell’ interno del magnifico Foro Boario, adiacente al Prato della Valle, che, per la sua vastità (50.000 mq.), per l'ampiezza delle tettoie, per la razionale distribuzione delle stalle, per la completa organizzazione dei vari cutiva, presieduta dal Podestà di Padova, la quale a sua volta nominò una Commis- sione centrale, e le Giurie per le varie ca- tegoric della mostra. Nulla fu trascurato perché la manifesta- zione conseguisse il più completo dei suc- LXXXVII - LA BASILICA DEL SANTO A PADOVA VISIONE LATERALE DELLA BASILICA DI S, ANTONIO servizi accessori e per i bellissimi viali alberati esistenti nell'interno del recinto, costituisce nel complesso un’opera vera- mente perfetta e degna di più grande città. mostra fu All’ organizzazione della chiamata una speciale Commissione ese- cessi, e ciò fu dovuto in special modo alla particolare attrattiva destata nelle Ditte espositrici dalla perfetta organizzazione della mostra, nonchè dal numero e dalla ricchezza dei premi, consistenti in denaro, medaglie e diplomi.

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DI PIVLVLVPII Reese VIVI ÎNÎNEZTZA SL TETY(SEZA SY LX PAZS (\NSTTZZTYYYN I CONCERTI SINFONICI NELLA SALA DELLA RAGIONE Il 6 nella grande Sala della Ragione la prima Maggio 1928 ha avuto inizio stagione di concerti sinfonici, e diciamo la prima stagione, perchè in realtà, per quanto anche in passato non abbiano man- cato a Padova simili manifestazioni musi- cali, mai si era addivenuti a una iniziativa di questo genere nel Salone consacrato a Non è inutile ricordare che il sogno di simile del Padovano risale al Giugno 1920 quando sede stabile di Concerti orchestrali. trasformazione mirabile monumento Arturo Toscanini, dopo aver diretto nel Salone della Ragione una serie di sette concerti con l'orchestra che egli avrebbe poi guidato in America, lanciava la prima del che aveva rilevato come nessuna sede sa- idea con l’intuito geniale musicista rebbe stata più degna non soltanto a Pa- dova, ma in Italia, per le più nobili ed elevate manifestazioni dello spirito umano. Ma allora a Padova eravamo ancora lontani dal poter attuare con successo una simile iniziativa. L'Istituto Musicale Cesare Pollini, ap- pena finita la guerra, che, nella speciale posizione di Padova, ne aveva reso incerte le sorti e l'avvenire, stava organizzandosi c sistemandosi per i compiti più vicini ed essenziali che gli sono connessi. Bisognava che passasse un lungo pe- riodo di tempo, che all’ Istituto Musicale fossero prodigate le cure del Comune e degli Amministratori, che ad esso si unisse la Società di Concerti Bartolomeo Cristofori, che ad esso fosse riconosciuta la veste di ente morale e il conseguente pareggiamento a Conservatori Governativi, perchè | Isti- tuto Musicale, sistemate le sue scuole, raf- forzata la sua organizzazione di concerti di musica da camera, e provveduto a tutti i suoi istrumenti e alla fondazione di una ricca biblioteca musicale e storico cri- tica, potesse accingersi al compito mirabile c tremendo di dotare la città di una sta- bile sede per concerti sinfonici in uno dei più bei monumenti del mondo! E bisognava che a tagliar corto a tutte le discussioni e alle facili critiche in proposito, la somma degli affari del Co- mune fosse concentrata nella nobile e ferma volontà del Podestà Francesco Giusti, per- — 183 —

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XXXVIII - IL SALONE DELLA RAGIONE FORGIATO A TEMPIO DELL’ARTE MUSICALE Maggio-GivaNo 1928 - VI LA VISIONE D’INSIEME DEL PERMANENTE SALONE DEI CONCERTI SINFONICI Fot. Art. A. Gislon - Padova

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chè gli Amministratori dell'Istituto Musi- cale sentissero sorretta | audace iniziativa dal Consiglio, dall’aiuto di chi vedeva con Arturo Toscanini le splendide possibilità di questa iniziativa. Ora, che la prima stagione dei con- certi è un fatto compiuto, e che si può dire senza ambagia c senza false modestie che cessa rappresenta un successo e che ha richiamato a Padova l'attenzione di tutto il mondo musicale italiano, possiamo dire come a tale meta si sia finalmente arrivati. Bisognava anzitutto che la trasforma- zione della Sala della Ragione fosse fatta in maniera decorosamente degna e che non turbasse le linee maestose dell’insigne mo- numento. Il difetto delle precedenti prove orche- strali nella Sala della Ragione era sempre stato l'evidente improvvisazione, ma una volta deciso che il Salone dovesse stabil- mente ospitare le manifestazioni musicali sinfoniche, bisognava studiare un ammo- bigliamento e un palco. per l'orchestra che rispondesse alle esigenze acustiche del va- stissimo ambiente. Tale ammobigliamento e tale palco hanno destato l'ammirazione di tutti co- loro che hanno potuto ammirarne la so- bria semplicità e la perfetta rispondenza allo scopo, da S. A. Reale il Duca di Bergamo che ebbe ad assistere ad una delle memorabili esecuzioni, a S. E. On. Emilio Bodrero, Sotto-segretario di Stato alla Pub- blica Istruzione che presiedette al concerto inaugurale. Le poltrone e le sedie in numero di 2500 danno alla vasta Sala, nel loro stile caratteristico, un tono di movimento € di colore perfettamente intonati. I tre piani per l'orchestra e la gradi- nata per le eventuali esecuzioni corali sono limitati da uno sfondo di gigantesche co- lonne doriche, disposte a semicerchio e da ampi panneggiamenti di colore rosso-cupo in modo da rispondere alle esigenze di qualsiasi grande manifestazione orchestrale e corale. Il problema acustico con tale ammo- bigliamento e col palco, c l’uno e l’altro dovuti ai progetti dello scultore. Paolo Boldrin di Padova e del Comm. Forlatti della R. Sovraintendenza dei monumenti di Venezia, fu così in gran parte risolto. E successivamente perfezionato con reti metalliche tese sulle catene della grande volta, si che in ogni parte del vastissimo ambiente le musiche si ascoltano in ma- niera perfetta. Anche la illuminazione fu curata con lampade di stile rispondenti alla bellezza della Sala. Senza alcun dubbio adunque tale adat- tamento appare come il più degno per la storica Sala e tutti i grandi giornali e le Riviste italiane lo riconobbero. A chi scrive, ed è memore che in tutti i tempi la musica fu in grande onore tra le mura di Padova e ricorda che nel 500, l’età d’oro di questo Studio, si .moltipli- carono qui le Accademie che avevano per scopo principale l'insegnamento della mu- sica, non può non sorridere questa grande realtà che porta Padova in primissima linea fra le Città italiane e straniere nel culto dell’arte della musica, in un'epoca, come la nostra, piena di avvenire e di sogno. A tale incremento abbiamo l’onore di affermare che il più forte impulso fu dato dalla scuola fondata 50 anni orsono, e che poi guidata da quell’animo vero di artista che fu C. Pollini, si trasformò nell’attuale Istituto Musicale, che ora porta il suo nome. = 185 ina

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LXXXIX - IL SALONE DELLA RAGIONE FORGIATO A TEMPIO DELL’ARTE MUSICALE IL GRANDE PALCO PER L'ORCHESTRA E PER I CORI Maggio » Giugno 1298 - VI La Società di Concerti Bartolomeo Cristofori, come dianzi accennavo, sorta per affiancare con nuove forze l’opera del- l’Istituto, col quale poi si fuse, ha per- messo di allargare l’opera educatrice, che oggi si svolge attivissima sotto la guida di Oreste Ravanello. Per la coltura del popolo il voto di Toscanini, che nel 1920 poteva sembrare una utopia di sognatore, in regime fascista si è tradotto rapidamente in atto, perchè i nuovi tempi hanno creato una mentalità nuova e l’alta opera educatrice della cul- tura musicale e il divino conforto dei suoni non sarà più privilegio di pochi privile- giati, ma del grande pubblico. E sia permesso a questo proposito ri- cordare che fra i più entusiasti della nuova destinazione del Salone e dei concerti sin- fonici ivi dati furono gli studenti della Università di Padova, che sono sempre ac- corsi alle manifestazioni musicali e hanno manifestato con una nobile lettera la loro gioia, perchè in questa città di studio e di elevazione spirituale nulla più manca per- ché essa si affermi fra le ideali forze ope- ranti per il progresso della Patria. Ma anche tutti i Padovani hanno di- mostrato di gradire la nuova destinazione del esperimento di esecuzioni sinfoniche, svolte Salone, dal momento che il primo nella primavera di quest'anno con una serie di sei concerti sinfonici di assai elevata significazione, ha rappresentato anche dal lato economico un notevole successo. XxX * 1968 —

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NC - IL SALONE DELLA RAGIONE FORGIATO A TEMPIO DELL’ ARTE MUSICALE I DUEMILACINQUECENT Maggio »- Giugno 1928 » VI I sei concerti di quest'anno furono diretti dai maestri Marinuzzi, Zenoni, Fai- loni, Nedbal, Panizza e Guarnieri, alcuni fra i più illustri musicisti dell’Italia e dell’estero, i quali hanno successivamente diretto l'orchestra della Società Vene- ziana dei Concerti sinfonici, offrendo alla ammirazione degli intervenuti musiche di tutti gli autori più noti gustati dal pubblico. Così di Beethowen furono eseguite le sinfonie Terza (Eroica) Quinta e Settima, di Schubert la Rosamunda (ouverture) in un concerto dedicato al primo cente- nario della morte del musicista viennese, che fu ricordato anche con un discorso di Innocenzo Cappa; cosi di Wagner fu ese- guita la Marcia funebre del Crepuscolo degli Dei, e musiche di Rossini, di Strauss, di O POSTI PER GLI AUDITORI Respighi, di Debussy, mentre con oppor- tuno senso di aiuto per i giovani autori Italiani, furono incluse nei programmi composizioni di De Sabata, Bossi, Lualdi, Zenoni, Zandonai, Marinuzzi, Catozzo, Ma- setti, ecc. Ecc. Sono altresi da ricordare le esecu- zioni del concerto Quinto in mi derzolle di Beethowen per pianoforte ed orche- stra, nel quale la parte pianistica fu soste- nuta dal maestro Rio Nardi e quella dei concerti per violino e orchestra di Zan- donai e di Pugnani, nei quali la parte del violino fu sostenuta dal violinista Remy Principe. xx * Da lunghi anni a Milano i concerti sinfonici della Scala e del "Teatro del Po- 187 —

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polo sono tenuti in vita dall’ Ente dei con- certi sinfonici che in detta Città ha vita fiorentissima, mentre a Roma essi richia- mano l’attenzione di un pubblico internazio- nale nella sede impareggiabile dell’ Augusteo. Il Consiglio d’Amministrazione del- l’Istituto Musicale di Padova ha deliberato che, perchè la Sala della Ragione nella sua nuova destinazione vivesse e prosperasse, era necessario che una apposita organizza- zione dedicasse al nuovo compito tutte le sue forze, ed è così che fu lanciata l’idea di un Ente per i concerti sinfonici, il quale, amministrato dall’ Istituto Musicale di Padova, potesse tenere in vita il mira- bile organismo. L'Ente per i concerti sinfonici in Sa- lone, il quale ha già raccolte le adesioni di moltissimi cittadini ed altre ne racco- glierà per la stagione che avrà inizio nel prossimo anno artistico, si propone di dare a Padova in ciascun anno un minimo di otto manifestazioni sinfoniche e corali, di- rette dai più illustri Maestri viventi in modo che i concerti che qui si daranno non ab- biano ad essere in veruna guisa inferiori Padova, Maggio 1928 - VI a quelli che della stessa natura si danno dalle migliori Società Italiane e straniere. Per concludere possiamo affermare che certamente l’ Istituto Musicale di Padova è il solo Ente di questa natura che in Italia abbia potuto assumere, con l'appoggio del Comune, un compito così nobile e grande, ed é certo che, se le manifestazioni musi- cali, le quali segnano l’inizio di un aposto- lato musicale popolare, saranno uguali a quelle che si danno altrove, nessuna città in Italia o all’estero potrà offrirle in una Sala di concerti così vasta e così suggestiva, dove all’ armonia dei suoni risponde la di- vina armonia delle pareti affrescate, che dicono la tradizione e la potenza gloriosa del insuperabile dei nostri artisti di ogni tempo. Comune di Padova e il buon gusto Ogni primavera si rinnoveranno cosi in Padova le feste musicali, di modo che la Sala della Ragione diverrà il tempio della musica sinfonica, una méta, noi au- guriamo, a cui converranno gli amatori di quest’ arte di sogno e dell’ eterna poesia che è forza e consolazione di bellezza suprema, che non muore mai per la gioia di tutti. Sergio LEONI 188 —

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(7 SE è (- NI LA MOSTRA DELLE IMAGINI DANTESCHE DI AMOS Tra le opere destinate ad onorare il Divino Poeta, nessuna ha destato così grande interesse e così vasta ammirazione come il commento pittorico della Divina Commedia iniziato da Amos Nattini con le sue Imagini Duantesche. Ispirato da Gabriele D’ Annunzio, que- sto commento pittorico non ha solo il fine di onorare con Dante l'Italia risorta, ma anche quello di dar vita ad una grande edizione nazionale del Libro sacro di nostra gente che fosse degna del Poema e che sa- pesse ricordare al mondo che l’Italia è an- cora e sempre la culla dell’ arte. E l’opera di Amos Nattini, come quella della Casa Editrice di Dante, con sede in Milano, che ne ha iniziata la pubblicazione, hanno pie- namente corrisposto a tali idealità. Avrei gran voglia di dire, scrive Ugo Ojetti, che per onorare dalla morte del Poeta, questi seicento anni, niente si è fatto, 0 almeno st è veduto, che valga quest’ opera, il piccolo principio di quest’ opera grande. Nata dal travagliato dopoguerra, que- tI st'opera è veramente italiana per la sua audacia e per la sua bellezza, per il suo NATTINI impeto e per il suo misticismo; ed il Fa- scismo, che ha per suo compito quello di innalzare i valori nazionali e curare |’ edu- cazione spirituale del popolo, non ha esitato a fare di essa il monumento più grande che la nuova Italia erige al Poeta dell’ Impero. L’opera è divisa in tre grandi volumi (Inferno, Purgatorio e Paradiso) e la coper- tina del volume relativo a ciascuna delle tre cantiche è in pelle sbalzata e colorita a mano. - La pubblicazione avviene per quaderni, che saranno cento, cioè uno per canto, e che verranno pubblicati in nu- mero di sei all’anno. - 1 quaderni pub- blicati sino ad ora sono diciotto, cosicché per la pubblicazione integrale dell’ opera saranno ancora necessari tredici o quattor- dici anni. Le Imagini Dantesche di Amos Nat- tini sino ad ora pubblicate sono state esposte al pubblico in alcune grandi città, e S. M. prima mostra, sintetizzava il suo compia- il Re, inaugurando a Roma la cimento con queste parole: Portare a com- pimento quest opera eccelsa d’arte sarà un grande servizio reso alla Patria. na 189 a

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NXCI . LA MOSTRA DELLE IMAGINI DANTESCHE DI AMOS NATTINI L'ESPOSIZIONE DEI QUADRI ORIGINALI NELLA SALA DELLA GRAN GUARDIA 1 MaggGIO - 25 GiuGno 1928 - VI S. E. Benito Mussolini ha sintetizzato il suo pensiero con queste parole: ...é un 0- pera regale, altamente degna della rinnovata coscienza italica. Dopo Roma, Milano e Torino è toc- cato alla nostra Città l’ onore di accogliere l’insigne opera d’arte che Pio XI benedisse come quella che assurge: a gloria ed onore del nostro secolo. La mostra fu organizzata in modo ve- ramente ammirevole nella Sala della Gran Guardia, messa dal Comune a disposizione della Casa editrice dell'Opera. In essa fu- rono esposte non soltanto le prime diciotto tavole originali delle Imagini Dantesche di Amos Nattini, ma anche i primi 18 qua- derni del primo volume della Divina Com- media, raccolti nella magnifica copertina, e già sufficienti a dare un'idea della gran- diosità dell’ opera. Gli splendidi e geniali acquerelli del Nattini, che furono disposti lungo le pa- reti della Sala e su alti sostegni verticali, in modo da favorirne la piena e migliore — 190 Prem. Fot, Art, M. Danesin « Padova visione, destarono nel pubblico padovano il più grande entusiasmo, tanto che in nessuna manifestazione del genere fu mai vista un’affluenza cosi rilevante e cosi eletta di pubblico come durante il periodo in cui detta Mostra rimase aperta. L’Amministrazione Comunale, se- guendo l’ esempio della Città maggiore d’Italia, ha deliberato di recente di acqui- stare uno dei mille esemplari numerati dell’opera del Nattini, cha sarà conservato nel Civico Museo. La Mostra venne inaugurata con una splendida conferenza illustrativa tenuta dal Prot. vico, delle capo il Moschetti, Direttore del Museo Ci- la sera del 21 Maggio alla presenza principali Autorità cittadine, con a Podesta Co: Giusti, dell’ Autore del commento pittorico, Amos Nattini, e di un eletto stuolo di invitati. Riportiamo integralmente in queste pagine la bellissima conferenza del Prof. Comm. Andrea Moschetti, perchè ognuno, dalla magnificenza della forma e dall’ ele-

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vatezza dei concetti con cui l’ oratore ebbe ad esprimersi, possa nel miglior modo trarre conoscenza degli insuperabili pregi del grandioso capolavoro cui sta dando vita l’arte di Amos Nattini. LA CONFERENZA DEL PROF. A. MOSCHETTI Eccellenza, Signore e Signori, Amos NatTINI ben dovrebbe essere solo nei suoi pannelli qui davanti a voi, perchè l’opera d’arte, quando è veramente tale, ha da essere giudicata soltanto in sè stessa e per sè stessa. I confronti, odiosi sempre, odiosissimi sono e spesso inutili e vuoti quando si tratta dell’opera d’arte, perchè ogni artista, o grande o piccolo che sia, principia e finisce in sè stesso, e non c'è metro che valga a fissarne proporzional- mente la statura. Eppure non è così. Amos Nat- tini, ben lo sento, non è qui solo; perchè nessuno di voi entrando si è spogliato dei ricordi di tutte le cose, alcune delle quali eccellenti, da voi ve- dute in questo campo, anzi questi ricordi avete intenzionalmente evocato con quella egoistica compiacenza, che viene a ciascun giudice dal sentirsi agguerrito nel tema in cui egli viene chiamato a giudicare. E dall’Oregna al Dorg, quanti furono nei secoli illustratori dell'eterno poema, si affollano davanti a voi dai giovanili vostri entusiasmi e dagli studi più maturi, pronti a tramutarvi in severi Minossi. Ombra colossale nel fondo, contro cui ogni umano ardimento impaura, sta Dante. Orbene, Signori, accettando oggidì di par- lare dinanzi a voi e di presentare a voi ciò che di per sè sarebbe in verità superfluo presentare, io vorrei impedirvi questo errore iniziale, vorrei purgarvi da questa lue di erudizione, che è vanto insieme e vitupero dell'età nostra, perchè nel- l’analisi archeologica ci impedisce ogni libero godimento sintetico dell’arte, frapponendo fra noi e il presente un passato spesso esagerata- mente nostalgico; vorrei, novella Matelda, tuf- fare il vostro capo nell’acque di Lete, così da cancellare da voi, pel momento, ogni ricordo di altre illustrazioni dantesche e restituire l’a- nima vostra in quello stato di purezza e di gra- zia che è necessario per giungere a quella vi- sione del divino che si chiama l'arte. Ma poichè ciò non mi è possibile, nè stato di purezza è nell’età nostra, che è l'età della critica (che vuol dire in fondo l’età della sterilezza e del rim- pianto), meglio mi giova cercar di trarre il bene dal male e, affidandomi tutto e solo alla potenza suggestiva dell’opera nattiniana e alla sicurezza del suo immancabile trionfo, vedere travolto ben tosto ogni vostro preconcetto nella pienezza del godimento di ciò che finalmente è nuovo e vivo ed alto e nobilissimo tanto da non temere con- fronto. Perchè di illustrare graficamente un’opera letteraria sono, ben sapete, due modi. L'uno è quello del vignettista che sta ligio all'interpre- tazione del testo e si industria di ripeterlo e di materiarlo nel segno. Ed è lavoro essenzial mente di traduttore con tutte le difficoltà e i pericoli e le impossibilità di ogni traduzione, perchè l’opera letteraria tanto si altera e spesso si guasta passando dall'una all'altra lingua, quanto e più passando dalla parola alla matita, al bulino, al colore, al marmo, che sono in fondo anche questi una-lingua diversa. Con che non è detto tuttavia che anch'egli il traduttore non compia opera d’arte e non riesca talvolta a ri- plasmare il pensiero altrui così da metterne in rilievo e da aggiungervi forse, ove avvenga, nuova bellezza di forma. Nel qual caso egli si accosta alquanto al- l’altro modo, che è solo dei pochi e dei grandi, degli artisti che non commentano, che non tra- ducono che non trasmutano sè stessi nell'anima dell'autore per renderne tutte le vibrazioni, ma questa trasmutano dentro di sè vivificandola a nuovo in un impeto di originale ricreazione. E allora questi si chiamano Giotto, che sulle pareti della nostra Cappella Scrovegni traccia un suo sacro poema dinanzi agli occhi intenti di Dante, in cui già arde e sfavilla la fiamma sublime del proprio; - si chiamano il Botticelli che nella ascensione paradisiaca vi dà soli e sempre, nello spazio deserto di ogni altra figura, Dante e Bea- trice, due anime o meglio due stati d’anime che sotto la sua penna si vengono sublimando di cielo in cielo, di beatitudine in beatitudine fino all’empireo dove li accoglie la milizia ce- leste improvvisamente evocata dalle profondità dell’abisso; - si chiamano il Signorelli, il più grande certo dei figlioli di Dante, che nel duo- mo di Orvieto coi /azzi dell’ Anticristo, colla Itesurrezione dei morti, coi Dannati e cogli Eletti crea a sua volta una nuova Divina Com- media, e da quella dantesca ripete solo quel tanto che gli giova per dare alla propria lon- tana sonorità di rispondenza attraverso i secoli; - si chiamano Michelangelo, che sulla parete di fondo della Sistina trasforma il canuto rabbioso Caronte in un terribile Ercole che maneggia come clava il suo enorme remo sulle groppe dei dannati fuggenti, e su in alto trasforma la mistica rosa osannante in un tumultuoso assor- dante convegno di invasati da amore e da ter- role divino; — si chiamano il neoclassico William Blake, la cui arte egli stesso delinisce « visiona-

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ria » e che, dando realtà alle allucinate fantasie della sua immaginazione, passa dalla illustra- zione delle Notti di Young e del Libro di Giobbe a quella della Commedia, che egli risogna per proprio conto in una mistica evocazione di ani- me fatte sotto la sua matita nitida scultorea materia;- sono il romantico Dante Gabriele Ros- setti che rivive in un sogno di estasi così il bacio mortale di Paolo e di Francesca come la celestiale idealità della Bea/a Beatrice; - sono Gustavo Dorè, che misura e delinea con segno di gigante gli abissi infernali come gli abissi celesti e la passione dantesca sente riecheggiare in sè stesso di cerchio in cerchio di cielo in cielo fino a Dio. Ma non sempre tra luna e l'altra schiera, tra quella dei pedisequi traduttori e quella degli originali ricreatori la distinzione è così netta come può sembrare; perchè se, come abbiamo detto, parecchi tra i migliori illustratori talvolta con un colpo d'ala s'elevano sopra il consueto travaglio, non c'è illustratore, per grande che sia, il quale non voli talvolta più vicino alla terra, come vinto dal peso immane che gli grava sulle spalle e a cui omero mortale non basta. Michelangelo stesso, il cui Giudizio universale travalica nello spirito ogni più alta parafrasi dantesca e sembra condensare in breve spazio tutta l’anima del poema, Michelangelo stesso, co) suo informe colossale Minosse, fasciato della più colossale sua coda, per voler essere troppo ligio commentatore del verso, sfiora, senza avve- dersene, il grottesco. Ad ogni modo in questa compagnia di co- loro, a cui il poema eterno non fu reticolato su cui ricomporre con opera di intarsiatore pezzo per pezzo gli sfondi e gli episodi, ma campo aperto su cui scorrere a originali ardi- menti, occupa (io non esito a dirlo) un posto che non può essere degli ultimi, Amos Nattini, favorito in ciò, oltre che dall’ altissimo ingegno, dalla sorte benevola. Benevola sorte perchè lo abbandonò del tutto a sè stesso. Fortunato infatti fu questo giovane nella piena sua indipendenza spirituale. Uscito a di- ciannove anni dal corso di ragioneria di un Istituto Tecnico, vergine di ogni contatto acca- demico nonchè da ogni contrizione scolastica, a cui si era mostrato ribelle al punto da venire santamente bocciato in disegno, con appena quel tanto di studi che bastava ad essere favilla suscitatrice di alta fiamma, egli sente vibrare nel profondo dell'anima voci indistinte e miste- riose di bellezza, di grandezza, di sogno, che ancora invano cercano espressione. Che cosa sa egli del mondo classico? Non ha respirato per otto anni di ginnasio e liceo l’aria imbe- vuta di profumi della mistica Ellade; non ha conquistato attraverso esercizi noiosi e severe letture le porte di un mondo tanto lontano e pur sempre presente; non ha nemmeno potuto vedere nella sua opulenta Genova quei muti eloquenti testimoni della grandezza romana che pur abbondano in quasi tutte le città italiane; ha a stento discoperto sotto le pesanti fioriture barocche delle sue chiese e dei suoi palazzi qualche vestigio dell'arte e della vita medievale così ricche di violente passioni e di mistici ideali; eppure non ha quasi lasciato il chiuso della scuola, dove gli han parlato di cambiali e di mastri, che di un balzo, con quella giovanile audacia che è propria solo dei magnanimi, egli varca le soglie della fama. Da un anno allora l’Italia s'è finalmente ridesta a nuova vita, e oltre il mare nostro i lidi irrorati dal nostro purissimo sangue stanno per venire riconsacrati, dopo tanti secoli, ro- mani; e la voce dell'aedo solitario intona colle Canzoni d’oltre mare il poema della imminente vittoria. Roma imperiale, volente-nolente il Go- verno d'allora, accenna a risorgere e a ripren- dere la sua marcia attraverso il mondo. Ed ecco il giovane diciannovenne sente già fluire in sè il sangue di quella che sarà per essere l’età nova e la sua mano di sè stessa mossa traccia la prima illustrazione della Carzone del Sacra- mento e la manda, auspice un giornalista d’in- gegno, a Gabriele D'Annunzio. D'Annunzio ne rimane commosso e conquistato, e gli chiede tutte le altre tavole, e sempre più se ne ac- cende, e ne ottiene la pubblicazione in esiguo numero di esemplari, fatti oggi ghiottoneria bi- bliografica; piccolo il numero, grande l'eco che di quelle illustrazioni si spande. Vederle? Il segno breve e netto della pittura greca vasco- lare sembra essersi unito al tratto agile e pla stico dei nostri incisori quattrocenteschi per tracciare figure di vigoroso ardimento, in cui i muscoli scuoiati vibrano di una vita anatomica tutta nuova nell'arte; chitoni greci di lievi ar- moniche pieghe, e aspri corsetti e brevi tuniche medievali; profili scolpiti di un sol colpo nel marmo; gesti solenni di mistico rito e solenni composizioni d'insieme; e soli radiosi fra squarci di tempesta, e mari increspati che navi di clas- sica sagoma arano con vele rigonfie. Eccesso sovente di forza e di audacia; eccesso, fu detto, sopra tutto di anatomia; ma cose pur tali che voi continuate a guardarle con attoniti occhi, come presi da suggestione invincibile, mentre sentite che nelle vene di questo adolescente pulsa vivido il sangue di una Italia nuova ed antica. Allora tra poeta e pittore, che vivono in- sieme due anni a Parigi, un nodo d'affetto te- nace si stringe; perchè il giovane ragioniere, che ha già imparato da sè il latino ed il greco, che parla tre o quattro lingue viventi, che studia il

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MOSTRA DELLE IMAGINI DANTESCHE DI AMOS NATTINI. 2I Maggio - 25 Giugno 1928 VI CES 2; si TS È 5 ri ; PRESTO INFERNO CANTO IX del Museo Gibtco di Padoa”:

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CII - LA MOSTRA DELLE IMAG L'ESPOSIZIONE DEI QUADRI ORIGINALI NELLA SALA DELLA GRAN GUARDIA 21 Maggio -25 Giugno 1928 - VI Gab. Fot. del Museo Civico di Padova

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Sanscrito non per vano diletto ma per giungere a Budda e all'Oriente fascinatore, che, sapendo di musica, ragiona i segreti dell’arte di Wagner e di Beethoven, che filosofo e mistico dalla filo- sofia e dal misticismo trae figurazioni di plastica realtà, è ben nato per comprendere D’ Annunzio e per esserne compreso. E il D'Annunzio a questo classicista, a questo anatomo, a questo intagliatore di corpi e di fondi, tutto segno e tutto muscoli, propone egli di illustrare la Divina Commedia, il poema che meno sembrerebbe adattarglisi, dove sulla linea predomina il colore, e sul corpo lo spirito, e sulla realtà l’idea. Amos Nattini non vacilla, non dubita; ma nell'accettare misura l'altezza paurosa della meta, e la fremente fantasia ca- stiga con lunghi studi severi, con preparazioni mortificanti, come eremita che liberì nella pre- ghiera la carne da ogni stimolo per salire puro alle stelle. E ci da finalmente la sua Divina Comme- dia, dico la sua Divina Commedia, perchè, da quanto vi ho fin qui accennato, voi indovinate bene che egli non è di nessuno fra quanti lo precedettero nell'impresa gigantesca; non è di nessuna scuola pittorica o passata o, Dio nel tolga, presente; non è nemmeno, oserei dire, di Dante, perchè, pur tutto in esso vivendo, la materia riplasma, pur senza tradirla, a tutto suo modo. Nell’impresa egli è aiutato dal pieno pos- sesso di una tecnica insuperabile. Disegnatore e modellatore superbo, tutto de- linea e contorna con una precisione e con una forza di antico. Nelle masse più dense e più aggrovigliate ciascuna figura, ciascuna parte si rivela immediata nello scorcio e nelle forme che la distinguono subito di fra le altre. Della gente che si assiepa entro la barca di Ache- ronte, di quel brulicame di corpi che s'adona sotto la greve pioggia nel fango, dei miseri che guazzano nelle acque livide dello Stige, voi ser- berete precisa per sempre la memoria di cia- scuno come di persona a voi nota da lungo tempo. È ciò senza più quelli eccessi anatomici con cui l'artista adolescente aveva principiato. Solo in due o tre tavole, dove al supplizio fati- coso dei dannati vogliono muscoli possenti, come nel cerchio degli avari e dei prodighi, ritornano i corpi sbalzati dalle Curzonz d' Oltre muure. Ora, sarebbero bastate queste superbe qua- lità di disegnatore per collocare il Nattini tra i primi illustratori della Commedia, se egli avesse voluto appagarsi della penna come già nelle Canzoni; ma egli ha sentito che nella Core dia il colore, dal cerchio degli ignavi alla visione di Dio, ha troppo gran parte perchè vi si possa senza danno rinunciare. Gli stessi disegni del Botticelli pare fossero preparati per il colore. 19] E nell’arringo per lui nuovo il Nattini si è get- tato armato di una sensibilità e di una intui- zione cromatica, che supera senza guastarla anzi perfezionandola la stessa sua bravura di dise- gnatore. Il che è solo dei veri artisti, mentre di solito nel campo della mediocrità guai al dise- gnatore che s'azzarda al pennello, e triste il coloritore anche buono che ardisce precisare e contornare. Parca è la sua tavolozza nell’ appa- renza; due o tre note di colore sembrano ba- stargli, ma su quelle gioca con una infinità di variazioni e di trasparenze e sotto quella e tra quelle altre note fonde e dissimula, così da ri- levarsi maestro consumato anche in questa più temibile tecnica. Così fin dal primo canto, dall'incontro del poeta colle belve e con Virgilio, lo spettatore rimane deliziosamente preso da quel digradare di azzurri che modellano e velano le montagne e su cui stacca appena il paonazzo della veste del poeta e il pallido lontano croceo dell'alba. Come nel primo così e più assai nel secondo canto, dove fra tanto cupo di notte turchina che cala si libra trasparente nubecola d’oro, sospesa nel cielo di languide stelle, in un cielo di cui quasi sentite la frescura, Beatrice, mentre su in alto s'apre incorporea nella luce la visione dell’ Empireo. E la scena dei golosi, per me una delle più mirabili concezioni cromatiche di tutto il ciclo, si forma di sole tre zone orizzontali e parallelle: una larga lamina bronzea nel basso quasi modellata a tenue rilievo, una fascia gri- gioazzurra nel mezzo e sopr’essa il lieve fu- migare della palude Stige che s’indovina lon- tano; semplicità estrema di mezzi che raggiunge il maggiore e il più musicale degli effetti cro- matici. Il che solo può avvenire quando le si unisca una sapienza luministica assoluta. Il problema luministico il Nattini tratta e risolve caso per caso con novità e sicurezza tale da vincere ogni più ardua difficoltà. La luce e l’aria circolano nelle masse e negli sfondi, investono e pene- trano le figure, dànno risalto graduale ad ogni particolare e impregnano di sè tutto l'insieme. Il zovile castello degli antichi saggi è cosa che vince ogni descrizione. La luce diafana e im- materiale, una luce non di sole (chè il sole laggiuso non giunge) ma tutta spirituale, luce di sapere e di gloria, profila e insieme attra- versa quei corpi che di corpo hanno solo l’a- spetto, e li stacca ad uno ad uno così che voi potete girare con l'occhio tutto intorno a loro sullo spalto del prato, tra i cinque sommi a cui Dante non teme di essere sesto, fra Camilla e Lavinia e Pentesilea belle di alabastrina bel- lezza, tra Socrate e Platone e il Saladino soli- tario e lontano, E anche qui tre zone parallele di colore: il verde smeraldino del prato, il gri-

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gio pietroso delle cinte pecéamiriose più vicine, il cupo azzurro lontano di un'atmosfera infer- nale. Altrettanta e forse superiore potenza lumi- nosa è nella tavola in cui sul margine dello Stige si presenta Dite. La morta gora, da cui esalano lievi vapori nell’aria di fuoco contro la fosca petraia di Dite, è sparsa di corpi che per quel sanguigno chiarore risaltano come se fos- sero sbalzati nel metallo. Ma più e più ancora tecnicamente preziosa, perchè tratta da assai minori risorse di contrasti, è la selva dei sui- cidi, dove invece ogni luce è spenta che non sia appena un tenue crepuscolo filtrato attraverso il denso intrico di rami e di sterpi e di corpi umani e di cagne e di arpìe, e dove pur tutto si stacca, si muove, e ti viene incontro, e si sprofonda lontano, in una scala infinita di risalti e di smorzature, di accenni e di trapassi su cui dominano le due nude figure, quasi senza luce anch'esse e pur come scolpite nel macigno, di Lano da Siena e di Jacopo da Sant'Andrea fug- genti dinnanzi alle belve rabbiose; l’uno già in salvo ansimante sui rami, l’altro fatto invano groppo a sè stesso dietro il cespuglio. Lontano presi anch'essi nel mezzo del groviglio, passano i due poeti. Così l'episodio si inserisce nel fondo nel più perfetto dei modi. Poichè il Nattini preferisce appunto eccel- lere nelle visioni d'insieme. Non sempre invece, quando da esse si volge a trattare l'episodio isolato, sembra raggiungere uguale altezza. Ma ciò forse perchè di ciascun episodio dantesco noi abbiamo già in mente una ricostruzione tutta nostra, che ci viene, oltre che dallo spirito indi- viduale e dalla consuetudine più o meno lunga col poema, da una lenta sovrapposizione di com- menti e di analisi, da cui non riusciamo a stac- ‘arci che a malincuore. Accennerò all'episodio di Farinata. Nell’aria ardente del pannello nat- tiniano parla e gesticola Dante, declama e gesti- cola Farinata e in mezzo a loro si curva nel dolore Cavalcante. Non così noi ci figuriamo la scena; non così certamente l'aveva figurata Dante. Farinata immobile ed eretto, quasi statua nel marmo, nemmeno dinanzi alla pietà del compagno aveva mosso collo e piegata sua costa. Dante gli aveva subito, fin dal primo mo- mento, fissi gli occhi negli occhi, e a tanta ri- gidezza superba avea corrisposto con altrettanta superbia e rigidezza. 1 due avversari di razza, nella cui anima fermentava il lievito di un se- colo intiero di passioni e di odi feroci, si tro- vavano di fronte nella immobilità della persona, ma nella tensione di tutti i muscoli, come due lottatori pronti all'assalto. Il duello breve e ser- rato di botta e risposta mira a fondo in ciascun colpo, senza che l'avversario si confessi vinto. Ma tutto ciò è cosa che Dante può dire, che noi possiamo sentire, ma che nessun artista può di pingere, perchè non si dipinge tutta una smwria di grandezze e di infiumie condensata in una parola tagliente come una spada. Ne chiedete una prova? Ho voluto rivedere questa scena. in tutti, ad uno ad uno, gli illustratori di Dante; che avevo sottomano, speran o quasi (tanto è grande la mal zia umana anche nell'amore) di trovar finalmente in fallo il Nattini, Orbene tutti, dai miniatori del 300 che istoriano la scena sulle pergamene ingiallite, fino al Botti- celli, allo Zuccheri al Dall’ Acqua fanno muo- vere anch'essi e agire e gesticolare Dante e Farinata; e lo Scaramuzza dà a questo posa melodrammatica quasi di oratore colla mano sul fianco. Solo il Dorè immobilizza i due per- sonaggi, addossando Farinata al coperchio so- speso del sepoicro col capo alquanto rovesciato all'indietro e volgendo Dante a sogguardarlo di sbieco; ma la scena, muta di parole e di gesti, è muta di espressione e di vita. Non dunque a noi chiedere dal Nattini ciò che travalica ogni limite dell’arte sua. Grande (sì, lasciatemi usare finalmente la parola) è il Nattini, ripeto, sovente nella visione d'insieme; anche in quelle che a primo aspetto vi convincono meno e dove l'episodio domi- nante quasi scompare. Ancora due esempi. Nel cerchio dei lussuriosi egli vi dà una pagina buia, come l'inchiostro, nella quale a stento fis- sando cominciate a discernere profili e figure. Il che dapprima può sembrarvi un eccesso. Ep- pure, se voi appena vi abituate a quel buio e vi discostate alquanto nel guardare, vi afferra una suggestione, di cui raramente avrete pro- vata l’eguale. La balza nera scoscesa si profila nella scialba luce da cui lontano emerge Mi- nosse; e nello spazio immenso contro lo scoglio ferrigno sbatte una terribile densa bufera, un nembo soprannaturale di anime e di corpi, con- volti e travolti in un’angoscia senza fine che vi mozza il respiro. Dante, su a sinistra, per poco non è preso anch'egli nel turbine, quasi ad espiare le proprie colpe; e dinanzi a lui, di- stinti appena nella folla da un tenue raggio di pietà che si posa loro sul capo, Paolo e Fran- cesca, che paiono veramente al vortice più degli altri leggeri. Che cosa è al confronto il cele- brato idillico volo dei due amanti quale l’ ideò l’olandese Ari Scheffer nella tela del Louvre ? Che cosa la violenza brutale di Paolo su Fran- cesca piangente, di che si piacque Arnoldo Bé- cklin nel suo quadro di Monaco? Che cosa gli stormi di anime volanti e la invereconda nudità di Francesca abbracciata al suo Paolo e quasi ostentata dinanzi a Dante, che tanto ammirammo un giorno nel Dorè? Qui c'è qualche cosa di ben più grande della loro passione e della loro morte e del loro supplizio; c’è il peccato, il — 195 —

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dolcissimo, il terribile peccato di tutta l'umanità, che turbina nello spazio e che ci ventila sul volto sbiancato, E questo è ben Dante. E un’altra scena: la pioggia delle dilatate falde di fuoco sui violenti contro Dio. Quel tempestio di migliaia di fiammelle che coprono e nascondono tutta la pagina e abbarbagliano gli occhi dapprima vi lascia incerti e quasi vi dispiace. Eppure è questa bene la tormenta fitta e implacata di neve cocente che Dante im- maginò sui miseri arsi; e appena ci fate un po’ l'occhio vi si rivela tutta nel quadro Ia immensa potenza della invenzione dantesca, resa viva dinanzi a voi; e udite da tutta quella folla ac- cesa, che appare chiusa nel seno di così orribile pioggia e che invano agita in alto le mani e le braccia a schermirsi, un grido d’infelicità co- mune che vi spaventa. Tormenta che si dirada poco più innanzi nella tavola del canto di Ge- rione, per lasciar posto al mostro calantesi nel buio turchiniccio sopra altre anime, tutte roggie anch'esse come di rame infocato. Figure di tale risalto per la fiamma che le avviva e per il contrasto col nigrore della roccia e colla tra- sparenza violacea del fondo che gli occhi vostri non credono quasi alla vostra ragione e dubi- tano che tutto ciò sia sola pittura. Naturalmente non tutto è perfezione, non tutto giunge anche soltanto ad appagare le no- stre esigenze che, per il contatto con artista di tal possa, facilmente montano in superbia. Ci sono parti, francamente, che assai meno ci con- quidono, come suole in ogni opera umana di gran mole. Tale la scena degli avari e dei pro- dighi, che in quella dispersione di minuscoli atletici corpi manca di ogni unità compositiva, mentre di tutto l'Inferno dantesco è proprio questa la scena che ha, a preferenza, rigida unità geometrica in quelle duplici schiere che girano a tondo per urtarsi e dall'una e dall'altra parte. Tale anche la scena della palude di san- gue, priva affatto di quella tragicità che da essa ci attenderemmo e dove non sappiamo perchè abbia il pittore rinunciato a valersi dell’ elemento tragico massimo, cioè della varia immersione dei corpi nel bagno nefando. E l' estro manca nella visione della Porta di Dite, troppo vicina, troppo alta, troppo particolareggiatà, troppo materiale, di cui forse l'artista poteva anche esimersi. Belle tutte invece, senza eccezione, sono le ultime scene. Come Dante infatti attraverso i mistici re- gni, questo giovane artista nei silenti colloqui col suo poeta mostra di affinare di quadro in quadro se stesso ed ascendere. La tecnica stessa fra le sue mani ormai si trasforma. Perchè non vi ho detto ancora che egli dipinge tutto all'acque- rello, — dapprima con un metodo nuovo, filiforme di sottili fitte strie verticali giustapposte che creano all'occhio una specie di divisionismo e danno morbidezza alla modellazione e fusione alle masse. Ma nelle ultime tavole egli abbandona questo lento e minuto processo per venire alla immediata espressione dei piani e alla diretta sfumatura del modellato, aggiungendo scioltezza e larghezza all'insieme senza nulla perdere del- l'evidenza e della morbidezza precedente. Per- fezione tecnica nuova che si accompagna alla sempre maggiore altezza di immagine lirica, così che l'una all’altra non cede, anzi insieme convengono senza contradizione, e l’ accordo loro italianamente salva l’artista, come ben disse Ugo Ojetti, e dalle crudezze del materialismo e dalle nebbie dell’ astrazione. Fermatevi dunque dinanzi alle due ultime tavole, con che si chiude per ora questo ciclo e che corrispondono insieme al canto X.VIII° del- l'inferno; e dite se in quella dove i demoni sferzano tra i seduttori Venedico Caccianemico, mentre dal sommo dell’altissimo ponte librato fra i vapori Dante si china guardando, non è un’ampiezza di ideazione e una vigoria di segno che gli vengono da Michelangelo; e se in quella di Taide negli scorci e nei profili arditissimi, con licenza pittorica veduti dal sotto in su, non c'è una scienza di prospettiva e una gagliardia plastica che vi fa risovvenire del Mantegna. Lo sento; voi pensate in questo istante che nella foga dell'entusiasmo e nella necessità del descrivere io esageri in paragoni che possono sembrare iperbolici. Ma, quando avrete anche voi, pezzo per pezzo, percorso il ciclo di queste pitture e ammirata l’opera monumentale che per l'alto ingegno del Nattini sta per essere lar- gita all'Italia, dovrete ben convenire che fra tante brutture e tante miserie e tante sciocchezze, di che, in buona o mala fede, si delizia l’arte d'oggi giorno, è pur dolce riposare l’ occhio su cosa che tanto ci appaga e ci esalta, e sperare e credere che ciò che è stato nel tempo possa in questa primavera della Patria finalmente rin- novarsi. Così io mi auguro di vedere, in un giorno non troppo lontano per la tardezza dell’ età mia, sorgere l’alba sull’incantato lido dell’espia- zione e sulla marina tremolante, e specchiarsi in questa le quattro mistiche stelle non viste mai fuor che alla prima gente, e biancheggiare nel cielo le ali dell'angelo salvatore, — visione di eterno dolce riposo, di che il Nattini, sul- l’orme immortali di Dante, saprà rivelare col- l’arte sua bella agli occhi miei affaticati il su- premo godimento. -— 196 —

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‘ LA MOSTRA DELLE IMAGINI DANTESCHE DI AMOS NATTINI CEZI 21 Maggio - 25 Giugno 1928 - VI INFERNO CANTO XIV Gab. Fot. del Museo Civico di Padova, i

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LA SOLENNE CELEBRAZIONE DELLA VITTORIA DEL PIAVE CON L'INTERVENTO DI S. A. R. IL DUCA D'AOSTA Ricorrendo il giorno 18 Giugno il Vittoria del che pose fine gloriosa a quelle magnifiche X anniversario della Piave, giornate di passione e di ardimento, in cui i nostri eroici soldati sostennero c respin- sero, col più indomito valore, il travol- gente impeto nemico sulle rive del fiume sacro, e segnarono il preludio di quella che poi fu, a Vittorio Veneto, la più bella delle Vittorie, Padova volle che la storica data venisse celebrata con quella solennità e con quella dignità con cui suole far sem- pre rivivere nell’ animo del suo popolo i ricordi più belli dei fasti della nostra storia. Per la festività di tale giornata essa ebbe infatti l’onore di ospitare S. A. R. il Duca d'Aosta, Duce dell’ invitta III. Armata, che si degnò di venire ancora una volta fra i suoi prodi soldati per dir loro la parola dell'amore e della fede, per ritemprare il loro spirito nella rievocazione più fulgida di quelli che furono i sacrifici e gli eroismi dei Combattenti e dei prodi Caduti. Unitamente a S. A. R. il Duca d'Aosta convennero anche in Padova il Ministro Giuriati, in rappresentanza del Governo Nazionale, i Senatori Gen. Zuppelli e Mon- tressor, in rappresentanza del Senato, l'On. Casertano, Presidente della Camera dei De- putati, col Segretario generale della Presi- denza Avv. Comm. Alberti, e gli alti uffi- ciali che ebbero il comando di grandi unità nella battaglia del Piave. Numerose erano anche le rappresentanze civili e militari di vari centri delle Tre Venezie. I Combattenti, affluiti in Padova da ogni angolo più remoto della Provincia, raggiunsero il numero di oltre cinquemila. E la Vittoria conseguita dalle armi ita- liane sulle rive del fiume sacro fu cele- brata nella nostra città con rito meravi- glioso, suggestivo ed imponente. Il mattino del 18 Giugno Padova era letteralmente pavesata a festa: dalle finestre di tutte le case garrivano al vento bandiere e drappi tricolori, mentre lungo i muri delle vie, per la circostanza animatissime, erano stati affissi numerosi manifesti di. Enti ed Associazioni cittadine, inneggianti agli ospiti illustri ed allo storico evento. «= Ig7 >=

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[CELEBRAZIONE «DEL» DECIMO > ANNUZILE*DELLA *BATTAGLIA > RSS “DEL’DIAVE > | BANGISIS 2 [A1:LA MESSA AL TEMPIO DELLA PACE . 2-5 SFILAMENTO DEI COMBATTENTI IN PIOZ lo, | ZO MAZZINI. 54S.A.R.IL DUCA D'AOSTA SALUTA | COMBATTENTI. 62 L'ARRIVO DI .S.0.R: CA [NEL PIAZZALE. DELLA STAZIONE . 4-8 : S.0.R. PARLA. AI COMBATTENTI IN PIAZZA IC3 > UNITA" D'ITALIA . 72 S.A.R. VISITA LA MOSTRA DELLA DISTRUZIONE E DELLO RICOSTRU ZIONE ‘94 IL RANCIO DEI COMBATTENTI IN PRATO DELLA VALLE i —— XCIII - LA CELEBRAZIONE DEL X ANNUALE DELLA BATTAGLIA DEL PIAVE 38 Giugno 1928 - VI — 198 —

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XCIV - LA CELEBRAZIONE DEL X ANNUALE DELLA BATTAGLIA DEL PIAVE IL CAPPELLANO MILITARE CELEBRA LA MESSA AL TEMPIO DELLA PACE ALLA FINE DELLA QUALE S. E, IL VESCOVO DI PADOVA IMPARTISCE LA BENEDIZIONE AI NUOVI LABARI 185G1vGNO 1298 - VI Mentre lungo il Corso del Popolo avveniva lo schieramento delle coorti dei Combattenti, in attesa dell’arrivo di S. A. R. il Duca d'Aosta, alle ore 8.30 nella Chiesa della Pace, con rito semplicissimo ed in presenza di tutte le Autorità civili, politi- che e militari della nostra città e di quelle già ospiti di Padova, furono inaugurati il labaro della Federazione Combattenti ‘e quello dell’Associazione Ufficiali in con- gedo. Madrina del primo fu la Contessina Nani Giusti del Giardino è del secondo la Contessa Nani Mocenigo Sotto l’abside del tempio venne eretto un altare provvisorio dove il cappellano militare D. Giovanni Alicante celebrò la Not. Artistica - Vin S. Andrea, 4 Padova S. Messa, alla quale ebbe ad assistere anche S. E. il Vescovo Mons. Elia Dalla Costa. Prestavano servizio d’ onore Carabi- nieri in alta uniforme. Dopo la S. Messa il Vescovo impatti la benedizione ai due labari e con ciò ebbe termine la cerimonia. l Tutti i presenti si portarono, quindi, alla stazione ferroviaria a ricevere il Duca. Sotto l’atrio d’ingresso erano già schierati gli ufficiali in congedo e fuori rango, mentre nell'interno dell’ingresso principale avevano preso posto la Federa- zione Provinciale Fascista, le rappresen- tanze dei Fasci della Provincia con i rispet tivi gagliardetti, il Gonfalone del Comune sm 199 a

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XCV De A Bi - LA CELEBRAZIONE DEL X ANNUALE DELLA BATTAGLIA DEL PIAVE IL DUCA D'AOSTA E LE AUTORITÀ ASSISTONO ALLA SFILATA DEI CINQUEMILA REDUCI DI GUERRA PADOVANI IN PIAZZA MAZZINI 18 GiuGNnO 1928 - VI di Padova, decorato di croce di guerra, ed i Podestà di tutti i Comuni della Provin- cia con i rispettivi vessilli e gonfaloni. Dall'inizio del Corso del Popolo sino a Via Giotto si erano schierati, su due lati, i decorati al valore, i volontari di guerra, i mutilati, gli invalidi e tutti i combat- tenti della città e provincia. In testa alle due file dei valorosi reduci di guerra, lungo le quali erano state distri- buite ad eguale distanza numerose musiche, si trovavano la Federazione Combattenti di Padova e le rappresentanze delle l'ede- razioni provinciali Combattenti di Venezia, Rovigo e Vicenza. All'altezza di Via Giotto erano tutte le Associazioni patriottiche e lungo detta via era schierata, con musica e labaro, la Milizia fascista, unitamente agli Avanguar- Lot, Avt. d. Gislon - Padova disti e Balilla ed alle Giovani e Piccole Italiane. Sotto la tettoia della Stazione si tro- vavano in servizio d'onore una batteria appiedata del 20. Artiglieria da campagna con la musica del Reggimento ed una cen- turia della Milizia. Alle ore 9.55 precise giunse il treno recante S. A. R. il Duca d'Aosta, che passò subito in rivista le compagnie d' onore, mentre la musica suonava la Marcia Reale e le compagnie stesse presentavano le armi. Quindi nella sala di prima classe ven- nero presentate a Sua Altezza tutte le Autorità. All’uscita del Duca dalla Stazione la musica della R. Guardia di Finanza e tutte le altre schierate sul piazzale intonarono gli inni della Patria. Nel frattempo si udi- = 200

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vano anche colpi di cannone a salve e le sirene di tutti gli stabilimenti. cittadini levavano alto il loro suono di saluto mentre numerosi arcoplani volteggiavano per il ciclo. Il pubblico che si assiepava dietro ai cordoni delle trup- pe e dietro le schie- re dei reduci ac- colse l’invitto Con- dottiero della III. Armata con una imponente mani- festazione di sim- patia, che destò in tutti la più viva commozione, € che si prolungò sempre più vibran- te per diversi mi- nuti. S.A.R.i1 Duca d’ Aosta, visibil- mente sensibile a tanta prova di af- fetto, sali nell’au- tomobile unita- mente al Podestà Co: Giusti, al Sc- natore Indri, ed al suo aiutante di campo Gen. Mon- 2, . 18 Giugno 1928 - VI tassIni, e, seguito da tutte le Autorità che avevano preso posto in altre automo- bili, percorse fra continue ed entusiastiche acclamazioni, e sotto un intenso lancio di fiori, Corso del Popolo e Via Giotto, mentre dalle file dei Combattenti si levava ripetu- tamente alto e possente il grido fatidico di Savoia !. == BOL NCVI - LA CELEBRAZIONE DEL X ANNUALE DELLA BATTAGLIA DEL PIAVE S. A. R, IL DUCA D'AOSTA RICAMBIA IL SALUTO AI REDUCI CHE SFILANO IN PIAZZA MAZZINI Fot. Art. A. Gislon - Giunto il corteo in Piazza Mazzini, il Duca e le Autorità presero posto in appo- sito palco, dal quale assistettero poi alla grandiosa sfilata dei cinquemila Reduci di guerra guidati dal Maggiore Cav. Zeffirino Boeche, decorato al valore, c seguiti dai Mi- liti fascisti e dalle diverse Associa- zioni politiche e patriottiche della città e provincia. lerminata la sfilata, durante la quale nuove accla- mazioni e nuovo lancio di fiori si ripeterono da parte del pubblico verso le schiere dei valo- rosi, e nel frattem- po che le diverse squadre effettuava- no il loro concen- tramento in Piazza Unità d’ Italia, Sua Altezza Reale si recò a visitare la Casa del Mutilato, dove rivolse parole affettuose e di elo- gio al Presidente Ing. Griffey e agli Padova altri membri del Consiglio. Quando il Duca giunse in Piazza Uuità d'Italia, questa presentava uno spet- tacolo veramente imponente. Letteralmente gremita in tutta la sua vastità da Reduci di guerra, da Associa- zioni, da Rappresentanze e da pubblico, bandiere tricolori e drappi cremisi, posti

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NCVII - LA CELEBRAZIONE DEL X ANNUALE DELLA BATTAGLIA DEL PIAVE S. A. R. IL DUCA D'AOSTA DALLA GLORIA DEL PIAVE TRAE GLI AUSPICI DI SEMPRE MAGGIORE GRANDEZZA ITALICA 18 Giugno 1928 - VI in tutte le finestre degli edifici circostanti, ne rendevano l’aspetto veramente sugge- stivo. Sua Altezza Reale, che al suo apparire acclama- nuovamente oggetto di divenne 98 zioni deliranti e prolungate da parte di tutti i presenti, prese posto con le Autorità alla su apposito palco eretto in fondo piazza, mentre Mutilati e Balilla, schierati lungo lo scalone della Gran Guardia, ac- compagnati dalla Banda Unione, cantavano fra la commozione generale le bellissime strofe della canzone del Piave. Sul palco, a fianco del Duca erano anche i nuovi labari della Federazione pro- vinciale Combattenti e dell’ Associazione Ufficiali in congedo con le rispettive ma- drine Co.” Giusti e Co. Mocenigo. Dopo che a stento si riusci a far ces- sare le manifestazioni dovute al fervido entusiasmo da cui era pervasa tutta la folla, Sua Altezza Reale il Duca d’ Aosta, inter- Fot. Art. A. Gislon - Padova rotto di frequente da calorosissimi applausi e salutato alla fine da una grandiosa ova- zione rivolse ai Reduci le seguenti magni- fiche parole: Soldati del passato, del presente, del futuro! Dieci anni or sono, alla testa della mia in- dimenticabile Armata, salutavo in terra veneta la Vittoria. Avevo allora l’onore e la fortuna di coman- dare i legionari del Piave e del Carso, veterani di cimenti vittoriosi, di ogni combattimento. Tra questi vi erano dei giovanissimi soldati che già si erano coperti di gloria. Come i vec- chi soldati avevano compiuto prodigi di inne- gabile valore ed eroismo, Tutti mi amavano come padre, ed io tutti li amavo come figli. Ero fiero di essere il loro Duce; ricordate- vi di tutti loro, e se mai la Patria avesse biso- gno di voi, ricordativi di essere degni di loro. In questa terra che diede al mio cuore i battiti più ardenti della mia vita, colgano i vostri cuori i battiti più gagliardi. Il leone di S. Marco sia sempre il segno del vostro orgo- glio e della vostra fede. La Patria sia sempre il vostro più grande amore, la vostra fierezza sia sempre quella di essere soldati del Re.

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Combattenti pudovani! I Reduci. di. guerra, alla loro volta, in- Nessuna cosa poteva tornare al mio cuore colonnati ‘in coorte, si portarono in Prato più cara di quella di essere oggi con voi, o ca- 3 A a rissimi antichi combattenti, o carissimi cittadini della Valle ove, all'ombra. delle piante, di Padova. E specialmente in que- sta terra che conobbe abne- gazioni, eroismi, sacrifici. Grazie ve ne rendo dal profondo e dell'intimo mio e rievocando le epiche ge- sta del Piave e raccolto in- torno ai due vostri segni poco fa benedetti da un Ministro di Dio, io vi pre- go di rivolgere con me un sentimento commosso, ma fiero, a quelli che si immo- larono per il più nobile de- gli ideali e che oggi non sono con noi a godere del loro trionfo. Abbiate sempre nel cuore e nell'anima quel Ù . NCVIII - LA CELEBRAZIONE DEL X ANNUALE DELLA BATTAGLIA DEL PIAVE motto che è vita per tutti s. a. R. iL DUCA D'AOSTA VISITA i. PADIGLIONE pei COMUNE pi PADOVA ALLA FIERA CAMP, noi: per il lee, per la Pa- 18 Giuavo 1928 - VI FotArtcA.Gislon> Padova tria, sempre tutto di noi! Terminata la cerimonia in Piazza consumarono il rancio, consistente in ce- Unità d’Italia il Principe si recò in visita stini ottimamente confezionati e bottiglie di birra. Nel pomeriggio alle ore 17 S. A. R. il Duca d’ Aosta si recò in visita alla Fiera dei Campioni, dove venne ricevuto dalla Giunta esecutiva della Fiera, con a capo il Sen. Indri, e da tutte le Au- torità, e dove gli vennero tributate accoglienze fe- DN stosissime da parte dei l Combattenti e del pub- NUIA - La LELEBRAZIONE DEL X ANNUALE DELLA BATTAGLIA DEL PIAVE blico, ivi appositamente S. E. INDRI PORGE IL SALUTO A S. A. R, ALL'INGRESSO DELLA MOSTRA È DELLA DISTRUZIONE E RICOSTRUZIONE convenuti. 18 GIUGNO 1928 - VI Fot. Art. A. Gislon - Padova pet Dopo la visita alla alla Basilica del Santo e quindi partecipò Fiera il Duca effettuò una visita anche alla ad una colazione offerta in suo onore clinica chirurgica universitaria, aderendo dalla Presidenza della Fiera nelle sale del benevolmente all’invito del direttore Prof. Circolo Filarmonico. Fasiani.

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i i VICE 0 t . La sera, dopo un pranzo intimo in Podesta Co: Giusti, S. A. R. il Duca d'Aosta partecipò ad un signorile ri- casa ‘del cevimento nelle Sale del Casino Pedrocchi. Le principali vie della città erano per la circostanza sfarzosamente illuminate e la folla si accalcava in esse in attesa di tributare il suo affettuoso saluto al Prin- cipe bencamato. Difatti, non appena il Duca comparve sulla via per recarsi al ricevimento, alle gaie note della Marcia Reale, che alte echeg- giavano dalla loggetta del Caffè Pedrocchi, si unirono gli applausi irrefrenabili del pubblico, c da mille petti prorompeva il grido di: Viva Savoia! La manifestazione continuò con la stessa intensità sino a quando il Duca non comparve sulla terrazza del Casino Pedroc- chi, adorna di rose, per ringraziare la folla ed allora | entusiasmo divenne delirio, tanto che il Principe rimase alcuni minuti ad ammirare lo spettacolo meraviglioso e commovente. Alle ore 23 S. A. R.il Duca d'Aosta, in compagnia delle Autorità e fatto segno a nuovi calorosissimi applausi da parte del pubblico, lasciava il Casino Pedrocchi per recarsi alla stazione ferroviaria, onde ripar- tire alla volta di Torino. Da Torino Sua Altezza Reale spediva al Generale Liuzzi, Comandante la Divi- sione militare, e al Podestà di Padova i 3 anti lag a seguenti teiegrammi: Generale Liuzzi - Papova - La visione dei mille e mille prodi che, levate le teste con tra- volgente amore, salutarono il loro condottiero di un giorno, ancora mi commuove e mi esalta, Voglio che a tutti giunga il mio saluto in cui l'affetto è pari all orgoglio. A lei, amico carissimo, organizzatore per- fetto, il mio forte compiacimento. Sempre suo EMANUELE FILIBERTO. Co. Giusti, Podestà di Padova - Padova ha dato al mio cuore che la intende e che la ama la gioia della sua forza fedele e del suo inestin- guibile ardore. Il mio saluto le reco in segno della mia riconoscenza e del mio affetto. A. Lei e Contessa ancora il mio più forte grazie. EMANUELE FILIBERTO — 204. —

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LE GIOVANI ITALIANE DI PADOVA AL CONCORSO GINNICO - ATLETICO FEMMINILE DI ROMA Il Fascio femminile della nostra città, che con tanto entusiasmo ed abnegazione dedica le sue amorevoli cure alle nostre Giovani e Piccole Italiane, sotto la guida illuminata dell’infaticabile Delegata provin- ciale Dott. Carmelita Casagrandi, efficace- mente coadiuvata dalle sue benemerite col- laboratrici, ebbe ad organizzare per i primi giorni del mese di maggio, e con esito veramente lusinghiero, la partecipazione di una squadra di 21 Giovani Italiane, appar- tenenti alle Scuole secondarie di Padova, al primo concorso ginnico-atletico femmi- nile di Roma, indetto per iniziativa di S. E. On. Turati. Le balde giovinette, alle quali lungo la via si unirono anche le squadre di Este e Montagnana, lasciarono la nostra città il mattino del 2 Maggio, accompagnate dalla Dott. Casagrandi, dalle Sig." Ghislanzon e Garagnani, dalla Sig." Adalgisa Dente, in- segnante di educazione fisica, e dal Sig. Bergami. Le gare ebbero inizio allo Stadio il mattino del 4 Maggio e ad esse partecipa- rono 150 squadre, giunte da ogni parte d’Italia, con un numero complessivo di circe 3000 concorrenti. Le varie competi- zioni si svolsero tutte in modo veramente ammirevole e perfetto, tale da generare il vivo entusiasmo negli spettatori, e da me- ritare l'alto clogio di S. E. il Capo del Governo, che nel pomeriggio del 6 Maggio effettuò personalmente la premiazione delle vincitrici. Prima della cerimonia della distribu- zione dei premi, le squadre che partecipa- rono al concorso eseguirono nello Stadio una splendida sfilata ed un riuscitissimo saggio finale collettivo alla presenza del

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VVIVVIVLAVVVIVVIO tu] vovare UUURAY VVAVVLAVAMVANVIAVIAY MAVAVAVISIVNVAVIOANV VI VVAVIVIVIVV/VVAVI/O lt, < 2. 34% 4. - 5. + Gli esercizi di allenamento delle squadre nel Campo Sportivo Comunale, 6. - Le giovani ginnaste sfilano, al ritorno da Roma, per le vie della nostra città, C - LE GIOVANI TTALIANE DI PADOVA ALLA VIGILIA E AL RITORNO DAL CONGRESSO NAZIONALE FEMMINILE GINNASTICO DI ROMA MagciIO 1928 - VI Fot, Art, A, Gislon « Padova — 206 —

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CI - LE PICCOLE E GIOVANI ITALIANE DI PADOVA UN GRUPPO NEL GIARDINO TRIESTE PRESSO LA CHIESA DEL SANTO MagGIO 1928 - VI Duce, di S. E. Turati, di vari Ministri e di numerose personalità. Dopo la premiazione il Duce rivolse alle giovanette le seguenti parole : Giovani Ialiane! Avete offerto uno spettacolo incomprensibile di grazia, di forza e di disciplina — Roma vi ha ammirate - La Patria è fiera di voi — Levate le vostre voci, innalzate i vostri gagliardetti e salutate Roma, l Italia, il Fascismo. Una dimostrazione entusiastica ed im- ponente fece eco all'invito del Duce. La squadra di Padova si classificò nel concorso fra le migliori, riportando una Fot. Art. A. Gislon -' Padova medaglia d’ argento e un Fascio d’oro, con- feriti al gagliardetto, ed un’altra medaglia d’argento assegnata alla Caposquadra Prof. Dente. Le nostre giovinette fecero ritorno a Padova nel pomeriggio dell’ 8 Maggio e furono accolte festosamente alla stazione da Autorità, personalità, rappresentanze delle Scuole, Balilla e Piccole Italiane. Quindi, in corteo, le giovani ginnaste si portarono alla palestra del Liceo ‘l'ito Livio, dove il Prof. Ongaro porse loro fervide parole di saluto a nome del Segre- tario federale dei Fasci Cav. Uff. Alezzini.

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ES ZSAZZEON SISI DE I , AIA MIA rà WE, Se, -——____Jj 2 VITA CITTADINA o [e] LA SERATA DI PROPAGANDA AVIATORIA AL TEATRO VERDI Promossa dal Fascio d'azione della Scuola elementare Cesarotti Arria e dall’Aero Club della nostra città, la sera del 6 maggio si svolse al Teatro Verdi una marifestazione di propaganda aviatoria a beneficio delle cure marine e montanine per bimbi poveri. Numerose furono le autorità intervenute alla manifestazione, con a capo S. E. il Pre- fetto Gr. Uff. Rivelli, il Podestà Co: Giusti, il Generale Liuzzi, Comandante la Divisione Militare ed il Generale Faracovi. Fra il pubblico che gremiva letteralmente la Sala si notavano moltissimi aviatori ed un eletto stuolo di Signore e Signorine apparte- nenti al Fascio femminile della città. Prestavano servizio d’onore la ‘Milizia, con la propria musica, ed i Balilla. La cerimonia ebbe inizio con la tazione degli oratori fatta dal Comm. Arrigo Pozzi, il quale rivolse loro deferenti espres- sioni di saluto. Primo a prender la parola fu il Cav. Uff. Fraracci, Comand. la 53" Legione della Mili- zia, che pronunciò un’ interessantissima con- presen- ferenza, con proiezioni luminose, sulla storia dell'aviazione, risalendo sino alle leggende di Icaro e di Alessandro il Macedone, dato che esse, come disse l'oratore, possono far pen- sare di esserci state tramandate dai nostri antenati per il fascino che essi già sentivano per la navigazione aerea, costituente in quei tempi semplicemente un sogno. Iì Cav. Uff. Fraracci parlò del primo ten- tativo di macchina volante fatto a Cordova nel 1208 e quindi della ideazione delle prime macchine basate su principi scientifici, do- vuta al genio di Leonardo da Vinci, gloria purissima italiana e vero padre dell'aviazione, che per primo pose il problema dei velivoli a motore, problema che venne risolto soltanto dalle generazioni di quattro secoli dopo. L’oratore trattò quindi del rapido pro- gresso compiuto dall’aviazione attraverso bre- vissimo spazio di tempo, ricordando i nomi dei più gloriosi pionieri attraverso le ardue prove e gli eroici tentativi da ciascuno com- piuti, e disse come soltanto il Duce del Fascismo è viazione italiana ad un grado tale di sviluppo, stato capace di portare oggi l’'a- da essere oggetto di viva ammirazione da parte di tutti gli Stati del mondo. Il Cav. Uff. Fraracci terminò il suo

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discorso inneggiando al genio fecondo d’Italia ed alle sempre maggiori grandezze della Patria, e fu salutato alla fine da calorosissimi appiausi. Con fervida manifestazione di simpatia venne accolto dall’uditorio il secondo cratore Oreste Cavara, valoroso redattore del Cor- rieve della Sera, che conversò col pubblico in una forma divertentissima, esponendo una specie di Vade-mecum del viaggiatore aereo, destando nei presenti il massimo interessa- mento ed un perfetto buon umore. Ad entrambi gli oratori furono pure of- ferti bellissimi mazzi di fiori. IL CONVEGNO DEI POSTELEGRAFONICI FASCISTI Il mattino del 13 Maggio ebbe luogo nella nostra città il convegno dei postelegrafonici fascisti di Padova e provincia con l'intervento, del Comm. Alessandrini, Segretario generale dell’ Associazione Nazio- nale dei postelegrafonici. Il Comm. Alessan- drini giunse nella nostra città alle ore 10 del mat- tino e venne ricevuto alla Stazione dal Cav. Murer, Segretario dell'Associa- zione padovana, dal Diret- tore e dall’ Ispettore pro- vinciale delle Poste, dal Direttore dell'Ufficio tele- grafico, dal Direttore pro- vinciale delle Poste e Te- legrafi di Verona e dai rappresentanti delle Se- zioni postelegrafonici di Verona e Rovigo. 9 Ma ass I Era anche presente il gruppo dei militi postelegrafonici L. Faggin col comandante Carlo Murer. Il gerarca venne accolto al suo arrivo con simpatica manifestazione di omaggio. Dalla stazione il Comm. Alessandrini e tutti i presenti si recarono all’Arcella, a mezzo di automobili, per inaugurare lo stemma del Fascio Littorio posto in una delle case del quartiere edilizio dei postelegrafonici. Dopo la cerimonia, che si effettuò in forma semplicissima e durante la quale pronunciò brevi ed ispirate parole il Cav. Murer, il CII - IL CONGR IL SEGRETARIO GENERALE I PARLA NEL PALAZZO DELLE POSTE AI POSTELEGRAFONICI DI PADOVA E PROVINCIA Comm. Alessandrini effettuò la visita degli stabili e quindi si portò nella sede del Fascio di Arcella, nella cui palestra, al cospetto delle squadre atletiche della Sezione fascista e dei O POSTELEGRAFONICO °LL’ASSOCIAZIONE Comm. ALESSANDRINI Fot. Art. A. Gislon - Padova membri del Direttorio, fece l'elogio dell’opera svolta dal Cav. Murer, inneggiando infine al Duce ed all’ Italia. Dall’Arcella il Segretario generale dell’As- sociazione postelegrafonici si recò al palazzo delle Poste, dove erano ad attenderlo il Po- destà Co: Giusti, il Segretario federale dei Fasci Cav. Uff. Alezzini e numerose rappre- sentanze delle Sezioni postelegrafonici della provincia. Dapprima ebbe luogo un rinfresco offerto alle Autorità nell’ ufficio del Direttore provin- — 209 —

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ciale: poscia, nella vasta sala adibita al pub- blico ebbe luogo il convegno. Parlò per primo il Direttore prov. Cav. Cesari che porse al Comm. Alessandrini ed alle Autorità presenti deferenti parole di saluto. CHI - IL CONGRESSO POSTELEGRAFONICO I CONGRESSISTI SPARGONO FIORI SULLA TOMBA petta MEDAGLIA D'ORO LUCINDO FAGGIN AL CIMITERO MAGGIORE DI PADOVA 13 Marzo 1928 - VI Quindi prese la parola il Cav. Murer, che presentò al gerarca, con bellissime parole, i postelegrafonici fascisti padovani, ed a lui fece seguito il Cav. Filippi, che espresse i de- siderata della classe e dei portalettere. Da ultimo prese la parola il Comm. Ales. sandrini che manifestò la sua viva gratitudine alle Autorità, al Direttore provinciale e al Cav. Murer per le accoglienze ricevute. Proseguendo nel suo dire, pose in rilievo l’opera svolta da collega e da camerata a favore della classe, e tracciò a grandi linee il cammino sinora compiuto dall’ Associazione, ed i compiti che le spettano nel campo politico. Data notizia dei prov- vedimenti che saranno at- tuati quanto prima in fa- vore dei postelegrafonici, rivolse un caldo elogio a S. E. il Ministro Ciano ed afS. E. Pession e concluse invocando la continuità del lavoro concorde e be- nefico. Scioltosi il convegno fra’ vivissimi applausi il Comm. Alessandrini, ac- compagnato dal Cav. Mu- rer e da altri funzionari, si recò al Cimitero Mag- giore a rendere omaggio «ati DER As (GISIoR alla salma della gloriosa Padova medaglia d’oro Lucindo Faggin. Presso il tumulo era ad attenderlo la madre dell’Eroe, che gli consegnò una fo- tografia dell'amato Scomparso; il Comm. Alessandrini abbracciò la veneranda madre fra la più viva commozione dei presenti. Nel pomeriggio, dopo un rancio dato in onore dell’illustre ospite all’ /sola di Caprera, il Comm. Alessandrini partì alla volta di Ve- rona. LO SPOSALIZIO DEL MARE A cura del Comitato padovano per l'eri- gendo monumento al Marinaio d’Italia, e col concorso delle due Società cittadine tari Nantes Patavium e Canottieri Padova, il mattino del 17 Maggio venne celebrato nella nostra città un rito sacro, che perpetua il ri- cordo dell’antico sposalizio del mare cele- brato ogni anno dalla Serenissima Repubblica Veneta, nella ricorrenza dell’ Ascensione. Si trattò cioè della benedizione delle barche e dei remi delle predette società, benedizione che venne effettuata con bellissima ed at- traente cerimonia. Alle ore 9.40 ant. partirono dallo Stabi- limento comunale di nuoto le imbarcazioni pesanti della ari Nantes Pataviuni, com- presa la galleggiante, che per la circostanza era stata addobbata artisticamente e sulla = ZIO =

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i Firin » RADOS DC) 10 SA LI \ " P" CIV - LO SPOSALIZIO DEL MARE A PADOVA SUL FIUME BACCHIGLIONE SI RINNOVA LA TRADIZIONE VENETA DELLA BENEDIZIONE DELLE BARCHE 17 MAGGIO 1928 - VI quale aveva preso posto la musica dell’ In- fanzia abbandonata. Contemporaneamente, dallo chalet della Canottieri, partirono pure per il luogo della cerimonia (approdo Nord in Corso del Popolo) ove si trovavano già autorità e spettatori, le gondole e la bissona della Canottieri Pa- dova, addobbata con strascico di velluto e sulla quale si trovavano le Presidenze delle due predette società. Qualche tempo dopo si concentravano a valle dell’approdo Nord anche i gruppi delle imbarcazioni leggere. Avvenuto il raduno, tutte le barche, che erano in numero di circa settanta, pavesate ed imbandierate in modo veramente pittoresco e con i rematori indos- santi i rispettivi costumi sociali, sfilarono agli ordini dell’Ing. Boscolo davanti alle Autorità, risalendo la corrente del Bacchiglione. Fot, Art. A. Gislon - Padova Superato il ponte del Corso del Popolo, le barche si schierarono dinanzi all’ approdo, mentre sulla galleggiante saliva il sacerdote per la loro benedizione. Lo spettacolo divenne in quel momento suggestivo ed attraente. Gli invitati assistevano allo svolgersi della cerimonia dal giardino dell’approdo, dove pre- stava servizio d’onore la centuria marinara della Legione Avanguardisti. La Banda Unione, sita nel giardino, e quella dell'Infanzia abbandonata, collocata sulla galleggiante, alternarono, durante il rito, le loro note gaie nel suono degli inni e delle marce patriottiche. Numerosissime intervennero le Autorità cittadine alla simpatica cerimonia e rilevante fu la folla degli spettatori che diedero luogo di frequente ed unanimi ed entusiastiche ma- nifestazioni di plauso.

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TA DEL LIBRO GIUSEPPE ALIPRANDI ILLUSTRA LE FINALITÀ DELLA FESTA Fot, Art. A. Gislon + IL Pror, Cav, UFF. 20 Maggio 1928 - VI Padova LA FESTA DEL LIBRO In una pittoresca cornice, ha avuto luogo anche a Padova la II Festa Nazionale del Libro (20 Maggio). L’anno scorso si era limitata ai negozi (addobbo di vetrine, vendita domenicale) ma, in armonia alle deliberazioni della AZleanza Nazionale del Libro, il Prot. Giuseppe Ali- prandi, delegato provinciale per Padova, mercè il pronto interessamento delle Autorità e degli Enti (particolarmente del Comune, del Consiglio della Economia Nazionale, della Fe- derazione dei Commercianti), ha potuto in- durre librai ed editori di Padova, capitanati validamente da Vittorio Rietti e da Marzio Milani, a partecipare alla Festa, che voleva essere a un tempo mostra di quanto di bello e di buono si è prodotto in Italia da scrittori e da editori nostri, e fiera per indurre il pub- “ blico ad acquistare il bel libro, ad amare questa testimonianza degli aderenti alla d’an- nunziana corporazione della fatica senza fatica. Preparata dalla stampa, e quì giova ri- cordare il Veneto, il Gazzettino, la Provincia di Padova, la Rassegna del Commercio, il Corriere Padano; preannunciata al pubblico dalla mrostra delle vetrine (particolarmente le vetrine delle librerie Drucker, Draghi, Zan- noni e, per una interessante sezione antiquaria, la cartoleria Vanzo), la festa ha avuto il suo epilogo nel Salone della Borsa del Palazzo della Economia Nazionale, gentilmente con- cesso. Nove le ditte partecipanti: Bertoni, Dru- cker, Finotti, Grammatica, Gregoriana, Mi- lani, Tarantola, Zannoni; ognuna con una propria disposizione artistica. Campeggiava sulla mostra, ornata di piante offerte dalla fioreria Mazzucato, un umoristico quadro del pittore Perissinotto. A inaugurazione avvenuta, con un breve discorso del Delegato della Alleanza, ha avuto luogo la visita alle varie bancherelle; succes- sivamente le autorità si sono recate a inau- sede della Casa Editrice C. E. D. A. M., che festeggiava anche il XXV di sua esistenza. gurare la nuova In mattinata e nel pomeriggio distribu- zione di libri agli alunni delle scuole medie

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ed elementari: oltre quattrocento volumi of del. resto la partecipazione dei: cittadini al ferti dai librai, editori, cartolai di Padova; la Salone della Borsa fu viva per tutta la gior- Mutualità scolastica volle contribuire alla nata, malgrado la incertezza del tempo non Festa, donando quaranta volumi ai mutualisti più meritevoli. La Delega- zione di Padova, oltre alla offerta di cinque copie del volume di Umberto Nobile In volo alla conquista del segreto polare, da distri- buire ai cinque migliori componimenti dettati da alunni delle scuole medie superiori di Padova, ha fatto distribuire a tutti gli acquirenti di libri una ar- tistica cartolina ricordo. Alla sera è seguito un concerto della benemerita CVI . LA FESTA DEL LIBRO 3 È DISTRIBUZIONE GRATUITA DI LIBRI AI MIGLIORI ALUNNI DELLE SCUOLE MEDIE Banda Unzone, diretta dal PROFESSIONALI ED ELEMENTARI maestro Falcomer, il che 20 Maccio 1928 + VI Fot, Art, A. Gislon - Padova ha mantenuto alla Festa vivacità anche nelle tarde ore serali; una fan- sempre benigno. Così Padova, che fu tra le tasmagorica illuminazione, gentilmente favo- prime città d’Italia a stampare libri (1472), che fula prima ad avere una biblioteca universi- taria (1629) ed a organiz- zare una Fiera Campio- naria (1919), ha potuto concorrere validamente a questa festa del libro, da cui indubbiamente il no- stro Paese deve trarre ar- gomento per sviluppare sempre più questa produ- zione intellettuale, che as- sicura a una Nazione un reale e duraturo primato nel mondo. All’ opera solerte, fat CVII - LA FESTA DEL LIBRO "a 6 à LE AUTORITÀ ALLA NUOVA SEDE DELLA CASA EDITRICE C. E. D. A, M. tiva ed intelligente con 20 MagGIO 1928 » VI Fot. Art. A. Gîslon - Padova cui il Prof, Giuseppe Ali- prandi seppe curare l’ or- rita dalla Società Adriatica di Elettricità, ha ganizzazione della Festa, Ja /0ivista porge il richiamato ancora maggiormente l’attenzione suo vivo plauso, esprimendo nel contempo del pubblico sulla ghiotta esposizione di libri: l'augurio fervido di sempre migliori successi.

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SOLENNI CERIMONIE NELLA RICORRENZA DEL XXIV MAGGIO o Do LA CELEBRAZIONE DELLA GIORNATA COLONIALE Nella storica ricorrenza del tredicesimo anniversario della nostra entrata in guerra il Governo Nazionale ha voluto che anche quest'anno venisse celebrata in tutta Italia la giornata coloniale. Non vi è dubbio che la giornata prescelta per tale celebrazione è un monito ed un auspicio: un monito perchè, come l’entrata dell’Italia in guerra nel momento in cui la lotta pareva più aspra e più infida, fu anzitutto un atto di fede, di ardire, di amore, così il proposito di espansione nel mondo dev'essere un atto di comprensione dei bisogni presenti e futuri della stirpe, di fiducia nelle virtù italiche, e di ardimento; un auspicio, perchè, come l’entrata dell'Italia nel conflitto mon- diale segnò l’inizio della sua grandezza, così la giornata coloniale deve condurre al ri- sveglio di quello spirito imperiale che deve riportare l’Italia là dove Roma lasciò le sue orme immortali. È perchè a tale celebrazione non venisse a mancare anche da parte dell’ Amministrazione Comunale un atto capace di dimostrare la piena uniformità delle sue aspirazioni con quelle del Governo Nazionale, il Podestà de- liberò di dare ad una delle nuove vie della città il nome di uno dei pionieri del movi- mento coloniale italiano. A A. tal’uopo fu scelta una nuova via del quartiere Euganeo, ove sono raccolte tutte le denominazioni di carattere bellico e colo- niale, ed a tale via fu dato il nome del grande esploratore -soldato Vittorio Bottego, che il nome d’Italia seppe tenere alto in regioni ancora lontane da ogni civiltà, e che special mente nel Giuba, seppe e volle aprire alla Pa- tria nuove vie di colonizzazione. La cerimonia celebrativa della giornata ebbe luogo nel mattino del 24 Maggio al teatro Garibaldi con l'intervento di tutte le Autorità cittadine e di moltissime della pro- vincia. Oratore ufficiale fu l'On. Umberto Gabbi di Parma. Alle ore 11 precise, accompagnato dal Cav. Uff. Alezzini, Segretario federale dei Fasci, entrò in teatro, già gremitissimo di pubblico e di invitati, l'oratore, che fu accolto da vivissimi e prolungati applausi. Ristabilitosi il silenzio, l'On. Gabbi iniziò subito il suo discorso rivolgendo anzitutto bellissime parole di saluto alla nostra città, che chiamò face prima e possente del rinno- vamento scientifico, che ebbe ad illuminare per tre secoli il mondo civile. Quindi passò a trattare dell'importanza dell'evento, dicendo che la celebrazione della giornata coloniale si compiva nel giorno in cui la passione di tutte le anime si volge alla guerra ed alla vittoria, con spirito fortissimo di sacrificio e quasi in esecuzione di un su- premo comandamento che viene dalla storia. Tale giornata, proseguì l'oratore, che oggi si celebra nel ricordo dei gloriosi e degl’immortali eroismi del nostro esercito, è stata pensata dal Duce, effettuata dal Ministro delle Colonie e da un suo fedele seguace, il Commissario dell'Istituto coloniale fascista. Mai come ora si sente la bellezza dell’ora che volge e ha del miracolo di vittorie diplo- matiche che cominciano a cambiare il volto di Roma ed a farla rilucere di nuova luce di storica bellezza; e si vede apparire al- l'orizzonte l’ Africa che fu dei romani verso cui ora volgono, come in ricordo ed in co- mando, la volontà, lo spirito e l’ardore delle nuove legioni africane, costituite dall’ Esercito, dalla sacra Milizia e dalle falangi di lavoratori, che hanno pensato a la vita alla dimenticata eredità di Roma conquistatrice. ridare

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Tutto il movimento presente viene dal Duce, che porta in sè l’audacia di Napoleone, la maturità politica di Giulio Cesare e la potenza spirituale di Marco Aurelio; che non ci fu regalato dallo stellone d’Italia, imma- gine democratica ormai consunta e dispersa, ma dal rinascere della virtù latina in un momento nel quale vi era grande povertà d’ideali, viltà di governi, servilismi e ser- vilismo. Ed ora è per Lui che, nella giornata d’oggi, potremo passare in rassegna la grande conquista in sei anni compiuta nel campo politico coloniale da quel Fascismo che si è sprigionato appunto dalla viltà di governi invertebrati, che minacciavano la rovina della Patria. Intessuto quindi l'elogio dell’opera del Fascismo nel campo politico e sociale, |’ ora- tore parlò delle nostre colonie, Somalia, Eri- trea e Libia, prospettando dettagliatamente la grande diversità delle loro condizioni prima e dopo l'avvento del Governo fascista al potere, Governo che nei loro riguardi ha attuato con estrema rigidità di visioni e con una forza di volontà mai interrotta, un programma che i Governi social-democratici non furono mai capaci di attuare, sempre infondendo nelle popolazioni delle terre di conquista la fiducia della nostra opera civilizzatrice ed elevatrice della specie umana. L’On. Gabbi disse quindi delle grandiose opere agrarie compiute dal Governo dal 1923 ad oggi nelle nostre colonie e dei grandi progressi che va facendo la sua opera di colonizzazione, colle concessioni di terre a prezzo mite, col favorire l entrata in fran- chigia di strumenti e sementi per l'agricoltura e col concedere crediti al capitale attraverso le banche. Accennato alla piena tranquillità che oggi godono gli abitanti delle colonie ed ai nuovi ordinamenti amministrativi in esse esistenti, l'oratore chiuse il suo dire trattando della provvidente politica coloniale del Governo fa- scista, che darà modo al nostro popolo di portare nelle colonie d’ Africa, come nelle lontane Americhe e nell’ Asia occidentale, la forza del braccio, la dirittura della sua mente, la tenacia e l’ardimento di nostra gente. Una prolungata ovazione accolse le ultime parole dell'On. Gabbi, che venne anche vi- vamente complimentato da tutte le Autorità presenti. LA POSA DELLA PRIMA PIETRA PER L'AMPLIAMENTO DEI PADIGLIONI DEI TUBERCOLOTICI In esecuzione di quanto tu disposto di recente dal Comitato per le onoranze ai Ca- duti, di devolvere, cioè, parte dei fondi rac- colti dal Comitato stesso ad un’opera di so- lidarietà umana, che fosse nel contempo degna venerazione della sacra memoria degli Eroi, nel pomeriggio del 24 Maggio ebbe luogo in forma semplice e austera ed in presenza di molte Autorità e personalità cittadine, fra cui S. E. il Prefetto, il Podestà Co: Giusti, il Vescovo di Padova, il Segretario federale dei Fasci, Cav. Uff. Alezzini ed altri, la posa della prima pietra dei nuovi edifici costruendi per l’ampliamento dei padiglioni dei tuber- colotici. Nel giardino e dalle finestre, mercè la mitezza dell’aria primaverile, assistettero alla cerimonia anche i ricoverati e le ricoverate. Primo fra tutti prese la parola il presi- dente del Comitato Ing. Romanin Jacur, che pronunciò un magnifico ed ispirato discorso, riscuotendo unanimi e calorosi applausi. A lui fece seguito il presidente dell’ Ospe- dale, Comm. Mion che rivolse al Comitato espressioni di viva gratitudine e pose in ri- lievo i grandi vantaggi che deriveranno ai

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CVIII - L'OPERA BENEFICA A RICORDO DEI PADOVANI CADUTI IN GUERRA i. PRESIDENTE peLLA FEDERAZIONE PROV. COMBATTENTI Ing. ROMANIN JACUR ILLUSTRA LE FINALITÀ SANTE DELL’OPERA 24 Maggio 1928 - VI padiglioni dalla co- struzione dai nuovi edifici e l’alto signi- ficato morale del- l’opera. Anche il Comm. Mion fu ap- plauditissimo. Dopo i discorsi, le Autorità sotto- scrissero una per- gamena recante la seguente dicitura : Ad esaltazione dei gloriosi Figli caduti - Padova orgogliosa del suo tributo alla Patria - con affetto di ma- dre - questo Istituto accresce e adorna - cIx - L'OPERA BENEFICA A RICORDO DEI CADUTI PADOVANI nel I decennale della Vittoria 24 Maggio 1928 - VI. IL PODESTÀ Co: GIUSTI FIRMA LA PERGAMENA DA COLLOCARSI NELLA PRIMA PIETRA DEI CORPI DI AMPLIAMENTO DEI PADIGLIONI PER TUBERCOLOTICI 24 Maggio 1928 - VI 216 — Fot. Art. A. Gislon - Padova Fot. Art. A. Gislon - Padova S. E. il Prefetto depose di sua mano nella fossa i primi strati di calce e quindi vi venne ca- lata l’urna conte- nentela pergamena. I convenuti pas- sarono poi nelvasto prato, dove sorgerà il nuovo parco, e dove era stato già piantato un giovane cipresso, che venne ricoperto alla base con le prime zolle di terra gettate, a mezzo di un badile, dal Vescovo, dal Podestà, dal Prefet- to e dal Generale Liuzzi.

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CX - L’ELETTRIFICAZIONE DELLA LINEA PADOVA-BAGNOLI LE AUTORITÀ SI PREPARANO ALLA PARTENZA COL TRENO INAUGURALE 24 Maggio 1928 - VI Fot, Art. A. Gislon - Padova L'INAUGURAZIONE DELLA TRAMVIA ELETTRICA PADOVA - BAGNOLI Alla presenza di numerose Autorità e personalità cittadine, alla stazione di S. Sofia, ebbe luogo nel mezzogiorno del 24 Maggio, la cerimonia inaugurale della elettrificazione della tramvia Padova-Bagnoli. Dapprima partì il treno staffetta, nel quale aveva preso posto la musica della Società Ve- neta per le ferrovie secondarie, e circa dieci minuti più tardi il treno inaugurale, tutto im- bandierato ed adorno di fiori, sul quale pre- sero posto le Autorità e gli invitati. Lungo il percorso le popolazioni delle borgate e dei paesi toccati dalla linea accol- sero l’arrivo del convoglio con manifestazioni di entusiasmo e di plauso e nelle diverse sta- zioni salirono sul treno i Podestà dei Comuni predetti. A. Bagnoli, grazioso paese che per la cir- costanza era tutto pavesato a festa, il treno giunse verso le ore 13. Alla stazione erano a ricevere le Autorità e gli invitati il Podestà Cav. Tirabosco. Venne subito composto il corteo che, pre- ceduto dalla musica della Società Veneta, si diresse al Palazzo Comunale fra continue ac- clamazioni della folla. Lungo le vie erano schierati in servizio d’ onore Balilla e Piccole Italiane. In ogni finestra erano stati esposti ves- silli, bandiere, festoni e drappi tricolori. Nella Sala dell'ex Consiglio comunale venne offerto ai convenuti un signorile ban- chetto; e mentre questo volgeva alla fine giunsero, festosamente accolti, il Podestà di Padova Co: Giusti ed il Vice- Podestà Avv. Bonsembiante. Al levar delle mense pronunciarono ap- plauditissimi discorsi il Comm. Menichella, a

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nome di S. E. il Prefetto, il March. Buzzaca- rini, il Podestà di Bagnoli, il Podestà di Pa- dova, il Comm. Poli, il parroco di Bagnoli Don Luigi Cesaro, il Co: Orsato de Saraca, L’ ACCADEMIA Alle ore 17.30 nell'ampio, cortile della ca- serma dei Vigili del fuoco, sita nell’ interno della Loggia Amu- lea, ebbe luogo una bellissima accade- mia pompieristica, con cui venne cele- brata l’entrata del- l’Italia in guerra e la ricorrenza del XCIX anniversario della fondazione del Corpo dei Civici Pompieri. Alla ceri- monia intervennero in grannumero Au- torità e pubblico. L'accademia ebbe inizio con la presentazione dei Vigili alle Autorità, fatta dal Coman- dante Geom. Lo- carni, mentre la mu- sica del Patronato del Santo eseguiva il suono della Mar- cia Reale. Quindi si svol- sero le gare indivi. duali di salita alla fune, salto d’ostaco- lo, scala italiana e il Dott. Perla, e l'Avv. Comm. Sergio Leoni. Alle ore 16 il treno riprese la via del ritorno, fatto segno a nuove dimostrazioni di giubilo da parte delle popolazioni. POMPIERISTICA che ad ogni esercizio i bravi Vigili furono fatti segno ad unanimi ed entusiastiche di- mostrazioni di plauso. Le produzioni eseguite furono: il salto a pesce con ostacolo fisso, l’as- sieme di scala italia- na, l’assieme di scala a ganci, ginnastica agli attrezzi, teli di salvataggio, gruppi artistici vari, pira- mide finale. A dette produ- zioni fece seguito la gara di ardimen- to di salto alle tele e quindi il simulato incendio della Log- gia Amulea, di splendido effetto, con emozionanti salvataggi di per- sone e con celere opera di spegni- mento del fuoco, eseguita con due auto-pompe. Lo spettacolo suscitò vivo entu- siasmo. la c Ta i ! n scala a ganci, che CXI - L'ACCADEMIA POMPIERISTICA Dopo l'accade riuscirono tutte in UNA DELLE FIGURAZIONI CON LA SCALA ITALIANA mia ebbe luogo la 24 MAGGIO 1928 = VI modo veramente ammirevole. Alle gare individuali fecero seguito le produzioni ginnico - pompieristiche eseguite con destrezza, coraggio e precisione, tanto Fot. Art. A. Gislon - Padova d n & premiazione dei pompieri riusciti vincitori nelle varie gare ed i premi furono di- stribuiti da S. E. il Prefetto, dal Podestà e dal Gen. Liuzzi. ; — 218 —

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Infine il Cav. Boeche, presidente della Sezione Granatieri, offrì al Corpo dei Vigili il diploma di Socio onorario della Sezione, ed al Comandante Geom. Locarni una bella me- daglia d’oro. La sera alle ore 21, quale cerimonia di chiusura della giornata, ebbe luogo all Uni- versità popolare una magnifica conferenza dell’ Avv. Ezio Dussini, che commemorò de- gnamente, fra la più viva commozione dei presenti, gli Eroi Veneto-Trentini. Dopo tale conferenza il Corpo bandistico eseguì nella piazzetta Pedrocchi uno scelto programma musicale, preceduto e chiuso dal suono degli inni patriottici, calorosamente ap- plauditi dal pubblico. LA DISTRIBUZIONE DEI DIPLOMI ARALDICI AI DECORATI AL VALORE NELLA FESTA DELLO STATUTO In occasione della festa dello Statuto e dopo la rivista passata alle truppe del L're- sidio di Padova dal valoroso Generale Gr. Uff. Guido Liuzzi, Comandante la X Divisione militare, ebbe luogo in Prato della Valle, la solenne cerimonia della distribuzione dei di- plomi araldici ai compo. nenti la Sezione del Nastro Azzurro della nostra città. Sull’apposito palco, da cui le Autorità avevano assistito poco prima alla sfilata dei reparti dell’E- sercito, della Milizia, delle Avanguardie, dei Balilla e dei Corpi armati del Co- mune, presero posto con le Autorità stesse i fami- gliari di quei Caduti, ai quali i diplomi vennero conferiti alla memoria. Innanzi al palco si schierarono invece i glo- riosi reduci decorati. Parlò per primo il pre- sidente della Sezione padovana del Nastro Azzurro Col. Mentasti, che rivolse deferenti parole di saluto all'indirizzo del Generale Liuzzi e delle Autorità presenti. Quindi l'Avv. Cav. Silva, incaricato di parlare dell'istituzione dell'emblema araldico per gli Azzurri, salutò dapprima, con com- 3 GiuGno 1928 - VI CXII:-LAF LA MILIZIA SFILA CON L’ 2 mosse parole, le Madri e Vedove dei Ca- duti, ricordando anche i sacrifici enormi che condussero la Nazione alla Vittoria, e rivol- gendo un pensiero affettuoso e fraterno ai compagni Mutilati e Combattenti. Passò, quindi, a parlare dell’Associazione L'A DELLO STATUTO SERCITO NELLA RIVISTA MILITARE Fot. Art. A. Gislon - Padova del Nastro Azzurro, degli scopi nobilissimi che l’istituzione si propone, ed infine dell’alto significato che racchiude in sè l'istituzione del diploma araldico per i decorati di guerra, frutto anch’esso della grandiosa opera di va- lorizzazione che il Governo Nazionale sta da tempo compiendo verso i Reduci. perchè 19 —

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siano riconosciuti finalmente i loro meriti che nel triste passato furono ingratamente disco- nosciuti e negletti. Il discorso dell’ Avv. Silva fu alla fine vi- vamente applaudito. Dopo che il Col. Men- tasti ebbe letto i telegrammi di adesione alla cerimonia inviati dal Co- mitato centrale dei Nastro Azzurro e da S. E. l'On. Bodrero, venne effettuata, fra la unanime commo- zione degli astanti, la di- stribuzione dei diplomi alla memoria dei Caduti e venne data lettura, dallo stesso Col. Mentasti, dei nomi dei superstiti deco- rav, ai quali per la bre- vità del tempo e per il loro numero rilevante, non fu potuta effettuare in quel momento la conse- CNII - LA FESTA DELLO STATUTO LE AUTORITÀ CIVILI ASSISTONO ALLA RIVISTA IN PRATO DELLA VALLE 3 Giugno 1928 - VI Pot. Art. A. Gislon - gna dei diplomi. Padova L’INSEDIAMENTO DEL CONSIGLIO PROV. DELL’ECONOMIA Il mattino del 17 Giugno, con solenne cerimonia che si svolse nella sala consigliare dell'ex Camera di Commercio, venne insediato nella nostra città il Consiglio provinciale del- l'Economia alla presenza delle maggiori Auto- rità cittadine, fra cui si notano S. E. l'On. Bodrero, S. E. il Sen. Indri, il Podestà Co: Giusti, il Segretario federale dei Fasci Cav. Uff. Alezzini ed altri. Poco prima delle 10 fece il suo ingresso nell’aula-S. E. il Prefetto Gr. Uff. Dott. Rivelli, Presidente del nuovo Consiglio, ricevuto dal vice presidente On. Milani e dai presidenti di sezione On. Calore e Cav. Marzari. La cerimonia ebbe inizio con magnifico discorso pronunciato da S. E. il Pretetto che, dopo aver rivolto un fervido saluto alle Auto- rità presenti, iniziò il suo dire parlando in- nanzi tutto della geniale e grandiosa riforma con cui il Regime fascista ha dato nuovo ordinamento allo svolgersi della vita econo- mica della Nazione. Accennando all'attività svolta per il pas- sato in qualità di Presidente della nuova isti- tuzione, che dal 15 dicembre 1927 ad oggi ha funzionato come ente giuridico astratto, in- dipendentemente dal corpo collegiale che lo personifica e_col quale ora prende inizio il funzionamento integrale del nuovo istituto, l'oratore colse occasione per rivolgere al Gr. Uff. Fiorazzo il suo pensiero memore e grato, tessendo un vivo elogio della grande attività da lui prodigata, con fede e tenacia ammire- voli, a favore della cessata Camera di Com- mercio, in qualità di presidente, prima, e di commissario, poi, e per tributare i sensi della sua profonda riconoscenza al vice presidente del Consiglio provinciale dell'Economia On. Milani, per la efficacissima collaborazione pre- statagli. S. E. il Prefetto passò quindi ad esporre le modalità ed i criteri che furono addottati dal Ministero dell’ Economia Nazionale per la formazione del nuovo Consiglio, sia nella de-

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terminazione del numero dei Consiglieri, sia nella costituzione degli uffici di Presidenza sezionale, ai quali furono chiamati dallo stesso Ministero l'On. Calore, per la sezione agricola forestale, il Comm. Giovanni Bortolotto, per la sezione industriale, ed il Cav. Giuseppe Marzari per la sezione commerciale. Disse anche che dei ventiquattro posti di Consiglieri che costituiscono complessiva- mente il Consiglio nelle tre sezioni suindicate, su proposta dell’ufficio di presidenza, due fu- rono assegnati alle istituzioni di carattere tecnico, scientifico ed economico, e gli altri ventidue alle organizzazioni sindacali. La loro ripartizione sezionale avvenne invece nel modo seguente: dieci alla sezione agricola forestale, otto alla sezione industriale e sei a quella commerciale. S. E. il Prefetto spiegò poi che la ragione della grande prevalenza del numero dei Con- siglieri assegnati alle organizzazioni sindacali sta nel fatto deli’attuale ordinamento corpo- rativo istaurato dal Governo fascista, e che la loro ripartizione fra le varie sezioni fu fatta in ragione dell'importanza dell'attività di cia- scuna di queste nell’ambito della nostra pro- vincia. Proseguendo, l’ oratore disse che, secondo i criteri dettati dal R. D. 20-1-1928 n. 40, fu- rono fissati in otto i rappresentanti da desi- gnarsi dalla Federazione provinciale dei Sin- dacati agricoltori, in sette quelli da designarsi dall’ unione Industriali, in cinque quelli dei Commercianti, in uno il rappresentante da designarsi dalla Confederazione Generale dei Bancari, sezione di Milano, ed in uno il rap- presentante dell’ Associazione Nazionale Ve- neta della Confederazione Nazionale dei trasporti terrestri e navigazione interna. Quindi rese noto che il Consiglio provin- ciale dell’Economia è risultato così composto : Designati dalle rispettive organizzazioni ed eletti dal Prefetto : a) in rappresentanza delle organizzazioni sindacali agricole, i signori: Comm. avv. Ric- cardo Colpi, Luigi Filippi, Cav. Umberto Gu- rian, Cav. Avv. Vittorio Mantovani, Cav. Avv. Tito Paresi, Cav. Geom. Luigi Rossato, Domenico Soso, Cav. Angelo Stevanin ; b) in rappresentanza delle organizzazioni sindacali industriali, i signori: Giovanni Bat- tista Benoni, Ing. Enrico Brunetti, Giorgio Diena, Cav. Ing. Alberto Goldbacher, Comm. Rag. Alessandro Minto, Comm. Ilario Mon- tesi, Comm. Prof. Avv. Dante Poli ; c) in rappresentanza delle organizzazioni sindacali commerciali, i signori: Cav. Uff. A- medeo Benetti, Cav. Uff. Luigi Bracchi, Leo- nida Briseghello, Cav. Uff. Silvio Corradini Rag. Aldo Fanti; d) in rappresentanza delle organizzazioni sindacali bancarie, il sig. Gr. Uff. Romeo Mion; e) in rappresentanza delle organizzazioni sindacali dei trasporti terrestri e della navi- gazione interna, il signor Cav. Uff. Ing. Gio- vanni Fattori. L’oratore aggiunse poi che, da parte sua, il Ministro per l’ Economia nella propria com- petenza, ed a sensi del penultimo comma del- l’art. 4 del R. D. L. 16 Giugno 1927, n 1071, ha provveduto, con decreto 6 corr. mese di Giugno, alla nomina dei due Consiglieri rap- presentanti delle istituzioni di carattere tecnico, scientifico ed economico, aventi fina- lità attinenti alla competenza dei Consigli provinciali dell'economia, nelle persona del signor: Prof. Luigi De Marchi, per la categoria Grandi Accademie di coltura, su designazione della Reale Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Padova; e del signor nob. Francesco Mario, per la categoria Zstztuzioni economiche varie, su designazione collegiale della Cassa di Risparmio di Padova, della Cassa Nazio- nale delle Assicurazioni sociali, della Banca d'Italia, dell’ Istituto nazionale delle Assicu- razioni e della Cassa nazionale di Assicura- zione degli infortuni sul lavoro. L’oratore, da ultimo, rivolse a tutti i membri un fervido saluto augurale e chiuse il suo discorso inneggiando al Duce ed alle fortune della Patria. Le parole di S. F. il Prefetto furono alla fine salutate da calorosissimi applausi. S. E. il Prefetto lesse quindi la formula

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del giuramento da prestarsi dai Consiglieri, e fece il loro appello, al quale ciascuno rispose con la parola Giuro. Poscia, venne data lettura dello. splendido messaggio del Duce, diretto per la circostanza a tutti i Consigli provinciali dell’ Economia che nell’ istesso giorno si insediavano in Italia. Terminata la lettura del messaggio prese la parola l'Avv. Mantovani che, in qualità di Consigliere più anziano, rivolse alle Autorità brevi ed ispirate parole di ringraziamento e fece la promessa, a nome dell'intero Consiglio, di un’operosità fattiva e feconda per il' bene della Nazione. LA CONFERENZA DI S. E. IL SEN. INDRI AL TEATRO VERDI Dinanzi a numerose Autorità e ad un eletto uditorio, S. E. il Senatore Indri tenne nel pomeriggio di domenica 17 Giugno, al teatro Verdi, una splendida conferenza di pro- paganda sull’opera della Cassa Nazionale delle Assicurazioni sociali, che egli presiede con intelletto d’amore. Per desiderio delle alte Gerarchie del Fa- scismo l'oratore fece precedere la trattazione dell'argomento da un bellissimo commento dell'ultimo discorso pronunciato dal Duce al Senato in materia di politica estera. Dopo aver poste in rilievo, in forma nitida e concisa, le caratteristiche di tale discorso, l'oratore trattò poi magistralmente, con la sua non comune eloquenza, le particolarità e gli infiniti pregi che esso racchiude, toccandone i punti più salienti e rievocandone infine inte- gralmente la chiusa, che fu severo monito alle genti d’oltr’ Alpe. Dopo una breve sosta, l'oratore cominciò la sua esposizione sulla politica sociale del Fascismo; con speciale riguardo ai suoi ca- ratteri assistenziali. Accennato ai criteri fondamentali posti a base di tale politica, esplicata a favore delle classi lavoratrici, il Sen. Indri parlò dell’opera svolta dal Governo Fascista per far penetrare nell'animo degli operai il sentimento di amor patrio, base di ogni progresso sociale ed eco- nomico, e per equilibrare i rapporti fra capi- tale e lavoro. Enumerando le Leggi emanate dal Go- verno in materia assistenziale, l'oratore si sot- (SÌ fermò specialmente su quella riguardante la protezione della maternità, ponendone in ri- lievo la grande importanza, e sulle provvi- denze stabilite per l'assistenza morale, igienica ed intellettuale dell’infanzia. Trattò quindi delle organizzazioni sinda- cali e passò poi all'esposizione dettagliata delle funzioni della Cassa Nazionale per le Assicurazioni sociali e dell’opera che essa va gradualmente sviluppando a favore delle classi lavoratrici ed a favore della Nazione, col finanziamento di bonifiche, case popolari, costruzioni ferroviarie, ecc. Il Sen. Indri ricordò anche il contributo apportato dalla Cassa alla battaglia per la rivalutazione della lira, coll’investire miliardi dei suoi capitali in titoli di Stato, e disse della campagna intensa che l’Istituto ha iniziato per la lotta contro la tubercolosi, finanziando la costruzione di sanatori e convalescenziari. Fra le opere della Cassa, accennò anche al- l’ Istituzione dei consultorii per la maternità ed agli ambulatori gratuiti per la lotta contro il tracoma. L’oratore concluse il suo dire rivolgendo un grato pensiero ai suoi valorosi collabora- tori On. Olivetti ed On. Rossoni, Vice Presi- denti della Cassa, ed a tutti i funzionari che danno quotidianamente ed appassionatamente la loro attività per il bene sociale. | La conferenza del Sen. Indri, illustrata da interessanti proiezioni cinematografiche, fu ascoltata da tutti con la massima attenzione e riscosse alla fine vivi e prolungati applausi. DD

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7 Pag ___É} Part Mia # CXIV - LA NUOVA SEDE DELLA BANCA D’ITALIA IL SALONE CE) RALE PER IL PUBBLICO (Decorazioni în stucco della Società Arti Decorative Interne di Vicenza) ApRILE 1923 - VI IL NUOVO PALAZZO DELLA BANCA D'ITALIA L'edificio in cui di recente ha trasportato la sua sede la locale Sezione della Banca d’T- talia e che venne inaugurato con rito sem- plice ed altamente significativo il mattino del 26 aprile u. s., con l'intervento delle principali Autorità e delle più spiccate personalità cit- tadine, sorge nel centro di Via Roma, ed è lo .stesso in cui in altri tempi furono ospitate, prima, la Banca Veneta, e poi, la Banca Ita- liana di Sconto. Ma i lavori di restauro, di ampliamento, e di decorazione sono stati così vasti da dare all’ edificio un aspetto nuovo. Il progetto di riattamento dello stabile fu studiato ed attuato dall’ Ufficio tecnico centrale della Banca d’Italia, che ha saputo donare alla filiale del più importante istituto bancario ww nazionale una sede veramente degna e deco- rosa, di aspetto signorile ed austero. Il fabbricato occupa una superficie com- plessiva di circa duemila metri quadrati, dei quali milleduecento sono stati adibiti al pian- terreno ad uso uffici e sale per il pubblico. Al pianterreno si trovano difatti le casse di Banca e di Tesoreria, gli uffici di Conta- bilità e Controllo, la stanza di compensazione, il servizio di pagamento delle pensioni, la cu- stodia dei valori, i locali di servizio, ecc. Al primo piano nobile si trovano, invece, la Di- rezione, la Segreteria e gli Sconti che occu- pano le sale che in passato costituivano gli uffici della Banca Veneta. L'accesso agli uffici è dalla parte di Via vi

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Roma: dall'ingresso si è immessi in un atrio artisticamente decorato con marmi e stucchi. Agli uffici per il pagamento delle pensioni si accede invece dal Vicolo Tito Livio e ciò per le speciali esigenze pub- blico che frequenta gli uffici stessi. 1 bellissimi uf- fici del pianterreno e l'ampia e magni- fica sala per il pub- blico, ricchi di deco- razioni, arredati con del cura particolare, e rispondenti perfet- tamente alle esi- genze dei tempi, sono quattro grandi lu- cernari aperti nella copertura e muniti di vetri artistici, fi- nemente lavorati, nonchè da numerosi ed ampi finestroni aperti nel muro di fondo e prospicienti il retrostante giar- dino. Questo è sta- illuminati da , CXV - LA NUOVA SEDE DI L’ATRI Me seo til :LLA BANCA D’ITALIA (0) (Decorazioni in stucco della Società Arti Decorative Interne, dî Vicenza) ApRIiLE 1928 - VI to ricavato con genialità e con vero buon gusto nello spazio che intercorre dalla parte posteriore del palazzo alla riva dei canale che scorre lungo la Ri- viera Tito Livio ed è ricco di magnifi- che aiuole di fiori e di piante sempre verdi. Al muraglio- separa il giardino dalla spon- ne che da delcanale è stata sovrapposta intutta lasualunghezza una artistica cancellata in ferro battuto che forma per i passanti oggetto di partico- lare attrattiva. Nel complesso la Banca d’Italia è venuta ad avere an- che a Padova una sede pienamente ri- spondente al presti- gio del grande Îsti- tutoedanche questo è dovuto ai meriti al Direttore gene- rale Cav. di Gr. Cr. Bonaldo Stringher. ; de dh

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STRUZIONE GLI STUDENTI DELLE SCUOLE MEDIE VISITANO LA TOMBA DI FRANCESCO PETRARCA Il mattino del 16 Maggio si recarono ad tivi Istituti, e guidati dal Prof. Ongaro, Segre- Arquà Petrarca, per visitare la tomba e la tario provinciale del Gruppo Insegnanti Fa- casa del Poeta, circa millecinquecento stu- scisti delle Scuole medie. CNVI - GLI STUDENTI DELLE SCUOLE MEDIE PADOVANE ALLA TOMBA DEL PETRARCA IN ARQUA IL Pror. ONGARO LEGGE IL MESSAGGIO NOBILISSIMO DI S, E, L'On. BODRERO 16 Maggio 1928 - VI Fot. Art. A. Gislon - Padova denti e studentesse delle nostre Scuole medie, Giunti a Monselice formarono un impo- e di quelle di Piove, Este, Montagnana, accom- nente corteo che, preceduto dalla fanfara del- pagnati dai Presidi e dai Professori dei rispet-. l'Opera Nazionale Balilla di Padova, prese la | » (0) “n Ì i

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N RARA i (e I DO OOOODD s “GITA DELLE SCUOLE MEDIE AD ARQUA PETRARCA 4:1L SEGRETARIO FEDERALE PROVINCIALE FA{ SCISTA PORGE IL SALUTO DEL PARTITO... z 4: LUNGO IL CAMMINO DA BATTAGLIA AD. ARQUA . PETRARCA CNXVII - GLI STUDENTI DELLE SCUOLE MEDIE PADOVANE ALLA TOMBA DEL PETRARCA IN ARQUA 16 MagGIO 1928 , VI Lot. Art. A. Gislon - Padova ’ 2260 —

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CXVIII - GLI STUDENTI DELLE SCUOLE MEDIE PADOVANE ALLA TOMBA DEL PETRARCA IN ARQUA IL Co: Comm. BRUNELLI BONETTI ESALTA LA BELLEZZA DEL RITO 16 Maggio 1928 - VI via di Arquà, rompendo la monotonia della marcia ed ingannando il senso di ogni fatica o stanchezza con canti festosi. Nel paese, ove il corteo giunse alle ore 10.30, gli studenti erano attesi dal Segretario federale dei Fasci Cav. Uff. Alezzini e da va- rie Autorità di Padova, fra cui si notavano il Vice-Podestà Avv. Bonsembiante, il Conte Mario, il Questore, anche in rappresentanza del Prefetto, il sostituto Procuratore del Re Cav. Frascino, il Commissario prov. dell'O. N. B. Mario M. Macola, ed altri. Numeroso era anche un elegante gruppo di Signore con a capo la, Dott. Casagrandi, Delegata prov. dei Fasci femminili. L'arrivo degli studenti fuaccolto dal suono degli inni patriottici eseguito dalla musica del paese. Le scolaresche si concentrarono subito nella graziosa e pittoresca piazza di Arquà, dinanzi la tomba del Poeta, e quivi, su di un palco appositamente eretto, presero posto le Autorità. Dopo che sulla Tomba del Petrarca venne deposta una magnifica corona d’alloro N Fot. Art, A, Gislon - Padova a nome dei Balla, Avanguardisti, Piccole Italiane e Giovani Italiane delle Scuole medie di Padova, prese la parola il Prof. Ongaro, che presentò al Cav. Uff. ‘Alezzini le scolare- sche e lesse poi il seguente messaggio del- l'On. Bodrero: i Ben volentieri affido a Lei il mio affettuoso saluto ‘per i giovani delle scuole medie’ di Pa- dova, che — auspice il gruppo nazionale fascista da lei sapientemente presieduto — si accingono a visitare in devoto pellegrinaggio la casa ‘e la tomba di Francesco Petrarca. Utile, infatti, è ricordare, in questa età ca- rica di eventi e di destino, il glorioso Umanista, che nel suo latino poema esaltò in Scipione la forza ed il diritto di Roma; e il dolce di Calliope labbro, che con le sue laudi in onore di Laura continuò mirabilmente e a tradizione di Dante, intesa a far del picciolo volgare il nuovo idioma nazionale; il Poeta nobilissimo, che donando all'Italia la sua mirabile canzone, fece appello alla virtù del gentil sangue, chiamò gli ‘italiani a difendere da soli la loro Patria ed attestò .in tal modo la sua fede nella regalità indistrutti- bile del nostro paese e anticipò in nome dì que- sta fede la speranza dell’ atteso futuro. Sotto tale luce i giovani evochino dal, pas- sato la immagine laureata di Francesco Petrarca. NI

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CXIX - GLI STUDENTI DELLE SCUOLE MEDIE PADOVANE ALLA TOMBA DEL PETRARCA IN ARQUÀ LA CASA DEL PETRARCA RELIGIOSAMENTE CONSERVATA DAL COMUNE DI PADOVA PROPRIETARIO, IN ARQUA 16 Maggio 1928 - VI E dinanzi alla sua tomba sostino un attimo solo: quello che basti, cioè, per rinfondere in, loro l'orgoglio di quella suprema continuità di gran- dezza a cui la Provvidenza ha votato la nostra. stirpe. E riprendano, poi gagliardamente, nel nome della bianca croce e dei fasci di Roma, la marcia verso l’avvenire. Al Prof. Ongaro fecero seguito il Segre- tario federale Cav. Uff. Alezzini, che portò ai giovani ospiti il saluto ed il benvenuto dei fascisti e della popolazione di Arquà, ed il Sig. Mario M. Macola, che pronunciò brevi ed elevate parole sull’alto significato del rito che le Scuole di Padova si erano sentite in do- vere di compiere. Infine prese la parola l'oratore ufficiale Dott. Comm. Bruno Brunelli Bonetti, che parlò a nome dell’Associazione Antenoret Lares, rie- vocando in meravigliosa sintesi la vita del Fot, Art. A. Gislon - Padova Petrarca e trattando ampiamente di Lui, delle sue opere e dei-nobili sentimenti che ebbero ad ispirarle. Tutti gli oratori furono fatti se- gno a vivissimi applausi. Finita la cerimonia, il corteo si ricompose e si recò prima a visitare la casa del Petrarca e poi sul Monte Castello dove depose un’ al- tra corona di alloro sul Monumento ai Caduti. ‘atto di omaggio fu accompagnato con ispi- rate parole dall’avanguardista Zabeo. Quindi i gitanti consumarono il pasto distribuendosi nei luoghi di ristoro del paese. Il Prof. Ongaro, con un ristretto numero di Autorità, si recò nel frattempo in Municipio, per consegnare al Conte Mario, Commissario prefettizio del Comune, la somma di L. 1500, of- ferta dai partecipanti al pellegrinag alla gio locale Sezione Balilla.

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X - RITRATTO DI FRA o TRARCA - Affresco del UNICA RELIQUIA DELLA SUA CASA IN PADOVA, ORA CONSERVATO NELLA SALA MAGGIORE DEL VESCOVADO PADOVA . APRILE 1928 - VI istino Fotografico dî A. Gislon - Riproduzione vietata

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Alle 15, suonata l’adunata, gli studenti prendevano la via del ritorno fra la più schietta e chiassosa allegria. Giunti a Padova alle 17.45 si composero nuovamente in corteo, che, dopo esser sfilato al canto degli inni nazionali per il Corso del Popolo, si recò alla palestra di Via Galileo Galilei, dove si sciolse fra incessanti a/alà al Re, al Duce ed al Fascismo. Ci è grata l'occasione per riprodurre in questa /e/vista l’immagine del Petrarca, che si conserva nella Sala maggiore del Vescovado. Con quella passione che fa del fotografo Sig. Augusto Gislon un apostolo dell’arte fo- tografica, il ritratto del Petrarca è stato da lui con infinite cure tratto dall’affresco così come fu eseguito dall’ignoto pittore, che molto probabilmente ebbe per originale lo stesso Poeta. Ed anche per questo ci permettiamo espri- mere l’augurio che la produzione del valente Gislon possa essere assunta come la più signi- ficativa immagine del Poeta, IL CONGRESSO DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE INSEGNANTI FASCISTI Preceduto dalla cerimonia della benedi- zione dei gagliardetti delle Sezioni della pro- vincia e del labaro della Segreteria provin- ciale dell'A. N. I. F, impartita da S. E. il Ve- canti sù 7 GiuGNO 1928 - VI scovo di Padova, ebbe luogo il mattino del 7 Giugno, al Teatro Garibaldi, il congresso del- l'Associazione Nazionale Insegnanti fascisti, presieduto dal Prof. Comm. Acuzio Sacconi, Segretario generale dell’ Associazione. CXXI - IL CONGRESSO INSEGNANTI FASCISTI In NUOVO LABARO DELL’ ASSOC. INAUGURATO ara PRESENZA pri. Pror, Comm. A. SACCONI Fot. Art. A. Gislon - Erano presenti al convegno circa 600 per- sone e tutte le principali Autorità cittadine; queste ultime presero posto sul palcoscenico in mezzo ad una selva di bandiere e gagliar- detti. Prestava servizio d’ono- re una centuria di Balilla. Dapprima parlò applau- ditissimo il Vice-Podestà Avv. Bonsembiante, che portò al Comm. Sacconi ed a tutti i presenti il cor- diale saluto della città e dellafFederazione fascista. E dopo che il Prof. On- garo edil Capitano Bonan, nelle rispettive qualifiche di Segretari provinciali dei gruppi insegnanti medi ed insegnanti ele- mentari, ebbero espresso al Comm. Sacconi i sensi di devozione e di omag- Padova gio a nome dei gruppi da ciascuno rappresentati, riscuotendo en- trambi vivissimi applausi, prese la parola il R. Provveditore agli Studi Comm. Gasperoni, che con la sua felice eloquenza portò ai con- venuti il saluto del Ministro della P. I. e pose n; 230

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meravigliosamente in rilievo l'alto significato della cerimonia, fra entusiastiche acclamazioni. Da ultimo parlò il Comm. Sacconi che, ringraziati i precedenti oratori, inviò al came- rata Alezzini un cordiale e freterno saluto e porse alle Autorità presenti espressioni dete- renti di omaggio. Quindi l’ oratore disse degli scopi che l'Associazione si propone, mettendone soprat- tutto in rilievo il compito assistenziale. Parlò poi della Scuola fascista e dell’edu- cazione che in essa viene oggi impartita alle nuove generazioni, perchè crescano in special modo probe ed oneste, secondo la volontà del Duce, e disse anche dell’opera indefessa e di abnegazione compiuta dagli insegnanti, nonchè della loro alta missione. Continuando, l'oratore mise in rilievo quanto il Governo fascista ha già fatto per la Scuola e quanto dovrà ancora fare per portarla completamente all’ altezza dei tempi nuovi. E concluse con le seguenti parole : La vita dei maestri e degli insegnanti sarà sempre umile, martoriata di sacrificio. Dobbiamo volere non per noi, ma per la scuola, che ci siano date sempre più condizioni tali, da poter proficuamente lavorare per raggiungere la mèta. Ma dobbiamo avere, continua ed insistente, la coscienza di questa vita dura, vita che sarà qualche volta ingrata ed amara, ed esserne fieri, fieri di questa vita che solo è degna di essere vissuta in un paese civile in continua e nobile ascensione. Alla fine del suo discorso il Comm. Sac- coni venne fatto segno ad un'imponente ova- zione, che durò alcuni minuti. Dopo la cerimonia i congressisti parteci» parono ad un banchetto offerto al loro Ge- rarca nelle Sale del Circolo filarmonico, e nel pomeriggio, nella sala dell’ ex Consiglio pro- vinciale, continuarono i lavori del congresso, che si svolsero in un’ atmosfera di perfetta cordialità e si chiusero fra l’unanime soddi- sfazione.

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(7 a 3 VGISAGIIAGIAG SY O ILL 29 POPIPIP2I N L2PIPI2PII VARIE ooo LE DUE PRIME ESPOSIZIONI DI PIANTE E DI FIORI IN PADOVA (1846 - 1347) La Mostra nazionale di piante aromatiche e medicinali, quella della s//v/coltura e quella dei piccoli giardini, che costituirono nuove attrattive della nostra Fiera Campionaria dello scorso Giugno, mi fecero ricorrere col pen- siero alle due Esposizioni di piante e di fiori che ebbero pur qui il più lusinghiero dei suc- cessì oltre ottant'anni fa. Ce ne serbarono il ri- PROMOTRICE \ IARDINAGGIO | CIN PADOVA Ù commemorava il terzo centenario della fonda zione dell’ Orto Botanico (?) e si effettuava a tal fine, per cura dell’illustre scienziato prof. Ro- berto De Visiani, nell’Orto stesso, quella ma- gnifica Festa dei Fiori, che meritò gli elogi di tutta la stampa periodica cittadina e consentì al dott. Antonio Berti, uno dei più assidui e per- spicaci collaboratori del Giornale Euganeo, d' e- CNXXII - ESEMPLARE DI MEDAGLIA D’ORO ASSEGNATA IN PREMIO DALLA SOCIETÀ PADOVANA PROMOTRICE DEL GIARDINAGGIO (Diam. mm. 44; peso gr. 22.82) cordo le due medaglie possedute dal Museo Bot- tacin, annesso al Civico di Padova, che e quì si riproducono perchè rievocano appunto la bella iniziativa attuatasi felicemente nella nostra città, prima che in ogni altra città italiana. La Società promotrice del Giardinaggio, menzionata dalle medaglie, erasi costituita a Padova nel 1845, anno in cui solennemente si ID) sprimersi con le parole seguenti: « E ci sia le- cito lo sperare che questa Festa non vada tutta a perire nel mar del passato, ma sia dessa ori- gine ad una nuova ed utile istituzione; inten- diamo dire che negli anni venturi si rinnovi la pubblica esposizione delle piante, affinchè se ne estenda l’amore della coltura, il quale per noi è indizio sicuro di gentilezza ed elemento indi- “N

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spensabile della civiltà d'una nazione» (*). Nè le speranze del dott. Berti andarono fallite. Prepousto alla presidenza della Società lo stesso prof. De Visiani, il numero degli aggre- gati, che nel 1845 non era che di 60, potè salire nel 1846 a 200; avevano aderito al nuovo soda- lizio le più cospicue personalità delle provincie di Padova, di Venezia e di Vicenza. di piante, fiori e frutti, estendendone gli inviti di concorso anche ai coltivatori e proprietari delle Provincie lombarde. Essa proponevasi di far conoscere così lo stato dell’orticoltura eso- tica ed ornamentale presso di noi, mediante una mostra che non fosse limitata alla sola re- gione veneta, ma che asssumesse un'importanza più largamente italiana (5). CXXIII . ESEMPLARE DI MEDAGLIA DI BRONZO ASSEGNATA IN PREMIO DALLA SOCIETA PADOVANA PROMOTRICE DEL GIARDINAGGIO (Bronzo; Diam. mm. 47) Resosi quindi finanziariamente possibile alla Società d’indire una prima Esposizione di Piante e di Fiori, questa fu tenuta nel recinto dell’ I. R. Orto Botanico nei giorni 7 e 8 Giugno 1846 (*). Le piante che vi figurarono furono in nu- mero di 857, delle quali 192 vennero acquistate dalla Società, e cioè 133 esemplari di cazzzeZlia in 84 varietà, 12 di asalea pontica in 12 varietà, 16 di asalea indica in 16 varietà, 5 di gardenia florida pil., 1 di gardenia radicans, 4 di rlodo- dendron ponticum in 2 varietà, 14 di daphne odora, 2 di olea fragrans, 1 di magnolia fuscata, 2 di fuchsia fulgens, 1 di fuchsia splendens, 1 di salvia patens. Agli espositori furono assegnate nove me- daglie di premio. Il prof. De Visiani, dandone relazione ai soci nel Dicembre 1846 e giustamente compia- cendosi dei risultati ottenuti, poteva dichiarare che, mercè l'impulso della Società da lui pre- sieduta, le Provincie venete s'erano arricchite di ben 4000 e più piante che prima non vi esi- stevano (“. Anche i giornali cittadini ne mette- vano in rilievo il successo, ed «// Ca/fè Pedrocchi» non esitava a giudicare quella Esposizione «spet- tacolo di cui Padova poteva a buon diritto me- nar vanto perchè il primo e finora l’unico del- l’Italia » (5). La stessa Società promotrice ‘del’ Giardi- naggio, fattasi ormai forte di 236 soci, indisse per il seguente anno una seconda Zsposizione (SP) La seconda Esposizione, che ebbe tra i suoi dirigenti l'illustre architetto Giuseppe Japelli, il quale spiègò la sua potente immaginativa an- che nella composizione dei più pittoreschi giar- dini, si effettuò pur dentro l'Orto Botanico nei giorni 21 e 22 Settembre (’). L'esito conseguito fu splendido ed anzi di gran lunga superiore a quello dell’anno precedente. Vi si ammirarono 1752 piante, 1060 varietà di fiori di dalz/za, una col lezione di frutta esotiche ed indigene, eleganti manifatture di fiori, ecc. Le resero onore con la loro visita i Membri convenuti in Venezia alla 1X Riunione degli Scienziati Italiani, i quali furono accolti dalla cittadinanza padovana con la più cordiale ed entusiastica fraternità. Orgoglioso del felice successo dovette es- sere il prof. De Visiani, presidente della So- cietà, il quale, nel darne ragguaglio ai soci nel Dicembre del 1847, presentava, d'accordo col vice-presidente prof. G. Meneghini, col cassiere TI. Treves De’ Bonfili, e col segretario dott. G. B. Ronconi, il nuovo programma per la terza Esposizione da tenersi nel mese di Maggio del l’anno seguente (%). Gli avvenimenti che precorsero e seguirono la Rivoluzione del 1848, svoltisi a Padova in modo analogo alle altre città venete, frustrarono i buoni propositi della Società del Giardinaggio, e la progettata Esposizione non potè attuarsi. La Patria oppressa dallo straniero aveva recla- mato per sè tutta l’operosità dei migliori citta- (SP)

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dini, ai quali erasi pur resa necessaria la colla- borazione del popolo (*). Per tali forti ragioni e per il fatto che, nè durante il funzionamento del Comitato provvisorio dipartimentale (25 Marzo - 13 Giugno 1848), nè dopo, troviamo notizie sulla gia fiorente Società, dobbiamo ritenere che essa allora abbia dovuto sciogliersi. Senza dubbio era venuto a mancarle il fervido appoggio di coloro che le erano stati preposti ed in parti- colare del prof. De Visiani, alla cui autorità di scienziato e illuminata attività era dovuta la larga rinomanza che essa aveva potuto pro- curarsi, rendendosi in pari tempo assai bene- merita della floricoltura e della orticoltura italiana. La Società promotrice del Giardinaggio aveva saputo raggiungere i suoi nobili fini, orga- nizzando le sullodate Esposizioni ed incorag- giando i migliori produttori di piante con premi Padova, 17 Maggio 1928 - VI di medaglie d’oro, di argento e di bronzo, e con diplomi di menzione onorevole. Le medaglie, delle quali fu data più sopra la riproduzione, sono appunto due esemplari di- versi di quelle che dalla Società del Giardi- naggio venivano conferite agli espositori più degni. La prima, quella d’oro, racchiusa in un astuccio che (cosa strana per l'epoca in cui fu eseguito) reca i tre colori del vessillo nazionale, venne donata al Museo Bottacin nel 1905 dal- l'illustre e sempre compianto prof. Andrea Sac- cardo, succeduto al prof. De Visiani nella cat- tedra universitaria di Botanica e nella direzione dell'Orto Botanico. La seconda, quella di bronzo, pervenne al Museo col legato Bottacin. Artisti- camente questa è più pregevole dell’altra; reca la firma del celebre incisore Antonio Fabris di Udine, autore dei coni delle monete emesse nel 1848 dal Governo provvisorio di Venezia ("°). Luigi RIZZOLI (*) Parole indirizzaie il giorno 15 di Dicembre 1846 all’adunanza generale della Società Promotrice del Giardinaggio in Padova dal prof. R. De Visiani presidente della medesima; Padova 1847, tipogr. Liviana, 8., a pag. 5. (9) Giornale Euganeo, Luglio 1845 ; Padova, tipogr. Crescini e Stefani, 1845, 8. (3) Prima Esposizione di Piante e Fiori tenuta dalla Società del Giardinaggio nell’ I, R. Orto Botanico di Padova nei giorni 7 ed 8 Giugno 1846; Padova, 1846, tipogr. del Seminario, 8. (*) Parole citt., pag. 6 (5) IL Caffè Pedrocchi. del 14 Giugno 1846; Padova, tipogr. Crescini, 1846. (5) Parole citt., pag. 12. (?) Seconda lisposizione di Piante, di Fiori e Frutti tenuta dalla Società Promotrice del Giardinaggio nell’I, R. Orto Botanico di Padova nei giorni 21 e 22 Settembre 1847; Padova 1847, tipogr. Crescini, 8. (3) Parole indirizzate alla Società Promotrice del Giardinaggio in Padova all’ Adunanza generale del dì 5 Dicembre 1847 dal prof. R. De Visiani presidente della medesima ; Padova, tipogr. del Seminario, 1847, 8., a pag. 5. (?) GLoria Axprea - Il Comitato Provvisorio Dipartimentale di Padova dal 25 Marzo al 13 Giugno 1848, pubblicato per la prima volta con introduzione e note di Giuseppe Solitro; Padova, tipogr. del Messaggero, 1927, 8., pag. LXXVI. LXXVII. (1°) Papaporoti NicoLò - Alcune notizie sugli intagliatori della zecca di Venezia, da «Archivio Veneto» tomo XXXV, parte Il, 1888; Venezia 1888, Visentini, 8., a pag. 8; Forrkr L. - Biographical Dictionary of Madallists, ecc. London 1904, Spink, 8., vol, II., pag. 64 sgg. vesaggina

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VITA SPORTIMA LA MANIFESTAZIONE GINNICO - SPORTIVA DEGLI ALUNNI DELLE SCUOLE MIEDIE L'Opera Nazionale Balilla, a cui per re- centi disposizioni di Legge è stata affidata l'educazione fisica degli alunni delle scuole primarie e secondarie della città a cominciare da questi ultimi mesi del corrente anno scola- stico, organizzò per il giorno di domenica 27 Maggio una grande manifestazione gin- nico-sportiva, allo scopo di dimostrare i rapidi progressi ottenuti in breve periodo di tempo negli alunni stessi con l'attuazione dei nuovi sistemi di insegnamento della ginnastica razionale. Alla manifestazione, che si svolse nel campo sportivo comunale S:/vio Appiani, oltre i dirigenti dell'Opera Nazionale Balilla, erano anche presenti le principali Autorità cittadine e numerosissimo pubblico. Circa duemila giovani, alunni ed alunne, presero parte alle riuscitissime e svariate competizioni ginnico-sportive, destando l’una- nime ammirazione degli astanti, sia nelle gare individuali, che in quelle collettive, e riscuo- tendo alla fine di ogni esercizio calorosissimi applausi. In tutte le prove, eseguite con esattezza ed eleganza, si ebbe a constatare l’accurata preparazione dei giovani, dovuta al partico- lare spirito di amore e di abnegazione con cui gli insegnanti si dedicano all’ educazione delle giovani e fiorenti energie. Riuscitissimi e di mirabile effetto furono alcuni esercizi collettivi femminili, accompa- gnati dal canto delle alunne, che furono eseguiti con la massima precisione, cosa che in casi simili non è certo facile ottenere. Durante lo svolgimento del programma, che fu diretto dal Prof. Abrami, Direttore ginnico-sportivo dell'O. N. B., coadiuvato dai Professori Bertini, Corti, Adalgisa Dente e Lancillotti, prestò servizio la musica dell’ In- fanzia abbandonata. Prima dell’inizio delle gare avvenne la presentazione delle schiere, che entrarono in campo al suono della Marcia Reale; dopo la presentazione gli alunni resero il saluto alle bandiere (saluto romano classico in ginocchio) e poi effettuarono la sfilata al suono dell'inno Giovinezza. Quindi ebbero inizio le seguenti produzioni libere : Combinazione, da parte delle squadre femminili, con cerchi e nastri; esercizi agli appo (oro 55) eseguiti dagli alunni delle Scuole

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NA SAGGIO DI EDUCAZIONE FISICA DELLE SCUOLE MEDIE 4 LE AUTORITA. ASSISTONO AL SAGGIO». 2 UNA DELLE SQUADRE . 3-7: TIRO ALLA FUNE. 4 SAGGIO CON GLI APPOGGI...5 LA. PARTENZA PER LA corRSA . 6- 8 + ALLINEAMENTO + E SALUTO. DE LE SQUADRE FEMMINILI .. ER AE CXXIV - LA MANIFESTAZIONE GINNICO - SPORTIVA DELLE SCUOLE MEDIE DI PADOVA 27 Maggio 1928 - VI —- 9 == 236

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CXXV - LA MANIFESTAZIONE GINNICO - SPORTIVA DELLE SCUOLE MEDIE DI PADOVA 27 Maggio 1928 - VI medie ; lancio del giavellotto, eseguito dalle alunne, da fermo e con rincorsa; esercizio collettivo femminile; volteggio al cavallo, ese- guito da alunni ed alunne. Alle produzioni libere fece seguito un eser- cizio collettivo, a cui parteciparono alunni ed alunne delle Scuole primarie e secondarie e Fot. Art, A. Gislon - Padova che fu eseguito con accompagnamento mu- sicale. Infine ebbero luogo gare di corsa ve- loce e di tiro alla fune. Con ciò ebbe termine la simpatica cerimonia; e mentre il pubblico e le Autorità si accingevano a lasciare il cam- po, i baldi giovani furono fatti segno a una- nimi manifestazioni di simpatia e di plauso. LA RIUNIONE PUGILISTICA AL CAMPO SPORTIVO GIACOMO PANFILO contro JACK TAYLOR Nel pomeriggio del 3 Giugno un foltis- simo pubblico, giunto anche da diversi Co- muni della provincia, gremì completamente il Campo sportivo Comunale per assistere ad un'’interessantissima riunione pugilistica, nella quale avvenne anche l’incontro fra l'italiano Panfilo ed il negro Taylor. La manifestazione ebbe inizio con un riu- scitissimo match per dilettanti, a cui parteci- parono M. Dobrez di Fiume ed A. Filippini di Ferrara. (SS) Nel primo tempo i due sostennero la lotta con parità di attacco; nella seconda ripresa, invece, si cominciò a manifestare una lieve superiorità di Dobrez, che riuscì nella terza ripresa a guadagnar sempre maggior van- taggio, sino a battere infine l'avversario ai punti. Ai dilettanti seguirono i professionisti. Il primo match fu quello fra i pesi massimi Colognato di Conegliano e Capocchi di Pisa, eseguito in otto riprese, durante le quali vi N

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furono continue alternative di vantaggio e di parità in etrambi gli atleti. La lotta ebbe termine con la vittoria di Colognato ai punti. di intensa emozione, salutate da parte de p«abblico con entusiatici applausi. La lotta si svolse con grande spirito di combattività da entrambe le parti ed in una CXXVI . LA RIUNIONE PUGILISTICA GIACOMO PANTILO pi LENDINARA 3 GiuGNO 1928 “ VI Quindi entrarono in gara i pesi medi Vivan Vittorio di Gaiarine e Giachetti Ame- rigo di Ancona. Sopraffatto dall'offensiva di Giachetti, Vivan cadde a ter- i Sa; ra tre volte nella. prima ripresa e re- stò stordito dai col- pi dell’ avversario. Nella seconda ripre- sa Vivan potè rin- francarsi ed assalì Giachetti con tale veemenza che, con un destro allo sto- maco, lo pose k. o. fra la grande mera- viglia degli astanti. Da ultimo si ebbe la tanto attesa lotta fra i pesi mas- simi Panfilo Giaco- mo di Lendinara e Taylor Jack della Martinica. Il match fra i due campioni fu seguito da tutti col massimo interessamento e du- rante le dieci riprese ebbe anche spesso fasi ill 3 Giugno 1928 - VI CXXVII - LA RIUNIONE PUGILISTICA AL CAMPO SPORTIVO COMUNALE UN INFORTUNIO SUL LAVORO IL NEGRO TAYLOR ALL'OSPEDALE CIVILE DI PADOVA PER FRATTURA DE AL CAMPO SPORTIVO COMUNALE JACK TAYLOR peLLA MARTINICA forma tecnicamente precisa ed ammirevole. Mentre la prima ripresa finì alla pari. nella seconda e terza, Panfilo cominciò ad aver ra- gione sull’avversario; alla quarta e quinta però i combattenti chiusero nuova- mente alla pari. Al- le sesta ripresa si tornò ad avere una leggera superiorità di Panfilo, che con- servò ed affermò sempre più nella set- tima ed ottava, an- che perchè Taylor cominciò ad esser dolorante per una frattura riportata al radio destro. Con tutto ciò il negro riescì a mantenersi alla pari nella nona ripresa; ma alla decima fu sconfitto ai punti con grande superiorità dell’avversario. La vittoria di Panfilo fu accolta da un'im ponente ovazione. L RADIO DESTRO Fot. Art. A. Gislon - Padova

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Certo il pubblico avrebbe preferito che Panfilo avesse conseguita la vittoria su di un avversario in completa efficienza, come lo fu durante la prima metà del match. Ad ogni modo la vittoria di Panfilo non diminuisce molto del suo valore inquantochè il negro, per la sua resistenza e per le eccezionali doti di pugilista, ha tenuto egualmente fronte in modo ammirevole agli attacchi dell’avversario. E difatti, quantunque menomato nella sua' efficienza fisica, si difese da Panfilo, con tanta tenacia e con tanta energia da chiudere alla pari la penultima ripresa. Dopo il combattimento, il negro Taylor dovette esser ricoverato all’ ospedale, dato che le sue condizioni erano tali da richiedere un periodo di cura per almeno quaranta giorni. In complesso .i macht si svolsero con grande volontà ed energia da parte degli atleti e con equilibrio di forze e di peso. LA MARATONA DI MARCIA MESTRE - PADOVA Nel pomeriggio del 24 Giugno, il nume- roso pubblico che gremiva i quartieri di Via Niccolò Tommaseo, per visitare la. riuscitis- sima Fiera dei campioni che stava per chiu- erano anche valorosi campioni, come Rivolta di Como e Pretti di Roma. La partenza venne data ai podisti nella Piazza Umberto I. di Mestre alle ore 14.38. CXXVII - I PRIMI DURE CLASSIFICATI NELLA MARATONA DI MARCIA MESTRE - PADOVA ETTORE RIVOLTA pi Como 24 Giugno 1928 - VI dere i suoi battenti, ebbe modo anche di as- sistere all'arrivo dei partecipanti all’interes- sante maratona di marcia, organizzata dal Do- polavoro sportivo, la quale si svolse sul per- corso Mestre-Padova. Trentatre furono gli atleti che ad essa presero parte, giunti da Como, Milano, Ve- nezia, Trieste, Roma e da altre città. Fra essi CARLO GIANNI pi Como Dopo una lunga e non facile gara, che mise a dura prova gli atleti anche per la giornata eccessivamente calda e che riuscì interessantissima lungo tutto il percorso per la tenace volontà di vittoria con cui furono condotte dai podisti le varie fasi della lotta, i concorrenti giunsero a Padova alle ore 18.05. Dopo eseguito il giro di circonvallazione

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della città fra gli applausi entusiastici del pub- blico, i marciatori si diressero ai quartieri della Fiera, luogo destinato per il loro arrivo. Qui, ‘come abbiamo detto, era ad atten- : Se pvt Ue TM di Fil DELL UR, È ; Pi fi CXXIX . LA SQUADRA DELLA MILIZIA DELL’URBE DI ROMA CHE 1. RIVOLTA ETTORE#%.della Soczetà Ginnastica Comense alle ore 18.43’50” e tré quinti, impiegando a compiere i km.' 42.250 in ore 4.5’50 e tre quinti, alla media di km. 10.100. PARTECIPÒ AL COMPLETO ALLA MARATONA DI MARCIA MESTRE - PADOVA Giugno 24 1928 - VI derli una gran moltitudine di persone che non mancarono di tributare ai valorosi podisti accoglienze entusiastiche. I risultati della gara furono i seguenti : 2. GIANI Carto, della Società Ginnastica Comense alle ore 18.50’. s. PretTI Francesco della //2 Legione Urbe alle ore 18.52. Coni AL RE ‘DO Cc AN) ALINI - - S Dorr, GIUSTINO MATTUCCI - SkG Rag. EDGARDO COCCONCELLI - TARIO GENERALE DEI. COMUNE - LARIO AGGIUNTO Capo-UFFICIO STATISTICA Direttore responsabile - Redattore Capo - Collaboratore Artistico — 240 — 1151 40 —__ fi VIMOND AInIna mo nimari