Padova - Rivista mensile dell'attività municipale e cittadina - Gennaio febbraio 1928

Page 1

n Ci) ORARI) GEL, é & ne Fi fi

Page 2

DICA TR) tono Ja meniero

Page 3

LO iii ma + i it 0 0 RO N 0 A AIR dt) (AB ti OO <P OD SPA VELA DI iz SITÀ LE ri pm ira mi o miragirsioni ROERO TTADINA? | Rm i 0 tam LU ui n 47 7 «Era il Duce della suprema battaglia: il Condottiero che dopo l'ora grigia aveva saputo e voluto condurre I Esercito eroico alla luce della vittoria. Ora è il simbolo della gloria italica; di quella gloria che nell’anno della resistenza e della vittoria si chiamò Monte Grappa, Montello, Piave, Vittorio : Veneto, ma che ora e sempre non avrà che un nome: “ ITALIA,,. E se la Patria chiamerà ancora fa sua giovinezza a forgiare con le armi il suo destino imperiale, il suo Nome non sarà ricordato invano,

Page 4

Ad poni 5 Ra preti Tura tiri pia 0 kad 5 oa "en ER OE e ea s:0%) o00b, edo otsittobno) li :silesitad amerqua ellsb so00 Ri mai. sRitottiv sllob soni sila opioss otiarseH® | sinubroo otrlov 9 cings: aveva pigitg tto silsb onnetiisa sdo sirolg slisup.ib :avilsti si1ols allsb olodmiz lis s1rO pirditi Vo svsitd ollstnoM eggeit sinoM. desido ia girottiv. sllsb 3 ssosizieni. sALEATI* ssmon no sro siva non arginsz 9 sio sto am wisasV ima sl m90 siRtigiotea 38) suz si Stoona frsmsido siste sl sa E somsvnt 0Î8bD102 * fraz non smoP owz Fassino È | | |

Page 5

S. E. ARMANDO DIAZ DUCA DELLA VITTORIA

Page 6

Page 7

| tm LB 0 0 è Agi VOS | RO A At RO O OL RC “o I I EE Torti Tt.iT.i ni ar Vv O TRI Tetto 0 RMB 10 BO Ii RT O "qa Ln rt ut a ir Re tree RM NO I e PADOA: RIVISTA: COMVNALE: CATTIVITÀ > CITTADINA | O 0 O 0/2 BO e re e e oa | O RO OD 0 O 0 O 070 404 RURER LARIO RD IBEBI oO 05 LA I) nn ibi RI O i | RN PAN it ROB I 0 ROOM € SUOR i O 0 0 100 5 IN MEMORIA DI ARMANDO DIAZ La sera del 29 Febbraio corr. anno, alle ore 20.53, in seguito ad intprovviso attacco di bronco polmonite decedeva in Ihoma S. E. Diaz, Duca della Vittoria. La notizia della fine immatura dell’iltustre Condotliero, propagatasi capo all’altro d'Italia, gettò nel lutto più grave l’intera Nazione e, con senso vivissimo di pro- fondo dolore, fit appresa nella Città nostra, le- gata al Generale da Armando rapidamente da un grato ricordo e da parti- colare venerazione. Fu, infatti, in Padova che S. E. Diaz, in una triste ora di Armando dubbio e di angoscia, assumeva il Comando su- premo dell'esercito, disgregato dall'opera subdola e nefasta di rinnegati e di traditori, e, con geniale sapienza e volontà ferrea e tenace, ne ricosti- tniva in breve la salda compagine, trasfondendo nell’unimo di ogni soldato, dai capi ai gregari, quella nobiltà di sentire e quell’alto senso del dovere che, uniti a capacità ed a valore insu- perabili, facevano di Lui un fulgido esempio di elette virtù militari. Iichiamati all’ esatta consapevolez santa missione da compiere, in za della rinnovata e mirabile fusione di spiriti, gli stessi fanti, che nel maggio della radiosa primavera italica smarrimento, di avevano offerto in olocausto alla Patria diletta le migliori energie della loro fiorente giovinezza in alto sublime di amore e di fede, sotto la guida illuminata del nuovo Capo e con ardore e pas- sione propri di nostra gente, sulle sacre rive del salvarono l'Italia Piave, ne consacrarono la redenzione con la più bella delle Vittorie e conob- bero la gloria del Trionfo. Padova, in segno di gratitudine e di am- mirazione, il 20 Settembre 1928, S. E. Diaz la cittadinanza onoraria ed il 14 Giugno 1925 consegnava Artefici della Vittoria, segne di Marescialli d’Italia, con onoranze im- conferiva a solennemente agli Cadorna e Diaz, le in- ponenti e plebiscitarie, che assunsero il carat tere di manifestazioni di riconoscenza nazionale. Nell’immediato dopo-guerra, quando un’ 0- scura minaccia poneva nuovamente in pericolo i destini della Patria, il Generale soffrì lo stra- gio indicibile provato da ogni animo onesto di fronte alla profanazione dei valori morali e ma- teriali della Vittoria da parte del popolo, illuso, con lusinghe e promesse, da falsi profeti di pa- radisi orientali, l’inettitudine dei verni consentiva che si compisse impunemente il turpe sacriiegio. mentre g0- Ma una gioia pura ed infinita inpase nuo- / dat 6

Page 8

vamente l'animo Suo e fi compenso ad ogni Suo più grande dolore, quando vide le schiere deî reduci riunirsi ancora solto nuove insegne, e seguire, con l'usato entusiasmo, Uomo ardi- mentoso che col suo braccio d'acciaio seppe ar- restare în tempo la corsa pazza della Nazione verso l'abisso di luttuosi disordini. Seguì con serena fiducia il inovimento in surrezionale delle eroiche Camicie Nere e come Ministro della Guerra, offrì al Governo fascista, con passione ed amore, il più valido contributo di attività e di intelletto, sino a che le sue mul- ferme condizioni di salute non gii imposero una vila di assoluto riposo. Con la morte del Duca della Vittoria la Pa- tria vede rapito al suo affetto di madre uno dei figli prediletti. Ma lo spirito del Grande, in una apoteosi di gloria, veglia oggi sulle fortune d'Italia a capo dell’eletta schiera deî Martiri e degli Eroi, ai quali ha annunciato che il de- stino sognato dai poeti, valicinato dai guerrieri e consacrato dal loro sacrificio si è finalmente compiuto; che un popolo, spinto da un ardente desiderio di novella luce e di spiritualità nuova alle vette del primato, ridona a Roma l’ antico splendore; che dalla Città dei Cesari s° irradia ancora mel mondo la luce purissima dell'antica civiltà latina, mentre sui confini finalmente re- denti e nell'azzurro cielo d’ Italia garrisce al vento il sacro tricolore, all'ombra del quale ri- posano .in. fraterno amplesso, severo monito ai memici di fuori e di dentro, un elmetto glorioso ed una gloriosa camicia nera, entrambi intrisi di sangue generoso e vermiglio. I- SremMA DI S, E. iL MarESsciaLLO ARMANDO DIAZ Duca DELLA VITTORIA « La Rivista « PADOVA », interprete del pensiero del Podestà e della Cittadinanza, desiderando porgere il suo reverente omaggio alla memoria del Grande, sente di non poter meglio raggiun- gere tale finalità che con la riproduzione letterale della deliberazione del Consiglio Comunale in data 20 Novembre 1923 con la quale fu concessa a S. E. Armando Diaz la cittadinanza onoraria di Padova, e della magnifica orazione con la quale la medaglia d'oro On. Prof. Raffaele Paolucci esaltò le glorie dei due Marescialli, finalmente ascesi sull’altare della Patria e dalla fusione di cuori intorno ai Condottieri supremi trasse il monito della concordia operosa e del lavoro fecondo. A queste pagine, inoltre, la /0/visfta sente doveroso affidare il ricordo delle nobili parole con cui S. E. Armando Diaz, rievocate le gloriose gesta dell'Esercito, ringraziò Padova, e con essa la Nazione, per la glorificazione del Combattente italiano ed accettò le insegne di Maresciallo come premio di quella fede che lo animò nei più aspri cimenti, per quella coscienza con cui cercò sempre di obbedire al comando della Patria, come augurio per le future, fortuna d'Italia. (SÌ _——m-“—"

Page 9

p è icariracatà (È S î PAR . ; pe = N O, OO 0) 0) O Si O 0)0 0)0 0)0 O esse enon NS 27, LA DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE DI PADOVA PER IL CONFERIMENTO DELLA CITTADINANZA ONORARIA A S. E. ARMANDO DIAZ oo o COMUNE DI PADOVA CONSIGLIO COMUNALE Sessione straordinaria ADUNANZA DEL GIORNO 20 NOVEMBRE 1923 - Ore 16.30 OGGETTO: Onoranze. — Armando Diaz, Duca della Vittoria. Concessione della cittadinanza onoraria a S. E. il Generale La Giunta espone al Consiglio quanto segue: «Se la nostra Città cbbe ed avrà nei secoli la gloria di essere stata nel momento più difficile della nostra guerra curopea il centro di resistenza e di preparazione per la riscossa ce per la Vittoria, ciò si deve naturalmente, da una parte, all’eroismo di coloro che seppero immolare la loro vita sulle roccie del Grappa e sui greti del Piave, pur di fiaccare l’orgogliosa sicurezza dei nuovi invasori delle nostre valli, e, dall’altra, al senno, alla fede e alla fermezza di Co- lui, che, ricevuto il Comando dell’ Esercito in un'ora angosciosa per le fortune della Patria, seppe e volle ritemprarlo e farlo nuovamente degno dei più alti destini. Fu infatti in Padova nostra che il Ge- nerale Armando Diaz assunse il Comando Supremo dell’ Esercito e fu dalla nostra Città che irradiò l'ordine della resistenza ad oltranza sulla linea del Grappa e del Piave, che Sua Maestà il Re a Peschiera consacrava alla storia. Ma nessuno forse, che non visse in Padova in quell’ epoca, potrà nemmeno immaginare la somma di energia e di fede che richiese il manteni- mento dell’ordine nei giorni che precedet- tero il consolidamento di quella linea. Lo stesso Ministro della difesa nazionale, S. E. Bissolati, partecipando la sera del 10 No- vembre 1917 ad una seduta di questa Giunta pe na

Page 10

municipale, di fronte all’ostinazione dei Co- mandi allcati di non oltrepassare il Mincio, di fronte alla scarsezza dei contingenti di difesa, non nascondeva il timore di una ulteriore ritirata. Ma Vl Uomo, a cui il Re aveva affidato l'onore d’Italia, aveva giurato a sé stesso di non abbandonare Padova che per avanzare. E le pareti del Palazzo, che aveva ospitato il Comando Supremo lungo il Corso Vittorio Emanuele II, sentirono nelle notti cupe il suo passo irrequieto, ma fermo, mentre le sue labbra mormoravano : «O Padova, o morte». È la fede del Capo, il valore dei militi s' imposero agli eventi non meno che ai pavidi: Padova, che do- dal Comando, ospitò invece anche i Comandi veva essere abbandonata pure nostro delle truppe alleate c il nemico, ormai in- chiodato sui suoi passi, non pott che dal- l’alto sfogare la sua ira sulla città contesa. Gli abitanti di Padova condivisero, forti c sereni, coi tre Comandi i pericoli e le offese delle incursioni aeree. Ti sce il Gene. rale Diaz cbbe poi a trasportare nel Co- mune contermine di Abano gli uflici del Comando, come località più propizia allo studio dei piani della difesa cd offesa, non per questo Padova cessò di essere virtual- mente sede del Comando stesso. Anzi questo rimase tanto spiritualmente unito alla no- stra Città, che quando giunse il giorno della Vittoria e la fulminea arditissima avanzata portò ie truppe italiane a Vittorio Veneto, a Padova fu riservato il compiacimento c l’ orgoglio di accogliere in una delle sue ville patrizie, a solo due chilometri dalla Città, i rappresentanti del nemico vinto, costretto a stipulare la resa. Più di qualunque altra città d'Italia, Padova nostra ha pertanto il dovere di as- sociare il suo nome a quello di Armando Diaz allo scopo di tributare al Duca della Vittoria quel massimo onore, che per an- tica consuetudine un Comune può confe- rire, per dare forma tangibile ai suoi sen- timenti di ammirazione, di riconoscenza, di devozione. lì se, come osiamo sperare, il generale Diaz sarà per gradire il conferimento della cittadinanza padovana, noi saremo certi di aver suggellato nella forma più solenne quella fusione di anime che in Padova tro- varono il loro crogiuolo, quando si ma- turavano i destini della Patria. Con questi sentimenti sottoponiamo al vostro voto la seguente mozione: I. CoxsiGLio COMUNALE delibera di conferire la cittadinanza onoraria a S. E. il Generale Armando Diaz Duca della Vit- toria, che, assumendo a Padova il Comando Supremo dell’lisercito quando lc fortune della Patria sembravano in maggiore pe- ricolo, seppe fare di questa Città il centro della resistenza e dell’offensiva ed, in pre- mio della ferma fede dei suoi cittadini, volle sacrarla alla storia d’Italia stipulando entro i suoi confini l'armistizio che do- veva suggellare la radiosa Vittoria». Messa ar voti per alzala di mano la mozione di cui venne data lettura, la mede- sima visulta approvata all'unanimità essendo 34 i Consiglieri presenti e votanti. IL PRESIDENTE G. MILANI - Sindaca IL CONSIGLIERE ANZIANO D. RIZZO IL SEGRETARIO GENERALE A. CANALINI

Page 11

«MGÎUENO 1929 Aud dia, Ao NESS i. ge LA A n) II - LE ONORANZE TRIBUTATE IN PADOVA AI MARESCIALLI D’ITALIA CADORNA E DIAZ LA PAGINA PERGAMENA DEDICATA ALLA SAGRA DELLA GLORIA NELI'AL BUM D'ORO DEI VISITATORI ILLUSTRI DELLA CITTÀ

Page 12

Telegramma inviato dal Sindaco di Padova a S. E. Armando Diaz il 21 No- vembre 1923: « Generale Armando Diaz - Duca della Vittoria Roma Onoromi comunicare che Consiglio Comu- nale acclamò cittadino onorario Vostra Eccel. lenza rievocando assunzione Comando Esercito a Padova, resa, per virtù del Duce supremo, cen- tro resistenza ed offensiva e, in premio ferma fede dei suoi cittadini, destinata sede stipula- zione armistizio, che suggellò radiosa Vittoria. Ossequi Sindaco: MILANI». Il telegramma di risposta pervenuto al Sindaco di Padova il 21 Noveinbre 1923 : « Sindaco Milani - PADOVA Ringrazio fervidamente vostra Signoria per le nobili espressioni con le quali ha voluto co- municarmi l'alto onore conferitomi, La patriot- tica Padova che, con la fiera condotta della sua Cittadinanza, nei giorni più fortunosi della guerra, ha nel più degno modo consacrato il suo luminoso passato, ha avvinto indissolubilmente il suo nome al ricordo della nostra vittoria ed io son fiero di considerarmi oggi suo cittadino, Pregola volersi rendere interprete della mia viva riconoscenza presso l’intero Consiglio co- munale Generale Diaz», 00 IL DISCORSO PRONUNCIATO DALLA MEDAGLIA D'ORO ON. PROF. RAFFAELE PAOLUCCI VICE-PRESIDENTE DELLA CAMERA, ORATORE UFFICIALE NELLA CERIMONIA DELLE ONORANZE TRIBUTATE IN PADOVA AI MARESCIALLI D’ITALIA IL 14 GIUGNO 1925 «Un grande mutilato, che onora il Parla- mento italiano, ebbe a dire, or è qualche tempo, che quando i due Condottieri dell’ Esercito fos- sero ascesi insieme sull'altare della Patria, quel giorno la Vittoria avrebbe avuto tutte le sue corone. Questo giorno è venuto, appellato dalla vo- lontà gentile delle donne di Padova, conchiuso dal fervore riconoscente di tutte le Città d'Italia. È davanti a noi, per ricevere la insegna del supremo Comando, Colui che già assunse di fronte alla storia il peso tremendo di condurre la guerra in un tragico momento, quando del grande esercito non rimanevano che scarse ve- stigia, ed ancora fumavano, da vicino e da lon- tano, le rovine in cui si erano inabissati due anni di asperrima, gloriosissima guerra: Colui che accolse il grido disperato del popolo che, riavutosi dallo smarrimento subitaneo, sopra i lutti e le miserie, al di là del sangue e delle lagrime, aveva inteso il comandamento ineso- rabile della Patria e, raccolte le energie super- stiti, seppe parlare al cuore del soldato, ne curò lo spirito smarrito e la carne disfatta, riordinò le armi e le anime, apprestò le difese e l'offesa, preparò la resistenza al più tremendo degli at- tacchi e le ali alla più bella delle vittorie. Aveva conosciuto a viso a viso i soldati in tutte le battaglie, da quelle lontane della Libia, ove in testa ad un Reggimento aveva versato il suo sangue, a questa ultima, ove alla testa di una divisione aveva portato i suoi fanti alle trincee estreme. di Selo, conquistandosi i segni del valore. Egli sapeva che l’anima del soldato andava curata, poichè era malata. Il fante non aveva saputo, non aveva potuto comprendere perchè dovesse rimanere per mesi ed anni, naufrago senza speranza di approdo, nel fango di una trincea, prigioniero senza speranza di libertà, nel fosso di una dolina, vedendo d’intorno ad uno ad uno i suoi compagni morire, senza con- quistare, dopo due anni di tormento, attraverso fiumi di sangue, che pochi lembi di terra, appena sufficienti a seppellire una falange sconfinata di morti. Il Comandante sapeva che dalla prossima ‘ battaglia sarebbe dipesa la vita della Nazione. Sfruttò ogni elemento di resistenza, centuplicò ogni risorsa: dai mutilati inviati in linea a fare propaganda fra le truppe, al miglioramento ma- teriale del soldato, all’apprestamento mirabile per tutta la fronte di una cortina di nuove armi, fabbricate giorno e notte, con lena infaticabile, in tutte le officine e i cantieri; esaltò l'eroismo dei singoli, favorì le formazioni di reparti spe- ciali, curò ogni dettaglio, studiò ogni angolo della fronte, attese a piè fermo lora tragica e tre- menda, la più grande, la più solenne da che esiste l'Italia, quando potevamo sprofondarci in un abisso senza limite e ci elevammo ad una altezza senza confine. n

Page 13

III - LE ONORANZE TRIBUTATE IN PADOVA AI MARESCIALLI D’ITALIA CADORNA E DIAZ I MARESCIALLI D’ITALIA E LE AUTORITÀ NEL PALCO REALE DURANTE IL DISCORSO DELL'ON. PAOLUCCI

Page 14

Così Egli potè apporre il suo nome sulle pagine più belle e su quelle per cui la Storia gli ha posto sulla fronte la corona immortale dei vittoriosi. MEER Anche il primo Comandante dell’ Esercito in guerra oggi è davanti al nostro cuore rico- noscente. Il fucinatore mirabile, Colui che in un la- voro titanico di dieci mesi aveva creato dal nulla un Esercito, e non ebbe tempo nè mezzi per farne lo strumento perfetto da contrapporsi agli apparecchi grandiosi del nemico possente, perchè le condizioni della guerra europea e le disfatte degli alleati esigevano immediato l'in- tervento; Colui che, erede di un grande nome vittorioso, aveva trascorso la sua giovinezza a studiare le posizioni del nemico, magnifica spia al servizio della Patria, e si ebbe poi per tren- tuno mesi il Comando dell’ Esercito e lo con- dusse per undici battaglie ad undici vittorie c conquistò città e montagne, ed aveva seminato la vittoria zolla per zolla, pietra per pietra, così che essa procedeva implacabile ed aveva por- tato le sue scolte fino alle porte di Trieste, ed aveva cinto di ferro e di fuoco la frontiera delle Alpi, attendendo che la potenza dei mezzi fosse accresciuta e le riserve fossero più vaste e il nemico più flagellato e più stanco per infliggere il colpo mortale. Egli era stato il seminatore. E sul campo la messe era già alta, e bastava ancora un poco di sole; e l'uragano invece scoppiò inesorabile. Fu come l'agricoltore che dalla soglia della casa vede la tempesta che distrugge il suo campo, col cuore impietrito di dolore. Sulla sua testa canuta, in quei terribili giorni, pesava tutto il peso del sangue donato, delle lagrime versate, dei dolori patiti; tutta la terra che copriva i morti era sopra di lui; tutte le gramaglie delle madri, tutto il grido delle corsie erano nel suo cuore solo. Egli avrebbe potuto perdersi sprofondando nella battaglia; preferì andare incontro al destino per salvare la Patria: ordinò all Esercito di raggiungere le posizioni del Piave, ed apprestò le difese, e fermò, tra la meraviglia del mondo, la rovina che sembrava irreparabile. Ma lo avea tradito il destino. Il piccolo fante già inchiodato per trenta mesi nella trincea, aveva inteso per un momento solo la voce allettatrice dei traditori. Ma che cosa sapeva lui della Patria? Non era stata fino allora chiusa dalla soglia della casa; vegliata dalla siepe dell'orto, la « sua» Patria ?. Perchè doveva morire giorno per giorno, ora per ora e vedere i suoi compagni morire, ed attendere la sua sorte, quando nelle città c'era chi si arricchiva sul suo sangue e chi speculava in borsa sulle sventure della Patria? Erano stati forse passati a fil di spada, come gli innocenti compagni decimati per fatale ne- cessità, gli immondi traditori che avevano be- stemmiato in Parlamento ? Cosa sapeva il povero naufrago della trin- cea, coperto di polvere e di fango, di malore e di sangue, che per raccogliere era necessario seminare per giorni, per mesi, per anni, ed aspet- tare e morire un poco ogni giorno e lacerarsi nell'anima e nella carne, e spezzare ad una ad una le giunture del nemico e piegarlo poco per volta per dargli poi il colpo mortale ? Era necessaria la sferza terribile della sven- tura, perchè tacessero le voci discordi. Ed il fante comprese, comprese per sè e per tutti i venturi e strinse le mani ferree al fucile per sè e per i venturi, costrusse la Patria per sempre, la Patria vera, quella fatta còl sa- crificio di tutto il popolo, l’edificio grande che ha le ossa per pietre, che ha per cemento il sangue dei figli, che ha per bandiera la volontà di vivere degnamente e degnamente morire. Ma tutti i rancori repressi e la delusa ama- rezza di un popolo dovevano trovare la vittima; e l’uragano infuriò terribile sulla testa canuta del Comandante, che dalle vette del supremo fastigio fu trascinato alla polvere dell'oblio. Oggi tanti errori sono stati riparati, tanti oblii dissepolti, tante vergogne cancellate, oggi VItalia vi è grata, i soldati vi sono grati, Ma- resciallo Cadorna, non solamente per l’esercito che ci donaste, per le undici battaglie vittoriose, per la seminagione immancabile della vittoria, che fecero le vostre mani sapienti; i combattenti d'Italia vi sono ancora più grati perchè sapeste tacere, quando una sola parola poteva accendere incendi terribili, sapeste chiudere nel vostro cuore silenzioso una amarezza, che difticilmente avrà avuto l'eguale nella storia degli uomini! Ma credete: quella che nei giorni della vit- toria, quando Voi, chiuso nella piccola casa di Firenze, sentivate il tripudio della folla salire tutte le piazze, e la vostra spada pendeva inerte lla parete, e non c'era un cavallo che vi por- tasse a fianco del vincitore, alla testa dell’eser- cito, e la vittoria cui avevate tanto donato pas- sava senza salutarvi sulla vostra purissima fronte, quella che scrisse sulle mura della pic- cola casa la parola ingiusta « Caporetto » non era l'Italia. L'Italia è questa che non ha atteso la vostra morte per rendervi onore, ma vi ha ridato nelle mani ancora vigili e sapienti la spada, che un destino immeritato aveva lasciato cadere, l’Italia che oggi vi acclama insieme al vincitore del Piave e di Vittorio Veneto, la nuova Italia nata dal sangue dei martiri, l'Italia della giovinezza,

Page 15

IV - LE ONORANZE TRIBUTATE IN PADOVA AI MARESCIALLI D'ITALIA CARDORNA E DIAZ S. E. ARMANDO DIAZ SI RECA IN VISITA AI. MUSEO CIVICO

Page 16

che vuole la giustizia senza ipocrisia e la libertà senza bestemmia, l’Italia che abbiamo costrutto in guerra ed in pace, infaticabilmente, strito- lando il nemico di fuori, riccacciando da tutte le piazze il nemico di dentro; l'Italia mistica ed eroica che ha riportato Dio nelle scuole e la fede nei cuori, che ha ridonato le ali alla vittoria, la gloria alla Patria, lo splendore alla corona del Re. SE GEGE Ma da Voi essa ha bisogno ancora di un am- monimento, o Condottieri supremi dell’ Esercito vittorioso, che siete vicini e procedete dandovi la mano per amore di Lei e per devozione del Re; da Voi deve trarre il monito della concordia operosa e del lavoro fecondo. Quaranta milioni d'Italiani, un grande po- polo ed una piccola terra, incapace di nutrire tutti i suoi figli, un popolo di artieri infaticabili, di soldati magnifici, che non trova più sbocco per le sue braccia esuberanti, perchè democrazie camuffate di umanità gli hanno serrato sul volto le porte del mondo, dovrà tentare ogni strada perchè sfoci pacificamente il fiume esu- berante della sua gente, ma potrà anche, ove la strada fallisse, affermare prima o poi con le armi il suo diritto ad un destino migliore. Orbene, i negatori irriducibili, gli increduli, gli sfiduciati, gli stanchi di ieri e di oggi, i de- boli ir questi tempi di ferro, coloro che non vedono oltre le porte della casa, quando al di là è il segno della grandezza e la certezza del futuro, portino altrove il loro cuore ammalato: essi sono l’impedimento unico alla unità spiri- tuale degli italiani, che non può formarsi se non nel nome della vittoria, e all'ombra della nostra bandiera. In questa visione a Voi s'inspirino gli Ita- liani per rimanere stretti ed uniti intorno alle insegne e alle memorie. Così raggiungeranno la meta luminosa per l’onore della Patria e la gloria del Re». Do IL DISCORSO PRONUNCIATO Da S. E. ARMANDO DIAZ DUCA DELLA VITTORIA NELLA CERIMONIA DELLE ONORANZE TRIBUTATE IN PADOVA AI MARESCIALLI D’ITALIA IL 14 GIUGNO 1925 « Altezza Reale, Eccellenze, Signore e Signori, Il ringraziamento che, con vivariconoscenza, io porgo per il solenne conferimento delle in- segne di Maresciallo d’Italia, cui si unisce il dono artistico e simbolico offerto dalle città italiane, raccoglie tutto il fervore dell'animo mio, che in questo momento profondamente ri- corda e rievoca; e ringrazio V. A. R., che que- sta riunione onora di sua presenza e che ricordo giovanetto valoroso ed ardito artigliere nella zona di Monfalcone e sulle rive del Piave; rin- grazio la rappresentanza del Governo, gli au- torevoli Presidenti e i membri del Senato e della Camera, i Rappresentanti dei valorosi ca- merati del mare, il glorioso ed ispirato Rappre- sentante delle medaglie d’oro, qui convenuti, le Autorità locali, i componenti del Comitato e tutti gli intervenuti, che sento uniti nel pensiero di onorare i Capi dell'esercito nostro e con esso l'Italia nostra, grande, libera, vittoriosa. È per me motivo di onore e di compiacimento tro- varmi in tale manifestazione unito al Condot- tiero, che, con fermezza di comando ed eleva- tezza di mente, raccolse ed organizzò per la guerra le forze dell'esercito nazionale ed, affron- tando gravissime responsabilità, negli aspri ci- menti di undici battaglie le condusse, forte di suprema energia ed inalterabile fede. E nessuno sforzo superò quello dall’Italia compiuto con ferrea costanza e con la tenace volontà spirituale della guerra, che dal primo all'ultimo giorno fu solenne affermazione delle virtù di nostra gente, virtù che sembravano sopite e che si risvegliarono superbe nell'ora del cimento, portando tutti a compiere strenua- mente ogni più arduo dovere di comando o di azione, rivelando la vitalità e la forza di una razza che, nella esistenza sua millenaria, nulla aveva perduto dell’antico vigore della romana grandezza. L'unità spirituale dei Capi si trasfuse nei gregari, in una salda comunione di cuori, di energie, di volontà, che tutta la Nazione rac- colse e che rifulse di quella fulgidissima luce che oggi in rinnovata fede ci guida all’avvenire che sicuro ci attende. Queste virtù siano oggi degnamente esaltate, che per esse il voto secolare si è realizzato con gesta che sembrano di leggenda e che leggen- darie resteranno quale alto incitamento ad una vita operosa, feconda di lavoro, di dignità e di progresso.

Page 17

3; Hi ci VA È DI Di n 4 bi 5 7 È A V - LE ONORANZE TRIBUTATE IN PADOVA AI MARESCIALLI D’ITALIA CADORNA E DIAZ IL BASTONE DI MARESCIALLO ED IL RELATIVO COFANO DONATI A S. E. ARMANDO DIAZ

Page 18

E sopratutto rifulsero e rifulgono le virtù del Sovrano che, il 24 Maggio 1915, nella gra- vità dell’ora per il momento in cui si entrava in guerra proclamava: « L'ora solenne delle ri- vendicazioni nazionali è suonata. Seguendo l'e- sempio del mio grande Avo assumo da oggi il Comando delle forze di terra e di mare con si- cura fede nella vittoria, che il vostro valore, la vostra abnegazione, la vostra disciplina sa- pranno conseguire ». Fu Profeta, ed a lui l'Esercito e la Nazione hanno sempre guardato con forza di fede, con reverenza, con amore. Chi la guerra ha vissuto, lo ricorda Capo fra i capi, Soldato fra i soldati, noncurante del pericolo e dei disagi, ovunque presente, ovunque apportatore delle più alte e nobili energie mo- rali, di conforto, di consiglio, di serena fiducia. Nei momenti più gravi il suo decisivo illumi- nato intervento ha segnato la via a quelli che sotto la sua guida operavano, Opera silenziosa che poco appariva, ma molto rendeva e alla quale, con eguale grandezza, corrisponde la au- sterità di ogni suo atto imponente per la sem- plicità del gesto e l'altezza dell'esempio. È di questi giorni la sua rinuncia alla me- daglia offertagli in supremo omaggio, poichè ad essa ha preferita la semplice croce di guerra che lo iccomuna a tutti i combattenti, quale segno del dovere compiuto verso la Patria. La riconoscenza che a Lui dobbiamo è in- finita e la Nazione lo sente; come ha recente- mente dimostrato nella appassionata celebra- zione del 25° anno del Suo Regno glorioso. Ed a Lui si elevi il nostro pensiero di omaggio in quest'ora sacra alla rievocazione di tutto ciò che è nobile e grande di suprema bellezza. Degna corona al Sovrano fecero in guerra i Principi Reali, dal fiero e amato Comandante della II. Armata e dall’audace, instancabile Comandante della Cavalleria, ai più Giovani che con le truppe dividevano i disagi e i peri- coli, artiglieri fra gli artiglieri, cavalieri fra i cavalieri, mitraglieri fra i mitraglieri. Ed il loro nobilissimo esempio, meravigliosa affermazione della virtù della Stirpe Augusta, è inciso nel cuore dei combattenti che con affetto e devo- zione li ricordano. D'alta e di virile virtù fu l’opera di quanti all’esercitò combattente appartennero e che fra le petraie del Carso e le impervie rupi mon- tane, sui ghiacci eterni e nelle paludose bassure prodigarono nobilissime umane energie e furono mirabili di valore, di tenacia, di audaci slanci. E gli infiniti olocausti, che di sangue e di gloria segnarono le contese trincee e le rive del fiume sacro, dicono di quanto senso del dovere, di quanta vigoria di razza, fossero animati quei va- lorosi che, attuando i disegni dei Capi, mai va- cillarono, e, seguendo i loro ufficiali, la morte sfidarono, scrivendo pagine di eroismo e di insu- perata grandezza. Ed è per me motivo di profondo e commosso ricordo l’arrivo in linea dei giovanissimi com- battenti che sul Piave gareggiavano con i vete- rani del Carso, meritando la citazione all’ or- dine del giorno dell’esercito. Meglio vivere un giorno da leoni che cento anni da pecore! scrisse un oscuro soldato su un muro diroccato, che è oggi religiosamente conservato sulle rive del Piave: e furon leoni nella resistenza, nella riscossa, nel trionfo! Sia onore a loro, sia onore agli innumerevoli Caduti che dormono l'eterno sonno di gloria sui campi di battaglia da essi consacrati, sia onore a tutti, noti ed ignoti, che noi veneriamo nel purissimo loro Simbolo che l'altare della Patria gelosa- mente in Roma racchiude. Il loro spirito ci cir- conda e all'Italia vittoriosa inneggia nella reli- gione che tutti i cuori raccoglie. Ed in questo momento il pensiero si rivolge riconoscente ai mutilati che nel corpo dolorante portano le stigmate del loro sacrificio, fieri nelle loro sofferenze, superbi nell'olocausto offerto, vibrante testimonianza di quanto possano saldi cuori in petti italiani pulsanti e che, con la loro presenza al posto d'onore in ogni manifestazione nazionale, risvegliano in noi la più alta com- prensione del compimento del dovere. Ne scorgo in questa aula e ad essi io rivolgo il mio pen- siero di camerata, come rivolgo un pensiero di omaggio alle famiglie dei caduti, nobilissima espressione di grandezza d'animo e di patriottica fede. Ma la guerra non i soli combattenti involse nelle sue ferree spire, chè le virtù del popolo nostro, nelle regioni invase ed in quelle ad esse prossime, degnamente rifulsero di durissime prove, con animo invitto soppottate, La cerimonia consacratrice di stamane ha ricordato le vittime del bombardamento nemico qui in Padova nobilissima, fatta segno all'ira ealla barbarie nemica, perchè centro della con- dotta della guerra ed instancabilmente bersa- gliata in quotidiane incursioni dai velivoli ne- mici, che cercavano di deprimere l'animo dei cittadini per la ripercussione che ne speravano sui combattenti. Folle ed insano proposito chè queste popo- lazioni seppero resistere con fede invitta nella fiduciosa e paziente attesa della riscossa e del trionfo, degne sorelle di quelle delle terre invase che fra mille tormenti, mille privazioni e perse- cuzioni, alla Patria rivolgevano i loro cuori non rassegnati, non depressi, nè scossi. I combattenti, che sul Grappa strenuamente lottarono, ricordano come ad essi giungesse l'eco di quei canti che i bambini con le loro tremule

Page 19

2 GRECIA. AVSPICE PADOVA, NETT AVERE A SE ARMANDO DIAZ LE INSFGNE DI MAR SCIALLO D'ITALIA, DICONO A TIVI, DVOE DEL L'ESERCITO NAZIONALE ALLA CONQVI- | STATA FVLGENTE VITTORIA LA INCAN- CELLABILE RICONOSCENZA DI TVTTOYN POPOLO FATTO PIV LIBERO B PIV GRANDE. COMITATO D'ONORE IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO. DEI MINISTRI- {IL PRE- SIDENTE DEL SENATO |L PRESIDENTE DELLA CAME TORA ATTUALE È QUELLO DURANTE i% GUERRA= L PRE SIDENTI DEI CONSIGLI DEI MIMISTRI DURANTE LA UERRA19N.SALANDRA., DOSELLI, ORLANDR, te IL MI Terro DELLA QUERTA = Il MINISTRO. DELLA MA RINA = { PRESIDENTI DELLE ASSOCIAZIONI NAZIO. UNALI. DPI COMBATTENTI DEL MUTILATI DEI Sb ONTARI, DILL' ISTITUTO DEL MASTRO AZZURRE EPELLE MADRI È VEDOVE DEI CADU AB OUERR COMITATO ESE'CVTIVO È 8 Vs4-1% ae ir o se Lie pelezz: / PASCAL, Lince me? Bin an |9 1 eda” è orta di matto VAL, afro (desc: W7, og VOI 5 Ro 9a kon der rca n) Homo furzoi Di fPvrionz id Pari fe I Macy bonabib. Alagiag: < ÎCirarene {5° ; Andlrz igol hai MR GS De di Di INC) Liorilla Die, Guido fucsia slfrelii IRTIPTNOSI # - LE ONORANZE TRIBUTATE IN PADOVA AI MARESCIALLI D’TTALIA CADORNA E DIAZ LA PERGAMENA DEDICATA DAL COMITATO A S. È, ARMANDO DIAZ

Page 20

voci levarono al cielo: Monte Grappa tu sei la mia Patria che tutt'ora ci riempie l’anima d’in- finita commozione. E nei giorni della Vittoria quelle popolazioni insorsero, da inermi si trasformarono in com- battenti, potentemente concorrendo a disanimare il nemico, dalle valorose nostre truppe respinto, inseguito, catturato a centinaia di migliaia. E la Vittoria fu nostra e fu vanto di tutti, coronamento di quattro anni di durissima guerra, virilmente condotta con unità di pensiero e di fede, strenuamente combattuta in unione di cuori, di energie, di volontà. Vittoria pienamente ed unicamente Italiana, completa, grande, come è grande l'avvenire che essa ci ha ‘dischiuso. Questa Vittoria che per un momento parve dovesse fra bieche passioni oscurarsi, è nuovamente tornata come la verità in tutta la sua luce e in tutto il suo fulgore, chè l’Italia non poteva rassegnarsi al crollo di quella fede che tutti i sui figli aveva sorretti nei più grandi cimenti. Ed è nella gioventù, non solo di animi, ma di cuori e di fierezza, che il nuovo e radioso cammino si dischiude. Oggi la Vittoria è rivalutata e celebrata ed è la fonte di ogni nostra forza, di tutta la nostra vita, di tutto il nostro avvenire. Io con cuore d'italiano e di soldato, elevo un inno alla rinnovata grandezza della Patria, fiero come tutti i combattenti del dovere com- piuto. / questo primo quarto di secolo — ha detto il Senato nel suo indirizzo rivolto alla Maestà del Re — è cominciata per l’Italia, Voi Sovrano, auspice e guida, una nuova Storia. E questa storia è il Re d'Italia e il Popolo Ita- liano che la scrivono, è la somma di tutte le virtù italiane che trionfa, e che al mondo si impone in una mirabile ascensione di progresso. L'Italia d'oggi, per energia ed avvedutezza dei suoi Reggitori rivalutata, ha il posto che le spetta nel mondo e guarda all’avvenire con sicura fer- mezza. Nella Nazione concorde io ho tutta la mia fede, come ho fede nella rinnovata fede nazio- nale: essa sarà guida spirituale di forti opere, di fecondo lavoro, di ascensionale progresso. Ma non deve dormire sugli allori, chè le glorie recenti, che rappresentano l'acquisto del diritto a più prospera, più alta, più intensa vita, rap- presentano anche per tutti il dovere di coope- rarvi senza esitazione e senza debolezza. E se, negli immemotri, ore di dubbio sorgessero, gli ita- liani di animo forte, ricordino loro e proclamino con rinnovata fede che per virtù di Re, di Capi, di Gregari, di Popolo «7 resti di quello che fu uno fra î più potenti eserciti del mondo hanno risalito in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza ».

Page 21

L'’OMAGGIO DI PADOVA ALLA X DIVISIONE MILITARE Il Podestà Co: Giusti, rendendosi anche interprete dei sentimenti della citta- dinanza, offriva, di recente, in omaggio al Comando della X Divisione Militare, che ha sede nella nostra città, un’ artistica targa in cuoio, finemente lavorata e contenente i bronzi dai quali la Divisione stessa trarrà il conio della medaglia ricordo da distri- buire agli ufficiali e soldati dei Corpi dipen- denti, in caso di trasferimento o di congedo. Detta targa ha in alto lo stemma d’Italia e ai due lati l’effige del Re e quella del Duce. Il bronzo superiore rappresenta una figura simbolica della grande guerra e ri- corda un episodio in cui trovò morte glo- riosa l’eroica medaglia d’oro Carlo Gardan, che, quantunque ferito a morte, continuava a combattere incitando i suoi uomini col grido «Qui si muore, ma non si cede». In un sottostante medaglione sono gli stemmi dei Corpi costituenti la X Divi- sione militare e cioé le brigate: 55° Marche; 58° Abruzzi; 71° Puglie, nonché il 20° Arti- glieria. Nella parte bassa di questo secondo medaglione si legge il nome del brillante ufficiale superiore che Padova si onora di ospitare: Generale Liuzzi Gr. Uff. Guido. xx Il dono del Podestà era accompagnato dalla seguente lettera: «Mi è grato, prima che spiri il primo anno della mia gestione podestarile, offrire a codesto Comando di Divisione, e alla S. V. in partico- lare modo, il bronzo che dovrà servire a costi- tuire il conio della medaglia - emblema di co- desta decima Divisione di fanteria, mentre la S. V. ne è degnamente la guida suprema; Sul recto esso porta lo stemma di Padova inquadrato dagli stemmi dei reggimenti compo- nenti la Divisione e sul verso il plastico del set- tore assegnato alla Divisione, con la figura simbolica della grande guerra, tratta, per sug- gerimento dell'Ufficio Storico del Comando del Corpo di Stato maggiore, dall'episodio nel quale trovò morte gloriosa l’aiutante di batta- glia Gardan Carlo, insignito della medaglia d’oro, il cui padre ha ora residenza in questo Comune, alle dipendenze di questa Amministra- zione. E certo motto migliore non poteva essere assunto come emblema della Divisione, delle

Page 22

parole di incitamento, di sfida e di promessa che il Gardan nel Giugno 1928, alto sul ciglio della trincea di Piave vecchia, gridava ai suoi uomini e all'avversario già vicino: « Qui si niziore, mu mon’ si .cede», cadendo subito “dopo fulminato. Nella ristrettezza dei suoi mezzi il Comune non avrebbe potuto compiere opera così arti- sticamente perfetta e di così alto valore, se alla stessa non aves- se patriotticamente concorso la Società Anonima Placati Borsotti di Padova, che ha eseguito il lavoro nel suo sta- bilimento di Cerva- rese, affidando la cor- nice in cuoio alla va- lente Società Cuoi Artistici Sbalzo S.A. CAS. Nel presentarlo alla S. V. [lm io sono sicuro di ren- dermi interprete dei pensiero e del senti- mento della cittadi- nanza verso cotesta Divisione, che costi- tuisce una nobilissi- ma parte dell’ Eser- cito glorioso, e ver- so il suo Comandan- te, che stima uno dei suoi migliori gene- rali. Esso dica nei suoi simboli e nel suo motto la fede di questa Città verso il supremo presidio della nostra Italia, la riconoscenza di una gente, che il Duce si degnò di definire fe- dele in ogni tempo nello .spirito e nel sacrificio alla Patria. Con sensi di de- vozione Il Podestà: GIUSTI». xk * A tale lettera il generale Gr. Uff. Liuzzi ha risposto con la nota che segue: «L'offerta colla quale Ella, degno Capo della Città di Padova e squisito interprete della Cittadinanza padovana, ha voluto onorare la mia Divisione, e le vibranti parole con cui si è compiaciuto accompagnare il dono, hanno suscitato nell'animo mio ed in quello di tutti i miei dipendenti una eco profonda e concorde di commozione. L'atto è una prova tangibile dei vincoli affet- tivi che legano la Città di Padova all’ Esercito nostro e che la decima Divisione di fanteria già conosceva per saldi e sinceri. Mi è grato dichiararle, Il. signor Podestà che sentimenti altrettanto sponta- nei e possenti uni- scono i militari della Decima Divisione al- la Città di Padova; e che a tali senti. menti si aggiunge la fierezza di essere ospiti di una Città la quale, nei duri travagli e nei sangui- nosi sacrifici della lunga guerra vitto- riosa, hasaputo man- tenere alta la fiam- ma della fede e del patriottismo. Il magnifico do- artisticamente forgiato in bronzo e cuoio, materie guer- resche, rimarrà pe- rennemente esposto negli Uflici del Co- mando della Divi- sione, atestimoniare questa reciproca cor- rente di affetti. Il motto dell'eroe pa- dovano Qui sf 120- re, ma non si cede suonerà sempre a prova delle glorie passate, che acco- munano in una sola tradizione la Cittàdi Padova e l'Esercito italiano, a solenne garanzia per le glo- rie future della Pa- tria nostra. La prego, Hi." signor Podestà, di gradire l’espressione della gratitudine più viva, che le porgo a nome mio e di tutti i componenti della mia Divisione. E la prego anche di voler ren- dersi interprete di questo sentimento presso la Società Placati Borsotti e la S.A.C.A.S. Società Anonima Cuoi Artistici Sbalzo, che hanno così patriotticamente e valentemente cooperato al- l'esecuzione dell'opera. Con ossequio no, VII - TARGA CON I CONI DELLA MEDAGLIA-RICORDO DELLA X DIVISIONE MILITARE DI PADOVA 1 GENNAIO 1928 - VI Fot. Art. Giordani - Padova Dev.mo Generale Gumo LIUZZI ». 16 —

Page 23

"GRANDI - CONCERTI | I UNFONIC] vuacarao(0)8 die OMINEPADINA O #2 LUNE v »_ Alb quot D

Page 24

Page 25

SUL "a I s È qu a= E td )) At guanti UT ATTIVITÀ E SERVIZI MUNICIPALI ooo IL PIANO REGOLATORE EDILIZIO PER IL RISANAMENTO E LA SISTEMAZIONE DEI QUARTIERI CENTRALI DI PADOVA E PER LA COSTRUZIONE DI UN QUARTIERE GIARDINO IN LOCALITÀ “VANZO,, Il piano regolatore edilizio per il ri- sanamento e la sistemazione dei Quartieri centrali e per la costruzione di un quar- tiere giardino in Vanzo ha avuto origine dal progetto di piano regolatore di risana- mento di S. Lucia, che, proposto da al- cuni cittadini, venne fatto proprio dalla Amministrazione comunale ce da essa ap- provato nel 1919. Si trattava allora dell’al- largamento di Via Falcone, della demoli- zione del nucleo centrale di case attorno alla Chiesa di S. Lucia e della costruzione di una piazzetta e di altre due strade. Un gruppo privato avrebbe assunto a forfait dal Comune l’onere delle espro- priazioni verso un compenso (valutato al- lora in L. 400.000) a carico del Comune, il quale avrebbe provveduto anche alle opere di sistemazione stradale. Inviata la relativa deliberazione 12 Marzo - 12 Maggio 1919 alle superiori Au- torità, fu notato dalle stesse come una si- stemazione di viabilità nel centro cittadino conseguente al suo risanamento € coordi- nata coi programmi di sviluppo della città, considerati nel campo dei bisogni imme- diati, doveva portare ad uno studio più largo, essendo sentito ben più largamente, che per la sola zona di S. Lucia, il bisogno di risanamento e di adattamento alle neces- sità impellenti della nuova vita di Padova, affermatasi, dopo la guerra vittoriosa, come centro delle Venezie. E la nuova Ammini- strazione’ ordinaria Milani, dopo un ampio studio dell’argomento, non esitava ad ap- provare nel 1921 un piano regolatore cedi- lizio di massima per il risanamento di due quartieri centrali e per la costruzione di di un quartiere giardino in località Vanzo, che dopo avere riportate le approvazioni dei. superiorì Consessi, trovava la sua san- zione nella legge 23 Luglio 1922 n. 1043. Cosa abbiano fatto le Amministrazioni ordinarie e straordinarie che hanno retto

Page 26

il Comune da quell'epoca ad oggi per dare attuazione al piano, e quali difficoltà si siano opposte alla sua attuazione, è storia troppo recente, perché questa Rivista debba rievocarla. È invece dovere di questa, con- seguente dal suo stesso programma di espo- zione della vita attuale del Comune, illu- strare i provvedimenti presi in questi giorni dal Podestà per dare nuovo impulso alle opere relative all’ attuazione del piano. È questo faremo rievocando la deliberazione presa il ro Gennaio 1928 per avocare al Comune l’ esecuzione del piano stesso, già affidato ad una impresa edilizia. Prima però, in relazione anche alle critiche non sempre serene fatte al piano regolatore in parola, crediamo non super- fluo far precedere alcune considerazioni sulle ragioni storiche e tecniche, che con- dussero la Rappresentanza Civica all’appro- vazione del piano regolatore edilizio di ri- oi sanamento dei quartieri centrali, c che giu- stificano anche oggi l’opera diretta alla sua ‘attuazione. LE RAGIONI STORICHE E TECNICHE DEL PIANO RE- GOLATORE EDIL. PER IL RISANAMENTO E PER LA SISTEMAZIONE DEI QUARTIERI CENTRALI DI PADOVA Perdute le traccie, o quasi, del suo fastigio romano, per essersi trovata sulla strada battuta dagli invasori, dove essi ave- vano modo di sfogare gli immediati im- peti delle barbarie, Padova, nel Medio Evo, ebbe un periodo edificatorio notevole du- rante il tempo glorioso delle libertà comu- nali e della Repubblica e durante il do- minio delle Signorie, che se la contesero; ma, al contrario di quanto accadde in altre città e borghi d’Italia, dove il succedersi di signorie e principati sino ai tempi mo- derni diede occasione, o come effetto del dominio famigliare, o come conseguenza dello sfarzo che circondò in ogni tempo il potere, al sorgere nelle zone più attigue al centro della Città di nobili costruzioni, che ancor oggi possono ritenersi il nerbo centrale degli ambienti cittadini, a Padova, cessata coi Carraresi ogni vita indipendente, venne a mancare ogni ulteriore occasione di manifestazione del potere. E così in quasi tutta la zona di città, quasi ad im- mediato contatto col centro, che trovasi a levante di Via Maggiore, ora Via Dante, fino alla cinta romana, da Ponte Molino a Ponte delle Torricelle, le moli dei co- spicui monumenti del periodo aureo co- struttivo andarono lentamente deperendo, decadendo e demolendosi, trasformandosi e incorporandosi con modeste casupole, creando un ambiente cittadino alimentato dalla vita sussidiaria dei mercati, dal ghetto, e da alcune arti minori, cioè da una vita che aveva bisogni sommari e ben diversi da quanto oggi si richiede da un centro cittadino dell’ importanza di Padova, Ne è derivato che in zone attigue al centro la maggior parte degli edifici, sorti sulle ro- vine e con le rovine del Medio Evo, sono quanto di più modesto si possa pensare: i muri al massimo hanno lo spessore di un mattone e sono fatti quasi sempre di materiale proveniente da demolizione; le pareti interne sono di legname cariato € putrescente e i pilastri dei portici in mol- tissimi casi rappresentano una conquista fatta sull’area stradale in occasione di raf- fazonamenti o di restauri molto dozzinali, tanto che spesso sono privi di fondazione. Ristrette le strade al di là di ogni più mo- desta esigenza della viabilità, costruiti cor- addossare tili e cortiletti al solo fine di LS SEE.

Page 27

—__PTANO DEGOLA 0 QUARTILRI C VIII - LE LINEE GENERALI DEL PIANO REGOLATORE DI RISANAMENTO DEI QUARTIERI CENTRALI DI S. LUCIA E DEL GHETTO ANNO 1921 luna all’ altra costruzioncella, e poi coperti in parte da sporgenze e falde di tetti, si crearono vicini al centro della Città degli ambienti di muffa e di umidità, da cui si tenne lontano il cittadino amante della bella casa e ogni altro costruttore edilizio che amasse anzitutto rispettare la sua dignità e il suo decoro. E così dal Medio Evo in poi edifici pregevoli, 0 quanto meno non indegni della Citta, vecchia cinta romana in tutta la zona a Ponente sorsero entro la di Via Maggiore o fra la cinta romana e la cinta cinquecentesca, o lungo i sobborghi, come ville e residenze quasi di campagna. Chiunque infatti percorra le Vie S. Pietro, Carlo Leoni, Livello, Patriarcato, dei Tadi, Vescovado, vede un succedersi di case e palazzi, i quali, senza assurgere ad alcuna grandiosità, pure danno decoro e carattere nobilmente veneto alle vie stesse e rappresentano, nel loro complesso, quanto di meglio ha Padova nella sua struttura cittadina. Egualmente, chiunque pensi alla Riviera Paleocapa (quando i livelli delle acque non avevano reso ancora necessarie le arginature che seppellirono quasi i pian- terreni) vedrà un succedersi di palazzi dalle linee caratteristiche venete, veramente cospicui per masse murali, per decoro di fronti e per vastità di ambienti; chi pensi al Borgo Ognissanti, con una strada cen- T9 — g: #

Page 28

trale e due fossati laterali, lo vedrà, per il succedersi di ville e di palazzi, come una continuazione della riviera del Brenta; chi percorra Via S. Massimo e Via Ospedale, strade ai margini della cinta murata, vedrà un succedersi di edifici aventi un distinto pregio architettonico; così dicasi per Borgo S. Giovanni, Borgo Savonarola, Borgo Trento, Via Altinate, Via S. Francesco ecc. Invece bisogna entrare proprio nei quartieri più attigui al centro, come quelli di S. Lucia e del Ghetto, per vedere, mal- grado le rabberciature commerciali, la in- consistenza costruttiva degli edifici ivi esi- stenti e il difetto di quel complesso co- struttivo, che in ogni altra città rappresenta lo scheletro, su cui i tempi stesero la loro varia tessitura, ma che rimane sempre scheletro di città massiccio e caratteristico. Per non allontanarsi troppo, guardiamo le città venete più vicine: Vicenza, Treviso, Verona, e mettiamo pure Brescia che, come marchesato della Veneta Repubblica, ha tanta impronta veneta e vediamo quale cospicua mole di imponenti costruzioni attesti l’importanza costruttiva dei rispet- tivi quartieri centrali; confrontiamoli con i quartieri che a Padova circondano |’ an- tico centro costituito dal Palazzo civico, dal Salone della Ragione e dall’ Ateneo e vedremo subito che in questa Città la mi- seria costruttiva costituiva la caratteristica delle immediate vicinanze del centro. In questo stato di cose si può vera- mente dire che Padova avesse quartieri cen- trali degni di conservazione e adatti di bi- sogni della vita moderna? Ognuno che sia venuto a Padova durante i giorni della Fiera del Santo, sa quale congestione sia portata alle vie cittadine da una popola- zione occasionale che si aggirerà sulle 40 mila persone al massimo. Quando, per l’incremento naturale, la popolazione del Comune di Padova fra pochi anni sarà aumentata di una quantità eguale, come sarebbe stato possibile muoversi nelle vie e piazze centrali, nelle circostanze in cui la folla è chiamata al centro, se non si fosse provveduto fin d’ora a creare gli spazi necessari? Perchè non è a credere che la creazione di centri secondari valga a decongestionare in via assoluta il centro di una città. Ciò serve a diminuire |’ affol- lamento ordinario, rispetto a quanto sa- rebbe, se non si creassero i centri secon- dari; ma non toglie che l'incremento di vita generale e le cause occasionali, che per forza di cose richiamano folla al centro principale, non portino alla necessità di sempre maggiore potenzialità di circola- zione e di spazio pubblico, in ragione della popolazione. complessiva. D’ altra parte vi sono anche ragioni tecniche specifiche di Padova, che hanno condotto alla necessità di usufruire delle zone attigue al vecchio centro per quella trasformazione che le ren- desse atte ad accogliere lo sviluppo com- merciale, il quale richiede urgentemente ulteriore spazio. Padova, nella zona della cinta romana, ha un livello abbastanza elevato e dive- nuto tale per i successivi rialzi dovuti a demolizioni, mentre tutto all’ intorno 1 ter- reni sono bassissimi. Dante ricorda la pa- lude che circondava la Città. La cinta cin- quecentesca ha racchiuso il limite di quei terreni che potevano prestarsi, pur rima- nendo molto depressi, a terreno edifi- catorio. Al di là di questa zona, la parte di ter-

Page 29

I LAVORI DI DEMOLIZIONI LUCIA PRIMA DE IX - IL QUARTIERE DI S. sie care caeli - Padova Fot. Art. Giordani LA VIA BORROMEO ANNO 1921

Page 30

ritorio che va da nord-est a sud-est è bas- sissima, tanto che in essa si trovano le quote più basse, già ora insufficenti ai bi- sogni agricoli e appena appena essa potrà essere redenta con la futura sistemazione fluviale. Appunto per questo suo basso livello la zona intermedia fra la cinta romana e quella cinquecentesca si mantenne prevalen- temente agricola ed ebbe scarso sviluppo edilizio e se la zona esterna, in questi ul- timi anni, ha avuto uno sviluppo edilizio di abitazioni solamente lungo le zone più elevate, rimase però prevalentemente indu- striale lo sviluppo edilizio in tutta la zona di levante, perchè essa è la più depressa. Fu anzi errore grave urbanistico la costru- zione del quartiere di Arcella in una zona infelice per scolo di acque, depressa e che avrà al massimo il franco di un metro sul minimo livello, che si potrà dare ai con- dotti di fognatura, quando si avranno raggiunti i massimi vantaggi, che la nuova sistemazione fluviale potrà dare a Padova. È noto che siccome nel centro di una città si trovano le aree su cui avviene il massimo sfruttamento, così è in esso che non solo il piano terreno deve essere de- stinato alla migliore utilizzazione commer- ciale, ma anche il sottosuolo per i ser- vizi in uno e magari due o' più ordini a seconda della possibilità. In quale altra parte di Padova, se non nella ristretta zona della cinta romana (e non in tutta) era possibile garantire il sottosuolo per ma- gazzini, che devono essere depositi cospicui di merci, o per accogliere servizi delicatis- simi della vita centrale di una Città? Ora cera possibile adattare a questo scopo le casupole inconsistenti senza fon- dazioni e con ossature costruttive imbevute da secoli di putredine, esistenti nei quar- centrali di S. Lucia e del Ghetto ? Anche Cartesio paragonava la necessità tieri di distruggere le vecchie idee, per piantare solidamente le nuove, alla necessità di ab- battere la vecchia casa quando essa non serva più ai nuovi bisogni. Né era possibile il risanamento della zona senza procedere alla radicale sua di- struzione; perchè non si sarebbe raggiunto lo scopo fondamentale e impellente di al- largare il centro commerciale conforme ai bisogni moderni; come non si poteva pen- sare ad un suo spostamento nella zona a levante, cioè portandosi (come apparirebbe logico) verso la Stazione, perchè lo im- pediva una ragione tecnica urbanistica fon- damentale, che esclude la possibilità di sviluppare centri cittadini nelle zone de- presse e soggette ad acqua, dove si possono dare solo in misura ridottissima i benefici della fognatura. i Come si può pensare che il centro di Padova sia spostabile o comunque possa avere sviluppo verso la Stazione Ferro- viaria, se i palazzi costruiti lungo il Corso del Popolo non possono avere (come non hanno) cantinati in causa della natura acquitrinosa del sottosuolo ? Come si può pensare che il centro di Padova possa svi- lupparsi sopra gli alvei abbandonati del Brenta, che, per la natura sabbiosa del ter- reno, sono veri corsi d’acqua sotterranei che invadono tutta la zona a levante e a tramontana del Piovego ? Sono quindi ragioni tecniche urbani- stiche fondamentali quelle che hanno resa necessaria la trasformazione radicale dei cosidetti quartieri centrali di Padova, con- servando solo quel pochissimo che, pur

Page 31

vi Ci Ki I LAVORI DI DEMOLIZIONI VIA PIETRO p'ABANO DI S, LUCIA PRIMA DI îRE - IL QUARTI! X Padova Art. Giordani - Pot. ANNO 1921 eri (ali

Page 32

non prestandosi ai bisogni della nuova vita, merita di star a rappresentare un passato di dignità e di arte. Spetterà a chi deve invigilare sulla ri- costruzione il provvedere che il principio della conservazione e le necessità della vita moderna non si prevalgano a vicenda, così nella pratica valutazione del presente, come nella logica previsione del futuro, in modo che le nuove zone cittadine ricostruite ab- biano a rappresentare non una stasi, ma uno sviluppo di vita, non una disarmonia, ma uno sviluppo armonico di caratteristiche ambientali, non limitate ad una via o ad un tratto di via, ma riflettenti il vasto com- plesso della Città. Le linee planimetriche di un piano regolatore possono assumere tutte le forme possibili e tutte possono essere giustificate da buone argomentazioni; ma ciò che dà il carattere alle nuove zone regolate o sven- trate è ciò che si costruisce lungo le nuove linee ed il tipo di vita che si svolge nelle nuove costruzioni. Le vie diritte di Pompei sono sugge- stive perchè i ruderi, che le fiancheggiano, danno ancora l'impressione del succedersi di edifici esprimenti le varie manifestazioni della vita romana, così come le strade strette e storte di Venezia devono il loro incanto, non al fatto di essere strette e storte, ma al succedersi vario e multiforme di edifici con caratteri stilistici vari e profondamente legati alla vita semi-orientale di quella specialissima Città. A Padova il carattere nelle nuove siste- mazioni cittadine si conserverà e si otterrà quando le nuove costruzioni rappresente- ranno non già un ampliamento di quelle che si conservano o che esistono, nè tanto meno una ricostruzione freddamente intesa a conservare linee architettoniche o parti- colari costruttivi semplicemente perchè rap- presentano un passato, ma se saranno essen- zialmente espressione di carattere veneto, € significheranno, nel nuovo ambiente mo- derno, la conservazione di caratteristiche padovane, che le distinguono da altri am- bienti moderni di altre Citta, senza creare trucchi di false antichità, inadatte ai bisogni moderni e che in realtà perdono ogni va- dal antico non è la espressione della mentalità lore. stilistico momento che lo stile della nostra epoca. Attorno ad edifici, che per ricordo sto- rico meritano conservazione, non deve es- sere creato un ambiente costruttivo animato dello stesso spirito stilistico; ma il nuovo ambiente deve rappresentare perfetta ar- monia fra le linee ed il colore dell’antico (unica cosa che rimane di una vita morta), e le linee ed il colore delle nuove costru- zioni, che sono animate dalla nostra vita viva. La esistenza di particolari architetto- nici, per valore storico degni di conserva- zione, non deve essere ragione sufficiente per la loro conservazione in sito, poiché non basta una porta medioevale per dare ad un edificio spirito romantico, quando da quella porta non può uscire un cava- liere antico, ma uscirà probabilmente un agente di assicurazioni, nè basta una fi- nestra cinquecentesca per dare ad un edificio espressione di rinascimento classico, quando quella finestra non illuminerà gli studi di una Gaspara Stampa, ma il rapido ticchettio di una dattilografa en gargonne. Di questi elementi che ricordano un passato deve es- sere tenuto, conto perchè possano servire, caso mai, all’ artista costruttore di base rit- mica per una nuova armonia sensibile ad orecchie moderne, ma non devono essere

Page 33

XI - IL QUARTIERE DI S. LUCIA ALL’INIZIO DELLE DEMOLIZIONI ANNO 1922 base ritmica di un canto dissonante nella armonia in cui si svolge la vita nella sua continua trasformazione. Non si coopera alla conservazione dell’ ambiente cittadino, semplicemente dando valore a ciò che deve essere abbattuto, che è espressione di uno spirito morto, con la vita sociale che l’ha fatto sorgere e che non si fa rivivere im- bellettando e rabberciando quà e là con VIA BOCCALERIE Pot, Art. Giordani - Padova ritocchi di risanamento igienico e tecnico; poiché l’unità spirituale di una città non é dovuta né ad uno stile né ad una epoca, né alle strade strette, né alle strade storte, ma a qualche cosa di costante nel tempo, che non è conservazione, ma trasforma- zione, che non è arte di singoli, ma espressione data alle cose dalla vita di tutti i tempi. L’AVOCAZIONE AL COMUNE pELL'ATTUAZIONE DEL PIANO REGOLATORE DEI QUARTIERI CENTRALI E DI “VANZO,, Illustrate cosi le ragioni storiche e tecniche che legittimano l’opera delle pre- cedenti dubbio potrà più rimanere sulla bontà del prov- vedimento preso dal Governo podestarile Amministrazioni, nessun per troncare la stasi che era nel frattempo (SÌ “n sopravvenuta nella esecuzione del piano e riprendere invece con nuova energia il cammino interrotto. Noi avremmo potuto egualmente far plauso al provvedimento podestarile, una volta che essendo ormai stato demolito in

Page 34

gran parte uno dei detti quartieri centrali, qualunque discussione sulla bontà o meno del piano regolatore deliberato nel 1921 sarebbe stata, per lo meno, tardiva. Ma abbiamo creduto di premettere alla deliberazione podestarile questo studio, perchè essa non fosse giudicata soltanto come una dolorosa necessità, ma come una oculata provvidenza per evitare l’ arresto di una opera destinata ad assicurare a questa Città il suo avvenire. Colle convenzioni 28 Giugno e 6 Set- tembre 1921, 16 Luglio e 14 Settembre 1923 il Comune di Padova aveva affidato al Prof. G. Peressutti, per la Società da lui costituenda, la esecuzione dei piani regola- tori dei quartieri centrali e di Vanzo, che furono approvati con legge 23 Luglio 1922 n. 1043. Al Prof. Peressutti subingredi, agli ef- fetti delle dette convenzioni, la Società ano- nima Padovana Edilizia, (A.P. E.), al- l’uopo costituitasi con atto 3 Gennaio 1924 n. 92096 a rogiti del notaio Capo di Roma. Il Comune, conformemente all’ assunto impegno, provvide a sue spese per la espro- priazione degli immobili compresi. nella prima zona del piano regolatore di Vanzo, di quella parte, cioè, del perimetro del piano stesso, la quale è compresa fra il Corso V. E. II. e le Vie Cavalletto e Vanzo e, col concorso dell'A. P. E. ed in ragione di metà della spesa, diede pure effetto alla espropriazione della quasi totalità degli im- mobili compresi in uno stralcio del piano regolatore dei quartieri centrali, reso ese- cutorio dal R. Prefetto con decreto 23 Ottobre 1924 n. 13913/3843 Div. IV. Nella prima zona di Vanzo suindicata la Società A. P. E. esegui tutti i lavori, appaltatile dal Comune per la costruzione delle strade e per la fognatura e diede corso anche alla costruzione di vari fab- bricati, iniziando pure la erezione di un grandioso fabbricato centrale, che, per la sua forma, venne denominato dell’ Esedra. Tali costruzioni vennero eseguite su parte delle aree, della superficie di metri quadrati 10000 che, a norma dell’ art. 12 della convenzione 28 Giugno 1921, il Comune le trasferi e, per quanto si riferisce all’ Esedra, su altra area, dal Comune vendutale, di compendio di quelle sulle quali la Società medesima aveva il diritto di opzione, in base all’art. 13 della convenzione medesima. Nei quartieri centrali venne eseguita la demolizione di gran parte delle case espropriate e fu trasferita al Prof. Peressutti, staccatosi intanto dall’ A. P. E., un’area di mq. 1000 di compendio di quella già occupata dall’ Albergo alla Stella d’oro e dai magazzini della Rinascente, mentre altra piccola area, in via S. Lucia, venne dall'A. P. E. impegnata con persona che essa si riservò di indicare e alla quale dovrà quindi essere trasferita. In questi ultimi tempi però la costru- — zione di fabbricati nella località Vanzo e i la- vori dei quartieri centrali, per un complesso di circostanze che qui sarebbe inutile esporre, andarono man mano rallentando e finirono poi per essere completamente arrestati, re- stando in tal guisa interrotta la esecuzione di un’opera di supremo interesse per la Città, quale è quella della riedificazione di uno dei quartieri del centro, raso al suolo dal piccone demolitore, e la costruzione di un edificio che doveva costituire quasi il fulero del nuovo quartiere di Vanzo. Questo stato di cose non poteva nè doveva evidentemente essere protratto a lungo e della soluzione del gravissimo

Page 35

XII - IL QUARTIERE DI S. LUCIA DOPO LE PRIME DEMOLIZIONI Fot, Art. Giordani - ANNO 1925 problema si occupò e si preoccupò l’Am- ministrazione podestarile del Comune, la quale, dopo avere cercato in tutti i modi di far riprendere i lavori, anche per mezzo di qualche variante della convenzione, quale fu quella risultante dalla deliberazione po- destarile del 22 Marzo 1927, approvata dalla G. P. A. il 25 stesso mese al n. 1042, dovette convincersi che la ripresa stessa non sarebbe stata ormai possibile, se non attra- verso alla risoluzione delle convenzioni stipulate con lA. P. E., e alla sostituzione del Comune all’ A. P. E. medesima. La questione si presentava certamente ardua e difficile perchè se, da una parte, l'interesse generale della Città premeva per una rapida e completa esecuzione del piano regolatore dei quartieri centrali, non si Padova poteva, dall’altra, dimenticare che la Società A.P.E. acquisito, in base alle convenzioni predette, aveva in confronto del Comune diritti di notevole importanza e a lunga scadenza; ai quali non sarebbe stata cer- tamente disposta a rinunciare, se non in base e compensi cospicui da parte del Co- mune o in seguito a litigi che avrebbero determinato sicuramente enormi dispendi e lunghe perdite di tempo, senza tener conto che l'esito di essi sarebbe stato per lo meno assai dubbio pel Comune, date le pattui- zioni contenute nelle convenzioni sum- mentovate. Parve perciò, non solo opportuno, ma doveroso nell’interesse del Comune non respingere una proposta diretta, in ultima analisi, a liberare il Comune dagli attuali 217 5

Page 36

XII - IL QUARTIERE DI S. LUCIA NELLA PARTE GIA DEMOLITA Fot. Art. A. Gislon - ANNO 1927 vincoli con VA. P.E., che in via di massima venne avanzata fino dalla scorsa estate da persona che, per la sua posizione eminente e per la qualità dell'Istituto da essa rap- presentato, dava le migliori garanzie di se- rietà ed escludeva a priori qualsiasi sospetto di lucro da parte dell’Istituto medesimo e a danno del Comune. Le lunghe e laboriose trattative, se- guite e condotte col più rigoroso riserbo per circa quattro mesi, allo scopo di rag- giungere un accordo che era tutt’ altro che facile, condussero finalmente in questi ultimi giorni ad una convenzione, che fu consa-- crata in apposito preliminare. In base a tale convenzione la Società A. P. E. vende all'Istituto di liquidazioni, Padova costituito con R. D. L. 6 Novembre 1926 n. 1832, avente carattere di ente autonomo di diritto pubblico, le arce da essa posse- dute nellaztocalità di Vanzo, coi fabbricati ad alcune di esse sovraposti, la cauzione di L. 220.000 di valore nominale in titoli del Littorio, prestata al Comune e deposi- tata presso la Tesoreria del Comune stesso, e immette l’Istituto nel preciso stato ed essere di diritto e di fatto nel quale essa si trova di fronte al Comune, in dipen- denza delle convenzioni in proemio citate. L'Istituto, a titolo di prezzo, assume a suo carico il debito dell'A. P. E. di L. 391.400 verso il signor Bonaventura Menato, in base alla convenzione con questo pattuita per la vendita ad esso di un’area 28 —

Page 37

XIV. LE ULTIME DEMOLIZIONI PRESSO LA PIAZZA GARIBALDI APRILE 1928 sull'angolo fra Via Garibaldi e Via Fal cone, e pagherà alla Società venditrice la Pi. il suo Presidente Ing. Comm. Giuseppe Bu- somma di L. 4.908.600. IA. E. e sala in proprio, prestano illimitata garanzia per la proprietà e la libertà delle cose vendute e si assumono di liquidare e tacitare a loro carico ogni pendenza dell'A. P. FE. che eventualmente sussistesse all’ infuori di quanto venne venduto all’ Istituto di liquidazioni. L’Ing. Busala si obbliga poi di provvedere per la liquidazione della Società. Divenuto così proprietario dei beni di Vanzo e della cauzione succennata e ces- sionario dell’ affare Menato e dei diritti e obblighi dell’ A. P. E. Comune, derivanti dalle convenzioni surri- in confronto del ferite, l’ Istituto trasferisce al Comune i beni di Vanzo, la cauzione e |’ affare Menato Fot. Art. A. Gislon - Padova preaccennato e rinuncia a favore del Co- mune stesso ad ogni diritto spettantegli in base alle convenzioni medesime, la cui vali- dità viene dichiarata completamente cessata con effetto 20 Dicembre 1927. Il Comune si impegna di pagare a titolo di prezzo all’ Istituto la somma di L. 5.300.000, accollandosi, quanto a lire 391.400, il debito Menato e obbligandosi di pagare le altre L. 4.908.600 in una sola soluzione 0 a rate entro e non oltre il 20 Dicembre 1930. Sulle somme differite e non pagate il Comune corrisponderà |’ in- teresse nella misura del tasso ufficiale della Banca d’ Italia con decorrenza e modalità stabilite. L’ Istituto presta al Comune la più illimitata garanzia. Questa, in succinto, |’ ossatura dell’ ac- cordo intervenuto, in forza del quale il Co- direttamente con mune, senza contrattare

Page 38

l’A.P.E., ciò che avrebbe potuto essere forse malagevole e senza quindi succedere a que- sta, acquista da un terzo, e cioé dall’ Isti- tuto liquidazioni, cose determinate e precise a questo trasferite dall’ A. P. E. e si pro- cura la piena, assoluta liberazione da tutti i vincoli, gli obblighi e i pesi che gli incom- bevano in causa delle convenzioni per la esecuzione dei piani regolatori. "Tale libe- razione, sull’ enorme vantaggio della quale é inutile soffermarsi, gli permetterà di di- sporre, salvo l’ assenso preventivo da parte dell’ Istituto di liquidazioni, delle aree fab- bricabili dei quartieri centrali e di quelle fabbricate e fabbricabili di Vanzo e di rea- lizzare quindi a tutto suo profitto il prezzo di vendita delle stesse. Per converso, il Comune dovrà provvedere a suo carico per la costruzione delle strade dei quartieri cen- trali che, in base alle convenzioni, dove- vano essere fatte dall'A. P. E. a sue spese. Vi è però ragione di ritenere che dalla vendita delle aree predette il Comune potrà ricavare una somma complessiva sufficiente, non solo per conseguire il rimborso del- l'importo da pagarsi all'Istituto di liqui- dazioni, aumentato degli interessi relativi, della spesa di costruzione delle strade c degli altri oneri, ai quali il Comune potesse andare incontro per effetto della attuazione dell’ accordo come sopra avvenuto, ma anche di ridurre l’ onere già incontrato per la esecuzione del piano di risanamento. Per questo motivo il prezzo di ven- dita delle aree, pure non essendo impron- tato ad alcun scopo speculativo o di lucro, perchè rappresenta già un notevole guada- gno per la Città la ricostruzione di una parte notevole del suo centro ora demo- lito, sarà mantenuto in misura tale da garantire il ricupero degli esborsi preac- cennati. XV - UNO DEI PROGETTI DI RICOSTRUZIONE DEL QUARTIERE DI S. LUCIA ANNO 1924 . ‘ ArcÙ, Prof. Comm, Gino PERESSUTTI

Page 39

LA CITTÀ GIARDINO NEL Dopo aver accennato nella prima parte della presente trattazione alle ragioni tec- niche e storiche del piano regolatore di QUARTIERE DI “VANZO,, D'altro canto, l’iniziata demolizione di quelle anguste e luride casupole che, contro ogni più elementare norma di igiene XVI - IL NUOVO QUARTIERE GIARDINO IN «VANZO» NELLE SUE LINEE GENERALI ANNO 1922 risanamento e di sistemazione dei quartieri centrali della nostra città e dei recenti prov- vedimenti dell’Amministrazione Comunale per l’attuazione del piano stesso, limitata per ora alla sola parte delle demolizioni, non riteniamo superfluo dire, sebbene som- mariamente, di quanto concerne le costru- zioni effettuate nel quartiere giardino di Vanzo, che Padova, similmente alle grandi città moderne, ha sentito la necessità di creare quale oasi di tranquillità, di salu- brità e di letizia, dove, dopo le diuturne ed ritemprare il corpo e lo spirito, dove la assillanti fatiche, gli uomini possono vita, non più contenuta in ambienti chiusi od eccessivamente ristretti, possa svolgersi sana, rapida c serena. e di decoro, si addensavano le une sulle altre, attraversate da poche vie strette e tortuose, proprio nel centro della città, ri- chiedeva che di pari passo si procedesse alla costruzione di nuove abitazioni dove ospitare gli abitanti dei risanati quartieri centrali. È mentre da un lato si provvide a tale scopo con le numerose case operaie erette in via Palestro e costituenti il nuovo quar- tiere Vittorio Emanuele, dall’altro si pensò di provvedere con la creazione di una città località giardino nei quartieri di Vanzo, amena a sud-ovest di Padova e che trovasi tra il Corso V. E. Il e quel tratto del Bacchiglione che corre tra la Specola ed il ponte G. Barbarigo.

Page 40

XVII . IL NUOVO QUARTIERE GIARDINO « VANZO » LE TRE PALAZZINE DELLA CASSA PER LE ASSICURAZIONI SOCIALI ALL'ANGOLO FRA IL VIALE V. E. III E LA VIA XXVIII OTTOBRE ANNO 1926 ArcH. Pror, Comm. Gino PERESSUTTI A parte quanto riguarda l’ origine del messi sempre in rilievo da quanti hanno nome, su cui moltissime furono le con- esaltato la particolare bellezza di tale loca- getture fatte da vari filologi, certo è che lità, le cui tradizioni furono ravvivate, amenità c le at- , ; i , sui primi del- trattive di questo l’800, da Antonio grazioso angolo Piazza, con la co- di Padova sono struzione di una tali che sin da magnifica villa tempo antico fu- che occupava una rono decantate da area di ventinove poetiedascrittori. $ campi padovani, Campi, pra- sistemati a bosco, ti, limpidi ruscel- i parco e giardino. Nella villa venne eretto an- li, fiori olezzanti e soave frescura tra ombrosi pla- È che un tempietto tani e verdi lauri XVIII - IL NUOVO QUARTIERE GIARDINO «VANZO» di forma ottago- f : ‘ * LA CHIESA DELLE GRAZIE ALL'ANGOLO DELLE VIE CAVALLETTO . urono 1 p re S 1 E XXVIII OTTOBRE nale dedicato ad — 32 —

Page 41

I ve) ANNO 1926 XIX - IL NUOVO QUARTIERE GIARDINO « VANZO » VILLINI A SCHIERA LUNGO IL VIALE VITTORIO EMANUELE II ARCH. PROF. Comm. Gino PERESSUTTI

Page 42

Apollo, ricco di marmi preziosi e di opere che vi fecero sorgere monasteri e collegi. Nel del Canova e di altri illustri artefici. Nei 1910 la Cassa di Risparmio, con la costru- ‘pressi del Bacchiglione e sempre entro la zionedi varie case di abitazione, dava origine XX - IL NUOVO QUARTIERE GIARDINO « VANZO » LA VILLA DI LENNA NEL VIALE VITTORIO EMANUELE II ANNO 1926 ArcH. Pror, Comm, Gino PERESSUTTI villa s ergeva una torre a tre piani, le cui nellalocalità Vanzo al quartiere Umberto I at- stanze contenevano bronzi, marmi, me- traversato da una comoda via, che venne dedi- daglie, monete antichissime, gemme, cam- cata al patriotta concittadino R. Marin. Però mei, codici ed in- , ER , un piano regola- cunaboli prege- x Se tore di tutta la volissimi, oggi località non é raccolti nel Civi- stato ideato e de- co Museo della liberato che nel nostrà città. Attratti dal silenzio, dalla bea- 1921, quando contemporanea- mente si pensò titudine, e dal sen- alla sistemazione so profondo di risanatrice dei pace di quella zo- quartieri centrali na ridente, non e alla creazione mancarono anche d'un quartiere di affluire in essa XXI - IL NUOVO QUARTIERE GIARDINO «VANZO » giardino. A VILLA FRACANZANI LUNGO LA VIA G, D'ANNUNZIO monaci e SUOre Anso 1926 IncG, FRACANZANI E GALIMBERTI Soltanto per

Page 43

pre VARZI A A e XXII «- IL NUOVO QUARTIERE GIARDINO «VANZO » VILLINI ACCOPPIATI LUNGO LA VIA G. D'ANNUNZIO ANNI 1925 - 1926 Arci, Pror, Comm. Gino PERESSUTTI un primo tempo l'attuazione del quartiere alla sistemazione di nuove strade vaste e giardino è stata limitata alla parte com- rettilinee, il cui tracciato si presenta nella presa tra il Corso V. E. II e la via S. Maria sua principale ossatura in doppia forma di in Vanzo. ora - pit 4 croce data dal via- Su progetto dl | ‘ { le Luigi Cadorna dell’Ingegnere Capo dell’ Ufficio Municipale dei L. L.P.P. Ing. Cav. | Uff. Tullio Pao- $ letti, venne ese- | e dalle principali sue traverse, Via- le Vittorio Ema- riuele III e Via Al- berto Cavalletto. La lunghez- guita anzitutto la fognatura, riusci varia dai 400 ai ta, sotto ogni aspetto, tecnica- $ ampiezza, che mente perfetta. in nessun punto Quindi si provvi- XXIII IL NUOVO QUARTIERE GIARDINO «VANZO» è inferiore ai 14 UNA FONTANA DEI VILLINI ACCOPPIATI . 7% de all'apertura cd metri, nel Viale za di dette strade 600 m. e la loro” ta,

Page 44

Vittorio Emanuele Ill raggiunge in alcuni tratti persino i 30 metri. Dette strade, pavimentate tutte in ma- cadam, sono fornite di larghi e comodi marciapiedi, ornati da bellissime aiuole, ricche di piante sempre verdi e di svariate qualità di fiori ; ai loro fianchi sono state inoltre col- locate numerose piante ad alto fu- sto che, comple- tando l’aspetto ri- delle doneranno anche dente vie, a queste salubrità d’aria e sufficente ombreggiatura. Frattanto lungo tali vie so- no già sorte nu- merose costruzio- ni costituite da e- difici isolati od ac- coppiati, circon- dati da giardini e da parchi. Sono villette e palazzi ne di stile e carat- NXIV - IL NUOVO QUARTIERE GIARDINO «VANZO » UN’ALTRA FONTANA DEI VILLINI ACCOPPIATI tere. vario, con spunto ora baroc- co, ora romanico, ora settecentesco, ma tutte nobili e dignitose. Talora sono pa- lazzi maestosi in stile classico, come quello per e talora costruzioni addirittura monumentali la Cassa delle Assicurazioni Sociali come l’edificio dell’ Esedra, di cui parle- remo appresso, entrambi progettati dal- l’Arch. Prof. Peressutti. Ma quel che soprattutto accomuna la maggior g parte degli edifici nei lori pregi principali è la sobrietà con cui tutti sono stati eretti e che dona loro particolare senso di grazia. Di gradevole effetto estetico e di spe- ciale pregio artistico risultano, ad esempio, i villini progettati dall’Arch. Prof. Peressutti, il villino Fra- canzani sul Viale G. la D'Annunzio, Menta- schi progettata dall’Arch. Prof. Zanivan e la son- villa tuosa villa Di Len- na, progettata pu- re dall’ Arch. Prof. Peressutti. Degne di am- mirazione sono poi le costruzio- ni degli Armeni, lungo le vie A. Cavalletto e R. Marin, progettate dagli Ingg. G. Schiesari e G. B. Maggioni, gli edi- fici per l’Istituto delle Cieche, pro- gettati dall’Ing. Menotti Marchio- ri, il villino Salce quello dell’Ing. Pizzo, le ville dell’Arch. Vanzetto, la costruzione dell'Ing. Berlese ed il palazzo d’ angolo degli Ingg. Schiesari e Maggioni fra il Cor- so Vittorio Emanuele II e Via A. Cavalletto. Nel complesso sono tutte magnifiche costruzioni piene di aria, di luce e di sole, fornite di tutte le comodità richieste dalle esigenze della vita moderna. Nel punto in cui il Viale Vitt. Em. III

Page 45

I N XXV - IL NUOVO QUARTIERE GIARDINO «VANZO » IL GRANDE EDIFICIO IN PIAZZA DELL’ESEDRA IN CORSO DI COSTRUZIONE APRILE 1927 ArcH. Pror, Comm. Gino PERESSUTTI

Page 46

“APE FAMOQENTTO Los eanilana PÉR LA COSITRVZIO. DE DI FABBRICATI +. 9vI MAROINI e XXVI - IL NUOVO QUARTIERE GIARDINO «VANZO » PLANIMETRIA DELL’ EDIFICIO CHE CIRCONDA LA PIAZZA DELL’ ESEDRA si congiunge col Viale Luigi Cadorna s’'apre una piazza semicircolare, di 70 metri di diametro, destinata a centro di questo primo quartiere e che sarà circondata in tutta la siva di 35.000 metri cubi e sarà composto di un piano terra e 5 piani. Nel centro, essendo il fabbricato più elevato, i piani raggiungeranno il numero di 6. NXNVII - IL NUOVO QUARTIERE GIARDINO «VANZO » PLASTICO DEL GRANDE EDIFICIO IN PIAZZA DELL’ESEDRA sua estensione da una grandiosa costruzione ideata dall’Arch. Prof. Peressutti, costituita da diversi fabbricati che si presenteranno architettonicamente come un tutto unico. Tale fabbricato occuperà un’arca di circa 1800 mq. con una cubatura comples- Arcu, Pror, Comm, Gixo PERESSUTTI Il medesimo cera stato predisposto in modo da potere contenere 54 appartamenti con 378 vani, e una lunga serie di negozi. Però il lavoro è stato sospeso dopo che era stato condotto quasi a metà dalla Società Anonima Edilizia Padovana e tra

Page 47

ANNI 1926 - 1927 le ragioni per cui il Comune si é indotto a prendere la delibera- zione di riscatto che abbiamo rievocato è appunto quella di non lasciare interrotta una costruzione destinata a costituire uno dci centri più vitali del nuovo quartiere-giar- dino. La crisi che si era abbattuta sulla So- cietà Edilizia Padova- XXVIII - IL NUOVO QUARTIERE GIARDINO « VANZO » VILLE IN VIA ALBERTO CAVALLETTO XXIX - IL NUOVO QUARTIERE GIARDINO «VANZO » VILLA IN VIA ALBERTO CAVALLETTO ANNI 1926 - 1927 na faceva temere che ciò che doveva essere un segno di progresso, diventasse un indice di impotenza: ed il non recidere il nodo Comune non poteva gordiano. Incg. Scutrsari ti MAGGIONI suo progettista e che Padova, che da Roma Ixco. ScHksari e MAGGIONI Come e da chi potrà essere ripreso il lavoro, e quale desti- nazione potrà avere il grandioso edificio do- po che sia finito, non è dato per ora preve- dere: a noi basti l’ au- gurio che, e per la for- ma e per la sua de- stinazione, ilmagnifico edificio possa meritare quella iscrizione che era stata divisata dal è del seguente tenore : trae nuova grandezza, con questa opera, auspice il Littorio trionfale, st ridesta a rinnovare il ritmo della sua vila.

Page 48

PROVVEDIMENTI PODESTARILI DI CARATTERE VARIO CONCORSO DEL COMUNE PER UNA STAGIONE LIRICA AL TEATRO VERDI Con 1927 N. 52, approvata dalla G. P. A. il 18 deliberazione del 28 Gennaio Febbraio successivo al N. 432, in relazione ai concetti e alle direttive adottate per assicurare a Padova una stagione lirica degna della Città, fu accolta la richiesta della speciale Commissione incaricata della organizzazione degli spettacoli, e fu quindi deciso di portare il contributo a fondo perduto del Comune, fissato in L. 35.000 per il triennio 1926-28, alla cifra di lire 50.000, perchè una tal somma era indi- spensabile per ottenere l’ intervento di im- prese teatrali su cui fare pieno affidamento. L'esito, sotto ogni punto di vista lusinghiero, della stagione lirica che in tal guisa poté svolgersi, ha fatto si che anche pel Carnevale 1928 si ravvisasse | oppor- tunità di incaricare la medesima Commis- sione di assolvere analogo compito. Questa si è volonterosamente messa all’ opera, ma, conseguito lo scopo, ha fatto presente al Comune che la conclusione definitiva delle trattative cera vincolata alla condizione che pel 1928 analoga erogazione a quella con- cessa nel 1927 fosse deliberata dal Comune. È indubitato che le ragioni che con- sigliarono l Amministrazione a prendere il provvedimento del 28 Gennaio 1927 € indussero Vl On. G. P. A. ad approvarlo il 18 Febbraio successivo al N. 432, sussi- stono anche nel momento attuale. E poiché nel progetto di Bilancio 1928 È stato mantenuto a tal fine lo stesso stanziamento del Bilancio 1927, il Podestà, con atto del 18 Gennaio corr. anno ha de- - 40 liberato di corrispondere anche per l’anno 1928 un contributo di L. 50.000 al Co- mitato cittadino all’uopo costituito, affinché possa essere attuata anche nel carnevale di questo anno una stagione lirica al ‘Teatro Verdi, degna delle gloriose tradizioni del Teatro medesimo e della nostra Città. XXX ACQUISTO DI IMMOBILI PER SCUOLE ALL’APERTO La benemerita Associazione Padovana contro la tubercolosi ha, col consenso del Comune, costruito sui bastioni di proprietà comunale, presso l’ex barriera Trento, presso la vecchia porta S. Croce e a poca distanza da porta Portello, edifici in muratura e le- gname e tettoie ad uso di Scuole all'aperto, amonchè eseguite condutture di acqua pota- bile, chiusure metalliche, e fatte altre opere in relazione all’ uso dei tre bastioni. Ora che il Comune ha provveduto alla sistemazione definitiva delle varie Scuole all'aperto e che la Associazione contro la tubercolosi ha ceduto al Patronato scola- stico comunale la gestione dei Doposcuola e dei Ricreatori autunnali all’ aperto, la Associazione stessa ha proposto di cedere al Comune tutte le opere come sopra da essa costruite, verso rimborso delle sole spese di costruzione, come realmente so- stenute nell’anteguerra, ammontanti a lire 62.000. Siccome l’ Ufficio civico dei Lavori pubblici ha attribuito a tali opere un va- lore eccedente le lire centomila, e la somma che sarà pagata dal Comune sarà impiegata dall’ Associazione contro la tubercolosi in altra opera benefica, quale è l'ampliamento

Page 49

della Colonia permanente di Barbarano, così la proposta è sembrata sotto ogni aspetto accettabile e vantaggiosa per il Co- mune. Nel prendere la relativa deliberazione il Podestà ha ritenuto anche doveroso ren- dere il dovuto omaggio a Colui che é stato il fondatore delle Scuole all’ aperto non solo a Padova, ma in Italia, e cioé al prof. comm. Alessandro Randi, alla cui iniziativa ed attività specialmente si deb- bono le opere di cui ora il Comune di- venta proprietario, intitolando la scuola all'aperto Raggio di Sole, prima aperta in Italia, alla compianta diletta di lui figlia Francesca Randi. XX * ABOLIZIONE E RIDUZIONE DEL DAZIO SUI MATERIALI DA COSTRUZIONE Il Governo Nazionale, conscio dell’im- portanza dell’ edilizia in rapporto alla vita e all’ attività industriale e commerciale del paese, ha anche recentemente adottato spe- ciali provvedimenti a favore delle nuove costruzioni. All’ opera del Governo non poteva disgiungersi quella delle Amministrazioni locali. Specialmente Padova, che tanto bi- sogno ha di ricostruire e di risanare, doveva sentire la necessità di provvedimenti che spingessero alle costruzioni nell’interesse di tutte le classi e specialmente di quella dei lavoratori che maggiormente risente della mancanza di alloggi e dell’asprezza dei fitti. Per tali motivi l’Amministrazione co- munale di Padova ha inteso di provvedere alla soppressione del dazio su alcune voci della tariffa attuale di maggior consumo, (per quanto di bassa tassazione) e come tali di importanza capitale per le costruzioni — 4I di case di abitazione; poi alla riduzione di aliquote su altre voci in modo da ren- dere il gravame daziario per quanto è pos- sibile limitato. Il provvedimento che porterà un sa- crificio assai forte per |’ Amministrazione del Comune, è stato affrontato senza esi- tanza, nella decisiva persuasione di portare un reale vantaggio alla collettività, perché la diminuzione dei costi dovrebbe avere l'immediato beneficio nella ripresa delle costruzioni edili. XK x LA NUOVA SISTEMAZIONE DELLE LINEE TRAMVIARIE E DEGLI IMPIANTI DELLA SOCIETA” VENETA NELLA CITTA’ E SOBBORGHI Con atto 22 Luglio 1912 n. 9668 di rep. rogito Medin, venne dal Comune con- cesso alla Società Veneta per costruzione ed esercizio di ferrovie secondarie italiane in proprio e quale mandataria della Società delle Guidovie centrali venete, esercente la linea tramviaria Padova-Fusina, di collocare in piazza Garibaldi, nel Corso del Popolo, nella strada che da questo conduce alla Stazione di S. Sofia della Società stessa, nella Via Ugo Foscolo e nella Via Nicolò Tommaseo, i binari e gli scambi affinché, limitatamente al servizio viaggiatori, la detta linea avesse potuto fare capo in Piazza Garibaldi. ‘Tale concessione, é bene notarlo per evitare l’ apparente anacronismo, era stata autorizzata dal Consiglio comunale con deliberazione 15 Ottobre - 7 Novembre 1906 e non poté essere tradotta in atto regolare se non nel Luglio r922, essendo tuttora pendenti fra il Comune e la Società Veneta trattative per la cessione di un’ arca, che

Page 50

doveva essere incorporata nella sede stra- dale del Corso del Popolo, le quali tratta- tive furono definite colla deliberazione con- sigliare 24 Aprile 1911. Sopravvenute le elezioni generali am- ministrative, il contratto venne stipulato dalla nuova Amministrazione solo, come si disse, nel Luglio del 1922. Con altro atto 16 Aprile 1912, n. 6371 del repertorio comunale, venne concesso alla Società Veneta di fare capo in piazza Eremitani per la linea Padova- Piove, col- locando sul suolo della piazza stessa i re- lativi binari con diramazione, cd è qui che potrebbe essere ravvisato 1° anacronismo suaccennato, dal binario che era stato già collocato in Corso del Popolo, in pendenza della formalità della stipulazione dell’ atto di concessione relativo. Se, però, l'impianto nelle duc piazze Garibaldi e degli Eremitani del servizio degli arrivi e delle partenze pei passeggeri delle lince per Venezia ec per Piove poteva sembrare, quando furono fatte le rispettive concessioni, di grande vantaggio e di no- tevole comodità per il pubblico, si dovette nel progresso del tempo constatare che, non solo la esistenza delle lince della Società Veneta sulle piazze medesime, sul Corso del Popolo e sulle altre strade secondarie è causa di notevole dispendio per la manu- tenzione delle-stesse, le quali, ad onta della migliore diligenza, erano e sono sempre in cattive condizioni di conservazione, ma benanco che l’ intensificazione sempre mag- giore del traffico, specialmente coi veicoli rapidi e l’ognora crescente stato di conge- stione di piazza Garibaldi, rendono, se non impossibile, certamente molto pericoloso il mantenimento nel Corso del Popolo e nelle piazze predette del servizio tramviario della Veneta. Oltre, però, ai tratti esistenti sulle vie e sulle piazze anzidette, un altro tronco della linea Padova-Piove è divenuto causa di ingombro per la strada dove è collocato e di continuo pericolo per il traffico assai intenso che sulla stessa si svolge, special- mente nei giorni di mercato. Intendesi al- ludere al tronco che dalla ex barriera Pon- tecorvo, per Via Jacopo Facciolati, va fino l’abitato di cessità e l'urgenza che detto tronco di li- a tutto Voltabarozzo. La ne- nea sia trasportato in sede propria sono fuori discussione; purtroppo, però, tale trasporto non potra avvenire subito per intero perché, fino a che non sarà stata ef- fettuata la sistemazione del canale Scarica- tore, non è il caso di pensare alla costru- zione di ponti sullo stesso e la linea per Piove dovrà quindi ancora passare sul vecchio ponte di Voltabarozzo. È tuttavia possibile il trasporto immediato del tratto di detta linea fino alla Ricevitoria daziaria, collocata a piedi della rampa verso città del ponte medesimo; e anche dal trasporto così limitato non piccolo sarà il vantaggio per la viabilità della strada intitolata al Facciolati. Con gli intendimenti suesposti vennero iniziate pratiche colla Direzione della So- cietà concessionaria, la quale, è giusto e doveroso riconoscere, non solo non si op- pose ad una diversa sistemazione dei suoi servizi ma, trovando giuste e fondate le ragioni del Comune, si dichiarò disposta a ritirare le sue lince dalle strade e dalle piazze dove costituiscono maggiore ingom- bro, rinunciando alle relative concessioni, e a concentrare nella stazione di S. Sofia gli arrivi e le partenze delle linee di Fusina e di Piove. Siccome, però, per far ciò in modo da soddisfare alle esigenze del pub-

Page 51

blico e da garantire il buon andamento del servizio, si rende necessaria la destinazione della intera stazione di S. Sofia al servizio dei viaggiatori per le tre linee che vi fa- ranno capo ed è per conseguenza indispen- sabile lo sgombro dalla Stazione medesima delle officine, cosi la Direzione della So- cietà pose, come condizione della rinuncia medesima, la assunzione da parte del Co- mune di un contributo nella spesa alla quale essa dovrà sottostare, sia per la si- stemazione della Stazione di S. Sofia, sia per l'acquisto o l’esproprio dell’area da destinarsi a sede dell’officina e a sede del tratto della linea per Piove dalla città alla Ricevitoria daziaria di Voltabarozzo, sia infine per lo spostamento delle linee da sopprimersi e per il collocamento di esse nelle nuove sedi rispettive. Oltre al pagamento del contributo pre- accennato, che venne concretato nella som- ma di 700.000 lire, pagabili in dieci an- nualità di L. 85.000 ciascuna, valutata ad un tasso di qualche poco inferiore al 4°/,, il Comune ha assunto impegno di colle- gare la Stazione di S. Sofia al centro della Città con una linea tramviaria urbana, as- sumendo, naturalmente, a suo carico, la spesa per la sistemazione delle aree pub- bliche occupate dalle linee che saranno rimosse. Tali condizioni appariscono conve- nienti ed cque pel Comune, ove si pensi al dispendio notevolissimo a cui dovrà sottostare la Società Veneta per dare attua- zione al nuovo assetto dei suoi servizi c si consideri, d’altra parte, l’enorme vantaggio che sarà per derivare alla viabilità dalla scomparsa delle linee tramviarie da strade c piazze frequentatissime e insufficienti per il traffico che sopra di esse si svolge. CONCESSIONE IN USO AI SINDACATI FASCISTI DELL'EX CASERMA DEL CARMINE CON OBBLIGO DELLA SISTEMAZIONE Nel fabbricato comunale denominato Caserma del Carmine hanno sede, fino dalla loro origine, i Sindacati Fascisti. Ora, la Confederazione Nazionale dei Sindacati stessi ha chiesto che la destinazione attuale del detto fabbricato diventi definitiva, me- diante una regolare concessione in uso dello stesso per il tempo massimo con- sentito dalla legge. Nulla ostando all’ accoglimento di tale domanda, il Podestà con atto del 25 Feb- braio corr. anno ha deliberato di dare in uso nello stato ed essere di fatto nel quale si trova, alla Confederazione Nazionale dei Sindacati Fascisti, per l' Ufficio Provinciale dei Sindacati Fascisti di Padova, il fabbri- cato appartenente al Comune, situato in Piazza Petrarca di Padova e descritto in ca- tasto col mappale N. 83 - foglio III -Se- zione F - Padova, con tutti i suoi accessori e pertinenze. del l'Ufficio preaccennato e delle Organizza- | 8 Detto fabbricato rimarrà in uso zioni sindacali fasciste della Provincia fino a che le Organizzazioni stesse conserve- ranno ivi la loro sede, salvo il disposto dell'articolo 513 del Codice Civile. La Confederazione Nazionale dei Sin- dacati Fascisti dovrà eseguire, a sua cura e spese, il completamento della sistema- zione di tutto lo stabile, in conformità al progetto compilato dall’Ing. Luigi Fag- D giotto, entro 2 anni dalla approvazione del progetto stesso da parte della compe- tente Autorità. Staranno pure a carico della Confederazione la manutenzione, sia ordinaria che straordinaria, del fabbricato, nonché tutti gli oneri che la legge impone

Page 52

all’ usufruttuario di fronte al nudo pro- prietario. La Confederazione dovrà altresi rifondere al Comune le spesa per la assi- curazione del fabbricato contro gli incendi. Sarà obbligo della Confederazione di non destinare l’immobile, neanche in parte, ad uso diverso da quello pel quale viene fatta la concessione e di non apportare ad esso varianti sostanziali senza il preventivo consenso del Comune. Ove la Confederazione trasferisca al- trove tutti gli Uffici dei Sindacati e delle Organizzazioni dipendenti, lo stabile ritor- nerà nel pieno possesso del Comune senza che questo sia tenuto a corrispondere alcun indenizzo per le opere e i migliora- menti che vi fossero stati eseguiti. L'immobile sarà volturato in catasto colla marca di usufrutto temporaneo a favore della Confederazione concessionaria, a carico della quale staranno le spese del contratto. XX CONTRIBUTO DEL COMUNE PER IL FUNZIONAMENTO DI UN POLLAIO PROVINCIALE ll R. Ministero zionale, allo scopo di dare nuovo e rapido dell’ Economia Na- incremento all’ Avicoltura italiana, fu auto- Settembre 1926 N. 1796 a promuovere, nelle provincie rizzato col R. Decreto Legge 3 riconosciute meglio adatte, l'impianto di pollai provinciali di moltiplicazione, distri buzione e controllo, per il raggiungimento degli scopi seguenti: a) selezionare il pollame locale; b) mantenere eventualmente in alleva mento altre razze riconosciute idonce al mi- glioramento della produzione avicola locale; c) servire da esempio per il razionale al levamento del pollame; d) distribuire agli agricoltori, a prezzo di favore, riproduttori ed uova fecondate. La R. Scuola Agraria Media di Bru- segana ebbe invito, fin dal Febbraio 1927, dal R. suddetto, di assumere l'iniziativa per la istituzione del pollaio Ministero per la Provincia di Padova, e la Direzione della Scuola, in accordo col Comitato am- ministrativo della stessa, accettò subito l’invito perché questa Provincia, rinomata nella storia dell’avicoltura e che annovera non poche iniziative nel campo avicolo, si rendesse meritevole della particolare atten- zione del R. Governo. Alle spese d'impianto del pollaio, in base al ricordato Decreto Legge, provve- derà lo Stato, che ha già fissato all’ uopo Alle spese per il funzionamento deve provve- apposito contributo di L. 40.000. dere invece la istituzione presso la quale il pollaio sarà impiantato, salvi i contributi che possono essere concessi da altri Enti e dallo Stato medesimo. A tale effetto la Direzione della Scuola curò di promuovere, a somiglianza di quanto è stato fatto altrove, un Consorzio tra gli Enti locali, per assicurare il funzionamento della nuova istituzione, chiamando anche Amministrazione del Comune di Padova a concorrere nelle spese di esercizio per ottenere, nell'interesse degli agricoltori, il più sollecito sviluppo e la più efficace attività dell’istituendo pollaio. Una riunione ebbe luogo allo scopo il 19 Dicembre u. s. nella sede del Sinda- cato Provinciale Fascista degli Agricoltori ed in essa erano rappresentati, oltre al detto Sindacato, il Comune di Padova, il Con- siglio Provinciale dell’ Economia, la Pro- vincia di Padova e la Cassa di Risparmio. In tale riunione fu dai convenuti fis-

Page 53

sato in L. 25.000 il fabbisogno annuo per le spese di esercizio e furono anche stabiliti i concetti per un reparto di tale importo. rico- L’ Amministrazione Comunale, noscendo essere meritevole del massimo incoraggiamento l’utile iniziativa del R. Governo, che, tornando vantaggiosa alla classe agricola, servirà ad incrementare efficacemente l’ economia nazionale, ritenne doveroso l’intervento del Comune e la sua partecipazione al Consorzio suindicato € con deliberazione del 10 Gennaio corr. anno, stabili di concorrere con la somma di L. 6.000 annue, per il triennio 1928-30, sulla spesa annua di L. 25.000 prevista per provvedere al funzionamento del Pollaio provinciale. RX TRASFORMAZIONE DELLA DENOMINAZIONE « GUARDIE MUNICIPALI,, IN QUELLA DI «VIGILI URBANI,, Da qualche tempo il Corpo delle Guardie municipali aveva manifestato il desiderio di sostituire alla denominazione Guardie municipali, usata nei ruoli organici e nei regolamenti vigenti per il personale del Comune di Padova, quella di Vigili urbani. Non vi è dubbio che tale denomina- zione rispecchia in modo più esatto le funzioni che nelle grandi Città sono oggi assolte dagli Agenti comunali di polizia, in quanto hanno assunto il carattere pecu- liare della vigilanza su tutta la vita citta- dina nei riftessi dell’annona, dell'igiene, della polizia, della circolazione ecc., per- dendo gran parte del carattere repressivo, per acquistare invece quello più educativo, informato a concetti di prevenzione. Nelle stesse leggi dello Stato, e nei relativi regolamenti, alla denominazione Guardie comunali si è venuta sostituendo quella di Agenti comunali; ma poichè tale denominazione ha un carattere generico, in quanto comprende altre categorie di dipendenti comunali, così è sembrato op- portuno, sotto tutti gli aspetti, introdurre anche nei regolamenti di questo Comune la denominazione di Vigili urbani che è stata già adottata da altre grandi Città d’Italia. XxX x* ] FUNZIONARI DEL COMUNE OFFRONO AL Co: GIUSTI LA MEDAGLIA DI PODESTA” La mattina del 31 Dicembre u. s. tutti i funzionari del Comune, con a capo il Segretario generale Avv. Comm. Alfredo rendere omaggio Canalini, si portarono a al Podestà Co: Dott. Ing. Francesco Giusti ed espressero al primo Magistrato Civico i più fervidi voti augurali per il Capodanno. Durante il ricevimento venne offerta anche al Co: Giusti dal Comm. Canalini, a nome di tutti i funzionari, la medaglia d’oro distintivo del Podestà, istituita dalla Confederazione Generale degli Enti Autar- chici. Unitamente alla medaglia, che porta incise le parole: «A Francesco Giusti, I° Podestà di Padova» venne pure conse- gnata un’artistica pergamena recante una deferente dicitura. Il Comm. Canalini accompagnò |’ of- ferta con elevate parole di circostanza. Il Podestà rivolse infine ai funzionari espressioni di profonda gratitudine per il loro gentile pensiero e per l’omaggio ol- tremodo gradito ed assicurò che tutta la sua migliore c costante attività sarà sempre rivolta al pubblico bene ed all’ avvenire della Citta.

Page 54

G Eee SEKD TAWTTZÀ IS I PREEEZ CESAR SIA IL DOPOLAVORO PROVINCIALE DI PADOVA NEL SUO PRIMO ANNO DI VITA L'Opera Nazionale Dopolavoro, R. D. L. 1 Maggio 1925, ed istituita in Padova nel Dicembre del 1926, è un Ente parastatale, creato allo scopo di conseguire, nella sua vasta organizzazione, fini di carattere eminentemente sociale, inquantochè, col complesso delle sue provvidenze, tende a donare soprattutto al corpo ed allo spirito delle masse lavoratrici il sollievo necessario dopo le quotidiane fatiche ed a fa- vorire, nel tempo stesso, lo sviluppo delle loro capacità fisiche, morali ed intellettuali, non di- sgiunto da una sana educazione degli animi ai migliori sentimenti di italianità e di fraterno cameratismo. Fra le varie forme di attività con cui LO. N. D. si propone di raggiungere i propri intenti vanno annoverate in primo luogo le gite, i pel- legrinaggi e le diverse manifestazioni di carat- tere sportivo che essa promuove di frequente (come il turismo, l'escursionismo ecc.) con le quali, oltre quello precipuo della cura del bene fisico, che è oggi problema fondamentale in tutti i paesi che mirano al miglioramento della razza, consegue anche un fine indubbiamente istruttivo. Nè d'altra parte mancano le biblioteche, le scuole serali, le conferenze di cultura, le filo- drammatiche, le musiche, i concerti, istituzioni tutte che arrichiscono di cognizioni la mente, ingentiliscono l'animo ed abituano entrambi al culto dell’arte e del sapere. Fra i sistemi poi di erudizione diretta delle masse lavoratrici sono particolarmente curati quelli di carattere economico, specie se tendenti allo sviluppo ed all'incremento delle piccole in- dustrie domestiche, come l’orticoltura, la pollicol- tura, l’apicoltura, ecc. che servono a destare nel lavoratore interessamento a tutto ciò che possa contribuire al benessere della propria famiglia. sorta col Con il « Folcklore » lO. N. D. mantiene vive le caratteristiche, gli usi ed i costumi delle di- verse regioni d’Italia, e, mediante esposizioni, mostre di arte locale, concorsi di danze paesane e regionali, adunate musicali e corali, ripristina le tradizioni più belle. Anche per quanto riguarda l'igiene l Opera svolge in ogni forma attiva propaganda nelle officine, nei laboratori, negli uffici, nelle case, ed in ogni dove, diffondendo, a mezzo di con- ferenze, opuscoli ed altro, norme, precetti e con- sigli di somma utilità pratica. Nè trascura di promuovere o favorire inizia- tive per la costruzione di case economiche e po- polari, per l'istituzione di alberghi, ristoranti e di magazzini di consumo per il lavoratore, per l'incremento dell’industria agricola, per l’orga- nizzazione di concorsi, fiere, mostre e mercati, per tutto ciò insomma che porti vantaggio alle condizioni di vita delle classi lavoratrici. Questo, in succinto, è quanto si richiede all’O. N. D.; e tale istituzione, già incamminata trionfalmente sulla via della realizzazione dei suoi postulati, sta diventando un’imponente forza di consolidamento del Fascismo fra i ceti popo- lari e proseguirà senza dubbio nel suo intento con sempre crescente fervore, onde creare del- l’Italia lavoratrice una grande famiglia dopola- voristica, lieta del suo avvenire, cosciente della sua forza. Accennato così agli scopi ed all’ organizza- zione generale dell'O. N. D. diremo ciò che dal- l'Opera stessa è stato fatto nella nostra Provin- cia, nel suo primo anno di vita: L'Opera Nazionale Dopolavoro venne isti- tuita in Padova, come abbiamo detto, nel Dicem- 46 —

Page 55

XXX - L'ATTIVITÀ ESCURSIONISTA DEL DOPOLAVORO DI PADOVA AGLI STABILIMENTI ELETTRICI DEL CELLINA LuGnio 1927 bre 1926 e dopo difficoltà nè lievi nè poche ha iniziato la sua attività funzionale nella prima- vera del 1927, sviluppandosi man mano sino a raggiungere oggi un numero considerevole di iscritti che ammontano a circa 7000, con 167 gruppi e associazioni aderenti. Il Dopolavoro Prov. di Padova in questo suo primo anno di vita ha potuto affermarsi e sim- patizzare fra le masse lavoratrici sviluppando non poche delle branche di attività sopra ac- cennate, ottenendo il plauso dei Gerarchi mag- giori e della Direzione centrale in diverse oc- casioni, I DIRIGENTI Il Direttorio Prov. dell’ O. N. D. di Padova è composto dai seguenti Signori: Presidente Cav. Uff. Giovanni Alezzini, Se- gretario Federale del P. N. F. Vice-Presidente Cav. Uff. Severino Forno. Membri: Cav. Vittorio Romano, Segretario Generale dell’ Ufficio Prov. Conf. Sindacati Fa- scisti - Comm. Dante Poli, Presidente Unione Industriale Fascista di Padova - Cav. Uff. Silvio Corradini, Presidente Federazione Fascista Pa- 47 Gislon - Padova lot. Art. A. dovana Commercianti - Col, Cav. Luigi Cassinis, Segretario Prov. A. G. D. P. IL - Cap. Bonan, Segretario Prov. dell A. N. I. F. - Prof. Antonio, Ongaro, Segretario Prov. Gruppo Nazionale Fa- scista della Scuola - Dott.ssa Carmelita Casa- grandi, Delegata Prov. Fasci Femminili - Cav. Francesco Arrigoni, Presidente Ass. Naz. Fa- scista Ferrovieri - Cav. Antonio Murer, Presi- dente Ass. Postelegrafonici Fascisti - Prof. Bo- retti, Segretario Prov. Federazione Comunità artigiane Dott. Leandro Forno, Segretario Prov. dell'Opera. Per l’organizzazione e l inquadramento delle diverse Società e Gruppi il Dopolavoro Prov. di Padova si vale dei seguenti uffici e servizi così costituiti: Ufficio Presidenza: Questo Ufficio ha tutte le mansioni direttive, di vigilanza, di controllo e di coordinamento. Ufficio Segreteria: Organo esecutivo che promuove, sviluppa, inquadra le attività fissan- done le norme particolari e le organizzazioni singole. Ufficio Stampa e Propaganda: Provvede alla edizione di un quindicinale « Bollettino O. N. D.», cura ogni forma di propaganda con

Page 56

articoli, recensioni, pubblicazioni e cronache, svolge quell’attività culturale strettamente con- nessa con la stampa e propaganda. Ufficio Tesseramento e Statistica: Provvede alle esigenze amministrative e tecniche del tes- seramento espletando le pratiche necessarie; provvede altresì alla compilazione dei dati sta- tistici delle attività e delle necessità, compilando specchietti e relazio- ni, secondo le pre- scrizioni degli orga- ni centrali. Ufficio. Cassa Amministrazione : Provvede al con- trollo amministrati. vo specifico tenen- do i registri del l’amministrazione, curando l’econo- mato ed avendo affi- dato il magazzino del materiale. Direzione Spor- tiva Provinciale. Cura l'incremento dello sport per il mi- glioramento fisico deldopolavorista; in- dice, per promuove- re l'entusiasmo delle gare, corse, tornei ed adunate;cura la sud- divisione in sezione delle singole bran- che sportive, seguen- do esattamente le istruzioni, le norme, le direttive della Di- rezione centrale. La costituzione e l'organizzazione dei gruppi vantano le cifre seguenti: Dopolavoro Rio- nali: N. 11. Dopolavoro Co- munali: N. 41. Dopolavoro di Azienda: N. 19. Dopolavoro Enti statali e parastatali: N. 12. Gruppi Dopolavoro di Stabilimento: N. 10. Gruppi Dopolavoro Femminili: N. 5. Dopolavoro costituiti presso i Sindacati Fa- scisti: N. 5. L'inquadramento delle varie aderenti conta le seguenti cifre: Gruppi Sportivi: N. 22. Associazioni culturali del Dopolavoro: N. 5 AL RIFUGIO CANTORE . Ser EMBRE 1927 associazioni XXXI - L'ATTIVITÀ ESCURSIONISTA DEL DOPOLAVORO 3000 METRI FORCELLA FONTANA NERA Filodrammatiche aderenti: N. Associazioni Musicali: N. 12. Associazioni Ricreative, Circoli: N. 10. 16. Attività e manifestazioni. Organo tecnico a capo delle varie branche dopolavoristiche è il « Consiglio tecnico » com- posto delle seguenti persone: Cav. Uff. Severino Forno, Dir. Tec. per la Filodrammatica- Comm. Prof. France- sco Pancrazio, Dir. Tec. per l’Escursio- nismo - Prof. S. Sag- giori, Dir. Tec. per la Radiofonia e Ci- nematografia - Lean- dro Forno, Dir. Tec- nico per lo Sport - Cav. Italo Mazzon, per la pollicoltura e orticoltura - Prof. Ez- zelino Maggiolini, Dir. Tec. per la mu- sica - Giuseppe Vit- torio Merendi capo ufficio stampa e pro- paganda - Cav. Uff. Ing. Guido Guidi per l’ammobigliamento. ESCURSIONISMO L'attività escur- sionistica svolta dal. O. N. D. di Padova nell’anno 1927 fu compresa in N. 12 gite, con un totale di 5200 partecipanti nelle seguenti loca- lità: 30 Gennaio 1927 - Convegno di Asia- go. 20 Febbraio 1927 Gita a Bondone nel Trentino. Aprile 1927 - Adu- nata al Montello. 22 Maggio 1927 - Pellegrinaggio alla tomba di Eleonora Duse, ad Asolo. 3 Luglio 1927 - Adunata di Vittorio Veneto. 30 Luglio 1927 - Ortigara e Cortina d'Am- pezzo. 14-15 Agosto 1927 - visita ai campi di bat- taglia e visita a Postumia. 18 Settembre 1927 - Rifugio Cantore. Settembre 1927 - Gita a Venezia Coppa Schneider. Fot. Art. A. Gislon - Padova per la

Page 57

XXXII - L'ATTIVITÀ ESCURSIONISTA DEL DOPOLAVORO IL DOPOLAVORO DI PADOVA AL MONTELLO TRIBUTA IL SUO OMAGGIO ALL’EROE DEGLI ASSI BARACCA Fot. Art. A. Gislon - APRILE 1927 2 Ottobre 1927 - Adunata di Solagna. 30 Ottobre 1927 - Ottobrata a Piazzola sul Brenta. Una gita a Postumia-Trieste e Redipuglia venne pure compiuta dal Dopolavoro Filippo Corridoni di Padova. Altri gruppi dopolavoristici effettuarono an- ch’essi gite importanti. L’esponente del Dopolavoro Prov. in que- sto ramo è la Società Escursionisti padovani General Cantore, che forma una speciale se- zione. Il 12 Febbraio 1928 lO. N. D. di Padova partecipò con brillante successo alla grande adunata nazionale sciatoria invernale in Asia- go, indetta, per i Campionati dopolavoristici, dalla Federazione italiana per l'escursionismo e presieduta da S, E. l'On. Augusto Turati; la nostra città dimostrò anche in questo genere di sport di non esser seconda a nessun'altra delle sue consorelle. FILODRAMMATICHE L'attività filodrammatica dell'O. N, D. ha con- seguito anch'essa sino ad oggi, nel suo cre- scente sviluppo, ottimi risultati. Le società ade- renti sono 16 con un totale di 372 iscritti. Padova La società filodrammatica « Antenore » della nostra città ha riportato già notevolissimi suc- cessi conseguendo il 1. premio al Concorso Nazionale delle Tre Venezie ed il 7. al Con- corso Nazionale di Bologna, dove si trovò in competizione con altre fornite di mezzi più no- tevoli e di più lunga e rinomata tradizione. All’ « Antenore » fu anche assegnata la me- daglia d’oro della Deputazione provinciale di Bologna, Per promuovere lo sviluppo e l'emulazione delle Filodrammatiche della nostra Provincia, e quindi migliorarle, a cura di questo Direttorio è stato indetto recentemente un concorso filo- drammatico Prov. a cui è seguita una Gara del teatro italiano ed una Gara del Teatro dialettale. Concorso e gare ebbero esito veramente lusin- ghiero e promettente per l'avvenire. MUSICA Società Corali N. 6: totale aderenti N, 286 - Esecuzioni corali effettuate dalle Società ade- renti N. 12. Premi conseguiti: IL Premio al Concorso Nazionale Corale di Roma (Società Flora Ri- sorta). Due premi ai Concorsi di Praglia (So- cietà Lorenzo Perosi).

Page 58

È stata anche curata la divulgazione del- l'importanza etica del canto corale con confe- renze ed articoli vari, Corpi bandistici iscritti N. 7; totale aderenti N. 215; esecuzioni N. 14. Corpi Mandolinisti N. 2; totale aderenti N. 40 Manifestazioni e concerti N. 10. Il Direttorio Prov. per lo sviluppo e l’incre- mento del gusto mu- sicale tenendo pre- sente di questo alto valore educativo e ricreativo, promosse 4 concerti con l’in- tervento ad uno di essi del maestro A- milcare Zanella. CINEMATOGRAFIE E FOTOGRAFIE Nel campo cine- matografico furono eseguite rappresen- tazioni di pellicole a soggetti diversi ed istruttivi special mente nella Sede del- l Università Popola- re passata ora al Do- polavoro, con un to- tale di 22 spettacoli. A cura del Di- rettorio Prov.è stato inoltre istituito un servizio di noleggio di films a prezzi mi- tissimi per Dopola- voro Comunali. Nel campo foto- grafico è stato invece indetto allo scopo di divulgare l’arte della fotografia, un con- corso permanente con premi, ed è stata anche istituita una fototeca dei lavori premiati. AGOSTO 1927 RADIOFONIA Il Prof. Saggiori, preposto alla Direzione tecnica della radiofonia, ha iniziato nel Bollet- tino quindicinale una rubrica di propaganda radiofonica ed ha curato la stipulazione di spe- ciali convenzioni per fornitura di apparecchi radiofonici riceventi ai dopolavoristi. XXXIII - L'ATTIVITÀ ESCURSIONISTA DEL DOPOLAVORO IL DOPOLAVORO DI PADOVA AL CIMITERO DI REDIPUGLIA Fot. Art. A. ISTRUZIONE PROFESSIONALE A. cura della Segreteria Provinciale furono istituiti giusta i programmi dell'O. N. D.: un corso di stenografia che fu frequentato da ben trentacinque allievi, sotto la direzione e l'insegnamento del Sig. Turno Verdi ; un corso di telefonia-radiotelegrafia e tele- grafia che fu frequen- tato da sessanta al- lievi, sotto la dire- zione e l’insegna- mento del Rag. Ruz- zante, che si valse del valido aiuto del- l Associazione tele- grafisti e radiotele- grafisti delgenio «A. Volta» di Padova; un corso di chi- mica che fu frequen- tato datrentaallievi, sotto la direzione ed insegnamento del Prof. A. Loria e che si svolse nelgabinet- to di chimica dell’I- stituto tecnico di Pa- dova. DIREZIONE PROV. DEL DOPOLAV. SPORTIVO Gruppi Sportivi e Associazioni ade- renti all’ O. N. D., N. 22; totale degli ade- renti N. 825; totale delle manife- stazioni N. 150. I premi conse- guiti furono i se- guenti : I. Premio al Con- corso Ginnastico di Pontelongo (Soc. Ginnastica Ardor); I. Premio Con- corso Ginnastico Nazionale di Como (Soc. Gin- nastica Ardor) e altri moltissimi premi di mino- re importanza alle diverse manifestazioni a cui il Dopolavoro Prov. partecipò direttamente o attraverso le Associazioni aderenti. A cura di questo Direttorio furono indetti inoltre : ì un Campionato Prov. di Atletica leggera (30 Ottobre 1927) cui parteciparono 100 atleti della Città e della Provincia tutti regolarmente tesserati dell'O, N. D.; Gislon - Padova 50 —

Page 59

1.-2.-3. Adunata a Vittorio Veneto (Luglio 1927). + 4. Al Ci- mitero dei Caduti di Redipuglia (Agosto 1927). - 5. AI Lago di S. Croce - Vittorio Veneto (Luglio 1927). - 6. - 7. Ai campi di So- lagna (Ottobre 1927). - 8. AI Cimitero di Redipuglia (Agosto 1927). - 9. A_ Piazzola sul Brenta, visita al palazzo del Duca Camerini | (Ott. 1927). - 10, Sulle rovine dell'Abbazia di Nervesa (Apr. 1927). lisiiosi oe XXXIV - L'ATTIVITÀ ESCURSIONISTA DEL DOPOLAVORO DI PADOVA ANNO 1927 - V

Page 60

un Campionato Prov. Ciclistico cui parte- ciparono 25 ciclisti dopolavoristi ; un Torneo di Calcio per il Campionato Prov. cui parteciparono dieci squadre. Allo scopo di dividere ed inquadrare le varie attività sportive, a cura del Direttorio furono costituite le seguenti sezioni: Una Sezione Atletica - Una Sezione Pugili- stica - Una Sezione Calcistica - Una Sezione Ginnastica - Una Sezione Nautica - Una Sezione Ciclistica - Una Sezione Schermistica - con un totale di 190 atleti e di 10 squadre aderenti. I dopolavoristi padovani della Sezione Ci- clistica disputarono in questo anno la Coppa d’incoraggiamento e vi parteciparono in 35. PROPAGANDA Questo ufficio, oltre la diffusione dei pro- grammi e delle finalità dell'O. N. D., curò an- che la propaganda fiancheggiatrice a favore del Prestito del Littorio e della Festa del Libro. Pubblicò opuscoli, manifesti ed articoli illu- stranti le finalità e gli scopi preposti all'O.N.D. e quelli di tutte le altre manifestazioni Nazionali. Alla mostra Internazionale della Economia Domestica in Roma, O. N.D. di Padova parte- cipò rappresentata dalla Scuola Scalcerle, dalla Stazione Sperimentale di Bachicoltura di Bru- segana e da altre Ditte cittadine regolarmente aderenti. A. cura del suddetto Uflicio fu sempre divul- gata e spiegata la bellezza della fede fascista e la parola dei Capi, affinchè il lavoratore ne com- prendesse l’importanza e ne divenisse fedele seguace. CULTURA L'Università popolare di Padova col 15 di- cembre 1927 passò all’O. N.D. e divenne quindi Istituto di cultura della Opera stessa. T tesserati possono perciò frequentare ora con minima spesa (L. 5 annue) lezioni, confe- renze, letture, dizioni, alle quali spesso si ag- giungono serate cinematografiche con pellicole educative ed istruttive. Il funzionamento dell’ Università è stato af- fidato provvisoriamente per l’anno 1927-28 ad un Direttorio straordinario presieduto dal Se- gretario federale dei Fasci Cav. Uff. Alezzini, Il 19 Dicembre u. s. ebbe luogo in forma solenne e con l'intervento di numerose Autorità l'inaugurazione del primo anno scolastico, e du- rante la cerimonia parlarono applauditissimi il Cav. Uff. Severino Forno, il Prof. Visentini dei Sindacati e l Avv. Comm. Carlo Bizzarini che, con la speciale attrattiva della sua non comune arte oratoria, illustrò i nuovi compiti dell’ Uni- versità, primo, fra tutti, quello di rievocare le benemerenze che il Fascismo si è acquistate con le sue provvidenze nel campo della politica in- terna, estera, finanziaria e sociale. 11 20 Dicembre u. s. fu iniziato felicemente il corso delle lezioni, che si susseguono con fre- quenza e con successo, mercè la collaborazione appassionata di valorosi competenti. La Biblioteca circolante fu dotata di nuovi volumi e la propaganda svolta in suo vantaggio aumentò il numero dei lettori. IL DOPOLAVORO FEMMINILE Direttrice Provinciale: Dott. Carmelita Ca- sagrandi, Delegata dei Fasci femminili, coadiu- vata dalla Signorina Tosato. Dopolavoro aderenti N. 3 - Iscritte N. 1500. L'organizzazione di questa importante branca dell'Opera viene effettuata attraverso i Fasci Femminili della Provincia. Presso quasi tutti i Fasci esiste il nucleo dopolavorista femminile, che apre la via alle prime manifestazioni inerenti all'attività e alla vita della donna nella casa, nelle officine, nei campi e anche nella vita politica. Il dopolavoro femminile si propone di cu- rare specialmente l'economia domestica con, corsi di istruzione casalinga, di istruzione agra- ria per le contadine e di igiene generale; di sorvegliare le piccole industrie femminili cer- cando di migliorarle e perfezionarle; di istituire corsi di giardinaggio, orticoltura e frutticoltura. Nel periodo della coltivazione dei bachi, in quelle regioni in cui essa si pratica largamente, il Dopolavero femminile si propone di aiutare e istruire le donne in tal genere di industria sia per migliorare il prodotto, sia per rendere più redditizio il profitto. La cosidetta « puericoltura» viene pure cu- rata e intensificata là dove altre organizzazioni non hanno iniziato il proprio lavoro di propa- ganda a tale riguardo. Il Dopolavoro femminile istituisce, in per- fetto accordo con i Fasci femminili, ambula- tori medici per dopolavoriste e casalinghe, onde poter dar loro anche l'assistenza necessaria. Questo, in sunto, il quadro delle attività e dei fini del Dopolavoro femminile che l'Opera ha istituito nel complesso delle sue manifesta- zioni assistenziali. | vi (S]

Page 61

FIERA"PADOVA 10-25 GIUGNO 1928 avi RIBASSI FERROVIARI 50% DA TUTTE LE STAZIONI D'ITALIA ESENTE DA BOLLO AUTORIZZATO DALLA R: QUESTURA DI PADOVA

Page 62

tea fi se te RETE c A n 16 "4

Page 63

(SCE PLVIVIVLIU N LLVIVIVII JI è & VITA CITTADINA ooo LA FESTA DELLA BEFANA IN PIAZZA DELLE FRUTTA La tradizionale e caratteristica festa, quando i loro desideri avrebbero trovato che ha luogo annualmente nella nostra le più complete soddisfazioni nei regali città la sera della Befana, in Piazza delle portati dalla Befana. Frutta, ha riportato anche quest'anno un Riuscitissime furono anche le mostre magnifico successo, dovuto, in special modo, organizzate dai negozi siti intorno alla al lodevole interessamento che con parti- piazza e sotto la Sala della Ragione, dove colare passione dedica, da oltre un decennio, le macellerie costituivano speciale attrattiva al sempre crescente sviluppo dell’antica con le loro ricche esposizioni di carne e usanza la benemerita Direzione del quoti- di pollame. diano cittadino «Il Veneto» promuovendo, Degna di nota era anche la Pesca pro fra le migliori mostre di frutta, importanti Rifugio Minorenni nella quale figuravano gare con ricchi e numerosi premi. bellissimi lavori eseguiti dai ragazzi del I chioschi ed i banchi, eretti ed addob- Rifugio stesso. bati con gusto finemente artistico, erano Durante tutta la sera regnò nella piazza ricolmi di frutta di ogni genere e di dolci e nei dintorni la più viva animazione, data di ogni qualità, disposti a gruppi di forma la continua e rilevante affluenza di acqui- svariata, adorni di verde e di fiori. renti e di visitatori. I negozi ed i banchi di giocattoli, in All’aspetto gaio ed animato della festa mezzo ad uno sfarzo di luci e di colori, contribuirono anche gli scelti programmi offrivano all’ammirazione degli astanti ogni musicali eseguiti dalla Banda Unione e sorta di geniali invenzioni destinate alla dalle altre Bande cittadine. felicita dei bambini che, numerosi ed esta- Dalla Commissione tecnica furono tici, facevano ressa dinanzi alle vetrine, pre- nella stessa serata assegnati i premi per i gustando la gioia del mattino successivo, migliori cpositori. | |

Page 64

4 NANINFNÎ - Alcuni banchi di frutta presso il Salone, - Grande banco di frutta Galeazzo, NXXV - LA FESTA DELLA BEFANA IN PIAZZA DELLE FRUTTA 5-6 Gennaro 1028 - VI Pot. Art. A. Gislon - Padova

Page 65

XXXVI - IL CORPO DEI POMPIERI DI PADOVA 17 GENNAIO 1928 - VI lot. Art, A. Gislon - Padova LA TRADIZIONALE FESTA DEI POMPIERI Il mattino del 17 Gennaio corr. anno venne effettuata nella caserma dei Civici Pompieri, in piazza Vittorio Emanuele II., la tradizionale celebrazione della festa del loro patrono S. Antonio del fuoco. Prima, però, che si iniziasse la ceri- monia nella caserma della Loggia Amulea, ebbe luogo nella Basilica di S. Giustina una solenne funzione religiosa in suffragio dei Pompieri caduti in guerra. La Messa di requiem venne celebrata dal parroco della Basilica don Giovanni Fidelibus e ad essa presenziarono numerose Autorità con a capo il Podestà Co: Giusti. Ai piedi dell’altare maggiore era stato eretto un catafalco, ai lati del quale presta- vano servizio d'onore i Vigili urbani e le Guardie daziarie. Dietro il catafalco era i vi schierato l’intero Corpo dei Pompieri, in alta uniforme, agli ordini del Comandante Geom. Locarni. Subito dopo terminata la Messa i pre- senti si portarono nella Caserma dei Pom- pieri che, già allineati in bell’ordine mi- litare, unitamente agli altri Corpi armati del Comune, resero gli onori al Podestà ed alle Autorità intervenute alla festa. Fra queste si notavano: il Segretario generale del Comune Avv. Comm. Canalini, il Capo Ufficio legale del Comune Avv. Cav. Uff. Antonio Tonzig, il Cav. Boeche, Ragioniere Capo del Comune, per |’ Asso- ciazione Granatieri, il Marchese Selvatico per la Croce Verde, il Comm. Avv. Rasi, il Colonnello Quartaroli, il Comandante i Vigili Urbani Magg. Cav. Orpianesi, il

Page 66

Dott. Limena Roncato per i Mutilati ed altri. Era anche presente un eletto stuolo di Sig." fra le quali si notavano la March. Buz- zacarini, la Sig. Baldan per le Madri e Ve- dove dei Caduti in guerra, la Sig. Canalini, la Sig. Locarni, la Sig. Raimondi ed altre. Numerose erano le rappresentanze delle Associazioni di P. A. Croce Verde e Misericordia. Fra la viva com- mozione degli astanti vennero dapprima de- poste due magnifiche corone di fiori sulla lapide che ricorda i Pompieri caduti in guerra; una a nome del Corpo e l’altra a nome dell’Associa- zione Granatieri. Quindi dopo un mi- nuto di raccoglimen- to in omaggio alla memoria dei gloriosi Caduti, il Podestà passò in rivista i Pompieri che sfilaro- no, poi, dinanzi alle Autorità. Dopo la sfilata gli intervenuti si por- 17 GENNAIO 1928 - VI tarono nella sala-convegno della caserma dove il Podestà, dopo aver rivolte nobili e cordiali parole di circostanza ai valorosi Vigili del fuoco, distribui i seguenti premi : Capo-squadra Umberto Biasolo : croce di guerra - Vice capo-squadra Emilio Schelvi: medaglia d’argento per 20 anni di servizio ininterrotto - Vice capi - squadra Arturo XXXVII - LA Marc. BUZZACARINI MADRINA DEL CORPO, CON IL COMAND. LOCARNI Nardo e Luigi Baliello, pompieri Antonio Costante, Ernesto Benetton, Pietro Borto- lami, Sebastiano Canton e Sante Bortolami : medaglia d’argento per 15 anni di servizio ininterrotto. Terminata la premiazione il Geom. Locarni rivolse al Podestà ed a tutti i presenti sentite es- pressioni di profonda gratitudine. Infine venne ser- vito un sontuoso rin- fresco durante il qua- le il Podestà brindò alle fortune dei Pom- pieri ed il Geometra Locarni, ringrazian- do, ineggiò al Re, al Duce ed alla Patria. Si chiuse così la bella cerimonia che, per quanto svol- tasi in forma intima e semplice, riusci egualmente solenne. Nel prossimo anno il Corpo dei Pompieri celebrerà il primo secolo della fel rt 4. Gi2m = 262222 sia fondazione con l'intervento delle Rappresentanze dei Corpi dei Pompieri di tutta Italia; ec noi siamo fin da ora sicuri che in tale circostanza i nostri Vigili del fuoco non mancheranno di mostrarsi completamente degni delle cure che verso di loro prodiga l Ammini- strazione civica, mantenendo alte le glo- riosi tradizioni del Corpo e rendendo onore alla nostra Città.

Page 67

LA CONFERENZA ORARIA NELLA SEDE DEL CONSIGLIO PROVINCIALE DELL’ECONOMIA Il giorno 3 Febbraio corr. anno ebbe luogo nella nostra città, e precisamente nella sede del Consiglio Provinciale del- l'Economia, la conferenza per lo studio degli orari ferroviari. Tale iniziativa, sorta per la prima volta in Padova alcuni anni or sono e ricono- sciuta di indiscussa utilità, ha raggiunto in breve tempo uno sviluppo ed un’ impor- tanza tali, che oggi essa ha luogo in quasi tutte le principali città d'Italia ec ad essa intervengono anche funzionari della Dire- zione generale e delle Direzioni comparti- mentali delle ferrovie dello Stato. La conferenza ebbe inizio alle ore 9 ant. Al tavolo d'onore siedevano : S. E. il Prefetto di Padova Dott. Grand’ Uff. Giam- battista Rivelli, presidente; l On. Milani, vice-presidente; l On. Calore, il Comm. Bertolotto e il Cav. Marzari, presidenti di Sezione ; il Segretario Dott. Paganini e i delegati esperti Cav. Luigi Casadio, Arturo Corso, Cav. Beretta e Ing. Piccinati. Fra gli intervenuti si notavano : l’Ing. Comm. Adolfo Radius e Cav. Uff. Arturo Fraia per la Direzione generale delle fer- rovie dello Stato ; il Comm. Avv. Fran- cesco Cologiuri e Cav. Pietro Giuliani per la Direzione compartimentale di Venezia; l'Ing. Cav. Salvatore Detiman e Rag. Cav. Luigi Marcussi per la Direzione comparti- mentale di Bologna; il Cav. Paolo Sala per la Direzione compartimentale di Trieste; i. rappresentanti dei Consigli Provinciali del- l'Economia di Belluno, Modena, Pola, Ra- venna, Rovigo, Treviso, Trieste, Udine, Venezia, Verona, Vicenza, Bologna, Bol- zano, Fiume, Gorizia e Mantova, ed il Cav. Arturo Corso per l’Istituto Veneto Tra- sporti di Treviso. Primo a prender la parola fu S. E. il Prefetto di Padova che, anche in qualità di Presidente del Consiglio Provinciale del- l Economia, rivolse il suo deferente saluto a tutti i presenti, ringraziandoli sentitamente per il loro cortese intervento alla confe- renza oraria. Dopo aver dichiarato non esser neces- sario il soffermarsi sugli scopi della riu- nione e sui desideri che in essa sarebbero stati esposti dagli interessati, poichè il co- stume fascista impone la massima parsi- monia di parole, l’ oratore prosegui il suo dire mettendo in evidenza tutta l’ impor- tanza dell’ istituzione dei Consigli Provin- ciali dell’ Economia, con i quali viene assicurato nel modo più perfetto lo svi- luppo di tutte le attività produttrici in rap- porto alle esigenze dell'economia locale e nazionale. E poichè tale argomento deve trovare nei nuovi possenti organismi i sostenitori e gli assertori più efficaci e decisivi, l’ora- tore invitò l'assemblea ad ispirarsi al più schietto senso di concordia ed a confidare nel benevolo appoggio dei volonterosi e valorosi funzionari dello Stato, ai quali rivolse parole di vivo ringraziamento, S. E. il Prefetto chiuse il suo discorso rivolgendo un pensiero devoto al Duce ma- gnifico, animatore e suscitatore di ogni forma e di ogni idea di bellezza c di genio, ed all’On. Ciano, nobile figura di Soldato e di Ministro.

Page 68

Le ispirate parole pronunciate dal Grand’ Uff. Rivelli rotte da calorosissimi applausi e furono alla vennero spesso inter- fine salutate da un'imponente ovazione. Prese quindi la parola il Cav. Bo- schiero, Vice-presidente del Consiglio Pro- vinciale dell’ Economia di Vicenza, che ricambiò, anche a nome dei colleghi, il deferente saluto a S. E. il Prefetto e che, ringraziando per la cortese ospitalità di Pa- dova, rivolse anche il suo pensiero devoto ed affettuosissime espressioni all’ indirizzo del Grand’ Uff, Fiorazzo, fondatore delle conferenze-orarie, che costituiscono oggi una delle nostre più belle tradizioni. Venendo poi a trattare degli argo- menti formanti oggetto della riunione il Cav. Boschiero, come questione di carat- tere generale, fece rilevare la necessità di trasferire a Venezia l’Istituto Veneto dei Trasporti che oggi ha sede in Treviso e che tale Istituto, posto vicino agli Uffici compartimentali, venga anche organizzato ed attrezzato in modo da corrispondere pienamente alle legittime esigenze dei Con- sigli dell’ Economia, specialmente ora che l'elemento trasporti ha ed avrà sempre maggiore importanza nel costo della pro- duzione e nel buon andamento dei traffici. Ed espresse anche l'avviso che d’ ora in- nanzi le conferenze orarie, che dovrebbero avere carattere più lato ce divenire confe- renze ferroviarie o dei trasporti, dovreb- bero essere organizzate dall’ Istituto stesso, pur seguitando a svolgersi per turno nelle varie città. L’oratore, passando quindi ad altra questione, espose la convenienza dell’ intro- di linee ferroviarie di secondaria importanza, duzione un servizio economico sulle dimostrata dalle recenti riduzioni apportate ai treni-chilometri delle ferrovie dello Stato. E perchè il sistema di trazione a mezzo di automotrici, largamente applicato all’ e- stero, venga introdotto quanto prima anche sulle lince ferroviarie italiane, propose il seguente ordine del giorno : «I Consigli provinciali dell'Economia delle Tre Venezie riuniti a Padova per la conferenza oraria estiva; Considerata l'opportunità e la convenienza della intensificazione del servizio viaggiatori anche su linee ferroviarie di non primaria im- portanza mediante sistemi di trazione più eco- nomici dei normali treni a vapore: Rinnovano il voto affinchè venga introdotto anche sulle ferrovie del Veneto il servizio di automotrici iniziando l'esperimento, a comple- mento delle attuali corse dei treni a vapore, sulla linea Vicenza-Schio, che per le sue carat- teristiche offre le condizioni più indicate per tale prova ». Al Cav. Boschiero fecero seguito il Comm. Dott. Calogiuri del Compartimento di Venezia, che affermò esser necessario limitare la conferenza a questioni di carat- tere regionale, ed i rappresentanti di Trieste e Fiume che, dichiarandosi discordi con il Comm. Calogiuri, raccomandarono viva. mente gli impellenti bisogni di linee ferro- viarie della città da ciascuno rappresentata. Nella seduta pomeridiana, su proposta dell'On. Milani e per quanto dal rappre- sentante del Compartimento di Venezia fosse stata nella mattinata proclamata anche l’inutilità delle conferenze - orarie, venne approvata la costituzione di un Comitato con funzione permanente di studi delle que- stioni orarie e di collegamento con lAm- dello Stato. Tale Comitato avrà sede presso la Segre- ministrazione delle Ferrovie teria del Consiglio Provinciale dell’ Eco- nomia di Padova. Quindi la Conferenza espresse alcuni voti d’indole generale. 5 8

Page 69

Udine ebbe ad insistere sul voto già presentato nella precedente Conferenza e cioè che si venga ad una riforma logica dell’attuale sistema delle «deviazioni» agli effetti dei percorsi e delle tarifte. Mantova chiese pure la stessa riforma per i viaggi di corsa semplice e la con- cessione di biglietti valevoli per tutti gli scali del Garda, con speciale riduzione e tali da consentire ai viaggiatori la perma- nenza sul lago buona parte della giornata. Padova pose nuovamente in rilievo come il servizio della linea Monselice - Man- tova renda oltremodo difficili le sue co- municazioni con tale linea. Modena chiese un miglioramento nei trasporti di frutta fresca destinata per il transito del Brennero. Udine chiese che alla stazione per la Carnia siano accordate le stesse facilitazioni di cui godono nella stagione estiva le sta- zioni d'accesso a luoghi di cura del Cadore e del Trentino. Anche Padova chiese che alla Carnia ed all’ Altipiano di Asiago vengano estese le facilitazioni concesse nell’estate del 1927 ai viaggiatori diretti in Alto Adige ed in Cadore. Infine fu chiesta l’ abrogazione della clausola del percorso minimo di 100 Km. per godere delle facilitazioni di viaggio concesse alle famiglie che si recano in sta- zioni balneari e termali, dato che le fa- miglie numerose, per ovvie ragioni, tendono a recarsi in luoghi di villeggiatura non molto lontani dalle loro residenze. Furono anche studiati provvedimenti per l'attuazione di un nuovo diretto sulla linea Trieste - Milano - Torino e per abbre- viare di un'ora il viaggio da Trieste a Roma. La conferenza chiuse i suoi lavori. alle ore 17.30. Il Comm. De Morsier, che nella se- duta pomeridiana tenne la presidenza in Prefetto Rivelli, rinnovò al Consiglio dell'Economia di Pa- sostituzione di S. E. il dova i più sentiti ringraziamenti per la gen- tile ospitalità usata ai convenuti e per il contributo prezioso che porta nello studio dei problemi ferroviari. La sera tutti i congressisti, con a capo il Prefetto di Padova, convennero nelle sale dell’Albergo Storione dove ebbe luogo un signorile banchetto, improntato alla mas- sima cordialità. LA SOLENNE CELEBRAZIONE DELL’8 FEBBRAIO 1848 Nel pomeriggio dell’8 Febbraio corr. anno, per iniziativa del Gruppo Universi- tario Fascista, ebbe luogo nel cortile della R. Università di brazione della storica data dell’8 Febbraio Padova la solenne cele- 1848, quando studenti c cittadini, animati da una stessa fede, si unirono per insor- gere contro lo straniero e versarono il loro sangue generoso per la causa nazionale. Il corteo mosse alle ore 13.30 dalla Casa del Goliardo per raggiungere la sede universitaria. Fra le rappresentanze si notavano il gagliardetto, il gonfalone della sezione spor- tiva e tutti i labari del G.U.F.; il gagliar- detto dei volontari di guerra e degli assi- stenti universitari fascisti, le bandiere dei mutilati, dei combattenti, delle madri e

Page 70

vedove di guerra, del Ginnasio Liceo, della Dante Alighieri e di altre associazioni. In- sieme con gli studenti sfilava anche una squadra di Balilla. Del facevano parte il Prefetto, il vice Podestà avv. Bon- sembiante, il Segre- gruppo delle autorità tario federale Cav. Uff. Alezzini, il Cav. Fraracci comandante la 53° Legione della Milizia, VOn. Prof. Landucci, preside della Facoltà di Giu- risprudenza per il Ret- tore Magnifico, il Prof. Di Muro per la Scuola ingegneri, er ETA r l'ing. Pavanato e il Dott. Menini del G. U. F., l'Ing. Griffey per i mutilati, il so- stituto Procuratore del Re Cav. Fascino, l'Ing. Romanin Jacur per i combattenti, l'Avv. Solitro per i volontari di guerra, il Cav. Repetti per il Questore, il Colon- A IO nello Hueber per il Comando di Divisione, l'Avv. Pellacani per gli Enti Autarchici, il Capitano dei Carabinieri Sig. Meoli, il Di- rettore centrale delle scuole elementari Prof, Barbieri, il Dott. Brunelli Bonetti per la Dante Alighieri, il Dott. Rossi per gli assi- stenti Universitari fascisti, il Dott. Visen- tini dei Sindacati, numerosi insegnanti uni- versitari, il Dott. Violani della segreteria dell’ Ateneo. Splendide corone di fiori ven- nero deposte sul portone monumentale XXXVIII - L'ATENEO DI PADOVA LA PORTA DI BRONZO A MEMORIA DEI STUDENTI CADUTI IN GUERRA dell’Università e sulla lapide che ricorda i caduti del 1848. Nel cortile del Bo era stata eretta una tribuna per gli oratori sulla quale presero posto le Autorità, mentre intorno ad essa si disponevano le rappre- sentanze con bandiere e gagliardetti. Intervenne alla cerimonia anche nu- meroso pubblico. Il Dott. R. Me- nini presentò all’udi- torio, con elevate pa- role, l'oratore uffi- ciale Avv. Giorgio Petrin, il quale pro- nunciò poi il se- guente discorso in- terotto spesso da ca- lorose approvazioni e salutato alla fine da unanimi ed entusia- stici applausi. «Nel commemora. re oggi, in questo anti- co e glorioso Ateneo, uno degli episodi più salienti dello spirito della nostra goliardia, i nostri cuori battono di un palpito di amore, di devozione ineffabile: di amore all’antico e santo nome d'Italia; di devozione a quanti operarono e patirono, combatterono e morirono per rinnovare quel nome nell’onore delle Nazioni. Disse un giorno il Duce, Benito Mussolini, tra le mura del nostro Studio: « essere le Uni- versità dei punti fermi e fissi nel cammino e nella storia dei popoli. Difatti già nelle ombre grigie e pesanti del Medioevo qui si accendeva quella face dello spi- rito, non mai spenta forse neppure nella età delle maggiori rovine e della maggiore oscu- rità, la face che Roma avea portata attraverso il mondo e che a Roma nei dì nostri dovea con ‘ rinnovato splendore tornare. Qui exwieruni milites — non morituri ma- nent. — Dice il motto bellissimo che Gustavo Fot. Art. A. Gislon - Padova — 60 —

Page 71

Zambusi dettò accoppiando alla finezza della sua arte il suo cuore di padre italiano. Di qui uscirono verso la santa ribellione in tutte le età e in tutte le epoche gli spiriti che si erano nu- triti dell'amore di Patria. Di qui uscirono nel 48 i giovani che conob- bero il piombo austriaco, il martirio e la gloria. Sarebbe vano, e noi tutti lo sentiamo, dire oggi secondo la consuetudine cara al demolibe- ralismo di ieri, la vana declamazione della li- bertà. Essa fu nel 48 ribellione e ribellione può essere anche domani a chi tenti alla vita che Iddio ha dato alla nostra gente, ai confini che il sangue dei martiri ha tracciato. XXXIX - LA COMMEMORAZIONE DELL’8 FEBBRAIO 1848 NEL CORTILE DELL'UNIVERSITÀ 8 FeBBRAIO 1928 - VI Di qui uscirono nella terza primavera della Patria, nel maggio 1915, verso i campi della battaglia, fedelissime coorti, altri giovani, cuori semplici di soldati e di goliardi e spesso senza ritorno. Di qui uscirono, nel dopo -guerra triste e desolato, altri giovani, ad affermare nel nome dei morti che la Patria non si nega e chiama- rono »Serenissima» la bella squadra, nutrita del loro spirito e della loro fede. E i nomi di quelli che non torneranno più, stanno incisi nel bronzo e nelle lapidi, ove immortali rimangono. Orbene, camerati, 18 febbraio non è altro che un episodio saliente di una lunga catena, per cui noi legittimamente affermiamo che qui nello Studio in tutte le età, in tutte le epoche fu conservato e nutrito il miglior spirito di nostra gente, quello che diede con la stessa spontaneità i soldati e gli artisti, i guerrieri e i pensatori. Commemorare quindi questa data significa per noi non soffermarci per un momento a com- piere un cerimoniale di consuetudine, ma trarre dalle glorie e dalle tradizioni del passato, le ragioni e le necessità della nostra vita di mae- stri e di goliardi, le responsabilità del domani. 6I lot. Art. A. Gislon - Padova Ma oggi noi intendiamo vivere secondo lo stile della nostra legge, della legge fascista. Oggi sentiamo che l'individuo non è nè deve essere fine a sè stesso secondo la formula libe- rale, ma mezzo: mezzo di maggiore potenza, di maggiore gloria, di maggiore civiltà per la stirpe. Oggi guardando il passato alla luce degli Eroi, al sangue versato, alle memorie e alle glorie del nostro Ateneo, dobbiamo guardare sopra tutto a noi stessi e in noi stessi. Ditemi un pò, o camerati, siamo noi vera- mente tutti pronti, tutti preparati per il grande smisurato compito che a noi incombe ? Non rimangono ancora in noi egoismi e viltà, debolezze e miserie ? Guardate, o camerati goliardi, voi sopratutto universitari fascisti, raccolti attorno all’amico Menini, non è vasto, difficile, poderoso il vostro compito principe, quello cioè di avviare la massa intellettuale sulla via in cui l'elemento del pen- siero concordi con quello politico ? Poichè noi ben sentiamo come sia tfonda- mentale ec grave il problema della coltura fa- scista: intendo quello per cui la dottrina e lo spirito debbono formare una unità inscindibile e spontanea nell'’armonia nazionale.

Page 72

E non incide qui forse, o camerati, l'altro problema, ugualmente grave, parimenti diflicile e forse più vasto, quello della classe dominante di domani? Non è da qui, o camerati, che deve prin- cipalmente uscire la classe dominante dell'Italia fascista, educata alla disciplina severa dello studio e delle opere, ma anche alla sensibilità di tutti i problemi e di tutte le necessità ? Noi abbiamo, o camerati, la fortuna di ap- partenere ad una stirpe che è plasmata dai sor- risi della terra e del cielo ed è illuminata dalla luce della più grande civiltà. Di questa stirpe voi dovete essere la mi- gliore, la più sensata, la più pura espressione. Con tutte le virtù proprie della nostra gente e anche con talune di quelle doti che la pesante intellettualità liberale chiamava difetti. Disciplina salda, tenace ed anche dura deve essere la nostra, ma senza la stupida rigidità tedesca: il canto della Giovinezza è veramente inutile se gli spiriti non sappiano batterne il tempo. Così noi dobbiamo seguire ed amare tutte le crisi e tormenti del pensiero ma sanamente, senza gli astrusi ed inutili cerebralismi degli slavi. Ma sopratutto bisogna avere quello che il grande educatore del fascismo, Augusto Tu- rati, chiama <// coraggio delle modeste verità ». Bisogna guardare dentro noi stessi, dentro le nostre anime, quando siamo soli, solo davanti a noi stessi, e chiederci che cosa abbiamo fatto per la nostra Patria, per la nostra terra. E non chiederlo agli altri per non sentirsi mentire. Chiederlo alla nostra coscienza nel ricordo di quanto è stato sofferto, di quanto è stato dagli altri donato. Nessuna necessità di grandi gesti che deb- bano servire per la platea: ma costruire piccole cose, forti e sicure e sopratutto espressione di fede sincera. La politica delle opere, in una parola, 0 camerati, e delle volontà. Queste poche umili cose ho saputo e potuto dirvi in questo giorno sacro nelle memorie della goliardia patavina. Con poveri mezzi d’intelletto e di parola, ma con puro cuore goliarda di ieri e goliarda di domani, secondo la bella, santa e sana tra- dizione nostra. Non si spenga mai nei cuori, o goliardi, la fiamma che accese nei tempi lo spirito dello Studio di Padova. Sappiano iu ogni tempo uscire di qui, quando chiami la Patria; i soldati per tutte le battaglie; sia questo veramente il Tempio della Scienza e della Fede». LA CONFERENZA DI GIANNINO ANTONA TRAVERSI NELLA CASA DEL MUTILATO La sera del 13 Febbraio, alle ore 21, nel salone della Casa del Mutilato, dove erano convenute per l'occasione moltissime autorità e numerose personalità cittadine, il Maggiore Giannino Antona Traversi, che tanta simpatia ed ammirazione sta godendo ovunque perle suc benemerenze, trattò con parola appassionata e piena di sentimento l’annunciato tema // Santuario della Patria. Terminata la calorosissima ovazione con cui fu salutato l’ oratore al suo in- gresso nella sala, l'Ing. Carlo Griffey pro- nunciò deferenti e fervide parole di saluto al suo indirizzo, mentre | Ing. Romanin Jacur, a nome di tutte le Associazioni di guerra, gli offri una splendida medaglia d'oro in segno di gratitudine per la co- stante ed alacre attività che, con vero spi- rito di amore e di abnegazione, egli svolge in onore e per la glorificazione del sacri- ficio dei Caduti. Quindi, fra la più viva attenzione del- l’uditorio, l’ illustre conferenziere cominciò il suo dire ricordando come egli, essendo stato fra coloro che più avevano dimostrata la necessità della guerra, nei giorni in cui per la Patria nostra suonò finalmente l’ora delle rivendicazioni nazionali, senti impe- rioso il dovere di essere fra i soldati per dimostrare con l’azione da quali sentimenti fossero animate le sue parole. Disse anche come, dopo conclusa la pace, egli abbia voluto volontariamente continuare a dare la propria opera per

Page 73

un’altra causa santa, quale la riconoscenza e la pietà verso i gloriosi Caduti. Illustrò, quindi, l’opera svolta dall’ ufficio centrale per le cure e le onoranze delle Salme dei Caduti in guerra, Ufficio che, istituito in Udine nel 1920, ha sede oggi nella nostra città ed ha a capo il valoroso Colonnello Olivieri, mutilato di guerra, più volte de- corato al valore. Dopo aver accennato alla raccolta e alla identificazione delle Salme, effettuata dai nostri soldati, guidati dai cappellani militari, su tutti i campi di battaglia, illu- strando tale parte della sua conferenza con bellissime ed interessanti proiezioni, l’ora- tore trasse argomento per soffermarsi a parlare dei cimiteri di guerra. E si trattenne maggiormente a dire di quello grandioso di Redipuglia dove ripo- sano trentamila Salme, ognuna delle quali ha fra le altre un'epigrafe da lui dettata. Ne mancò di illustrare l’opera ammi- revole svolta dall'Ufficio per i Caduti delle Nazioni alleate e quella generosa e non meno ammirevole per i Caduti nemici. L’oratore venne quindi a parlare del carattere di perpetuità e di maggior decoro che il Governo Nazionale intende dare ai cimiteri di guerra e come tale altissimo compito sia stato già affidato al prode Ge- nerale Faracovi. Rivolse infine vive espres- sioni di gratitudine all’ Ing. Griffey per la cortese ospitalità concessagli dall’ Associa- zione Mutilati, dei quali esaltò il valore ed il sacrificio ed affettuose e commoventi parole ebbe anche per le madri e vedove dei Caduti e per i valorosi superstiti. Chiuse il suo dire elevando un inno sublime di amore, di fede e di riconoscenza alla nuova giovinezza italica ed al suo Duce magnifico per l’opera grandiosa svolta a favore della ricostruzione morale ec mate- riale della Patria e della valorizzazione della Vittoria. Il Maggiore Traversi, che per lungo tempo tenne avvinto l’uditorio con la sua smagliante orazione, venne alla fine salutato da un’ imponente entusiastica ovazione, dopo di che la sala si sgombrava fra i migliori commenti.

Page 74

PLL MR [E 2N2I NOTE DI CARNEVALE coo LA FESTA DELLE MATRICOLE La tradizionale e caratteristica festa delle Matricole, che si svolge annualmente nella nostra città e che porta una nota di particolare gaiezza e di giovanile vivacità fra la serie dei pubblici e privati diverti- menti che numerosi si organizzano in Pa- dova durante il periodo del carnevale, ebbe luogo con pieno successo nella giornata del 5 Febbraio. Il mattino alle ore r1 nel magnifico R. Università, riccamente addobbato con piante sempre- cortile Sansovinesco della verdi, fu effettuato con solenne cerimonia, in presenza delle principali Autorità citta- dine, del Senato accademico e di moltis- simo pubblico, l’imberrettamento delle Matricole. Degli studenti moltissimi erano in ma- schera, truccati in modo veramente origi- nale, e quelli che avevano le funzioni di araldi erano in groppa ad asini c cavalli. Mentre venivano impartite le ultime disposizioni per l’inizio della cerimonia, il campanone dell’ Università spandeva nel- DELL'UNIVERSITÀ DI PADOVA l’aria le sue note di festa e nel cortile echeggiavano alti i canti, le grida e gli applausi dei giovani goliardi. Quando tutto fu pronto, e non ap- pena fu possibile ottenere un po’ di silenzio, prese per primo la parola lo studente Ste- fanutti, presidente onorario per il carnevale goliardico, il quale, dopo aver ringraziato vivamente le Autorità e gli intervenuti per aver onorato di loro presenza la festa, spiegò con elevate parole il significato di questa, dicendo che non altro doveva in- tendersi se non patto o suggello di devo- zione e di amicizia fra le anzianità della go- liardia e le nuove speranze della medesima. Rievocò quindi la gloriosa storia del- l’Ateneo, ponendo in rilievo l’efficace con- tributo di opere e di intelletti offerto dallo Studio secolare, ogni qual volta si rese ne- cessario per la realizzazione dei destini della Patria e disse come di severo monito siano al visitatore straniero le sacre parole eternate nel bronzo del portone monumen- tale, che è segnacolo di fede per quelli che — 64 —

Page 75

lo varcano in qualità di alunni. Pregò in- fine il Rettore Magnifico perchè ponesse, con il potere che a lui deriva dall'alta ca- rica, il berretto goliardico sul capo delle Matricole e chiuse il suo dire con le se- guenti parole: «E sia quest'atto che Voi compirete, questo onore che a noi concederete, l’immancabile sug- gello dell’affetto e dell'amicizia che i discepoli lega ed avvince ai Maestri. Sia esso il pegno mai perituro di quella stessa alleanza fra gli univer- sitari di tutti i ranghi che sola può fare del- l’Ateneo nostro quel poderoso organismo che qui, presso i confini orientali della Patria, si erge: vedetta su cui alto e glorioso risplende al sole dell'Italia nuova il vessillo dell'Italia Imperiale ». l'ervidissimi applausi furono tributati dai presenti al bellissimo discorso dello studente Stefanutti. A questi fece seguito lo studente Gu- brini, presidente effettivo del Comitato dei festeggiamenti, che, con clevatezza di con- cetti e con forbita esposizione, pronunciò anche egli un patriottico discorso, pieno di sentimento, riscuotendo unanimi e calorose approvazioni delle Autorità e dei colleghi. Quindi prese la parola il Rettore Ma- gnifico Prof. Soler, che disse: «L'Autorità accademica è lieta di pigliar parte a questo inizio della festa della giovinezza che segna un legame spirituale sempre mag- giore tra docenti e discenti. Più lieta pel fatto che esso si rivolge a quelle giovani reclute, che vengono in questo secolare Ateneo per trovare altezza di studi e profondità di affetti. Il Corpo accademico di Padova, che vanta nomi così preclari, le inizierà alla vita sociale con quella maturità di cultura che le renderà degne della nostra Patria rinnovellata. Ma a voi, studenti anziani, spetta sopratutto far sentire alle nuove reclute tutta quella som- ma di affetti, che valga a legarle indissolubil- mente a questo Ateneo nel presente e nei ricordi per l'avvenire. Siano i vostri fratelli minori e nessun atto in voi che possa turbare l’amoroso attacca- mento a questa grande famiglia universitaria. — 6 I primi esempi, i primi contatti lasciano traccia per tutta l’esistenza, e le matricole deb- bono trovare in voi esempio di onesta fierezza, di devozione a quegli studi, senza i quali non vi è duratura grandezza di Patria. Da voi, che già da parecchio tempo respi- rate questa atmosfera piena di ricordi gloriosi ed eroici, imparino la via dell’ardimento pei nuovi e grandi destini del Paese nostro. Di questo mi fan fede le nobili parole pro- nunciate testè dai vostri compagni. E poichè, come recentemente ebbe a dire lo illustre Podestà di questa patriottica Padova, la vita della Città palpita con quella della sua Università, tutti, vecchie e nuove reclute, po- nete mente che questa Città che vi accoglie come figli prediletti, vi ama e vi segue, ed in ogni momento mostratevi degni di essa. Ed adesso, o matricole, imponendo, con rin- novellato rito voluto dalla goliardia padovana, ad alcuni di voi il tradizionale berretto, intendo compiere questo gesto per tutti quelli che son venuti così dalle nostre terre italiche, come da lontani paesi ad accrescere la nostra famiglia, ed a voi tutte, o matricole, lo affido amorosa- mente come simbolo, perchè gelosamente lo cu- stodiate ed altamente sentiate di appartenere a questo glorioso Ateneo. Questo simbolico rito vi dica anche il no- stro affetto verso di voi e vi spinga disciplinati ed animosi nelle vie segnate al Duce pel mag- giore bene della Patria nostra». Alla fine del suo dire il Prof. Soler fu salutato da entusiastiche acclamazioni. Venne quindi effettuato l’imberretta- mento delle Matricole: e, dopo che lo stu- dente Ottaviani ebbe letto loro il relativo Decalogo, venne infranta contro una co- lonna del cortile la rituale bottiglia di spumante. La cerimonia ebbe termine a mezzo- giorno al canto dell'inno goliardico, a cui presero parte anche il pubblico e gli invitati. Dopo un brevissimo periodo di riposo, alle ore 13.30 i goliardi cominciarono ad affluire nel piazzale della Stazione per la formazione del corteo mascherato che, non appena composto, cominciò a sfilare per le vie centrali della città, fra due fitte ali di po- polo plaudente, dirigendosi al Foro Boario.

Page 76

La magnifica e perfetta organizzazione del corteo, lo sfarzo dei costumi, svariatis- simi nelle forme e nei colori, le lucenti armature medioevali, l’artistico e variopinto addobbo dei carri allegorici, il numeroso ed clegante gruppo di cavalieri, in groppa a pazienti asinelli, il lancio continuo di coriandoli e di stelle filanti, offrivano allo sguardo degli astanti uno spettacolo vera- mente grandioso e pittoresco. E soprattutto un frastuono assordante di suoni, di grida e di canti in tutte le tonalità. In testa al corteo erano le Autorità precedute da staffette. Si notava, infatti, il Doge di Venezia, a cavallo, che era circon- dato da paggi in costume e che aveva ai lati, pure a cavallo, l’ ambasciatore Arabo e la principessa del torneo di Goliapopoli, avvolta in veli multicolori. Venivano quindi gli stendardi del Gran- ducato di Bevilombra e Sputalacqua, seguiti dai rappresentanti di diversi Stati c da quelli delle Contee circonvicine. Poi il gruppo dei fantini, in divisa, a cavallo di docili somarelli e quello dei cavalieri di cappa e spada, seguiti da per- sonaggi illustri e noti alle folle per bene- merenze acquisite nel campo della propria attività, quali Charlol, la Gaetana, ed altri. Chiudevano questa prima parte del corteo un grande ce veloce monoplano spinto dagli stessi aviatori ed una graziosa automobile che al posto del motore aveva un asinello. La seconda parte s'apriva con un ar- tistico gruppo di pretoriani che portavano le insegne di Roma e che precedevano la quadriga su cui era collocato Cesare, con- dotto in trionfo dopo le vittorie riportate nella guerra Germanica. Alla quadriga erano difatti legati con catene i nemici sconfitti e prigionieri, Vercingetorige e la figlia Licia. Seguivano, quindi, i carri allegorici, dei quali il primo era quello dell’ istituto di bellezza, ed il secondo quello della ci- viltà antica ellenica e romana, ideati dagli studenti in medicina: nell’uno si effettua- vano le cure più ricercate e moderne della costituzione e dei lineamenti del corpo umano, mentre nel secondo i grandi sa- pienti di Atene e Roma dettavano le norme del sapere. Venivano poi un camion con rimorchio su cui era stata collocata una fabbrica di laterizi, ideata dagli studenti d'ingegneria ed il carro della leggenda di Golia, con Bea- trice, Macchiavelli, Rodolfo Valentino. ecc. Da ultimo, il funerale della defunta sessione di esami di Marzo, ideato dagli studenti di Rovigo. Non appena i diversi gruppi del cor- teo furono tutti entrati e distribuiti ordi- natamente nell’ interno del Foro Boario, ebbe subito inizio il grande festival a cui parteciparono circa 150 studenti in costume. Dapprima fu eseguito un torneo di stile medioevale dove due fazioni, composte da 20 partecipanti ciascuna, quella dei rossi e quella dei neri, si contesero a suon di nerbi di iela e paglia Vambito premio della principessa incognita. Dopo una vivace battaglia svoltasi fra il più vivo entusiasmo del pubblico e du- rante la quale volarono in aria diversi ci- lindri dei cavalieri e qualcuno di questi anche dalla cavalcatura, la vittoria fu de- cretata ai rossi. Come secondo numero del programma fu effettuata una grande corrida di tori. Ma prima del cimento attori e dignitari sfilarono in corteo dinanzi alla folla nume- rosa degli spettatori. 66 —

Page 77

' 1, Discorso del Rettore Prof, Soler, nel cortile dell’ Università, per l im- posizione del berretto goliardico alle Matricole, - 2, Carro medioe- | vale, - 3. I calmucchi, - 4. Caval- cata orientale, - s. Il trionfo di Ce- sare. - 6, - La partenza per la cor- sa degli asini, - 7. ll carro del- | Istituto di bellezza,,, + 8. La battaglia coi cappelli a cilindro, - 9g. Il velivolo dei voli transconti- | nentali. XL - LA FESTA DELLE MATRICOLE DELL’UNIVERSITÀ DI PADOVA 5 FeBBRAIO 1928. VI 67

Page 78

Al centro era il governatore Don Francisco Rompedor II, che aveva alla sua destra la bella Carmen ed alla sinistra un caratteristico e decoratissimo Segretario. Dietro il governatore venivano gli espadas e i Canderilleros in ricchi sfarzosi costumi e da ultimo il toro. Terminata la sfilata, ebbe luogo una lotta cruenta in cui il toro, dopo aver di- sarmato diversi picador, cadde alla fine tra- fitto fra gli applausi calorosi ed incessanti del pubblico. Alla corrida fece seguito una corsa di 15 fantini montati su asini che, partiti al galoppo, arrivarono al traguardo in gruppo serrato, provocando qualche capitombolo, e procurando cosi all'importante competizione un completo successo, superiore ad ogni aspettativa, data la poca fiducia degli organiz- zatori sullo stato d'animo dei quadrupedi. Il trattenimento ebbe termine con una grande ricostruzione storica dell’ Era Ro- mana, dove si ammirarono numerosi per- fetti guerrieri dell’epoca, con ricche arma- ture, e bighe romane trainate da focose quadriglie. La sera alle ore 21 si svolse la clas- sica corsa delle carriole, con moltissimi partecipanti, sul tratto di strada che va dalla Scuola d'ingegneria all’ Università. Nel cortile dell’ Ateneo, illuminato a giorno, ebbe luogo l’arrivo e la premiazione dei concorrenti. Si chiuse così la bella festa, della cui perfetta riuscita va resa viva lode al Comi- tato organizzatore, che nulla trascurò perché tutto si svolgesse senza incidenti di sorta e perchè alla cittadinanza, ospitale e benevola verso i giovani studenti, venisse offerta una giornata di perfetta e simpatica allegria. LA GRANDE STAGIONE LIRICA AL TEATRO VERDI La grande stagione lirica, organizzata in modo veramente esemplare dalla Com- missione del Teatro Verdi per il carnevale 1928 ed iniziata la sera del 2 febbraio con la prima rappresentazione del Piccolo Marat del maestro Pietro Mascagni, non poteva di certo conseguire successo migliore di quello, che determinato dall'esecuzione per- fetta di tutte le produzioni, dall’ intervento continuo di numeroso pubblico e dalle fervide manifestazioni di simpatia e di plauso da questo tributate ad ogni opera ed ai rispettivi interpreti, ha dato agli spettacoli carattere di particolari avveni- menti artistici, degni delle rinomate tradi- zioni cittadine, Il Piccolo Marat, quantunque nuovo per le scene di Padova, s'ebbe sin dalla prima sera le più calorose accoglienze, poiché, sotto la direzione dell’ istesso illu- stre autore, fu presentato in un'edizione addirittura perfetta. La speciale attrattiva dell’opera, costi- tuita da un succedersi vivace di scene drammatiche intorno ad un soggetto com- movente, pieno di gentilezza, di passione e di sentimento ; gli infiniti pregi della com- posizione musicale che segue mirabilmente in ogni tonalità le varie azioni del dramma; la valentia degli interpreti, quali il tenore Capuzzo, la soprano De Voltri, il basso Cirino ed i baritoni Togliani e Smeraldi, 68 —

Page 79

la precisa esecuzione dello spartito da parte di un'orchestra completa e l'ottimo affia- tamento dei cori, tutto contribui efficace- mente alla perfetta riuscita dello spettacolo. Risultati non certo inferiori a quello del Piccolo Marat ottennero le due produ- zioni che ad esso fecero seguito, e cioè lAida e la Tosca. Ciò che dimostra come da parte del- l'impresa nulla fu trascurato per l’ allesti- mento decoroso di tutte tre le opere, a cui difatti furono dedicati ogni migliore interessamento ed ogni migliore attività. L’Aida, diretta con la valentia che lo distingue dal maestro Cav. Gino Neri, ebbe principali interpreti la soprano Isora Ri- nolfi, la mezzo - soprano Irene Minghini Cattaneo, il tenore Lindi ed il baritono Borgioli, artisti tutti di eccezionale valore sia per la ricchezza e l’ educazione dei mezzi vocali, sia per il portamento composto e dignitoso. L'orchestra si rilevò in unità mirabile e perfettamente armonica con gli elementi scenici e coreografici del capola- voro verdiano. Ottime le secondi parti, il corpo di ballo ed i cori. Il successo della Tosca, diretta an- ch’essa dal maestro Gino Neri, fu dovuto alla fine e particolare interpretazione che allo spartito del Puccini seppero dare la soprano Linda Barla Ricci, artista dotata di voce melodiosa e perfettamente intonata, il celebre Wesselowski, tenore di schietto timbro lirico, ed il baritono Veglione Bor- ghese, già altre volte ammirato ed apprez- zato dal pubblico del nostro teatro. Anche in quest'opera s’ ebbe una ma- gnifica esecuzione orchestrale, che valse a mettere in luce tutta la bellezza dell’opera del Puccini. I FESTEGGIAMENTI DEL CLUB IGNORANTI IN PIAZZA UNITÀ D’ITALIA I riuscitissimi festeggiamenti, organiz- zati per la stagione di Carnevale dal bene- merito Club Ignoranti, che ogni anno non manca di offrire alla cittadinanza padovana divertimenti svariati, attraenti ed originali, ebbero inizio in Piazza Unità d’ Italia nel pomeriggio del 12 Febbraio e si sussegui- rono tutti con crescente successo sino alla sera del giorno 26. Unitamente ad essi, ed in omaggio agli scopi precipui dell’ Associazione, il Club organizzò anche una grandiosa pesca di beneficenza alla quale, con la consueta filantropia, degna delle tradizioni di Padova, furono offerti molti doni dalla cittadinanza. Esito particolarmente brillante ebbe la festa dei bambini in maschera, vestiti di costumi multicolori, dei quali moltissimi, confezionati con fine ricercatezza, davano alla rumorosa vivacità dei piccoli parte- cipanti alla festa, una nota di composta eleganza. Le graziosissime danze, durante le quali prestò servizio la banda dell’Infan- zia abbandonata, si protrassero animate ed attraenti sino a tarda ora riuscendo in modo perfetto e superiore ad ogni aspettativa. Altro trattenimento degno di nota, per la sua caratteristica, fu quello delle ma- schere rustiche padovane che ebbe luogo il 20 Febbraio e che per la speciale 69 —

Page 80

fa A A 2.8 5.80: 4.0 Ah 8A dd di ;j A —_— sa Sa XLI - PER LA GIORNATA DEL RISO IL CHIOSCO DEL RISO ORGANIZZATO DAL CLUB IGNORANTI 26 FEBBRAIO 1928 - VI attrattiva richiamò nella sera in Piazza Unità d'Italia un gran numero di persone. Non va infine dimenticato che, in oc- casione della giornata del riso, il Club Igno- ranti organizzò anche in Piazza Unità d'I- talia un’ apposita pesca di propaganda per l’uso di tale prodotto. Furono, infatti, eretti numeri chioschi, addobbati ed illuminati E \ HA Fot. Art, A. Gislon - Padova artisticamente, dove vennero collocati sac- chetti di riso di ogni forma e dimensione, che furono poi distribuiti in premio ai biglietti vincenti fra i moltissimi acqui- stati dal pubblico, che non mancò di ac- correre numeroso ad offrire il proprio contri- buto anche per la riuscita di tale iniziativa, promossa a fini eminentemente nazionali. — 70 —

Page 81

PLIV222093| (SA poooeosos IL CANTO DEL LAVORO Tra le Città nelle quali il nuovo /nno del Lavoro ha avuto una prima solenne ese- che ebbe la for- tuna di ascoltarlo una prima volta al Tea- tro Verdi, dopo l'illustrazione fattane dal- PO dell'autore Maestro Pietro Mascagni, ed una cuzione è certo Padova, Edmondo Rossoni sotto la direzione seconda volta in Piazza Unità d’Italia, pure sotto la direzione del Mascagni. La prima esecuzione ebbe luogo la sera del 12 Febbraio in presenza delle prin- cipali Autorità cittadine e di moltissimo pubblico che gremiva il teatro. All’esecuzione presero parte, oltre la massa corale ed orchestrale del Verdi, tutti gli artisti scritturati per la stagione lirica ed i cantori delle Società Puntiglio e Perosi. Prima però che si iniziasse il canto, l'On. tamente al Segretario Federale Cav. Rossoni, salito sul palcoscenico uni- Uff. Alezzini ed al Segretario generale dei Sin- dacati Cav. Vittorio Romano, illustrò il si- gnificato e le finalità del nuovo Canto del Lavoro, mettendo specialmente in rilievo la profonda trasformazione che il Fascismo ha incisa nell’anima dell’operaio italiano. Il Canto del Lavoro fu eseguito e bissato fra imponenti ovazioni, che furono tributate contemporaneamente all’ On. Ros- soni e al maestro Mascagni. La seconda esecuzione ebbe luogo la del 26 Febbraio, in d’Italia, per iniziativa del benemerito Club Ignoranti, in presenza delle Autorità e di un numerosissimo pubblico, ed anche que- dell'Autore sera Piazza Unità sta volta sotto la direzione Maestro Mascagni. Quando il Maestro comparve sul palco fu salutato da un unanime e fragorosissimo applauso, che si rinnovò, con grida di en- tusiasmo, non appena per la piazza squil- larono le prime note della Marcia Reale e dell’ Inno Giovinezza. Dopo che le Società corali G. Verdi Puntiglio, Perosi e Bellini ebbero cantato e bissato in modo veramente ammirevole il nuovo inno al lavoro, accompagnato dalla Banda Unione ed ascoltato nel più religioso Maestro Mascagni e tutti gli esecutori furono fatti silenzio dall’ intero uditorio, il segno ad imponenti ed entusiastiche ova- zioni. ES — 71 =

Page 82

SÙ È a % %, S IL CENTENARIO DELLA MORTE DI UGO FOSCOLO COMMEMORATO NEGLI ISTITUTI D'ISTRUZIONE DELLA CITTÀ a) nella R. Università ; Nell’Aula magna della R. Università ebbe luogo il giorno 12 Gennaio, in pre- senza delle maggiori autorità cittadine e di numeroso ed eletto pubblico, la solenne commemorazione di Ugo Foscolo tenuta dal poeta Giovanni Bertacchi. L'On. Bodrero, Sottosegretario di Stato alla P. I., inviò un nobile telegramma di adesione alla cerimonia, che venne letto dal Rettore Magnifico e fu accolto da ca- lorosi applausi. Quindi il poeta Bertacchi iniziò la sua magnifica orazione, evocando dapprima il paesaggio della Dalmazia dove Foscolo emigrò fanciullo da Zante e da dove, poi, venne a Venezia. È nell’ esporre le ragioni per cui il giovane nativo di Grecia si im- merse nel fitto delle cose d’Italia il poeta disse : «Per il servaggio di laggiù Ugo Foscolo trovava il nostro servaggio; per quella rivolu- zione, la nostra, ma non come la greca, rom- NI pente dallo stesso furore del popolo, bensì com- messa alle armi di un arbitro duce straniero. Nondimeno, facendo ormai sua questa patria di travaglio, il Foscolo comprese il segreto del suo più urgente destino: associarsi agli italiani, ai liberatori d’oltre Alpe; immettere quanta più Italia in quel moto impetuoso di vita, indi- rizzare a buon fine gli eventi, stimolarvi senza tregua l'eroe. L’oratore trattò poi del discorso inau- gurale che Ugo Foscolo tenne alla Catte- dra di storia nell Università di Pavia e pose quindi minutamente in rilievo, ed in forma meravigliosa, i bellissimi pregi dei Sepolcri e delle Grazie. Dei primi disse: «Come mai a celebrare la vita il Poeta passò per la morte? Non di morte è il poema, se anche è poema di dolore. Carme doloroso è questo, ma tale da rimanere pur sempre inno di vita e di gloria. E delle Grazie : ll pensoso Poeta si rifà dalle barbare prima- vere, dagli ispidi uomini ferini duellanti per le selve a predarsi. Ma poi con che impeto lirico, pur ricordato il sangue che gorgoglia perenne (O)

Page 83

pei secoli, egli s'innalza lontano dalle brute ne- cessità naturali, per rappresentare i mortali par- tecipi dei più bei doni celesti ». Venendo poi alla fine del suo dire il poeta così si espresse: « Col tramite di quel nomade figlio rinno- vante in sè le migrazioni onde il ’400 d'Italia fu come una Grecia rinata, alla infelice Italia, afflitta di regali ire straniere, essa la Grecia mandava il carme consolatore. Dove, per dar forza a quel canto, sarebbe passato il Poeta? A Venezia, che trafora i suoi marmi per meglio compenetrarsi di sogno? A Roma, che dai pa- lagi e dai templi spira il fasto patrizio teocra- tico e dai ruderi immani tramuta il volgere dei secoli in tacita eternità ? Bella nel cuore d’Italia, contemperante in sè stessa la veneta grazia leggera con la potenza romana, Firenze avrebbe accolto quell’inno. Firenze avrebbe accolto quel- l'era che, innalzata alle dee, doveva ribenedirla regina dell’umanesimo nuovo. Ogni patria ha una sua capitale, voluta dalle vicende e dai fatti; ma il poeta consacra la città a compiti di bellezza e di fede, il poeta vi erige templi ideali. Era santo che fosse così, che per l'Italia non ancora rinata perorasse la divina poesia. Ugo sarà un esule e un paria per l’amore sde- gnoso d'Italia, ed all'Italia rinuncerà. E nell’esilio non gli resterà che la parola d'Italia. € gli re- sterà il cuore, il nudo unico cuore che pure ai miseri è tutto. Ugo moriva, lontane le dolci donne da lui vagheggiate ed amate. Tutte le vedeva rifulse in puro ideale di bellezza. Ma col crescer delle ombre nella sua stanza d’esilio, una sol ombra si svolse per la madre e la sorella perdute, per la sposa non mai consacratagli da alcun rito d'altare, quella sola veniva. Il morituro la scor- se, Floriana; il padre rivelato a sè stesso cercò i cieli con l'occhio... Il presagio si compieva. Ilacrimata l'aspettava la tomba, con solo il compianto di quella ritrovata figliuola... Ma tutto l'eterno che lungo gli anni egli aveva sprigionato dal canto per gli uomini, si racco- glieva ora su lui, composto in promessa vivente sul limitare dell’ignoto, accennante ad una stella lassù, dove i popoli un giorno, come sull'altare dei tempi, a far più perenni le glorie, colloche- ranno gli eroi ». Le ultime parole del poeta Bertacchi furono accolte con un'imponente e pro- lungata ovazione. b) alla R. Accademia di Scienze, Lettere ed Arti; Nella R. Accademia di Scienze, Let- tere ed Arti la commemorazione del cen- tenario della morte di Ugo Foscolo ebbe luogo il 22 Gennaio, in occasione della solenne adunanza per l'inaugurazione del- l’anno accademico ed in presenza di mol- tissime autorità e personalità cittadine. Il Presidente Sen. Catellani comme- morò, dapprima, i soci scomparsi nel 1927 e rivolse il suo saluto augurale ai nuovi ed ai promossi. Quindi, dichiarò aperto il nuovo anno M. il Re, Presi- dente onorario, ed invitò il Segretario Prof. accademico in nomc di S. De Marchi a fare la relazione morale del- l’attività scientifica svolta dall’ Accademia nell’anno decorso. Dopo che il Prof. De Marchi ebbe terminata la sua esposizione, il Prof. Egidio Bellorini lesse il discorso inaugurale par- lando della fama di Ugo Foscolo. L’oratore esordi osservando che illu- strare degnamente le varie forme dell’ atti- vità del Foscolo sarebbe stato compito troppo lungo ed arduo e che perciò egli si limitava a trattare della fama del Pocta. raffronto fra il Foscolo ed il Monti, disse che le ragioni per cui Facendo un la fama di questo si mantenne grandissima solo durante la sua vita, mentre quella del primo andò crescendo sempre più col passar degli anni, debbono ricercarsi nella supe- riorità morale, intellettuale ed artistica del Foscolo e nel vivo amor di patria che in- formò tutta la sua opera letteraria non solo, ma anche tutta la sua vita, e per il quale egli mori volontario in esilio. Concludendo, il Prof. Bellorini disse: « È quindi bene che l'Italia, difesa dal Fo- scolo colle armi ed esaltata col verso, abbia

Page 84

sentito il dovere di celebrarne degnamente la memoria e il nome nel primo centenario della morte. Il Z#oscolo - come ben disse S. E. Bo- drero nel discorso di Zacinto - « divinò, cantò e scrisse ciò che l'Italia doveva diventare » ; ed è giusto che l'Italia, libera ed una, abbia rivolto al suo poeta il pensiero riconoscente, in questa LA VISITA DEL PODESTA’ Il giorno 12 Febbraio il Podestà Co: Giusti, accompagnato dai due Vice-Podestà avv. Bonsembiante e dott. Zuccari, dal Se- gretario Generale del Comune avv. comm. Canalini, dal Presidente del Patronato Sco- lastico rag. Samele, dal Presidente dell’O- pera Nazionale Balilla sig. M. Macola e da altre personalità, sì è recato a visitare i Doposcuola fascisti, istituiti dal Comune nci diversi centri scolastici della città ed am- ministrati dal benemerito Patronato Sco- lastico. Tali filantropiche e nobili istituzioni, che hanno per iscopo precipuo | educa- zione morale dei figli del popolo e la cura del loro sviluppo fisico, sono affidate a maestri delle nostre scuole e ad esse de- dica anche particolare ed efficace attività un eletto gruppo di signore e signorine, che assistono maternamente i bimbi più gracili e bisognosi, ai quali non mancano di far dono anche di tutto ciò che di ne- cessario non può esser loro fornito dalle scarse disponibilità delle rispettive famiglie. In tutti i Doposcuola erano a rice- vere gli illustri visitatori la presidente del Comitato delle patronesse sig.” Emma Zuc- cari, coadiuvata jda numerose colleghe c dagli insegnanti, ed iniciascuno Doposcuola rinnovata primavera del sentimento nazionale, mentr ella s'avvia guidata da mano ferma e sicura, verso i suoi alti, fulgidi, immancabili destini ». Alla calorosamente applaudito. fine del suo dire l'oratore fu AI DOPOSCUOLA FASCISTI furono dati riuscitissimi saggi dell’attività svolta c dei risultati raggiunti. Nello Stabilimento scolastico Cesarotti Arria, dopo l'esecuzione di canti patriot- tici da parte dei Balilla del rione, diretti dal maestro Barbieri, che all'istruzione mu- sicale dei bimbi delle nostre scuole dedica da tempo e con ottimi risultati la sua co- stante ed appassionata attività, la signo- Ud: Giusti del funzionamento dei Doposcuola rina Emma Zuccari rese edotto il nei loro primi mesi di vita, dicendosi lieta che la sua fatica abbia avuto felice esito, merce la cooperazione di tutte le altre pa- tronesse, delle quali pose in rilievo le sin- gole benemerenze. Dopo aver accennato agli intendimenti del Comitato nei riguardi del programma avvenire, la sig." Zuccari terminò il suo bel discorso rivolgendo al Podestà ispirate parole di omaggio. I Podestà, a sua volta, ringraziò sen- titamente la sig." Zuccari per il benefico incremento apportato ai Doposcuola dal- l’opera delle patronesse ed ebbe parole di vivo compiacimento per l’attività che in favore delle istituzioni viene prodigata in modo veramente lodevole sia dal Patronato Scolastico che dagli insegnanti delle scuole elementari. Meg

Page 85

ASSISTENZA E BENEFICENZA L'ALBERO DI NATALE DELL'OPERA NAZIONALE BALILLA AL TEATRO VERDI A. cura di un apposito Comitato di patro- nesse, appartenenti al Fascio femminile della nostra città, ebbe luogo il mattino del 6 Gen- naio al Teatro Verdi, gentilmente concesso, la cerimonia per l’Albero di Natale dei Balilla, alla quale intervennero il Prefetto S. E. Rivelli, il Podestà Co. Giusti, i Vice-Podestà Avv. Bon- sembiante e Dott. Zuccari, il Segretario federale dei Fasci Cav. Uff. Alezzini, il R. Ispettore Sco- lastico Prof. Perissinotto ed altre Autorità. Il teatro era gremitissimo di Balilla e di in- vitati, fra i quali si notavano anche molte si- gnore e signorine. L’Albero di Natale, allestito artisticamente e ricco di doni, era stato collocato sul palco- scenico ed intorno ad esso erano stati collocati in servizio d'onore Avanguardisti e Balilla. La cerimonia della distribuzione dei doni fu preceduta da un monologo recitato dal Ba- lilla Rizzetto, da due cori, dalla declamazione della poesia « Balilla» fatta dal piccolo Caldera e dal coro trionfale dell’'Inno al Balilla. Tutti i numeri furono applauditissimi. Quindi venne effettuata la distribuzione dei doni, fra i quali erano anche 260 divise per Ba- lilla e 60 per Avanguardisti. Durante la distribuzione, i cori, accompa- gnati dalla Banda Unione, eseguirono l'inno Giovinezza e il coro dei Cacciatori. La cerimonia ebbe termine con la proiezione del film « Duce», che fu ammirato dai presenti fra entusiastiche acclamazioni. L'ALBERO DI NATALE DI «S. ANTONIO,, Nella sala dell'ex teatro Concordi, il mattino dell'8 Gennaio, il Vescovo di Padova Mons. Elia Dalla Costa celebrò il rito sacro della solenne benedizione dei letti dell'Albero di Natale «$S. Antonio » per i poveri, in presenza di nume- rose Autorità cittadine fra le quali si notavano anche gli On. deputati Milani e Calore ed il Podestà Co. Giusti. I letti erano 84, allineati in bell’ordine lungo i lati della sala. Ne furono gli offerenti: S. M. il Re, 1; S. E. il Vescovo, 1; il Muni- cipio, 6; la Cassa di Risparmio, 6; i Padri del Santo, 2; l'Associazione Universale S. Antonio, 2; Vl Unione Bancaria Nazionale, 1; la Banca Cooperativa Popolare, 1; la Banca Antoniana, 2; il Credito Veneto, 1; l'Agenzia Generale di Pa- dova « La Cattolica», 1; il Sindacato Agricolo Industriale Veneto, 1; i Superiori e Professori del Seminario, 1; il Consiglio superiore della Gioventù Cattolica Padovana, 1; la Giunta Dio- cesana, 1; il Messaggero di S. Antonio, 1; gli Esploratori Cattolici, 2; la Veneranda Arca del Santo, 1; l Ing. Morassutti, 7; la Ditta Paolo Morassutti, 1; lo Zuccherificio di Pontelongo, 1; l’Itala Pilsen, 1; il Cav. Giuseppe Marzari, 1: la Signora Rosa Lazzaris - Moschini, 1; la Ditta Francesco Zani, 1; la Signora Caterina Rodella, 1; la Signora Emma Federini, 1; la Signora Ma- ria Cavalcaselle, 1. Gli altri letti furono offerti dalle parrocchie della città e suburbio, Pronunciò dapprima un breve discorso di circostanza il Sig. Vilfridio Mioni, presidente

Page 86

della Sottofederazione cittadina della F. C. I, il quale ebbe parole di vivo ringraziamento per i munifici benefattori. Quindi il Vescovo indossò i paramenti sacri e, dopo impartita la benedizione ai letti, pro- nunciò un elevato e commovente discorso esal- tando i sentimenti e le opere di carità ed espri- mendo i migliori sensi di gratitudine verso gli oblatori. Seguì, infine, la distribuzione dei letti poveri. ai LA FESTA DELLA BEFANA NEI PADIGLIONI DA MONTE E CAMERINI Per nobile iniziativa dell’ Associazione Mu- tilati ed Invalidi di Guerra della nostra città, nel pomeriggio del 6 Gennaio fu fatta la distri- buzione dei doni della Befana a tutti i tuber- colotici ricoverati nei padiglioni Da Monte e Camerini. Alla simpatica cerimonia intervennero: S. E. il Prefetto, il Podestà, il Segretario federale dei Fasci, il Questore, il Procuratore del Re, il Colonnello dei RR. CC., il Presidente dei Com- battenti, il Colonnello Comandante il Distretto Militare, ed altri. Numerosissima la rappresen- tanza dei Mutilati e degli Invalidi di Guerra. Delle patronesse della festa erano presenti la Marchesina Selvatico Estense, la Signora e Signorina Camurri, la Contessa Miari e la Con- tessa Ferri. Gli onori agli invitati furono resi dal Di- rettore dei padiglioni Prof. Bortolo Vasoin. Durante la cerimonia, nel cortile dell’ Isti- tuto, prestò servizio la Banda del Patronato del Carmine che eseguì fra gli applausi il suono degli inni patriottici. 1 pacchi distribuiti furono 140 e contenevano indumenti di lana, sapone profumato, cartoline, dolci e frutta. Ogni dono, distribuito dalle Patronesse, ve- niva accompagnato da affettuose parole di au- gurio e di conforto ed i ricoverati avevano per le benefattrici sorrisi e parole di profonda rico- noscenza. LA BEFANA DEI BIMBI POVERI AL TEATRO VERDI Organizzato con cura particolare dai Fasci femminili di Padova ebbe luogo nel pomeriggio del 6 Gennaio al Teatro Verdi un riuscitissimo spettacolo per la Befana ai bimbi poveri della Città, al quale intervennero anche il Podestà Co. Giusti, il Segretario federale dei Fasci Cav. Uff. Alezzini, la Dott.ssa Carmelita Casagrandi, Delegata provinciale dei Fasci femminili, il Prof. Oddo Casagrandi, Vl On. Co. Miari, il Marchese Buzzaccarini, il Marchese Manzoni ed altri. Il programma si svolse nell’ordine seguente: 1. Prologo recitato con molta grazia e di- sinvoltura dalla Signorina Boveri. 2. I piccoli fabbri, canto figurato eseguito con grande precisione dai bambini del Giardino d’Infanzia, diretti dalla professoressa signorina Pilotto. 3. Giuoco del giunco in fiore, esercizio gin- nastico di splendido effetto eseguito dalle alunne dell’ Istituto Magistrale istruite dalla professo- ressa signorina Dente. 4. Carità, tu sei amore, preziosa commedia in tre atti, di carattere eminentemente patriot- tico, scritta per la circostanza dalla professo- ressa signorina Ida Pilotto e recitata da Giovani e Piccole Italiane e da Balilla. Alla fine del secondo atto, un coro nascosto, formato da alunni della Scuola elementare di Ponte di Brenta e della Scuola all'aperto Raggio di Sole «Francesca Randi» ed istruito dalla signo- rina De Angeli Giulia, cantò la canzone dell’Epi- fania della campagna veneta / Re Magi, e nel terzo atto l’adagio affettuoso Nirza nanna. La commedia, seguita con massima atten- zione, fu vivamente applaudita. Lo spettacolo si chiuse al canto degli inni patriottici accompagnati dalla Banda dell In- fanzia Abbandonata. Degni di nota particolare, sia per la geniale organizzazione, quanto per la perfetta riuscita, furono anche i trattenimenti organizzati a scopo di beneficenza per la festa della Befana nella Scuola all'aperto Raggio di Sole « Francesca Randi », nel Doposcuola fascista dello Stabili mento scolastico Cesarotti - Arria, nel Circolo Filarmonico Artistico, nel Circolo impiegati, nel Dopolavoro Postelegratonico, ed in altri istituti cittadini. — L’INAUGURAZIONE DEL NUOVO REPARTO DEI PADIGLIONI PER I TUBERCOLOTICI Il mattino del 12 Febbraio fu inaugurato solennemente nella nostra città il nuovo reparto dei Padiglioni per i tubercolotici, costruito per munifica donazione del Sen. Co: Vettor Giusti del Giardino. La cerimonia ebbe inizio con la solenne be- nedizione del nuovo reparto, impartita nell'atrio dal Vescovo di Padova Mons. Elia Dalla Costa, assistito dai Padri Camilliani dell'Ospedale Ci- vile; quindi i presenti passarono nella veranda attigua all’atrio dove il Podestà Co. Giusti pro- nunciò le seguenti elevate parole: « L’Amministrazione dello Spedale Civile, per riunire in uno stesso culto il nostro affet- tuoso rimpianto e la nostra gratitudine, volle Ce

Page 87

inaugurare oggi — secondo anniversario della morte del Senatore Co: Vettor Giusti del Giar- dino — queste sale che con generoso pensiero Egli volle erette a provvida e continua benefi- cenza. Dal 1882 il Co: V. Giusti partecipò attivamente ed ininterrottamente alla vita pub- blica di Padova e non vi fu interesse civico 0 provinciale al quale Egli non abbia data la sua opera con rara esperienza di amministratore, serbando nell'austerità delle forme lo spirito di una grande bontà ». Rivolgendosi alla Vedova del munifico Se- natore, il Podestà disse : Ed a Voi, Contessa, che avete voluto es- sere interprete del suo desiderio rendendo com- pleta questa opera di carità, esprimo con animo commosso la riconoscenza di Padova e possa il vostro dolore trovare nuovo conforto in questa istituzione benedetta consacrata alla sventura». Il discorso del Capo del Comune fu accolto da unanime approvazione. AI Co. Giusti fece seguito il Presidente del- l’ Ospedale Comm. Alceste Mion, che così si espresse: «Se è vero -- egli dice — che non vi ha commemorazione più degna, più solenne ed au- stera di un Estinto, come quella che sorge di per sè stessa viva, incancellabile ed eloquente dalle opere che Egli compì, voi già ora la tro- vate sintetizzata con spirito fascista nella ra. gione e nello scopo che qui vi trasse ad ono- rare la memoria del Co. Senatore Vettor Giusti del Giardino. Conviene tuttavia che io, quale presidente del Consiglio amministrativo dello Spedale Ci- vile, ricordi che se oggi noi possiamo, grazie alla munificenza di Lui, più adeguatamente ed efficacemente alleviare nel vastissimo campo dell’ assistenza spedaliera quei bisogni che il sentimento dell’umana solidarietà nel dolore e il dovere della difesa e della preservazione so- ciale hanno reso oggidì più impellenti e di gran lunga maggiori, ciò devesi, oltrechè al generoso impulso dell'animo Suo, a quell'amore che Egli nutrì e prodigò per la nostra Padova. E questo amore vivissimo -- congiunto alla superiore Sua personalità, all'alta dirittura morale, ad una sicura competenza ed al pre- stigio dell’illustre nome avito — costantemente animò ed informò la multiforme ed operosa Sua attività attraverso le pubbliche cariche che Egli tenne per molti lustri, dapprima quale Consi- gliere ed Assessore del Comune, indi — dal 1890 al 1900 — come Sindaco, infine quale Presidente della Deputazione Provinciale e Senatore del Regno, conferendogli quel felice intuito, quella netta e chiara sensazione dei problemi che più interessavano l'intenso e rapido incremento della Sua Città ed insieme la devozione al pub- blico bene, di cui l'odierna inaugurazione di questo Reparto, da Lui voluto, è riprova pre- clara, è testimonianza luminosa. I criteri di prudente parsimonia, che in allora seguivansi nell'amministrare la pubblica cosa, non potevano consentire nemmeno al Sin- daco Vettor Giusti una finanza dall’ampio re- spiro; ma ove si pensi che Egli fu uno dei più fervidi e tenaci fautori della istituzione di quei servizi di pubblica utilità che dovevano in se- guito costituire le grandi e fiorenti Aziende municipalizzate della Città, tra le quali dob- biamo ricordare il servizio dell’ Acquedotto e quello del Gas, quando non si dimentichi che Egli dedicò le cure più indefesse alla Pubblica Istruzione, disciplinandola ed estendendola così da essere citata a modello, è d'uopo concludere che Egli veramente comprese i bisogni del suo tempo e seppe e volle fermamente soddisfarli. Ora a questa illuminata comprensione delle maggiori esigenze cittadine noi dobbiamo ascri- vere il lascito cospicuo, che - completato con pari munificenza e con squisita spirituale comu- nione di affetti e di intendimenti dalla pietà della nobile di Lui vedova contessa Giulia Bian- chini D’Alberigo - ha condotto alla costruzione ed al completo arredamento di questo nuovo Reparto per malati di petto, mediante la sopra- elevazione del Padiglione che porta il nome illustre del Da Monte. Se di fronte allaj lotta che il Governo na- zionale ha, con fascistica risolutezza ed energia, ingaggiato contro la tubercolosi per frenare la diffusione e per allestire — come è voluto dal Duce — i presidi di difesa della razza, i mezzi al momento disponibili non possono ancora dirsi consoni alla vastità ed alla santità del com- pito che devesi assolvere, pur tuttavia la nostra Città, che da oltre trent'anni annovera opere dirette a tal fine, quali la ridente colonia di Bar- barano, i dispensari antitubercolari, le colonie marine e fluviali ed altre importanti istituzioni ancora, ha saputo dare un considerevole im- pulso anche alla spedalizzazione di questa forma morbosa, che disgraziatamente accenna ad un crescendo impressionante. Nel gennaio 1915 venivano qui inaugurati i primi due padiglioni: l'uno costituito e arre- dato col concorso di una pubblica sottoscrizione, l’altro sorto per munificenza del Duca Paolo Camerini, che volle fosse intitolato alla memoria del proprio genitore conte Luigi, raddoppian- done, quasi, la sapienza. In tal modo si raggiunse una disponibilità di oltre 140 letti, non ancora sufficienti però per evitare un affollamento degli ammalati nelle in- fermerie.Oggi con la costruzione di questo nuovo reparto le condizioni di ricovero vengono di gran lunga migliorate.

Page 88

«Io sento quindi che la mia parola sarebbe impari ad esprimere la riconoscenza che questi atti di generosità meritano, non solo dagli in- fermi, ma dalla intera cittadinanza, che nello sviluppo dell'assistenza spedaliera vede uno fra i migliori mezzi di lotta contro la propagazione della malattia, poichè procura, in ambienti di sollievo e di cura, un asilo a soggetti disgra- ziatamente pericolosi per la diffusione dell’a- gente infettivo in seno a numerose famiglie, nelle officine, nei laboratori, nelle scuole, nei pubblici ritrovi e dove comunque trovasi ac- colta di persone. «Quale presidente dell’Amministrazione pre- posta a questa importante istituzione e come cittadino, del pari, devo segnalare l’alto valore di questo atto munifico rispondente ai più ele- vati concetti di umanità cui tendono uniformarsi le odierne meravigliose direttive del nostro grande Paese, ed esprimere fervido il voto che il nobile esempio di immortalare con opere di somma utilità la memoria dei propri cari faccia, in breve, assurgere la nostra Padova, anche nel campo dell’ assistenza sociale, a quel primato che — già in aleri — essa gode ». Il discorso, con cui il Comm. Mion destò in tutti la più profonda commozione, fu alla fine coronato da vivissimi applausi. Dopo il discorso del Presidente dell’ Ospe- dale i convenuti passarono ad ammirare il nuovo reparto, costituito di due sale per ammalati e di una veranda da adibirsi a sala di conversa- zione per gli ammalati meno gravi. Le due sale sono dedicate una alla memoria della prima moglie del Co: Giusti e l’altra alla memoria della di Lui mamma; la veranda invece, è dedicata alla memoria dello stesso Conte.

Page 89

Prof, FRANCESCO D’ARCAIS ex Assessore del Comune di Padova morto il 29 Dicembre 1927 dalla lettera del Podestà alla Vedova : « .... Sebbene non fosse nato in questa città, Egli era da molti anni considerato come citta- dino padovano, perchè in questà città era venuto appena trentenne e quì aveva esercitato tutto il suo nobilissimo magistero, quale Professore di questo glorioso Ateneo. E i Padovani ave- vano imparato ad ammirarlo ed amarlo, non solo come scienziato, ma anche come cittadino, tanto che nel 1900, quando si volle imprimere anche alla vita locale un più ampio movimento, Egli fu chiamato a far parte di quel Consiglio comu- nale alla cui opera si deve il primo salutare risveglio della Città. E la sua opera fu anche in seno a tale Consesso così apprezzata, da es- sere anche eletto Assessore. Le nobilissime cure profuse nell’insegna- mento non gli permisero di restare a lungo nella vita pubblica locale: ma non per questo Egli lasciò anche presso questo Ente minore gradito ricordo della sua alta intelligenza, della sua profonda cultura. To sono pertanto certo di rendermi inteprete del pensiero e del sentimento di tutta la citta- dinanza rivolgendo alla S. V. e ai Figli nume- rosi che Egli seppe forgiare degni di Lui, i più vivi sensi di cordoglio. Possa il compianto di una intera Città, unito a quello dell’ Ateneo che Lo annoverò tra i suoi più illustri Docenti, es- sere di qualche conforto alla sua nobile Famiglia. Con stima 1l Podestà ; F. GIUSTI ». GIUSEPPE BARBIERI ex Consigliere Comunale morto in Padova il 10 Gennaio 1928 dalla lettera del Podestà alla Famiglia : «Con vivo dispiacere ho appreso che la morte ha improvvisamente rapito all’affetto di codesta Famiglia la nobile esistenza di Giuseppe Barbieri. Questa Amministrazione ricorda come, per la stima che si era saputo ‘procacciare con il suo lavoro indefesso, l’ Estinto era stato dalla cittadinanza chiamato a far parte della Rap- presentanza civica e come, mentre era Consi- gliere, non mancò di contribuire ai vitali atti della civica Amministrazione. Unisco pertanto il mio vivo cordoglio a quello dei Congiunti e degli Amici. Con osservanza Il Podestà: F. GIUSTI ». GIUSEPPE ZORZI ex Consigliere Comunale morto in Padova il 5 Febbraio 1928 dalla lettera del Podestà alla Vedova : «Apprendo con vivo rincrescimento il lutto che così duramente ed improvvisamente colpisce la S. V. L e i suoi Figli. Questa Amministrazione che ricorda il si- gnor Giuseppe Zorzi fra gli amministratori del Comune e che non ignora che la Rappresen- tanza civica ebbe ad apprezzare in varie occa- sioni la sua intelligenza, ed ebbe a valersi del- l’opera sua, si associa ai Famigliari in questa luttuosa circostanza ed invia le condoglianze più sentite.

Page 90

Sia quindi di conforto, egregia Signora, a Lei ed ai Suoi in tanto dolore il pensiero che ri- marranno sempre vivi nei concittadini il ricor- do dell’Estinto e la gratitudine per ciò che fu dovuto alle Sue doti di mente e di cuore. Colla maggiore considerazione. Il Podestà: F. Giusti ». Prof. ANTONIO LOLATO ex Direttore didattico delle Scuole elementari del Comune di Padova morto il 20 Gennaio 1928 dalla lettera del Podestà alla Vedova : «Con vivo rincrescimento questa Ammini- strazione apprende la morte immaturamente avvenuta del Prof. Antonio Lolato, proprio quando ottenuto il meritato riposo avrebbe po- tuto per lunghi anni godere esclusivamente l’af- fetto dei Suoi cari. Insegnante esemplare, funzionario integer- rimo, innamorato della Scuola, cuì dedicò e come maestro e come direttore didattico le 'migliori energie fino all’ultimo giorno consentitogli, con Lui scompare una delle più belle figure di edu- catori che Padova ha posseduto. Col massimo cordoglio il Comune si asso- cia quindi al lutto della Famiglia che è anche il lutto di tutta la classe magistrale, e prega quindi la S. V. I. di voler gradire le condoglianze più sentite che si estendono altresì ai Figli e Parenti dell'amato Estinto. Colla più profonda considerazione Il Podestà : F. GIUSTI ». Avv. ALFREDO CANALINI - Suc Dorr. GIUSTINO MATTUCCI - S ta RETARIO AGGIUNTO Rag. EDGARDO COCCONCELLI - Capo-UrFIcio STATISTICA tario GENERALE DEL COMUNE - Direttore responsabile - Redattore Capo - Collaboratore Artistico gi Rae TT dm MI FILAAZIITÀA Ad

Page 91

Page 92