La Rivista Illustrata del Popolo d’Italia, 1928 Vol. 2

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UNIONE PUBBLICITÀ Qualunque binoccolo Zeiss ITALIANA #ioa scegli iui cn sii dii piocolo, | èi ia i Linnezola dla lea ù da bara, Cipepiara ino di prllivai hinocenli universali da S ia ati ingrandimenti, Ckpigria ne inieto slot aviiori “ grandangolari pra per SEDE IN MI | LA he 0) pure anch n lemincai pi pati binorcala nobtbaria par la caccia n infine un peslente hbinarcalo da lunga. piatatà per forti dti» stanze — simpa aTpete La intura garanzia dla po nssdione quan di maglia esite nel genere. Sera raadi BINOCCOLI BOLOGNA - CATANIA - FIRENZE GENOVA - NAPOLI - PALERMO E: i ROMA . TORINO . TRENTO . TRIE. ) STE - VENEZIA - ANCONA - BARI a nei BOLZANO. CAGLIARI. COMO - FER- di vivi i e se Li RARA - MESSINA . PADOVA . PA. LP ie i eee n a nt ingrandimenti. 5 L| a Spe Ren i VIA - PIACENZA - ROVIGO - SAVO. IN VENDITA PRESSO I NEGOZI DVOTTICA NA . TREVISO . UDINE . VICENZA | AK F CARATE illusicato "T S4go” e ogni a RARE gratia franco distro richiesta a EHMANN Concevionaria escliuiva della pubblicità «0 rappresentante per l'Italia e Colonie della Casa Carl Teli, Jena. P MILANO - Corso Italia, è - Telefono Ba-Gii “GERARCHIA” e su ditte de pubblicazioni del iemti Letra Punta arr avebiali faber "Patto pie + Lenti Tatoa “POPOLO D'ITALIA" i Unibral reato Falfagliazzata da are Logge siva fede ap L'ad ire) SULLE NAVI DELLA NAVIGAZIONE GENERALE ITALIANA SERFIZI RAPIDISSIMI DI GRAN LUSSO PER LE AMERICHE, CON I MODERNI TRANSATLANTICI “ AUGUSTUS " “GIULIO CESARE" “ROMA" -. “ DUILIO ” “ORAZIO” “ VIRGILIO ” LINEA REGOLARE POSTALE PER L'AUSTRALIA NAVIGAZIONE GENERALE ITALIANA . GENOVA Hi pugiliata Bonaglia ritorna im dtalia call fransailanitra © Giedio Cosspe”. L'itrei se A perzte tai duallird peracipali conte! ialltai ed ssteri

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Fe CASSA DI RISPARMIO DELLE PROVINCIE LOMBARDE FONDATA NEL 1823 Sede centrale in MILANO Via Monte di Pietà, N. 8 12 SUCCURSALI IN MILANO - 152 FILIALI OPERAZIONI Libretti di risparmio e di piccolo risparmio al portatore e nominativi — Libretti ili piccolo risparmio nominativi limitati a determinate categorie di persone — Libretti di risparmio vincolati — Libretti nominativi per paga- mento imposte e tasse — Conti correnti con assegni — Anticipazioni e conti correnti sopra titoli pubblici — Riporti — Sconto di cambiali — Sovven- zioni cambiarie — Incasso effetti — Sovwenzioni e conti correnti contro deposito di sete, bozzoli, ecc. e note di pegno — Cambio valute estere — Servizio di custodia valori, semplice e con amministrazione contro rilascio di polizza di deposito — Servizio di cassa per pubbliche amministrazioni: servizio di ricevitoria e tesoreria per le Prowincie, di esattoria pei Comuni, di cassa e tesoreria per le opere pie ed enti morali in genere. Credito Agrario: Prestiti di esercizio e di miglioramento a sensi del R. D. L. 29 Luglio 1927, N. 1509 — Credito Fondiario: Mutui ipotecari, mediante cartelle all'interesse del 34%, 4%, 5% e 6", ammortizzabili da 10 a 50 anni, Emissione gratuita di assegni sull'Istituto di Credito delle Casse di Risparmio Italiane, pagabili su tutte le piazze del Regno. Gestioni fiduciarie — Amministrazione di patrimoni privati Cassettine salvadanaio. Ammontare dei depositi a risparmio e in conto corrente al 31 marzo 1928 L. 3401 milioni

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LA RIVISTA ILLUSTRATA DEL “POPOLO ARNALDO MUSSOLINI Fondatori : D'ITALIA" - MANLIO MORGAGNI Tlirettorei MANLIO MORGAGNI REDAZIONE, AMMministra ZONE MILANO via Lovasio 10 TEL KH sti Anno VI: N. p- Luglio - gal - LA BINVISTA ice ogni mea ABBONAMENTO pes i lità LL. 109- Kairro L. 200. NUMERO SEPARATO IL. bò Pabblicaà Comrgialnaaria sgadleitiàa Laioar Poibiipà Trabia na Ldenati di ripredunicer edi tradaricne nome rissevali gere duziik è pasai NIDO D' Che cosa era l'arconautica italiana nell'ultimo pe- riodo della guerra? Un giovane mu già vigoroso e valorosissimo ausi» liario delle altre armi in terra ed in mare. Che cosa cra l'arconavtica italiana al momento della * Marcia su Roma'"? Un'ala spennata e spezzata; una liquidazione ed una dispersione delittuosa di vomimi è di macchine; piloti, motoristi, assi sul lastrico della disoccupazione e velivoli nei magazzini dei rottami residuati. Che cosa è l'arconnutica italiana dopo questi primi cinque anni di regime fascista? © una meraviglia che s'impone all'ammirazione del mondo. Poiche ha dovuto ricostruire, riprendendo la mossa da zero, quando gli altri potevano utilizzare come punto di partenza la formidabile efficienza intatta del- l'aviazione di guerra ; de; dix nendo di modesti mierzi, assolutamente inadeguati ad ogni confronto con quelli delle altre Potenze, nonchè di qualche Stato minore. presenta un bilancio superbo di attività vittoriosa. Dal raid mondiale di De Pinedo — che apri la serie dei grandi viaggi aerei Intercontinentali — siamo arrivati alla conquista di tutti — setti — i "records" mondiali, con macchine, cuori, polsi italiani. “Record” di velocità massima su base, battuto da De Bernardi su 5. 59. “Record" di altezza, battuto da Donati su A.C. è. “Record” di volo senza scalo, battuto da Ferrarin e Del Prete, nella silenziosa gesta della traversata dell'Atlantico dal cielo di Roma al Brasile. E se esistesse il record mondiale della crociera a grandi gruppi, lo avremmo battuto con quello dei bo idrovolanti al comando del generale De Pinedo, che in pochi giorni, regolarissimamente, senza alcun inci- dente, senza defezione forzata, ha compiuto il viaggio Italia-Spagna-Francia-Italia ; poiché prima — e finora nemmeno dopo — nessun viaggio è stato tentato con una formazione tanto imponente per numero di Appar- recchi. Altro volo particolarmente interessante è stato compiuto recentemente con quattro apparecchi dal- l'Italia a Mogadiscio, congiungendo per la prima volta in linea d'aria la madre patria alla lontana colonia. Infine la squadriglia al comando del sottosegretario Italo Balbo => che prendeva il brevetto di pilota pochi mesi or sono, e che ha già al suo attivo parecchi voli ardimentosi — recatosi a portare l'omaggio dell'Avia- zione italiana all'Areonautica inglese per la sua grane AQUILE diosa manifestazione, ha fatto scalo in Francia ed in Germania, superando brillantemente gravissime diffi coltà atmosferiche, Né la disgraziata avventura dello S itzberg limi nuisce il valore intrinseco delle due spedizioni artiche. Arrivata ultima per organizzazione e per dotazione di macchine e di mezzi finanziari, l'arconautica italiana si è dunque piazzata prima nel mondo, per audacia ed abilità e spirito di iniziativa dei suoi uomini, sotto l'impulso possente datole dal Duce, © dal giovane squacdrista sottosegretario, nel quale Egli ha trovato un esecutore fedele, alacre, intelligente, dinamico. Anche la morte del comandante del genio ATO Ch» nautico è una manifestazione, tragica cd erwica, di uesta decisa ferrea volontà di superamento; poiché il generale Guidoni è caduto vittima dell'esperimento pericoloso, voluto fare personalmente, di lancio con paracadute senza preparazione, come ziulovrebbe fare nel caso di improv viso disastro del velivolo. Insomma l’Italia ha volatori magnifici è presto avrà macchine da volare di primo ordine sotto tutti gli aspetti. Il comandamento del Duce per l'aviazione è ob- bedito con entusiasmo e con dedizione. ‘ Dare ali al- l'Italia, e volare!” — ha comandato il Duce, — "Bi. sogna che l'aviazione sia così numerosa e così potente da coprire con l'urlo dei suoi motori ualunque altro rumore nella penisola e da oscurare il sole sulla no» stra terra con la superficie delle ali". La gioventù ha compresa l'appello. Tutti i giovani d'Italia sognano oggi avventure cl eroismi, per divo» rare gli spazi e valicare gli occani ed i continenti in volo: è voglion volare: è voleranno! Abbiamo già ‘i piloti e i motoristi migliori del mondo. V ogliamo avere il maggior numero di volatori del mondo. L'Italia, per la sua conformazione prolungata come un molo nel Vadilernaneo, rla sua posizione a por- tata di poche ore di volo da qualunque approdo me- diterranto e di poche decine di minuti di volo per il valico delle Alpi, ha bisogno di ali per accelerare il ritmo delle sue comunicazioni interne e con l'estero, e per difendersi. Il Fascismo ha rinnovato l'Italia, ma a sua volta questa nuova Italia fascista genererà una Italia più grandemente nuova: un nido di aquile. De Finedo, De Bernardi, Ferrarin, Del Prete, Do- nati e tanti altri assi della nostra arma del cielo, sono i precursori del popolo nuovo dell'Italia alata. MANLIO MORGAGNI

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GLI LA JUGOSLAVIA NEL PIANO FRAN. CESE E NELLA SUA REALTA' INTERNA La recente accanita campagna jugoslavofila e ita» lofoba di taluni giornali francesi — tra cui qualcuno amico del Ministro degli Esteri, come è il caso del “Matin”, e ufficioso del Quai d'Orsay, come è il caso del " Temps *, == d una lezione eflicacissima per quei pochi scrittori italiani che ancora “nutrono fiducia” nella sorella latina, ma che per verità da qualche tempo non hanno più coraggio di favellare. E" necessario che gli scandali avvengano, ammoniva il Vangelo. Così lo scandalo franco-jugoslavo è necessa- rio per gettare le ultime palate di terra sul pio sepolero della fratellanza latina e per convincersi che un'alleanza franco-]ugoslava è in piena funzione contro l'Italia. Mancheremmo al nostro dovere di italiani è alla no» stra probità politica di fascisti se velassimo questa realtà fondamentale della nostra situazione, realtà che deter- minerà il corsa della storia italiana nei prossimi lustri. La Francia odia il Fascismo non per ragioni ideo- logiche, ma per motivi storici, in quanto esso è la forza che potenzia l'Italia nel Continente e nel Me- diterraneo, che la innalza a una politica di indipen- densa, che la iniziéà a un movimento eli espansione, Quando esisteva una opportunità politica e storica, la Francia repubblicana e democratica degli immortali principi sapeva allearsi persino con lo Caarismo, pas- sando sopra a tutte le ideologie. Ciò perché la Russia dei cosacchi è delle forche era utile per La “tenaglia” diplomatica e militare contro la Germania. Oggi la stessa Francia repubblicana e democratica degli im- mortali principi si allea allo Stato S. H. S, retto praticamente Halle sttte militari segrete, e alla natura di questo connubio non guarda tanto per il sottile, perchè la Jugoslavia del bastone serbo, dell'oppressione militaresca e degli attentati, è utile in funzione della Ri cover diplomatica e militare contro l'Italia. Co- e sino a poco tempo fà parlavano ancora di pn latina, erano del tutto fuori della realtà, «rehé non consideravano l'alleanza franco-slava contro a latinissima Italia, Uno dei primi doveri di tutti coloro che in Italia hanno responsabilità giornalistica, cio& responsabilità per la formazione degli spiriti in un periodo di orien- tamento e di preparazione, è di rendersi conto di questa realtà, di stre le cose come sono e non come s desiderivebbe che fi ss ero, di considerare Nazioni e Stati non secondo la vecchia psicologia della guerra passata e secondo quello stato d'animo in cui taluni per pigrizia, per sentimentalismo e per idiologia ancora si attardano, ma secondo criteri realistici, in base ai contrasti muovi, sorti dalla pace e per effetto della stessa vittoria. Ora la realtà è che la Francia è acutamente in- gpiaatta r la Vittoria italiana del 1918 è per la arcia el Fascismo, che ha dato nuova coscienza politica, militare, continentale, coloniale ed espansgice nistica alla nostra muova generazione. Perciò Cle- mencenu voleva imporci l'armistizio sul Tagliamento. Perciò ci si negarono la Dalmazia e i ti co» loniali, Paderno si tentò il trucco di consegnare la flotta absburgica alla Jugoslavia. Per gli stessi motivi, con l'appoggio della Ragioneria che è un tissimo strumento del Governo francese e che dominava in Italia come in una colonia politica, zi sostenne la opposizione parlamentare, aventiniana e, infine, fuoru- AVVENIMENTI INTERNAZIONALI scitesca. Falliti l'un dopo l'altro tutti gli strumenti nostrani di antifascismo, si concluse a Belgrado uni accordo tra la Massoneria francese e le sttte militari segrete serbe. Dopociò, malgrado il Patto di amicizia firmato a Roma da Pasic, oslavia rientrò in piena funzione contro l'Italia e un Trattato politico fu sottoscritto tra i Ministri responsabili di Parigi è Belgrado, Trattato che, secondo i competenti, avre bbe già da tempo avuto il suo rafforzamento in un par- ticolare accordo segreto trà i due Stati Maggiori, nuova clegantissima formula, questa, che sottrae abil- mente una realtà di fatto a ogni aperta res nsnbi- lità degli uomini di Governo e a ogni controllo della Società delle Nazioni, Il Cardinale Richelien aveva lasciato un suo te- stamento politico molto lapidario: Par de grande Etat ne frontiéres. Non si tolleri la formazione di grandi Stati alle frontiere francesil Questa formula è nel sangue di tutti i francesi. Perciò la Francia fece guerra all'Olanda, all' Inghilterra, alla Spagna, alla Germania, Inevitabilmente questa direttiva storica doveva pun- tare anche contro l'Italia, dal momento in cui la nostra Patria senti la prima spinta verso la grandezza. Sp rare dunque in una mezzadria continentale e medi- terranca italo-francese, è purissima utopia. Gli italiani possono nutrire simile illusione, perchè chi sale è sempre disposto all'ottimismo e al buon sorriso, Ma non i francesi, i quali non intendono rinunciare alle loro grandi tradizioni di egemonia militare e diplo- matica. Essi non sono disposti ad alcuna divisione inter pares e non tollerano neanche dei secondi. Napoleone III è ancor oggi crocifisso da tutti gli scrittori politici francesi, repubblicani ed eziandio monarchici, perché tollerò la formazione unitaria della Germania e dell'Italia. E se l'Italia servi alla Francia dal 1914 al 1918 per la vendetta del 180 contro la Germania, è anche verissimo che, passato il pericolo, la Francia si rivolse ugualmente contro la Germania e contro l'Italia, nella diversa misura che nei due casi pote meglio stabilire. Quando dunque taluni scrittori politici nostri par- lano di ostilità massonica, essi diminuiscono la realtà, perchè il conflitto non è ideologico ma storico, non è tra partiti e fazioni, ma tra Nazioni, La Massoneria non funziona come strumento, tanto è vero che essa non combatte la dittatura militare segreta in Serbia, così come non combatte l'autocrazia craristica in Russia. Là funzione politica è storica affidata alla ] - slavia è dunque ben precisa: immobilizzare |' talia con una minaccia permanente sul hanco adriatico, 1m- pedirle lo svolgimento di qualsiasi Azione mediterranea o coloniale, inchiodare l'impulso della nuova Italia fascista ancora e sempre nell'Adriatico, ebbligarci di dividere su due fronti la nostra forza, prepararci per ogni eventualità un ricatto o un trabocchetto balcanico. Si dirà che questo “giuoco di guerra" non è nel. l'interesse del Regno S. f S., il quale dovrebbe nella pace provvedere a sanare le dig piaghe ge mentre in un conflitto correre il rischio di un sfacimento, Ciò è verissimo, Ma il siscchinvelico delle vecchie diplomazie non segue le regole della morale pura. I francesi hanno ubriacato la Jugoslavia di odio italofobo, così come un tempo gli Absburgo avevano ubriacato, contro di noi, sloveni e croati. Il giuoco si ripete. E sono ancora gli Stati vecchi e malsicuri che avwelenano l'Europa.

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Senonché ‘agni medaglia ha il suo rovescio è la Jugoslavia ha un terribile “rovescio” interno, che è stato messo im prenda luce dalla recente sanguinosa trageilia alla Scupreina, Nell'ultimo periodo i grandi giornali narigini ave- vino inviato a Belgrado i lora corrispondenti speciali, per illustrare il significato © l'importanza delle mani- festazioni italofobe svoltesi nei maggiori centri della Jugoslavia. In questa propaganda antitaliana si cra par- ticolarmente distinto il signor Sauerwein, e il “Matin" aveva messo in grande evidenza, nella vetrina della prima pagina, al posto di "fonda", le sue esaltazioni di parossismo panserbistico e di perfida velenosa itala- fobia. La Jugoslavia, diceva in sostanza Monsieur Saverwein, ha una gioventù ardente. Stia in guardia l'Italia, perchè un attentato csf cile ami. ( Notare questo allegro preannuncio di un nttentata, questa criminale minaccia di un nuovo colpo di Serajevo, che potre bbe dar fuoco alle polverit. Il Governo fascista, aggiungeva il balcanizzato nonchè derasizzale Sauer- wein, lifbcilmente potrebbe mobilizzare insieme l' Eser= cito e la Milizia. Armare tutta una popolazione in piena dittatura sarebbe oltremodo pericolosa. D'altra parte le Grandi Potenze occidentali (cioe la Francia) non permetterebbero all'Italia di insediarsi nei Balcani (preannuncio, questo, ali diflicoltà e di tenzione «o due frontil. Quindi il Regime potrebbe crollare! Breve parentesi. Le fosche elucubrazioni del mi» serabile Sauerwein non hanno neanche il pregio della originalità. Esse rappresentano il vecchio folle sogno dei fuorusciti e delle Loggie. FPossinmo assicurare che l'Italia potrebbe mobilitare egregiamente Esercito è Milizia insieme. Sautrwéein non se ne preoccupi. La nuova generazione fascista darebbe almeno due milioni di volontari. ÎIn quanto alle altre Potenze, crede il serbo onorario del Matia che, se la pazzia jugoslava desse fuoco alle polveri, l'incendio mmarrebbe limitato alle frontiere italiane? Sì ricordi del 1914, l'amico Sauerwein, c pensi ai casi suoi. Ma, proprio mentre la grande stampa parigina, con una sintomatica simultancità, dava eco agli schia- maszi italofobi della ple baglia jugoslava, alla Scupeina scoppiava una sanguinosa tragedia che metteva in piena luce il profondo insanabile tormento interno della Ju» goslavia. Alcuni deputati, tra cui Paolo Radic erano uccisi, altri, tra cui Stefano Radice, feriti gravemente. I croati abbandonavano la Scupcina. A Zagabria esplodevano +iolente manifestazioni contro i serbi, € avvenivano conflitti. Altro sangue, altre vittime. Il Go- verno poco dopo era obbligato a dimettersi. Il Re era costretto a rivolgersi ai generali. Quale è il significato di questo violento movimento? La Jugoslavia è minata dalla sua stessa costitu- zione. Ha il male nella stessa compagine. Il suo tra- vaglio è nella antitesi violenta, feroce, implacabile dei suoi elementi. N 27 luglio 1914, quando Vienna e Ber- lino erano ancora in perfetta calma, la prima esplo- sione di odio bellico, il primo preannuncio del grande incendio si chbero in Dalmazia, dove i croati deva- starono tutti i negozi serbi. Era la Croazia che prima ancora dell'Austria si sollevava, con violente manife- stazioni, non contro l'Italia, ma contro la Serbia. Gue: sto cdio é storico, radicato in profondità, insanabile, Ì eroati sono cattolici, tecnicamente progrediti, abituati alla disciplina austriaca e formati alla mentalità te- desca. I serbi sono orientali, pastori è contadini, far- mati alla tradizione turca. Mon è la somiglianza dei dialetti che possa avvicinarli, quando una psicologia diversissima li allontana e li tiene l'un contro l'altro armati. A ciò si aggiunge il ricordo recente delle stragi e dello devastazioni compiute dai croati e sloveni in Serbia, prima nel corso della spedizione di Potiorck e poi durante la marcia di Mackensen, il terribile Maresciallo degli sfondamenti e delle distruzioni, quando i serbi subirono il più tragico disastro di tutta la guerra e seminarono di teschi e di tibie tutta l'Albania, da Scutari e dal Dibra sino a Valona. Dopo queste stragi, il nome di * Regno Serbo-Croato-Sloveno " e di * Ju- goslavia ‘ non furono che menzogne. In realtà la mi. noranza serba stabili un regime ali oppressione maili= taresca e carceraria, su tutte le altre nazionalità, compresi i croati e gli sloveni. Tutte le alte cariche pub bliche, amministrative, diplomatiche e militari, furono affidate ai serlni. In malte regioni, nom solamente gli alti funzionari, ma anche i sindaci dei villaggi devono essere serbi dell'antico Regno. “1 serbi > rileva la Afaccsoine, organo dei rive: luzionari macedoni — hanno nelle loro mani tutto l'or- ganismo amministrativo e giudiziario, e conseguente» mente tutto il potere nello Stato, E poichè l'ammini. strazione e la polizia * ‘fanno "" le elezioni, i serbi sono certi di avere la maggioranza alla Camera, a dispetto del fatto che essi non costituiscono che il terzo della PORIFANIOnE perché nelle provincie non serbe ln polizia “eleggere” i candidati serbi. Inoltre vi sono delle sai come la Macedonia è il Kossovese, che sono 1 feudi esclusivi dei serbi e dove la polizia serba non permette ad alcun altro partito di partecipare alle elezioni. Se si tiene conto anche del privilegio che si sono arrogati illegalmente i territori dell'antico Réeame, cli eleggere più deputati di quanti ne dovrebbero avere per diritto in base alle cifre dei votanti (i morti del» l'ultima guerra sono considerati viventi!) sarà facile farsi una chiara idea dei risultati delle elezioni. Ed Ceco il cerchio magico: dall’ esercizio del partere deriva la maggioranza nel Parlamento e da questa maggio. ranza rubata deriva la presa del potere ". Se dunque i croati rifiutano di tornare alla Scupcina, la cosa è perfettamente comprensibile. Qeceorrerebbe modificare la Costituzione, radical: mente, dalle fondamenta, eliminando l'egemonia serba e distribuendo equamente la direzione della cosa pub- blica fra gli elementi delle diverse nazionalità. Ma qui entra in azione, la volontà della setta militare segreta, di cui lo stesso Re è prigioniero, Dicono i dirigenti della "“ Mano Bianca ”, che la Jugoslavia non fu creata dagli sloveni e croati, ma dai serbi, contro la volontà dei croati e sloveni. La direzione dello Stato deve rimanere ai serbi, perché sono essi che hanno il compito di condurre a termine contro l'Italia il programma imperiale già felicemente iniziato contro Turchia e Austria. Che cosa era la Serbia nel secolo scorso? Un'espressione geografica, una terra di servi. Fu un piccolo nucleo di nudaci, affratellati in una setta segreta, che con gli attentati, le insurrezioni e le guerre dettero vita alla Serbia, climinando la Turchia dal Vardar e determinando poi {così essi eredono, dimenticando Vittorio Veneto) il crollo dell'Impero d'Asburgo. Il programma deve esser condotto a termine com l'incorporazione dell'Albania, della Macedonia meridionale sino a Salonicco, e della Bulgaria. Così l'Impero della Grande Serbia si esten- derà dall'Adriatico all'Egeo, al Mar Nero. Tale è il programma della “ Mano Bianca ", rin- focolato dalla gelosia francese contro l'Italia. Capo della ‘“ Mano Bianca" è il generale Zifcovie, che & anche comandante della Guardia Reale. Egli fu uno degli organizzatori dell'assassinio di Re Qbre- novie e della Regina Draga. Fu la sua setta segreta che mise sul trono i Karageorgevie, Il Re è dunque suo prigioniero. Dall'incontro del piano francese e del programma panserbo può derivare nei prossimi lustri il destino d'Italia. E tutto il divenire nostro, in seguito al " giuoco di guerra" francese, è ancorato alla catena jugoslava. GAETANO POLVERELLI — —-iééiicéa n — 17 sele —11++——nE E@*"èò q0q0qqEAu[ E: ]*ZoqM «EA "NS [NE

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Il Senatore Antonio Mosconi. L'on. Alessandro Martelli. chiamato a dirigere il Dicastero dell'Economia Nazionale in sostituzione dell'on. Giuseppe Bellurzo. appartiene ad un'antica famiglia toscana. (Giovanissimo, divenne professore aridlinario di mineralogia e geologia applicata è ne tenne per vari anni l'insegnamento nel R, Isti tato Superiore Agrario e Forestale di Firenze, Ricco di esperienza acquistata anche in fumerosi viaggi all'estero, diede un notevole contributo al Consiglio Superiore delle mi- niere e al Consiglio Superiore dell'Economia Nazionale, finché non venne chiamato al Governo come sottosegretario alle Comuni: cazioni, Fi io di patrioti, interventista e rolons tarto, fascista ardente e risoluto, fu a capo della riscossa horentina contro il predominio social-comunista, idando nel igio le forze dell'ordine alla vittoria amministrativa. Della sua versatilità in fatto di problemi economici sono prova mon sola i suoi scrilti, ma anche Pepi sua parlamentare che. con discorsi e azioni, ha notevolmente con tribuito allo studio e alla soluzione ali que stioni relative all'agricoltura, a bonifiche, a su idrauliche, a produzione di energia elettrica, a problemi minerari: appassionanti, e a ricerche petrolifere, L'on. Alessandro Martelli. Uu DUE NUOVI MINISTRI ll Senatore Anionio Masconi, nominato Minibtro «belle Finanee in sostiluzione del Conte Volpi di Misurata, è nato a Vicenza, Laurcatosi all'Università di Padova, egli centri giovanizi mo nell’'Imimenistrazione dele l'Interno, dove percorse una brillanie car fiera, raggiungendo presto, per le sue dai di saggezza e di abilità, i più alti gradi, Nel ig1a egli vemra nominato preletto, e l'anno seguente Consigliere di Stato, L'im- mediato periodo del dopoguerra lo trova a Tritate ove, nel ig 1g, chbe la carvca di Hegio Commissario, In quel periodo assai difficile per la citià italianiesima che dovette au- bire le ondate torbide dell'antitalianità e del aovverziamo, /niioala Mosconi Reppe con tanta fermezza combattere la sua buona battaglia, che successivamente venne elevato al grado di Commissario Generale della Vencata Chulia, E anche quando il Governo Facta ebbe soppresso senz'altro la carica di Commissario (Generale Civile, Tricate non dimentica mai l'opera di fascista ardente di Anionto Mosconi, L'ardia prova mirabilmente sostenuta raleva a procurargli la più completa Bicuacia del Uhuce, che gli allado dilfacili è impor: laniissime cariche nell'amministrazione dello Hiatà, Sopra iulio ricorderemo che egli fondi l'Istituto Nazionale per le Case degli Im pregati dello Salo, ARRunda per suis Merili all'importanza di un vasto demanio statale. con un bilancio di sio milioni.

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o) | T,Ì x © 4 I n r # glio 2 IIEEN Pa nta a, o! #1, x a . aa Pa lr #0 All'adae eni i atutilati e gli invalidi allo-atesini rendono cartggio, da Homa, al Capo del Governo. Sopra: La comminione ricevata sella Sola Borroniini: il Puce ba alla «wa siabetea Fon. Delerolx, Sotto: La eisita a San Pietro

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= =" "sa e — ——— (> gare pia Îl ntagnifico risveglio sportive dei nuovi italiani. Sopra: SE. il Capo cel Governo avsiste al Saggio dimostrativo della Scnoda Sipertane Fiviaa di Edcnzione Fica alla “" Farnesina ". Sotto: &, E. Piali parta ati depalmcanianti comwenuli al Colonna per i Campionati sportivi,

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Le rappresentanze militari crnccante alla corimoniane!- l'on a «inbetra il cippo marmoreo. SOLENNE CE RIMONIA AL Pozzo DI GIA MA EL TURK IH LIBIA Sotto: La Jaar puro valo dt &pesi sel pos ridi tiama el Turk, presero Selana Sela Wellaricorrenza ano niversaria della fon iazionà ile] [arpa lei Bersaglieri, sona atati inaugurati ul cippo marmorca © uma lam pada oliva sul posso tragico «li Giama elTurk.dove nell'ottobre vgii fur ronò sollertali cene toquattro Bersar e ieri alel glorioso in" Reggimoniao,

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Cerimonie militari a Bengasi : Vuaa messa al Cimitero della Giuliana celebrata in suffragio dei cantbinieri caduti in L'ineanica, nel giaro della festa dell'arata. Sopra: Toi filamento delle lruppe di calare, nella ricorrenza dello Saluto,

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FA line ri Ci PI I trai — È nai k À na; "|

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“E ea Pepe: TÀ li — ——- — IRENE fa Cerimonie è feste all'Anmara per | anniversario della nostra entrata in guerra. Sopra: Ml Reggente del Governo è le Antorità assistono alla Alessia al Campo. Sotto: Fuervilazioni ginnaetithe delle " piccole italiane d'Eriteea ”,

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SA Giido Corni fisercalore della Komelia

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Fi) inca: di nuovo Governatore a colloguio col KR. Commisrania A Massaua. Il primo ingresso all'Asmara, in mezzo alla popolazione festante. in ri Foti L'arrivo di &. E. C'amnado Sopra

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“IL COMPAGNO DAGLI OCCHI SENZA CIGLI” DI GABRIELE DANNUNZIO Dalla fucina del Vittoriale esce un libro tragico, Forse, come nessuna altra opera di Gabriele d'An- nunzio, questo Tomo secondo de Le faville del ataglio è tragico. Il Poeta lo ha dissepolto a brani con un aspro sogghigno di sfida è di forza, ma con il cuore stretto talvolta da ‘una malinconia non mai provata. Ora lo dona agli italiani, Anche gli italiani si sono risollevati da meditazioni torbidamente melanconiche per guardare il cielo, sentendo rombare l'ala dell'e- roismo insanguinato e vittorioso, in questi giorni, In questi giorni sono passati i brividi del Polo attraverso una calura che non incombeva sui nostri campi, così torrida, da oltre un secolo. E si sono ac- cese tutte le vampe dei tropici per contendere il passo ad un'aquila romana vittoriosa: la sinfonia decima si è distesa sul mare fra due continenti, e l'ala tricolore ha potuto trasvolare intatta. L'opera del genio tutelare talvolta precede, e sem- pre accompagna, da che s'é annunziato il "novo", i destini della Patria. Ecco, scavato dal passato, un libro che reca in sé tutti gli abbandoni brevi e tutti i fremiti risorti del presente; un vittorioso e luminoso libro tragico, Quasi in ogni punto di questo libro, con occhi fermi è contemplata la morte. Più terribile è la vi- sione precisa della propria fine se ci si specchia nello sfacelo di colui che divise in esultanza i sogni superbi della nostra prima adolescenza, e rimase assurdamente, interessatamente immutato nel ricordo: e riappare improvvisamente devastato nella realtà. Questo Dario dagli occhi senza cigli — come gli scchi dei morti eroi impietrati, come gli secchi della morta giovinezza che mon ha più una propria anima per vivere, ma soltanto l'anima che le si può frene- ticamente prestare perche vanamente riviva — questo Dario che riappare, durante il più acceso fervore del» l'opera che donava ai secoli le inimitabili pagine del “ Fuoco", con la tosse che lo squassa, con il volta “ riscolpito dalla disperazione in una materia più tra» sparente ” e se ne va per sempre reggendosi a stento, con una bottiglia di oblio intossicato nella tasca del pastrano " ciondolando dalla parte della bottiglia come sc inchinasse l'orecchio al ginepro che un poco si di- sprezza " è una terpibile figura di dannato che sorge per urlare la nostra dannazione. “Non so tenore più fondo — dice il Poeta — di quello che m'occupa quando, nella pausa della mia propria volontà che mi cerca, io vedo accorrere dal- l'infinito il vento senza nome e in esso agitarsi la pol. vere del passato e levarsi contro a me non come ombre delle cose che furono ma come aspetti di quelle che sono per essere: ond'io non riconosco più la suc- cessione della vita né la mutazione della sua sostanza, ma avverto entro me una specie di immobilità veggente, simile a quella dell'occhio che mi s'aperse quando nacqui lagnandomi, sopra il quale mi s'appassisce la palpebra e le ciglia si diradano.. ‘. Pur di fronte alla visione che si riaffaccia con l'in- tenzione feroce d'irridere, l'Artelice che si sente forte di una più forte giovinezza inestinguibile, afferra il maglio e mena cantando più alto robustissimi colpi sull'incudime. Il ferro si ritoree in viticci uncinati, si picùga a raflio, si distende in scaglie aspre, nette e ta- glienti come la lama di un roncone. Alla giovinezza che nel ricordo si affaccia forse con l'intenzione di irridere la maturità, forte di muscoli nuovi e di impeti travolgenti, l'Artefice contrappone la forza più dura della penna temprata: o traccia segni descrittivi che sembrano fendenti, e leva lo sdegnoso ghigno di una più potente irrisione. Così, abbandonate per brevi istanti le pagine più terse e più preziose del "Fuoco" il Poeta si fa ad- dosso alla fratta degli adolescenti compagni di collegio, pensando o credendo veramente che, di là dei veli del tempo essi, rimasti miracolosamente giovani, com- plottino di azzannarlo nella carne che è diventata meno socla : “Quando all'ora della ricreazione io me ne stavo in disparte a guardare con quella pupilla nel tempo mulezimo lucida e allucinata che tale ancor serbo sotto la palpebra, vedevo spesso cercarsi nel tumulto fanciullesco improvvise figure di malvagità quasi in aspetto di mostri a più gambe, a più braccia, a più teste, Una volontà violenta e perfida pareva saldare insieme i corpi di tre o quattro compagni, Li prendeva per le reni e li spingeva in un angolo della camerata o del cortile, dove un poco di silenzio era misto ad un poco d'ombra. Da prima li riuniva in cerchio per i grugni, come i maialetti che indugiono nel medesimo truogolo, I loro dorsi si piegavano innanzi e le loro bazze s'accostavano nel mormorio della congiura; € qualche cosa di fluttuante passava in mezzo a loro, simile a una forza non ancor definita e ferma. A poco a poco, nelle pieghe delle tuniche fiacche, una spina dorsale più potente sembrava drizzarsi. Il gruppo si serraàva, si congegnava, si armava come una sola be- stia nociva. La sghignazzata concorde aveva qualcosa di sinistro che mi par di udire tuttavia, come uscita da un sol cello, E quando alfine il gruppo si voltava e s'avanzava posseduto clalla volontà di nuocere, io ————@€———@_—__—@—m@———————» — ———@++— @@»——m»memtmtmtetetett——_6

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ba più recente fotografia di Gabriele D'Annunzio. {Fal Carlageeni - Milo) 23

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Lila Pu fabrisle Annunzio fina Fnigi Rizzo è Costanze Ciano pria di Buccari. mi stupivo di riconoscere ancora il numero delle facce distinte sotto la stessa difformazione ignotrile e bicca...". Ma altro aspetto assume la morte nella luce della gloria, nella tersa trasparenza del sacrificio, Quivi lo sguardo che s'affisava ostile contro il passato, èl ri» voltà improvviso verso l'avvenire. E un colpo d'ala ci rapisce e c'innalza, anche se la commozione stringe la gola come al cospetto di Giacosa morente, come all'annunzio di Carducci, il Maestro avverso, morto. O meglio come per la battaglia furente che stava per riaccendersi nell'inferno carsico suscitando l'anzia e l’audacia dei volatori, L'azione straripa. Dalla contemplazione della morte siamo saliti a transvolare per le visioni dell'eternità. Il Poeta s'è fatto eroe: il vento ebbro e lucido del pericolo ha rapito all'artefice gli stessi stromenti in- dispensa bili della sua arte divina. “Le qualità stesse della materia si trasmotano. La sagacia dell'artista non più le riconosce, nè più la sua maestria le signo» reggia. Anch'esse militano, sono invase dal demone ostile, non si sottomettono se non alla necessità della lotta ". E la vita e la morte, la contemplazione e la bat- taglia, il fratello e il nemico, l'Italia sanguinante è il mistero dei nascituri, tutto si sublima nel vertice di una speranza disperata. Il miracolo è compiuto. Il Centauro è risorto! GINO ROCCA li — ————=-xkÌÙiw

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Ml professor Tiranti. specialista per le malattie nervose. lo avera appena licenziato dal gabinetto di consultazione, che Cencio Eilugani, i invece di dirigersi versa la porta d'uscita. corse nella aala d'aspetto e si mise a cercare qualcosa tra i fogli sparsi su un tavolo in mogano, Messuno dei ire " pazienti’ che stavano aipettanilo il lora turmo lo guardò: uno, pallido come uno spetiro, fissava nel suoto i grandi cechi bowini, aggrotiando ogni tanto le soprac- ciglia e, subito dopo. ata: | la fronte: il secondo — un #ecchietio con mola barba è pianti capelli fi fera intento a studiare i rabeschi incisi su un medaglione dia gli pendeva dalla catena dell'oralogio; il terzo, rosaò congestionato, era immerso nella lettura di un giornale. Dapo avere inutilmente aumentato la confusione che regnava sul tavola, Cencio diede. desolato, un'occhiata in giro. Studio i volti e gli atteggiamenti dei tre signori, quindi s'indirizzà a quegli che leggeva. = Le dispiacerebbe, scusi, di farmi vedere quel foglio? - Dlispiacermi, perché? Tenga. Ma se crede di trovarvi la realizzazione del moto perpetuo, sta fresco, E gli porse la garsetta che, lino allora, aveva tenuto in mano alla rovescia, = Macchi moto perpetuo! — rispose il Halugani, infazti» dito, — Cerco la novella. io... E atorie, aniioio, le colonne scuotendo il capo e agiiando le braccia quasi convulsivamente. o là novella: ha staltito? — dliase l'uomo raiso a quello spettrale che pare non udirlo, Il «ecchiettà, invece, milacchià è ripete: — La novella... ah ah... Per me, quel povero diavolo, ha dato il cervello a pigione. Pai iarnò a contemplarai l'embellico è, per essere più pre: cisì; il medaglione rabescato, Cencio laneno cadere il faglia che aveva fra le mani è rie mase un moscia come istupidito. Ci Dare sarà! ni balbatti. ur Che Fisiatà era! Male» zione... Si scosse, usci dalla stanza, infilò la porta di strada è non sdiì l'uomo ciamotica gridargli dietro: => Iniatile, sa? Il (ptt) prrpetua d'È saltanio è cass îmia az fMentrà il wecehiettà rideva: — Ah ah! Da quel giorno, cominciò il suo tormenio. La trama della novella gli era come impressa nel cervello è non gli riusciva, per quanti sforzi facesse, di dimenticarla. Trama incompleta d'una novella interrotta, Come andava a finire? Quale sorte lo scrittore aveva riservato ai suoi personaggi? Mistero. Mi stero che lo conquistava e per penetrare il quale avrebbe pa: gnio chissà che cosa. Avesse almeno saputo il titolo del giornale o quello della novella a anche il nome dell'autore... Niente, invece. Mentre aspettava che il professor "Tiranti lo chiamasse, si rrà mijsstb le Ecre, per ingannare il tempo, Lit faglia Frà i tanti che Ligue bian la tavola. appassionandosi, a poco a paco, al racconio che gli cra caduto sotto gli occhi: ma prima che giungesse alla fine. lo specialista era comparso sulla poria Cal lo aria invitato & passare nél gabinetto Egli lo segui, dimenticandosi di portar via la novella: al suò ritornò, questa era scomparsa, lmutilmente era andato, il giorno dopo. alla casa di cura è aveva dato all'infermiera dieci lire di mancia perchè gli per mettesse di frugare a suo agio fra le riviste e i giornali: in- rano aveva chiesto al professore se conosceswo il titolo d'una novella così e così. Lo studioso l'aveva scrutato, a lungo, «hietrò gli occhiali domandandagli poi con soc dale: = Sé preoccupato di se- guire le mie prescrizioni? — Nan ne ho avuio il tempo, professore, — Male, figliolo: si affretti ad ubbidirm e mon avrà a lagnariene. Forse, allora, Bom penserà più Pil quella ALHK CA novella. Certa letteratura. creda a me, non è utile agli vomini del auò temperamento... Che diavolo aveva a che fare la letteratura col suo tem- peramento ? È perchè la novella era sciocca? Gili scienziati. già. non vedono oltre i confini entro i quali esplicano la loro attività: © xe, per avventura, ci scorgono qualche cosa, ne

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svisano talmente i contorni da non sagier più in che modo consilerarla. Tala il pensiero di Cencio Balugani. Egli però. si guardo bene dall'esprimerlòo al professore, Timido com'era a malgrado della sua barba è «begli sechanla, quel parer'ucno sarchileo stato capace di rimanerci male 0, peggio che mai. di offendersi. Ora, un tizio che abbia bisagno gli caro ale alarzara: di nam allen: dere in alcuna maniera, a scanso di guai, il proprio medico. Consulerazioni di un attimo, Pal, quasi con gioia, il cliente del Tiranii tornò all'idea che l'ossessionava. Nei giorni cho seguirono, le sue ricerche continuarono, fra le edicole e le librerie, i gabinetti di lettura è le biblioteche. iulla, assolutamente nulla! C'era di che stancare anche il più tenace fra gli uomini: ma Cencio, ormai, ubbidiva a una specie di imperativo categorico al quale gli cra impossibile di sot trarsi. Cercare, cercare finchè noa fosse giunto a conoscere il seguito dell'avventura, Passeggiando lungo il viale. protetto dall'ambra dei chie mati platani secolari, egli s'intratteneva per l'ennesima volia na gli eroi che la avevano conquistato Dalle Beer. figlia del re dei cataplasmi, cade nelle mani di audaci briganti che si propongono, prima di lasciarla libera, di spillare qualche migliato di dollari a misier Teddy Beer. Condotta dinanei al capa dei banalità, là Fanciulla È risevulà da questi con i modi più cortesi. | due prendono il 8 in una Erola arridaia. gala imfiaità brian punti, alla bara, Trà una sigaretta e l'altra, John Rex, ragazzone aitante e muscoloso, simpatico a malgrado d'una ciratrico che gli sfregia la guancia destra, si scusa con Dolly di doverla tenere prigioniera. La sita, Lio mio, ha certe caigente,., Fare il masnadiero non è da tutti: ci vogliono tanti quattrini, specialmente quando si alesideri alare il più lanitanò perisibile dalle caltà date ci sa rebbe da lavorare, si, ma si potrebbe battere il naso in quegli, antipatbri, di tenti e conto peoliziolii. John non pus abbrare la polizia, pronta sempre a ricordargli i centoquattordici anni di reclusione che dovrebbe scontare in una delle “tante uggiose prigioni americane. Cenioquattordici ammi. si: una bagatella, Più una condanna alla sedia eletirica. Seiocchezze! John guarda Dolly negli occhi: Dally si specchia nelle pa: pilte di Joln, Mangiamo uma fetta di pium-cibi, sormidana. — Siete bella, miss Beer. — E voi, simpaticissimo, mister Rey. — Phak von very sueb | La signorina © stanca e vuol riposare, Il Brigante, gentile, la laicia, ma, ilopo aner scritto al re dei cataplasmi imponen: dagli di versare una fortissima somma, canta per lei una cane sone ilel nameb necam pa namilosi con una chitarra castigliana. Innamoramento rapido, John va persuadendosi = cs come muore — che la ragazza potrebbe ricondurlo sulla ormai ce- lebre via della redenzione: Dolly ripete a se stessa — cdi felice — che il piovanatta È FETETÌ Hi ecntiluoma ali iamli © ianti creiini conosciuti nel salotto di sua madre. i E' deliziona = egli canticchia silla chitarra. - E' bello come un dio pagano — confida lei alle stelle, che non Vassallano arcondo altro da fare, Abbandono reciproco, «decistone di andarsene, lontano dai briganti, lontano dalla famiglia Brer, per vivere d'amore. — Passeremo l'oceano — dice John che pensa un poco ai ui i I

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contequaltordici anni e maledice l'elettricità a causa della sedia che sappiamo. Dally son pensa a nialla © si lascia sbaciucchiare, La fuga. Quando mister Teddy arriva, con molti dollari mel portafaglio e molti poliziotti nelle automobili che seguono la sua. non trova più la figlia nè il famigerato masmadiero, ma soltanto quattro acalzacani di brigantuoci. briachi in barba al proibizionismo, che si lasciano arrestare scena opporre resi stenza. Uno solo urla come un ossesso quando gli strappano di mano una bottiglia di ginepro, - Intanto i due colombi filano, giungono a un porto, si im- bircano su un transatlantico... Da questo punto in là, mistero. Cencio non sapeva più nulla di Dalle né del suo amore, di mister Teddy né dei po licemen americani, © appassionato alle loro vicende came se egli atcasa le avesse vissute. non si dava pace. Camminava a testa bassa e rifletteva. Un piroscafo che AraRBart due innamorati, verso quali lidi puo far rotta? Verso l'italia. novantanove su cento. E quando gli innamorati sono giunti in Italia © hanno girato bene bene qua e li. quale cità scelgono per loro residenea T Una ciilà calma, favorita da un clima temperato, ricca di fiori e di profumi, circondata da xiali cui proteggono annosi platani dalle abboadanii chiome, Passeggiano in uno di questi viali e, susurrandosi mille dolci code, fon pensano it non dli rado al re dei cataplasmi e dl poveri briganti finiti in galera. L'amore, signori miei, è egoista... Dovera essere andata cos n pressa poco. È poi? Il Balugani tirava via, un passo dopo l'aliro, menire il se guito della novella gli mulinava nel cervello, Fosse l'effetto dei raggi del sole che per qualche tempo l'avevano bersagliato, o il fatto d'aver camminato troppo, a un cero momento si senti stanco è asielato, Ragioac per cisl alan gli occhi, guardò in giro e visto un chalef poco lontano, wi si alireaze, decina ad annegare î pemsieri È nl Ia scie im Ln lo cale di birra scura. Tn quattro salti raggiunto la chile! che, rosio nel iramonta, ergeva la sua sagoma civettuola tra il viale e la campagna. Silenzio intorno; a tratti, si udiva, soltanto, dl irillo malinco: nico di un uccellino nascosto in una siepe. Entrà nel locale, ma prima di accomodarii a un tavolino andò al “ banco" è chiamb, a nome, il padrone: — (Giovanni! Dalla giinà TETTI allora arm donna, giowine, graziona, ver stita con cleganza. = (iòranni mon c'é più, signore, — (0 come mai? = Ha ceduto lo chalet a noi, a mio marito e a me. — ih! da molta tempo? = (Quindici giorni. In che cosa posa servirla? — Una birra, signora, © Friaca so possibile, Ella si volse werso la cucina è intavolò una breve conversazione in inglese con un uomo che stava la den: tro: quindi, disse all'avvenr tore assetato: — Non abbiamo più birrà: se vuole qualche al ira cosa... — Ella è lantatiera, ai gnora ? = Jhmericanà. — Ah! E il Balagani la guardò meglio, interessato. = Allora? — Che cosn? CDh, scusi: mi favorisca una, Ufi.. quello che vuole, insomma. = Un gim-conkbail ? — Si. Ella ordinò all'uomo che non'si vedeva: Crin-cockbied, John. Cencio ebbe un sussulta, — Toha?! = Far, sir; è mio ma: rità. — Dovevo immaginarlo. Fa) E, dopo avere studiato ancora la frionomia della doana, ando a sedere in fondo alla sala. Poco dapo un giovane, sbaf fato, alto, muscaloao, gli porta la boranda ordinala. Alto, robusto, con una cicatrice sulla guancia destra: John. Joho Rew, non cherà dubbia, Cencio lo finsò sbalordito, si frego gli cechi, la fissò ancora. Era lui, lui! E l'alira, Dolly Beer. Bovre d'un fiato il miscuglio alcoolico che gli stava dinanzi. Tanta fia la Furia nel trangugiarlo, che un accesso di tosse mie maccio di sirozzarlo, - Calmateri — lo consigliò il padrone dello cbila — calmatevi n «lisponetevi ad aacaliare quella ché wi clin e che ho preparato da tempo, sapendo che sareste venuto qui, = Lo sapevato? — Sicuro. Saltanio, vi siete [aito aspettare. Ma io noa ho perduto la pazienza. Ho atteso ben di più, su certo sirado. in alire epoche... Presto o tardi, vi avrei visto comparire, e allora. = John Rew. apiegateri. — Non fingete più di non conoscermi? Bravo, Franchezza fra di noi, da cordiali nemici. — Nemico vostro, iofl.. = Mincerità, ripeto. Connesso i «cali fapporti soa Teddy = Il ne. — .«cataplasmi, si. So che vi siete accordato con lui, = Non è vero! = INegale che, lino a poco tempo la, avele pensato senza stancarvi a Dalle Beer o a me, ario dal desiderio di sapere dove eravamo andati a ficcarci, di trovare le mostre tracce? — No, ma... = Vedete? Sincertà, nemico mio. Ora, vorresie compiere la vostra missione: denunziarmi. cablografare a mister Teddy, dercuparci ali Dalla dopo il sii arresto, — Protesto! lo sono un galanivomo e non ho tramato mai contro messunò, — Voi Ah, ab! Vi comosco, io. Un poliziotto, siete; peggio, Lina spia. ui delinquente ali fronte al quale il bandita Tobn Rey diventa più onesto d'un pastore. — Signor John Rey! — Signora spia: avete troppo liccato il naso nelle cose mie e io, ora che vi tengo. mon vi lascio più, — [li minacciate? — Peggio: vi tolgo di mezza, [Cengio Balugani, isrrerizzato, «colle lanciarsi sull'americano, ma questi gli puntò contro una pistola ed egli iremanto ai af floscio sulla sedia dalla quale non arcra avuto la forza di alzarsi. Con un fila di voce, balbettà: — Ma perché, perche dovrei finire cos? Teha rise, Aguaiato, men- tre le sue pupille mandava: Pri lampi, poi, avoalatdosi di qualche passo dalla sua «ima arrvilità, pegno ail grilletto dell'arma una, due, tre alte, — Perchè? — urlò an- cora l'uomo-bersaglio. E mon udì rinironare i colpi. ma soltanto la voce La gli Dalle Beer che, dietro il banco. diceva: — Per ché? Rella domanda! Coal ha voluta l'autore, Hel famoso trattato “La letteratura è i suoi rapporti con la pazzia” il non meno famoso praltasor Emmalaao Tiranti ha lascino scritto, n proposito ilel caso Malu gani, che la novella che lo niveva girgapionalò ermà ff» ra d'un matto-tranquilla, re- datore di un giornaletto pubblicato per distrarre i ricoverati nel manicomio di Charenton. R. GAZZANIGA

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I LIBRI PIÙ BELLI Ho aperto a caso il nuovo libro di Ezio Camuncoli, Bse csseniehe (Casa Ed, Giovanni Bottoni « Portomaggiore) ad una pagina, dove, poco sotta il fatidico nome di Museite messo a intitolare un capitolo dell'ultima novella. ho trovato questo o: "i ia volta, emulo di Rodolfo, tenevo bordone a Luigi Co una palandrana ifza, chiamata "levita” ani poletti ina» midati e alti come baluardi intorno a cui attorcigliavo enormi fowlards dai colori agargianti, senza dire della zarzera e dei favoriti”. E mé balzata agli occhi, d'an tratto, la figura di Ezio Camuncoli come l'intravidi per atrada pochi anni fa. Nom ri- trova nella momoria i TROIA RI l'esatta Foggia della sua palandrana * *‘levita”. Ma a i ricordo, i suoi goletii altissimi che quasi sembravano Ricezione quel corpo dinoccalato © fuori misura dall'assalto dei venti: è rivedo la enesera. la sciarpa multicolore e certi pantaloni a scacchi, siretti c un po corti, che assomigliavana molto & quelli di Radolfo. (Certo, pechi come lui. in quest'epoca che vede gli artisti allivellati agli uomini di mondo e di affari, mi parvero espri» mero una beata. quasi fantastica, sopravvivenza di Aobéme: vera sentita, incontenibile, Quel menestrello errante portava senza dubbio, come da i lontananza di tempi e di astrazioni, un carico di sogni e n î | anche eggi ch'egli intitola una raccolta di novelle fee ticerite, quasi ad annunziarci che mon ci offrirà se non favole saporite e salaci, penso che la sua più vera natura di scrittore sia da ricercare nelle pagine dove il Solmi d'un tempo indugia sulle creature del suo sagno, altre che con argozia. con malincoma. Musette! E una fra le protagoniste di quella novella in cui l'autore raccoglie come in una collana nostalgica, "la pe gine della vita". Il suo nome & Suzanne, la sua storia © breve, uguale a tante alia pietosa e sciocca come tante altre: Ro- dalla è Marcella l'incontrano in uma stazione balneare di lusso, al braccio del solito mantenitore, un nobile calabrese, Costui gioca al baccanal, è geloso e imbecille; ella si anacia. Non c'è niente di più di va piccolo segno, che dà un mor- bido rilievo al tipo della ragazza, delicata come ua fiore, esile e lieve: nom c'è, si può dire, vicenda, Ma quando Suzanne conosce i due artisti e li batterra Zizino e Panthére, e ha slanci infantili di gattina, e quando finalmente la sua più grande felicità si palesa mel lasciarsi condurre di soppiatto allo stadio di Marcello, sotto 1 intti, © l'alfferra il rimpianto di una vita semplice e buona, la sua commozione ci axrvinco, diviene la nostra, In quattro e quatir'otto, il pittore le abborra un ri- tratto; a la piccola parigina scrive in un angolo del zartone, co: Musette, ano scale fois dins la vie. È parte. Allora ser tiamo veramente che ha rivissuto Musetto, come un'eco gentile d'un tempò remoto, come un simbolo, come un canto. Questa stessa vena delicata è da ricercarsi in alire due novelle che si svolgono in ferrovia. L'una ha per titolo Fn trame e coglie rapidamente l'amara malinconia di un incontro: Elew- terio Della Chiesa. la atudente provinciale di Rorcavecchia, che ha avute una giovinezza grama nella quale non è mai passata una donna, e si lascia investire, come da una rampa. dalla bellezza e dal mistero d'una sconosciuta, e quella Po- lissena, triste e stupita, che non è Palissena ma soltanto uma sciagurata Ninon attesa alla siazione da una vecchia megera: eoco un piccolo dramma bene cascrvato, siro cd intenso. L'alira novella racchiude un po, come indica il titolo. Al romanzo di falli gli somini: un ombrellino, un libro, un fax roletto dimenticato nell'angolo d'uno scompartimento: la scia d'un profuma, la wibrazione d'um sentimento romantico che vaccende improvviso e si spegne, perché l'ignota, vanamente attesa, ion Appare è non apparirà mai piu... Le altre? Quelle che rispondono più direttamente al car raitere di Focciecnrehe * Sono forse, le più: ma a quelle, anche pui il narrarle ci porterebbe loniano. rimandiamo il leitore, i trorerà, comé in Cilere sollanmta, i segni di una caratteria- razione pronta, immediata, wivace, di una rara acutraza casere vativa nel cogliere tipi e ambienti provinciali, nel irar partito da spunti comici com penetrante ironia: spanti di un'originalità spregiudicata e amenissima come nei Mur impentleri che narra core curiase sedute spiritiche in una late Talliee, trattanda questo tema asprigno senza insistenze banali. i Anche qui l'intrigo, che pur caite è si riallaccia alla tra» dizione boccaccesca per la quale una norella deve raccontare dei “fatti”, non è fine a sc stesso: ma alflre alla scrittore la possibilità dii scendere nelle anime e nelle situazioni e di trarne motivi di ampio respiro e felici spunti di umanità: basti, per fuiti, il motivo di fora Buona azione che si allarga in una bel- lissima pagina, densa di ventà e di dolore. Ed ora passiamo, una volta tanto, da um libro di fantasia ad ina dli sella wisiuta, Il passaggio può esser particolarmente gradevole quando la vita vissuta non ci ripiombi nei luoghi comuni della piatta realià, ma sappia manienerci nell'atmosfera delle alte realiz» razioni che assomigliano al sogno, Trealgetagee deal li ella sterlina, di Giulio Menini {Nicola Zanichelli editore, Balagnali cocò un bel rolume cho, presen: atto in umelegante west tipografica, comdensa in trecento pa- gine una materia narrativa — quaderno di bordo e. insieme. di “terra” se così è lecito dire > delle più varie e adtraenti. Attraenti, perche la forma del racconto e la sostanza ond'è intessoto nen somigliano a nessuno dei modelli noti ai lettori di cose letterarie. non rientrano insomma nel casellario dei saliti "generi? sa Abbasso dunque la letteratura — vien voglia di dire — se chi non fa professione di letterato può alfrirci aimilli pagine di evocazioni, ricche di spirito osservativo, di passione, di pocsia, Alira volta ebbi, su queste stesse colonne, Vaccazione di parlar con simpatia d'an libro «di mare. L'autore cera un na vigante volontario: un ragazzo scappato di casa per farsi morso © divenuto poi capitano di lango corso, testimone e condottiero di avventurosa imprese. materik #4 greggia, il racconto era un po dilettantesco, ma la passione era viva, (Qui si tratia di un ufficiale di marina: il tono si cleva, la visione si allarga. le espressioni assurgono all'importanza di documentazioni rare e squisite. Fra i nomadi che si fanno autobiagrafi. nessuno può esser più intertasante © più completo dell'alliziale di marina. Il suo occhio si apre su tuiti gli orizzonti: la sua qualità di uomo colla è poslivo danno allo sensazioni ch'egli riceve la que dratura perfetta. Si aggiunga ora che il comandante Omni, che narra questi suoi Triniecingue amg... e Giulio Menini, pervenuto ni pre alii gradi nella nosira Armata dopo avîr percorso una luminosa carriera. Egli narra con quella sempli- cità lucida e schielta che è pria dei militari, alitaali a osservare e riferire com precisione, senza fronzoli e quasi senza importanza : la (OTRA origine Lioacana gli permette poi di COM = mentare com arguzia cerdi avvenimenti ni quali ha partecipato, come quando descrive la fredda e curiosa compassatezza d'un banchetto cui gli fu dato di assistere a Spalato, fra autorità austro-ungariche, compreso il famose Principe Hohenlohe, al- lorchèé come comandante in seconda dlel " Misena” eble il germiessoa «di penetrare fra i canali della Dalmazia, chiusi prima Hi quel tempo agli italiani r paura dell'irredentismo. Ma iutte le vicisstudini della sua carriera sono ricche di varietà Cel ali calore. Prenialte: puardiamarina, il Menini È ins viato in Egrito, poi a Madera, alle Canarie, in Spagna: giunge a Siviglia risalendo il Guadalquivir, fresco di boschi di man: darini e d'aranci: è a Cadice quando il coallittà ispanoamericano, © a Lisbona può ccdore Don Carlos, ancora amato e rispeiiato dal suo popolo... Come riassumere? Un elenco mon può apparire che freddo in confronio agli eventi narrati: idal terremoto di Messina col “Craaatiere” alla guerra libica in una torpediniera, dall'occupazione di Rodi con Ameglio alla granale guerra comlaltala, come comandante di una sia» driglia di torpediniere, lira Venezia e Trieste. È nella sua tor padinierà è iasario Sauro. Pai, lepepea: il comandante Mo mini ha lomore di guidare la flottiglia di scorta alla nave che parta il Thiace im Tripolitania. Le parole del racconto mettono le ali: gli appunti del qua- derno di bordo divengono pagine di storia. È. afa

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sl Shuko Yoshida: Uh pine IL GIAPPONE ARTISTICO LA PITTURA GIAPPONESE La pittura giappancie e nà alelle manifestazioni più Che ratteristiche e notevoli del temperamento artistico di quel popola. Essa si differenzia dalla piùtura occidentale in un modo straordinario, alia nel sito concetto inpiratore, aia nella sua forma tecnica. Anche nitualmenie. malgrado i contimi e sempre più numerosi contatti con l'occidente, | pittori giappor nes tradizionalisti. che senza dubbio scono i più grandi, ci mostrano che essi attuano le loro concezioni artistiche in un moda così particolare, che a mo occidentali riesco assai difli cile il capirli è l'apprezzarli senza una profonda conoscenza di questo paese è dello spirito del popolo che l'abita. La natura e le sue meraviglio sonò quaii le uniche muse ispiratrici. 1 pittori fissano sulla seta o su tavole in legno o in cartone speciale le impressioni che il loro spirito subisco da un determinato spettacolo della natura, senza precocuparii di riprodurre i paesaggi realisticamente e con esattezza: si possono vedere, ad esempio, in un paesaggio due coste ma: Fini dipinte una sull'altra, in modo da dare delle senanzioni poetiche bellissime, ma che sono un assurdo nella realià della Ratara. La qualità maggiore dell'amte pittorica nipponica ata mella perfezione della linea del disegno, Cia è dovuto specialmente alla calligrafia, In Estremo Oriente la calligrafia è un'arte delle più apr prezzate, Cigni piitore non può essere veramente grande se non è un grande calligrafa. Vi sono dei caratteri calligrafici tapodti in grandi quadri con cornici in lacca di enorme valore, che a noi occidentali nom dicono nulla e che invece sono am miratimiimi qui, Vi sono dei pittori specializzati solo in questa arte, che guadagnano enormemente; ed i migliori sono utiliz- rati dalla Corte Imperiale, dai ministri e dai grandi mecenati, quando hanno bisogno che il loro scritto passi alla storia, non salò come cipostzione di un pensiero, di un'idea, ma bensi come simbolo di perfezione artistica. Ecco perchè il messaggio che il poeta giapponese Aruchiji Shimoi portò al novira Duse aveva anche un grande valore artistico. Esso fu scritto da un pittore giapponcie dei più Fa mosi, che è tuttora pittore della Corte Imperiale. Ì pittori giapponesi che sono meravigliosi nel giuoco dei colori e sanno armonizzare fra loro le tinte più stridenti ed Qppoite, sono anche sommi nella scenograba che è muirabil: mente curata nei più piccoli dettagli. Anche quest'arte però, come tutta la vita spirituale giap- poncse in ogni sua manifcatazione artistica, è legata stretta» mente alle pasicie di una tradizione simbolica, Il prunò fiorito deve essere sempre unito all'usignolo. E questo signibca la fedeltà, perche detto frutto emette nella notte uno speciale profumo e l'usignolo attirato da csio ai po- serà sempre sullo stesso alberello, anche se durante la gior- nata se ht È assai allontanata ll leone è sempre unito con la peonia; e questo simbo» leggia la forza, il potere unito alla grazia, perchè il leone è il re degli amimali e la peonia, per i giapponesi, è la regina dei fiori. Il bambù è sempro associato al pino, e questo significa lusga vita. Un passaggio nevoso È sempre abitato da qualche animale ricoperto di una pelliccia di lana candidissima, perchè neve e lana vaglion dire candore. Il monte Fuji simboleggia il Giappone. Lo si vede sempre; nelle splendide scene di teatro all'epoca delle danze dello gheishe nella primavera e nell'autunno, lo si vede in ogni espo- sizione di quadri, nei cinematografi, negli avwiai di avvenimenti sportivi, di teatri, ecc.

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FANTASIOSE ESPRESSIONI DEI TRADIZIONALISTI GIAPPONESI mel dettaglio, nel disegno, nei colori, ma manca di poten zialità di pensiero e di fantasia. Sono sempre gli nicasi temi, gli sirssi motivi, le stesse formole simboliche che da secoli ispirano gli Artiali nipponici, Il grande pittore Kyosai fu chiamato il Raffaello dei gatti Ed o certa che iù Giappone ha moltisaanai Raffaelli di insetti, di uecelli, di lori, di alberi, di animali, meravi- gliosi nelle forme, nei dettagli, nei colori, ma, abimé, esso non lu un Raffaello che con le sue tele paotera eneiterzi al contatto con l'al di là, con Dia, con l'infinito. [ce forme tlansicho alellà pittura giapponcie da ma diano; I. il '*Kakemano", che è allungato dall'alto al bam, montato su seta anfica, con in fondo un'asta di avariò per tenerla lecn indio. li. il Mikimono", che è una speato di libro di im- magimi che si svalge nel scnsò della largheeza, Si slipinge sempre sulla seta ad acquerello o su uno speciale carton chie spresa ha da fonda in ora. Per la pittura claasica giapponese mon esiste ln prùvura a olio, né il nudo, ed assai poco la figura. ki sono pai Ì quadri moderni che, pur scguenda La luppo Araki: dillezsà Questa tradizione di simboli è co profomilamente legata all'arte pitorica giapponese che ha enorme: mente diminuita, se soa tolto, ai suoi artisti il libero alancso ella fandastia, t«l ha invece aviluppato un enor me sensibilità nel colore ed una meravigliona abilità nella: decorazione. Quello che più fa difetto in quest'arte giapponese, almenò per musi {HER idemtali, È La boera del pensiero, la potenza dell'espressione. Nelle ligure giapponesi tuta è calmo, freddo, sorrento, (Questo si deve all'influenza del Buddismo, che non ammeltoe che Vindividuo si lasci dominare, almeno al- l'esterno, dalle sue passioni e dai suoi sentimenti I saldi detvonò PRIA RA ti ini quell'espresaione di calma, di abbandono rassegnato, indelimbile, sorridente. che 1] nol difficilmente ricavo ad allertare Lal che risprochia l'idea religiosa che la vita è armonia e rassegnazione. Nel complesso la pistura giapponcao e meravigliora luppo Araki: Primavera balla,

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33 I CLASSICI E I VERISTI NELLA PITTURA MODERNISSIMA scuola tradiricnale e classica nella sua miviià ispiratrice e nella sua esecuzione tecnica, tut tavia hanno la forma mormale dei nostri quadri Cu tisi] grandi cornici è com #elrmi, SCUOLE GIAPPONESI La più antica scuala giapponese dell'arte pittorica i la Biuildisteca, | primi pittori LT] rono dei sacerdoti buddisti, dei Bonzi che di- pingerano ibei Biadala, degli Amida, delle Kwan: BHMN, dei Bossisu e bei Rakaa. In vit secanilo Pa” Ve" s " Selen Shina: diacndfaloe SP innbretao. L_ik t %& di vi tempo si passo a riprodurre degli Imperatori, degli Shogun i e ifegli alti funzionari della Corte Imperiale e shogunale. {Juesia scsola entro mell Impero del Sal La&wanle cal Bualeliamio cinese ed in essa si noia l'influenza «dell'arte indogreca. | pri» missioni amisti di quell'epoca femotlasima, versò 100 Y edil VI sncolo, furann dei Corcani. ue pilture in quell'epoca Vi ia lureno che degli affreschi sui muri dei templi. Wersa il VII secolo si cominciarono ad avere i primi puttori giapponesi, l'arte aber quali (armi si era completamente mongolazata Cal liberata dli sgni inilivenza indagreca, (Coi secoli queata ax uola al ari luppa sempre più È Faggiungr il suo massimo splendore Cini granai prattoni Kose Kanaoka al principio del X secolo è can Kijokata Raburaki: Aiitertte. ROM RE5 filare rl

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Qikoku ipsa: Rabupeo, chiamato, per la sinà sqavità religiosa è per il sont candore verginale. il Fraie Angelico del Giappone. Lao splen- dare ali questa scuola alura fina al KI accala : poi Br TE pare per dare posio a nuove scuole, Essa però ha ispirato © contiminà lRitara a ispirare gli artisti, porch allravenio cina si manifesta il pensiero religioso ed etico giapponese che ancora domina questo popolo. Verso VAI secolo, quando ancora foriva la Buddisia. nacque la scuola dei Kasuga. Il fandatore fu Motomitsu. Essa rapprescnta delle acene di vita reale è di vita mislica religiosa! è specialmente notevole per il suo umorismo. un poco ingenià, © per la caricatura che nasce in Criappone da sasa per la prima volta nella sua storia artistica, Vicino alla scwola dei Rasuga; versa il XIII secolo, sorge quella cosidetta dei Tosa, fondata dal pittore Tsunetaka, Essa rappresenta la scuola ufbciale del Giappone e si chiama anche Lear. Vamato. Come tale quindi si limita a riprodiarnte ritratti di Imperatori e di personaggi della Corte. | pittori stessi sono dei nobili. La loro arte è analitica, insisto su tutti gli elementi degli abiti, sa tutti 1 minimi dettagli. Diventa così minuta e iembra più una miniatura che nà pittisrà, I coloni Lori vai e brillanti. il disegno perfetto, ma i soggetti tratiati sono tutti convencianali. La scuola dei Kamo sorge al principio del XV secolo come reazione all'arto convenzionale della scuola dei Tosa; e come la prima fioriva alla Corte Imperiale del Mikado a Rwoto, la secomila si sviluppa alla Corte dello Shogun (Primo Ministro dittatore dell'impero) a Yedo (antica Tokyo). Con essa la pit tura giappone ha un respiro più largo © per la prima volta «entra in scena il paesaggio. Ma questa scuola ritorna incon: sciamente verso lo concezioni dell'antica scuola buddistica è l'influenza cinese ricomincia a far sentire la sua forza ispira

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ablalilaa. bai È [= Ò È | j i si È d = sape i TIE dere Tadoo Yoikimura

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irivi. I colori più adupi n rati sono il bianco «d il niro; si abbaadonano ico lari vivacissimi dolla severe lai bei Tosa #d il giuoco del chiaroscuro irnoala. Lé ingure, anche quel: la probane, diveniana più freddo è paù calme. co me uole la iraalizzome buddistica, i poco a paco questa scuola «1 laicizza € rag” giungo il sua massima aplendare con il piltore Kano Motonobu e con la sua dimastia di pittori dal XW al XYl secolo, sotto il dominio degli Sho gun Tokugawa, che si chiamarono ire della più bura {pur ada artiati si come piacque ro anche di dipia Sopra i lnalbo Lomoia:; d'neegerre gere alri pacsaggi paicalo» gici, evocatori di inmpres= asoni sirane è dla «gna, Essa fu perfetta mel chia recscuro cd ottenne delle impressioni di una s Ugg stione moievolissima com un mainiovo dli linee è di calar, Dalla ssusla prece. dente nascono quelle più o meno indipendenti dei Soga, celebre, per dipin: gere uccelli, falchi, ece., quella di Korin famosa pet riprodurre animali fe- reci, tigri, leoni, elefanti, té, È quella di Dkra specializzata mella pittura abelle farfallo, dei fon, degli insetti e delle scene ili «ita camportro, Que sie scuole Îioriroao ne- Shinichi Yamanoichi : Neal nido

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Bokuyo Katayama: Penombra (trnale simbalizai giapponese)

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37 wastì I i " ta 11 FATA Esnihu-Kato: Posse, terolmente nei secoli MVI, AVile XVII Eiasc dimenticarano completamente la figura umana che appena abborzavano, per scendere è riprodurre nei minimi dettagli degli animali. dei fiori e delle piante. Col passare del tempo sorge una nuova scuola, quella dell’ Ukivore, che rompe le forme solite religiose e conven: zionali, e riproduce delle scene della rita riale © quotidiana giapponese, arrivando perfino a rappresentare la donna con qualche nudità audace. Spesso | personaggi hanno dei bizzarri atteggiamenti © delle ridicole posizioni, ma la loro espreasione resta sempre impersonale, e deve casere iale, specialmente par le donne, perché la buona educazione impone che dal viso ai nasconda ogni sentimento, © di fare quei determinati geati fissati da secoli da una etichetta severissima. Questi artisti riprodussero specialmente degli interni di case, delle sstne di vita famigliare, delle abitazioni povere è signorili, ecc.; e furono chiamati artisti realisti. LA PITTURA MODERKA ATTUALE La pittura attuale giapponese è assolutamente eclettica. Tutte le scuole storiche sopraddette sono seguite, Nell'ultima ciponizione dli Ueno (Tokyo) noi le troviamo tutte rappresen tate da grandi artisti che ne tengono alto il nome e che di mastrano come la piltura giapponese non sia per nulla decaduta oggi in confronto a quella dei secoli passati. Questa esposizione è un vero avvenimento artistico nazio- nale per il Giappone. Altraverao i suoi grandi saloni ai calcola che siano passati circa un milione e mezzo di ammiratori, Tutte le classi sociali si interessano ad casa; intere famiglie,

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perlino con bambini Latiane ti, vanno a visitarla. Tutti gli studenti, dalle Unirer- sità alle scuole elementari, si recano in massa a farle visita in giorni dotermimali alal Ministero dell’ Educa- zione. la queata ultima cipo- sizione vi furono degli au- daci che tentarono di imi: iare ed inîrodorre il siste ma pittorica occidentale, con quadri a olio e con lo stu dio del nudo, ma i loro as saggi furono assai infelici e dimostrarono di esere mal to più audaci che capaci. Anche il Futuriamo russo bolscevizzato ha fatto ca- paolino, ma con icarsiiimo 3UCCESSO, Sopra: Kyokko Machida: Purificazione, ba sta tot i RI I pittori viventi attual- mente che più si distiniero fireno; il pittore Araki, che forse # il più notevole per la perfezione della li- nea del ditognò © per il giuoco dei colori, nonchy per il movimento che egli sa imprimere agli animali che riproduce; il pittore Machida per la perfezione delle sfumatare; il pittore Yamancuchi per la finezza delle sue concezioni; il più tore Dhomoto per la poten- ra dei suoi simboli. Le fotografie qui ripro- dotte sono quelle dei quadri che più hanno avuto auc- cesso e che sono stati pre miati con grande solennità dall Imperatore. ANTONIO COTTAFAVI Hosham Yamaguchi: dl giardino sonde. - — —r———————————= ez - z- cc. -—= — —z = — —— cal

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= e Tp > LI " n LI ha È) ale 7 rr PERL, [S il E a Pl i z CRAS ARTO =: nr sii a LI TETTE = n LL, è e 4 Bah: EREDE i i Re dada ic Lar facciate dd Matteo A (aapione. IL DUOMO Sono cominciate le demolizioni per l'isolamento del Duomo di Monza. La nostra civiltà, nel ritmo veloce dei traffici e delle opere contingenti alle molteplici, cresciute, ne- cessità della vita, troppo sovente dimentica l'esistenza delle opere d'arte che il tempo le commise onde con- tinuare nei secoli il ricordo è l'insegnamento di una bellezza, sia pure talvolta lontana dalla sensibilità ar- tistica moderna, ma pur sempre di così grandiosa e solenne imponenza da costituire, per un popolo di pro- gredita civiltà come il nostro, quasi direi, un debito d'onore il curarne la conservazione. Il Duomo di Monza, uno dei più importanti mo- numenti italiani dell'epoca medivevale, famoso per la magnifica facciata di Matteo da Campione, per i mi- rabili affreschi quattrocenteschi della cappella di Teo- dolinda, per il * Tesoro” conservatoci attraverso for- tunose vicende, era andato mano mano ricoprendosi sui fianchi d'una fungaia di casupole che ne compro- DI MONZA mettevano perfino la sicurezza, quando si pensi che uno di questi locali attigui al tempio era stato tra- sformato in deposito di scatole di fiammiferi, L'esperienza del passato non aveva dunque inse- gnato nulla? Non ricordavano i monzesi che già questa pericolosa incuria era costata il sacrificio del loro bel campanile ? Ardente il campani! cone un culcono Da Monza si vedea sino a Milano scrisse un mediccrissimo poeta del luogo. Il fatto avvenne l'anno 1740, il giorno della festa di San Gerardo; e una cronaca del tempo così ce ne racconta le vicende: “ Per rendere più solenne la festa erano disposti alcuni fuochi artificiali, de' quali fu data con poca avvertenza la cura a due uomini di niun conta. Questi verso mezz'ora di notte salirono sul cam- panile del Duomo per gettare in alto i razzi e per

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| E TE: | Du _ PR | | A CIO gi" à AL La facciata, - Particolare del corpo centrale, accendervi certi gran vasi bituminosi, i quali dall'alto risplendessero a vista delle terre circonvicine. “ Entrati i due uomini nel campanile si chiusero di dentro. Appena cominciarono a incendiarsi le pi- gnatte piene di materie combustibili che subito si senti uno gridare fuoco dal palchetto, ch'era il pavimento del cupolino ed era il soffitto del castello grande delle campane. Smontarono tosto dalla guglia, ed in mezzo alle fiamme si posero in salvo che erano ambedue più morti che vivi. “Fra la materia incendiaria portata sul campanile era una quantità di razzi ivi lasciati per sorpresa del- l'accidente. Fra il fuoco già appiccato alle assi vec- chie ed arse dai gran caldi di luglio, tra le erbe e teppe abbrustolite dal sole, di cui erano coperti i fian- chi della cupola e la cima della gran croce, in una mezz'ora si vide tutto in fiamme ed il capo ed il colle del medesimo campanile al segno di somigliare al Mon: gibello od al Vesuvio. Le quattro grandi finestre del castello ci parevano quattro bocche d'inferno. Corse tutto il gran popolo i pianti e i sospiri, l'oscuro della notte rischiarato da tante fiamme, metteva orrore ai più coraggiosi, le grida non si possono esprimere. “Non potendo portar rimedio a un incendio si spaventoso, un famoso capomastro del paese radunò alcuni muratori e, fatta calcina, murò le porte inferiori del campanile, si perchè discendendo il fuoco dall'alto al basso venisse soffocato a st stesso, sì perché non = _—rn RT rm Ji.

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dl potesse sgorgare a una piena e incendiare la bellis- sima chiesa © il vicinato foltissimo di botteghe, In- tanto il fuoco che s'apprese in pochissimo tempo a tutti quei legni, scendeva ad appiccarsi nel castello delle campane e mandava in alto più forte le fiam- me. Questo diede una leva strepitosa al cielo della cupola, il quale pieno di ferramenta infocata e di iravatura e tizzoni accesi cadde a basso nella gran piazza ", Qui — secondo il cronista — è da notarsi una singolare grazia del Santo patrono di Monza, perché se la cupola cadeva altrove metteva in rovina la chiesa o un popoloso quartiere della città. Qualcuno potrà obbiettare che maggior grazia sarebbe stata se la cu- pola non fosse caduta affatto: ma questo qualcuno dimostrerebbe di non avere l'ingenvo candore di quel cronista. Come tutti sanno la costruzione del Duomo di Monza risale alla fine del VI secolo è l'iniziativa è dovuta alla regina Teodolinda la quale, durante l'e- rezione della basilica abitava in Monza nel palazzo di Teodorico, e fu poi sepolta — secondo il Morigia — nella basilica stessa. Il tempio fu arricchito con splendida magnificenza, talchè fin dai primi tempi fu celebre anche fuori d'1- talia, onorato dai romani pontefici, colmo di privilegi, beneficato e proictto dai sovrani, tenuto in gran ve=

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4 nerazione dal popolo e finalmente insignito del titolo di reale da Lotario III. La fabbrica primitiva, in forma di croce, termi» nava al colonnato ottagonale sul quale posano ancora gli avanzi dell'antica facciata: l'altare sorgeva in cor» rispondenza al mezzo della gran cupola è l'arca fra l'at- tuale gradinata e il cancello dell'altar maggiore era coper- ta dal coro. Davanti era l'a- trio porticato, tradizionale del- le antiche basiliche, atrio che venne più tardi incorporato nella chiesa quando nel 1ic0 se ne operò l'ingrandimento. Fu in quell'epoca che si effettuò la divisione delle na= vate con le sei colonne otta- gone dai caratteristici capitelli n figure scolpite; strano e in- colto lavoro anteriore però a quell'epoca (forse del XI se- colo), attestante il genio biz: snrro dell'età di mexzo. Cosa facilmente compren» sibile, l'ingrandimento del tem- pio non avvenne in una sol volta, Non è difficile, infatti, scorgere in luogo le tracce dei L'elegantizsioe ambone A Malteo da Campione. successivi ampliamenti, L'arco a tutto sesto che cam- peggia nella gran finestra della facciata triangolare, L'Ambone. - Particolare verro l'ingresso. i fregi, le gocce in cotto, gli archetti intrecciati, si rivelano facilmente come appartenenti al XIV secolo; altri fregi in cotto sotto la gronda del secondo pro- lungamento, sono anteriori a quest'epoca: le volte delle tre navi, le bifore della cappella, l'ottagono del coro, sono la- vori complementari che si ri- velano dei due secoli successi» wi. Così, procedendo nel tempo, al pari della basilica Ambro- siana di Milano, che questa per certe late analogie ram- menta, ciascun secolo COncorso ad arricchire, con suo prezioso tributo d’arte, la vetusta bas silica monzese. La facciata di stile pisano- lombardo, a fasce di marmo bianco e nero, di tipica e mo numentale bellezza, è certo unn delle cose più notevoli che il Duomo di Monza offra allo sguardo del visitatore, Mirabile per graziosa ele- ganza ne è il pronao ad un ARTE TE E n Coin

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Duomo di Monza: l'altar maggiore ani oraria Ult dpr» lita i Îî 4 i I

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= serra solo arco a tutto sesto sormontato da una balconata di candido marmo su cui {apposizione certo poste- riore e di gusto assai discutibile) sta la statua da- rata di San Gerardo. Avanzi dell'antica, primitiva, facciata si trovano qui forse nei tre grandi archi di finissimo marmo orientale che poggiano sul colonnato e nel bassorilievo della lunetta sotto l'architrave rappresentante, nella parte inferiore, il batte- simo di Cristo, e nella supe- riore la regina Teodolinda che presenta la corona ferrea a San Giovanni. Nell'interno la basilica con la gran volta a mezza botte del Castelli offre un aspetto di maestà veneranda. Il gran- dioso ambone, eretto con la grazia di un fiore sugli steli delle quattro candide colonne, rivela nell'eleganza delle linee il gusto sovrano di Matteo da Campione. In giro sono scol- pite quattordici figure rappre- sentanti i dedici apostoli com san Paolo e santa Barnaba. Gruppi di bassorilievi minori, smerlature è trafori d'inere. La colla a mezza balle della nave centrale, SE I? fianco settentrionale della Basilica. 4 dibile leggerezza ne completano la parte ornamentale. Matteo da Campione aveva disegnato anche un battisterio di cui non rimane traccia, L'attuale batti» sterio, d'ordine composito, di marmo a vari colori, è del Pellegrini. La tbase è ottagonale, la parte supe- riore rotonda terminante in una cupola sulla quale s'in- nalza la statua di san Gio- vanni Battista. Buon lavoro che risente, per altro, dei di- fetti del suo tempo. Le due navi laterali, cia- scuna compartita in sei catini, offrano vaghezza di pregevoli dipinti di cui, del resto, la chie» sa è ricchissima, — Il Gilardi affrescò la cupola, il Luini, che visse alcun tempo in Mon» Pa dipinse il San Gerardo sul pilastro di sinistra della cap- pella maggiore e Giulio Cesare Procaccini il san Giuseppe che si trova su quello di destra, mentre di Ercole Procaccini, del Montalti, e del Cavalier Isidoro sono le pitture del pre- shiterio, Il ricchissimo altar mag- giore eretto nel irg8 su di-

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Porticolare dell'ambone, = segno dell'Appiami e il prezzo di lunghe, abilissime schermaglie sostenute dagli amministratori della ba- silica contro la rapacità francese per salvare l'ingen- tissimo patrimonio occorrente alla bisogna. L'altare in bardiglio ha la parte principale coperta da una fascia di lapislazzuli con un contorno d'ametista e la mensa adorna di uno stupendo paliotto di Barginio dal Pozzo, capolavoro dell'oreficeria milanese del XIV secolo. E' questo il paliotto di cui parla lo sta- rico Morigia: “ Un palio tutto di lastre d’argento fine sopra dorato d'oro di ducato, dove si vede scolpita di figure di rilievo e bassorilievo, in diversi quadri, la vita di San Giovanni ", Parlando del Duomo di Manza vien subito fatto di chiedere del famoso tesoro e della cappella di Teodolinda. Le «late degli apartoli. Quest'ultima s' intravede dietro un pesante can cello di ferro battuto, finemente [lavorato. Un esile altare gotico d'aerca leggerezza, sormontato da una cuspide fiorita, racchiude nel tabernacolo la corona ferrea, Addossato al muro, dietro l'altare, è il sar- cofago della regina. E' un avello di marmo bianco liscio, senza alcuna scritta, nel quale — secondo la tradizione — sono rinchiuse tre casse di piombo coi resti di Teodolinda, Agilulfo è Adaloaldo, posti nel. l'avello intorno al Mille. Pare che l'esattezza della tradizione sia stata controllata dal cardinal Federico Borromeo il quale una notte — trovandosi in Monza — fece aprire il sarcofago ove rinvenne soltanto poche ossa incenerite. La volta della cappella, a sesto acuto, presenta al visitatore un grandioso arcone con un affresco dove sono rappresentati il re Agilulfo e la regina Teodolinda

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ge > |» ci e 13 i 45 Î bizzarri capitelli dal NI secolo, che porgono i loro omaggi a San Giovanni, con gran corteggio di popolo e ufficiali. La regina longobarda, fondatrice della basilica, i costumi, le cerimonie, gli avvenimenti della sua Corte e quelli della vita pub- blica del suo tempo, trovano nei dipinti di cui sono ricoperte la volta e le pareti di questa cappella, una ricca © interessante iconografia. Il tesoro si conserva in apposito locale, attiguo alla sagrestia, dotato di robuste e ben munite scansie. E' questa la parte che desta maggior curiosità nel pubblico dei profani; e in verità, esclusa la famosa corona ferrea, che abbiamo visto nella cappella di Teodolinda, è qui raccolta tal quantità di oggetti oltre che di grandissimo valore intrinseco, d' inesti- mabile valore artistico ed archeologico, da legittimare qualsiasi curiosità, Trascurando gli anelli, i vasi, i reliquari numero- sissimi, troviamo la millenaria croce pettorale d'oro racchiudente la famosa reliquia della croce di Cristo donata, secondo la tradizione, da San Gregorio Magno ad Adaloaldo, figlio di Teodolinda. Un'altra croce fa- mosa facente parte del tesoro è quella di Berengario, detta del Regno, ricca di zo perle, 16 grossi smeraldi e numerosissime altre pietre preziose; croce che si metteva al collo dei re d'Italia durante la cerimonia dell'incoronazione. Altri preziosi cimeli (per accennare soltanto a qualcuno dei più preziosi) sono la chiccecia coi sette pulcini d'argento dorato e gli cechi di gemme, donati alla basilica da Teodolinda, i due famosi papiri di san Gregorio Magno, il sacramentario gregoriano in pergamena, la tazza di zaffiro con la base d'oro fi- nemente cesellato è la gran corona di perle di Teo- dolinda con la croce di Agilulfo, da cui i francesi

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La cappella oi l'eodolinda. tolsero le perle e le sostituirono con madrepore co- muni, Nessuna meraviglia. Fatti del genere capitarono sovente durante le spogliazioni napoleoniche; e quando, dopo molte fatiche, potemmo riavere il maltolto, si dovettero constatare, assai più spesso di quanto non si creda, sostituzioni del genere accennato. Il Tesoro di Monza perdette allora, oltre le perle della corona di Teodolinda, una preziosa corona di Agilulfo che venne rubata e fusa durante la perma- nenza del Tesoro a Parigi, parecchi vasi di calcedonio e 85 preziosissimi volumi membranacei, E dire che la basilica monzese aveva già pagato assai caro il suo tributo di guerra, durante la domi- nazione napoleonica, con due terzi dell'oro e metà dell'argento che possedeva nelle suppellettili. In ogni modo — tirate le somme in confronto alle spogliazioni subite da altri monumenti — il Duomo di Monza non chbe a solfrir molto. (Fotografie Costagneri = Afilanod. Un pericolo, forse non meno grave delle spoglia- zioni imposte dallo straniero, venuto gradatamente a minacciare la storica basilica, è quello, già accennato, del lento addossarsi ai suoi fianchi fin dietro l'abside, di luride casupole, di umidi cortiletti, antri e fogne che ne offendevano la dignità, ne attentavano la si- curezza e ne deturpavano la bellezza artistica. Ora — auspice il podestà on. Vigoni e l'amministrazione fascista — troncati gli indugi che duravano da più di vent'anni, si & promosso senz'altro, sotto l'esperta guida dell'architetto Annoni, l'attuazione dei lavori d'isolamento, di revisione delle condizioni statiche e di sistemazione architettonica della parte perimetrale, la quale verrà cinta da verdi aiuole e da una can- cellata. Così il fascismo, che attua in ogni campa le più audaci riforme, non dimentica il patrimonio artistico che è tanta e cospicua parte del nostro pa- trimonio nazionale. GINO GIULINI

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Finze Bifoli: progetto di decorazione dell'Abaide di S. Giunio a Trieste,

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È TRE La Pia e pf » TI 2 Pi i a A PETCREO WI PRA re n re FIERA L_-HANIN RRTA S ENTE ì "a pt A Ù affi a rd LL, e SARI x Ln Fascio monuntentale eretto dille Camicie Nere della Legione Libica in Agizia. =. — —r —_—— _cc_m__c—_—_r_cr—.rr —_-——_ —-.

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PER UNA FEDERAZIONE NAZIONALE DELLE SOCIETA CORALI ITALIANE La Fiera di Milano ha dato modo ni buoni ama- tori della musica italiana di organizzare manifestazioni varie, che culminarono in un succedersi di ottime in- terpretazioni liriche e drammatiche e in parcechi con- corsi corali nazionali e internazionali. E° un vero peccato che i giornali quotidiani (tranne forse il “Popolo d'Italia”) non abbiano riferito con qualche ampiezza intorno alla relazione che il maestro Lualdi stese per i Concorsi Corali. (Quanti chbero la ventura di leggerla, l'hanno lodata per il suo tono appassionato ed cloquente, Il Lualdi è, senza dubbio, uno dei pochi scrittori di cose musicali, che sappiano dare alla loro prosa, con il pregio di una grande e innamorata competenza, la chiarczza, l'evidenza e la plasticità. Che se qualche volta qualche sua aspresza critica può esserci sembrata eccessiva, non abbiamo però mai creduto che quell'esasperazione fosse avve- lenata da ambiguità soggettiva: critico gentiluomo è galantuomo, egli è un sincero, che può ingannarsi, non mai un testardo simulatore di violenza, che cerca di attrarre attenzione facendo squillare la frusta. Come fu pubblicato sul * Popolo d'Italia”, in una sintesi della relazione del Lualdi, breve, ma sufficiente per essere suggestiva, anche il canto corale è un'an- tichissima italianissima istituzione, che accenna a ri- sveglio, ma che dovrebbe essere maggiormente aiutata, perché in quel campo il primato dell'Italia non do- vrebbe essere dificile: ‘“ Perchè non si pensa di ercare una Federazione di società corali a guisa della Fe- derazione delle società sportive? C'è un deputato 0 un gerarca del Fascismo, al quale si possa affidare il compito di una simile organizzazione !”" Senza alcun dubbio c'è. E il risveglio del canto corale si rivela per molbi segni. I concorsi, indetti sotto gli auspici della Fiera di Milano, cerano appena terminati, che Varese, il nuovo ca LORO di provincia assurgente ad importanza in: tellettoale non trascurabile, affollava il suo più hel teatro di un pubblico plaudente per il cinquantenario della sua Società Corale, sorta nel giugno 1558 e viva ancor oggi in una contimuità di esistenza, che è rara in Italia ed altrove. Il cinquantenario della Società Corale Varesina, oggi diretta dal maestro Testoni, si presterehbe al rievocazioni non vane, se potessimo ricordare, ad esem- io, certe ore di liete battaglie artistiche, quando quei uoni Spi: e piccoli commercianti, che rubavano al riposo il tempo necessario agli studî, potevano van- tarsi della presidenza onoraria di Francesco Tamagno, o quando, nell'anno del centenario verdiano, parteci» pando a celebrazioni della gloria del Verdi, per cui s'udirono in Milano concerti corali con la maestosa solennità di tremila e cinquecento voci, il piccolo so- dalizio della città lombarda batteva alla prova soda lizt di maggiore fama e di centri maggiori. Anche ultimamente si è visto, del resto, che l'eccellenza artistica delle società corali non dipende dall"i impor tanza delle città in cui sono sorte. Talora fioriscono come conseguenza cli improvvisi mecenatismi locali. Talora è un educatore più saggio, più ricco di spirito di sacrificio e di squisiterzza estetica, che le porta al trionfo. Varese non ebbe, per parecchi anni, la for- tuna di trovare nel maestro Bartoli, triestino, colui che avrebbe stabilmente risuscitate le esecuzioni della musica cinquecentesca nostra con i suoi ‘“ Madriga- listi”, se una più profonda concordia lo avesse assi- stito da parte di tutti? Certo è che per il problema delle società corali, comu per quello delle bande, un'organizzazione nan avrà mai carattere duraturo, se non diventerà na- zionale, e se, inquadrata nelle attuali gerarchie dello Stato, non otterrà quelle mitigazioni fiscali, che sono indispensabili, perché il lato finanziario della questione non sin di ostacolo alla risoluzione delle difficoltà estetiche. Bisogna, inoltre, che una vigilanza artistica di tipo nazionale allontani dalle società corali i dilettantismi ridicoli, la passione dei virtuosismi puerili, la tendenza verso il “brutto” plebeo. Bisogna che si ereino premi riconosciuti dallo Stato per i coristi e per gli istrut- tori che rivelano maggiore disciplina e un amore più disinteressato e più continuo per l'arte. Il vantaggio sarà artistico e civile. No? Esteticamente chi canta bene nei cori usa e palesa virtù di solidarietà e di modestia, che sono alte virtù sociali in ogni campo. Le interpretazioni migliori e più omogenee non derivano dalla corsa al più sonoro 6 al più acuto, ma dall'armonia che fonde nel tutto le singole parti. Cantare in coro è collaborare: ri- nunciando ad ogni egoistico spirito di sopraffazione, Non individualismo CAPprecIoso: Ma Senso delicato dli interferenza: non smania di tenori mancati, ma dol. cora e fermezza di proporzione melodica nelle voci di ciascuno e di tutti. Queste qualità qualcuno dirà che sono sopra tutto tedesche, donde la gloriosa storia del canto corale tedesco. Queste qualità, io dico, sono di tutte le stirpi che si risvegliano al senso della solidarietà collettiva. Se cantano magnificamente i cosacchi del Don, che sono slavi, cantano con virile armonia quei fieri ra- magnoli che son così appassionatamente latini, À cho si aggiunga che la nostra voce sta, per segreto dono del clima e della razza, fra le più armoniose che est- stano, e che la nostra lingua, vocalizzata e rotonda, è musicale di per sè stessa. Perchè, dunque, il pri- mato dovrebbe sfuggirci? E non è lecito ripetere l'au- gurio del Lualdi e del “Popolo d'Italia” su queste colonne che appaiono da Milano, la città che s'in- chinò, nel secolo scorso, alle prime rivelazioni del genio verdiano, sopra tutto attraverso ai due cori del "Nabucco" e dei " Lombardi"? Varese, garibaldina ce fascista, ha fatto bene a festeggiare le sue “Corali”. Capoluogo lombardo quasi i confine ha lanciato con ciò un monito gentile d'arte, che era già stato il monito di Milano durante la Fiera: "Italiani, un popolo che acquista ogni senso di gran- dexza non può essere che un popolo dagli inni e dalle canzoni, squillanti di forza e profumate di bellezza ‘' A quando l'istituzione della Federazione Nazionale delle Società Corali italiane? INNOCENZO CAPPA

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RENZO Cominciò imitando. Il suo primo successo fu co- mico: conte Gioia nell'* Acidalia " di Niccodemi, con Gandusio, Quel giovinetto quasi debuttante, nervoso e pallido, scontroso a volte e recalcitrante che pareva tratto alla luce del mondo prima, e della ribalta poi, da due mani unghiate che lo avessero saldamente afferrato per le mascelle, si rivelò al gran pubblico imitando Ruggero Ruggeri: il Ruggeri più facile e più noto, più applaudito e più fortunato: il Ruggeri del “ Bosco Sacro". Al giovinetto quasi debuttante prestò un suo gesto comico anche... Ibsen: è glielo suggeri Daria Niccodemi che aveva conosciuto Ibsen a Christiania, Enrico Ibsen celava uno specchietto in fondo alla tuba e rivedeva il nodo della cravatta svolazzante ogni tanto, se gli accadeva salutare qualcuno, esitando a ricoprirài. Così, rifacendo Ruggeri, ma con un tantino di Ibsen, «i rivelò Renzo Ricci al gran pubblico: divise con Gandusio le sorti di una commedia fortunata per circa un anno, e si avviò incontro al proprio destino di attore. Ricordo, peraltro, che in quei tempi lontani — 1919 = poi che il vivo successo faceva parlare del giovinetto quasi debuttante, i suoi compagni con molto rispetto dicevano: è un ragazzo che studia. Pareva degno della più alta meraviglia, anche allora, il fatto quasi unico che un giovane attore studinsse, In quei tempi Renzo Ricci viveva solo, accigliato, appartato. Non so se fosse quello il suo primo servizio di compagnia nei ruoli dell'arte militante agli ordini di capitan Gandusio, burbero come tutti gli attori comici, infaticabile, severo, cocciuto, ligio è preciso come tutti 1 grandi attori, Certo nel grosso e complicato congegno della com» media rutilante, indemoniata e gioconda, la giovanis- sima recluta pensosa si adattava con qualche stento. Imparò a sveltire il passo: e di quelle lontane espe- rienze è rimasta nell'arte di Ricci una traccia che non guasta, che noi vediamo affiorare ogni tanto con lieta meraviglia. Anche recentissimamente una commedia non inso- lita, ma sapientemente rinnovata, della vittoriosa ed ervicomica petulanza giovanile, Nef uno candore ingenno, trovò nel nostro interprete una certa chiarezza di toni comici cd un pronto è difficile equilibrio di mo venze sul filo teso di un dialogo sottile e sul pericolo continuato di una insidiosa effeminaterza, che dovevano suscitare la più larga simpatia di consensi. Ma Renzo Ricci attraversa questi spassi scenici con l'occhio costantemente fisso ad una mèta più alta. Egli sente la drammaticità, non mai disgiunta dal pensiero, in una forma convulsa: egli spera forse di poter dire, un giorno, in tal maniera anche un une pensiero. RICLI II volto pallido, terreo, scavato sotto gli zigomi, e la bocca quasi incurvata dallo sforzo di reggere la fronte carca di meditazioni, rivelavano, anche attra- verso i veli rosci del teatro gaio e dei primi esperi- menti caricaturali, le nottate penose, le lunghe letture sotto la lampada. Il ragazzo voleva giungere: giungere primo, giun- gere in fretta. Comincio > per questa sman ia quasi morbosa che non gli consentiva di travedere che un punto d'arrivo senza tappe intermedie, senza lente e pazienti e sa- pienti metamorfosi, sensa indugi sperimentali è gli errori necessari alla formazione di ogni ideale per- fetto — cominciò imitando. E dal gusto dell'imitazione non è guarito ancora. Due maniere si alternano nel suo vivace fervore interpretativo, Quando si fonderanno, Renzo Ricci sarà, forse, riuscito a trovare la formula nuova di un'arte diversa. Mancherà a questa formula il segno della spon- taneità, il fresco sapore della giovanilità: ma sarà, in ogni modo, densa e preziosa, efficace ed interessante. Zacconi è Ruggeri rivivono, secondo il tema, nel- l'arte interpretativa di Ricci. Questo appunto è stato mosso dalla critica infinite volte al giovanissimo attore, Se c'è qualcuno che pensa seriamente, in Italia, che la critica abbia importanza per gli attori anche quando non si limita ad elencarne i pregi, si persuada, con un nuovo csempio, che non è +wero. Renzo Ricci, di fronte all'unanimità dei giudizi, s'é mostrato irriducibilmente fedele ai due idoli d'oro del suo primo sogno d'arte, Ha avuto paura di frantumarli sul palco per pre- sentarsi solo al cospetto terribile del pubblico? Op. pure si cela, dietro la sua ferma serenità pensosa, un disegno che si sta componendo e che presto ci werrà rivelato? Non so. Credo che, più che due propositi, due nature si siano ormai impadronite del suo vigor bat- tagliero. Credo che alternativamente, fra i due limiti imposti, fra le due strade battute, prenda ora forma non tanto, per lui, lo studio di due maniere maestre, quanto la persuasione che una sola maniera esiste in arte a significar, con i due volti di un'indole sola, la perfezione, Ha voluto fare il capocomico, S'è buttato con il mento teso, con la volontà ferma, con l'ugne sfoderate, alla scalata. Ha dovuto ritrarsi. Ma qualche méta è stata in ogni modo raggiunta: ed anche questa esperienza servirà al giovanissimo attore, Lo ritroveremo al fianco della nostra piccola di. vina e infaticabile Emma, Sentiremo sulla sensibilità così delicata di Renzo Ricci, sempre scoperta e quasi malata, gravare a poco a poco e sovrapporsi il segno di un'altrà imitazione istintiva. I due volti divente- ii —_P@_y@€@_@————@m@i erre ——

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5] Kenzo Ricci. ranno tre; il diamante purissimo e prezioso di un'in- dole artistica meravigliosa, si sfaccetterà ancora. Il tempo lascia sul palcoscenico polvere di altri diamanti calpestati, ottima per la levigatura delle gemme grezze destinate al brillio glorioso della ribalta. Renzo Ricci ha bisogno ancora di perfezionare nella rinunzia di qualche particella di se stesso: ha bisogno ali ripercorrere lentamente qualche tratto della strada già percorsa di un fiato. Deve persuadersi che non basta studiare, che non basta volere: che bisogna anche vivere, IFat. Badodii Ora la sun civetteria è ancora devota ad Tbsen: ma non cela più uno specchietto in fondo alla tuba. In fondo ad una tasca del vagabondo trasognato, c'è sempre un libercoletto: non so se si tratti di Bork- mann, di Stokmann, di Solness o di Brand, Si tratta di un puro sogno d'arte che ancora bisogna tener riposto in saccoccia, Ricci, perché il destino così co- manda, perché anche il pubblico così vuole... Ma che un giorno certamente diventerà, con qualche ruga di più riflessa dentro lo specchio, clamorosa, gloriosa, grandiosa realtà, gd. n

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Sotto: |" Kalfebeb + di IP iAaloa da Tie mianenlti , palesi all Li l'odore dA tt ate di FE Caanseola, IL TEATRO DELLA PANTO- MINA FUTURISTA E LE SUENDONE INTERPRETA ZIORI MIMICHE =_= a A «eri lvoriglasliasima ata selettivo di " Cade iall " panfomima di K, T «llarinelti. susnica ali Silvio Me Al Teatro della Bla: deleme di Parigi pri ma e, in »eguilo, in un Lartumatò gua ETE tistico, hanno riacceso il più vino ucicee si le panstomime futuri ate, colle quali Pram: paolina e i suci colla- bieratiri tenfans an muovo stile del pesto © una niaòva ihnterpre înazione idirammatica del raggrttà eimicà, Li «| — — — E x

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A destra; Todi Jitaiwaurnai, an Seotbà : "TIE renti Ped alii nlel' dirai" % chini rari nai atta La all de x = "x r_er= a Pag iii diet alal liifine L. 53 FIGURE E SCENE DEL TEATRO MODERNO GIAPPONESE Il tcatro prapponere, pian mantenendosi fedele alla suà tradizione simbolica va orienianzdosi ae mph forma di medie ali n temente drammatiche è I : lesa grande RURALI si Tokwa mettendo pra batto im rilievo la finissi: ina arte di un eccellente attore: Sancho Ichikawa ide = lm. WECERZEI

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54 LA PAGINA DELLE SIGNORE fdisegni di Fabiano) Ricordo una novella di Lucilla Antonelli. Non vi siupite ircppo se una donna che serivo, adtira l'attenzione del Let tore sopra un'altra donna che scrive. In questo mondo vario Uri mmultilarme, non al è mai mita di vedere d<oac sirane. La novella è dunque una delle più umanamente vere che siano, benché, è piuttosto, pere Fondata sopra una vecchis- sima verità, Nessuno di noi è mai contento di quello che e di quello che fa, possiede e sa. Si tratta di dure donne, che s'incontrano all'incrocio di due opposii sentieri. Colei che ha goduto follemente. febbrilmente la «ita, hè tenle un giorno tnttà Varida saaiià e invadlia co- lei che, per tema di dolore, ha rinunciato alla gioia, prefe: rendo a tutto la pace del convento. Nel tempo sicsso, la mo- naca, che dovrebbe essere in uno stato di bratitadine alta è serena (direi quasi ali perlezione, se una monaca cessame di Tiso crealura umana, virale ripartire la aleluna +vorao il maonalo che la tiene azzannaia irrimediabilmente. con un rammarico larturante e quasi nostalgica, Ella si Ale gpe di hwere rimun- ciato a tuito, senza avere saputo csaliamente a che, ed ha sele e rammarico di quello che non ha provato. Forse il sa- pore della vita (non l'ultimo romanzo di Virgilio Brocchi} non Cra così pericoloso come ella aveva immaginato nel suo ter rore, Ed ormai è irrimediabilmente troppo tardi, per qualune que rimpianto. Le due donne ripremdono così il proprio co nasciutà tàmminà, ugnumna avvelenata nell’ anima dal fear lug” gevole contatto coll'altra. Siappoago di sentir dire che tatto questo non ha molto nesso colla moda, Fatte invece le delite proporzioni in scala minore, la novella mi è proprio tornata in mente nel guardare due signore che stavano insieme pur essendo molto dissimili l'una dall'altra. La prima portava una semplice, aristocratica cesto cscura, che le dara sull'altra un vantaggio di distinzione indiscutibile. La seconda, che doveva avere pressa poco la

medesima cià, sembrava invece mollo più giovane e attirava maggiormente gli sguardi per la carnagione rinfrescata con arte, il vestito chiaro è iulio un insieme più originale cul nt traente. che mon sia quello dettato dalla austerità, Facevo le mie riflessioni. guardasdole, e misuravo la su- perionità di cole cho preferiva non cssere in apparenza di wersa dalla propria realtà. e incuiere rispetto piuttosto che sueritare un'ammirarione che avrà in st batti gli elementi. ec cettuato la deferenza. Ma sorpresi in buon punto lo sguardo adlella dama severa, quasi bagnato «di nostalgia, posarsi sia» l'amica circondata e complimentata., La udii persino mormo- rare Fra sb: Perché nom posso casere così anch'io? Piacere sure bito e sempre, dev'essere una delle giole più grandi nella vita‘. Ma allora? Le mie rilfleazioni morali erallarana csomè un castello di carta, e non dubitai menamamente che l'amica fre vola mon si proponesse dal canio suo, almeno qualche volta, d'imitare la distinzione dell'altra, Ebbene, la moda della primavera è fatta a posta per dar ragione à iutte è due. Si [porta il dall'ata casura, il turchino a pallini bianchi, che era il cavallo di ogni battaglia taliva per le noatre mamme: chia e ereapi stampati à lbori: tinte unite, oscure, mescolate a gradazioni più chiare, C'è da accontentare Luwili i gusdi e bulli i carallerni. Il corome era in crisi; risalleviama il cotone, Ed ecco i vestitini di più della nostra infanzia, i coroni stampati ali gatezza per lo bambino: i veli svizzeri a palline rilevate. i veli lrancesi siampati, che si possono guernire è scladifivcate (Li alriscio ali tela, e per pomeriggio l'organaii trattato in istile, Il cotone, d'estate, & il più pratica tra tutti i vestiti. Un po' democratico, siamo d'accordo, ma poriatelo con grazia e non pensate a distinzioni sociali in tempo di caldura. Se è fresco, ben tagliato © accompagnato con scelti accessori, dalle scarpe al cappello (passando anche per la lÒsoraettà) darà una impressione di refrigerio non solo a chi lo porta, ma anche a

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chi lo guarda: e sarà clegante. Nemmeno i fabbricanti di seta artificiale potranno trovare a ridire sulla signora che porta un vestito facile da lavare e stirare e per di pa non facil: mente danneggialile (scusate) dalle sccrezioni estive. Per in tenderci, volevo dire il sudore. Hen venga un vestito giovanile. distirolto. pronto a tutto, che non ha bisogno, in case d'ac- cidente, di otti chimici, che portano via, insieme con le macchie, anche il tessuto. Hen venga il cotone leggiero oppure salida, in tutte le sue varietà di tessuto, colore e disegno, È se mon costi molto, meglio ancora. Ma qui si solleva qualche dubbio. La moda farebbe rincararo anche i ciottoli della sirada. E poichè parlavamo della seta artiberale, non sarebbe il caso — & parte gli interessi industriali = hancas, che in ri apello, ma non divido, ahime! = dli domandare che cosa fac: cla in foglia quot il haca da vela? Sciopero ? Chevend Gin si coltiva più? Si sa, non tutti gli anni sono ugualmente fa- varevoli a quel raccolta, ma mi farebbe wù po’ l'effetto ali ricevere delle pesche bene imitato al posto delle vere. nelle stagioni in ui la grandine ha rovinato la frutta. oatano farso meno delle vere a chi le prosluce, ma a noi? Parlo natural mente delle pesche. Por là scia sarà tultt'allirà cosà, apecial: mente se £ vero che la trarranno persino dal mare. Ritornano le blue di linon a nascondersi dieniro la vate tana, la cui cintura risale: portiamo anche sottana e giacca lenta di pipe la camicetta è talvolia della sicssa tela fio rita che fodera la giacca. Scarpe bianche. magari di paglia come la borsa c il copricapo, calze appena rosate, © cappello ombroso e semplice di Sagl fine: balibontal. baku o ini Per città. qualunque vestito di leggerissima stoffa si da dello arie da failicur Di raso, di crespo, con blusetta di giorgolte Beigr: oppure si porta ancora la sattanella a righe è a quadri, con una giacca di seta cscura è di velluto, come l'anno scorso. Un'idea per la giacchettona da apeaggia: maglia di seta nera foderata di spugna. Ma se stete fedeli alla spu: gna anche dal lata esteriore, fatela La- gliare da una buona saria e guarnitela sulle «palle con un cnonme monogram- ma, preferibilmente incomprensibile. È accordate cal soprabito da apaaggia il parasole, il fazzoletto da annodarsi alla testa, la borsa, il cuscino che ri accompagna sempre, e tutti gli acces sori superilui che sono tanto necessari Mi nostri dazi csivi... senza contare quelli delle alire siagioni. Fer sera, le scallature tendono a uscire dalla via retta per abizzarrinsi in vagabondaggi dentati; oppure pren: ilomo una sentimentale formia a quarte, raccomandabile specialmente per done ne soilili Si portano lé così dette berte, e anche un po di manichina, La schiena va sempre più denudandosi mentro il petto tende a ricoprirs, Nude dunque le spalle. ma saoiioli. neate da agitazioni di stoffe: ali vo lanti è tutto il Mutinare che potete immaginare, Di giorno le spalle sono te, € vero, ma lo sprone È così aderente che la linca rimane la stessa sotio iulte le luci. Cambiano tante cose, ma soprat lutto cambia l'insieme della figurina femminile che si gonfia dove era snella © si assolliglia melle curve. La regola sta dunque nelle irregolarità. Finita la simmetria. Non sappia la parte destra della gonna a quale altezza arriva la winiatra, © sc dietro è quasi a terra, si rialzi più che mai davanti, Di tutti gli animali, l'uomo è il solo, forse per dimostrare di essere ragionevole, che vesta ponne meno brillanti, viraci, attraenti della sua femmina, " Bobrietà " e il sò motto in generale. Ma si vede che la pri- mavera attensa un poco il solito mado ali considerare le codes, 55 Le camicie avranno collo, sparato e polsi in differente tes- suto e talvolia anche colore dal resto. Per quella da sera si torna il minutissimo pigué a rigoline trasversali. quasi invisi: bili. Il cappello in feltro iurchino cupo si dilflonde e qualcuno tenta persino di arrampicare! sulla scala del viola, C'è seme pre il cappello di felino color cannella, è il bigio chiaro, con nastro appena appena più scuro. Ma pare che col sole, il fel- tro mascolino sarà confonidibile col nostro, color legno di rosa, Avete mai daservato che in fondo. le mode femminili sono avi Aprisò seguite n breve distanza da mutamenti simili nel campo avrersario? ln cain Agna, al mare, avranno anche gli isoenini il feltro bianco e cinto di nasiro uguale, nonché paglie fiorentine con haslm marmon. Le gheite bianche ni portana soltanto im Clic cassone di avvenimenti diurni, come corse, inaugurazioni è si- mil, l guanti invest coll'estato, in AM paga spocialmento, si usano meno. Ma il camoscio bianco, lavabile, o giallo. cu- ciio in fuer, cara al polso, coll'apertura sil palmo della mano in forma di V, è sempre ben portato. Per auiomotsile si Fanno guanti A caraa bianco dà palma Marton, E uni Mans bicolore così, quando fa dei segnali, è sicura di aitirare l'ai- bemepi na. Anche | guanti in pelle ili porco sono pratici ed eleganti, n naturalmente, più Rem sporchi tal meglio RI per sariete aline in carattere. Anehe oi, suo Marri abbiamo il quanta al polso, la rivale tiamo indietro, sulla mano con una cert'aria fra sbarazzina è hnonsurante. Perche? al precisa, per apuami bo Corso incosciente scopo di fare vedere i braccialetti, se ne possediamo, Il prin cipio © sialò Aflecebo i la mola, l'imitazione biamo fatto al nata, Mon ci avevate pensato? nemmeno io, ma quando me lo ha spiegato una signora che aveva i poli aaorni di splendide gemme, le ho subito creduta, MANXTICA BARZINI

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SULLE PIÙ BELLE SPIAGGE D'EUROPA a ae ti n° ur. CENTRO di LIT-Tuar [Le ponnmeoni PA ina le * "rin

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sl 3 uri (I a | pisa 66], di ei (ga pa E sm A sinistra: fara Jolografia aerea della stperba sff- data delle capanne dl Lido (Vene- zia), che mantiene un primalo di ele» qanza fra le ba- quatre europee. Inalto, da sinistra: Hadatweratica sete spia ili (Artemio ati Sai granciosi alberghi, e agrari la i Ricercaliati» mit, ci dbewealagen in Olanda. Sotto: Pn gruppo di bagnanti fra le ca- panne della ridente spiaggia di Rintini.

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& È. ftalo Balbo, fra i suoi ufficiali, all'arrivo sull'aerodrome di Hormeburek (Essex). IN TUTTI I CLELI À chi dunque se non a Benito Mussolini cd al collaboratore iretto ch' Egli si & scelto, som vuti i successi che, sempre crescendo d'importanza, quasi ogni settimana ottengono le ali d'Italia in tutti i cieli del mondo? Questa constatazione che nella bocca e sulla penna degli italiani è ormai un luogo comune, viene fatta e ripetuta da qualche tempo anche dalla stampa stra- niera, e perfino da giornali il cui atteggiamento con- sueto è tutt'altro che benevolo verso il regime fascista. Due avvenimenti vittoriosi nel mese scorso fecero ammirare l'ala italiana da tutti i popoli, due altri avvenimenti in questo mese la fanno da tutti i popoli applaudire. Di diverso genere, di diversa importanza, mostrano tuttavia lo stesso stile: preparazione silenziosa, mi- nuziosa, sapiente ; silenzio prima dell'atto, slancio d'azione e perspicacia impavida contro ogni difficoltà od agni rischio. Ecco lo stile, VIAGGIO DI STUDIO Il volo dei dodici velivoli guidati da Italo Balbo da Roma a Londra, a rlino, a Roma, sebbene non possa essere considerato d'importanza clamorosa é pur tuttavia una prova della sicurezza è della ro- bustezza dei velivoli e dei motori di cui le squadri- glie italiane sono dotate ed è una dimosirazione del valore degli equipaggi. Ma esso non era stato predisposto per l'uno né er l'altro sco Non si desiderava punto di sha» sd i colleghi aviatori d' Inghilterra né quelli di Germania, è neppure il pubblico dei due paesi di tappa e degli altri sorvolati. el probl le pessime avversità atmosferiche in» contrate lungo tutti i percorsi hanno dato a qualche tratto del viaggio un andamento drammatico, questa non è argomento sul quale possa insistere chi scrive queste righe, perchè ne fu uno dei protagonisti. 5, E, Balbo defini chiaramente la missione, chia- mandola : viaggio d'istruzione. I ventitre ufficiali che riaggiarono con lui avevano tutti un grado militare elevato: un generale, tre colonnelli, cinque tenenti co» lonnelli, cinque maggiori. V'erano anche otto capitani e duè tenenti, mà erano giovani particolarmente dî» stintisi nel passato e che portavano perciò nel gruppo il contributo d'una loro competenza specifica. Gli uomini furono scelti dal loro Capo a seconda dello scopo prefisso. Non soltanto il loro grado mi- litare era elevato, ma pure la loro anzianità di pi- lotaggio: ve ne erano o di quelli che presero il icanetta di pilota 16 0 14 anni fa e da allora praticarono il volo senza ininterruzioni. Naturalmente grado ed an- zianità di pilotaggio si accompagnano quasi sempre ai capelli grigi... quando di capelli ne restano ancora! Mai capelli grigi non hanno impedito a tutti questi piloti di affrontare e superare tranquillamente mon- Fagne,. mari è temporali. Nessuno si mostrò " Arrug- ginito ”, neppure quelli cui le responsabilità del co- o che si pertiene al loro grado o i doveri degli uffici che dirigono obbligano a lunghe soste a tavolino. Farticolare interessante: il pilota meno anziano di tutti era proprio S, E, Balbo, che tutti li comandava e che era anche fra loro uno dei più giovani d'età. Non è certo adulazione il rammentare adesso, a crociera ultimata, ch'Egli fu pari ai più anziani nella rizia del partire, dell'atterrare, de idare il ve livo lo contro ai tempestosi venti, trovando la rotta fra le cortine delle nubi è delle pioggie ; e fu primo e più audace degli altri sempre, nello spiecare il volo affrontando l'avwerso cielo pur di non attendere altre l'ora prestabilita; nel tuffarsi dentro un abisso di ooo metri di nubi verso l'ignoto della queta zero pur di non aver il dispetto di retrocedere per qualche minuto a cercare il passaggio più agevole; nél pene- trare diritto nel temporale posto attraverso la rotta per non perdere tempo nell'aggirarlo.

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Obbediva al comandamento; “ Vivere pericolosa» mente ". A un colonnello anziano di pilotaggio ed sigerto: di svariati cieli che dopo una Si espri- meva alcune considerazioni in proposita, i generale Balbo rispose alquanto bruscamente: * Lai pelle non conta, né la sun sr la mia, conta l'arrivare dove e quando stabilito ‘ Non importa se e nelle gole delle Alpi la compattezza della pattuglia si ruppe, st fra i nuvolosi cumuli sopra la Manica e sotto la pioggia presso Lipsia accadde la stessa cosa; il volo collettivo {nel quale ognuno s'affida ciecamente alla perizia di navigatore dell'equi- paggio di punta) si trasformò nel volo simultaneo tto alla comune méta: ognuno ritrovò la propria rotta e giunse dopo il Capo al felice atterraggio prestabilito. Non qui faremo la cronaca minuta della crociera, né daremo quei tocchi di colore di cui si compiac- quero i corrispondenti dei quotidiani. Come docu- mentazione diremo che velivoli erano 6 del tipo “A. 1205 e 6 del tipo “R. 22”, tutti della Società “ Aeronautica d'Italia”. Che i motori erano tutti Fiat “A. 20°" della potenza di 55o HP circa; che ogni velivolo aveva a bordo due piloti che si alter- nivano nel compito di guidare il velivolo e nel com- pia: di riconoscere la rotta. D'OTRRRIZRZIOnI a terra si limitava a pochissimo personale inviato tempestivamente a Londra e a Berlino. bl Il volo fu lungo quasi 4000 Km. è tutti i motori lo superarono perfettamente, se si eccettui una avaria dovuta a causa del tutto accidentale che colpi un solo motore. Probabilmente questo “ viaggio d'istruzione "! è il più lungo fatto in volo da un così numeroso gruppo di ufficiali. Anche questo è un primato non trascurabile. Gli ufficiali erano: generale Lombard, colonnelli Ercole, Bolognesi e Coop; tenenti colonnelli Tedeschini- Lalli, Ajmone-Cat, Pinna, Fougier; maggiori Sacchi, Lordi, Perino, Martelli, Mecozzi; capitani Brak-Papa, Gaeta, Menghi, Liberati, Granzarolo, Baldi, Orlando, Guazzetti; tenenti Porru-Locci e Cecconi, Finalmente sarebbe ingiustizia omettere di dire che un gruppo di dieci giornalisti, mpartiti su due grandi velivoli civili, guidati rispettivamente dali piloti Pasquali e Cerini, precedette prima a Londra e poi a Berlino la pattuglia, viaggiando a tappe meno lunghe ed es- sendo un po' meno avversata dal mal tempo. La stampa italiana, con questo così frequente viaggiare in velivolo, si sta egregiamente permeando di spirito *r intorio, abilitandosi così a trasfonderlo miei ropri lettori. 1 due velivoli appartenevano l'uno alla “ Trans- adriatica " e l'altro alla “ Avio Linee Italiane ", le quali sono co società esercenti trasporti aerei in Italia. I giornalisti erano (alfabeticamente) Boiano, Can- talamessa, Carlassare, Carli, Gia» Cavara, Contini, Il Soltoscgretario ila- liano all'Aeronaulica, di È. Balbo, Jelicitato dal Fice- Maresciallo dell'Aetazione brilan- nica, Scarleli.

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bi Ta arte stra aiene ialeria LE Cal Th Pea: i ra I Li gii * s i Di inqlere a Men ton CALESAMe- “i "ud Pf r : - next: do scoppio É ct ind Banda - ne. Sat coca ali cdfi : deposito d'olio, DE “a | L B 1} -_—_— Tani Lj e, p= Lf motto: dl | Mensa Pitta] uao 4 aeroplani daur= ciabombe. en Ca Eretta. comantonio, Intaglietta, Nosari, Quadrone. La cronaca dei ricevimenti e dei festeggiamenti porterebbe via più spazio di quanto sia qui disponibile. E' indispensabile però far cenno alla veramente cor- diale accoglienza ricevuta in Ger mania, dove membri del Governo e rappresentanti di tutti i partiti politici convennero alla colazione uffiziale, salutarono con un fra- gore di applausi il discorso pro- nunciatovi da S, E. Balbo, espres sero in altri fervidi modi il loro entusiasma, e _r lierna. tt è —————_ ee _e_’P—e —_'e-C w_—_@m PA

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6) CALTATMEREI Aa vigilia dele # CE VA î la riclela aera= | maelica cli Mens don: prove di un faseguintene de nente esegui» te nel cielo di Kentey, Sotto: {I Reali d'In- abillerra assi- sara adll'imgpo» nende fMiiinione. ITALIA- BRASILE Che orgoglio d'essere italiani quando sa pemmo che il gran velo di Del Prete e di Ferrarin sera iniziato e che gioia quando li sapemmo vittoriosi! Settemila- centosessantatre chilometri di volo in quarantanove ore e di- ciannove minuti, tutti i primati analoghi superati, tutto il mondo stupito dal successo inatteso. Carlo Del Prete, il transvo» latore dell'Atlantico assieme a De Pinedo e suo collaboratore preziosissimo, metodico, tenace

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FRSESse: al La # nl mez Econ Il grappo degli ufficiali partecipanti alla crociera, sul campo di un piccolo club aviatorio presse Soutbamplon, modesto, perfetto pilota e navigatore nell'aria; Arturo Ferrarin, quegli alia primo, mentre l'aviazione italiana agonizzava, con un piccolo velivolo da guerra pose l'ala nazionale davanti all'ammirazione del mondo, da Roma raggiunge endo Tokio, il competitore nella corsa Schneider, 1 imperia acro- bata dell'aria. Ora essi hanno ancora una volta scritto il loro nome nel libro d'oro dell'aviazione mon- diale. “La nazione è fiera di voi” telegrafa loro l'amatis- simo Duce in risposta al loro militare rapporto della tran- svolata. Tutti i giornali del mondo sono pieni fel loro nome. Ita- liano il velivolo tipo “5 64", progettato dall'ing. Marchetti, italiano il motore Fiat “A 22" della potenza di 550 H. P., progettato dell'ing. Zerbi, Col rombo e col vento della fan- tastica corsa da Roma al- l'America Latina, essi propa- gano un'eco di italianità nei cieli di ogni nazione. In alcuni appunti dettati da Carlo Del Prete prima della partenza si leggono que- na Paste: del volo! fi È tto del wola, fu ciasiniato È 5, E. Balbo che lo approvò immediatamente e diede gli ordini necessari per la sua realizzazione con la rapidità meravigliosa che è possibile ottenere in Italia in virtù dello spi- rito nuovo che anima gli italiani". Poi gli appunti di Del Prete proseguono descri. vendo e loedando le qualità del velivolo presso a poco nel _D maia seguente : Î La costruzione del velivolo, a parte le difficoltà tecniche di progetto, rappresentò un compito molto di cr perché, trattandosi di un velivolo spe- cialissimo, tutti i materiali è gli accessori dovettero essere tto di una assai accurata scelta: inoltre, nel desiderio d'avere un velivolo completa- mente italiano, per alcune cose si dovette chiedere all'indu- stria nazionale di compiere miracoli di rapidità e di tec- nica onde pvedarie alcune ma- terie semilavorate ed alcuni accessori mai fina allora im- piegati in Italia, ‘ala, costruita in un sol pezzo ricorda molto que Ila del gabbiano, e la benzina è con- tenuta in serbatoi situati nello spessore dell'ala. La cabina di pilotaggio ap- plicata sotto e davanti all'ala, AE Halke val ro velivalo cal Cap. Meaybi,

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| STIPSI aro-ga?- SE Balho coi moi ufficiali vi reca a deporre una corona al RA. F. Memorial (Londra), merario degli aviatori inglesi. e quasi fusa con essa, è costruita da un guscio di legno compensato ch'è un vero miracolo di leggerezza. La cabina chiusa è un grande vantaggio pei lunghi voli perché l'equipaggio è in parte protetto dal rumore del motore è dal movimento d'aria che costituiscono le cause principali della stan- chezza in volo, tuttavia essa ha pure l'inconveniente di rendere più ardm la partenza, l'atterrata, la manovra in volo e la guida della rotta perché limita la visibilità. Altre particolari innova. zioni tecniche, riguardanti gli impennaggi, le ruote, le tuba» zioni, furono applicate al bel velivolo; ogni più piccolo og- getto o impianto fu lunga- mente studiato, discusso fra i piloti e gli ingegneri, per ot- tenere l'assoluta sicurezza di funzionamento. Nulla fu affi» dato al favore del Caso! Il motore fu sottoposto a prove severissime. Fra paren- tesi esso è dello stesso ti che equipaggia i velivoli della crociera Roma-Londra-Berlino di cui abbiamo parlato. Alcuni mesi di studio e di prove fu- rono impiegati per accertarne il funzionamento è per ridurre al minima il consumo di ben» = e zina e di olio. Centoquattro ore di funzionamento ininterrotto, fu la prova finale, e certo nessun motore straniero ne superò mai di simili. Ma nei cosfficenti della vittoria non va dimen- ticata la pista di lancio. Una buona pista di lancio permette l'aumento del carico n di carburante e quindi au- - menta l'autonomia di volo. Quella costruita nell'aeropor- to di Montecelio e d'onde si iniziò il volo meraviglioso è di cemento, lunga îzoa metri, larga quindici metri all'inizio e trentasei alla fine. Ha una pendenza nei primi 300 metri variabile, e del 7 per cento nel suo punto massimo. L'installazione degli stru- menti di bordo fu effettuata con specialissima cura: tre bussole corrette con assoluta precisione, un indicatore giro- scopico d'orizzonte, due indi» catori di pilotaggio, permet- tevano di volare € dirigerei senza riferirsi al terreno cd al mare. Lo studio preventivo della rotta e delle condizioni me- teorologiche che wi si sareb- bero probabilmente incontrate hanno occupato lungamente i due mirabili tranavolatori. HI condottiero a Hoarnebarcb.

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I pappo cei piernaliuli che segnirono in volo la croviera folografali insieme ni colleghi ferinesi. Sopra: Ù dtae dei veliendli della spuaaplia cop l'atterraggio, salto da presta, att dara po sli lempelbof Bertie), i e ee >_>;

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67 SE “ dl Crenerale Balbo al vuo arrivo a Berlino. Il successo non hà arriso ad una audacia folle, non è il premio di un werboso slancio, ma fu duramente conquistato con saggerza, con perseveranza, con vo- lontà cosciente. ROMA-MOGADISCIO I tanti grandiosi avvenimenti aeronautici svoltisi in queste ultime settimane hanno distolta l'attenzione chel pubblico da un viaggio in volo compiuto lungo inoco chilometri di percorso in regioni inospiti ed in cieli impervi. Si tratta del "volo di servizio” di quattro ve- livoli tipo Romeo comandati dal maggiore Bitossi, da Roma a Tripoli, al Cairo, e su su per il Nilo fino ai grandi laghi equatoriali, alla costa somala, con termine alla Capitale della Somalia Italiana, Moga- discio. Ora i quattro velivoli sono giunti in piena effi- cienza alla loro meta; ma il viaggio fu avversato da inenarrabili ostacoli, primo dei quali l'inclemenza del tempo, chè in questa stagione le pioggie imperversano in tutta la regione africana sorvolata. Me seguirono delle atterrate forzate, il clima mi- cidiale dette ad alcuni dell'equipaggio le febbri pa- lustri, il volo fu reso perciò più lento, ma la tenacia dei volatori giunse a felice fine. Viaggio di servizio, volo sperimentale, trasporto di velivoli destinati al servizio coloniale, ecco lo scopo del volo; questi voli non hanno aspetti brillanti ma costituiscono un addestramento superiore e una fonte di insegnamenti preziosissima. Così l'aviazione italiana vola in tutti i cielì mondo. Verso le regioni nordiche, verso l'equatore, verso l'estremo occidente, obbedendo ad una Volontà cen- trale che tutto preordina e conduce, tutto equilibra ai fini da raggiungere. Non parole vane, non enfasi lirica, bensi fatti con- ereti. Anche gli stranieri se ne accorgono. AMEDEO MECOZZI del E E AE» Bi x e insfa ©

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3 < A a 1° 0 sì L'apparecchio Sireoit Manetti “" S by” sul guode Ferrarin e Hel Prete, colla menteiglioni fateeestala da Moma a (renibatu (Brasile), banno segnato un nuova fricafo per l'aviazione italiana. Sotto! fi castello motore.

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ì 19 % iI Îì L'ingresro alla Mostra Aercnanlica, LA MOSTRA AERONAUTICA ALL'ESPOSIZIONE DI TORINO All' Esposizione di Torino l'Aeronautica Italiana ha raccolto, in un padiglione particolare, i cimeli della guerra aerea nel conflitto mondiale, efficacemente rie» vocando alle menti dei visitatori figure erviche di volatori caduti € sopravvissuti, episodi salienti di va- lore, velivoli gloriosi nostri, altri catturati agli av- versari in duelli cruenti, ha ricostruite fedelmente scene di caccia, di bombar- damenti, di crocere, di in cursioni arditissime. Le fotografie che pubbli- chiamo riproducono taluni aspetti del vasto salone, così come lo ideò e di per- sona lo ordinò un valoroso capo di bombardien del cielo, che è stato in guerra cacciatore invitto, compa» gno fedele e caro a Fran- cesco Baracca col quale in- numerevoli volte sali in ero ciera nei cieli contrastati del nostro fronte: il Colon- nello Domenico Bolognesi. Suggestiva attrazione del bel padiglione sono i ve» livoli di caccia di S. E. il Generale Piccio e del Prin- cipe Ruffo di Calabria, me- daglie d'oro, lo “SVA" che recò Gabriele d'Annunzio e ari ì =. eri - 3 di = IA si P% im hl dii mne Natal Palli nel cielo di Vienna, lo “"SVA"” di Gran. sarolo che fu uno dei "sette" di Vienna, reduce da cento crocere famose, e ancora un Fokker e un Ro- land da caccia nero crociati. Motori italiani e stranieri usati nella grande guerra, innumerevoli timoni di velivoli nemici abbattuti, grandi vetrine nelle quali sono contenuti cimeli preziosi che testimoniano del valore di n una intera schiera di avia- sù tori caduti, raccolti dall'a- more dei compagni sul cam- po e gelosamente serbati dalla pietà dei famigliari. A un lato del salone, presso un grande quadro che riproduce la maschia è signorile figura di France- sco Baracca, il cavaliere alato che fu detto senza macchia e senza paura, sono il motore e il carrello in- franti dell'apparecchio se- gnato dal rosso cavallo ram» pante, coperto tuttora dalla terra rossiccia del Montello ov'Egli compi il sacrificio supremo. Ai lati, sono le mitragliatrici e | timoni di alcuni dei 34 apparecchi abbattuti dall'Eroe di Lu- go. Altrove, sono il motore Le medaglie della R. Aeronnutica, - L'tpivodie di dulomone e quello di Ancillotto.

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m e il carrello schiantati] dal caccia del Capitano Fossi, Alle pareti, grandi pan- nelli dovuti alle valentia del pittore Silvestrini, riproduco» no con fedeltà storica e con efficacia commovente gli epi» soci più noti della guerra nel- l'acià. Ecco il sergente Lal. L'Oro che, impossibilitato a colpire l'avversario perchè la mitragliatrice per l'ennesima velta gli si é inceppata. gli si scaglia contro col suo caccia e precipita in fiamme con il nemico; coco Cabruna che attacca da solo undici caccia avversari, tre ne abbatte in fiamme, volge in fuga gli al- tri: ecco Piecio che abbatte due caccia nemici con azione fulminea: è l'episodio di eroi. smo del " Capronista” Gino Lisa. E il martirio sublime di Francezco Baracca ucciso in volo dai fanti nemici che mi- tragliava da bassissima quota tra l'infuriare della battaglia terribile; e l'eroica morte del Colonnello Barbieri e del Ca- pitano Bailo nel cielo di Lu- biana, riportati esanimi sul Caproni colpito, dal Maggio- re Salomone magnifico di te- macina: « Ancillotto che ab- batte in fiamme un “draken” tedesco passandolo da parte a parte col suo piccolo Mieu- Uli "Spad" di S. E. Piccio e del Pancipe Ruifo di Calabria, o Ubi po il motore infranto è i cimeli gloricsi A Francerce Baracca. In alto: Le na” che eco Palli e Annunzio su Vienna. port; e la storica incursione degli ‘“Sva"” su Vienna. Poi ancora il bombardamento notturno su Cattaro guidato da S. E. Ar- mani — oggi Capo di S, M, della Regia Aeroniutica > e da Gabeele D'Annun> zio; l'azione notturna di un dirigibile no- stro in territorio nemico tra le insidie dei proiettori © delle batterie di difesa; è il bombardamento di una flotta ancorata in un munito porto da parte di una armata aerea di un prossimo domani. Un grande pannello che ricopre in- teramente una delle pareti della Mostra, raffigura l'azione tremenda di strage compiuta da una Armata Aerca su di una capitale memica in una guerra av- venire. Palazzi diroccati, scoppi innume- ;

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ta nautica, gloriosi nomi che ogni italiano deve recar scol- piti nel cuore: Scaroni, Dal- l'Oro, Ancillotto, Piccio, Ba- racca, Ruffo, Lisa, Cabruna, Niutta, Castruocio, Randac- cio, De Carlo, Buttini, Salo- mone, Ercole, Natal Palli, D'Annunzio, Locatelli, Zap- pelloni, Allegri, Casagrande, Bafile, Baracchini, Garassina. Nel centro del salone un grande plastico riproduce in scala un grande aeroporto militare, un idroscalo e un aeroscala per dirigibili. AI pilone di ormeggio delle acronavi, sul prato del campo, sono allineati dirigi- bili e minuscoli apparecchi riproducenti esattamente i tipi di velivoli dell'Armata aerea italiana; il visitatore che lo desideri può rendersi esatto conto della sistema- zione dei campi di volo mo- derni, osservando la precisa dislocazione degli hangars, delle officine, dei semafori, delle caserme, delle palazzine dei Comandi, dei depositi. La Mostra, improntata a grande signorilità e nausteri. tà, deve essere visitata con devoto raccoglimento poichè essa © il degno sacrario dli gloria dei volatori italici nel- la grande guerra vittoriosa. Bone aeree, - In alto: fo sa Granzarolo, uno Sei Selle che parteciparono all'epico volo «0 Vienna. revoli di bombe cadute dal cielo, incendi divampanti sinistramente per ogni dove; e nel cielo duelli aerei fra gli assalitori e l'impotente difesa sorpresa è sopralfat- ta, velivoli che precipitano incendiati fu- migando, altri che coszano paunrosismente l'un altro, nella ridda paurosa di que- sto carosello di morte. La figurazione è ardita, ma è verosi- mile e induce a sostar pensierosi su que- sta possibile manifestazione della guerra del domani, a convincersi che bisogna premunirsi contro le offese dal cielo, che si deve essere potenti © agguerriti per saper mantenere la supremazia aerca. In due ampie cornici sono raccolte le Pannello riproducente l'azione di una fotografie delle medaglie d'oro dell'Aero- Armata Aerea del prossimo avvenire. Sua: tamil a

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Ti | \ Fei di voli tranvoceanici. Min Earwart al sue arrivo a Soutbampton (Inghilterra) dopo aver attraversato l'Atlantico cal “ Friencdebip"' Sopra: 1 ininnwatori tedeschi dell'ullandico rifernano ia patetla sand "Calab"

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TI "i JI Tal CR Li "i ci i gl gi TA Ta = red ali Sta _ “= ni HI record di Surala di volo in cieculle chiuso (6g ore e atezza) conquistato dal tedeschi Ristico è Zimmermana. Sopra: L'apparecchio. Sotto: segnalazioni dei dali del necond.

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da — VOI Lì ” Le ie s ele sa In alto: Arosadtro Italia - | aghi terra, semi finale cani esa repea della Coppa Dookbea elise, Vaa fase del motel W. De Morpurga Higgs. Il barone Uberto De Ml orpurgo che fe mecenti competizioni aendhali di demi hanno ricoa fermata ginocatore di cla.nie clevalianima, TESTI ATI GLI ITALIANI VINCITORI NEL GIRONE EUROPEO DELLA COPPA DAVIS La wiltoria colta alagli italiani Ule Maorpurgo [ni Canalimi; sal campo del Tennis Club Milano, contro i Cecoslovacchi Ko zeluh e Macenauwer non è che il naturale epilogo della nostra brillante partecipazione alla Coppa Davis 193%. Basti a chia- rire l'importanza dell'alformazione italiama il fatto che di venti» vette squadre inseritte al grande torneo mondiale, la nostra è l'u- nica rimasta in lizza contro la formidabile rapprosontanza ame- ricana, L' Italia giunse alla finale della sona europea con la Ceorsilovacchia dopo aver successivamente eliminato l'Australia, la Rumenia, l' lodia, e cio che più conta, llaghilterra wificio trice per bea cinque volte dell'ambito trofeo, Tutte queste vittorie vennero ottenute cal punteggio poi che significativa ghi 41, Assai più agevole fu il compito dell'altra finalista, la Cecoslovacchia, alla qualo (PETTEO liquidare là Swezlia per b-ù © piegare di stretta misura l'Olanda con dr. Come si può capire, nell'incontro di Milano, l'Italia parti favaritiazima: però, quella che avrebbe dovuto essere una facile vittoria fu invece assai contesa, perche, nella giornata del doppio - l'incontro abel giorno prima già si era chiuso alla pari La i ceccslovacechi ebbero la foriuma di trovare De Morpurgo, e più ancora Ga- alii, im calinva giornata, L'ultimo giorno però. iui wupere mi appello alle risorse della classe basiò a sgominare i valoroni POLI versari, impressionante riunzi ripa Ela LL la clamoroaa vilbaria di De Morpurgo su Kozeluh (6-1, fa, 60} con la quale il grano giocatore si è confermato, come già nei precedenti incontri della Coppa Davia, il principale artelice del successo italiano.

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di Jirrmoro compo vd quana di Henley, atal Tamigi, dense n dirpnnta da Biamone Scalhe" che nicorda il dell'eroico Sinigaglia, ‘nenti ilaliane mi

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» ==" fa "lena rosa" dei naufraghi dell" Italia” fotografata in vole da Madkiena è Penzo, Sopra: Costeggiande fa der di Nond-Fal, «lla cia aerea percorsa dagli asialori per fa ricerca chi nanfragbi. ae". Lia ci A PA FELITO

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uffi di Li Ta aspello dirensa dell'accampamente dei superstiti vinto più di icino in ona Jiatogra fu SILCEA. Sopra: Una visione di montagae polari fra la terra di Nord-Est e le Svalbard.

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Fi: Come l'accampamento dei superstiti, era salvati, apparee a MadAuena è Penzo sei sci più impressionani! particolani.

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=. porsi age A IA e I ra ar del - = =" de . LA tl. oe sala pene dea n. Le i si Ri “E ” an e i : ee——=—rrTxce=e ati scorgono i minfragbi che fanno segnali, e, a sinisira, una grande croce «ii ghiacci che servì A richiano agli aeroplani,

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[iaia di fe Presti. R- FS ILE Sr NASO] î “E ua E n Pila inglese : Sopra: La folla monia ski londinesi riunila al torneo iafernazionale dî dennie a Wiambfedoa, Sotto: [na cartoni gara in Scozia Jfra l'espresio “ Flying Scolintan" è un velivolo delle linte aeree regolari.

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Valle d'Ayas (Fot, Emilio Fonremarica « Milano)

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METODI EDUCATIVI PER Il cuore e l'istinto sono | primi educatori della massaia e della madre; educatori pieni cli persuasione anche se non di intelletto è di esperienza, «ducatori che hanno presa grande su tutte le anime e che quindi hanno un loro definito assoluto valore. Educare madre è massaia è apparentemente facile poichi da tempo le buone norme per formare di una fanciulla anche mode- stamente colta una buona madre ed una brava massaia, sono tracciate e ceristallizzate. Ma non facile è trovare le vie adatte perchè gli clementi educativi arrivino a tutte le anime e si imprimano in tutte le menti. In tutti i paesi, sforgi su questa direttiva si sono compiuti e l' Italia ha offerto alcuni mirabili Suggi (forse alquanto limitati come estensione, anche se ben persuasivi come metodo e come effetto). La Scuola di educazione domestica di Bergamo, aul esempio, v quella di Como annessa all'Istituto Carducci sono saggi bene presenti alla memoria di coloro che hanno visto in funzione queste istituzioni; «dd 1 risultati a parona mirabili per confessione stessa delle allieve è che alle scuole hanno imparato. Queste scuole hanno fatto per la vita della famiglia assai più di molti insegna- menti morali: ed il beneficio di una educazione così fatta sulle giovani operate e sulle contadine è così grande che il discreto sforzo richiesto per dar «ita alle istituzioni appare piccola cosa di fronte al risul. tato. Nè si ripeterà abbastanza che occorre estendere le scuole, che occorre generalizzarle, che bisogna darsi attorno con animo acceso per formare gli elementi della cellula famigliare che in uno stato come il nostro (oggi veramente riunito in un'unità monolitica di intenti), saranno la prima forza del domani. La soddisfazione per quanto si è compiuto e si va compiendo dla noi non deve però imped ire che si osservi quanto altri ha cem piuto d RI vada quello che di buono altrove è posto in atto per arrivare allo stesso risul- tato. Bene inteso, ogni popolo ha le sue abitudini ed anche le sue necessità educative e psicologiche è sa- rebbe un errore prendere per daro di copella quanta altrove ha dato frutti, senza considerare le diversità di animo, di intelletto, di abitudini, di spirito, Talché il porre innanzi esempi attinti ad altri popoli non vuole ancora dire invito a copiare questi esempi. Al più deve voler dire invito ad Osservare, 4 meditare, a verificare. Una battaglia che si va combattendo da tutti gli educatori della donna e che fortunatamente ha già ottenuta wittoria in quasi tutte le anime, è quella della alimentazione materna dei nati, Anche la donna agiata ih ricca sente oggi che Mass è solamente um dovere dare il latte al proprio bimbo prendendolo dal seno, ma comprende che è una intima gioia ed um più profonde legame materno. Se qualche diserzione esiste, essa è sCAMSA di numero « peer di importa sociale. Con tutto ciò l'insegnamento mantiene il suo valore e deve essere ripetuto in tutte le forme, A_Dusseldorf gli educatori tedeschi, in quella mostra del 1926 che ha mastrato la vigoria cli ripresa nazionale della (Geri Pmania, hanno esposto molti degli clementi grafici e plastici adoperati nel centro di Europa per dare opera a que: sta battaglia in favore dell'allattamento materno. Ecco, au esempio, il bimbetto posto pr Caso il seno della mucca rivolgersi all'animale dicendo: “ puoi tu situa mia madre?" Oppure ecco il cartello nel uole, accanto alla visione della madre col bimbo ro- po alimentato al seno, figura il quadro della madre col bimbo macilento alimentato artificialmente. Indubbiamente clementi semplici «li propaganda © persuasione : ma non convengono forse alle anime semplici motivi elementari di ragionamento, anche LE MASSAIE E LE MADRI quando questo è tradotto in un'espressione figurativa? Il tema, in ogni caso, si presta a infinite variazioni estetiche e merita di essere additato perchè pensiamo sia suscettibile di migliori espressioni da parte di artisti anche se fortunatamente in Italia la propaganda in favore della alimentazione al seno della madre ha oggi assai minor bisogno di armi che non in passato è che non in altri paesi, ÈE' Interessante rilevare come questa forma di propaganda piaccia al pubblico, tanto che le riproduzioni dei documenti cducativi Ana ricercate Mana gli stessi piccoli comuni e presso numerose associazioni. II che non fa meraviglia, dato e concesso che gli uomini sic prevalentemente visivi e preferiscono le ina tesi pittoriche a tutti i ragionamenti formati di parole. Metodi non differenti son posti in atto per la edu- cazione della massaia, E° superfluo ricordare che Va- zione del cartello, del manifesto, della tavola non può essere che di richiamo mnemonico e non sostituisce l'in- scegnamento analitico propriamente detto, il quale ha al- tro valore in quanto arriva al dettaglio © suggerisce idee concrete e nettamente definite. Ma il cartello 0 la plastica non perdono per questo il loro significato. A Dusseldorf figuravano per questa forma di pre- parazione alcuni iqhorami significativi che mirtita no cli ussSEernte ricordati, Due, ad cscmpio, purecrano La dimo- strazione di una cucina di famiglia modesta: una, la cucina disardmata di una casa nella quale la massaia dimentica che ogni casa è un castello e che ogni madre di famiglia deve essere una castellana, L'altro diorama, per contra, eva la immagine bene evidente di uma modesta. ma : "ida, luminosa cucina di casa operaia nella quale regnano ordine e luce, sulla cui scia si fa strada la pace e la.felicità domestica, Questo motivo basale della importanza lello casa per la formazione civile è igienica del po lo è un punto fisso di tutti gli educatori. Nel rica! l'Europa l'azione di una così fatta educazione ha già avuto 1 suoi effetti benchei ed de cliventata LUTLÎE realtà pratica, Da noi ll’ insegnamento; non data da molti anni e lo stesso valore del sole, dell'aria, del pacsaggio, le stesse condizioni termiche lo rendono meno efficace. Ma frutti di una preparazione mentale cosi fatta non mancano pure nel nostro prese. L'educazione alla casa va incominciata dalla scuola. Bisogna ripetere che la casa sana è bella non è sol- tanto una forma semplice di felicità, ma una forza. Bisogna che tutti fissino sino da fanciulli nella testa la verità di un proverbio nordico che dice: * mangia per meno di quello che sei, vesti per quello che sei, abita per più di quello che sei". Molti elementi di disegno, di colore, di plastica, di parole, possono cooperare a questa cducazione che è tra le più civili. Poiche la casa è la cellula clemen- tare della nazione: è la nazione è un organismo com» plesso tanto più nobile quanto più nobili sono le cel- lule che lo compongono. La propaganda latta per for- mare buone massaie, ottime and e helle case è tra le più alte socialmente e lea le più efficaci, I saggi posti qui innanzi non dicono che da noi non si sappia far meglio: vogliono solamente. mostrare quanto alte in puesto campo fa. In Italia, negli ultimi anni specialmente, il senso della casa è penetrato nei cuori e nei cervelli: lo sviluppo demografico deve cs- DLgs COMpugero il uello della L'ibbeli Aver molti bimbi dive poco se non si sanno di» fendere ed allevare bene: e la educazione alla buona sana e bella casa non è solamente formazione di abi- tazioni migliori, ma è clemento di vita più sana e più lunga per tutti. Educazione, metodi, esempi formati di poco ma che possono condurre a risultati superbi, E. BERTARELLI

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DIL II IIEIIOLI aaa | Pata P cr —— — è sd a mà: ‘ I La più moderna fra le metropoli americane: Chicago, li Boulevard Micbigan visto dal Link: Bridge.

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: | i E SITTHRIA RE I Vini — "© sil tig UNLI BITS if We i ttt Satagra pa 3) Miri» - - ar fut ponte lontani ti Wii [Ito Ae" tri (TT E i (ALI UIL \.iut divi + ini diga LIMBA, i | jap porri Pia MUSUNI- è MIMALIÙ è ro E = mi fp i ti L } fe pe Per e arr lle indi 2sz mi DI priori cea A I , ee | fell. iure pare Un altro tralto del Bonlevard Michigan di Chicago, col Wrigley Building (a sinistra) e la Tribune Tower (di fronte).

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—_ prev arr —. er prati ia de SEP E o, JP Mito wr E dai LI i N È a no 1] La | dip ea E SILUAE * iii i = = tI map BI È ur” mae Bey —* — cele Cortmizioni e corlrultori: i sviperbi edifici del Michigan Boulevard di Chicago visti dal lato settentrionale è (sopra) un gruppo di esperti riuniti a Wawbiagion intorno ad una stacchina comprimente che prova la resistenza del materiale.

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Chicago : la superba passeggiata sulla riva del lago Michigan, cista dal Drake Hotel, (LE)

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ì 5 z sro > Casi - Ao be pie {aa pregerole apera' d'archilelteràa moderna: ll colombario di Wastereld presso la città di Harlem in (Nanda. L'edificio che si erge in una landa melanconica di dune, benchè austero nella semplicità delle sue lince, ispira con la calda tinta della sua rivestitura di mattoni un profondo senso di quiete serena. L'autore è l'architetto olandese W. M. Dudok, uno degli artisti d'avanguardia che ha richiamato sulla nuova archi- tettura olandese l'attenzione di tutto il mondo, Direttore responsabile; MANLIO MORGAGNI

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87 REA RA ZA la AT ? SPETTACOLI Ci E FESTEGGIAMENTI s. A ESTIVI Neal mese di Agparto Riduzioni ferroviarie FESTA SETTECENTESCA ALL'EXCELSIOR - CAMPIONATO MONDIALE DI DANZA GRANDE FESTA NOTTURNA SUL CANAL GRANDE - FESTA DELLO SCIALLE VENEZIANO - TORNEO INTERNAZIONALE DI TENNIS - FESTA DEL VETRO DI MURANO - FESTA DELLA MODA FRANCESE - UNA NOTTE ASSIRA ALL'EXCELSIOR EXCELSIOR PALACE HOTEL GRAND HOTEL DES BAINS GRAND HOTEL LIDO HOTEL VILLA REGINA PENSIONE DELLA SPIAGGIA laformazioni e prospetti presso la COMPAGNIA ITALIANA DEI GRANDI ALBERGHI -. VENEZIA

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a” Lira ie re a i ET Ce CZ POT a cà dite ACI aa Aa a" E di Na 8" ta Si glo a PA “ag an ah 29 "dll sei n ball lr Li da w 3 più; I È: ie ea ur. Pe i" ln la nia TR a? sa ni "a E, aly A, (olii, i bre ia Ric Se Ta dr Er e" PIL “4 PETE pit » so ad Pa se CC ri UM da Mina ai n Pili i A 1 La © b pr r v = A pt n ae e DI i rr fera pi | vb gr E I ssi mm È iN dA; 4 A ar A Li "a, pe + La La 7 nl" aa bi È i E, ot = rr rai AAA Una grandiosa diga idroelettrica sul ftume Shannon, nell'Infanda del Sad, che darmi izo.000 cavalli di forza, li

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BANCA DI GALLARATE Società Anonima con Sede in GALLARATE Capdiale L 0005 — Riserva L. fuit bdà Succursale: MILANO - Via Vittor Hugo, 3 | AGENZIE IR: Mbizzate - Carnago - Cassano Magnago - Castano Primo Cuggione - Fagnano Olona » Lonate Pozzolo - Magnago | Samarate - Somma Lombardo Corrispondente dalla Banca d'italia, del Banco di Napoli e dal Banco di Sicilia. Banca autorizzata al commercio del cambi Senelzio di Esaltoria e Tesoreria per i Comuni di Gallarate, Cornino Magnago, Cuggione, Ferma, Lonate Pozzolo, Samarate £ Somma Lombando. Telegrammi: GALLARATBANK Telefoni: Gallarate 14 è 174 - Milano 86-41 Milano : Direzione So-545 - Bb-7go Sulla spiaggia, prima e dopo il bagno, com tm “NUOVO GRAMMOFONO” PORTATILE Paezzo L 978 MODELLI DI LUSSO In pelle comaisillana bruna. low m grigia, E È L. dioo Im marocchino sasso... L. 1480 DIFFIDARE DELLE IMITAZIONI MOD. 10]-R Fi è un “Gra mmafano' solo: imitato molto, squagliato mal Falgere la c#lebrè Marca ng la menidita presso i newiri Rivendibori awtirizzati è prose la S. A. NAZIONALE DEL “ GRAMMOFONO ù MILANO - Galleria Vittorio Emanuele, sg (lato T. Grossi), ROMA,,- Via Tritone, 89 {umico in Roma). TORINO - Via P. Micca, i. Fate la minestra col Brodo carne I in Dadi MAGGI purissimo e se V Stella

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a di - Vr ccrertse i sl ia i TEMSEISION Contenei e contalli ci civiltà diserse: Berarer sul sacro Ginage con la residenza del Principe è sinisimo e, a destra, il “Tempio d'oro”, santuario dell'India. Sopra: Ua besccio del porto di Buenos Aires col suo traffico imponente.

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si il PURGANTE iDEBLE PEi BRMBiNi GRADLVOLISSINO Non PREDUCE NE' IRRITAZIONI NE NAUSLE dl TETTE LE FARMACIE dda Scar sad ARGENTERIE E POSATERIE DA TAVOLA OGGETTI PER REGALO BATTERIE DA CUCINA IN NICHEL PURO SALE DI VENDITA PRESSO LA SEDE DELLA SOCIETÀ ANONIMA ITALIANA METALLIED ARGENTERIA ARTHUR KRUPP MILANO VIA PERGOLESI, 8-10 » TRAMS 3-4-07

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COTONIFICIO LEGLER S.A. CAPITALE L. 15.000,00] c- cri fc o | pinna Fà I K ML Il Ì Ii iii ii tti{ tit SEDE LEGALE Milano, Via Manzoni 43 SEDE AMMINISTRATIVA Ponte S. Pietro (Prov. di Bergamo) DAMERICA E DILIALIA Capitale versato L. 200.000.000 -. Riserve L. 35.362.717,60 SEDE SOCIALE: ROMA Filiali: ABBAZIA - ALASSIO - ALBENGA - BARI - BOLOGNA -. BORGO A MOZ. ZANO . CASTELNUOVO DI GARFAGNANA . CHIAVARI . FIRENZE . GENOVA LAVAGNA - LUCCA - MILANO - NAPOLI - PAGANI - PALERMO - PISTOIA PONTECAGNANO . POZZUOLI -. PRATO -. RAPALLO - ROMA . SAN REMO SANTA MARGHERITA LIGURE - SESTRI LEVANTE . SORRENTO - TRIESTE VENTIMIGLIA ISTITUTI ASSOCIATI BANCITALY CORPORATION - NewYork BANK OF ITALY - San Francisco di California BANK OF AMERICA - New York

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A ILLUSTRATA ARMKALIO Fondatori : RIVISTA DEL “POPOLO D'ITALIA" MUSSOLINI * MANLIO MORGAGNI Direttore: MANLIO MORGAGNI REDAZIONE, AMaMinistrazione MILANO via Lovanio 10 TEL N. tbési 1938 - LA RIVISTA esce ogni mese ABBONAMENTO perol 0F8 LS0): Kanero LL MÒ. NUMERO SEPARATO LL. 6 | Anno VI- N 8- Agosto - | Pabblicità i Cinmapinbimazia ricliaita UWokbbnr Polbblicità altera | Edliii di riprodariona a di iraderlese sono siagevail pae imiti i pansi L'ORGOGLIO DI UNA SVENTURA Alla vasta campagna di diffamazione internazionale inscenata contro l'impresa polare italiana, in odio al Fascismo e più ancora in odio alla rinascita della no- stra Nazione, che desta molte invidie, l'Italia ha ri- sposto accogliendo con grande calore di affetto materno il primo gruppo di naufraghi salvati. É diciamo il primo gru in quanto non rinunziamo ancora alla speranza di rivedere salvo anche il gruppo scomparso con l'involucro. Più che ingenerosa, la campagna dif famatoria, è stata vile, gagliofa. Perché per imprese come questa, nonostante La iù diligente preparazione, bisogna sempre mettere in Filancio un'alta percentuale di pericoli imprevisti e di sfortune invincibili, e la sciagura fa parte del calcolo delle probabilità, almeno tanto quanto il com- pleto successo, E contro la sciagura si è scatenata la canizza dei nemici d'Italia e degli speculatori di tru- culente invenzioni giornalistiche, Ora nulla è più ignobile di questo appiattarsi al sicuro e aspettare l'eroismo al varco della sventura per oltraggiarlo. Sì, eroismo, e non di alcuni intrepidi soltanto, ma di una Nazione, è questo dell'impresa polare. E chi ha voluto denigrarla per antifascismo non ha errato il movente della sua canagliata ; poiché il valore della Nazione, espresso nell'impiego di vo- lontà pronta al sacrificio, che l'impresa polare esigeva, è opera tipicamente fascista, anzi è prodotto auten- tico della concezione fascista della vita. Infatti quando fu iniziata la preparazione della impresa, nonostante di iniziativa prettamente milanese, miglizia © miglima di italiam si offrirono per parte: ciparvi e tutti sapevano che cerano in giuoco non sol- tanto la vita, ma anche molte eventualità di sofferenze gravi, di angosce più atroci, della peggiore morte. I prescelti per valutazione tecnica furono oggetto di invidia. E sono stati all'altczza della missione as- suntasi, per forza di volontà. Il concorso di tre scien ziati stranieri, conferiva maggiore evidenza alla prof- ferta di tanti italiani per la formazione dell'equipaggio. Luminose figure, l'infelice Malgreem cd il superstite Behounek che proseguono la loro indagine scientifica anche sul pak, dove non sanno se potranno mai più uscirne. Ma non minori è superfluo parlare dell'organizzatore © capo della spedizione Generale Nobile, poichè egli aveva doveri e responsabilità pare ticolari — sono Biagi, Cecioni, Viglieri, Troiani. Il dramma della tenda rossa ha protagonisti di primo ordine sotto tutti i punti di vista. Biagi e Cecioni, im varia maniera, sono gli artefici della salvezza, poiché er CIA nemmeno il miracolo del genio di Marconi sarebbe valso a tanto, sé Biagi non lo avesse rinnovato dando vita e voce ad un apparecchio infranto e mutilato, e se Cecioni non avesse provredulo ingegnosamente a trasformare 1 relitto del naufragio in utensili indi- spensabili: ma Viglieri e Troiani a loro volta sono stati i disciplinatori vigili e sapienti dell'olio scarso per la lampada della vita. È tutti sono tornati, come se fossero reduci da una gita un po' movimentata fuori porta; e con la stessa semplicità, del resto, erano partiti. E il povero Pomella, se non fosse perito nel disastro, sarebbe stato uguale a Cecioni, a Biagi, a Viglieri, a Troiani, come lo fu nel partire, i Camerati sperduti con l'involucro, per la cui ricerca il Duce ha ordinato di moltiplicare i mezzi, hanno dato pari prove di forza d'animo. E la gloriosa resi. stenza di Zappi, di Mariano! Così sono gli Italiani del Fascismo. Anzi, così è il Fascismo, che stimola a opere ar- dite e a grandi imprese, moltiplicando le forze di vo- lontà individuali e collettive, e imprimendo alla vita della Nazione un più gagliardo ritmo di coscienza della missione umana mal mondo; onde possiamo essere certi che se domani si tornasse da preparare una nuova spedizione al Polo, altrettanti italiani si offrirebbero, quanti se ne rirono per questa, malgrado il suo tragico cpilago. Tra le altre virtà ed energie della stirpe ridestata dal Fascismo, quella che incise nella storia i nomi dei nostri grandi navigatori da Colombo a Vespucci, da Marco Polo a Caboto, esercita particolare attrattiva sull'italiano di oggi. I risultati scientifici — e cioè anche pratici poichè la scienza vale per la vita — di questa spedizione polare sono assai superiori a quelli i ogni altro tentativo precedente. Si può essere certi che se di altre prove si sentirà il bisogno, prima o poi, gli italiani non saranno secondi, nell'affrontarle, ai popoli meglio attrezzati e preparati per maggiore vicinanza alla zona polare. Perciò abbiamo il diritto di sentirci fieri dell'impresa, che in parte è riuscita anche se interrotta drammaticamente nel suo svolgimento. E Milano, la città dalle pulsazioni vigorosa ed accelerate, che pare ed è pronta sempre a spiccare voli werso maggiori conquiste, Milano, donde riti l'iniziativa © dolce fu effettuata l'organizzazione finan- ziaria dell'impresa polare, a buon diritto ne è or- gliosa, poiché anche nella sventura può vantare l'onore di avere contribuito a dare al mondo tale prova di ardimento, di coraggio, di volontà. MANLIO MORGAGNI

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E TER ORE e I IRE LOI F di pd i e dare Val dreno duranie il si qrappo Viglieri forsgria parlo ct datata hora. { Da sinistra): Hiimoi, Lecroni, Li alia i, feb: mind. èralufufiat aero l'Alta, {Lha simistrali No. da E DI ci tisi, i rogani Cal Phi ni *) IL RITORNO IK PATRIA DEI REDUCI DAL POLO Sotto: d reduci vo ftafio. (Da sint- attra] l'rojani, Vi alieni, Nobile, Cweta- fata dia iù, Pronelti. SG TETSA Deirt*!

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“due g3 bpiis Bjfee affiersa ji opofo prom iisuy afrgoye aprirsi ppormsprope pftartiopo,” saro)

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GLI AVVENIMENTI INTERNAZIONALI LA GUERRA "FUORI LEGGE" Il patto generale per la “guerra fuori legge! pro- posto da Kelloxs, è stato accettato dalle grandi Po- lenze curopece. E' questo indubbiamente un successo dell'America. Alla volontà di Washington e di Wall Street, la vecchia discorde cdepauperata e imdebitata Europa, pur con molti infingimenti © riserve ha do- vuto accedere. Così, alla vigilia delle elezioni presi- denziali, il Partito democratico che governa gli Stati Uniti può presentare agli elettori un successo di prestigio. Giova ricordare la genesi di questo Patto, il cui valore sostanziale non è maggiore di quello che può essere attribuito ai documenti similari che lo prece- dettero. Briand avera proposto a Kellogg un patto "a due", comprendente cioe solo la Francia e l'America. Que- ste due Repubbliche avrebbero proclamato dinanzi al mondo, in nome dell'umanità, della fratellanza è del pacilismo, di non dichiararsi mai la guerra, per nes- suna ragione 0 ambizione. In realtà Briand offriva ben poco, perchè certissimo è che la Francia non avrà mai volontà di cimentarsi in belliche avreniure contro gli Stati Uniti, per l'ottimo nonché evidente motivo che preoccupazioni di vita o di morte la tengono e la terranno ancora per l'avvenire inchiodata sul Reno. Ugualmente può ritenersi che la Confederazione nord. americana, impegnata nella espansione cconomica è politica verso il Messico e il Contro-America, desi- derosa di assicurarsi una permeazione in Cina, pro occupata verso il Pacifico e verso l'Atlantico per i possituili attriti con gli imperialismi nipponico e bri- tannico, non avrà mai ragioni prevalenti e catastro- fiche per una guerra contro la Francia. Senonché Briand, iniziando il giuoco con un'atile mascheratura di pacifismo, mirava a realizzazioni assai pratiche. Egli in effetti proponeva di assicurare al- l'America la benevola neutralità francese in caso di urto per l'egemonia occanica fra Stati Uniti e In- ghilterra. La Francia, in altri termini, si impegnava a disertare la causa curopea a beneficio dell'America. Caltra parte cssa tendeva ad accaparrarsi la buona amicizia degli Stati Uniti per ogni possibile evenienza curopea. In definitiva la Francia, pur conservando la garanzia anglo-italiana di Locarno contro la Germa- mia, & l'apporto dell'alleanza jugoslava contro | Italia, tendeva n monopolizzare a proprio profitto i benefizi morali, politici e finanziari dell'amicizia americana nei confronti dell'Europa. Essa si sarebbe assicurate le spalle poggiandosi alla potenza finanziaria e navale americana, e avrebbe accresciuto il proprio prestigio funzionando come testa di ponte dell'America in Eu- ropa. Il piano presentava i caratteri di una brillante genialità. Ma esso falli in pieno. Briand aveva con- siderato unicamente il giuoco francese, non tenendo calcolo del più vasto orizzonte americano e dei suc- cessi politici a carattere universale, cui il Partito democratico americano poteva per interessi interni mirare alla vigilia delle elezioni. Così fu che, al pro- gramma limitato di Briand, Kellogg contrappose un progetto generale impegnante tutte la Potenze, Questa estensione non poteva non trasformare profondamente il Patto, nei suoi caratteri e nei suoi scopi. Briand ebbe la sorpresa di veder rivolto l'invito anche alla Germania. Viceversa Kellogg tirò abilmente l'acqua al mulino americano, perchè mentre il progetto di in tesa a due avrebbe creato un certo impegno degli Stati Uniti negli affari intricatissimi d'Europa a be- neficio di una parte c col rischio di molte incognite nei confronti delle altre, l'estensione disperdeva gli impegni su un fronte di nebulosa universalità, ed as- sicurava agli Stati Uniti una vittoria di prestigio, anche nei confronti della Società delle Nazioni. Molte sono le riserve e interpretazioni che limi- tano la portata reale del Patto. I. - Kellogg, da buon anglosassone che legge la Bibbia e crede alle verità assolute, aveva proposto una scomunica categorica e dogmatica contro “la guerra", cioè contro tutti i conflitti armati tra Na» zioni, Ma le vecchie Potenze curopec hanno voluto il “distinguo”, proponendo la condanna della " guerra di aggressione" e l'eccerione per la "guerra di difesa". Ma quale è la guerra di aggressione a quale la guerra di difesa? Mille problemi si ripresentano. Aggredisce chi inizia Rara spore l'attacco, o chi determina il conflitto con un lento giuoco di accerchiamento, di soffocamento e di provocazione ? Fo possibile che un giudizio imparziale (esauriente e delimtivo), venga emesso a tamburo battente, mente il fuoco divampa alla frontiera? Solitamente le discussioni sulle respon. sabilità della guerra durano sino alla guerra succes- siva, e non € detto che la verità delle verità possa essere estratta, pura ed indiscussa, dal pozzo di San Patrizio delle infinite documentazioni, repliche è con. trorepliche. Comunque il Patto che condanna la guerra, co» mincia col prevederla come possibile. E nella cnun- ciazione delle “riserve” britanniche è detto esplicita» mente che le Potenze contraenti si riterranno libere dagli impegni, nel caso che umo Stato violasse il Patto, Si sarebbe tentati dunque di concludere che il solen- nissimo impegno universale contro la guerrà vale so- lamente sino ai primi colpi di cannone. Il. - L'America non rinuncia alla dottrina di Monroe, cioé al diritto di intervento nelle questioni americane e al sefe contro l'intromissione di altre Potenze nelle controversie medesime. Precisamente all'inizio delle conversazioni per la “ guerra fuori legge”. gli Stati Uniti intervenivano con forze mili= tari nel Friciragiia: dove, salvo errore, continuano ad esercitare la loro pressione. L'America ha pertezio nato con una ammirevole eleganza i metodi dell'in- tervento, sharcando truppe senza alcuna dichiarazione di guerra, e dando alle operazioni belliche una colo- ritura di semplici misure di polizia. E° anche vero che nessuno a Ginevra ha accennato alla guerra del Ni caragua, come nessuno parlò mai della guerra im Cina. AI contrario, mentre il conflitto nella Repubblica ce- leste cra nella fase più grave, un ameno cinese si ar- bitrava di tentare una montatura per l'affare delle mitragliatrici ungheresi. IT. - L'Inghilterra ha delineato una nuova “dot= trina di Monroe" per i territori del suo Impero. Tutto ciò che tocca l'interesse imperiale britannico sarà di esclusiva competenza di Londra. Il Forcign Office non ammetto ingerenze o interferenze di altri Stati, o di Assemblee internazionali, o di Potenze coalizzate in- torno a un Patto. Come gli Stati Uniti non tollerano intromissioni nelle controversie americane, così l'In- shilterra innalza le tabelle del divieto intorno ai com» fini del proprio Impero. Avviene ad esempio, in questo periodo, che Squale driglie aeree britanniche compiono vere è proprie azioni di guerra contro lo Yemen, per rivendicare al. cuni territori ai confini del protettorato di Aden. E' fi

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una “operazione” che ricorda quella americana nel Nicaragua, e su cui né Ginevra, né Washington po- trannòo interloquire. Le Fotenze egemoniche tendono quindi ad assicu- rarsi delle zone chiuse ed interdette, entro le quali potranno regolare la guerra o la pace secondo il pro- prio interesse imperiale. Una reciproca tolleranza ta- citamente si stabilisce tra i colossi, per cui l'Inghil- terra riconosce il monroismo americano, a condizione che gli Stati Uniti riconoscano il monroismo britan- nico. Le Potenze minori, assillate dai loro particolari interessi, tacciono e acconsentono, La guerra dunque è bandita, ma potrà continuare nel Nicaragua o nello Yemen, sotto forma di "operazioni apeciali “ per la tutela dei grandi interessi egemonici. IV. - La Francia, che aveva iniziato il giuoco con l'America estraniandosi dall'Inghilterra, sembra ora volerlo concludere riavvicinandosi al Foreign Office. Due finalità risaltano nell'atteggiamento francese dell'ultimo periodo. In primo luogo il Quai d'Orsay ha manovrato per ottenere che la firma del famoso Patto avesse luogo a Parigi, e l'ufficioso fempr ha subito rilevato che la scelta della capitale francese conferma l'alta influenza della Francia nel mondo, mentre costituisce un omaggio alla iniziativa di Briand per l'impegno contro la guerra. In realtà la scelta di Parigi si è ottenuta come compromesso per escludere W'ashington e Londra, cioè per non ferire reciproca- mente le suscettibilità inglesi o americane. In quanto alle benemerenze di Briand, sta di fatto che cgli aveva proposto un Trattato a beneficio esclusivo della Fran- cia, contro gli interessi dell'Europa, e che l'iniziativa del Patto universale è americana, non francese. In secondo luogo è da rilevare che la Francia, vi- stasi sfug ire il beneficio di una intesa particolare con gli Stati Uniti e considerato il pericolo di un isola- mento o quanto meno di gravi svantaggi in seguito all'estensione del Patto alle altre Potenze curopee, ha virato di bordo verso l'Inghilterra, concludendo con essa un accordo circa le limitazioni navali. E' di notorietà universale che il problema del disarmo sui mari interessa sommamente l'America e che l'ultima conferenza al riguardo si era chiusa con un completo fallimento, in seguito a insuperabili divergenze tra le direttive di Washington e la inflessibile resistenza dell'Ammiragliato britannico, E' veramente ammirevole questa agilità diplomatica della Francia, per cwi il Quai d'Orsay mentre accetta il Patto con l'America — dopo aver proposto un Trattato con l'esclusione dell'Inghilterra — finisce per concludere un accordo navale con Londra, inili peadblibi mola da Washington, Ma questo non è tutto. I giornali accennano ve latamente a un compromesso aggiuntivo concluso tra Francia e Inghilterra, per cui la flotta inglese si con- centrerebbe nel Mare del Nord, per la difesa degli interessi imperiali britannici anche e specialmente nei confronti degli Stati Uniti, mentre la flotta francese si concentrerebbe nel Mediterraneo. Su tale accordo non si hanno per ora conferme è recisazioni. Ma esso non potreb * non interessare ‘ortemente, di mflesso, anche l'Italia. Comunque, sempre a proposito di pace, di guerra “fuori legge" e di disarmo, si annuncia come preciso dato di fatto che la Francia ha aumentato di cinque- cento milioni gli stanziamenti per la Marina, portan- done il bilancio a tre miliardi di franchi. La repubblica della democrazia e degli immortali principii si arma formidabilmente sul mare è precisa- mente nel Mediterraneo, L'influenza di Poincaré, Presidente del Consiglio e Ministro delle Finanze, si conferma evidente. Noi non vogliamo minimamente contestare alla Francia il diritto di assicurare i col- legamenti marittimi con il proprio Impero coloniale. 4 Ma il nuovo forte impulso dato alle costruzioni navali della wicina Repubblica, prio mentre si vanno orga- nizzando le prime Mottiglie di sommergibili jugoslavi nell'Adriatico, non può non sollevare legittime appren- sioni in Italia. La nostra flotta è presentemente, in confronto di quella francese, nella proporzione del sessantatre per cento. Î nuovi stanziamenti francesi ridurranno ancora la nostra posizione relativa, in modo che, se non si verificheranno novità nei due organismi, finicemo per avere una flotta uguale alla metà di quella francese. La Francia è nostra amica, è anzi la nostra bencamata “ sorella latina". Ma quale sari praticamente il nostro valore politico il giorno in cui, obbligati a considerare sui due opposti fronti delle Alpi il giuoco dell” alleanza diplomatica e militare franco-Jugoslava, avremo nel Mediterraneo forze uguali al cinquanta per cento della Marina da guerra fran- cese e dovremo tener calcolo anche della presenza di squadriglie jugoslave in Adriatico? Il nostro senso di responsabilità e la nostra de- vozione alla causa nazionale ci impongono di sollevare questo interrogativo. Il Fascismo è stato sinora troppo paesano, campanilistico e provinciale. OQecorre che questi nuovi problemi di respiro è di vita siano impo stati in tutta la loro gravità e ampicxza. Il Patto per la “guerra fuori legge" è indubbia- mente un bellissimo documento, con cui forse l'America si prefigge di obbligare l'Inghilterra a tornare sul tema delle limitazioni navali. Ma, mentre il signor Briand inneggia alla pace, Poincaré preferisce aumentare i cannoni navali e 1 lanciasiluri, Noi non prenderemo dunque una seconda ubria- catura wilzoniana, come taluni buoni italiani ai tempi di Versailles. Le Potenze egemoniche, specialmente quelle curopee, parlano di pace, ma stanziano cifre formidabili per gli armamenti e difendono con le unghie e coi denti îe proprie posizioni imperiali. Se gli italiani si affidassero al nuovo wilsonismo, chiudendo gli cechi sul formidabile schieramento di cannoni che sulle Alpi e nel Mediterraneo tende a soffocare in una morsa di accinio ogni nostra possibilità di respiro e di espan- sione, finirebbero per subire una stasi coatta, per almeno una generazione. Ciò non potrà essere e non sarà. Il Governo di Roma al Patto Kellogg ha dato una adesione di perfetta lealtà, senza riserve è senza sottintesi. E' precisamente questa realtà cristallina che può consentire a noi rappresentanti dell'opinione pubblica, di considerare senza veli la realtà delle cose. In conclusione, il rispetto degli impegni di pace non esclude il dovere di preparsi alla guerra, in un periodo in cui le maggiori Potenze si preoccupano sopra tutto di armarsi in wista di possibili conflitti. L'esempio della Francia democratica, umanitaria e pacifista a parole, ma imperialista a fatti, è tipico, Essa parla di pace è per bocca di Briand annuncia di voler ritirare i cannoni, le mitragliatrici e i fucili nei musci. Ciò almeno fu detto in una magnifica con- cione a Ginevra. Ma contemporanteamente essa arma la Jugoslavia verso il nostro fronte giulio, arma la medesima ]ugoslavia nell'Adriatico, arma formidabil. mente sc stessa nel Mediterraneo, prepara sul terri. torio metropolitano una formidabile cintura di forti- ficazioni da Dunkerque a Nizza, per l'importo com. plessivo di ben sette miliardi di franchi. Contemporanceamente la Francia tiene un corpo di spedizione schierato sul Reno è forze nom consentirà a ritirarlo neanche dopo la firma del Patto Kellogg. Questa realtà di armamenti formidabili e di pre- parativi in vista di un futuro conflitto vogliamo indi- care, mentre una leggera ondata di nuovo wilsonismo torna sull'Europa. GAETANO POLYWERELLI

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eil 43 : | Ì «1. ÎO A È I è AAA ra es i] Gli imponenti funerali del Presicente del Messico, Obregon, vittima d'un feroce complotto, attraverso le vie di Marsico. In alto: La grandione dimostrazione delle società corali tedesche sul Ring di Vienna in favore dell" Anveblite”, > ee Tè uu | ReReRl—_———_— . ei Da

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BO le De, RI | " 4 I î _ di a: 2 Br pal Vita inglese: il rituale Garden Party offerto nel parco A Bnckingham Palace dai Reali d'Ingbillerra alla più eletta società londinese. Sopra: &. A. Rif Principe di (ralles inaugura i campi «portici per ragazzi a l'unbridge Wellef ent).

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Fan cedriaa «al " Papofo i dalia” IL PADIGLIONE ITALIANO ALLA “PRESSA” DI Organizzato con rapidissima decisione dal Comm. Barella, Commissario Generale della Mostra, il Padi: glione Italiano alla Mostra della " Pressa"a Colonia è stato inaugurato entro lo spazio di tempo di un mese. Penultima venuta, tra le altre nazioni, l'Italia ha vinto con sicurezza una bella © vivace battaglia. E diciamo vinta non solo davanti alle altre Nazioni che non seppero o non vollero organizzare nel lungo tempo avuto a disposizione, mulla che possa umiliare la bril- lante fisionomia del non più vasto padiglione italiano, ma pur davanti a sé stessa, visto che i più sofistici critici nostrani = e non sono mancati — haono do: vuto convenire che il padiglione piace al pubblico, ed è sostanzialmente superiore per il contenuto spirituale, per l'estetica generale, per il criterio di ordinamento a quelli delle altre nazioni ospiti a Colonia. Aggiun- giamo, come piccola informazione, che nel padiglione non troviamo traccia del “finto quattrocento" caro & indivisitule compagno delle nostre mostre, fiere, espo- sizioni, né del futurismo, che le nostre cassandre ba- lordamente ci rimproverano ad agni passo, pur di negare l'arte moderna, nè in genere di ogni ibridismo architettonico. Né ciò può recar meraviglia se si pensa al nome di Muzio, architetto del padiglione, una delle più sicure forze italiane e forse il giovane che raduna in st le maggiori speranze. Perciò il pa- diglione sta bene dove sta, è — diremmo — ambien tato, non soffre dei paragoni, e, in una mostra come quella di Colonia di un estremismo decorativo moder- nistico così esasperato, mà raffinatissimo, non è poco. Naturalmente, dato un mese di tempo non era possibile essere pronti a Colonia... un mese prima della data fissata per l'inaugurazione, come qualcuno pre- tendeva. Al contrario, lo sforzo è stato accanito fino all'ultima ora. Ma allo scoccare tutto era in ordine perfetto è gli ultimi tocchi di un lavoro sapiente. mente organizzato Di) predisposto rivelavano una come pleta e nitidissima fisonomia. sormantala dal hiia del Tiuee, & IDGhb. COLONIA Da notarsi che la parte illustrativa e decorativa chel padiglione non è solo accessorio estetico ma è parte integrante della Mostra. Così le carte d'Italia, con le gustose testate dei giornali e delle riviste, schema e sintesi del giornalismo italiano, così la parte inferiore delle pareti della prima sala dove le copertine delle riviste si ordinano in ritmi de- corntivi, Centro del padiglione e anima di tutta la mostra è la vetrina del “ Ponolo d' Itala" sormontata dal busto del Duce, di Wildt. E il busto candido è veramente il nocchiero e il capitano della nave, verso il quale non esistono che pensieri ed animi pronti e devoti. Il Comm. Barella nel suo discorso inaugurale disse ottimamente : “Ma l'impronta di questo Padiglione viene dal Duce ed è particolarmente sua. Come in altri tempi, la vita e le vicende della Patria sono oggi legate ad un grande statista che fu prima un grande giornalista Così fu il Cavour, così fu il Crispi. Ed era giusto che tutta la nostra mostra si Imperniasse e si compendiasse in Lui, primo artefice è giornalista sommo, Accanto a Lui, colui che oggi è considerato il Capo spirituale del giornalismo italiano: il suo degno fratello Arnaldo Mussolini, magnifico continuatore della fatica quotidiana del Duce nel giornale, Arnaldo Mussolini è stato il creatore di quell” Tatla tuto di previdenza per la classe giornalistica che io chbi l'onore di esaltare alla Conferenza internazionale della Stampa tenutasi lo scorso anno a Ginevra. Egli # il nocchiero del giornalismo italiano: è giusto quindi che la sua figura sia degnamente inquadrata cd esaltata in questo nostro Padiglione". Una +«etrina è riservata infatti all'Istituto di pre- videnza dei giornalisti. In essa, accanto alle pubbli cazioni del Sindacato nazionale, figurano le domande autografe del Duce e di Arnaldo Mussolini all'Istituto e le relative polizze di assicurazione.

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[A CM ANA el o ll Comm. Barella, Conmine Gea, della Mostra, da destra, col Gr. UU Mayer, Arcb. Muzio e Ge AE Melli. Nelle vetrine centrali, le impressionanti fotografie del Duce si alternano ai documenti storici della Ri: voluzione fascista, dagli autografi degli articoli di Mus- solini giornalista, ai proclami alle camicie nere, fino alla Carta del Lavoro, firmata altre che dal Duce lai componenti il Gran Consiglio. È fanno riscontro a questa mostra austera, le grandi fotografie del Duce. La sua maschera scavata da un pollice michelan-» giolesco, il Duce in ginocchio sull'Ara della patria, il Duce a cavallo, il suo saluto romano tra le legioni in delirio, o nei campi in una forte serenità tra le spighe di grano maturo. E la storia d'Italia comincia nelle vetrine vici» ne, con la nostra stampa del 4 e foo con una chiarezza e una ricchesza di notizie da parer un prodigio. Nulla di più glorioso di questi antenati dalla carta a mano, dai titoli rabescati, dalla composizione sa- piente ed armoniosa. Sono gli albori del giornalismo, favorito in Italia dallo sviluppo letterario e dalle vi- cende politiche del paese. La mostra storica del gior= nalismo italiano si svolge successivamente dalle prime " Lettere "0 "Avvisi", dalle * Garxzette " senza titolo alla stampa del nostro Risorgimento politico, dal ri-

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ba È ha morir cell'Irtitute (reografice De Agostini, la aliro di as pe Pt della mo» stra del " Popolo d'italia” La nada del fonring Clab, voluzionarismo prima e durante; Napoleone, alla stampa Max xiniana, alla stampa clandestina e satirica dei cospiratori, fino ai giornali recanti la proclamazione del regno d'Italia, La ristrettezza dello spazio ha imposto limiti invincibili; ma pure circoscritti, gli stands presentano cose bellissime cdel più grande interesse. Stupenda la mostra geografica e turistica con le bellissime carte in grande scala dell'Istituto Geografico militare di Firenze, coi plastici dell'Istituto De Agostini e gli atlanti di carte automobilistiche d' Italia è d'Europa, le mostre del Touring che espone a parte il grande atlante, e alcune delle sue carte più belle. Importante la mostra musicale con Ricord e Sonzogno, la mostra della stampa religiosa contenente codici, messali e cimeli di altis- simo valore, concessi dal prefetto dell'Ambrosiana di Milano Monsignor Galbiati, e la mostra del Ministero delle Colonie. Consoni allo spirito della mostra e perciò improntati ad una chiara e sostanziale schematicità sono i grafici che di. mostrano la potenza di organizzazione e di sviluppo di enti importanti come la Confederazione Generale dell'Industria, la Confederazione Generale dell'Agricoltura, la Compagnia Generale del Turismo, ecc. Uno di tali grafici — sono stati [PE » A pi" ir & Di 3: Bb eseguiti dal pittore Canegrati — è riservato alla " Stefani e illustra vivacemente il vasto campo d'azione della impor- tante Agenzia che l'Italia contrappone alle grosse Agenzie straniere tutte presenti a Coloma. La sala del cinematograto, realizzata con assoluta sempli» cità di mezzi, non è per questo meno gustosa e interessante a vedere. Alle pareti, Cappiello, Pozzati, Nizzoli, Dudovich, Sacchetti, Sironi. Qua e là dei veri capolavori del genere, E quante buone ragioni d'orgoglio italiano in questa piccola mostra! La cartiera Burgo ha interrotto saggiamente la tradizione di tanti nostri industriali di affidarsi per il gusto

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15 artistico a delle nullità. Ha chiamato Chessa. E Chessa ha risposto degnamente, dando una buona ARIEL agli stupidissimi negatori della moderna arte italiana. La mostra della “Pressa” a Colonia, è uno dei gigantese hi organismi reclamistici e di trionfo dell" orga- nizzazione realizzati dalla Germania in questi anni. Concepita da un uomo di grande valore, il borgoma- stro adi Lalonia Signor Aden: Lube € sviluppatasi sotto la guida del direttore generale Dott, Esch e del vice direttore Dott, Scheibl, aduna sotto il nome di stampa “Pressa” non il solo giornale e il giornalismo, ma tutto € ii che si elim pi dò che «i riferisce alla stampa, Attraverso fe sale della Faposrizione. Al line relriae stella mostri eadorico- giornalistica, fi A sinistra: La DI morta dell'Leli- i lanka {reogr. alii Ù tane ci Finanze e di i grafico dell'Agene ! | zia Stefa ni, sge- ri i mialente Costpo- slo dal pittore L stanege “Ii, La mori della cartiera “ Burgo”. Î ind 0 RSI FE” Lac

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dA Le celrime coi docnarenii atenei cella Rivoluzione Foecita; è, mel contro, de fotografie el Arce, il libro, le imprese editoriali, le agenzie. la radio, la pubblicità con limiti vastissimi. La grandiosa mostra è compresa in duce enormi ed estesissimi edifici cui fanno corona molti edifici è padiglioni minori, più un vasto edificio semicircolare diviso in settori in ognuno dei quali & contenuta una nazione. A sera, quando i sigan: teschi ponti sul Reno e gli edifici maggioni della Fiera si disegnano in un immenso schema di lampadine elet» triche e il vasto fiume riflette sulle acque vorticose una variopinta e fantasmagorica illuminazione, quando i riflettori gettano lame tra le cuspidi dell'enorme Duomo che altre luci nascoste nell'interno accendono di medivevali bagliori, il nostro cuore di italiani pensa alla terra lontana tanto più silenziosa è tranquilla, bersaglio ora ingiustamente della miserabile organiz- zazione della vigliaccheria internazionale. E se pure um sottile rimpianto ci prende per questo trionfale spettacolo, per questa nordica sarabanda di festa e di forza, noi italiani ci raccogliamo, ora che al Padiglione mostro è innugurato, stretti intorno alla vetrina del Duce, su cui il suo busto bianco guarda hieramente, in un solo pensiero, e indomabili, guar- diamo, soltanto come Una sicra © pura promessa, al nostro avvenire. si

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bbaliet ah dia (1 IL PADIGLIONE DI RODI ALLA ESPOSIZIONE DI TORINO Binntivolai sofri 0 iaderai IAT R pi La TT i?

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A Zaara: fa Casa de Fascto, Sopra: & E. dl trovermalore Pe Bono inaiigura una susa chiesa. "i TRE he ® . = è DES k © e |

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i. E Ì : i ha È n° i | i Î fsi ——'_lr i. Sie e RI i pr Vita «pertica all'Asmara. SÉ. i (rovermalore Zoli, sedute nel centro, assiste ad ana partita Ai calcio al Campo Sportivo Principe di Piemonte. Sopra: Gli manguardisti ciclisti sulle aste di equilibrio.

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20 IL COMBATTIMENTO DEL 5o GIUGNO A SCENEISCEN Il combattimento di Scenciscon chile inizio non appena. è primi chiarosi dell'alba del Jo giugno rischiararcao il cielo [Zerto ché per ci mprenidere l importanza dell'azione è ni CESSI AVER NR CELLE TIA anche BATTITI PIA iléi luo Lo: del terreno ove detta azione di puerra si © svolta Il com ivato vffiziale iller pros, ©ome Lulli 1 comamicali ullsciali del mondo, naturalmente in cesso si parta di terreno ‘ fortemente i pentito | ma questa Erano allre dliverse interpre» lazioni al prolanei. C'è molia gente poi, in ltalaa, chi quanda amilo parlane della Cirenaica corre col prmimacià fi immense distese di salibia battute dal sole, dove i nosîri soldati faticosamente marciano allondandovi sino al ginocchia accalilati e assetati. [he (0 Raa ni Gebel Laren a od Tia condizio CLI ili TIE ] ua Comino ambiente cali terronoà di nà ga questa Ivroze g le ultime formazioni militari dei ribelli semussili, £ cosa scor nesziutla a melta Enne (Jursta guerra, idr «coaratterno protta menie col ; assume tali aspelti dn comi olgerr Dulti i si «lgs € capovolgere le pei siudiie btearneo La isbholipu ciare cli molti « apisalali hi valore siralegicà, il domina di moli stradali, al coniralla belle risorse idriche della ragione ban ij i nai sempre in valore assai relativo piaiche non ci troviamo allatta di Frante a un cserdità che ha i nostri sbessi havogni e le nosire sicesie necessità tagli esistere. vivere D MUSEO ran He (mar cl IMuctar parsedesse un caercità inquadrata "nl isperanda — # percio soggetto a subire tutte be dilficolià di wila © di movimenta che nai mi anirnama = sarrlio gia via baifuta più solte. ma il lanatico vecchio seniaiita non dispone che: cla casgue lindo di ATTRAE I raccolte a gruppi gi cento iluecenio uomini, in parle montati su cavalli e dialecati so un rablisaimo fermiforio moniagnosi, dove ogni fondo di torrente ciale uf Nparos sicure, aghi baicaglia vor n nasconaler li alla vista della nostra aviazione, veni ondulazione di terrenò pus occultare un intero coerpHa d'armata in movimento ol cano dai si Manet aa i arno Lalftete airvivame è ernia Ma af A libici fi dr «emi rea poli di = pe rn a #7, "i ; e] I e Cal arti (Ada d ma nas = =, ni) | i PI | | AA Teri fre ali ufficiali del (Avati farserinde dorati iù rombali lamento. Hrrtiamee dai sw Balli collamate hei sei, Moi debliiamao purtare ugni cia con noi, sala l'acqua che aleleondia da per lutto, © perciò dobbiamo cv sorguità da per annti carorane di cammelli inverosimilmente vulnerabili quanto lente a spolalarzi i mbelli non poriamo nicale! semo usi & vir Nere alli rapana A danno delle tribù ibiloameeRse « he non piasinio dihenderai che debolmente dalle loro ladrerie. non solo, ma uma fircora rubaia serve a cinque usmini © per una ue tiimana è poche manciate d'orzo suppliscono alle loro sobrie necessità.

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Inoltre £ geme che si batte bene, disperatamente lano all'ultima carlaccuà, e che possiede un sovrano disprezzo della ita che gioca gra giorno. Il toro siagema di lotta nota è affatto da sel ARBI lnnatici e ificoscienti, ma lirnat cla lbriganti intelligentissini che sanno battersi individualmente sfruttando il terreno in moilo shalarditivo, trasformanda il leito ali inn inerente in vina for bezza, approbttanalo di tutti i crapigli per coprire i loro movimenti di olfesa è ali difesa, #crvendosi delle boscaglie, hiie e eniritcato, per l'agguato Sono inolire tiratori insuporabiili, calmi e sicuri, che sanno adesprare acleraa» mento il mau pizza ste nba gli cui soao foraiti e possiedono una siagolarissima sensililità nel salutare le forze avversarie e le possibilità di succrisò, Quanda alllaccano un nostro reparto in marzia sono usi a servirsi dli puoi hi woenini moniali che imziano un fusco lontanissimo sui lianchi delle colonne per pei aL parire, n riapparire alla retroguardia. aparire anvara per iornare all'attacco di [nante così di seguito sino alla disperazione. Sanno attendere Come i lupa delle montagne dell'Alaska. che SEguoano irotterellamdo le slitte c, hiletemapo, ulalanòo intorno alle vende in attesa che lo «finimentoa è il coanò ibbratiscano gli uòbmini aAlttarnià ai fuochi, così costoro ACgui le nenlre colsnne in mnnnzia notte e giarna pet delle «cttimane. calando a branchi quando uo mi timo di disaticnzione è la necessità assoluta di riposarsi remda gli uomini nella impossibilità di resistere o al alifeà dersi, L'immensa galoppata di colline che dalla Sirte alla Marmarica co pron. quali endremi cavallomi piotrile cati, Cammina a contimala di chilometm quadmati, costituiscono il lora Cm pro di baitaglia insidioso © immensa, in toritcato da callena, ciperto di ce- sprugli, ali macchioai, di boscaglie, ulto avvallamenti è biarrom idanieschi, sos minato di cawcerne scenrà usciia, nollo da crepacci e uniforme. nell aspeito cameo sr la terra fivesse sulato una spaventevole calacliama. Aubira vero ijuealo [efreno, apubestà gente si orsenta istintivamente è non shraglia tari tamminatari cccrrionali e cavalieri di primissimo satiline, nòn danno valore alle disianze che per Citono cca inailillerenza marcianalio gionna è molle. semen riposo. dilatata i * di pergicaerà. volomtà. incalcolabite valore Morti arabi mell'Unti Mebaggia. ilivenia carrettiere è «tradino. E ZI EeTr-ir: x "33 TR x _ ì pine la stati ale d'“crati Mobrggha Sanna iliatineuer dave rando | possi ao le cisterne d'acqua dalle ca- ratteristiche della vv gulazione © dalla conlormazione del suolo e dalla diro» sione del volo ilegli uccelli. Imveguiti dalle mosire autablinilata al ritirano nei burioni © asi Erilamo mel deserto dove le macchine, alffon- dancda. in possormie vogue, per ma amate dopo ibn mrte dopo un anmo più agguerriti e più forti, (Pucnlo © il terreno " Fortementa coperta” Lal questi sono i nemici che dobbiamo combattere in LET Ladti ANG ridiami e snetilici non hanno nane, (Juanda i ©“ Libor ai riuniscono, quando la formazione militare ribolle riceve ail indegrarai, là mostra azione repressiva arriva scopre implacabile: cosi av enna lo ècorsià fmno, sui in Quaesti BENSMOb Seenciscen, L'importante è di non concedere tregua alla ribellione. disintegraria. smimuas sarla. riclurla al piocolo predonaggio cler un giorno Le cioe quinda le atrade Uni le fermtonto atiraveritra nno ipoeta regione le ui possibilità ali sfruitomento sod dieci volte superiori a quelle della Tunisia) finirà da sè, poiché dore arriva la ferrovia non arriva il predone, dove passa un'ottima sirala rotabile il ribelle questione illi Lempo, dli cossamza è dli li combattimento di Scenciscen ha scompigliato © sciolto le formazioni eii- litari di Chmar cel Moacetar, lo uliime che il vecchio capo Senussita ra nriusolta a organizzare can gli Qiaili pervenutegli alal vicina Egitto I prigionieri, lcilati a combatiimento fina, hanno niferito che a Scenciscen si Iro'ra rano cineue "Ione" e una carovana ali qualche pestianio di cammelli, Salvo gli uccisi, questa gente è ora in fuga verso la Marmariga è in partie © vaganie ancora sul Gebel vivendo di razzia e di farto L'azione del generale Merzebi ha Baccnta la resistenza dei SERUESEI non colo, nia li ha costretti a disperdersi Ci conseguenze morali © materiali «di

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ZE Il vecchio capo è in fuga seguito da pochi cavalieri. Questo spaventerole secchio famattco ottantenne vagante attraverso le montagne con poche centinaia di fedeli attorno, È quanto rimane del stnuasiamo nibelle; il resto delle siao forze battute è disperso nel territorio e continuerà l'azione dei pic- coli gruppi a cui ho accennato, L'alba del so giagno fa salutata dalle fucilate dei mibelli contro le prime pattuglie dei nostri ascari delle colonne Man: tanari, Marinoni e Cerio provenienti da settentrione. Gli critrei sel colonnello Montanari marciarono all'assalto cantando le loro canzoni di guerra è agriando le loro armi brandite, pit- toreschi e bellissimi. Le prime resistenze furomo subito travolte © la marcia non subi soste, Mel frattempo i Labiei del loloamello Caneva è del Mag giore Poli 17% e 8°) lasciata la carovana dei loro rifamni menti a Ciiar Rambciat, marciarona alla volta di Scentinsen travolgendo le prime resisienze dei ribelli che ieniavano di ostacolare il loro cammino, Erano queste formate da un con iinaio di cavalieri lontanmiazioni che apparvero avlle displuviali delle colline sparando contro i libia che avanzavano in for mazione di combattimento Canevari fece avanzare una compagnia moniaia su muletti che lanciò all'assalto proteggendola con ben aggiustate raffiche di mitragliatrici che spazzarono le creste delle colline; furono viati cavalli e cavalieri rotolare sul terreno e gli scampati fuggire. Î primi raggi del sole sorgente illuminarono la massa delle nostre truppe in marcia verso il bosco. I ribelli devono avere avuto una precisa nozione dell'ac- cerchiamento che andava effettuandosi attorno al losco di Getntiscen poiché tentarono cercare uno scampo attraverso | Unadi Mohaggia subito scoperti dai ndatri aviatori che sca: ritarèna suli Erappi in ritirata i loro carichi di bombe protar cande lo scompiglio e il terrore. Il Generale Moazetti ordinava immediatamente al q° Eritreo di lanciarsi all'inseguimento e disponeva che la Banda a car vallo di Ramadan el Griili è il 4° Savari piombassero loro addosso, mentre ordinava alle autobilindate del Maggiore Lo remzini di risalire l'Ladi Gher na, arrisando nel conlempa ill Gruppo Daniel della direzione presa dal grosso delle forze ribelli. Mentre questi movimenti erano in atto, i nostri gruppi provenienti da settentrione ac- celeravano la loro marcia pre mendo sulla resistenza accanita dei senussiti che difendovanò con disperazione la loro caro vana sfruttando l'intrico del basso, dal quale fu néccmnaria amidarli a baioneitate. Alle 16 del mastino 1] com battimento ai era acceso viva: cissimo attorno a Sconciscen © durò dist one con inaudita vio lenza. (ili antefici dalle cilloria di Scencirora, Mon fu che verso mezzogiorno che, delineatosi l'attacco del gruppo Montanari e della Banda a Cavallo el Grili av- venne la disfatta e la disordinata fuga dei ribelli. Furono allora visti i Senussiti gettara attraverso lo niame- rose “ uidian' che tagliano ian tutti i sensi il terreno, diaper dendo i carichi dei cammelli è fuggire in groppa a questi ultimi in una fuga parserca inseguiti dalle Furiluie dei nosti, Î rimasti a piedi sparirono nel bosco dove la bativia continsò a lunga, Il tenente Lie Blasi dei Reali Carabinieri tranaitando nel bosco sostà ad osservare un falco immobile nel cielo sopra un macchiane, e avendo mandato alcuni rsaptit ad ciploraro la intricata boscaglia salib fuori il ribelle armato che fece fuoco contro la pattuglia scomparendo nel folio dave la più meniata ciplorazione non Fiusci a acowarlo Un altro ribelle. accompagnato dalla sua femmina. avanzò solo in una radura sparando parramente contro un nostra reparto dli ascari: lu fulminato «da una scarica sotto gli sguardi indifferenti della maglie che fu caituraia, Un altoò si avvento cena i cavalieri della Banda Ramadan che lo finirono prima che riuscisse a far fuoco. Le nostre truppe. che sostar:no sul terreno del combattimento, hanno proceduto a questo la oro di polizia quanto mai difficile. Non è nemmeno possibile fare un computo procao delle perdite avversarie: i monti ribelli contati sul terreno furono Fa ma quanti ne nasconde il bosco e quanti dei feriti più gravi non sono andati a morire loniana? : Le nostre truppe di colore harno raccolto il bottino e si sono avviate sulla via del ritorno. Gli ascari del 31° portarono la salma del capitano Ferrante caduto alla testa della sua compagnia: cinque ascari furono uccisi e 37 feriti. Nelle nostre mani rimasero inolito ana vene tina di donne e di bamlrini. Sona atato alcune ore a vedere questo miserabile gruppo di straccione raccolie sotto una tenda, all'accampamento della Banda Ramadan. Sono uscite carponi di sotto la temda tra» acinando i mocciori seminudi € pianpenti attaccati ailoro stracci © ai sono accocolate guardando mi mentre le fotografavo. Paveri ammassi di carne sudicia © di stracci, vittime supine di questa lotta feroce, averano sul viso profondi i segni di quella bestiale vita di disagio a cui furanò sog: getle: larnarona solto la ienda senza far motto, come istupidite dalla tragedia che nelle senti: qualiro ore averano wiasuto, Intanto dalle colline gli ascari del 14* Eriircò scondorvano cane tando le loro nenie belligere, con larmi brandite verso il ciclo, dae il inamoato tricalava coi sui colori e il sole gialla: alfà, come un enorme pallone di caria, pareva sospeso mi: racolosamente sopra le creste nerastre ibei colli. SANDRO SANDRI Ai Ed franco Tomasi e d' Generale Aferzetti. = — — — — — — —_— —— - — —ue = — ec ee — = sz T N ee Mg i II br — — — — _ LL

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24 È si na, n o gersreanea en —_ Vin ot Gepiie Magna: Le terme. LA CITTÀ CHE RISORGE DALLA SABBIA LEPTIS MAGNA Il ritorno dell'inverno ha ricondotto le squadre degli sterratori indigeni fra le rovine di Leptis Magna, fatte quasi deserte, durante l'estate passata, dal caldo e dalla necessità di preparare nella maggior calma possibile la presente campagna di scavo. E", questa, la conseguenza logica delle precedenti. Ormai il lavoro ha un suo programma ben definito e nd esso si attiene scrupolosamente. Sembra quasi che gli stessi monumenti vi si siano piegati, tanto si rivelano conformi all'idea che di essi ci cravamo fatta quando discutevamo il miglior mezzo di assalire l'inerte massa sabbiosa sotto la quale erano sommersi, lasciando sporgere qua e li qualche pilastro. qualche colonna, simili a braccia invocanti sOCCOrso. Il lavoro: che, fatto dalla superficie, poteva sem- brare una fatica di Sisifo, dà invece l'impressione di un proficuo risultato e quindi di un sicuro raggiun- imento delle mete prefisseci, fin dal giorno in cui ecidemmo di insediarci con i binari entro le vecchie strade romane c di farci condurre da esse verso le porte che sentivamo aperte alla loro estremità, pronte ad accoglierci come liberatori trionfanti. Così rividero la luce attorno alla quadriga del loro Imperatore, magistrati, errieri, popolo asan nante, sacerdoti, sacrificatori, barbari trascinanti pri- gionieri dietro il vincitore, e frammiste divinità sva- riatissime scese ormai allo stesso livello dei mortali, per la sorte comune. Precipitata dall'alto del monumento, verso il quale si volgeva il primo sguardo dei nomadi che giungevano nella città, attoniti per tanto splendore, tutta questa folla ci mostra ora interamente i propri difetti e sem- bra quasi chiederci la grazia di riportarla al suo posto, a nuova vita, E' appunto questo il compito al quale ci accinge» remo quanto prima: ridare all'arco quadrifronte di Settimio Severo le sue linee originali, rialzare contro i suoi pilastri le otto colonne scanalate, e ricomporre sull'attico la pompa dell'Augusto, che torna a trion- fare in cospetto della sun città rinascente. n'ampiaà strada lastricata ci porta verso l'interno della città. Là dove lo sguardo torna a spaziare oltre i muri che fiancheggiano la via, un folto di colonne si eleva sulla mostra destra; davanti è invece un piaz- zale circondato da altre colonne. Dietro e intorno alle prime, alte e robuste muraglie che ci fanno ap- pena intravedere biancori di marmo. Sono le terme, il più bell'edificio del genere che gli architetti romani conctepirono in questa provincia d'Africa, direttamente ispirato a quello che poco prima Domiziano e Traiano avevano fatto sorgere in Roma, di fronte all'anfiteatro Flawio. Ma il destino dei due momumenti fu ben di. verso da quello che ogm logica induzione avrebbe certo fatto predire. L'opera grandiosa, cui dedicarono le loro cure due imperatori, oggi quasi più non esiste; quaggiù invece le barbarie egli nomini e la furia degli pi ima sieme alleati non sono riusciti ad avere ragione del più modesto prodotto di artisti provinciali, animati solo da un vivo spirito di emulazione e da una salda preparazione tecnica, Cosi una buona parte delle mura delle terme è rimasta a proteggere con la sua mole le deliziose pi- scine, tutte rivestite di marmi, doratisi al contatto della sabbia fine del deserto, le colonne che le circon- davano e le statue rovesciatesi dalle loro basi quando più non ebbero bagnanti da deliziare con le loro forme alabastrine riflesse nell'acqua. Così belle, così grandi, così perfette, queste terme sorsero in Leptis mentre in Roma imperava Adriano; quindi niente attribuzione a Settimio Severo. La città già da molto tempo prima di lui era eco- nomicamente bene attrezzata e capace di dar vita per

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Leptis Magna: ta basilica severiana. proprio impulso ad opere di gran male. Settimio So vero, l'imperatore Leptitano, ebbe perciò nella sua città un compito ben limitato, È pur sempre preégé» vole. Si dovette infatti accontentare di arricchire e ritoccare quanto avevano fatto 0 iniziato i &uc pre» decessori, Le ricerche archeologiche hanno trugato persino nelle origini del così detto "Palazzo Faperiale" e, no- nostante il parere contrario del bizantino Procopio, ne hanno tolta la paternità a Severo, hanno rigettata la qualifica di " palazzo ” e, battezzatolo come “ foro” ne hanno attribuita l'idea ad uno degli Antonini. Ma che cosa conta tutto cib? Severianò è in gran parte il decoro, severiane le aggiunte, di Severo infine il nome inciso a grandi e belle lettere sulla trabea: zione della basilica. Le vedremo frn poco. Per il ma- mento, percorse le terme, ci soffermiamo un momento all'estremità orientale della palestra: l'alta duna, che occulta l'inizio della grande passeggiata lungo l'uacli, sta per cedere, sotto il lavoro incessante di diverzi operai; poco più a destra è già risorto un colossale ninfa, ricco, al solito, di marmi e di colonne. Di fronte a noi è adesso la massa sabbiosa non toccata ancora dal piccone. Vi si arrampica la de- cauville che congiunge tutti gli scavi in corso e noi saliamo con essa. Poche decine di passi e sinmo sul — — nu 1 — — —= EL | diL = —— gr — —- — — — ————_-—_r_— —r—-- -—-—-.- t1tzx=c«=(((%l£%1l[l S RNn]nnN SSMMqpp«< xXx< « (@« « ®XÀX____————"—” —’°r -” =: ii

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25 Min ife, dorso della duna. A sinistra è sempre sabbia, inter» rotta da blocchi di muratura e da grossi cespugli di retàma e di graminacee; a destra alte muraglie, co- lonne riverse, marmi accumulati, ponteggi di legname, cigolio di argani, squadre di sterratori intenti a riem- pire vagoncini a bilico. Siamo davanti al foro, che risorge da un oblio di diciassette secoli. Alcuni tentativi di scavo effettuati nel 1933-23, nell'area di questo imponente monumento, mi avevarnò persuaso che a nulla di positivo awrebbero potuto condurre se non fossero stati iniziati con altro metodo e con mezzi più cfhcienti. Non era infatti possibile scavare dall'alto un edi- ficio coperto da una duna immensa di sabbia alta da otto a dieci metri, sempre rinnovantesi lì dove si rimo- veva, ottima per la conservazione del materiale archeo- logica, ma pessima a tentare di trarvelo lontana. Fu così che nacque il mio progetto, al quale potei dedi. carmi solo nel 1924, quando presi la direzione dei lavori, Uno studio accurato del terreno mi permise allora di mettere allo scoperto un primo nodo stradale, pro- io sul sterno Era coperto da appena due metri di terriccio, ma da ogni parte incombevano su di dii aa age ongiunsi quel primo io al mare con una “ de- cauville ” cha doni Dortare il materiale di rifiuto

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[EEE PASSERI STENIE 2 ILL de Avanzi dell'ano di Sellimio Secero fra le rovine di Leplie. allo scarico e feci senz'altro avanzare i binari per le strade romane all'assalto, & proprio il caso di dire così, del foro imperiale. Contemporancamente attac- cavo l'ambiente più ricco di questo complesso monu- mentale, la basilica, dalla parte della Lebda, che con le sue piene periodiche mi coadiuvava a smaltire la terra di risulta. Nel gennaio del 1925 il lavoro era nel suo pieno sviluppo. Oggi, dopo appena due anni, che per noi sono pai di solito quattro mesi ognuno (tanti ne consentono i mezzi... pecuniari), l'obbiettivo è stato da per tutto raggiunto ed il bel monumento non ha più per noi alcun segreto. Il mio frasario, anche in quest'ultimo periodo, ri» sente un po' di terminologia guerresca. Potrebbe ciò pie uni ‘affettazione, ma chi ha visto i lavori e li ha potuti 5 arl con me, sa che nulla vi è di men che esatto. Si è dovuto prima di tutto scavare un tratto di circa trecento metri del Secuatamee, paralle- lamente alla fronte del foro, poi imboccare quattro traverse ndicolari ad esso fcardinesi e di là af- frontare la distesa dunosa ingombra di blocchi di grandi dimensioni caduti dagli edifici laterali, raggiun» gere la strada su cui si affaccia la fronte del faro, por- tarsi dinanzi alle sue porte precipitate a terra, consoli. ue, li stipiti, ricollocarne a posto gli architravi, rial- ecine di metri di parete a grossi parallelopipedi di petra e poi, varcate finalmente le soglie, ancora sabbia e sabbia, sempre più alta, sempre più compatta, Ma finalmente abbiamo vinto noi. Rimossi gli ostacoli, asportate migliaia e migliaia di tonnellate di materiali di rifiuto, grazie all'opera alacre di una macstranza ben preparata e attenta» mente sorvegliata, possiamo ben dire di essere ormai molto +icino alla méta. Il fàro fu creato sullo schema di monumenti ana- loghi dell'Urbe. I fori imperiali, e specialmente quello di Traiano, trovano quaggiù una replica non indegna della loro fama. Un grande peristilio trapezoidale con colonne di cipollino a capitelli greco-egizi, da cui si partono ar- cate mndorne ali nascimenti di clipei con protomi di Meduse e Mercidi, costituisce quasi l'atrio della ba- silica, lunga aula rettangolare a tre nawate divise da colonne di granito rosso di Egitto, con absidi alle estremità, riccamente decorate. Basterebbero a fare la fortuna di questo gruppo monumentale i magnifici pilastri scolpiti collocati ai lati dei Inibunalia, Trattati ad alto rilievo, si distaccano da essi decine e decine di perso i del ibiases bacchico, tra una profusione ed un rigoglio di viti cariche di grappoli, intrecciate con edera fiorita; oppure da rosoni di acanto spor- gono per metà bestie di ogni genere, reali e fanta- stiche, o sorgono piccole ninfe tutte nude con i ca- pelli sciolti sulle spalle. La basilica è già sterrata per una buona metà fino al piano originale; quanto prima sarà ricongiunta col f&ro nel punto più vicino. Gli senvi non finiscono però qui. Varcate le porte delle mura bizantine, erette dai generali di Giustiniano quando la città era già in parte invasa dalle sabbie, e quindi ca un perimetro molto più ristretto di quello o della cerchia romana, «i entra nel f&ro originario della città, sconvolto dalle costru- zioni del VI secola Tra queste è una basilichetta cimiteriale cristiana, sorta sul ruderi di un tempio pagano, misera cosa im confronto degli splendori pas- sati, ma li vicino è fortunatamente ancora un'eco dell'antica granderza. Una piccola edicola, dedicata

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hi ea iaia panta RIO Se Vestigia dell'arte romana «a Leptis Magna dettaglio di un pilastro della bavilica severiana.

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olmi

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è 4 Ila] bali È ili 2? Lepliv Magna: N frigidarium delle ternte. ai Severi, serviva a dare ombra e riposo ai buom cittadini di Leptis, ed oggi l'offre al turista stanco per la lunga gita. Gita che per nani può dirsi completa se non ci %i spinge anc fino al porto «dd al circo. Si tratta di due monumenti unici al mondo per la loro grandiosità ed il grado perfetto di conser- vazione. Essi solo possono finalmente darci l'esatta sensazione della potenzialità economica e demografica della gente che eresse quei monumenti poco prima ammirati. Il porto soprattutto si rivela come un documento che non si può ignorare, e, conosciutolo, svalutare. Mai c poi mai si sarebbe costruito un approdo di tanta mole, se all'opera non avesse corrisposto un effettivo bisogno, ed il bisogno era creato dal traffico dei prodotti dell'interno, specialmente olio. Una puntata verso la Msellata sarebbe infatti sufficiente n dissipare anche gli ultimi resti di diffi» denza, che ancora si conservassero pur dopo la vista delle concessioni scaglionate lungo la strada Tripoli. Homs. Da per tutto vi si scorgono oliveti in piena produ- zione, e in mezzo ad essi i ruderi delle antiche fate torie romane con i resti caratteristici dei frantoi per olio, rimasti ad attestare l'antichità di tale produ» *L0mna. Ecco di dove trassero la loro ricchezza i leptitani, ecco a chi si deve l'erezione di così splendidi monu menti. Sotto questo punto di vista anche l'archeologia diviene una cosa utile. Essa infatti vi dice: l'avvenire della Tripolitania è, come per il passato, nella sua terra. Nulla deve lasciarsi intentato per ridare ad essa l'antico splendore. ri è

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La cerintonia nel parco davanti al Alnaro o dete a Filadelfo. L'INAUGURAZIONE DELLA FONTANA DONATA DAL POPOLO ITALIANO ALLA NA- ZIONE AMERICANA Mella ricorrenza del centocinquantesmo ans niversario dell Indiffendenza Simericana il Gewverno lialiano ha volato fare omaggio alla pran ile Nazione d'una splendida feniana, che riproslus e csalta mento qui Ila cercata dal Ber tal, che ai ammira sodio le (que rne sei cari del Pincio a Roma, La cerimonia ha dato luogo ail ana nobile manifestazione di amicizia fra le duo Nazioni, cho cranò rapprossoalalo dal Segretario ci siato on, Kelloge. dal Se: gretario del Tesoro on. Mello, e dal nosiro Ambasciatore, nob, {Hacomo De Martino A destra: Al Segretario i Stato Kellogg pronuncia il discorro di ringraziamento, Sotto: La Fontana nel Parco. —- - da Mt } i Canosa Pea - : ppi a è ala #4 SAL | + nr. : ff _ ES DA

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el eino — = = e — pe i ==I-«Loa E = WC) = Ti = TRS REI RITO Deper e3135A peri LA e e e SAT i -, La Morin de Libro italiano a Nee York. Il chiosco dl" Popolo Fitalia" LA PROPAGANDA SPIRITUALE ITALIANA IN AMERICA La Mostra del Libro italiano alla Casa italiana, Altrettanto può dirsi di altre Autorità cittadine presso la Columbia University, continua ad essere come, per esempio, del Mayor di Atlantic City, aggetto di vivo interessamento da parte di tutti gli dottor Ruff. studiosi e amatori di arti e lettere; le vendite sono Ad Atlantic City il nostro Rappresentante ha notevoli, ma certo il successo maggiore consiste in visitato quella collettività italiana, della quale pos- una forte penetrazione spiri- tuale italiana nei centri cul- i turali degli Stati Uniti. La bali missione che l'on. Ciarlantini, prendendo la Mostra come punto di partenza, va svol. gendo, dà ottimi frutti di rav- vicinamento tra l'intellettua- lità italiana e quella nord» americana. Le conferenze e le lezioni si susseguono accolte col più grande interesse cilal pubblico e dalla stampa locale. Tutto questo lavoro di propaganda che sbocca in una vibrante affermazione d'italia» nità, ha il più cordiale appog- gio da parte dei maggiorenti Americani a cominciare dal Sindaco di New York, Wal- ker, il quale ha dimostrata il maggior interesse per la no- stra Mostra compiacenddosi per la bellezza delle nostre edizioni artistiche. La Columbia University dove ba luogo Ta dara del hikro iIoliano, siamo andare veramente heri, accompagnato dal dottor D'Agostino, incaricato di Af- fari degli Stati Umiti presso l'Ambasciata di Londra. La coscienza nuova, il «contenuto nazionale, l'opera del Regime prospettata nella Sui wera luce, il forma piana e accessibile a tutti, senza strombazzamenti, affermazioni cd esclamazioni roboanti, ci ha acquistato, mercè questa missione, le maggiori simpatie presso gli intellettuali d' oltre Oceano, Si è avuta, insomma, tutta una serie di manifestazioni, tutto un insieme di atti valo- rizzativi dello sforzo italiano, e da ciò si possono trarre i migliori auspici per l'avvenire delle nostre relazioni culturali e sentimentali con il grande popolo nord-americano.

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E° MIRKO ARDEMAGNI E IL SUO VIAGGIO “DALLA TERRA DI SALAMBÒ AI LAGHI DI CRISTALLO” Se un giorno ci decideremo ad onorare sul serio questi cavalieri erranti che partono con la penna in resta, talvolta verso la morte, sempre verso il rischio e sulle tracce della gloria altrui, noi dovremo prima di tutto far scomparire dai giornali quotidiani l'orri- bile definizione che fra due parentesi li inchioda alla gogna del cattivo gusto accordando loro soltanto le iniziative, le risorse, i diritti e gli onori del duro me- stiere: "dal nostro inviato speciale". Oggi più che mai nel mondo, centuplicati i mezzi e raddoppiati i rischi per superar le distanze, si parla con ammirazione di questi “specialisti” sempre pronti al cenno direttoriale dell'invio”. E sce si rimprovera ancora al giornalismo di aver lasciato alla più pura gloria delle lettere qualche poeta di meno, si comincia a riconoscergli il merito di aver regalato alla più rude gloria delle contese con la natura nemica qualche eroe di più, Oggi Mirko Ardemagni è volato fin sulle soglie dell'Artide livida e tremenda per cercare le tracce di un compagno scomparso. Ho qui sottomano un suo libro di ieri: un libro infocato e abbagliante, una raccolta di articoli asciu- gati con la sabbia del deserto. E la sabbia sgrigliola ancora dentro le cuciture del libro che numera per capitoletti brevi e pittoreschi le lunghe tappe di un viaggio Palla Ferra di Salambò ai laghi di cristallo. Questo ragazzo, curvo e rossiccio, che non parla mai, che £ venuto in merrzo a noi quasi con la paura di disturbare, e corregge le bozze camminando su e giù per i corridoi per non rubare il posto ad alcuno, è pare ancora impacciato dalle grexzt abitudini, dalle chiuse penombre, dalle metodiche e diffidenti malin- conie del natio borgo selvaggio, ha già portato a spasso il proprio naso e la propria penna fin sull'orlo delle due calotte polari. Nelle melme gelate del sud, varcato lo stretto di Magellano, s'è anche disperso: e per molti giorni, priva di notizie, l'Europa si pro- tese in ansie verso di lui. Ora egli va in cerca di un compagno disperso sulle nevi del nord. Fra i due lividi misteri, identici ed opposti, fra le due tappe gelide e bianche del suo cammino di gior. nalista, ecco il libro arroventato, Con la stessa sem- plicità, con la stessa rapida e chiara facilità, Mirko Ardemagni annota. La sua notazione è schematica nelle linee. Il gior- nalista, che ha una missione da compiere, si preoccupa del segno dimostrativo, del punto essenziale. Sa che i fronzoli intorno nuocerebbero: è li elimina. Ma sa anche che per attrarre l'attenzione del frettoloso e svogliato lettore bisogna distribuire vive chiazze di colore sulle pagine. L'artista, che il duro mestiere quasi sempre con- danna alla più disadorna rinunzia, si rivela in queste rapide pennellate. Troppo greve e densa è la tavo- lozza d'Appelius, che si compiace talvolta di disegnare il contorno di tutto un articolo, per esercizio di bra- vura, senza lapis, adoperando soltanto la punta del pennello, Ardemagni invece disegna sempre a punta secca con cura: e quando dipinge, il suo colore, per quanto vivace, è così sobrio che traspare. La superficie del sub quadretto è sempre liscia, come la superficie di un acquarello. Il pittoresco mon si sovrappont mi brutalmente all'essenziale. In queste poche righe, per esempio, potete ap- prezzare la lievità ed insieme l'efficacia dei colori è dei toni: "Ecco. Mano a mano che dl sole s'innalza le dune cambiano di forma, di colore è quasi dirci di consi- stenza, Ora sembrano coperte da uno strato di smalto, ora diventano sanguigne e palpitanti come la came viva, ora svaniscono come un velo azzurro ondeggiante al vento degli orizzonti interminabili... Non si spaventa all'idea del confronto e si pone, con lo stesso tema, ma armato soltanto di sincerità giornalistica, cli fronte al celebrato e tronfio perzo di bravura, amore d'umili tempi: la morte del cammello. Così: “Il convoglio si fermò. I sobber fra grida e im- precazioni fecero inginocchiare gli altri cammelli: poi le si raccolsero intorno. Uno di essi affondò brutal- mente le unghie nelle froge, le aperse la bocca schiu» meggiante, vi vide dentro la morte e lasciò che le mascelle si rinchiudessero con un battito di ossa già scarnificate. Le tolsero il basto con gran premura, la guardarono con rincrescimento e con pietà, divisero fra gli altri cammelli la soma scaricata è si rimisero in cammino scomparendo per sempre dietro il dosso della duna più vicina. “ Cominciò lo spasimo lento, atroce, indescrivibile, E prima che le palpebre calassero per sempre sugli occhi languidi pieni di lacrime, la povera bestia poté vedere con terrore gli avvolici neri volteggiare sulla preda ormai sicura. “I fianchi sbatterona, si rigonfiarono àncoraà una volta simultaneamente al respiro rantolante del cam: mello moribondo, pai si afflosciarono come gli otri vuoti dei nomadi sperduti nelle hammade, I collo si con- torse, oscillò come un gran serpente. Il muso si levò verso il cielo, e la nuca s'abbatte all'indietro urtando la gobba spelacchiata e tumefatta per l'insistente at- trito delle some. Le zampe si rattrappirono, si allun- garono con movimenti secchi di convulsione, scavarono nella sabbia le impronte dell'agonia orribile, si scos: sero, tremarono... Sembrarono intorpidirsi; e invece sacttarono ancora una rolta qualche calcio come se volessero respingere la morte. Poi si allungarono in una compostezza che doveva per sempre chiudere la tragedia. “Più nulla. Il giorno fini in apoteosi sulle brage oscure del deserto, Il fiuto degli sciacalli avverti più tardi l'odore della carne morta...” los

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31 Mirko Arcemagni Per quei fianchi che s'afflosciano di colpo come gli otri vuoti dei nomadi sperduti che invece consumano l’acqua diventata sempre più preziosa, goccia a goccia, creando quasi impercettibilmente, appunto goccia a goccia, con il vuoto la morte, l'immagine è falsa, la comparazione è sbagliata. Ma Mirko Ardemagni non se ne preoccupa: da buon giornalista egli è lieto di porre nel quadro una notizia di più, una parola che serva ad accrescere le scarse nozioni del lettore svo- gliato e frettoloso: le hammade. Poi che è per la gente pigra che legge il giornale fumando la pipa e sotto la quieta lampada della sera, che questi cavalieri erranti della modernità vanno a scoprir nuovi orizzonti, sulle orme della gloria altrui, incontro al rischio sempre, alla morte qualche volta. Nascosto dentro un dirupo della Terra del fuoco, Mirko Ardemagni aspettava che la fiumana di fango passasse. Quella fiumana gli aveva rapito le caval. cature: sul dirupo non si poteva accendere il fuoco, mancavano i viveri, e la raffica passava rombando... Il buon giornalista pensava forse che l'Europa era da molto tempo in ansia per lui e che quest'ansia avrebbe un giorno valorizzato | suoi articoli, avrebbe regalato un giorno a tanta gente invilita dalla pigrizia nozioni nuove e — chissà! — un nuovo, infrenabile desiderio di agire, di lottare, di vincere... Per questa sola speranza, nobilissima e luminosa, si può anche, come vedete, affrontare l'ignoto, le belve, il silenzio e la morte armati di una sola arma aguzza © potente: la penna] GINO ROCCA

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x I LIBRI RIU BELLI Leggendo 4 anrinisoni gialli di Bruno Corra {Edizioni Al- pers: Muilanal, mi sona canino cone culla pesi sorvino ala più al critico, per il giudizio e la valutazione completa di uno uerittore, che frovarai di fronte a un suo libro di novelle che succeda a una serie di romanzi. Dla do fi sio a Femasiiaa Biamda, dal Tar a L'allegra de vealana e a dana, da oneglie cgiziona, Bruno Corra ci ha of ferto ormai un importante messe di lavoro: ha disteso ampia» mente iutti i suoi temi, ha alfrontato con coraggio i generi più disparati, ilal racconto maderno a quello storico, ha deverittà, ha irriso, ha cantato, Ma per uno scrittore come lui, il noe mano è sopra iulto passione, abbandono, voluttà di narrare e spaziare nei cieli della fantasia; una fantasia «w9, tra l'assurdo © il seale. tra l'ironia è la vertigine. Più «séolte, in quei sb libri febbrili, abbiamo visto come la gioia di sostare su un FROnRAggIO ‘è su una situazione, la pausa sapiente e la sti- ixzazione audace che si potevano notare quasi sempre agli inizi, si siano lasciate sopraffare presto dalla foga del racconto, dal ritmo impressionante della vicenda: all'artista e all'esteta si sogtiluiva, sopra tutto, il narratore. iDuesto farsi prender la mano di fronte alle sue stereo ine ienzioni ha provocato nella critica, rispetto al Corra, incertezze e oscillazioni quasi continue; incertezze che mi pare si debe hano oggi placare dinanzi a questa raccolia di novelle. La novella è la pistra di paragone dello scrittore; se è scialba, affrettata e banale, conia di meno della più scialba pagina del suoi romanzii ma so £ viva © lrosca, ciprossivà è proporzionata, può offrire in intensità quello che il romanzo non offre in fanelita : piso «lare in otto ine la mizara esaita della Lies duia che allo scrittore L'biede: lo stile. Qui, nei Afatrinoni gialli, la sorpresa che ci colpiace # la originalità assoluta di quasi ogni tema, accompagnata da una precisione «li scarti e da bona conciià è modernizzima genil bilità formale che basterebbe da sola ad assegnare al Corra un posto d'onore fra i giovani novellieri italiani. (Così l'autore definisce, con piacevole ironia, la locuzione matrimoni palla: "matrimonio fra persane ili ranza dirersa, più o meno male assortito; locuzione derivata dalle alire: stampa gialla, per stampa ibrida: cani gialli, cani di razza bastarda {dai futwri dizionari”. E le novelle della prima serie. che sono anche le più tipiche, descrivono appunio ianii vasi di curiose aaallinace:, foriuite o volute, Cigni cavo + una "trovata", Si veda, ad csaempio, quella de ha grade passione. Irene e sua madre, viennesi, travolte dalla guerra è dalla miseria, Aprono un risleranie acilurao & Costantinopoli: e Irene aspetta. calmissima, il principe azzurro, Finalmente l'atteso arrira: è un bel giovane, ex-ulliciale, spiam- iato e indbebitato: l'amore divampa in quattro © quatiratta, la intanto la pratica madre propone a Irene un partito ec- cezionale : un vecchio e brutto ma ricchissimo inglese, pianta» tore di thé, che s'è invaghito della ragazza e vuole sposarla. La piccola accetta, ma ad un patto; che il vocchia inglese impieghi nella sua azienda il giorine ch'ella ama: Erberio. Il terzetto si forma e, per mutuò accorda, s'avvia a Singapore. Irene, in una lunga assenza del marito, ha un figlio da Erberto: e contessa, “ Me me vado con mia figlio © con suo padre". Alla quale confessione lo sirnordinario marito risponde: “ So tutto, Parti quando eredi, Ma il bambino, no; mi appartiene”, E le spiega di cssersi servito di Lei, tale e quale comella s'era voluta servire di lat, E le racconta paramento la sua storia: cgli nacque da un inglese e da una gialla; sposò, prima di Irene, alîire duo mogli. ma nei digli avuti da costaro riappare vero intere le caraiteristiche fisiche della razza inferiore. (Questa fu sempre l'ossessione della sia vità, Allora rallo a tatti i costi che l'errore di suo padre fosse cancellato, che il suo nomo 0 la sua fartuna sontinuniserò in ian vero bianco: e ai accordò con Erberto perchè fncesse la corie ad drene, gli or dini = salvandola dalla miseria — di seguirli... Tutto fl come binaio fra i due: ora Erkberio # fuggito per seguire an'alira donna, il friantalore di ihé si tnene il sino crede, e la donna torna in Europa. sola, perduta per sempre. Troppa compiacenza nella “trovata VT Forse. Ma badiamo che, dagli antichi ai moderni; dal Boccaccio al Maupassani, la più gloriosa iradizzone novellistica non sdegna, anzi cerca a tutti i costi, l'originalità. l’amenità, la pazzia della trovata. Altrove, l'autore indugia con maggior campiacenza sui ca: ralteri dei personaggi che sente di amare: e la piccola Ma- riore, nata anch'ella da un matrimonio giallo, offesa dalla vita prima d'incominciare a viverla, “chiusa nell'infantilità come in un rifugia” & una figura viva o dolente. Com'è vira e dolente Kossmora, L'operaia della novella Amore, che piuttosto che cedere alle insidie del suo padrono, si isccnde: clomonto fra gli elementi, senza volonià, senza intelligenza, senza pace. Ancora novelle. Ma come diverse, queste che si raccolgono sito il titolo Fabertà (Casa Editrice “ La Vedetta Iialiana ", Triesie) e sono d'una donna: Pia Rimini, Là il frutto di tutte le esperienze, l'eco «li tutti | contrasti; uno rsertttore viisuto che ha visto, osservato, scoperto: e indaga, cesella, scher- nisce. Qua ancora la beata felicità di raccontar tutto, di allidarsi al sentimento più che al cervello, ai sensi più che alla mente, la divina inesperienza che cerita i controlli e le pause, e vuol solianto donare, donare e cantare, ceria che tutto il suò mondo sensibile possa o della easore materia dicanta. Puberià! Un titolo simile, in tesia a una novella di donna, spaventa; può raggiungero il capolavoro o naufragar nel ridi» cola. Non siamo, diciamolo sulrito, nel secondo caso; e non sami del tutta nel primo. Ma, poiché ai tratta di auilacia, la sua realizzazione è più che notevole: la ragazza che si sveglia alla primavera, e collo primo vampate nel singiuo iene la giovinezza, il sole, la wita, è ritraita, atiraverso qua csuberanza, con uma forsa aspra che avvince, La pagina non è perfetta: ma la poetessa che ce ha dato le vibrazioni suc- cosmive con bella frescheaza, pb andare lontana. Certo, questa giovane sonttrice sa raccontare: lo dimostra, per Batte le altere, una novella non lirica è intima, ma nmatra- tiva: ‘“ Farlo tacere”. Conosco poche confessioni femminili cosi pieno, con calde, così logiche e complete come quelle della protagonista di questo racconto. Una donna che ha più volte amato, si lascia accarcrzatre dalla lenenczza riservata è som messa d'un uomo che suole sposarla, Non gli nasconde il passata, anzi gliela vipellà come un aatiacolo. Diwentato marito, l'uomo ribatte incistentemente sul passato, che mostrava di soler dimeatizare. E incmidelisce sulla creatura che par gli è fedele, la spia, la tormenta. l'opprime. Si lasciano, Ma una notte, egli inrna: inrna per trattarla dla sgualdrina: e le vela la parola orrenda in presenza alla madre che ascolta; la madre adorata che, sala, ignorava. La donna perde la testa è uccide. Avcanto a questo racconto narrato con impeto echiottà © fremente fin forma di deposizione all'avvocato) sono ine nostalgiche come quella di "Si affitta", dove l'addio alla vee chia casa natale di campagna e il rimpianto della buona dol- cissima nonna, temi un po comuni, sono detli con un accora» mento semplice è bello: pagine amare è melanconiche come "Suo liglio” dun po forzata, nella sua crudeltà, Vattoggia- mento finale — appunio — del figlio); è cè una novella, “ Ma. ternità ". che scegliamo fra tutte perché la figora di Mariolina r il sentimento che l'avvicina a una gaia affamata, incinta. solferente. sono capiressi con tanto rilievo e con un così lai aenso di pietà umana. da lar incere ogni nosira riserva: quando Pia Rimini avrà al suo aitivo parecchie novelle como quest'ul- tima, la battaglia alla quale la vediamo avviata con baldanza, sarà certamente vinta. Di Ugo Zannoni conoscevamo “I canti delle passillore ‘*, che in una tonalità semplice © mite rivelavano un poeta di vena facile e melodiosa. Oggi il suo nuoro valume " Jl cos ceglie della avstiigia " (Bologna, Licinio Cappelli. editoro) è. più che una conferma, un sicuro passo in avanti L'ispirazione e sempre malinconica, ma lo serbitore si rino franca e si rinsalda nelle gioie famigliari e nella contempla» zione folico dei soi bambini, A sora, quando css s'addormone iano, lo vediamo isolarsi in un incanto solo, e dondolare piano dial pinocchi lo loro faataaie oli fitelanesrta ", Ancora una volia. è la soavità dell'accento che ci convince: sensi wali teeccasiti, ima din dna sobrietà sfaliatiza © sie una nitidezza descrittiva che assicurano della nobiltà del poeta. Cu alfa

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UN PAZZO SN MOLTO ESINA VOLE * Pordonate, amico Alitia Alexia, #7 io nana ere ridire la iriale ventura, così come cel la dlicese a mi, ia cat notte di Parigi: quando de nebbie del- l'aatate fasrciavana le lorri di Nastat Sipaoni, alle e «chietle come pilastri", Non ho alcuna intenzione di dettare le prime note di un'autobiografia. Ciò premesso, dichiaro di chia- marmi Mitian Alexticf, nato a Mosca, in via Pek- rowskaia, quarto settore; e di trovarmi a Parigi pers ché, se fossi rimasto a Mosca, mi avrebbero impic- cato o fucilato, Abito, ora, in Rue Martin; dentro una camera lorda e bassa: di quale che i parigini offrono ai fuo- rusciti. Vedo, giù, il nastro grigio della Senna. 1 fa- nali vi schiacciano sopra una iaia giallastra, senza toni. Qualcuno canta: sedi clefolre... da victoire... cond da eieloine, brina... sonifetà ptt... qll petit da cielelne saaglante... *“ Nostra Signora " sonnecchia, in un fascio di om- bre. Strano edificio. Maurice de Soullj. che lo eresse, lo immaginò — forse — diverso. Non gli bastò l'ardi- mento. Mi ritorna alla mente un'altra strofe che nes- suno canta più: Len Nate Mante... at apri soffi, pour loute garde on sube, avec nt ballebarde print sur fa porte chi chalean... 33 Mille nubi sono salite a poco Stamane, era azgurro © Non vedo il cielo. a poco; e lo coprono, ora. chiaro come gli occhi degli inglesi. lo mi sento spaventosamente solo. Se guardo den- tro di me, non trovo che una disperazione muta è tranquilla che mi chiude il cuore in un pugno, Non lavoro. Non guadagno. Pochi soldarelli ancora: poi, la molta miseria. Nulla, Andarmene. E dove? Lontano! Ecco: lontano. Il paese verso il quale si incam- minano, con l'ultima speranza affardellata sulle spalle curve, tutti coloro che non sanno dove battere il capo. C'è posto per tutti. Lo so. lo rimango. Parlo ad uomini che non mi comprendono. Se io dico carità, quelli intendono egoismo. Ma non questo, precisa= mente — che è sciocco — io volevo dirvi. Mi ero messo in testa di REA della mia sciagura. Compatitemi, Ho il cervello stanco. Vi ho detto che sono nato in Russia, Mi pare... ecco... lo non vi parlerò della rivoluzione russa. Per- mettetemi, solamente, di balbettarvi piano — contro le orecchie > quella che é, per me, una verità nata traverso la mia passione e il mio tormento: vi sono, nella storia, rivoluzioni che si chiamano rinascenze; vi sono — anche — rivoluzioni logiche che partono da un punto che la storia oramai nega, per ct e ad un punto che è — nella storia — possibile. N on è di queste la rivoluzione russa. Non é di quelle. Allora? Lasciatemi ridere, Qualcuno canta: Coi ia vbelotne., ta vielolna., ari pets... qui passe... la «ictoine aglaante..

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Lasciatemi pensare. lo credo che non dovremmo raccontare agli uomini {tutti sono nemici di ciascuno) il dolore che = di lassù = ci hanno messo nel cuore. Tacere. Anche il dolore diventa più vero. Si chiamava Nika, il mio bimbo. Una sera, lo prese la cattiva febbre; e non lo lasciò più. Con le sue piccole gote sempre rosse, con i suoi grandi occhi sempre aperti, moriva un poco ogni giorno, In casa mia non era mai entrato il medico, Bisogno chiamarlo. Un uomo lungo lungo, con un nome ancora più lungo. Aspettate... Ah, cecco... Ste- fano StephAnovich. Quando parlavano di lui, dicevano; ‘“ Non con- viene toccarlo. Egli ha, per sè, la scienza: e, in sè, Dio”. Ricordo: l'inverno era già innanzi; e la sera cra buia, soffocata. Il vento si incanalava, a blocchi, dentro la via stretta. Urlava, maledettamente. lo aspettavo, D'un tratto, la sua voce: — Mitia, me lo portate un po di lume? E chi ci pensava? Ho spalancata la porta; l'ho trascinato con me, pregando e benedicendo; con il pianto nella gola. Nika moriva... Nika... Nika... E lui, quel coso lungo lungo, borbottava: *che era venuto, in quella notte di inferno, perchè — ve- ramente = avevo pregato molto : perché, quasi, avevo implorato. Si era fatto innanzi a tentoni, nel corridoio io: con il nasa all'aria. E, proprio con il naso, aveva tagliato di netto una tela di ragno, Il ragno gli era andato a sbattere sulla fronte, a pallottola: grosso e nero, come sono quelli di America, che suc chiano il sangue degli uccelli. E lui — Stefano Ste- phinovich — l'aveva schiacciato con una manata. Ah, ah... ridicolo!... Ma. No. Naturalissimo. — Chinatevi, dottore — e lo picgai sul letto, — Guardatelo bene. Ditemi... E' finita? Nika piangeva. Egli non amava che sua madre e suo padre. Altrimenti odiava. Stefano StephAnowvich aveva un vélto intollerabile, Gonfio e livido. Con una gota schiacciata sul petto nudo di Nika, mi parve ancora più mostruoso: — Piano, dottore: gli fate male... E lei, la mamma: — Gli togliete il respiro... Ne ha tanto poco... — Guardatelo bene! Ditemi... ditemi... E' fimita? — Lo brucia, la febbre? — Dottore: avete, per voi, la scienza; c in voi è Dio. Salvatelo, dottore. Vi darò tanta legna quanta vi basterà per tre svernate. lo scrutavo il vélto di Stefano Stephànovich. Gron- fio. Liwido. Freddo. Impassibile. Il vento si incanalava, a blocchi, dentro la via stretta. Urlava, maledettamente. — Ditemi, dottore: é finita? Egli sollevò gli occhi. Poi sollevò il fronte. Poi si driszò. Sorrise. Ci sono sorrisi, su la faccia degli uomini, che hanno la sonorità medesima della parola: così come sempre avviene sul volto degli animali. Poggio le sue mani lunghe sulle mie spalle; e mor- morò, con gli cechi rivolti verso la croce, laggiù, in fondo, in pochissima luce: — Speriamo. Dio è con te. Ebbene: io — quel vdlto intollerabile, rigonfio e li» vido, su cui una manata aveva schiacciato un ragno nero come sono quelli di America, che succhiano i sangue degli uwecelli: quel volto freddo, impassibile, che io oramai odiavo per il solo pianto di Nika {il mio morticino, che non amava se non suo padre e sua madre, ed altrimenti odiava) — ebbene, quel volta, io l'ho baciato, (E' ridicolo. Ma, vi giuro, ho fatto anche questo). In quei giorni, la rivoluzione, impazzita, riempiva Mosca di terrore, Qui... qui... qui... Lasciatemi ricordare, Questo FA il momento più “ critico” per la mia memoria. Qui comincia e hnisce la mia pazzia. To non ho altri ricordi se non quelli che appar: tengono a me e a Nika. Sento, tra le due tempia, un solco. Come — non so bene = se, dentro, il pensiero mi si fosse impietrito. Impossibilità assoluta di riflettere. Stefano Stephànovich s1 era adossato, con le spalle, lungo la parete: è misurava, dalle lontananze squallide del suo sguardo, il respiro del bimbo. Nika dormiva. Le palpebre balbettavano, lievemente, sulle pupille lucide, La mamma, giù, sulle ginocchia, raccomandava a Cristo quel po' di carne che xiveva ancora attorno à quel po” di ossa. Impossibilità assoluta di riflettere. Guardavo. Mi sembrava che ciascuno — l'uomo “tr — avrebbe sofferto, in quell'ora, più di me. erché, io, non soffrivo. Solamente indovinave, per quel poco respiro che usciva (Dio sa con quanto do- lore) dai polmoni asciutti del bimbo, la disperata vo- lontà di non morire. Questo, per la mia memoria, è il momento più critico. D'improvviso — e di lontano = come noi sentiamo il mare ruggire dentro le strette dei nostri goli — distinguo, nelle soste del vento, un clamore incerto e confusa. La notte era, ormai, alta e buia. Erano giorni di spavento, quelli. Spawento è, forse, più che terrore, Terrore é una cosa viva, che tu senti, vedi, guardi. Puoi riderne, anche, Ma lo spavento no, no. Lo spavento è il vuoto dentro l'anima non più assorta; & il freddo profondo attorno al cuore slo: é l'incerto che tu non superi mai; è tutto quanto ti sta alle spalle, ti spinge, ti preme; è tutto quanto tu, con una ingorda disperata finzione, chiami "speranza ". Nolla... Il clamore si avvicina. Il vento riprende, a blocchi. Sono voci di womini. E' l'urlo della moltitudine. Ste- fano Stephanovich sorride. — Perché ridi, dottore? — I rossi. Dio li perdoni. Dio li guidi. E per ogni goccia di sangue, oggi, piangano essi una lacrima, domani. Parlava così, lui. Sempre. Era buono, era beato: sempre. Qualcuno moriva: ed egli sorrideva al |ca- davere, come sorridesse a Dio. Il clamore è assordante. I rossi sono giunti oramai sotto la mia finestra. E' il baccanale della morte, questa, Con la fronte poggiata sul vetro, guarda, Una folla enorme: una folla di gesti e di bestemmie. Vogliono uccidere un uomo. Gli stanno intorno, con le torcie accese. | pugni, armiti, danzano — su ue wélto in agonia — una minaccia continua, bef- arda, atroce, Egli è quasi denudato. Lo hanno strap. pato dalla sua casa. Lo hanno trascinato per le vie di Mosca. Lo uccidono, ora. La pece scola, accesa, sul suo petto nudo... Ecco: un fanciullo (dieci anni, forse) balza sulle spalle dei vicini; afferra una torcia, la rivolge, la pianta sul capo dell'uomo in agonia. La pece si ine vischia ni capelli. La torcia arde sempre. Un urlo, un urlo solo che riempie tutta la notte, tutto il cielo, tutto il vento. E' tremendo! No. No, Maturalissimo.

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35 Mi rivolgo. Qualcuno si muove alle mie spalle. e Mika... Nika... E Mio figlio — il morticino > si è levato sui fianchi, con la sua ultima forza. È guarda. Dove? Non sa... non so... lo non misuro il suo sguardo. = Nika... Nika... Nika... E cade di schianto, sulla cuccia povera. Quell'urlo... Lo hanno ucciso loro!... Lo spavento. {Questo è il momento più lucido per la mia me» moria. Mi chino sul letto. Bacio il mio piecino morto. Lo ricompongo, con molta tranquillità e con molta Ps ICIbiS, Poi lo sollevo: contro il mio finestra. Ho, nel pugno, la lam (Guardatemi bene negli SERE fatto questo). Le torcie ardono sempre. Una luce di sangue na- viga sulla folla di gesti, di bestemmie, di urla. Ho fatto questo. Perchè lo vedessero: il loro morto. Mi sporgo ancora: di più, Il morticino si è fatto, ormai, tutto di gelo. etto, Spalanco la . Mi sporgo, E' vero: io ho Ha gli occhi aperti, sempre. lo non misuro il suo sguardo. Ecco: qualcuno mi vede. Fa un gesto. Si muove trà la folla. Dice qualche cosa. Una rola. Ecco: la parola diventa una voce. Le urla si placano, gli occhi si drizzano: è una moltitudine di vélti bianchi verso mi. '"# brusio, ancòra; e laggiù, in fondo, dove la folla è cieca, c'è frastuono... Impossibilità assoluta di muovermi, Un attimo di quasi silenzio, La moltitudine feroce e idiota, mi guarda con il suo unico vélto bianco, Qualcuno ride, di laggiù, in fondo, dove la folla è più cieca. Il brusio riprende, incalza. Ma chi ride? Un blocco di vento, più forte, piega la fiamma delle torcie. E' tutta un'ombra improvvisa, È nel. l'ombra sale, si alza, si allarga... la risata! La maledetta voce = in fondo = allo svélto, dove Pierre Petain vende i suoi abiti usàti, canta sempre: . der inieloire... da ietoire... fiti fune... fdt. ciest la elcleire... bélar... fa eieloine maglante... ORAZIO MARCHESELLI

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GLI STRANIERI ALLA XVI BIENNALE SCUOLA DI PARIGI E PITTORI FRANCESI A VENEZIA Il travolgente successo della nuova pittura italiana a Venezia è sicuramente documentato per amabili è lusinghiere diffamazioni di consorterie. La "foca Moca" nelle diciture dei cartelloni da fiera "si cibisce di carne umana è quando non ne trova, mangia anche marinai": e quando le rubriche di certi giornali ritengono le deformazioni e | lrismi plastici dei pittori italiani insufficienti a scandaliz- zare gli ignari, prendono il titolo ‘ Saggi di arte del Novecento a Venezia", e lo cibiscono con le fotografie della cosidetta “ scuola di Parigi ol Leggiadri canni- bali untorelli, di un solo pericolo sono causa: raffor- zano il fronte unico solidale fra le meditazioni della originalità necessaria e certe esasperazioni di eccen- tricità formale. La sala di Parigi assume ora il “ruolo! già tenuto dal futurismo, prima che esso cristalliz zasse in formule dottrinarie gli esperimenti cercati chiavi migliori artisti d'oggi, i quali vollero rinnovare la consunta tradizione e muovere verso altre, non meno originali e più limpide sintesi. Così alle opere futuriste comincia ad associarsi il piacere del ‘di già visto", irresistibile per le nature o pigre o sentimen- tali. L'indignazione che già indignò suscita anch'essa il fascino nostalgico dei tempi che furono, E candi- damente si sente ripetere nella sala di Parigi "il fu» turismo almeno — a me non piaceva — però quelli eran bei tempi”. Insomma, ap- partiene suo malgrado al repertorio dell'ieri, utile per accoppare l'oggi e il domani. Sala di Parigi, spaurac- chio per bimbi grandi! Se le timorate genti recalcitra- no a ingollare in blocco la sala 15, dove espongono in- sieme con il gruppo “sto- rico" fra l'Ottocento e il primo Novecento, i varii Laszlo d'Italia è Unghe- ria, si fa scattare il ba- bau: “su da bravo, carino, una buona dose di questi stracchi epigoni ottocente= schi, se no ti toccherà pia- certi Guttfreund, Lurcat e Maddalena Rudulescu, abissi di modernissima per- dizione”. Vi é chi preferisce il male al rimedio, Per for tuna, il dilemma non è a corni obbligati. Sala di Parigi, dalle diaboliche seduzioni ! Come vi brillano l'ingegno e la talentuosa acuità di spiriti tesi verso il nuovo sino allo spasimo fili forme! E quale enorme somma di lavoro ciò sigmfica; fatica materiale di mestiere appreso, conquistato € rinnovato, non foss'altro per poterlo anche disprezzare è proceder oltre: fatica spirituale di attenzione, sforzo per volere fare di più e di meglio. Quale infiammata atmosfera di sacrificio e di fede: quale rinuncia oscura e continua ai bisogni dell'esistenza per le soddisfazioni dell'animo; e come questa pretesa “morbosità", stre= nua, ardente e filiforme, è sanità e moralità e, in fondo, normalità nella vita dell'arte! Questa sala scandolezzatrice, dove tutto appare brillante, scintillante e facile, a chi sa intendere parla di virtà intrepida e di entusiasmo ascetico. Questa arte che chiamano “alla moda" venne formandosi attraverso l'austera rinuncia alle soddisfazioni è ai piaceri di cu la gente “alla moda" tiene le do- rate chiavi. Venne elabo- rata da minoranze-guida aristocratiche e guerriere, piovute da ogni parte del mondo nelle conventicole di oscuri caffé suburbani in Parigi, per voltare ri- solutamente le spalle alla moda, nel nome di un ideale è di un capo, Inge- gno, fede e lavoro sono forze trianfatrici che alla lunga cercano e rivoluzio. nano persino la moda. Al- lora i malcontenti borbot- tano di trucco, di camorra e di bluff, il caffé saturo di fumo e di laboriosa po- vertà, pregno di discus» sioni e idee, placa la sua febbre © poi la raffredda nella curiosità oziosa de- gli snobs. Il movimento ha vinto, toccherà presto a rei turn. - 6 "ai = Henri Matisse: Spagaata.

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Henri Matisse: GI affl un'altra generazione di ventenni di patir la fame, di inventare in nuovi ritrovi nuove parole d'ordine, è di vendere per dieci o per cento i lavori che si ri venderanno più tardi quale per centomila è quale per zero franchi, Queste cose si sanno a memoria, si ripetono sem. pre e sempre paiono nuove. Senza ricorrere alla storia antica degli impressionisti, solo dieci anni fa a nomi. nare Utrillo, ad ammirare Matisse, la gente strillava. Adesso strilla a parlarle di Fugità (secondo si dovrebbe italianamente trascrivere il cognome giapponese). A Parigi, si sono già accorti che è un mirabile artista. Gente di ogni nazione e di molte lontane terre si trova riunita in questa sala sotto la denominazione - “Scuola di Parigi". René Paresce è Mario Tozzi, va» lorosi italiani, li chiamarono a raccolta. Il gruppo dei loro amici e camerati parigini, secondo la chiara prefazione scritta dal Tozzi, si dividerebbe in due tendenze: i cubisti, intellettuali astratti e geometrica mente costruttivi, e i fame selvaggiamente procla. manti la sovranità del libero istinto. Di questa divisione accade come della suddivisione sociale in due classi: ad cesaminarla da vicino, nel concreto del caso per caso, sfuma in tanti casi indi. viduali, non catalogabili, e poi si confonde, ondeggia e sfuma ancora nella collettività di un'atmosfera co- mune. Pittori e scultori non si assomigliano affatto, e ciascuno richiama il ricordo dell'altro per le inespli» cabili e duttili parentele dell'aria di famiglia. Più in fondo ancora, e sotto l'aria di famiglia e il tempera- mento individuale, afliora quella prima educazione che

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sa è la natura; affiora il ricordo indelebile del paese e della civiltà originaria. Per quale arcano le tele di Fsuguharu Fugita emulano le prestigiose delicatezze, i lucori bianchi e e brillanti dei kakemoni dipinti a lievi tocchi sul vi. sibile sfondo serico? E serbano anche quel carattere di incisività espressiva e persin crudele, proprio della pittura popolare giapponese; quel suo panteismo in- volontario, incapace di subordinare la visione a un fuoco centrale quell'anarchismo analitico, e sconcer» tante per noi occidentali, che abolisce la composizione, e indugia in folti particolari di contorno. Al filo d'erba o all'accessorio di toilette nell'angolo del quadro dà l'uguale peso che al picco roccioso o alla persona del protagonista in primo piano. Del resto procedono così, analiticamente; persino i nostri primitivi. Per giungere alla nuova sintesi di gerarchie mediterranee e italiche, dovettero prima sciogliersi dalla suggellata conven- zione delle gerarchie bizantine. Cominciarono dal porre le cose a sè innanzi, sullo stesso piano, pari tra loro e di fronte alla curiosa preziosità dell'artista, per comporle in commosse scelte di maggiore e minore. L'arte giapponese, popolaresca è primitiva di fronte alla grande tradizione aulica della Cina, come noi dal bizantino, così si sciolse da quell'ieratismo esotico. Ora Fugità è un giapponese di Parigi e d'Europa; tuttavia è sempre giapponese. I suoi toni bianchi ro- Paul Gauguin: “ Soyez amou- PEmses Vous se res benremies", sati e azzurri, nudi di donna, vesti lievi e vaporose, drappi e panneggi, giocano con speciosa squisiterza. Come è proprio dei primitivi e dei giapponesi, egli non tende alla corposità plastica, poco apprezza la terza dimensione della geometria prospettica. Non im- porta; le sue persone sono gente viva, pare di averlì conosciuti, Degli italiani, Mario Tozzi è un forte costruttore di sintesi e di geometrie plastiche; René Paresce un sognatore di calde e delicate armonie; De Pisis dà prova di agile ingegno. Vi é Lhote, un tipico francese, cioè un razionalista temperato di buon gusto e di senso innato della mi- sura; Leopold Survage, e il fortissimo Chagall, slavi; lo scultore Zadkine, che sulle traccie di Archipenko e di Boccioni inventa ingegnose allegorie della figura umana, attraverso il ritmo e il numero dei suoi volumi. E vi sono parecchie pittrici piene di gusto e di buona volontà. Una fra queste si stacca dalle altre e dagli altri perchè tocca il profondo del frivolo, con intuizione e grazia veramente femminili. Il cagnolino, il cappello, l'acconciatura del volto, l'espressione e l'abito della Hlongsa con cane dipinta da Olga Sacharoff sono frivo» lexze leggiadre e gravi, interpretate con lo spirito og- gettivo e sapidamente ironico, di madrigale e di epi-

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Paul Gauguin: fl cacalla Banco. gramma insieme, con il quale già Carpaccio si applicò a ritrarre — scrupoloso e veridico, ingenuo e pio — le Sue Corligiane. Nel complesso, questa sala di artisti scaltriti è forbi é una adunata di primitivi del nostro tempo. Ne hanno, con tutte le arie di perversità decadente, la grazia fervida e candida. I due termini per forza si toccano. Cimabue è Giotto nascono dalla decadenza dell'arte bizantina, la cui severità si decompone, poi si scinde negli elementi della nuova fecondazione. La gente se ne avvedrà fra qualche decennio. Dopo il giapponese quasi parigino della sala di Pa- rigi, nel padiglione francese troviamo invece due prin- cipi della pittura e dell'arte oltremontana, di gene- razioni lontane fra loro e per amore dell'arte divenuti quasi esotici. Parlo di Paul Gauguin, del quale si può ammi- rare una rara raccolta di opere dipinte o scolpite a

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41 Tahiti: e di Henri Matisse, che molta parte della sua ispirazione andò a cercare nell'Africa Settentrionale e né riportò quei mirabili accordi di toni asciutti, riechi e caldi, misteriosi, intensi e aridi come le sinfonie cromatiche della gran luce sopra il deserto bruciato. Niente sfumature, colori e toni soltanto, ma vibranti di un'anima propria. E le forme semplici, le linee avviluppate Li) ondeggianti, flessuose è morbide del Matisse, rinchiudono lo spazio in arabeschi vellutati e definitivi. La qualità dei suoi bianchi è neri, in una semplice litografia, & uguale alla qualità dei quadri più accesi di colore, ha la stessa precisione assolata e densa, mordente e acre per cui il Matisse riesce incomprensibile a tanta gente. In quanto al Gauguin, appartiene oramai alla storia dell'arte. Non è pittore di prima mano, voglio dire che la sensibilità e il temperamento sono in lui piut- tosto effetto di assimilazione che di una commozione diretta e genuina, Sta al confluente tra il grande Van Gogh, olandese, e il grandissimo “italinnizzante ” Cézanne, colui che tornò a creare la sintesi dei valori faticosamente elaborati è frazionati dall'impressionismo. In fondo, l'iroso Céranne aveva ragione di dire che “Gauguin gli aveva rubato la sensazione, piccola ma proprio originale di lui, Cézanne, per condursela a spasso attraverso delle lontane Oceanie". Aveva ra- René Paresce: Nalira morta gione di dirlo e torto di lamentarsi. Gauguin & primo nella innumerevole schiera dei discepoli di Ckranne, é il primo apostolo è divulgatore del verbo del maestro di Aix in Provenza, Lo rende più manso nella sostanza plastica, più aneddotico e letterario attraverso la ricerca del pit- toresco esotica; ed era naturale che all'austero Cé- zanne dispiacesse tale accomodamento artificiosa. Però vi è in lui la poesia della fiaba, interpretata come una visione. Con cechi sgranati e attoniti di bimbo incan- tato egli contempla l'isola dei suoi sogni, nella realtà delle belle, forti donne, dei bellissimi giovani ignudi, accoccolati al fuoco o erranti pei boschi, e nella leg- genda delle loro divinità buone è paurose, vaganti per l'aria. In verità, non si può non essere grati a Gauguin di averci creato il mito pittorico degli antipodi, in- ventando Noa-Noa, sperduta con le intatte foreste e le primitive divinità è la gente di bronzo e d'oro tra la schiuma di lontani selvaggi maril Fra le molte altre interessanti pitture francesi vi è da notare un Nus assai originale di Andrè Derain, tutto colato entro un'unica linea di geroglifico biondo, senza che perda nella fusione la puntuta caratteristica della forma moderna. MARGHERITA G. SARFATTI — ————— «ki J-EE-_u *Sl)ll.h iz IR —

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dl A, DEGLI. a gi e Li Prospettiva cleggli alari, L'UNIVERSITÀ DEGLI SPORTS IMAGINATA DALL'ARCH. Gennaio 1937: Concorso della Micbrie illastrate cel Popolo è' italia r le Terme Littorie. Possiamo a un ùànnoòo è merzo di distanza valutare quanto fosse prov- vido quel concorso per svegliare i dormienti e inco- lare i veggenti. De un fatto, a questo proposito, significativo, Ed è che quest'anno, in occasione della TX Olimpiade di Amsterdam il Comitato olimpionico ha organizzato un'esposizione d'arte che ha per soggetto i mani» ‘niudsola sportiva ed ha bardito a gli artisti esper sitori cinque grandi concorsi internazionali di archi- tettura, di pittura, di scultura, di letteratura è di musica. Se l'Italia ha potuto partecipare con ottimo resultato al concorso d'architettura ciò si deve unica- mente a quello bandito due anni or sono dalla Aicista nostra. Poiché, infatti, il problema dei locali destinati agli sports era affrontato in pieno nel tema di quel concorso, l'Italia s'è mostrata ad Amsterdam perfet- tamente agguerrita nello studio di tale problema in OTTORINO ALOISIO confronto delle altre nazioni, si ta cinque architetti nostri hanno tuto esporre i ro tti per le Terme ilioria è dare li chiara sia a she da noi non si dorme sugli allori degli antenati. ma si pensa al futuro, si prepara l'architettura dell'avvenire. Quegli architetti sono Duilio Torres, vincitore del primo premio nel concorso della Aia, Oscar Prati vincitore del secondo premio e gli arch. Ottorino Aloisio, Fernando Biscaccianti e Paolo Vietti-Violi. Chiunque ha visto l'esposizione olimpionica di Am- sterdam sa che soltanto la Germania, fra le na- zioni espositrici e concorrenti, ha una mostra più agguerrita che quella dell'Italia in fatto d'archi. tettura sportiva. Le altre nazioni vengono dopo, e a distanza. II ragionamento che se ne deduce è uno solo: se una rivista ha potuto con un semplice concorso, op- portuno, indovinato, giusto, ottenere tanto, quanto di più potrebbe ottenere una politica arbivtica esistasa

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Lia sinistra a de- «tra: Lan fore del- le «conalazioni è uma galleria dda perta. Sezione del- le quallerie coperte. Feto dana qal- deria esteri, d'uno stato forte com'è lo stato fascista, memore di Roma che impose il pro prio suegello architettonico sul mondo! Ma non di questo sol- tanto voglio parlare. Inten- do di mettere in rilievo un altro fatto notevolissima. La relazione della Commissio- ne giudicatrice del concorso per le Terme Littorie con- teneva queste testuali pa- role: * Parve in un primo esame che fra i progetti degni di esser considerati come meritevoli di premio potesse tab eni iti compreso quello di un architetto che, pur troncando ogni legame con la tradizione, aveva osato forme crudamente è ccometricamente costrutti- ve. Ma un più approfon- dito esame, con sigliato dallo scrupolo nostro di giudici che non vogliono negare a Ma angolo fra le torri è la capola,

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li fato «ul Aiue e la scalo per idrovolanti. priori alcun ardire capace d’indicare nuove vie all'ar- chitettura, ci ha rivelato che l'apparente audacia di quel progetto altro non è se non ciò che lo stesso autore definisce ingenuamente nel- la relazione come “il frutto delle sue giovanili esube ran» ze", pericolosa improntitu- dine in un giovane che non esita di esporre ad un se- rio giudizio le proprie elu- cubrazioni pseudo-scientifi» che ed anticostruttive ”. Parole dure, anzi durissime, che io scrissi, come rela» tore della Commissione, sa- pendo di dare una frustata all'autore di quel progetto e sperando che la frustata fosse salutare. Ad un anno € Messo di distanza sono lietissimo di rivelare pubblicamente che l'autore del progetto così severamente «definito Da sinistra a destra: / deaar polini dello Sfadia nasdtico, Un am qelo della sala del pallinaggia, La qalleria degli Licensrari.

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da”, ho TITTI Ad e N STO und AES, ad i, (EMIR Ù La a Sezione Iniversale prospettica. era l'architetto Ottorino Aloisio, poichè egli ha dato nel frattempo una delle più luminose prove di quanio può una volontà virile, un animo sicuro d'artista, una coscienza desta e sensibile. Ottorino Aloisio, punto sul vivo dalla severità provvida della giuria, ha infatti ripreso il progetto presentato al concorso e l'ha riveduto completamente, riclaborandolo nei concetti e nelle forme. Con uni decisione che è indice della sua facoltà di rinnovarsi e di sacrificare, se occorra, le giovanili esuberanze, egli ha rivissuto il suo tema, lo ha improntato a quel dg di logica che è solo capace di nutrire l'audacia la comcezione, Non a a ritenere che se la giuria del Concorso per le Terme Littorie zi fosse trovata dinanzi al progetto dell'Aloisio quale appare nella se- conda edizione, gli a- vrebbe assegnato il pri» i pi icicI premio. L'architetto Aloisio è allievo di quella Scuo- la Superiore d'Architet- tura di Roma dalla quale escono finalmente giovani architetti, degni di tal nome, capaci cioè di contemperare le idea lità dell'arte con le real tà della tecnica costrut- tiva. Fer quanto friula» no, si sente che l'Aloisio ha respirato l'aria ch Roma, ne ha ricavato quel senso romano ed imperiale della grandiosità nella costruzione che rimane anche nei "i a scapitorzati ru- deri delle terme e dei teatri. Egli non si riallaccia quindi, com'è giusto ed opportuno, alle forme della tradizione, ma ne riprende lo spirito e con quello imagina un immenso edificio che realizza, arone ro- mass, la vastità solennissima dello spazio racchiuso e coperto. L' Fuiveneità cttgli Aporte, come l'Alvisio batterza il suo progettato edificio, è una mole imponente in cui la bellezza è cercata © raggiunta mediante pure forme dettate dalla costruzione, senza alcun ormamento, Mentre nella prima culia zione si vedeva l'imma- Cari della concezione i uindi l'ossessionante | chi dienza ad un pre- j“ concetto triangolismo | che sembrava un gioco di cristallografia, nella seconda edizione tutto riposa su concetti di lo- gica struttiva. L'ardi» tezza del concepimento fantastico permane ma Acquista una maggiore libertà perché si sotto- pone ad una più duta disciplina. Nella grande male gli spazi sono distri- buiti in modo che tutti | i generi dii sport trovino 4 . illoro adatto luogo; un immenso anfiteatro è al mess centro; una amplissima "a dia ea CM lei > Approdo d'un velivolo alla cnpola. di | ———__________—_—_l1nl12lÉ—_É—É—É—É—É—_kl!l«“1XAXAW@èWM=-.;ioeo-t_

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Tr == fisar È S| Pr ine Li li dr * Mirano di Pienza: Ciedzone fia dittragsere l'altare di Belo (XFI «ecolo). GLI ARAZZI DEL MUSEO DI PIENZA AI di d'oggi, dice uno scrittore parigino, è in voga lo studio degli arazzi. Quelli di Francia sono abba- stanza conosciuti, ma ben poco quelli d'Italia: onde le ricerche, al presente, vogliono essere rivolte a que- sta parte. Difatti le tappezzerie di Francia hanno avuto la buona fortuna d'imbattersi in egregi scrit- tori, che in questi ultimi tempi si sono dati a descri- verle, specialmente quelle più antiche, con forma ele- gante e con molta dottrina, e continuano anche oggi a ticercarle in ogni luogo, a ricondurle alla memoria e ad illustrarle ampliamente in grandi ed clegantissimi volumi. Quest'arte gentile è considerata dai francesi di tanta importanza, che venne posta da loro sotto la speculazione dell'archeologia e reputata degna di par- ticolare storia, la quale era ben da dolere che le fosse mancata finora. Dopo il bel libro del Lacordaire intorno alle più interessanti manifatture di Francia, comparvero, nel 1884, una storia generale di questa arte e delle sue varie vicende è delle sue diverse scuole presso ogni nazione, edita dalla Casa Dalloz, ced un'altra vera e più completa opera storica dovuta all'illustre Eugenio Munte. Ora possedendo anche l'Italia nostra una si grande ricchezza di tali opere nelle chiese fe chi non ricorda quelle del Duomo di Trento?) nei musei e nei palazzi principeschi, raccolte è conservate si diligentemente dai maggiori, e pervenuteri non solo dalle fabbriche di Francia e dalla Fiandra, ma uscite altresi dalle stesse officine italiane, che in un tempo fiorivano in parecchie delle nostre più gentili città, è a desiderare che i nostri scrittori è critici d'arte, ad ésempio del dotto fu Mons. David Farabulini, che nel 1884 illu- strava egregiamente le magnifiche tappezzerie del Va- ticano, rivolgano ad essi i loro studii, riguardandole non con scchio indifferente, ma illustrando invece tanta nostra domestica ricchezza, che gli stranieri giusta- mente ci invidiano, e che però ben merita il pensiero degli studiosi e di quanti hanno intelletto di bellezza, di amore e d'arte per il nostro glorioso patrimonio artistico nazionale. In genere i critici d'arte anche alle opere dei pit- tori di mediocre valore fan sovente l'onore di un esame profondo, ma sdegnano di volgere uno sguardo ai pre- ziosi tessuti di seta e d'oro che ci han conservato, talvolta con rara perfezione, i disegni dei più grandi maestri, come Tiziano, Rubens, Raffaello, Mantegna e Giulio Romano. Per questo lo stesso illustre critico d'arte Eugenio Muntz, che nel 1887 visitava Pienza, non osservò certo i suoi preziosi arazzi, perchè non custoditi come oggi nel ricco Museo della Cattedrale, facendo di- stinzione dagli arazzi che son semplici e povere mani- fatture di mestiere, da quelli che son vere è preziose opere d’arte, ma non dubitò di assegnare alla tappezze- ria, cioe alla pittura degli arazzi, un posto eminente negli annali della grande arte e nella storia della civiltà. Né è da obliarsi come il Pontefice Leone XIII dis. m. emulatore delle virtà dei suoi antecessori più ge- nerosi © cospicui, non mostrò d'aver men d'essi a cuore questa maniera d'arte; anzi, come quello che si è usato nell'istoria delle medesime, volle in peculiar guisa ono- rarle nella sun reggia, ordinando che, oltre la Galleria dei Candelabri, tutta ristorata per sua liberalità e

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Sorini Ph LIV dA A ne è È at sr IR ai = vas ga x La Crocifissione farazzo fiammingo, ACVI sec.) nel Museo di Pienza { Fotografia Alinari)

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e e e taglio "li e - _ iii Li “I a se a fa. ii da a nia lai cigni pi Pato, © Cile rn tea fiera 47 Misco di Pienza. L'Apoteori della Chiam fArazzo Fiammingo, NV secolo). rabbellità di novelle pitture, anche la Galleria degli arazzi di Raffaello e degli altri antichi della stessa scuola, rilucesse di nuovo decoro. Inoltre, essendo nella vasta e doviziosa guardaroba della Floreria apo- stolica riposti, e quasi occulti, arazzi antichi in gran numero, è parecchi in particolare della fabbrica dei Gobelins, assai notabili per ampie invenzioni, è per certo amor di lavoro singolarissimi fra gli altri, e tali da sdegnare ogni comparazione, da quelli fiamminghi in fuori, piacque al suo magnanimo anime che queste insigni opere della scuola francese fossero tolte dal- l'oscurità ed esposte nel 1885 alla pubblica vista nelle amplissime camere ciamberlate e splendide d'elegante ricchezza, che si chiamano de' Paramenti. Gli arazzi del Musco di Pienza pertanto, donati im parte da quel mecenate liberalissimo che fu il papa umanista Pio II, sono di un valore artistico non comune e possiamo dire che possono stare a concorrenza colle più decantate arazzerie d'Anversa e colle opere meravigliose d'Arras è di Fontaineblau e colle più grandi e miracolose della stessa scuola che uscirono da Parigi e da Bruxelles. Onde la loro importanza ci induce a prenderli in ammirazione e fruire la bel- lezza di tali monumenti, che tra gli altri innumerevoli la città di Enea Silvio Piccolomini si gloria di poter mostrare agli italiani e ai forestieri,

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fn sr - Mineo di Pienza. Gem rivana l'emorroiara CNF secolo). Questi arazzi, in numero di undici, sono tutti di scuola fiamminga del sco. XW e XVI wseiti certa- mente, come ne fan fede in alcuni la marca di fab- brica e della città, dalle fabbriche di Qudenarde, di Bruxelles e di Tournai. Quelli del sec. XVI furono donati alla cattedrale pientina il 35 dicembre 1596 da Mons. Francesco Maria Piccolomini, settimo ve- scovo di Pienza, e prima dell'istituzione del Musco { 1900) servivano per addobbare la caratteristica piazzuola quattrocentesca nella circostanza di feste solenni e specialmente nella processione del Corpus Domini. Essi rappresentano. 1. Pn dettaglio «bf malto delle Sabine. « 2. / giardini incantali fi Armida, = 3. { dhrcerdoli di Belo, le loro nogli e figli quando portano i cibo all'idelo nel tempio. - 4 Sani riprovato. - 3. Da- niele che ordina la distrazione del lempio e dell''idolo di Belo. » 6 Incontro in Cirta di Massinissa, re di una parte della Numidia, con Sofonisba, moglie di Siface, re dell'altra parte della Numidia, all'atrio della reggia di Cirta anediata ed erpagnata dall'esercito di Massininna. » 7. Saul che consulta la Pitonennt, - SH Gindizio di Salomone. Accennando come in questi arazzi siano di speciale interesse le bordure formate da intrecci di fogliami, di fiordalisi, di fiori e frutta, ci soffermeremo breve- mente soltanto su quello raffigurante “ Il Giudizio di Salomone". L'artefice ha figurato la storia entro il palazzo di Salomone: il trono sorge maestoso fra mar- morce colonne, e il monarca, cinto il capo di diadema e coperto del manto, con fluente barba e lunghi ca- pelli, in solenne e dignitosa posa, siede in atto regale. A destra sono alcuni personaggi del suo consiglio, pa- recchi soldati, e in basso, ai piedi del trono, le due donne col bambino, dietro alle quali si aggruppano altre donne accorse al giudizio. Questa composizione è accordata in tutto con maravigliosa armonia. Nel. l'espressione delle due donne c'è un senso di verità: nell'una l'affetto con l'impeto della pietà, nell'altra l'audacia, l'ira e la ferocia che traspare dalla faccia arcigna e beffarda. Î tre arazzi del sec. XV hanno per soggetto sta rico VApolenti della Chie purgante, trionfante £ auifi- tante; la Crocifiziione di Gem, e Geaù che risana gli infermi, In queste meravigliose e ben conservate tapper- serie abbiamo, in una bella unità, il vario, il distinto, ed il multiforme col riscontro delle più gagliarde e contrarie passioni, In ciascuno dei tre gruppi appare l'avvenenza, la leggerezza e scioltezza delle membra, il sottilissimo artificio delle vesti nella loro modesta, ma lussureggiante semplicità, la leggiadria, la compo. stezza e la grazia del portamento. In molte figure l'ambascia, la soavità, la rasse- gnazione, la mansuetudme, la speranza e la gioia tra- spariscono così espressive dal viso e dagli occhi, che sembrano assorte in profonda estasi di dolore e di sentimentalismo, la cui eccellenza trascende ogni con- i I I

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uo, rs Musco di Pienza, Arazzo Fiammingo del NFI secolo. cetto e non vi è eloquenza, né penna di serittore, che possa adeguatamente adombrarla. Nell'artificiosità poi degli ornamenti e nella foggia degli abiti e delle usanze, a seconda delle varie condizioni sociali degli uomini e delle donne, troviamo l'antico vestire orientale e più strettamente asiatico. Osservando l'arazzo, che ci rappresenta Gesù in mezzo a vari personaggi biblici nelle loro più solenni divise principesche e regali, ci vien subito di ricor: dare il luogo seritturale d'Isaia: “Il signore terrà (alle famiglie di Sion) l'ornamento dei sonaglini ai calzari, dei trapunti e delle lunette, momili, i braccialetti, le bende e i cerchietti alle gambe, i fronzoli e le ghiande muschiate, gli orecchini, le anella e le golette d'oro, le gioie da ingemmare la fronte, la roba da festa, i mantelletti, i pepli è gli spilloni, gli specchi e sandali, le mitrie è le finissime vesti", Certamente in questi tre arazzi, da tutti rite- nuti di eccezionale importanza, fino ad oggi però sco- nosciuta, appare tanta la ricchezza e sublimità del- l'arte, tanto il calore e la vita, che amima tutte le tale la consonanza delle tinte e la loro vivacità e freschezza, la maestria delle luci, la wivezza delle carni, il risalto dei muscoli, la morbidezza e la fessuosità dei panneggiamenti, e tale in ciascuna delle parti il garbo, la grazia, la finezza e la squisitezza del lavoro, che supera ogni immaginazione. MNell'arazzo raffigurante Gesù che guarisce l'emor- le collane è i figure e le diverse scene: roissa e la figlia di Giairo, tutte le figure sono piene di grazia e di soavità e di clignità sopra l'usò umano. Il Redentore nella sua nobiltà regale spira una soa- vissima umiltà e le sue vesti sono un panneggiamento e un pallio porporceggiante. La figura poi di Gimro, a capo scoperto, semigenuflesso davanti a Gesù, re- galmente vestito, & ben più mirabile per gli affetti che spira, onde al primo vederla ci fa subito entrare al cuore una carissima dolcezza. Oh! quanta tenera espressione di amore e di carità da quel volto ri» splende! E quanta regia maestà anche in quell'umile atto di preghiera, di fede e di speranza! E' una figura, certamente un ritratto di illustre personaggio dell'epoca, piena di vita e di sentimento, che a guardarla ci riempie l'animo di tenerezza e di soavità d'affetti, di consolazione © di quiete, che ci sospinge a riguardare e salutare con riverenza, con gratitudine, con gioia è con speranza il desiderato Salvatore del mondo! Non vi è alcuno che, sostando a guardare un gruppo così pittoresco e pieno di vita e di sentimento, non debba sentirsi l'animo vivamente commosso senza saziarsi mai di rimirarlo e ricrearsene e gustarne tutte le squi- site bellezze e la maestria dell'arte. În questo arazzo, che non a torto dai critici d'arte è stimato uno dei più maravigliozi tra quelli che oggi si ammirano in Italia e all'estero, vediamo tratteggiate quelle belle parole seritturali di Ezechiele: “Io ti vestii di ricami e ti calzai di pelli vermiglie e ti cinsi di bizso e di

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Muosnco di Pienza, Arazzo Fiammingo del NAVI secolo. porpora, ti copersi di serico velo e ti adornai di fregi & ti posi maniglie è cerchietti alle braccia e collane alla gola: ti misi eziandio gemme sulla fronte e bei cerchi alle orecchie e corone di diademi in capo, vestita di finissimi lini e di splendide sete & varil colori". Tutti e tre questi arazzi del see XY sono con- dotti con tanta finezza di trapunti or di una tinta si chiara e leggera, or di un colore si acceso e appari- scente con riflessi veramente d’oro, con sì bei contorni e profili, con tocchi or aspri e duri, or dolci è deli- cati, con tanta precisione di lince e di tratti, e regola {Folografir Alinari e convenienza cdi tutte le singole parti, che raffigu» rano tre tele dottissime dipinte, porgendo all'occhio una tale attrazione, che lo ritiene in lungo e dilettoso stupore. Moi ci AUguriamo che queste nostre poche è sche» matiche note critiche e illustrative valgano almeno a ispirare in altri il desiderio di scrivere più utilmente & più copiosamente di siffatto opere d'arte, per cele» brare ed illustrare i prodigi di quella superba arte cristiana, che deve alla religione e alla chiesa i suoi più alti incrementi e che oggi è «anto e lustro del nostro glorioso patrimonio artistico nazionale. G, B MANNUCCI Ri, lapati. car, per Pamie, e l'arte, Pira — — = — —PT ——-— — — — — —r —P — -

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pe] Poni Museo delle Cernariche di Faenza: fa sala donata da Ercole Alberghi. PER LARTE DELLA CERAMICA Una istituzione tipica faentina è il Museo delle Ceramiche. Fondato nell'anno 1908 in occasione delle feste che Faenza indisse, col consenso di tutto il mondo scientifico europeo, per onorare il suo grande figlio Evangelista Torricelli, anche ad incitamento di S. M. il Re, esso è talmente progredito in questo lasso di tempo da costituire una raccolta necessaria allo studio di chi esamini lo svolgimento di una delle nostre mag- giori glorie nazionali, l'arte della ceramica, con rife- rimenti alle diverse manifestazioni dei vari popoli dell'antichità e moderni. A prescindere dal particolare valore dei singoli pezzi raccolti (e basterebbe a questo riguardo citarne alcuni “unici”, quali, ad esempio, le maioliche della Casa de Principi Manfredi), ciò che dà un pregio assolutamente particolare alle collezioni è il criterio didattico che informa la sua disposizione. Esso è raccolto nel luogo dove le suore faentine di San Maglorio vissero la lor vita claustrale finchè non furono cacciate e disperse: e il luogo è ancor pieno di suggestione nella sua austerità monacale, umile è vasto, grave di ricordi, forse di traviamenti, per quella tragedia principesca che commosse sullo scorcio del uattrocento tutte le Corti d'Italia: l'uccisione di aleotto Manfredi per mano della Consorte Fran- cesca Bentivoglio. E quivi é ora uno sfavillare di tremolii di gemme, di candore di smalti, di sonorità di colori, è una vaghezza di ornati e di forme adunate in omaggio alla fama che Faenza si è conquistata nel mondo con l'opera assidua e felice, sette volte secolare, dei suoi insigni maestri d'arte. La prima sala è occupata da una collezione eclet- tica composta di esemplari di ceramiche dell'Estremo Oriente, ma anche faentine ed italiane in genere, an- tiche e moderne, donate con atto munifico dal concitta- dino Ercole Alberghi. Dato il particolare carattere della raccolta, ordinata dal suo stesso donatore, essa forma un tutto a parte dalle altre collezioni. Nella seconda sala vengono esposte le mostre moderne delle varie Nazioni curopec. Ed ecco la ceramica slava, magnifico dono dello Zar Nicola Il e di gentildonne russe: dal cilindro perfetto su cui si diffonde come un sogno di grigio al vaso capace su cui trascorre una vaghissima scena faunina; dal fa- stoso segno cromatico dell'Asia prossima, ai dischi freddi c impeccabili di porcellana: cecco la ceramica francese, maestra nei grés nuovissimi; non meno do- vizioso dono del Presidente della grande Nazione latina, Sévres distende le sue cleganze squisite; ecco quella di Danimarca, pallida e distinta, che sembra uscire piuttosto dal ghiaccio che dalla fiamma della fornace, oppure violenta nelle sue nuove foggie di colori; ecco l'Olanda dall'intimità pensosa accanto all'Ungheria che sfoggia un'opulenza di tinte, di ri- flessi, di barbagli; ecco la mostra di Inghilterra, sem- pie e severa nelle sue nuove trovate, dove è sovente ‘esotica forma dell'Oriente estremo; coco la rumena umile nei suoi modi ingenui accanto alla bulgara che traccia sul vasi squisite miniature di “corali” orto» dossi; ecco quella di Turchia, anch'essa, sovente informe, ma nel folklore interessante, accanto alla Svizzera, all'austriaca, alla cecoslovacca, potente di toni, succosa nelle foggie popolari, «ibrante nella espressione plastica ; ecco l'America, il Belgio, la Svezia signorile, Norvegia intensa di ricerche, la Grecia moderna, la Boemia, la Spagna pomposa, il Porta- gallo lieto di pastose trovate... il grés “ fiummeggiato!' accanto alle cristallizzazioni: la terracotta vicina al “biscuit", la maiolica insieme con la "roche ctrami- que”, lo smalto di stagno dappresso al lustro iride- scente. E tutti i di la Mostra cresce: ed ora è la volta delle Scuole tedesche, della Russia attuale, delle muove cose e belghe c francesi e d'Inghilterra, in un crescente appassionato che attesta del fascino che il vecchio nome di “Faenza” esercita all'estero e insieme del rinnovato prestigio del nome d'Italia, La terza sala cspone La produzione contemporantea italiana, la cui Mostra Permanente venne solenne mente inaugurata il IV novembre 1926 dal Governo Nazionale. Essa è destinata a diventare, un poco, la storia del gusto attuale nei suoi sviluppi più vari.

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Inutile fare nomi: da Ginori a Mengaroni, da Can- tagalli a Laveno, da Molaroni alle Case umbre è toscane e abruzzesi e romagnole e venete e meridionali. Accanto alle meraviglie dell'arte contemporanea, che possono far fronte alle migliori produzioni estere, è collocata una paziente Mostra didattica. Dal fulgore degli smalti si passa così al silenzio di una raccolta, costituita da migliaia di frammenti disposti a guisa di illustrazione dello svolgimento dei vari temi decora- tivi della ceramica, dai primi esempi del sec. XIII, ornati di rozzi arcaismi, alle supreme eleganze del Rinascimento, Ciò col duplice criterio di una esposi- zione È ogica insieme, è cronologica, la quale costia tuisce l'unico modo di far comprendere questo mate- riale: si é così formato un repertorio dello svolgimento della decorazione faentina, il quale permette di seguire i mutamenti successivi di forme, di colori, di stile, di wedere il gioco delle influenze estranee, esotiche, E' questo il “dizionario” dello specialista, che viene pro- prio in questi giorni arricchito con la consimile esibi- zione del materiale proveniente da vari luoghi d'Italia, anche mercé il generoso intervento dei Regi Soprin- tendenti dell'Arte. La saletta sarà poi ornata di una mostra delle "marche" e sigle delle primarie officine maiolicarie italiane e dei lino più noti maestri; il tutto formerà un “unicum”, la cui idenzione, dovuta alla Direzione del Musco e al valido concorso dei sual appassionati collaboratori, fu consentita dalla rara generosità di un illuminato amatore, La quinta sala raccoglie cospicui esemplari cera- mici di scuola fiorentina e di altri centri, dai primi tempi £& tutto il secolo XVIII, mentre quelli del é= colo XIX, a cominciare da Achille Farina, il Palissy d'Italia, sono esposti nella cosidetta " Manica lunga": cui si accede attraverso quella “delle due colonne” ove hanno sede le vetrine delle Mostre delle Mani- fatture faentine attuali è quella dei prodotti della Regia Scuola di Ceramica. La “Manica lunga” raccoglie anche una parte della interessante collezione delle coramiche rusticane, che a poco a poco abbandonano i mercati e che qui vengono conservate per a portuni raffronti di tipi | di forme, una piccola collezione di terrecotte orna- mentali, nonchè la Mostra delle ceramiche coloniali, inviate dai RR. Governatori, e dà accesso a varie salette: quella giapponese, per la raccolta offerta dalla Un dell'esemplare di ceramica di Niny (Belgio). er led i sui rt Fri a sE % ——_ Piatto col monogramma di Crivto (vecolo NWI Sopra: Fruttiera dipinta nello stile compencdiario. Aristoerazia di Tokio nel 1927; quella orien- tale con rarissimi esempi decorativi del mondo bizantino e araba; quella delle Mostre didat- tiche dell'antichità e della preistoria, non ul tima l'egiziana, arricchita anche di recente per l'intervento dell'Egyptian Exploration Society : ultima, la Mostra della civiltà preistorica, neolitica e dell'età dei metalli. Così, per un cammino inverso, dovuto a esigenze varie di ubicazione, si segue tutto lo svolgimento dell'industria, dall'età dei primi uomini alla moderna. Abbiamo detto che il Musco è stato fon- dato nel 1908. Nel 1912, con l'erezione in Ente Morale, il Governo volle riconoscere l’impor- tanza del suo programma di azione: attraverso lo studio dell'antico, arte, tecnica, cultura, rin- sanzuare la nostra arte decorativa e renderla atta alle nuove conquiste. Ma non al solo Museo è arrestata l'opera dei dirigenti. A i.eIEEIZIO(ÒOà’}j&jè=èfà,>--_. _._ _ _______T——_—_—__— — —-—_______—————_—_—_ —

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suo lato e sempre in relazione coi suoi fini program- matici, è stata istituita una biblioteca specializzata che comprende opere rare, della quale %i servono ampia» mente studiosi ed artisti; ed accanto alla biblioteca, il bollettino, sorto nel 1igrà, cioé la rivista “ Faenza", tuttora unica in Italia e forse anche all'estero per gli studi di critica storia © tecnica ceramica, Il 1gré segna un'altra bella tappa di realizzazione del programma del Musco; l'istituzione della Scuola pratica di ceramica in Faenza, regificata poi nel 1920, per la formazione dei tecnici e dei decoratori nei mo- derni stabilimenti di ceramica artistico-industriale, come già da tempo si era fatto in altre nazioni: fra tutte, la Francia con la Scuola di Séwres, Non è qui il caso di tessere le lodi di questo isti» tuto: tutti gli amatori d'arte lo conoscono attraverso isuoi prodotti e gli industriali altresi per la viva ope- rosità dei giovani licenziati, richiesti ormai da molte parti d'Italia. La sua produzione rappresenta una effettiva cone quista della decorazione italiana, sobria, austera, sa- namente ispirata ad una intensa nobiltà di linee e di toni, indirizzata, com'è, da Domenico Rambelli a com- più sempre più alti con fermissimo pensiero, condotta Aalico piatto di Cast Pirola. Sopra: larga vallo del ee, AVI. 5 da Anselmo Bucci con rara maestria dovuta alla sua vastissima esperienza, illuminata dal sapere di un tecnologo riconosciuto, Maurizio Korach, che dirige anche l'analisi Laboratorio Sperimentale. Questi in- signi Maestri, che ho avuto la fortuna altissima di chiamare a quest'opera bella ed entusiastica, che rin- nova i cli le sue speranze con le sue nuove attua- zioni, formano il pie istallo del programma taentino, che vuol dire poi anche nazionale; perchè ciò che si fa, si pensa, si intende, € illuminato da un più vasto amor d'Italia: perchè I° Italia ha una gloria, una tra- dizione che supera ogni questione di is e non è cosa di singoli, ma patrimonio comune, Accanto a questo fervore e a questa vastità di opere, la cui interiore bellezza è accesa da una fede che non conosce stanchezza perchè sa amare i propri ideali più che sé stessa, un'altra forma di attività sta sorgendo e in questi giorni si matura: quella di tenere erradicamente a Faenza, sotto gli auspici dell'Istituto Fer Italiano, presieduto da 5, E. il Se- natore Giovanni Gentile, un corso di storia della ceramica italiana per stranieri e connazionali, perchè è giusto che all'estero è, perc rehèé no? anche in Italia, si acquisti una nuova e più profonda conoscenza di questa purissima gloria italiana, che é la maiolica d'arte: perchè è giusto che ci formiamo chiara cor scienza del valore attuale dei maestri del passato che per secoli furono i conduttori del gusto mondiale. Intanto, il primo corso, al quale parteciperanno specialist anche stranieri, avri luogo dal sa agosto 10 settembre prossimi. Qual miglior premio potè avere l'iniziativa, se non l'alta approvazione del Duce, che volle darla con la concisa lucida sua parola? Vedremo così uniti studiosi e specialisti di ogni regione italiana ad illuminare coi risultati delle loro ricerche un ampio tratto dello svolgimento della storia della ceramica, che è così viva luce nel serto onde l'arte incorona la nostra Italia divina: è ogni regione d'Italia ne esulterà, perché questa forma di gloria non appartiene a questa piuttosto che a quella officina, a questo più che a quell'artefice dei tanti che l'hanno illustrata: è retaggio tutto cdl intero della Nazione, GAETANO BALLARDINI Beccale arcaico ‘in maiolica.

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SERGIO FAILONI Le cronache dei giornali italiani (qualcuno forse cc- cettuato, perché non è ancora finito del tutto in Italia 1) giuoco di certe idolatrie e di certe esclusioni) hanno dato notizia che il Maestro Sergio Failoni, dopo la for- tunata prova di una stagione direttoriale nel Massimo Teatro lirico di Budapest, è stato invitato ad assumere in quello stesso teatro la direzione generale degli spettacoli, nella sua qualità di direitore d'orchestra. E' questo un grande successo del giovane musicista veronese, ma è anche uma nobile vittoria per l'arte italiana. Noi siamo abituati a salutare con viva compiacenza {e ciò è ben giusto) i trionfi dei nostri artisti all'estero, poiché, se fino a ieri fummo un popolo di esportazione di uomini, non sempre la qualità e la quantità funzio» navano in rapporto diretto, e qualche volta anzi sem» brava un compenso necessario la genialità degli emi- granti di eccezione, perché l'Italia non fosse credua esportatrice soltanto di contadini laboriosi, ma miseri, e di operai inquieti. Tra le aristocrazie intellettuali della nostra emi- grazione, quella chei musicisti e dei cantamti fu sempre notevole, ma, se per l'America del Nord e per l'Ame- rica del Sud la curiosità musicale internazionale ci ha chiesto spesso l'organizzazione completa degli spetta - coli lirici, ed 1 mostri direttori d'Orchestra furono e sono desiderati a Buenos Aires come a New York, a Chicago come a Hio Janeiro, in Europa, presso le maggiori nazioni musicali del Nord, nei teatri delle Capitali, raro è che si sia creduto opportuno chiamare alla Direzione qualche Maestro nostro. La leggenda solita ci dipingeva fermi in una con- suetudine artistica inferiore, da cui si salvano alcuni pochissimi uomini isolati. Tutto il resto dei nostri Maestri, gente calda ed estrosa, ricca di istinto, inte- ressante nella interpretazione delle partiture più vol. gari e non richiedenti che poco studio. Nessuna finezza, nessun senso della varietà degli stili. Nessuna pro- fondità di sintesi derivante da una concezione gene- rale e da una vasta dottrina. Siccome poi in Italia noi abbiamo ancora purtroppo il vezzo, quando qualche notissimo artista appare, di cui sl accorge il pubblico e non sia nemica la critica, di cadere in atteggiamenti di adorazione, per cui sembra che non esista più che quell'unico Maestro, al quale bisogna bruciare incensi quotidianamente, sottacendo il pregio di tutti gli altri {e chi non si presta viene accu- sato di crimenlese) ecco che l'invidia internazionale, fa- cile denigratrice di ogni cosa italiana, è aiutata dagli ita- liani, perchè sia quasi completa la negazione dei nostri sforzi e la svalutazione dei nostri innegabili progressi. Per 1 direttori d'orchestra si potrebbe scrivere a lungo è fare unaà cronistoria critica non priva di punte spinose. Ci sono Maestri nostri, che noi abbiamo forse sai A per gli spettacoli in Italia {e cito per tutti Tullio Serafin) che hanno lasciato la patria amatissima con acuta amarezza, stanchi di lottare contro le riserve è le caute ostilità di certi illustri “elan", sapientissimi nell'arte di servire al solo Dio di moda. Ce ne sono altri, genialissimi, e cito per tutti Antonio Guarnieri, che ad ogni nuova loro inter- pretazione in qualche grande teatro, diventano bersaglio indifeso di censure estetiche, che sembrerebbero deter» minate dalla preoccupazione di impedire il loro trionfo. Di qui la più difficile valutazione anche all'estero, e presso le Nazioni musicali più esigenti, dell'ascen- sione collettiva dei nostri interpreti verso un tipo aristocratico della tecnica direttoriale. L'italiano mu- sicista è ereduto ancora incapace di uscire dai confini del melodramma per la interpretazione della grande musica sinfonica. Qualche volta poi si giunge al punto di non crederci preparati che per la interpretazione di melodrammi enfatici come gli Pgonotti e la Gioconda. Sotto questo aspetto Sergio Failoni, nella piena e giovanile virilità dei suoi trentasette anni, potrebbe ringraziare il Gowerno Fascista, che, a mezzo di Ar- duino Colasanti, lo indicò al Ministero della Pubblica Istruzione un gherese, come il Direttore d'orchestra di tipo nmùva; del quale la valentia avrebbe soddi. sfatto le esigenze intellettuali di Budapest, se egli ha rotto così gli impacci, che potevano essergli creati dal solito sistema delle riserve ambigue. Quale la sua vita nel passato? Dopo aver studiato, nei primi anni della sun ini» ziazione alla musica, in Verona, col maestro Fiorinotto, uno di quei nobili creatori della gloria altrui per la virtù della propria dottrina e col sacrificio quotidiano di ogni impazienza e di ogni ambizione, che costitui scono il tesoro ignoto delle città minori, e sono il sale fecondatore della genialità italiana, Sergio Failoni venne al Conservatorio di Milano, dove l'indole un po' ribelle gli costò probabilmente quelle prime scher- maglie della Scuola, che non mancano mai nella gio- winezza degli artisti weri. Emanuele Fiorinotto, un enciclopedico della cat- tedra, ne aveva fatto sopra tutto un violoncellista, ma la sua curiosità intellettuale lo portava sin d'allora {e il Fiorinotto se ne accorse e volle partie che xi sciasse Verona per Milano è sua scuola Conservatorio) verso i misteri di bellezza pot agli sapienti partiture. Oggi non si giura che nel nome di Wagner da coloro i quali erano reazionari ieri, e il nuovo spirito rivoluzionario è andato, iconoclastica- mente negando ed abbattendo, oltre Riccardo Wagner. Ma Sergio Failoni, che attraversò forse la crisi del "Tutto Wagner, niente altro che Wagner”, oggi non ha sentito il FABORRE di rinnegare Aagner per ac- cogliere nel io spirito ogni altro genere di bel- lexzà musica Pa uò canone estetico è che quando si sale il podio come direttori d'orchestra (ed è quasi anche un canone morale) le nostre preferenze arti- stiche non ci passano permettere di trascurare le in- tenzioni delle partiture che si debbono interpretare. Il Direttore d'orchestra Padre Eterno, che si fa venire male ai nervi e strapazza i musicisti che non ama, non possiede artisticamente il senso della ità. A Budapest, città dalle tradizioni musicali di primo ordine e dove la passione per la musica è insaziabile, ma esigentissima, egli scelse per la sua stagione, che determinò l'invito alla direzione generale del Teatro Reale, l'Aida ed il Faluiaff di Giuseppe Verdi, e sopra tutto con l'interpretazione del Falitaff(che dagli ex wagneriani di ieri si è scoperto ultimamente essere una partitura assai meno interessante di quella del Trovalore) diede agli ungheresi la gioia quasi di una duplice rievocazione. La prima rivelazione era quella di un direttore italiano non ancora cinquantenne e non ancora conteso a base di dollari, ricco oltre che di ingegno, di col- tura, oltre che di caldo fervore di squisitezza nello stile. La seconda rivelazione fu il Faletal, che a Bu dapest conoscevano attraverso miserevoli interpreta- zioni; tempi sbagliati; lenterza sini parenti nei passi del maggiore scintillio della gaiezza, là dove la gioia della comuwità sale ad una larghezza epica. Ed invece, come ad esempio nella scena delle Fate, dove l'atmosfera —mx=.i.... ;;;:({:;7...... -.- -r—_—Ì1anG£Ò£;

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5 I Maestro Sergio Failomi.* musicale si fa: diafana e si trasforma di tratto in tratto in levità, in grazia, in mistero, in melanconia, gli ungheresi erano abituati ad una interpretazione dalla grossa ed opaca comicità. Sergio Failoni diede a quel pubblico l'ebbrezza di conoscere lo spirito vero del Fatetatf, in cui una sublime vecchiaia pare smentita dove la gioia irrompe, ma si ri- vela dall'alto quando la beffa può essere spiritualizzata fra imagini di sogno: vecchiaia che non è stanchezza, ma che è meravigliosa sintesi del genio di una stirpe. A settembre il maestro Failoni dowrà recarsi a Budapest. Gli era stato offerto che egli assumesse la direzione per un triennio, ma al suo cuore di italiano l'impe sembrò trop rave, poichè la Direzione enerale degli spettacoli al Teatro Reale di Budapest o legherà per dieci mesi di seguito ad una vita che gli è tutta straniera. E non si è impegnato che per un anno, Ora egli sta dirigendo, per stagione estiva di Rimini, Tristano e deotta, i cspalinno wagneriano della passione, il Troeafere, prodigio di impeto roman- tico verdiano, ed i Qualtro Rurtegbi, che è pure un pic» coloficapolavoro per la grazia settecentesca, ma tutta viva, con cui il maestro Wolf-Ferrari ha saputo ria- nimare l'antica commedia goldoniana. Il Comunale di Bologna non dispera nell'autunno rossimo di ottenere dalla cortesia ungherese, che un for congedo sia concesso al Failoni, perché nella città che prima comprese in Italia il fascino del Loben- gria, quando i grandi direttori d'orchestra nostri erano il Martucci ed il Mariani, Sergio Failoni, che può essere ricordato dopo quei nomi, salga di nuovo il podio dal quale fece conoscere al pubblico felzineo come sentiva l'Oro del Meno, per l'interpretazione dei Maestri Cantori. Ma il successo nuovo, di cui noi attendiamo l'eco con impazienza affettuosa, è quello che egli otterrà allorchè, ad esempio, mostrerà ai nostri amo d' Un- gheria che cosa siano talune partiture nostre, che essi tuttavia ignorano, come, per dirne una, quella Francesca da Rimini dello Zandonm, che anche se non appartiene al repertorio della Scala di Milano, è uno dei veri gioielli della musica moderna italiana. INNOCENZO CAPPA

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I NOSTRI ATTORI MEMO BENASSI Benassi è l'attore dalla battuta intelligente. Anche se il personaggio è scemo, nelle parole che egli dice s'annida sempre in penombra l'intelligenza di colui che lo ha creato. Questa intelligenza costante, viva financo nelle minuzie verbali, nelle sospensioni e nelle interpunzioni della frase, talvolta quasi petulante, talvolta quasi irritante, è il segno piu tipico e più singolare dell'arte interpretativa, così cara al pubblico, di Memo Benassi. Deriva dal fulgore inestinguibile di una grande scuola: la Duse. Dico "scuola" per " ispirazione” ed " esempio ", La Divina non fu maestra di attori, né poteva es- serlo. Il suo non era un mado di recitare: era un modo di sentire, era un modo di essere. La sua genialità non poteva arrestarsi al commento più è meno efficace, ma sempre superficiale, del personaggio creato: scendeva a svelare ed anche a completare il mistero più fondo della concezione e della creazione artistica. La Duse non poteva trarre dietro di st una schiera di allievi: ed infatti ebbe sul palco, intorno a st, come in platea, di fronte a sé, una folla di de- voti che chiedevano soltanto di credere nella beati. tudine della perfezione =cCnzi pretendere di assurgere, con il gravame delle proprie miserie mortali, fino alla soglia del regno senza confini, L'astro, dunque, volgeva al tramonto nel miracolo della sua luce più diafana, lasciando nelle tenebre im- minenti e nei cuori adoranti il culto del suo favoloso ricordo, senza peraltro lasciare dietro di sé il chia- rore riflesso di qualche satellite. Eleonora Duse s'era già nascosta, prima di mo- rire, dietro un nembo: e di lei, sulle scene, non era rimasta luce di continuità possibile. Il nembo fondo e balenante era quello che doveva piegare le spiche più giovani della patria e spezzare molti steli perchè non si rialzassero più, ma donassero col capo nel solea, alla novella aurora. le buone sementi. Con la novella aurora la Duse riapparve: è forse volle il destino che riapparisse per non scomparire, come l'altra volta, senza lasciare traccia vivente del suo passaggio sulle scene. Il suo ritorno regalò alle generazioni che malamente l'avevano conosciuta, è non l'avevano conosciuta affatto, indurite nel lungo sacrificio, voli di inattesa ebbrezza ed impeti nuovi © la chiara visione di nuove vastità da tentare. É ci regalò un alunno, il solo: Memo Benassi, E' strano che un miracolo di così acuta e gentile e appassionata femminilità abbia trovato la possibilità di riflettersi e di continuare unicamente nella sensi- bilità artistica di un uomo, di un giovane uomo dalla maschia maschera bruna, è dagli sguardi taglienti, TO) dalla spregiudicata ironia del ghigno, che sbandando e inciampando, devastando e sovvertendo molte fra- gili cose, s'avviava. Gli è che Benassi ha nella struttura del suo ta- lento è nei giochi improvvisi, e nelle sorprese è divi- nazioni quasi isteriche della sua sensibilità, non so che di ambiguo fra il senile è il ribelle, fra il manierato e il rude, che lo costringe ad una continuata manovra d'intelligente furberia per mantenere l'equilibrio. Favorito da un'intelligenza più guizzante che pen- sosà, più istintiva che elaborata, Memo Benassi ha sentito nella Duse vicina mutamenti e inflessioni, scorci e silenzi, intonazioni e vibrazioni che potevano animare in un modo perfetto la pericolosa perplessità dei suoi istinti, e mettere in luce il meglio, e buttare decisamente nell'ombra il peggio della sua arte che si affacciava sulla scena. ra Benassi recita anche con certe movenze della Duse: ed in altr parrebbero irriverenti è grottesche. Ed in lm sembrano ormai naturali, ed al pubblico piheciona, Certe pause inattese, determinate quasi da rifles- sioni improvvise, c il cadere della frase stanca, e quel risollevarsi di tutta la persona con un “ oh!" acuto e dolorosa, e quel sorridere a pena con una bonarietà sapiente è indulgente, e quel ripetersi di certe parolette brevi, e quegli "a capo" continui che rendevano così singolarmente tipica ed incisiva la re- citazione della Divina, rivivono ora in scena con una spontancità che ha cessato di essere fredda imita- zione del vecchio per diventare necessità di esprimere il nuovo. Ed anche quel ripartire le parole con le mani specialmente nei tratti affettuosi, con una espressione inimitabile di materna diligenza, di misura, di ordine e di giustizia, e quel battere ogni tanto del tempo con l'indice teso, rivivono ancora dinanzi ai nostri vechi: e noi non sapremmo non essere grati a chi vuole e sa, senza oltraggiose presunzioni, ma soltanto con devozione fedele, compiere per la nostra gioia e per 1 nostri ricordi più cari tale miracolo, Ma Memo Benassi ha un'arte Sua, ha un istinto suo, al quale, malgrado questa devozione che lo ha reso alunno della Divina, non ha saputo rinunziare. Quest'arte si rivela nel disegno dei caratteri e nella misura del comico. La comicità di Memo Benassi è descrittiva: cioè composta e signorile; cioè affidata più alla inflessione della parola che all'atteggiamento valuto dall'azione, Ed anche qui la battuta è sempre astuta ed intelli» gente, è più volentieri ripiegata sopra l'intenzione che protesa verso l'effetto. Nel disegno del Delfino di Francia, ideato da

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enna Aeman, Bernardo Shaw per il quadra di Santa Giovanna, apparve, per opera di Memo Benassi, non il vecchio “mamo che forse era facile rendere, ma lo scemo intelligente, lo scemo cioé creato da una intenzione intelligente, cauta ed acuta di critica storica. E qualche cosa della grottesca illusione di Gian Gabriele Borkmann, lupo stroncato ma avido sempre, tragico fanciullo irsuto che ha bisagno di sognare per vivere, che ha bisogno di pensare ad una possibile vendetta per provare un attimo di gioia, € caracolla intorno alla gabbia chiusa, fiutando lo specchio con un atteggiamento quasi femminile di vanità e veden- dolo appannarsi per l'alito veemente della sua ansia maschia e feroce, qualche cosa di questo disperato 57 (Poi: (ilamal Camlnada - Milano] eroe ibseniano trovò, per rivivere, in Memo Benassi segni di sapiente caricatura, aspri rilievi del carattere che invitavano al brivido ed al sorriso in una luce comica di arguto commento alla spaventosità del dramma. Così ispirato ed ammaestrato, infrenata la propria inquietudine prima nella devozione ai maggiori, giunto sulla soglia della maturità, questo interessantissimo attore nostro sosta per un attimo, fissa l'orizzonte, fiuta il vento infido che s'addensa da ogni parte mi- nacciando le sorti del nostro povero teatro di prosa, sceglie una nuova strada, abbassa il capo e corag- giosamente s'avvia. Lo ritroveremo certamente sul vertice. gufi

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LA PAGINA DELLE SIGNORE f Diregni ati Fabian] Un principe georgiano ha aperto a New York iana distilleria di profumi, Dato l'imperversante prof bizionismo, le distillerie d'aliro genere sovrabibondano e non si pensa a crearne delle nuove. Forse gli americani stimarano di avere accappar- rato anche il campo della produzione alezzante, visto che se ne occupano con qualche Fortana. © incomine ciano persino ad importar creme, saponi, essenze in Europa, dove ne abbiamo delle migliori. Valga come esempio Hudnut, il patrigno di quella pacvdo artista. Natacha Rambowa, aliis: divorziata vedova e visior naria calcolatrice nelle rievocazioni spiritiche di Ra- dallo Valentiao. Ì più in voga, a How York come da noi, sono i profumi stranieri, e specialmente i francesi. Perché la gente consenta a pagarli cari, bisogna che pensi alla strada che han percoria, alla dogana che han pagato per acquistare il diritto di entrare. Bisogna che sappia di poter fare ammirare tutte queste cose insieme, condensaie in una etichetta suggestiva incollata sopra una fiala ancora più siaggritiva, Il principe avera dunque molie concorrenze estere ed in- terne da vincere. e voleva vincere prosbi, perché se le diffi» coltà del principio sono dure ovunque, mettere radici in terra d'America vuol dire entrare in un ingranaggio dal quale si può uscire milionari, ma anche più facilmente stroncati. Bisognava dunque annunciare il muovo prodotto a voce così alia, che molti udissero, e in modo così tentatore inolire. dla indiarli a lasciare le ditte preberite in favore della nuova. Qecorreva perciò la irovata che si imponesse al pubblico femminile, il solo intercasato. Fu cosi ch'ogli scriasc sul gior nale di moda più elegante e diffuso, un messaggio alle signore. * Ditemi il colare dei vontm capelli, degli cechi, della car nagione, ed ogni particolare che vi distingua: confessatemi le piccole debolezze del carattere. lasciatemi ciplorare qualche angoletto buio dell'anima vostra; gusti, abitudini, aspirazioni, nostalgie. tutto servirà perché iò Fabbrichi il profumo che vi esprima, il profumo di ogni inconfondibile personalità". Non avete pensato subito ad una poesia di Guido da Ve roma, che ii trova trà le pagine del fikro dal mio sogno errante? Ma c'é una differenza tra il principe georgiano (che è ar rivato a fabbricare scientificamente essenze odorare, munito di una laurea di ingegnere minerario) e lo aforiunato cinese veroniano, Il principe, non solamente ha trovato il profuma della donna sua, ma anche quello dii innumerevoli donne altrui, Adesso pensa di arricchire il suò repertorio, con profumi per appartamenti, destinati ad intensificare l'alesso dei fiori che li adornano, Seconda il gusto della signora, e seconda anche la atagione, sarà odor di viola, fra vasi calmi di via lette, ovvero acuta essenza di rose. se le rose siano prodigate nelle siance della donna disposta a queste ralfinateaze. Che se poi le signore abuscranno di quest'ultima trovata, egli potrà sempre distillare tn rimedio: il profumo negativa, che valga a disiruggere l'emicrania. Il profumo personale cera da molto tempo il sogno delle donne eleganti. che componevano a questo scopo capricciase miscele segrete, deatirato a fuorviare imitatrici cd inquisitori. Me han probittato anche le grandi aariorie franecai, che vene dono il profumo creato csclusivamente per loro, a prezzi di affezione grande. Sempre rimanenilo in tema di personalità ben distinta, in questi tempi alquanto monotoni e uniformi, cè un'altra que- stione da risolrere: deve ogni donna Fabbricarsi il suo tipo. accentuando i dani sortiti dalla provvidenza, * cercando di irasfermare in originalità piccanti le piccole imperfezioni, che non può dissimulare? Deve pettinarai come ita meglio, cone servano l'acconcisiura scelta, fra i vari mutamenti che tene deranno a trascinarla un po a destra, un po' a sinistra”? Arere un colore preferito, una foggia di cappello, uno stile, insomma, così suo, che la gente sappia già prima di vederla, come all'incirca la troverà, o la riconosca di lontano, dall'in: sieme «della linea. senza tema di sbagliare? Tutto bene riflettuto, mi pare che il tempo di questa im mobilità sia definitivamente passato: la moda evolve e noi dobbiamo evalvere colla sicssa fretta, rifacendosi un musetto nuovo il più sovente che ci sia possibile, per sorprendere chi ci conosce, € sopra tulto chi ci ama, non lasciando mai che l'impressione troppo sovente ripetuta possa irasformarzi im abitudine. poichè è risaputo che l'abitudine è la mortale ne mica dell'amore. Può ienerne insieme | rottami, dopo che l'ha frantumato, lontà sua. E una Ésia amica, che vi adr dormentàa in piena sicurezza, per meglio compire l'opera sua devastatrice. © poi si pente del mal fatto cercando di rime dliant come pub. Guardarsi dunque dall'abitudine. Cambiare tutto quello che è possibile nel proprio aspetto come nella conversazione e nelle forme di affettuosità, e nel modo di imbandire una tavola e di comporre la lista degli invitati, come quella delle vieande. Ma il tutto porti l'impronia dol buon guaio, sempre, poiché cadere nell'occontricità sarebbe anche più pericaloso del farai pigramente cullare nella buona ma unica trovata. Abbiate molte corde al sosiro arco, molie gradazioni di sorrisi, molte ricette di cocbisile. 1 divulgarsi del ecoobinif è grande. se ha talmente invaso la vita, da passare portino la ribalta, Nelle ultimissime commedie delle terre libere da prot: bizioni. abbiamo persino veduto che in ogni rispettabile casa moderna deve essere, per ricevere prima del pranzo, uma sianza adibita a bar. E questo abbiamo veduto anche nelle ultime ciposizioni di arti decorative. La nuova stanza delitamenie attrezzata, nella quale #i gingillerete utilmente. servirà a chiamarvi intorno più amici

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che non un'improvvisa eredità. E tratterrà così in casa |] marito, che nom avrà bisogno di andare a prendere il vermouth altrove, per incontrare ostensibilmente altri uomini, e per averne le ultime notizie di borsa o di aviazione. Mon sempre poi, per quanto lo desideri, la padroma di caià che di un pranzo, riesce a mettere insieme tutta gente ugualmente amica. Si sente all'ultimo momento un po' maliicura sull'affintamento istantaneo, e vorrebbe una provvidenziale scintilla animatrice, che metta în moto cervelli e chiacchiere. in un armoniosa amalgama, Conssco una signora che in questi casi diflicili, raccomanda al marito di mescere nello "acuotitore “ dosi abbondanti. E quando ha dato quest'ordine, respira: sa già che dopo il primo sorso, tutti si sentiranno in ottime disposizioni, con anime spalancate e fraterno: +edranno la vita color di rosa. e avranno per il vicino & per la vicina improvvisamente in- contrati, la comprensione più benevola, le più tenere cure ed una confidenza così espansiva da attirare come calamita, la più faconda benché appena nata amicizia. La conversazione è salva e fluisce facile, piacevole, gaia til altinonante: lo scoglio è superato. Ma cè un altro pericolo. Il forte aperitivo preso a sio maco leggero, può fare male per aver voluto fare troppo bene. Bisogna accompagnarlo con piccole fantasie salate, che aprono le vie dell'appetito. Oltre al solito canapî di crostini diversa- mente guerniti, si passano al forno dei dischetti di pane guer niti di peperoni rossi; si servono anche degli sgonfiattini minimi al formaggio. dei quali posso dirvi a un dipresso la rapida preparazione. Mescolate ad un formaggio non troppo duro un quarto del suo peso di burro, amalgamandolo coll'aggiunta di un rosso d'uovo e della relativa chiara montata, DI questo composto mettete una punta di cuschiaio sul quadratino è sul piccolo disco di pane, che messo per pochi minuti nel forno caldo prenderà un'arietta appetitosa e spanderà un buon edore se4fffi al formaggio degno della migliore accoglienza. Ma la tene pochi. perché gli invitati non si guastimo l'appetito e perché rimangano col desiderio inappagato. Il che è uno dei grandi segreti dell'arte di piacere e di fare piacere altrui. Nel bar si può avere un piccolo forno elettrico e degli utensili eleganti, poiché di quer ata specie di manipolazioni si occupant esclusivamente i pa- droni di casa, lui olei o tuti © due, secondo le speciali at- titulimi. La figurina miliebre came bia così facilmente di aspetto generale, che viene lalla qual. che solta di domandarsi se la mola non abbia un cerio ascen- dente sulle generazioni in for- mazione. Easa ha attravweriato or ora un persodo di grande sincerità, che adesso va leg germente attenuandosi. | coa- torni non sono più così mil” damente segnati, le linee de viano e «i velano, ammorbi- demidosi, se volete, ma masche: randosi anche un poco, con aggiunte Îluituanti, vuoi ascen- denti, vuoi discendenti, d'ogni sorta. Il vestito semplice, la linea rigida acquistano così qualche cosa di indecio, di mallemente rago, che è carene zialmenie femminile. Sono sciarpe, drappeggi, alternati, incrociati; partono dalla cia- tura, che è ritornata all'al- ferri normale, risalgono ver s& il collo cassano in di verse lunghezze e oppoate direzioni, tagliate un poco a 59 filo diritto ed un poco di sbieco, svolazzando come ali al venta, ma non allidate al caso, bensi indirizzate a aicure mete invi. sibili, secondo il vigilanie volere della sarta in cerca del mi- gliore eMetto. Dato ali alla patria e alle sue donne. Dev'essere con quello stesso intendimento, che infuriano più che mai i giubbetti da sera, e anche un vestito, mettiamo di erespo di Cina, se in due persi, ha piuttosto una giacchet- tina che la lunga blusa degli ultimi anni, Orvero, sul vestito semplice interò, senza maniche, sta un soprabito, che dimi nuisce un poco l'intimità, che distingue il modo come una può stare in casa, da quello col quale cammina fra gli sconosciuti. Si porta molto sopra una di quelie troppo numerdéo vesticerole horite, il mantello di grorgelle, che ne vela i colori sovente troppo rialenti. © la linea troppo fedele al corpo che adorna. Ho visto un cappotto, tutto ricamato a punto Gamma, ia varie gradazioni, una delle quali era quella del oiilto: no ho reduto un altro in file! ricamato rcerdo, sopra un vaporoso vestito di egual colore, Abbiamo per sera una nuova forma di scollatura. piuttosto semplilicatrice. Il comettino al femmerà aotto lo ascelle è gireri intorno alla persona a quella precisa alterza, messo in filo diritto, per non dare adito ad abusi, se qualcuno volesse co- prirsi un poco di più, mei punti più sensibili al freddo. Sempre più la ande de sile ai allontana dal disciattesimao secolo per accortarzi al decimonano, da Luigi Filippo, al secondo impero. Ritornano le rucber, e tutti gli altri motivi di ornamento, che complicavano quelle amplissime weali: fimive quasi Margherita Gautbier in ogni donna vestita per serà. Kell'apparenza soltanto, si sa. Ma l'oggetto nel quale ai sbizzarrisce sempre più la fane tasia di chi lo erva, è il mantello da sera, che si toglie sempre meno, in questa stagione di feste quasi sempre all'aperto, e di frequenti cambiamenti di temperatura. Kemmeno in teatro, il mantello ai taglie qua più È poiché ai deve modlrarti, ine veto che deporlo a scluparsi in guardaroba, tant'è che superi in bellerra il mestito che nasconde, e sia curato in ogni particolare. (Ci sono dei mantelli da sera che non passan di moda è quanalo li avete lasciati riposare un cerio tempo, li rimet- tete in circolazione più freschi che mai. Gli scialli sono di questa categoria, e lulto quella che non ha tempa e data per ché £ di tutti i tempi. Ricorda Vera Vergani con uno scar- latto mantello da nobilomo ve- nebo; tuiti © due formavano un quadro di genere da non dimenticare. A questo proposito, è chi si domanda se un'attrice ame mirata, la quale dietro i lumi della ribalta può tutto osare, crei una moda indipendente che le altre signore seguono, ovvero se mon debba anche l'atirice, come le altre, è forse anche più delle altre, sotto siare alla tirannia capricciosa della dea univeraale, la moda. Che ne dicono le mie let: erica? E, prima di lasciarci per questo mese, un piccolo cono tiglio: se siete all'albergo du: rante le vacanze, critate il malverzo di mettervi in pompa magna la domenica, arrivi è non arrivi 1 marito, Un ve , stito grazioso, ma semplice, a nannica lunga, sark di mag» giore distinzione por la festa consacrata, che qualsiasi altra cosa appariscente. MANTICA BARZINI

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NEL REGNO DELLA DONNA Pre abili dl part» linnd cisarase be e CAT SAI ia IT! l'anlamao, eni barselie dl deromalisa da um casmagrila TE Feto dra lait. è somnfezione Soil Menini ncorranoe con manina frequenza le discussioni sull'e- È È " mano ipa zioae delle noatre [3 lai - dal \ ii. Entra dalla mola siraniera hoa è malk fapeolere che dl SIGDE SSD farro a dovuto prima di tutta alla continua, intensa Coen» zione degli nrbati, Fi sinistra Lin Legguctateo sgatllo d ffari stampali.

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Fifa nallwena al Lido di Venezia. vie, and delle più belle spiagge italiane. ”- A l pi ” sa ' n 2 n I CI ili DI ge pa e a Dan ii RALE en hi Le regale a Cower II "Britannia" di Re Gioogio in testa.

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PROBLEMI DELL'AVIAZIONE IL CUORE DEL VELIVOLO Dicono le cronache: “Il ten. di vascello Paris, per avaria ad uno dei motori del suo idrovolante "La Frégate", ha devuto rinunciare al volo tran- satlantico ". Dissero le cronache: “I comandanti Del Prete è Ferrarin partiti da Roma a bordo del loro velivolo Savoia Marchetti S. 64, spinto da un solo motore Fiat A 33 T, giunsero d'un sol balzo nel Brasile ". Altre delusioni di valorosi aviatori stranieri ed altri sacrifici di bei velivoli di altre nazioni s'avve- rarono in questi ultimi tempi, tutti dowuti ad arresto intempestivo dei motori. Altre vittorie clamorose furono conquistate in pa- tria e fuori dai volatori e dai velivoli italiani, perché i loro italiani motori ressero precisi e pertinaci per ore e per giorni a sprigionare dalle pareti leggiere dei cilindri la forza che trascina alle altezze vertiginose, alle velocità fulminee, alle remotissime lontananze nelle queli oggigiorno ogni primato è italiano. Il pubblico profano vede ed ammira i velivoli, ne constata i progressi appariscenti nella eleganza della linea e nella robustezza, apprezza anche altre qualità palesi della macchina alata, quali la maneggevole agi- lità o le comodità che offre a bordo. Ma in quanto al motore, s'interessa al più di do- mandare: — Quanti cavalli di potenza? — ed ha una cognizione superbcialissima ed un disinteresse notevole a riguardo dei progressi che ha fatto la struttura intima del cuore del velivolo, da quando nel 1906, il farfallone percorse a pochi metri dal suolo il circuito d'un chilometro a quando il 6 luglio 1928 i due ita- liani nuovi $piccarono € al. l'Eterna Città un volo che doveva durare 48 ore e sormontare alla velocità di 180 chilometri all'ora una distanza che in linea retta è di 7ir3 chilometri d'oceano. I PROGRESSI DEL MOTORE L'aviazione esiste e progredisce perché gli î» datti motori esistono e mi- gliorano senza posa. Già con Leonardo il volo umano si travedeva possibile, giù com Lilien» thal il velivolo prendeva la sua adatta struttura di piani sostentatori e di im- pennaggi squilibratori, già con balzi e con discese gli uomini si sforzavano di vincere la gravità che li teneva alla terra, ma tutto pote sembrare puerile Ta i gno e sacrificio imbelle fin quando comparve il motore a scoppio, leggero e po- tente "ad affrancare gli ordigni alati dall' inerzia e dal peso, portarli a trionfare dello spazio e del tempo". In preistoriche lontananze sembra si perdano i vani tentativi di Henson, pertinace a woler utilizzare un grave motore che dava 20 cavalli di potenza e pe- sava 270 kg.! Molto antichi paiono gli anni quando in solitarie brughiere 1 due silenziosi fratelli Wright applicarono per primi un motore d'automobile di 35 cavalli e che pesava appena 4 chilogrammi per cavallo ad un tra- liccio di legno e di canape e si spiccarono con quella forza dal suolo, riadagiandosi senza danno. Anche in anni remotissimi, {venti anni è venti se» coli?) sebbene l'Italia piccioletta di volontà © d'aspi- razioni fosse nell'aviazione quasi assente, brilla nella storia del motore aviatorio il nome di un italiano, Anzani, ma quasi sommerso in mezzo ai nomi francesi ed americani e poi alemanni ed inglesi. Da allora ad ora lo studio dei costruttori fu de- dicato sopra tutto ad aumentare la sicurezza di fun- zionamento ed a diminuire il peso del motore per ogni cavallo di potenza sviluppata; inoltre anche l'aumento dell'equilibrio, della uniformità e regolarità dello sforzo fornito dal motore furono argomento di studio indefesso. Ad un certo punto sembrò d'aver raggiunto il sommo della perfezione quando fu creato quel gioiello di meccanica che si chiamò ateione rofatico, il quale permise le prime più mirabili vittorie, spronò i più folli orgogli ed andò pei cieli di pace o di guerra, fino a che nuovi problemi sorsero concernenti l'au- mento della potenza mo. trice e sopra tutto la di- minuzione del consumo di carburante e di lubrif- cante. Le potenze motrici che prima della guerra tocca- vano appena i cento ca- walli, salirono rapidamente fin verso i Soo cavalli per pari, dopo La guerra e su perata la crisi di trapasso alla vita pacifica, ripren- dere il progresso tendendo & raggiungere © superare i mille cavalli. Adesso si studia anche con grande cura la costruzione di mo- tori di piccola potenza per velivoli da turismo. Il peso per cavalla, ini- ziato sui quattro chili cir- ca, decrebbe presto fine ad un chilogrammo e parve grande wittoria sebbene fl motore Anzoni che inteensò per primo la Manica (1909) condotto da Biériol.

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| È Di \ | | se Fyn pre, “i fil PR =_= i ir da ai FICA #- FS Da motore italiano del tempo di guerra flipo Spa 200 HP, sezionato per mostrare gli organi interni. fosse conquistata a costo di strutture assai allegge» rite, di soppressione del raffreddamento ad acqua e di consumo elevato. Qggidi uno studio più accurato del problema ha permesso di giungere a quasi Joo grammi per cavallo ù vapore in motori di grande potenza sehbene desti» nati a vita effimera, cioè in quelli che si adoperano nelle corse, e di giungere a meno di Son grammi per cavallo in motori di grande durata e sicurezza di funzionamento. Infatti si è compreso che un motore d'aviazione non deve essere un motore allaggerito lesinando sulla quantità di materiale impiegato, bensi un motore leg» gere, per effetto d'un accurato studio della struttura e cel principio di funzionamento. l'en ml 51 Eerrese ) i Va motore rotativo italiano del periodo bellico. si sono moltiplicati i cilindri, si è aumentata la velocità degli stantufii nei cilindri, il numero dei giri, la compressione chel gas nella camera di scoppia; RI sono utilizzate delle materie prime dotate della mag- giore resistenza, ossa leghe speciali di acciai, e per taluni organi che non subiscono sforzi si sono adottate materie leggerissime quali leghe di alluminio e magnesio. La sicurezza di funzionamento oltreché con una sufficiente robustezza delle parti del motore vero e proprio, fa ottenuta migliorando o moltiplie ‘ando aleuni organi accessori, come quelli che lo nutrono di car- burante, quelli che ne assicurano la lubrificazione ed il raffreddamento, e quelli sopra tutto donde proviene la scintilla elettrica che provoca lo scoppio propulsore. I carburatori, le pompe, i magneti, le candele fu- Ua malore Anzani, Lo i 14 |

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li niclore d'aciazione brotta Fraschini x, Dr da u®” è (De i lp a 4 = dan be r* Sa > = - o n D” 1. la flip. 4 “ica x Fe_c.i i » re I motore italiane cal apuranto Tha Piedi Catani poI si periplia dallantico, e del spinerde datto forniti i dei iWrovalnali della crocleni anesblerranea. furono perciò migliorati e aumentati; le valvole masi [a ilimeei divennero pi ii gi ‘armadi (la più numernasg, Studi delicatissimi di laboratorio chimico E prove perseveranti chi allicina contribuirsona a diminuire il consumo, che da quattrocento grammi cli benzina per cavallo-ora fu ridotto n isa grammi, c da trenta gramini d'alio per H. P. fu ridotto a io grammi, Quando l'ombra d'un valo vittoriosa passa sul capo d'una folla fremente tutti gli applausi sono per il pilota, ma per grande parte quel successo fu il prodotto dell'insanne lavoro di im tecnici, MOTORI ITALIANI All'inizio della guerra l'Italia adoperò mo- tori stranieri. Poi si pose ad ideame di propri e costruirne di propri e d'altrui. Molto buon successo dettero in un certo periodo della lotta i motori italiani, poi la deficienza di buone materie prime, la fretta della lavora- zione, la scarsità delle maestranze, produs- sero qualche inconveniente, Quando Benito Mussolini si pose a ri: costruire insieme all'Italia anche la sua mal- concia aviazione, la situazione in fatto di mo- tori per velivoli era alquanto triste. Il ma- teriale residuato oltre ad essere di qualità in

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L'allimo motore costruito in Malia. Panico al muoiada vie alia dormito ate cdealli di forza effettivi cos rioviltalo ecliefaventi parte scadente, era logoro dal lungo usò è» deperito per lunga inerzia. Il rimettere in efficienza questa roba era davvero un'opera improba, il costruirne di nuova presupponeva anzitutto la mattivazione delle officine che avevano cessato ogni studio © in parte disperso l'attrezzatura. Sebbene il Duce avesse aumentato di molto i bilancio acronautico, le necessità cui soppe- rire erano così numerose che ben pochi fondi fu- rono potuti dedicare alla rinnovazione dei mo- tori, senza i quali l'aviazione non può esistere. Abbandonata l'idea di ricostruire motori di guerra, armani sorpassati nella entità della po» tenza motrice e nelle altre caratteristiche va- ri sopra tutto di sicurezza, fu bandito un concorso per nuovi tipi di potenze iddetermi- nate, e frattanto si provvide alle prime ne- cessità © si dette lavoro agli stabilimenti in» caricandoli della riproduzione, previa licenza, di due tipi di motori stranieri. Così le maestranze, gli attrezzamenti, le capacità tecniche si destarono, rinforzarono, ringiovanirono ; così si pate comstatare che i motori d'ideazione straniera costruiti in Italia risultavano migliori degli originali! Ed ecco finalmente i primi modelli di mo- tori italiani in una gamma dli potenze motrici da 2060 HP. a 1000 HP, Lord Gi organi inlerni dello slesso malore.

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MOTORE A.22 T SRRIO RR Ì O Jf srofone dla da ei rlena dee prc albi 1 atri A dir on dame che pen a ei] 793 dragrari fur cla, co spine Me der rainedi Daf iatrd- retotato all f= dodia di primato mindiale ei colaeità, Tre motori che affermano l'ec- cellenza della costruzione ita dietaî. 7 = 7 4 IIANITII

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li motore ita- liano dei prin di di durala è di Aatanza, del quale PANI dornidi i 12 ve- lieali dalla re- cente crociena Mema- Leonora» Bierlino-Roma. li motore di aviazione Fiat tipo A=25 del» la poleaza di gee CT pniecai Pherai TRARATTORIITECÒE II SORDRI GERTI Fi L RICONSI I DPeBniA Le naif DE Pira riale fr der A Jo raiaa ind | i PI ei AI] E ee Sr pi anna di # GRAFICO Ri

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Pe ne pi 3 # a r Mal FATTI ea A Ln motore Asso sul banco di montaggio, Sopra: Il motore italiano Cappa sul banco di prova. tà. è a I Ù i : ca fù | da Fi a | e LI “i d Di CE Bi if” i TA ì Figi. fa i PE ; ; or 1) ; 2) i Me. — SA gr Pa Rio p_N : | tr | 1 : i — ECIATE = 4 MESSA T. ©_c11 ca — ? , a ’ "e 4 gt IE È n NS. Bi cl n A => de l È sar fp i E Bic. _ i 25: ) È dà vi af \ + - si Hi e ea n"; Ri * aio dre > Sa 3 let, e - pM COMIZI dia. 9 Su È Coe xt gg 4 gr s) ci E i Di TRL Ra n È ha t be, ie n° il lalla i, ATA ati pa n pd î pt i è = % DE da 3% A

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=> - 1 = = — dti rn = - (CI a IL wr SFP AdSSEEEEI Lie Un motore ad olio peminie precursore di quelli che per economia e sicurezza smiranno utilizzati nel prossimo domani. Quando all'estero le prove di durata si compievano nel periodo di So ore, in Italia se ne richiesero pel periodo di 150 orel Al motore A 23 T col quale Del Prete è Ferrarin conquistarono i loro brillantissimi primati mondiali, fu fatta subire la prova inaudita di 104 ore di funzio- namento ininterrotto. Occorre notare che insieme alla produzione del motori fu necessario organizzare e spingere in Patria la produzione di materie prime e di accessori. I risultati furono otti- mi; tra le materie prime sono gli acciai speciali di alta resistenza, le leghe leggere ed extra leggere; fra gli accessori sono i magneti, le candele, i car- buratori. CUORE PER. SEVERANTE L'attività non s'arre- sta, sotto pena di perdere il posto guadagnato nel mondo. Qggi il motore più potente è italiano, l'Isotta Fraschini da 1000 cavalli, il motore raffreddato ad acqua specificamente più leggero è italiano, il Fiat AS 3 che pesa 395 gram- mi per HP, I primati conquistati in ogni impresa testi- moniano il valore del motore italiano, e ben si può dire che “un motore collaudato in Italia gode la piena fiducia dei più esigenti tecnici di tutto il mondo”. E questo cuore italiano e fascista persevera. Non s'arresta e non s'attarda. La volontà ricerca il meglio, concepisce progressi, esperimenta nuovi ordegni, suralimentatori che per- metteranno d'ascendere a quote ancor più alte, silen- ziatori pei woli bellici notturni e pei voli civili, eco- nomizzatori per le più grandi distanze, nuovi carburanti per le più grandi velocità e le mag- giori sicurezze, i migliori risparmi; minime potenze per il diporto in volo, miglinia di cavalli per le grandi ali da trasporto. S'impiantano labora» tori d'esperienza, si per fezionano officine, ci si pone in grado di aumen- tare la produzione miglio- rando il prodotto, per ogni evenienza di pace e di guerra, Lavoro ciclopico è silenzioso sistema “ita- liano”. AMEDEO MECOZZI ii motore costrulio dalla nostra industria con cui l'italia conquistò il primato d'allezza.

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î2 2 AGOSTO 1919 Nove anni or sono, in una radiosa mattina del mese di agosto, Tullo Morgagni, vittima gloriosa è indimenticata di uno fra i primissimi esperimenti di aviazione civile, lasciava la vita nel cielo di Verona in una catastrofe che percosse d'orrore tutta l'Italia. Proprio in questi giorni l'ufficio dell'aviazione civile e del traffico aereo rende note le statistiche del 1937, secondo anno di esercizio della rete aerea italiana, € tale pubblicazione assume, nella ricorrenza dell'olo- causto, il significato solenne e gentile di un tributo offerto alla memoria dell'uomo che l'idea aviatoria allascinò, ghermi irresistibilmente è volle tutto sua, nella vita operosa e nella morte esemplare. Le statistiche citate «i {PC pa mc ali cinque linee, per un complesso di 4664 chilometri; non molb, se pen- siamo alle esigenze del tralflico è all’ avvenire imman- cabile dell'aviazione civile italiana, ma all'epoca in cw Tullo Morgagni, prima dalle colonne del "Secolo Illu- strato” e in seguito da quelle della rivista “ Hel cielo” bandiva ardente ed instancabile la muova crociata, anche que risultati che ogg possono sembrare insuf- ficienti di fronte all'incalzante necessità, nom potevano essere che le forme e i miraggi di un'audace speranza, Aveva mirabilmente intuito il trapasso logico dal- l'aviazione di guerra all'aviazione di pace e dopo avere lanciato, per i mostri cacciatori infallibili, Fi “ Premio Pirelli”, singolare concorso sportivo in cui l'avversario era uno solo, la morte, compagno inse- parabile il rischio e ogm punto voleva dire un nemico abbattuto, Tullo Morgagni sostenne che, pur se la guerra cera finita, le ali vittoriose non dovevano mar- cite nei capannoni e, unendo la parola all'esempio, la mattina del 2 agosto 1919 pose piede nella carlinga di un apparecchio destinato a contribuire, con una gita di giornalisti, alla propaganda del volo civile, La rete aerea costituita nel 1926 comprende, fino a tutto il 1937, le seguenti linee: Torino-Trieste- Zara; Genova - Roma - Napoli- Palermo; Brindisi- Atene- Co- stantinopali;: Roma-Venezia- Vienna è la rete di Al- bania. Altre se ne sono aggiunte nel 1938 ed altre sono già in progetto per il 1929. restiamo ai dati pubblicati. Nel 1937 si compirono circa 10.000 ore di volo alla velocità media generale di 133 chilometri all'ora, cor- rispondenti ad un percorso totale di 1.350.000 chilo» metri, c la percentuale dei posti occupati rispetto ai disponibili fu del ff per cento. Ora, se per poco si paragonano questi dati a quelli del traffico ferroviario, è facile accorgerci non solo che la velocità media com: merciale aerea è più del doppio di quella ferroviaria, ma che la stessa proporzione vige per la percentuale dei posti occupati. Tale aliquota è in realtà più bassa di quella ri» gistrata se contiamo che sulla sola linea Genova-Pa- lerma;, i via iatori furono 3585 dei quali 2061 soltanto garono il biglietto, ma bisogna pur considerare che merzò &ereo, per entrare nei gusti del pubblico e vincerne le naturali diffidenze, ha bisogno di una pro- paganda intensa, necessità alla quale si sono piegate anche le maggiori compagnie estere di navigazione, Ad ogni modo, quando si pensi che anche sulle linee tran- viarie cittadine la percentuale dei posti occupati non supera in generale il 60 per cento, si può essere con- tenti dei risultati ottenuti dopo due anni soli d'esercizio. Sarà bene osservare a questo proposito, anche per rispondere a coloro che obbiettano il traffico aerco italiano servire soltanto per il diporto degli stranieri, più adusati al volo, che, sui 43587 wiaggiotori della 2 AGOSTO 1928 Genova-Palermo gli stranieri furono solamente 491, e sulla Roma-Vienna, su 1197 viaggiatori ben 853 fu- rono italiani, il che sta a provare che l'auspicata co- scienza aviatoria sta diventando una solida e confor- tante realtà. Mon si può naturalmente pretendere dal merro aerco la continuità e la regolarità offerta dagli ordi- nari servizi di comunicazione, data l'influenza essen» ziale delle condizioni atmosferiche sulla velocità degli a arecchi e sulla sicurezza del valo, Non si dimen- tichi però che se la stagione cattiva obbliga le com- pagnie di navigazione Atcreit da sensibili riduzioni di servizio, la maggior parte delle lince automobilistiche alpine lo sospendono addirittura dall'autunno alla pri» mavera inoltrata. Malgrado queste riduzioni necessarie, i dati pubblicati rmettono di constatare come, sul complesso delle cinque linee, anche nella stagione in- vernale si sia avuta una percentuale di voli non in- feriore al So per cento rispetto al programma estivo, Per ciò che riguarda la regolarità, coefficiente che si desume dal numero dei voli regolarmente portati a termine a norma di orario, rispetto a quelli interrotti, sulla linca Genova-Palermo si ha una percentuale del 64 per cento, che sale al g7 per cento se si tien conto che la linca è divisa in tre tappe, il che sta a provare che quasi tutte le tappe iniziate vennero portate re- golarmente a termine, Anche sulla Torino-Trieste la percentuale di regolarità è del 95 per cento mentre sulla Trieste=Zara, di 664 viaggi iniziati, ben 647 an darono a buon fine. Non crediamo inutile aggiungere che le interruzioni dei voli furono per la massima parte dovute al mal tempo e in minima proporzione ad avarie toccate agli apparecchi o ai motori. In materia di traffico aereo, i facili oppositori do- vrebbero considerare che regolarità, continuità e si. curezza di servizio sono così intimamente connesse fra loro da non erle disgiungere. E' vero de Ret pae ESE? atmosferiche e i rigori della stagione invernale costrinsero più di una ur a sospendere i voli, inconveniente che non sarà ssibile eliminare del tutto, ma è altrettanto vero cha il bilancio di questo secondo anno di esercizio della rete acerca italiana non deve registrare alcun incidente né ai passeggeri, né agli equipaggi. Per questo, coloro che aerei Pal wolato voleranno ancora e trascineranno anche gli altri, a: Eppure, non è ancor del tutto sradicata la con- vinzione che volando si giuochi la vita. Contribuiscono a questo pregiudizio le vittime dei troppo Guaittima e arrischiati raids transoccanici, nei quali le bilità di wittoria sono minime e, come osserva Si revole Ancona nella sua relazione al Senato sul bi- lancio dell'areonautica, gli incidenti che turbano tal- volta le esercitazioni militari; ma è pur doveroso pen- sare che l'addestramento alle tattiche di guerra esige una quotidiana dimestichezza col pericolo, mentre al pilota commerciale, cui sono affidate le esistenze dei passeggeri, altro compito non è prescritto che quello di sa vaguardarne l'incolumità. Come si vede, le cifre sopracitate non potrebbero Ca-sStee più lusinghiere. Altre linee già approvate — la Roma-Barcellona e la Roma-Bengasi — ci uniranno prossimamente alla Spagna e alle <q pegno saldissimo della nostra rinnovata potenza mediterranea, la cui visione splen- didamente alata confortò forse la dipartita di Tullo Morgagni e lo indusse a varcare, con occhi sereni e spirito pacilicato, le soglie dell'Eternità,

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73 gi SI i cieca ene All'aerodromo di Mogadinio : i nisi velivoli " Ro FU consegnali al Governo della Somalia dapo aver superato brillantemente il eaia Roma- Mogadiscio, aparietadar dal maggiore Bilonai,

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Td n TIRI UL I RA SN IA l'aviazione in Spagna: «oll'aerodromeo di Cetafe (Madridi. Sopra: Una vecuta aerea della capitale spagnola. eni Iole

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sa Tree Sr RETTE me È Ki 7 nto Ù act pet + si a ì tà; <a] Î'interenianie prospelliva di and manoeri daerca, nel clelo di Hendon, vista dall aeroplano allaccante. L'aeraplane allaccalo precipila in fiomene allo celocilà di duecento miglia lara.

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u 45 £./0r/WI WEI i mu. 3 di erre cda X LI I lelalelaia. li solenne sinramento alle UMimpiadi. Lo npradrone italiano è nel centro. OLIMPIADI Anche i risultati di Amsterdam andranno tra poco ad arricchire l'archivio olimpionico ed è giunto il tempo di fare un po' di bilancio, Le olimpiadi del 1928 sono incominciate per noi sotto faustissimi auspici con la clamorosa affermazione dell'“undici" azzurro contro le più agguerrite e vir tuose compagini calcistiche del mondo intero. Non è giunta alla vittoria l'Italia, nemmeno nel torneo di calcio, ma si è mostrata degna di conqui» starla e questo, in fondo, ci deve bastare come pegno infallibile dei futuri trionfi, Forse, se il torneo di calcio, come per il passato, si fosse disputato nello stesso periodo delle altre gare olimpioniche, noi guarderemmo oggi con occhio meno severo e giudicheremmo con maggior serenità le prore coraggiose e sfortunate dei nostri atleti. Hi questo il primo anno che gli olimpionici, forti di una preparazione attuata con signorile larghesza, sono scesi nell'agone in falange serrata con la sen- sazione precisa di battersi per la bandiera di una patria più forte e più libera, sorretti nell'aspra vi- gilia e nell'ora del cimento dall'assistenza amorosa dei loro capi. E tutti gli azzurri, salvo qualcuno cui cedette il cuore forse prima che si fiaccassero i muscoli, loita- rono fino all'ultimo con lena inesnusta e immutato co- raggio. Sbarcavano al mattino dalla nave " Solunto"”, bianco lembo di Patria sotto l'arco del cielo straniero, ritemprati nelle membra e nel cuore come gli antichi î] eroi che ricuperavano, al contatto con la terra madre, il tesoro intatto delle loro energie, Questo spiega come gli atleti italiani abbiano sa- puto riscuotere l'unanime simpatia dell'immensa folla convenuta allo stadio di Amsterdam per i giuochi della IX Qlimpiade. E' doveroso premettere ad ogni modo che l'Italia, oltre a cogliere lusinghiere affermazioni parziali, è riu- scita, anche quest'anno, contro avversari fortissimi a ribadire la superiorità, già affermata a Parigi, nelle gare di scherma e nella gara ciclistica n squadre, Vincitori nella collettiva di fioretto è in quella di spada, crediamo che gli schermidori azzurri avrebbero potuto difendersi onorevalmente anche nel torneo in- dividuale di spada, facile appannaggio del fuori classe francese Gaudin vincitore anche del torneo di fioretto, Come succede talvolta; è accaduto che le vicende delle prove olimpioniche rivelassero valori insospettati, quali il tenente Pagnini, brillante protagonista del pen- tathlon moderno, il velocista Castelli e qualche altro, Faccelli invece, nel quale riponevamo grandi spe- ranze, dopo essersi portato bene fino alla semifinale dei 00 metri ad ostacoli, cedette di schianto nelle finali, E che dire della sfortuna implacabile che nelle gare di canottaggio si abbatte sul binomio Vestrini, pronosti. cato sicuro trionfatore nel "due senza timoniere '? Se per poco analizziamo il sottile sconforto che ci prende di fronte ai risultati di queste Olimpiadi, alle quali ci eravamo preparati con tanto entusiasmo e con

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dI! 77 "si i La i bi _ Pat è di - ite a ite i Li De COREA SI li MIDI SEITE 41 Gli scbernidori italiani è francesi finalisti del torneo di fiorello a squadra, vinto dall'Ialia. Da sinistra: Aerei, Labaltut, Caltiau, Gandin (Francia); Politi, Ganctini, Chiavacci, Pignotti, Pessina, Guaragna (Italia). qualche ben fondata speranza di affermazione, non ssiamo a meno di riconoscere l'influenza esercitata lalle prove coraggiose ma infelici dei nostri pesisti, che vantano in questo campo dell'atletica pesante tra- dizioni stupende. Gabetti e Galimberti, pur battendosi strenuamente, dovettero cedere il campo agli avver- sari più giovani, e il secondo posto conquistato dai nostri rappresentanti nelle rispettive categorie costi- tuisce la prova migliore della loro eccellente difesa. Dove potevamo allineare degli atleti giovanissimi, come nella scherma e nel ciclismo, la vittoria è stata con moi, cesto è, alla resa dei conti, il segreto del trionfo olimpionico è l'insegnamento che è necessario meditare. Nelle gare d'atletica non potevamo e non dove- vamo illuderci sulle nostre possibilità. Siamo scesi in campo perche l'Italia non mancasse all'aduna- ta dell'atletismo mondia- le, ma più di una prova infelice dei nostri atle- ti trova la sua valida discriminante nei risul- tati tecnici registrati ad Amsterdam. Nessuna precedente olimpiade infatti ci fece assistere, come l’ultima, al crollo inesorabile di quasi tutti i records. Re- sistettero soltanto all'im- rtuoso assalto quelli del ncio del martello, del salto in alto e dei 100 La RR. Nave Reali fade generale degli atleti di Arrerdtar. italiani metri piani. Gli altri vennero in più d'un caso bat- tuti dal primo, eguagliati dal secondo è anche dal terzo classificato nelle singole prove. E questa consta- tazione valga anche per pipa femminili. L'Italia d'altra parte non è la sola nazione che ad Amsterdam non abbia avuto la sorte propizia. Guardiamo un po' l'America, che malgrado la sua scrupolosa preparazione, dopo aver rinunziato a vit- torie e a records atletici che sembravano inattaccabili, a due giorni dall'inizio del torneo di bore rimase in lizza soltanto con tre uomini!! Dobbiamo ritenere che gli atleti americani del 1928 non valgano quelli del 1924, o non piuttosto che in una competizione vasta è complessa come le olimpiadi, il va- lore, r emergere, abbisogna anche di un po di fortuna? Îl bilancio azzurro, come sli è visto, non è fatto per aprire l'animo a so verchie illusioni; eppure è indubitato che dal 1924 al 1928, in più di un ramo di sport si sono conseguiti miglioramenti sensibili. La lezione di Amster- dam è stata dura, ma ser- virà. L'importante è che, conchiusa l'odierna vicenda, si incominci fin d'ora a pensare alle olim» indi del 1953, a gettare n d'ora le basi della preparazione alla grande contesa di Los Angeles.

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li saluto alla bandiera e fa sinistra) gli esenci= T balilla sella 2,5? Le- gione dell'Ue riuniti sopra Mioeca di Papa. fi ra nitno è EROp red # er ur: Usi ba 10 Ei RE N = A = WEWCWIc 75 -Ccr: ear COLONIE ESTIVE E CAMPEGGI DI BALILLA una =“ ASTE Ga colonia climatica della fondazione Et- don Molta nella pineta a di Marina di Massa, Si eta A TEZZE al fat colonia edile del Mando d'larela riunita ail Monte Castellaccio, è mean AI !iFHoHcHqHEzqz5xy5;oo

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II Lago bleu a Champoluc in Val d'Aosta (Fotografia di E. Sommaria)

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tei FEE rrrernrn _ i c ln maonrente caral: terietico della gior nata: la dirtribuzio- ne del rancio. La veduta generale el caspeggio cei zoo falilla nella conca di Masbvimo. n e: = —r——r=eeo—e — a) a rag ‘pniaaie eee = -_ rutti IL QUINTO ] CAMPEGGIO È DEI BALILLA ni: f piccoli militi della " pegianissima" mortrame ana per fetta disciplina nel- l'aciinata. MILANESI ESSE e A O SE

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TEO dele e Vr A] Li Ri È Pa i =" n Lei ti = La crociera marittima New- Fork-Santander. L'Yacki americano “Nino”, vincitore della crociera, seguito da un idroplano. Sopra: dl" Niae" af «ne amive a Santander,

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Le regale degli equipaggi inglesi a Torquay. Sopra: La {folta inglese dell'Atlantico ancorata a Torbay.

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di Barrorilievo che rivela una prima applicazione celle core di luce. LE CURE Uno dei bassorilievi vg: di El Amarnà, scolpiti a gloria ed a memoria del Faraone Amenophis IW, ci rivela la famiglia reale raccolta sotto l'ampia doccia . dei raggi solari, mentre la seritta posta sotto al raggi “Vita”, dice a noi quale esatto concetto gli egizi si formassero del beneficio vitale delle irradiazioni, Tutti i popoli antichi, in maniera più 0 meno de- finita, hanno compreso l'importanza del sole come cle- mento di vita e tutti, per questo, lo hanno onorato e adorato. Ed è una traccia residua di questo pagane= simo solare che spingerà Goethe morente a gridare il suo “luce, ancora luce", o che farà esclamare a Mirabeau, presso al trapasso, che se "il sole non è Dio, € suo cugino germano”. I moderni comprendono il sole in altra guisa, an- che se ad una medesima stregua ne valutano i benefici. E in verità noi tentiamo ogni giorno più di penetrare il mistero mirabile di questo astro iante che in» verdisce 1 campi e rende bionde le messi e che dà icia © realtà alla vita. I moderni però vanno assai oltre nella interpretazione e al di là dei benefici ge- nerici, che fanno del sole il divino artefice di tutto il movimento chimico del pianeta e che costituiscono quest'astro come vera immensa spina centrale di tutta l'energia che anima noi è gli altri pianeti del nostro sistema, cercano i benefici specifici che volta a volta dalle manifestazioni radianti di questa ciclopica off. cina possono essere tratti, Mon è certo più una inconscia è mal definita sen- sazione vaga di un utile intervento, ma una analisi finita e rigida che si traduce in isvariate applica- gioni utilitarie, Alcune di queste applicazioni riguar- dano nettamente la medicina, così che mai come oggi è stato permesso parlare di un sole-medico, e se si vuole anche di un sole-farmacista. E' appena necessario ricordare che assai prima d'ora gli uomini hanno compreso che il sole è 0 può essere un medico, è i primi trattatisti di medicina non lesinano gli elogi a questo grande taumaturgo, che sa essere buon medico, pure abitando così lontano da noi. I Fardone Ane- napbie IN eda sua fitmiglia salto l'ir= radiazione votare, DI LUCE Ma le valutazioni del passato in relazione colla TT nefica azione terapeutica del sole, sono così indeter- minate, che i ala er possono a buon diritto alfer- mare che essi soli hanno scoperto le virtù taumatur- giche del sole im genere, della luce i in specie, Qeggi la scienza che prende origine dalle attività definite terapeutiche della luce è ben formata: ha una sun fisonomia, un suo patrimonio di nozioni, un suo campo di applicazioni. Questa branca dello scibile ha cercato penetrare l'intimo meccanesimo del mistero benefico: e se molte incognite rimangono da svelare, alcune appaiono già ben rivelate e limpide. Sopra ogni cosa poi, limpida appare la zona delle applicazioni utilitarie e la scienza della luce-terapia è già larga di indicazioni e di metodi. La prima idea definita intorno ad una razionale terapia colla luce spetta a Finsen. Nel 1895 egli pel peso applicava una terapia vera e propria co azioni ultraviolette, seguendo un piano definito di visioni teoriche e di relative applicazioni pratiche. Non è difficile trovare altri che, prima di lui, abbia eseguito qualche tentativo in questa direttiva: ma si tratta di prove condotte senza visioni definite, non perseguite, accompagnate da risultati incerti, così che nessuna fede ne cera derivata. Finsen valutò con assoluta netterza l'importanza terapeutica dei raggi ata a inaugurò veramente prime grandi applicazioni. N el 1898 a Kopenhagen funzionava già un grande istituto per quella che allora si chiamò Finsenterapia. L'attenzione di tutto il mondo scientifico fu imme- diatamente richiamata sopra la muova forma di te- rapia: la quale trovava doppiamente il suo buon mo- mento perchè la sensazionale scoperta di Rbntgen (1895) seguita dalle prime applicazioni pratiche {Freund 1896) nel campo terapeutico, gettavano sulla MAIA entusiasmi e talora perhino illazioni. poco dopo (1902) si chiamavano in aiuto della terapia anche i raggi sian e nel 1904 con Rollier si inaugura=

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va a Leysin la prima grande applicazione di cliotera pia. Più tardi (1917) si introducevano i metodi di elio» terapia artificiale per mezzo delle lampade di quarzo ai vapori di mercurio (lampade ai gi ultravioletti) e finalmente nel 1936-37 le att scoperte di Hess, di Rosenheim, di Webster e di Windaus sulla formazione della vitamina antirachitica dall'ergoste- rolo trattato coi raggi ultravioletti, davano alle ra- diazioni un significato nuova e ne aumentavano a dismi» sura la importanza scientifica e pratica. | Oggi siamo in grado di valutare con esattezza al- cuni dei lati utili e degli clementi di efficacia delle ra- diazioni ultraviolette e possiamo seguire una parte del meccanesi- mo biologico che origina dai raggi. Îl primo ospedale per fa cura di lutea Mo penbagen nel fot. Tecniche nuove di costruzione e di appli» cazione sono sorte in peschi anni, rivoluzio- nando tutta una parte della terapia fisica: e nom si errà allermando che il cammino dell'impiego delle radiazioni è finito. Il poco che oggi conosciamo lascia intravedere il molto che ignoriamo: è la pratica ha del rimanente precorso in questo campo la esiltà conoscenza scientifica. Trent'anni or sono le cure di luce pare- vano limitate al lupus: oggi si curano molte e svariate malattie della pelle, delle ossa, del peritonco, dei vari organi colla luce. Sap- piamo che la fissazione del calcio nelle ossa non si ha se non in virtù di definite azioni dovute alla luce: ed essa & diventata uno dei più imponenti sussidi della terapia. Riguardando il cammino percorso in sei lustri lungo queste direttive, siamo quasi mernvigliati che tanto si sia tardato a penetrare un mistero che molti intuivano vagamente, E nello stesso tempo siamo commossi in- nanzi alla bellezza delle conquiste utilitarie raggiunte. La tecnica della costruzione degli apparecchi de- stinnti a funzionare come sorgente artificiale di ra- diazioni destinate a scopo terapeutico, e quella delle innumeri applicazioni si sono talmente complicate, che riesce difficile riassumere anche solo schematicamente quello che è lo stato odierno di questa branca di sci. bile fisico, biologico e medico, Nei rapporti tecnici oggi si utilizza accanto al sole una serie di apparati, in gran prevalenza basati però sull'impiego delle lam- padie di quarzo, contenenti vapori di mercurio che di. ventano emanatori di radiazioni ultraviolette quando si sprigiona l'arco voltaico tra due elettrodi posti agli estremi della lampada medesima, Le applicazioni dell'irradiazione sono oggi nume- rosissime nel campo della terapia: accanto alla cura delle tubercolosi cutanee, ossee e articolari (ormai sanzionata da anni in maniera tale da porre questo trattamento alla testa di quelli applicati per vincere terapeuticamente le forme sberla ora ricordate), sono numerosi altri casi di intervento. L'anemia, varie malattie della pelle e dei peli, alcune forme ginecologiche, e in genere manifestazioni morbose svariatissime, sono oggi trattate colle radiazioni ultraviolette, con risultati notevoli sempre, talvolta magnifici. Gli esami istologici praticati sulla pelle irracdiata dicono come sotto l'azione della luce solare avvengano modificazioni profon- de. Non solamente si osserva la formazione di pigmento, ma si ha una vera e propria mobilitazione di elementi: il che se non spie» ga ancora l'azione benefica, lascia però in- tuire come si debbano verificare profonde Pina «ola moderna sli lerapia darmi dan fFaeganad. ge” modificazioni somatiche. Oggi a tutto ciò si sono aggiunte cono scenze muovissime in altri campi. Sotto l'azione delle radiazioni ultraviolette avven- gono modificazioni in un composto diffuso in natura (l'ergosterolo), in guisa che questo complesso acquista proprietà di attivo fissatore del calcio. E siccome col cibo l'ergosterolo arriva sempre o quasi sempre al- l'organismo in quantità piccole, ecco che irradiando il corpo, si ottiene questa trasformazione dell'ergoste. rolo, e si determina la fissazione del calcio nelle ossa. Così la luce in meno di sei lustri è trionfalmente entrata nel gruppo dei mezzi basali per la terapia umana: e il a di questa terapia non è meno largo di promesse di quanto largo di benefici sia già l'oggi. La luce è veramente un dono divino: divino per la gioia della visione, divino per l'esaltamento eu- forico della vita, divino per i benefici salutari che €ssà reca. E. BERTARELLI Mer

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a 1 {le ù 1, TTTTTIARAE n, al Ì n ) f ui ì LI | Mi pre - co, Lett, I Qui HSE SELE JA fori j : i ; ; " " i LE roccie La Caroli “ge DA È i I CÈ : n ° MAN - | Pi “N i A Csm LISI “A li iù Teen l'e t° = L=] ” è 4; e nni tal bs i cdl a fe | AULE LILLO, | iii gl®LL L'afa ” 1% ta» E” d ra de a AD guritnle la Prozza Sella Puerta del Sol nel o8gr La Puerta del Sol com oggi. Ta cecebia e la nuovi Madil Una «tetra pet rat fil Sopra

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MGIASHE La trasformazione di Magno: un'altra stampa che ritene fa Calle de Alcalà e la Plaza de Castelar nel 1Sgo. Sopra: La Plaza Se Castelar comi attualmente, colla fonte di Cibele trasporiata al centro.

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Madad: Sampa rappresentante il Palazzo Reale e FE planada di Oriente ai primi del arcolo NIN Sopra : li Polazzo Reale e la Pinzza d'Oriente come sona saggi. —__ IE iioTTIiII@.

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BI FR-V cai È ] e na n Pa "a - par pala = Sdraio Pa i rl Li ELE The Contrasti di epoche diverse: La nuovissima città di Asbeville sorta vicino al Parco Nazionale delle Montagne Rocciose megli Alalti DVeili e, in allo, fa millenaria Sairne,

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AC La + Baita = —_t1RpRl1nk0nRTTrel[e —]a-=T——=—\(\|(=©=—_tt: Un'interessante folografia dell'interno sun faro moderno sulle coste danesi. Disettane teipomateli MANLIO MORDAGHI

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ZZZ" _r__—1n1n—_k-b DI UN PERFEZIONAMENTO NEL SISTEMA DI ACCENSIONE NEI MOTORI A SCOPPIO I noti inconvenienti che inevitabilmente porta il magnete, hanno spinto le case automo- bilistiche a mettere in uso lo SPINTEROGENO, apparecchio questo che va ormai del tutto sostituendo il vecchio sistema di accensione, nonostante esso trovi ‘opposizione dei meno avidaci. Difatti, a ragione questi ultimi vedono nello Spinterogeno un ottimo apparecchio, ma purtroppo vedono con esso l'ombra del... ritorno a tiro d'asino, dopo un casuale guasto al- l'impianto elettrico; guasto che, diversamente, nel caso della accensione con magnete non porta altra conseguenza all'infuori della mancanza di luce. Il riunire i vantaggi dello Spinterogeno e la preziosa autonomia del magnete, è stata l'iden che ha portato allo studio ed al brevetto di un muovo apparecchio, individuato col nome di AUTO-SPINTEROGENO. saro agi le infatti ha funzionamento del tutto autonomo, e non si serve nè della batteria né di alcuna parte dell'impianto elettrico, tanto che può essere montato anche su vecchie vetture prive di impianto, su camions è su motociclette. Ha la bobina staccata ed intercambiabile. Nello stesso tempo che si cambia una comune valvola tubolare, si può cambiare la bo- bina: ciò significa che perfino in un motore di aviazione potrebbe essere cambiata la bobina senza sia "Salagoa di atterrare, richiedendo tale operazione solo pochi secondi. L'Auto-Spiaterogeno, inoltre, risolve brillantemente il problema dell'accensione dei motori a V, potendo dare scintilla sotto gli angoli desiderati. Esso, inoltre, deve fare lo stesso mu» mero di giri dell'albero a cammes, è può quindi venir montato su un prolungamento di questo, Il prezzo di costo dell'Aufe-Spinferageno è enormemente inferiore a quello del magnete. Per ultimo sarà bene citare il fatto che è di una semplicità costruttiva caratteristica e tale da essere alla portata di tutti il verificarne il funzionamento. L'Aute-kpiaferagene può essere munito di anticipo automatico. Tali vantaggi, collegati al miglior rendimento del motore stesso, nom potranno tardare a rendere questo nuovo apparecchio di uso universale. L'Auto-3pinterogeno i sempre in fase col motore, grazie al dispositivo del suo innesto. Per «chiarimenti è trattative rivolgersi a Ing. VINCENZO CAROTTI - Milano, Via G. Carducci, N. 6-8

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I noti inconvenienti che inevitabilmente rta il magnete, hanno spinto le case automo» bilistiche a mettere in uso lo SPINTEROGENO, apparecchio questo che va ormai del tutto sostituendo il vecchio sistema di accensione, nonostante esso trovi l'opposizione dei meno audaci, Difatti, a ragione questi ultimi vedono nello Spinterogeno un ottima apparecchio, mi purtroppo vedono con esso l'embra del... ritorno a tiro d'asino, dopo un casuale guasto al- te . | | Lr £. gr » —=—rcem | sj =" (E° SI VLLLLO SI bile ile E. È TELE l'impianto elettrico; guasto che, diversamente, nel caso della accensione con magnete non porta altra conseguenza all'infuori della mancanza di luce. Il riunire 1 vantaggi dello Spinte o e la preziosa autonomia del magnete, è stata l'idea che ha portato allo studio ed al brevetto di un nuovo apparecchio, individuato col nome di AUTO-SPINTEROGENO. nre perda infatti ha funzionamento del tutto autonomo, e non si serve né della batteria nè di alcuna parte dell'impianto elettrico, tanto che può essere montato anche su wecchie vetture prive di impianto, su camions e su motociclette, a la bobina staccata &d intercambiabile, Nello stesso tempo che si cambia una comune valvola tubolare, si può cambiare la bo- bina: ciò sa Snia che perbno in un motore di aviazione potrebbe essere cambiata la bobina senza aver bisogno di atterrare, richiedendo tale operazione solo pochi secondi L'Anfo-Spinferogeno, inoltre, risolve brillantemente il problema dell'accensione dei motori a Y, potendo dare scintilla sotto gli angoli desiderati, Esso, inoltre, deve fare lo stesso nu- mero di giri dell'albero a cammes, e può quindi venir montato su un prolungamento di questo, 1 prezzo di costo dell'Auto-Spinferogeno è enormemente inferiore a quello del magnete. Per ultimo sarà bene citare il fatto che è di una semplicità costruttiva caratteristica e tale da essere alla portata di tutti il verificarne il funzionamento. L'A date Sipinterageno può essere munito di anticipo automatico. Tali vantaggi, collegati al miglior rendimento del motore stesso, non potranno tardare a rendere questo nuovo apparecchio di uso universale. L'Anto-Spinterogeno è sempre in fase col motore, grazie al dispositiva del suo innesto, DI UN PERFEZIONAMENTO NEL SISTEMA DI ACCENSIONE NEI MOTORI A SCOPPIO Fer cchiarimenti è Inallalive rivolgersi di Ing. VINCENZO CAROTTI . Milano, Via G. Cardueci, N. 6-8

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CASSA DI RISPARMIO DELLE PROVINCIE LOMBARDE FONDATA NEL 1533 Sede centrale in MILANO Via Monte di Pietà, N. # 12? SUCCURSALI IN MILANO - 152 FILIALI OPERAZIONI Libretti di risparmio e di piccolo risparmio al portatore e nominativi — Libretti di piccolo risparmio nominativi limitati a determinate categorie di persone — Libretti di risparmio vincolati — Libretti nominativi per paga- mento imposte e tasse — Conti correnti con assegni — Anticipazioni e conti correnti sopra titoli pubblici — Riporti — Sconto di cambiali — Sovven- zioni cambiarie — Incasso effetti — Sovvwenzioni e conti correnti contro deposito di sete, bozzoli, ecc. e note di pegno — Cambio valute estere — Servizio di custodia valori, semplice e con amministrazione contro rilascio di polizza di deposito — Servizio di cassa per pubbliche amministrazioni: servizio di ricevitoria e tesoreria per le Provincie, di esattoria pei Comuni, di cassa e tesoreria per le opere pie ed enti morali in genere. Credito Agrario: Prestiti di esercizio e di miglioramento a sensi del R. D. L. 29 Luglio 1927, N. 1509 — Credito Fondiario: Mutui ipotecari, mediante cartelle all'interesse del 3'4%, 4%, 9° e 6%, ammortizzabili da 10 a 50 anni. Emissione gratuita di assegni sull'Istituto di Credito delle Casse di Risparmio Italiane, pagabili su tutte le piazze del Regno. Gestioni fiduciarie — Amministrazione di patrimoni privati Cassettine salvadanaio. Ammontare dei depositi a risparmio e in conto corrente al 31 marzo 1928 L. 3401 milioni

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SOCIETA CERAMICA RICHARD - GINORI SEDE SOCIALE: MILANO - VIA BIGLI, si Stabilimenti : : pt Fr Pal Stabilimenti : S. CRISTOFORO e 9) MONDOVÌ { Milano) ; DOCCIA x RIFREDI {Sestohorentino} als i a (Firenze) PISA ITAL SPEZIA PORCELLANE - MAIOLICHE - TERRAGLIE COMUNI CERAMICHE ARTISTICHE PIASTRELLE PER RIVESTIMENTO DI PARETI ARTICOLI D'IGIENE ISOLATORI DI PORCELLANA PER OGNI APPLICAZIONE ELETTRICA CRISTALLERIE - ARGENTERIE Depositi di Vendita: TORINO - MILANO - GENOVA - BOLOGNA - LIVORNO FIRENZE - PISA - MONTECATINI - ROMA - NAPOLI CAGLIARI - S. GIOV. A TEDUCCIO (Napoli)

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LA RAIVISIA ILLUSTRATA DEL “POPOLO Fondatori: ARNALDO MUSSOLINI - D'ITALIA" MANLIO MORGAGNI Direttore: MANLIO MORGAGNI REDAZIONE, AMMINISTRAZIONE MILANO via Lovanio, 16 - TEL, coss Anna VI - N. qg- Settembre « 1938 - LA RIVISTA esce ogni mese ABBONAMENTO per il 198 L. #00» Eatero L. 0), NUMERO SEPARATO L iù Pubblicità r Cosressanaria sclinivaà I dizioti di riprodiaatane è di cradoariane agi rissreaai gate batti | gasil Unione Pabbliciàà IL PAESE E LE FORZE ARMATE Dopo le brillanti esercitazioni navali alla presenza del Duce, il Paese ha seguito con intenso interesse e wiva passione gli ampi resoconti che tutta la stampa ha dedicato allo svolgimento delle grandi manovre nel Monferrato. L'intervento di S, M. il Re, del Capo del Go- werno, delle alte Autorità dell'Esercito e della Mi- lizia, la partecipazione attiva del Principe di Piemonte, che ha tenuto il comando del suo battaglione e di reparti di Camice Nere, hanno dato all'avvenimento un'importanza che ha avuto un'eco profonda in tutta la Nazione, Nel quadro generale è stata rilevata con parti. colare evidenza e con unanime simpatia la stretta collaborazione della Milizia Volontaria con l' Esercito, non più come forza ausiliaria, ma come attiva e pre- ziosa parte integrante. Così il compito speciale ART gnato recentemente dal Duce alla Milizia nelle sue funzioni militari, ha trovato in queste manovre il suo primo esperimento e la sua fortunata applicazione. Quale importanza militare possa avere tale colla- borazione non ha bisogno di essere chiarito, ma la fraternità d'armi e di animi che si è potuta consta- tare tra fanti e militi, dominati dallo stesso senti. mento del dovere è obbedienti alla stessa gerarchia, ha un significato morale che è stato colto nel suo più intimo valore dal popolo italiano, Alla gratitudine del Paese per questa sacra Mi. lizia Volontaria, guardia fedele della Rivoluzione, pri- ma sempre nell'offrire il suo valido e ardente aiuto dove era il bisogno, s'aggiunge ora un senso di am- mirazione e di riconoscenza per l'entusiasmo e la te- nacia con cui essa si prepara ad essere in prima fila accanto all'Esercito, come il Duce ha voluto, Parlando a seicento ufficiali della Milizia, a Ghirla, Arnaldo Mussolini ha messo in rilievo gli effetti im. mediati che la nuova educazione militare; lo spirito guerriero delle giovani generazioni italiane sono desti- nati a produrre. " Nell'esercizio — egli ha detto — si sviluppa in noi il senso dei doveri della vita collettiva, della so- lidarietà, dello spirito militare, del sacrificio è della esaltazione dell'eroismo, Quando un popolo fa sue queste virtù spirituali, è degno della grandezza". E dopo aver rivendicato le gloriose tradizioni del nostro Esercito, il Direttore del Popofo @'ialta ha chiara mente ribadito l'affermazione che la Milizia — a fianco dell'Esercito — avrà per compito alto ed ambito la tutela del nostro buon diritto "nel caso fosse minac- ciato da qualsiasi parte, su qualsiasi frontiera". Non è senza significato che pochi giorni dopo, agli stessi ufficiali adunati a Ghirla, Augusto Turati abbia anch'egli rivolto un acceso discorso, illuminando il concetto fascista della disciplina e 1 compiti di do- mani; e come, rievocando la figura del Duce che, alle manovre piemontesi, passava il suo sguardo ra- pido sui fanti e sulle Camice nere, il Segretario del Partito abbia terminato così: “In quel momento ho visto in quei due grandi occhi, pieni di tanta luce sempre, pieni di tante ombre qualche volta, ho veduto una grande fiamma accendersi, di.orgoglio, di speranza, di fede. Ho visto quel che era il grande sogno di- ventare realtà: la nuova Italia, finalmente ricomposta, non soltanto in unità territoriale, ma in unità di animi, tutta ardore, tutta passione, tutta fede, muoversi, non in una manovra, ma lanciata avanti, verso non so quale méta, com tutte le sue armi e tutta la sua pas- sione, con un grido solo di fedeltà e di amore infinito per la Patria, per il Re, per il Duce". Mentre si firmano patti internazionali invitanti alla pace e al disarmo (con gesti platonici, la cui in» sincerità basterebbe ad esser documentata dall'ultimo discorso anticonciliativo di Briand) è confortante ve- der riflesso nelle ferme parole dei nostri Gerarchi il sentimento della nuova Italia che guarda alle sue magnifiche Forze Armate, qgcsidio e tutela della sua sicurezza presente e avvenire, con vibrante orgoglio è con altissima fede.

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Fai. Bragaglis* SE. Augusto l'urati Segretario del Partito Nazionale Fascista, Luogotenente Generale della Milizia Comunismo del CONI

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GLI AVVENIMENTI INTERNAZIONALI L'INTESA ANGLO-FRANCESE Il nuovo profilarsi dell'intesa anglo-francese è l'avvenimento internazionale più importante di questo periodo. L'intesa va considerata non alla maniera hbismarckiana, cioè come un'alleanza codificata in de- terminate clausole, ma alla maniera inglese, ciot come un accordo generico, con tendenza a costituire un fronte unico esterno. E' il metodo classico di Edoardo VII, che pre- parò l'isolamento della Germania e la coalizione anglo-franco-russa per la grande guerra. Questa intesa generica risponde meglio che non l'alleanza al temperamento inglese è all’ egoistico ine teresse imperiale britannico, Essa assicura 1 benefizi eli una collaborazione, senzà che sianò troppo preci» sati i rischi, gli impegni e gli oneri di una alleanza vera è propria. L'impero si garantisce l'aiuto di una Potenza amica, ma resta praticamente arbitro di de- cidere circa le circostanze, 1 tempi e le forme di ogni azione impegnativa di rilievo. E' a questo genere di intesa stile Edoardo VII che dobbiamo riferirci. Lo stesso accordo navale, di cui tanto si è discusso, passa in seconda linca come un particolare dell'intesa generica. E se anche tale accordo sarà lasciato cadere per l'opportunità del momento di fronte all'opposizione degli Stati Uniti, esso ha già rivelato la tendenza è precisato l'orien» tamento. Per valutare l'atmosfera politica che si è venuta ereando tra il Quai d'Orsay e il Forcign Office, dobbiamo risalire a Thoiry. Allora la politica del cartellismo francese sem- brava, ed era in effetti, indirizzata verso un accordo industriale è politico con la Germania. ] magnati della banca e dell'alta industria di qua e di là dal Reno avevano costituito una coalizione integrativa tra il carbone della Ruhr e il ferro della Lorena, e sulla base di quella intesa industriale gli uomini po- litici trattarono un accordo politico, Fu in quel tem che Briand e Stresemann dinanzi alla Società delle Na- zioni invocarono “il grande architetto dell'universo”. Allora si profilò all'orizzonte un blocco continen- tale, che non poteva non impressionare l'Inghilterra, la cui influenza in Eura à sempre giuocato sul disaccordo e sull'equilibrio delle contrapposte forze continentali. Fu precisamente per l'ombra di una tale minaccia che Chamberlain si abboccò a Livorno con PSR E se la politica di Thoiry si fosse svwi- pata, non v'è dubbio che | Inghiterra, per rista- epr: l'equilibrio, avrebbe puntato decisamente sul- l'intesa con l'Italia, Potenza periferica pur essa ne- cessariamente sensibilissima alle situazioni centrali del continente. Ma la politica di Thoiry, che era stata forte mente sostenuta dai cartelli industmali e dal cartel- lismo politico, successivamente subì un brusco arresto per l'affermarsi di formidabili resistenze interne fran- cesi. La Stato Maggiore di Parigi, che non é un semplice organo tecnico come quello di Roma, ma che ha una grande tradizione storica e direttive proprie, non voleva rinunciare ai vantaggi di una egemonia militare sul Reno. Importanti organi politici del centrò è della destra sostenevano a spada tratta le direttive dello Stato Maggiore, Nello stesso tempo il cartellismo delle s1- nistre da st stesso si andava demolendo con le con- tinue crisi parlamentari, con il discredito all'estero e con gli errori di una finanza demagogica che ave- vano fatto balzare la sterlina alla quota vertiginosa di 250 franchi, preannuncio di una possibile catastrofe del bilancio, Non ocecorreva di più perché la Francia, Nazione molto interessata al risparmio, ai prestiti e quindi alle quotazioni di borsa, accogliesse come un salvatore Raimondo Poincaré e lo innalzasse come persona quasi inviolabile sopra il marasma delle fa- zioni politiche, dilapidatrici del bilancio € impotenti a qualsiasi azione restauratrice. Poincaré, che aveva nel gennaio 1923 deciso l'oc- cupazione della Ruhr, non era certo entusiasta per la politica dello sgombro renano, Sulle direttive di Thoiry egli segnò i punto di arresto decisivo. La sua perizia di finanziere e di manipolatore di bilanci gli aveva creato una base tanto solida, che egli potè imporsi alla stessa Camera cartellista da cui era stato defenestrato dopo l'occupazione della Ruhr. Le elezioni del 1928 non fecero che rafforzare la sua posizione © oggi egli è in Francia il vero " padrone del vapore". Harthou, Painlevé e lo stesso Briand dipendono dalla sua volontà, né è dato di prevedere QUE egli avrà compiuto il suo ciclo. Non geniale i idee, non brillante per oratoria, la sua forza è nell'atulità finanziaria, nella padronanza tecnica del bilancio, nella sottigliezza forense, nella fermezza dura, tenace, implacabile del carattere. Con la mentalità del giurista egli ha opposto difficoltà precise e recise a tutte le richieste germaniche. La figura del “lorenese accanito” ha avuto un'im- rtanza determinante nello svilu ppo degli avvenimenti. Hina ritorno sulla scena coincide da una parte con la ripresa dell'ostilità } slava contro l'Italia, dal- l'altra con la paralisi della politica di Thoirv. La Francia con lui si allontana dal programma di un blocco continentale che l'avrebbe inevitabilmente inde- bolita nel Mediterranco di fronte all'Inghilterra, Invece di progredire nella via di Thoiry, Poincaré decide la resistenza contro la Germania e contro l'Italia, sul Reno e sul Mediterranco, Egli concentra tutta la flotta nel mare interno, rta a due miliardi e mezzo (e fra poco a tre) il Eilancio della Marina, a due miliardi quella dell'Aero- nautica, a cinque quello dell'Esercito. In più, sette miliardi sono stanziati per la costruzione di un'enorme linea di fortificazioni da. Dunkerque a Nizza, Nelle ultime vacanze estive Poincaré riesamina nella calma della sua villa il bilancio generale della Repubblica, e, malgrado tutte le orazioni pacifiste di Briand, rea- lizza un altrò miliardo di economie sulle spese civili, per destinarlo alla preparazione militare. E an pro- gramma rettilineo e deciso che deve far riflettere anche noi. La Corsica, secondo le dichiarazioni del Ministro Leygues, viene trasformata in una grande base di aviazione per il controllo a raggiera nel Me. diterranceo. La Marina da guerra, che era rispetto a quella italiana nelle proporzioni di 100 contro 63, verrà con le nuove costruzioni portata al doppio. La rinuncia a Thory conduce intanto il Quai d'Orsay alla ricerca di nuove alleanze. E se lo Stato Maggiore francese ha un'alta tradizione nell'arte della strategia militare, un'altra perizia non meno importante rivela la diplomazia di Parigi nella strategia diploma. tica. Dopo aver trattato con la Germania per un'in-

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ir noi F f firmatari del Patto della Pace rinnili a Rambanillet ad un ricevimento offerto dal Presicente della Repubblica francese. Nel centro è Donmergue che tiene a baccetto Rell'ogg. tesa continentale escludente Inghilterra e Italia, Briand propone infatti all'America un “Patto a due" con esclusione dell' Europa. Se a questa intesa fosse per venuta, la Francia praticamente avrebbe assicurato agli Stati Uniti La propria benevola neutralità in caso di conflitto anglo-americano, e a sè stessa la solida- rietà politico-finanziaria dell'America in caso di con- flitto franco-germanico. Fallito il “ Patto a due", perchè l'America era assai lontana dall'impegolarsi nella politica particolare di una Potenza europea, la Francia per non rimanere isolata si rivolge all'Inghil- terra. E" a questo scopo che il Presidente della Re- pubblica Doumergue si reca a far visita a Re Giorgio. Poi è la volta di Berthelot, Direttore Generale al Quai d' Orsay è verò ministro continuativo degli Affari Esteri, il quale ha a Londra lunghe conferenze con 1 dirigenti del Foreign Office. Durante lo stesso periodo il signor Twxrrell, Direttore generale del Mi. nistero degli Affari Esteri britannico, viene destinato in qualità di ambasciatore a Parigi. Poi si notano altri fatti sintomatici. Un reparto di truppe inglesi partecipa alle manovre francesi sul Rena, in territorio germanico, ciò che potè sembrare poco rispondente al rincipio di garanzia già assunto dall'Inghilterra bi- teralmente verso la Francia e il Reich. Successiva» mente Chamberlain annuncia ai Comuni la conclusione di um accordo in base al quale la Francia accetta la tesi britannica per gli armamenti navali, in compenso dell'a ggio inglese per gli armamenti terrestri fran- cesi. Subito dopo l'Inghilterra effettua a fianco della Francia un passo contro la Bulgaria, in sostegno delle pretese jugoslave nei riguardi gi rivoluzionari mace- doni. Infine Briand pronuncia a Ginevra un discorso vivacemente polemico nei confronti «della Germania, discorso in cui molti vedono il riflesso di una nuova costellazione politica europea. Così, dopo aver accarezzato a Thoirw il sogno di un'intesa continentale escludente Inghilterra e Itala, dopo axer offerto a Kelloge un “Patto a due" estra- niandosi dalla causa europea, la Francia chiude il ciclo delle sue mosse diplomatiche affiancandosi all'Inghil- terra. L'arte strategica del Quai d'Orsay è veramente degna di rilievo è l'agilità delle sue manovre diplo- matiche dovrebbe molto insegnare anche a noi italiani. Indubbiamente il calcolo della Francia non è del tutto errato. Il signor Sevdoux, che fece parte di missioni francesi all'estero e che può considerarsi come bene inspirato, scriveva recentemente che d'ora innanzi Germania e Italia dovranno moderare assai le loro pretese, perché dietro la Francia sta l' Inghilterra, con la forza della sua flotta e la potenza della sua finanza. E' forse a queste nuove vedute che Briand si è in- spirato nella sua dura, tagliente, impreveduta risposta al cancelliere Muller, D'altra parte l'intesa con l'In- ghilterra risponde perfettamente alla litica poinca»= rista di ferma resistenza sul Reno e nel Mediterraneo. E bene ora considerare quale sia in questo giuoco la izione dell' Inghilterra. Se il Foreign Office ac- cede alle vedute continentali di Poincaré per la con- servazione dell'egemonia francese sul Reno, cesso si allontana senza dubbio dalla secolare tradizione in- glese di difesa dell'equilibrio contro tutti i tentativi egemonici. Fu per questo principio che l' Inghilterra rire nel secolo scorso la Francia di Napoleone n tempi nostri la Germania di Gugliclmo II. (Quali sono dunque i gravi motivi per cui Londra abbandona la sua vecchia politica di equilibrio continentale? Al- cuni osservano che l' Inghilterra, dopo Aver assicurato nel primo periodo del dopoguerra l'indipendenza ger- manica contro i tentativi francesi di smembramenta, comincia ora ad avvertire la necessità di frenare l'a- scensione tedesca e di dare un colpo alla ripresa della concorrenza commerciale da parte del Reich. Altri rilevano che l'Inghilterra non può più fare affidamento sull'apporto di taluni Dominions per il caso di un nuovo conflitto europeo, e che pertanto è costretta a

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puntare sulla Francia per la sicurezza continentale. Ma, pur non escludendo tali motivi, non si erra con- siderando innanzi tutto le prececupazioni prodotte dal nuovo imperialismo americano per la situazione mon- diale dell' Inghilterra. Gli Stati Uniti hanno conseguito per effetto della guerra il primato finanziario e la potenza dell'oro li spinge ad affermare il loro commercio su tutti i mer- cati del mondo, Società americane si sono costituite nelle zone del Golfo Persico e del Mar Rosso per lo sfruttamento del petrolio. Una società americana è sorta in Egitto per il commercio del cotone, Il pre- stigio economico americano è anche sensibilissimo in Cina, nel Canada, nelle Indie occidentali. Su tutti i mercati dunque, non esclusi quelli europei, l'espanszio- nismo americano urta contro le vecchie secolari posi. zioni dell'Inghilterra, E poichè l'imperialismo mercan- tile non può essere disgiunto dalla potenza navale, gli Stati Uniti, con le richieste di disarmo e di "parità", battono in breccia contro l'egemonia occanica bri- tannica, Lord Robert Cecil, convinto pacifista, aveva ten- tato di avvicinarsi alle pretese americane, prevedendo che la resistenza avrebbe finito per generare quella stessa situazione che si era cercata tra Inghilterra è Germania prima della guerra, dopo la fallita missione di Lord Staldane a Londra. Ma l'Ammiragliato bri- tannico, che ha una tradizione e uno spirito non certo inferiori a quelli dello Stato Maggiore francese, tenne duro contro le richieste degli Stati Uniti, e obbligò il Lord pacifista a dimettersi. Ma poiché la pressione americana non demorde, l'Inghilterra è costretta a considerare attentamente i o che si presentano in tutti gli scacchieri. L'Egitto, che è in una posizione importantissima sulla via delle Indie, ha ricevuto l'offerta di un Patto di amicizia da parte degli Stati Uniti. Lo sviluppo nazio nalista della Cina rappre- senta sempre una grave incognita per gli empori imperiali britannici nell’ E- stremo Oriente. L'amicizia del Giappone awrebbe in un conflitto contro l'Ame: rica valore assai dubbio, perché l'Australia, la Nuo- va Zelanda e il Canadà hanno interessi antinippo- nigi e msentono fortemente l'influenza egemonica degli Stati Uniti, D'altra parte l'Ammiragliato britannico giudica molto esattamente che la necessità di vigilare il Mediterranco, l'Oceano Indiano e i mari dell'E- stremo Oriente renderebbe impossibile di conservare praticamente la parità na- vale con gli Stati Uniti nel- l'Atlantico. Ecco dunque come le preoccupazioni oceaniche dell'Ammiragliato britanni- co s'incontrano con le prevo- cupazioni continentali dello Stato Maggiore francese. E non è da sorprendere se le due egemonie minac- ciate abbiano ritenuto op- portuno di convergere verso un'intesa. LI Ma l'opinione pubblica inglese non appare con- corde con le vedute dell'Ammiragliato e con l'indi- rizzo del Foreign QOAice Molti organi influentissimi conducono ormai apertamente una fiera campagna contro l'accordo, da cu può derivare il doppio peri- colo di una tensione con l'America e di impreve ibili complicazioni nel continente curopeo, Infatti si è con- statato che la Francia ha prontamente tratto profitto dalla nuova situazione per indurre l'Inghilterra a ef- fettuare il passo a Sofia, che ha avuto il deplorevole effetto di masprire le complicazioni balcaniche, E Briand, forte dell'amicizia inglese, ha tenuto verso la Germania un linguaggio che potrebbe, com gli sviluppi della situazione, provocare non si sa quali conseguenze interne in Germania. In definitiva, l'accordo anglo-francese non ha pro- dotto altro risultato che quello di aggravare la situa- zione curopea c mondiale. Due incognite si presentano. In primo luogo oc- correrà seguire il corso della campagna intrapresa da molti grandi quotidiani inglesi contro il famoso ac- cordo. L'Inghilterra è indubbiamente interessata alla situazione sul Reno, per i riflessi che questa ha sulla sicurezza del Belgio e sulla libertà della Manica. Ciò è comprovato dall'ultima guerra c in modo non meno decisivo dal carteggio ENO inglese alla vigilia della guerra del 1870. Ma la politica conti. nentale francese, oltre che sul Reno, è impegnata a fondo anche sulla Vistola, sul Danubio e sul Vardar. Sorge dunque il quesito se l'Inghilterra vorrà se- uire la Francia in tutte le complicazioni, per la di- esa del tutto per il tutto. L'esperienza dimostra che lo spirito gallico poco ama il ragionevole equilibrio. In secondo luogo sono da considerare i riflessi che la nuova politica francese potrà avere sulla situazione interna in Crermania, Siresemann aveva rello a lungo il timone perché qualche cosa, anche con l'aiuto di- screto dell'Inghilterra, egli realizzava. Ma se Londra abbandona la politica di mediazione e se Parigi si fa forte «dell'intesa con |l'In ghilterra per tenere ancora indefimtivamente il piede sul collo della Germania, potranno i partiti concilia- toristi tedeschi reggersi contro la febbrile attesa e le richieste pressanti della opinione pubblica? Mentre seriviamo, di- «cussioni sono in corso lra Francia e (Germania con l'assistenza degli Stati ga- ranti di Locarno, per gium= gere a un accordo, O Parigi verrà A una ragionevole transazione che salvi, alme- no nelle apparenze, la veo- chia e ormai sorpassata for- mula conciliatorista di Lo- carno, 6 la Germania dovri attraversare una profonda crisi di orientamento inter» nò e internazionale. Siamo dunque a una svolta decisiva. Lo sviluppo degli avvenimenti ci permet= terà forse prossimamente di intravedere il nuovo corso della storia curopea. GAETANO POLWERELLI Abe £ogu, primo Re d'Albania.

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iù Le grandiose onoranze al Presidente del Messico, Obregen, nella capitale. La sfilata del corteo lungo il Viale Juarez. Sopra: La falla interno al ireno che reca la calma del Presicente.

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n LA ERE eee Let EH lar PRE RR PMR TE VERI TY t iene era —_ acc i sha (Pi Mentre «i finta fa pace perpetua rifroristono le parale arililari. Una rivisia all'Accademia militare di West Poini {New Fan); e, sopra, una parata davanli a Mindenbirg, a Berlino, nel giorno della Festa Nazionale (rermanica.

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SE Furice Bazan, Cipo di Stato Maggiore della A.

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e nioliicà CA Pa — ii i e e PI H Cartello di Rinco dal quale £ Mil Re. il Dice edo Stato Maggiore sequane l'azione. LE MANOVRE NEL MONFERRATO La manovra che si è svolta nel Monferrato fra il 15 e il 3o agosto u, s. ha avuto, come tutte le ma- novre militari, un lato tecnico sostanziale, consistente nella finzione bellica con la quale si è impostato il tema o meglio i temi che hanno segnato la direttiva e contenuto lo sviluppo delle successive fasi della manovra, Di questo aspetto, che è meno facilmente afferra. bile nella sua complessità, agli estranei hanno detto i critici militari dei più importanti quotidiani e da essi noi abbiamo appreso sopra tutto che l'intenso e faticoso periodo di esercitazioni, che ha raccolto “ nel- l'esultante di castella e vigne suol di Aleramo" ben 20,000 uomini, chiamati ad applicare il vangelo tat- tico che da pochi mesi è stato loro affidato, è stato per molti come una rivelazione dell'ottima sioffa di cui è intessuto il nostro soldato, sia esso rivestito del grigio verde o della camicia nera. Diciamo, per molti, perchè noi che da parecchi lustri ormai abbiamo consuetudine con i ragazzi forti, sobri e volonterosi che la Patria ci affida per prepa- rarli alla guerra, noi sappiamo che la stoffa è stata sempre quella, e che non ha mai mancato, in guerra od in pace, di mostrarsi tal quale è, non seconda a quella di nessun altro soldato del mondo, ogni qual- volta il momento 0 la comprensione di superiori illu- minati glie ne hanno fornito occasione. Le ottime doti naturali del nostro soldato, come tutte le qualità umane, hanno bisogno per svilupparsi dell'ambiente adatto c questo è ora singolarmente propiziato dal Fascismo. Ecco perchè quel che un tempo poteva rimanere soddisfazione intima ed il compenso migliore, se non proprio il solo, di quei tali superiori illuminati che sapevano entrare nell'anima dei loro dipendenti e ri- levarne gli insospettati tesori di bontà, è oggi notorio per tutti e non è più soltanto titolo di compiacimento individuale ma è motivo di orgoglio nazionale. Si forma allora attorno all'istituzione militare quell'atmosfera di calda simpatia, di benevolo inte- ressamento, di cui la manovra del Monferrato ha dato un esempio luminoso, atmosfera nella quale capi, gregari c spettatori si muovono in tale reciproca se- rena cordialità di rapporti, che disagi, interessi par- ticolari, momentanee contrarietà, facilmente spariscono per dar luogo a quella diffusa espressione di “animo lieto che era rimasta fino a ieri una platonica de- finizione di regolamento ed è oggi una fortunata realtà della nuova Italia militare. E' questo il secondo aspetto, l'aspetto morale, il più appariscente, il più simpatico, è forse anche il più importante che sia dato rilevare nelle manovre del tempo di pace. La manovra del Monferrato si è svolta tutta in

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Nel mezzo: i Cantello di Ga biamo, centro delle cpenazioni (MELI ambiente chi lieto Anima, La natura lussureggiante dei feraci colli monferrini vi ebbe la sua parte. Le truppe non solo el bero poco da faticare per mascherarsi alla vasta chel- l'avversario avanzante lun- go l'ininterrotta collana di vigneti, di prati verdi, di filari alberati, o roteanti con gli aeroplani per il cielo, ma trovò spesso il refrige- rio di un'ombra amica con- tro il dardeggiare implaca- bile del sole. Turriti castelli, vivente immagine di un secolare passato militare, punteggia» vano il panorama movi mentato. Ad cssi facevano riscontro, in ogni villaggio, testimoni di un'epopea più recente che conferma il perpetuarsi della salio tra dizione guerriera nelle torti Dall'alto: 4 villaggio col Ca- sfello di Rinco «= Hi Pucee fra api cteelli militari colori - ii Principe di Piemonte cogli ufficiali delle Caniice Nere.

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Pial A destra: Al Castello di Ca» mina, che uri la il Tihuce popolazioni, i monumenti ai caduti dell'ultima guerra, i quali quasi tutti trovava» mo inborati come per chia- mare anche lo spirito dei migliori a festeggiare l'ar- rivo dei più giovani fratelli im grigio verde, o che le truppe cnoravano esse stes. se di un foreale omaggio di deferenza, come fu a Murisengo ed a Casale. Fu argomento della più simpatica attrattiva l'in- tervento alla manovra di S.A. il Principe di Pie- monte il quale, dopo aver già condiviso per oltre un mese con il suo bel reggi- mento, il g1*, le fatiche del campo d'istruzione in Val d'Aosta, valle prendere parte altresi a quest'ultimo periodo di esercitazioni è, relegando in coda al reg- gimento cavallo ed auto: SAM Re e SE. il Capo del Governo assivlona all'al- lima fave delle mvancere del Monferrato dalla terrazza del Castello di Ainca.

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là mobile, compi a piedi, fra i suoi fanti, alteri del- ari. | l'Augusto Comandante, tutte le marce di trasferi mento dalla fresca Valle d'Aosta al solatio Monfer- rato e valle rimanere fino all'ultima giorno puramente sotto: Pa apportimenio si mitragliatrici in nn cammeo. = dl Luarro del Craverno sine col ifaita= rate Cavallero, Sottosegretario allo Guerra, alle esercilazioni tattiche delle Iruippe celeri. dat rivista dalle iti ala gie delle LA semplicemente comunidlante del suo addestratissimo battaglione E mon lasciò l'ambito comando altro ché [per aspuinene, com pù: sto altamente significativo, il co- mando di un reggimento di for- mazione del quale facevano parle, con il SUO qu fanteria, i due bin taglioni di Camicie Nere che par- teciparono alla manovra. Soldati, militi, popolazioni fe- cero a gara nel dimostrare al giovane L baldo Frede al Trono la loro grande simpatia. La presenza del Principe, l'e- | sperimento dei due battaglioni Camicie Nere è l'applicazione del nuovo codice tattico che da pochissimo tempo è stato dato all'Esercito dall'opera infatica- bile del Sottosegretario di Stato, Li (iemerale Cavallero, devevanoòo Ì conferire alla manovra il più alto interesse. Non mancarono quindi gli spettatori insigni. S. M. il Re Hi grasso di nno colvina ds-unit pronto ai enlrare in azione, j | | F Lal

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17 {pati es gt- CET SE La IO Tati DEE : niante con entusiastica fede il suo attaccamento al Re, al Principe ed all'Esercito. La manovra del Monferrato può essere inscritta negli annali fausti della nuova storia d' Italia. ila È Sotto: Da cannone mascherato. - SM Re e il Muce colle Stato Maggiore; alla destra del Re, Î if gen, Casallero; cietro, il gen. Petitti di Rorelo, ù Direttore generale delle Manovre. nea suuranre : Sfelono de camice nere. fu tra i più assidui. S, E. Mus- solini fu ospite per qualche giorno del magnifico Castello di Camino. Furono presenti anche S. E. il Segretario Generale del P. N, F. on. Turati, S. E. Bazan, il Ges nerale Vece dell'Aeronautica in rappresentanza di S. E. Balbo e tutti gli Addetti militari esteri acercditati presso il nostro Go. verno, [hi personalità militari, oltre a S. E. il Capo di Stato Maggiore Generale Maresciallo Badoglio, erano presenti tutti i Comandanti d'Armata. La manovra chbe il suo epi- logo nella rivista passata alle truppe da S. M. il Re nei pressi di Casale, rivista che riuscì ime ponente per effettivo, interessan» tissima per l'ottimo contegno, lo slancio, la marziale compostezza delle truppe. Fu festa d'armi indimenticabile e festa di popolo, calda festa di popolo bestimo- LT reparto i camice mene intpuegato ia an'azione d'asealto

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ek IR 7% ba ia ; pal . RITA La Ù, drain zine dARI maremento sila africa sip i ‘pltgata:, iL TETTO nta prethnat ci PUITRE egli Alimeszi, SMpra : le artreme onantaeze di Rosta all'aciatore medaglia d'a Ù, l "L; dea 7 r i) «dl lo hi rr aa “Bir. i ; Rao da tà PL) IZ hi til i sii Î. 1, ti MI i

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d seni - Mt TIT ARE IRENE unu i Pi Ri Le sì i UNA Î * de ge orari | tene fp a I Gli imponenti funerali Ai Genova a Carlo Del Prete: il corteo «fila in Piazza dell'Annanziata.

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Ivimponente corteo che dar spari dar dat seria ai Cimilero Ilonrementale ci Utile, Fra nato a Forlì il LE] gennaio Boa, Figlio degno della generosa terra di Romagna, sa- THCD nello spirito [cl nel corpo, aveva vissuto dal primo all'ultimo giorno una vita esem: plare di laboriosità, ddi wirtù, di onestà, Chiunque abbia avuto la gioia d'avvicinarlo ricorda nitida la sua nobile figuri che in ogni gesto, in ogni at- to, fuom e nell'imiimi- tà, rivelava la serenità perfetta dell'uomo che non aveva mai cono= sciuto compromessi; Lit) gli ILELTRE ill Cuoio sera fatto anche più pene nosso, EThA il pei» siero, uno con la ca: SCiemza, cra rimasto sempre sicura © coe- UN LUTTO NELLA NOSTRA FAMIGLIA Kel centro: L'idffara nilralia di Ades Mar gal, «prata d Sirena if 7 sellemibre. rente. La vita era per Lui una disciplina; Gg doveva fare al sud prossimo quanto più bene poteva, limi- tandosi, per se stesso, fi conservare intatta la propria dignità. Quando davanti alla bara del figlio Tullo, perito nel disa- stro di Verona per la propaganda del volo, lo strazio piegava i fa- migliari, il padre Mor- gagni comprimeva il LITE] dalore anche più grande, perché nella sua saldezza essi tro- vassero contorto e spe ranza. Oggi è Manlio che raccogliendo l'e- sempio del Padre deve Namimare 1 SUOI CAni, La sua Aieista gli augura questa forza. LA MORTE DI ANDREA MORGAGNI A

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L'onorevole Marchese Giuseppe De Capitani d'Arzage, nuovo Podestà di Milano,

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A, LI un} Li 30 le qu — [') Sue spegnimento allo Stara, sa dan Carla. Esercitazioni A Sopra: badunala generale in Pia ivo indermazionale a Torino: ll conconro pompierisi

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rà) hi . è pe tl i i È Ra" | di Ù e, TErTIE==gearc= = 55155 ASTRI Aspetti di vila iripolina: la spiaggia di Tripoli cogli bangare per i dirigibili. Sopra: L'intugunazione della Casa del Fascio a Ausmbal alla presenza del Mepgente il Governo.

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dA | nu ili RT] Sotto: Ma velane interno, Pet cf i. Sopra: La fiaeviala del pala la «0rilitaa sede della Manca ital Tripoli nueva

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sound ans pre * rpodiuj 1 pruarri an artt : ETRE urta” ga = - fe "all di pina ih xe e MLIFLTLE po : = n ica pn nt - iL fa; sn ul rr i e? ego fi pi” o - patita | iii ta tia Lai A n" di SIR al Cillo Ca i iosa ra SL è MIE E at = Agi o ai mm fl AI RA hi PT fu ali ii iii mim A toppa î n L Et il | gia 3: ERA bi asi Pi ì P re AA ie ie RT sl Li ic ATTESE o rutti ET UE "= — |} i DoS e VE le a

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La lancia (rovernaleriatle giunge alla rica. i) 1) L'ARRIVO DI S&S, E, CORNI A MOGADISCIO Gli Arditi dalla Sezione Soorala cella Peoera vione Nazionale Arditi P° Ialia davanti alla loro see. ff salufo ai Capi indigeni nel recinto della Bognna. Nel centro, in alto: Le avbiera

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Le cable senalana if Capa della Colonia LE ACCOGLIENZE DELLE POPOLAZIONI AL NUOVO GOVERNATORE SE Corni visita le aziende agricole della SAL ul Alaya Turca shegli Alia prento «ul Conso Vitt. Emannele, bautomobile del Urovernatore pas fra le acclamazioni sella folla.

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Aeanynardisti e Piccole Maltane in Eritrea. “L'aa pieggiala campestre delle Piccole Îaltane. Sopra: Gli Avangnardieti ciclisti visitati dal Reqgente del Governo durante un'esercitazione, agg " : i : PERA A O i Lo SEE Bia) d > iigf@eRr——:

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ci res Fasci all'Estero. ha posa stella prinra pietra alla Casa dl Fascio di S. der do Rio Porso (San Podio). Sopra: La «olenne consegna dei gagliardetti, alla Mole Antonelliana (Torino), alle rappresentanze del Fasci della Saecia Jrancese.

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I VIAGGI DI ROBERTO SUSTER LA CINA REPUBBLICA Presentando ai lettori l'ultimo libro di Roberto Suster (La Cina repobblica: " Alpes” editrice) Arnaldo Mussolini dice : "(Questo giornalista è un sottile dialettico: non segue semplicemente la forma, ma si addentra, con occhio vigile e acuto, nella sostanza di ogni rivolgi» mento politico. Egli pone bene in rilievo che le ra- gioni economiche hanno la lora importanza fonda mentale negli avrenimenti cinesi; mentre le ambizioni dei generali rimangono in sott'ordine e se anche oggi il teatro cinese non è più oggetto di quell'attento esame dei primi tempi, gli elementi del quadro sono sempre gli stessi e le sorprese sono sempre possibili... a E conclude: “ Ancora una volta, un giornalista italiano supera i limiti angusti di un vecchio giornalismo esteriore è parolaio, per apportare un contributo profondo e vi- tale alla soluzione dei più vasti problemi della civiltà contemporanea..." Dico la verità: anche nell'età dei draghi e degli gnomi e delle fantasie colorate, io non ho mai amato quella Cina ricostruita sulle false maioliche e sui pa- raventi, che certi libri di viaggi largiscono alla fan- tasia dei ragazzi e delle sartine. Ho pensato sempre che il vero, nudo è crudo, di lontani paesi dovesse essere più vario e più sbalor. ditivo di ogni favola stilizzata. Sapewo che erano nate, dall'allucinazione di certi poeti, creature senza razza, paesaggi di una traspa- renza così assurda da poter reggere soltanto case di carta oliata più lievi e più fragili delle lanterne, e babbucce di ovatta ed intere famigliole in bilico ed in viaggio sulle bolle di sapone. Sapevo che la signora Crisantemo era parigina e che madama Butterfly era nata a New-York., Un giorno ho comperato un vecchio libro tedesco del conte von Hesse-Wiarteggi " Cina è Giappone ". Il libro si raccomandava con molta serietà, anche per il nome del suo traduttore: un valoroso ufficiale italiano, Costruii così, fin da allora, per la gioia dei mo menti più solitari, la mia vasta fiaba cinese veritiera. Qggi con Suster ho potuto arricchirla di quadri e di nozioni senza turbarla. Oggi mi pare che se il destino mi butterà per l'Occano indiano, o per la Siberia, alla ricerca di nuove avventure, non trabal- rerò al cospetto di alcuna delusione penosa. So con certezza e travedo con chiarezza. Queste pagine di Roberto Suster, come già quelle del signor di Hesse- Wartegg, sono come dovrebbero cssere tutti 1 libri di viaggi scritti non per l'inganno di una facile fola, ma per l'ammacstramento di uma lucida realtà, sobrie e concise, rapide è precise. Roberto Suster, con la sua sagoma di spaventa- passeri sradicato da un campo di tenere pianticelle in fiore, è la più tipica e giuliva figura di nomade che xi possa immaginare. Scese dalle aspre montagne del suo Trentino vi- lipeso, con i primi nembi della guerra. Nacque nel cragiolo di quella politica accesa ed eroica, battishiana e divinatrice, che regalò alle fortune d'Italia anche qualche tratto più tipico della complessità e del di» namismo, dell'ascetismo e della maestà morale di Benito Mussolini. Era impossibile non uscire imbevuti di politica da quel fervore. Scese verso Roma fatidica, dunque, il nostro Su- ster un giorno, da un osservatorio che aveva spalan- cato dinanzi alla sua mente giovinetta il panorama tormentato di tutta l'Europa. I problemi germanici informavano la politica austriaca: l'Austria, mosaico di popoli, palpitava con i suoi lembi orientali al fre- mito delle oscure rivolte, dei più sottili presagi, delle più inaspettate sorprese. Ed attraverso questo cumulo di nozioni della po- litica mondiale di allora, l'occhio era fisso sui destini dell'Italia adorata e delle sue propAggini ancora ir- redente ed oppresse. Presago del divenire, Suster si avviò: e non si è fermato ancora. La sua penna fruga instancabile: è vuole modernamente essere stilografica: ligia cioè alla cifra ced al concetto, alla formula ed alla realtà. Non è poeta il nostro amico: se qualche volta il paesaggio lo incanta, noi lo sentiamo fra le righe che si ritrae con un sorriso che chiede perdonanza. E riprende la severità del racconto con l'aria di ammonirci: = No no, ragazzi: niente chiacchiere è voli. Qui bisogna fare sul serio, Il cinese, al cospetto delle proprie attività più ca- ratteristiche, non diventa figura di quadro decorativo. Sarchbe facile scivolare abbacinati da tutta una ridda di colori. Hisogna puntar bene i piedi sul sodo e la penna sulla cartella e gli occhi sulle parole che minacciano TE

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SI di scappar via senza controllo, sospinte dall'estro, per ricavare la verità fondamentale della razza ed in con- seguenza un monito di saggia politica, anche dai tratti più pittoreschi, così: “Il cinese, infatti, non ama né tenta costruire per l'eternità: si limita a curare i colori e i fregi, e dato che gli uni, come gli altri, si applicano più facilmente ni materiali fragili, ecco le case in legno tipo marmo, ecco i soffitti in carta tipo affresco, ecco le colonne in cemento tipo granito, ecco le mura in sabbia tipo pietra, e per salvare le apparenze antiche ecco ripe- tersi attraverso 1 secoli sempre lo stesso modello di tegola, laccata, ecco riprodursi sempre attraverso i tempi lo stesso modello di padiglione e di corte, ceco rinascere in ogni particolare sempre gli stessi gradi in pose più o meno spaventose. L'architettara, l'arte teatrale, la musica, la vita cinese, non conoscono epoche, non tentano evoluzioni, non ammettono novità, Sionler. e da tremila anni si ripetono con identico ritmo..." L'esame è spictato e perfetto. Cade il velo di mille leggende, cade il trucco di molte menzogne let- terarie. Deve aver faticato contro st stesso, per assolvere meglio il duro compito di studioso e di giornalista, di uomo politico e di informatore prezioso soltanto per- chè preciso, il gentile e insospettato porta che in un attimo di estasi stanca e smarrita, si lascia sfuggire dalla penna e dal cuore descrizioni come questa (Ri- salendo le Jang-Tse-Kiang): " Catene di montagne che si perdono a vista d'occhio, e che in certi punti sembra sbarrino il cammino alla nave, fughe di colline che alla sera si sfumano nella umidità dell'aria, prendendo l'aspetto caratteristico dei paesaggi laccati cinesi, pia- nure sconfinate, che sembrano oceani solidificati, su dai quali, di quando in quando, spunta l'albero di un'idea naufragata, cioè il cocuzzolo di una pagoda..."". GINO ROCCA

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I LIBRI Un inizio romanità, è romianticamente um po fa pemetrare una volta tanto nell'atmosfera di un hbro che. di capitolo in capitolo, tende a liberarsi dalle convenzioni del solito racconto, dalle siretioie della consueta vicenda per sac lite verso una larga visione delle più mobili passioni umane, per raggiungere nel puro regno della spiribi un alta signifi» cato morale, Parliamo dell'ultintso pomanso di Maeelalena Sanloro, fe mone ni fonti (Casa editrice Bemporad, Firenze, Il procedi: mento usato dalla scrittrice ci sorprende appunto per la sua singolarità : rehò attraversa le ps pagine di un racconto nel quale, specialmente nella prima parie, sembra sia dio libero sfogo sola ai sentimenti Cal agli iatinti, arriviamo all'all'ermazione e alla difesa finale di una vera e propria tesi, quasi senza tiicrcene Locorli. Forse non è neanche il caso di parlare di procedimento, se questa parola può adombrare l'uso premeditato e ciuto di un meteo, Maddalena Santoro obbedisce a un'arte così guar vane e così disinteressata, che ogni l'urberia iecnica deve essere "a priori” eseloia dal sio stile, Tutte le sue opere, da A/allna a Porre sllirarane, sono sentite di getto, per un ardente im» leo di lire e di narrare, più che per un bisogno complesso di esprimere e di insegnare, Tanto meglio se l'esperienza della scrittrice l'ha condotta, atiraverso il nuova fantasma della sua creazione, A i chiaramente un problema etico, e se i personaggi hanno acquistato nelle sue mani, quasi inavverti. tamenie, una consistenza di simboli. Noi che pur siamo con trari a tutto quello che, in letteratura, può sapere di ins prev supposta e imposta, nom possiamo se non ammirare l'opera d'uno serittaro quando la conclusione di un suo lavoro di faa- tasia coincida call'esaliazione di alii e sam concetti morali. Protagonisia del romanco è Edera, una ragazza bellissima che si affaccia sola e inesperta alla vita correndo incontra alle sue insidie coll'incoscienza di ogni creatura buona e istintiva, senza gomilori, senza & i, renca coslruzione morale. Per duti il padre e la guidi: ia resia una cattiva matrigna che le consiglia di direniro l'amante di un anziano proicitore: Edera tenta con orrore l'esperimento, ma subito vi si ribella, e Fugge di notte dalla sua casa. Incontra per siruda un grovine signore, bello ced esperto, e la sua dllustone glielo fa apparire come il cavaliere azzurro, l'uomo del suo sogno. Gli si dona in un impeto falle © dapò una natte d'amore, poiché costui non la trattiene. l'abbandona, conscia che non potrà mai amare un altura. Rimasta sola. spomenta, cerca un impiego; e trova da ce cCuparsi come miarnigiia in una casa di mode. dove il pro. prictario, Piorò Pomati, #' innamora di lei e vuol sposarla. Ma la sera del matrimonio, al momento di darsi al marito. il rie condo dell'altro è così ivo è assillante, che no è mascon- dere la verità nè imporsi di cominciare una vita d'inganni. E fuege anche dall'uomo oncsto che le ha ilato il suo nome. per tornare a lotiaro sola, più che mai smarrità © perdita. Si a infermiera: cambia mome e figura, e questa duplice traslotmamone porta al anò spira, brnalmente, pare è Iram- quillità. È scoppiata la guerra: i valori morali appaiono sorvertiti: la patria ai é risveglinia, la vooe di un Lomo eletto guida la gioventu alla vittoria © alla riscossa, Purificata e incalznia dalla grandiosità degli avvenimenti, Edera ricerca il suo amante, imaginandalo fra i combattenti per la causa santa: lo trova imboscato e vile. Ne ha un die apurbi cus raso chie si stacca dla lui dehaiticamente. Ma un'altra rivelazione lattende: e questa è una rivela: zione di lellersa. Piero Penati. il marito ablatibomato, è stato un meraviglioso combattente; ed ora, finita la guertà e è parso il “Fascismo, egli è un milite e un pioniere dell'idea migisaliniana. Ferda Cal straziati im ibn imboscata eli camunigti, Piero sta per diventare cieco: Edera può andare, allora. presso gli lui, e divenire la sua dalce inlermicia iniatericra. Così, al letto di dolore. quri due esseri si riavvicinano è l'amore risorge. La donna avrà cspiaia la colpa: e quando le benalo a ran tolte clagli sschi dell' infermi, una nyòbt& luce sorgerà per tutti e due, Elbleene, anche quasto romanzo di Madililena Santoro, che pur finince colla consacrazione di un alto principio morale — lamore appartiene ai lori, ai puri, ni buoni > é opera di ispirazione sponlamel, € spargi limpilamente da uma ricca Cal fluida vena, So l'inizio appare un po convenzionale, i difetti gene, 1 PIÙ BELLI dell libra attraggono quasi ipuanto le slice qualità : ana difetti di incertezza espressiva, sono esuberanze che poi si placano eo si disciplinano quando l'autrice catra nel vivo della materia romantica, e quanto più s'accalora, tanto più diviene ellicace. Karraltrice fervida, schietta. appassionata, ella dimostra un passes sompre più sicuro della sostanza drammatica; e questa volia ci ha dato, in Edera. un carattere di donna se Enalo da Era #irianieni [ol delicati di umanità Come il libro di Maddalena Santoro analizza gli errori è le delusioni d'amore d'una donna, così i nuovo romanzo di Alfio Merreiia, £'iaganao dal agro (Edizioni Alpes - Milano) descrive la "win crucis” sentimentale d'un uomo; ma mentre il primo ha per meta finale la parificazione e la vittoria dei farti, il seconda non sa troware nella conclusione che un estremo sconforto, una mesta arresa delle illazioni alla realtà. E tuttavia il sottotitolo de f'inganao chi sogno è “ romanzo d'amare”, Sembra che l'autore vaglia cantare a voce spiogata le gioie è le ebbrezze di un'anima innamorata: e le canta. ima per infrangere il castello della poesia subito dopo averlo creato, per mostrarci più il rovescio che il diritto della mos daglia, per amimmoninci che sia vé peorssileilinà di aalvuesza per chi ostinatamente #1 abbarbica ai sogni e se ne nutro, Più che us romanzo d'amore, dunque, questo è il romanzo dell'etermo tormento è dell'eterna delusione di chi crede al- l'amore assoluto e vi si abbandona come alla sola verità della sita. Ed è maivrale che, dopo tali premesse, la conclusione sia pessimistica; anche perchi è diflieilo imaginare un voma che sia meno uomo e più disperatamente fanciullo del prota= pormista di Alfio Berretta, Il suo Paolo Eruni ha quasi un va- lore trascendentale: è veramenie il porta per eccellenza; s'ine cammina sulle sie del mando con un carica di sogni, verso la felicità e verso la gloria: ne sa che felicità è gloria non ca dano dal cielo come doni divini, ma possono esser conquisiate soltanto a prezzo d'una lotta crudele. di sacrifici enormi, Molio giovane, egli sposa una dboana bellissima, avida di acnsazioni, di maorimento, di varietà; e a illade che fiasare gli occhi in quelli di lei, restando in ombra, sia tatto, Ma il suo amore non basia a riempirlo la vita: né baia a colmare il vuoto insanabile, la nascita d'un figlia, Per non pereocare, per non iradire, forse per non essere wocisa, in un giorno di sconforto, la donna si vecio, E Paolo Bruni abbandona il paese natale. i genitori e il figlioletto, per cercare lavoro a Milano. Inutilmente, Una suoccisiva caperienza d'amore lo distoglie dal lavaro e lo conduce ad una nuova delusione, Allora il poria fugge dalla Metropoli chiedere asilo ad un'altra cia di provincia dovo 10 suo insaziabile bisogno d'amare lo avvicina ad una creatura di dolcerza. Anna Maria, ché gi devio ad Cane la sua cOMpragrna, Ma per sposarla, egli è costretio a rinunziare a iuiti i suoi sogni d'arte e ad cnirare come pralicanie in uno stulio d'avrocaio. Ta vicenda, come si vede. non si vale di temi peregrini: né l'autore si alfaiica a cercarli. È' evidenie, al contrario, «he il Berrella ha calo alaro al suis racconti la ma sasa semplicità, sia negli clementi psicologici che nella linea nar rativa. [hi questa sobria austerità egli va lodato: il romanzo, attraverso qualche lungaggine che sarebbe facile sopprimere, attrae ce inîeressa appunto in virtà della sua nitidezza formale; nitidezza che non e arklità, ma pone in luce caratteri, par sioni e tormenti con un'ellicacia capressiva schietta e vibrante. “ Crepuscolo ". # Canto di Maggio *, * Motte irisie ‘. " Avutannale © è simili soma i titoli delle i contenute nel volumetto WPipilià di Guido P. Conti (Collezione “ Il parnasa"”, Milano), E i motivi, ahimé, come i titoli, non odfrono varia- zioni molevali, come se la poesia dovesso ascontentarii di rincorrere solianto dei temi obbligati. Hisogna #wortare anche questo giovanisiimo poeta Aa uacite dai soli binari, se e vero che nella notte fonda, quando * il primo verso © d'una nuova lirica sia per vacirgli dal cuore, egli sente "un ulalio d'oro in burrasca > un tormentio di vento — ed un fruscio d'acqua che scorre. che s'esolve e COR b15574 4 Guardi ai liberi cieli, al di la delle malincante rituali, © tnowerà certamente sb alesso: la sua lresca sensibilità, dalla qualo sono nate certo liriche di più alta lapirazione come “Le Campane di Kovereto ", dimosira che egli può osare. Ca fe

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33 Nella vecchia daritna ovo il rogatore insommalità aveva guidato il canotto, il ilutto veniva a framgersi con piccole sonale rabbiose, irritato forse dall'improrvisa violazione. — Non la riceve: non riceve nessuno: neanche il Re, a il Papa ricorerebbe > dichiaro imbrontiato il barcatuolo, in: erociando le bronzee braccia, cullati lui e io, nel fragile schifo, dal ritmo dell'acque dispettose, =— Mon riceve — confermi con impazienea l'uomo ibrida, metà serro, metà ortolano che, dal muricciuolo della darsena, i éra spinto a guardare chi osava wiolare l'inala imiatericaa. Ma to spiocai un salto sui gradini viscidi di muschio, toccai la soglia del giardino e il solitario mi ricevette, Egli mi qdisin: — Poiche siete venuta, dopo ianto tempo che nessuno osù varcare il limito tracciato dalla mia volontà al futile interes: ammento umano, guardate! Se le parsle erano rudi, quasi a bella posta afrondate di cortesia, al pari di un albero dal quale l'accetta Fa cadere i rami inutili, meno rade era il gesto col quale il signore del luogo m'invitò ad avanzare. = (Queto è il mio regna — cgli riprese, — Vi ho pro fuso il meglio di me stesso, tutto ciò, più di ciò che la natura mi concor: cuore, testa, fortuna, Guardate e, posché siote venuta, ditemi se valeva la pena di mettere sui piatti della bilancia un giardino è un uomo! Gli inglesi, che apparivano anni or sono, guidati dai barcaiuoli indiscreti, non hanno visto, in tutto cià, ché un paragrafo del Baedeker, Gli sposi svizzeri e tedeschi hanno fatto colazione di baci e... di salame nel mio boachetta delle ninffe: aotto il chisaco indiamo, dei ragazzi male educati hanno scritto un'insolenza... Mi dissero che voi amate di penetrare più addentra che non n soglia nello spa rito delle cose vive e delle morte: mi saprete adunque dire quale sia la chiave del miatero che rendo questo luago dillo» rente dagli aliri luoghi. più triste, forse. di qualunque altro, inlamitamente superiore come Lula ci che È bellewzà. poca? Accettai la sfida: ho guardato, come indicava la volontà adegnoaa : ha prsato, come imponeva il bizzarno invito: ma attraverso la suggestione dell'uomo e del posto, ascolta s0- pratutto la voce dell'anima mia. — Volete entrare in casa a riposare? Ecco, Ma non è più rina casa, Îl vento me l'ha »iuaziala h pexzo A porro: l'acqua - lago me l'ha rosa nelle profonde radici; la porertà del Lia Pia Tha preservata dai cataplasmi prriiurbatori. nfatti, l'inola verde, tutta recinta dal lago azzurro, aveva la dignità melanconica dei maderi. No: non era più uma casa: ruota comò un'occhiaia senza pupilla, sventrata, logora, cadente: \L CIPREINAN Acer SoGNK lo scheleiro di un corpo: una larva di grandezza... Ma chi puo ridire larmania delle ame parti, il delicato traforo dei balconi, la grazia delle statue mutilate? E l'edera ontrara per le porto, per le finoatre: guidlata dalla mano invisibile della natura inghirlandava stipiti e colonne, mascherava lo magresze, dava dignità di tompio alla rovina. — Love dormo, lei forse si domanda? > disse brusca: mente il Solitario, — Non so: forse, per nove mesi all'anno, io non dormo in sessun posio, perché m'inebrianòo le chiarità del firmamento e il rapido pulsare delle stelle è le voci inf nite del silenzio. Forse io sogno, dormendo, è dormo sognando, E, nell inverno Cani egli saggio alteramente = *i è Ancora spazio basianie per sentir freddo e veder bula, Ma seitembre rideva, quel giorno, di mite lieterza, lumeg- giando di porpora e d'oro la tavolozza autunnale, = Un tempo — fece la voce ironica del Salitario — l'ul: timo de mici famigli viveva qui con me ce con un suo sang fera non het che braccianti P-_| giornata, A ore). Ci volevamo bene? A un tempo uniti e lontani, ci accomunava l'abitudine, benTa intimità di apirito Ra. Rare erano le eoastne parole, rari i latrati del cane, al quale era memica la luna. Ma una notte il vento fischio furibondo, sollevando con violenza di maremoto queste acque del Verbano e i latrati del cane ai fecoro spaventosi quanto gli uluali del vento. — “ Ha mangiato l'erba matta” — mi disse il famiglio stralunato, — "Il wete- rinario di X ha un rimedio che nona falla; vado a portargli il cane”, — “Tu sei matto — risposi =; nessuna forza di vor lire © abilità di remi resisterebbe a questa furia di tempesta", Senza astoltarmi, egli ecose alla darsena. sciolse gli ormeggi della barca, tentò l'impresa, ma, più giudiziona dell'uomo, la imbarcazione si caporolie, buttando a riva. grondanti, l'uomo e il cane. Tutta notte l'uomo impreco e pianto, > '" Maledetta isola!" — gemera mordendosi i pugni. — “ Terra maledetta, abbandonata dagli vomini e da [io, dove nan c'è acampa, soccorso, miscricordia! — All'alba il cane, che non aveva più neanche la forza di ululare. mori e a a il lago ehbe nio gato nei misteri dell'acque profonde l'ultimo fischio rabbioso del vento, il famiglio se n'andò per sempre... Jreva pianta vedenda il cane morto: non pianse, salutandomi, In quel punto, sotto a noi, dietro qiulli di oleandiro dal» l'acuta sentore di mandorla amara, risuonò l'alfannoro batter d'elica del battello:salan, — (ui è la morte è quella è la vita — crclamò il mio ospite. — Come mai la Società di Navigazione non ha ancora sfruttato l'idea di far pontile all'Isolino? Dove non ponetra, che cosa rispetta, ormai, l'industria battoegaia?... Sapesse quanto

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olferie ho già ricevoto da speculatori? Il dottore tale dei tali vagheggia d'impiantarvi un Sanatorio: degli azionisti ameri- cani avrebbero ideato di farne una specie di Saumna- Posti... Sonda sccasioni da far foriuna per uno che, al par di me, si è ri- dotto sulla paglia! — Man vendereie — alflermai, scudiendo il capo. Per la prima valta. egli mi fissò senza malevalenza. — (irarie — disse piano. E l'accento era con mutata, così impensalamente dales di commozione, lnemanie di gratitudine, che l'uomo mi apparve un alira, Egli mi si pose al fianco con cavalleresco atto. —- Vediamo ora il giardino = propose, = La casa fu, ma il giardino, vivaddio, è. Venite a visitarlo in tutti i suoi re cessi, In ognuno dei suoi meandri e portate orunque andrete lo spirito che, or ora, ho ringraziato. j Per più di un'ora mi sono aggiraia nel giardino del'Sogno. Scomparvero la casa, il Lago, il cielo, Mi trovai all'infuori delli vita normale, abalzata lontano, con una forma, al fianco, che mon cra la consueta tangibile forma umana, guidata da una voce che, nei rari monosillabi, non era più che un suona, ciprosiione di quell'arizonia. [Drescrivere ciò che vidi?... Non saprò. Ma icht la Fallià ilel sg È contagicaa, ia non potrò più liberarmi dalla visione concessami; io rivedrò sempre in me stessa cib che vidi allora e che, nel palpito irreale, Pra pure nulla più che un sapiente connubio fra natura e arte. La rigida grazia settecenicica dol giardino italiano predi» leito da Emma Ciardi. iviio siepi di bosso e di mortella, ivito statue mufilate © terrazzi dalle balavitrate di pietra lavorato a merletto, mi aveva appena ienuta nel suo incanto da scena di minisetto danzato da damine in babta, da cavalieri incipriati che, passando setto l'arco di un ponticello, mi si apriva di nanzi un vallencino giapponese, la più squisita riproduzione del più bello e del più ridicolo effetto prospettico di un pa: ravento come ne ricamano le memi dalle manine infantili, Alberetii nani e secolari, non più alii di qualche palmo; lucidi spiechi d'acque pallidamente fiorite di ninfe: vasi di bronzo sui quali s‘aggrappano mostri alati, casine di fambor appollaiato su minuscole cminenze, Tutto infantilmente lillipuziano e delizioso, odorante di ralferanò n di lacca, inghirlaniato di lampade ali cara © di cespugli cdorosi. Una Erotta là altrartraarei, bho slretlo passaggio di roccie vellutate d'erica e. nel fondo, si profilava un paesaggio indiano. Banani hl palme dai cani tronchi, dai wenlagli ali faglia cariche di firutti strani, mettevan capo a un piccolo tempia candida fra le rose. Coli stagni lucidi al pari ali lastre d'ar- genio riproducevano all'infinito la cupala d'oro, 1 globi di marmo rami; un hirone macelanconico incarmava il mistero del luago; profumi di sandalo e di droga erravano nell'aria quasi bruciati dla ineensieri insiaibali. Ma tosto il bosco ci riafferrava, il bosco che pareva ver gine; il folto intrico, il saldo allacciamenio dei rami, il gro- viglio che genera la tenebra, l'infinita gamma dei verdi corsa

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da indistinti susurri, impregnata di umori gentratoni di fre: scherra, Forse di letali sodi... A un tratto il Solitario mi dinie, con amorzataà voce: = Walete permettermi di prendervi per mano? Chiudete gli occhi un attimo. Posi la mia mano nella sua, ch'era la mano di un genti luomo, incallità come quella di un bifalco dall'uso della vanga e della forbice. Riaprendo gli occhi, non trattenni un grido e il sorriso del Colitario mi compensa dli quello spontaneo omaggio Dall'ombra insidiosa eravamo usciti al sole, in una specie di radiarà ché preparava la grandiosità quasi teatrale di una scena degna d'interpretare la musica di un genio, Dende scendeva, dove finiva la acalta anperba, liscia come un solo gradino, che pareva perdersi fra Valte cime dei ci- pressi sfidanti il cielo e inalrizsarzi in acque lucide è fredde come quelle di un lago di fusi diamanti neri? Enormi cactus, aloe giganti la fancheggiavano quali irsuti incerruttibili guardiani; un tesoro d'erbe palustri allacciava in spire forse mortali la sua serra poderosttà; nembi di cigni neri è dlli piccioni | binachi le posavano al piede quasi pietrificati illa una volontà imperiosa; un pavone regale, con tutto il fastoso ventaglio di gemme sciorinato sull'uliino gradino, ai speechiava — tterno amante di sé stessa — nel cristallo cupo dell'acqua. n | È bello per caver vers! — csclamai rapita, ene tusiasta. — Che artista siete per aver visto così, così creato? Sotto le palpebre stanche, gli sechi del Solitario s'imu: midironeo. = Dia ascla awste faiia tutto cib? — Da sola, = Da quanda! — Lia sempre: Anche le parole, anche la mia ammirazione mi facevano l'ellento, mell'armomia, di una stonatura. — drmato 1 fiori? — egli mi chicao, E. senza aspettare la facile risposta, mi guidò attraverso anditi verdi o antichi labirinti, fino al regno di Flora, la Flora più parsamente prodiga di colori e di profumi che mai abbia imperato nei giardini d'Armida, = la aclîzo il freddo, l'inverno, ma i misi fiori nona lo conoscono — egli mi disse con orgoglio. Dinanzi a noi — tavolozza di spleadori — tra un vivaio esuberante che, dalla sana freschezza delle rase, andava alla rarietà turbante, quasi carnale, delle orchidee, che dalla fiamma dei gladioli scendeva al cerco biancore, violentemente odorcso, della tuberosa e della gardenia. Per terra, lungo le radici degli alberi. era il meraviglioso tappeto dei muschi, l'infinita famiglia parassitaria dei licheni, tenaci e fragili a un tempo come una vita adolescente. = Chinatevi > mi impose l'esprito. E allora vidi ciò ch'era sfuggito anche al mio cechio acuto: la sottilissima impalpabile rete di seta che proteggeva con le sue maglie il velluto maturale del suolo. erchè? > mebicai, — Perché io non sono 5. Framcesco è beccano l'erbe, «i lasciano cadere semi inopportuni, mordicchiano, rovinano. Tlue- ste maglie vengono da Parigi e costano... an patrimonio al pazzo del Verbano, per chè è così che mi chiamano, non è vero? Badate, avete perduto qualche cosa. ra vero, Arerò lasciato cadere diciro a me la sciarpa di raso che poco prima mi recin- prva al collo: la aciatpa bianca è era al pari dei cigni e dei piccioni del fanta- stico paesa — E' morbida e dolce come i mici bori = mi disse il Salitario. L'avera raccolia e andava palleggian- dola nel cavo delle mani di antico gene tiluomo trasformato in giardiniere. le mie “sirocchie bi) — Me ne vado — dissi, acconnanda alla pistola scala l'approdo. — Non ancora! Sedete qui un momento, Sono un ruvido dapite: non vi ho ho offerto una seggiola, un bicchier d'acqua; non ho spiccato, per voi, un fiore della mia raccolta... — Che importa? Mi avete offerto il Sogno. Per compiacerlo, sostai un pato sul rozzo banco circolare che recingera [ET grande ino marittima. — Non avete ancor detto quanto vi chiesi — egli fece con un'ombra di sorriso. = (Che cosa... — Avete già scordato? Ma io rammento. Poiché siete ve muta, ditemi adunque se, concentrando in questo asilo tutte le Forze del cuore, della Ffantaria, della fartuna, ia sono stato il passo che pretendono, o il saggio che mic — Il pazzo che pretendono — risposi erudameinte. Egli si volse di scatto a contemplare la cerula distesa del- l'acque, l'ombra violacea del monte ché vi cadeva a picco; pa mi si rivolse scenza asprezza, con un lieve tremito mella voce. — Potete dirmi il perchè di questo gradizia? — Perché non è lecito agli umani di varcare i limiti del vero, d'infrangere le leggi precise © fisse della vita. - Ta non ko fatta male ad alcuna dei miei simili... — Avete fatto male a voi stesso, — In qual moda? — Mettendo il sogno al posto della realtà, — Ma se dl sogna È bellezza, st È porsia. = La vita non è né bella, nè poetica sempre, — Ma se anche voi avete goduto di quest'ora! — lo sì, viandante affrettata che passa e cammina verso Imagini magari opposte: voi restate. — E' la mia forza. =— E' Îa vostra debolezza, = Sbagliate. — Sarà: ma avete chicato il mio giudizio è in lho dato. = Miete crudele. — No. Vi guardo con fraterno cuore, colmo di pietà. = lo sdegno la pieià che non mi spetta. — Si, perché l'egoismo genera la collera è wai, uomo forte, han avote pensato ché al vostro piacere. = E la gioia ong occhio? E il firme del senso, di tutti i sensi accom? E l'ebbressa della solitudine? E... lora che vi donatet.. — Non mai la scorderò: ma ho bisogno di uscire dal ma» gico cerchio, di respirare l'aria di tutti i giorni, di ritrovar me siessa.. — Viandante alfrettata, questo è il mio trionfo! — Pellegrino del ragno, questa è la vostra condanna. — Audio, crudele: ritormerete. — Non ritornerà: ma ri dico addio con grato sentimento. Sreesi la scaletta d'approdo. saltai nella barca: il vogatore insonnolità, 0 arcigno, si piego soi remi. Il Salitario, dall'alta del terrazzo di pietra ibecscomcellata, mi salutava con la mano; valli agitare la sciarpa bianca © nera: non la trovai. = mia sciarpa! — gridai alzandomi in piedi, facendo cenno a lui che me la buttasse mentre Il canotto svoliava l'angolo dell'isolino. Egli fece un atto di diniego: trasse dal petto la sciarpa che vi aveva nas costo e la bach, = E' troppo morbida e dolce perché me ne separi — dise la voce ironica. — Il paese del sogno non © dunque il regno della probità? — gridai ridendo. E' quello dell'agoismo! Lao avete detto vai! Allora, pentita d'essere stata " cru- dele”, gli gettati anch'io un bacio sulla punta delle dità perchi il Salitario, sa- pete, aveva ottant'anni e mi piaceva di essere stata il nuo ultimo amore umano... FULVIA — Na,

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de ge dg pai di = pf °° le e iran pic Pim Sai Li dn pari ra TT e i Tr A E e LS Pa ee Ar : a 4 res rs Pogra i PE iii La Porta maggiore del Duomo di Benevento, Fra i monumenti più preziosi dell'Italia meridionale e forse fra quelli meno noti al pubblico che viaggia, va considerato il Buono di Benevento, ehe contiene ric- chezze artistiche di valore inestimabile. La Porta ntaggiore è ritenuta la più bella del Mezzogiorno; nei seltantagnatiro comparti di bronze sono scolpite con rara finezza è +iupenda armonia scene è Sigiane del Nuovo Tertamento, apera di artisti bizantini del dodicesimo vecolo. = O , / 5 >

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47 shnniina e il Savio, dii pressi di Sorbano, li gruppo di quercie mi ciglio del fiume, al centro in alto, Fat, Crvamnini segna la località di Pian di Bezzo. SCOPERIE NELLA PATRIA DI PLAUTO (Chi risalirà tra qualche anno, da Cesena verso la cresta dell'Appennino, la vallata del Savio, troverà l'aspetto dei luoghi, tra Montecastello © Sarsina, profondamente mutato, Dove oggi il Savio corre tor- tuosamente aprendosi un angusto varco tra le mon- tagne, riderà la classica bellezza di un lago montano, dalle cui acque l'industria dell'uomo trarrà alimento per la creazione di energia elettrica è per opere di irri azione, E le roppe dei colli e dei monti tra i i da millenni i Savio scava sempre più profondo ; i suo solco non appariranno più — come è da augue rarsi — maculate di campi di grano che si inerpicano fin sulle creste e non rattengono il terreno facilmente franoso, ma si rinverdiranno assai più che oggi di alberi di alto fusto, che renderanno assai più rari gli odierni brulli calanchi, precipiti sui cigli del fiume, e daranno insieme al paesaggio un aspetto di più maschia e qui più attesa bellezza. Il lago si stenderà dalla “stretta” di Monteca- stello fin proprio ai piedi di Sarsina, e le acque som- mergeranno, nelle immediate vicinanze di Sarsina, un campo non wasto detto Pian di Berzo, contro la cui ripa la furia del fiume esercitandosi da secoli dà luogo di tempo in tempo a vaste frane di terreno, che ben frequentemente rivelano cippi in pietra con iscrizioni funebri; onde si trasse la ragionevole induzione che esistesse qui una delle necropoli — forse la principale — della città antica. Il timore che con la creazione del bacino montano andassero per sempre perduti altri cippi e forse opere scultorie e arc tettoniche notevoli, ha fatto nascere il desiderio di operar larghi i nel presunto luogo dell'antica necropoli; e di tale desiderio Arnaldo Mussolini si fece autorevole interprete presso l'on, Fedele, Ministro per l' Istru- zione Pubblica; onde, concesse cospicue somme per l'esplorazione della zona, larghe e fruttuose campagne ili scavi sono state intraprese dalla Soprintendenza alle Antichità dell'Emilia, che ha naturalmente esteso I le ricerche anche all'abitato di Sarzina, dove indizi pro- mettenti di scoperte si erano avuti negli ultimi anni. Sarsina è stata gencrosa di rinvenimenti, come una città di antica gloria; e | rinvenimenti si sono avuti nella città e nella campagna, è ci han dato la gioia di nuove opere d'arte, la sorpresa di un singo- lare monumento architettonico è la miglior conoscenza di parte di un edificio già noto. Ma sopra tutto ci han rivelato aspetti della vita della città che igno- ravamo, e ci hanno offerto la possibilità di osserva» zioni che investono un mondo di più ampio io che non sia quello della sola piccola cittadina. el medio corso del Savio: un mondo di cui invano si cercherebbero — e specie per un centro di modesta vita come Sarsina — i riflessi nei testi degli antichi scrittori. Poiché, che sappiamo noi di Sarsina dagli scrittori antichi ? Nulla o quasi nulla, e ciot le sole poche notizie che si riferiscono ad avvenimenti militari, Posta Sarsina a metà circa del corso del Savio, alla testa delle tribù umbre del versante orientale del- l'Appennino, essa fu conquistata dai Romam nel 236 avanti Cristo, quando con la sottomissione definitiva degli Umbri, Roma volle crearsi in Sarsina una solida testa di ponte — come oggi si direbbe — verso la Gallia Cispadana. E pel territorio di Sarsina, venendo da Arczzo e dal Casentino, passò l'esercito romano che nel 201 avanti Cristo scese ad invadere il paese dei Galli Boi, Ma all'infuori di queste notizie che son di natura prettamente militare e politica, che altro ci è noto di Sarsina che non debba ripetersi a monumenti e a scoperte che ci ha offerto la città stessa? Ma ecco un interessantissimo capitolo di vita religiosa che ci yien oggi rivelato dagli scavi nuovissimi, Si erano rinvenuti nel 1933, a qualche centinaio di metri dall'antico foro della città (l'odierna piazza),

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I “gig. — i |A | \ e i] adi — al SENIIOE Ferme. dI grande pavimento a avosaico. nell'approfondire una buca da calce per la costruzione dell'Ospedale Cixile, parecchie centinaia di frammenti marmorei appartenenti a statue diverse. Uno studioso di vaglia, Raffaele Pettazzoni, aveva riconosciuto che due almeno di questi gruppi di frammenti appartene- vano a due statue, un Attis e una Magna Mater. Ma nel 1937, estese le ricerche, altre centinuia di frammenti furono recuperati, è delle statue si patè iniziare il restauro. Ed ecco ché oggi possiamo di una delle statue, e cioè di quella del giovinctto Attis, ammirar la figura, ricomposta amorosamente — finora da ben 126 fram- menti — dallo scultore Montaguti. La delicata fattura delle fresche membra giovamli, la dolce malinconia della testa e il languido abbandono del corpo, che così efficacemente ci ricordano la dolorosa vicenda del bel giovane frigio preso dalle grazie di una bella mortale, e per essa dimentico della stessa den Cibele, che lo rese falle, si che il giovinetto fuggito sui monti fini, nella sua esaltazione, per evirarsi sotto un pino; infine la novità dell'appoggio, che è costituito da una roccia su cui un montone è accosciato, e che è in parte coperta dalla clamide avvolta al braccio sini- stro, basterebbero da sole a dar fama a questa scul- tura, pesa egregio della statuaria dei secoli I-II dopo Cristo. Ma il simulacro divino reca in sé un elemento di drammatico interesse che ne accresce altamente l'im: portanza, e questo clemento è la possibilità di legger nella statua una pagina wiva della battaglia accanita che sostenne col decrepito paganesimo il giovane eri- stianesimo; un cristianesimo pugnace, intollerante, ico noclasta: che non rifuggi dalle esplosioni di furor religioso, come tutte le credenze e tutte le sette merone la del loro irrompere è loro affermarsi. È a Foî. Hiovanalni. Poiché la statua di Attis Appare — come le altre statue recuperate — franiumata più che spezzata a colpi di piccone, e i segni del piccone sono oggi an- cora evidentissimi: è i cristiani fanatici, come furon metodici nella rovina, così furon sottili nella disper- sione delle briciole degli antichi simulacri: poiché le briciole essi umirono in informe mescolanza, e le mem bra dinecla composero im più mucchi, è questi mucchi seppellirono ben profondo nella terra e ben lontani l'uno dall'altro. Ignari, quei cristiani iconoclasti, che sarchbe venuto anche il giorno della resurrezione, e che altre mani avrebbero composto di nuovo quelle membra divine, per farle nuovamente oggetto di un culto diverso, ma del primo non meno fervente, Nell'ambito della città si é atteso anche al re- cuperò di taluni mosaici, e per questo recupero è stato possibile, di un altro capitolo della storia di Sarsina, seguire per un certo periodo la svolgimento. I mosaici appartengono a una terma: a quello stesso edificio termale sito presso l'odierna chiesa “del Suffragio", di cui vennero messi in luce in tempi di- versi vani ampli O complessi “servizi”, di cui nelle Notizie degli Scavi del 1900 apparve a suo tempo par- ticolare notizia, Nei nuovi saggi è stato rimesso a giorno è completato lo scavo lun pavimento a mo- snico che non ha particolare interesse dal punto di vista artistico. Si tratta del pavimento di un ampio vano (di m. 8,g0% 4,71) a disegno semplicissimo di esagoni bianchi raccordati da stelle nere a quattro punte, a da quadratelli neri, al cui centro è inseritto per le punte un minore quadratello bianco. Llue larghe fasce nere alternate da maggiori fasce bianche fan da bordo al pavimento. Ma non è tanto nel mosaico — di cui due gran-

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Sarsina. Siatua di Alter (ricomposta dal Prof. Montagali, da centoventisei frammenti). dissimi pezzi furon recuperati e messi ad ornamento della nuova sala del museo di Sarsina — che consiste l'interesse della scoperta. Fio che il mosaico stesso è per noi importante la constatazione che sotto il pavimento novellamente messo in luce altri due ne esistevano, appartenenti ù vani anteriori e trasfor mati: tra i quali, clegante più che tutti era il più basso c più antico, un'opera signina picchiettata di tasselli bianchi, che formano un ieunica disegno di onde a linee spezzate o di denti di sega, 1 quali in- quadrano, dall'un dei lati corti, un embfenta, anch'esso in opera signina, con una stella a otto raggi inclusa in un doppio cerchio concentrico, che è a sua volta inscritto in un rettangolo. L'edifizio termale deve aver dunque lungamente vissuto, e i vari pavimenti — di varia forma e am- piczza e impiego — segnano pagine diverse della sua vita: né dunque un effimero momento di floriderza della città segna l'edifizio, ma un periodo quasi cer- & | | sc E N Foi, Presi tamente di secoli. È per chi oggi giungendo in Sarsina vi constata con rammarico scarsezza di acqua pota- bile, nom è senzà sorpresa c senza pungente interesso legger nelle molteplici pagine della vita dell'edificio l'ammonimento sottinteso che l'attuale scarsezza non puo esser che l'effetto dello smarrimento di antiche vene, se la città potè, per un edifizio solo e di lusso, disporre per secoli delle notevoli riserve d'acqua che la vastità e il decoro dell'edifizio lasciano ovviamente presupporre, La parte centrale della campagna di scavo é stata costituita dalla esplorazione della necropoli di Pian di Berzo. Per rendersi ragione della ubicazione della necero= poli bisogna rifarsi alle condizioni topografiche della città di Sarsina e del territorio che le è immediata- mente da presso. Sarsina si asside in luogo pittoresco e forte, su un vasto sperone pianeggiante che si stacca dal fianco acclive del monte di Calbano, e digrada

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ValZs Ei ASS i FE a Terme. Pavimento in opera signina con mosntico. Fai. Giovannini. daprima in una vasta terrazza che ha per centro l'antico foro della città (l'odierna piazza), e poi forma una minore terrazza di cui l'angolo sul fiume è oggi occupato dal cimitero cristiano. Il centro abitato del- l'età romana si estendeva = come era imposto da evidenti e immutabili condizioni topografiche = sul- l'anzidetto sperone alla sinistra del Savio, La punta dello sperone che è precipite nel fiume corrisponde a una delle “strette” così frequenti nel corso superiore e medio del Saxvio; in corrispondenza della “stretta” un ponte cavalcava in antico il fiume, come lo cavalca oggidi; e subito al di là del ponte una via aveva inizio in destra del fiume. Questa via si dirigeva, com& pur oggi Avviene, verso | Monte- feltro, ma anche — e in ciò il tracciato stradale an- tico si diversifica da quello recentissimo — verso Ce- sena e la pianura e il mare; che pai la strada antica avesse tal direzione, st pur prima poteva ragionevol- mente indursi, vien reso oggi indubitabile dalle sco» perte della necropoli di Pian di Berzo. La via verso Cesena fu anzi Appunto = durante l'età che segui la conquista romana della Gallia cispadana — la via cstraurbana più importante di Sarsina, come quella che conduceva verso quel piano emiliano, che era il punto di sbocco obbligato dei prodotti dell'agricoltura c della pastorizia della regione. Or di tal via Pian di Bexzo costituiva parte della testata, ubicato come è tra il ponte in corrispondenza della punta dello sperone su cui Sarsina © Aassisa € la confluenza del Savio col torrente Fanante. E na- turale è quindi che popolato di tombe fosse questo tratto di via, secondo l'antico uso italico di distri- buire i sepoleri all'esterno della città lungo le vie di rande comunicazione; ed èé naturale altresi che il avio, battendo di tempo in tempo contro la ripa presso cui correva la strada, mettesse allo scoperto quei cippi iscritti da cui si è avuto il primo stimolo alle recenti ricerche. TE Tn A

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= Aaa" — I ALn Necrapoli di Pian di Horso, Le quali, pur necessariamente ristrette a una pic- cola zona — l'asse sian ig del tratto esplorato mi- Suari na quarantina di metri — han rivelato una parte di necropoli così cospicua per numero, per va- rietà e per interesse di tombe, che profonda ne è la suggestione, ui specialmente, nella cornice austera dei monti dell'Appenzino; im un pacsaggio vario e ta- lora grandioso, cul non mancano di conferire, in ta- luni punti, un che di dantesco i tagli a picco clella roccia, operati dalla furia millenaria del fiume. Che se la visione non ha la vivacità e la potenza emotiva che lasciano nello sparito, in chi li abbia visti una volta nella vita, i sepoleri dell'Appia o le tombe fuori la Porta Ercolanese di Pompei, la visione della ne- ceropoli di Sarsina ha un che di paùù fresco, e direi di più vergine, perché con più ingenua immediatezza parla Fedala generale (taglia gati. dl Foa. Froai della pietà dei congiunti, dello stato sociale dei de- funti e delle possibilità finanziarie © dell'affetto dei superstiti. Mausolei, cippi funerari a forma di ara, povere piccale tombe di sale tegole disposte a doppio spia vente con una grande anfora esternamente ritta dal- l'un dei lati corti, poverissimi dolli confitti nella terra si alternano in assoluta contiguità, in una mescolanza di Upi, di forme, di fasto che genera vivi contrasti, Poiché anche nella piccola Sarsina Pallida more acque pulsat pe paupertio tabernae Resnorsoe lurnes. Ma sebbene tutti i tipi di tombe rappresentati a Sarsina abbiano ciascuno una propria ragione d'im- portanza, è naturale che l'attenzione sia volta prin-

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6 É aC Li al L _ I ali aa ATEO A IA E SOLI INIST DOMA EE SL Lg OE, IE TA Pian di Berzo. Mennmento funchmeé originariamente terminato con cupi: è piramide, Faiagralia Proai. cipalmente ni mausolci di più complessa o più singo- lare struttura architettonica. E tra i mausolei due richiamano sopra tutto l'attenzione, e cioé uno in opera incerta con rivestimento di laterizio, e un altro a pa- ramento di blocchi e lastre di pietra che richiamano nell'aspetto il travertino, ma sono di questo assai meno compatti. Il mausoleo con rivestimento in laterizio risponde nello schema struttivo a quell'antico canone di cui gli elementi sono un dado inferiore parallelepipedo di base {qui di m. 3,56 per 4,06, per un'altezza di m. 0,56), un corpo centrale cilindrico {qui ne è conservato la zoccolo e piccola parte del "vivo" o fusto), e un co- ronamento conico che qui si restituisce solo per con- gettura. E' lo stesso schema struttivo a cui, per far solo pochi notissimi esempi, sì riportano, pur con le particolari differenze, la tomba di Cecilia Metella, il mausoleo di Augusto e il mausoleo di Adriano. L'altro mausoleo è di tipo architettonico diverso e più singolare; e, oltre a tal pregio, ha quello di aver olferto al nostro studio una tal messe di statue iconiche d'alto valore e di blocchi architettonici ric» camente decorati, che la scoperta di Sarsina può nane noverarsi senza dubbio tra le scoperte più cospicue di monumenti del genere che siano avvenute negli ul- timi tempi in Italia. Il mausoleo, che doveva verisimilmente superare in altezza i quindici metri, constava nelle sue parti essenziali di un corpo quasi cubico di base con zoc- colo e coronamento {quest'ultimo costituito da una tra- beazione dorica di cui elemento principale è la fascia con triglifi © metope in cui appaion scolpiti rosoni, bucrani, patere); di un corpo centrale in forma di tempio prostilo tetrastilo d'ordine corinzio con cinque statue maschili e femminili, maggiori del vero, negli intercolumni, e con gli angoli della trabeazione cora. nati, a guisa di acroteri, da sfingi; infine di una cu- spide piramidale, con gli angoli ornati di lesene lisce, e con un coronamento costituito da un gran capitello corinzio sormontato da una palla scannellata, Questo schema architettonico è finora, nel suo in- sieme, nuovo in Italia. Noi lo troviamo esemplificato altrove, tra l'altro nella nostra Tripolitania, dove i mausolei a più corpi di fabbrica a pianta quadrilatera e con cuspide piramidale si trovano a Leptis Magna, a Ghirza e altrove. Ma l'apparizione dello stesso schema in Italia, a Sarsina, costituisce, come si è detto, una novità d'alto interesse. Quanto alla importanza del mausoleo sarsinate, essa è affidata, oltrechè al tipo struttivo, alle sculture decorative architettoniche, di cui l'imponente come plesso è per sempre fermato dalle immagini fotogra- fiche e, più ancora, alle statue iconiche che ornavano gl'intercolumni e che costituivano la parte più curata della memoria funebre. Delle cinque statue iconiche — tre maschili, due femminili — non tutte sì sono recuperate: un corpo

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dii Pian di tezza. Monnotento funerario, Le rovine dei Hoccbi fulto in giro al monumento. Faisgrafia Proal maschile e una testa femminile sono ancora, come speriamo, da scoprire; © le teste erano per lo più {{ su 5) lavorate a parte, è poi immesse, con inser- zione a tronco di cono rovescio, nei busti corrispondenti. Tutte le teste appaiono, qual più qual meno, mi- rabili ritratti. Sommario vi è sempre il trattamento dei capelli; intenzionalmente ridotto alle lince essen- ziali vi è anche il rendimento di altre parti. Ma quelle che sono le caratteristiche cardinali del ritratto ro- mano, il rendimento veristico delle linee fisionomiche, la ricerca coscienziosa dei tratti che fissano la per- sonalità in ciò che ha di veramente vitale, la cura di penetrare attraverso la fisionomia nel profondo dello spirito dei personaggi, noi le vediamo espresse In queste teste con mirabile efficacia, E con senso di viva ammirazione noi troviamo nelle carni un po’ cascanti delle guance dell'uomo che è presso le so- lie della vecchiezza, come nelle rughe energiche del volto dell'altro personaggio che é nella piencesza della sua maturità — meno forse nelle fattezze della testa muliebre =— | tratti pei quali presso i contemporanei eran fermate le caratteristiche essenziali dei volti dei personaggi, e, attraverso queste, le qualità pro- fonde dell'animo si rivelano. Uno scultore di razza è quegli che in queste sculture ci ha lasciato un alto saggio della sua valentia. Uno scultore anonimo, purtroppo; anonimo, come anonimo è il personaggio cui il monumento funebre venne dedicato. L'unica osteoteca che si rinvenne er- meticamente chiusa entro un doppio blocco di pietra nel centro in basso del corpo quadrato interiore del mausoleo, parrebbe significare che ad un solo perso» naggio il mausoleo venne innalzato; ma chi questi fosse & dubbio. Tre lastre si recuperarono con resti di iscrizione, e in esse sembra possa leggersi con sicu- ressa il nome di un Nonio Rufa: ma sé egli sia il perso» naggio onorato non potrebbe sicuramente affermarsi, Comunque, l'arte dei ritratti, la forma della toga ancor semplice, a linee oblique continue, senza sisne, dircttamente imparentata con quella dell"* Arringa- tore", infine i caratteri epigrafici ci dicono che da- tabili dalla tarda età repubblicana o dalla prima metà del primo secolo dell'Impero sono le sculture rinve- nute; e quest'alta datazione rende ancor più degno di studio il monumento sarsinate. Gli scavi saran proseguiti in Sarsina. Talora dai centri remoti, dove meno turbinoso è il correr della vita, viene a noi, con opere d'alta bellezza, la solu» zione di problemi che vivamente interessano la scienza. Ecco, con le belle sculture sarsinati, con la statua del giovane Attis, coi vigorosi ritratti di Pian di Berzo, lo schema architettonico di un mausoleo che nessuno avrebbe chiesto è sperato da un piccolo centro an- nidato nel cuore dell'Appennino, in territorio schiet- tamente umbro ed italico, quando finora lo schema stesso ci era sol noto fuori dei confini di quest'Italia, da cui pure ogni forma di vita si ripete,

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| { i Do”, meranen 7 JE fi ee tt rs FPSS e ul tm Pian di Bezzo. Monnmento funerario, Festa di una celle «talune virili. Fatografla Prani. Ma cheechèé serbi il futuro, noi dobbiamo, per ciò che già ci ha dato, gratitudine a Sarsina: a Sarsina, passe di serena e semplice vita, donde sgorgò il sano riso di Plauto, dove persino ln letteratura comme- morativa funeraria ha spesso profumo di semplice gra» zia, sc pur non manchi talora di enfasi provinciale, #0 mia sposa, = si legge in un titolo ricco di in- nocuai è qquii non risitule ampollosità e Lo potessi commisurare ai tuoi meriti il riconoscimento che a questi si dovrebbe, questa pietra dovrebbe esser d'oro, d'oro le lettere di questo titolo "". Ma da un'altra lapide prorompe commovente questo grido d'alta e fresca poesia; “O amata, be, te i0 cercherò e il tuo nome, hnchè mi rimarrà vita, fino a che mi sarà dato di contemplare la chiara luce del sale": shin ila mibi, dan clan cernere lucen contigerii, te, cara mibi, nomengue res ipretatra. atri SALVATORE AURIGEMMA Cn ei i ®© li nl er’ '_e et —_c e e-m.

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z >— PEG DEA TI a 45 Proto n] = e Siena, la città del Festival musicale, vista dall'alto. SIENA E LA “MICAT IN VERIICE"” DOPO IL FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLA MUSICA Meravigliosa varietà delle città di Toscana! Ecco che anche Siena ha acquistata una impor. tanza musicale, e non è più soltanto la città del Palio o di Santa Caterina, magnifica per le piazze e per le chiese e per i palazzi, che serbano wivo tutto il loro senso medicevale, ma si mette in gara con le altre città toscane per la musicalità. Avevamo già Pisa, anticamente fiera di aver seru= tato i cieli col Galilei, figlio di quel musicista Vin cenzo Galle, che precedette i sogni e le illusioni della Camerata Fiorentina, e Firenze col suo Casella ed il “dolce stil nuovo”, e le brigate festeggianti la pri» mavera con inni d'amore, e Lucca, che dalle antiche glorie musicali fino al Boccherini è dopo al Puccini, attraverso il Catalani, non ha mai visto spezzarsi la propria tradizione di eccellenza per l'arte dei suoni, e Livorno, che ha dato i natali a quel bizzarro Cal- zabigi, che aiuto il Gluck a vincere contro il Piccinni, ed a Pietro Mascagni, che è (checchè si creda dai barbassori del “non canto") gloria vivente della mu- sica italiana. Ma sembrava un tempo che Siena fosse assente da queste giole della musica, e fu perciò un'audacia di singolare signorilità quella che indusse il conte Guido Chigi Saracini, della famiglia di Alessandro ed Ago- stino Chigi, a trasformare un salone del suo palazzo in via di Città per ospitarvi, fin dal 19235, i concerti della * Micat in vertice”. Nessuno vi è ormai nm Italia, che possa ignorare come si sia svolta, dal 22 novembre 1923 in poi, l'o» pera della * Micat in vertice", che è tutta dovuta al mecenatismo del conte Chigi Saracini, e che è insieme manifestazione d'arte e di benchcenza, perchè ogni concerto suo ha sempre scopo benefico, ed il conte Guido, che invita annualmente a Siena i maggiori concertisti di ogni nazione, per esecuzioni mirabili di musica antica e moderna, sopporta del suo tutte le spese relative. Che bella sala di gusto settecentesco è quella che a tal fine d'arte e di bontà é stata creata dentro il palazzo trecentesco esteriormente! Fuori le trifore severe in una costruzione grandiosa tutta di pietra fino al primo piano e con una gran torre mozzata che la domina. Dentro è il secolo della cipria che vi con- quista e trionfa fra le pareti, in cui il pennello del senese Viligiardi, che è stato il consigliere e l'artefice

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Ml (per tutto il palazzo) di ogni opera ricostruttiva, ha dipinto la figura di Guido Monaco ed il Monteverde ed il Frescobaldi ed il Palestrina. La volta ricorda invece la battaglia di Montaperti. Gioia di stucchi e candore di marmi ed intarsi, e balaustrate a volute ed a riccio- lit Si che vi abbagliano quasi la gaiczza e la festosità. L'antitesi è stata voluta, sia perché il salone era originariamente settecentesco, sia perchè un'aristocra- tica giocondità vi accompagnasse all'ebbrezza musicale in un'atmosfera serena, sia perché l'uso delle super» fici curve, che sono adatte alle decorazioni del Sette- cento, avrebbe giovato all'acustica. Fu Enrico Bossi, il grande organista, da Como fatto suo, che inaugurò nel salone Chigi, il 22 no- vembre del 1923, un grande organo, che poi venne completato ed è oggi uno dei maggiori e dei più mo- derni d'Italia. E per la "Micat in vertice", su versi di un poeta senese, egli compose una "Cantata a Siena", che meriterebbe di essere nota in tutta Italia, tanto vibrante e spontanea ne è l'ispirazione. Ma in questa nostra diletta Italia, dichiarata spesso troppo povera di musica da camera € sinfonica, chi è che ha pensato a far si che le opere tutte di Enrico Bossi non wenisserò troppo presto scordate? Dicono i versi di Ezio Felice: Sabre, cità della Vergine, cinta di gloria è di fado. Aivstera sorcidi nel grembo della superba maturita E un'arte smablime si abbella, soave germima d'Italia, Dice il motto, che il conte Guido Chigi Saracini inventò a significare lo stemma della sua famiglia, “Micat in vertice”: Come una stella risplende dal- l'alto l'opera nostra! E l'anima conclude: Così splenda anche la fama della mirabile Casa, che diede al Ri- nascimento d'Italia banchieri degni di portare corona principesca e pontefici, patroni della bellezza oltre che sacerdoti della religione | Dove esistono, fuori dalla gentile Toscana, famiglie nobili nostre, che sentano il fasto della loro tradizione im- porsi come l'ha sentito questa antica famiglia senese nel suo ultimo rappresentante, il quale {forse anche perché privo di figli) ha largamente donato parte del suo patrimonio per dotare la città di un “ Monu- mentum amoris'"? Sulla parete del fondo del- la sala due grandi statue di bronzo, dovute allo scultore Fulvio Corsini, significano l'u- na l'“Armonia", un travaglio di concezione, un turbinio di idee {figura femminea, che ten= ta di liberarsi dai veli) e l'al. tra, che canta in estasi la sun felicità e fa sbocciare la sua grazia nuda da ogni velo, la “ Melodia”, la gioia pura è beata del canto,

Arrigo Baita, che amava il conte Guida Chigi Saracini e che ne ebbe le prime confidenze, allorché, parecchi anni or sono, egli cominciava a pensare al suò bel sogno artistico, si augurava con lui, che quel sogno fosse realizzato, anche perché Siena non doveva affidare soltanto ai suoi marmi od alle sue gare spor- tive la suggestione sempre viva di sé stessa, ma do- veva tutta animarsi in palpito di campane, in gioia di stornelli, in ebbrezza di suoni insomma, per essere una divina melodia vivente nella grande bellerza sin» fonica della vita italiana. Noi non sappiamo se organizzando il Festival In- ternazionale della musica modernissima in Siena, che ‘si è svolto nel mese di settembre, si sià voluto ren- dere anche omaggio alla “Micat in vertice”, che agli scettici, con cinque anni di magnifici concerti, ha di- mostrato una continuità di azione, resa possibile sol- tanto dalla munificenza di chi la fece nascere, Noi sappiamo, che in quest'ora significativa per la ripresa della musica italiana anche nel campo sin- fonico ed in quello strumentale da camera, sarebbe stato colpevole il non accennare a ciò che una volontà individuale ha osato e plasmato a maggior decoro di una delle più belle città nostre. Malti sono i modi per cui si manifesta la virtù intellettuale dei popoli, e certo le iniziative collettive danno affidamento di maggiore continuità, perchè, na- scendo da uno stato d'animo generale, da una co- scienza artistica comune, corrono meno il rischio di inaridirsi. Ma la bellezza morale delle iniziative indi» viduali è grande e bisogna sempre citarle ad am- monimento, con speranza che possano valere quale esempio. Per quanto l'Italia nostra non conti ricchezze di miliardari se non eccezionalmente, e più fuori dei con- fini, che entro il territorio nazionale (le ricchezze dei Crespi e dei Matarasso di San Paolo del Brasile e dei Devwoto di Buenos Aires e cosi via) certà vi sono anche fra noi patrimoni co- spicui. Che cosa significano nella vita artistica della nà- zione? Quando era in uso la de- magogia dell'odio del rispar- mio e della capitalizzazione, la finanza statale cercava di polverizzare con eccessive fi- scalità quei capolavori che sono i grandi patrimoni one- stamente accumulati. Ma ora che lo spirito dei tempi in Italia è diverso, noi dobbia- mo augurarti che mon tutti i ricchi si rinchiudano, in vita cd in morte, nel sacro egoi- smo familiare, e che la li- beralità intelligente dei mi- gliori italiani riechi renda possibile il nascere fra noi di parecchi istituti d'arte, assomiglino essi o non asso- H «alone dei concerti nel Palazzo Chigi-Snntcini, —__ (N e x i —T— _——u_———————————————__——+F+-+F--_-_>66I = EEFT_=x_—x=.—=“c -=« —- —- —- —-..._. © e Ti

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47 ll Palazzo Chigi-kanracini (NIE miglino a ciò che è in Stena la “Micat in vertice”. Quando leggo che il Podestà di Busseto, il quale porta il glorioso nome di Giuseppe Verdi, fa appello inutilmente agli italiani, perché Busseto abbia un teatro che sia per la musica italiana in genere e vere diana in ispecie, ciò che la nota sasi musicale wa- gneriana è in Germania per la musica tedesca, e ram- mento che, se la generosità di Gioacchino Rossini provvide in Pesaro a un Liceo Musicale e in Autevil secolo) dal fato di Via di Citta. alla vecchiaia dei musicisti poveri, e che se lo stesso fece in Milano per la Casa di Riposo dei Musicisti Giuseppe Verdi, altri maestri nostri sono morti mi- lionari, senza rammentarsi in nessun modo dell'avve- nire della musica nostra, e che per le gioie sportive molto si dona, ma poco per far rifiorire fra noi il bel canto, guardo in Siena alla "Micat in vertice", come ad un superbo fiore, che non dovrebbe essere sboc- ciato nel deserto. INNOCENZO CAPPA

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LINA TRICERRI II quadro che si é andato affollando, a poco a poco, cli mese in mese, per i lettori della nostra Ai- essa, di maschere ilari e tragiche è già quasi com- pleto. Fra pochi numeri, probabilmente con la fine dell'anno, dando il volo ad un arioso epilogo, innal- zando un inno all'immancabile divenire dell'arte drame matica italiana, noi dovremo prendere congedo. Abbiamo voluto giornalisticamente elencar le figure secondo l'importanza che, nel corso del mese, era loro regalata dagli eventi. Del resto, non guido mai la nostra rapida impresa una intenzione puramente cris tica di valutazione artistica. E° difficile, forse è im- possibile, mettere una cifra arida, secca, implacabile cd immutabile, sotto la ingannevole effigie di un attore dalle mille maschere. Moi abbiamo voluto, sempre, far intendere la co- noscenza attraverso quella costante dimestichezza che può solo generare l'amicizia. Forse, di volta in volta, questa amicizia, istintiva e troppo prodiga dispensa- trice di elogi, ci sarà stata da qualcuno rimproverata. Ma oggi che il quadro si presenta quasi completo e che il plotone è folto, essa resta ad illuminare una ottimistica tesi generale. Al di sopra cel piagnisteo usuale, al di fuori del luogo comune, che vuol con- dannare il nostro teatro, sopra tutto per mancanza di buoni attori, alla fine più miseranda, noi restiamo devoti ad una fede, Con la scomparsa dei giganti non scomparve la vita dalla superficie terrestre: anzi, ebbe inizio una vitalità più industre, minuta e diffusa, e il bisogno è il senso della collaborazione, più tardi, poterono lasciare, al cospetto dei secoli, il segno profondo di più gigan- tesche imprese, Oggi che l'Italia nasce, dicono i profeti che il Teatro italiano muore. E° possibile ideare il momimento di questa verità funebre soltanto sulle cariatidi, per quanto granitiche, di alcuni giganti, scomparsi, senza lasciar progenie, della nostra arte scenica interpretativa? Non è pos- sibile, invece, ammettere che fra le nubi tempestose ed ancora confuse del nuovo, il sole si affacci a san tificar le diverse imprese di un'altra generazione tea- trale e di un'altra giornata ? Più di cinquanta attori noi abbiamo presentato ai lettori della nostra Mine: e tutti armati di possis bilità singolari, e tutti volonterosi ed acuti, e tutti eroici e decisi. E son tutti di oggi, e saranno tutti di domani: e formicolano e camminano, e si chiudono in formazioni di battaglia inquiete, rapide, passeggere, seconda le necessità del momento; è si avviano co raggiosamente soli, e si accoppiano, e si appartano... Îl caos, dicono i pedanti. Ma dal caos, appunto, & scaturita, con la luce, la vita, Ecco un'altra attrice italiana, che forse non ha ancora avuto la fortuna che merita, ma che sa at- tendere paziente, docile, dolcissima, cauta e silenziosa, in disparte: Lina Tricerri. Magnifica attrice drammatica, tutta impeti e baleni e profondità risonanti nel dolore, ed altissime e fol. goranti sommità nell'invettiva e nell'ira. Le sue ri- sorse comiche non sono così eccellenti. Ma il disegno della parte di carattere è sempre accurato ed attenta, con spunti di osservazioni inattese e sottili, con luc- cicchii continui di sorridente e pensosa malizia. Ha un viso tondo di bamboletta bionda, con gli zigomi accesi, con il naso rivelto all'insù, con la curva del sorriso a merzaluna... Tutto sembrerebbe pre- parato dalla natura su quel volto colorito e fresco per la fortuna della più facile comicità: una comicità ingenua e serena, quale la si immagina sotto l'ali candide e contro gli orizzonti piatti e fioriti delle vignette olandesi. Ma gli occhi di Lina Tricerri, i grandi occhi meri, hanno una luce così intensamente dolorosa, che ogni tratto del volto sparisce. Resta quella luce a significar l'indole puramente drammatica dell'attrice, e resta la voce: una voce dalla musicalità ovattata e stanca, calle intonazioni flessuose, dalla umiltà plorante, dalla sommessa ed anelante sensualità devota. Questo è uno dei tratti più caratteristici della recitazione di Lina Tricerri: la sensualità, che di so- lito & sgualata in scena, ed ostenta l'anelito, e denuda l'offerta, ed ama le contorsioni isteriche, e non conosce pudori, qui invece si accovaccia © si vela. E' devo- gione, € un rito dolce e gentile: è si sente aleggiar la maternità anche nel momento più torbido è disperato della dedizione estasiata o della rinunzia sanguinosa... Come tutti gli attori italiani, Lina Tricerri ha dovuto incamminarsi per sentieri aspri, penosi e tor- tuesi. Non conobbe ancora = ripeto — la fortuna che il suo ingegno, la sua tenacia è la sua sincera passione per il teatro indubbiamente meritano. Suo primo maestro fu Talli: non il Talli infatica- bile e feroce e risoluto scalpellator di statue mobili, della wirilità prolifica e fortunata, Ma Virgilio Talli del declino, che aveva l'occhio sempre acuto ma il gesto stanco, e la sonnolenza della sordità e la ma- linconia acida e greve delle rimembranze troppo folte. Nondimeno una furberia maestra ed una pronta e secca ed austera singolarità permanevano nell'aura di quella scuola, E pur tra le nebbie del declino si profilavano vivaci possibilità di alunni e tentativi di ali che seppero, più tardi, drizzare il volo solitarie e sostenerlo attraverso le raffiche: Scelzo, Calò e Lina Tricerri. Lina Tricerri è passata così dalla luce alla pe- rx _= cc I _

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lima Trigerri, nombra delle più svariate formazioni senza trovare mai la possibilità di raccogliere in pace tutte le pro- pri risorse e metterle in valore, S'& prodigata per la fortuna degli altri, qualche volta ha dovuto sciupare la parte migliore della propria indole per necessità di vita e di battaglia, per non perdere i contatti con il pubblica. Ma il pubblico delle città e delle fonde provincie, il buon pubblico innamorato del teatro, che sa pre- diligere con acume, la ricorda. Certe apparizioni, per quanto fugaci, hanno dunque potuto lasciare una in- delebile traccia profonda. (Questa è prova di forza, di cui bisognerà tener conto per la riorganizzata battaglia di domani, quando tutti 1 cuori saldi, i cervelli pronti e le fedi sincere del teatro drammatico italiano saranno chiamati su di una linea sola per dimostrare al mondo che una insospettata magnificenza esiste. gori

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ci TERESA allogeno cel goriziano

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LA FESTA DEI COSTUMI ITALIANI A VENEZIA À sinistra: l'in gruppo di canderini cel contado 1] DI É ti ti È, - L ni 7 foi i ti ceri) i a Î; hat (LEA fp an Tatti ULI Sotto: Asdico conume delle CARI we friulane ci FE a e NR pari La pittoresco grappo di dopelavoriste vestite coi costumi della provincia di Kicenza,

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LA PAGINA DELLE SIGNORE Un popolare giornale d'oltre oceano, molto diffuso e perciò malto diprezzato dai quotidiani più probi e meno letti, ha l'abitudine di sottoporre ogni giorno una domanda a sei per- sone fermate a caso in una via qualunque. La domanda può tdacfe iti da chiunque aspiri md va compenso di ciaqgue dollari. Coloro, poi. che rispondono, avranno la giola di con templare il propria Fitratto sail giornale, con nome e inilirizzo, accanto alla preziosa semenza pronunciata. Uh solito, gli interrogati sono equamente scelti, meta per ‘Kagni sesso; ma im certi casi speciali, o sono iuili uomini © sono tutte donne, di sei ragazzo, per ciempio, fu chiosa una walta che cosa penserebbero se, dopo alcune passeggiate serali in compagnia di un giovanotto, si sentisiero chiedere un bacia ilal loro cavaliere. Una Fiapove ingenuamente che il suo siu- pore sarebbe grande... per avere egli tanto aspettato. Di so lita, il bacio viene suluto, perche se non ci Fosse una prete "di amorosa alirazione, i due non avrebbero pensato a passeggiare moli insbeme, Per di più, un bacio non viene chiesto, ma preso. Un'altra domanda — scompartimento uomini soli, nonché coniugati = tendeva a scoprire se dl bacio conhigale, dopo alcuni anni di matrimonio, conservi lo siesao brivido emativa che porto lè labbra ansioso d'amore, al primò Incontra, Mon un marito chbe l'ardire di negare: ritratto, nome, indirizzo! Nan cera alibi possibile cd un mitorno a casa. dopo unà risposta ainoeera di quel genere, minacciava di diveniare tempestoso. unet'altra domanda, ancora per soli uomini, dice procio aamente così: * Dalle vastre esperienze personali, risulta che il commissario di polizia Warren abbia ragione, quando afferma che gli uomini e non già le donne hanno bisagno di protezione per via o in posti affollati. come la ferrovia sotterranea?" Dei sei, diciamolo, sultrito, uno solo è abbasianza cavaliere per dire che sono gli uomini gli eterni tentatori sfrontati. ma che nòn esiste iddoana capace di osare vocazioni o rechiami. Gli altri cinque, abimè, se variano nei particolari, sono d'ac- cordo nella sciianza. Le donne cercano sompre di attirare l'attceazione mascolina; sono armate di una audacia sconfinata e lo provano col loro modo di vestire, Che fare, quanda uno ba del sangue nelle vene? Se non vogliono cssere molesiate, si vestano in altro modo e tengano gli occhi bassi e la bocca chiusa, Una degli interrogati sembra veramente il più perse» guitato di tutti. Per scoraggiare le donne sfacciate, non ha irovato altra via che guardarlo con disprezza. e conclude: '"Capirete, io non posso prendere a schiafli una donna”. Ko, viriuca signor I. (Connor. vai nan dovete colpire una danna (state a sentire, che questa è nuova) nemmeno con lo stelo di un fore, Ma spero che la prossima donna che avrà qualche diritto s0pra di voi sappia Fari scontare l'altracotanie presun» zione di cui date prova e che dev'essere l'essenza siessa del vor siro carattere se la mostrate così in pubblico senza vergogna. Di tuita la questione, teniamo un solo argomento, ed è l'arditerzza del nostro vestire. L'anditerzeza è nell'aria che Pespariamo, nell'educazione fisica, come nei nuovi abiti mentali, Una ragazza, che una volta era tenuia al modesto silenzio, orà può alzare gli ccchi in riava chiunque e dire la verità. E° sincera nel vestire. come nel: l'amore, nell'indiferenza, nel piecolo egoiamo è nel grande sacrificio, Mon fa più quello de l'educazione tradizionale, a modello di statiche virto-base, le imponeva. Fa, invece, quello che il suo buonsenso (quando ha} con- ciliato col bene propria e Valirai, le consente, E' persino sincera mel inuccarai del riso, che ava finge più di essere colore naturale. ma esagera. quasi per darsi l'aria di un artistico ralacimento. Ed è sincera nella sua mancanca di pudore. Pare che il pudore non sia un sentimento naturale: 1 bambini passoggiana muali in piona serenità, Eva e Adamo (panzi prima la donna] si accorsero con sgomento di essere scoperti, solamente ilopo aver assaggiato il proibito o pericolo frutto della sà» pienza. Quand'erano pori, la nudità non li imbarazzava. E se la nudità = come dicono gli impresari degli spettacoli liberi > È sincera, diventa plasiica pura: una specie di arte, insomma. Le donne di oggi sono sempre in movimento; scono di casa non si sa quante volte al giorno e non sshmo certo bei pomeriggi in una poltrona a perdere gli occhi sul ricamo, {Dicono le nostre figliale : tà ricamo © um gioca eli zienzà che cava gli occhi, ma non è necessariamente bello. È poi a che serveTi Siccome, dunque, le domne hanno una molteplice attività. hanso dovuto imparare a semplificare molie cose: cambiano l'abito in un batter d'occhio e si peitinano in minor tempo che non sccorra per dire una preghiera, anche brevissima. Hanno sbaragliato delle verità, relative, wo volete, ma cone ancrate dla secoli, e voleraie che non ai valessero dell'igiene per dare un po' di sano respiro a tuttii i pori della lora pollo? Prraino questa, la bianca pelle di raso, che gli aomini ammi ravano da vicino e i porti cantavano da loniano. non è più di moda, Esistono istituti gianicoresirtizi, dove a forza di elei- tricità si dà alla pelle il samo colore bronzeo che le occupa: Nei ciitadine impediscono di domandare al sale. E dunque, anche il pudore è passato di moda. La civetteria armi dirette e una donna preferisce Avere Gaggi i mo- vimenti liberi per la «ita attiva ché e la ava, piuttosto che nascondere le gambe nelle lunghe gonnelle, piene di polvere (Daga di IL Fabiana)

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e di solennità, Domani... ah! domani è l'avvenire, chiuso nel sacro grembo di Giave: noi parliamo di oggi. Oggi le sotiane si allungano dla tutte be parti, mentre si scorciano davanti. © sono più inaasparenti che mani. = Avete belle ginocchia? — domandano impensieriti è giornali ili moda — iè non lé avete, provvedete im tempo, le calze sono quasi inesistenti, quando ci sono, e anche la biamcheria, ci sia appiaro mò, mani la molta diferonta. ba si fa presio a dire: — provvedete in tempo. — Che possono fare le disgraziato imperfetto, fà où pat che ce ne sian? Pra curarsi le ginocchia di ricambio da uno scultore? "0 tagliaro la testa alla regina = dice una vecchia fiaba della stupidità umana — o tagliare le gambe al cavallo: non cè altro modo, perché la regina a cavallo possa passare sotto l'arco troppo basso". | cortigiani erano costernati dalle due soluzioni, ma mon ne trovavano un'altra e furono sbalorditi, quando udirono un forestiero suggerire che la regina provasie a chinare la testa, Per poco non lapidavano il disgraziato, perché Aveva ragione (hl perché trito rano che frase un inger gno superiore. Ebbene, nel caso nostro, to suggerirei modestamente: è avere le ginocchia ben tornite o ienere le gonne un po’ più lunghe. la fonda, il vero pudore d'oggi consiste nell'evitare, tra tanto esibizionismo, quello nel quale siete meno sicure di cc- cellere. Ma ancho il pudore di ieri non era così grande come crediamo. Pasti ricordare le foggie del diciottesimo secolo è la risposta di Paolina Bonaparte che. essendo tutta perfetta, posava senza veli peer Canova, "Non «i da fastidio essere così scoperta?” discretamente qualcuno che non approvava, domandava 53 CORagg ia di Di Fabiano] " Ma — rispose ingenua la moglie di Camillo Borghese — penserete bene che lo studio è riscaldato". Colori, colori: festa degli occhi, campo aperto alla imma» ginazione, Si vedono diffandersi federe, lenzuola rosate, colore di bel aggio © colore di ciclo serena: tovaglie per colazione con almeno qualche striscia di arditezza, e così nel tovagliolo: almeno un lato. sche per i iù, ogni piattino pesato BU Wi quadrato di filo, diverso dal vicino e — serviamo il paese — malta frutta, prr variare le macchie vivAti Ma passi ilmente, una sola varietà di fiori. lo queto tempo dell'anno si viaggia eroicamente, qualum: que sia la temperaiura e il mezzo di irasporto. Taluna pre- ferince vestirsi di colori oscuri, perche su di essi la polvere md il nero-lumo ai vedono meno. Aliri pensa che sc par non si scorge. lo sporco esiste, È allora. tanto vale preferire alla sela, una tela arrcurra 0 verde o grigia, che ai pad far suliito lavaro © stirare per ritrovare come nuova alla prima occasione. {al weatito di tela, Lt] bene un panama anche sguetnito, no c'è chi preferisce ancora, sempre, il feltro in armonia. Pare che i cappelli vidlano impicciolendo sulla nuca per lasciare uscire un mazzo di riccioli o di capelli lunghi che, chi [PE pazienza, na lasgianda CresoseTrt. Cal cappelli grandi vedo una tendenza alla guernizione portata sotto la tesa. E' come se, prima di mettere il cappella, wi fosse siretto intorno alla fronte un largo nasiro o anneilato un laxzolcetto di scia, La tesa accenna a farsi irregolare: c'è un ritorno a lembi piegheitati che ricadono ad ammarlidire, a #elare, nascondle re, Chi può dire il perche delle cose? MANTICA BARZINI

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54 GLI ULTIMI MODELLI PER VESTITI DA SERA L'artista cinemalegrafica Brigitta Helm abbigliata e are vipera edito lf delle Bianco è di fame et argento per un nueva feleni fLonise Bonlanger, La fantasia dei collabo- ratori delle grandi case di moda trova libero campo e splendidi effetti specialmente nell'abbi- gliamento per la sera bi per le feste, dove tutti i colori e tutte le fogge sono lecite quando sia ri spettata l'armoma dei colori e delle linee, Sotto, da sinistra: Pasi lo di sv ia linin rosi (Chantal) « Abito da festa in verde pallio e perline di argento - Wastito di sera in tulle nero (Lucien belong).

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55 MANTELLI E PELLICCE DELLA STAGIONE IMMINENTE Ca elegante mantello di ran dininzsione in cre- alta pera aria sli chia chilla. Sotto: n gra- stro arbnielto el sera in align con anarniora, In basso, a destra: na ebelos pelliccia artala ch enlpe dt caniiterintica dina lat datericetoit. SOZZI Mu “n L dl ; ul Pa de, x ‘ gEgr I ia e Lt «e Ae D) i Al | i dei Uno splendido 5) Tk. mantello srnale ei ermellino.

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tha Tradizioni del Giappone: da festa dell'estate a

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57 (For. Crasiadell. Regate e feste sul Canal Grande a Venezia.

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AI rolatore che trionfa nell'impresa difficile, che supera l'emulo, conquista un primato, raggiunge una mita, ascende altissimo o freccia veloce; all'esploratore che seruta dall'alto sulla terra o sul mare l'orme nemiche; al bombardatore celeste che torna incolume dall'aver incendiato © distrutto ed al combattitore che fa discendere finmmeggiante l'avversario; al pilota d'un'aviolinea che trasporta regolarmente ogni giorno la posta od i passeggeri sulle strade senza traccia: a.tutti questi uomini alati che la folla ammira è tal- volta esalta nulla gioverehbero l'audacia, la porse veranza, la perizia... All'ingegnere che ideò una nuova forma. d'ali più efficiente, un nuovo motore potente e leggero più degli altri, una nuova struttura più robusta ed affusolata, nulla gioverebbero la scienza, l'indefesso lavoro, le notti insonni; nulla gioverebbe al costruttore la sa- pienza nell'organizzare è nel produrre: nulla al capo- tecnico ed alle sue maestranze l'esperienza, l'abilità, la destrezza... «Se nel lavoro di tutti i giorni, nella fatica umile del mantenere, del regolare, del registrare, del rifor- mire, del riparare, fanti del vefivolo, quegli che lo appresta all'impresa, quegli che l'ha in consegna nelle soste fra volo e volo, l'artiere sudicio d'olio e graveo- lente di benzina, non prodigasse con cuore fedele, con mente sagace e con esperte mani, la sua attività preziosa. Artieri del velivolo! Motorieli, cogniti dei delicati ordegni che nutrono di miscela gassosa giustamente dosata, che accendono di scintille limpide e tempestive, che rivestono di una patina d'olio non eccessiva né scarsa, che ristorano d'acqua o d'aria refrigerante la chiusa violenza dei cilindri d'acciaio, la forza propellente dei pistoni di lega leggera: motoristi forti nel lanciare l'elica vorti- cosa, attenti con l'udito alla regolarità del rombo A destra, dall'alto: Axa Mella «enola nisdioelettriciati ili Roma - Le vlazioni radiolelegrafiche da velivole e da derra - falerno di un'officina radiomentatori. Sotto: Sta- zione radicelelirica autoportata. ARIIERI D' sonoro, pensosi nel ricercare la causa d'un suono anormale o d'un afficvolimento di potenza motrice, pazienti nel provare, riprovare, riparare, a woi la prima lode ! Montatori, vigili nell'ispezionare le strutture del velivolo, giunture, tendini, tiranti; meticolosi nel mi- surare con lo squadro e la livella e rettificare il lieve angolo d'incidenza che dà portanza all'ala, pronti nel- l'oceludere sulla tela tesa il foro di un proiettile nemico od una lesione da logorio, esperti nel riparare uno scafo leso, un pattino rotto, destri nel cambiare la sospensione elastica del carrello, ingegnosi nel xi» stemare a bordo uno strumento di navigazione, a voi pure giunga lode! Armieri, sia lode a voi, amici fedeli del cacciatore, che ricalibravate in guerra ad una ad una le cartuccie eee 3 = gia 3 ii Dl à A (I | ——___P

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, VIAZIONE acciocchèé una minima differenza di diametro non in- ceppasse l'arma, amici fedeli del bombardatore, ché la spoletta era ben avvitata, la sicura ben infissa, il gancio di sospensione agevole nel lancio. Ed anche a voi fotografi, alla cui esperienza per lo sviluppo e la stampa s'affida il prezioso carico di lastre impressionate durante il volo fra le cannonate, le mitragliate, gli sbalzi d'aria, con rischio di giovani vite: ed anche a voi racialelegra furti che compieste, compiete, rinnovaste e rinnovate in ogni volo il mira- colo del dialogo fra cielo e terra, ieri nel trasmettere le coordinate d'un rilevamento dei risultati d'un tiro d'artiglieria, oggi per corrispondere col gran velivolo da trasporto, lh] col transvolatore per lontane miete circa le coordinate della loro posizione nello spazio, di notte, sugli occani, nella nebbia. 59 Altri artieri vi sono che nell'aviazione militare ed in quella civile ausiliano le grandi o le piccole imprese, il volo clamoroso è l'attività aviatoria utilitaria d'ogni giorno; come gli efeffiricisti dei fari e degli impianti d'illuminazione di bordo, come gli acrologisti chie mia surano i venti, traguardano le mubi, leggono i barome» tri e i termometri, prognosticano e notificano il tempo. Costoro, ciascuno in diverso modo e misura sono gli indispensabili cooperatori del volo, quelli senza i quali nessunyi grande impresa sarebbe possibile e senza i quali l'esercizio quotidiano militare e civile del volo umano si incepperebbe ed arresterebbe per una mi- riade d'inconvententi e di bisogni, quali si fossero i pregi nella macchina alata, quale si fosse la bravura degli equipaggi volatori. SPECIALIZZATI “ Specializzati” anzichè “artieri" li chiama l'inele- ganza burocratica, come "aceronaviganti" s'ostina a chiamare i volatori; chissà perché, i due neologismi difficili è scioglilingua compaiono in tutti i documenti ufficiali invece delle due belle italiane antiche espres- sive denominazioni. In... compenso portano il pomposo nome di “uomini di governo” (niente di meno) una parte di coloro che in aviazione equivalgono ai " serventi" dei pezzi d'ar- tiglieria. Ma, nomenclatura a parte, la Regia Aeronautica ha compreso benissimo quanto il personale “artiere" sia prezioso clemento, indispensabile alla vita organica dei reparti cd all'esercizio del volo, è, deposto il con- cetto che il pilota potesse essere il meccanico di sè stesso secondo l'opinione di qualche teorico, il Mini- stero pose ogni cura al buon reclutamento degli arieri, alla loro complementare istruzione militare è profes- sionale, alla conservazione negli artiern che si conge- dano della capacità acquisita in modo che possa essere A sinistra, dall'alto: Auereitazioni pratiche nella «scuola fotografi di Rosa - Montaggio di sente fotografiche - Arda delle lezioni nella «scuola sti fotografi. Sotto: La folegrafo Eli drala otel veltvala.

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Prina slalica di utilizzata in caso di mobilitazione, giacché se i piloti non s'improvvisano, gli artieri sono ancor più difficili a creare rapidamente. Au tali fini il Ministero istitui è pertezione anzitutto una grande scuola che ha sede in Capua, sopra un camp dl'aviazione, {î che HI ampinmente attrezzata di svamiati bipi di «elivoli, motori, accessori; ha +ast ambienti, istruttori colti e pratici, ossia non perduti Leori» dietro astrazioni che, ed ha comuna nti eli polso lerma, A Capua si istrui- scono principalmente mo- toristi, montatori, arie ri-artificieri, ed inoltre fotoelettricisti ed auto» mobilisti: invece i corsi per lotograli, radiotele= grafisti e nerologisti si svolgono a Roma. (Gli aspiranmbi artieri vengono reclutati di pre- ferenza fra coloro che nella vita civile esercita- no un mestiere affine, è mei corsì teorici non ri- Roma, «vuola fotografi : ritocchi sh fot rg fto, in i == dad PETRA —- => = nm valleata, cevono soltanto nozioni di carattere professionale ma anche di cultura EC- nerale, lingua italiana, storia, geogra- la, matemalica;, cc, onde renderli degni nei necessari avanzamenti nei gradi di sottufficiale. Qecorre awver- tire che îù coloro che pus tl distime guono, che seguono corsi speciali e

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superano appositi esami è possitale anche accedere ai gradi di ufficiale fino a quello di capitano. Le istruzioni pratiche si svolgono in officina, con lavori di meccanica o di chanisteria 0 d'altro a se: conda della specialità, con riparazione, montaggio è prova di motori, di velivoli, d'armi, con lavori foto- grafici, cocetera, per vari mestieri, Nei primi tempi della istituzione della Regia Aero. nautica, non si può dire che gli aspiranti artieri ac- corressero in folla, o che almeno tra gli accorsi le qualità richieste fossero brillantissime, ma a poco a poco, col diffondersi della cognizione che l'aviazione militare, sc imponeva una giusta î LI n I I LI n LI LI disciplina, offriva. però buone condizioni di vita e vantaggiosa carriera, mà sopra tutto col diffondersi nel paese di ciò che Madoristi è moantaleni. “coscienza ottennero un successo sempre maggiore, zicché è convenuto di chiamare aeronautica” i concorsi | oggidi se fra gli aspiranti di talune "specialità! si nota ancora qualche deficienza qualitativa, in altre inve- ce il Ministero ha ampia possibilità di selezione. | E' bene osservare che gli artieri motoristi, montatori, armieri e ra- 6l diotelegrafisti hanno cebbligo S cole e percepiscono in corrispettivo delle indennità soddisfacenti. Alla R. Aeronautica tieri in servizio, ma anche artieri preparati teorica- mente è praticamente prima dell'epoca della loro en- Moni ASecCOrrmntro soltanto ur trata in servizio militare. Ecco l'istituzione dei corsi premilitari per artieri. Inoltre occorre che, terminata la propria ferma or- dinaria o prolungata, l'artiere non perda le cognizioni acquisite e rimanga a far parte della riserva acronau- tica. Ed ecco a tal uopo i richiami periodici per ad- Piane aa > ie it Ae 3 ideale, Par anrmione di all'ipert, Gili allicni prondatori a lavora.

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LF dienola orelorizli e manltalori di Cat paret : molari ot fiutoliera. destramento ed altre provvidenze in corso di studio. I provvedimenti attuati e perfezionati finora corri- sposero pienamente allo scopo. PROPAGANDA A questa volontà di moltiplicazione del numero è di miglioramento della perizia degli artieri dell'avia- zione corrisponde una mon intensa ma perseverante propaganda in tutti gli ambienti doav' essa possa riu» scire fruttuosa, dove cioé si possa destare nella mente dei giovanetti il desiderio di orientare la propria at- tività verso un mestiere utilizzabile nell’aviazione : le classi elementari integrative, la quinta elementare, le sedi degli avanguar- disti e le sedi del Dopo: lavoro sono campo di questa propaganda. Quando gli artieri di aviazione sharanno legio- ne numerosiszinàa essi stessi diverranno una forza propellente lo svi- luppo dell'aviazione; si spanderanno nella na- zione, inviteranno i re- dSemala moloriali e mon latori di Capua, stii, assicureranno i dubitosi, si faranno promotori di imprese grandi o piccole connesse con l'esercizio del volo e ausiliatrici del volo privato. Spronati essi stessi dal bisogno oltre che dalla passione, aguzzeranno line gegno € tenderanno la volontà. Le ditte costruttrici, le scuole, i ricchi privati volatori e possessori di velivoli. le aviolinee di tra- sporta, potranno scegliere il personale loro occorrente in una grande massa, il numero determinerà il per fexionamento, questo determinerà la selezione. Come all'artiere singolo risale una gran parte del merito della buona riuscita d'ogni impresa aviatoria, così alla Corporazione degli Artieri d'Aviazione ri- salirà il merito del pro- gresso, del predominio, del primato aviatorio d'Italia. Ed anch'essi avran- Ma copperato iù realizza» re il voto d'Italo Balbo: "La nostra stirpe deve diventare stirpe di vo- latori come fu ed è stirpe di marinai”. AMEDEO MECOZZI Motori montati su coral- delli per fo studio.

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SETA RL e eci Vedute Falla caninga. Il cartello di Miramare è (wopra) l'Abbazia di Montecassino,

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id. 1 | ga £ Sk €@0°_r_oemb Corio ei © O È a de © TT Bocce di manna ati Ciriani diativato all'obellaco dallo Sara sd lo alano FI PAL, UK DONO GENEROSO ALLO STADIO DELL'OPERA NA- ZIONALE BALILLA A ROMA (Gli industriali che fanno parti del Consorzio per E ns dl usati ed il ('aemme ra i de i Mar tibi di Cai aLe hanno ilel a errato ali affinime all'‘ Ipera Nazionale Balilla tutto il mamma occorrente alla coscrurione della Stadio che, [arr iniziativa dell (pera stessa, sin sorgendo in Roma, alla Farnesina, presso la Scuola Super isre Farciala di Educazione Finca, I marmi verranno cscavadi. trasporiati a Carrara e lavorati dagli operai carrara, che ofroano gratuitamente la loro igerra, Il mobile proposito sbegli industriali è dbei lavoratori del TIRSAUMETI LI ali Carrara ht che da la T IATTRSO alol bora nporamte patreotiismo = giù ia atto, Cominciano, infatti, ad arrivare a alla Farnesina, con la sigla “"A-OLE "1 blocchi destinati al grande Staiio, che sarà uno ilci più perfetti e vasti del manda, casendlo stato ‘ideato secondo 1 priv modermi dettami lella tecnica ed in modo da contenere centomila persone. Luo Stadio recherà an sEgIO Min confandabile dell'epor n] e del rinascimento spiratuale hi quali caso deve la sua via, beccano all Ingro l'onore sarà ercitò. il più poderoso cbelisco adi mario monolitico del monda, Tiedizato al Duce del Fascismo, omo avrà un'altezza complessiva di circa o metri, di mui Lo costinuiti da una bianca colonna monalibica di marmo di Carrara, a base quadrangolare: Il formidabile blocco nel quale cià ai intagliata © slalo lattato, ro centemente, dal gruppò di cave di marmo di Carrara de nominato Lirancla e Carbanera: £ lungo alire La} maiobiti, con vani base di cora 4 metri di lato, è pesa quasi oo ionn Più pre galla call badoo alrala dll Due È dee af gira alia Siae Sali Faritsina dn corruzione rx

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bi TIC EE 7 RW”) ra | % (0 P concorrenti ia allea del cia, CAN. 08 ia secon gra FI signal da macchina ci Malara ni, IL GRAN PREMIO D'EUROPA ALL'AUTODROMO DI MONZA \entidue macchine allo starti, vna folla innamereroale Eparsh listamente lungo tutto il percorso, una giornala lu: minata, Pareva il irsoato dell'avtodromio di Monza; che pare l'entisziasma sella falla italiana, parer la baldanza del Caltali piloti, per la tcnacia dei suoi organizzatori faceva rivivere una tradizione gloriosa, quarnilo altri pacai mon trovavamo ne fede né mexzi Dhapa centocinquanta chilometri una mae china valiama Eu idava la corsa dava néi if tro avversari che la seguivano D pochi metri nello spazio ali ii secondi. Mai Rera visia una gara cos incerta e il pubblico ne sera alla- scinato, Ilun traito una si iagura fersso: la macchina di Miateraasi, lanziata a aoo all'ora sul rettilineo, sbandata improv visamente ca baleasa Era al pabblico davanti alla tribuna d'onore, causando la morte del piloia e eli 21 aguel: tatori. La corsa, che can ipporivna decisione venne fnita continuare, lu vinta da Chiron alla media di if, chm., superando il record adi Ascari Varzi lo saguiva a Lao A sinistra: di eimollare Ciiava nella ènrncélla «i Banana. sotto: iVialari fab terz'iameivate e Varzi f 18), secondi

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I i il LI A, | n | Ò | La passione per l'atletica leggera all'Estero. aa conm di z00 melri fina grandi campioni sa Cambridge PEA A. Sopra: La folla cello Stadio di Griinewald a Berlino durante una riunione di atleti olimpionici.

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ww: PATTI i i SIE TE . vini" n î i ITTNE SESTO Lo «port in Ingbiflerra. Il campionato dei canotti * fuori bordo" a Mendon, disputato da oltre cento concorrenti. Sopra: Il 65° campionato di lire a segno fra gli studenti dei collegi pubblici inglesi.

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= «, aste ds ————_—— + ma: ga #2 wu (| “ ia Ba i e SJ ro e Paga PI a ù + | ì ‘| i i AETITT a SERI «oe man o x di Soa Franco e'dlharo fnel centro il comu. Fiordianti, direttore delle scuole) dil'd Hara Li] all Figli c'italiani all'estero: La € Colonia di Campo Ligure. la f, Sapra,

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Notte di luna (Siria folegrafice di Stefano Bricarelli » Torino)

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ll Campea= cei dtolilla gio Rombon poriziani. =—_-o—-rtwt.-- = a zi en — La sentinella al campo sella Conturia marinara di Palermo. I Balilla di Como a Pencrogae

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L' ODONTOIATRIA REMOTA Una delle prime applicazioni che l'uomo ha com- piuto sino dalla infanzia della umanità riguarda i denti. Eva deve essersi accorta molto presto che i denti sono un elemento della estetica femminile ed Adamo deve a sua volta aver compreso, attraverso ai primi dolori, che i denti meritano molta attenzione. Sono occorse molte decine di secoli perchè questa branca della medicina uscisse da uni infantilismo embriò» nario e diventasse una vera e propria branca dello scibile medico: ma nella lunga vigilia i tentativi per superare la natura e rimediare ai danni che i denti cattivi o guasti determinano all'uomo non sono mancati. Sorprende anzi nello studio storico dello sviluppo della odontoiatria verificare il fatto che sino dai primor- di della civiltà si siano affrontati alcuni quesiti tutt'al- tro che semplici, così come, ad esempio, la otturazione delle carie dentarie e la sostituzione dei denti mancanti. Si ripete che la carie è un portato della civiltà e non si ha interamente torto, almeno per il fatto che il poco che permettono di constatare le mummie egizie {i più remoti documenti antropologici da noi poss uti) dice come tre o quattro mila anni prima di Cristo la carie fosse una eccezione assai rara e frequenti fossero i denti sani. Gli egizii furono i primissimi uomini civili che si occuparono con spirito lucido dei denti e cercarono penetrare il piccolo mistero della cura di queste ele- ganti appendici somatiche. | papiro di Ebers costituisce il primo embrione di trattato di terapia dentaria e alcune parti di questo testo considerevole lil papiro misura 21 metri) sono dedicate ai denti. Vi si insegna il modo di renderlì fissi quando minacciano di cadere, vi si insegnano ri» medi diversi, utili contro le manifestazioni dolorose e si accenna a paste cd a pomate che si possono a buon titolo considerare come lè vere pomate « entifricie. E' molto probabile che si compissero anche veri e proprii atti operativi sui denti o almeno sui ma- scellari e non mancano prove di questi interventi in taluni pezzi osteologici. Fer certo si sapevano aprire gli Ascezzi dentarii, si sapeva allontanare qualche radice dolorosa e si praticavano anche diversi interventi opera- tivi: del che attesta pu- re un importante papiro {quello di Edwin Smith) conservato oggi a New York. Però non risponde ad esattezza l'affermazione posta innanzi da taluno che gli Egizi avessero imparato a porre denti artificiali o a coprire con lamina d'oro i denti gua- sti. Essi praticavano una accurata teletta dei den- ti, forse in alcune circo- stanze li dipingevano, ma mim erano ancora giunti a tentativi di protesi dentaria così come ve- dremo fare dagli Etru: schi e poi su larga scala dai Romani. A Babilonia i denti preoccupano e il legislatore e i medici sacerdoti. Il legislatore ha tale cura dei denti che nelle celebri le Chammurapi (altri scriverà Hammurabi} si stabiitace la pena di taglione per coloro che divellono i denti: e pare che la stessa pena fosse comminata per i dentisti che non curawano bene e facevano perdere i denti. Era un codice molto spic- cio, questo di Chammurapi: così spiccio che, ad esem- pio, per un architetto disgraziato che avesse sepolto ualche cittadino sotto le macerie della casa crollata a lui progettata o costrutta comminava la pena di essere sepolto nello stesso modo!! Nei graffiti assiri la questione della cura del mal di denti torna spesso in citazione: e si additano alcuni rimedii e alcuni metodi di trattamento. Così si legge che contro il dolore può servire la mirra, la radice di asagu e una serie di altri prodotti vegetali che non riusciamo bene ad identificare pur comprendendo che in generale si tratta di radici dotate di qualche attività medicamentosa. Non manca neppure una lettera (bene inteso una epistola scritta sull'argilla in bei caratteri cuneiformi) nella quale il medico Aradnana di notizia circa il mal di denti e la relativa cura per il Re. Segno che i dentisti erano considerati assai più nel 2000 prima di Cristo che non ad esempio nel periodo della rinascenza. Coi Fenici si inizia la manifestazione di una wera tecnica protesica. E' ben noto quale sia il documento che ha per- messo di porre i Fenici in una luce molto sin lare dal punto di vista delle conquiste odontoiatriche. In verità al Louvre si conserva un pezzo fenicio rp sono denti (per certo di donna) rilegati tra di loro con filo di oro, Opera non priva di i egnotità per gente che non poteva maneggiare le fusioni su forma e che doveva necessariamente ricorrere a collegamenti mweddiante fili, Sopra questo perzo fenicio molto si è scritto e discusso {Renan per il primo ha illustrato il curioso reperto): ma non vi può essere dubbio sul signifi- cato di questo lavoro di odontoiatria. Disgrazia- tamente non conosciamo se esistessero veri è proprii pratici addetti a lavori di protesi e se quindi l'arte dei denti rilegati fosse generaliz- sata. Comunque questo pezzo, che risale alme» no al 3 o al 4" secolo prima di Cristo, costi. tuisce la prima vera e sicura documentazione di una tecnica di protesi dentaria. In questo periodo di ricerca ampia ed amo- revole del passato non sono mancati gli stu- diosi i quali hanno ve- luto rintracciare le pri» me opere di dentistica nella remota civiltà in- Kunivoski: A4tfrazione di un dente fslampa giapponese).

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i Anonimo del X secolo: ff hanbiere cornokeati. fRall'arco del portale principale di So Alano a Varezia). diana e cinese e perfino nella civiltà precolombiana atzeca mava 0 Incacca. d esempio si sono trovati documenti atrechi cu» riosi: denti lavorati nei quali erano posti frammenti di oro. Ma oltre al fatto che l'epoca del lavoro resta imprecisata e forse non molto anteriore alla scoperta di Colombo, rimane sempre dubbio se si tratta di lavori puramente decorativi o di opere condotte con qualche spirito medico, Né meno incerti sono i ragguagli sopra la remota dentistica cinese e indiana. Che si levassero denti non vi ha dubbio: qualche monumento mostra uomini con grosse tenaglie intenti a strappare denti... ma poco al di là di questa documentazione è offerto alla no- stra cumosità, AI più merita di essere ricordato che i dentisti hindu ancora oggi preparano denti artificiali rilegati con filo d'oro i quali ricordano stranamente i denti fissati dai dentisti fenici 2300 anni sono! Colla civiltà greca la dentistica trova nuove vie: si comincia a stuiliare con qualche amore e con qual. che serietà la tecnica della divulsione, si cercano so- stanze atte a calmare il dolore dei denti, e si formu- lano teorie e sistemi sulla natura dei denti, sulla lora funzione, sul modo di cura. Aristotele dedica ai denti cd alla loro estrazione alcune pagine: si ha vna idea quasi esatta del modo di procedere per lussare il dente, si conoscono artifici adatti a ridurre la difficoltà, si impiegano rimedii atti a Lai il dolore. Non è una grande scienza e non un ricco patrimonio di nozioni ma è un inizio definito per sistematizzare le conoscenze in materia di dentistica. Anche lo strumentario comincia ad essere rispet tabile. Il Musco nazionale di Atene possiede tutta una serie di strumenti da dentista: pinze, tanaglie, spe- cilli, raschiatori, piccoli coltelli. pi protesi non fa enormi progressi: ma le legature con filo di oro diventano opera comune e dal filo si arriva alla bende» rella aurca impiegata per fissare i denti è formare un tutto alquanto resistente. La dotazione di rimedi aumenta: ma purtroppo l'arsenale & ingombro di materiali inutili è suggeriti soltanto dalla superstizione. Poche sostanze aromatiche, qualche olio essenziale, formano la parte accoglibile di questa tecnica, la quale del rimanente non differisce molto da quella che ritroveremo anche dieci è quin- dici secoli dopo. Roma compie nuovi progressi, S1 noti che l'Italia aveva una sun bella tradizione odontoiatrica, Gli Etruschi furono i primi veri dentisti della protesi ed essi usarono veri collegamenti in oro con benderelle di molto superiori, come logica e come estetica, ai fili

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Li: dei fenici: anzi alcuni documenti etruschi riguardanti veste tecniche si presentano già così evoluti nella attura e nel pensiero che li ha generati, cla riempirci di ammirazione e decisamente il Medio evo nulla sa- prà fare di meglio. Roma eredita dalla tecnica etrusca un patrimonio di noxioni pratiche odontoiatriche, Si sanno sostituire 1 denti: si conoscono mezzi pratici di collegamento, si fanno were opere di protesi mentre per altro verso si centuplicano i rimedi adatti a calmare le manife. stazioni di dolore dentaria, Le preparazioni di denti artificiali in avorio sono Li nella pratica e la satira trova in questi artificii, eterminati molto più dalla estetica femminile che da vera ragione medica, argomento facile per ricamare frizzi e piccole cattiverie contro gli amanti della bel- lezza odontoiatrica. I denti di riporto erano per lo più legati con banderelle auree: si trattava di ponti eseguiti con certa arte sebbene piuttosto deboli. Siamo lontani dalle corone a perno e da quelle a ponte con incappucciamento:; ma per molti secoli dopo, nulla di meg io si sapri fare e anzi si dimenticheranno alcuni degli artifici dei dentisti romani, Bisanzio poco aggiunse al modesto patrimonio ro- mano in materia di dentistica. Si doravano i denti, si era migliorato alquanto lo strumentario, ma le tecni- che terapeutiche e di protesi erano stazionarie. Anzi le migliori pratiche del passato sarebbero forse cadute nel dimenticatoio senza le scuole mediche islamiche, alle quali spetta il merito di una vera è propria ri- presa in fatto di medicina odontoiatrica. Dal geo al 1,400 le scuole arabe di medicina rap- presentano quanto dli meglio la mentalità umana po tesse dare: e alcuni centri di coltura araba (quello di Cordova ad esempio) assumevano importanza curo» pea nonostante le ostilità di carattere religioso. Gli arabi hanno migliorato lo strumentario e il piccolo arsenale di rimedi chimici: hanno introdotto qualche droga conservativa, qualche calmante e hanno cercato di penetrare alquanto meno grossolanamente i processi patologici, La protesi però scarsi progressi poteva fare. Cornelio de Wael: il'eacddrati. Di sicuro, per quattro secoli si seguono gli inse- gnamenti delle scuole arabe in tutta tons e ben scarso contributo personale si aggiunge a quanto nel primo terzo del medio evo cra già conquista definita. Colla Rinascenza, in Francia Guy de Chauliac e in Italia Nicolò Kicola Falcucci, Alessandro Benedetti e Giovanni Vigo inizieranno una ripresa di tentativi in questo campo. Fur troppo il ciarlatanesimo sarà ben presto mescolato al tentativo scientifico e i denti forniranno materia a molti per estrarre denaro dalle tasche del prossimo assai più che non dolori dagli alveoli. In compenso la cura dei denti, bene o male ese- guita, entrerà nelle abitudini di tutti e preparerà il terreno alle conquiste definitive della odontoiatria anche se queste appariranno nella forma definita molto tardi. Dopo il 1850 assisteremo alla creazione di una vera e propria branca della medicina e il dentista avrà un significato ben diverso da quello assunto nel ib00 e nel 1700: sino a quando negli ultimi sei lustri la odontoiatria dimostrerà nette visioni patologiche e meccaniche sino a diventare la bella branca medica alla quale tutti oggi riconoscono i meriti che essa possiede. Lo strumentario muterà rendendosi più sem- plice: la anestesia farà si che il lavoro doloroso sui denti assuma un diverso significato pratico, la protesi compirà colla introduzione, prima dei denti a perno poi delle corone a incapucciamento, un progresso pula libro Guardando a tergo il cammino percorso si ha talora la impressione che il movimento sia stato lento e scioccamente difficile: ma l'uomo ha dovuto superare tutte le tappe dell'ignoranza e più ancora quelle dell'errore, È oggi ha diritto di essere lieto dei ri- sultati raggiunti. I buoni denti e i bei denti possono finalmente essere nel programma di tutti, così il buon dentista è nei piani di tutte le SEEN mediche, Figlia minore della Medicina, la odontoiatria ha però mostrato di essere una degnissima figlia © po- che altre branche hanno dato una somma concreta di benefici così definiti, se anche in apparenza così modesti. E. BERTARELLI iDHerpao a più a melita del se cele XVII

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73 Una ceduta generale di Neubabelsberg. NEL MONDO DEL CINEMATOGRAFO NEUBABELSBERG, LA HOLLYWOOD Ben pochi sanno che cosa sia e che cosa voglia dire una “città del cinematografo”, perchè a pochi fortunati soltanto è dato di accedere a questi consta erati Olimpi artistici. D'altronde, se guardiamo da noi in Europa, una sola autentica, completa, smisurata città di questo genere esiste cd è Neubabelsberg, Sla tuata alle porte di Berlino, a una decina di chilometri dalle Unten den Linden è dalla Wilhelmplate, tra gli abeti neri della foresta. E non è che l'inizio, 0 per meglio dire, il primo fon. damento di quella che sarà fra non molti anni, data la germanica tenacia costruttiva, la Hollywood eu- ropeà, il contraltare della celebre mecca cinemato- grafica californiana che sembrava volesse seppellire il mondo sotto la valanga inesauribile delle sue pelli- cole e dei suoi dollari. Una città del cinematografo, che non è giunta Ancora al suo stato di completo attrezzamento, ma tuttavia è nata per il solo scopo dell'arte è dell'in- dustria filmistica — è la brutta parola corrente — somiglia in parte ad una di quelle città che si videro sorgere nell'ultima metà del secolo scorso e nei primi anni dell'attuale nelle sterminate regioni aurifere del nuovo continente; in parte può anche rassomigliare a quei centri edilizi che ebbero, hanno ed avranno la loro origine a scopo di esposizione, Aomune con quella e con questi ha il carattere suo effimero, provvisorio, e per di più ha un'altra qualità, la sua attitudine a trasformarsi molto spesso quasi radicalmente ed im- TEDESCA provvisamente, come se obbedisse al magico potere di una bacchetta fatata. Il pubblico amante del cinematografo ignora la genesi dei films che suscitano in esso tanto mteresse; la sua immaginazione Appena riesce a ricostruire sem- plicisticamente un solo lato dell'attività che si svolge in un aleller cinematografico. I meno pratici, i più in- genui fra gli spettatori accettano il cinematografo come un prodigio su cui non valga né si possa in alcun modo discutere. Nessuno riflette alle enormi spese che un film, specie se di masse numerose, in ambienti storici, richiede. Tutto il mondo di finzioni sceniche che s'agita nel campo del cinematografo ha pure un suo travaglio sconosciuto. D'altra parte, le esigenze della scena sono cresciute con il perfezionamento dell'arte fotografica. Per risuscitare città di evi trascorsi, completamente distrutte, delle quali non esistono bene spesso che vaghe descrizioni, la fantasia dello scenografo è stata costretta a esercitarsi dibattendosi fra le necessità materiali e quelle artistiche, è tutto ciò in un campo relativamente ristretto. Neubabelsberg, la roccaforte della Società tedesca Ufa, racchiude, ad esempio, in st gli elementi non di uno, non cli dieci, ma di cento e più ambienti di qualsiasi natura cd cpoca storica, di città veramente esistite 0 puramente immaginarie, di località tra di loro diffe. rentissime, dalla torrida Africa alle squallide terre nor- diche, dalle fiorite regioni di Spagna alle steppe russe.

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24 Ecco là, in un settore d'angolo della vasta arca {circa 300 mila metri quadrati) sorgere gli ultimi avanzi delle grandi costruzioni che occorsero per porre in scena il film Metropolis Da sei anni ormai esiste l'im- menso castello costruito per il film La cronaca si Griesbuns, che è continuamente usato per nuove pro- duzioni, Vi è accanto il cosidetto "Cacheltunnel”, la galleria delle mattonelle, che pure servi molto alla preparazione di Metrapolis. Quando si pensi al moda con cui nascono, mattoni su mattoni, in nn ordine sommario e contingente, queste hitizie città del cine- matografo, vien fatto di ricordare i giochi di pazienza dei bimbi con i pezzetti di legno, Da questi giochi di pazienza fanciulleschi vengono alla luce costruzioni che hanno la vita di pochi istanti; le città sorgenti dall'elaborato adattamento scenico-edilizio del cinema- tografo durano al più qualche mese, solo il tempo del. l'allestimento, poi Gi PITON, Solo quella parte adi case chie si prevede possa essere utilizzata per altri lavori, rimane, vestigio ultimo di una finzione memo: rabile. Così a Neubabelsberg esiste ancora la famosa Sala del Pirati, nella quale fu girato Pietre dl Connie iù che può pae ra adoperata ancora per Ageno ili cino edi varietà. Di immutabile, almeno nel suo aspetto esteriore, noi ve che il grande Sea, che fu costruito due anni or sono dall'architetto Stahl-Urach su piani del di» rettore Grenu. Esso è smisurato e massiccio, su basi d'acciaio. La sua superficie © quasi la quinta parte dell'arca totale di Neubabelsberg. Mel «uo insberno gi svolge la vera vita multiforme, csagitata, febbrile del cinematografo. A tratti le alte pareti si aprono è GVILOISIORO dslna welnri ali un fnntastica, infernale pal- coscenico, lE allora vi appaiono d'improvviso i necessi più insospettati, alla luce dei mille proicttori è delle lampade ad incandescenza per le pellicole pancro- matiche. I}ictro ciascuna quinta ferve il lavoro degli ar- tisti. Vedete 1A il celebre Mosjonskine è l'attrice Pe. tersen, sotto la direzione di Righelli, provare per la decima volta una scena del nuovo film Mowge cf Nur; in un altro canto, tra le tende cd i paraventi, sotto una cascata di luce abbagliante, Maria Jacobini posa per non so quale altro lavoro. Vi sono molti artisti A destra: Gli stabilimenti della “Aa” d Ferpelbof Sotto: Pa pacsaggio della culla cimentati prat fncar. italiani scritturati dall’ Ufa; e la direzione scenica è per lo più nelle mani di nostri connazionali, come Genina, Gallone, Righelli. Mentre "si gira”, centinaia di meccanici, falegnami, operai d'ogni specialità, corrono su e giù affaccendati per il labirinto del grande atelier. Dall'ombra escono gli oggetti più svariati per l'improvvisazione rapidis- sima di ambienti diversissimi. Naturalmente sono le piccole scene, i quadri di più facile esecuzione che si preparano nello Sindio; le scene di massa “si girano” all'aperto e richiedono una più lunga preparazione. Vi sono anche degli studii minori, provvisti come il primo di depositi di materiali e di ricchissime guardarobe. Ma interessanti dal lato scientifico sono quelli per la fotografia microscopica e biologica, il giardino di acclimatazione con la raccolta di tutti gli esemplari di animali, lo studio per la fotografia di truechi con gli apparecchi più moderni, tavoli ottici, macchinari complicati. E le officine? Là il lavoro non è meno febbrile che me) meandri del grande «duetto, Un csercito «hi operai e di artigiani attende infaticabilmente alle opere accessorie. Sono essi gli oscuri collaboratori necessari, falegnami, meccanici, fuochisti, stuccatori, manovali. Le macchine elettriche fumzionano senza posa nei vasti padiglioni, come in un comune stabilimento industriale, e a star li quasi si dimentica che tutta questa attività e destinata all'arte cimematograbica. ==” E” o“ e

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l'as seta a lempetbaf. Nei depositi vedete ammucechiati i bossoli delle pellicole. A Tempelhof, ove la Ufa possiede degli altri stabilimenti sussidiari, si frovanda più addi ire mi- liom di metri di pellicole non ancora. usate. Queste pellicole, riunite assieme, formerebbero mil «tracla di 76 centimetri di largherza lunga quanto da Berlino ù Ginevra, Le officine di stampa è di fissaggio hanno una loro caratteristica particolare, Le camere oscure non hanno porte, bensi ingressi a labirinto e ciò per la sicurezza contro l'incendio. Tra Neubabelsberg e Tempelhof la produzione giornaliera è di roo mila metri al giorno, E° con questo inizio già ragguardevole che la Sa- cietà tedesca s'appresta a controbattere l'offensiva nord-americana nel campo della concorrenza. Questo è certo, che dal punto di vista tecnico-industriale essa Mon ha molto da temere, vedremo pai peer le realiz: sazioni artistiche, Ma già in poco tempo sono stati dati alla Tuc La lawori di prim'ordine, che anche il pub blico italiano ha avuto occasione di ammirare. Il film germanico già si contraddistingue per la perfezione À destra: Ma magazzino di Nenbabelvbeng e (sopra) nn paodiglicne di posa. si

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L'olerno di uno «dei apratrdli studi di Nenbabelsberg. della fotografia, Il paese di Zeiss e della chimica industriale fa continui miracoli in questo importante ramo, Gli apparecchi fotografici e le macchine di presa, i cui potenti obiettivi guardano assai spesso dagli angoli più inosservati del grande atelier, dall'alto dei cavalletti allungabili, hanno il misterioso potere di fondere il vero al fantastico, e sono i diabolici defor- matori o i fedeli riproduttori chella realtà. Quello che l'artista qualche volta non può rappresentare con i suoi mezzi limitati, né con l'aiuto di una accurata e costosa preparazione, la fotografia crea per un mi- racolo che non si crederebbe. In questo è appunto il vantaggio del cinematografo sul teatro. Ma se il teatro ne scapita, oh quanto rimane distanziata anche la vita dalla meravi» gliosa finzione atta a tradurre in concreto quasi fulmineamente il pensiero! Ecco qua Neuba- belsberg, sita poco lon- tano dalla metropoli. Una breve autostra= da, quella famosa del- l'Avus, divide la città vera da quella ove si lavora per creare una vita fittizia e di poco momento. Certo La cielo i SEO Rulbao si prtadiasi sfabilimene di ddl Ia durante RESA I non bisognerebbe assistere alla preparazione di un film prima di gustarlo in una sala cinematografica qualun- que, quand'esso è cosa fatta: chè tutta la parte di pro- digio e di mistero svanisce. Ma una volta almeno vio» lare il segreto non guasta. Andare a Neubabelsberg. mischiarsi alla folla di artisti e di operai, assistere al loro lavoro fatto di genialità e di pazienza, in un'at- mosfera strana che è un poco anche la stessa atmo- sfera del palcoscenico, quando, ad esempio, si provano le scene staccate o "si creano gli ambienti", osservare l'apparire e lo scomparire inatteso di piccoli mendi copiati dalla realtà, e anche per poco ascoltare il brusio della mastodontica attività negli ampi padiglioni, aggirarsi fra i relitti delle città effimere, salire sui ponti di finte navi co- struite per le scene marine, allerrarzi al- l'idea che tra i ruderi ancora rimane delle ercazioni che furono per ricostruire il po- deroso lavoro di mesi e mesì, può esser ne- cessario a chi vuol farsi un concetto pre- ciso del cinematogra- fo; ed è, oltre a tutto, un godimento. FILIPPO BOTANO la sosta berlinese del rato Maat = Donde Her- lino-Rama.,

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77 {an accampamento nel deserto della Memgolta. Pubblica queste mote, che rineciranno certamente gradite ai lettori, come altre «0 Estremo OQrieate già comparse sulla "Rivista", l'incenze Ferretti, Figli ba sgliame renderne omaggio alla memoria dell'antore, morto di recente appena ventenne. ba dale prosa di ua fertile intuito, di ana tenace colonia di comesvere, Mi animo ardente, d'ingegno vivace, dna precoce capacità di discernere i singolari aspelli del'arondo cinese. A fient-Fwin, nel 1923, Egli era if più giovane fascista della Concennone Italiana. MONGOLIA Nel cuore dell'Asia, dagli oscuri “taiga” siberiami fino alla sacra montagna di Tien Shan, dalle sabbie scottanti del ‘Turkestan alla Grande Muraglia, sor- gono innumerevoli leggende : il fiore dell'immaginazione dell'uomo. La Mongolia, culla della civilizzazione, la terra dei famosi sanguinari guerrieri che conquistarono l'Asia © penetrarono nel Regno Cristiano, la terra degli Dei e dei Diavoli, la terra dei “Budda viventi” deve per forza dar nascita al mistero e alle leggende favolose. AI tramonto, nella sua “wurt”, un padre dice ai figli, con aria solenne e misteriosa: ‘ Vedete quella TAGMLAZIA laggiù? Vedete che cosa c'è sopra? Quello è il sacro "Oo" . La montagna è abitata dagli spiriti cattivi... Essi possono mettere la nostra vità in pericolo quando sono arrabbiati, e ci possono impedire di passare. Rispettate e onorate sempre il sacro “Obo" e gli Dei saranno con voi". a generazioni a generazioni si propagano così la credenza e le leggende misteriose. Vivendo nella solitudine, in quelle vaste pianure desolate che in estate vengono lane al sole e su quelle immense montagne denudate che in inverno vengono coronate di neve e frustate dai terribili venti glaciali, il mongolo “Figlio del Deserto", impressio- nato dalla natura per lui enigmatica, sente il mistero e viene dominato da un senso di paura superstiziosa. In quelle vasie pianure, in quei boschi che hanno qualche cosa di lugubre e specialmente nel silenzio rofondo della notte sente la presenza degli spiriti. P sua anima vien tormentata ed egli cerca di pro» piziarsi gli spiriti cattivi con offerte e sacrifici. Sulle cime delle montagne, all'entrata delle vallate pericolose, davanti i fiumi dalle forti correnti e in tutti i luoghi di pericolo, il povero mongolo costruisce il snero “Obo"”: un altare di pietra dove il “ Figlio del Deserto” porge agli Dei la sua offerta, una pietra o un “hatak" (pezzo di seta). Leggende infinite «li fatti superenaturali e miraco- losi corrono e hanno impressionato profondamente la loro mente. 1 sacerdoti d'altronde hanno aumentato di molto le leggende e dei racconti favolosi di alti personaggi ceclesiastici adornano la storia del paese. Un profondo mistero circonda i santi personaggi del Pan Cien Lama e Dalai Lama, i più alti gradi dei “Budda viventi” o Incarnazioni di una Divinità. Il popolo ci santi lama" parlano con profonda re- verenza c credenza dei due mistici Sovrani del Tibet. Leggende innumerevoli circolano riguardo ad essi è il mistero più profondo li avvolge. Fasi sanno il passato e il futuro e tutto quello che c'è d'oceculto. Fanno dei miracoli, comandano la pioggia, oscurano il sole, fanno vedere ciò che e'è di nascosto e sopra tutto pros icane l'avvenire a perfezione. Quand o Sua Santità il Pan Cien Lama venne a Pechino per ragioni politiche, il popolo, colpito dalla siccità, chiedeva una grazia. Il Pan Cien Lama im- merse nel lago del suo palazzo Un viso magico e la pioggia cadde in abbondanza. Cali alti preti, Principi della Chiesa, godono pure la stessa reputazione e tengono il popolo legato nel- ra tir esercitando le stesse pratiche cabalistiche. Un * “ta-lama” d'un monastero mi raccontava, con aria solenne e grave, che non ammetteva nessun dubbio sul modo con cui il Ciab-sun Damba, defunto * Budda vi- vente” di Urga, Sovrano della Mongolia, diceva la fortuna col MARU fresco sul quale appariscono carat- teri e disegni, o leggeva il destino dei Principi o sapeva

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nl Da "A atleta” è Buda vicende, principe della Chiesa mongola nella gerarchia comaieta, i loro pensieri con le wiscere cul DSS d'agnelli, o coni: pra para vi amuleti contro | proget tili e le malattie dalla posi» zione delle stelle. Il Bogdo Khan aveva pure una famosa "Pietra nera” sulla quale ap- parivano disegni complicati e sapeva leggere da cessi il de stimo degli ITEETETIRELI Los delle Tui- sconi. "Il Bogdo Khan solfiava si mo specchio e... apparve un accampamento di molti uo- mini e donne, dove risplendeva della ricchorsa”. "mr il Elm- «rante fumo che si alzava da un incenziere apparve una vi» zione chi Abmn lunga ia PIE ID di soldati e alla testa il Prin tipa” ID Ta-lama mi raccontò pure come una volta un santo lama ile] Tibet si presentò alla Corte imperiale a Pechino e fece un miracolo, In pere senza «i tutta la Corte il ca- lice d'oro dell'Imperatore si alza SEnNZOI (MEess Lu visible SULgb= porto e venne sulle labbra del K IFRTELI che assaggiò il ELLI des lizione, Tutti rimasero stupiti. L'Imperatore ordinò a tutti chi bramare il EER culto Chi il santo womo venne a stabilirsi dk FAT k are, ida dave 211 Apart la luce per tutte le steppe, deserti e montagne della Mon- golia, Cien butti i popoli, ddallie steppe siberiane al Mar In goa _1 a Lai n" dinno, dalle sabbie del Tur kietan al Mar Giallo, onorana © riveriscono il santo nome di Buolda, Mi pare che Marco Polo mel “ui memorabile libro dia cenni a qualche cosa su que- sto miracolo, Il popolino ha una ferma credenza e i lama lo tengono legato nell'oscurità. Dai sa- cerdoti corrono i poveri mon- goli peer aver amuleti contro i malanni, per sapere la for- tuna, per guarire le malattie, per esorcizzare gli spinti e i diavoli e specialmente per ascoltare le profezie per i la" Pa-lana" cbe predica fa dal- frina cella Aede gialla "ai novizi.

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AE Lira LETPA gr raga SOS nio ve E fr AG roi pr TIRI TSO! Be TERI = Ca Eee | rr ros -= [rasi SR REOTA quali parecchi lama sono rino» matissinni. Il edicitore di buona fortuna & il ‘personaggio più importante e i mongoli lo ten- gono in grande stima. | sa- cerdati hanno il monopolio della preghiera e pregano per il popolino dietro ricompensa, guariscono le malattie con erbe medicinali e sono chirurghi per eccellenza per le slogature, I lama asseriscono che un am- 1 ga n] a Un dara anerine diéne ita duazione religioni nel tempio, 19 Nobiltà mongola: an deltere che ni ache Sieerdole PIET (amido, malato è in possesso d'un dina- vola Li che bisogna esorcizzarlo con delle incantazioni e altri riti di stregoneria più o meno fantastici. (bh misstra che 1a ma parte dello Shamaismo è ri. masta e s'è infili rata nel mas wo culto. Ho saputo un fatto curioso di guarigione fatta da un dot- tor-lama a un idrofobo. Il fatto mi è stato riferito da una persona degna di fede, Un Ta-lama ordinò che l'am- malato di idrofobia fosse ti- rato sù, tutto nudo, dalla parte verticale di una collina, Il po- vero disgraziato vi arrivò tut- Lo insanguinato per le atroci termte avute urtando contro le pietre sporgenti. Poece © le Strano n l'ammalato guari... Forse per la gran per- dita di sangue © per la forte eccitazione, Il romanzo non manca nella vita mei deserti, che è così in- teressante porche i Mongoli SUOMI rimasti Ricorak come li vide Marco Polo nel XIII se- colo. Sembrano il popolo pri» mitivo come è descritto nella Bibbia. E' on popolo che non semina e non raccoglie è che non pensa all'indomani, ma si affida alla natura per i suoi bisogni. E° un popolo a cui l'ospitalità & imposta dalla legge e che fino a pochi anni fa non conosceva il furto, E' un popolo nomade, che erra im quella quasi arida e vastis- sima terra per secoli è secoli; la terra dove sorsero i famosi guermeri sanguinari che erano Vl [L'VIES ==: a x “—=—_

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Sopra: P Li ati lipi mongoli. Nel centro: Pre quarnizioni, Solto: Mara Jie aura dî Panelito, chiamati i “ diavoli“ e che por» tavano il terrore da per tutto, persino negli Imperi più potenti Da] civili, Il sangue cei grandi nwi scorre nelle loro vene. Si lan ciano a un galoppo frenetico e pazzesco per centinaia di chilo» metri e con urli diabolici si but- tano sul nemico come un vento turbinante, Come i loro avi, sono dei guerrieri intrepidi e arditi che non conoscono la fatien; in mancanza di cibo si stringono la cintura è ridono per scherno alla fame, l loro antenati per man- TENERA canza di cibo succhiavano il sangue dei ca- valli che erano duri e forti come loro, li parecchie occasioni hanno mostrato la loro intrepidità © fatto onore ai lorocari, le cui ossa sono Sparse nelle sabbie del Gebi. Le loro recenti lotte ardite d'indi- pendenza antro i Cinesi, dave i mongoli si sono slanciati contro quelli in proporzione ali timo contra dieci è hanno sconlitto cana letamente il nemico, ln liberazione del sa Budda wiwentie dat | Urgà e La fresa della capitale contro un numero dodici volte mag- giore, sono episodi rimarcabili, Durante le lunghe micoe i cavallo attra- verso i deserti, cantano le lodi dei loro avi e delle loro ardite imprese guer- resche. La sera nelle loro “xurt”, con l'accompagnamento d'uno strumento, una specie di violino, cantano le Pamanmze d'amore Lisi dii guerra, come i loro quasi sovru: mani capi di una volta conquista» rono tutti i pavesi cd chbero in spose le più belle principesse dei paesi sui quali marciavano. In quelle lunghis- sime ore che il mon: gola passa nelle pia- mure oppure in viag gio, la sua cara pipa gli offre la compagnia e gli dà on momento di sollievo e di con: forto. Il mongolo è un forte fumatore, ce fa malto uso di tabac- co da naso, Le lunghe e tristi serate le tra- scorrono nella " yurt"" attorno al fuoco dello “argol" {sterco di vacca e ii cavallo) a

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Pa bal tipo Pri a ATATAT mongola. chiacchierare, a passare in giro le ricche tabacchiere e n servirsi del “susan del te con sale è grasso. La loro unica bevanda alcoo- lica è l''erak", distillato dal latte di giomenta, del quale spesso abusano, L''“erak" fa un effetto particolare quando ubbrinon: immobi- lizza le gambe della persona e la Ri im I poace ili (SSL TR - minare. Passano ore intere altavolino sccupati al giuo- co delle carte, al quale sono molto attaccati, oppure a una specie di scacchi, Bisogna dire che i mon- goli sono dei bravi sports- men, La corsa dei cavalli è il loro sport favorito, come pure la lotta. Nelle feste e durante le fiere il mongolo ci tiene a mostra- re il suo cavallo, per ciò lo fa correre in messo alla folla col rischio di causare una qualche disgrazia: la ammirazione del pubblico lo vende superbo © argo- liogo del suo pony. Nella provincia Ciahar i mongoli usano andare a caccia al lupo come noi fac- ciamo ln battuta alla volpe, Nella stagione propizia, quando il lupo & in calore ben nutrita, + cacciatori a cavallo, in numero eleva» to, circondano, sempre ga- loppando attorno, una gran- de estensione love Ck redono di trovare i lupi. Il lupo ve- dendo il cacciatore corre da una parte all'altra, ma ove capila incontra sempre un cacciatore che corre a galoppo sfrenato, gridando n) BI a squarciagola. Intanto la rete dei cacciatori si serra ce i lupi, esausti, vengono presi vivi al centro. Un colpo di “tashur" (bastone) sul muso li fi- nixo LA {Questo lo fanno pier sport. LETO = neralmente quando incontrano un lupo na Ila pianura lo per seguitano A cu vallo, e appena il cavallo lo raggiunge gli danno un colpo sulla testa, I mongoli nel loro modo di ca- Costumi mongoli: un cacciatore,

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Ina carovana in marcia nel deserto mongole. valcare sono dei perfetti corallerizzi; si siedono sulle loro selle dure con le stalle cortissime e son capaci di viaggiare per giorni intieri. Le loro abitazioni sono le "wurt”, specie di tende di feltro che hanno la forma di una mezza sfera, LA che per la loro forma particolare resistono ai terribili venti del deserto, Un'apertura al di so- pra. che si può chiudere la sera o quando piove, La fine di una caccia al lupo. Sopra: Adarmanaenti di concime davanti a un villaggio. lascia il passaggio al fumo. Per mancanza di le- gname il mongolo si serve per combustibile del- l'"argol”, che fa prima disseccare per bene. Lo svantaggio di questo poco comune combu- stibile è che quando è umido fa una quantità di I lupo catturato vive in una bualbula.

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vera = rue le SEI: ta”. i v=I 1 a e. L ha I cali J Vi | | Ai n LI DI L . È pura | LIL i' fa "r ? i LI | i ai N") SI = ; li da 3 Tiara MR. e i Caalli seleaggi colturali coi facci. Sopra: Maa mandria di calli addomesticati. fumo, e questo è la causa principale delle malattie degli pcechi cui soffrono | mongoli, {Questo "argol “ è tenuto molto caro dai nomadi, e difficile sarebbe il descrivere il senso di gioia che prova un povero viaggiatore privo di combustibile quando ne trova ba letta è fra gli «ports preferiti dai mongoli. Pa N ‘fa hi o al a de ij hi = , i pr i ù b ù 4 e =) È = ui Lu! a. Ce Da Li L aa 7 ge È hits a "gl a i" “da pd “ga i a Un villaggio mongolo colle mie caratteristiche "yuet”, un piccolo mucchio abbandonato da una qualche carovana di camelli, Il mongolo tanto per il suo vestiario che per il cibo dipende dalle sue mandre di cavalli, vacche e pecore. La natura le moltiplica. Quando un pa- scolo è esaurito il mongolo smonta la sua tenda, la mette sulla sella e con tutta la sua famiglia porta le bestie in cerca di un nuovo pascolo, RITO PETE

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tr e TAZZA AE PAIS ME ra — «Sie let panno Carrelle in marcia nella steppa mongola. Nei vastissimi e indefiniti terreni della Mongolia errano quantità innumerevoli di cavalli ed asini c non hanno mai conosciuta la briglia. Gaazelle e capre selvagge, veloci come il vento, fiere e superbe delle loro magnifiche corna, abbondano in gran quantità. E le marmotte, gli scoiattoli c le volpi corrono per la pianura con l'occhio sempre aperto per sfuggire le aquile, gli avvoltoi ed i lupi. Quando il mongolo ha bisogno di catturare cavalli, monta sul suo favorito è con una specie di laccio va in cerca di una qualche mandra. Invece del laccio che adoperano i “cow-baovs"” americani, i mongoli adoperano una canna lunga sette metri con un cappio all'estremità. Con questa possono acciuffare il pony più selvaggio, c una volta montato lo fanno correre per la pianura finchè il cavallo cade stanco morto per terra. Allora esso è considerato addomesticato, De- gli industriali promuovono la caccia ai “petits-gris"”, alle volpi e alla marmotte per fornire le grandi ri- chieste di pellicceria della Cina cd America. Le gax= selle e le capre selvagge offrono una caccia alla quale ambisce agni cacciatore, e le loro magnifiche e superbe coma forniscono un trofeo ai pochi cacciatori curopei che si avventurano dalla parte di Kalgan. L'arma da fuoco dei mongoli & primitiva, canna del fucile a bac- chetta è lunga quasi due metri e talmente pesante che ha un sostegno in legno alla punta. Ora sono equi- paggiati d'armi moderne © Antamabile di forestieri in cinggio aliracensa la Mongolia. il mongolo è orgoglioso e fiero della sua mauser € del suo parente fucile. L'armata mongola è ora ben equipaggiata e disci. plinata ; le armi sono fornite dai Sovieti e nell'armata vi sono come istruttori parecchi ufiiciali russi. L'in- teressamento russo per la Mongolia è ben noto; sin da molti anni la Russia ha cercato di penetrarvi è farla sua “sfera d'influenza per guardare i suoi confini‘, come la Gran Bretagna ha fatto nel Tibet. Una nazione ricca ma debole, deve per forza so0c- combere sotto una nazione vicina e potente. La Gran Bretagna è penetrata nel Tibet rendendolo una sua "sfera d'influenza’ per proteggere la frontiera dell'India. La Russia con la sua politica socialista si é infiltrata nella Mongolia è l'ha aggiogata al suo dominio, Gli stessi avreenimenti si notano in quasi tutti sli Stati dell'Asia, Sarà il “cuore” dell'Asia il teatro un tremendo conflitto dei due potenti è rivali popoli stranieri? Verranno ad incontrarsi qui due giganti dell'occidente sulla lunga linca trasversale che scorre dalla Mesopotamia fino alla Cina e che divide l'Asia in due? Sarà quella lunga trasversale la linen di pineale due popoli civili che verranno in urto per rivalità e sparge- ranno l'orrore e il terrore della guerra ciabolica cu- ropea per quella terra dove è propagato l'amore, la compassione e la pace; la terra da dove vennero tutte le erandii religioni e la terra delle millenarie civiltà? VINCENZO FERRETTI iegrerr Ji li carico e le persone farma indovinare le ehif= dicaltà del viaggio.

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Bi int ALE Spe gua SL div n) e, VO 7 L rl = Dia a rari Fuposizioni e fiere: La bella mostra campionaria di Leng Beocb (California) e sopra, una piazza di Lipsia invasa da ogni soerla di pubblicità per la fiera di autunno.

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LA DBA VISsLA ILLUSTRATA DEL “POPOLO D'ITALIA” Fondatori; ARNALDO MUSSOLINI - MANLIO MORGAGNI Direttore : MANLIO MORGAGNI REDAZIONE, AMMINISTRAZIONE MILANO sta Lovanio, id TEL. N s64n Anno VI - N - ab Ciitabre + igaBi * LA RIVISTA ciee ogni mise ABBONAMENTO per il 1888 L. 196 Esiere L i0-. NUMERO SEPARATO L. bb PulbibBiottà | Cosappiriioniaiià ceglie Llabone Pobblbesrk Pralliza I did] di ripresa one e di iradaniane ano riscesil pane vabil | piaaad TAPPA SIORICA La Rivoluzione Fascista non demolisce se non pre- parando le basi e l'armatura e i materiali per l'edificio nuovo. Perciò ha proceduto e procede per gradi, per fasi, | tempi di questa graduazione, di questi passaggi, che rispondono sempre ad una maturazione delle espe- rienze, delle situazioni e delle cose, sono segnati dal Duce, come del resto da Lui sono concepiti, con ri- gorosa logica di metodo, di sviluppo e di proporzione, e con geniale architettura di opere e di istituti, gli atti fondamentali della creazione rivoluzionaria. E prodigioso è questo, che mentre ogni nuovo atto sembra a primo annuncio un'audace improvvisazione sperimentale, invece quando è compiuto appare come risultato logico, anzi come conseguenza necessaria degli atti precedenti e come prodotto di una elaborazione giù fatta sulla coscienza collettiva dei militi della ri- voluzione. Con le deliberazioni prese dal Gran Consiglio nella sessione che si è svolta alla fine del mese di settembre, la Rivoluzione ha compiuto la fase delle riforme co- stituzionali, completando l'ordinamento nuovo dello Stato Nazionale, ed ha segnato la direttrice delle opere iniziate per la ricostruzione in tutti i campi di attività del Regime. Queste deliberazioni, proposte dal Duce, presen: tano tre ordini di fatti: Uno di compimento dell'edificio istituzionale, con la costituzionalizzazione del Gran Consiglia; uno di consolidamento e sviluppo delle istituzioni precedentemente create, con la facoltà al Governo di tradurre in leggi è sanzioni organiche le norme della Carta del Lavoro; uno di governo propriamente detto, e fascistica- mente concepito nella guarentigia della sua continuità e stabilità, col disegno dell'attività del Regime nel prossimo anno, VII dell'Era fascista, che sarà l'anno della definitiva sepoltura dell'elettoralismo universale e del parlamentarismo comiziale, e della prima affer- mazione del nuovo sistema rappresentativo organico, L'atto di maggiore importanza, di grande signifi cato storico, è quello col quale, valendosi dei poteri costituenti conferitigli dalle Legioni delle Camicie nere, e finora esercitati rivoluzionariamente di finito, il Gran Consiglio decide di divenire, per la continuità di eser- cizio di tali suoi poteri, organo di diritto della Costi- tuzione, massimo Consesso dello Stato Nazionale. Giustamente è stato detto che questo passaggio non è una rinunzia ma una conquista rivoluzionaria, poichè si effettua senza che il Gran Consiglio abban- doni alcuna caratteristica rivoluzionaria della sua com- posizione, delle sue funzioni e delle sue attribuzioni. Il Gran Consiglio resta sostanzialmente e formalmente quale era, per esercitare di diritto gli stessi poteri direttivi, costituenti e consultivi in materia legislativa di interesse generale, che finora esercitò di fatto. L'opera veramente poderosa, formidabile, compiuta finora dal Gran Consiglio, che è stata la matrice di tutte le istituzioni, di tutte le riforme e di tutte le opere della Rivoluzione, a cominciare dalla Milizia fascista istituita con voto della prima seduta nel feb- braio 1923, dimostra che il Gran Consiglio è l'organo di cui le vecchie costituzioni liberali e democratiche mancavano, per assicurare in ogni tempo alla Nazione la possibilità di realizzare mforme politiche e sociali, anche se audacemente è profondamente istituzionali, e cioe rivoluzionarie, quando sieno maturate nella vita della Nazione, Con la Milizia, con l'inquadramento avanguardista della gioventù, con la legge sui poteri e le attribu= zioni del Capo del Governo e Primo Ministro, e su quella dei Prefetti, suoi diretti rappresentanti a capo della Provincia, con la sostituzione dei Consigli del- l'Economia ai Consigli Provinciali, e dei Podestà è delle Consulte ai Sindaci e Consigli Comunali, con la facoltà al Governo di emanare decreti e norme giu- ridiche, con la legge per il riconoscimento dei Sinda- cati, per i rapporti di lavoro e per la Magistratura del lavoro, con la istituzione della Corporazione come Ente statale, del Ministero delle Corporazioni, con la Carta del lavoro, con la riforma della rappresen»

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dl Buce, tanza dalla base inorganica alla base prevalentemente corporativa pur conservandole carattere politico; ed infine con la costituzionalizzazione del Gran Consiglia, l'edificio costituzionale della Rivoluzione è compiuto, e sarci per dire perfetto. E di particolare importanza per la Rivoluzione, per la continuità del Regime, è il nuovo potere che viene attribuito al Gran Consiglio, per la formazione dell'albo degli uomini di Governo da designare per vacanze di ministri e di quelli da presentare alla Cos rona per la scelta in caso di vacanza del Capo del Governo: cass, questo, che tutti gli italiani respingono più lontano è concepibile nel tempo. Le sedute del Gran Consiglio sono segrete è non sappiamo perciò come si è svolta la discussione su quest'ultima proposta. Ma crediamo di non errare imaginando che qualcuno dei più autorevoli tra 1 pre- senti abbia preso la parola per dichiarare, a nome di tutti, che la difficoltà di formare oggi l'albo dei “sue- cessori al massimo posto di comando è ancora insu- perabile, perché il livello «li statura, tra il Capo e tutti gli altri, è assolutamente sproporzionato, E così dev essere — imaginiamo — scaturita dalla coscienza dell'alto Consesso quella acclamazione al Duce, con la quale esso ha chiuso la sessione di mag- gior portata storica dopo quella che fondò la Milizia. MANLIO MORGAGNI I E TL

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GLI AVVENIMENTI INTERNAZIONALI OSCURI CONTRASTI DI EGEMONIE NAVALI La campagna della stampa francese contro l'Italia a proposito di disarmo navale è tanto ingiustificata e grottesca, che a giusta ragione è con perfetta co scienza possinmo invocare su di essa il giudizio di ogni uomo ragionevole provvisto di un minimo di buona fede, L'italia partecipò validamente e con risultato de- cisivo alla grande guerra, a fianco della Francia è dell'Inghilterra. Prese parte, come Potenza firmataria, al Trattato di Versailles. Nel 1922 intervenne alla Conferenza di Washington e le fu riconosciuto il di- ritto di parità con la Francia per le navi da battaglia, il che logicamente e necessariamente lasciava presup= porre un diritto di parità anche per le unità minori, che servono di complemento e di difesa perle coraz. zate maggiori. Più tardi, per espresso invito franco inglese, assunse l'onore e l'onere di Potenza garante per la pace renana tra Francia e Germania. Infine, in un periodo più recente di trattative intercorse a Ginevra per il disarmo navale, difese la stessa tesi francese del tonnellaggio globale, con piena libertà per ciascuna Potenza di determinare il tipo e il nu- mero delle navi entro i limiti del tonnellaggio totale consentito, Senonchè a un tratto fu reso noto che Inghilterra e Francia — quasi ignorando gli accennati precedenti e passando sopra a tutti gli impegni protocollari € morali che ne derivavano — avevano, con vecchio metodo di diplomazia segreta, concluso un accordo separato “a due", per cui la Marina francese ri- nunciava alla tesi del tonnellaggio globale, in prece» denza sostenuta con domenicana intransigenza, e l'Am- miragliato britannico consentiva alla Marina francese la costruzione illimitata di sommergibili, cioè di quegli stessi ordigni di agguato e di insidia che in precedenza, con rigidità puritana, aveva denunciato come barba- rici, inammissibili e intollerrabili. Tutto ciò, per quanto potesse apparire sorpren- dente, non rivelava tutta la verità, che ora si discopre attraverso le iraconde polemiche della stampa pari- gina. La Francia non vuole più riconoscere all'Italia quel diritto di parità che fu stabilito in termini ine- quivocabili nel protocollo di Washington. D'altra parte, avendo la Francia attribuito all'Inghilterra illimitata libertà per la costruzione di incrociatori inferiori al tipo sfasden di 10.000 tonnellate — accordo che contrasta in pieno con la tesi sostenuta dall'Ame- rica — risulta di tutta evidenza che l'Ammiragliato britannico intende praticamente annullare la parità navale con gli Stati Uniti. La libertà illimitata per i piccoli inerociatori con- sentirà all'Inghilterra di armare con cannoni da 153 mm. anche la gran massa del suo naviglio mercantile, la cui possibilità di impiego sarà accresciuta dall'au- silio e dalle difese che offrono le basi navali britan- niche scaglionate in tutti 1 mari del mondo. D'altra parte nelle clausole dell'accordo l'Ammiragliato bri- tannico ha preveduto la limitazione dei grandi som- mergibili oceanici, che potrebbero insidiare i traffici mercantili dell'Impero, mentre ha consentito libertà illimitata per i sommergibili sinò a too tonnellate, a tutto beneficio della Francia, per la politica di ege- monia che questa persegue ostinamente e apertamente nel Mediterraneo. A questo proposito è da ricordare che la Francia si è rifiutata di ratificare una delle convenzioni di W'ashington, che proibiva l'uso dei sommergibili per la distruzione delle navi mercantili in tempo di guerra. Da ciò è lecito dedurre che la Francia ha nei suoi piani navali il blocco contro il commercio marittimo. La cosa è di sommo interesse per l'Italia, la quale è obbligata a servirsi delle vie del mare per i quattro quinti dei propri rifornimenti. L'accordo anglo-francese non è dunque una pre- messa di disarmo, ma una convenzione per nuuvi arma- menti, lasciati liberi, senza limite alcuno, per i piccoli incrociatori da corsa e per i sommergibili, cioè per le unità navali più insidiose, Non è un documento che riavvicini le Potenze rivali, oceaniche e mediterranee, ma un Patto tra due egemonie, che lede i precedenti riconoscimenti di parità e cerca nuove apprensioni, nuove diffidenze, nuove fatali gare di armamenti. L'orgoglioso imperialismo britannico tende a sopra- vanzare le giovani energie americane. La vecchia Francia da sua parte rifiuta il diritto di parità al- l'Italia, per affermarsi, — col formidabile bilancio navale che ascende a tre miliardi annui e particolar. mente con la costruzione illimitata di sommergibili — a Potenza cgemonica del Mediterraneo, Dopo ciò, che cosa pretende la stampa parigina? La vecchia solidarietà di Versailles è distrutta. La parità di Washington è rinnegata. Il pacifismo di Locarno e di Ginevra è sostituito da alleanze militari di vecchio stile, che rivelano un irrompere di volontà egemoniche. Se nessun fatto nuovo sopravviene nei rapporti internazionali, se le apprensioni che si ma- nifestano largamente nella opinione pubblica inglese non costringerannò il Governo di Londra a riconsi- derare gli impegni, l'accordo anglo-francese minaccia di segnare nella storia europea e mondiale l'inizio di nuove tensioni e di fatali contrasti. Di tutto ciò l'Italia, sin da ora, rifiuta in modo assoluto ogni e qualsiasi responsabilità. In quanto alla parità tra Francia e Italia, sancita a Washington e ora rinnegata, la stampa parigina obietta speciosamente che la Marina francese ha com- piti complessi e vasti, per la difesa di un grande Impero coloniale, mentre la Marina italiana ha il suo raggio d'azione limitato al Mediterraneo. Abbiamo per rispondere una batteria di validissime ragioni. In primo luogo anche l'Italia, con licenza della stampa parigina, ha Colonie fuori del Mediterraneo, nel Mar Rosso (Eritrea) e nella costa d'Africa sull'Oceano Indiano (Somalia e OQitregiuba). In secondo luogo abbiamo dieci milioni di nostri connazionali dispersi nel mondo, in comunità lontane disseminate al di là dei mari e degli oceani. Sono nuclei vitali della nostra stirpe, che non possiamo e non vogliamo abbandonare. Essi hanno un valore umano e civile indubbiamente superiore a quello dei senegalesi e degli annamiti,

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— * Ed fi traltato di amicizia fra l'Italia è fa Grecia firatalo a Rota da & E. Venizelor e SE. AM inrolini, Ya becti In terzo luogo la forza navale è all'Italia indispen= sabile per la difesa della sua Marina mercantile, più numerosa, meglio attrezzata, più moderna è più ricca di quella francese. Ma, al disopra di queste ottime e validissime ragioni, la stessa situazione geografica di Potenza chiusa nel Mediterraneo crea per l'Italia necessità e diritti particolari. Moi non abbiamo, come la Francia, porte spalancate sull'Atlantico. Siamo co- stretti è riformirci solo per le vie obbligate del Me. diterranco, La possibilità di navigazione in questo mare interno è per l'Italia una condizione di libertà, di indipendenza e di vita. In omaggio ai senegalesi e agli annamiti, non ammetteremo mai la soffocazione marittima di questa nostra divina Penisola. La natura dell'accordo anglo-francese lascia intra» vedere che esso non è soltanto navale, ma anche continentale, aerco è politico. Infatti, mentre la Francia ha riconosciuto all'Inghilterra piena libertà per la costruzione di piccoli incrociatori e per l'armamento delle navi mercantili, che costituiscono una specie di riserva navale, sembra certo che a titolo di corri spettivo l'Inghilterra abbia consentito alla Francia ampia libertà per le riserve terrestri. Contemporanea» mente si è appreso che lo Stato Maggiore francese non darà più corso al programma per la costruzione di aeroporti militari sulla Manica, con centro a Cher» bourg. (bb come contraccolpo permette rà alla Francia di concentrare tutte le sue forze aerce sulle frontiere dell'est e del sud-est, a ridosso della Germania e del» l'Italia. Infine non è presumibile che questi complessi accordi navali, terrestri ed aerci non siano coordinati e tutelati da una intesa politica, la quale del resto si è già resa evidente con il " passo” anglo-francese a Sofia e con l'appoggio dato da Lord Cushendun e Briand nelle trattative con Muller a Ginevra per lo sgombro renano. Artefici di questa intesa sono da comsiderarsi Berthelot e Twrrell, eminenze grigie del Quai d'Orsay e del Foreing Office, Il primo effettuò un misterioso viaggio a Londra, del quale solo ora si possono valutare in pieno gli scopi è i risultati. Il secondo, dopo aver coperto per lunghi anni la ca- rica di Direttore Generale al Foreign Office, ciò che fece di lui il vero Ministro continuativo della politica estera inglese, ha ora trasferito le tende a Parigi, in qualità di Ambasciatore britannico. E' questo un segno dei tempi, perché Twrrel mostra di considerare Parigi come il nuovo centro magnetico dell'attività diploma- tica. Ma tutto ciò non depone a beneficio del pre- stigio imperiale britannica. L'accordo anglo-francese ha irritato l'America, ha preoccupato l'Italia e ha fatto sorgere legittime ap- prenszioni nella stessa Inghilterra. Gran parte dell'o. pinione pubblica inglese si domanda perché mai il Foreing Office si sia lasciato trascinare a una politica di rivalità con l'America, lasciando alla Francia l'ege- monia mediterranea contro l'Italia, con tutti i pericoli di tensione che ne possono derivare. Lloyd George con ammirevole lucidità ha indicato all'opinione pubblica inglese il lato più debole @ più pericoloso dell'accordo, _—= ————n

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SE. Fenizelos (secondo a sinbitra) ave dal Pantbeoa dopo aver deposto due corone di fiori sulle fonbe dei Reali. Come mai — egli legittimamente si domanda — l'Ammiragliato ha concesso alla Francia libertà illi- mitata per la costruzione di sommergibili? Come mai, dopo aver sostenuto strenuamente a Washington la tesi tendente ad abolire totalmente quest'arma insi- ddiosa è a proibire la distruzione delle navi mercantili, ha concesso alla Francia la libertà di armarsi di un numero illimitato di sommergibili? Si dirà che i som- mergibali di 600 tonnellate hannò autonomia più limi» tata di quelli occamici. Ma le umtà subacque della Germania, che nel 1915 dettero all'Ammiragliato bri- tannico il brivido di una previsione di disfatta, non erano superiori alle Goo tonnellate, e corsero per l'A- tlantico giungendo anche in America. D'altra parte le basi navali della Francia settentrionale fronteggiano l'Inghilterra a tiro di cannone, e se contro le unità germaniche si pote sbarrare il Mare del Nord con campi di mine, uno sbarramento generale ed efficace non sarchbe possibile sulle coste atlantiche della Francia. Si osserverà anche che l'accordo navale è tutelato da una cordialità di rapporti politici. Ma le amicizie tra Nazioni, come quelle tra individui, non sono chberne. E se un giorno uma divergenza di diret- tive, un contrasto di interessi, un conflitto di egemonie dovessero verificarsi tra Parigi e Londra, in quale condizione verrebbe a trovarsi l'Inghilterra di fronte a una Francia formidabilmente armata di unità su- bacquee? Come potrebbe essa assicurare la propria vita, costretta come è a rifornirsi esclusivamente a traverso le vie del mare? Anche non considerando l'ipotesi estrema e pur sempre possibile di un con- flitto, la realtà di una Francia fortemente armata di sommergibili nom sposterà l'equilibrio tra le due Poe tenze, non darà a Parigi un senso di superiorità è a Londra un incubo di debolezza? Gli interrogativi di Llovd George non sono sotti- gliczze polemiche. Essi hanno risuonanza profonda nel- l'anima britannica è sintetizzano le preoccupazioni di un Popolo dinanzi alle incognite di un accordo defimto come ‘l'avvenimento più disastroso del dopoguerra " Lloyd George ha rivelato una particolare sensi- bilità patriottica e un chiara intuizione storica. Ciò possiamo ricomoscere noi che lo avemmo avversario. L'intesa anglo-francese segna per ora l'arresto di tutte le trattative per il disarmo e forse, se non interver- ranno fatti nuovi, ne determinerà il “crepuscolare " fallimento. L'attuale fase storica molto somiglia al decennio che precedette la guerra curopea. Anche allora si trattò il disarmo navale, ma il fallimento della missione di Lord Haldane a Berlino segnò l'inizio del crepu- scolo per la pace. Si può forse oggi sperare ancora nel fine senso di equilibrio della Nazione inglese, nella sua quadrata SAggezza imperiale. Ma se un fatto nuove non sopravverrà, le Potenze navali si avvieranno verso nuovi armamenti. Siamo al crepuscolo. Se una luce di saggezza non rischiarerà l'orizgonte, potremo attendere fra qualche lustro i bagliori di nuovi comtrasti. Già oscure minacce si delineano, sul- l'orizzonte. GAETANO POLVERELLI

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i SR. i (ia ch TE EEE LIRE RETE RETTE e c— n" Mimostraziani politiche: La manifentazione a Madrid in onore di Primo de Rivera per il quinto aaniversaria del suo regime. Sopra: Le adinate delle organizzazioni militari dei socialisti e del nazionalisti a WienerNewstat in suinetti if campa dei nazionali.

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a I : Eee li PARI Sita fieri sl Pa Rie Ma FF Lit (E gi a I candidati alla Presenza degli Stati Unili nell'intimità. Herbert Hoover, a sinistra, Ministro del Commercio, sanenato «ri repubblicani, in campagna con amici politici. Sopra: dl condidalo democralico Alf frea E. Aonlb finel centro) in viltesgiatiara colla sua famiglia.

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slarzaia A Principe, ste l'indice coni dalla fa pisano”, be iodasat sali «be i peer presto, AL GORTE TM= PERIALE GIAPPO KESE: LE NOEZE DEL PRINCIPE CHICHIBL n n ipa Set Metin, da ff 3 simistra: A Principe d'Ilebibe feestilo A blra= cel sita l'Eapasizinar ideate si Avimoltel al» Eyena Park di Talyo, Un avvenimento, che si RIePATa Cali solennità 1 ciks o, e costituito dalle nozse del Principo Chi chibu, fratello dell' Im peratore. com La signor nina Sela Matsadaira.

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13 I GIOVANI SOVRANI NELL'IMPERO DEL SOL LEVANTE Sotto: Tre Jaar i sieme alba 0 st alpi di gorra qiapprneti, convocati sal nos Lele lira fanatur per sfatare Lt qfiafanlione conta, Da sinistra; Véanconte di Pipa, Virccate AI Parella, Vi Sonico Lal Laafa Lai nesade fat supra ar 11fre vallo vi Phi RI) Dj Fay PLL pare val Uikapy ir, eda #ard dd nera di apatrà imburcinione dar lompei aldo st. hl l'imperatrice dal fliappenre mill'abito sall'imooreni zione, far rin. i col siparsevatanii fanncese è ingisar.

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3 E I Direttori cl giornali italiani, conventi a Roma per ascoltare la parola del Duce, riceonti a Palazzo Wideai da &, E, Funeli, Sopra: L'amaggio dei combattenti del Trentino al Duce. i rie. —_ ——_auo» "e.:\ cu

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"@ 2 na of RE a TE ZE ==: LI R| el Mur "wi WEPTE=GGAGERE Ed ha ai n? sr N Til È Î, È Pa = ? Er So A da Docbesn d'Aosta e il Capo del Governo cscono dal Campisoglio dopo l'inaugarazione della Sesta Conferenza Internazionale contro la tubercolosi. (Pea, LUO E)

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Difendiamo i nostri boschi, [[kengoo di Marta Sircmb).

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L'inaugnrazione dl monumento ni Caduli a Portogruaro alla presenza di & A. RR il Principe Eredilario, (Fotografle LIUUCUE.)

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| Ma iL Toga i e RR Apa to IN ba coralleridica Posta cella “ Ma ste ENTRE "oa Vicenza, in Piazza dei Sigari.

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La seconda Crociera Mediterranea : Il piroscafo “ Cevare Battisti" lascia il porto di Genova. AVANGUARDISTI IN CROCIERA La crociera degli Avanguardisti d'Italia ha avuto il suo epilogo necessario nella rivista passata dal Duce ai giovinetti, dai cui memori cuori prorompeva il tri- plice alalà, che é saluto ed augurio. Mtémori, i cuori non forse ancora hanno ripreso il ritmo normale del battito che segna lo snodarsi del pensiero tranquillamente formulato, il farsi dell'opera consuetudinaria, la fatica quotidiana. C'è in essi senza dubbio, vivente e piena di luminosi incancellabili palpiti, la visione di ciò che per gli occhi apparve loro, come forma della bellezza, della forza e della santità, im- mutabili nei secoli Le rive della Grecia benedette dalla esenzi della immortale armonia, ventilate dall'alito dell'Ana- dioméne imperitura nelle acque Egee, e i meandri fa- stosi, i portici fantasiosi, le colonne intarsiate e nu- merose delle Moschee di Stambul, del Serraglio di Costantinopoli, della Basilica di Bisanzio; le Piramidi misteriose e oscurate sempre dallo stesso velo di un simbolo che si infittisce di secolo in secolo più arcano, e la Sfin solare, la deità mostruosa e meravigliosa, che dice la dualità dell'anima, or infera or celeste; le palme e 1 sicomori del Cairo e il segno latino stam- pato indelebile sulle arene è sui marmi della fenicia Africa, della Libia ospitale ai legionari romani, di Cirene sonante dei canti della vittoria mediterranca : tutto ciò vive e ripalpita ancora nel cuore dei gio- vinett d’Italia, reduci dal viaggio che li ha solle- vati sopra s& stessi ed ha loro insegnato la vastità del mondo e la magnificenza del sogno e la onnipo- tenza dell'uomo. Ma qualcosa ancora, ma una cosa forse più che le altre, deve essersi impressa nell'anima improvwisa- mente apertasi alle visioni e alla conoscenza; la realtà della nostra grandezza, la universalità del nome d'Italia nel mondo, e la universalità della virtù, della sapienza, e della sovranità che il nome d'Italia ovunque signi» fica. Una voce si è levata n gridare la verità altissima, là dove altissimo veglia il sentimento del di là, nel tempio dei tempii, nel tempio del Signore è del Re- dentore unico, nella Basilica di Gerusalemme, dov'è il luogo in cui Nicodemo e Giuseppe d'Arimatea un- sero il Corpo incorruttibile e santo è dove il Sepolero splende come astro sollevato sulle vie della terra: la voce di padre Bodrato della Spezia, che ha ricordato ni fanciulli italiani l'immensità ideale di questa Italia nostra, la quale ha da tornare tutrice è signora dei Luoghi benedetti, per diritto incommutabile, per legge divina, E' quella legge divina che si origina nel grembo medesimo del Miracolo, e che Dante Alighieri invo= cava a dimostrare la eccellenza, sulle stirpi terrene e sulle Nazioni del mondo, della stirpe e della nazione di Roma. Italia! Ecco ciò che, a simiglianza di una bandiera viva nell'insonne vento, hanno veduto con gli oechi che non disegnano allo spirito solo le parvenze labili ma le realtà profonde; ciò che hanno veduto è ciò che hanno udito, per ogni luogo è sotto ni cielo, gli Avanguardisti della Rivoluzione. Italia! Sotto gli smeraldi del cielo d'Asia, e sotto la cupola bronzea e d'oro fiammeggiante del cielo africano. Nel mare navigato per sempre dall’ Eroc di duro fegato, Odisseo d'Itaca, che Dante riscolpi nel basalto della sua parola trasfigurata dall'incontenibile impeto di un'ammirazione quasi religiosa, e in quell'Alessandma che l'altro eroe simile ad Achille disegnò è immagine della sua corazza d’oro, lanciata splendida nel piano: "Come la mia sracedone corazza «tin nel deserto e a' barbari ed agli anni regga Alessandria”; sulle sponde del Nilo fosche di foschi miti ultraterreni, e là dove Napoleone, gettatosi contro un terrapieno, attese l'esito di una battaglia cpica, battendo del suo

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Birmano la I figli del Pace, Pitlorio, sull'albero della mae È Comne Halliati", frustino l'iridescente polvere del suolo; dove il ria cordo degli eserciti di Luigi IX il Santo non si tace mai per volgersi di tempi, e dove la impronta del perazile piede di Kleber mon si cancellerà mai per l'occhio che indovina e riconosce; fra Turchi ed Arabi, fra Ebrei ed Europei, fra neri è meticci. L'Italia batte la sua ala dovunque. L'Italia è una realtà suprema, necessaria al mondo, À Geru- salemme, Bruno e Vittorio Mussolini furono sol: levati da cento braccia, fino all'altezza del volta, perchè ognuno valle riguardare nel segno delle fronti infantili il segno della sovrana fronte patema. A Tripoli riconquistata, le canzoni della Patria so- narono alto, contro il cielo, divenuto sonoro come una immensa concavità cccupata dal fantasmi ideali di venticinque secoli di storia. Il Re Egiziano, amico dell'Italia, ha salutato insieme con gli Avanguardisti la bandiera nostra spiegata coi tre colori è col segno della resurre- zione, il Fascio Littorio, sul più alto pinnacolo della città festante, della sua città dominata. La lingua più insigne del mondo parla da per tutto, si incide da per tutto e modella pen- sieri di saggezza, di sapienza, di civiltà. Scuole italiane fioriscono nei più lontani paesi, edu- cano, insegnano, elevano, romanamente, Lo spirito A destra, dall'alto: Sulla falda della move snelle acque del Borfore, - Gli Avanquardisii «sfilano per le sie di Costantinopoli. - I malo di Galata nell'attesa dello «banco degli Acanguardisti. nuovo che abita la Nazione si diffonde oltre i confini, lungo i mari, sulle isole belle, sui conti- nenti profondi. A Rodi, le alte grida di augurio al Duce sovrastarono il fragore delle acque ri» sonanti alle rive, furono uguali soltanto all'eb- brezza dei cuori riconsacrati. Dove galee geno- vesi e veneziane trascorsero guidate dai venti fausti e dall'astrolkbio esatto, sele nuove, scie recenti ed incancellabili hanno veduto gli Avan- guardisti svegliati a questa più intensa vita; le scie delle navi catafratte dell'Italia guerriera novella, dell'Italia Fascista, dell'Italia di Be- nito Mussolini, Il pensiero e la luce del pensiero di Benito Mussolini si effonde, si diffonde, con- quista, è da per tutto, sovrasta. Gli Avanguardisti lo hanno imparato. Ognuno di lore lo ha appreso per esperienza sua pro- pria. E questa esperienza è una conquista ed è una elevazione e un crisma: il quale rende im- mune lo spirito dall'assalto coperto della te- nebra, per sempre, senza pericolo, Essi sono temprati, Sono come il ferro convertito n acciao

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zi dalla fornace che dà la tempera buona. Sono la forza e l'avvenire d'Italia, oggi, più che mai. [Debbono volgere [TER] pensiero ali gratitudine a chi li volle in tal guisa, a chi li riplasmò a questo moda. [La rivolgiamo anche mol, TE italiani, sil CKpm deste volontà illuminate da un intelletto quadrato: perché mai, se non nell'antica Roma crcatrice di uomini, nutrice di spiriti veramente virili, mai, né in Italia nè altrove, fu rivolta altrettanta amorosa e sapiente ed intelligente cura alla educazione è allo sviluppo totale della gioventi. E stato, a poco meno di trenta secoli di di- stanza, il primo a restaurare il principio dello Stato maestro e supremo moderatore della gioventù su- bordinata per intero ai suoi voleri è ai suoi fini, è stato, diciamo, il primo nel mondo, è oggi sol- tanto, Benito Mussolini. I giovani sono la forza viva della Nazione. Sono la somma di quella energia potenziale che la Na- sima accumula Tu GRLOE serbatoi, È che dere in ULTI domani più o meno prossimo trasformarsi in energia attuale, in operosità, in fatica di creazione, in sforzo di progresso. Sono i cittadini della città avvenire, del miglior regno. 1 soldati della futura battaglia. I piloti della Futura nave. I pionieri della futura impresa. Gli eroi della futura gesta. Sono i virgulti ancor teneri che dovranno divenir querei solide per A sinistra, dall'alto: Amano e Fiflorio Muinrolini in esta al corteo; sullo «fonde la mosebea di «anda Sarfa. . f fogli cel Duce festeggiati dal nostro Aaa» settore e dal rappresentanti sella colonia italiana. - l'omaggio «ulla lomiba dei soleali iloliani casuali per la indipendenza turca, - Gli Avonguardisti prima di entrare mella moschea di Santa Safin: la sosliluzione dalle rituali pantofole alle scarnpe di marcia. Deo > ee a € "ala ni; --— -—= — — Es = - s=—:= La A destra: fo colonna per ana piltoresca ela di Galata, LA VISITA DEGLI AVANGUARDISII A COSTANTINOPOLI

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li fe amo 22 i teriivo a Mod, AI centro: hi riecerrendtae del Per Boaptat alette Ho “n, ; alcipà sulla resistere ai colpi e non tre- Murri agli Pit della sort, allo squasso repentino cdell'aggros- SIOE © del male Pi dell'errore, sono la materia umana non LAI plasmata, Come abbane donarli all'insidia oscura, al- l'inganno subdola, alla COP zione che fumiga dal basso e che preme dall'alto? E' perciò che lo Stato li fa sua, come ili Sparta, cime a Roma. [ui fa suoi al modo che la più gran- che maestra dii SApiciza umani la quale sia stata mai nel mon- do, la Chiesa Cattolica, fa sto ogni fedele e gli segna il pre- ciso cammino da percorrere, la vin esatta da seguire, fuor della quale non si é salverza ma perdizione, noa vi è fratel» lanza sotto l'unica legge, ma ostilità dichiarata. E" stato uno dei colpi di genio di Mussolini, Impadro- nirsi dei giovani, Non disse cgli uma volta, ai giornalisti inglesi che lo acclamavano a Londra, trovarsi la maggior mole di sapienza è di espe- rienza pensabile nei libri e nel. La alano dira l'endieniaemia della paprelazione, NELL'ISOLA DEI CAVALIERI

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23 Fi) Pane atterdo agli stand sh iN nniciplo nei aprano paettaglioane del Merola Nora, l'opera della Chiesa di Roma? Ebbene, egli ha trasferito nel- la prassi statale una prassi cattolica. La sicurezza dello Stato e dello Nazione conqui» sta un coefhceiente di straor- dinaria potenza allorché la Nazione EPC comcorde LATI un rettililo preordinato dalla Stato, E, nelle anime tenere è Incorrotte ancora, il buon seme truttifica senza latica. Ecco che cosa vuol dire l'Opera Nazionale Balilla: il suo signilicato prodigioso, la sua importanza incomparabile. Si pensa, considerandone la struttura e i programmi, a un Licurgo, alla legislazione di un Solone. Mussolini ha un merito, proprio e comune a tutti gli uomini di genio, Oltre che ereare, sa trasformare, inno- vare, adattare; adeguare ai tempi. L'errore dello anacro- mamo o il dilettantismo archeo. logico appartengono ai medio- cri, sono il passo falso dei ballerini che non odono la ca- denza degli strumenti; ciò che di ETTARI su LA di. il (rieermana dure Lago LE LUMINOSE GIORNATE DI RODI

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Gli Accngiartii si ine ginocchiane in profondo Il Li . PI dn i mecoglimento dinanzi al sepolero «ti Cristo. fl LA VISITA A GERUSALEMME Lanico nella Città Sonda, I giccani si allineano alla dazione ferroviaria, si chiama anche annaspare nel vuoto, camminare con l'andatura dei sonnam- buli e degli atassici, Se si trattasse solo di un trasferimento, o di una resur- rezione, snremo non nel Fascismo, ma nell'accademia, L'Italia al contrario aveva ed ha tuttora un supremo bisogno di rinnovamento in senso unitario, un'arsura angosciosa di concordia, una necessità insopprimibile di purificazione, Niente poteva essere più acconcio, ora, che quest'atto di imperio sulla gio» ventù. Educare, innovare, purificare. L'orizzonte d'Italia = lo dicano gli avan- guardisti che SITO ormai compiere un atto di BEvETo esnknig cli COScIenza = & sgombro, è limpido, è puro. Noi riguardiamo tutti con infinita gioia il sole. Ci sono due braci per ove la pratica dell'educazione corre: il binario della pedanteria e della rigatteria culturale; e quello della vita. Va da sé che il Fascismo non poteva che percorrere questo secondo. La vita è moto e accelerazione di moto, E' conoscenza per esperienza ce non dogma. E' attività insonne che supera gli ostacoli e sa veramente adeguare alla valle le montagne, è camminare sulle Acque, E° pulsazione instancabile. La vita fruga e trova. La vita scava è si approfondisce; disegna i suoi cità coli, e si dilata fino agli orizzonti e si profonda fino ai centri più remoti. Sa procedere « carponi per sotterranei, e volare sopra le nubi come gli arcan- geli. E' ritmo, è proporzione, è crescita, è contemperanza. L'anima emerge dal corpo con la fronte tanto più splendente quanto più armoniose sono le Gli Avanguarksti gira de

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rovine di Sabratba, A de 23 membra, quanto più rieche di sangue sono le wene, quanto più saldi i nervi, robusti i muscoli. Il bene, che è il vertice cui essa si appunta, è conquista facile è piana, quando il corpo sia ben costruito e quando il cervello sin nutrito di grandi pensieri. Sono principi incommutabili che la realtà insegna. Il Fascismo ha ascoltato la realtà e l'ha consi» derata senza pregiudizi. E allora i giovani italiani sono appunto educati in base a quei principii, in ob- bedienza alla prepotente e santa volontà della vita. Navigano. Volano. Corrono sulle macchine veloci, Si temprano al combattimento con gli clementi e con gli impedimenti, Respirano l'incorrotta atmosfera delle alte montagne e la incorruttibile salsedine oceanica: purgano di ogni scoria il loro sangue. Ci sono colonie marine: restaurano di potenza i.loro nervi.e-i loro GLI AVANGUARDISTI IN TRIPOLITANIA stra, dall'alto: Le «bano a Tripoli. - Alla stazione di Sabratba, - I figli del Duce sul cammello.

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TI AI I ERE ARESE I I Duce passa in risista gli Aivnguandisti al foro rilento a Moma, muscoli. Ci sono colonie montane: correggono e rin- saldano il congegno delle loro membra. Ci sono campi rtivi: imparano l'arte della guerra e si adusano al bivacco e all'addiaccio. C'è una istruzione premi- litare. Visitano il mondo e si mettono a fronte della storia, della civiltà antica e moderna, della onnipo- tente e dinamica realtà (che non ha tempo ed è di ogni tempo. Ecco quezbe crociere, Si curvàano sul libro e se ne risollevano nutriti di verità e di sapere. Ecco le scuole, le scuole che il Fascismo ha fondate, il modello delle scuole civili, di cui non si aveva un'idea. E tutto ciò è rinssunto, coordinato, manovrato con una precisione che fa pensare a un sosgnO d'oro- logeria, dall'Opera Nazionale Balilla. E pera, Na. zionale Balilla ha un cuore che ne misura i respiri, ha un cervello che ne unifica l'attività: l'on. Renato fradnà al as Ricci, Quel che ha sapu- to compiere l'on. Renato f Ricci in questo suo vasto | campo d'azione non si puo ridire se non con le paro- | le di elogio magnifico on- d'ebbe già ad esprimersi | il Duce. Fochi uvomini, come lui, sono riusciti a farsi interpreti fedelissi» si mi e intelligentissimi del | Capo, istramenti illumi» L'altimo atto della Cro- ciera degli Avanguardisti. Las SG #7 er: i A t ESTA 3 TL rp Fe RAD nati di azione, esecutori appassionati «dd obbedienti. All'on. Renato Ricci spetta questo onore, va tributato quest'alto titolo di gloria. E' merito suo se si sono rag- giunti quegli effetti di sorprendente unità di sentimento cdi stupendo slancio d'amore per la Patria più grande, ai quali accennavamo dianzi. E° in virtà sua se il nome d'Italia è scolpito oggi nella viva carne e nel vivo cuore del giovinezza nostra, è sé la giovinezza nostra è già tutto un esercito agguerrito sotto una sola ban- diera ideale, per cui ognuno darebbe sorridendo la vità. Sappiamo quanto i giovani per ciò lo amino, quanto le Camicie Nere per ciò gli siano riconoscenti. Ma noi vorremmo che ogni italiano conoscesse a pieno il merito singolare dell'uomo e sentisse per lui la me- desima gratitudine. Egli ha compiuto un'opera gran- ddiosa. Ha lavorato in si» lenzio. Non per sé, ma per la Patria e per il po- polo che compone questa Patria, con la quale esso è ormai per sempre ri- concilinto. Ha bene me- ritato. E si è rivelato fa- scista perintero. Fascista non di nome. Fascista nemmeno di elezione. Fa- scista di nascita. Degno veramente del Duce è della fiducia del Duce. FRANCO CASETTI L'omagpio sulla tomba del Milite fgnalo,

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IL FARO “CRISPI” AL CAPO GUARDAFUI Mon per nulla i portoghesi di Vasco de Gama chiamarono “Guarda e faggi" nel 1498 quel terribile promoatorio — estrema punta orientale del continente nero — che. a guisa di leene, si protenide nell'Oceano ladiano, e che forse già cra stato doppiato due secoli prima dagli italiani della spedizione di Ugolino Vivaldi e certamente contocinquant’ anni prima, tra il nix0 cdl sSab, da quelli capitanati dal figlio di Ugo Tina, Pierleone, cnienti dial Mar Roiaa. Anzitutto la dificaltà. stava o sta appunto nel guardare”. Dial febbraio all'ottobre nebbie fittissime impediscono agni vie situlità della conta somala settentrionale anche a lrevissima distanza: è quando i maviganii scorgono finalmente la terra... si trovano già in sncca, Grande sventura il trovarsi fermi in spiaggia selvaggia. bone tana dal maonala civile, specialmente quanda non c'era la radio a lamciare il segnale di soccorso alle navi di Aden e di Bombay: ma ben più grave flagello ciò che immancabilmente seguiva Dai villaggi sparsi sulle sabbio o addossati all'immane ci glione ricca dell'altipiano o dagli stessi canaloni che ia- gliano le pieire a picco, forme «di guerrieri migrurtini, armati d'arco e eli lancia, si rovescinvano sulla nave, facerano eccidio dell'equipaggio. deprodavano iuttà il carico © persino sfascio» vano i inanchi dello scafo per trarne materia da scambio è da costruzione. "(Cose di altri tempi!" interromperà il lettore, se pure, im pinzata da pesta di pirati e di corsari nella inavcoria età ma riana, non avrà già rivolto altrove l'attenzione con uno sbulfo, Si, ma mon troppo. Da Vasco de Gama — e perchè non prima. se il grande navigatore è soltanto il primo europeo che ce no ulia cannacenza, mentre cra già alliriazima da secoli la navigazione degli arabi e degli autoctoni? — giungiamo a Mussolini: dal Quattrocento al Novecento. Storia d'oggi, lettore, Vieni con me, che andiamo a sens tire il " testimonio oculare! Il testimonio è anzi uno degli attori più in vista del dram» mar è il Sultamo spodestato del migiurtini, Qiman Mohamud, che, come £ noto, dopo l'occupazione italiana del suo terri torio, vive come un tranquilla privato a Mogadiscio, Le notizie dei saccheggi dei velieri compiuti nei secoli scorsi sonò iramandate vagamenie dalla benevola iradizione indigena e, sebbene si riesca ad intravedere oltre i fioretti ed i fronzoli poetici il sangue di sparentosi massacri, pure non effrono dali sullficienti per uma ricostruzione storica. Certo è che la lunga dinastia degli Osman Mohamud or- ganizsò e disciplinò, su basi di più seria economia. le scomposte razzie dei sudditi ed inizià un vero e proprio commercio dei prodetti così originalmente ottenuti, tanto con gli abitanti delle vicine regioni dell'Arabia e dell'India quanio con le popola zioni del retroterra somalo, mentre una larga parte del bottino veniva distribuito equamente tra i Migiurtini stessi, salva la percentuale dovuta al sultano. Iniziatasi la navigazione a vapore e intensificatasi dopo il 1869 con l'apertura del canale di Suez, che riversara nel Mar Roaso, nel Golfo di Aden è nell'Oceano Indiano centi: nata e centinata di piroscafi in rotta verso l'Africa De chlentale © Meridionale, la Persia, l'India, l'Indocina, l'Arcipelagoa Malcae, la Cina, il Giappone, l'Avstra lia c la Kuova Zelanda, tuîti attraverso il passaggio obbligato del Capo Guar dalu?, il reddito delle pira» terie sui vapori incagliati divenne in breve altissimo. e coslitu con l'incenso lla maggiore risorsa della Mi giurtinia ed in certo annate felici fo senza dubbio la massima, Molti notabili Migiur= tini irovaranò in questo tempo che il vivere in una cabina di prima classe fissata sulla terra ferma era molto più elegante che non trascorrere i giorni nel vecchio “arse” di frasche e di paglia. L'es-Sultano Qaman Mabamud, il fiero ed intelligente capo doi Migiurtini cho ci diedo nel passato tanto filo da tarcore ed oggi invece è fedele figlio d'Italia, è naturalmente sul prin- cipia un po' restla a parlare di questo argomento, ma vintegli le diffidenze e chiaritogli l'innocente nostro scopo giornaliatico, dice che, a suo ricorda, duranto il periodo del sua sultanato s'incagliarono intorno al Guardafui una cinquantina di piro- scali, ([lecorre pero tener presento che negli ultimi tempi, per la vecchiaia e le molte traversie passate. le facoltà intellet- tuali di Chaman sono indebolite. e tra cite prima la memoria). Il Sultano premette che egli siabiliva col comandante del piroscafo incagliato un patto; codere il pircacalo con tatto quanto contenera nelle mani dei Migiurtini e salvare la vita coi merri formii dal Sultano sicaso (pare che questa clausola mon sia alata sempre ssservatah, JAppure sborsare una somma in rapporio ad una frazione del valare del fpiroscala, cisl una inelennità {1} variante dalle Sa.oco alle 100,000 rupie ed olire, vile a dire dalle fio.n00 alle soo.sso lire del tempa, cssenda in seguito le rupie salito dalle due alle otto ed alle nove lire, ed allora il Suliano prestava le braccia dei sudditi per i lavori di dizincaglio e lasciara liberi int e tutto, Osman Mohamed tenta poi di precisare i suoi ricondì dell'ultimo treatennio. Kammenia un piroscafo inglese incagliato a Ras Aser, uno olandese tra Ras Aver e Bargal, sede del Sultano, una inglese ad Ascirà, tra Hafuo e Bargal {nel quale i] Sultano si rame marica di aver trovato un carico «di infimo valore), un altro inglese ad Hordia, uno inglese tra Gabba e Brila, uno inglese rest Handa iHordioh uno inglese a Baddel. ira Bargal ed nda, uno russo a Nargal (vi stette nove mesi: pagato il compena potrò ripartire grazie all'aiuto degli indigenit. uno inglese pure nelle vicinanze di Bargal, uno di ignata nazio nalità a Bar Guchal, due inglesi ad Addibam, tra Bargal è Ras Aser, uno inglese a Bairò, uno tedesco a Bugda, uno te- desco a Lafagorai (Tohen). (di questo il Sultano si ricorda anche il nome: “ Austria ‘’), uno giapponese, uno francese ed uno inglese suscscisivamente a Tohen e poi, nella medesima località, quattro in una volta, tre inglesi ed uno giapponese: ancora uno francese a Tohen, e pai, anche a Hohen, î famoso transatlantico francese ‘* Micon", di cui parlano iuiti i Mi giurtimi con un leccichio d'orgoglio e di avidità nelle pupillo, la prù maestosa e ricca preda di ogni tempo, carico d'oro e d'argento e di tal quantità di cereali che bastarono a sfamare tutte le popolazioni per molti mesi, tanto che i Migiurtini dicono {ma noi non vi prestiamo fede) che a quelli di laru che capiiavano nella " Cote frangaise des Somalia” venivano strappati i denti per rappresaglia; cd infine altri due inglesi, vino £ Ras Feilae ed un altro ad Abdibas. Menire il Sultano racconta, osservo la naturalezza con la quale espone queste tristi cose, Specialmente quando mì apiega l'‘“aut aut" che poneva ai comandanti delle navi, ha in tona così sincero che proprio debbo credere che egli tuttora sia convinto di avere operaio nel suo pie- ma dliritto. In Migiurtinia il fore stiero sventurato, spogliato, come l'altro, dei sucì averi, era gentilmente portato dai "sambucbi " dal Sultano sino ad Aden. Che volete di più? E non possiame non am mirare lo spirito e la corte sia di quei buoni americani, che, incagliati al Guardalui e trasbordati ad Aden con i soli vestiti cho indossavano, per prima cosa mandarona i boro più sentiti ringrazia» menti al Sultano. ll Capo Guardafui visto da una nave di passaggio. i i

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license pie e pn e Tagan prg Il faro "Francesco Crispi” al Capo Guardafui. Che Caman Mahamod abbia dunque un concetto così sem: plicista del Diritto internazionale, nessuna meraviglia. la Africa non bisogna mai meravigliarsi di nulla. Ma Osman mi dice che un certo anno (quale non ricorda più, benedetta memoria! atipulb col Console inglese di Aden, alla presenza (ohime) del Rappresentante del Governo italiano protettore, una vera è propria convenzione, che metteva in carta quella tale alternativa sopra esposta. L'originale della convenzione il Sultano dice di averlo abbandonato su a Bargal e erede che sia andato perso durante le operazioni, Meglio così, Almeno abbiamo il pretesto per non credergli Per molti anni le Nazioni cirili porsarono di impiantare al Capo Guardafui un grande laro, che rischiarasse la via alle navi e lo temesse lontano dal duplice pericala della natara e degli uomini. Ma un po per timore delle ven dette dei Migrurtini == che hanno sem pre goduto fama di possedere un pes simo carattere — un po per indolenza, il progetto si sirascinòo di anno in anno e mon fu mai attuato, La gloria doveva essere italiana e doveva essere fascista. Fii uno dei primi e dei più impor tanti atti della politica coloniale cd ine termarionale del Regime, afuggito alla maggioranza dell'opinione pubblica, perchè sinora i giornali non ne hanno dato che indirette e brevi notizie rele» gate al fonda della seconda pagina, in corpo fi. Tre anni prima dell'occupazione della Migiurtinia, sulla fine del 1953. il faro battezzato al nome di France: acà Crispi rusplendeite sull'Oceano per wolantà di Benito Mussolini, La reto: rica ci guasta l'appellativo abusato di “faro d'italianità’. Eppure come mes glio chiamare questa torre di luee che ha dlifeso la sua missione omanitaria di colori della bandiera della Patria, giorno per giorna in uno spazio di pochi metri cintati da re- ticolato spinoso? Gli indigeni, colpiti duramente nell'interesse, cercarono in ogni modo di spegnere quella luce. Nel solo mese di ottobre del igaò aferrarono ire aspri altacchi contro i pechi figli d'italia che — per il loro nobilissimo apostolato — vivevano se- reni e felici sulla desolata roccia africana: ed in uno di quelli fa ucciso il fanalista Aldo Jonna, mentre il Capitano Gatti, ac- corso in aiutò alla testa della sua Compagnia d'ascari da Tohen già occupata, cadeva colpito ia fronte dal piombo avversaria, Qpegi non più, perche intorno è tutta terra italiana. Siccome il faro risultò spesso inefficace, in ispecie nei lunghi periodi di foschia, si installò ad Qiak. a dodici chile- metri di distanza dal Capo Guardafui ed a circa tre dal villaggio di Tohen, una stazione radiagoniametrica di au: silio al faro stessa, Lua siazione è dotata di in radio» goniometroa 1° A, con le ultime ma- dibche Apportatevi da Marconi, ed è munita di un completo impianto radio» telegrafico — con onda navale di 00 metri ed eventualmente di ia0a — per poter comunicare can | piroscafi di passaggio e fornire loro l'esatto nile: vamento, in modo che possono stabi- lire con sicurezza la rotta cd il punto di accostata per entrare nel Golfo di Aden senza pericolo di incagliara, Nel mese di luglio scorso ben doo furono i piroscafi di ogni naziona: lità che si servirono della nostra stazione, Anche su questa grande via marina intercontinentale il nome d'Italia è circondato di ammirazione e di rica: nostenza, come attestano non solo le lettere dei Governi è dello Compa: gnie di Navigazione, ma anche quelle di umili comandanti di piccoli vapori imglesi di cabotaggio, gente per solito, tanto più a queste latitudini, poco ine cline ai complimenti. RENZO MEREGAZZI I monumento al capitano Galli,

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Posti seanzati al limiti del deserto libico. Una LI, hr ridolla di EI Bu e (vopra) il fortilizio di Bat Bal. va K "U H° La

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EI “ti = iper: crt -P Welt data Le GA al a di. ——-_ ye ©, 1° ; A fi dla Pr è "a iL È rr ni i i Pd da x A: cd + MIR È, magt' = nen tullpnnn na ch db ea deri 01105 9 Celebrazioni è feste sportive all'Asnara. Un core cantato ca soldati, Balilla è Piccole Italiane sul campo sportiva “Principe di Piemonte". Sopra: Esercitazioni collellive del Hallaglione Galliano,

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32 i n La solenne funzione religioni in suffragio dei merli del sommergibile I. 13 nella Cattedrale di Mogadiaio, FERVORE DI VITA E DI SPIRITI IN SOMALIA Fai Pedilin A destra: Pedulia panoramica di Alerca. Sotto: La pepolazione di Hurbacaba allence l'arrivo cel nuovo lrocernalere,

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33 NÒ It NI I rÈ Ma IVI 2! LL Lr en — ai "e & E. il Gocernalore Corni pianti da riessta da Compagnia d'onore che apli Pesto ritagliare FT) al Fira e | Find'oburii. LE VISITE DEL GOVERNA. TORE CORNI ALLA COLONIA ifat. Pedrini A «sinistra: Alia delle cune o durare in civlva ci Balilla. Sotto: La eisita di SE. Corni a Merca: il popolo in altera.

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VINCENZO MONTI 1828-1928 Tredici settembre 1928, primo centenario della morte di Vincenzo Monti, È, dovendo scrivere del poeta, in una tale occasione, vien naturale di comin- ciare! dalla sua morte, che giustifica, scusa, spiega, quella parte della sua vita che persuade meno i po- steri, osservatori due volte esigenti, e per la tendenza generale di tutti gli osservatori a giudicare con seve- rità le azioni altrui, € per una qualità speciale dei posteri, che, se non esaltano il passato, se ne sbri- gano rapidamente, smaciullandolo eniro le paurose mandibole della critica. Del Monti poeta, scrittore, artista, la critica giù- dica con la sua varietà di opposte e differenti opi- nioni. Sul Monti uomo di carattere, i critici sono più o meno concordi, e nè valse al Monti la definizione dal Giordani scritta nel suo ritratto: essere il porta non atena buono cele garinee, né (Apologia di Vincenzo Monti, che il pronipote Achille Monti scrisse per di- fendere la figura dell'Avo. Più di qualunque difesa, più dell'espediente del Giordani che chiama bontà la debolezza, vale il ri cordo di quello che furono gli ultimi anni della sua vita. Ammalato d'occhi, colpito dalla paralisi, inviso &i padroni nuovi, che, alla caduta del Regno italico, avevano comperato il suo genio con milleduecento lire di pensione, sorvegliato dalla polizia austriaca, perché non sembrava sinceramente convertito, disistimato capi amici di ieri, perchè considerato un troppo ra- pido convertito, egli trascina la sua vita e il suo genio, dalla dimora d'un protettore a quella d'un altro; è în villa, oggi da un Londonio, domani da un Tri- vulzi, da un Oriani, da un Aureggi, mangiando di quel pane altrui, che se non ha l'amarissimo sale del- l'esilio provato da un altro grande poeta, pure non può essere grato, né dolce al palato. Muore povero, solo; solo di quella indicibile solitudine che si va auaiore si sente che i tempi correndo lontano, hanno eposto il re di ieri, mettendo scettro e corona in nuove mani, La gloria, dopo la morte, intrecciò subito i suoi lauri con le mani di Giuseppe Mazzini, non ancora profugo, non ancora grande, che ne scriveva su l'/n- dicalime Geusvere, e di Nicolò Tommaseo, fin da allora difficile. che ne scriveva su "L'Antologia". Salve, è divino, a cai largi satira - Hi cor di Punte e del setto Barca I canto! Questo fia il grido dell'età falena. Ma l'età che fia Ina Pel olive in pianto; epitaffio di Ales- sandro Manzoni — che era ancora al “fia” e al "tel dice” — rgato improvviso dall'animo davanti al busto del poeta, e attaccato, metaforicamente, alla sua figura, per i secoli: necrologia commossa d'un poeta così lontano come gusto, come scuola, come ispirazione, Quel “cor di Dante" la figlia poetessa, lo fa estrarre dal corpo e lo dona, macabro cimelio, al musco di Ferrara. E'un atto rettorico che ha bisogno, per com- piersi, del coltello anatomico: ma quando la ret- torica ci si mette, non arretra nemmeno davanti alle necroscopie. Eccolo mutilato nella tomba, che si disfa prima e poi incenerisce, lentamente, bruciando, come i morti bruciano alla invisibile fiamma del tempo. Egli ha finito così di soffrire, di portare in giro, per il triste mondo, la sua debole carne, La morte lo libera dalla pena della vita. Ma partendo da quella pena, e rifacendo a ritroso il cammino della vita, ci si do- manda se quegli ondeggiamenti di cui fu accusato in vita, c dopo, furono veramente una colpa. L'esercizio della poesia era duro se più di mezzo secolo di fecondo lavoro letterario non gli avevano assicurato una quieta vecchiaia. Il saggio si Pharie, i Versi, de Ch, fra cui quella, celebre, al Mongolfier, i poemi, come la Fereniad, La dlrogonis, la Marocilliana, 1 Prometeo, la Ma- svedesi, il Serarone snpra da Mitologia, deammi come l'Aridoedina, il Galeotto Manfredi, il Caio Greca, le traduzioni, come quella celeberrima dell'Miask, l'altra delle Satie di Persio, c quella della Pulcella d'Or- leans = che egli, preso da scrupoli, volle nella tarda vecchiaia, distrutta — le prose de le sue Sezioni d'ala quenza, dei Siafaghi, tutto un infaticato lavoro, conse- gnato in migliaia ci pagine, tutta cotesta bellezza, cotesta poesia, buttata a palate come da un puro ventilabro, mon gli avevan valso memmenò una trans quilla vecchicezza. L'esercizio della poesia era adunque ancora eroismo, Due volte almeno il Monti aveva cambiato idca, è radicalmente, nella sua «ita: dalla reazione alla rivo- luzione: da Bonaparte a Metternich. Ora se egli pa» tesse tornare dalla tomba, senza paludamenti acca- demici, nella più nuda sincerità, egli potrebbe umi- liare se stesso e la propria anima, fino a confessare che egli aveva amata la poesia fino al punto di sacrificarle la sua stessa coerenza. Ed egli potrebbe osservare che nella vita c'è chi è stato eroe due volte, ed è degno della più grande ammirazione; ma chi è eroe una volta sola, non deve, per quel che gli manca, patire dispregio, come se quello che vanta non valesse. Poi egli aveva un cuore. La rettorica filiale non fu senza significazione, quando volle che, alla corru- zione del corpo paterno, il cuore fosse sottratto: esso chbe un'importanza ben grande in tutta la vita e nelle manifestazioni artistiche del poeta. Cuore mutevole e vario, ma scensibilissimo a quello che avveniva attorno a lui; pronto a infammarsi per i sanculotti, o a empirsi di sdegno per gli cecessi rivoluzionari, gonfio di am- mirazione per l'Imperatore oggi. vizzo di delusione domani, è un fatto che questa sua mutabilità, risente non della mutabilità dei tempi, che sarchbe colpa, ma della capacità che gli avvenimenti hanno ad accendere il suo animo. Classico nella forma e nelle intenzioni più che nella sostanza, egli mescolò gli Dei dell' Olimpo ni Si ET giorno, Condìi la cronaca con le grosse parole dell'e a. Usa il grave eloquio per piccoli fntti, Esaltò 4 coi sorga è ne fu tradita. 'Fu sidro e labile, poiché la materia era sottile, anche se l'ad- dobbo ricco e fastoso: ma si sente dappertutto questo suo grande cuore palpitare, Non il “cor di Dante" così lontano dal Monti, ma un cuore di poeta, facile agli entusiasmi, e che attinge dalla stessa parola, espresso in un primo moto ili commozione, elementi sempre nuovi di eccitazione, pero cui, se i primo verso esce dall'“amor che

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Ebi Fincenzea Aliradiz sifoatta adi dann Appicrri. spira” gli altri si beano della loro musica è finiscono con l'inspirare essi stessi l'amore da cui sono nati. Se la coerenza del poeta è la vera sincerità, egli fu coerente. La sua legge, il suo destino erano cantare. Se l'usignolo non è stato del tutto ucciso dal buon gusta, nelle figurazioni rettoriche, e se fosse possibile ancora nominarlo, parlando di poeti, si potrebbe dire che egli fu veramente un usignolo. Aveva la natura canora. Bella Italia, amate sponde, pur ci torno a rivedere... sentite il gorgheggio che gli erompe dalla gola, al primo appa- rire del paesaggio italico nel suo viaggio di ritorno in Patria, dopo l'esilio di Parigi. Quando Criason dal Pellio... l'ode a Mongolfier sgorga dalla sorgente limpida e fresca, corre fra argini foriti di tutti i poetici lauri, lambisce le rive ombreggiate dai boschi di Parrasio e d'Elicona, si perde per i praticelli d'Arcadia, fluida, rapida, spumante, Millenovecentoventotto, centenario delle morte. Il calendario è artificioso, artificiosa la divisione in evi, in epoche, in secoli, Vincenzo Monti ha molti contem- poranci vissuti in epoche differenti dalle sue, Dante no, aspro, difficile, acre, sdegnoso; ma Petrarca, ma l'Ariosto, il Tasso, il Parini, il Prati, tutti quei poeti della grande tradizione italica che mellificarono poesia, cui il verso fu mezzo naturale di espressione, bisogno, necessità, più che amore ed esercizio. i In questo carattere il Monti è fermo, Innamorato della poesia egli non poteva amar niente altro più di questa. Italiano come seppero essere italiani in tempo di servaggio, solo i grandi poeti, i grandi s$crittori, 1 grandi artisti, se egli mutò giudizio in certe sue opi- nioni, le quali, in fondo, riguardavano più gli stra- meri che la Patria, 6 la Patria nei riguardi dello stra» niero, un altro punto fermo nelle sue opinioni egli ebbe e fu l'amore alla Patria ©spresso nell'amore per quello che, della Patria, si poteva confessare: la lingua. Ricordare quello che egli scriveva in una delle sue più lucide prose polemiche, nella lettera al Bettinelli contro il padre Cesari: “La lingua italiana è l'unico legame d'unione, che, nè l'impeto dei secoli e della fortuna, n& i nostri errori medesimi non hanno ancora potuto disciagliere ; l'unico tratto di fisionomia che ci conservi l'aspetto d'una ancor viva e sola famiglia; l'unico amico consolatore, che nei dolci campi dell'il- lusione, con pietà religiosa, vi raccogliendo tacitamente le sparse membra d'Absirto. Lascerò che finisca di svolgere dentro sè il mio pensiero qualunque degli Italiani sia tenero della Patria; nè dico già quella PatriaTche certuni misuravano alla lanterna delle cupole, ma quella che, da una mano tocca le Alpi è dall'altra la punta del Lilibeo”. - E queste parole sono del 1813. Proprio le date hanno un valore convenzionale. MARIO PENSUTI

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I LIBRI PIU BELLI (Quanda Filippo Ficjano, autore ali un nuovo atiraenie libro di viaggi, Ailmeani «pagnali {G. Morrcale, editore « Milano), parti per la Spagna, recava con st i soli ricordi delle letture di Edmoado De Amicis, del Gavibier e del Merimto, oltre all’ inevitabile rominiscenza del Cervanies. Sono sue parole: " Sembravami che appena messo il piede sul suolo spagnuola, se mon proprio in un Dan Chisciotte in carne ed ossa con la corazza, il cimiero e la mal composta celata... avrei doruto per lo meno incontrarmi con un suo degna discendente, ugual mente daminaio da pregiudiri e lisime che mi pareva impos- sibile dovessero andar disgiunte dal carattere meridionale del popola spagnuola.., sh Ciliamo queste frasi per mosiraro come l'autore affranii subito, senza infingimenti, il problema che per ogni viaggiatore in terra spagnola diviene — diremo così — di prammatica, E subito egli si confessa "in parte disilluso”. La Spagna gli si rivela assai diversa dall'imagine sognata; quasi dovunque egli vede vita moderna: e per cercare un po' di piltoresco afferma che bisogna saper orientarsi € saper pazientare; “ ma sarà un pittoresco di origine meno lontana di quanto si creda, tale da poter adattarsi con gli aspetit e il temore della vita nituale "', Quesia è bella e buona sincerità; e non vuol dire che vi si nasconda un atteggiamento di sufficienza © di posa, chè anzi il Bojano sarà lieto di avelarci, di quando in quando, la sco- perta di un'eco o di un profumo nostalgico della tradizione, ma tenderà sopra tutto a stadiare positivamente il Paese os servato, con occhio sereno e con anima sgombra da fantasmi è dda infatuarzioni letterarie. Tale aiteggiamento franco © coraggioso gli ha valio l'alta lode di Arnaldo Mussolini che presentanitolo ai lettori, scrive di lui così: * Filippo Bopano £ un giorane che sente prafone damentoe il valore è il significato della missione giornalistica. Quando si reca all'estero, inviato dal Papolo #'Molio, mostra = hello atilo sobrio è rigida, nella fermerza dei rapporti con gli siranieri, nella precisione del pali — di intendere a fonda che cosa dobba care, aggi. n giormalinta dell' Italia nuova. Egli sa quindi guardare paesi persone e fatti d'altre Alpe, senza cadere nei passati errori, senza perdersi in frivole esaliazioni 0 in assurde antipatie. Osserva con fredda attene zione, obbiettivamente come deve fare chi sa di appartenere a una Marione forte, giovine, sicura di sé, e può tributare senza scomporsi la lede o il biavima ai popoli stranieri... " Filippo! Bojano non ha voluto scrivere un libro politico, che in questo momento poirebbe cssero prematuro; ma ha ssputo osservare con spirito realistico gli apo molteplici di questa Mazione, ricca di vivacità e d'impulsi, travagliata da ian'ansia feconda di rinnovamento. E anche quando indulge al vecchio metodo dei ‘ pezzi di colore” o delle noiazioni fol» kloriviiche, l'autore si attiene ad una sobricià di vedute e di stile che gli permette d'intravvedere. attraverso la pagina dee seriitiva, il sopravvenire di più gravi problemi, tuttora latenti‘. Che cosa aggiungere rà Fal Lar Cigni nosirà lode può apparire superflua, di noi non resta che segnalare un'im- pressione di leitori. e dire che abbiamo seguito le pagine di questi Alimereri con una piacevolezza continua, non mai atte- mumia, anche più vira di quando le scorremmo sulle pagine del giornale. Dia una " Botoga de vino " di Malaga, coi ausi rari avweniori contemplativi L°] nasorii dinanzi al bicchiere, res ligiosi © silenziosi “come ad un pio uflieia”"; a Cadice cho il ina coglie malizionamente nel sogno meridiano, dalla niasmagorica Feria di Siviglia all'oasi p gg dei giardini d'Alcarar, l'autore annoia e rallronta, ammira e ironizza, con una serenità logica e sensibile che facilmente divione comuni. cativa e vi fa partecipare alle tappe del viaggio, come se davero foste con lui. E non c il pellegrino in cerca di sensazioni trascendentali, ma piuttosto il diplomatico che tiene il monocola all'occhia, e raramente sorride è più raramente a' csalta. Shma (Granvala “da bermosa", ma forse più Valencia turbinosamente moderna; € sé va a trovare Joac Heallivne, il pittore francescano inna: maorato dell’Italia, è per sentirlo parlare, più che del Poverello d'Assisi, della polivica di Mussolini © di Prima do Rivera. Ecco perché è interessante veder raccolti questi articoli in un libro. Perché la nostra è un'arte terribile; e quello che dl leitore del giornale può giudicare facile è improvvisato, e buttare in un canto dopo cssersi magari compiaciuto leggenda, solianio dal volume viene valorizzato e soppesato. Il libro è come la pietra di paragone del giornalista: bene ha fatto Fis lippo Bojano nd affrontare la prora più rischiosa, perché ne è uscito con una lisonomia chiara e persuasiva, signorile ed arguta. In un capitolo delle sue Jamorie, Carlo Goldoni scriveva: "A mezza node a Venezia si trovano i commestibili esposti come al merzagiornno, aperte tutte le osterie, e cene apparec= chiate negli alberghi e nelle locande; perché a Venezia i ranzi e le cene di società non sono comuni; ma le partite i piacere © 1 pasti da saldo uniscono compagnie di maggior brio e libertà. Nella estate la piazza di Sam Marco e le suo vicinanze son frequentate la notte al pari del giorno; ed i caffé sono pieni sempre di persone allegre. di womini e di donne d'agni condizione. Cantiano nelle piazze, nelle sirade, sopra i canali; cane tino i mercatanti spacciando la loro mercanzia, cantano gli operai abbandonando il lavoro, canta il gondoliere aspettando il rane: Il carattere della nazione © l'allegria: è quello del linguaggio veneziano è la lepiderza" (Qucsto fertoso brano del Goliloai noò sia sul Froatespizio del volume di Elio Zorzi, Galerie cenerione (Zanichelli editore. Bologna}, percht sarebbe troppo lungo, ma serve apportuna- mente d'introduzione al capitolo che incomincia a irattare di Firtcita vieechie è nuove”, Infatti, ciserra lo Zorzi, almeno l'ultimo periodo di tale brano potrebbe anche oggi esser riv petuta. pa oggi. nella cità che por si suol denominare # la città del silenzio“, tutti. d'estate, cantano nelle piazze. nelle strade, sopra i canali, di giorno © di notte, Ed anche i — Aggiungiamo noi — continua, a Venezia più che altrove, la lieta tradizione delle osterie. \ Ecco perchè, leggendo quel titolo, sotto il nome di uno scrittore, ch'è un vencziano avientico e un appassionato sian dinsc della sua cià, siamo stati attratti da una curiosità wi: vissima. sicuri di trovarvi non solo i mille modi di preparare vivande libate, ma sopra lutto nomi ed episodi, riflessi di figure. di riunioni, di cenacoli, echi di costumi, di consuetudini antiche © moderne: insomma, cronaca e storia. L'attesa mon è stata delusa. È bisogna parlare davvero di storia. Non è un parslossa alfermare che la storia letteraria, artistica, spirituale di un Paese come il nostro si è scritta in gran parto intorno ai iaralini dei calle e delle osierie: è, ri spetto a Venezia, bastia leggere il volume dello Zorzi per restarne convinti, Non già che egli palesi mai propowti che irascendano l'evocazione pittoresca delle osterie e dei loro famosi clienti. Tutt'altro, Can grande garbo è somplicità, ansi, l'autore vi conduce per mano da Snn Palpan a Nane alla Corte dell'Orso, dalla Canocia alla Carbonera, dal Colombo & Mardo alla Fava: vi presenta i tipi degli osti vecchi e nuovi, vi descrive le specialità srt che resero colobri lana © l'altra taverna, Ma poi, scorrendo i capitoli, vi accorgete che a San Palpan il Carducci s'inconirà con Vittorio Salmini è col Malmenti, e di li furono annunziate per la prima volta all'Italia le “Odi Barbare"; scoprite che da Nardo alla Fara citova un conacolo del quale facevano parte uomini come (Giacinto Gallina, Paulo Fambri, Luigi Sugana; e parlando di Crivtofora Toacatti, il figlia del irattore. lo Zorzi v'induce a leggere tutto un epistolario, virace e talvalta amaro (per di più inedito), che cal suon Tali ebbe appunto il Gallina... Cronaca, dunque, e. fra le righe, di là da ogni intenzione palese, storia. Bel libro, corredato da disegni, da incisioni, da documenti d'eccerionale importanza: denso, ricco, raro © = quello che più conta => scritto da un porla che non vi ansunzia mai di esserlo. È. af

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37 VERA NON MI Vera non mi ha imai amalo, Qggi che, ridesiato come da un sogno, la commemorazione di quell'amore morio e sepolto è tanto indietro nella mia mes moria, sonò riuscito & dissipare anche la nostalgia. Scendendo le scale di quella casa dove già aveva portato la musica « il signo, Vera non mostrava che indifferenza. Sembrava che, finalmente, io l'avessi sionerata da vin compito: fsi mi amara pù che per scrupolo di coscienza. Giorno per giorno era di accia dal piodestallo sul quale l'aveva innalzata la mia illu sione; lunghe ore di tedio succedevano a dispute durante le quali le rimproverava i “suoi facili costumi”, ed ella mi ri spomdera di essere “predestinata”. Fu cos che un giorno, accecnio dalla gelosia Aòpravissuta all'ecalombe dei mici sen timenti. la chiamai Vera gioconda. Ma Vera non raccolse la offesa è Fforic non comprese la mia ironia, Che poteva impor tarle. inline, se io, dapo di averla insultata volgarmente, ri petevo l'ingiuria con parole capzione? i La sua impertarbabilità mi esasperava, Come un tempo, il bel tempo della nostra luna di miele, Vera non conoscerà più la spensieratezza gaudiosa e facile dei vent'anni; la sua occupazione prediletta consisteva nell'incrociare le mani sul grembo, stamilo aviluta ia ian angolo Sembrava che soarnce» chiasse; invece i suoi occhi neri, che avevano già padroneggiato il mia cuore, eran desti e filtravano sul pavimento, attraverso le palpebre socchiuse, una luce muterole e pigra. Allora io la scuotero, la provocava, la sfidava, nella speranza di spia gerla a pronunciare una parola qualsiasi, che avesse datò ape piglio al miei sfoghi. Il solo vederla così, come racchiusa in unh'amsia, come atrotta in qualche pensiero che ignoravo, mi rendeva cieco di collera. Durante una di quelle scenate — di cui ora soltanto mi- murs la bassozza — giunai persino a percuaterla. Vera non si mibellò, nom rispose, non piane. Subi i miei colpi immobile, con le mani raccolte sul grembo, secondo quel iuò nuova atteggiamento, e tacendo. Solo il labbro, alla radice dell naso, fremette, e quel sussulto, quel rassegnato e contenuto rimpro» rero, mi perse. Conscio della mia viltà caddi a' sani piedi, posai la fronte sopra le sue ginocchia, le paansi sulle mani, su quelle mani che altra volta avevo coperto di teneri baco, o, umiliandomi come uno schiavo, implorai il suò perdono. Vera mi rivolse uno sguardo trasognato, mi carerzò i capelli, attese che dessi sfogo alla mia pena, e poi disse; — Ecco la Vera gioconda... Compresi in quell'attimo la granderza del suo animo, la generosità dei suoi sentimenti, la tenerezza del suo cuare, è li confroatal con la mia ingratituzlino, con la mia brutalità. Di quella sera conserverò un ricordo fra i più delci della mia esistenza. Pochi iminiali ilopo Vera palpitana fra le nie braccia © l'alba ci sorprese, nel nostro letto sgangherato, con la bocca piena di baa, Inutilmente. Quei ritorni alle grandi Ffrenesie, quelle ripreso della pas 088, quei baci che rolevamo conaiilerare come tirolesi del vit: ioriato amore, nos erano che il presanuncio di giorni sempre più tristi. Bastava che Vera esprimesso un desiderio contrario ai mici perché ia la giulicasai acipeito; un suo silenzio come una sua parola scatenavano la mia fantasia dietro i più tor- mentosi sorpetti, Le lanciava accuse incomibitenti. E l'inferno Timinciava. Fu duranie una di quelle burrasche che potei compiere ciù che allora ritenni un aito di coraggio e di sincerità; e appena la decisione fu presa, mi sentii rasserenato d'un tratto, Ab- brwceciat Wern, è con un sorrisa amichevale le dissi: — Bella mia, il mostro amore è finito. Non è più possibile

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è n n sei JEEG Vr 38 vivere in una prigione; € dal momento che noi ser si porsediamo le chiavi del nostro carcere, libe- riamoci! D'altroade. vo lendo, i0 nom potrei mem menù sposarti perche SINO uno spostato. Lasciamori, dunque, di comune accor- da. e che agnuna vada per la sua strada! La baciai teneramente — un nuovo turbamento, che Faceva il vuòli mol l'animo mio, mi aveva commoszo — # mailesi, serutando il suo visa Ca: me di consueto, Vera ri: mano impassibile © mar morò quasi senza s0cchiu- dere le labbra: = Credi, dunque. che non sia donna da sposara? — Alfaito, liglivola mia = risposi com cntu: slai mà, Ci San là che nin fpinsio: non ho un soldo. E poi, credi che si an drchbe d'accordo anche ni Li sposi! Pochi momenti apr presso Vera lasciava la mia stamberga, Studiai minutamente i sini prili cercamdo di pe: netrare i sentimenti ai quali corrisponilevano. La vidi preparare una val gia. coi cura, con calma, con abilità: sollevarla, av viari verso l'uscio, spine gere sdagio adagio il bat: tenmte, uscire di abicco, in viarmi uno sguardo morbido e lontano: udii lo scalpiccio de sud pass aftevolirsi giù per le scale: poi. dalla finestra che guarda nella corie, potei appena iniravvaztore = como nel i Mbrzà = lan sun urna £ îi I, il canmce fondo di un F I he he girava il cancello della portineria. Era dunque così che si staccava da me? Senza una la: grima, senza un saluto, un rimpianio, un addio? Per lei. dune Que, tutto il passato, slue arni di vila in mu, di ore liete cli litigi. d'un tratto, si perdevano nel milla? Arcra potuto dimenticare ogni cosa e andarsene come una serva licenziata? Plaledissi il TETTÀ. ATTO a î] matri crtusiasmi al ricordi dei squali sghignazzavo, e, come impazzito, grilai nel ruoto della mia stanza l’insulto avrelemato: * Vera giocondal.. Vera giocon dal... Mi convinsi definitivamente che Vera non mi aveva mai amato. na - . . DI Fo questo motiva i ma passione ifenhe iormentosa. Pe È l F i assai intere giornate a ricercarla nei luoghi più strani. de: P A ì Ì luoghi i | cita a insiwaltarla sanguinosamente, a pettarlo in valo il mia Feroce disprezzo: Lia le modli insonni luroano un been «crudele castigo per la mia colpa. Tuttavia il tempo, questo infilo al beato dell'assurdo, ebbe ragione delle mie pene. TH LA a due mesi Vera non costituiva che un capitolo del libro de mici ricordi: un capitolo scritio con la gioia e con le lagrime, che era coinciso con la giovinezza, ma da non rileggerii mai più La nuvi cOMmpagna vra [penetrata nella mia calslenza schnrà lanfare. La ragazza era occupata presso uno “studio fotogra- fico”, per cui, la sera, riuscivo a sopportarla quando, appena tornata a casa, si metteva a lavorar di cipria e belletto dae vanti allo specchia che mi serviva per Ka barba, per pai Ena- scinarmi in fretta c furia nei balli pubblici o nei sanità Ma la prima volta che l'incauta si lasciò sfuggire la stessa parola cho Vera era solita mormorarmi all'orecchio nelle one di te- fiererrza, mi «liafeci di lei come ci si sbararra di un rimorso. in quel avovo periodo di solitudine seppi che Vera avrebbe sposato un ricco signore della buona società, “ Bene! — pensai — coro un baggiano, Sarà un vecchio rammallito, una dei tanti... Noadi io avrei potuto averla per sempre anche senza sposarla. mi ic il pensiero che Wera si sarchbe muaritaia, menire gettà in uno di quegli stati d''inquietadine, che credevo finiti per srmpre, La gelosia finascera e con sssa, dalle ceneri, l'antico amore. Dive giorni appresso incontrai Vera, Era più bella, più rlegante, più piovarme, & almeno tale mi parve, Appena mi rn

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intrawvide di lontano, il suo occhio palpitò, le sue labbra si allungarono come un filo rassa; ma non mostrò aliro segno d'emoziane, Le dissi dicettam:ente : — Ihuinque, ti è riuscito! Ti sposi! a In quell'attimo mi senti capace di commettere un delitto, Vera mi carerzzò col sua aguarndo mite, si appoggiò al mio braccio, e, incamminanidosi. mormora: = Conduzimi con te... Più tardi, nella mia stanza, diase: — Se lo desideri, nom mi sposerò... ‘Ti sono rimasta fe- dele, Ct ie har necettato l'alferta ali quel viechio, fah, “rà damizio cosi: ut vecchio barbagianmi!) # stato per conservarmi omcala... = Ebbene, — le risposi sulla bocca >= Vera resterà con meo! -_ E, strappatole il cappellino da attesenta lire, il capo pellino del signore cinquantenne, lo calpestai felice. Vera lo raccolse e lo getto dalla finestra. Non erano trascorsi dieci giorni, che io maledicero nuova: mente alla memoria dell'infedele. La rottura era siata prova» cala ala una Frase che Vera. fear acmmpre cailà di fronte alla mia vigile gelosia, mi era lasciata sfuggire sul conto del suo ex pretendente. a Vi aposalo ! = gridai. = lo non sarò mai secondo a nessuno: non vaglio rimpianti, non mi sodtapongo a confronti. Vai, vai, Vera gioconda! Quella wolta Vera mon se ne andò tacilamente. Mi accusò d' ingratitudine e aggiunse che clla aveva sacrificato la rec chezza. maga un rimpianto, al gran bene che mi vwalesa. 6] — Non riuscirai mai a comprendere... — aggiunse singhica» randa, _- Ma Tal impossibile continuare così. a E mi lascia. Da una parte io, Mii aveva “ sacrificato © la riccheeza! C dall'altra la ricchezza. cul aveva “" rinaneciato”"! lo, il mio af [cità #ravama paragonati AI alenari dell'altro”. Vera mi amava, sì, ma sacrilicandomi In ricchezza! Tali considerazioni, che la soltiudine alterava. mi empivano il cuare di cupo squal- lane. Perchi, al ali spera alli Ruba, Vera l'amara Armpre, lamavo sempre di più... ed oemai l'avevo perduta definitiva» mente, Infatti. dopo un mese, Vera si maritàva, Considero | giorai che seguirono quelle nozze come i più desclati della mia csistenza. Il alemone della gelosia nan mi dava pace: le notti iasoani succedevano a giornate durante lo quali La tristezza si dava il cambio con la nostalgia nel mio porca duarne: nai lavorava peù i veni dlivertatò gli amicl e due occhi neri, ‘ovunque mi rilugiassi, crano la, cho mi fis savano da dietro lo palpebre socchiuse, Trascorsero così alcuni mesi ben tristi, è ormai credewo che non sardi guarito mal più. In quel periodo di letargo durante il quale abitavo, si può dire, negli angoli di salitari caffeucci. una notie, rincassado, lrovai sscchiuro lucio della mia camera. Dalla fra sura filirava la luce. Entrai. Vera era là che mi attendeva. Serrondosi della doppia chiave, che aveva sempre conser- ato, era venula per diensi che il marito le arora fatto una donazione di cui era già entrata in possesso; e aggiunse: — Cra poirema vinene invieme. Sano fuggita; quell’uoma non mi vedrà mai più. Saremo felici, ci vorremo bene, staremo in pace, tu potrai lavorare, Non scoppi rispondere, tanto cro turbato: ma fu cella stessa che mi strappo la risposta nec nenalo a cadermi dra le braccia. Per una notte fugace la felicità fece ancora la sua apparizione: apparizione fanto più funesta perche Al mattina il pensiero cho avrei dovuto approfitiare dei de- iazia alli "quell'uomo", rivolbo ogni mu sentimento. Vera mam la comprendeva? Himproverava me, anzi, di non compresdere lei, Vera? La rottura fu definitiva. Attualmente essa vive separ rata «lal marito. La rua cos dotta è inreprensibile t Vera mi ha fatto sapere che quando rimarrà vedova potro. sposarla senza scrupoli. Di tempo in tem» pio la tentazione m'assale: la desidero pazzamente ©. poiche sono un debole. uno spregevole sentimentale, talvolta la richia: mo a me. l bagliori della gio vincrza si riaccendono, l'amore rinasce per incanto, la gelosia si placa, sembra che tutto stia per ricomingiare: ma poi il dub- bio e la gelosia, miei eterni pes mici, mi riconliggono i loro ar- tigli nel cuore. E allora. in quelle giornate luaghe e terri: bali, mi ripeto che Vera non mi ha mai amato, EZIO CAMUNCOLI

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IL PIÙ BEL RICAMO DEL QUATTROCENTO IL PIVIALE DI PIO Il NEL MUSEO DI PIENZA Tra i più rari e preziosi lavori di ricamo e di cucito, che a preferenza sì fanno ammirare nel mondo artistico è nella liturgia della chiesa, non trascurati pur quelli famosi di Bomfacio VIII in Anagni, di Niccolò IV ad Ascoli Piceno e i due degli apparta» menti Borgia in Vaticano e di S, Giovanni in Late- rano, il cimelio donato da Pio II alla sua cattedrale di Pienza, vanta senza dubbio il primato, come il più meraviglioso esempio di quell'apre anglicanum, che uguaglia coll'ago le più morbide ali di farfalla. Il nostro piviale misura, disteso, metri 3.650 di larghezza e metri 1.63 in altezza; la circonferenza è di metri 4,50, Esso è in tela di lino, ma come sempre in tali lavori, della tela nulla trasparisce alla super- ficie. Il fondo è ricamato a filo d'oro, ad imitazione del broccato, ma non con disegno unico: le figure, che sono dai 25 ai 38 centimetri di altezza, e gli or- nati sono in seta di vaga armonia cromatica a note di verde chiaro, di bianco argenteo, di giallo aurato e di turchino ampiamente schiarito, e con punti di- véerzi, ma sempre mimutiszimi è quasi impercettibili ad occhio nudo, Nella parte supericre corre un fregio o stolone alto centimetri 16, tutto seminato di svariati animali {pavoni, scimmie, cervi, agnelli) con un'inbnità di uc celli reali ed immaginarii, separati tra loro da ele- ganti volute o d'una specie di spighetta vagamente intrecciata. Un bordo più piccolo, di appena cinque centimetri, circonda tutto intorno il piviale: anch'esso presenta figure di animali e di uccelli con eleganti disegni, Questi due bordi incorniciano ventisette qua- dri disposti in tre serie, che ricoprono tutta la su- perficie del piviale: ognu- no dei quadri è più largo n basso e termina, in al- to, in piccoli archi acuti: in tal modo tra una serie di quadri e la sottostante restano liberi degli apa- zi a forma di cuore, nei quali sono rappresentati, in alto, i progenitori del- la Madonna — Joram, Ozias, Mathan, David rex, Salomon rex, Ro boam, Asa e Josaphat — in basso i dodici Apo stoli, recanti ognuno, tra le mani, una striscia con un articolo del Credo. I quadri sono divisi tra lo- ro da una specie di co- lonnette a spirale, for- mate vagamente da code di serpenti o di drago, le cui teste ne formano la base. In alto è il cap- puccio, in forma di trian- golo {centimetri 22 per agni lato): è diviso in due parti, in ciascuna delle quali è un grazioso sera- fino con sei ali: ai lati del cappuccio sono due che- rubini, che agitano un fu- micante turribolo. 47) } d Pi | "4 I quadri, come abbiamo detto, sono divisi in tre serie, ma, a differenza del piviale di Anagni e di Ascoli, le serie dei ventisette quadretti non sono di. sposte in linee orizzontali, ma sono collocate come in tre cerchi concentrici; e così è risolto, con molta ele- ganza e buon gusto, il problema di far ricadere tutte le singole figure in piedi, quando il piviale è indossato. uesto evidente progresso ci dice che il piviale di tenza è un po' più recente di quello di S. Paolo in Carinzia e dell'altro dell'Abbazia di Goss, e perciò della fine del secolo XIII, Le scene figurate, nelle prime due serie, si riferi» scono tutte alla vita della Madonna: é come un poema che canta le glorie della Vergine, dalla presentazione al tempio fino all'incoronazione in cielo dal suo diwin Figlio, Nel terzo giro sono rappresentati i fasti prin- cipali della wita di S. Margherita d'Antiochia, la cui festività ricorre il z0 luglio, e di S, Caterina, ver: gine e martire d'Alessandria, detta della ruota. Nei fasti della vita della Madonna, delicatissima fra tutte £ la scena dell'Annunciazione: l'angelo s'ime china, volgendo il saluto Ave gratia piena. La Vergine, a mani aperte, col capo piegato, sembra che mormori Fiat volteniar tun el secrncdim verbum luvum, mentre lo Spirito Santo, in forma di colomba, scende a tecon» dare l'Iimmacolata. Dietro alla Vergine è una specie di desco con su un libro aperto, quasi a ricordare la sua assidua e devota meditazione dei libri sacri. Avanti è un vaso con gigli fioriti, simbolo della pu- rezza inviolata della regina e degli angeli. Un' ingenvità mirabile brilla nella scena dell'an- nunzio ai pastori: l'angelo poggia come su una mon- tagnola erbosa; un pa- store, dalla barba bian- ca, fissa maravigliato il nunzio celeste, elevando verso di lui la mano de- stra, tenendo colla sini- stra un bastone. Intanto un altro pastore, giova- ne è incappucciato, suo» na a perdiliato una cor- nimusà, è l'an gelo, quasi pretendesse accompagnare col suo strumento il coro ange- lico. Degli animali del gregge, alenni continuano tranquillamente il loro pascolo, mentre altri, ele- vando il muso in alto, esprimono a loro modo la grande maraviglia. Solenne ti piena di via ta è la scena dell'adora- zione dei Magi, che mo= strano, nel xiso e nei gesti, la profonda vene- razione per il nato Re dei Giudei. Gesù tende amorosamente le braccia verso di loro, come per benedirli e per lodare la loro fede coraggiosa. La Vergine, sostenendo sulle ginocchia il Bambino, "> îy DE Pare anierione del Piciole di Pio 11

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P_i Da n'alala di, “n MA A ” de i al gi Museo della Cattedrale di Pienza. Parte posteriore el Piviate di Pio IL (Fon. Lombardi) guarda commossa la scena, mentre la stella è ferma e stengono una specie di lenzuolo, su cui poggiano i piedi brillante su in cielo. Nuovo, e per dire la verità piut- della Madonna, mentre altri due angeli, inginocchiati tosto strano, è il modo con cui è figurata l'Assunzione di davanti, suonano l'inno della gioia e della gloria. Maria in cielo, La Vergine è rappresentata come una Mella riproduzione della vita di S. Caterina della bambina tra le braccia del Redentore: due angeli so- ruota, animatissima € la scena della discussione dei

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di allivena afalla L'allecdrale ali Pienza (iena). dI Pieiale di Pio Il, (Arte Inglese, secolo ATI) flosofi colla Santa, inviati a lei dall'Imperatore Mas. simino per persuaderla a piegarsi agli idoli. I sapienti, in numero di cinque, parlano tutti insieme, agitando le braccia, cercando di soffocare la giovane sotto la valanga dei loro argomenti; ma la Santa resiste te- nacemente: ha il braccio destro levato in alto, stringe col sinistro il libro e fissa tranquillamente il cielo. Di qui viene a lei l'aiuto e la vittoria. I filosofi ce- dono e si fanno cristiani; ma il tiranno li condanna alla morte; ed eccoli trafitti dalle lancie, dare lieta- mente per Cristo la vita, mentre un cane viene a leccare avidamente il loro sangue, Si confronti la do- lorosa ma serena agonia, dipinta nel valto dei mar- tiri, con la rabbia feroce che spira sul volto dei per- secutori, è si dica se si poteva attendere maggiore perfezione da un ricamo. Cinque colombe, simboleg- innti le anime dei martiri, si librano xwerso il ciela, dove apparisce la destra di Diosghe benedice ed ncccetta il sacrificio cruento. Inoltre in tutta questa complessa raffigurazione ci sembra che non si poteva vincer m lio la prova di rappresentare col trapunto, così adeguatamente, tanti moti diversi dell'animo e di trasfondere nei volti tante varie passioni e risentimenti, e tratteggiare al vivo sembianze e movenze di persone o esprimere così al vero il carattere proprio delle figure, e spe- cialmente delle due principali e cio di Massimino e di S. Caterina. Come. intatti si poteva meglio deli- neare la maestà insieme e la crudeltà di Massimino; il suo affanno, gli impeti delle sue mosse e dei suoi lusinghieri allettamenti verso la bella Margherita e l'avwenente Caterina? Come ritrarre con più verità le loro dolci e venuste sembianze, la leggiadria delle loro movenze, i loro magnanimi affetti, l'invitta co- stanza, i pensieri loro delicati e pietosi, l'ansioso tre- pidare di tutta l'anima, l'abbandono delle membra alla scure del carnefice e alla ruota tagliente, il pal- lore dell'angelico valto c il divino raggio di virtà che sulla fronte loro traluce? Si aggiunga il decoro del- l'acconciatura e delle bionde chiome, la compostezza della persona, la sottilità ed eleganza delle vesti che, con buon gusto ricascanti si piegano ed increspano con tanta naturalezza, facendo bellissimo contrasto con la sontuosità e splendore dei paludamenti dell' Impera-

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tore, colle movenze gravi e coll'atteggiamento severo dei filosofi, col carattere mite di Porfirio, e tutto in una maravigliosa varietà ed armonia di viwacissime tinte, da sembrare una pittura che, da lontano, può quasi i nnare l'occhio del più intelligente dasservatore, Anche tutte le altre figure di ciascun quadretto dei fasti della Madonna sono sorprendenti per la evidenza somma dei caratteri, per la convenienza delle attitudini, perchè ognuna occupata e compresa della parte che deve compiere nelle singole ceriminiè, e tutte espressive del comun giubilo 0 tristezza, senza che alcuna rimanga come estranca cd oziosa in tanta assemblea. E come ognuna nella propria istoria è strettamente congiunta all'azione rappresentata, così si distingue dalle altre per una propria eccellenza € di persona e di abiti e di ornamenti, mostrando in sé sola una maravigliosa sceltezza e dovizia d'arte. Certamente l'autore, che ha preparato il cartone di 43 {Fei Roaibasdì Sisaél] questa magnifica tela trapunta, ha dato prova di sin- golare maestria nel variare, come ha fatto, il mede- simo affetto n tanti volti, mostrando non il diverso, ma il distinto dell'unità. Il pennello di un valente trecentista non avrebbe potuto rappresentare più al vivo l'affetto stesso con tanta varietà in una si grande moltitudine di figure, né tratteggiare meglio tutte uelle testoline con quella proprietà di fisionomie è i lincamenti nobili e peregrini, di fattezze originali, di sguardi vivacissimi ed espressivi, di movimenti tran» quilli e dignitosi, di panneggiamenti morbidi e flessibili. Ma se oggi non vi è alcuno che ormai non co- nosca l'importanza storica ed artistica di questo ci- melio donato nel 1463 da Tommaso Paleologo, despota della Morea, al pontefice umanista Pio II, e da questo poi regalato alla diletta sua Pienza, molti però sono uelli che ne hanno contrastato la vera sua scuola i origine. Infatti la scrittrice Errero così scrive: "Si può forse, a tutta prima vista, escludere l'ipotesi che si tratti di lavoro bizantino, poichè manca affatto quella rigidezza nelle figure, propria di quella stile, il quale non ebbe vera evoluzione, come dimostrano le icone, i quadri, le miniature del monte Athos. Nel piviale l'aggina invece i personaggi sono tutt'altro che rigidi, Neppure crediamo possibile considerarlo lavoro italiano, quando così | tipi come i costumi

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Piviale di Pio II (particolare). appaiono schiettamente nordici. Confrontandolo collo stendardo, ricamato nel 1566, del museo di Torcello, ben si vede che questo e non quello è nato nel paese del sole! Si tratta quindi di opera francese od in- glese. Il dubbio non può esistere che fra queste due origini”. La signora May Morris lo crede inglese senza essere sicura, cita bensi W. R, Lethaby, il quale af- ferma che a Londra esistevano nel secolo XIII e XIW associazioni di ricamatori, senza però documen- tare la sua affermazione. Solo nel 1561 i ricamatori ebbero statuti in Inghilterra, mentre in Francia, se- condo la stessa Morris, fino dallo scorcio del dugento ler brodeunr el broderenee firisentinner d'aufroie erano raccolti in corporazioni ed avevano i loro statuti. Ed ecco ancora una ragione per dubitare dell'origine in- glese del nostro lavoro, il quale, & vero, potrebbe essere opera di un artista ricamatore o di qualche monaca o di una dama in attesa del suo cavaliere, poichè non mancano esempi di capolavori nati così, per opera di artisti isolati. E dobbiamo anche rico-

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Pioiale di Pio noscere l'anal ogia che esiste tra i personaggi del pi- viale di Pienza e quelli di una miniatura inglese e la sua somiglianza con due mitre provenienti a tombe inglesi. Malgrado ciò non possiamo putin con uelli che giudicano il piviale di Fienza lavoro inglese. Èd ecco perché: quasi tutti i particolari del costume si trovano identici nelle miniature francesi. L'atteg- giamento delle figure femminili col busto leggermente ripiegato all'indietro, diritte, slanciate, un poco incli- nate sul fianco, e dalla mascella inferiore larga, ri» Ii (particolare). {Fot Alinari cordano le statuette francesi di avorio del secolo XIII e XIV, Una gran somiglianza esiste tra il piviale pientino e quello del Laterano, che il De Farcy ha riprodotto nelle sue due opere: Deux chaper en brocderie hi de NI ele giosgue da soir jones: "i punti sono gli stessi e simili le parti architettoniche, soprattutto le colomnette. Tutta infine lascia pensare che i due ricami vengano dalla stessa bottega, iché è difficilmente credibile che due lavori di tale entità, per la cui esecuzione ne-

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Piviale di Pio Il (particolare). cessariamente devono essere stati impiegati varii è svariati anni, venissero eseguiti da privati. Ora sap- piamo che in Francia tali botteghe esistono fim clal duecento, mentre non ne abbinmo trovato tenccia in Inghilterra 4 Ma contro le opinioni della Errero e di L. De Farcw si seliera oggi tutta la critica moderna dei più valenti cultori dell'arte nostra, coi quali da oltre venti anni abbinmo avuto occasione di discutere è di approfondire tutte le ipotesi controversie, tutti ormai concordi nel ritenere assolutamente il piviale di Fio Il a Pienza lavoro a punto inglese, ope sagliccane dei primi del secolo XIV. Infatti il piviale pientino a somiglianza di alcuni paludamenti regalati da Boni- facio VIII alla cattedrale di Anagni, che oggi sono costituiti dn un piviale, da una piancta e da due dalmatiche, ha il fondo in oro a point conebi rente è il ricamo delle centocinquanta figure e di tutti gli animali del bordo inferiore è superiore sono in seta st poini fenohi el concbirre: tecnica che erà in uso

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Piviale di Pio Il (particolare), nel 1200 anche in Inghilterra, e ciò spiega come anche il critico d'arte A. Venturi abbia potuto ritenere al. cuni ricami di Anagni di arte inglese. Tale asserzione però To oggi avvalorata da un fatto importantissimo da pochi rilevato, e cioè dalla grande somiglianza tra quello pientino e il celebre piviale che si conserva a Londra nel South Kensington Mu- scum, e che è conosciuto col nome di piviale di Sion, fome di un monastero inglese. A questo piviale di Sion somiglia assai, sebbene di epoca anteriore, pure Pat, Alimarii quello degli appartamenti Borgia in Vaticano. Infatti simile è i modo di div idere la superficie in quadri. Ora nel piviale di Pienza l'espressione dei visi, dei panneggiamenti, delle pose, è specialmente di quella del Padre eterno che incorona la Madonna, è presso a poco uguale a quella che si riscontra in alcune fi- gure del piviale di Sion; identiche poi le figure di 3. Pietro e dei serafini alati. Il piviale di Sion è senza dubbio un pride anglicanun dei primi del se- colo XIV: ciò è una validissima conferma di quanto

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Piciale BE Pia I {parlicolare). abbiamo asserito sul piviale pientino, il quale per lo meno risente moltissimo dell'influenza dicacitiva & raffigurativa della scuola o bottega dalla quale è uscito il capolavoro inglese. Come la risente quello del Museo civico di Bologna, sebbene di epoca po- steriore al piviale di Pienza. Ma un'altra prowa irrefutabile, che i, come suol dirsi, taglia la testa al toro a tutte le varie ipotesi, si è presentata pochi mesi or sono nel con- fronto di una casula ceduta nel dicembre 1937 da George Durlacher di Londra al museo di New York. Questa pianeta, che evidentemente è della stessa epoca del piviale di Sion del museo Victoria Albert di Londra, in possesso privato di quel Vich, il così detto Butler Bowden, e quindi anche del piviale pien- tino, corrisponde in ogni agi decorativo è figu- rativo, come nella tecnica del lavoro, ai succitati esemplari, ritenuti ormai con assoluta certerza um apus anglicanun dei primi del secolo XIV. Interes- santissima è la storia di questa casula o pianeta. Ultimo proprietario ne fu fino dal 1 il tenente colonnello Raleigh Chichester — Constable di Bulwer — Constable in Yorkshire, Inghilterra, che assicura come essa per quattro secoli fosse stata conservata, quasi nascosta, presso una vecchissima famiglia inglese rimasta sempre fedele al culto cattolico. Sembra però che la pianeta si trovasse prima a Halshan, dieci miglia distante da Burton, la sede della famiglia Con- stable, un erede nale nel cinquecento sposò Dargienia, figlia maggiore di Lord Seroop di Bolton Castle. Nel testamento di questa donna, in data 1559, si parla del secchio pamatento che essa voleva lasciare {For Alinari) alla Cappella Bella fatta costruire da suo marito, e non è da escludersi che il paramento fosse proprio uesta pianeta, che si ritiene anche fosse fatta per il re Edoardo III, in memoria del padre Edoardo II, che mori assassinato, e la iconografia della pianeta renderebbe plausibile tale ipotesi; e la famiglia Scroop, essendo stata in intima relazione colla RES reale, uò darsi che l'abbia avuta in dono dallo stesso Udoardo III Quindi anche questa pianeta, certamente scono- sciuta ai nostri critici d'arte, viene oggi molto oppor- tunamente a chiarire e confermare la vera origine € la vera scuola del cimelio pientino. Bisogna però anche convenire che il piviale di Pio Il a Pienza, messo a confronto con tutti gli altri del genere esistenti nei musei di Londra e di New York, nessuno lo uguaglia per la sua grandiosa, ar- moniosa concezione, per la nobiltà ed efficacia ra presentativa delle figurazioni che lo animano, e che però lo rendono uno dei maggiori saggi dell'arte del ricamo dei primi del secolo XIV. Certamente chi fissa lo sguardo in questa tela trapunta con un vero spettacolo di colori allegri, accesi e vivaci, con tutti 1 tocchi delle fattezze, che rispondono si bene ai sensi dell'animo e perfino ai movimenti del labbro e all'inerespar delle ciglia, non ò non innalzarsi ad ammirare la sublime grandezza di quella fede, che educò la mente alla visione del bello, riscaldò il cuore di santi entusiasmi, sostenne la mano della diuturna è paziente fatica, al fine che ogni più squisita bellezza dell'arte fosse sacra a quel Dio, che è fonte perenne di verità, di bontà e di bellezza. G. B MANNUCCI (R, lagaviore aser. per l'amirhità e l'armte, Pienna)

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è id Siena - Chiesa di San Domenico (Fotografia Prof. Cwintocalie)

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La grande aula coperta fungo la Via Biberalica a Magnanapoti. L''EMPORIO" Roma è la città dei Fori. La civiltà romana (re- pubblicana e imperiale) lascia nei secoli un suo vestigio inconfondibile in codesti ampi spazi destinati alla riu- nione delle moltitudini che debbono trattare i loro affari, o le cause giudiziali di loro interesse, o debbono liberamente mercanteggiare. Roma è la città in cui sempre ferve ha vita col- lettiva, l'interesse pubblico. Il Foro esprime la sua fisonomia civica. Man mano che essa si ingrandisce, man mano che essa nel mondo acquista una importanza e rilievo maggiore, man mano che essa si impone i Fori crescono di numero, si moltiplicano, si dilatano, si fanno ferwidi di intensa, magnifica, sovrabbondante vita. Fora civilia e Fora vceralia: dove si trattano affari dello Stato e dei cittadini, e dove si esercita la com- pra-vendita di derrate e di merci. Fort regia e Font consularia del Re prima, dei Consoli dopo; penali e civili, Il ritmo e il polso della qa unica si snadava, batteva prodigioso in codesti luoghi che erano come il cuore attivo della Capitale del mondo, dell'universo, della terra, del centro fisso della Civiltà precristiana. Fu attorno al Campidoglio, al Campo Marzio e al Forum dominato da Colle | Eterno che Roma dap- ima costrui 1 più sontuosi edifici, i templi più gran- iosi, Tra il Palatino e la Velia, giù dove È dia die conduceva al Campidoglio, palpita originariamente la luce dell'astro romano, Palpita nel Contilinar, nel luogo destinato alle adunanze del popolo. I Rastni Fetena parlano il loro eloquente linguaggio di vittoria come nemiche bandiere conquistate: sono rostri di navi di cui il valore quirite si è impadronito in guerra, € di là dai quali gli oratori pubblici si affacciano per l‘ora- zione rude che il popolo ascolta concorde. uando la Città si veste dei preziosi marmi, come una Dea delle divine bende, per volontà degli Impe- ratori, e i ponti cavalcano le acque del Tevere, e le TRAJANEO porte e le mura si sollevano è si in iscono, è i templi sfolgorano e gli anfiteatri tumultuano di folle nella marmorea cerchia biancheggiante e le terme colossali si aprono a migliaia di uomini, di atleti, di ginnasti, di soldati, di matrone, i Fermi divengono come altrettanti nodi o plessi in cui il fervore umano appare forza tagliente e potente della città che le ville co- stellano, va Î circhi, le piscine, le tombe, i mausolei, i ici, gli empori, i granai, le basiliche. gia, dhe Fried Lin venire in luce, palpita- zione immortale sepolta ancora sotto la polvere e il peso delle mediocri cose adunatevi dai secoli, oggi il Go- verno Nazionale restituisce al sole. Nibil «nd vole mai. Ed è la volta, dopo teatri, templi, palazzi, terme, del Foro di Traiano, dell'intero foro, che ricorda ni monda la sovranità di questo principe che ebbe amico il panegirista entuziasta Plinio, e che il popolo amò, titolandolo dell'appellativo di “ Optimus ". ordate Dante che due vwalte esalta \' imperatore vittorioso dei Daci; una volta nel Purgatorio, e una volta nella stella di Giove fra 1 monarchi giusti e saggi? Ricordate le leggenda dell'età di mezzo che di Tra- inno fa l'anima e veduta dalla divina Gna, sic- chè, morto pagano, resuscita per pento tose pré iere, “I fa cristiano e ascend e al Rats cattolico? Aveva egli assoggettato l'Armenia, assog- gettate Ctesifonte è Seleucia, e tornava vittorioso verso l'Italia, sognata bellissima nelle lunghe vigilie della guerra d'Oriente, quando. il morbo lo celpi a senilunte di Cilicia, di improvviso, spegnendo quegli scechi che tanta gloria Avevano vagheggiato, è ammu= tolendo quella voce che tanto comando aveva gridato, perchè le legioni fossero pari alla meraviglia di un mito, ne, la riconoscenza dei secoli che seguirono, pure irti di barbarie, compone inconsapevole il poema della redenzione voluta da Dio di questo condottiero,

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gus. bre | Li pepe "reuta dell'intero mercato trajaneo costraito dietro una delle Esede del Foro Trajano. il quale in pace e in guerra fu due volte possente» mente romano, Torna a mente l'antico stormo delle memorie, e dal massimo virgulto della Gente Ulpia si empie, come di un profumo aspro, il cuore del wi- sitatore che oggi raccoglie nella pupilla i segni incisi sul suolo sacro dell'Urbe, dalla pietra levigata è rin di va per volontà dell''imparnicre giusto. Ceco gli avanzi gloriosi emergenti nuovamente sotto il cielo che nulla vide mai nel mondo più insigne della città Eterna, LIBRO E MOSCHETTO Traiano conosceva già la profonda sapienza di co- desto binomio immanente ad ogni civiltà occidentale, ad ogni civiltà autenticamente vera. La guerra giu- daica, la guerra parthica, la guerra germanica, la guerra contro il feroce Decembalo, la guerra arme- mica; quale abilità di soldato, di generale, di conqui- statore! Ma ccco la Basilica Ulpia, che fa parte del Forum eretto dal sapiente Imperatore, la Basilica Ulpia, di contro alla colonna invitta, con la sua bi- blioteca greca latina. Sapienza (ui valore, Cor io e maturo intelletto. Roma trionfa armata della du forza, che fa compiuto l'uomo, « dell'uomo fa il sol- dato ad un tempo e il pensatore. Lontani da noi | tempi dell'umanesimo poltrone è letterario! Roma parla altra e ben più alta parola. Pensiero ed azione! Spada e sapere! Libro e mo- schetto! Risentiamo nell'età nuova che attraversiamo, fiumana prodigiosa della recente storia d'Italia, il sa- pore insopprimibile dell'antico gorgo, del flutto immor- tale. Penetriamo di là dalla palizzata di tavole che ci

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ernEEEÉ”A©DOS”A N©ÉEG°“H I wi nasconde, da via Nazionale, gli avanzi miseri e vecchi della Caserma di Magnanopoli. ; ì Quale meraviglia! Quale prodigio stupendo! Quale miracolo di grandiosa armonia! i La picorza archeologica mai ha compiuto opera altrettanto grandiosa, Mai la fredda | scienza degli uomini da tavolino si è trasformata in una quasi creazione epica così magnifica. Corrado Ricci sorge emulo di Giacomo Boni. Al Foro Romano si appoggia questo altro foro, non meno impressionante, Il lavoro ferve. Gli uomini si curvano al suolo con tutta la forza delle loro braccia, aureolati essi medesimi di luce, poichè una î luce sopravrincente sgorga dalla terra e dal marmo aereo che palpita dell'antico in- cancellatile battito di un passato tutto vivo nel nostro spirito, il 5I viene liberando una sorta di incarnazione apollinea che aspira all'aria e all'ax- rxurro, E ci si corva meînori e adoranti. Crigantesco disseppellimento! Via i decrepiti travi del Convento secentesco, Via le rose mura è gli ammattonati infimi dell'età pa- steriore! Ecco il grande mercato di un tempo che fu glorioso, ecco la Borsa di un | tempo che conobbe invincibile l'aquila dei legionari. i Gli avanzi del foro di Traiano sono un monito e una rapsodia. Strapiomba da- Ì minante dall'alto l'edificio di armonia impeccabile sull'esedra del Foro riemersa alla luce dietro le ignobili case della Via Alessandrina. CSinmo Dama sull’alto di uri borme acerea-spettacolo denza l'uguale! Lt volgiameo nt | torno: l'Esedra, Essa é vedovata del suo attico. Ma quale imponenza! Ivi erano al- | lora, in quell'allora glorioso, le botteghe numerose, i magazzini molteplici, era un em- porio abbondante, una ricchezza del popolo, promessa dall'imperatore previggente. Î Una stretta via, si indovina, doveva separarlo dall'emiciclo orientale del Foro, Ed è MO Vemicielo che ci attrae, e che noi rivediamo nella accesa fantasia, la quale ricostruisce cl senza sforzo ciò che fu da ciò che resta, rutleri, frammenti di absidi, frammenti di colonne e di capitelli, settori di un pavimento che ta pensare, per i suoi mospici, al Invoro di un industre mago. E la linea ampiamente curva ci si disegna dinanzi come l'arco di un orizzonte dal quale sembra emergere un sole in figura dell'uccello sacro al Giove Capitolino. La via angusta e snodata che taglia la Esedra dal pubblico edilicio, ha in sé, murata ma udibile è imperitura, la voce dell'antico fiero canto di trionfo che Silio Italico e Tacito, che Quintiliano e il Giovine Plinio dovettero ascol- tare, prono lo spirito dinanzi al vero al gusto al forte ed umano dominio dell'Tm- peratore straordinario, E' la via Biberatica. I soldati dal tallone fatto simile a bronzo vi dissetavano forse le fauci inaridite dalla polvere della guerrà diuturna. E la saga medioevale si intreccia allo scandito metro dl canto militare. Quirinale in alto, Suburra in basso, L'eco del sandalo antico risuona nella strada che univa il Colle del Padre Quirino con l'onta del quartiere ove Messalina imperiale TIA VELI RENT SE 2° s® * «SC Tm 4 ci fs Eredea dell'* Emporism CH grande mercato lrafanco, ira il Quirinale cd il Campidoglio.

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EPA eee» Tria iii: i td r=crisss. td. ©. ee ii Gli avanzi del mercato dietro il loro l'rajano. insozzò l'alloro dei Giuli. Ma quando Traiano regna, la vergogna esula da Roma. Lo spirito si purifica € il corpo si rinvergina. Sa egli manovrare, come la spada quadrata, la forza della legge. Sa comandare e sa farsi chbedire ed amare, Roma ha un chima di umanità PEER Ch La via Biberatica provvede al popolo mezzi di vettovagliamento quotidiano. La famiglia cedomina. La donna casalinga risale la via tranquil- pr sota pudica © fra l'una c l'altra fila di botteghe “a sboe "lla casa il pane, il pesce, la carne, pernici companatico e il buon vino. Il piano sotto stante brulica di vita fervida. E taluno di sulla ter- razza che sovrasta — ahimé oggi non più! — all'aula centrale, raccoglie nello sguardo una, la più bella è la più palpitante, parte di Roma slagata nell'azzurro. Penetriamo in una delle botteghe anguste. Ripensiamo Pompei. Ripensiamo la via dell' ‘Abbondanza, della dis- sepolta Pompei. L'alito del passato si fa quasi sonora, tocca l'anima col suo respiro uguale di dormente che sogna. Sogna in fondo all'anima nostra. Entro quella capace nicchia, che prende aria da un finestrone cur- vilmeo, il quale doveva aprirsi in alto, sull'architrave della porta, il fascino di ciò che è eco del remoto tempo ci investe in pieno Noi non sappiamo più orientarci, dopo, fra le case moderne, in mezzo a cui ci ritroviamo, di via Cavour. L'emiciclo dell'Esedra a due piani ci sta con- fitto nella memoria con le sagomate nicchie, le finestre e i timpani alterni, triangolari e curvi. L'aula a forma di Basilica con i ballato laterali che sorreggono ar- cate e mensole è sui quali altri ambienti — ballatai, uffici — si aprivano in gran numero, ci illude come un richiamo quasi sonoro. Frofondinmo l'anima nella bellezza augusta, nel passato sublime. No, no, noi non abbiamo bi o di abbandonarci sterilmente alla fan» tasia, di precluderci nel suo regno illusorio, Noi ab- biamo in cospetto al nostro sguardo che sa vedere, un presente emulo di quel passato. Noi sentiamo la spinta interiore che da quel passato ci avventa a tra- verso il presente, verso un avvenire non mena insigne. Amiamo l'oggi, nel cui nucleo vivo sta il Domani, come nel sere il fiore, come nella radice la quercia. Di ramo in ramo, sempre più in alto, e sempre più apertamente nello spazio! E benediciamo a questa fatica di liberazione delle sacre vestigia di Roma, benediciamo a questa volontà fascista che veramente scopre le tombe e fa resusci- tare i morti — ch, non morti, non mai morti i segni di Rama! — a questo fervore di opere che accanto alla Città moderna sonante di traffici, sonante di velocità e cuore ansioso di una febbre vertiginosa, fa risorgere nella vibrazione luminosa del cielo le membra della Den autoctona, di Roma madre e "fora di nostra gente". Procede così la nuova Italia voluta e creata dal Duce. Va per la sua strada consolare verso il futuro Diso accompagnata, come il canto è accompagnato all'istrumento concorde, dal volto formidabile di ciò che fu, e di ciò che rese la stirpe prima fra tutte le stiepi. Il paragone immane fa tremare il cuore. Ma i cuori sono vigili. Ma i cuori non paventano, Ma | cuori vogliono agguagliarsi superbamente al cuore dell'antico ceppo. E musciranno, Un grande è al timone della nave che deve avanzare, catafratta nell'oceano immenso della nuova storia. Ciò che è nei voti d'Italia. Lasi

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Roi x Te n n È EI 2 e TETI Nel mondo arlinico giapponese: il famoro pittore Bnzan Aimura al lavoro. Sopra : Maesposizione ii pilfùra moderna al fano delle Belle Arti di Tokyo,

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s4 LA CRISI DEL BEL CANTO E UN EPISODIO DI GENTILEZZA ITALICA Una crisi delle belle voci in Italia pare che ci sia e bisogna parlarne. Per servire con lealtà di amore anche su questo campo la causa dell'italianità. Per rispondere ad un appello che viene dai giovani, 1 quali affermano che in crisi è soltanto la probità artistica di certi organizzatori dei nostri spettacoli lirici. Per avvertire, con la dignità della tribuna, da cui queste dichiarazioni sono fatte, che chi danneggiasse per inerzia mentale, o per altre cause più colpevoli, una delle virtù estetiche della nostra stirpe — il bel canto — potrebbe essere colpito. E per mostrare infine con un episodio di gentilezza riminese ciò che potrebbe essere fatto in Italia, se rifiorizse il mecenatismo ar- tistico. [Discutiamo dunque, ma non ci si opponga la so- lita puerile obbiezione: "In ogni tempo le "voci" si mutarono col mutarsi dello stile dei creatori. Kai “sentiamo” la passione e il dramma più nella decla- mazione e nel grido che nelle sorpassate e superate fioriture degli spartiti belliniani e rossiniani. Tornare indietro non si può". L'obbiezione, oltre che puerile, nonostante la sua apparenza dottorale, & smentita dalla realtà. Rossini e Bellini vengono cantati ancora. Ma sono cantati fuori d'Italia. Cantanti stranieri sulla Sprea e sul Danubio imparano Giuseppe Verdi. Né la riforma wagneriana, né il debussyvsmo, né lo Strawinsky, né il "recitar cantando” pizzettiano e tutte le altre diavolerie hanno impedito, dunque, a parecchi cantanti stranieri di imparare il bel canto, che una volta era tutto è quasi tutto nostro. Siamo noi che a poco a poco ci allontaniamo dal gusto dei padri? Si direbbe, quando leggiamo i manifesti che an- munciano le prossime stagioni della lirica per il 1gaf- 1929 in Italia: percentuale di opere straniere alta e non sempre giustificata; percentuale di cantanti stras nieri, anche per le opere nostre e fra noi, ingiustifica- tissima ed altissima; quasi nessuna ricsumazione pre- ziosa di capolavori italiani, ma molto esotismo ovunque. Mentre in Germania gli spartiti verdiani stanno a poca distanza da quelli dell'autore del Pons, ma questo non toglie il culto di Haendel, quello di Weber e di tutti i santi padri dell'opera tedesca, compresa il Gluck, da noi il secondo centenario della nascita di Nicolò Piccinni non suscitò una sola eco fuori di Bari, Gioac- chino Rossini sarà ignorato in quasi tutta l'Italia anche nel 1939, Vincenzo Bellini soffre di un ostinato ostru- zionisno a Milano ed altrove. E anche per quelle poche opere dell'ottocento che tengono il palcoscenico ancora in Italia gli interpreti si vanno a cercare, pre valentemente, fuori dai confini. Si dice: “Ma credete che gli agenti teatrali in Italia facciano dell'esotismo per amore dell'interna- zionale? Se scelgono cantanti stranieri, ciò significa che cantanti italiani buoni, tranne quelli che vanno 4 guadagnarsi favolose ricchezze al di là dell'oceano, non ne esistono più". I giovani ignoti rispondono: "Avete mai provato a farvi ascoltare nelle agenzie? Sapete l'amarezza delle lunghe anticamere? E quando finalmente si degnano di wdirvi, vi è ignoto ciò che spesso avviene? Chi non sembra abbastanza povero per essere subito cacciato è subito quotato per i piccoli o grandi sfruttamenti. Bisogna avere lo spirito di abbonarsi a riviste, che costano centocinquanta lire è non valgono un quat- trino, Su quelle appariranno poi tre righe di elogio e tutto finisce li. Il sesso è femminile, è il volto è Era- zioso? E la diplomazia dei maschi vorrebbe arrivare ad altri accordi e alla musica da camera. Potete sciupare qualche migliaio di franchi? E dovrete farvi le spese dei debutti. Si potrebbero additare i can- tanti stramieri, che sono arrivati, così, a salire il palcoscenico anche dei maggiori teatri italiani. Ma è lotta artistica questa? E' scelta dei migliori?" Fuò darsi che i giovani ignoti esagerino, e che l'orco teatrale sia vegetariano e non si mutra sempre di carne umana. Conosciamo anche gli entusiasti, i pionieri, i grandi innamorati delle imprese pronti a rimetterci. E d'altra parte l'organizzazione fascista sta dando colpi formidabili di scopa. dove le ragna» tele sono più vecchie e avvelenate. Ma tutta fantasia denigratrice, quella che indica i mali, non è. Né si può credere, d'altra parte, che la nuova ge- nerazione sia nata tutta afona o stonata. Mancano le scuole, che siano convitto e collegio del bel canto. Bisognerebbe che lo stanco mecenatismo dei singoli fosse risvegliato, ravvivato, sostituito collettivamente in qualche modo. La “lirica” fu la nostra sublime ambasciatrice durante gli anni del servaggio, ed È ancora una nobile e feconda esportazione, Si potrebbe e dovrebbe dunque organizzarne statalmente il salva- taggio. Come si costruiscono le strade per ruraliz- zare la vita, io penso che si dovrebbero rinnovare, su criteri anche di assistenza sociale, i Conservatori per ciò che ha riferimento al canto. Il Teatro Reale di Roma, la Scala di Milano, il San Carlo di Napoli hanno, per fortuna, ancora i battenti aperti. Ma al loro lato dovrebbero sorgere istituti che zi occupas- sero di non lasciar perdere il senso italiano dell'ar- monia, della melodia. Voci, voci, belle voci nostre! Ed ecco l'episodio dii gentilezza italica, al quale alludevo cominciando. A Rimini, il 15 ottobre, al maggiore teatro di colà, deve essere rappresentata un'opera di un giovane maestro romagnolo (forse queste mie parole saranno lette dal pubblico a rappresentazione avvenuta), il maestro Augusto Massari, il quale ha trovato i mezzi per la sun battaglia artistica nella generosità dei suoi concittadini. Vorrei dunque concludere: “Romagna, sci

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55 rw + Rae _— di minestra sAarnganeto Massari. anche tu una meravigliosa interessata in questo ci- mento. Dov'è che si trovano esempi frequenti di gen» tilezza e di solidarietà come nelle due provincie di Ravenna e di Forli? Qegi è Augusto Massari, autore di una Graziella, idillio di amore è di morte, in cui profuse l'impeto di un'ispirazione freschissima, che ha avuto da Rimini l'ausilio alla sua battaglia. Ma quante altre volte, o per musicisti o per cantanti, la Romagna fu madre buona, pronta al mecenatismo collettivo? Non ha Lugo tentato di far conoscere all'Italia le audacie dell'Aciatore Hres del suo Pratella? E i grandi cantanti di ieri, i Masini, i Bonci, non videro intorno a sé soccorrevole la bontà dei loro conterranei?" Perciò anche alla Romagna, alla terra dei canterini, che saluta in Bologna la sua metropoli ideale e nel "Comunale" di Bologna il teatro della sua più squisita curiosità lirica, è rivolto questo allarme, perché si comprenda che siamo alle soglie dell'im- prorogabile. Non possiamo lasciarci strappare questo fiore dalla corona delle nostre glorie. Wagner diceva: “Gli ita- liani hanno l'istinto del canto”. Kon possiamo per- mettere che si dica che questo istinto non ha saputo trasformarsi in compostezza ed in volontà. Non è vero, Gajanus? Possa suscitare echi la vostra cam- pagna sul "Resto del Carlino", INNOCENZO CAPPA

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GIULIETTA DE RISO Chi ricorda il lontano prodigio di una bimbetta esile, dagli enormi secchi pensosi, che si torceva sulla scena con tutti i nervi scoperti, e traeva a visibilio le platee con la sua dolce voce incantata? Quel prodigio è cancellato, è sepolto: nessuno lo ricorda più. Fin tanto che Giulietta de Riso non seppe far si che la folla se ne dimenticasse, la wia dei suc- cessi maturi, l'ardua via maestra dell'Arte, Intesa come rappresentazione di vita normale, parve preclusa. Ora una nuova serena, pacata, luminosa, decisa laboriosità rispunta, L'istinto è disciplinato dallo stu- dio è dall'esperienza : il dolore e l'amore erano neces» sari per la tempra di quei fragili nervi scoperti. Si temeva che da un momento all'altro dovessero sperzarsi, E questa cra anche una delle ragioni che rendeva più spasmodicamente deliranti le platee ali allora al cospetto del prodigio. La visione quasi miracolosa della precocità non va mai disgiunta da un senso di amarezza che lascia travedere la caducità. Non era possibile = credo = sentir recitare Giu- lietta de Riso, bimba troppo luminosa ed ardente, che sapeva modulare la voce sui toni sapienti della più consumata maestria, senza pensare che, per tale at- trice, il freddo e grigio crepuscolo sarebbe cominciato là dove per tutte le altre attrici si annunzia fresca e rosata l'aurora: a diciotto anni. Ed il crepuscolo venne. Era una fase inevitabile. Poteva essere un male mortale. Là bimba precoce ostacolava l'avvento della donna. Da un'infanzia troppo matura nasceva una stentata giovinezza stranamente acerba, immatura ed opaca. Vinsero lo studio paziente e il grande amore, Là piccola creatura miracolosa, che balzava prima dinanzi ai lumi della ribalta, lasciando nella penombra una coorte di attori consumati, e trascinava di corsa sw wertici del trionfo la bella fiaba di Maeterlink, dovette, a poco a poco, rientrare nell'ombra. E rico- minciare la strada da capo. Per rifare questo cammino dell'arte bisogna avere l'animo erdico ed il cuore di buonà tempra, € la vo- lontà che non vacilla mai. Eccola, nell'ombra, in seconda fila, insidiata da una pura bellezza folgorante, alla quale non bisogna ce- dere, che si apparta ed aspetta. Fu già primissima, e non se ne accora. Sente che è diventata più forte, più scaltra, più “brava”, e non cede al facile è ro- vinoso istinto di una ribellione violenta. Sa che del prodigio non bisogna più tener conto: che, anzi, ora il prodigio di un tempo la tien lontana dal vero suc- cesso, Intuisce che bisogna rifarsi. Si rifà; si riprende a poco a poco; studia, spia ed aspetta. Oggi è in cammino verso la méta sicura, tutta ri» velata a noi nella sua armonia tranquilla, ®rena è forte, animata da una giovinezza che non ha più nulla di morboso, soave e decisa. La sua maschera è quieta e levigata: la sua voce, un poco nasale, risente del torpore di un sogno lon- tano, rivela il languore di una passionalità nostalgica. I baleni dell'ira sono rapidi e contenuti. Il fondamento dell'indole è piuttosto doloroso e carezzevole. Dentro questo dolore fondo, si travede l'ultima parte, aspra e tenace, del cammino percorso, Quanti sforzi dovette fare, quante difsdenze dos vette vincere la bimba celebre per diventare la gio- vinetta oscura, per ricominciare lì dove tutti comin- ciano, nel doppio lavoro penoso ed apparentemente impossibile di farsi dimenticare e farsi notare ad un tempo? Tentò la fortuna capricciosa del primi ruoli, si fece piccina accanto ad attrici maggiori. Non riusciva a stabilire un equilibrio interiore cd a creare una vi- brata corrente di intesa e di simpatia fra sé ed il pubblico. Il pubblico la sentiva stuggevole ed indefi- nita: la critica non voleva dimenticare il fenomeno, e rientrando nel campo del giudizio normale faceva pesare sulle parole il sogghigno della diffidenza, l'a- marezza istintiva del pregiudizio. Era molto facile far pompa di cultura numerando tutti i casi di fastosa precocità, di cui è ricca la storia dell'ultimo e del penultimo teatro, finiti nel grigiore della più triste mediocrità o del più tragico ed improvviso oblio. Ma poi, dopo un lungo silenzio, venne la giornata del Vittoriale, vennero le feste luminose di tutta Italia per la resurrezione teatrale dannunziana. E Giulietta de Riso fu Ornella in un'ora storica nella grande cornice di un quadro consacrato: e riap- parve degna del posto che occupava, matura, com- pleta, rivelata improvvisamente agli altri ed a sé stessa. Da quel giorno comincia la sua nuova vita d'Arte, la sua vera vita d'Arte, e si svolge in solitaria fie- rezza ed in pensosa serenità d'intenti. Non più inquietudini: la strada piana è raggiunta. Giulietta de Riso vede chiaramente la méta e può metterla in rapporto con le proprie forze complete per trarre gli auspici che meglio le convengono. Quel suo buon padre grigio e devoto, trepido sempre e sempre vigile e laborioso, che amava il teatro solo attraverso la figlia, e si acchiocciolava in platea muovendo le grosse labbra sulle battute di lei, e in terrogava con gli occhi tondi e miti, a uno a uno, tutti gli spettatori intorno, è si precipitava ELI palco» scenico prima che l'applauso si fosse spento, quel suo buon padre inquieto e paziente, non c'è più. L'ha la- sciata in sul principio della nuova strada: ha voluto viverle accanto fin che le difficoltà più aspre insidia» vano il passo della bimba fortunata e della giovinetta

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57 Giulietta De Rivo, delusa. Ora che quelle difficoltà sono sparite, il buon compagno grigio di Giulietta de Rizo ha voluto spa= rire per sempre. Ha voluto quasi con tragico dolore della propria dipartita consacrare, vegliare, rinforzare la robusta maturità raggiunta dalla figliola. Ed ha voluto lasciare più fonda, più pensosa, (Foa, Castagaeri) più umanamente calda e gentile nella voce e nell'a- nima di lei, quella nota di accorata passionalità so- gnante, di soave melanconia devota, che rende e ren- derà l'attrice completa e vittoriosa sempre più cara al pubblico, e sempre più intimamente legherà l'attrice è la donna alla verità più severa dell'Arte che pre- dilige e della Vita che la ispira. GINO ROCCA

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sa UNA NUOVA MA. SCHERA DELTEA: TRO COMICO: BONAVENTURA La Respira dat dee dare, ar Monniventora stallella del l'nbarciriore, la nuova fiaba per bambini crea» ta dalla fantasia di Sto e rappresentata in mex- i ni È "I LÌ so ni più calorosi con- | sensi dalla compagnia tl Almirante - Rissone- TA» | fano al Manzoni di Mi- lano, ha confermato il SR SAI del pernere, imi= ziatosi l'anno scorsa con ki altro Invoro della stesso autore, cid ha so» pra tutto messo in gran de rilievo la consisten= sn di quella che si può chiamare una nuova nua- schera: Bonaventura, lepido e svolnzzante, ironico © pratico, com carntteri cstetici wera- mente personali. Malto pmmira te le scene © ì costumi di Lenci festo: si, vivaci e inbonatissimi allo stile della fiaba. Senpio Tdfano, entalore è inderprete della maschera di Bonaventura, nella “ Re- pina in berlina”, (Farografte Mall'Anai, Terinal Pitt avena del veccada alle dela Regina in bellina", Da sinistra: A Tofana, fi. l'afpredhi, ti, Rinrone, il. Cellini.

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Da sinistra: Comudo Racca fPeer Gunt}, Ser Benelli, Rirettore della compagnia, Canamba, che creò i corntami, Candido duetti, che prepara le scene, è Gaglielotina Phone fSolecig e Aaifna), VPatiigra fe CHrala nigb il Sopra: dat antenna di Pen Crypart dainito dar roll, A destra: Le nozze di Haegrlad, LA PRIMA RAPPRESENTAZIONE IN ITALIA DEL “PEER GYNT®" DI IBSEN AL TEATRO D'ARTE DI TORINO Nessuna compagnia italiana aveva osato finora met- tere it scenà il Seer Gynf di Ibsen, per le parti» colari difficoltà di rappresentazione del poema in cui mito e realtà, fantasia e satira, psicologia e filosoha, cantò e raziocinio, estro e meditazione, sono fusi al calore d'una ispirazione alata e tormentosa. La prova è stata affrontata da Sem Benelli e superata col più ID CELA leer Ciyni che, Comme si sa, hATTA la vita di un uomo assetato di dominio e incapace di conqui- starlo, poema a volte mistico e misterioso, a valte biz- zarro e spensierato, commentato dai noti intermezzi musicali ali Gricg, è stato *cguibo Com grande interesse dal pubblico del Tentro d'Arte cli l’orina, & sarà rap presentato presto in tutte le principali città italiane.

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LA Ci siamo lasciati l'altra «olta, parlando dei bei colori che invadeno tutto, per rallegrarei la vita. Persino lo cameniorine non sono più votate al bianco e al nero. Il vestito succinto non è più solamente nero, ma grigio è viola: puo rssero di amoerre è di quella seta che preferite. Ma il collo # i Le saranno di organi, lilla. è azzurro, è rosata, coll'orlo tagliato a larghi lesioni, e il grembiulino del medesimo tessuto, cogli sicssi fostoni tutto all'intorno. Vere camericrino da palcoscenico, piacewali agli occhi, se non nem al servizio. I colori ravvivano persino la cucina, Dal manico della alle casseruale, sanda per i barattoli delle varie der rate, tuito è rosso, o giallo, 0 azzurro, formando una piacevole armonia, Una macchia sia quell'assiome, sarebbe un'alfeaa per sino agli occhi della cuoca. Per lo menò così si spera; e se alla prima, menoma goccia caduta, ella si alfretti con un cencio a cancellarne la inwccia, la signora potrà seguitare un pezzo a contemplare la sua artistica cucina con pechi lampeggianti di soddisfazione. Un pero... finchà, per lo mena, la moda non ridomandi tutio bianco, come prima, o non irori una supermodernissima alira idea. Sonò certa che le signore mi seguono ora in questa umile paris della casa. più volentieri forse che nella sala di prova di una grande varia. Chra che ne sono lontane, pensano con nostalgia alla loro cucina di città e alle buone cose che si si perisanò proparare per la grala e la proer dell'intera far miglia. | viaggi. le assenze sono diversivi riposanii in tutti i mesi La bellezza del vio si rinnova all'aria pura, perche PAGINA DELLE L] D] ] ì SIGNORE anche i pensieri ammorbidiscono quando son c'è più moda di agliarii, Persino le commezioni fanno vacanza, allorchè la posta è scarsa, per generale pigrizia di siagione: le amiche lontane, © i pettegolezzi, se non fanno una benebca compivia tregua. cambiano almeno oggetti e soggetti. Le notizie stesso della chià, portate dal giornale, sembranò vertere su cose e persone di un aliro mondo, perché, si sa, la distanza attenoa forme e colori. Sc qualcosa è avvensio sulla Piazza del Duomo che Avele allraversalo mers'ora avanti, l'evento «i asmbrerà molto più saliente che quella anche più grave, svoltosi sulla stessa piazza alell uomo che non vedete, poniamo, da un mio, | Per un misterioso fenomeno, le cose — compresa la fe licità — meno distintamente si vedano e più sembrano belle. Anche le cure casalinghe che voi deplorate quando ve ne sen- tite sopraffatto, come esclusive diveratrici del vostro tempo che vorreste impiegare al mille per cenîo, suscitano ian voi una sottile nostalgia quasi romantica. casa sospiravate: “Ab! Andare a tavola inconira al- l'inattess!” All'albergo ora, guardando | voniri simili che man: giano le stesse vivande (è com'è brutta la gente che mangia, e quanto lo Faccia con cleganza) proprio nello stesso tempo in cui voi vi dedicate a quella necessana accupazione, pensate all'intimità della vostra sala da pranzo lontana, alla gioia di contemplare le argenterie famigliari che #i bruniacono scmpre um po di più, invece del visi sconosciuti, che vi circondano all'albergo. È più vivo punge il desiderio di ritrovare le abi tadini che, se la emorzano, ovaltano pur la vita; abitudini che

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n e ss “fa Aa au q as '!' ognuno ha combinato intorno a st con lungo studio ed esperienza di selezione per il proprio maggiore benessere, Son proprio queste abitu: dlini che pesavano, forio, prima di lasciaro la casa, come se la signora legata da esse, ai fosse sentita in schiavitù, e facevano sospirare ‘ il cambiamento come la liberazione, L'assenza ne fa rficoncicere coa rimpianto la provrida bontà. I viaggi, dunque, distraggono, riposano, schiudono nuovi orizzonti, danno correnti di- verse alle idee, giovano alla salute, e fanno principalmente amare la casa. Dopo i primi giorni di assenza uno si stupisce di non aver saputo sentir meglio la Felicità del focolare è ai promette di assaporarla da buonguitaia ape pena la ritrova. - Per questo ritorno, nel frattempo. le sarte © le modiste si preparano febbrilmento. Vanna è vengono da Parigi, tingono gli ermellini dei colori di moda: turchino di Prussia tendente al grigio, è verde color di mandorla a peluria argentea: accalailano montagne ili welluti è di amoerri, stoffe Inminaie d'oro e d'argento, cre- spi trasparenti a fiori o pallini di velluto. La pelliccia # mescola un pò a tutto © le lano calile, morbide, facili da portare sanno di #a- sere na sempre, le preferite per i pratici vestiti da Ioor © da viaggia i: cappelli seguono l esempio dei vestiti: ade I tesa, come la gonna, è corta da da tti si compensa dall'altra. La tesa a campana tende ad aprirsi per questa mezza siagione. ma sparirà col freddo. per dar luogo ai turbanti ed agli altri piccoli tocchi, tanto carini sopra un bel vino fresco sprofondato nella pelliccia, I vestiti a tre perzi domandano effetti nuovi ai contrasti di colore, Un asprabito arzurro cupo andrd benissimo sopra al vestito color di rubino o di giada o di faglia autunnale. L'autunno è arrivato con la minaccia della sua cap piumbea. Non c'è che un rimedio contro la tristezza delta atagione che muore: il pensiero di quella che rinasce. Ma fr l'autunno simbolico di una bella signora cho si veda ingiallire e avvigzire come una foglia preparata a lasciare il ramo, non si vede altra iperanza di resurrezione che quella cterna, E sono queste considerazioni di una profonda e nociva malinconia. le quali nda porsonò che aggravare, allrettamilola, qualunque rovina, da evitare con ogni cura. Un rimedio contro questo bl | | male lo dà Anme Vivanti e lo ripeteromo qui por quelle let trici che non possiedano ancora questo talismano. “ Fra dieci anni ripenterele con rimpianto a quella che siete oggi è sarete ta a dare qualusque cosa per riessere tale. Fate questo ipoteticò viaggio à rilr@io © considerateri miracolosamente appagata ". Lima poetessa bulgara che amara molto l' Italia, soleva dire ad 4 un amica, usa a numerare con terrore ogni lfamonto dii sole: " Perché crueciari? Ogni età ha il proprio fascino "'. Ed è verdi: tutto sta a non confondere gli attributi. a non catinarsi cio$ indefinitamente nello stesso genere di interessi, di ascendenti, di caspressioni che facoranò ‘attracate la lan: ciulla ventenne o la giovane signora che siete stata, Le biese, le moine quasi infantili devana dar luago a una più matura riflessione, L'amore delle cose belle, la serenità, la generosità prendono il posto delle prime cauberaneò im- petuare © pianò pianò verranno l'equilibrio, la saggezza, l'oblio di sè, il conforto pronto e gentile, il provrido consiglio a far dissderare la presenza di colei che non conta più bel icas e gioventù fra le sue qualità. SM sarà raggiunto così quel certo graduale distacco di st che fa trovare con sicura misura il vero valore delle anime, delle così è degli avvenimenti. Se. dunque, fagni cià ha il proprio fascinò. mon ha bisogno di prendere a prestito quello della vicina. Ma c'è un conforlo ancora, per questa malinconia. Le donne che contano mella storia della seduzione e della ga- lamteria in un pacse famoso per questo, non sono mai giovani, Le giovani sono esordienti. Il successo, per valere, dev'essere multiplo: dere cioe abbracciare un numero tale di ammiratori che casi possano consatgrame e diffonderne la fama. Ora, una esordiente mon ha avuto il tempo di farsi abbastanza larga- mente conoscere. Quando raggiunge le prime clamorose fortune è già passata attraverso più di un'esperienza. Chi csmpio suscita più passioni di una signora che damini falla dal palcoscenico, rivestita di luce. di gloria, di applausi e = più? E qual'è quella grande attrice 0 cantante che imparai così, prima di aver percorso un buon tratio del suo sentiero mortale? Quando scopre le prime rughe. una donna cerchi dunque di non soffrirne se non vuole vederle raddoppiare. si dica, © ni ripeia Gino a porsuadersene, che l'autunno è una bellia» sima stagione, quando se né sappiano gustare i frutti saporosi, senza crucciarii dell'osiate trascorsa o dell'invorno imminente, ( Disegni di Fabiano) MANTICA BARZINI

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6 LE BIZZARRE NOVITÀ NELLA MODA DEI CAP. PELLI Il successo delle ul- time forme era stato per tante ragioni così completo, che nono- stante tutte le buone disposizioni della clientela per i cambia- menti e tutto lo zelo degli “ateliers" per assecondarli, la moda del ca pp che | | È pere sa hista e immutabile, Qpgi ancora si tor- menta il feltrino, or- mai tradizionale, in tutti i sensi, per im- porre fagge nuove; si tira un'ala fin sulla spalla, si rovescia l'al- tra, st aggiunge una penna, ma il successo Di be pida dovunque. Cappella di feltro nero d'anlica foggia. i higio. del velluto, Vin feltro grigio ornato 'un'algrette. la modelle di feltro nero La materia prefe- rita è sempre il fel- tro più pratico, più resistente e, sopra» tutto, più redditizio

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63 L'ITER IT Sl "= NT Fasi Ads © = E i mac 5 Me a | Ta pavsggio Gi Jeatdita tn ci a = SL, la Sei, bn i = li E z Di Aa hi Modelli diece, abiti TI ha ri della seri. derma elegan de dl Abiti dieen millima a

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STAZIONI PEI PASSEGGERI DELL'ARIA Quanti secoli hanno concorso a creare i grandi porti marittimi? Quanti decenni ad attuare le grandi stazioni ferroviarie? Le installazioni che ne agevolano la sicurezza, ne permettono la comodità, ne assicurano la disciplina, né consentono fino ad un certo punto il continuo miglioramento @ sviluppo sono state realizzate con un lento lavoro di concezione, di esperimento, di applicazione. Eppure i i perfezionamenti dei veicoli acque e ter- restri, l'aumentata intensità del traffico, le aggravate esigenze di rapidità nello spostamento e di prontezza nel carico © nello scarico, i desiderio d'aver comodità sempre maggiori, fanno si che i porti del mare e le stazioni dei treni siano in rinnovamento perpetuo © soia insufficienti alle necessità. me aviolinee furono cercate appena otto anni i fa. nidi esperimenti che urtavano nell'esitazione dei passeggeri, nella «diffidenza dei finanziatori, nel- l'imperfezione dei velivoli, nel misoncismo dei governi; che avevano contro sè tutte le angustie morali ed economiche del do guerra. Î primi avioporti civili furono dei campi d'aviazione militare smobilizzati; qui noi parliamo sopra tutto degli avioporti terrestri per aeroplani, ma parecchie di queste considerazioni s'ap- plicano pure ai così detti idroscali per idrovolanti. I campi d'aviazione militare preparati durante la guerra passata, e quelli che dovranno essere adope- rati durante una guerra futura, hanno esigenze di ubicazione, d'installazione, d'esercizio, in grande parte diverse da quelle degli avioporti civili. Infatti durante la guerra l'avioporto militare deve essere non molto vicino alle città accioeché i suoi . : ; - impianti non siano coin volti nei dann che alla città stessa rechino le forze armate nemiche e Î sopra tutto quelle del- l'aria. Ciò vale anche per le squadriglie poste a di- fesa della città; ma le ragioni sono tròppo lun- ghe per essere espo- ste qui. In secondo luogo l'a- vioporto militare che chiameremo di grerra, per distinguerlo da quello militare di pace, deve es- sere visibile dall'alto sia di giorno sia di notte il meno che si sa, i suoi impianti deb essere disseminati in un vasto spazio ed essere meno grandi e meno “stabili” che sia possibile, tal- Ln apparecchio segnalate: fi lat stinezione del vento che ba la forma di un velicala, Pile sia sis. i [esser “ia| volta invece debbono essere interrati cod incavernati. Queste ed altre caratteristiche necessarie all'avio- porto militare di guerra concorrono tutte aumen= tare il disagio del personale ed anche del materiale, epperò il dispendio di esercizio, ma concorrono pure a garantire la sua sicurezza rispetto alle azioni ne- miche; è sicurezza significa anche risparmio! La difficoltà consiste nel conciliare le opposte esi- genze, o meglio nell'apprezzarne bene il valore rela. tivo secondo gli eventi, e provvedere in conseguenza. Invece per gli aeroporti militari Y pace la cosa è ben diversa. Come i soldati in pace non allo in trincea o in ricoveri o in baraccamenti, ma in salle ed igieniche caserme cittadine, così gli aviatori in pace non espongono st stessi ed il loro prezioso materiale al disagio ed al logorio di sedi precarie e romite, ma installano i propri avioporti prece le Pro e li cor- redano di rimesse (così detti han ars) d i magazzini, di caserme, di mense ed anche di giardini, salvo poi appena scoppi la guerra abbandonarli prima che il nemico vi rechi danno e scompiglio. In sostanza, gli avioporti militari &' pace debbono rispondere agli stessi requisiti degli avioporti civili, perciò sembrerebbe conveniente che presso una stessa città non ne esistessero due separati e lontani, ma pur usufruendo di edifici distinti, utilizzassero il me- desimo terreno, col vantaggio che consacrando ad un solo terreno il denaro destinato finora a due o più si otterrebbe una su «eficie maggiore e migliore è degli impianti più per ionati. Sembra tuttavia che ragioni di riservatezza e di disciplina Ia ESlrAO questo connubio che a ia prima vista apparisce ( tanto fecondo, e sembra che per renderlo possi- A bile non si riesca a trac- ciare un sredie wieendi. Ma qui noi ci prefig- inmo infliggere ai nostri lettori nom una disserta- zione sopra un problema Ù militare, bensi una espo- girione dei requisiti d'un avioporto civile. Dobbiamo dir subito che l'attività aviatoria civile ha molteplici aspet ti: Furinmo e inasporio ne sono i principali, ma trasporto non soltanto può concernere diversi abbietti, quali passeggeri, posta e merci, con di- stinte esigenze, ma può csercitarsi su percorsi brevi, oppure su percorsi lunghi. O Zig Saras CAIO TI i n fn SEME «I L'apparecchio ensendo il» liminato di notte, è adatte a guidare le alternate not- inrne meglio del fumo,

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ari Sa me i. pr d* ge" c Î È si È TATA — = = _ _———_—_— mar i - E . x tal VITI E I LIT RIEN ST SARO ri LTS IAN CA Ri L'avieporie di Tempelboff! (Berlino) sotto la neve. Fra gli studiosi del problema "“"avioporto civile” ferve tenzone. L'ibicazione cit hr ne è il primo argomento, Deve essere vicinissimo alla città oppure un po' lontano? Il turismo è il trasporto su brevi percorsi esigono che l'avioporto stia vicinissimo alla città, altrimenti il tempo guadagnato colla rapidità propria del velivolo viene perduto nel tragitto dall'avioporto al centro della città. Ma l'ubicazione sicinisniani £ anche costosissima perchè naturalmente il terreno ha maggior prezzo al metro quasto perciò s1 tende a fare molto piccoli gli AVPORLE della ca» tegonia " vicinissimi, Il velivolo per at- terrare ha in genere bisogno di tanto mag- giore spazio quanto più è veloce. Allora intervengono i fautori del tralllico a lungo paicioto dda cifre alla mano, che è più conveniente ado- prare velivoli più ve- i © avioporhi più lontani ma più vasti. Una «tnfa per la pro- shizione del fumo ar tiffclale Il tempo che si perle per iriapertarai in autoveicolo dall'avioporto alla città viene ben compensato dalla maggiore velocità dell'acroplano; il denaro che si spende per la maggiore ampiezza dell'avioporto viene ben compensato del minor costo per metro quadro. Senonchè i turisti dell'aria (se turismo, neologismo d'origine straniera si deve dire “diporto” i I turisti si dovranno chiamare... diportisti 1) dunque i i turisti del- l'aria non possono aorerare velivoli più veloci, altri- minti questi non sarebbero iù velivoli sh larinaa, ossia con quelle sarafberiotia ba di potenza motrice, basso consumo, facilità di guida ecc. che rendono il velivolo gradevole ed adatto al'diporto, Perciò la tenzone rimane qual'è su que» sto punto essenziale. Alcuni dati di fat- to a questo proposito possono riuscire inte- ressanti. L'avioporto di Berlino è nello stes- so tempo il più vicino al pane della città cui serve, è il più va- sto degli Mies esi- stenti in Europa. L'orientamento del pen- nacchio segnala ai piloti fa direzione del cento,

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Lia) A sinistra, dall'alto in basso: L'ingresso all'aeroporto di Tempetboi (Berlino). - Ml inaiporto dall'aeroporto alla città. - di caffò nl campo di Tempelbaf dentemente ciò soddisfa ogni aspirazione, Esso è di- stante dal centro della città appena 4q Km, ed è in teramente chiuso nella cerchia degli abitati dell'im- mensa metropoli. Dal centro di altre città europee il rispettivo avio- porto (doganale) dista: Londra 13 Km., Parigi 13 Km, Roma & Km., Milano g Km., Vienna 10 Km., Buda- pest ri Km. ecc. Ma in alcune regioni sorge un altro problema. si tratta di far servire la ta ppi del velivolo a due città distinte non troppo lontane tra loro. Si è trovato conveniente che l'avioporto per le linee di trasporto con velivoli fosse non già adiacente all'una od all'altra città, bensi intermedio fra esse E' il caso di Lipsia ed Halle, e di Mulheim ed Essen. E basta ora di ciò; veniamo a parlare della forma o meglio pianta del terreno dell'avioporto. Poichè occorre che il velivolo possa atterrarsi in qualunque direzione a seconda dell'orientamento del vento, la forma migliore sembra quella circolare, Ma ragioni di buona utilizzazione dello spazio è del capitale impiegato ad acquistare il terreno non consentono sempre tale soluzione. Il problema è poi collegato a quello della ubica» zione sul terreno degli edifici occorrenti: ogni edificio costituisce un ostacolo pel velivolo che #'involi o sat terri, occorre perciò sin o molto basso o molto di- stante dal terreno interezzato, Concludendo, poiché le forme debbono anche adat- tarsi alla varietà dei terreni disponibili, le prescelte sono varie, ma tutte tendono a consentire almeno tre striscie libere per l'atterrata e l'involata, di eguale lunghexza e in tre direzioni differenti a 60 gradi l'una dall'altra, raggruppando gli edifici in modo che non costituiscano ostacolo per alcuna delle tre striscie. Sotto: nervparte a E eren, In mezzo: L'aeroporto di Kotnigeberg, adia- cente alla città.

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hi wedee= oa L aeroporto di Lipsia. sugli avioporti destinati al servizio civile, occorre che si trovino non solo i locali dell'amministrazione, ma anche il ristorante, la sala pel caffè od il tà, ed anche l'alloggio; ossia i conforti desiderabili dopo un viaggio spesso inusitato, talvolta lungo, talora per avversa ntmosfera disagiato, Questi conforti servono non soltanto pei viaggiatori, ma pure per richiamare spettatori dei voli, i quali saranno i viaggiatori del. l'indomani. Tale concetto è pienamente realizzato in quasi tutti gli avioporti civili del mondo, talora in forma modesta, talora con lusso, tal'altra con buon gusto che vale più del lusso, Gran tolla accorre nell'avioporto del Littorio in Roma, a quello di Tempelhoff in Berlino e altrove ad ammirare e plaudire, sorbire un gelato e fare un giro di danza; folla di curiosi che diverranno pro- seliti, Ma interesserà torse maggiormente i nostri lettori qualche cenno alle installazioni dell'avioporto concer- menti il volo e 1 voalatori, Naturalmente gli impianti di ricovero, di riforni» mento, di officina stanno al primo posto; ma è pro babile che col progredire della tecnica delle costru- zioni metalliche dei velivoli, la rimessa è hangar non L'aeroporto di Danzica, adiacente alla linea derroviaria, e (sopra) quello di Hannover.

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L'AEROPORTO DEL LITTORIO A ROMA sarà necessaria che per i velivoli in riparazione, e gli altri "parchino” all'aperto convenientemente orme gati. E' opportuno che i contorni del terreno utile per l’atterrata siano nettamente visibili al pilota che si accinge a scendere, quando manchino a delimitarlo strade od altri segni, perciò si prov= vede con striscie bianche disernate stabilmente sul suolo o con analoghi segni mobili quando il ter- reno sia in temporanea riparazione. Il nome del- l'avioporto scritto sul terreno a grandi lettere evita al pilota, che transita o giunge, ogni im- certerza. La direzione e l'intensità del «ento che soffia a terra è pel pilota una cognizione indispensabile. Per segnalarla sono stati escogitati parecchi si- Sotto: fi attenti dell'inizio del coll farietici. Ji recinto del pubb Mg E, i al raeertitlaninie.

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“' è è © lns.PF 12 di il‘ til) TIT AI ba partenza di am eelicalo dallo piattaforma dell'bangar. stemi, ma quello certamente più evidente ed efficace è la produzione di fumo per mezzo di una specie di stufa dove si bruciano residui d'olio minerale. Il pennacchio si orienta, si distende più o meno lun- mente, s'arrotola talvolta quando il vento è raf- Leo; % risce al pilota la direzione più oppor- tuna per l'atterrata e le precauzioni da attuare toc- cando il suolo, Altro sistema è il "cono mostravento” chiamata in gergo “manica a vento”, semplice cono tronco di tela appeso ad un'asta lunga. Ma per la notte ciò non è sufficiente ed ecco dun- que dei T orientabili e luminosi, delle freccie o delle sagome ali aeroplano anch'esse illuminate e girevoli. Nel volo notturno la recisa cognizione della Firma del campo, degli astacoli riferici è non solo utile, ma stretta mente indispensabile. Ecco perciò le lam- padine rosse in cima alle antenne, alle rimesse cd agli altri edifici, Ecco i fari a diffu- sore che illuminano il terreno d'atterrata in modo il più possibile uni- forme e senza abbagliare il pilota. Ecco i fari di orientamento che si scor- gono da grandi distanze ed anche danno al pilota, per mezzo di alterne luci, il “nominativo” del luogo. Sulla grande gen postale che traversa l'Ame- rica del Nord, sulle grandi e piccole aviolinee tedesche v'è di questi fari scala frequenza. Sono di varia dimensione e visibilità a seconda dell'importanza del luogo; e ve ne sono anche lungo la rotta se il tra- gitto è lungo. Verremma parlarne più diffusamente se lo spazio qui disponibile non fosse ormai scarso, vorremmo far qualche cenno dell'orientamento radiogoniometrico e in cuere del servizio di comunicazioni radicelettriche ugli avioporti di sicurezza. Ma tutto ciò sarà per un'altra volta. ra termineremo as- serendo che anche l'Ita» lin sviluppa e perfeziona ‘organizzazione delle rotte e dei terreni delle sue aviolinee; che anche essa avrà fra poco i suoi servizi di trasporto notturno: è rammetie tando che la nostra Ma- zione, giunta ultima in Europa in questo ramo d'umana attività, ha ora, con 15 mila chilometri di rete, la terza avia- zione commerciale d' Eu- ropa. AMEDEO MECOZZI

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#1 — dig e cds sar Séoro pr odop egpag *“T ‘9 10 nodi ‘podiuj-mucyg vasan bout) peo nijao svorriufon ne esffmia |} i =» / A sr “pl dr 1 aaa . ; La CA si ca È I z = ad an # : Tra is Faz, i i, ca . i lite MI n pa ice piste pl | I dia li ie uu DE e air “ a tota | nl ei ga E° | di nn #7 ha % “glo: x i, la i A pr pi ca vr Li (RE VA gin de risi RETI a n "9 api MT = pn, o x Lo id ì he 2 eri si fi Pa a è ro È o, Ù SE ben ul 7 ©) - Ù ’ È o si x Poi n P l | n PIC RA = mi & Se Fi Ace ale TASTO: ss Des “x É dreve tire (se |> imeisage Ole Revue Pa uo: ro

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È Na 7 î| ni si Te PIF I resti del Marina S[U irovali nel Rodano poco dopo la sciagura. LA TRAGICA FINE DEL “MARINA II” Mentre faceva ritorno dalla spedizione di soccorso ai capovolgimento. Dell'ervico equipaggio, il maggiore Penzo, il naufraghi polari, l'ilrovalanio Aferina SA sialla rotta lungo il tenente Croato è il radiatelegrafista marcaciallo Della Gatta, Rodano, a sud di Valence, veniva colto da un violento tem: furono sommersi coll'apparecchio e naufragarono. Un destina perale c casiretto ad ammararo lungo il fiume, Ma nella ma: tragico ha voluto che i nostri aviatori che con tanta abnega: movra di discesa, l'apparcechio investi una linea di irasporio adi gione t'erano prodigati nella ricerca dei compagni francesi scome energia elettrica, e l'urto ne determinò la caduta injacqua e il parsi con Amundsen trovassero la morte in terra francese. A destra: Îl maggiore Pier Luigi Penzo, co- mandante cel " Ma- | rina II". | d | x A sinistra: Al dencnle Pallio Crosio, secondo pilota dell' idrovolanie precipitato lragicantenie nel Fiodano.

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li Comansante Ferrarin a Parigi: il ricevimento all'Acro-Club, Sopra: all'aeroporto del Bonnet,

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pa = nen rarsionda "est uh Loria ll dirigibife tedesco “Conte Zeppelin" che ba affrontato e ssiperato l'Atlantico contro l'aversità delle condizioni atntesferiche, Sopra: lf cole di collaudo sopra Berlino.

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VESTI RT RERI Aly Lu a e r Ma "i ax 1A AE LA 1 PaÙ IERTTa | | dia ite di ine derdédrici ile sii pat a llampion Rosde olla part SIIET Pu iP [hi dnlanica vestani nateria, in © lame nali alla «peli di ana gara ai dat partenza ci eroplani di Bur? dest F È "i me ne arcndo, Ci delizie Sopra LE

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E hen wsisibile Melica dulimatici che sostiene a calo l'apparecchio, L'autogiro di la Cier- vi & un velivolo di struttura e potenza comune, nel quale l'a- la superiore è stata sostituita da un'elica orizzontale a grandi pale; quando l'appa- recchio avanza, spin= to dalla sua elica vere ticale, l'azione con- traria del vento met- te in mowimento l'e lica orizzontale, che sostiene l'apparec- chio eliminandone la caduta per insufii- cienza di velocità. Il cortrullore, ingegner diva de dar Liens, «pra quoto, che ba pilotato penrondimente 1 «ua apparecchio da bonera da Parigi. È cera cp London id l'aeroporto del Bonryet sel mite dppareocbio, Gli studi e gli espe- rimenti che hanno portato l'ingegner la ['ierva Ai SUCCESSI qalierni, sono comin ciati una decina di anni fn. Almeno una dozzina di modelli ha preceduto l'ultimo € più d'un incidente ha messo a dura prova il coraggio e la fede dell’ inventore. Cal volo Londra - Parigi l'autogiro ha collau» dato ora in modo indiscutibile le sue possibilità. LE PROVE CON- VINCENTI DEL. L'AUTOGIRO DI LA CIERVA

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ww. no doll. LL È n || | _ o i ia war il Ad Principe i Piemonte pregtia l'amazzoane è i ca» alieni concorrenti al Premio Umberlio Iimeite, L'importante mani- festazione di Stresa ha dato quest'anno particolare risalto alle gare delle amaz: zoni, fra le quali la bar. Dicda Berg, vincitrice per la se- conda volta del Campionato Amaz: zoni, la sig, Hassel- back, la sig. Habig: thun, le sigmorime Cesaroni è Bordoni e la duchessa di Morignano, hanno compiuto prove cli impressionante ar- diterza e di ammi» revole precisione, L'ANNUALE CONCORSO IPPICO A STRESA | i ì dl fi » A / 6; ” È I] n È Ri CERTE D, | da primo piano la signena di. e, Mar «elet fAManimanca) che da battuto I re cord dine di dlevae sioncantlindoanm. 1,92. dif batrane demente Fa- rico Nico oi Fior ateligi, etniileri dle Cara Pregrio Ainen, (Fiolagrafie Cherar Viamalla), di pritupg, Caro de Ca» polie cor Scopone, acilore del Premio L'arcianeo.

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19 L'allevamento di tornate dove funziona le «tallone Havreme IL UN GRANDE ALLEVAMENTO DI PURO SANGUE Le più importanti corse autunnali sull'ippodromo di San Siro hanno dato eccezionale risalto un al- levamento che in pochi anni si è conquistato in Italia il primato: quello del nob. G. de Montel a Gornate mè vicinanze di (Como, Attivo uomo di sport e appassionato amico del cavallo da corsa, il signor de Montel s' impose sugli ippodromi alla fine della guerra, quando condizioni particolarmente favorevoli gli consentirono di acqui- stare in Francia due lotti di prodotti in massima parte derivanti da Rabelais, lo stallone fenomeno. Fra i puledm del primo negano era un figlio di Rabelais e Hors Concours, che dopo una brillante carriera di corse doveva diventare il più famoso riproduttore dell'allevamento italiano dopo Signorino, Infatti Ha- vresac II, base fondamen- ; tale dell'allevamento di [PO=eee=e Gornate, ha rapidamente conquistato il primo fra gli stalloni italiani è nelle ultime annate i suoi ridotti sono quelli che anno vinto la cifra più ssa dei premi. Nel 1938 il primato di Havresae II si è riaffermato nuova- mente, raccogliendo anche le vittorie classiche del Derby e delle Qaks. Nel Premio del Jockey Cinb Erba bo balluto Delleana, Faredo e Naroten Accoppiata con Havwresnc II, Ellera, una femmina acquistata in Austria e vincitrice a San Siro del Premio Ambrosiano, diede Erba, l'eroina di questa ultima annata. Prima nelle Qaks, nel Gran Fremio della Vittoria, nel Premio Emanuele Filiberto, Erba aveva subito due sconfitte da Delleana nel Gran Premio d'Italin è nel Gran Premio di Milano, nel quale il primo posto era occupato da Cranach. Nel remio del Jockey Club disputato a San Siro il 7 ot- tobre Erba si prendeva una clamorosa rivincita bat- tendo con notevole superiorità Delleana. Î successi dell'allevamento de Montel si rinno- weranno anche l'anno prossimo, perché i due anni migliori sono ancora usciti da Gornate. Furlo, da Havresac II e Frana, ha battuto infatti Arno il vin citore del Criterium, è PITTTE Ortello, da Teddy e Hol. lebeck, sorpreso per una corta testa da Aruntius nel Gran Criterium, pro- mette di diventare il cam- pione della generazione. E' necessario però che l'allevamento di Boroate, premiato da tanta for- tuna, provveda r l'av- venire in modo che le sue magnifiche risorse non vas dano logorate e disperse. Erba, da Maereme Il è Ellera, il migliar cavalla di quitsrt dtt.

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dà © & n —-_Ii *= sLmn ha RISE SE Rich) parer za dti concorrenii nell calegoria ss0, Ss. E. Augusto Tu- rati, che disse le prime parole virili di fiducia dopo la tragica sciagura del {aran Premio puto- mobilistico, volle dare il segnale di partenza all'audace battaglia dei moto» cielisti. Cinquanta mila persone hanno assistito con entu- siasmo continuo al- Je gare e alla sfilata di 1500 “centauri”, UOMINI E MAC- CHINE ITALIANE VINCONO A MONZA IL GRAN PREMIO MOTO. CIELISTICO ha con è alata cin do ce ME Gbend alla mesta di km. 137,7.f5- Tazio Nuvolari e Amilcare Moreth, guidando macchine italiane di cilindra- ta minore, hanno de- cupato i primi due posti assoluti di tut= te le categorie, bat- tendo con grande sicurezza anche il vincitore del Too rist Trophy inglese, Longman. Vara è Arcangeli, assi del motociclismo, sono stati sfortunati. lasie Novolari, comigione farbadtibile dell moelocieletta, ila atetapmi fia sele l'automobile, ba qua- cagate per fo quarta cella il (rraa Premia.

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LWorrido di Prè Sì Didier

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FIERA sa Da u TI CAL sta a ne PRALT ot 3g 18, tu n Lig ie, di CR veri Fi . A ® fi fa |] L. i Shiri al tu i, i " #1 4 mt i si al si pati illa se mi n° zaia pa i, MTA n. ninfa ORAER It tin a lidia ei mM Pe) gprntgi, gg, a ur CINA ra TEU marsa 1] at fe LI RATA mi io EE "pi gna Fi nigi ai AA pt Cile] vd Lac] prat iialelle pfppirto: dia SIE LDL LIA A a PL es # d# poi CO) eno | Tifeeeti TIFARE dll li MI UR, tb i ID ATE Loncorro Ginnarlico Federale Infermazionale all'Arena di iFai Alrisasdrizii aMitono,

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ie ni LE PRIME GUERRE E GUERRIGLIE PER LA LIBERTÀ DI EMIGRAZIONE E DI OCCUPAZIONE AMERICANA I popoli giovani appena trovata la via della loro sistemazione innalzano barriere più ò meno «lificili perchè il beneficio della vasta superficie non sia di- viso tra folle troppo numerose. Gli vomini politici dei muori paesi serutano con occhio attento l'ora nella quale conviene iniziare la costruzione delle barriere: e la vecchia Europa non dovrà meravigliarsi troppo un giorno se in tutti i paesi vedrà sorgere le barriere. Pur troppo il simile (che secondo la bella legge di Cristo si dovrebbe amare come sé stesso) non è con siderato che come un possibile concorrente e chi ha trovato una larga eredità naturale pone in opera tutto quanto pare opportuno perchè l'asse ereditario non trovi trop numerosi partecipi nel domani non remota, Già all'inizio della scoperta del continente nuovo il quesito del diritto a occupare terre nell'immenso paese rivelato da Colombo era sorto. La Spagna per conto suo si era dichiarata padrona e signora delle terre scoperte è da scoprire ila formula pareva in- telligente, ma era, in ultima analisi, ingenua): e nella realtà dei fatti mandava spedizioni per piantare la croce e lo stendardo di Castiglia in tutti i punti. La immensità del territorio scoperto non impediva che la occupazione reale è virtuale fosse fatta e in breve lg ga a Carlo V davvero l'impero più vasto © storia avesse mai contemplato, Talvolta un manipolo di uomini bastava per con- quistare territori più vasti della madre patria: e le gesta di Ferdinando Cortes, che con circa 200 spa- gnoli conquistava l'im messicano, restano il segno più evidente (e, sia detto in omaggio alla verità, più glorioso) di questo spirito di conquista e di forza. Gli altri paesi d'Europa, irritati di non apparte. nere al bel numero di coloro che dividevano così impo- nente conquista, non mancarono di protestare. Durante tre secoli e parole “libertà dei mari", "libertà migra- toria" e “libertà di occupazione” divennero di moda. Più di una volta le parole furono il catalizzatore di vere e definite guerre coloniali: e la storia dal 1500 al 18oo è ricca di esempi al riguardo, L'Olanda, l'In- glulterra, la Francia, il Porto- gallo, accanto alla Spagna, par- tecipano a queste guerre. Ma oltre alle guerre were è proprie si assiste per due secoli e mezzo nil una ininterrotta serie di purea di atti di brigantag- gio che dovevano insegnare agli indigeni del nuovo continente quali fossero i metodi morali del. l'Europa. In omaggio alla libertà di oc- cupazione, cin odio a quella che pareva od era la prepotenza mi- gratoria spagnola, si inizia una wera serie sistematica di pirate- rie che lacera le povere terre aco- perte, rinnovando in altra forma, all'ombra della Croce, le pesta dei saraceni sulle coste italiane La formazione di piccole Suu» dre o di unità corsare destinate a questa guerriglia, ha luogo spit cialmente in Francia; ma non mancano esempi inglesi assai cla» quenti, La Francia non solamente chiudeva due cechi sopra il formarsi di squadre di pirati che operavano in nome della libertà dei mari e della libertà di rapina: ma di sotto mano aiutava tutto cià, lieta di creare imbaraz» zi alla Spagna senza correre troppi pericoli manifesti. I “filibustieri‘ sono una creazione di questo per riodo. Gente di varia origine (cadetti della piccola e media nobiltà, capitani senza truppa, uomini di dubbia morale ma di sicuro fegato) si associava per tentare la sorte mei mari che attorniano il gruppo delle An- tille. L'equipaggiamento aa è sempre molto mo: desto: golette di ottanta tonnel late al massimo for- mano la strumento della spedizione. Qualche cannone, armi «di varia natura (l'a bordaggio era uno dei punti tattici più sicuri per arrivare a qualche risultato con- ereto contro le navi nemiche), talvolta qualche donna che divideva le sorti della spedizione, costituivano tutto l'attrezzaggio di queste ardite accorzaglie. In Francia si tollerava apertamente che le navi si armassero e che si reclutassero uomini. Si era formato alla fine del XVI secolo una vera confraternita di corsari veduti di ottimo ccchio dal governo francese {i fratelli della casta): pres della quale era assalire le navi spagnole, le colonie spagnole è le terre in or- ganamento dal di li dell'Atlantico. Le novelle più strane arrivavano in Europa sulle ricchezze di America: la fantasia esaltava la verità e l'amplificava in modo tale che la suggestione sugli spi- riti desiderosi di avventura non poteva non essere grande, Si parlava di alberi strani, di stranissimi ani- mali, di immensi giacimenti di oro e di argento. Le illustrazioni dell'epoca rivelano lo sforzo della imma- ginazione nell'amplificare la modesta verità. La vera ricchezza del nuovo continente (il suolo fertile ed immenso) sfuggiva all'osservazione: e per conseguenza il furto del poco oro pareva assai più comodo della messa in valore delle reali ricchezze nascoste nelle zolle, I filibustieri si raccoglievano ton una vera è propria regolamentazione ordinata. Fir- mavano un giuramento e un impegno di ingaggiamento: restavano per un numero di anni definito nel gruppo: accettavano a priori un piano di divisione delle spoglie. La Spagna aveva posto fuo- ri della legge questi corsari (il nome usato non era questo, ma la funzione era quella di veri e propri corsari) e gli avven- turieri sapevano che la impio- cagione poteva essere l'atto fi- nale delle loro gesta. Anche per questo il coraggio non mancava mai e i rischi più feroci erano accolti a priori con sereno anima, perchè al di là del rischio poteva essere uma morte certa, Le gesta di questi Glibustieri superano quanto la fantasia immaginare. Tutta la storia ini- ziale della conquista americana del rimanente non è che una netta Soc on di cià che il co- valere. di inando Cortes aveva cone quistato il Messico con duecento dI cacaliere De Goommoal,

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Comballinento di avventurieri francesi e «spagnoli alla fine del AVI vecolo. uomini, ma molti filibustieri non furono da meno. Con una piccola nave corsara osavano attaccare piccole squadre di tre o quattro navi armate o città forti- ficate: e spesso avevano ragione di forze venti volte superiori, Alcuni nomi sono rimasti famosi: Montbars, so- prannominato lo sterminatore, Pietro di Dieppe, detto anche Fietro il Grande, Montauban, De Gramont, Nau, il De Lussan e altri. Per lo più le spedizioni erano organizzate già in Europa con la protezione più o meno larvata di una potenza (la Francia contro la Spagna, l'Inghilterra contro l'Olanda, ecc.) Ficcole navi di cento o due- cento tonnellate si prestavano bene a questa vita schiettamente di banditi. Alcune isole meno frequen- tate delle Antille servivano di base per i vari rifor- nimenti: i quali del resto dovevano per la più deri. vare dall'aggressione. Così si preparavano le spedizioni: poi improvvi. samente la banda dei filibustieri si gettava o su una piccola flotta o su una colonia, tutto distru do, tutto abbattendo, senza dar quartiere, rubando, vio- lando, incendiando. ueste piccole guerre coloniali sono tra le più feroci della storia. Le ragioni morali non mancavano. Quasi tutti 1 filibustieri del "500 e del ‘600 invocavano a loro giustificazione la libertà dei mari e la libertà del diritto di colonizzazione. La Spagna si era resa padrona del nuovo continente, salvo una parte poco nota al nord: e i capitani di ventura francesi ed olan- desi si gettavano sui conquistatori invocando la libertà di emigrazione. Quando era possibile utilizzare i nativi si cercava di armarli: ma gli indigeni piccolo aiuto potevano dare, almeno direttamente, e bisognava cercare il successo nel proprio coraggio e nei colpi strategici. Il coraggio assumeva proporzioni quasi epiche. Ducasse, ad esem- pio, non ha avuto paura di attaccare con una piccola nave quattro navi avversarie, attenendone ragione. Talvolta con due o trecento uomini si attaccava una città: e il successo sorrideva spesso ai violenti ed àl COrAEEIORI. La Francia non poteva adattarsi a vedere la Spagna estendere sconfinatamente il suo impero senza reagire 0 in maniera aperta o nascosta. E se la Spagna non con- solidò mai il suo dominio americano, in parte fu anche per opera di questi belligeranti un poco briganti ed un poco cavalieri, che, facendo opera di i ie servivano alla loro maniera gli interessi nazionali. Le colonie pagarono la pena di tutto ciò, Le An- tille erano diventate il teatro di tutte le scorribande e di tutti i ladronecci pirateschi. Dal 1550 al 1660 si contano almeno una quarantina di attacchi vari operati dai filibustieri. Capitava talora che un governo {in genere la Francia) ad un dato momento deponeva la maschera e prendeva parte nettamente per i pi- rati, oppure decorava iebbliosceta un capo pirata come benemerito della nazione, La vita alle isole era così diventata anche estre- mamente difficile. A tutti gli inconvenienti della di- stanza, della navigazione allora pericolosa, del clima poco clemente, delle privazioni di ogni genere, si ag- giungeva ancora la incertezza della conquista cecono- mica. Dopo anni di lavoro improvvisamente una brutta mattina appariva presso una delle isole una nave corsara col suo lugubre stendardo nero: e quasi sem- pre gli abitanti erano taglieggiati, imprigionati, talora uccisi € in ogni caso spogliati. L'esempio dato dall'Eraropa agli indigeni fu dav- wero dei meno edificanti: e accanto ad atti di valore infinite mamifestazioni di crudeltà e di barbarie fune- starono questo inizio di epoca coloniale. In Europa nessuno si commovera molto per tutto ciò. Le notizie giungevano alterate, tarde, deformate: e i governi avevano tutto l'interesse a dare a questa forma di brigantaggio un significato diverso dal reale. Tutto ciò ritardà ‘opera È ‘civilizzazione in America e preparò il distacco dei nuovi territori dalle madri patrie, che realmente un ben povero esempio avevano dato alle nuove popolazioni, E. BERTARELLI

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I DI UN PERFEZIONAMENTO NEL SISTEMA DI ACCENSIONE NEI MOTORI A SCOPPIO I noti inconvenienti che inevitabilmente rta il magnete, hanno spinto le case automo- bilistiche a mettere in uso lo SPINTEROGENO, apparecchio questo che va ormai del tutto sostituendo il vecchio sistema di accensione, nonostante esso trani l'onponzione dei meno audaci, Difatti, a ragione questi ultimi vedono nello Spinterageno un ottimo apparecchio, ma purtroppo vedono con esso l'ombra del... ritorno a tiro d'asino, dopo un casuale guasto al- l'impianto elettrico, guasto che, diversamente, nel caso della accensione con magnete non porta altra conseguenza all'infuori della mancanza di luce. Il riunire i vantaggi dello Spinterogeno e la preziosa autonomia del magnete, è stata l'idea che ha portato allo studio ed al brevetto di un nuovo apparecchio, individuato col nome di AUTO-SPINTEROGENO. L'Auto-Spinterageno infatti ha funzionamento del tutto autonomo, e non si serve né della batteria nè di alcuna parte dell'impianto elettrico, tanto che può essere montato anche su vecchie vetture prive di impianto, su camions e su motociclette. Ha la bobina staccata ed intercambiabile, | - Nello stesso tempo che si cambia una comune valvola tubolare, si può cambiare la bo- | bina: ciò significa che perfino in un motore di aviazione potrebbe essere cambiata la bobina senza Aver biagio di atterrare, richiedendo tale operazione solo pochi secondi. L'Anto-Spinterageno, inoltre, risolve brillantemente il problema dell'accensione dei motori a V, potendo dare scintilla sotto gli angoli desiderati. Esso, inoltre, deve fare lo stesso nu- mero di giri dell'albero a cammes, e può quindi venir montato su un prolungamento di questo. Il prezzo di costo dell'Aste-% inlerogeno è enormemente inferiore è quello del magnete. Per ultimo sarà bene citare il fatto che è di una semplicità costruttiva caratteristica | e tale da essere alla portata di tutti il verificarne il funzionamento, L'iluto-Spinferageno pub essere munito di anticipo automatico. Tali vantaggi, collegati al miglior rendimento del motore stesso, non potranno tardare a rendere questo nuovo apparecchio di uso universale. L'Anto-Spinferogene è sempre in fase col motore, grazie al dispositivo del suo innesto. Po schiarimenti e trattative rivolgersi a Ing. VINCENZO CAROTTI - Milano, Via G. Carducci, N. 6-8

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COMPAGNIA DI ASSICU. RAZIONE DI MILANO FONDATA NEL 1825 II più antico Istituto Italiano di Assieurarione | Capitale Sociale L. 18.423.000 - Varsato L. 11.074.950 Il Incendio - Furti | Vita dell'uomo Reiponialbilità Rendite vitalizio civile | Grandine lavalidità in Dadi MALGI Infortuni CONSIGLIO D' Ro || MaristtiCar. Dott Angala, Paridiate Pisa-Prsidaats | Gravi lag ap: UE, Chit ppt, Mia ric | i Rae. Prod, Linee . ala pi ie Liorr Frascesco - Fili Fr sd UT Gen gua " Gres Can, Ult. Cioe ssppa - Ta, "omai "UIL Cela è Vanoni lug. Paso. DIREZIONE: Sani li Cav FINE: Dali Gino, Diritto + Broallo [Dott Armamalo, Pars Pond "Ceri i lag RCallia, Saporlania Guassali sla dana FRA e Di Sede della (Compagnia: MILANO | | Via Lauro M. 7 AGENZIE IN TUTTE LE CITTÀ DEL REGNO Progetti e preventivi a richiesta. Le 8 misure del vecchio calzolaio [Eu Des Sa U) lora fpraiico misure suddivise in W tre serie di larghezze del Calzaturificio ai Varese

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SNIA-VISCOSA SOCIETA NAZIONALE INDUSTRIA APPLICAZIONI VISCOSA CAPITALE LIRE UN MILIARDO INTERAMENTE NERSATO pi " “i E e ha —& = - ME at Ra

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BANCA DI GALLARATE Società Amonima con Sede in GALLARATE Capliale L70000 — Ribera La 6 M8.000 || AEFROPLANI CAPRONI Succursale: MILANO - Via Vittor Hugo, 3 | AGENZIE IN: Albizzate » Carnago » Cassano Magnago « Castanò Primo Cuggiono - Fagnana Dllona - Lonato Porzola » Magnago Samarate - Somma Lombardo S&LTA PINOMIMA PERIO L'ordlaponetate della Airaca ella, da Banco di Napoli e ale dinaco di Sicilia. SUILUFFO DELL AJIAZIONIO Ii falla miano-rausno Banca autorizzata al commercio dei cambi Spano Rack (ae TEgrame Soda ten) i Servizio di Eoallerio e Teresio per i Comani di Gallarate, L'ira Marginago, L'itg@iano, Ferid, drale Paszolo, Samende e Some ondata, Z0KILTA ITRUBMHA SAFROMI SALVO ar FHIOTATTA, CITOLE TRASI GALIARATE Trana Lanna H°4 Telegrammi: GALLARATBANK Telefoni: Gallarate 14 e 174 - Milano S6-241 - B6&-74s Milano: Direzione Bo-54h | unione ITALI UNIONE ITALIANA | | DI RIASSICURAZIONE LEPETIT FARMACEUTICI È hi LARIO ; ARTRITE RENELLA SOCIETÀ ANONIMA CON SEDE IN ROMA | | | | Capitale Sociale L, 30.000.000 - Versato 3/10 | | “VLEPETIT € raccomandalo come jié” cremmecho più SKEUTO Lf effrcace per curare sa È GOTTA ee sue svumiate mameestazioni GÉ è (FÀ, ARTRITE-ARTRITE GOTTOSA # I: _I[9' ISCHIALGIE-LOMBAGGINI POLIARTRITE 4 DIASAIOORAZIORE SI ld rei: IN TUTTI I RAMI | ii |

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ISTITUTO NAZIONALE DELLE ASSICURAZIONI DIREZIONE GENERALE ROMA I capitali assicurati presso l'Istituto Narionale delle Assicurazioni sono garuatiti dil Taroro selle dirlo oltrecbé dalle riserve ordinarie e vindordinarie dell'Ente. Le polizze, quindi, emesse dall'Istituto Nazionale delle Assicurazioni Sanno il cantiiene e de gantozie dei Titoli di Sinto. L'Istituto ha adottato svariate forme assicurative adatte ad ogni condizione sociale. Per le “Assicurazioni Popolari" non è richiesta la visita medica ed i premi sono pagabili in rate mensili. Attualmente i capitali assicurati presso l'Istituto Nazionale delle Assicurazioni ammontano a nove miliardi e merro. L'Isittuto Nazionale delle Assicurazioni che è il latore del mercato assicurativo in Italia, ha Agenti Generali in tutte le città del Regno, nelle Colonie € all'estero. È Le Agenzie Generali e le Agenzie Locali rappresentano anche #* Le Assicurazioni d'Italia Società collegata con l'Istituto Nazionale delle Assicurazioni per l'esercizio delle assicurazioni contro i danni: Incendi, Furti, Disgrarie accidentali e Responsabilità Civile, Grandine, Trasporti, Rischi Aeronautici. CE)

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BANCA DAMERICA E DIIALIA Capitale versato L. 200.000.000 . Riserve L. 35.362.717,60 SEDE SOCIALE: ROMA Filiali: ABBAZIA - ALASSIO - ALBENGA - BARI - BOLOGNA - BORGO A MOZ- ZANO - CASTELNUOVO DI GARFAGNANA - CHIAVARI - FIRENZE - GENOVA LAVAGNA «. LUCCA »«. MILANO . NAPOLI . PAGANI . PALERMO . PISTOIA PONTECAGNANO . POZZUOLI . PRATO -. RAPALLO - ROMA -. SAN REMO SANTA MARGHERITA LIGURE - SESTRI LEVANTE - SORRENTO -. TRIESTE VENTIMIGLIA ISTITUTI ASSOCIATI BANCITALY CORPORATION - NewYork BANK OF ITALY - San Francisco di California BANK OF AMERICA - New York META lo I CUSCINETTI A RULLI CONICI PIÙ PERFETTI SONO I CUSCINETTI OFFICINE VILLAR PEROSA . TORINO

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VIAGGIATORI ALL'ESTERO! PROTEGGETE IL VOSTRO DENARO CONTRO PERDITE E FURTI MUNENDOVI DEI TRAVELLERS’ CHEQUES (ASSEGNI PER VIAGGIATORI) DELLA BANCA COMMERCIALE ITALIANA IL MEZZO PIÙ PRATICO E SICURO DURANTE I VIAGGI PER DISPORRE IN OGNI PAESE ED IN OGNI MOMENTO DEL PROPRIO DENARO OPUSCOLO SPIEGATIVO A RICHIESTA PRESSO LE FILIALI DELLA BANCA

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Poliaririte roumatica conaica. - Ho provalo im persona di mia famiglia la Genasprin im casi di poliarimne revmiatica cronica, Li muri isa dichiazaele dli èsscimi trovato molto cani e "bn pastello la thasprin molto ben tollerata È RaTapendiate i fe fritamente per la vua azione analgesita Prof. Abobelli Nerralgia ostinata del a destro, « Ha taprrimentalo la Uranaspria in sii caso cdi nevralgia cotinata del unpracigliare destro con risulema soddislacentizia mo, Pure risultato inapere to bo ottenuta i di Casi dli CRE ANA, COM divturbi è fanconseni Dott, Massima Bianchi. Sciatica remmatica acuta. « Ho avivo occasione di diperimen- Rare La (ncmarpran an un amenalazo dli statica reumatica acula # [paso dichiarare che l'ho erovata ellicarimima # dufparicne è Nitti 1 preparati salicilizi Prof. Doit. Achille Fi) Celalee e mialgie reumatiche. - Ho somministrato la Gemasprin in almuni cadi hi cefalee è mialgie traumatiche con nienl senlio idedlilislacenti. 1 doloni vennama proslamente calmati "| mon ho visto incanrenieale alcano ina a tario del cuore che del tubo mutrisentorich La tolleranza anche per dai nipetute È citata sempre grande. Prof. Deit. Comm. G. Donwelli Vari casi di mevralgie. - Ponso anicsrarle l'ovimo effetto ottenuti dalla (renasprin sî véàri cam di morralgio di diversa doris, anehe meri ham ini, con perbenta rolleranta, F f. Loedt PIO | ‘ranchimi. Boratroni. Li algie reumatiche. « Con piacere lo argamente saperimentato la (Genasprin è mi sona como della diri noaesale Li Heacia sia nella cura sin timalità AE ascerani nevralgici, TRA nella mia delle algie fire PALI matiche. com piagcio con lei della «ecellente € parasane dli Quetabo ceumo larmeaci. Pra Toe, Olanda Fiantaleno: Peematinmo poliarmicolare, = Mia diglia era da un mass alletta da reumatinzo poliarticalare e nos poteva vollerare il salicilato nè per bocca nè Lupi «lisere mentre Appz io la ho tormito > tg compresse di Genasprin al giorno, non solo le ha vallerute ne ma ha ripensato va enorme vantaggio tanto £ tapgi È com- walencente: Mon cesserd di rai time n È preserivere di alzi clicati questo ottime preticio preparano, rraccna. Acca nave mundi che E ag f } L) la Tn Nevralgia del Trifaciale. - In un caso di nevralgia del Trio faciale ribelle a qualunque altra cura tei dickiarare che l'ef- Temo della Genaagria è nano Snc tanto che il pagienne È contontinimmo no pure oleremodo entusiasta. Dott. AL Radighleri. Nevralgia celalica. - Ha siprmentato au di me stesso la Gerasprin m i tomsabane là EL'SLI sella licacia nella nevralgia celalica di cui sono alfaito prima ppo da lango tempo, ta mancheri Como dli preseriverla nella merà pratica cfnazio di avere a duposzione un preparato du cui persa fare iii Aasitgaa meta lo, Lioar. Di Salei, Determina la lizi dal carpi mobili mel ritrsa. » Ho saperi: mentali Îa enaiprim iu Bir sEcRED: #'duso anni sono sole rame agli aschi cos a ntissimni corpi munbili nal mibrea |etato frumento del ribreoh. lella primavera © nell'amtunna del dicono anno teri delle iniezioni iniramascalani di pirotisima, Laatra attenchida graduale miglioramento. Uguale beneliara la detratto dall'uso della Lsomasprin Uno CONDI [unenani, IA cul taggio dell'assenza di ogni nausea e dalare. lo segnala agli oouliati tala prezioso rimedio che determina la lini dei cConnpa mobili del witreo. Pannoai. ò avalò coil cecasione LR CLL Forme influrnrali reumatiche. - Ho quh srperimantato il pra» davo la Crensiprin è son sisterità debbo dirle che Io ire vata ellicacinaima nelle SITI în werezali re umaliche in sui ha notato sollecito miglioramento. Aletti. F. Fraula, Forma morbass nei bambini. - Ho avuto occasione di spe rimontare la Genasprin en diversi bambini i vane cià, allerta dia Forma morbose nella quali l'acido acetilaalicilica pressntava un indicazione Leragiermilica Dicicia lia Menna Peri alflermiane she ail prodezza mi ha in quirati cani priottiamente CONTRE pat tt, una ben Lieto di dichiarare che ea è stato perioazmente nallerata dai mini piccoli pazientia realo rei: CURATE QUEL RAFFREDDORE - Non permeatale che al trasformi in inffurmza. Prendete due tavoletta di Gana prin prima di amdare & litio è qualcuna if rarate da giornata. Pra in Irma la Fergie fa ponibilià al a ora «il comptitatsi in gravi imalaitià averate fatali, Pisvartind aubiro sn raboto di Genaiprin Ù io taralette a L. 3,50 Oppore an flacone di Eta taroletie «a Li sa pini al froca fn tuite da farmacie in Fralia sd'ell'estera n al varini % Srrimmarii =

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UNIONE PUBBLICITÀ ITALIANA Concessionaria della pubblicità di primari giornali italiani SEDE IN MILANO SICCURNALI: BOLOGNA « CATANIA « FIRENZE « GENOVA « NAPOLI - PA: LERMO - ROMA - TORINO - TRENTO + TRIESTE »+ VENEZIA - AKECONA BARI - BOLZANO - CAGLIARI - COMO - FERRARA - MESSINA » PADOVA PAVIA - PIACENZA - ROVIGO - SAVONA TREVISO « UDINE - VICENZA LISTA DEI GIORNALI DELLA CUI PUBBLICITÀ È CONCESSIONARIA L'“U.P.I.”" Ancona = Corriere Adriaiico Bari »- Apulia » Line Sport ® (Corriere del Commercio Belluno «- Amico del Popolo Bolagna - Resto del Carlino » Uarlino della sera a Cronache d' Arie Bolzano « Provincia Bolzano Di Alpenzcitung Cagliari - Laione Sarda = Sardegna Agricola è Sardegna Cattolica Caiamia « Giornale dell’ Isola » Caorrete dli Sicilia Coma « Provincia di Como + L'Ordine L'Ordine della Domenica Eco della ‘Tremezzina s Eco del Lario Ferrara - Corriere Padano » (Corriere del Luneili Firenie = Nazione =» Kuovo Giornale » Unità Cattolica Genowa - Giornale di Genova Calflara Lavoro Piccolo Amica delle Famiglie Successo Le Opere e i Giorni Messina « Politica e Commercio i « Popolo d'Italia La Sera Domenica dell'Agricoliore Il Balilla In Tramuiaw Rivista Iiusiraa del Popolo dl Inalia Gerarchia Enciclopedia Militare » Almanacta Encklopedica Mapoli = Maitino » Atala » Corriere di Napoli Mattino Illustrato LI Tiattà gli Spore » Modella s Sci e Ventidue Pailova + Pros imcnà di Padova = (Gazzettino Agricolo Palermo - Giornale di Sicilià Paria « Popolo » Ticino Lai IL Campansecio Piacenza « Liberià-Scure » [Nuovo Giornale Iapallo = Il Mare Reggio Calabria - Popolo di Car labirta Roma + Giornale d'Italia » Pircalo » (Giornale d'lialia Agricolo a Vita Femminile , Torino - Roma - Fiaguatra Ravigo = Voce del Mattino = Rivima Agraria Polesana Sassari - Libertà Savona » Letimbro Stampa Li (Grassella del Popolo * Illustrazione del Popolo s Momento Trento - Brennero = ita Trentina » Ball. Assoc, Medica Trident, Trento-S, Remo - Wie Latine Trevivo ©» Voce Fascista » Vita del Popolo * (Gazzetta Commerciale e In diaatriale s Iomenica del Contadino = Il Cagnan » Illustrazione Veneta Trieste + Piccolo *» Piccolo della Sora Lidinve - Patria del Friuli ® Vita Caitolica è Agricoltura Friulanà Venezia - (Gnezetta di Venezia = tor Tonin Bona Grazia » Sellimana Religiosa = Venezia Agricola Verona =» L'Idea Vicenza - Vedetta Fascia * Vita Giovanile fù Fontipor

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SOCIETA CERAMICA RICHARD -. GINORI CAPITALE INTERAMENTE YERSATO L 30.060.160 SEDE SOCIALE: MILANO - VIA BIGLI. si Stabilimenti: | uri di i, MAT Stabilimenti : S. CRISTOFORO li pate MONDOVÌ (Milano) Pe ai DOCCIA | REA, RIFREDI (Sestoftorentino} fp {Firenze} — PISA IM SPEZIA PORCELLANE - MAIOLICHE - TERRAGLIE COMUNI CERAMICHE ARTISTICHE PIASTRELLE PER RIVESTIMENTO DI PARETI ARTICOLI D'IGIENE ISOLATORI DI PORCELLANA PER OGNI APPLICAZIONE ELETTRICA CRISTALLERIE - ARGENTERIE Depositi di Vendita: TORINO - MILANO - GENOVA -. BOLOGNA . LIVORNO FIRENZE - PISA - MONTECATINI -. ROMA . NAPOLI CAGLIARI - S. GIOV, A TEDUCCIO (Napoli)

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Anno We Nan Falbblizial o XXVIII OTTOBRE Rinnovata nel sangue e nello spirito, la Nazione marcia sicura verso i promessi destini seguendo il volo alto e fiero delle aquile di Roma. Due date se- gnano, come pietre miliari, sulla ma della gloria, le tappe della rivendicazione. Po ua date, l'una all'altra successa dopo un neb- hiaso periodo di inconsapevolezza, di incomprensione della vita nazionale; due date, ora indissolubilmente tra loro annodate nella storia della Patria. L'una addita l'onta dell'immediato dopo guerra, segna l'altra il defi- nitivo tramonto degli sgominati eroi di tutte le rinunzie. L'Italia, dopo lo splendore del Romano Impero non più avera difeso e conteso alle armi ed al pen- sierra degli stranieri i varchi dell'Alpe. Attraverso i secoli aveva quasi rinnegato, umiliata, le fervide menti dei figli suoi più insigni, e dimentica del genio della stirpe, si lasciava trascinare dal pensiero, dalle dot- trine, dalle incerte civiltà che dal nord si affacciavano alle nostre sponde ridenti. Dopo le seconde mura dell'indipendenza l'Italia era stata costretta ad una alleanza innaturale con la sua nemica e pur mordendo i freni, era costretta a su- bire senen ribellioni travolgenti il martirio di Oberdan € la continua minaccia d'invasione. E i governanti par- lamentaristici chinavano la testa è... raccomandavano ai bollenti spiriti studenteschi la calma dei forti. Ma al grido dolorante della nuova anima italiana, infervorata dai ricordi e vindice della riduta gloria, i governanti si destano sotto l'irruire della MASSA CA- pitanata da un giornalista e da un poeta, Mussolini è d'Annunzio, ed infranti i vincoli odiati, lanciano l'Italia che si ridesta, armata solo della fede e del va- lore dei suoi figli, nel conflitto immane dal quale dipen derà la sua vita o nel quale troverà la gloriosa morte. Ventiquattro maggio! I popoli di oltr'Alpe, stupiti per l'inaspettato gesto del giovane popolo, troppo prematuramente definito dall'impiccatore standoliniza, guardarono alla ferra di marti come a un illuminato suolo da cui sorgessero a stuoli tutti gli Eroi che avevano resa eterna nella sto- ria del mondo l'alma Madre. 1 fragore delle armi italiche vittoriose convinse ben presto che l'Italia più non era una semplice espres- sione geografica, ma una potente unione di spiriti in membra temprate alla lotta. Dall'immane battaglia, rorida del sangue dei suoi figli, l'Italia balzò vincitrice nel: nome della sua an- tica e sempre nuova civiltà, LA RIVISTA ILLUSTRATA DEL “POPOLO D'ITALIA" Fondatori: ARNALDO MUSSOLINI Direttore: MAKRLIO MORGAGNI REDAZIONE, AMamimistTRazione MILANO via Lovanio 18. TEL. KH t64% Kovembre 1948 - LA RIVISTA esce ogni mese ARBOMAMENTIO pae ii it L. 10) - Fasti L, 0. NUMERO SEPARATO LL, 10 Concsistenaria serlasieàa Unica Palbligich lialiama Udlreni di ripradisitanà è di itaduiione inia riservati par bali | pali «+ MANLIO MORGAGNI IV NOVEMBRE E fula prima tappa nella infinita via della vita ita- lica che ha le proprie méte oltre i più lontani orizzonti. Tra le schiere dei reduci, tra coloro che profonde della carne portano le stimmate della passione vissuta, è un Uomo, uno degli uomini che alla wigilia dell'e- popea ne avevano a gran voce, nelle piazze, gridato al popolo la santità, che avevano trascinato il popolo verso le trincee al canto degli inm del ‘5g. E' l'Antesignano, reduce, artefice della vittoria. Egli vede le turbe prezzolate dal moscovismo acca- nirzi contro il monumento della gloria italica per insoz- zarne le basi, per travolgerlo nel proprio fango. La Fatria, dopo lo sforzo immenso, dopo aver scritto nella storia del mondo le pagine più fulgide, sta per soccombere ancora una volta. alla marea delle false idee, rovesciate sul suo suolo bello dai nemici eterni. E l'Antesignano ancora una volta insorge per im- pugnare alto, sopra il generale smarrimento, sopra il gorgo travolgente e bestiale, la fiaccola della +werità, in difesa disperata delle Ere | uiste del popolo acce- cato. E' il Fascismo infallibil e cd inevitabile conti- nuazione del destino che ha mosse le schiere all'in- tervento, che le ha portate alla Vittoria. E' il Fa- scismo che, seminate le piazze di Fieno esiguo e non mai sparuto manipolo di uomini dapprima, formidabili compagnie poi, spazza dalla Capita tale del mondo gli inetti ed 1 traditori, per ridare alla Vittoria le sue ali tarpate. E' il Fascismo che, vittorioso, sale la scala dell ll'Altare della Patria e s'inginocchia a capo scoperto innanzi all’ fgnoto. Le ossa di tutti i morti ardono nelle fosse dei lon- tani cimiteri di guerra & le loro anime aleggiano be- nedicendo sulle nere legioni, vigili e mute. Ventotto Ottobre! Pare che nell'aria risuonino rin- novate le note del Mercantini: don dulli nivonti. Tutti! E con loro è risorta la Patria, fiera in tutta la sua meravigliosa grandezza, riscattando col gesto della sua gioventù, perdutamente eroica, tutto il pa- trimonio delle glorie antiche e nuove, rendendo al suo popolo una coscienza nazionale è la sensazione precisa del conquistato diritto ad un posto nel mondo, Posate le armi, l'Italia continua a scrivere mera- vigliose pagine di storia con le opere. Le dottrine stra- niére hanno perduto per sempre il dominio del "Gian dine d'Europa" ed il popolo perfettamente cosciente, marcia, impavido e disciplinato esercito di lavoratori, sulla via segnatagli dal lapo, verso la méta vatici- nata nel sacrificio di un secolare martirio.

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L'adunata del Fasciomo Ronano a Milla Giovi nella ricorrenza dal NNVII Ottobre: il valuto alla voce. Sopra: SÉ. Turati passa ia rivisla da Milizia.

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TISTIRI SEI: EE Fa — die Ù è “ “DI E Là (ar simbolico rido ce E meermo bruc LI Pa una carlella cel prestito vull'Altare della Patria, iti al Colosseo per ascellare la parola del Shuce. Sopra: #l Cape del € PERA I coaperalori

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L'imponente adurata di rurali & tutta Italia dinanzi Altare della Patria a Roma per il decennale della Vittoria lbaogroha Rini)

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i ST i == ——————— ce SM. il Re a Vittorio Veneto per il decennale della Vittoria. Sopra: I mutilati sfilano alla presenza del Ree del Duce, alla nuova sede della lore Associazione Nazionale a Roma.

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iù LIRA da Lu ARI Ra lg IL ty Ut) } ad È 7 FINN IV LEN TIT o RZ 0 DI OSP MEDA T$mT- “a n aa "i e i.\ ad ionf GFiat, Apageaglali a &, Ambrogio, = i al Dica d'Aosta è (sopra) la manifesta toria in Pia Fi nat cino "A hi etellan è at = E aa fai Afenvaeato della P. dea Lr dat " INovemine a Alilano: efilaa pepolare davanti al Hi IV

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“bag ri Sd | L) i VEST ELE ll monumento della Viltoria, in Piazza S&, Ambrogio di Milano, indugarate nel decennale coll'intervento di S.A. R. il Duca FAosta.

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Al Femara: L'inaugurazione della Torre della Vittoria dedicata ai Cadali. SE, Balke legge il discorso inaugurale dila presenza Sdi Md Re

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GLI AVVENIMENTI INTERNAZIONALI DOPO LA VITTORIA DI HOOVER La vittoria del Partito repubblicano nelle elezioni presidenziali d'America era logicamente prevedibile per tutti coloro che considerano la realtà americana quale essa è Ma in Francia si è avuto il caso sin- golare dell'ufficioso Temps, che sino all'ultimo ha pun- tato sulla carta del Partito democratico, quasi illu- dendosi che un piccolo giuoco di stampa senza ri- spondenza negli Stati Uniti sse far rivivere la +wecechia fortuna wilsoniana. Alla demomassoneria pa- rigina poco importava la fede cattolica del candidato democratico Smith. Piuttosto, attraverso l'influenza delle ideologie democratiche e i precedenti wilsoniani, essa calcolava su una ripresa di amichevoli contatti litici, e soprattutto su una mitigazione dell'accordo Bnanziario lellon-Bérenger. Ma se la Francia mi- rava al proprio interesse, al di li dell'Atlantico non tevano mom prevalere gli interessi americani, soste» nuti dalle grandi organizzazioni finanziarie. Smith fu nettamente battuto, con #7 voti contro 444 riportati dal candidato repubblicano Hoover. La sconfitta de- mocratica fu di una gravità impressionante. Smith, schiacciato, polverizzato, è ridotto a rinunciare alla vita politica. La travolgente vittoria repubblicana è la vittoria della prosperità americana, perchè furono i repubbli» cani che ressero le sorti degli Stati Uniti nel periodo del dopoguerra, in cui fu consolidata una ricchesza fantastica, Hoover lanciò sopra ogni altro programma la formula: “aumentare la potenza dconomica “. In questo lapidario principio gli americani ritrovarono sintetizzate le loro aspirazioni e armonizzati i loro ideali. Dai grandi industriali degli Stati dell'est, ai banchieri di Wall Street, dai coltivatori di California alle masse operaie impegnate a fondo nella politica della massima produzione, dei minimi prezzi e degli alti salari, la schiacciante maggioranza degli ameri- cani ritrovò in Hoover il simbolo e l'alfiere. L'attuale prosperità degli Stati Uniti ha qualcosa di fantastico. L'America ha all'estero crediti statali © privati per circa duecentottanta miliardi di lire ita- liane, il cui reddito annuo è presso a poco uguale alle entrate globali del nostro bilancio, Non si vide mai nei secoli e nei millenni della storia, presso alcun po- polo, una ricchezza di scala si gigantesca. I forzieri di Wall Street hanno drenato la ior parte del- l'oro accumulato dai popoli di tutto il mondo, attra» verso il risparmio di generazioni. Nessun forte pre- stito è più contrattabile senza l'intervento americano. Prima della guerra era Parigi che concedeva prestiti. Poi il mercato dell'oro passò a Londra, Ora è New York che regola le tabelle finanziarie per tutti gli Stati. I prodotti americani invadono progressivamente tutti i mercati. Contro i films, le automobili, gli a parecchi radiofonici provenienti dagli Stati Uniti, la difesa industriale e commerciale è sempre più diffi- cile, malgrado la barriera delle alte dogane. Tutto ciò è facilmente comprensibile ove si consideri che gli Stati Uniti, con una popolazione di centoventi milioni di abitanti, con una inesauribile disponibilità di ma- terie prime e con una organizzazione tecnica svilup- patissima, Po peer il più ricco e il più attres- zato mercato di assorbimento del mondo, per modo che tutto può essere prodotto in serie e su scala gi- ntesca. L'Italia, ad esempio, ha in circolazione solo uecentomila automobili e la Francia un milione, men- tre gli Stati Uniti ne possiedono venti milioni, Ciò significa che le spese amministrative per questa enorme produzione sono relativamente minime. prata ‘realtà americana ha influenza su due grandi problemi che interessano a fondo la vecchia Europa: gli armamenti navali e i debiti. Ormai è di tutta evidenza che l'Inghilterra vigila con occhio geloso lo sviluppo degli Stati Uniti. Eli- minato il pericolo germanico, è verso l'Atlantico che il Foreign Office è l'Ammiragliato britannico vedono il muovo pericolo. poichè la potenza economica americana tende per fatto naturale ad espandersi, con ritmo accelerato e con flusso poderoso, l'Inghilterra si sente minacciata in tutte le sue vecchie posizioni, dagli empori fluviali costieri della Cina ai mercati di cotone dell'Egitto, dagli scali commerciali d'Arabia ai campi [petroliferi d'Australia. L'Inghilterra pre- para la propria storia con lu preveggenza e or- ganizza le difese contro i pericoli non appena questi cominciano a profilarsi sull'orizzonte. Ed ecco perchè, avwerbtita la pressione dei programmi navali ameri- cani, Londra si è prontamente disincagliata dagli im- pegni curopei, lasciando libero campo alla Francia sul Continente contro la Germania, e nel Mediterraneo nei confronti dell'Italia. L'accordo navale, militare ed nerco anglo-francese fu concluso precisamente in vi- sta della nuova competizione che si profila sul lontano orizzonte contro l'America, Lo stesso navvicinamento al Gna pone, precisato in calorosi accenni del di- scorsò del Trono inglese, rientra nel quadro della preparazione contro l'America. E' un nuovo lavoro di accerchiamento che l'Inghilterra predispone abilmente, appoggiandosi alla Francia per gli scacchieri del art del Nord e del Mediterraneo, al Giappone pel Pacifico. In questa gigantesca competizione talasso- cratica l'Ammiragliato inglese può far calcolo non solo sulle gloriose tradizioni secolari della propria Marina e sull'addestramento dei suoi ufficiali e marinai, ma anche sullo scaglionamento delle proprie basi, che con l' Honduras britannico, la Giamaica, le Bermude, le Bahama, le Antille britanniche, circondano a raggiera gli accessi occidentali al Canale di Panama. Un uf- ficiale americano ha già rilevato in un chiaro studio le possibilità che si offrono alla Marina britannica per questa vasta € complessa corona di basi, su cui per il passato non si era troppo soffermata l'atten- zione dei tecnici navali. Tutto ciò proietta una vivida luce sulla proposta americana di limitare il numero dei piccoli incrocia. tori che possono facilmente fare la spola tra l'una è l'altra base a guardia dei passaggi, e sulla improv- visa contromanovra che si accorda segretamente con la Francia per lasciare illimitato il numero degli in- crociatori stessi. Dalla decisa resistenza britannica, che manda a picco ogni possibilità di disarmo navale, e dalla for- tissima potenzialità finanziaria degli Stati Uniti, de- riva la minaccia di una nuova gara di armamenti a colpi di miliardi. Vessun dubbio che questo conflitto, per ora deli. neantesi in tendenza, fra Impero britannico e Stati Uniti, è tale da profilarsi in primo piano nella storia del mondo. Ogni altra competizione assume propor- zioni di ordine minore nel grande quadro. Per aver mano libera nei confronti dell'America, l'Inghilterra non ha esitato a sacrificare la politica secolare di equilibrio nel continente europeo ai danni della Ger-

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ll nuovo Prendente degli Stati Uniti, Herbert Hoover,

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e i I PRA "OLI > fo | Pa di * fmponenti aspelli della lella elettorale che preparò Drlezione del auovo Presicente degli Siall Uniti. Hoover parta dinanzi ad una Folla di fodso persone nello stand di Elimbeltbion. Sopra: dl comizio repubblicano al AMadiron Square Garden di Newe- York.

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iù SESTA e nel Mediterraneo in danno dell'Italia. Le parole cordiali pronunciate da Baldwin nei riguardi nostri non possono avere la virtà di annullare l'evi- dente e confermata intesa navale con la Francia, Ai fini della stessa politica V Inghilterra, con il discorso del trono, ha chiaramente delineato il proprio riaw- vicinamento al Giappone, Nel campo opposto sono per ora evidenti i forti impegni finanziari americani con la (Germania, il cordiale Avvicinamento di Kellogg all'Irlanda e all'Egitto, e infine i recentissimi aiuti americani alla Russia. In conseguenza di questa stessa competizione fra Inghilterra e Stati Uniti, non è per ora prevedibile un mitigamento dei debiti di guerra, appunto perché in primo luogo ne beneficerebbe Londra. Solo le difficoltà della Germania per il pagamento delle alte quote annuali potranno determinare una nuova situazione, E' questo il problema attualmente allo studio da parte di una Commissione internazio» nale, in cui l'Italia è rappresentata dal Dott. Pirelli. I “SOVIETS DI ANGERS" E LE SORPRESE DI PONS Grave, profondo è clamoroso scandalo ha provo» cato in Eur la risoluzione del Congresso radicale francese di Angera contro la politica dell' Unione Guns rsino parlato di ‘ Soviets di An- pae nl agiata massima del Vangelo, moi ribeninin che gli scandali siano necessari, perchè, attraverso i pericoli e gli orrori del male, essi of- frono la dimostrazione del bene contrario, P Premettiamo che l'Italia fascista non intende mi. nimamente ingerirsi nelle vicende interne di altra Na- zione. Questo stile di correttezza è rispettato con scrupolo costante e non si riscontrerà mai, nella pos litica interna di alcun Paese, la minima traccia di inframettenze italiane, ciò che in verità non po- trebbe asserirsi per altri Stati nei nostri riguardi, specialmente per le oscure manovre verificatesi du- rante l'aventinismo e nel periodo degli attentati con- tro il Duce. si È deplorato Caillaux. Gi è esaltata la figura di Poincaré, restauratore dell'erario di Francia. Si è condannato il Partito radicale, reo di essersi sottratto alla disciplina nazionale. Ma il male non è negli uo- mini e negli atteggiamenti delle coalizioni. O si am- mette la libertà politica dei deputati, delle fazioni, dei Partiti, o la si nega. O si rispetta il vecchio prin- cipio della sovranità popolare e della conseguente li. bertà dei rappresentanti del Popolo, o si esalta e si difende al di sopra di esse la sovranità dello Stato. Ora è evidente che nella Francia democratica, par- lamentaristica e in larga proporzione cartellista, Cail- laux e 1 radicali hanno piena ragione di battagliare per i loro principii democratici, parlamentaristici e cartellisti, anche e sopra tutto in difesa della volontà popolare. Perchè, infatti, mentre gli elettori del mag- gio 1924 avevano costituito una mera cartellista antipoincarista, a un certo punto Poincaré fu imposto, sia pure dalla necessità e dai pericoli del bilancio, ma sopra tutto dalla forza dell'alta banca e della grande industria, le quali contro il Parlamento dispo» nevano della stampa di maggior tiratura. E si ebbe questo capovolgimento, che la volontà popolare avera eletto una Camera cartellista, neocombista, pacifista, antimilitarista e germanofila, mentre la Repubblica fim per esser diretta da un Governo anticartellista che da una parte riprese i contatti diplomatici col Vaticano, mentre dall'altra esasperò le spese militari, riprendendo una politica di dura, qptransigente ege- monia contro la Germania. In quanto alla nuova Ca- mera del igaB, gli esperti di parlamentarismo coma cordano nel giudicare che essa può dare due ma ad ranze nettamente opposte, l'una arista e l' cartellista. Datafquesta bifronte possibilità, il reni d Caillaux vale quello di Poincaré, e il responso di rs non è meno legittimo del tentativo unionista. Ange epporrà che il torneo dei Partiti crea l'irri. quietezza parlamentare, l'instabilità di Governo, la minaccia al bilancio. Ciò è riettamente vero. Noi italiani possiamo guardare alle vicissitudini politiche di Francia .con l'occhio esperto di colui che ha su- perato una malattia morta dà, che ne ha trovato il ri- medio salutare e che riscontra i sintomi del morbo in altra persona, la quale tuttavia ignora ancora il rimedio o si rifiuta all'applicazione di esso. Il male della Francia non è il male di Caillavua o quello di Angers. E'il morbo del parlamentarismo, della così- detta sovranità elettorale e del conseguente giuoco delle fazioni. La contradizione del incarismo è nel voler ammettere la piena libertà dell hasso, i in omag- gio ai sacrosanti, intangibili, nonchè immortali prin- cipii della Rivoluzione francese, e nel tentare di im- Eos malgrado ciù, una ferrea disciplina” dall'alto, principio è antitetico all'altro. O si esalta la libertà parlamentare, o si accetta la disciplina statale, unitaria e totalitaria. La Francia si dibatte ancora tra questi due poli opposti. L'Italia, invece, ha già superato l'antitesi, creando la nuova armonia nazionale. La verità è che i principi della Rivoluzione fran- cese sono in pieno declinare. I Popoli che si tengono ancora PPoelt vare alle formule dell'89 sono trava- gliati dalla cancrena. La libertà elevata a d im» tangibile per tutte le idee, è anche la libertà per il socialismo e per il comunismo, cioè per le utopie dis- prese cr società, La libertà delle fazioni è la servitù del Governo è il dissolvimento dello Stato. La svi. il dopo-guerra, il trionfo brutale della rivoluzione leninista, la propaganda universale del scevismo, hanno ‘affrettato Pat processo di demoli- zione dei vecchi d i. L'Italia, la Spagna, la Turchia, l'Ungheria, r salvarsi e risollevarsi hanno dovuto imporsi un, a dittatoriale, La Germania, dopo le ondate d balscevismo, ricorse alla mano forte di Noske e, da rado la costituzione democratica di Weimar, ha timaliato al vertice della piramide statale figura volitiva e autoritaria del Maresciallo Hindenburg. La stessa Francia, se ha voluto arginare la dtbacle da franco, ha dovuto affidarsi all'autorita= rio Poincaré. Solo l'Italia, dalle esperienze rie e altrui, ha tratto formule nuove di disciplina, di armonia e di rinascenza, Noi non vogliamo imporre i nuovi sistemi nostri con la punta delle baionette, come fece la Ri- voluzione francese. Ma certo una fiaccola nuova è stata accesa a Roma cd è essa che può illuminare, come punto di riferimento salutare, la travagliata decadente Europa. Altro awvenimento singolare di Francia è quello di Pons, dove un giovane nazionalista fu ucciso da un gendarme, in seguito allo sfregio del monumento inaugurato dal Ministro cartellista Herriot all'anti- SAI Combes, La strana situazione derivatane colpisce soprattutto la politica della Segreteria di Stato del Vaticano, la quale, dopo aver fatto esaltare e benedire dal Nunzio Monsignor Maglione la politica del Governo francese, deve deplorare una affermazione ufficialmente anticle- ricale del Governo stesso, e, dopo aver colpito di sco- munica i monarchici di Daudet per rendere sotto il tavolo un servizio alla Repubblica, deve constatare che qualcuno degli scomunicati muore in difesa della reli- tone contro il Governo anticlericale nonché bene- cito, La politica tempra a tutte le sorprese. GAETANO POLVERELLI

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lac t008. Lia N; rà i presi red se dial sii cat da SOR dA + 11) Praga illuminata a festa per il A anniversario cell'indipendenza ceco-slovaccn: il pente Carlo IV con de due tomi.

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È ci —_ sd e @ =} gar Sa von I E VS Iî Consiglio dell'Istituto Internazionale di Cinematografia edicativa riunito a Roma per la prima colta. Sopra: & AI, dl Re ene dal “ Planetario” di Roma dopo acer annatito ad una proiezione.

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Pai —sm | CAN Aes - per” E LL SPAN E EI ET = sn _ L'inangarazione cella nnoca linca ferroviaria Nizza-Cuneo, L'arrivo del primo treno internazionale a Breil. Sopra: f talia e Francia, Giuriati e Tardien (a de. ira) a Breil, in mezzo a un grappa id'andorilio.

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Fini LA CELEBRAZIONE DELL'AN. NIVERSARIO DI COLOMBO NEGLI STATI UNITI L'anniversario della scoperta dell'Amoe- rica da parte di Cristoforo Colombo vie- ne celebrato in tutti gli Stati Uniti con particolare solennità. Quest'anno, nell'oc- cCasione, si sono rinnovate calorose mani festazioni di consenso e di simpatia, da parte delle autorità locali, esaltanti l'a- micizia italo-americana. La giornata colonrbiana a Baltimora: il Since della città pronuncia un discorso, accanto al Console dl dinlta Cotta farei e al Crocermalere cel Marylano, Sid Mitebie. da n li corteo afla dinanzi al Con- solalo di Iallinmora rendendo omaggia alitalia, In alto: l'aa rappresentanza di “Balilla” dinaazi al mann» mento a Colonbo a Ballimora, La celebrazione a Filadelfia, «be ba iunilo antorilià ane- ricami è rapprestalandi della colonia Mallona stinanzi al monemento da Colombe a Falratai Pork,

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F nl RACE dirt Celebrazioni a Rodi. La festa del g" reggimento fanteria al campo sul Monte del Profeta: esercizii. gianastici. Sopra : La ricorrenza del IV Novembre: il corleo st reca alla calledhale per il Te Deum di ringraziamento.

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di ea ae ai ri A "di #0 rat Quatt e UP i | Ù È È È. i È i i ri lla È nr TIT He fono (sopra) legge al popolo il messaggio del Dace. fore &. Mi. dae TT { poli. il L'annicermrita della Marea su Roma celebrale solennemente a Tri lame # sleldar quae le Irnippe

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ri! P , ca Pi i Di ., Fi ca FRI Pi ir Le opere del Regine a Bengasi: il Circolo militare coloniale inaugurato il y novembre. Sopra: La celebrazione della Marcia 40 Moma allo Moe.

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A Vita eritrea 0 Fantosie di asctari per la festa Gel Mascol all'Asmara. Sopra: SE. il Governatore Zoli premia le migliori fantasie. "—— LL ——@@&———@T— —@———

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rai at HI Negra Tafiri Mabon- men riceve in udienza par Neslare il Cin «radlore del» l’Eritreà fa «intelra) e il dà arcata d'adlari, L'INCORONAZIONE DEL SUONO SOVRAÀ KO ETIOPICO L'elevazione al trono d'Etiopia del Ras Ta fini Makénnen, che riprende oggi il titolo di Negus FINA 61 Négerei, o Re dei Re), risolve final- mente la complicata si- tuazione interna di quel. l'impero che negli ulti- mi dodici anni era stata caratteriszata da cont nue lotte intestime, piro- vocate da moventi poli. tici territoriali è reli- giosi. Ed è accolta con particolare simpatia dall'Italia che me trae sicuri auspici per il'con- solidamento sempre maggiore della pace ge- nerale africana, —- I EE TI ATE - ar i e geme tr (| — da e, —— 22 ate die) e E _ A sinistra: & E Cor edo Zali, liovemnalore dell'Eriteea, e il Gover- malane della città di Adote Abeba, «uo svpile. Come è noto, il Ras Tafàri Makònnen eser- citava da nanni le fun» zioni di coadiutore del- l'imperatrice Giuditta, succeduta sul-tronòo al padre Menelik II. Egli era, al tempo stesso, il reggente e il principe ereditario. L'imperatri» ce, pur non privaridosi del potere supremo, la- sciava che il cugino svi. luppasse il commercio, le comunicazioni, 1 pri- mi impianti industriali e allacciazie nuovi è concreti rapporti colle Potenze europee, par- ticolarmente caoll'Italia, che nell'immediato do- po. guerra aveva corso il rischio di esser esclu» sa dalla politica etiopi- ca ‘per opera di agenti stranteri,

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li Magie Pafetei limnia, cal ano seguito, dat cal- dedeate sopo fa corimo- ala dell'incoronazione. Clra PO la sleasa imperatrice che ha consegnato a Tafàri Makonnen lo scettro di Sovrano; e la pro- clamazione del gio- vine Ras premia la sua saggia e illumi- nata opera di Go- verno svolta negli ultimi anni, la sua grande vittoria con- tro i ribelli mussul- mani guidati alla ri- scossa dal violenta Ligg Jasu, e. sopra tutto la sun vigorosa propaganda di paci- hicazione cel venti menti xenofobi e mi- soncisti che fino a poco tempo fà domi- di impensinice Alencen, moglie del Neguu lafdni. 4 ) ha Dt al’ E er lei ca iS Por talea Z Hire «SELE era Reparti di cocalleria sabina precedene il condeo alimvenre de ele di Add Abeba. navano fra le tribù etiopiche. Risulta in- fatti che da quando il Ras Tafàn ebbe una funzione eminen» te nella politica abis- sinà, le minacce di frattura nella pace africana - che ha in Etiopia la sua chiave di volta - siano molto diminuite. E il Go- verno Fascista d'Ita- lia, che strinse cal principe abissino il Trattato dell'agosto, è lieto di aver con» tribuito all'attuale ri- soluzione della ceria e, indirettamente, al- la proclamazione del nuovo Sovrano, Sotto: cene de conleo del Negur attraverso da capitale,

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OTELLO Giunse, giovanissimo, a Milano con una rediagate senza tasche: una di quelle lucide avlfagolter di pura marca ferroviaria, trovata nel guardaroba del padre ca- postazione, le quali ostentano l'autorevole opulenza dei risvolti di seta senza riservare in chi le indossa il disa- gio inutile, umiliante è deleterio, della saccoccia vuota. Custodiva sul cuore una lettera di presentazione di Giovanni Pascoli. Questa lettera non conteneva soltanto le miracolose è illustri frasi necessarie per varcare le soglie ben difese del giornalismo di allora, ma il programma artistico ed il viatico spirituale di Otello Cavara. Come il Maestro, egli amò, cantò, esaltò le pic- cole cose e le malinconiche ercature umili. Se si può dar di pascoliano ad un giornalista, ad un vomo incaricato, cioé, di valorizzar le apparenze e di tener conto soltanto delle risonanze dei fatti, ad uno scrittore che deve correre, affannato, in cac- cia di sussurri inconsistenti, di scandali e di pettego- lezzi, e di frasi atte a consacrar per ventiquattr'ore il volubile gioco dei valori mondani e delle vanità altrui, Otello Cavara fu il più pascoliano giornalista che il moderno costume potesse apprezzare. Umile e garbato, sottile e devoto, la sua innata e caustica sornioneria era sempre gentile. Nel colpire le debolezze altrui era generoso: mostrava di saperle comprendere e di poterle serenamente perdonare. Attraverso quel suo stile limpido ed armonico, gli episodi della vita più umile apparivano ridestati da una luminosità festosa: sul bordo di tutti i profili si sfran- giava un arcobaleno di luci sorridenti e delicate è componeva intorno alle espressioni più tristi, ed anche più tragiche, un augurio o un consiglio di pace. Pacifico, non per pigrizia, ma per amore, voleva portare per il cuore di tutti un dono di armonia e di fiducia: la sua missione fu consolatrice. Nelle lontane serate di provincia si leggeva sotto la lampada l'articolo giunto con l'ultimo treno dalla città tumultuosa: si pensava alla città guardando i lumicini moribondi che fiancheggiano il solito vialetto solitario verso lo spiazzo della piccola stazione e si sognava un barbaglio accecante di fari, un tumulto assordante di trombe e di folla, uno sprizzar continuo di faville violette tra i fili e le antenne delle mille linee tramviarie: si vedeva, attraverso quella firma celebre di giornalista a contatto con tutti gli avvenimenti più disparati, il profilo di un giovane scrittore ispirato dal chiasso, elettrizzato dal movimento, nato per respirar aure frementi, creato per sentire ed esprimere la vi- talità convulsa delle metropoli. Si diceva: Cavara! e le tre sillabe portavano la fantasia luntano lontano... E pochi sapevano come fosse mite e provinciale l'anima di Otello Cavara, e dimessa la sua figura, è tesa costantemente la sua nostalgia verso quelle lam- pade solitarie e quella tranquillità consolatrice. CAVARA Era piccolo, grassoccio: ed aveva uno strano modo di inciampare conversando quasi per timore di espri- mere tutta intera la propria idea. Quando scriveva, si rannicchiava come un gufo sulla gruecia. E sotto le sue dita rattrappite correva diritto, senza groppi, senza più inciampi, il filo della frase. E una frase si legava all'altra con un lieve gioco di richiami, con una minuta e perfetta compo” sizione di mosaico sottile: e non c'erano stonature di colori anche li dove il tema suggeriva i colori più accesi ed | contrasti più violenti. Regalo nozioni chiare, notizie limpide, sensazioni fresche e nuove a tutti i suoi lettori. E non permet- teva che dalla sua prosa trasparisse la fatica del viaggio, l'ansia dell'ora troppo tarda. Viaggiava come un pellegrino: la sua Mecca era la notizia: la sua gioia si raccoglieva tutta nella co: scienza del dovere compiuta. Si prodigò per il pro» prio mestiere come nessun altro mai, Si logorò an- che, e penò molto: ma col volto tondo e con lo stile aguzzo, per la gioia degli altri, scrisse sempre. Vecchio veterano della penna, sebbene fosse an- cora giovane d'età, conobbe gli agguati e i bivacchi, le ferite e le marcie notturne, l'ebbrezza del volo e la buia furberia del nascondiglio, prima che la grande guerra volesse anche lui, con i migliori, fantaccino tl erve. Aveva delle medaglie al valore: non le ostentò mai. Fa un pioniere dell'aviazione, wolatore infaticabile: non se ne vanto mai. Scrisse di nuvole e di tuguri, di viaggi attraverso l'azzurro e di soste nella miseria, con la stessa fede, con lo stesso amore. Attraversò tutta l'Italia e l'Eu- ropa alla scoperta di angoli e di profili pittoreschi: regalò a tutti acquarelli levigati e diligenti che erano capolavori di stile non soltanto giornalistico. E pure egli amaxwa definirsi soltanto giornalista: anzi reporter, E non era invidioso di alcuno, ed aveva sempre una parola di lode per tutti. Ed appariva ultimo sempre nelle feste affollate, nelle cerimonie uf- ficiali, rannicchiato in un canto, con quelle sue grosse scarpe infangate, con le tasche gonfie di giornali e di cartelle. Ma i suoi occhi furbi e veloci erano dovun- que: e la mano rotolava la matita che era sempre aguzza e pronta a trafiggere il particolare essenziale della giornata, come un'arma. Pareva sempre sereno: non pareva ammissibile che l'ombra di una nuvola potesse indugiare sulla sua fronte, E pure sotto quella serenità dolce ed austera, si celava un dramma, Un dramma d'arte. Lo scrittore famosoa che voleva catinatamente defi» nirsi giornalista, quasi sdegnoso di una notorietà più va- sta e duratura, covava riposto, segreto, in fondo all'ani- mo un infantile, un radioso sogno di gloria: la musica. Con il sorriso di questo sogno non mai realizzato, placidamente, come un bambino che s'addormenta sul

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Olello Cavara, ritmo delle armonie più care, Otello Cavara s'è spento. Nei ritagli di tempo, nelle ore di ozio, studiando da solo, confidandosi soltanto con gli amici più intimi, Cavara aveva composto un'opera. Esitava, sperava, limava, cesellava, si abbandonava in estasi sulla ta- stiera del pianoforte carezzandola con le dita lievi perchè i vicini non sentissero. Pochi sapevano. Alcuni sapevano e pensavano che si trattasse di uno scherzo. Egli stesso ne parlava ridendo: a Dio sa che cosa gli costava quel riso can- zonatorio, quella timida e pur tremenda profanazione del suo sogno. Volle che al suo letto di morte qualcuno cantasse i motivi più lievi e malinconici della sua musica. Nacque, quella sua musica, per una leggenda che potrebbe illustrare tutta la sua vita: La priacipesn fontana, Anche Cavara camminò, camminò, camminò, è pa reva che avesse raggiunto tutte le méte: e non aveva raggiunto l'unica méta, per la quale, giovanissimo, si era messo in cammino: l'unico suo amore segreto, la musica, non visse che nel sogno. Nella realtà la morte la tradi. La vita... è l'ombra di nn sogno fuggente. Anche la favola breve di Otello Cavara è finita, Ma se è vero che l'amore solo è immortale, per tutto l'amore che ha donato, per tutto l'amore che gli è stato donato, Egli vivrà serenamente e puris- simamente in eterno! GINO ROCCA

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ii I LIBRI PIU RELLI À parlare di vita coloniale. a cantare in prosa il fascino e il miatero, Mario dei Cualini ai senile a casa sua. Cigni sia libro, da Piecalo amare Bredbino ai Bicacohi ole carevaniere e KA Nolte di Norghii, attesta di ana giovanile passione profonda e dli una coscienza sempre più maturata nell'osservare e nell'assi- maulare commi e caratteri, problemi ed aspetti di wila affi: cana. TI combattente che ha vista e sofferto è accoppiato al ia che ha saputo sognare: e poiché il temperamento del Gralini è insiemo meditativo © lirica, si può diro che ogni ap- punto di taccuino, tra una carovana e un. combattimento, ai sia facilmente trasfuso nella pagina d'arte. Ai suoi libri, egli non ha avuto bisogno di creare l'atmosfera; l'atmosfera csi: stova già, connaturata alla realtà della sua bella battaglia, Ma in questio nuovo volume. Malbre fiere Sall'anni {L. Cape pelli editare = Bolagna), altre le luzi e le ambre del quadro d'ambiente; ci somo i segni di una costruzione romantica € bril- lano «iwigi apaszi ili fantasia. Noa per muiella Gl libro: ai inti- tala romanzo; ed è vero e proprio romanzo, con un'eroina innamorata e dolente, un fiero cavaliere cesolico e, per anta» gonista, un nobile ufficiale italiano. Natisc è una ragazza della ghibla: la camminante che con- lata il mondo ia ninà canone, che nen ha desideri par ché nom ha passioni. non ha dolori perché nom ha illusioni. Figlia delle carovane, ella mon sa dove è nata è non sa ilore siano i suoi genitori. Lin giorno conosce il cavaliere Mahmoud: si x È Felice Ma una bruttta notte. lo sposo parte colla carovana di Bu Meida e non terna più. ll cape-rcarovana dice a Natisc che il Mahmoud #£ formato per salvare una fanciulla caduta. In verità, son s'è traitato di un salvataggio, ma di un nuova amore, improvvizo © violento, per Alindr, figlia di un capo, Che cosa farà la piccola Natisc? Dowrà aspettare chi l'ha tradita? Dovrà accettare le offerte di una megera che le propone pers fidamente di entrare nell'&mem di un ripugnante riccone? Ko, andrei a chieder giuatizia agli uffici del Governo italiano e si presenterà al tenente Kim, che la guarda “ con lo sguardo che hanno gli womini generosi quando cade dolcemente la sera”. Il fascino della piccola 90 smarrita attrae l'ufficiale. che perd sa difendersene. Forte e proba, egli noa obbedisce che ad wma legge: il dovere, E promette a Natise protezione ed aiuto: pane e denaro finché Malbmoud non ritorni: dono di bontà, che nulla chiede in componsa, Ma la giustizia — dice Natisc — è, come l'amore, uno dei tanti figli della fatalità: nom ci si erede è arriva: e quando giunge, porta una lunga carovana con sé Giustizia è arrivata, cd è tornato, anzi si è rinnovato per la figlia della ghiîbla, l'amore. Kim è chiamato alla guerra, agli ordini del generale Mezzetti, contro i ribelli del Gebel. E Mahmoud torna è ai soitonsette, colla sua kasila, agli Wtaliani vittoriosi. Ma Natisc noù verrà più welerla: è, innamorata del ralorcia ufficiale bianco, non saprà arrendersi ad aspettarlo. Nata sulle carovaniere, cella morirebbe se non ripremilesse la libera strada per inseguire la sua muova illusione. Il cuore le canta una canzone di agomenio è dli Speramen. Ed ella avvia, al seguito della carovana di Bua Meida, in cerca di Kim vit- torinso e lontamo: come una ledola in cerca di cielo. Romantica e nosialgica, la vicenda di questo leggiadra Gore dell'hasi incuriosisce ed avvince. La soave Natiso che crede soltanto al destino e vive soltanto d'amare atirae per la sua fresca inbocenza, che sentiamo viva e immacolata at- traverso tanto cammino, si stnoca da alire figure che la let: teratura esotica ci ha consegnate e delle quali non possiamo dimenticare la risoanaza, con va prollo ileciao, puro e gen file, e reca in fronte | contrassegni che distinguono l'arte del suo autore: fede, fervore è semplicità. Semplicità: anche aggi, in piena ventesimo sccolo, i poeti si rincantucciano volentieri attorno ai focolari, lungi dalle cure delle città tumultuose, cercanda pace © ispirazione nella «ita semplice © bisona. Se si corludona da una parte futuristi e arvenirizti è da un'altra i cantori della nostra epopea — guerra 0 rivaluzione, ancora troppo vicine per assurgere alla grandicaità del mito tico — non sembra vi sia stato mai tanto accordo fra gli allievi delle muse: temi agresti © georgici si alternano alla più pura contemplazione e all'intimismo. più lincaro, a dispetto dei tormenti, delle raffinatezze e dei viriuosismi che furono di mela nell'anieguerra. Allora ogni buon ba provinciale quasi si vergagnava di esserlo, e piombava nelle Metropoli mettenda il monocolo e aiteggiandosi a uomo rissuto: èggi i più v'imsudi si ricordano di avere un nonno che possiede un perso di terra al sele, e corrono a calenre gli scarponi coi chiodi, e chi non ha una villa fra 1 campi, l'inventa. Mon facciamo dell'ironia. A pane le cattive cccorioni, questo movimento della poesia. modermissima risponde a un bisogno spirituale profondamente sentito: paccaglierai, elevami © sognare non fa sempre la massima aspirazione del poeti in tutte le epoche di sanità e di grandezra? Ben a caso apriamo il volumetto di Guido Marta Cama sie di parsa. (Bologna, Nicola Zanichelli editore) dinanzi ad una lirica che ha un isla di neasuna pretesa sembra messa li senza importanza: “ Il firate di carione . Il Mania vi narra che uh suo csoaladino, larnato dall'America, ha posta sulla cappa del camino un frate di cartone, con un cappuccio che si meite e ai taglie secondo il tempo: dinanei al frate & us po di fieno e un alberetto dove col dito costui segna il muavolo e il sereno, “ch'è, come a dire, un poco d'infinità”. E il poeta sarrebibo finire anch'egli in una stanza un po scura. sopra di un camino, “tra un boccale di ierra è una bugia d'ottone”, perchè una sola delle sur parole aveste la virtà convolatrice di far sperare in un po' di sole. Cra, in questa desiderio di iramaumananii È guà raprozsa tutta la tira del Marta: ansia di esistere, di sentire in sé un po' di universo, di gioire di gioie pure © fecanile. Certo egli mon è il primo porta che idealizzi gli aspetti della realtà quotidiama: ma tuttavia, nella forma di tale idea: lizrhzione è più d'un segno di sincera originalità, Così pro» fondo # il suo bisogno di verde e di serenità agreste, che, veneziano, mon si appaga di caniaro il mistero e la malinconia della sua città. ma vuale sopra tutto scaprirvi quello che nessun De Mussct wi ha cercato: © cioî l'odor di campagna. E in un calle, presso una canonica, estaziato nell'ascoltare il chiaccherio della gallina nel breve orto, lo urta “un parlottar di danne e di ciabatte"; e per respirare più liberamente, va a Santa Chiara, contrada fuori di mano, dove lo fanno beato "aslor d'erba falciata e oder di treno”. Onde l'elogio delle contadine che sanno “fresco aderdi salle... © grasio odor di stalle" esplode limpido e incontenibile; e quando il poeta pensa ad una compagna ideale della sian wita, vuole che essa rechi il fresco © buon sapore della campagna... Casi, regina fra i fact ernia palli, Sdi regina fra i nini fibri cecéli. Espressione che potrebbe parere salutamente stridente è un po barocca in un altro scrittore che non fosse il Maria: ma, detta da lui, continua vivacemente a dipingere con um bel ri liovò, colorità © asprigno, un piotolo mondo ideale assimilato dal pocia come una seconda natura. Un volume che va segnalato ni lettori, studiosi e non sta- dlicai di cultura politica (ma qual'è l'italiano degno di que: sto nome che possa oggi rimanere estraneo ai problemi fos- damentali che invelgono la vita nicasa della Nazione?) è Libro e movchelto, che la Libreria del Littorio offre in mitida veste cslitoriale, a cura della Federazione Fascia dell'Urbe, I volume non ha un autore: ne ha molti. È sono gli uomiai cminenti del Partito © della Milizia, di scienza e di giornalismo, che tennero le prime venti conferenze ai Corsi di Coltura è Propaganda Faacinia inauguratiài quest'anno nel l'Afeneo romano: da & E. Turati a 5. HBaran, da Rossoni e Forgea Davanzati al prof. la e a Giulio Lhe Cesare, da Dudan a Marinetti. Politica interna ed estera, rapporti del Fascismo col diritto, coll'arie, colla nostra grande storia: e una larga parte riservata all'illustrazione delle Colonie, Più che parole e discussioni, sono consiatazioni di fatto, dati, testimonianze. Cos il titolo, tratto dalla sinicitca formula del Duce, trova la sua migliore documentazione nel contenato del libro, riaffermandio cho i fascinii — come disse 5, E. Turati — non possono caser soltanto “' dei ricercatori è coslruttori di schemi filolagici né semplicomente degli uomini di battaglia il cui compito si esaurisce mella lotta e nel dominio", ma "dei contruttori «hi avvenire", È. de

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Questa è una storia triste. Muatafà | erà l'imperatore. di carattere melisaloaa pupantò casalingo. Gli altri Mustafà erano di umor cangiante, instabili è nermecai, Tutti i lor movimenti apparivano cos fitti è strambi, così inconsulti, così repentini e sempre foderati d'ombra, che facevano considerare il loro regno, agli occhi della gente di giudizio, come un regno di poca serietà. Mustafà I, meticolosissimo, valeva che i sudditi, una colta principiato a rosicchiare un perso di formaggio o una suola di scarpa, andassero fino in fondo, finché non restasse più sulla mè del perso di formaggio, né della suola di scarpa. Ma le sue prediche non avevan sortito alcun elfettà, e il loro mondo era sempre disseminato di cercate di cacio e di suole rosrochiato, Sotterrato tra il moado dei Mustafà (perché la mia stanza era invasa dai topi) iò passai a letto molto giornate, amma: lato, fissando lo amorto luecichio di certe palline d'argento appese per un elastico, alla spalliera, nelle quali. specchian: domi, mi diwertivo a delormare la mia immagine, ai tempi if cui mon sapevo se ero un bimbo o se ero un topa anch'io, S'allargara la sera fuori della fncatra. Siioadawana obliqui i rondani con certi voli ampii e radenti, pieni di primavera. E nel chiuso, solito a agni mobile, tutto si consumata in vi rosicare sommesso come una pioggia prigioniera sotto a una CAMpana di welra, Mi parora che ml foailcasicho l'anima, è L| miei amici Mustafà, La mia stanza, ché dara sopra a un cortile, aveva le mate tomelle smosse che facevano polvere e che conoscevo ad una ad ina perchè agnuna era fatta in modo differente, duò ar madi a tre gambe, carichi in cima di valige che di notte par lavano tra loro sotto ai veli delle ragnatele, tro seggiole tare late che la notie mettevo fuori di camera perchè mi parevan vive, una catinella di smalto seroatata, di quelle che si vedono sui tetti, buttate fuori dalle finestre perché inservibili, un bricco sbocconcellato senza manico e un comodino zoppo. ln mezzo alla camera, due pianelle logore e lriati. La finestra stava sempre serrata. Dietro ai vetri appannati di amdiciame ai wedewa uf purgatorio d'ambre : dei comignoli e dei serbatoi, e quelle mobili degli wecelli che sfiondarano giù di traveran E siccome la finestra di quella stanza è stata sempre chiusa, i miei pensieri che non hanno mai visto il sole, son bigi come una stanza chiusa, È quand'io penso di risclaeeni qualche cosa di quel tempo, mi ricordo un topo, poichè anche i miei pensieri son bigi come i topi detti Mustafa. Primo topo, baila primo ricordo, era quello dei balocchi, Marionette che tengono attaccate contro le vetrine dolarose i tabaccai di terz'ordine, coi piedi e le mani di stagnola: pul- uelle fase dI cimella, il tiranno, la donnina stupida, il mora, il diavolo; giostre di latta cal carallini che girano empire fermi fù Una bandierina in cima con due punte rigide che bucano; intagli coitruzioni, decalcomanie, tavalozre, scatolette di pittura, libri di immagini, roba noiosa che finiva nella spazzatura, come i più cari ricordi, perche la spazzatura porta via tutto quello che di più vero e di più personale teniamo in noi. Seconda topo, cassa secondo ricordo, era quello di certi pomeriggi, quando mi cresceva la febbre e sentivo sordamente, dietro la mia nuca, i tanfi della gente cho saliva le scalo di casa, e il passar di ua uomo frettoloso che batieva le selci doverte, allagato di sole, e bo mi assopivo al battito del mio polso che riatronava per tutta la stanza e mi sopralfacera dirontando un pulsare gigante. Terzo topo, casia terzo ricordo, era quello di certe notti calde «di primavera avanzata, quando la gente borghese in maniche di camicia conava sulla terrazza dli faccia, riachiarmia all'acetilene, e moniava su su l'albore della ria, e suonava un manidolina = primavere chelle cità, scremato è veglie, strade è terrazze, mura tepide ancor di sole e tutte le finestre spalan- cate di tatte le ciie, salvo la mia che stava sempre china. Per proteggere il mondo dei Mustafa, E coi «ia, lanti topi, tanti ricordi... Fra loro parlavano a pause, con un impercettibile tremor nervoso, Camincianda una parola, ifledso fimanttranò & Morro, attoniti e distratti, perché si casio pus di quello che eran per dire. E la finivano con la seconda metà di an'alirà par rola. Solamente gli imperatori venivano chiamati, per rispetto, col nome tutto intero, Ma fra loro si dicevano Mus, che in linguaggio topesco significa Mustafà. Siccome erano da agnun dileggiati, i Mustafà vivevano in sordina, Cigni tanto, invasi da un'allegria subitanea quanto irragionevole, razzolavano pazzamente, cuibondosi in mille gio chi d'equilibrio. Poi, sitti sitti per un momento. Poi una ro- sicatina fitta fitta alle gambe di una seggiola, due paroline Berwose a un tarlo, poi dli nuovo una corsa lealle. Como ai può prenderli sul serio, i Mustafa? Il mio nonno sè li ricordava ain da bambino. Matural- mente se li sarà ricordati anche il nonno del mio nonno, è così via fino alla cercazione del mondo dei Mustali. Ma se voglio ripensare un po al momento preciso in cui cominciai ad accorgermi di loro, mi perdo in una nebbia fatta di topi. Perchè li ho tanto in me quei topi? Perché mi hanno fatto ponetrare in mezzo al loro soffice regno in sordina e mi hasno messo a parte del loro capriccioso modo di vivere? Forse perchè ero anch'io in quella camera, come gli armadi, come le tre seggiole tarlate, il comodino seppo, le mattonelle smosso che fanno polvere e le due siano Tenge e tristi, una

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Tin n” 42 parte cssenziale del loro regno. Ero anch'io una cosa senza sole e senz'aria, Fatta per lora, Sono tanto bigi che spesso, considerando un po di spae satura che La Lera ammenticchiavà delli il mia pri perche mon si vedesse, mi pareva dli scorgere un di loro. Kespirano tanta polvere i Mustali! Spesso, la folle, mi «enivano vicini sicani sul letto, e il loro alito sapeva di libra vecchio, di bi bliateca, d'anticamera di notaio, di mobile infracidito, come le botteghe di rigattiere. A volte finiscono per ammalarsi. Se ne stanno allora ap pallottola canitra il mura, e iremana, Non fanno che tremare e guardare lisso davanti a loro. Hanno qualche scatto nervoso nolla testa è nelle rampine che gi passano sul muso come per asciugarsi un sudore freddo, E si accompagnano con un gemito sibilato, E iremano, iremano. E guardano fisso. Allora è segno che stanno proprio male, Le loro sampise diaccie mi rammentavano le mani di certi miei compagni dî scuola, deboli e malatiezi: mani dl'alabiartro, bagnaticce. che si rattrappivano senza stringere e che. quando struaciavan la mia, sembrava afiorarmi il gelo della morte. Più d'una volia pensai che, d'inverno, ni Mustafà avrebbero faito gran comodo delle scarpine per non buscar raffreddori pasanido I piedi sul pavimento di marmelle. Facevan coi pae aciti fitti finti il rumore della pioggerellina gelida di novembre. Poi pensai al rumore che ai aarnchbe 4prigionato dla quelle con tinzia di scarpine frullanti sotto ai mobili della mia camera. E non ci feci più caso. Mustafa 1, sempre meticoloso © casalingo, dopo aver lora consigliato che. quando avevano cominciato a rodere un perso di cacio i IM suola alli scarpa non doverano lasciarli a milà, ma andare fino in fondo, non cessava d'impartir loro conve: nienti ammaritramenti di aaper vivere. (Quando principiara a parlare, sputava fuori la lingua. poi la ringhiottiva di nuova © diccra: i Malte <okc arvolto Ancorà da imparare, fratelli Muital, © principalmente a tenere con un certo orgoglio e con disin= valtura l'anor della cada. Ual portamento della coda ai di atingue la razza. Non bisogna, in primo luogo. strascicarla per lerra come un baco. In secondo luogo, dovete sempre ricor darvi. quando vi troverato soità a un mabile, di nan tener mai fuori la coda cel pretesto che esi non la vedete. Altri potranno vederla e scoprirvi. In terao luogo poi vi insegna ché la colà, quando sia bene ammaestrata, può rondoro a noi altri prege» volissimi servigi, E a tal uogio suppongo che sarcele A cone scenza della irovata per cui ancor aggi ionò considerato ira woi come il topo di maggior riguardo, — i, si, si — fecero tutti i Mus con certe piccole mor wenze a scalli e mille moine nervose da gente di gran leggerezza, Allora un piccolo Mus, bagnato come una stoppaccio nel- l'olio, fischi come recitando una lezione: — L'annò tristo «ella carcatia del topi, un avventurosa topolino, quasi del iuvito oscuro fra noialiri, peneirando per un pertugia in una credenta ilaro c'erano proweluttà, prowetunti, prosciutti e lardo, lardo, lardo e ancora conserve, conserve, conserve, più candele, candele, candele e tanta buona stoppa © tanto ottimo sughero e tanto cartone succulento e tanto sego prelibaio e tania delicatissima cotenna, ebbe l'esiro geniale, una volta rampicato sul collo di un farsa d'alto, di mangiarne il tappo squisito e di calarvi dentro, con arie, la coda, temene docela | inzappare. Pai, cavanala Fuori cen maardlrià, ebbe cura di succiarsola per bene finché non rimase del tutt sir minzita. Ripetendo pai wolie la finissima operazione, lutti noi ci sfamammao, ci sfamammao, ci sfamammo, si, si, sì, € gridammo tutti insieme: Ewriva Mustafà L evviva Mustafa il grande ! — Si, ai, si — fecero tutti 1 Mus in caro, sbandandosi per tutti i versi da gente di nessun giudizio, Mustaf& 1 sputo la lingua, la ringhioiti e fece un alira discorso istruttivo, Riandò ai tempi della sua gioventù, quan: d'ebbe le febbri del rinchiuso. Tremava, ircmava. Scorpione, il colobro dottore, lo consigliò di andare in campagna a far cura d'aria. Miustafà era giovine e non ancor meticoloso è cmaliago. Fu preso da gioia parra © rurrolo alli qua, rotoli di là con gran fracazsa, Gli uomini lo rincorsero con le gra: nale. Se ne avwide Lunardo, il gran gattoae. Si trovò bel bello per la strada aperta, in mezzo alla gente. Cos'è un topo al l'aperto? E'un pessetto di roba sorda, che scappa, che scappa, cho non capiice più nulla, sopraffatto dal pelago dei rumori, dalla luce insostenibile, dalla vastità universale. senta più di- rezione, Lenta pil squilibrio, Gackt, darprola da iena manstalà, si risvoltola sul groppone, agita le sampine e resta li. Mel chiuso, il topo è un casere che wiwe e ai fa sentire. — (Qual piacere, qualo intima cd inolfabile soddisfazione proviamo — seguitava Mustafà — quando profondamente ro sichiamo nella aodte è titto intorno Lace! Non purtalo can grandissimo orgoglio una indefinibile sensazione di padronanza nel potere a vostro agio scorrazzare © penelrare i segreti di agni buchetto? (Questa e il mondo delle piccole gioie casa: linghe, questio è, ora e sempre, il adatra mondo! — Si, a, sd — fiichiarano in comò i Mustafà, =— (Quali belle. quali derizioni «bl allora a provare dal Mondo Dorato delle api e delle libellule! Rincaria dalla gente per la strada aperta © straniera, mi rifugiai in un orto e, di li, vin nella campagna loniana! Non un sole, ma cento ombre di soli hallavano como burattini davanti “ai miei cechi abbar-

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bagliati! Le carallette mi saltavano sul naso macstrervoalmente. come sopra a un trampolino, i cervi volanti mi sirizzavan la coda fra le pinze, le voipo mi fiecavano nelle carni il pungi glione, le libellule mi facevano il solletico, vibrando sospese su di me, pazze di sole. Ch! vi augara di non trovarvi nai fra il Mondo Dorato che vive nell'immensità! Soltanto un pipistrello, per quel rincola di parentela che ci lega, fra messo a una costellazione di lucciole, guido me. povero essere inco- lore, fra la polvere domestica cho è e che sarà sempre sasa. — Si, si, si — fecero i topi. E ruzzolarono chi di qua. chi di la, senza direzione, senza criterio, come fanno gli in» dividui abituati a caser sempre deriai. Scapati e slegaii, come i miei micordi.. 33 — Cosa sarà di me, povero Mustafà — pensai udendo la storia di quel meticoloso casalingo — quando, depo tanti anni, anch'io verrò fuori al sole? Cosa dovro aspettarmi dal Mando Dorato, se non sberlelfi? Mon finirò questa storia perchè è troppo triste. Consiglio soltanto al ragazzi di non praticar troppo, comò ho faito io, il Mondo dei Musiafà, perchè, è prima o poi. vanno a finire in trappola a tra le grinfe di un gatio. Anche questa consarteria mori, unò prima uno pai, e ogni giorno ne morì uno, come i mici ricordi. È ancora, quando voglio rammentarmi qualche cosa «li quel tempo bigio, il mio ricordo rassomiglia a un topo. Nom ti fa piangere, lettore, questa storia? BINO SANMINIATELLI

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Efesto? e un gigante. Particolare del cratere a calice con scene di Gigantomacbia. LA NECROPOLI DI SPINA Alla foce di quel ramo del Po che per gran tempo ha smaltito il maggior volume di acqua del fiume è che fu detta End ostium o Spinelicum ostium, sorse e prosperò Spina, una delle cinquanta città italo-greche che biancheggiavano lungo il nostro duplice mare. Per quanto una tradizione raccolta da Dionigi di Alicarnasso la fnccia risalire ai Pelasgi, Spina fu vero- similmente una città di origini venete. Plinio, infatti, ne attribuisce la fondazione a Diomede, divinità locale, venerata in tutto il litorale adriatico, che ebbe il suo santuario federale alle foci del Timavo. Nella città già da tempo antichissimo dovettero approdare i Greci, i quali, anche dopo che nel Y secolo a. ©. gli Etruschi si furono impadroniti della Valle del Po, vi si affermarono sempre più, tanto che Spina viene definita da Strabone addirittura città ellenica: Ellenis Pàlis. Gli Spineti esercitarono una vera talas- socrazia nell'Adriatico, e il fiorire dei loro commerci era tale, che con le decime dei guadagni costruirono a Delfi, nell'area sacra annessa al tempio di Apollo, uno di quegli edifizi che sono conosciuti col nome di "Tesori, Spina fu pertanto uno dei maggiori scali dell'A- driatico ed ebbe per la regione a mezzogiorno dal Po l'importanza che avevano Adria a nord e Numana per la zona del Piceno. Poi, rovinato il commercio greco da molteplici guerre, conquistata la Valle Padana dai Galli, spostata la foce del ramo principale del fiume, Spina decadde, e ridotta già un modesto vil. laggio durante l'impero di Augusto, al tempo di Plinio, nella seconda metà del primo secolo dell'era volgare, interrata dal fiume, era scomparsa o quasi scomparsa. Nell'aprile dell'anno 1927, mentre per la bonifica della Valle Trebba si compieva lo scavo di alcuni canali, si rinvennero dei vasi greci dipinti. Immedia- tamente avvertito e resomi conto della eccezionale importanza della scoperta, feci iniziare lo scavo rego- lare, il quale offre specialissima difficoltà perchè osta- colato dalla falda d'acqua di un livello superiore a quello del terreno archeologico. Per una estensione di circa tre chilometri sono state scavate finora mil. lenovantacinque tombe ed è stata recuperata una sup- pellettile di circa diecimila vasi, oltre orecchini, anelli, fibule d'oro e di argento, collane d'ambra è infine bronzi, di cui taluni insigni per pregio artistico, Came dubitare ormai che ci troviamo dinanzi alla necropoli di Spina, che la grandissima maggioranza degli scrittori colloca appunto presso il Po di Primaro e che dopo diciotto secoli ci rivela il segreto della sua esistenza con la serie sterminata dei suoi sepoleri? Il materiale ceramico rinvenuto ha sorprendenti analogie con quello di Felsina. Se non che, mentre i sepolereti felsinei possono ritenersi databili fra il 530 e il Ito a, C., la necropoli di Valle Trebba può farsi risalire soltanto agli ultimi decenni del sesto secolo e scende con alcune tombe fino al secolo terzo, dimo- strando che anche quando Felsma cadde in signoria dei Galli, lo scalo marittimo di Spina non cessò di essere attivo, ma continuò ad avere rapporti con

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33 Cnalene a calice con Gigantomachia. Nella sana in (ferione, Triltalemo è le divinità elensine. la Grecia e a riceverne, almeno, la merce vasaria. Dagli echi della grande arte del periodo fidiaco ai riflessi del così detto "stile nobile,, polignoteo, dai piatti con decorazione 2o0omorfica al vasellame liscio completamente ricoperto di vernice nera, dai fittili con ornati vegetali impressi agli eleganti balsamari in forma di animali e di teste umane, gran parte degli stili, del repertorio, dei soggetti tratti dalla vita, dal mito, dai poemi ciclici, e tutti i prodotti della coro- plastica attica sono qui rappresentati. A dare un'idea della straordinaria ricchezza del meraviglioso trovamento, riproduco alcuni fra i vasi che i funzionari della Soprintendenza alle antichità dell'Emilia vanno restituendo alla luce è che nei la»

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Tomba d cassa di umalo. boratori di restauro sono ricompeosti con infinita pa- xienza da numerosi frammenti, CRATERE A CALICE CON SCENE DI GIGANTOMACHIA Nella sona superiore di questo magnifico cratere del Y secolo a. C. è figurata una Gigantomachia, uno dei soggetti più popolari del mondo mitico greco, e che più frequentemente ispirò gli artisti, da quel capolavoro dell'arte ionica che è il fregio del Tesoro dei Sifni in Delfi (VI secolo a. C.), all'altro capo- lavoro dell'arte pergamena, che Eumene Il innalzò e fece scolpire in Pergamo dopo la sua vittoria sui Galati (183 a. C.).

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37 RIE 3 AI EI ni Pc di lai i, Tomba a umazione, con suppellettile funebre. Non ancora, come nell'ara pergamena, l'arte ha attribuito ai Giganti ferocia e forme belluine, drap- peggiandoh in pelli di belve, o dando loro per armi torcie e scheggioni di roccia, o rappresentandoli con ali di uccelli rapaci, con testa leonina o gambe ser- pentine. I Giganti hanno qui ancora i tratti e le armi degli opliti e son talora imberbi, talora barbati, ma sempre di bello e prestante aspetto, come gli Dei avversari: essi rappresentano le forze violente è distruttrici della natura in forma ancora composta e serena. Le scene raffigurate nel cratere di Comacchio sono quelle di Alcioneo che perisce sotto la lancia di Athena e i dardi di Eracle, di Porfirione (1) che sta per

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— I — = vece Egr = Pi e === 77 r——r=————_ "=_= <=®

é TA eten Hera e una Sirena, (Particolare del cratere a colute con fa figurazione di Hera sul trono magico). esser tralitto di lancia da Zeus, or ora disceso dal carro, di cui gli scalpitanti cavalli calpestano un gigante già ucciso, di Efialte, (7) che fugge innanzi all'impeto aggressivo del giovanissimo Apello e della vergine Artemide. In un particolare si vede Efesto imberbe, armato di tenaglie e coronato di ulivo, lan- ciarszi contro un gigante barbato, Se l'arte non dà ancora ai volti quella profondità di espressione che troviamo per esempio nella Gigan- tomachia di Pergamo, anthe questa bella è compatta battaglia del cratere comacchiese ha, per la maestria della composizione, per la delicata finezza delle vesti, perla profonda conoscenza anatomica, pregi così cospi= cui che le assicurano un posto di eceggione tra i pro- dotti della grande arte ceramica. Nella zona inferiore dello stesso cratere a calice è figurato da un lato Dioniso in merzoa al suo tinsa, dall'altro Trittolemo sul carro alato tratto da serpenti, mentre, ricevuto già il manipolo di spighe, prende congedo da Demetra, per partir poi e iniziare la dif- fusione pel mondo della cultura del grano. Il celebre rilievo fidinco di Eleusi, in cui è figu= rato Trittolemo quasi ancora fanciullo tra Demetra e Kore, dice con persunsiva eloquenza di quale austera nobiltà di forme l'arte sapesse rivestire le composi- zioni ispirate a simile soggetto, Nel cratere comac- chiese lu composizione ha minore profondità di senti- mento, ma più viva e fresca grazia giovanile. HERA SUL TRONO MAGICO La leggenda narrava che Efesto, intervenuto in una querela famigliare tra Zeus ed Hera, era stato affer- rato per un piede da Zeus e lanciato dalle soglie dell'Olimpo, donde il dio era caduto a Lemmo sul far della sera. Ma per vendicarsi di Hera o per sa- per da lei il segreto della sua nascita, Efesto le invià un trono d'oro costruito con invisibili e indissolubili legami, da cui la dea sarebbe stata irretita quando vi si fosse seduta. Poichè egli solo poteva scioglierla dal trono magico, Efesto fu ricondotto nell'Olimpo da Dioniso, che lo inabriò dopo averne guadagnata la fiducia. Il dio zoppo acconsenti allora a liberare sua madre, e divino premio al suo consenso furon le nozze con laurea Afrodite. Già l'arte ceramica greca del VI secolo a. C. aveva trattato il soggetto. Mel vaso Franpots il pittore Klitios aveva figurato Efesto mentre è ricondotto da Dioniso e da Sileni nell'Olimpo, dove Hera è ancora seduta sul trono incantato e gli Dei attendono la sua liberazione, Anche la grande arte pittorica si com- piacque di questo motivo, e si suppone che "parecchi dei vasi a figure rosse si siano ispirati a due quadri, di cui uno composto verso il 440 a. C., un altro più tardi, che fu descritto da Pausania come esistente nel tempio cdi Dioniso in Atene, Raramente l'arte ceramica attinse più alti fastigi nella potenza degli scorei quanta ne raggiunse in ta- ___I=—<— GEIE

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Cratere a volute con Hera sul trono magico" Scavi di Valle Trebba (Comacchio)

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La _ nh fe Li. — Anfranso che «profonda mella ronigine. lune figure dei Sileni del vaso proveniente da Valle Trebba, An- che la composizione & in ogni particolare sapiente € nobile, la linea è sicura e so- bra; é solo a dolere che le condizioni del rinvenimento non ab- biano conservato nl cratere quel perfetto stato di conservazione che avrebbe fatto di esso un cimelio raro. CRATERE A VO. LUTE E SCENA DI BATTAGLIA Sul collo del nobi- lissimo vaso (restau- Cratere dad colulée con scena di battaglia (1 selle a Tebe?) li e: regi, SL UL SASA — Sr PLAZA ia A EL RIEN: = SIT | ‘i ad rire - Mi (1008 lr A sn SZ "35 Ami Pirelicolare da eralere dt cslele. rato da ben 1i0 fram= menti) è figurato l'e- pisodio di Eracle e Busiride. Busiride, re d'E.- gitto, uccideva sull'al- tare di Giove tutti gli stranieri che capita- vano nella sua terra. Eracle, di passaggio mentre viaggiava alla conquista dei pomi delle Esperidi, wien preso € condotto in- coronato all'altare per esservi sacrificato: ma, spezzati i legami, uc- cide Busiride e con lui suo figlio, l'araldo del sacrifizio e tutte le per- sone del seguito del re Nel allo: La scena di Eracle ebe ni prepari ae mceldene Bueinibe,

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Di ben più alta importanza € la com- posizione che occupa la parte centrale del cratere. Sei gruppi di guerrieri combattono a due a due, distribuiti in due piani, così che quelli della sona inferiore nascondono talora con la testa o col tronco parte del corpo dei guerrieri dell'ordine superiore, Da un terzo piano più basso, tagliato dalla fascia decorativa del vaso, emergono col busto due guerrieri e le teste dei cavalli di una quadriga. E' possibile ed allettante riconoscere nella scena l'episodio più drammatico della spedizione dei Sette a Tebe, Narra la leg- genda che gli eroi greci avevan dato l'as- salto alla città, quando la morte di Capanco mutò l'attacco in rotta. Un tebano, Pericli- meno, stava per colpire Anfiarao in fuga, allorché Giove, lanciata la folgore, apri un abisso, e vi furono inghiottiti Anharao, l'au- riga Batone, il carro e i cavalli. Nella composizione del cratere comacchiese do- vremmo riconoscere i duelli dei Sette con gli eroi tebani (al centro, in alto, 1 prota- gonisti della tragica gesta, Eteocle e Po- Wa ifiro particolare del enalere n volute: prepari di ana certavonia religione alla presenza di Atbena, Nel collo, Sileni è ud dieimità elonta. Sotto: A parlicolare di Albena ed eroi.

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linice); nella zona più bassa dovremmo vedere V'e- pisodio di Anfiarao che, mentre viene inghiottito nel baratro con l'auriga Batone, leva in alto la destra, forse verso Zeus, da cui ricevette poi il dono dell'immortalità. A parte taluni particolari dell'esecuzione, la costruzione idell'insieme è grandiosa ; distribuite con maestria sono le scene, potenti di alta ed agitata vita le figure. E la composizione reca forse un'eco vivida di quell'avvenimento che è tra i più grandi dell'arte del mondo antico: la costruzione del Partenone. Nella fattura potentissima delle teste dei cavalli, nel loro ‘atteggiamento e nel loro taglio è infatti difficile non vedere un riflesso delle teste dei cavalli di Helios e di Selene, che chiudevano dai due lati la composizione del frontone orien- tale del Partenone, in cui è figurata la nascita di Athena. “i Mon meno grandiosa, ma di dubbia interpreta- zione, è la scena che ap pare sull'altra faccia del cratere. Athena; ricono» scibile all'egida, all'elmo e alla lancia, appare se- duta, al centro in alta, tra una folla di ervi ar- mati. La dea ha, nell'una e nell'altra mano, ramo. scelli = come sembra - di lauro, e altri ramoscelli portano nella mano destra la più gran parte degli altri personaggi, è segna- tamente tutti o quasi tutti coloro che non hanno il capo coronato di alloro. A che allude codesta rappresentazione ? Indub- biamente assistiamo a pre» parativi di una cerimonia religiosa. Quale CSA SIL non oserei dire con sicu- rezza. Ma sebbene la spie» gazione non appaghi com- pletamente, io eredo che, con maggior ragione che barlienare def" Corleggio nuziale di Paleo è Tetide”. Sotto: Cnalere a calice col “Corteggio nuziale di Peleo e Tetide".

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42 non per la scena del cratere di Orvieto, possa pensarsi a quell'episodio del mito degli Argonauti, che imme- diatamente segui all'accoglienza ospitale degli eroi greci da parte di Cizico re dei Dolioni. Rimbarcatisi gli eroi Per proseguire il loro viaggio verso la Cal chide, furono durante la notte rigettati dalla tempesta sulle coste dell'isola, e, avendo i Dolioni creduto a un agguato, ne segui un combattimento, durante il quale il re Cizico fu ucciso per mano di Eracle è di Giasone. Un sacrifizio espiatorio fu allora offerto dagli Argonauti per purificarsi della uccisione dei Dolioni e del rej e il rammarico dei vincitori è i giuochi funebri da loro celebrati fecero desistere la dea Rhea dal proposito di vendicare i vinti. Ma che importa la spiegazione della scena di fronte Alla sua espressione artistica? La freschezza, la li bertà, la naturalezza della composizione nell'insieme e nei particolari, la sciolta eleganza degli sotteg- ginmenti è delle vesti, la sobrietà e la sicurezza del È «i ® o rn n 1 Ia de ul E I È, ) N) Nel cenfro: fatermo ei Canpa mippresen- tate la casa ci Ha noe e Perseo portata i 'iroda eli Ceri pla, A simstra: Cholen a cam- pura La ina i) Nowcila el Ionio A destra: Mike e giovane armato in allo di libare.

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43 disegno ci dicono di quale nobiltà dovesse essere la composizione originale di cui nel vaso di Comacchio è un vivido riflesso. DANAE Ad Aerisio, ra d'Argo, l'oracolo anima che il rampollo che fosse nato dalla sua unica figlia Da- nae lo avrebbe ucciso, Spaventato, il re rinchiude Un Abano a leur dar fede. Parlicolare di un cralere con scene cei collo disnleaco,

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nf} CR RESO la LT ERMETICA i Bicchiere a forma di testa valiresca. Danae in una camera sotterranea, ma Zeus in forma di pioggia d'oro la rende ugualmente madre di Perseo. Acrisio allora fa porre Danne col figlio in una cassa e la fa gettare-in mare. I flutti portano la cassa verso l'isola di Serphos, dove vien tirata a riva nelle reti di Dictis, fratello del re Polidektes, che la fa aprire e stupefatto vi scopre la madre e il fanciullo ancora in vita, Ho detto che le tombe sistematicamente esplorate sotto la guida del dott. Aurigemma dai funzionari della Soprintendenza alle antichità dell'Emilia am- montano a tutt'oggi a più di mille, Ma il vasto len- ruolo fangoso ne cela ancora centinaia e centinaia, immuni da furti è saccheggi. Riusciremo un giorno a mettere le mani sull'abitato urbano, che deve piro» babilmente ricercarsi nella zona invasa dalla laguna o forse anche sorgeva su palafitte, come Adria a settentrione del Pa? lo non so, ma è già molto che la città misteriosa ci offra intanto il dono del suo vasto cimitero, rive- lando alla nostra ansiosa curiosità il volto della bel. lerza antica, chiusa nella linea semplice del suo stile, segnata dalla nobiltà del suo ritmo puro. E basta codesta visione di morte, dinanzi alla vita meravi- gliosa del mare azzurro e musicale, a rievocare la tragedia della città distrutta, il suo secolare disfa- cimento dominato dalle forze della natura. ARDUINO COLASANTI

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IL PALAZZO ESTENSE 45 A FERRARA SETTIMANA FERRARESE sz Chtobre - 4 Novembre 1928 “ Bella a' suoi be' di” la dimora degli Estensi, sontuosi di dentro e «di fuori, chbe a eran ne neici al tempo che consuma, l'incendio che nulla rispetta © le rivoluzioni che fanno il resto, Dove, dove gli orna- menti, i poggiuoli, le incorniciatere marmoree? Artelici imsigni Verano profuso li E izie dell'estro lor o, dato fi iosa decorazioni, affreschi, riquadri, inilorature, stucchi, come rilevasi nelle note di spesa allorquando il cinabro andava “a soldi +4 la libbra", l'“ azuro fino a soldi 18 l'onsa", e si aggiudicavano 68 lire allo Scarsellino per “ haver fatto nove quadri a oglio c il quadro grande de meggio, cioî otto fazze” (15094). Altri nomi di pittori? Tra i più famosi Cosimo Tura e Pier della Francesca, dicesi, mentre il Bastianino e Leonardo Brescia facevano la stima ai lavori dello Scarsellino: "lo Bastiano di Filippi pittor è estimato le sopradette pitture. lo Leonardo Bressi concludes» simo con verità essere l'honesto come la sopralista ". Pare che il Palazzo Estense sia stato edificato nel secolo XII e che in esso abbia fatto testamento il Marchese Azzo nell'anno 1254. Di poi cominciarono tosto i bruciamenti, sia per barbarie di fazioni, sia per casuali disgrazie. Fatto sta che lo si restaurò nel i31i6: indi nel 1338 per essere stato di nuovo preda alle fiamme. Il Duca Borso ed Ercole I lo abbellirono di molto, ordinando le pitture addi cui già si è parlato, lo scalone di marmo, i camerini sotto le logge per i Consiglieri di Giustizia, la Cappella di Corte. Altro incendio nel 1509. Alfonso I fece coprire di piombo lo scalone: Alfonso II ideò il gran Teatro di Cortile, che, costruito nel 1977, andò bruciato nel 1660. Continua implacabile l'inimicizia degli eventi. Quindi il ridursi, via via, del palagio ad uno stato di massimo squallore. Il grand'arco d'ingresso era fiancheggiato da statue di bronzo: fregi e dipinti ingentilivano la facciata: ucerniture di vario genere i re iuoli e loggiati) sua il palazzo calandatt sro ile de Sin Paole, che portava la Torre di Rigobello: P davanti il verone sulla iazza dal quale Pio II (1459) benedisse il popolo. pettacolo, certo, di imponenza augusta se ci pensiamo lo spazio tra il magmfico portale del Duomo e len- trata di Palazzo su cui era il balcone, gremito di esultante folla vestita a festa, con i “ giuppomi di oòrmesino cremisi rechamado ", le ‘“ zamarre cum fat- tura d'horo e d'argento, le “sbernie", le “ faldiglie ”, le “gamurre” dell'antica fastosa moda. Sfarrosissima la Corte del Papa in quell'occa- sione, e del pani, forse, quella dello s tia Duca Borso: 12 Cardinali è 1500 duna a cavallo aveva seco Pio II: l'Estense gli fece gli onori del- l'ospitalità con tutti i famigliari, vari Principi di Ro» magna con il seguito, i nobili, i i Lettori dell" siverzità, gli scolari, il clero. Assistito alle funzioni in Catte- rale. il Pontefice noti saliva agli alloggi in Palazzo per la scala, ma si serviva d'una specialissima via pensile tutta pompa di arazzi e drapperie preziose, che portava, appunto, dal Duomo alla residenza dei Principi. Lo stesso si era già fatto per la dimora in Ferrara del papa Eugenio IV in occasione del Con- cilio Ecumenico (1,458), quando tutta la sapienza © tutto il lusso orientale s'eran dato convegno nella città estense si ricca € gioconda di bellezza, che lo storico greco del Concilio restò stupelatto della ma- mibicenza di ogni Cis dd specialme mie chel naviglio La Coeliina mandato incontro al Patriarca per le ac- coglienze liete: arolanibiza: lo chiama, è gli pare ili struttura meravigliosissima “con tre piami di cu il superiore armato di artiglierie, e tutto coperto d'oro, pitture, drappi, arazzi, intagli" Ma se tanto si era sfoggiato per papa Eugenio, non meno si fece per il Piccolomini, imparentato, oltre tutto, a Borso per via della madre, Stella dei Tolomei di Siena. Non ci si guardava troppo per il sottile: Pio Il riconosceva apertamente di buon grado la parentela estense, per quanto la Stella fosse... una stella cadente! Ciob, gentildonna puro sangue fin che si vuole, ma nient'altro in Ferrara che la favorita del Marchese Nicolò, spina negli occhi e, più, pena nel cuore, per ben tre mogli legittime. Donna bellis- sima, incantatrice, La povera Parisina Malatesta se ne seppe qualcosa! Ed era anche la madre di Ugo. Pagine nere, fattacci, tragedie, Perdoni Iddio! Intanto Pio Il faceva orazioni in Duomo, pubbli icava indul- genze, benediva la città e i cittadini, p prima di partire, dall'alto verone sporgente sopra la porta di Palazzo. Una delle grandi passioni della Corte Estense dedita all'espansione d'ogni genere d'arte, era il teatro, musica, mimica, declamazione, commedia. E bisogna ricordare che il più produttivo commediografo di Corte si chiamava .... Ludovico Ariosto! Nel 1563 si cominciò l'erezione di colonne di marmo e di logge di fronte all'attuale cpiscopio, sormontate da una grande sala adibita, appunto, all'uso di Teatro. Senon- ché si facevano... 1 conti senza le fiamme, Ancora e sempre l' lacendio (1532), Il palazzo rimase in tutto il suo complesso, gravemente danneggiato. E in seguito, r malanni d'ogni genere, per incuria, responsabilità i uomini e di ati, il tutto cadde a rovina, conser- vandosi, per così dire, l'ossatura della grandiosa fab- brica, ma senza più affatto morbiderzze di forme ed opulenze d'arte, morta di nlievi e di colore. Appena il ricordo delle duecentoventi stanze dei tempi glo- riosi, in cui si svolsero feste © congiure, spettacoli carnevaleschi e foschi delitti, episodi leggiadri ed eventi luttuosi. All'angolo verso S. Paolo si erigeva la Torre di Rigobello che pare edificata da un muratore detto Mistro Rigobello: e da ciò il nome, Narra, infatti, un cronista anonimo: “ Pel bisogno di una Torre per ‘Orologio, fu fatto fare un edifizio eminente da un uomo eccellente nell'arte del muratore, chiamato Mistro Rigobello, e si fece una gran torre sul Cantone della Piazza, e cominciò (1374?) con palificata di travi di Rovere ben fitte in terra, e si chiamò col nome del costruttore". Era alta centotrentatre piedi ferraresi, ossia più di cinquantatrèé metri. La descrizione pre- sumibilmente veridica del Cittadella, può darcene un'idea: “Al di sopra della atei dell'Orologio era una niechia a trittico, sormontata da una campanella,

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”» SE dieta "o METE POETA TAI SITI il Palazzo Coorurale ciato di Piazza Trento e Talcste. forse quella che sonava chiamando i Re Alagi Una cornice dorica terminava il fusto della Torre, poi vi sorgeva un paggiolo di marmo sostenuto da archetti. Sul piano del poggiolo innalzavasi un loggiato o tem- pietto ottagono con piedestalli e colonne: indi un altro poggiolo; puscia un tamburo sostenuto da otto colonne, il quale conteneva la campana delle ore; quindi la cuba o piramide scannellata, al cui vertice stava un angelo alato, c sul capo di essa un'asta di ferro con banderuo Tutto questo, pertanto, non è che una ricostruzione della Torre, poiché dell'antentica forma primitiva poco o nulla si sa. Nel 1536 fun parte distrutta dal Fulmine («vita del iron »- saetta del tuono, leggesi mei documenti) e nel 1553 ruinò totalmente, pare per poca solidità di basi. Da note di spese sappiamo che l'oro» logio della Torre di Rigobello era stato costruito, curato e abbellito con somma diligenza e, pare, sosti. tuito via via da farne sempre più perfette o com- plesse nei riguardi del funzionamento e del suono. Nel 1362, infatti, si parla semplicemente d'un orolo- gio sulla torre; nel 14oz si accenna ai lavori d'un orologio nuova; nel 1433 ne era già costruito un altro, e in seguito {1457} troviamo pittori impegnati "a metere l'azuro al tondo del rologio adi Rigobe lo” indi {1458} vediamo “maistri de chonzare l'orolojo” {mae- stri orologiai) intenti a riparare "dicto orolojo"; è, infine all'anno 1458 è segnalata la necessità d'una "“spexa estraordinaria” per l'orologio che “non sonava el justo”., Mentre fervono i lavori per la ricostru- zione della Torre dopo il fulmine del 1536, l'orologio ha una sua parte importante poichè si tratta d'intro- durre la novità, già menzionata dal Cittadella poco più sopra, della coetpanella che sonava chismando i fe Magi, Ne più ne meno di un congegno di figure muoventisi ai tocchi delle ore, come i famosi Mori del famosissimo orologio di Piazza San Marco. E mae stre dell'orologio ferrarese fu, appunto lo stesso Rainieri di Reggio, artefice della simpatica meravi- glia veneziana. Interessantissimo il contratto steso in Ferrara il 13 Marzo 1557: “Lionellus filius q. Magistri Jo Pauli de Rainertis, civis regiensis, cognominatus dali Orologi, et Cristophorus filius q. mag. Marci de Ponte civis parmensis, ecc. promettono ad Aldobran» dino Sacrato Giudice dei Savi di fare in tarre dicta de Rigobello, unum horologium magnum pulsantem horas, cum suis radus de auro, ecc. »- Lavorato, ador- nato, fabricato et posto in opera, che l'orologio avanti bata le hore, som un boto de una campanella, et poi discenda un angelo che sonarà la tromba, et cum quello verrà fora li Tre Magi, li quali facciano la riverentia alla Verzene Maria, e passati che saranno, lo Angelo ascenda al suo loco”. La torre rovinò: l'oralogio s'infranse 0 spari: e i Re Magi non fecero più, sotto il cielo di Ferrara, la “riverenza alla Vergine Maria"! In questi ultimi anni si parlò di ripristino del Palazzo Estense, della Torre di Rigobello, del bel complesso architettonico che ormava anticamente Piazza del Duomo. Se mme riò: Don fervore, con Amore i di sopra tutto, «i calle. Consueta gagliardia dello spirito

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3748 3 ite ia | ì h | } W È Nd rosa f/ Men al —__Ui "ione = rema._—_ um. [n — a" AE AE IO SISI li Palazzo Estense vinto dal portale del Duomo, {Foi. F. Codognstoh

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4 fascista. Ed oggi ci troviamo di fronte al fatto com- piuto: e con un accrescimento di emozione dovuto all'idea pia cd in uno genialissima, di consacrare l'opera ai Caduti di Guerra, loro dedicando propria- mente il piede della ricostruita Torre, trasformato in una specie cli tempietto aperto sulla piazza, visibile attraverso acconcia cancellata in ferro battuto, In tal modo, mentre si vanno moltiplicando nelle città grandi tO piccole, imonumenti ai Caduti che spesso non hanno eloquenza ideale e significazione artistica, Ferrara ha saputo degnamente interpretare il proprio sentimento di riconoscenza e di Amore, con un pesto di alta nobiltà edilizia insieme che di squisita sensibilità patriottica. La vecchia Torre di Rigobello, sacra nelle memorie cittadine, batterà a vespro - trasformata in Torre della Vittoria - 1 suoi bronzi per il regaiancani in pace nella gloria, dei puri eri. Al centro del suggestivo androne a volta autentica di cui si è ricuperata la chiave con i sondaggi del- l'Ing. Savonuzzi all'angolo del palazzone, stà um pie- distallo di porfido che sostiene la statua dorata della Vittoria, d'espressione pensosa, di Arrigo Minerbi, e porta la scritta: ME AGMINIS SUPER UNDAS VINOCTAM TEMERE YICDORES NUNC TA, iii FE ET BONA PERACTIS JUNGITE FATA Lastre marmoree di pavimentazione, volta azzurra pantegiita d'oro, decorazione agli angoli di stemmi co- munali e Littorio. Il cancelletto di ferro battuto è ese- uito generosamente, su disegno arcaico intonato del- In . Savonuzzi, dalla Scuola Industriale di Ferrara. pra ripristino del Palazzo Estense (anche la Torre esisteva, in un certo senso, internamente di fatto, come ossatura) si era affidato fin dal 1923 alle sorti di un concorso tra artisti ferraresi. Non ebbe esito felice, Solo si assegnò un secondo premio divisibile fra vari concorrenti: e si nominò una commissione per l'esecuzione d'un piano concertato, affidata, in un primo momento, al compianto architetto Borzani, indi proseguita sotto la direzione dell'Ing. Savonuzzi, e vigilata dai membri della Commissione, Onorevole Mantovani, Prof. Magrini, Ing-. Maciga. Da sparsi elementi conservati, si trassero motivi al rifacimento: le finestre; ad cs. si ispirarono completamente alla realtà di alcune... consorelle, gloriosamente super= stiti! In particolare non va passato sotto silenzio l'amoroszo ritorno a splendore del Valto del Cavalla, così detto dall'antica statua equestre di Niccolò d'Este, dovuta all'eccellenza somma del Baroncelli, DI fronte, all'altro lato del Volto « cioè dell'entrata in Palazzo, era la statua di Borso, pure in bronzo e d'arte insi- re, Ahime! la Rivoluzione Francese schiantò, infranse, istrusse. A memoria delle belle statue sacrilicate non rimasero che le basi marmoree, l'arco gentile a rilievi finitissimi verso il Castello, e la massiccia ornata colonna, verso la Torre di Rigobello. Potevasi ora seriamente pensare al ripristino del Palazzo, senza le famose statue, o la facciata senza di esse non sarebbe stata come... Ferrara senza ricordo degli Estensi? Lo slancio munifico d'un concittadino provvide, L'Ing. Giuseppe Maciga, inferrvorato del bel culto per le vetuste cose Ferraresi: di orecchio amabile agli inco- raggiamenti il agli sproni idel Comm, Giuseppe Agnelli, animatore cospicuo d'ogni ma nanima impresa storico- estetica ferrarese: mecenate di spirito, se non di censo » il che è estremamente raro! » aolfferse il capitale necessario al rifacimento delle statue su opportuni schizzi rintracciati, mentre S, E. Balbo otteneva dal Governo il bronzo di cannoni austriaci. Scultore mira» bilissimo lo Zilocchi. In tal modo, nel pieno rigaglio dell'Amministrazione Fascista, Podestà l'Avv. Comm. Renzo Ravenna, si riabilitò completamente l'alto de- coro del Palazzo Municipale dall'onta secolare del- l'inenria e dello sfregio. Borso e Niccolò tornarono a vigilare il frontone l'enirala al Palazzo FEdlense con le alue di Bornro è Niccolò d'Este.

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SE Balbo e l'on. Grandi al balcone del Palazzo per le foste ferraresi. dell'entrata cccelsa, dalla cittadinanza accolti con la festosità stessa del .joo quando narrano le cronache che “al suono di tante trombe che era una cossa grande da sentire tirarono suso el cavalo et la statua del Marchese Nicolò ". La sSellimana Ferrarese (28 Ottobre -4 Novembre) innugura la Torre della Vittoria, riconsacra il nobi- Fot, Vacebi è Graaland] lissimo Palagio, celebra conquiste cd ascese nel campo artistico ed industriale con esposizioni di vario genere, dalla... pittura alla canapa! Sagra di sana operosità multiforme emergente dal giro stretto di pochi anni di lavoro e di tenacia. Insomma merita bene Ferrara che si dica, con le parole del suo vecchio Cronista sopra citato, che ha.... ‘“’cosse grandi" da mostrare! GIANNA PAZZI

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GLI E' stato pubblicato, diffuso, è già anche un pa’ realizzato nelle sue prime promesse verdiane (Otello e la vecchia Forca del AMestino) il programma del Teatro alla Scala di Milano. L'elenco completo comprende le seguenti opere nuove: fe preziose ridicole, commedia lirica in un atto, versi di Arturo Rossato, musica di Felice Lattuada; H Re, novella in tre quadri di Gioacchino Forzano, musica di Umberto Giordano; £L'ort spagnola, com- media musicale in un atto, poema di Frane Nohain, musica di Maurizio Ravel; La compona sommenna, in quattro atti, libretto di Claudio Guastalla, tratto dal dramma di G. Hauptmann, musica di Ottorino Re- spighi; sare Saffaa, opera in un prologo e quattro atti di W'.,Y. Bielski, musica di Nicola Rimsky Korsakow: La Masilena, opera in tre atti, parole e musica di Vincenzo Michetti; La Falena, leggenda in tre atti di Silvio Benco, musica di Antonio Smareglia. Nuova in modo assoluto anche l'azione corcogra- fica Consiova a Fenesia, otto quadri di Giuseppe Adami per la musica di Riccardo Pick Mangiagalli, e nuo» vissimi pare che debbano essere {almeno per l'Italia) i parecchi balli che si annunciano di Ida Rubinstein. Molta roba russa... Si promette che verranno inoltre rappresentate altre venti opere di repertorio scelte fra: Falstaff Ri goletta, Aida, Traciata, Trovatore, Un ballo in maschera, F maestri cantori di Norimberga (che dovranno servire ad una gentile solennità in omaggio ad Arturo Ta- scanini, Lobesyria, Tristano e foolta, Manon Lescani (del Puccini, s‘intende), La Bobine, Tasta, Turandol, Boro Godunofi, Kocantebina, Nerone, Lucia di Lanimer moon, Carmen, Sly, Haensel an? Gretel, Faust, Andrea Chenler, Al barbiere di Siviglia, Iris, Cavalleria rusticana, Pagliacci, Luima, Fra Gberando, Le nozze di Figaro, La Sonnambanle, Verranno infine rappresentati cortamentoe: /{ Ta- haero, che farà comodo per le sere dei balli e dei balletti; Francesca di Rimini, di Riccardo Zandonai: Don Giovanni, di Wolfango Amedeo Mosart; Ger manila, di Alberto Franchetti, e il severo Parsifal, di Riccardo Wagner, cura speciale di Arturo Toscanini. Questi avrà a suo lato e al suo seguito Ettore Pa- nizza e Gabriele Santini, nonchè Antonio Sabino è Antonino Votto, quali altri direttori d'orchestra. Maestro del coro l'impareggiabile Vittore Vene- ziani, e sostituti all'orchestra Fornarini, Frigerio, Gennai, Mola, Rossi e Rufo. Alla messa in scena, Forzano, Lert e Alessandro Sanine. All'allestimento, Caramba. Al macchinario, Ansaldo, Abbiamo detto tutto? No. Dovremmo fare anche i nomi dei cantanti. Ma le novità sono poche e le voci nuove non sono tutte italiane. Per il che ci piace di tacere su questo argomento. Non desideriamo che ci si creda asserviti alla consuetudine più sterile che esista al mondo: la critica per la critica. Diremo dunque, invece, la parola dell'omaggio, che SPETTACOLI DELLA “SCALA” maggiormente risponde a un impulso della nostra anima italiana. Quando con la rappresentazione dei Macsta canlori verrà ricordato il fatto che da parecchi lustri Arturo Toscanini dà = sia pure ad intervalli — lo splendore della sua genialità alle interpretazioni del massimo teatro lirico d'Italia, proveremo anche noi una pura e disinteressata gioia di italiani. Non apparteniamo alla categoria dei pappagalli lusingatori del grande Maestro concertatore. Ne ab- biamo discusso spesso (non ascoltati o nom compresi forse, ma liberi e sereni) le fobie e le schifiltosità estetiche, per cui, ad esempio, Pietro Mascagni è troppo poco rappresentato alla “ Scala" e non in tutte le sue opere più significative, 0 gli eccessi di seru- polo, per i quali Vincenzo Bellini e Gioacchino Ros- sini non hanno sulle scene scaligere il posto che al loro genio spetterebbe, ma nessuno ha bisogno d'in- segnarci che Arturo Toscanini è il più squisito e forte direttore d'orchestra che l'Italia possieda, e tale che molte Nazioni possono invidiarci. Sarà ben giusto, quindi, che con un'opera wagne- riana, egli che fu un infaticabile apostolo della bel- lezza della musica wagneriana prima di diventare un ricostruttore del culto di Giuseppe Verdi (certe sue interpretazioni della musica verdiana hanno avuto il valore nobilissimo di una rivendicazione), venga ono- rato in Milano con / macsri cantori, il capolavoro dell'eroica serenità satirica, Così ci fosse concesso che Arturo Toscanini non dovesse ad ogni anno, da qualche tempo, lasciare la “Scala” e l'Italia per gli inviti degli Stati Uniti di America! Se ne gioverebbe tutta la stagione lirica ed egli potrebbe un po’ di più donare l'ausilio della sua genialità alle opere nuove. Ildebrando Pizzetti deve anche a lui se Fra Ghenondo, l'anno scorso, fu una battaglia vinta. In quanto alle opere nuove, nuovissime è quasi nuove (come La Maskena del Michetti, un signore è musicista, che ha potuta rifare un'opera già apparsa parecchi anni or sono, perchè pare che goda di una fortunata agiaterza), non osiamo pronunciarci sulla scelta. Ci piace che sia arrivata alla "Scala" Za campana sommersa di Ottorino Respighi e siamo sicuri che si worrà crearle intorno l'atmosfera della più cordiale ospitalità intellettuale, anche se ci arriva da successi d'oltre confine; e non ci dispiace di vedere ritornato alla “Scala”, benché sempre nella modesta fatica di coloritore di danze, uno dei più eleganti artisti della tavolozza orchestrale, Riccardo Pick Mangiagalli. Lo Zandonai con la Francesca sa Aiorini non poteva più a lungo mancare. Meno ci convince la invasione dei balletti di Ida Rubinstein, ma non ignoriamo tutte le possibilità del loro fascino. Antonia Smareglia, l'aristocratico musicista triestino, sarà ascoltato da noi con la riverenza di un'antica grati- tudine intellettuale. Rimpianti? Lacune? Abbiamo già accennato al

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Il Maestro Antonio Smareglia. fatto che la “Scala” mostra soverchio timore di ac- costarsi alla ridente Musa rossiniana e alle divine malinconie di Vincenzo Bellini. Ci si era fatto sperare, a questo proposito, che avremmo udito J/ confe Ory. Confidiamo che almeno, se il Barbiere di Siciglia è la Sonnambaa dovranno essere ripresi, ciò nom avvenga in sere di grigio ripiego. Tutto compreso la nostra stagione scaligera sarà nobile e varia nei suoi spettacoli. Nessuna meravi- gliosa sorpresa, poichè manca il nome ignoto 0 quasi (Vincenzo Bellini arrivò alla "Scala" col fardello tenue di ventisei anni, cento anni or sono, e con un piccolo successo napoletano che non aveva suscitato echi a Milano; // Nabucco di Giuseppe Verdi fu am- messo, benché il Verdi avesse all'attivo una cosa me- diocre, £'Oferto, e al passivo il fiasco di Uan sgiomo di regno), ma forse non sono più i tempi di Diogene. La lanterna delle pazienti ricerche si è spenta; il de- siderio del miracolo non esiste più. Non importa. Prepariamoci a godere, dove e quan- do e come ci sarà concesso, E che la corona ritardata da un anno di // Re di Umberto Giordano sia senza spine ora che finalmente l'autore (al quale la città sua nativa, Foggia, ha dedicato il proprio maggiore teatro) ci darà forse la possibilità di un lieto plauso, fedeli come siamo al fascino della chiara e semplice melodia. Ma anche qui la nostra parola non vuol es- sere profezia; è augurio soltanto. INNOCENZO CAPPA

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52 I CINQUANT'ANNI DEL POLITEAMA ROSSETTI DI TRIESTE La cinquantesima ricorrenza dell'inaugurazione del più vasto e popolare teatro di Trieste è stata solen- nizzata con particolare fastosità e con il totale rin= novamento lella sala, diventata tutt'altra da quella che fu sino ad oggi, di modo che la rievocazione di mezzo secolo di storia triestina — che ebbe in ogni periodo la sua più larga e più immediata ripercus- sione in quel teatro — è assurta ad un'importanza che oltrepassa di gran lunga i confini della città è della regione. Radicali furono i lavori intrapresi dall'architetto Umberto Nordio per incarico del cav. Enrico Wul- fler-Lupi. La vastissima sala, finora troppo semplice e nuda sul tipo dell'" Adriano” di Roma, è ora una celle più belle sale d'Italia. L'inaugurazione del nuova teatro avvenne la serà del 25 settembre 1928, con l'opera Turandol, prece- duta dall'esecuzione degli inni della Patria e di quel= l'inno di San Giusto che a Trieste ha un significato speciale ed altrettanto alto: è il canto solenne e mae- stoso che nei decenni della dominazione straniera su» blimava le anime dei triestini nell'anelito verso la Patria. L'orazione inaugurale fu fenuta da 5. E, l'o- norevole Emilio Badrera, al quale pronunciò questa frase profondamente esatta: " Voi voleste affermare qui la vostra italianità, qui avete perciò un monu- mento che dopo le tombe dei Martiri e degli Eroi, è il più glorioso monumento della vostra passione e del vostro martirio‘ Quando un incendio distrusse nel 1876 il Teatro Mauroner — risorto poi sotto il nome di Teatro "enice — un comitato di autorevoli cittadini, pre- sieduto dal barone Emilio de Morpurgo, si costitui in società e fece costruire dall'ing. Nicolò Bruno, architetto del Politeama di Genova, un nuovo teatro, spazioso nella sala e ancor più nei locali accessori, in una località allora pensa” dal centro cittadino, uasi in campagna, sull'Acquedotto prolungato, chia- ata ora ufficialmente Viale XX SiHembre, ma ri» masto sempre Acquedotto per la popolazione. L'inaugurazione avvenne il sabato 27 aprile 1878 con l'esecuzione d'un patriottico inno appositamente scritto dal letterato triestino Alberto Boccardi e mu- sicato dal maestro Luigi Ricci. Si esegui l'opera Verdiana {a balle in marchena, seguita dal ballo Pietro AMicca del coreografo Luigi Manzotti, con musica del maestro Giuseppe Chitti. Sin da quella prima stagione si ebbero wivissime ma- nifestazioni d'italiani- tà, anzi d'irredenti- smo, e subito si ebbero proibizioni, arresti e condanne. Fu eseguito l'Emnani che diede luo- go a deliranti accla- mazioni mei passaggi più significativi, con interminabili richieste di bis; alla prima rap: presentazione fu anzi lanciata dal loggione una bianca colomba che portava al colla un nastro tricolore © che dopo avere svo- lazzato per qualche —. sr ae wr fac a CS alii minuto per il teatro andò a posarsi ai piedi del com- Missario SE pesa di servizio per farsi docilmente se- uestrare fra gli ironici clamori della falla. Il ballo Metro Aicca offriva frequenti appigli ad applausi... a doppio senso; non così il successivo Fiere Fienimorca nel quale, per ravvivare l'entusiasmo del pubblico, il direttore dell'orchestra del ballo, maestro Piccoli, la sera del A giugno intercalà alcune battute della Marcia Reale, accolte con delirio, ma seguite, a rap- presentazione ultimata, dall'arresto del maestro che venne condannato ad alcune settimane d'arresto con provvedimento di polizia; visto però che l'opera sua era necessaria per irezione dell'orchestra, veni sera di rappresentazione egli veniva liberato dal car- cere ed accompagnato a teatro da due guardie che poi lo riconducevano alla sua cella. Nell'estate dello stesso anno si ebbe la prima stagione drammatica con la compagnia Bellotti-Bon, seguita già al 31 agosto da una nuova stagione d'opera Lrica. Si vede che anche a quell'epoca Trieste non smentiva la sua fama di città eminentemente affezio- nata alla musica ed in modo speciale all'opera. Stagioni d'operetta furono tenute con costante re- golarità e con ottimi successi, del pari che concerti orchestrali o di solisti furono dati ogni anno con largo consenso popolare. Da Mascagni a Weingartner, da Strauss a Toscanini, da Nikisch a Busoni, da Kubelik a Hubermann, tutti i erandi nomi apparvero sui cartelloni del Politeama. dr pin in auge i grandi balli corcografici, tutti 1 più acclamati vi fu- ronò eseguiti magistralmente con il più vivo Successo; basti dire che l' E ucelzlor ebbe, nel 1883, 52 repliche consecutive e dieci anni dopo ne chbe altre 37, sempre a teatro pieno: sono cifre che sembrano iperboliche ad impresari d'oggi. Così ebbero sempre lictissimo esito Coppelia, l'AMistoria d'un Pierrol, Sieba, Ma il nucleo principale dell'annata teatrale del Politeama Rossetti furono costantemente le stagioni liriche: in So anni si ebbero 104 opere con 335 ri- prese, ossia più di sei all'anno in media; figurano in prima linca le opere Verdiane: Rigoletto dato in s1 sta- gioni, Trovatore e Traviata in 14; seguono bacia di Lame ta in 13 stagioni, Barbiere di Siviglia © Carmen in 11. Le novità non incontrarono, in generale, favore, sia questa della frequentazione d'una massa che predilige le opere di repertorio, già consacrate dal successo in precedenti stagioni invernali nel più ari- stocratico e severo Teatro Comunale, poi Giuseppe Verdi, che quest'anno dovette abdicare al suo impero in favore del rinnovato Politea- ma Rossetti. Sarebbe superfluo fare nomi, perchè tutti i grandi artisti del teatro lirico cantaro- no sull'ampio palco scenico del I la come viene usualmente chiamato in città, ita» liami quasi senza ec- cezione, perché opere artisti stranieri vi ebbero scarsa o punto fortuna. L'atrio dl Politeama Rossetti.

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53 q || rerTErE5T er eni E Politeama Rossetti: la ‘sala completamente rinnovata. Nel 1883 una toumée wagneriana della compagnia germanica diretta dal cav. Neumann ebbe poco pub- blico e poco successo, Una bella e nobile tradizione del Politeama Ros- setti furono le rappresentazieni straordinarie - d'opera odi concerto - date annualmente a beneficio dell'“ As- sociazione Italiana di Beneficenza" la massima asso- ciazione d'assistenza per i bisognosi italiani cittadini del Regno. In quella sera erano ammessi nastri tricolori, stelle a cinque punte, esecuzioni di inm patriottici, acclamazioni all'Italia rappresentata dal suo Console Generale. Tutte manifestazioni rigorosamente proibite nelle altre epoche. Ogni ripresa dell'Enani dava luogo a manifesta- zioni così clamorose, a richieste di bis così esagerate che la polizia dovette intervenire più volte. Per esem- pio nel 1888 l'autorità aveva dato ordine che il coro del terzo atto " Siamo tutti una sola famiglia" non dovesse essere replicato più di tre volte, ma il pub- blico tempestò tanto che l'orchestra non riusci a ri- prendere l'esscnzione normale ed il teatro fu dovuto sgomberare. Il giorno dopo l'Emani fu definitivamente proibito. Fu permesso ancora appena nel 1903, ma il tentativo non riuscì secondo i desideri della polizia; infatti, la primavera - il ab maggio » da sette re pliche del coro accolte da deliranti acclamazioni di “ Viva Verdi", “Viva l'Italia” " Viva Trieste Ita: e col lancio di miglinia di cartellini tricolori, l'atto fu dovuto sospendere e le seguenti rappresen tazioni furono proibite, Nei mesi di carnevale il Politeama fu sempre per tradizione adibito a weglioni mascherati che ebbero — come hanno tuttora — voga grandissima più che in qualsiasi città del Regno. Memorabili furono le serate dedicate ai concorsi annuali per le più belle canzonette popolari in dia- liana " letto, iniziate il 9g Gennaio 1893 con quella diventata soi una specie d'inno patriottico: " Ne la patria del ossetti non se parla che italian" che ogni italiano conosce, I versi di Giulio Piazza (Macieta) è la mu- sica del maestro Silvio Negri, facili e parlanti al- l'anima della massa, sono da 25 anni oramai patri- monio del patriottismo popolare che accomuna il nome dello storiografo Domenico Rossetti a quello del Teatro a lui dedicato ed insieme all'espressione del l'italianità profonda della città. Infatti il Politeama fu sempre luogo di riumone della popolazione per i comizi elettorali più grandiosi, r le manifestazioni d'italianità più clamorose, per pista d'alti inge i della patria. Il comizio del 14 Febbraio 1897 nel qu uale fu I roccia la can- didatura elettorale di Attilio Hortis, il bibliotecario cittadino, l'austero pasti poi Senatore del Re- no, fu uno dei primi; ne seguirono altri mnumerevoli: il 18 Dicembre l8g8 contro la progettata erezione d'un ginnasio croato a de nel centro dell'Istria; il 18 Giugno 1899 contro la progettata erezione d'un ricreatorio Salesiano a Trieste: 15 Dicembre 1901 si ebbe un memorabile convegno “ebiediote al governo austriaco un'Università italiana a Trieste, consacrato da una lapide murata nell'atrio, Dopo la guerra è più grandi convegni nazionalisti e fascisti si continua» rono a tenere nel Politeama, dove nel 1920 parla- rono S. E, Benito Mussolini e Carlo Deleroix, entu= siasmando la gioventù. Con la nuova direzione, sotto l'esperta guida del Cav. Lupi, il Politeama Rossetti s'avvia a nuovi e più alti destini, dei quali è arra l'eccezionale stagione autunnale di quest'anno, commemorante il 50° anni» wersario d'un teatro che i nostri nonni vollero eri- gere di vastità eccezionale e che attraverso 1 ricordi patriottici di ieri e l'attività artistica d'oggi va acqui. stando sempre maggior lustro e maggiore splendore. BRUNO ZUCULIN

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Sd MARCELLO GIORDA Marcello Giorda tornerà a Milano con la com- pagnia di Tatiana Pavlova. Ha trovato, finalmente, questo giovane bruno sul que Si SONO un giorno appuntate tante speranze e un giorno s'è disperso per riapparire fugace, torvo, scontento, ha trovato finalmente il suo posto? Mistero. Giunge l'eco di certi successi che hanno l'aria di essere autentici. Intanto per vagliare la portata definitiva, aspettiamo. Giorda scrive, telegrafa, si confessa: rivela ancora attraverso certe trepidazioni quell'ansia di giungere, di grane presto, di giungere trionfalmente nella piena uce, che è in lui quasi forsennata. Ma accanto a Tatiana Pavlova ed a Renato Cialente, così diversi per indole, troveranno pace i suoi naturali è pericolosi squilibri? Mistero. Tutto è stato sempre ed è ancora, un pocd, mistero intorno a questa figura accigliata è fremente, impetuosa e ritrosa, audace e scontrosa, di giovane attore che ha la voce chiara e l'anima fresca e giù qualche filo d'argento sulle tempie. Gli gioverà non pertanto mutar aria scenica, e re- pertorio: abbandonare le vecchie marsine dei drammi ai quali si era wolentieri alfezionato, ed i quali gli hanno regalato i facili successi dei primi tempi ei amarezze: più gravi e più profonde degli anni maturi. Kai atbiaczo traveduto allora, nell'arte di questo giovane esordiente, molte possibilità e sopra tutto un prodigio di precocità veramente notevole, Ma la pre- cocità si sconta. Bisogna saperla ripudiare in tempo utile o adattarsi a giacerne vittime inesorabilmente. Giorda non ha saputo staccarsi dal calore morbido e invitante dei primi successi? O non ha potuto? Il suo errore fu determinato dalla vanità, dalla pigrizia 0 dal disdegno per le formule nuove? La fortuna fu con lui troppo prodiga o decisamente avara e nemica? Mistero. Certo ci troviamo di fronte all'enigma singolare di un attore che ha interessato il pubblico è la critica per ragioni serie, e del quale, ad un certo mo- mento, la critica € qualche parte del pubblico si sono staccate per ragioni frivole, Un'indole strana ma acuta, Sfugge spesso, ma quando si rivela ferisce la mente e s'impone di prepotenza. Un attore che sa essere simpatico quando vuole: ma che vuole qualche volta anche caparbiamente parere odioso fino alla bru- talità; ed oltre la brutalità fino al coraggio. Indubbiamente, un volitiva. e si sente quando recita. Recita, e martella, è scande. Il mala della sua voce è di buona tem- pera: la parola, percossa dal tono è dal gesto, lascia nell'aria, per soalcl tempo, delle vibrazioni che non hanno soltanto un effetto acustico, ma quasi luminoso, E servono a precisare, contro luce, i contorni del- l'immagine, i confini netti del pensiero. Marcello Giorda è un giovane che non appartiene alla schiera dei nuovi, degli indipendenti. Artistica» mente egli è legato alla tradizione. La sua maniera s'inquadra nel gioco serrato di quella finzione scenica di cavalleria borghese, che trasse le caute origini da Dumas, si smascherò con Sardou, toccò i vertici, se non della perfezione, almeno dell'ultima possibile esa- sperazione, con il giovane Bernstein ed il più fortu- nato Niccodemi. Oggi la moda devia: quando tutto parve detto, an- che quello che non pareva in alcun mode possibile dire, si volle retrocedere verso zone grigie e silen- ziose, sulla soglia dell'intimismo, sperando di poter far tutto intendere, con una più rallinata e sapiente dosatora di pause, anche quello che pareva non po» tesse, a teatro c nella vita, farsi intendere mai. Gorda non naufragò, come altri slovani, nel vago: rimase ligio alla propria indole. Cioè alla precisione, Arso dalla febbre di giungere, egli ha lavorata sempre, Si avvicina alla quarantina con qualche flo grigio sulle tempie, con molti solchi sulla maschera tetra, con il illlore dei nottambuli, con il tremito mor degli alfaticati che si sorreggono soltanto a forza di nervi, Quadrato, solido, pensoso e quasi sospettoso seri» tatore, con gli occhi vivi sotto le ciglia folte come gli cechi del ramarro nel cespuglio, Giorda nom si pra affabile e completo in espansione: enon si definisce subito, Anche sulla scena le sue creature si dipanano a o a poco: le lince sono messe a posto pare meticolosità che talvolta esaspera. Ma a sono tutte equilibrate e distribuite in luce, il perso naggio non ha altro da chiedere: è perfetto. Cammina cammina commina.... la fiaba dei nostri attori è sempre quella. Anche Marcello Giorda ha camminato molto. Ha cominciato subito, ragazzo, Il primo tratto fu percorso xolando. Poi, cominciò la difficile ascesa, man mano che si avvicinava la mita. Oggi la méta non sembra lontana. Ma i primi tempi furono ben duri e desolati. Nell'immediato dopo guerra questo giovane bruno e accigliato, che aveva il vezzo di recitare scandendo le parole © di guatare come sapevano volar diritte werso il bersaglio, con la fronte bassa e con il mento sul petto, che aveva un gioco lieve e nervoso di dita sul Et delle tavole, sulle spalliere delle sedie, sulle fragilità dei ninnoli, parve a noi che tornavamo dalla vita dura, l'espressione di uma virilità artistica, di una squillante e perentoria e quasi militaresca virtà inter- pretativa degne dei muovi tempi, della nuova indale, della nuora fede. Ma poi il giovane bruno dileguò per le viottole del capriccio, Rinpparve raramente nella luce dei teatri maggiori. Trascinava nella penombra il martirio inesausto della sua sete di gloria, Perchè Giorda è ambizioso, Una sensibilità ceces- siva rende scontrosa, talvolta, questa sua ambizione. Egli sogna campi vasti da percorrere in piena luce di sole: se un inciampa gli preclude il cammino, prima di decidersi a deviare, s' acquatta, E xwersa sterili lacrime di rabbia mordendo i pugni. lo poco lo conosco: è uno di quegli attori con i quali è difficile fraternizzare anche se nel suo came- The, durante la recita, c'è la buona mammina grigia è siente che ripiega i calzoni è riordina le eravatte del figliolo in scena, Cè nella luce di quella verniciatura che lo difende e lo definisce a prima vista, non so che di gelido che allontana © quasi offende. Egli si aggira solo e acci- gliato anche in mezzo alla folla, con le mani in fondo alle tasche è gli sechi socchiusi. In questo assomiglia un conf cero Ruegeri E non si può dire in iaia che, anche quando wive, lo imiti, "Viuando re- cita, si. Non in tutto, è qualche volta nemmeno nella parte migliore, Ma nello stile drammatico ed in qual- che riflesso del comico. E quel che è peggio, troppo spesso fino a quelchari tempo fa, nel repertorio, Soltanto nell'impeto trova modo gisotr lamare al cospetto del pubblico la propria indipendenza, E questi impeti sono più frequenti quando sono messi al servizio di creature sceniche che non subiscono l'influenza deleteria di una consacrata ed ormai indistruttibile tradizione teatrale. Allora Marcello Giorda, nel nuovo, si rivela nuovo. Tenta e intuisce, si cimenta è riesce. Poiché la sua

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Marcallo Giorda, accortezza è anche molto agile e robusta, non gli è accaduto, in questi nuovi cimenti, di cadere mai. Anzi, è andato più oltre. Ora la sua maturità è vicina: e, con la maturità, è vicina la méta, Egli ha la duplice possibilità di saper intendere il vecchio stile che s'inerespa fatal. mente di rughe d'ombra e il nuowo che si corona di raggi di luce mattutina. Fra i due miraggi egli ha, fra le sue doti, per le sue qualità “ili: per la sun volontà ferma e precisa, per la sua età stessa, il modo di trovare il giusto temperamento, la formula sospirata che elimina il sapore delle cose rancide e quello delle cose troppo acerbe. Qggi si procede a sbalzi troppo arditi in avanti, che donano alle platee, tra un migliaio di proteste, Fas. © Minlani, Livorno] la sensazione del fallimento della giovane arte nostra, e ribadiscono nei ben pensanti l'idea che pazzia è novità siano due termini identici atti a definire un movimento che degenera. E si crede di procedere anche con sbalzi insensati all'indietro, per i quali si assiste all'assurdo e sonante consenso della vigliac- cheria premiata. Nell'un caso e nell'altro si traggono le folle in errore: nell'un caso e nell'altro si aggrava il disagio della inevitabile crisi di trapasso che ci DeL perplessi : secon | Venga per gli autori i io apostolo equilibra- tore, che rimetta in colla diritti sacrosanti del pesano ca le necessità del rale Fra gli interpreti io oggi ne vedo uno che potrà PE A forse meglio di tutti: Giorda. gi. Pi

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LA PAGINA DELLE SIGNORE (Disegni Di Fabiano) Non c'é che dire: se una povera densa guarda afilare le belle ragazzo che le sarte impiegano a mettere in mostra i muori modelli, e ordiaa il vestito del quale ha bisogno sulle impréssioni riportate, avrà sovente di che pentirsi più tardi. L'effetto ottenuto non sarà mai quello sperato. Su quello ragazzine snelle, fatte di giovinezza e poco più, ampi sbuffi 0 vesti tese, scollature illimitate è colli esagera» tamente alti, gonne svolazzanti è lunghe pendenze a caprio ciose bizzarrie, tutto fa atirnentissimo quadro. Evidentemente, st laitazio comperane il vestito, per apparire slanciata e Îles sibile come la ragnzza testé ammirata, che eggiava on deggianto, è prendeva lo pose di un'attrice rimasta sola in scena e decisa ad accaparrare tutta l'attenzione del pubblico, tutte lo sare farebbero rapida cd immensa fortuna. Ma se la signora ha il buon senso di dare una rapida oc- chiata allo aprechio che le sta di fronte. a paragone fatto, è cioè, a ragion veduta, eliminerà senza rammarico l'impradente Rita, saggerza. ricoprendo l'illusione, farà dire, sia pure so- spirando: — Mi dia qualche cosa di più pratico. La civetterià, che non moore mai, impedirà di dire: “ Questo non fa per me” ovvero "io non faccio per lui". 1 che servirà anche ad ovitare alla pazientissima sarta, la fatica di protestare e di incoraggiare, colmando la prospera cliente di malto faticoni complimenti, ai quali nessuno crede. Non avrebbe dunque una cattiva idea quella sarta che ime piegasse, alire alla bruna e alla bionda sottile indossatrice di abiti. una buona figliola f{noa abbli gatoriamente di Lopez) più pasciuta, sulla quale dimostrare di quanto possa diminuire la mole, sotto un restito di pura linea, tagliato con garbo e con intendimento, diciamolo pare, artistico. a Chopo tutto, fra le clienti d'una La prc sarta, il maggior mumerò non credo sia di eteree sillidi, che han aul wiaò la primavera, (Quel coloro animata, abimé. xi e presto. Per conser varle, il sovrano degli aiuti è il rie poso. perché nella salute è il più grande segreto di bellezza. Ma tal volia il viso, le labbra irrimediabel- mente pallide, fan perdere ai lincar menti una troppo grossa percentuale dei loro utili, e allora, poichè gia nell'antico Egitto e in Roma mostra si usavano migliaia d'anni or sonò, unguenti © surrogati, ricorriame anche fici, Ma coi parca mano, al giglia rel alle rose dell'artificio, Con parca mano sf cum grane valie. Aveto mai osservato, per csempio, come sovente questo disperato rimedia sia denunciato dal sorriso, che mostra le gengive naturalmente amaorte, nec canto alle labbra troppo rosse? Si è pensato anche a questo, in ventando un dentifricio, che renda al tempo siesso due opposti servizi, la- sciamdo, sul suo passaggio, i denti bianchi e le gengive rosse. Che potete pretendere di più? Sa: pere se non danneggi i tessuti e gli smalti mentre favorineo la bellezza? Questo è troppo domandare. Se le signore cnnsuliaziero il me- dica, prima di farsi belle, le vedrem: mo rimanere allo siato primitiva, rea costrizioni, come senza l'aggiunta del menonmo graniso d'impalpabile cipria, A proposito della mula 23 Lu îervare Ancora una cora, Se lo guancie sona troppo sbiancate mentre le labbra somigliano a ciliege, il viso potrà appari malia carino a riparò, specialmente a distanza, ma, a ra aperta, da vicino, i denti ranno per contrasto più di avorio antico che di madreperla. Ahime, che coi cappelli di ora, che sianno fra il caschetto di aviatore © la calotta di Pirrol, fasciati, spietati, senza la menoma tesa, bisogna badare a tutto questa perchè i linea» menti, profilo, forma di visa, carnagione, iuito essendo messo in evidenza, dov essere perfetto. Come mai la moda pro tettrive delle donno ché la fannò prosperare, impone ora alle faccine irregolari, capricciose o sfiorite, di mostrarsi senz'om- bre compiacenti? Dobbiamo proprio mettere da parte la pie- tosa campana, che abbellisce tutti, per questi succhetti che aderiscono alla testa e denudano il viso? Senza pretemdermi infallibile, direi che anche in questo problema, dl migliore davailio ci viene dal vecchio montta: "Conosci te stesso". Cignuno porti quello che gli si confh: meglio cissre un po meno alllimte medeilà, è un pocò più pia» cevoli da vedere. Malbo pensano le signore all'insieme del quadro che deb: bono formare, quando escono fra la gente, esposte all'occhio critica delle amiche e degli aconsaciuti, nt al è ancora sco perio quale esse temano maggiormente. Cannbbi anni indietro un giovane csteia, fabbricatore di versi eleganti e posatore per eccellenza. Viveva di bellerza, e dichiarava con parole scelte che non ai sarchbe mal raso: gnato a sapersi, nemmeno solo e lontanissimo dagli occhi al- irui, meno che armonioso di grato, di vesiario, «di apparenza, in somma... Speittinato? barba lunga? maniche di camicia? calzini di bio colore, &, piotacaso, rammiendati ? Piottosto la morte, Il penziero alato delle sue muse ispiratrici dovera poterlo raggiun veci disdoro è dire ga ea lunque momento, trovandolo asmprò nel suo pieno fulgore formale. Non poniamoci astrusi problemi, per sapere come egli riuscisse a ri- solvere in bellezza tutte le meschine difficoltà quotidiane, colle quali La vita si diverte a tenerci secupati è ad im- bararrarci, Ammiriamo invece l'esteta scrupoloso, ma imitiamolo con parsi- monia. Chi non sia illimitatamente ricco, può dar fondo con facilità ad un patrimonio irappo gagliardamente assaltato, in nome della Belleesa. la- fait, il pallido a di cui s i fini cal fimorat di debii e falsificare delle firme di un certo valore; non di suoi colleghi. re è perico Losa, dunque, Ma curare us poco l'impressione che si sta per fare, nòn è peccato, chie» ché me dicano le austere pirsone che trovano vir tuose solamente la brut- terza © la musonena. Persino le cameriere, i che como al sa, cdiana L' con tutto il latente cuore le loro padrone, tengono a vederle vestite bene, meglio della signora di fronte, presso la quale ata al aerrizia la lora amica più cara, Della padrona di- ranno, magari, tutto il male imma ginabile, ma anche in questo cam preferiscono battere gli altri cho ce

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sere battute, E rovescia. Accontentiamo dunque le nostre neccasarie anailialrici, per chè non debbano vergognarsi di noi. Questo non preoccupa, per esempio, una signora ricchissima di mia conoscenza, che ai veste in modo da offendere gli occhi di coloro che hanno l'abitudine di temerlì aperti a seguiro l'ovoluzione della figura femminile. Le mode possono tramontare, ma ella seguita a tenerle ia vita, con ostinazione lodevolisvima, per anni incal colabili. Virtuosa ? nemmeno per sogno. Di cattivo gusto, piuttosta, ed avara, Virtuosa direi la donna che sacrifica la propria cleganza, anche modesta, sull'altare traballante del bilancio domestico, pur soffrendo un poco della sua rinuncia. Ma a chi pova la ricca avatrà, risparmiando è lesinando? Noi tutti dobbiamo dare all'umanità, per la piocola parte che da noi dipende, la migliore apparenza possibile, e dobbiamo anche incoraggiare il commercio, e dargli muovi impulsi, por quanto è consentito alle nostre forze. Dal capriccio della si- gnora, che vuole il vestito nuovo, guadagnano tanti poveri la: roratori, che nai non potremmo cnumerare, dalle dlerinze da Aitale, di veroniana memoria, ai tessitori di stoffe; dai chi- mici che ne combinano i colori ai pittori che inventano il «di» segno. E tanti, tanti, traggono il sostentamento dalla nostra vanità, che quasi sembra fatto apposta, per toglierci ogni rimorso. una specie di amor proprio inteso alla L'agnellino di Persia non nato. dalle rasate onde lucide, di color sabbia o di color nocciola, si è diffuso con troppa rapidità, per durare a lungo clegante. Così dicasi del color roiss. Tutte abbiamo incominciata la stagione, avvolte nella porpora delle gitane, regine di libertà, è nelle gramaglie flut- fuanti della donna fatale, pallida catastrofica, che era un poco decaduta nell'opinione pubblica, dal momento che la iretta ha proditoriamente ucciso l'amore. Forse il vestito nero saprà risuscitarla, per quella specie gli camalconiima, illuvirato da Bontempelli im‘ Mosira Dea” dopo alcun tempo che Eva aveva provato la verita del fonomena, Man vorrei uacire dal seminato, ma perchè . le donne, ri manendo femminili, riuscissero a perdero quel sopravanzo di imnalerza che le danneggia, bisognerebbe forse incoraggiarie ad avere degli interessi seri nella vita, accanto alle loro preoc: cupazioni casalinghe e sentimentali. Dio mi guardi dall'essere femminista, ma come aborto la donma-istma, trovo poco raccomandabile la donna. inutile. Dobbiamo essere le compagne dei nostri mariti per tutte le ventiquattro ore della giornata, e capirli, incoraggiarli, so- stenerlì, se # il caso. Amare non basta; bisogna amare con intelligenza. È l'intelligenza è un delicatiazimo istrumento, fa: cile è deteriorarsi, se lasciato fuori di uso. Come le perle che muoiono so ton lasciate nell'astuecio di velluto, lontane dal tepore del collo di donna, al quale erano destinate. Sarà forse alla ricerca di questio 0 di un altro interesse, che alcune signore, delle più ricche 0 cormopalite, (per questa valta nominando le mogli iniendiamo comprendere anche i mariti) hanno pensato utile di avere il profemore di cultura fisica a domicilio. Un giovane atleta, che sappia di danza e di sport si può facilmente trovare o nei figli rovinati di antiche © rallinate lamiglie, 6 iù qualche avanzo di circo equestre. Il visconte e la viscontessa di Noaille: — raccontano | giornali francesi — non si spostano senza il professore. Dove èssi sono invitati, arriva anch'egli, come la cameriera è il meccanica, Sarà forse per non interrompere l'allenamento degli alliovi, che vogliono progredire con alacrità. Infatti, finiscono per fare le cose nom più da dilettanti, ma da professionisti. È poi venitemi a diro che gli idoali non si possano raggiungere. Non tutti, forse, ma abbiamo per fortuna le eccezioni simili a questa. E quando i sono arrivati? Mio Dha, si producano in pubblico, come quelli del mestiere, e provano le stesse come mozioni soddisfatte. Davanti ad un vero pubblico? Ma ai certo. Non c'è la beneficenza per questo? MANTICA BARZINI

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56 ICAPRICCI DELLA MODA ft mantello di sera, be DI # Tia È ibn at ah trai i Pa P al nei cellali Aomsali. ama dl “i fo erendarate di cibellivo dl sia ; dl Botto: L'nitao adele Fivaci ricami Daf er «Tareng per ara î ri i et (gd Ma ciare abile da sea da dancuto lame, Solta: Um familiare cone spor deò sr UTI

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Exe. fin ssmoaloga manlello da elag- gue FF) # da ingerinà demanda sportiva ali anna californiana, LA CROCIATA INOFFENSIVA DI HOLLYWOOD Lal paradiso alel inemalograla nella beata California, che pul: lula di belle ra ga tre, giunge l'eco l'un movimento contro la moda curopea che rogna sovrana dal l'Atlantico al Pacibca, {Juale fi" rà il successo lasciano prevedere : ur Fi I BERTI confronti belle fatagra» fie riprodotte in questa AE LA. Ì I L=] La Mare sesticrale 4 un abito tt sta dn più biamo è ans fear) è dl i squalo concorrere americane

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—- cm; DELE - co" sc — ll slirigibile “Conte Zeppelin" dapo fa partenza da Friedrichobafen «ul Lago di Costanza. IL DIRIGIBILE E L'ITALIA Il viaggio del Graf Zeppelin da Friedrichshafen a Lakehurst e viceversa ha vivamente interessato l'in- tero mondo e, se le traversie dell'andata hanno quasi deluso i milioni di spettatori, la relativa agevolezza del ritorno ha sollevato altissime le speranze dei fe- deli del dirigbile circa la sua utilizzazione pratica, almeno per gli usi civili. Poche settimane fà una notizia, probabilmente bene ispirata, fu diramata da un'agenzia circa la soppres- sione d'ogni attività statale italiana nella costruzione e nell'impiego dei dirigibili. Molte persone, ricordando quella informazione, si saranno domandato se fu legittimo ed opportuno de- cidere l'abolizione di un mezzo che permette così am- mirati successi, ed altri maggiori sembra permetterne. Questo articolo ha pertanto due scopi: anzitutto commentare la splendida documentazione foto- grafica che queste pagine presen- tano al lettore, rendendo omag- io ad un meraviglioso successo ell'ardimento, dell'ingegno, della tenacia umana in generale e te- desca in particolare; in secondo luogo esporre alcune Li rs sul- la portata reale di quel successo, e chiarire, per chi non se ne sia edotto, le ragioni che determi» narono il Governo italiano alla decisione che dicemmo. LA TECNICA TEDESCA Graf Zeppelin, nella serie dei dirigibili usciti dai cantieri di Friedmehshafen impiantati è di- retti dal compianto Conte Zeppe- lin fino alla sua morte, è distinto colla sigla D. L. Zep. 137, ma è la Il8* aeronave costruita effettivamente, perchè i numeri dal 115 al 119 © dal 122 al 126 durante la guerra furono sal- tati allo scopo di far credere ai nemici che la Ger- mania avesse più dirigibili del vero. DI tutti quei mastodonti idi rimane in servi. zio soltanto il Laos Angeles (Z R 3 anche detto 126) che appartiene all'America. Il nuova dirigibile, come tutti i suoi fratelli, è del tipo semirigido, costituito da grandi anelli collegati da longheroni rettilinei che convergono a prua ed a poppa nella caratteristica sagomatura e sostengono a poppa L'impencaggio. Tutta l'ossatura é rivestita di tessuto impermeabile. Nel Garf Zeppelin gli anelli sono 17 di forma po- ligonale a 2% spigoli e i longhe- roni che collegano gli spigoli so» no pure 26. I diametro degli anelli è di metri trenta è mezzo, l'altezza totale del dirigibile è di trentatre metri e mezzo e la sua lunghezza di 236 metri. L'ossatura è tutta costruita di duralluminio e pesa in totale trenta tonnellate, alle quali sc- corre aggiungere il peso di 120 mila metri di cavi e corde d'ac- ciaio tesi nell'interno degli anelli e che fanno somigliare ogni anello ad una enorme ragnatela. Le cifre che abbiamo esposto e che sono tali da strabiliare, vanno completate con la indica» zione della cubatura, 106 mila metri cubi, e della superficie to- tale dell'involucro, ch'è di 20 mila metri quadrati. Il (raf Zeppelin costituisce un I dott. Ugo Eckener, costriitore è comnunagale dell'aeronare.

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Sh Mino : ee 11 po) rm? dl A 4 an uu» n alt, ni: part = ee [ a il ii eg = er "RE pr ì Lisa ano Li se Ì Ml dirigibile viene portalo fuori dal vmò hangar per ta traversata oceanica. progresso sui consimili non soltanto per la grandezza, ma per il maggiore rendimento, dovuto sopra tutto alla perfezione dell'affusolamento e alla migliorata calcolazione del ra fra peso e robustezza. La cabina (meglio sarebbe, data la sua grandezza, chiamarla vagone o altrimenti) è inserita nel fuso più To) meglio che negli altri dirigibili. Le gondole dei motori sono cinque, ognuna delle quali ha un'elica spinta da un motore Mayback-della po- tenza massima di 520 cavalli, ossia in totale 2650 Hp: a tale potenza la velocità è di 128 Km. ora. Alla potenza “di crociera” di 2150 cavalli, la ve- locità & di 117 Km. ora. In tali condizioni il dirigi- bile potrebbe portare un carico utile di 15 mila chili per una distanza di 10 mila chilometri. Ma la caratteristica più nuova e forse più note- vole di quest'aeronave, è il modo come in essa sono alimentati i motori. E" noto che nei dirigibili ordinari, man mano che la benzina viene consumata e quindi il peso totale diminuisce, cccorre eliminare una parte del gas idro no o clio che serve al sostentamento, altrimenti ‘altezza del dirigibile dal suolo aumenterebbe. Ciò si risolve in un grave danno economico non tanto per l'idrogeno, che costa relativamente poco, quanto per l‘elio che è scarso in natura, e che costa circa 5o lire al metro cubo. Tener conto di circa un metro cubo di gas sosten- tatore ogni chilo di carico diminuito, di un consumo orario per cinque motori di Sco chili circa e compu-

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Gi il "Cone Zeppelin" sopra il ponte di Brooklyn. tare il costo del solo gior di voneniamento per- duto in un'ora di volo! Parecchie soluzioni furono escogitate, che sn- rebbe troppo lungo chiarire qui; ma quella ora attuata è certo la migliore. Si é ottenuto di alimentare 1 motori, invece che con la benzina, con un gas il cui peso è uguale a quello del- l'aria, cosicché il suo consumo non fa per nulla mutare il cnrico di horda, Quesito gas, otte nuto dal dott. Lemperte, dei Cantieri Zeppelin, in collaborazione col dott. Blaù, fu chiamato “blaugas". In conseguenza di cià, nell'interno dell'os- satura si trovano, nella parte superiore, sette palloni che contengono #5 mila metri cubi d'idro- geno, gas sostentatore, il quale forse nel futuro sarà sostituito con l'elio che ha la virtù di non essere infiammabile, e nella parte superiore 12 palloni che contengono Jo mila metri cubi di blaugas, ossia il gas motore. La cabina do vagone, lunga 26 metri è lar- ga i, nella parte anteriore è sporgente dalla carena «d è riservata al comando e ani pas- seggeri; nella parte posteriore s'interna con- fondendosi colla sagomatura esteriore del fuso e contiene merci, bagagli, posta ed equipaggia- menti vari. L'installazione di essa comprende il posto di A destra dall'alto: Ma celleno accompagna cirigibile censo la città. - Un curioso audace sul letto han graltacielo, - L'aeronave fotografata da un agraplano. L'ARRIVO A NEW YORK pilotaggio, la camera di navigazione, la stazione radio, la cucina, la sala da pranzo, un gran cor- ridoio lungo 12 metri e largo quasi un metro, le cabine per passeggeri, e infine lavabi divisi per " gentlemen" e per "ladies". Pensando a questo miracolo di intelligenza umana, vien fatto di spregiare quei due miseri mortali che, pel fatto di aver pagato tremila dollari ciascuno, ebbero la grettezza di far la critica al comfort di bordo, come se invece che in una nave volante avessero soggiornato in un terreno albergo. IL GRANDE VIAGGIO Il viaggio transatlantico, fatto malgrado la cattiva stagione, doveva servire a dare una cla- morosa dimostrazione delle possibilità di effet- tuare un servizio commerciale regolare, specie in wista del fntto che si costitui più di un anno fa in Ispagna una Società con l'intento di esercire una linea di trasporto fra Siviglia e Buenos Aires.

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L'equipaggio si compose, oltreché del dott. Ecke- ner, dei comandanti in seconda Lehman è Slessing. di quattro altr “ufficiali di rotta”, due ingegneri meccanici, sette timonieri, un "montatore", due ca- pateraio motoristi, quindici motoristi, tre radiote- egrafisti, un elettricista e due camerieri: totale tren totto persone. i I passeggeri furono 18, tra i quali il maggiore Brandemburg, direttore dell'aviazione al ministero delle comunicazioni germanico) il ministro dell'interno prussiano Grzesinski, il colonnello Herrera, direttore dell'aviazione spagnola e presidente della Compagnia Transaerca Colon dell'aerolinea Siviglia-Buenos Aires, il commodoro Réosendhal, comandante del dirigibile Los Augeles, quattro altre personalità, un disegnatore, un pittore, due cinematografisti, quattro rappresen» tanti della stampi, fra i quali lady Drummond Hax, e due americani passeggeri a pagamento, La rtenza da Friedrichshafen avwenne alle ore hi dell'in ottobre. I lettori ricordano la minuta cronaca della tran» svolata, che rischiò di divenire tragica quando il diri- Lt] gibile fu preso in mezzo dalla tempesta che gli disin- telò un pezzo d'impennaggio. Il percorso anziché essere il più breve geograficamente tra i due punti divenne lungo fii00 chilometri, passando pel Mediterraneo, Madera, le Azzorre, le Bermude: e l'atterrata a Lake- hurst presso New-York avvenne dopo 111 ore e Yi minuti di volo. Un grande entusiasmo accolse l'aeronave è occorre riconoscere che fu ben meritato, Il viaggio di ritorno, pel quale l'equipaggio fu lo stesso e pochi passeggeri mutarono, anziché com- piersi per la rotta spostata a sud, si compi per una rotta alquanto nordica, oltre Terranova. Ma la sua durata fu Appena di zi ore e 14 minuti; ed cesso, an corchè avversato moltissimo dal maltempo, non com- portò i tragici momenti del viaggio d'andata. In questa seconda impresa, il comandante e l'e- quipaggio seppero ancora una volta mostrare la loro abilità e la loro bravura vincendo l'insidia di nebbie fitte, di nuvole di grande spessore, di un freddo note- vole tanto quanto era stato il calore tropicale della prima tappa. La colossale aeronsve cola sul quartiere di Mfanbattan.

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Tutto il mondo riconobbe i grandi meriti del dottor Eckener e dei sua uo- mini, tutto il mondo plaudi al successo della transvolata, è l'orgoglio. tedesco ebbe da questa impresa la più viva e la più nobile soddisfazione. MA LA PROVA NON CONVINCE I sostenitori dei dirigibili hanno buon giuoco a far osservare che tre volte finora i dirigibili hanno tentato e tre volte sono riusciti nel viaggio dall' Europa all'America del Nord e viceversa, mentre i velivoli, se quattro volte sono riu» sciti nell'un senso e una volta nell'altro, hanno purtroppo seminato di morti il cammino. A queste affermazioni si possono opporre ragioni tecniche e ra- gioni economiche. Non v'é dubbio che il dirigibile soggiace alle condizioni atmosferiche più del velivolo. Lo stesso dottor Eckener lo ha riconosciuto quando ha detto che vc- correrà aumentare la potenza motrice per aumentare la velocità ed opporsi al vento, che il Gn Leppelin non è adatto al'servizio regolare e occorrerà co- struirme chi più grossi. Naturalmente egli intende che la potenza motrice aumenti per elfet tan ali pe :‘pfezioname nti nei Motori, affinché non aumenti proporzionalmente anche il pe “O cal il ETA SAMETR I Mia si csserva subito che lo stessa perlezionamento allorchè coneretato, sarà applicato anche ai velivoli i quali perciò miglioreranno le loro possibilità. La stessa utilizzazione del “blaugas", sscondo taluni, potrebbe avrenife sui #e- limoli poiché P.I parità di pero il © 'blaugas' ha rendimento superiore agli altri idro» carburi adoperati finora La capacità del dirigibile di dirigersi nella nebbia è certo superiore a quella annloga dei velivoli, ma essa è giunta al UT limite poiché è è ottima; quelli 1 dei ve- lisalli i può certo pe riezionare,. pier ial= mente in virti della radiotelegraha. E' noto che sono state progettate, e in via d'attuazione, delle isole galleggianti nel mezzo dell'Atlantico che permette- ranno l'ammarata degli idrovolanti e l'at- CE Bi Las : i SEC che ar cellaglio della cabina SU coma, A sinistra: L'ufficiale A rolla «inelta de cante, Sotto: dl grandiore hangar di Labebonit. pren ni i i mi

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terrata degli aeroplani. Ma per i dirigibili esse non po» tranno servire perché l'ormeggio al pilone non è tolle- rato dal dirigibile con i fortissimi venti. Gli scali inter- medi che le isole suddette offriranno ai velivoli diminvi- ranno la necessità delle grandi autonomie di volo epperò dei forti carichi i quali vanno a danno del rendimento. La velocità dei più lenti velivoli è già molto su- periore a quella dei dirigituli più perfetti, con l'ag- giunta che 1 dirigibili sono forse giunti al loro limite ottimo e i velivoli sono tuttora in pieno sviluppo. Peccato che qui lo spazio difetti per proseguire queste argomentazioni tendenti a dimostrare che tecni» L'bangar di Lakeburst col “Conte Zeppelin" fa destra), il gemello “Los Angeles” fa sinisira) e chie dirigibili minori in primo piano, camente parlando si può essere certi che fra qualche anno i velivoli avranno superato la possibilità dei di- rigibili anche nelle lunghissime distanze, come già li hanno superati nelle distanze medie. Possiamo far qualche cenno del problema economico. Sembra che il dirigibile Graf Zappelia costi 114 milioni di lire. Non è poco. Può farsi il conto che ciascuno degli hangars di cui si deve servire costi altrettanto. Proporzionalmente alla velocità e al carico utile (esclusi cioè il peso di: equipaggio, carburante e lubri- ficante, attrezzature mobili, ecc.) la potenza motrice e perciò il-consumo, orario ed il costo di esercizio

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adi pi sms (1 la A la Foti Pa Pe } ri ” | li skposito di gue a Latebunni per il viaggio di ritorno del " Conte dieppelin ". Sopra: Le riparazioni allo ralore dianeggiato nell'bangar A Lakeburst, e

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di " L'onle sreppelin” di Friedrichubafen dopo iù viaggio di rilorno dell'America. ea nel dirigibile superiore a quello del velivolo. rsonale a Bindo e a terrà che occorre al diri» nile è assai più numeroso di quello che occorre ad un numerd equivalente di velivoli, donde maggiori spese, Ma restringiamo il nostro discorso Fty ARPA alla sun posizione geografica, che se è aperta sul mare da tre lati è però chiusa pei dirigibili da una bar- riera alpina invarcabile; alle sue necessità militari per le cun ti il dirigibile nom troverà buona utilizzazione come non ne troverà per nessuna nazione; alle sue opportunità civili che le impediscono di lanciarsi in una competizione internazionale di trasporti con diri. gituli, contro l'Inghilterra i cu domini coprono il monda, contro ermania la cui tecnica irigibili. stica è già così progredita da dare poca o nessuna speranza di poterla, noi, superare; infine riferiamoci alle possibilità economiche della nostra Nazione, è bilancio già troppo parsimonioso di cui gode la nostra aeronautica, ai bisogni grandissimi di ulteriore svi- luppo che ha l'aviazione militare e civile pei suoi ve- livoli, 1 suoi impianti, i suoi servizi. Dopo aver riflettuto a tutto cià, si riconosce che il Governo Fascista, rinunciando ad occuparsi dei dirigibili, ha preso una di quelle coraggiose e terme delllarazioni che son degne di animi virili, e che se rammarico resta è quello di non aver preso prima una decisione simile che avrebbe fatto ris rmiare, come farà risparmiare pel futuro, parecchi milioni, che saranno dall’ Aviazione vbtilizzati altrimenti, con certo vantaggio pel prestigio e per la sicurezza nazionale. AMEDEO MECOZZI

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L'incontro di calcio Ilalia-Anetria finite senza decisione. La squesra degli ospiti e, in alto, la «quadra italiana,

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Taba dati stalla a, fargione Alilana e . mai sitlto favola, ei \ CAMPIONATI È % DELLAMILIZIA # A GENOVA Garibaolii Falla dargione Ferrovia» -} j È ria, complome ali p ge” Ft gli alri viacitori canao mutncii «mi dieci MIA n° . ricordati Torelli f ro mid, Tarrmani cbll'emarimi. {geo e Sono aelei), Faccalili rpee suetri), Palmiceci Pelo Legione ati Balo- gna, campione di salto ALT anto, alavellotto è di

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detiene, Mlotarafo lea" — 2 chi ces)

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ai LE OPERE DEL REGIME EDILIZIA STATALE IN SARDEGNA Ora che il Governo Fascista ha rivolto alla Sar- degna un'attenzione nutrita di studi, di denari e di opere concrete, e non di sole vacue parole ch'erano la brodaglia d'ogni programma preelettorale dei Go- verni passati; ora, dic co, in Sardegna non si sono ini- rziate e condotte energicamente verso il compimento soltanto le bonifiche idrauliche e favorite con ogni forma d'intelligenti sussidii le bonifiche agrarie, il che vuol dire le bonifiche integrali che s'estendono dal piano al monte, dal fiume al bosco; ma si vuole e si sa dare un aspetto decoroso, e assai spesso sorretto da un senso austero, alle sedi delle pubbliche ammi- strazioni, dei iubblici servizi, degli istituti scientifici, dei luoghi d'educazione. Il Fascismo ha subito capito che la veste di di. ità portata dal caseggiato arioso e bene ideato e dal ialeo sontuoso aggiunge prestigio e forza a i manifestazione ed esercizio del potere e che anche l'istruzione e l'educazione ritraggono qualcosa più di un commento di superfluità dall'essere impartite entro una cornice di comodità e di stile piuttosto che in un ambiente rsa e volgare. Perciò il Provveditore alle Qpere Pubbliche, che in Sardegna viene con gran fervore operando da poco più di tre anni, ha avuto somma cura di arricchire città e paesi di solidi ed ampi edifici, per sistemarvi le ste, 1 tribunali, le scuole, gli istituti biologici, gli uffici del Genio Civile, le stazioni ferroviarie e ma- rittime, e anche per dare una sana abitazione agli impiegati statali. V"è una cittadina sarda in cui occorse di dovere rovvedere avemovo alle sedi di tutti i pubblici uffici. Questa cittadina è Nuoro, elevata nel dicembre 1936 alla dignità di capoluogo di provincia. E' noto che la ercazione d'una terza provincia in Sardegna fu giusii- ficata da ragioni topogra- fiche e di spiccato carattere economico, Imponente era il numero dei problemi di ogni specie che dovevano ‘essere risolti nei paesi della zona centrale sarda. Pre- minente sura altri — quello che richiedeva la più ur- gente soluzione — era il problema dell'acqua: si pensi che nel solo ex-cir- condario di Nuoro, sopra trentatre Comuni, due soli — quello d'Orune e quello d'Onifai sanare all ‘atto della costituzione della Pro» vincia, un acquedotto: mà — ironia — cerano entrambi interrati...; quindi in defi- nitiva nessun Comune ave- va la fornitura d'acqua, che veniva attinta dai possi. In larga misura questo problema basico della vita RI ki pu! let “| del I Fi Do sr = == Nuoro: Il caseggiato scola- «tito fin costrizione). civile è stato avviato a soluzione dal Provveditorato, che ha già fatto costruire l'acquedotto di Nuoro (l'opera è stata condotta a termine in un anno) ed ha avviato la costruzione di quelli per Orani, Ma- moiada e di molti altri pacsi; mentre si trovano allo studio i progetti per dotare d'acqua i Comuni di quasi tutto quello ch'era il circondario di Nuoro. Vi era da risolvere il problema dei mercati, dei mattatoi, delle fognature. Fino a poco tempo fà il caseggiato più grandioso di Nuoro era quello delle carceri; è non copi di farvi cenno, aggiungendo un facile com- mento d'ironia, Suatanane viaggiatore lasciasse una memoria scritta Le sue dgservazioni fatte i tm un giro di Sardegna. Oggi, se Dio vuole, v'è qualcosa di me- glio che ferma l'attenzione © che desta particolare am- mirazione in questa rupestre città aggrappata alle falde dell'Ortobene; è il palazzo, tutto di duro macigno, delle Poste e dei Tales rafi, una costruzione che può anche non piacere a salino per il suo stile, ma che si impone n tutti per la mole. E" sorto un bel palazzo destinato agli impiegati dello Stato. Vien sorgendo il caseggiato scolastico, ampio, ricco di locali e signo- rile, nel centro stesso di Nuoro. A proposito di caseggiati per le scuole c'è da dire qualcosa di molto interessante. Purtroppo tutta l'edi- lizia sla dell'isola {salvo rare cocezioni) lasciava oltremodo a desiderare: una statistica aveva portato alla luce queste cifre: su 364 Comuni, Joo — dico trecento — erano privi addirittura di caseggiati per la scuola; e, ciò che è peggio, moltissimi di questi Co- muni non erano in modo alcuno in grado di rimediare a uno stato di cose tanto deplorevole. Allora > ed ecco il lato interessante della dolorosa situazione — il Provveditorato pensò di studiare esso, per questi Comuni più poveri, dei progetti-tipo di scuole, degli edifici di piccola mole che comprendessero le aule (da una a sette), e oltre a ciò una saletta per le visite mediche, una di riu- none per maestri e per proiezioni e conferenze, una sala per il musco e un lo- cale destinato all'impianto di doccie. Alcuni milioni sono stati già spesi nella costruzione di questo tipo d'edifici scolastici. Ma in Sarde anche alle case popolari il Prov veditorato valle riconoscere uno spiccato carattere di robilassi sociale. E' in Sar egna invero che il tra- coma € la tubercolosi co- stituiscono, con la malaria, una trinità di spaventevole potenza dissolvitrice. Ora il tracoma e la tubercolosi trovano ambiente decisa- Sopra: Il palazzo per gli impiegali statali a Nuoro.

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Ti mente favorevole alla loro propagazione nei numerosi _FrFerirrrueeeee i quartieri o locali in cui abitano i più poveri relitti Pal delle popolazioni urbane. A Sassari come a Cagliari questi paria vivono nei Bassi 0 sdlfani, che sono quanto di più antigienico si | possa immaginare, A Sassari la massa popolaresca è a formata dai contadini “ giornalieri", che partono la mattina con la vanga sulla spalla, una bisaccetta è un fagotto col vitto di mezzogiorno, e si recano a la- worare negli orti e negli uliveti fino a qualche ora di cammino, e fan poi ritorno sull'imbrunire in città. Tutta questa minutaglia della popolazione, e quella dei modesti artigiani e dei piccoli commercianti, vive addensata in alcuni rioni, dove proprio manca ogni difesa d'igiene. Migliaia e migliaia di persone allog- giano in magazzini a terreno, in un unico vano che, quando È chinsa la parta d'ingresso, Tria prende luce da alcuna finestra, da nessun peritugio. Sono neri, umidi, ammuffiti antri dove mangiano, dormono, non di rado lavorano padre, madre e branchi di figlioli, Non c'è acqua, non c'è fognatura, non li purifica il sole, Sono fomite perenne d'infezione, Sono la grossa piaga — la più grossa — di Sassari. E anche a Cagliari i sdliani costituiscono l'unico fipo d'abitazione per le famiglie più diseredate, poi ché da un'inchiesta eseguita nel 1935 rmisuliò che ben 15459 erano le famiglie {e cioe 6803 individui) _=wrezxie =rasr1i.33t i Sali TSE ne sei I| I Îl LUN alora Di i dd lia : 0 | | RITI { tI | Cagliari: JI quartiere | Lepini (Li | O (A pur dra] h. Fi che abitavano in locali terreni ritenuti assolutamente inabtutabili. Il riformre alloggi sami e nuovi, per quanto del più modesto tipo, a tutte queste famiglie di così ridotte risorse è certo un impegno di assai rilevante peso. Solo per Cagliari l'eses cuzione delle costruzioni richieste im- porta una spesa di diciassette milioni. Ma la soluzione del problema dei sdllani 0 basti è compreso nel piano regolatore delle opere pubbliche or- dinato dal Provveditorato, Si può aggiungere che intanto, co» si a Cagliari come a Sassari, s'é già provveduto a fornire le città d'abita» zioni non come quelle dalla popola- zione dei «vdffani richieste, bensi pur sempre di tipo molta popolare. Î cs gliaritani, per esempio, ricordano an- cora la critica situazione in cui ven» nero a trovarsi nel giugno del 1933 Cagliari: Ilauevo edificio della aiattione marittima. Sopra: fi palazzo degli fetitati biologici.

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Lo TR SILE sia a àb 2 Fr o) delle care popolari, duecento famiglie sfrattate, E va ac- ereditato all'energia dell'allora Com- missario Tredici (oggi Segretario Fe- derale per la stessa provimeta di Ca- gliari % se esse non dovettero alla lettera accamparsi sul lastrico, ma poterono trovare un temporaneo ri covero di fortuna. Qggi la città di Cagliari è proprietaria di undici mi- lioni di lire di fabbricati riserbati al popolo e alla piccola borghesia, oltre nd altri cinque milioni di lire di muovi fabbricati costruiti dall'Ente autonomo per le case popolari e oltre alle case costrulte col finanziamento effettunto dalla Cassa di Credito Edilizio, isti- tuita in questi anni di crisi. In com- plesso Cagliari s'è arricchita, negli ultimi quattro anni, di un numero di moove abitazioni per un valore di 23 milioni: case che se non possono essere, come & chiara, mitenute edilizia statale, Cagliari: Il palazzo dl Provveditorato alle Opere Pubbliche per la Sardegna. Sopra: Î/ palazzo delle Poste e Telegrafi inaugurate a Nuoro, 73 hanno avuto per il loro compimento, a mezzo del Prov- veditorato, un forte e decisivo contributo dello Stato. Vera edilizia statale sono a Cagliari la stazione marittima, in cui i viaggiatori che prendono la via del mare oggi trovano un confortevole riparo; il pa- lazzo (tuttora da completare) delle Poste è dei Te- legrai ; il vasto edificio in cui hanno infine trovato decorosa e razionale sistemazione gli Istituti biolo- gici. Hello e armonico nelle forme è riuscito il pa- lazzo del Consiglio provinciale dell'Economia, che un pittore che ha innato il senso della vivace è potente decorazione murale — Filippo Figan — ha ornato di grandi tele. Altrettanto bello e ricco è il palazzo che s'è costruito il Provveditorato. Sassari ha wisto sorgere alcuni signorili edifici, fra cui primeggia quello in cui ha sede l'Istituto re- gionale di Credito Agrario, L'Università ebbe re staurata la facciata principale. Sono sorti ampi e comoci caseggiati per gli Istituti scientifici; è i mu- merosi uffici del Genio Civile han trovato posto in un quadrato e luminoso caseggiato, Ormai dunque anche in Sardegna, dai capoluoghi di provincia ai paesetti sperduti fra le pietrose mon- tagne o nelle bassure paludose, il Fascismo che ama i fatti, la conereterza delle idee è la realizzazione delle opere, ha lasciato la sua ferma e netta impronta. RENZO LARCO rr "SETS IvER | | | |

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TA SA JERETE dentali ra del barracuda fSpby- racena barraconda). ha fatagraf è di an terzo Înferiore alla grandezza naturale. I PESCI PERICOLOSI Non necessita una profonda coltura ittiologica per sapere che esistono pesci i quali nascondono un peri: colo per l'uomo. Il più modesto dilettante di pesca dei nostri mari conosce il pericolo del ginnoto o della torpedine, o sa l'insidia che le pinne di alcuni pesci di aspetto innocuo, nascondono. Perfino nei laghi si conesce che noie per ferite si possono avere da talune warietà di spinello, cosi come si sospetta delle ferite cagionate dai pesci persici. TI pericolo di alcuni pesci è costituito dalla vora- cità è dall'aggressività. Mei fiumi brasiliani la piccola piranba rappresenta un danno ben Superiore dl quello degli alligatori: e non più tardi di um anno or è, in un affluente dell'Amazzonia si è avuto una vera è propria tragedia cagionata da questo pesce modesto di dimensioni. Una barca di diporto combtenente cine que persone si era rovesciata in un tratto di fiume nel quale abbondano le piranhe: gli sventurati cadoti in acqua furono aggrediti da stormi di piranhe che in meno di un'ora ridussero a scheletri i caduti prima che soccorsi efiicienti fossero organizzati. Il che non deve meravigliare troppo quando si pensi che nei paesi equatoriali gli eserciti delle formiche non operano diversamente, e lì ove arrivano, operano con tanta voracità e tenacia, che l'uomo iso» lato finisce fatalmente coll'essere divorato dai piccoli insetti. Tornando ai pesci, pare che nel gruppo ittiolagico il più temibile animale per aggressività sia un pesce di moderate dimensioni, che ha le caratteristiche aggres- sive della piranha brasiliana coll'aggravante di ferite sempre pericolose e di dimensioni superiori al pic- colo pesce brasiliano. Si tratta del famicodi (Sphyraena barracuda) che si riscontra in alcuni tratti dell'Atlantico e specialmente in vi- cinanza delle Antille. Alcune sone non lontane da Panama ne sono infestate e li ove arriva questo pesce diventa pe- ricoloso affrontare le acque a nuoto. Il Journal of the American medical association ha fatto compiere indagini da uno studiosa (il Gudger dell'American Museum di storia naturale) il quale ha dichiarato che certamente nessun pesce è così peri- coloso come il barracuda, Armato di denti robustis= simi e taglientissimi, questo pesce è attratto da qual» siasi oggetto che si muova o sporga sulle acque. Le sue dimensioni già a due anni di vita possono essere notevoli (raggiunge 1 75-85 cm, a questa età) e il pesce im pochi istanti dilania € distrugge quanto ca- pita sotto la sua irta difesa orale. Attacca siste- maticamente l'uomo senza paura di sorta causando spesso la morte cd in ogni caso determinando ferite Erarissme, La piranha brasiliana non la cede al barracuda per ferocia; ma il suo pericolo è rappresentato spe cialmente dal mumerà, pure ammettendo che la vora- cità e la aggressività sono notevoli. E assai più facile sfuggire ad un pescecane che non ad uno di questi pesci, contro i quali non vale né la velocità del nuoto, né l'astuzia dei movimenti. Il barracuda e la piranha meritano quindi di essere posti in primissima linea tra i pesci che costituiscono un pericolo per l'uomo. La sola fortuna al riguardo è che questi due pesci si trovano in sone definite e limitate degli oceani o dei fiumi, mentre altri pesci dannosi (come gli squali) hanno una sona di estensione assai più considerevole. Accanto a questi esemplari di pesci aggressivi e dannosi, altri animali dello stesso gruppo debbono porsi, i quali tutti costituiscono une dei pericoli delle Acque, Nelle acque marine non soltanto i pesci rappre- sentano il pericolo: tra i molluschi e tra i celenterati Tracbinne Vipera, un perce pericolose per le «ne avensicalive velenose,

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vi sono esemplari che possono dare inconvenienti gran di. Anche nei no- stri mari chiusi 0 semichiusi alcune meduse ad esempio, cagionano talora danni non lievi e perno i granchi possono venire con- siderati come non privi di pericolo. Ma gli intonvenien» ti legati a questi viventi sono scarsi di numero e non ingenti di gravità. I pesci che si possono chiamare veramente pericolosi sono di due ordini: quelli che aggrediscono l'uomo {e già ne abbiamo fatto parola), e quelli che sono dotati di dosi tossiche così che o il contatto o la ingestione possono determinare fenomeni gravi di intossicazione. I pesci schiettamente velenosi {e cioe quelli che posseggono apparati secretorii di veleno il quale può essere introdotto nel corpo dell'uomo con la puntura o colla morsicatura) sono numerosi. Se ne conoscono oltre 25 specie, alcune di scarsa importanza pratica, poche dotate di un vero interesse. Lo stesso pesce persico dei nostri fiumi ({perca : fluviatilis) secondo Bottard, deve considerarzai come velenoso in quanto possiede un ammasso di ghian- dole in rapporto coi raggi della pinna dorsale, ghian- dole che elaborano un veleno che può essere immesso nelle femte. Si tratta di un veleno di scarsa azione che in ogni caso vale al più a rendere dolorose le ferite senza costituire un pericolo vero e proprio. Nell'Atlantico più pericolose sono altre specie come la Scorpona scrofa: così come nei mari indiani costituiscono una minaccia per i pescatori le pteroidi assai poco promettenti nell'aspetto e dotate di lunghi raggi alle pinne dorsali, capaci di introdurre nelle ferite un liquido irritante che le rende alquanto pe- ricolose. Nel Mediterraneo e nell'Atlantico europeo esistono alcune specie assai temibili: così il Trachinus vipera il nome del quale dice meglio di ogni parola: e così ancora il Trachinus draco che deve al veleno il no- me poco lieto. Si conoscono varii casi di morte dovuti alla pun- tura di Trachinus vipera. Questo pesce elabora un veleno opalescente o lievemente bluastro, che coagula fat Scorpoena scrofa, il cui celeno ba conseguenze dolorose ant atene grate eci I rvcbinms. Trachimne drace, pesce le cul punture banno gravi effetti lossici, 75 con relativa facili» tà, che anche a do- si piccolissime (esi- stono belle prove eseguite da Bottard su sé stesso) deter- mina dalori vivacis- simi, infiammazione violenta della par te, impossibilità alla funzione muscolare. Quando un inn dividuo «iene punto in acqua da uno di questi pesci {la in- troduzione del ve- leno si fa per opera di due raggi opercolati), immediatamente è preso da dolori vivaci e talora a questi sussegue la impossi» bilità al nuoto. Non senza ragioni su le coste atlan- tiche i pescatori hanno un certo orrore di questi ani- mali, sebbene i casi realmente constatati di morte nel- l'uomo si riducano a pochissime unità. E' molto probabile che questi vertebrati si val- gano del veleno a scopo aggressivo contro alcuni altri pesci o contro viventi invertebrati delle acque marine. E' interessante ricordare come in Francia i pe- scatori si servono della trementina per la cura sin- tomatica delle ferite date dai pesci velenosi, con ri- sultati che paiono degni di elogio. Accanto ai pesci velenosi nel senso più esatto del termine se ne devono porre altri che possiedono un sangue velenoso o succhi velenosi nell'organismo, ma che non sono in grado di introdurre il loro veleno negli animali coi quali vengono in rapporto o nell'uomo, La lampreda ed in generale le murenidi posseg- gono un sangue velenoso: ed è merito di Angelo Mosso aver posto in luce questo curioso fenomeno. L'anguilla si comporta non diversamente della lampreda e altri pesci presentano uno stesso fe- domani, Nella pratica è inverosimile che questa tossicità porti a conseguenze dannase poiché necessita la inie- zione del siero del pesce tossico per determinare i fatti di intossicazione. Ma dal punto di vista biolo- gico questi fenomeni assumono un significato par- ticolare ed hanno anzi servito come punto di par- tenza per numerose ricerche che si ricollegano collo studio delle malattie infettive e dei fenomeni im- munitarii. Il breve sguardo gettato in questo curioso © poco noto capitolo di storia naturale permet- te alcuni corollari semplici, e cioè che l'uomo deve temere assai più dalla vo- racità dei pesci, che non dal possibile loro veleno. Questo esiste ma in poche specie, in modesta quantità e con una azione che a LHiii può certamente essere paragonata a quella che si esplica per il veleno dei rettili i quali costituiscono vera- mente il regno degli animali tossici, pe» ricolosi per l'uomo, E. BERTARELLI

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I brigantino “ Miyria”, costruito a Eussimpiccolo per Corneliur Grant, che inizionì ana crociera di irentamila miglia nel Pacifico compiendo ricerche soologiche per conto dl Musco di Storia Naturale di Chicago

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n 1a È n] ei Cai Lo dl e ma TÀ pon agg gi dh TI e 4 P Pa “p I Zi — LI lemrcad RE SEI RIE i e A É i | Harbin - Sinai principale. LA MANCIURIA La regione Mancese, di cui oggi quasi tutto il mondo politico internazionale si occupa, è una vastis- sima landa che forma tre provincie cinesi al di fuori della famosa Grande Muraglia e perciò viene chiamata “Le tre vincie esterne dell'Est cinese": Fengtien o Mukden, Chilin o Kirin, Heilungkiang o Amur. Le loro capitali, Mukden per la provincia omo- nima, Harbin per l'Amur e Dairen per Chilin, sono i centri motori di tutta l'attività politica, commer- ciale, economica di queste tre provincie, ciascuna vasta uasi quanto l'Italia. Esse sono l'espressione di tre diecà civiltà, di tre diverse culture e di mentalità assolutamente apporti; sintetizzano molteplici e mul. tiformi forze itico sociali cossanti fra di loro per un primato che ancora non ha potuto imporsi; so. no i quartieri generali donde si dirigono sorde lotte politico com- merciali, dove si tessono com» plicati e loschi intrighi di ogni genere, ed ove si danno convegno audaci avventurieri, piovuti da non si sa dove. Così in Man- ciuria si assiste allo spettacolo drammatico di tre civiltà che vi- vono una accanto all'altra ora marcianti di conserva, ora in lotta fra loro. In Harbin, capitale dell'À- mur, predomina la mentalità rus- so-chraica, in Mukden la cinese tradizionalista medicevale, in Dairen la giapponese imperiali. sta moderna. HARBIN Una generazione fa essa non era che un povero villaggio di Croce in ghiaccio erella a Harbin dai russi bianchi per il loro Natale. [ETRO VI. MILA TIE pescatori sulle rive dell'immenso fiume Sungari (fiu- me del Cielo). Qggi essa è una metropoli moderna con alberghi di primissimo rango, parchi fioriti, teatri, cabarets, dancings, numerosi cinematograli, ospedali, scuole, ecc. Qui vive il mucleo più numeroso è più com- patto dei russi bianchi che cacciati dalla rivoluzione russa, ritirandosi attraverso le steppe siberiane si ficorerarono in questa cittadina, affranti ed abbat- tuti, ma finalmente difesi dalle salde baionette del Mikado, che accolsero questi ultimi detriti di una vecchia civiltà sgretolata con amorevole cura e bud- distica pietà. I migliori di questi fuggiaschi ed i più forti ricostruirono qui la loro vita con i pochi dn nari rimasti, ma con molti stenti, con costanza, e con il loro lavoro intelligente, si adat- tarono alla loro nuova situazione, fabbricarono delle case, si orga- nizzarono, alcuni si impiegarono decorosamente, altri entrarono negli affari, specularono e vin- sero, oggi sono di nuovo in prima IL: Ma purtroppo i più deboli, i decadenti, non seppero lottare, si abbandonarono alla corrente e furono travolti da essa nel più basso fango sociale. Sono finiti nei dancings dall'atmosfera mefi- tica è viziosa, nei trivi melmosi, nelle case da giuoco brulicanti di bari e di prostitute, nelle strac- ciate armate dei generali cinesi, altri sono perfino arrivati ad unir- si coi briganti cinesi. Molti, wo- mini e donne, hanno contratto matrimonio con cinesi, 0 sono if”* Davanti alla croce il Console italia a Harbin colla famiglia.

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Li] Haekia - La strada che conduce al quartiere cinese, andati al servizio di mandarini cinesi prendendo la cittadinanza cinese. Alcuni, in questi connubi con cinesi riechi, hanno creato un miscuglio di razza slavo-cinese che riunisce tutte le tendenze vizione è degenerative delle due ras: ze. Vi sono poi dei georgiani, dei tartari, dei mongoli, degli ebrei ruszi «cevichi, dei polacchi è degli dui» striaci, generalmente cx prigionieri di guerra. Alla fine della guerra i giapponesi se ne sono andati, a malincuore però, ed hanno ceduto la città alle autorità cinesi che hanno saputo difendere questi sciagurati dalle minnccie dei russi di Mosca. nei Chan-tsa-Lin, l'ex dittatore della Manciuria, sé ne è servito, è nello stesso tempa, approfittando dell'incapacità è dell'impotenza del governo Sovie- tico, si è impadronito di quasi tutte È azioni della famosa ferrovia dell'Est Cinese, antico orgoglio del la penetrazione e dell'espansione Russa ai tempi dello Czar, Così il novanta per cento dei funzionari e degli impiegati di essa sono cinesi, e se il dittatore di Mukden non si fosse perduto nell'avventura di Pechino, i tutta la ferrovia sarchbe ormai completamente nelle mani dei cinesi. Si verifica in questa città il fenomeno parados- sale per cui l'amministrazione di cessa è nelle mani dei gialli figli del Celeste Impero, malgrado la popo- lazione sia in maggior parte bianca. Da questo fatto i cinesi hanno perduto ogni rispetto per i bianchi e non fanno distinzione fra noi dell'Europa occidentale e i Russi semi asiatici. Hanno veduto il bianco faticare nei lavori più umili a fianco dei loro ope- rai; lo hanno veduto curvo e umiliato obbedire ai loro ordini, ed ormai si sono fatti la convinzione che tutti i bianchi siano uali e che la famosa su- periorità del bianco sulle altre razze non sia che una colossale montatura. Ai figli della vecchia e glo- riosa Europa Harbin dà un'impressione di umiliazione & di vergogni. MURKDEN Questa città + completamente differente dalla prima. Dalle vie brulicanti di folla poco pulita e poco vestita, dai tempî abbandonati, dai giardini mal te- nuti, cssa è puramente cinese; cara alla tradizione storica ed artistica del Celeste Impero, ancora oggi mantiene alto l'orgoglio della sun storia e difende il suo carattere cinese con raro accanimento e decisa energia, contro le mene e la etrazione, lenta ma costante «d irresistibile, del Giappone. Harbin - Vapore runto bloccato dai ghiacci sul fate Sungari, Sopra: fa stazione ferroviaria.

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were it_—crr*ce rose = set Atri RAZIONE Makolen = Waa sia cinese con negozi. Essa è la storica capitale della Manciuria; vi si tessono tutti gli intrighi e wi si raccolgono tutte le ambizioni dei dirigenti la vecchia Cina. Commercianti, uomini d'affari, womini politici, mandarini, vecchi go- vernatori delle provincie cinesi ai tempi dell'impero, tutta la vecchia Cina imperiale insomma, guarda a Mukden come al centro donde partirà la diana per la redenzione di tutto l'Impero Celeste contro lo stra» nicro bianco, contro il giapponese pirata (così lo chia- mano), contro 1 decadenti politici cinesi del sud. I sogni sono vastissimi e rapidissimi a concepirsi, Makden - Lo scalo ferroviario. Sopra: Una cia di aegozi cinesi. ma le realizzazioni sono assai più ristrette e più lente, Qualche cosa però si è fatto; per esempio si è co- struita una bella ferrovia con puri capitali cinesi, che farà concorrenza alla ferrovia giapponese. Chang- Tso-Lin, sebbene sostenuto segretamente dai giap- ponezi per cib che riguarda la politica contro i su- disti cinesi, non ha esitato a dare il suo più grande appoggio alla costruzione di questa ferrovia che preoc- cupa alquanto i giapponesi. Egli sognava di fare della Manciuria un grande stato moderno, con ferrovie, con strade, con telegrafo, telefono, scuole, ospedali, ecc. e forse per realizzare questa generosa chimera egli si gettà nell'awventura di Pekino; i giapponesi accortisi che cominciava a divenire pericoloso, lo ab bandonarono, e forse lo lasciarono assassinare Mukden è un centro ferroviario di estrema impor- tanza; esso lega tutta la Manciuria con la Cina, la Siberia, il Giap ne. Oggi conta 3Jo mila abitanti. [lede 1 natali alla dinastia dei Manciù che conqui- starono la Cina e la governarono r 367 anni, cadendo solo pochi anni or sono quando a Pekino fu proclamata la repubblica. Mukden fu fondata dalla dinastia dei Yan, che governarono la Cina nei remoti tempi prima della dinastia dei Mingh. Nel 1626 i Mingh furono cacciati da Pekino dai Manciù, calati dalla Manciuria; questi proclamarono Mukden capi- tale di tutta la Cina, ma nel 1644 preterirono traste- rirsi a Pekino che ritornò così la capitale del Celeste Impero, e Mukden non restò che il capoluogo della provincia omonima. La guerra russo-giapponese la rese famosa come campo di battaglia. DAIREN Dairen, capitale della provincia di Chilin, non è che a una notte di distanza da Mukden, eppure è tanto differente che sembra addirittura di entrare in un altro mondo. Città esclusivamente moderna, direi americana, vie larghe tutte asfaltate, illuminazione intensissima,

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Manola è TRicimità cleesi pi Artre passda. fabbricati in mattoni ed in cemento armata, prulitts- sima, acqua potabile, tram ed nutomobili che la sal- cano da tutte le parti con un traffico enorme ad ininterrotto, maggnilici parchi, GE ole, ospedali moder- nissimi, porto larghissimo e difeso dalle raffiche LA PAGCHDA DEI RE MANCII Abele A arcgrinendtale ingrato dell'a pageda dhe fara sepolti dl'inpenatori Manet, A MUKDEN IN MANCIURIA À sinistra: Pra ceduo infermo della pagorke,

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Mirkoiea - favi esponenti della politica niancese vallo il defunto oitlalane Chaag-Tuo-lin, marine da una serie di scogliere che lo ren- dono anche più pittoresco e sicuro, (Questa città è il miracolo che i giapponesi hanno costruito in soli venti ami dopo ln wik- toricza guerra contro i russi e dopo la con- quista di Port Arthur, Infatti vent'anni fà essa non era che un grosso villaggio di pescatori russi, si chiamava Dalmy, che in gergo cinorusso significa *lon= tana via,, e mon aveva che cinque o scimila abitanti fra russi e cinesi. E il centro fer- roviario del Sud Manciuria, vanto dei giap- ponesi e mezzo potentissimo di penetrazione Gli effetti cella pate) cbe noche L'bmmag= Tron dai. commerciale e politica in tutte le tre provincie mancesi ed in tutta la Cina nonché la Siberia. Qggi conta 250 mila atitanti. luesta nuova città viene a sostituire Port Arthur {in giappo- nese Rvojun) per ciò che riguar- da la parte commerciale, poiché Port Arthur, data la sua situn- zione strategica, è rimasto solo un porto militare ed un centro di dislocamento di truppe e di navi da guerra. Da Dairen si arriva a Port Arthur seguendo una magmilica I funerali di Chang-Tuo-Lin, L'inclalo speciale dal Giappone rende omaggio alla salma.

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-— ss |[|Ev v©° «Mi DID XC.R_ 4% na au" i Pl E Fhrirea = Panca nel centro della città. strada tutta in asfalto, lunga una ventina di chi» lometri; dalle colline circostanti si domina non solo la sun baia, ma altresi tutto il porto di Dairen in modo che questo si trova validamente difeso dalle fortificazioni di Port Arthur sensa csserne turbato nd ostacolato nei suoi traffici. Port Arthur, PTCO il nome sacro all'eroizmo del moderno Cin ppone, ecco la base possente e sanguinosa sulla quale l'impero del Sal Levante ha costruito la sua moderna gran- derza. "E" da questa collina impervia” mi diceva un alto uffi- ciale dell'esercito giapponese, “che noi abbiamo fatto vede: re al mondo inere dulo ed attonito che non eravamo da me» no dei bianchi del- l'Europa". Ci tro vavamo in quel mo- mento sulla sommità della collina "203 me- tri” chiave della di- fesn di Port Arthur, VERPECITONIO . Paiten - A porto, ove caddero 23 mila giapponesi in ben 13 assalti consecutivi, " Guuato monumento commemorativa” mi aggiunse, salutandolo con un profondo inchino, mentre io gli rendevo omaggio con un saloto ro- mano, “è la pietra sulla quale noi abbiamo comin: ciato n costruire il nostro avvenire"! Port Arthur conserva tutte le caratteristiche, rudi e massiccio, di una città militare, di una piazza forte senza civetteria e senza decorazioni inutili. Pochi negozi, belle casette pulite e basse, quasi na- scosbe nel verde è nel color terriccio, caserme, piazze d'armi, e un continuo passaggio di truppe diverse che fanno esercitazioni 0 che si dislocano nelle località vicine e lontane della Manciuria è della Cina, L'Europa in generale, troppo preoccupata dei suoi affari interni, non si è accorta dell'enorme pro- gresso che la Manciuria ha compiuto in pochi anni, Una generazione fà, questa regione era quasi ina» hitata, completamente sconosciuta; più ricca della California, coperta di foreste, terra fertilissima che non aspettava che un lavoro generoso che la sol- casse per olfrire i suoi prodotti, provvista di vasti giacimenti cli terra, di mimiere d'oro è d'argento, una sola generazione fà essa cra invasa da tribù nomadi, che vivevano cli scorrerie è di CASA, Cita- gusi, mongoli, mancesi, cinesi, rapaci ed impro; duttivi. Oggi essa ha zo milioni di abitanti che aumentano di circa un milione all'anno, ed & la regione più progredita e pacifica dell'antico Impero.

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Nan poco ha contribuito a questo spirito di orga- nizzazione la vicinanza del Giappone ed in certo modo il suo assiduo e tenace controllo. Due moder- nissime lince ferroviarie la percorrono in lungo ced in largo: una la Compagnia dell'Est Cinese (The Chinese Eastern) l'altra quella del Sud Manciuria {South Manchuria railway) che la mettono in con- tatto diretto cd indiretto con tutto il mondo, La riorganizzazione economica della Manciuria fu il rande successo dei costanti sforzi e degli abili intri- ghi della diplomazia czarista. Per l'antico governo imperiale moscovita non riusci molto difficile cor- rompere i decadenti imperatori Manciu, smidollati ed abbrutiti, e nel 1896 essi non esitarono a hrmare un trattato con la Russia che naccontentava in modo decisivo tutti gli insaziabili appetiti russi, conce- dendo lora dei privile 4] fortissima sulle terre e sulle acque della Manciuria. Da questo trattato sorse la ferrovia dell'Est Cinese fatta con capitali moscowviti che congiungeva la transiberiana con Port Arthur. Cosi con Wladivestok al Nord è con Port Arthur al Sud Est, il sogno di Pietro il Grande poteva dirsi ormai raggiunto, Il lontano mare d'estremo oriente era ormai nelle mani della santa Russia. Ma i gialli dell'Impero del Sol Levante vigilavano at- tenti, e così dopo una serie di incidenti si arrivò alla grande guerra russo-giapponese. Il sogno impe- rialiata era distrutto ed il crollo del colosso russo potevasi ilire ormai fatalmente Imziato. Con la sua vittoria il Giappone si sostituiva in parte ai diritti ottenuti dalla Russia col trat- tato del itgé. Dopo la guerra russo giapponese, Bainen » La sia principale, il progresso econo mico industriale della Manciuria è stato ancora più ac- centuato, pà oggi tutti 1 nazionalisti cinesi vincitori del dittatore di Muk: den guardano a queste tre provin. cie come ni modelli per l'organizzazio ne della Cina mo- derna. L'avvemre ci dirà che cosa hanno saputo impa- PATE, A. COTTAFAVI Ml ei E GIGRIAT—F= ET_E i core Crime DR ze ni Dairen » La grande arteria cbe conduce al porto,

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Si COMPAGNIA DI ASSICU- RAZIONE DI MILANO FONDATA NEL 1826 Il più antico Istituto Italiano di Assicurazione Capivale Sociale Lo 18.423.000 - Varaato L, 11.974.060 Incendio + Furti lnfartani Vita dell'uomo T( ; | Rendite vitalizio PA tell u a civile Pe pr. Gra dine lavalidità Responsabilità CONSIGLIO D'AMMINISTRAZIONE: Market smi! cf enti FProriduate Posti Comm. Amariga, Pini Porvidas in derzazi ino, de UN. Olesepro. dinniclnbali Puos Prod, vuci Brioche Comm. Frastreca + Filippiai Geni, of Je Pietra - “Porzlal Dosi Pr a # Sessa Can. UL te = Tata Goal LIMT, Guide » Vanili Big. Pasta MREZIONE: Sail Cas LT, Diari, Chiana, Pisa ita Bramella Chet. Arima imita, Pie Pata Élerai intlri lag, Caesilio, Soperiania Ganarala cnme aussaze Sede della Compagnia: MILANO Via Lauro N. AGENZIE IN TUTTE LE CITTÀ DEL REGNO Progetti e preventivi a richiesta. COTONIFICIO DELLA VALLE SERIANA Società Anonima cosnuità nell'anso 1858 Capitale Sociale Li 12000000) interazioni verasio GAZZANIGA FILATURA E TESSITURA DI COTONE Fusi filatura . . . . N. 170,000 Fusi ritorcituràa . . . 20.000 poli Bianco dae i Tessuti Filati com Cotoni Indiani . titoli dal 4 al 12 n " P Americani È Lo mer. ; 0; i 4 2 Ternuti greggi e colorati, calicote, crowés, Drills, satin operati a ratiéres ed a jacquard Arena da em. DO a 300 ARGENTERIE E POSATERIE DA TAVOLA OGGETTI PER REGALO BATTERIE pa CUCINA IN NICHEL PURO SALE DI VENDITA PRESSO LA SEDE DELLA SOCIETÀ ANONIMA ITALIANA METALLI ED ARGENTERIA ARTHUR KRUPP MILANO VIA PERGOLESI, Bua - TRAMS 3-4-ar

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93 UNIONE ITALIANA | | COTONIFICIO RIASSICURAZIONE LEGLER S.A CAPITALE L. 15.000.000 SOCIETÀ ANONIMA CON SEDE IN ROMA Capitale Sociale L. 30.000.000 - Versato 30 _ —_— RIASSICURAZIONE Milano, Wia Manconi gi SEDE AMMINISTRATIVA | | SEDE LEGALE IN TUTTI I RAMI Ponte 5, Fietro (Prov. di Bergamo} | | ì | = == — — - — —- —_ |+#+ «=. — - -—— 4 1. | A\yd un nRA—n\yWe ir ET —.rrT- ' | | I MIGLIORI CUSCINETTI A SFERE E A RULII | SONO I CUSCINETTI RIV | OFFICINE VILLAR PEROSA | TORINO AGENZIE E DEPOSITI IN TUTTE LE CITTÀ

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HA COTONIFICIO HONEGGER SOCIETÀ ANUNIMA Capitale Sociale L. 13.000.009 interamente versato Sede legale in MILANO Amministrazione e Stabilimenti in ALBINO (Bergamo) DI GALLARATE Società Amonima con Sede in GALLARATE Capitale L 200000 — Riserva L, 6 b00 000 Succursale: MILANO - Via Vittor Hugo, 3 AGENZIE IM; Albizzate « Carnago « Cassano Magnago + Castano Primo Cuggiono » Fagnano Olona - Lonate Porzalo - Magnago Samarate - Somma Lombardo PRODUZIONE FILATI America I - Trama e Water dal N. 8 al N. 24 su fusi ed în pacchi - Filati pettinati - Nastro pettinato - Specia- lità filati per calzifici. Corriipondeste della Banca d'italie, del Banco di Napoli e del Banco di Sicilia. Banca autorizzata al commercio dei cambi TESSUTI Greggi per stamperie, tintorie e can- deggio - domestics, calicots, baseni; operati, greggi e colorati. dervinio di Foalloria e Trroveria per i Comuni di Gallarate, Canino Magnago, Coggione, Farno, Lonate Pozzola, ditmarale e Fama Lombardo, Telegrammi: GALLARATBANE Telefoni: Gallarate 14 è 174 > Milano B6-74i » B6-743 Milano: Direzione Bo-54h 3g.000 fusi, 1077 telai, 1300 operai (OLO COMPLITO della LAVORATORE IDAITRAALE chal LATTE con batti | Prodotti a Sorisorodoti! fabbricsti cialla ib) =‘ ii pavone La voci a. ta ns bin atridente contrasto con l'eleganza IE9L° della sua forme ela grazia dei suoi goleri +2 Lavosira automobile può essere una A elegonlisaima vettura ma ha........, Irina la vose del pavone 3 dec e subito questa imperferza [* —} ne dandole la voce melodiosa della Tromba Elettrica Marelli badia MARELO FABBRICA ITALIANA MAGNETI MARELLI. MILANO EEE nn n ea

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ISTITUTO NAZIONALE DELLE ASSICURAZIONI DIREZIONE GENERALE I capitali assicurati presso l'Istituto Nasionale delle Assicurazioni sono garantiti dal Tesoro dello Stato oltrechè dalle riserve ordinarie e vimordinarie dell'Ente. Le polizze, quindi, emesse dall'Istituto Nazionale delle Assicurazioni danno d' consliene e le nanzie dei Titoli di Stato, L'Istituto ha adottato svariate forme assicurative adatte ad ogni condizione sociale. Per le “Assicurazioni Popolari non è richiesta la visita medica ed i premi sono pagabili in rate mensili. Attualmente i capitali assicurati presso l'Istituto MNasionale delle Assicurarioni ammontano a nove miliardi e messo. L'Istituto Nazionale delle Ausicurazioni che £ il regolatore del mercato assicurativo in Italia, ha Agenti Generali in tutte le città del Regno, nelle Colonie è all'estero. Le Agenzie Generali è le Agenzie Locali rappresentano anche “Le Assicurazioni d'Italia " Società collegata con l'Istituto Narionale delle Assicurazioni per l'esercizio delle assicurazioni contro i danni: Incendi, Furti, Iliagrazie accidentali è Responsabilità Civile, Grandine, Trasporti, Rischi Aeromautici.

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VIAGGIATORI ALL'ESTERO! PROTEGGETE IL VOSTRO DENARO CONTRO PERDITE E FURTI MUNENDOVI DEI TRAVELLERS’ CHEQUES (ASSEGNI PER VIAGGIATORI) DELLA BANCA COMMERCIALE ITALIANA IL MEZZO PIÙ PRATICO E SICURO DURANTE I VIAGGI PER DISPORRE IN OGNI PAESE ED IN OGNI MOMENTO DEL PROPRIO DENARO OPUSCOLO SPIEGATIVO A RICHIESTA PRESSO LE FILIALI DELLA BANCA

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i SNIA-VISCOSA | SOCIETA NAZIONALE | INDUSTRIA APPLICAZIONI VISCOSA CARITALE LIRE UN MNILIARDO INTERAMENTE NVERSATO TORINO

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STANDARD MOTOR OIL sei Significa protezione STANDARD MOTOR OIL è sinonimo di PROTEZIONE, Easo è la più elllicaco salvaguardia del vostra mao- tore; LAMPO Benzina fica affinchè wai possiate ottenere da questo il massimo rendimento, vi offre lo STANDARD MOTOR OIL, il Lubrifeante Superiore. Esso evita il riscaldamento, annulla l'attrito, penetra negli organi più minuti e delicati, aderendo fortemente e compiendo un enorme lavoro per annientare tutte quelle forse che tendono a legorare il vostro motore. Sulle pareti dei cilindri € sui pistoni, sull'albero motore e su ogni cuscinetto; sull'albero a cames è sulle walrale, sopra, sotto, attorno ad agai parte del motore, STANDARD MOTOR OIL “ penctrà, erisce e prot Ca Lo STAN ARD vient venduto mediante appositi Distributori in misure bollate e in quarà uni. forme e costante presso Rivenditori nei quali pae tete riporre la massima fiducia. Esso costituiace la protezione più economica per il vostra motore. Affrettatevi perciò a liberare il carter da ogni residuo del lubrificante che avete finora usato e riempitelo soltanto con STANDARD MOTOR OIL. STANDARD MOTOR OIL iL LUBRIFICANTE SUPERIORE Siampaa si sarti della Loc, An, Temi - Milisò Gee. An. Stab. Arti Chrafiche Abileri Be Lacrole - Alfano

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VIAGGIATORI ALL'ESTERO PROTEGGETE IL VOSTRO DENARO CONTRO PERDITE E FURTI MUNENDOVI DEI TRAVELLERS CHEQUES (ASSEGNI PER VIAGGIATORI) | BANCA COMMERCIALE ITALIANA IL MEZZO PIU PRATICO E SICURO DURANTE I VIAGGI PER DISPORRE IN OGNI PAESE IN OGNI MOMENTO DEL PROPRIO DENARO Opuscolo spiegativo a richiesta presso le filiali della Banca Pl —____i ET —«WW--WW-WWWWWWW_ _ ___Òms7«ÌÀÌÌ*WWWWW.-JF-—TW-WW__m—m—o_ Pr allenare il volume di un solido accorrono TRE dimensioni : | la inngherra la iarghermna è l'allezza Nella labbricazione dello scarpo si era tenuto conto sino sd oggi di una sola dimansione : la lunghetia cosliché dovevalà tontoniarei di scara pa lrappo lunghe o troppo ulretta | L' inconveniente i stato rimosso Calzatuvifi ICÎO ai il quale abbandonato il vecchio sistema che offriva 8 gradarioni di lungherzra, fabbrica calzature in 12 miture di lungherra con 3 misure di larghezza per ogni tipo; in totale: un assortimento di ben trentasei mal misure progrettive eee FIGO AROIE È | [ULI cio te e TeTmE==- ———_m_m— o oy e et _ÒemÒ]Àmem4adt 0’ cbr —_— ————_€

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ILLUSTRATA DEL Fondatori: ARKALDO MUSSOLINI Direttore: MASLIO MORGAGNI REDAZIONE. AMssinistrazione MILANO via Lovanio 10° TEL. K_tbas I arnie FF: ————————————————— LA RIVISTA “POPOLO INITALIA” - MANLIO MORGAGNI Anno VI i 1s- Ihcembre 1938 - LA RIVISTA esce ogni mese ARBONAMENTO per dl 1928 LL, Diò - Kannro L. 09. ARUMERO SEPARATO LL. 10 Pabblizità : Coscrisicaania asclaalra Voasana Pabbbevit loalzana | Liz di prot è di iran sed ira per ieri È parni DISCIPLINIAMO LO SPORT Lo sport è un ottimo tonificante della razza. E gli italiani hanno imparato a rendersene conto, ormai, per wirtù del Fascismo. Anzi adesso se me interes sano con un fervore che può degenerare, e che, sotto alcuni aspetti, ha già cominciato a degenerare in esa- gerazione. E" dunque tempo di avvertire che se i tonici danno vigore e ritmo salutare all'organismo umano, l'abuso dei tonici provoca invece squilibri pericolosi. E dobbiamo reagire contro certi eccessi di gene- ralizzazione, o di esaltazione, noi che non possiamo essere sospetti di farlo per antipatia: noi che ab- biamo dimostrato di avere la coscienza dell'impor- tanza dello sport, anzi di essere animati di ragionevole fervore sportivo, fin da tempi lontani, quando tutti trascuravano la ginnastica fisica e le buone tendenze della gioventù nostra venivano deviate e compromesse con la frequenza dei circoli winicoli politici, degli oratori che avevano sapore di non sana educazione, o dei "elubs “ di giuoco, a seconda delle classi. Siamo stati tra i pionieri della propaganda spor- tiva ed abbiamo avuto in ciò l'appoggio e l'azione maestra di un nostro caro perduto che è stato ve- ramente l'animatore appassionato di ogni genere di sport. Nè ci ricrediamo. Anzi è appunto per questo, per il normale e proporzionato sviluppo dello sport, che diamo ora l'allarme. Abbiamo sempre ritenuto che i giuochi fisici, i diporti esercitativi di muscoli e di volontà migliorino le razze, quando però, da dilettevole palestra incita» trice, non si tramutino in avide corse al luero od ab biano per unico sfondo la speculazione. I romani, alla cui grandezza tante volte noi ricor- riamo, nel rimpianto della perduta potenza, coltivavano l'educazione fisica con amorosa è vigilante cura, Ma per essi si mantenne sempre una aristocratica mani- festazione di bellezza e di forza e mai, se non nella decadenza, una competizione industrializzata. Nel nostro tempo, invece, lo sport non solo ha raggiunto, ma ha di molta sorpassato questa assoarda concezione. Non vedete come la speculazione si è impadronita dello sport e lo sfrutta deformandolo e corrompendolo? Ma si puo assistere, senza sentirzi più che indignati, umiliati, allo spettacolo del professionismo sportivo, abilmente montato dalla speculazione in tutte le ca- tegorie di sport — da quella dei pugilisti a quella dei calciatori — con la sovracccitante propaganda fra il pubblico e con superguadagni che di fronte ai pro- venti delle altre — e, permettetelo, un pochino più elevate e faticore > professioni, costituiscono una im= moralissima iniquità ed un incentivo a non perdere tempo negli studi, poichè questi fruttano soddisfazioni materiali tanto minori di quanto si può averne con la industrializzazione di alcuni muscoli? Se volete ve. dere tutta la enormità della cosa, pensate agli stipendi, non diciamo dell'educatore o del medico condotto, ma del generale, del prefetto, dell'alto magistrato, del dirigente di servizi od uffici od officine, allo sforzo da costoro compiuto per raggiungere tali gradi, ed alla importanza sociale delle loro funzioni, e fate il pal ragoret. E poichè la speculazione ha bisogno di mantenere l'attenzione del pubblico che attira con ogni sorta di cecitanti verso le gare sportive professionali, l'educa- zione della gioventù viene deformata dalle più assurde inversioni di walori; per cui un pugilatore imbattibile, un ciclista «ittorioso, un calciatore potente, sono assai più è meglio considerati che non il giovane studioso, l'artista, lo scienziato è l'artigiano, i quali sappiano distinguersi per qualche eccezionale prodotto del loro sforzo di elevazione, o per una bella vittoriosa affer- mazione personale nel rispettivo campo di attività. Ma se; troppa autorità si ‘attribuisce al mondo sportivo professionale, non vi pare che a questo cc- cesso siano indotti assai spesso a concorrere enti è gerarchie del Regime col loro intervento diretto ?

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E come non si avverte che il professionismo è la negazione della educazione sportiva, poiché questa deve svolgersi in maniera da dare a tutti i giovani un corredo vario cd armonico di abitudini ginnastiche ad integrazione è compensazione è correttivo, delle attività normali sedentarie della vita, e non già mi- rare alla coltivazione artificiale di un certo numero di campioni specializzati ? Gli effetti di questi errori, balzano facilmente al- l'occhio di ognuno osservando in qual modo certi co» mandi militari hanno inteso e praticano l'educazione sportiva delle truppe; la quale si verifica non con la regolarità degli esercizi ginnastici 0 sportivi per tutti i soldati, come integrazione dell'istruzione militare, ma con la preparazione speciale di ‘squadre distratte dai compiti militari e destinate esclusivamente a rap: presentare il corpo o il reparto, nelle gare. Un altro aspetto preoccupante del problema, è quello del costo, in denaro ed in tempo. Sarebbe pure interessante fare il calcolo di quanto, complessiva- mente, si spende, e di quante ore si impiegano per lo sport; e bisognerebbe poi fare il paragone con le ore che si impiegano per la educazione morale per la coltura per la scienza e con quanto si destina alla dotazione del materiale didattico degli istituti di istruzione media e del materiale scientifico degli atenei, alcuni dei quali mancano perfino dei provini per gli esperimenti. Certo è che in parecchi centri persino le Opere nazionali “ Balilla" e “ Dopolavoro” — geniali e al- tamente benefiche creazioni del Fascismo — dedicano quasi tutta la loro attività allo sport, con vera fre- nesia, trascurando gli altri campi d'azione, con grave pregiudizio della esplicazione del programma, che è tra le cose più belle e sane ideate dal Regime, Ed altrettanto può dirsi di un'altra felice creazione fa- scista, la quale può essere considerata anch'essa come uno dei più vigorosi elementi di base del Regime nel popolo: quella dei "gruppi aziendali" istituita la prima volta a Milano da Mario Giampaoli i ora imitata in altri importanti centri d'Italia, Ritornando all” argomento che ci preoccupa si deve rilevare che certe categorie di sport, come ad esempio la scherma, il canottaggio, l'alpinismo =— nobuli e sa- lubri sotto ogni punto di vista — sono scarsamente esercitate, perchè escono dal quadro di possibili sfrut- tamenti in grande stile, secondo i concetti della com- petizione sportiva basata sulla speculazione. È qui dobbiamo trattare dell'aspetto maggiormente pericoloso che va assumendo la mania delle competi- zioni tra squadre sportive che rappresentano regioni, città, gruppi di categoria, scuole, ecc. ecc. L'animo della popolazione che vi assiste numerosa parteggiando, e specialmente dei giovani, si inasprisce fino al parossismo in tali competizioni, Gli impulsi primitivi e la passionalità faziona, talvolta, prendono anche il sopravvento, Non esclusivamente, mà principalmente, la sport calcistico determina antagonismi tra regione e regione, tra provincia TO) provincia, tra città e città, tra quar- tiere e quartiere, tra gruppo e gruppo, e questi sen- timenti dalle squadre in gara si estendono esaspera- tamente a tutto il pubblico. Rigerminano con fermenti di rancore campanilistico idiotissimo, e tuttavia ogni giorno più diffuso. Basta aver assistito ad una sola di queste partite per convincersi del male che esse producono suscitando l'avversione tra figli della stessa patria, viventi magari in due contrade di rimpetto, a tutto danno della saldezza armonica dello spirito eminentemente unitario del Regime. Vero è — è questo è il male — che appunto per ciò, anzi sfrut- tando questa malsana passionalità, gli sportelli al. l'ingresso fanno incassi favolosi! E se anche gli utili cospicui vanno talora a be- neficio di istituzioni od enti benemeriti, pensiamo che bisogna mettere un freno a tale andamento di cose e volgere l'interesse sportivo del Paese a favore di manifestazioni che sieno meglio rispondenti alle fina: lità di coesione nazionale perseguite in tutti i campi dal Fascismo. Non siamo i primi in verità ad esprimere tali dubbi e preoccupazioni. In una recente polemica tra valenti giornalisti sullo stesso argomento, ne fu fatto cenno; anzi nel corso di questa polemica potemmo leggere il giudizio che dava a proposito uno scrittore francese e che fa al caso nostro. Eccolo: “Gli sportivi non hanno patrono nel calendario “ cattolico... Sono le nazioni sportive che hanno il più “alto grado di rispetto per i pallidi di viso e amore ‘per i deboli di costituzione... Lo sport è l'interna- “ rionale che ravvicina le nazioni, ma crea nell'interno “ della patria delle piccole patrie, tutte nemiche tra “ di loro. Lo sport è l'esperanto delle razze " Non si può negare che queste sono verità che malauguratamente vanno bene anche per il nostro Paese. Bisogna saper vedere in tempo dove ci con- ducono certe forme degenerative ed avere il coraggio di denunziarle tempestivamente quando ancora cioè può effettuarsi un intervento correttivo, senza pre: giudizio dello sviluppo dello sport come mezzo di rinvigorimento delle giovani generazioni. Discipliniamo lo sport richiamandolo alle sue ge- Nazionalizziamolo con leggi sagaci e provvide affinché sia veramente palestra di addestra- mento e di irrobustimento fisico che dia alla nostra razza la possibilità di tutte le conquiste. Mantenia- molo nei limiti del sano divertimento, sia pure in competizioni interessate, ma facciamo in modo che quella che chiamasi la lucrosa professionalità del giuocatore venga a cessare. Equilibriamo in fine, anche in questo, il dare € l'ottenere. Ne guadagneranno altresi i costumi della Mazione. Appunto perche sentiamo tutta la bellezza della cducazione fisica che deve integrare con saggia pro- porzione la educazione spirituale, e perchè sappiamo che tutta la Nazione può e deve trarne nuove linfe vitali per adeguarsi al giovanissimo e vigoroso regime creato dalla Rivoluzione Fascista, invochiamo i prov- vedimenti che si impongono affinchè l'inquadramento e la disciplina più rigida mettano l'attività sportiva sulla buona via. nuiné origini. MANLIO MORGAGNI

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LE ORIGINI DEL “POPOLO D'ITALIA” Nel giorno di Natale sul nostro Presepio non squillà un annunzio di pace. E gli angioli = i soliti angioletti di zucchero e di garza della piccola borghesia bottegaia — non giun- sero roteando, come si annunzia nelle oleografie Com- venzionali, tra i fiocchi di neve, E nemmeno giunsero, più tardi, come nelle facili malignità dei vigliacchi che spiavano pavidi, lividi ed infreddoliti, i Re Magi del» l'industria con i doni per la piccola creatura nata, e predestinata alla gloria. Anche le timide pecorelle che, di solito, brucano intorno a tutti i presepi, fuggirono lontane dal nostro tugurio. È nella notte rigida e caliginosa ci fu un primo convegno di falchi che aguzzavano il rostro sui macigni, di lupi è di leoni. Il festone di carta, che due palombelle sorreggono sulla leggenda del Natale cristiano con l'annunzio della pace agli uomini di buona volontà, apparve con l'alba attraverso la soglia del nostro squallido presepio, già trafitto, per altro, dal nuovo simbolo della mostra croce di redenzione: la baionetta. E la buona wolontà era ancora richiesta a tutti gli italiani, ma per l'annunzio di un'altra divina e tremenda necessità di vita attra- verso la morte. Questa: la guerra. La vera guerra nostra venne dichiarata la mattina del 15 novembre 1914. Il vero condottiero, il vero padrone dei destini d'Italia, da quel giorno fu un vomo, Quella mattina, battezzato in fronte dal primo ar- ticolo di Benito Mussolini, che s'intitolava "Audacia", nacque, povero è deciso, squallido e diritto, duro è balenante, grigio come le aurore dell'autunno, come il ferro è come le ossa incenerite degli eroi, solo e di- sperato, giovane ed ispirato, dl Popolo d'Italia. Ed ancor oggi, così tipicamente rude e diverso, il nostro giornale vive e cammina, Fra il "prima" e il “poi” nella storia di tutte le nazioni, anche di quelle che di- rettamente non vi hanno parte- cipato, esiste questo solco incol» mabile della guerra. lo non so se una continuità si sia sperzata o se un'agonia si sia spenta. So che nell'arte e nel costume, nella filosofia e nell'eco- nomia dei popoli un momento è finito ed un altro momento è incominciato. Fra i due momenti ogni lega- me sembra distrutto da un segno nero di lutto 0 da un velo rosso di fiamma. Anche l'Italia, nelle manifestazioni più vivaci e più feconde del suo estro nativo e della sua indole laboriosa, non sfugge a questa delimitazione storica dei confini del tempo. Ma esiste per noi, per n soli, un filo diritto e sottile che attraversa quel solco, E' il prean- nunzio del “dopo” nella trepida trasformazione del “prima": ed è rimasto teso ed intatto. L'impronta che Benito Mus- solini ha saputo dare al primo numero del suo nuovo giornale sopravwive immutata, La parola magica che vi bra ogni notte chiara e metallica, col solito lavorio delle sue macchine, è ancora quella, è sempre quella: audacia. Parve, una sera, partito il treno presidenziale alla volta di Roma, che l'Italia chiedesse anche a noi una tremenda rinunzia: quella di un magnifico animatore, di un inimitabile direttore. Parve che tutto un lavorio paziente, eroico, devoto di otto anni di giornalismo dovesse essere immolato sull'altare della più grande Patria. Parve al nostro piccolo egoismo di mestiere che tutto crollasse. Invece, niente è mutato: e niente muterà, E' mutata la casa, se per casa noi vogliamo intendere le pareti che la formano e non lo spirito che la illumina e la riscalda. La nostra piccola casetta di Via Paolo da Ca- nobbio senza sedie, dove ci schierammo una mattina a ricevere i primi ordini di Benito Mussolini per la compilazione di quel foglio che doveva sbandierare battagliero e decisivo sui nuovi destini della nazione, ora è diventata museo, La piccola stufa di ghisa che si arroventava a manciate di carta e divorava i primi saggi delle nostre generose polemiche ed i nostri primi atti di fede, non c'è più. Ed anche la carta geogra- fica della guerra curopea, sulla quale l'unico paio di forbici faceva da compasso e le bandierine piantate sugli spilli andavano e venivano secondo le angosciose vicende della battaglia della Marna, non c'è più. Eravamo in undici, e due sono caduti: Serrani e Bon servizi. / Manlio Morgagni, Sandro Giuliani, Chiavo- lini, Pirazzoli, Caiami, Di Belsito giungevano allora da diverse strade verso quel punto che adunava on primo manipolo intorno al germe della grande idea. Manlio Morgagni allora, naturalmente più giovane, febbrile, dinamico sempre, viveva in ansia è in bilico fra lo sport e la politica, fra il giornalismo e gli af- fari, entusiasta e devoto, deciso e spregiudicato, ro- magnolo nel sensa e nell'impeto più generoso c più vasto della definizione. Nel piccolo callè di Piazzale Vittoria i misteriosi con- vegni che preparavano la prima formazione del nuovo giornale, la prima lista di redazione, il primo modesto programma di diffusione, avevano quasi l'aria di complotti. Giungeva Giuliani, rubicondo an- che allora, ma più fresco, il quale non aveva l'abitudine di raparsi disperatamente come adesso usa; e, data la protezione di una chio. ma più folta, aveva potuto impu-= nemente “buttare il cappello” è seguire Mussolini incontro a nuo- ve riprese senza pericolo di raf- freddori, a testa nuda. Chiavolini montava di guardia tutte le notti in Questura per mandarci conci- tatamente le prime notizie del fat- taccio quotidiano; Pirazzoli ste- nografava, preso nella tenaglia della cuffia al telefono, come in un ordigno di tortura digrignando ed urlando; Caiani tornava dai co- Nicola Bonservizi.

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L.) mizi tumultuosi con le cartelle lacerate e sbrindellate come vecchie bandiere di battaglia; Giacomo di Belsito levigava con calma serena e rassegnata — quella calma che non gli é venuta mai meno attraverso i più di- sperati tumulti — le frasi convulse delle nostre im provvisazioni cronologiche, dentro le quali, spesso, i verbi si azzulffavano fieramente fra di loro, e il senso e gli oggetti e i soggetti e i pronomi si smarrivano in confusione. Nella piccola famiglia regnava non sò più quale aura frenetica ed ercica di scapigliatura pensosa, di militaresca frugalità, di ilare sacrificio e di rude e spregiudicata fierezza. Si viveva in contrasto fra le prodigalità delle idee e la penuria dei quattrini, fra il candido e il lercio, fra le penombre fosche e i richiami striduli delle me- gere di Via Bottonuto e il canto fresco e i grembia- lom bianchi di quelle stiratrici che dal ballatoio del secondo piano salutavano, a lavoro finito, i redattori di quel misterioso giornale che col crepuscolo inco- mincia vano loro giornata. Il direttore entrò, quella mattina, con il suo passo caratteristico, breve, martellante, nervoso, Aveva l'ala del cappello duro sugli occhi balenanti: aveva il ba- vero del pastrano color marrone rialzato fin sopra la nuca, Ì Poche ciancie anche allora: — Al lavoro! Bisognava, con mano di ferro, piegare l'esigua schiera sulle necessità dure di un eccezionale lavoro: tra il futurismo e l'arditismo, con il cuore in fiamma e il vento della guerra che sferzava le reni, e l'in- quietudine di una autentica giovinezza che faceva can- tare i nervi per il preannunzio della fatale primavera, la nuova redazione pativa, alle volte, di estasi è di torpori e si macchiava di ostinate negligenze che mi- nacciavano la puntualità del lavoro. Bemto Mussolini fece inchiodare sulla piccola porta un cartoncino stampato: 1 signori redattori sono pre- gati di non andarsene prima di essere venuti". Venne, in quei giorni, dalle sue montagne selvagge, ispido e buono, rumoroso «d ingenuo, ispirato e sereno, con una gran cravatta nera che svolazzava, con due occhi che frugavano dovunque è «i rinserravano cauti sotto uno strascio fastidioso è incessante di capelli duri, cdi» ritti, puntuti, con una barbaccia ispida da frate cappuccino che s'é svegliato di cattivo umore, venne a schierarsi con noi, in quei primi giorni, Nicola Bon- servizi, Egli era un frenetico lavoratore e ci incitava conti- nuamente, Nel suo sogno di romantico provinciale, fin da allora, Parigi splendeva come una méta lontana, ultima, da raggiungere. Meditava la con- quista di Parigi, meditava di offuscare il barbaglio radioso della cilfe /uotiéne mettendo in mostra la purissima fede del suo sano cuore di italiano. lo ricordo di averlo salu- tato per l'ultima volta a Roma. Erano le nove di sera è si usciva da A ragno. Passando accanto a Palazzo Chigi vedemmo in alto la solita finestra illuminata. =— Vedi? Egli lavora ancora, nella grande sala sotto il busto di Cesare; come allora, ricordi? nel piccolo sgabuzzino triangolare che aveva una finestra sul cortile. Come sempre, per l'Italia... Il giorno dopo Bonservizi riparti per la sua mita lontana, per la méta del suo sogno di eroico roman- tico provinciale, per la sua ultima méta: Parigi. Tornò per sostare nell'anticamera del suo e del nostro giornale tutta una notte, dentro una bara, sotto una montagna di fiori, vegliato da noi, Aveva, ricorda, il verzo nervoso di portare, par- lando, sempre la mano sulla nuca proprio là dove più tardi fu colpito da una revolverata a tradimento. Adesso, rivedendo nella memoria quel suo gesto, si pensa ad uno strano presagio che lo facesse soffrire. Forse, morendo, pensò che l'altro compagno nostro, Serrani, più fortunato, era morto in trincea colpito in fronte da un nemico più leale che non s'appiattava. La tipografia era al'di lì della strada buia: non era nostra, Non erano che tre o quattro gli operai fedeli, Intorno, la città era livida e ostile. Con l'annunzio della primavera soltanto i tre colori fiorirono sul da- vanzale di molte finestre. Ma l'inverno si dilungava pesante, nebbioso e interminabile. Attorno alla piccola stufa che crepitava, le notti erano talvolta tragiche. Si addentava un pezzo di pane con gli occhi fissi nel vuoto... Giungevano a tarda ora le notizie del fronte francese, le notizie dell'ambiguo torpore di Roma, le notizie della nostra lunga e for- zata inerzia dolorosa. Il direttore abbandonava sempre tardi, spesso ul- timo, il giornale. Qualcuno annunziava: — C'è giù la carrozzella. Si sentiva da un'ora il cavallo picchiare con lo soccolo sul selciato: e il brumista s'era addormentato aspettando sotto l'ombrellone carico di neve. Ma non sempre il direttore poteva concedersi il lusso della carrozzella. Qegni anno il 14 novembre torna nella nostra memoria quella piccola casù. Essa mette il tricolore alla finestra in quel giorno € qual. che cosa in fondo alla viuzza buia che incanalò i primi cortei Interventisti, le prime coorti fa- sciste, par che si schiari. Qual. cuno di noi si reca a visitarla. L'andito è angusto, la scaletta è tetra e tortuosa, i gradini sonò ancora viscidi e consunti, il ballatoio ricorre intorno al cortile. Le due finestre sono chiuse. Ma dentro c'è odor di fiori secchi e l'anima delle quate tro stanze non c'è più. L'anima è venuta con noi nel nuovo palazzo: ed é rima- sta quella, è si mantiene in tatto. E la si respira subito vibrante, intima, schietta, fra- terna, sana c battagliera quan- do si entra. Edé tutta percorsa dalla vibrazione delle macchine Aemani, ——— _--—— EE ll — @——@—@t—11@@@@1@@t@.@11@——————————21121tk212_____r————— —+—+—+-_-——-—- ->-zzzzzz= *‘ Lea ld oi illtddguiiiii©N:Zz lt sv èièiii pw.

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Sopra, da si- nistra: Lido Contani, Ales saadeo Chia- eolini, (i di Belsito, Saa- dra Cini sani. che fremono a terreno, ed è tutta percorsa dal battito delle ore e delle notizie che passano in alto, attraverso le segnalazioni della radio. Ed è sempre l'anima di quel primo numero, che nacque nel presepio, di quel primo grido che si levò dal buio, di quel primo manipolo che Benito Musso- lini raccolse nella divina crisi del suo spirito per la battaglia decisiva, di quella prima comunione di sa- erifici e di idee che diede una inconfondibile impronta al Popolo d'italia. Il merito è di Arnaldo: Arnaldo Mussolini. Questa mansione intelligente, cauta, pericolosa è devota, era di una difficoltà estrema. Credo che qua- lunque altro womo l'avrebbe tradita. Bisognava pen- sare al miracolo. Ed il miracolo si avverò attraverso infinite sfu- mature di garbo tenace e di delicata e inavvertita violenza. La successione era tremenda. Più che l'indirizzo politico che un bollettino qualunque può indicare, era la vigorosa tonalità sentimentale che bisognava custa. dire, non sul volto, ma nel cuore del giornale. Quel senso confuso di caserma e di famiglia, di palestra è di trincea che era stato regalato da He. nito Mussolini al Popolo SHalia, è rimasto. Sono ri- maste certe disadorne ruderzze è certe romantiche malinconie: è rimasto il tono ed è rimasto il ritmo, è rimasta la dura e giovanile apregiudicatezza della ca- serma ed è rimasta la devota, raccolta, morbida re- ligione della famiglia. Prudente e guardingo, un po' imbronciato qualche volta, volontieri taciturno, Arnaldo pareva che si precccupasse, prima, soltanto di non farsi notare. Credevamo che egli non conoscesse alcuno di noi: ci Sotto, da si- nistro: .llaan fio MH argagni, laltenia Ji nocceli, Cino Rocca, sorprese quando capimmo, il giorno dopo la marcia su Roma, che egli conosceva tutto di noi. Egli, che poteva essere favorito dalle ventate più rapide, dai turbini più obliosi e più fortunati, così nemico di tutte le lusinghe, come sdegnoso di tutti i disagi, ha tenuto fede a questa disciplina: “a poco a poco”. S'è incamminato quando l'aria era greve, quando la foschia era fonda sulle possibilità del domani: ha misurato sulle proprie forze il ritmo del passo. Non lo ha cambiato mai. Le fanfare correvano allegre è sveltivano troppi carretti verso le facili conquiste ed i più facili inciampi. Egli ha continuato il cammino trattenendo la lena, ligio al tempo, alla severità, alla Misura. Tutta la sua strada è segnata così da una linea di perfezione armonica che sbalordisce ora che il primo periodo direttoriale in luce, rivela anche l'altra parte della sua attività profondamente tracciata in penombra. Ci accorgiamo oggi che il posto di Benito Mussolini non rimase mai vuoto: nemmeno la prima sera quando il treno presidenziale rombava attraverso le ombre della notte verso Roma fatidica, e risonava nelle pause dei nostri dialoghi smarriti, nemmeno per un attimo, mai. Certe serate sono ancora intime, calde, fraterne intorno al tavolo del direttore, in mezzo ai giornali sconvolti, alle cartelle sgualcite. Rivivono la fraternità e lo spirito, l'umiltà sana e vigorosa, la scapigliatura eroica e romantica di Via Paolo da Canobbio. Arnaldo ci unisce, ci tiene, ci domina istintivamente, nella santa comunione indimenticabile di quei tempi. Arde sugli alari lo stesso ceppo: e la fiamma ha lo stesso generoso calore per le veglie del nostro destino! GINO ROCCA

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GLI AVVENIMENTI INTERNAZIONALI LA VECCHIA EUROPA E LE FORZE NUOVE Poincaré ha chiarito la situazione, anche per que- gli italiani tardigradi, che cran rimasti sulle wecchie posizioni mentali e sentimentali della famosa, inconsi- stente e irreale * fratellanza latina *. Il Capo del Caos verno francese ha dissipato le illusioni. Egli è un uomo sincero, un " carattere. Non ama velare di frasi men» sognere i rancori, le gelosie e gli odii. E' il tipo ca- ratteristico del citoypesn francese, ed © lu che nei mo menti salienti mette allo scoperto ciù che xi è rceal- mente nel fondo dell'anima nazionale della vecchia Francia. {Quando l'Italia occupò le grane terre di Libia, egli senti irresistibile il pungolo della gelosia e, per mettere ostacoli di traverso al carro delle fortune d'Italia, protezse il contrabbando di armi a favore di arabi e turchi, mostri nemici di allora, Tornato al po- tere in seguito alla stfiicie del franco, egli cominciò ad armare la Jugoslavia, concluse con Belgrado un Trattato di alleanva politico-militare, ud è precisa» mente da quel tempo che le turbolente tribi jugoslave ripresero le loro ‘ fantasie” balcaniche contro l'Italia. Dai rifornimenti di fucili agli abissini nei tempi di Adua, al contrabbando di armi con il Mananka e il Carfbage, sino agli avmamenti della Jugoslavia conti nuati ininterrottamente per vià di terra e di mare negli ultimi anni, € questa la linea della “ vera" po- litica della Francia verso l'Italia, chiarita apertamente a Palazzo Borbone da Poincaré con l'attacco contro la * Nazione poco simpatica ”, contro il preteso nostro imperialismo, verso il quale il Capo del Governo fran- cese ha eccitato e convogliato gli isterici furori anti- fascisti delle sinistre. Ogni illusione è caduta. Il chiarimento di Poincaré è reciso e definitivo. I discorsi melliflui del vecchio baritono democratico Briand sono svalutati in pieno. La realtà è quella aspra, gelosa e ostile di Poincaré, non quella vellutata e rosca di Briand. La Francia vuol dominare sul continente, è non tollera Nazioni “alla pari‘ o seconde, Coloro fra noi che coltivarono il sogno di assicurare l'espansionismo dell'Italia fascista mediante un accordo con la vicina Repubblica, si illusero. La vecchia Francia guerriera e imperialista, egemonica sul continente e ricca del secondo impero coloniale dopo quello britannico, guarda con vigile ostilità al pericolo di una Italia " più gran- de". ll suo ideale è l'Italia di Sforza e dei fuorusciti, democratica e rinunciataria, disarmata, servile è as servita, aggregata al carro del gallo con i bargigli, la cresta e gli speroni nel codazzo degli Stati medi e minori della Piccola Intesa. La Francia è contro al Fascismo IHS per ragione ideologica, miri per Pile gione storica. Lo Czar che essa accolse trionfalmente alla rivista militare di Longchampa, e Pildzusky con cui oggi è alleata, rappresentavano delle dittature. Ma la vecchia Francia dal fine senso politico sa, quando occorre, innalzare l'interesse storico nazionale al di sopra delle ickeologie. E se essa leva la cresta contro il Fascismo, gli è perché avverte instintiva- mente nell'affermarsi di questa nuova forza medi. terranea e coloniale un pericolo di menomazione per la propria egemonia, per la propria superba volontà di dominare sulle terre, sui mari è oltremare. Quando gli italiani parlano di “mare nostro”, essi toccano un'altera illusione della vecchia Francia. Quando parlano di nuovo Regime, di nuovi ordinamenti giu- ridici, sociali e politici che possono servire di tipo per la civiltà nuova del lavoro, essi pungono sin nel profondo l'orgoglio della Francia, che, malgrado i tempi e contro le esperienze, vuol conservare il prestigio ideologico di una Rivoluzione vecchia ormai di cen tocinquanta anni. Quando Acconniamo nlla necessità inelluttabile dell'espansionismo italiano, quando adu- miamo nelle nostre belle turrite città le Legioni, gli Avanguardisti e i Balilla, quando celebriamo le nostre solennità nazionali, guerresche e civili, tra le colonne O gli archi dell'Urbe eterna, quando esaltinmo il Duce e gridiamo con entusiasmo la fede fascista per l'av- venire immancabile della nostra Stirpe millenaria e gio- vanissima, irritiamo la superbia “delli vecchia Francia. Un tempo anche noi avevamo creduto alla since- rità del ravvedimento francese. Ma. dopo il nostro gesto generoso per la salvezza della vecchia Nazione gallica, questa tornò ad armare e ad eccitare i nostri nemici. Come Giovanna d'Arco, la generosa Italia è stata condannata e punita per aver salvato la Francia. Da anni abbiamo avvertito su queste colonne il rival- imento dello spirito gallico contro l'Italia fascista. Gili eventi hanno chiarito la verità e ormai il periodo dei * giri di waltzer " é finito. La Francia tiene l'esercito di Guillaumat sul Reno per controllarne è comprimere sin che è possibile il risorgimento della Germania, ma sulle Alpi è nel Mediterranco si arma contro di noi. Le parole di Briand a Ginevra sugli armamenti della Francia, che sarebbero precauzionalmente rivolti contro il pericolo della Russia bolscevica, possono rappresentare un abile giuoco propiziatorio nei riguardi dell'Inghilterra, ma si svelano come un trucco grottesco di fronte alle formidabili costruzioni navali, di fronte al concentra» mento di tutta la Motta nel Mediterraneo, di fronte alla creazione affrettata di fortificazioni nella zona di Tunisi. La verità è che le alleanze di guerra hanno ser» vito solo alla guerra. Ma la pace fu rivolta contro tutta la vecchia Triplice Alleanza, ivi compresa l'Italia, che era passata nel campo dell'Intesa. Anche prima di Versailles il secolare antagonismo europeo ed asia- neo tra Inghilterra e Russia tornò a divampare. L'intesa predisposta dalla lungimirante politica di Edoardo VII in vista della guerra punica contro la Germania, non era stata che un episodio. Ugualmente, prima e dopo Versailles, tornò a profilarsi l'anta nismo mediterraneo è coloniale tra Francia e Italia. L'Intesa era stata un cpisodio, che giovò alla Francia rsalvarsi dall'invasione germanica ed all'Italia per liquidare la partita alpina ed adriatica con l'Impero al Asburgo. Ma già prima della pace, mediante le se- grete intese col Principe Sisto di Borbone e poi con la costituzione di una grande Serbia, la Francia volle disporre sul fianco orientale dell'Italia un nuova forza di ostilità e di accerchiamento. Eccezione fatta per l'Austria, il cui ciclo imperiale fu definitivamente chiuso a Vittorio Veneto, l'Europa è tornata alle vecchie igioni di antagonismo. L'In- ghilterra è di nuovo schierata contro la Russia, così comé la Francia di Polbcart è di nuovo armata contro la Germania e contro l'Italia. L'Ungheria ha già ri- sentito l'istinto della propria salvezza e della propria tutela, riavvicinandesi all'Italia. Nel quadro manche» rebbe solo il riavvicinamento tra Italia è Germania, ma Poincaré fa del suo meglio per predisporlo, favo. rendo con le sue sterrate di imperialismo intranzi- gente la caduta della francolila e italofoha socialde. mocrazia tedesca,

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La gelosia ostile della Francia illumina il metodo dell'azione quotidiana di Parigi contro l'Italia. Pro- tezione delle minoranze aventiniane di opposizione, favoreggiamento dei fuorusciti e delle stesse congiure contro la vita di Mussolini, armamento della ]ugo- slavia, dimostrazioni antitaliane a Belgrado e Lubiana, campagne della stampa francofila in Serbia e Romania contro l'Italia, diffusione di notizie tendenziose per mettere male fra Atene e Roma e fra Angora e Roma, cccitamento italofobo delle sinistre socialdemocratiche massoniche e francolile di Vienna e Berlino, aizzamento dei nazionalisti di Monaco di Baviera è di Innsgbruek per Bolzano, campagna del Comandante francese Gau- treau, nel Naga! and Military Recerd contro la Ma: rina ‘italiana, diffusione a mezzo dell'Hava: di notizie tendenzione è false ni danni dell'Italia nell'America Latina, vigile ostilità della diplomazia francese presso il Vaticano contro il Governo fascista, tutto ciò rien» tra in uno stesso quadro ed è rivolto verso un iden- tico fine. In ultimo abbiamo avuto l' inconcepibile criminosa assoluzione dell'assassino di un diplomatico italiano, il Conte Nardini, magnifica © pura figura li funzionario integerrima, La Francia ha organizzato largamente in tuita Europa e nel mondo, una campagna di ostilità contro |' Italia, che può pari EZOnaIEI alla Cab praga già are ganizzata, prima e dopo il 1914, contro la Germania, E lo stesso odio universale che si cra creato contro il Kaiser, si tenta di accendere contro il Duce, Lo scatenamento di violente, inaudite campagne di stampa contro l'Italia per la questione di Corfù, per l'affare Matteotti, per la spedizione Nobile, sono prove gene» rali e preannuncio di quella che sarchbe la grande offensiva di calunnie contro l'Italia mella eventualità di una qualche nostra mossa di carattere decisiva, Durante l'affare Matteotti si era giunti perfino alla organizzazione di uno speciale servizio telefonico quo- tidiano da Parigi per piccoli giornali bavaresi, tirolesi e stiriani, con incredibili diffamazioni contro l' Italia, Ormai occorre convincersi in modo definitivo che il Fascismo non potrà realizzare alcuna affermazione espansionista con il consenso della Francia. Il con- centramento di tutta la flotta francese nel Mediter- ranco e l'armamento della Jugoslavia, stanno a dimo» strare che un programma preciso è predisposto. E se dagli attacchi Lerbali li non si passa all'azione, gli è perc permane ancora e sempre nell'anima francese a preoccupazione tedesca. Il che, sempre per merito rebbe indurci a considerare giudizio. ermania come un freno e come una forza di Poincaré, samente la di equilibrio. Un grande organo liberale inglese, il Manchester Ciatreian, ha recentemente riconosciuto che il più grave pericolo per la pace curopea è nella politica impe- rialistica, intransigente e offensiva della Francia. Il giudizio del grande organo inglese è significativo, an- che per i riconoscimenti in favore dell lialia. Mus» solimi, ha dichiarato il Alanchester Guanda, rappresenta la “nuova Europa", mentre Poincarè rappresenta la vecchia politica di allennze e di armamenti. L'Italia non è contraria a una direttiva revizionistica dei Trat- tati, che non sono eterni e non sono “ pietre tombali per i Popoli", come proclamò Mussolini nel memo rabile discorso del è Giugno 1928 al Senato, Questa direttiva potrebbe conciliare molte gravi vertenze europee, è corrisponde allo spirito dello stesso Conanl wilsoniano, che prevede l'opportunità e la necessità dii revisioni. " Una rassegna della politica estera italiana mostra che, lungi dall'essere minacciosi per la pace del mondo, i suoi pena sono più autenticamente internazionali © pacifico di quelli che guidano la politica estera della Francia. Unici tra i vincitori, gli italiani non tengono truppe sul territorio dei loro antichi nemici. Essi si trovano in ecs maggiore bisogna di danari che non i francesi, non We, mai esercitato pressioni militari per aa il pagamento delle riparazioni. In verità, Mussolini è stato uno dei primi statisti di Europa in carica a rovesciare il ridicolo sulle astro- nomiche somme che gli Alleati sperano di estorcere alla Germania. Nella discussione dei debiti interna» zionali, l'atteggiamento degli italiani è stato costan- temente moderato e realistico. Verso gli ex-nemici — i tedeschi, — gli italiani hanno manifestato minore implacabilità dei francesi è persino anche, nei primi anni del dopoguerra, degli inglesi. I soldati italiani dell'Alta Slesia si batterono e caddero ervicamente per tutelare il rispetto dell'equità, mentre 1 francesi, d'accordo con la Polonia, permettevano agli insorti di travolgere il Paese. Gli italiani non parteciparono alla invasione della Ruhr, limitandosi a inviare poche truppe, che furono presto richiamate. (Questo passag- gio va corretto: truppe italiane non furono mai inviate né sul Reno, né nella Ruhr), E fu ancora Mussolini l'unico degli statisti in carica che riconobbe in modo altrettanto chiaro quanto categorico, quale principio fondamentale di politica estera, la necessità di rive- dere 1 Trattati di pace. La diplomazia italiana sta lavorando con abilità e antiveggenza nell'Europa Orientale. Le relazioni con l'Ungheria sono eccel- cellenti. L'Italia viene dissolvendo quel rigido sistema di alleanze militari, che la Francia ha costruito in- torno alle Nazioni vinte " L'antagonismo tra Italia e Francia è dunque nelle fatalità della storia. Parigi difende una antistorica egemonia, ed arma i popoli satelliti per imporre la fossilizzazione dell'Europa sulle formule dei Trattati. Essa si arma sino ai denti e risponde con minaccie di guerra a chi chiede una equa revisione. Ha stan- ziato sette miliardi e mezzo per l'Esercito, tre miliardi per la Marina, due miliardi per l'Aviazione, sette miliardi per la creazione di una enorme linea trin- cerata da Dunkerque a Nizza, contro la Germania © contro l'Italia. Ha circa seicentomila uomini nel con- tinente e duecentomila arati e negri armati in Africa, con ferma di tre anni E' l'esercito più forte del mondo. Esso non ha più di fronte, sul Reno, l'esercito del Kaiser, ma soli centomila uomini della Reichswehr. La forza navale francese tende a divenire pani al doppio di quella italiana ed è la seconda d' Torso dopo quella britannica, la quale tuttavia ha ormai un compito atlantico cd extra-curopeo. Il ministro Levgues, il von Tirpita della Francia, da sei anni rimane fermo al suo posto, malgrado tutte le vicende rlamentari, è rità è compimento, con una rigida lina direttiva, il formidabile * ‘Statuto Navale" an- titaliano. Dopo la riaffermazione dell'intesa anglo-francese, l'Italia rimane il centro della nuova Europa revizio» mistica e pacifica, per quanto la pace possa essere minacciata dall'altra parte. Il viaggio del Sottosegretario Grandi ad Atene è dad Angora è una nuova manifestazione della politica conciliativa dell'Iralia, così come i discorsi di Foincarè e gli aumenti militari sono la riprova della politica imperialistica ed aggressiva della Francia. Non bisogna farsi illusioni. Mussolini ha avvertito che avremo anni difficili e ha preannunciato che, a convalescenza economica inoltrata, il Popolo italiano sarà chiamato a nuovi sacrifici, onde possa cssere messa a punto la efficienza del nostro Esercito, della Marina e dell'Aviazione, Perché, infatti, malgrado Ginevra, Locarno, Thoiry e Lugano, malg i "sublime e trascendentale “" Patto Kellogg, l'Euro si avvia come una cometa a rientrare nella linea della loce ardente. GAETANO POLVERELLI

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| ie e ie | | dl bat] “Tue Î are ei 1 pi O CLORO. Î (5, —e—. sti iii ie — aliene? i =————_—=— = AR PET EI RESI 7 Mi a ì [9 Valli Seta l'incoronazione dell'imperatore del Giappone. La berlina imperiale lascia Tokyo per recarsi a Ayots. Sopra: di contee « dirige al Palazzo Iniperiale di Ayolo, dove avvennero le cerimonie.

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ALU ili i ta 1 La silla Folconieni di Frascati, sede dell'inituto Internazionale si Cinematografia Ecrcattma. L'ISTITUTO INTERNAZIONALE DI CINEMATOGRAFIA EDUCATIVA Il giorno 5 novembre si è magnificamente inau rato, alla presenza di S. M. il Re, nella Villa Fal- conieri di Frascati, l'Istituto Internazionale di Ci- nematograha Educativa. La vita spirituale moderna, così intensa ed attiva, cosi prodigiosa, non può esplicarsi nella sua totalità entro i confini geografici © politici di un solo paese. La vita scientifica, il progresso del pensiero, lo svi- luppo della conoscenza, la conquista del vero, supe- rano, per loro necessità, le frontiere. (come sempre il Duce ha colto uma «werità inec- cepibile. E, senza indugio, ha inteso di darle una con- creterza pratica © tangibile che non ammettesse di. lazioni. Ecco allora subito offerto un ambiente adatto, signorile e tranquillo — la Villa Falconieri — alla Società delle Nazioni, sotto la cui egida l'Istituto è sorto per volere del Capo del Fascismo, il quale, fin dal settembre 1937, proponeva all'assemblea di quella Società la creazione in Roma di questo centro di coordinazione, di diffusione e di scambio della pellicola scientifica ed educativa. Tre scoperte, Mussolini ho detto, segnano un'epoca nella storia della civiltà umana: quella dei caratteri mobili nella stampa, quella della camera oscura e quella del cinematograto: " tre formidabili strumenti per la conquista e la diffusione della cultura ", Certo è che l'ultima ha un ‘importanza e una potenza di gran lunga superiore alle prime due. Qecorreva dun- que immediatamente incanalarla ai fini dei superiori interessi dei popoli, e valorizzarla al arrvimmni perché non rimanesse, come poi S. E. Rocco ha osservato, uri semplice industria, un oggetto di puro commercio, o un'arte deteriore, quale tutti noi conosciamo. Avevamo, «difatti, un mezzo a nostra disposizione — il cinematografo — e non sapevamo debitamente valercene. Quello che doveva ESSErE "strumento pos- sente di conoscenza del vero" divenne, in mano di incauti e di inesperti e di insaziabili avidità non fre- nate, puro divertimento, oggetto di speculazione come merciale e industriale, forza viva e prodigiosa, ada- perata soltanto a riprodurre una realtà ftbrin. Realtà spesse volte così irreale da essere un at- tentato al buon senso. Riproduzione sovente così mi- sera da apparire un'offesa al sentimento estetico € dell'arte. Fittizia creazione e ra presentazione di per- sonaggi e di eventi talora così rasoi da compro- mettere seriamente le basi della morale di un popolo. Il cinematografo fu più di una volta disprezzato ed oltraggiato perché, insinuatosi in un terreno che non gli compete — quello della rappresentazione dram- matica, che è poi quello del teatro e del romanza, vale a dire della vera arte — subordinò senz'altro i suoi mezzi, già insufficienti ad esprimere la vita in- teriore © spirituale dell'uomo, a motivi brutalmente commerciali e utilitari: fondamento dei quali è è sempre l'adescamento dei bassi istinti che si muovono in fondo all'anima delle folle. La concezione fascista del cinematografo è tutto affatto diversa. Per essa l'arte ha i suoi sacrosanti diritti inalienabili, e non può essere intanto una fun- zione abbandonata alla mercé degli incompetenti è legata A mezzi espressivi giudicati insufficienti è ina= datti. Non gridino gli autori di filma, perchè è pacifico che su una pellico a che raggiunge veramente il suo scopo, ce ne sono poi centomila che rivelano il falli. mento assoluto. La concezione fascista del cinematografo è quella retta e sana che fa di questo strumento magnifico di documentazione, un mezzo diffusivo della cultura è della morale. Sorto cesso come ausilio prezioso della

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scienza, è bene ed è giusto che tale rimanga e come tale si per- fezioni; chè gli effetti si sono mostrati su questa linca incon- futabili e mirabili, Mon staremo noi a enume- rare un'altra volta le sorpren- denti possibilità del cinemato» grafo così concepito. Né ricor- deremao DITE l'ant ropol oàgia A l'etnografia, la sociologia abbia- no in esso trovato un mezzo di documentazione sovrano, tanto che la Etbaotagical sede adi Londra utilizzò il film, fin dal 1909, a illustrare i costumi delle popolazioni barbare dell'Africa i dell'Australia: Ch La utilizzò, fin dallo stesso anna, il Duca degli Abruzzi durante il suo viaggio di esplorazione all'Ima- lap; LR per riodo mat ri, il iL» pitano Scott nella sua spedizio- ne al Polo Sud; e recentemente il nostro eroico generale Nobile Né diremo quanto le scienze naturali SC ne sbEro piorvate La possano in avvenire molto più ampiamente e metodicamente E!OVATEENE, ( possa procedere con un ritmo cele- re, il quale altrimenti sarebbe un assurdo vagheggiare, è fatto risaputo è realtà nota su cui noi non vogliamo insi» sistere se nom quanto basta per rilevare ancor meglio l'e- "a —

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19 suo Duce, ha cosi generosamen- te donato la stupenda villa cin- quecentesca di Frascati all'Isti- tuto che, funzionando sotto la direzione della Società delle Ka zioni, manifesterà il suo spirito di civiltà, che vuol collaborare col popoli del mondo per il bene morale è materiale di dari, La grandiosa architettura del Borromini, che sorge nel mezzo della willa opulenta immortalata da Paolo III. le pitture del Ma- ratta, del Ghezzi e del Ferri che decorano le sale, offrendo all'oc- chio ammirato lo spettacolo del- la bellezza e del fasto, gli stu- pendi saloni ricchi di opere &d ammirabili per insigne arte schiettamente italiano, saranno degna sede per coloro che vi condurranno i lavori di così chiara ispirazione italiana e cli così vasto contributo morale ed estetico al mondo. La villa, che appartenne un giorno a Guglielmo Il di Ger- mania, diviene oggi sncra nl la- voro che si ripromette non dalla sola Italia, ma da tutte le Na- zioni, un passo avanti nella sa- lare strada della civiltà. Quello che fu, rimane appena come un ricordo. Quello che deve essere è affidato alla tenace wolontà degli uomini e all'avvenire. Un avvenire che per omni ver- so è avvicinato a noi, plasmato per noi, forgiato secondo gli in- sopprinibili bisogni del progres- so e della elevazione, par noi, da Colui che potentissimamente vuole porre l'Italia all'avan- ruardia dei ponoli, Guardia G5l POPoll- <= CASETTI

La scalea sl'actenro nta villa n nutro eva di questa nostra nio» tn va € pur originaria Concexio= : - = ca TT nto ne educativa e culturale del EI cinematograto, L'istituto che sorge oggi in Italia si é proposto dunque un compito ingente e a un tempo degno della nostra ri- sorta vita su basi affatto di- verse da quelle che impiglia- vano la speditezza del nostro passo sulla via del progresso. Compito che faiendi come si è detto, di favorire la fabbri- cazione, il perfezionamento è lo scambio delle pellicole edu- cative nei diversi Stati “allo scopo di far partecipare il più gran numero di paesi ai bene- fici di questo nuovo strumento di progresso scientifico, di educazione È di istromionie ”” L'Italia, per volontà del

li corpo centrale cella villa.

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Veduta generale dei vari padiglioni continenti la sed cenlrile A pronlo sovconro dell'Associnzione internazionale pei soccorsi sanitari dl area za f ALTIERI a Alia s'Egilla, UN ESEMPIO DI ATTIVITA ITALIANA ALL'ESTERO L'Associazione internazionale pei Soccorsi Sani. bari di Urgenza di Alessandria d'Egitto è stata fon= data xwentisei anni or sono da un gruppo di operai italiani, sul modello delle Associazioni volontarie di pronto soccorso esistenti in Italia. Il servizio di pronto soccorso è disimpegnato da volontari che dedi- cano all'Associazione le loro ore di ozio, senza alcun compenso, L'Associazione, oltre che provvedere al trasporto dei feriti e degli ammalati, ha un servizio di guar dia medico- chirur- gica permanente, de- gli ambulatori gra- tuiti peri poveri, una farmacia di notte e provrede a tutto il servizio di morgue della città. I servizi prestati nel igar fu- rono circa roco € tutti a titolo gratuito, L'Associazione è ina ternazionale, ma deve il suo successo all'a- pera di un Comitato composto in grande parte da italiani, Le ii pn E = —___ S., M. il Re Fuad ne è l' Augusto Patrono: alla Sua presenza il 4 Novembre venne inaugurata la nuova Sede Centrale dell'Associazione, opera pregevole di un distintissimo nostro connazionale, il Gr. UR, Er: nesto Verrueci Bew, architetto capo dei Palazzi Reali. Degno di nota è il fatto che il discorso di inaugura. zione venne pronunziato in italiano dal Presidente del- l'Associazione, Prof. Pinto: da molti decenni la nostra lingua non cera stata più usata in una ce- rimonia ufficiale da- vanti al Capo dello Stato Egiziano. La muova Sede dell'Associazione co- stituisce anche una superba affermazio ne dell'industria ita- liana: infatti tutte italiane sono state le iù importanti ferni= trici del mobilio chi- rurgico, degli appa» recchi di sterilizza- zione, della lavande- ria, degli apparecchi frigoriferi e degli im- pianti elettrici. if. Ate Foa visita i pactolione ebiraegico; alla «ua sinistra é il Prof. Como. €, Pinto Presidente GAl'ALSSA, = _ — — — - — di °° ——m_————112121 — — «i «i Ji Lr —_r_——_——————€6—z zz _ _ Tr

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‘| i | i mi. n4 NE a 4 +PR ita 2I “ Di La cerimonia d'intigorazione. LA NUOVA CATTEDRALE DI TRIPOLI Il 34 novembre è stata consacrata al culto la nuova Cattedrale su questa nostra romana e cristiana terra di Libia: monumento che é anche baluardo e sacrario, perchè riassume la santità della nostra fede e incita la nostra azione di italiani e di credenti, su questo lembo estremo d'Italia. Da quando le vecchie basiliche cristiane di Libia furon distrutte e divelte dai barbari, ceco che final. mente Cristo ritorna nel Suo degno trono. E° placata ln lunga guerra, finito il martirio e l'oblio dei secoli oscuri: ricomincia, nella luce di Cristo, l'ordine del ritmo nuovo, la tranquillità ferma delle opere e della vita, la religiosità delle memorie consacrate. La nuova Cattedrale è un bel monumento di stile romanico; csso sorge nei pressi del gran quartiere che va rapidamente formandosi attorno alla nuova resi» denza del Governatore. Ora, ecco il miracolo, uno di quei miracoli che la nostra razza vivace e geniale rinnova quotidianamente per le wie del mondo, La nuova chiesa è appena sorta là risplende per un rodigio di arte, Il gruppo de la Pietà di Attilio Selva, che forma l'altar mag- giore del tempio, è, difatti, sì singolare è alta opera d'arte da consacrare definitivamente alla bellezza, non dico la nuova Cattedrale, ma tutta la Tripoli nuova: si verrà a Tripoli per ammirare la nostra Pieiî. E' un'opera, questa, dinanzi a cui gli spiriti liberi — vogliamo dire gli spiriti spogli di pregiudizi scola- stici e di prevenzioni teoriche = si debbono arrestare commossi. Ogni tocco ha, qui, un valore sicuro, esatto, necessario, immutabile, assoluto. Sta la Madre Divina solenne è impietrita nel tra- gico dolore e con le materne pure mani offre al Cielo e all'umanità il cadavere straziato del Salvatore, quasi sacerdote che offre a Dio l'ostia santa di propizia zione, Un incomparabile abbandono tiene le forme del Dio fatto Uomo: da tutte le sue carni estenvate spira la pace e il riposo dopo il grande sacrificio compiuto; e dal volto augusto traspare una forza non tangibile è non pondera ile: il dilaceramento supremo = quasi gaudioso nel suo spirituale dolore — di Chi attraverso la fralezza della carne attinse, per la redenzione del- l'umanità, l'esaltazione del sacrificio. Raramente s'è vista un'opera così schiettamente inspirata, così felicemente equilibrata, così efficace» mente plasmata. V'è, in essa, una chiarezza è vorrei dire un'onestà fondamentale in pieno contrasto con la prevalente visione artistica dell'Ottocento, nella quale l'illusorio, il posticcio e il retorico ana | ne "las, re si ragriungesse on effetto di ricchezza fallace; Siamo LI agli antipodi della retorica. Quest'arte si raccoglie in forme cd in gesti essenziali, senza clamore, con una sua calma, invece, misurata e solenne. E' l'artista maturo che ha raggiunto la sua visione fantastica e serenamente l'esprime. l gruppo monumentale poggia sull'altare che è tutto un severo giuoco di masse nude e quadrate, Lo stupendo travertino dell'apparenza di una calda e morbida onice, è serrato nei suoi piani orizzontali, con ritmo semplice e nudo. L'estetica della costruzione — poichè è una vera è organica costruzione = & tutta nella nitidexza del profilo, nel severo giuoco delle pro- porzioni. Nulla disturba l'equilibrio del monumento, il quale fi esprime essenzialmente con l'autorità dei suoi volumi e delle sue superfici. Ed è naturale: la funzione dell ‘altare è di su- a e di sottolineatura: ed è per questo che la sagoma è ridotta al puro schema geometrico, e da questo deriva l'assenza assoluta degli ornati {tali non si possono chiamare davvero — chè sono «colture di piena e grande modellatura — gli angeli bronzci incastrati sotto le mensole dell'altare, i quali sono plasmati con tanta sapienza e fermezza che sono una delizia a vedere): Il gruppo della Pietà corona armoniosamente la massa geometrica non solo senza turbare l'austera sua linea, ma dando anzi giusto rilievo al caldo travertino: il nudo bronzo si erge maestoso in una serrata unità di ritmo e di legami e completa in modo grave è so- lenne la composta armonia del monumento,

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di La mirova Cattedrale di Tripoli, Arte di estrema sobrietà e estrema austerità: arte che, pur radicandosi nella tradizione, riesce tuttavia viva nel nostro tempo e rispondente alla nostra sen- sibilità. Con quest'opera Attilio Selva ha veramente dato la misura della sua potenza creatrice. La sua Pietà si distacca nettamente dalle troppo cerebrali raffina- terze di questo inizio del Novecento. Essa non indulge agli snobismi che sono oggi nolosamente di moda: poiché è profonda ed umana nella sua compostezza € nella sua dirittura; e come tale è fatta non per par- lare un linguaggio ermetico ad una ristretta cerchia di iniziati, ma per dire a tutto un popolo la sun pa- rola serena, sicura © forte, Siamo tutti d'accordo, ormai, nel deplorare e nel deprecare le intromisszioni inquinatrici della letteratura nell'opera d'arte. Non v'è, oggi, chi non veda che se una pittura o una scoltura si sia sviluppata da un germe letterario — e come tale non sia suscettibile di un'assoluta “realizzazione” scultoria o pittorica — è un'opera bacata: bacata anche se rivesta le più vermiglie sembianze della salute. Ora, Attilio Selva è senza dubbio arrivato alla “pura” concezione della scoltura. Egli è riuscito a concentrare le energie e gli istinti e gli impulzi del suo spirito: è giunto a rivelare aspetti ignudi ed ele- mentari, dove gli esseri è le cose sono ridotti alla loro forma essenziale, contemplati con una specie di purità primordiale. Dande lo stupore antico e quasi religiosa con cui egli trasforma la sua visione interiore in realtà plastica, dande quella austera riverenza, che si sente in ogni opera sua, verso il creato e verso il creatore. Il lingua iù di cui egli dispone è eguale in tutto alla vastità della sua visione, così che egli può dav-

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“La Pietà", opera dello scultore Attilio Selva. vero manifestare compiutamente la sun anima, la sua limpida, diritta, vivida anima latina. Mon possiamo terminare queste note senza rivol- gere un pensiero mconoscente è devoto alle eminenti personalità che hanno voluto assicurare alla nuova Cattedrale di Tripoli la insigne opera d'arte di At- tilio Selva. Anzitutto al conte Alessandro Contini e alla sun gentile consorte la contessa Vittoria: mece- nati di antico stampo, spiriti altamente devoti alla bellezza. Sono stati essi ad acquistare il gruppo è l'altare per destinarli alla nostra Cattedrale. E non è, questa, la prima delle loro benemerenze verso l'arte e verso l'Italia. Basti dire che essi hanno speso ben otto milioni per la ricostruzione e l'arredamento degli appartamenti papali a Castel S. Angelo in Roma: quadri, mobili, maioliche, arazzi, tutto un mirabile tesoro d'arte, profuso con principesca munificenza in WFat. Belpasali scite magnifiche sale dello storico castello: ricosti- tuzione, insomma, dell'antico splendore dell'“apparta- mento di Paolo II". Un memore pensiero rivolga anche, tutta Tripoli, al Ministro delle Colonie, a S, E. Luigi Federzoni: poichè è dovuto a sua personale iniziativa se il gruppo della Fist ha varcato le grandi acque per venire ad attestare, qui fra noi, di quali vivide resurrezioni sia ca- pace il genio artistico e costruttivo della nostra razza. Il nuovo tempio, in questa sera di propiziazione, è tutto illuminato: sembra ardere è tralucere del suo tranquillo e splendente fuoco interiore. Sentiamo che una commossa reverenza ci avvince dinanzi a questo sacrario della nuova Italia che sorge, come un atto di fede, su questa sponda africana consacrata dal sangue dei mille e mille arci che qui si immolarono per la vita e la vitalità della Patria. ANGELO PICCIOLI

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dA ste 1 F e LI a) EMOn E I #; EN gi jr a Hl genetlitco di SL AMI. il Re festeggiato a Rodi: Le signore della colonia consegnano le drappelle alle irombe del 9° Fanteria, Sopra: ba rivista divanti al palazzo del Governo,

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"I Fed Ù Be 1% | } | I, }. il I 3 i RI onlodlonti nl L L* 9° i e. È sa si = roi i Latta dt ho Das ni f Me a ==. ; SE il Governatore assisle alla consegna delle crappelle. Sopra: be scaprimento di un'ana colica ai Cadoli del 9" Fanteria nell'interno della Caserma Regina.

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i i Givernatore Conad dali, che da Alla a dara di deretano federale Cristo Cortere, salata i calaro. n farciti È Lal pi (LL Di LA CELEBRAZIONE DELLA MARCIA SU ROMA IN ERITREA A destra: il frocernatere Co ri a ata plant ia halo ipraippi drneleli Eritrea nitmiti all'Armana. Sotto: I corlea fntata che alirternat le vie dell'Acoara e fa cetra) i. fi Folli di colloquio col Mirelorio del Fato Eelinen è coi comqsndgali sti reparti dell'Opera Nazionale Balilla, i) COCO a h, a a = a P. |} - J — = er Ii =.= VILLA IONE er

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a n a 27 be Piccole Iialiane d'Entirea recano Dari saggio si fiori #1 SUE, iù Ciover= nalone Seli sel Campo Sportivo stel- l'Armani, FERVORE PATRIOT. TICO NELLE NOSTRE COLONIE A sinistra: Lo «filamento del printo grande corteo di fascisti dell'Eritrea strana zi arl Cineerna dare, Sotto: Aupelti della dimostrazione Jia schitt in sccssane del NANI Ot folve e fa sdrianani ti Aprappra celle “"(roenni Maliane Eritrea", Ri recente cortituito, presente allo «filamento. TTI. Se r d vi | pi

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Nella Somalia faliana, £ accoglienza della popolazione di Sinwa a d. E. il (rovernalore Corni in naggio per fa colonia, Sopra: La commemonizione della Marcia su Rooa a Mogadiscio.

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Te La o a i. ì rica i e — i “ dl PI fa. AMO ATM Ji le : 1 i di pa 1 ; MT e rad, La È mute a a Mi e A PES TT EE ea a a" i PE TE VOICE AREE N SEM PEA ARTE L'arrivo di S.A. Ri Duca degli Abroszi a Mogadieio, La popolazione acclama il Principe dopo to «barco. Sopra: Sf salate delle iruppe e celle autorilà nel recialo della Dogana,

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“BELLA ITALIA” NOVELLE, FIABE, RACCONTI DI RICCARDO BACCHELLI Quel qualche cosa che sul bordo della cronaca già si colora di bruno e di storia, rimanendo peraltro ancora abbarbicato alla nostalgia più serena ed alle memorie più lontane dei vivi, piace a Bacchelli, senza ironia. Ed il suo stile si compone così: un » aulico e pacato come vuole la storia, un poco con le linee mi- nuziose ed i freschi colori della cronaca. Egli ebbe una giovinezza resa frenetica dai primi sintomi veloci della modernità: ma poi gli parve che i treni corressero troppo, che tutto rimanesse brutal. mente travolto. Reagi. Andò a piedi a ricercar le traccie del passato per le viottole più nascoste, nei casolari, nelle madie, nelle piccole chiese, lungo le rive meno esplorate dei fiumi. Imbronciato sempre con il suo cli che l'aveva tradito dandosi, d'un tratto, a rotear o vertiginoso e sgretolatore, cercò la pacaterza nei silenzi solitari. Ora che tutti vivono in fretta, troppo in fretta, egli vede in quelle frenesie la rovina definitiva dello stile. Ed ostenta una pigra, sensata, quasi dotto ricerca di vocaboli. Se una parola gli pare in agonia, buttata perchè toppa greve da un velivolo in fuga, egli la raccatta volentieri nei fossati: e gode nel ri- pulirla in luce, nel farla rivivere, nel risentire che palpita e consiste, i Tutto gli ha svelato questa improvvisa fretta tra- ditora: tutto ha guastato sui margini del bel tempo: la fiamma e il desco, la riverenza e il balocco, la fo. resta e il rivo, le cose che erano belle perché erano sode e massiccie, perché erano autentiche e fragranti: fin'anco il pane. ; “’o perdonerei molte cose al mio tempo, se al meno sapesse fare ancora il pane". Questo suo ultimo libro tutto chiaro e precisa, nel quale non c'è una frase che inciampi, un verbo che devii, una parola che risuoni falsa e che non sia stata provata e riprovata sui ferri della fucina, è nato uasi tutto a poco è poca — pensate! — dalle pagine orzatamente frenetiche, fatalmente sbadate e convulse di un giornale. Bacchelli si sente giornalista come quell'erudito e rubicondo frate cantiniere che al lume della cam- pana, in biblioteca, annotava quel che aveva visto e quel che aveva sentito dire dagli ospiti giunti di lon- tano, scampati, naturalmente, ai briganti e alla tor- menta. Porta nel giornalismo una sua nota dissonante è strana: un sapor d'altri tempi, che, peraltro, non spiace affatto, e rende gustosa e conviviale, come una linda tovaglia sotto il pergolato, tutta la pagina. ella Italia! Balagrini di quelli che la sanno lunga in fatto d'amore, d'armi e di cucina, ma non se ne vantano che per coronare con la risata più grassa il racconto più eroico; di quelli che sanno ricavare co- micità dalle parole tanto ricercatamente colorite ed csntte che sembrano fuor del comune e sproporzio nate al fatto; di quelli che trinciano come scrivono e come ciarlano con grande raccoglimento e severità, e non dimenticano la gioia di esistere materialmente an- che quando sono poeti, ma anzi la esaltano con gli occhi accesi e la barbozza unta, Riccardo Bacchelli porta questo suo spirito paesano schietto a bere la uce diversa di altri paesi: e tutto, un + si tra> sforma in quella luce. È tutta l'Italia ai È romagnola. ulle rive del Mincio lo diresti un manzoniano at- taccabrighe; alle falde dell'Etna un verghiano verista si, ma che per essere completo non dimentica le prov viste per il viaggio, è custodisce religiosamente il pac- chetto tiepido sulle ginocchia; su pei colli di Torino lo diresti un gozzaniano gonfio di sangue rigoglioso è di salute. Dovunque va non dimentica la sua terra. Edan- che lontano lontano rispunta l'Appennino. “Italia, terra materna e severa, è raro far molti passi di seguito sul terreno che ‘“ Appennin parte ", senza ricevere, chi per poco abbia il dono di star co- gli ccchi aperti e l'animo schietto, le più belle lezioni e i più generosi esempi! Bello scrittore, scrittore di razza quale già si era rivelato nei precedenti volumi e, specie, nel romanzo, Riccardo Bacchelli ha nello squadrar tipi una maniera crudele inflessibile e risoluta, che mi par proprio inimitabilmente efficace. " Soltanto il Venerdì Santo, dunque, il Cicognani ammetteva anima viva a casa sua. (Quel giorno la casa si apriva a servi e a serve avventizie, s'illumi- nava la tavola, la cucina fammeggiava. Ma ogni al. tro giorno dell'anno, Checco, che non sapeva cosa fosse una malattia nè una debolezza, vecchio adusto che pareva fatto di corde di violoncello e d'osso di balena, altissimo, dalla fronte stretta c allungata molto, coperta di pelle ingiallita © rugosa come cartapecora raggrinzita, ogni altro giorno Checco non voleva gente in casa, Senza variar d'un minuto, ammetteva per un'ora della mattina una donna dei suoi ortolani a rifargli il letto e a preparargli il desinare di mezzo» porno ce la cena, che faceva di verdure fredde, per sera. Di verdure era ghiotto, e voleva in tavola primizie dei scedani e dei carciofi in pinzimonia, e le cento insalate prelibate degli sorti di Roma PI Cenava all'italiana, all'ultima ora di sole, e coll'Ave Maria usciva, qualunque tempo fosse, per andare al caffé del Fittone, che nelle rivoluzioni s'era chiamato del Berretto Frigio. Ci stava due ore a sorbirvi cinque callè, in un angolo, sepolto nel silenzio, non salutando nessuno per primo e rispondendo col recar due dita alla tesa del cappellaccio grigio. Una volta un bra- vaccio gli aveva woluto occupare l'angolo che il ca- meriere gli teneva riservato. Quel vecchio indomito lo aveva fatto ruzzolare fuori del caffé a sorgozzoni è pedate. Era d'una forza smisurata. Portava addosso due pistole; una sempre carica ‘. Ma non è possibile riportare tutte le bellezze che in questo libro sono sparse. Da perfetto gaudente Riccardo Bacchelli vuole che il quadro sia sempre completo come la mensa. Chia. mando il lettore a convito — gran signore del tempo che ormai si guasta — vuole che niente manchi, e il più prelibato si offra. Non manca dunque mai in questi racconti la donna.

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3I Brecardo Baccelli. Anche le donne Bacchelli le vede da romagnolo: con una ingordigia ironica, con una sensualità che ride, da padrone, con colpi d'occhio che ghermiscono © squas sano, con manate che vogliono parere carezze, con il complimento che diventa beffardo per paura di sem- brare arrendevole e sdolcinato. Da gran signore, ma alla campagnola, senza ceri- monte ma con la più schietta rodigalità, egli ci ro» gala figure e visioni nuove, colori e sensazioni incan- cellabili, come queste che trascrivo per ultime, per- ché sento che tutta l'anima di Bacchelli s'& fatta broncio contro la meteorologia dei nuovi tempi, ed è così affettuosamente bambina che par comica, e vien voglia di prenderla in braccio per portarla in salvo nel rifugio dei nostri ricordi più fraterni e più cari. " Worrei che le seguenti ultime righe fossero per esser lette solo da lettori amici. Questa neve, che non mi ha portato allegrezza, mi rammenta altre nevicate, e mia madre. Sono le nevicate di Bologna rossa che anneriva coll'inverno, ancora raccolta, città gioviale e clima- tica, entro le sue mura, li negli anni dal ‘98 al ‘qoi. Le signore usavano delle lunghe sopravvesti bordate di pelliccia, Non c'é statistica che possa convincermi: a quei tempi le stagioni erano regolari, lunghe, ferme, non incerte come adesso, e sopra tutto non scappa- vano così come quelle d'adesso! E che belle e tem- pestive nevicate! Appena cominciava a cadere, ci fa- cevamo promettere la passeggiata, poi, quando se ne cra formata abbastanza ed era leggiera, asciutta, sana come quella che ha fatto dire il proverbio: sotto la neve pane; se non ci conducevano fuori, in casa era finito il benestare". qu ri

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» I LIBRI A chi legec molti libri, può capitare più spesso di quanta non s'imagini il caso d’imbatterzi in un romanzo seritto sul serio, con caralleri e situazioni sentimentali, con pretese di analisi e, come suol dirsi, di pensiero, che alla resa dei conti, appaia incredibilmente vacuo e bullo, Più raro è il caso ope posto: di un libro d'intonazione comica e leggera che appaia alla fine non dico serio {perché una simile inversione di ri- sultati sarebbe la condanna dell'autore, ma tale da lasciare una delicata sensazione di verità umana e profonda. Ecco un nuova romanzò umoristico anche nel titolo, L'amante a sulle chilometri di sngelo Frattini (Edizioni * Corbaccio Milano), che centra in queste ultime fortunate eccezioni, Vi entra con un volio suo, com un piglio sibarazzino e giiadlicato, con una dichiarazione di guerra al romanticiomao sba palità atirae: sembra pariire ala presupposti di arido è malizione svetticionao cd & il libro di un stetmista che ha il merito di conoscere a fondo il cuore dell'uomo. Pensate alla famiglia del signor Leapoldo Mordeglia — proprietario di un magazzino di tessuti nel centro di Milano — colla moglie ca-profesiorncssa, ona vecchia sia marzialmente severa © due figlie che somo tuita la speranza del genitori; Vea pr seria e una più birichina. sà borghese. famiglia — diremo — distinta. dove il padre la passione degli almanacchi e delle enciclopedie, la madre vive dii suoi nostalgici ricordi «l'insegnante di (rancese e gror grafia. © le figlie dovranno, è prima o dopo, sposarsi. E per la maggiore, Cecilia, lo apoto arriva non appena la famiglia lo ordina, nella persona d'un ragioniere meticoloso, figlio umico © degnizzimo d'un fabbricante di cravatte, Mentre per l'altra figlia, Mado, arriva — invece del matrimonio — un'alira cosa. Pensate a of simile " amlsiente ” deseriità da ian romane ziere borghese. col suo intreccio psicologico-sentimentale ed i suoi perzi ali bravura: e «i polrete sulità imaginare il libra solita © letterario. fatto — abimé — terribilmente sul seria, Angelo Fraiiini adocchia la situazione, l'abborra in due & Ire scorci pirtarmichi, csul colore della realtà crea il Ripa colare dell'ironia. Fia da prancipio, invece di descrivere, sche nisce è sorride; e non ha finito di presentare i 8000 perso naggi che già li prende in giro. La vicenda nen + più Apopo 4 sr slessai ma servo all'au- tore come uno specchio in cui le imagini passano soltanto per venier deformate. E questo ai chiama umorismo. Ma nom è iuito qui: diremo, anzi, di più: l'umorismo è nel quiulro, è nell'atmosfera, come ian clemento nevcisario ma non dominante; perché la protagonista del romanzo. Madò, om è um personaggio Umarialivà, © lanlòo meno È imorislico Ilio, il prodapgonista uomo. Nessuno dei due è preso in giro: perché s'innamormino, è il Fratiini crede al loro amore propria sul serio Come questo amore abbia principio, alle lezioni di canto del- l'emerito profrasor Colorno, come s sviluppi. da un inizia svelto che ha sapore di capricciosa avventura, lino a divenire un dolce legame sempre fresco © sempre desio. senza ipocrisie © senza vincoli: ecco il segreio ed il fascino del romanzo. Segreto è fasvino che derivano sopra tutto dall'originalia» sima personalità della proiagonisia Madò. Mi pare che, dopo tante creature eli aloppa, Questa ragazza appartenga veramento al nostro tempo: mon per segni soltanto esteriori, perchè si ribelli alla cina tosghear della LATP famiglia, lui rada PA [Landra piuttosto che a Parigi, e ne torni guidando un automobile ; mea perche crea la sua felicità, contro ogni abbandona sentimene tale, sulla base di un'indipendenza assoluta: e perché è d'oggi, e non poirebbe esser che d'oggi, il avo mado d'amare. L'amante, dl. ma => quando occorre. quando la vita lo impone — a mille chilometri; e quando si poirebbe abbando narglisi, no, non cedere, non cadere nell'abitudine, non affron- tare i rischi di mn'alletianie esistenza in comune. Volerlo, tenerlo, così, sempre lui, fla uni dedizione dl'anima piena Cal inebriante; ma purché abili a cento metri. Così agile e mosso. bizzarro © divertente, ercilo che ipuento libro di Angelo Frattini avra molta fortuna: anche perché, senza parerbo, è finalmenie un romanzo d'amore. PIU BELLI Una nobile ligura di condotitero ed caploratore italiano del seculo scorsò ha ispirato il libro di Marco Marchini La serra sere plana di Grensi pareti (Quaderni Fasci — R. Bemporad e figlio, editori, Firenze). Cicssi pascià non è che Romolo Gessi. figlio di un esule politico di Ravenna rifiagiatoti a Costantinopoli ai primi del millecitocento. E il Marchini sulle tracce del diario africano che l'esploratore scrisse fino agli ultimi giorni della sua es sienza, ne ha ricostruito la vita avventurosa e battagliera, fulgida e infelice. Ci ha detto come questo romagnala ardente. ricco di qualità roliiive, insamorato delle solitudini, si fosse dato & viaggiare VoOrente, dalla Siria ai paesi del Mar Nera, è inconîraiosi durante la guerra russo-turca dell 1854 col colon nello inglese Lord Cordon, che ne pote approzzare le rare deti d'iniziativa © di coraggio, venisse poi chiamato dallo stesso Gor- ilon a far parte del suo stato maggiore, quande cotui per ine canoe del Redive d'Egitto lamail inizio la spedizione nel mi Era l'anno 183. Il Gordoa doveva trRergicamente sistemare il Sudan niliaco; e la missione di recarsi a BabreelGhazal per impianiarvi le prime stazioni commerciali e atabilirvi dei presidi doveva spettare ad un italiano. Gessi s' imbarca sul Nilo su un piccolo piroscafo a ruote, con quaranta voldati di scorta, incerto se le truppe di presidio che dovrebbe raccogliere lungo il cammino. non abbiamo già Fatto causa comune coi ribelli. E i ribelli sono quarantamila, Attraversa paesi paludosi, malsani, senza guide. senza cono secnza dei luoghi, con pochi viveri, Bdandow delle prede di caccia. Pure combatte, accerchia i mbelli, semina il terrore, vimet. E il Kedive Iamail l'innalza al rango di paschi. Nel 1880 Ciani cià scrive nil un amico in Italia che nona ha altro desiderio che quello di rivedere la Patria lontana: ma il so gno nen può esser realizzato. Una rivoluzione rovescia il Ko dive Ismail e innalza sul irono suo figlio Taufik. A governatore alel Sudan è nominato, al posto del colonnello Gardoa, Raul pascià i è Raf ai metto a perseguitare Cressi; lo lascia isolato nel Bahr-el-Ghazal, senza rinforzi. (Gessi si decide a tornare a Cartum per chiarire la sua daltuazione; ma il viaggio în piroscafo. sul fiume delle Garselle. spaventovamente costruito dai barraagiai traduce in una tragica odissea. Di seicento individui. quatirocentocinquanta lasciamo la vita per strilla. (essi pascià muore a Suer, sognanzio Vitalia, Sembra una leggenda: e non è che una cronaca di avre: nimenti e di episodi reali. Una pagina di storia poco sota al pubblico, e che fa onore al nome di un italiano. Merito del Marchini, scrittore chiaro è perauasiva, e di aserla tratta da un lungo oblio, narrandone le vicende in forma semplice è colorita. ma sensa fronzoli è albisellimenti retorici. E merita della collezione dei " Quaderni Fascisti" è di avere, con questo muovo fascicolo, valorizzato e volgarizzato ancora una velia la figura di un oscura eroe nazionale, Alfreda fJeri, autore di un'ardonte Mansedi del Piave. ci offre un nuoro volumetto di evocazioni di guerra: i nazzi e de alalle (Casa Editrice Enodica » Milano). Mon più versi: ma prosa. Prosa posiica, serrata in brevi capliali ddeserittivi e sintetici. Più «he capitoli, frammenti; sensazioni impressionistiche usi cone vennero suggerite al combattente dalla febbrile pro: visoricta della vita di trincea, I temi, si sa, sono gli sicssi: non possono mulare, Lina» partante è che la sensibilità del rievocatore sia acuta e pronta, e colga nel segmo, al di là dei melodrammatici luoghi comuni. Tra figuro di compagni di guerra. noti od ignoti. abbiamo rilrovalo vivo, ad csempio, anche se disegnato di scorcio, il povero Sant Elia: spensierato © meraviglioso soldato, Come è apparso pieno di rilievo tipico un altro camerata, quel Galli che andò alla morte cantando "una furtiva lacrima..." Canti e corì, giochi di carte e racconti d'avventure: poi, «l'improrvino, la scoppia di lantà. granata, Vardîne dell'assalto, i razzi nel buio, “E come va che le stelle siam così fisse ed alte, così ignare, così umemarnate addi moda U, «F

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Gabriele d'Annunzio (Ritratto di Moria Castagarei = Milano)

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Si chiamavano tuti e due Sebastiano perché, cascnalo i lora padri cugini in primo grado, discendevano da un comune bismonno Selastiamo, il «quale, capodivizione a un Ministero, era stato onore e vanto di quella famiglia. Avevano visto la luce, a pochi giorni l'uno dall'altro, in due appartamenti contigui di uno stesso fabbricato mastodon: tico, di quelli che in certe città ali provincia san detti palazzi perchè hanno un grande portone una vasia corte c tante scale a ballaici e pianerditoli e ter arr, cimm uni siraordinario re met Pi dl'inqualini Ed «ran en sciuti insieme: le loro famiglie, per la parentela è per la vb cimanzà, si vramluiavana visite quotidiane comilucenda le balie coi rispettivi marmocchi. In seguito, appena cerano stati in grado alli iaia i primi passi, eran diveniati invcparabbili compagni di giochi, ai giardini pubblici nella buona stagione, o ih casa dell’ Uro «+ dell'altro quando piovera. Entrambi sani, rispi e simpatici, benché mon si rassomi; Eliasvera pramito, forma:rano La puma dei parenti, che ma nas scondevano la scuiliafazione d'averli mevsi al mamdo, e s'erano dali a chiamarli Brbi Tal Mani, perché Sabastiano nen È certo un nome da bambini piccoli. ed anche per evitare che, chia: mando l'uno Fa] l’aleraà, si valtasistà nuti è due. Cali ani della lara infanzia passarono senza nessun avvenimento degno di rilievo. Bebe P) Nani, cugini im econo Erada, venivano fil come fratelli. appunto perché, pur non volendasi malto bene, fon si Baparavano mal, Dire che venivano su, al plurale, non è esatto, perché se Nani cresceva a vista d'occhio ed a cinque Ani era ana &pi- lungone che ne dimostrava otto compiuti, Bebè cra rimasto piccino piccino, come se il tempo nom passaste pure per lui, TI aus genitori, provandene un gran dispetto, continuavano A misurarlo almeno una +alta per acilimana, ma scnra risialtati soddisfacenti. Allungava. si, di qualche millimetro, ma ce ne voleva, prima di raggiungere Nani. Con l'andar del tempo, quella delicenza di statura s'era maggiormente pronanziata, è fisco manci non fosse ci mativa di malumore fra le due famiglie. 1 parenti di Nani insuperbi vano del loro figliala cca alancinio e guardavano liebe con un certl'occhio di compassione, | parenti di Bebe inovavano Indispoaenti quelle maniere commiserevoli e ai vendicavano so- stenendo che l'altezza esagerata dei bambini è sempre a di: scapito dell'intelligenzca e della buona salute. Ma poi fù ri stabilita la cordialità. quando si misero a ragionare fra loro intorno all'avvenite dei due Fagazzi: Mani che promelle ra alli farai un gigante avrebbe potuto diventare ufficiale dei coraz: sieri. € Bebé, invece, abberccianilo la carriera amministrativa, e continuando la tradizione di famiglia, sarebbe finito un giorno capodivisione, come il biimaonna Sebastiano, che cenuni ricor dava piccolino e rotondetto. Hehbé e Nani alia diaranoa inastitàe mella atcssa scuola e nelle siciso classi, ma più andavano avanti negli anni e più groticsco si faceva il contrasto fra le lara figure. A vederli accanto, uno lungo come una pertica, allampanato © ciondalane, l'altro na- neroltolo e grassoccio, ma svelto cd elastico come una palla di gomma, sembravano Don Chiscicite e Sancio che avessero fatto un salto indictrà nel tempo; è veniva da ridere, Tanto è vero 4} che, a dodici anni promossi al ginnasio, i misòri compagni si erano dati a beffarli ed avpele lerrò ameno chi sa quando se i «due cugini, una mattina che perdettero la pazienza, non avessero di stribuito di gran pugni, dall'alto in basso l'una, e «al basso in alto l'aliro, in mado che era difficilissimo par rarli. Quell'episodio servi a pror caociar lara il generale rispetto, e ad accrescere nel tempo stcwis va non so che di sconiraso e insocievole ch'era nel loro carattere. Non avevano amici è tanto più si legavan fra lora, appartandosi dai compagni: non per affetto 0 per simpatia, ché anzi non facevano che con- traddirai e bisticciarai: ma per consuetudine, perchè eran nati © cresciuti insieme, e s'erano abituati a prnsare che non avreb- bero potuto dlivideral mal Farse perciò dei primitivi progetti d'avvenire nom s'erà più ragionato fra le dur famiglie. Dira che i ragazzi crano cresciuti c già studiavano al liceo, i parenti aspettavano che tisi alcasi sceglicasero la sia preferita per farsi un pasto nel mondo. Ma in verità i ragazzi mon s'erano ancora prospet- lato uh così grave problema. Uacirano insieme di casa ogni mattina, passavano le ore delle lezioni seduti accanto nello alesio banco, inileme rincacavanòo è si mettevano a studiare fra le pareti domestiche dell'uno o dell'altro, fino all'ora della passeggiata quotidiana, Tutte le domeniche. tempo permet. tendo, laterano una gita in campagna, Fi Apparita durante unà gita domenicale che Bebè e Nani discussero per la prima volia d'un argomento d'indole deli- catia. Erano seduti sull'erba verde, in una mattinata d'aprile piena di sole c di profumi insidiosi. Cominciò Nani, sdraian- dloai perche. a stare accoccalato alla turca, ne soffrivano le sue lunghissime gambe. = Come pesa il tempo... Priilo avremo diciott'anni. = Tu il giorno cinque, io l'undici del meteo prottimo — preciso Bebé, che amara l'rintierza matematica in ogni cosa. — ln fonda, per la nostra cià, facciamo una vita stupida — riprese Nami dopo vna pama, Bebè ne era convinto, ma tanto per non mostrarni d'ac- cordo col cugina, disse: = Nan ii capisco. Che cosa si potrebbe flare di più in- telligente? — Tante cose... Tutto quello che fanno gli altri. A_di- ciotl'amni siamo ancora due bambini. — Non me ne Importa. — Noa dire bugie. Credi che noa mi sia accorto con che sechi guardi la figlia del cartolaio? Ogni giorno cntri a com- prare dei pennini. Ne hai già una tale provvista che ti bar Mera per scrivere iulia la vita. Bebe a'imporpore nelle guancie palfute, un po' per pu dore e un po per rabbia. Protesto: = Sei parso, Quella è una sciocca ragazza e non la posso salfrire. — Meno male — concluse Nani con cattiveria studiata. — Perché ieri mattina che parlai con lei da solo a sola, mi cane lido che le piacciono î giovanotti alti, - Già = fece l'aliro con aperto sarcasmo — le piaci tu. — Può darsi.

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Mon si scambiarono più una parola per tusto il resto della giornata. Al momento di separarsi, sulle scale di casa, per rientrare ciascuno nel proprio appartamento, Nani disse a Bebt; — VLiamani, quando avremo finito di studiare, nom potrò ac compagnarii nella solita passeggiata, «bero bicagno d'esser sola, Bebè lo guardo, «al basso in alto, senza scomporsi, ed approvò secco: = Va bene. Contisuaroso a recarsi insieme al liceo. a tornare a casa e a studiare insieme; ma ad una ceria ora, uscenda per an dare a spasso, si separavano Al portone con un semplice “ar rivederci". E Vuno prendeva a destra, laliro a sinistra. An che le comuni gite domenicali furono sospere; ogni domenica. scapparano di casa di buoan'ora e tornavano nel tando pome- riggio, ma ciascuno per suo conto; né mai si confidarano dove foasero andati e che cosa avessero [aito. Passarono cos un pato di mesi, durante i quali i due cu gini avevano studiato con minore attenzione, svogliatamente. accusando, Mm vilia Dum ana walta l'altra, qualche inclispar sizione, un po d'emicrania o di stanchezza. Nani era più al la mpanato che mal hl camminava ui po incerto, erallando da segni lato come una canna di bambi al vento; Bebé aveva perduto R bel colarito roaca delle guancie, cd il pallore wa nava su quella ciccia. Della loro vita intima non avevano più parlato. PFercib fu grande la meraviglia di Bebt um giorno che Nani gli disse: — Se domenica vuoi venire con me in campagna, ti pres senterò la mia amica, =— E° la figlia del cartolaio? — gli chiese, fissandolo in un curiosa mala, = Ma fammi il piacere... — protestò Î'al- irò, con susuego. — Allora vengo — Rimase un momento a riflettore, come incerto se dire o non dire qualche cosa, poi aggiunse: = Se non ti di spiace, rei anch'io comdurre l'amica mia. — (0h, bella... Hai un'amica ta pure? = [Cha ci trovi ili atrano ? — Niente, Conducila, (Cosi allegri. = Grazie, Hai gia stabilito dove si andrà? = Sul lago. A Cernobbio 0 a Moliraszio, _ Ch Dia... (Li sarà da marie dî calilo. — ll lago mi piace, = Wa bene, staremo. più 5'incontrarono le duo ca la domenica matiina alla stazione ord. C'era il movimento, la confusione, Vallegro cicaleccio della Falla in festa che sopraggiungeva a piedi. in automobile, in fram, con valigie, valigette è fagoiti è gre- miva il recinio delle parienze, lormandò intere mvimatili code agli sportelli dei triglietti. In quell'andirivieni incessante © disordinato nes siamo aveva iempo né moda ne voglia di badare al prossimo: eppure l'ingresso di Bebt e Nani con le rispettive damigelle non passò inosser vato. Essi le tenevano a braceciio, sircilamenie. con un Fare avido e geloso: Bebi, piccolo pie colo, grassoccia e colarita, si poteva dire ag- grappato a quella ragazzona di due metri con tutta la forza del suo braccino levato in alto, e Nani, lungo e pallido come la famo, era pier gato in dure poter allerrare presso alla spalla il braccio di quel bambolatto tutto palpa, dalla gran faccia tonda piena di fossette, che gli siava n livello della tasca della giacca. A farlo apposta. per bizzarria o per vin cere una scommessa, non avrchbbero potuto ire vare dae doane esteticamente meno adatte a tener loro compagnia in pubblico. Il contrasto di statura fira i due cugini, già da per se nicssò notevolissima, appariva ora esasperanie spie cardo come moltiplicato per quatiro, con quelle amiche a fianco, E l'impressione del grottesco era ancora più viva poi che pure i vali delle ragazze, già appassiti e truccati senza garbo né gusto, conirastavano per canto lara con quelli freschi ed imberbi dei due adolescenti. Se un di loro si fosso staccato dal groppo per pren dere pasto nella “coda ' allo sportello, corto avrebbero dato meno nell'occhio: invece rimasero in «soppia nd attendere |l laro turno, dispononilosi por giunta una coppia di fronte al l'altra. Così Nani, ergendosi in tutta la sua lungbersa, ai trovo naso a maso con la dama di Bebè, mentre questi, invo- lomiariamente. sentiva premere sopra il suo giovine peito il seno abbondante della dama di Nani Allora si scambiarono qualche cortesia di prammatica, in alto e in basso: ché, a vor lore ingrociar le frasi dall'alto al basso è riceveria, ci sarebbe voluto il portavoce. 1 primi che s'accorsere di quella scena si misero a ridere, e ridendo attirarono l'attenzione degli altri che non se n'erano accorti. ln ital modo, ben presto lullà là gente all'intarmà prese di mira il quartetto, che davvero era divertente a ve- densi. L'amica di Bebé fu la prima PA capire quella situazione imbarazzanie, © siccome dimostrava una cera praîica della «ia, corse subito ai ripari, dicendo a Nani: — E' inutile a sar qui dutti e quatiro a farsi pigiare. Basta che rimanga Bebé a prendere i biglietti. > È liberato il suo brascio dalla strotta dell'amico, infilo risolutamenie quello di Nani, e insieme uscirono dalla “coda. Ora Nasi © l'amica di Bebe a braccetto non lacevano più nessuna ime pressione; anzi, se non fosse stato per quella evidente diffe renza di età, ai Siraigia clire una bolla coppia. E certo lo striso effetto facevano Bebé e l'amica di Nani. ma non si vedevano miiendo rimasti fasci dalla Falla. Il breve viaggio in ferrovia fu presto compiuto senza che accadesse nalla d'interessane. La differenza di statura dei

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cavalieri e delle dame ai notava meno, seduti com'erano in due divanini d'un vecchio vagone di prima classe. Parlavano sia perché non averano gran che da dirsi, sia perché il fragore del treno rendeva difficile la conversazione, Ma in tilenzio e di sotacchio ai atudiavano l'un call’altro. Nani I vava come una vaga gelosia ogni volta che Bebè faceva un meisnco sorriuo alle duce ragarse, cd era pentito d’'averlo invi- tato; eppure smi consolava inconsaperolmente quando ad ogni vecia più farte del treno le aue interminabili gambe batte- vano leggermente contro quelle di egual misura della ragazza dirimpetto. Dal canto suo Bebt ai eva ali quei contaiti e ne provava un fiero dispetto, tanto più che a lui non riu: scira a stabilirne di eguali; e allora, come per wenadlicarai fia- sava il gran seno che gli stava di fronte, compiacendosi al ricorda che poca prima, tra la falla, nè avra acniito, scniaà wolere, la resistenza. Senero a Como e, nell'awsiarai al battello, Bebè fece per attaccarsi come prima al braccio della sua compagna, ma questa ai schermi, da wera dama di menda, riprendendo il braccio di Nani, e dicendo all'amico: — i te spetta ili Far da cavaliere a quest'altra signorina. In società si usa scambiarsi le dame. E' più chie. Era ciaaà di profcasione aarilina, è perciò ae ne intendeva: sicché l'alîira che più modestamente facera la legatrice di li bri è i due giovanetti che non poisedevano narioai di vita mondana, non trovarono nulla da obbiettare, contro quella specie di "changes-dames cose ai niava selle coniradanee. osi le due coppie erano egregiamente assortite, e quando mintarono sul battello alflollatissineo, passarono innaservate. » Però la festa minacciava di svolgersi senza allegria. Nani e Bebè siavano peniterosi e taciturni. La mantanza, fra lora, di wera confidenza, di intimità sincera, non consentiva quel buon umore serena e spantanco, quell'affatamento, che carat: terizzano le gite domenicali oneste e liete. Si sentivano a di sagio, e provava ciascuno dei due un segreto rancore contro l'altro, che quasi rasentava l'odio. Quel cambiamento di dame, poi, avvenuto così, all'improvviso, per obbedire ad una norma di eleganza, da una lato turbava le loro menti giovani e ine sperte. ma dall'altro era misteriosa fonte di una sottile sod: dislazione. Forse per questo, quando sbarcarono a Cernobbio ed es acndo ancora lontana lora della colazione, déciscròo di amilare a passeggiare sulla collina, nt Bebè ne Nani ripresero la pro: ua donna: anzi uno si altacch con apontancità è diain» valtura al braccio della dama dell'altro. E siccome tutti e quate irò iniieme laceranòo, perché si davan soggezione à +«iccnala, si divisero a due a due, e trovarono di che conversare, ses paratamente. È fu certamente per distrazione che, camminando e conversando, le due coppie bene assortite si allontanarono an piano per la cam i, i direzione èlà. Fi opa E ila di elio era davrero asa e profumata, con un gran concerto di passeri fra i rami degli alberi. Sulle margheritine che punteggiavano di bianco e di giallo l'erba alta dei prati, volteggiavano le farfalle: è goù il laccate ed im- mobile rifletteva tutto quel verde DE uno posero Ciò serve a apiegare com'è che parsò più di un'ora prima che le due coppie si ritrovassero. È chi sa per qual miracolo della natura, ora ave vano tan ben diverso aspetto idue ragazzie le due damigelle. Eran tutti e quattro allegri, amabili, espansivi. Un po accaldati, corto per aver coro, portavano sul volto il colore della buona salute. Soltanto un batervatore molto acuto «i sarebbe accorto che mentre le donne continuavano a iargi 0c- chiate amichevoli e forbeiche in cui c'era del compiacimento e della gratitudine, i loro ca- ralieri cercavano di non guardarsi in faccia: ma se per un attimo i loro sguardi s' incon- travano, scoocava in quell'attimo la scintilla di rn interrogazione i aliiorolo, Tornarono in città sull’ imbranire. Uaciti dalla stazione, Bebt e Nani si separarono dalle due ragazze, con molta cordialità, e s'avviarono versa cass, Per la prima volta. dopo tanti anni che andavano a spasso insieme, si presero sotto braccio; e il | ro Bebe, con le sue gambe corte, dovette fare i più acrobatici aforzi per accordarai col passò di Nani, Lungo la strada, mon stettero zitti un momento: anda- vano discutendo con grande calore dei soggeiti puù vari e meno interessanti, Della gita, nep- pure una parola. Solo quando furono arrivati e. sulle scale, si accommiatavano per entrare ognuno nel proprio appartamento, Nani disue; — Abbiamo passato veramente una bella giornata. — Bellissima — confermò Bebe. Mentre si siringevano la mana, quest'ul- timo aggiunse ; — Si potrebbe ancora, domenica sima... = OL. certo — approvò l'ala ascidi ha= sciarlo Inire. Rimasero un po' con la mano nella mano e con gli occhi bassi. Si capiva che volevano ancora dirsi qualche cosa. == Hai visa — fasce Nani — com'e piccola la mia amica... =— È invece la mia — sospiro Bebè — È tutto l'opposto... La salita legge dei conirazili... Però, in Fondo... se devo dti la rerità... ia preferisco le danne piccolina, — dinche a me, sinceramente... è si ca- pisce, del resto... piacciono di più le donne molto alte... = Tanto meglio — mormoro l'uno, Mc Tanto meglio — laliro ripett pia- nissima, E si guardarono negli occhi, adesso, serena mentei rinfrancati come se si fossero tolto dal cuore un rimorso. ENRICO SERRETTA

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e i ec x ai | ! 9 Î a "Ea DA Pisa: Seminario, È Aannbsciazione fOegani 8 iccola de Phmli, Fot. Alinari) L'ANNUNCIAZIONE E LA NATIVITÀ NELLA PITTURA DEL QUATTROCENTO In un giro per le nostre chiese è gallerie d'Italia, a voler considerare soltanto i quadri che riflettono il tema sacro dell'Annunciazione e della Matività, è come leggere nel libro aperto della storia dell'arte. Gli artisti di ogni tempo e di tutte le scuole hanno voluto tentare il sublime soggetto, che glorifica la vita umana. Ognuno di essi, anche l'anima più rozza e pagana, ha sentito l'impulso irresistibile che lo spin- geva ad eternare il sentimento della maternità, a smarrirsi nella delicata forma della Vergine, ad in: sistere nelle grazie infantili del divin Bambino, E chi si è attenuto alla pura forma umana in natura, va- lendosi dei più bei modelli, chi ha idealizzato figure È COSE, chi, in mirabili anomalie, ha cercato di rén= dere la scena ancor più interessante col lusso dei bei costumi del suo tempo, popolandola dei più svariati motivi pittorici: in tutti è squisito e toccante l'omag- gio reso alla Sacra Famiglia, la delicaterza e lo sforzo costante di finczzà nell'eseguire il divino gruppo. In alcuni vi è una melanconia di ricordi famigliari, un dolce smarrirsi dietro il puro sentimento, noncuranti della forma è del colore, riassumendo tutta l'anima dell'ispirazione nella soavità del volto della Vergine, in altri la cura esclusivamente pittorica, in altri an» cora, nei grandi maestri, l'equilibrio perfetto tra il sentimento, la forma e la risoluzione artistica, Tutte queste insigni opere, che, néi tempi andati, popolavano le chiese e per esse furono fatte, ora chiuse nei grandi musei, nelle fredde e silenziose gal- lerie, accanto ad altre opere stridenti per soggetto e per colore, si trovano assai a disagio e sembrano non avere più la forza di ispirarci quel sentimento religioso od artistico, che animò l'autore durante la loro concezione. E allora bisogna fare uno sforzo su- premo, raccoglierci tutti, isolarci, se è possibile, con- centrarci nella lunga contemplazione di codesti quadri sacri, rivivere nella loro storia gloriosa, facendo astra- zione da tutto ciò che li circonda. Lasciando ad altri la cura e lo studio di precisare le pose attribuite ai personaggi dell’Annunciazione è della Natività fra il VII e XIII secolo dagli anonimi autori di mosaici, di miniature, di vetri e smalti di. pinti, nei quali più o meno vediamo che il messaggero divino 31 presentò in un atteggiamento grave, stiliz- zato, immobile come statua, portando nella sua mano il bastone solenne o lo scettro regale o la palma, che gli dette Dante come simbolo della vittoria sulla morte, noi ci solfermeremo soltanto a dare uno sguardo fugacissimo sulle caratteristiche dei pittori ed artisti del secolo XIV e XV. Perché ciò che può dirsi evo luzione di una forma unica nei tempi di semplicità primitiva, non é più possibile affermare nel Rinasci- mento, giacchè gli elementi personali introdotti poste- riormente nei soggetti cristiani, smarrirono affatto le impronte dell'antica maniera convenzionale. L'Annun-

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dik co fe i i ae AA ri 3? vrontERte* “rp wa ENI È TN ui È MAMA Arezzo: Chienti della SK, Annunziata. L'Annusciazione (Spinello Aretina). ciazione e la INatività nell'arte sono senza dubbio tema assai seducente e nel quale l'umile verità della scena forma contrasto in sé stessa coll’ idealità del fatto divino e non è facile davvero stabilire nelle in- terpretazioni successive ciò che la genesi del Nuovo Testamento ebbe in arte una forma di concezione pri- mitiva, imitata poi con un fondo di somiglianza dagli artisti posteriori. Certo l'atteggiamento obbligatorio dei personaggi della scena e il ripetersi invariato di alcuni elementi indispensabili ha generato nelle ripro» duzioni dell'Annunciazione e della Natività anteriori al Rinascimento una specie di convenzione che rese monotoni e poco interessanti | soggetti stessi: la fre- quenza poi li fece difficilissimi. Nel IV secolo, infatti, lo studio del postergale ci mostra la Vergine seduta dinanzi ad una specie di leggio, sul quale è posto un libro che essa va sfo- gliando. Intorno a Maria si apre un elegante padi- glione; ai piedi di lei, giovinetto gentile, l'angelo prega in ginocchio e sorride, portando nella destra o posato a terra in un vaso, lo stelo del candido giglio. Agnolo Gaddi, pittore fiorentino, nel museo del Louvre, ce la presenta seduta sotto un baldacchino ormato di ricchi tessuti, colle mani incrociate sul petto, che in-

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Chiana cel convento di Montecarlo {Toscana}. L'Annunciazione {Beato Angelico). terrompe la lettura di un libro aperta sulle ginocchia per accogliere gravemente gli omaggi di due angeli. Nel sec. XV il fiorentino Benoezo CGrorzoli, nella chiesa di S. Martino a Mendola e nel camposanto di Pisa, Spinello aretino nella facciata della chiesa della 55, Annunziata in Arezzo, il Beato Angelico nella chiesa del Convento di Montecarlo presso San Giovanni Valdarno ed i senesi Sassetta, Vecchietta e Sano di Pietro nel musco della cattedrale di Pienza, pongono la scena fra colonne marmoree, all'entrata di un appartamento dell'epoca. Stefano Pesellino nella galleria degli Uffizi a Firenze è lutto premuroso nel darci una Vergine elegante [in atto*di rassegnazione, in armonia cal giardino, in cui si trova, coi fiori, cogli allori, col prospetto della sua casa. Pietro Del Dolla (museo di Berlino} colloca lu Vergine nella sala ric> camente ornata di un palazzo del XY secolo. Fiù fastoso ancora è il veneziano Carlo Crivelli {National Gallery a Londra). Nell'interno di un palazzo adorno di colonne corinzie, di fregi. di balconi, ove pavoni, tappeti, fiori vari sembrano fatti a posta per i diversi individui che passeggiano in qua e in lì, mentre la Vergine prega nel suo oratorio, genuflessa su di un inginocchiatoio, innanzi ad una finestra a grata, che

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Museo della Cattedrale di Pienza: L'Annunciazione (Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta). ascolta la voce di Gabriele, il più bello, il più splendido fra quanti angeli seppe mai dare la pittura italiana. Ora, giuste le gravi istituzioni dell'arte cristiana, la sola Santa Casa poteva dare l' impressione di quella umiltà inseparabile del mistero. Là appunto e non già all'aperto, l'angelo Gabriele apparve alla Vergine. (Quindi niente architettu- ra, niente apparati, nes- suna accidentalità del terreno vi doveva aggiurn= gere l'immaginazione dei pittori. Presso a poco così ce lo rappresenta nella squisita umiltà del- la giovinetta, che riceve, colle braccia aperte o in eroce sul petto, il message gio divino è la colomba, nell'Ave Maria, il pic- montese Gaudenzio Fer- rari {musco di Berlino}, il Perugino nella chiesa di S. Francesco a Mon» tefalco, il senese Ambro- gio Lorenzetti in un qua- dro dell'Accademia delle Belle Arti a Siena, Ana che Bartolo di Fredi in un trittico del museo di Pienza e l'artista che ha dipinto il cartone per il prezioso ricamo del ce- lebre piviale di Pio II nello stesso musco pien- tino, come abbiamo am: mirato nel fascicolo di ottobre della nostra Ri. "I PF = ij * —m crrizicon LAA CR Pienza : alleò, Pagina di conse. L'anninmetazione, {Fei Albans vista, ci dinno nella più modesta semplicità identiche rappresentazioni. Così nella rappresentazione della Na- tività di Gesù il senese Duccio di Boninsegna, sec. XIV, e il seguace Bartolo di Fredi nel museo pientino, ce la rappresentano con sincero verismo storico pieno di un profondo misticismo: la scena sembra svolgersi al- l'ingresso di una grotta: la Vergine sta vicino è S. Giuseppe, mentre il Bambino Gesù, ravvolto in fasce, dorme in una greppia sotto l'alito del bue e dell'asino. Infatti il Vangelo c'insegna che Maria e Giuseppe nel recarsi da Nazaret a Gerusalemme, non po- tendo riuscire a trovare alloggio in un albergo, si rifugiarono in un luogo, cui il sacro testo dà il nome di presepio, I santi Padri parlano di una grotta scavata nel tufo, qual'è la natura del ter- reno di Betelem, e S. Gi. rolamo la chiama parvani ferrae foramen, un piccolo scavo entro la terra. Eu- sebio, nella vita di Co- stantino, dà a questo luo- go il nome di antro, Ori. gene dichiara finalmente che ai suoi tempi si mo- strava la grotta 0 ca- verna in cui Gesù Cristo venne al mondo. Bene-

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ui we role ell Siena: Accademia di Belle Arti, N presepio con l'adorazione sel pastori ( Pinturicebia), detto XIV nel suo trattato delle feste si associa a questa opinione. Ora questa descrizione e queste testimonianze sembrano avere animato tutti gli artisti anteriori al secolo XIV. Nel secolo XV invece re- diamo come Piero della Francesca pone la Natività sotto una semplice tettoia, all'aria aperta, con un paesaggio a sinistra ed una città a destra. Gesù vi giace nudo sotto un velo, adorato dalla Vergine in abito da festa, glorificato da cinque giovinetti, che cantano e suonano. Filippo Lippi in un quadro della galleria comunale di Prato e Fra Angelico con un principio di realismo riproducono scene presso a poco uguali. I più veristi, come il Pinturicchio in un di pinto dell'Accademia delle Belle Arti in Siena e Luca Signorelli in una tavola della cattedrale di Cortona, pittori della seconda metà del secolo XV, concepi. scono la Natività in maniera veramente originale. In torno al fanciullo nudo, posto in terra, stanno riu- niti undici personaggi: nel centro la Vergine, Giuseppe a destra, quattro pastori inginocchiati in atto di ado- razione e di contemplazione, dietro la Madonna, il bue e l'asinello: sopra, tre angeli in atto di leggere: signoreggia tutto il gruppo un ammasso di rupi, adorno di piante, di fiori, e un tempio greco completa il qua

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i Cortona : Cattedrale. L'Adorazione dei pastori al presepio (Euca dignorelli), dro. Il senese Sano di Pietro invece, in alcune miniature dei corali del muscto di Pienza si mostra più fedele ai pittori del primo quattrocento nel riprodurre il grande mistero dell'Incarnazione del Verbo. Al contrario Leo- nardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello, il Tintoretto è il Veronese con molti altri contemporanei non hanno saputo dare altro che una bellezza di linee sempre capaci di attirarsi l'attenzione del professionista, ma ben sovente oscura per il semplice profano credente. Non si può disconoscere quindi che dalle pitture del sec. XIV e XV è chiaro come l'atteggiamento dell'angelo, della Madonna e di tutte le altre figure cn dl Fest Alinari si è animato di secolo in secolo, segnando una pro- gressione regolare. Infatti l'angelo annunziante è mo- vimentato e fa il suo passo in avanti; e poichè la porta dietro di lui è chiusa, vuol dire che egli è en- trato nella camera della Vergine volando dal cielo, e per la rapidità con cui è entrato la veste gli si apre sulla coscia sinistra, che appare nuda e svo- lazza verso la gamba destra con un movimento e pan- neggio leggiadramente eseguito. La Vergine annunziata con un atteggiamento, che molto le addice, la vediamo quasi sempre vestita di rosso, con un mantello verde scuro, ben panneggiato, genuflessa innanzi ad un leg-

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Prato: Galleria comunale. La Natività, ai lati due vanti (Fra Filippo Lippi e scolari). (Pos Alinari) gio con la mano sinistra sul petto, ascoltando l'alato messaggero; la sua testa alquanto inclinata a destra e il volto sofuso da un incarnato, che dimostra bene l'interno turbamento con una bellissima ed indovinata espressione, serena ed ingenua, specialmente nello sguardo rivolto all'angelo. Insomma in tutte le pit ture di quest'epoca, è specialmente in quelle che il. lustrano il nostro articolo, non si tratta di semplici intenzioni, ma bensi di intenzioni ben corrisposte dalla tecnica. Oltre il profondo senso religioso comune a quasi tutte le opere del tempo, «i è uno studio del vero che fa sbalordire e fa pensare alla "trionfal porta del ritrarre dal naturale” di cui parla Cen- nino Cennini, e di cui i suoi contemporanei giotteschi facevano così paco conto. Vi troviamo la profondità del sentimento Tini l'amore alle SIETE d'insieme non pere sonaggi presi dal wero, il gusto dei particolari nar- rativi e la vivacità del colorito preso dai miniatori, Anche il paesaggio è primitivo, ma come superiore a quello dei giotteschi! Esso non giunge e non poteva giungere a darci l'insieme armonioso di una vista di paese, ma si osserva però la cura di certi partico» lari, l'amore con cui sono studiati i tralci dei pergo- lati, i cespugli, le erbe e le piante; notevoli pure sono gli animali e specialmente i cavalli, così raramente interpretati dai pittori del Trecento! Realismo insom- ma che poi conduce a quel verismo violento è a quel naturalismo fiorentino, che col fantasioso e ricco Pine turiechio ebbe il suo glorioso cammino, Ma, comunque sia, tutte queste opere sono mira» bili e narrano da sole la storia dell'arte, facendoci asserire che il sentimento religioso, il snero fuoco che anima le antiche pitture, le antiche tavole e le antiche tele, mal potremmo trovarlo oggi nelle opere moderne. Dal quattrocento al Rinascimento, all'Acca- demismo è andato sempre decrescendo, benchè i mezzi tecnici dell'arte fossero più perfezionati. Invano noi cercheremo di animare il nostro Core avanti ad LR] quadro del Maratta, allo stesso modo con cui facil- mente ci accendinmo al cospetto della semplice, pri- mitiva, ma divina pittura di Benozzo Gozzoli, Ma l'arte nuova del secolo ventesimo dovrà essere un'arte popolare, che vivrà della vita stessa del popolo, tra- scinandolo nel torrente di un vasto è profondo sim» bolismo: essa non potrà essere che cristiana, perchè la natura osservata con sincerità e teneramente amata ci conduce al Creatore. Ma chimé! quest'arte è an- cora in fasce, e null'altro può farcela amare che la speranza del futuro: ed il dilettantismo d'arte reli. giosa nel secolo XX, già spossato dalle ipotesi di Gian Giacomo Tissot, deve rifugiarsi nelle creazioni dell'arte antica: di quell'arte gloriosa italiana che nel lungo lasso dei secoli canto con meloadiosiszima voce l'inno più alto ai più alti sentimenti umani della re- ligione e della natura; e sol che per qualunque ma» tivo ne solleviamo il velo misterioso ed affascinante sentiamo invaderci da un brivido di supremo gaudio intellettuale! . G. B MAKRNIUCII B. lapetto cas. pe l'A biehità è L'Arte di Pinza

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4} fl Lago di Nemi (stampa del Galle = see. NFIL I LAVORI DEL LAGO DI NEMI ESEGUITI IN La grande impresa archeologica decisa dal Duce e annunciata col Suo memorando discorso 9 Aprile 1937 alla Società Romana di Storia Patria è in corso di esecuzione. ap Dalla Biblioteca Vallicelliana le parole di Benito Mussolini, vibranti di amore per queste vestigia di Roma Immortale, avevano ancora una volta commosso il mondo e sollevato cechi di plauso e di consenso. Il Duce aveva detto: Tutte le volte che nel conse degli ultimi ciagne secoli «i è parlato delle due Novi Roniane è «i è studiato il mezzo di cstrarle dl foro giaciglio lacustre, sempre il cenone è balzato nel pello di tulli coloro che banno culto è reve- renza per il Nome di Roma e per la sua antica grane dezza. Per tutti contoro le due frammentarie moli lignee sono qualche com di ani più e di asi meglio ‘che | resti di due enormi barconi del primo secolo, poichè sopra di tisé cd intorno ad ene non soltanto scintillano le acque del , ma anche i ricordi di un milo antichissimo, le ansie di una tragica figura Imperiale, le impronte di una cielltà giunta al vertice cel «uo fasto è della sua potenza e tulla una calena di Iradizioni, di leggende, di simboli. La benemerita Commissione nominata il 26 mag- giò 1936 dal Ministro Fedele aveva allora ultimato i suoi uve formulando proposte precise e concrete che il Capo del Governo intendeva non rimanessero let- tera morta negli archivi: fu questo proposito del Duce che indusse enti e uomini devoti ti Regime ad offrire opera e mezzi per attuare la leggendaria impresa. ug OMAGGIO AL DUCE La tradizione delle Navi sepolte puglia a silente, sotto il terso “specchio di Diana ‘ circondato dalle ombre misteriose delle selve secolari, tramandata da padre in figlio, superò le tenebre del Medio Evo con- servando, pur nella nuova mistica civiltà cristiana, tutto il fascino del fasto antico di Roma pagana ed imperiale. Spetta ad un Principe della Chiesa, al Cardinale Prospero Colonna, che contava fra i suoi feudi il pos- sesso di Nemi e di Genzano, il vanto di aver per primo tentato — nel 1.446 quando rifioriva con la Ri. nascenza il culto dell'antica Roma — il ricupero di questi insigni monumenti, ad opera di Leonbattista Alberti; ma non si riusci allora che a strappare parti delle venerande reliquie, e fortunatamente il tentativo non fu continuata, Dopo un secolo, nel 1535, Francesco De Marchi potè giovarsi per le sue ripetute esplorazioni sub- acquee di un nuovo ‘ istromento ", invenzione di Gu- ielmo di Lorena: del primo scafandro di cui si ab- ia menzione. Il De Marchi nella sua " Architettura Militare " descrive la costruzione della barca da lui esplorata, ne riferisce le misure (non corrispondenti a quelle ul- timamente controllate) e nel complesso dà l'impres- sione di una esplorazione accurata e seria che, no- nostante i mezzi primitivi a sun disposizione, fornisce elementi notevoli per studi e confronti con quanto ac- certato in seguito. ì Passano secoli e non si hanno notizie di altre ricer- che prima di quelle del cav. Annesio Fusconi nel 1827,

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jul Questi fece uso dell'apparecchio a campana del Dott. Halley "accrescendone il pregio e l'utilità con molti e sensibili perfezionamenti " come è detto nella * Memorià Archeologica-ldraulica sulla Nave del- l'Imperatore Tiberio” stampata nel 1839, che riporta notizie sull'esistenza della nave, ricorda 1 tentativi precedenti, ed infine riferisce sui risultati delle ri- cerche, per mezzo delle quali si riusci a ricuperare vari ornamenti della nave esplorata, e notevoli quan: tità di legname: i lavori furono poi fortunatamente interrotti dal maltempo e non più ripresi per l'avve- nuta rovina dell'apparecchio. L'opera di depredazione delle superbe navi, natu: ralmente tentata in ogni tempo anche dai pescatori, culmina con le ricerche del 1895 ad opera di Elizco uesto antiquario, con l'assenso del Ministero della Pubblica Istruzione, conforme un contratto con la Casa Orsini, è valendosi dell'opera di provetto mbaro, condusse ricerche attorno ad ambedue Navi e-ricuperò, oltre a notevoli quantità di le- gnami e frammenti, pregevolissimi bronzi, smalti, tarsie di metalli e marmi, terrecotte, cc, materiali in parte poi acquistati dallo Stato per il Musco delle Terme. Altri bronzi, di asserita provenienza dal Lago è anche di sommo valore d'arte, sono decoro del Mu. seo di Berlino, del British Museum a Londra, del Louvre e di raccolte private. Imposta dal Governo la interruzione delle ricerche del Borghi per i danni che venivano causati alle Navi, i Ministri della Pubblica Istruzione e della Marina diedero intarico, ancora nel iBagh, all'esimio in Vit torio Malfatti, Tenente Colonnello del Genio Navale, di determinare la natura delle antiche strutture e, l'anno seguente, di studiare il mezzo più mdatto per il ricupero. I precizi rilievi del Malfatti ed i suoi ponderati studi, che rappresentano a tutt'oggi quanto di meglio è stato pubblicato in argomenta, dal punto di vista tecnico > prescindendo naturalmente dalle altre no merosissime pubblicazioni di carattere storico e ar- cheolagico, fra le quali notevoli, specialmente anche per la tenacia nel propugnare la necessità del rica» pero, quelle del Montani — concludono per indicare l'unica via possibile per rimettere alla luce le Navi: l'abbassamento di livello del Lago. Allo stesso risultato arrivarono gli studi della Commissione Ministeriale che considerò tre soluzioni: l'una consistente nel sollevare le acque a mezzo di sietiroganiga. convagliandole attraverso l'antico emis» sario; le altre invece con scarico naturale delle acque attraverso ad una nuova galleria da scavarsi ad op- portuna quota sotto il livello del lago, e precisamente: una seconda soluzione con sbocco in Valle Ariccia e la terza con sbocco nel Lago di Albano. l preventivi di spesa fecero però escludere la so- luzione basata sulle elettropompe causa l'eccessivo costo, massimamente per quanto riguardava le opere necessirie ail assicurare il deflusso di due metri culi e mezzo al secondo, è la Relazione concluse quindi proponendo, per varie considerazioni, la costruzione di una nuova pone per addurre le acque di svaso Albano. nel Lago di Abbina cunbintia AL ALL digrianasi liga TI ser: pirla fr ar Fim ivel Lago al De ab. d'iAluno 7 pr astri pil” Cippo sia Vial ill Fmper a irta datteri rr otr'"e = —|—1_—6@+oareo--c0eo ee n'e ra ———_—_—_nì —

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43 L'embarario del Lago di La Società Riva però, che già antecedentemente aveva incaricato il suo Direttore Tecnico i ing. T. No: velli dello studio del problema, volle ancora ripren- dere l'esame del progetto di sollevamento meccanico delle acque: l'iicoio — come già accennato — era rappresentato dalle costose opere di sistemazione del l'antico emissario {d i costruzione ctrusca o romana) per renderlo atto al deflusso di 2500 litri al seconda, mentre si dichiarava che da un esperimento risalente ad alcuni Ara addietro risultava la capacità di soli 1500 litri. uesto dato che suggeri all'ing. No- velli lo Wta del problema in base a tale portata ridotta: si aumentava la durata dello svaso; ma per contro il lavoro Rn èssere iniziato con molta ce- lerità, non dovendosi eseguire opere di gran mole, cosicchè nel complesso gr occorrente per lo scoprimento delle navi poteva risultare inferiore a quello occorrente con altri sistemi. Semplificato così il problema, nacque in noi l'idea di offrirne gratuitamente la soluzione al Duce: altre generose, importanti e indispensabili collaborazioni ad integrazione dell'opera furono offerte e il 5 gennaio VI veniva firmata la Convenzione con la qu il Duce accettava l'offerta — presentata per il tramite del Ministro Belluzzo > per l'abbassamento di livello del Lago sino a scoprire la prima nave. La stampa di tutti 1 paesi esalto la mitica impresa alla quale il Duce aveva dato lo stimolo iniziale ed il suggello della sua approvazione, ed i lavori furono subito ini- ziati con ritmo febbrile. Eseguite le linee elettriche e le cabine, costruita la vasca di raccolta delle acque all'imbocco dell'an- tico emissario, riattata con l'opera di infaticabili sal. dati del Genio Militare l'antica strada romana che da Genzano scende alla Casa del Pescatore sul Lago, apprestati nuori gruppi speciali di pompe {diversi da quelli previsti, a causa di sopraggiunte difficoltà di trasporto, che si era dapprima ritenuto poter evitare) Nesti (MM, Dabonng, 1819). già nel febbraio si iniziava il piazzamento dei pesanti trasformatori, del macchinario, delle tubazioni, ecc., e nel marzo l'impianto completo con quatiro pompe attive ed una di riserva per un complesso di S00 HP. era montato in opera pronto a funzionare. Si erano in precedenza scavati muovi tratti del- l'emissario all" aperto in Valle Ariccia, sistemate pens denze, creati sostegni e briglie, gettati ponti; ma due ravi difficoltà sorgevano presto a minacciare l'esito ell'impresa: l'emissario in galleria che — nonostante l'asserita capacità di deflusso di un metro cubo e mezzo al secondo — si valeva esplorare per controlla, opponeva agli audaci che tentavano wiolarne il mi» stero, le insidie del fango, delle acque stagnanti, delle zone franate nel dedalo dei percorsi tortuosi, ed in- fine l'ostacolo insormontabile di un tratto ridotto a sezione così limitata da non permettere l'avanzamento. In Valle Ariccia poi il cunicolo che da due mil. lenni serve allo scolo delle campagne verso Cecchina, i comvaglia insieme il normale limitatissimo deflusso del Lago, si presentava in condizioni ancor più sfa- vorevoli: la sezione ristrettissima, 1 sedimenti che an- cor più la riducevano, le acque stagnanti che anche qui impedivano l'accesso, rappresentavano altri motivi iI SCME a | aLe Data da allora l'inizio della fase più precccupante dei lavori; ma la constatazione delle difficoltà pae presentavano quasi insuperabili, contrastava con la volontà inflessibile dei promotori di condurre a ter- mine ad ogni costo il compito solennemente assunto, Dopo lungo estenuante lavoro nell'acqua, nel fango, avanzando lentamente, scavando con fatica palmo a imo, rinnovando spesso gli uomini sulla limitatissima Fronte di attacco consentita dalla piccola sezione della alleria romana, finalmente il 13 aprile si intravee- eva il piccolo pertogio che faceva sperare prossimo il raggiungimento dello scopo; due animosi, il monta- tore Augusto Anzil della Società “ Riva" e Mafaldo

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Bronzi della Collezione Spink provenienti dal Lago di Nemi, secondo il Reinach. La stalua maggiore è she minori sono attnalmente csporte nel Britiob Mursetn. Corese (di Genzano) non vogliono attendere oltre e, per quanto a stento, con grave rischio varcano il tratto pericoloso non ancora sgombrato e si adden- trano nel mistero della galleria inesplorata. Dopo circa due ore rivedono la luce in Valle Ariccia e possono descrivere l'intero percorso inviolato da secoli. L'Ing. Biagini della Società Laziale, ripete con me l'ispezione: seguono rilievi, accertamenti, ma la do- lorosa verità è confermata: la galleria, dopo secoli ali abbandono, non è in grado di consentire il regi lare deflusso per mesi e mesi di milioni di metri cubi d'acqua. Si estendono le ricerche, si scandagliano i trenchi ciechi della galleria © viene raggiunto un primo risul. tato di importanza che doveva in seguito assumere valore eccezionale; sgombrato dai detriti accumulati dai secoli, si &copre un tronco diretto, con fortissima pendenza verso le alte iosa del Lago: questa nuova comunicazione, in rettilineo con il ramo principale, {che rappresenta probabilmente l'accesso di servizio scavato dai romani per la costruzione dell'emissario) agevola le ispezioni, gli studi, le ricerche. Il tracciato della galleria {dapprima ritenuto tor- tuoso ed illagico) attraverso i rilievi dell'esimio Pro- fessor Tartarini della Regia Scuola di Ingegneria di Roma, si dimostra invece quasi perfettamente retti» lineo, salvo due aggiramenti, di cui uno di larga se- gione eseguito già slovene la costruzione per evitare le roccie basaltiche, l'altro ristretto e tortuosissima, = «= —E“NjMO)/{2{2ijÒ;;Jj_,I ILL

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Elmo ornamentale in bronzo dorato proveniente dal Lago di Nemi (Museo Statale di Berlino - Collezione Sipperbelde)

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47 cai ri n Lett e AA ISCRON =_= î dl EER — c— - = = = = = - = sa — =—rw.rT=r=="==_-=Z°_i—_ ll punto d'incontro dei due Ironebi di galleria in corrispondenza della roccia basaltica : in allo, attraverso il foro, la galleria proveniente dl Lage: in basse, (prima degli di enoca posteriore, in sostituzione di un tratto ostruito da Ea 3 i s E' qui pure interessante ricordare che in vari punti, sulle pareti tagliate esattamente verticali, sono an- cora visibili i segni degli strumenti usati per lo scavo e rilevando le opposte direzioni di queste traccie, sI il piano della galleria proveniente dulla Valle Ariccia ampliamenti). accerta il punto di incontro delle due squadre che procedevano una da Valle Ariccia e l'altra dal Lago, incontro che risulta in corrispondenza di una duris- sima lente basaltica, con una differenza di livello di circa due metri. Queste caratteristiche e le importanti opere del-

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ammettono una portata superiore ai boo litri al se- condo circa e occorre quindi affrontare il problema | con mezzi adeguati se non si vuole il discredito, se non si vuole defraudare l'attenzione universale ‘che converge sull'impresa: vincere (bisogna. Le tre Società “ Costruzioni Meccaniche Riva Vedi Milano”. “ Elettricità e Gas di Roma", “ La- ziale di Elettricità, Roma” si costituiscono in “ Cas mitato Industriale per lo scoprimento delle Navi Nemorensi"* e — per l'alta idenlità che ha sorretto i loro sforzi per adempiere agli impegni della prima Convenzione che risulta ormai inadeguata allo scopo — dopo ponderati studi, espongono al Ministro dei Lavori Pubblici i nuovi termini del problema è il programma dei lavori da eseguirsi, Il 15 giugno il Comitato offre al Duce di ese- guire a totali proprie cure e spese anche le opere necessarie per la sistemazione della galleria, per l’allargamento del cunicolo di Valle Ariccia è quant'altro necessario onde assicurare l'esito del- l'opera iniziata. | Con l'alto consenso del Capo il lavoro viene | così ripreso, con nuove direttive, con nuovo ardore. Provette squadre di Minatori, di Carpentieri e Muratori specializzati vengono assoldate ed av- viate nm cantieri del Lago e della Valle: l'attacco ai lavori è iniziato su tutte le fronti, usufruendo della +ecchia galleria romana di servizio, fortuita- mente scoperta: si posano binari che si addentrano per fo0 metri nell'emissario per asportare il ma- terminale dalle zone franate è dai tratti dove è necessario eseguire allargamenti o variazioni di livello del fondo: i vagoncini si susseguono ritor nando con l'approvvigionamento dei materiali per le nuove sistemazioni e costruzioni lungo i 1650 me- tri della galleria. Gi cseguisee tutto un muovo tratto in mura Bu i ta a w as == Monumentale imbocco sell'emisiaria in galleria con paratosa in piena fnesaila di fori per d'efffinara stelle acque) serlinala a regolare il livello del lago. l'imbocco, costituite da speciale camera con varie paratote in pietra, predisposte per variare l'alierza delle acque del Lago, dànno una idea della perfe: zione del lavoro compiuto dai romani. Appena liberato il cunicolo di, Valle Ariccia dai sedimenti nelle zone accessibili ed allargato dove © possibile, coi mezzi disponibili, si eseguisce una prova di deflusso, ma l'esperienza conferma le pre- visioni sinvarevoli: né la galleria, né il cunicolo

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T'radti caralleristi R ci dell'eminaria a sirlennii zione eseguita. = et — eri 1. DE Cie F a . — sn E rr e e Sotto a destra: Inizio del nuora ironco di pallerta ii astianalana ca- strita per rupe rare la zona fra- nala, poet tm li pene Pa Nel centro: La stalo dal'eminni» rio in galleria nei dra ili più ibocizlena= tati prima sella stalemazione ese- apri ta dal Comitato pete | VS AE tura, ricostituendo il primitivo trac- ciato nel percorso abbandonato da secoli per la frana che aveva supe- riormente originato una impressio» nante caverna di qualche migliaio di metri cubi: si rincalzano pareti, con rivestimenti in cemento si sot- traggono all'azione dell'acqua 1 tratti più erodibili, si appresta tutta la galleria al nuovo compito. 0 Nella Valle Ariccina si installa una nuova linea elettrica con ca- | bine di trasformazione per servizi di cantiere e per un impianto di i prosciugamento sussidiario: il cu- È nicolo lungo circa 6&oo metri wiene | completamente liberato dn scedi- | menti secolari cd opportunamente allargato e corretto nel tracciato: - la durezza eccezionale della roccia e © specialmente delle lenti di selce

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tie ci dia pe PIER PEA ee argo si i LL di porno ser grirra dar a sallenarento : impone l'impiego di pertorni rici ad nrin compressa per le mine è quintali di dinamite e di altri esplosivi vengono consumati; sono in funzione cinque argani elettrici, Montagne di materiali sono estratti dal cunicolo per adattare alle nuove esigenze la primitiva sezione scavata dal lenta, incerto Tigose degli schiavi, che doveva necessariamente evitare le pietre troppo dure e si svolgeva tortuosamente, forse seguendo la traccia di antiche fessure e di vene di tenero tufo. Il lavoro è incessante giorno e notte, e non si arresta né per la malaria che attacca le fibre dei forti operai, né per le difficoltà di ogni sorta che si frappongono: l'appassionato entusiasmo che anima i dirigenti, continuamente sul luogo ml comunica mi cento lavoratori che sanno il VILLOTnE ideale dell'of- ferta al Duce, Il Genio Militare, che aveva dato preziosi aiuti per il trasporto sul Lago dei materiali per la siste- mazione dell'emissario in galleria, ricostituisce com- pente il suo reparto, impianta nuovamente i te- foni, riatta i canali all'aperto, ripara ancora la strada e nel settembre, finalmente, l'opera è compiuta: tutto & pronto per la prova. Il Ministro dei Lawori Pubblici, sotto la cui illa- minata sorveglianza si eseguivano i lavori e che aveva giù effettuato anche personalmente una ispezione du» rante la esecuzione delle opere, fa eseguire un'ultima i tubi che convogliane fe acque del Lago di Nea

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Erre 17 ENTE. le elettropompe. Lia” asia Sopra: d' Pace inau- UPICCLLI gli variata (rlî afruntsali di cons trollo «uf lago. si visita dai suoi funzionari; il 1 Ottobre l'acqua viene di nuovo immessa e questa volta può Huire regolarmente al mare. L'ing. Salatino — Ispettore Superiore del Genio Civile, mem» bro della prima Commissione Ministeriale ed incaricato dal Ministro Giuriati di seguire i lavori — che presenziava alla espe- rienza, non dimenticherà la gioia da tutti provata nel constatare il risultato di nove lunghi mesi di sforzi, di studî, di opere condotte, contro ogni avversità, cm continua tenacià e con fede immutabile. Seguono prove sistematiche per controllare la massima por- tata ammissibile, che risulta corrispondente al programma pre- fisso di 1500 litri al secondo: si eseguiscono ispezioni per esa- minare il comportamento delle opere ed infine, il 20 Ottobre, la inaugurazione alla presenza del Capo del Governo, dei Mi. nistri dei LL. PP., della Pubblica Istruzione, del Sottosegre- tario agli Interni, dà a tutti i partecipanti all'impresa il premo più ambito: l'altissimo elogio del Duce. Il rombo possente delle elettropompe in azione rompe ora il divino silenzio già sacro a [hana Nemorense mentre ininterrot- tamente il livello del Lago si abbassa, e diminvisce lo spessore della coltre cristallina che nasconde ai nostri cechi le navi imperiali. Già sulle rive affiorano | grandi massi squadrati della ban- — re IO EEE pralii® _% 1a di i RI EE Ia

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iii = TETI JJ FATE ca = Le gualtro pompe messe in funzione dal Pace. china romana rovinata che racchiudeva le acque come in una candida cornice: una colonna infranta viene alla luce proprio vicino alla stazione delle pompe: tutto sembra partecipare all'ansia, all'aspettazione universale per il mistero che sta per essere svelato, Anche calcolando una portata ridotta, computando le sospensioni per ispezioni e revisioni, per lo sposta- mento delle pompe nelle nuove stazioni richiesto dalla diminuzione di; livello del Lago e tenendo conto infine delle precipitazioni e della portata delle fonti del bacino — una delle quali rappresenta il mitico pianto sparso dalla Ninfa Egeria in morte di Numa) Pompilig— si può ritenere che nella prossima primavera la prima nave comincerà ad affiorare: nel Natale di Roma il sole indorerà le leggendarie vestigia imperiali che nell'autunno saranno poi completamente liberate dalle Acque. L'anno VII* della nuova Era vedrà dunque sol- levato il velo che ricopre il mistero delle Navi di Nemi e realizzato così il vaticinio del Duce nel cui Nome — simbolo di romana grandezza — l'opera viene compiuta, Ing. GUIDO UCELLI

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I di a PR ” ini a elia na o | hi "I UT s ARR AA i, AR i, E° La Teo n tag; mg . "i i si ARCO EE H stenumento a Francesco Pelnirca indugurato ad Arezzo coll’ intervento di SAM. il Re.

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54 FRANCO CASAVOLA Arturo Rossato può essere lieto. Mentre a Sto- colma / cavalieri di Elebù di Riccardo Zandonai, per i quali egli creò l'atmosfera lirica, rivelano un fascino d'arte e di vita anche sui pubblici che maggiori esi genze critiche potevano manifestare, è li ogni stagione teatrale italiana il suo nome di poeta appare vicino a drammi recenti o nuovissimi preparati per la rap- presentazione, ecco vincitore a Roma Franco Casavola con un'opera, di cui il poema è stato scritto da lui. Franco Casavola barese, futurista, musicista e po- lemista del futurismo musicale. Ed anche autore, come (Em Sal, di un romanzo» poemi dievinatento alla pisa che, parecchi anni or sono, suscitò più discussioni di specializzati che entusiasmo fra le folle, Segno che era un'opera di aristocrazia intellettuale e di battaglia. Ricordate quel suo articolo di liberazione dall'ul- timo Ottocento? Diceva: “Ogni periodo storico con- densa, per modo di dire, le sue caratteristiche prin- cipali in una data forma d'arte, La romanza da ca- mera del sczolo scorso cd il valzer viennese sono gli specchi fedeli del rammollimento romantico-sentimen- tale: languori a fior di pelle, svenevolezze da salotto piccolo borghese, anemie e tisi galoppanti del: periodo precedente la grande guerra. La musica futurista è il prodotto tipico della nostra generazione ernica, vio» lenta, prepotente, brutale, ottimista, antiromantica, an- lisentimentale, antigraziona”. Sta bene. Ma per mettere tutto ciò in un'opera, sia pure di un atto, bisognava trovare un collabora tore poeta, che desse continuità di suggestione a tante negazioni capovolte in affermazione e in creazione, Tlistruggere non basta. Bisogna anche costruire. Ecco là, il ritmo, il canto, l'azione. Come ottenere l'intensità e la logica dell'azione senza sacrificare il canto? Come consentire all'ebbrezza improvvisatrice del Maestro la gioia appunto di far “cantare” senza distruggere il dinamismo dell'azione, che é una delle idolatrie frenetiche della vita moderna? E, se in un certo senso alcuni maestri sono ritornati al groviglio polifonico dei fiamminghi, se si vuol conservata ogni individualità alle voci umane e ai singoli strumenti dell'orchestra, dove e come plasmarsi un'atmosfera di passione, un calore e un colore di vita tali da ren- dere necessario l'uso persistente di ritmi decisi, ca- ratteristici e fascinatori e tale anche da potervi ri- costruire l'unità pur attraverso alla vertiginosa va- rietà dei suoni? Forse per questo Arturo Rossato ha traito la sun favola scenica ff Califfo di Bag da una novella delle Mille e una notte: il mito e l'Oriente sono propizi al colore «d al canto. E Franco Casavola, che già, com- mentando musicalmente il dramma Prigioni di F. T. Marinetti, aveva vinto la prova assai ardua di mo- strarsi semplice © quasi classico dentro il quadro delle tormentate sintesi marinettiane, e che a Parigi è riu- scito, con due pantomime acclamate, // stercante ci mori e Tre momenti, a palesare ricchezza di emozione, pa- thos, delicatezza, brutalità è semplicità elementare nello stesso tempo (almeno così dicono quanti l'hanno ascoltato ammirandolo), deve aver saputo essere chia- rà, espressivo e convincente con la musica del Calilfo di Bagdad, e ciò anche ad una fredda lettura, se la Commissione, nominata dal Governatore di Roma, e di cui fanno parte uomini «li diversissimo temperamento intellettuale come Franco Alfano, Alessandro Bustini, Silvio d'Amico, Gino Marinuzzi, Giuseppe Mulè e An- tonio Munoz, ha concesso all'opera sua il premio fis- sato di 25.000 lire e l'ha proposta per la rappresen- tazione. Settantotto opere erano state accettate, Quattor- dici furona Ammesse ad Lumi secondo esame. Tre sole furono discusse per l'ultima scelta, ed una di esse (del maestro Lattuada) venne ritirata, perchè già in- clusa nel cartellone della Scala di Milano. Ci fa piacere che il vincitore della prova di Roma sia un futurista. E sarebbe stato, anzi, strano se in una fase di vita italiana, che vuol favoriti tutti i fre» miti della indipendenza spirituale, quando questa si manifesta nella ricerca della bellezza, o in quella delle scoperte scientifiche, gli uomini per cui è motto di bat- taglia la dichiarazione d'orgoglio “futurismo, religione di orgaglio italiano” fossero ancora e sempre rimasti troppo esclusi dalla possibilità dli parlare al pubblico, senza necessità di soverchio loro sacrificio. Bisogna che anche questa crisi estetica sia vissuta in parità di attenzione e con rispetto di giudizio. Chi non ricorda i tempi eroici del futurismo pre- bellico, quando ogni plebea villania era riserbata alla temérariaà pattuglia dei negatori di agni tradimzona: lismo? Ora, a tempi mutati, e con più acuta indagine, quei negatori affermano e cercano di costruire. Se sceglieranno bene il materiale, se parranno i loro massi l'un sull'altro secondo un principio organico di forza e di equilibrio, se in un'armonia di linee le loro Cat- tedrali riveleranno non violata la divina proporzione, che era cara a Leonardo, dal manipolo degli icono» clasti usciranno gli artefici delle nuove architetture religiose. Ogni musica bella è come un'architettura religiosa. Tutto cade, invece, se il ritmo, il canta è l'armonia non sono collocati in un rapporto, che ne assicuri la vittoria sul tempo e nello spazio. E Franco Casavola giunto a questo senso della divina proporzione? Sa egli oramai che mentre è santo odiare ogni convenzione, nulla si cren di immortale violando le tradizioni del proprio popolo? Mi pare — almeno come intenzione — di si, Se dovessimo cioè giudicare del momento estetico attuale del Casavola, disinteressato è fedele futurista {non sono molti i musicisti rimasti fedeli alla audace pattuglia guidata ai primi scontri da Balilla Pratella), noi penseremmo per lui di essere di fronte a una rî- presa del nostro Scicento musicale. Pur nuovo, ribelle, antiaccademico e desideroso di intuizioni profonde e collettive, l'autore dell'opera pre-

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45 di macro Franco Conterno, miata a Roma è certo un innamorato della latinità. Niente internazionalismo, anzi una profonda devozione per i classici italiani, Il “futuro”, dunque, da lui viene ricercato molto addietro e lontano nel tempo e, pur senza nessuna intenzione di ripetere le forme e i modi dei secoli che furono — {nulla è meno fecondo ed utile in arte del desiderio di ripetere processi del passato) ci pare che il Monteverdì riconoscerebbe in questo ardente novatore un sincero studioso di pagine che furono scritte tre secoli or sona. Eterna insidia del genio della stirpe, che deve cs- sere salutata con gioia! Noi non ci permetteremo nes suna ironia, se c'è questo ritorno all'antico da parte di chi avrebbe voluto si bruciassero tutti 1 musei. Diciamo di più. Dato che la bellezza è un'intuizione (Fot. Bragaglia espressa del sacro mistero della vita (i pensieri di Dio sono creature vive; quelli degli uomini sono ima- gini, suoni ed idee) diciamo che se fosse stata arsa ogni opera già creata, l'umanità, rifatta bambina, avrebbe ripetuto e ripeterebbe il suo cammino con anima di rinnovazione, ma senza contraddirsi: mania remascentae. Vuole il futurismo essere creatore? Non potrà che chiedere agli artisti suoi di ascoltarsi dentro e di osservare intorno. Non mutano le stelle, anche se le guardiamo col telescopio. E non si centuplicano i suoni-melodia anche se si moltiplicano per mille i suoni-rumore, AL di là e al di sopra rimane da signi- ficare come sul tumulto di tutti i rumori rinasca l'ar- monia e sboccino 1 canti incisi in un ritmo che incalza e seduce, INNOCENZO CAPPA

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Nei massimi teatri d'opera cei due mondi. Una sentina di gala al Metropolitan di Nae- Fark Sopra: Uan vena cella “ Forza del Destino" (lerzo quasto) alla Scala, = —LLL.Ies”::;Fo=“e<li:

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veLvNVRZL I — eri dr © AMAZON 1, LT La sostanza hlosohca di fuma e superano si ma- nifesta sopra tutto nel quadro che rappresenta un sogno d'oltretomba del Don Giovanni moderno, dove le figure di Don Giovanni Tenorio, di Gonzalo e Lucifero sono tratte a discutere di problemi ses- suali e l'autore polemizza acutamente con Nieteche e con Wagner. Un altro significativo successo ita- liano, che si deve alla compagnia di Sem Benelli, è quello del mistero tragico Lat mache che ba pioato, di Mario Pensuti, L'autore ici riporta mi tempi della guerra, disegnando un vivo quadro paesano in terra d'Abruzzo: il dolore di una madre che ha dato quattro figli alla Patria è soltanto placato dall'alta parola, umana e patriottica, del fratello sarcedote IF, Raragnah Una scena nell'ultimo atto di " La madre ehe ba pianto” di Mario Pensili, rappresentata at Tealro Lirico di Milano, dalla Compagnia diretta di Sen Penelli: (rwglieleina Done (Maria) e Corrado Macca fparroco), hf LA NOVITÀ NEI TEATRI DI PROSA na event Vf quane allo di “ [ Fora no Spera — di li. dî, bre Ia simistra: Callino, Al. Easaraili, ( Finis, L nerurolie fincen, i Bond, I Saleioni, La compagnia diretta da Sem Benelli ha recitato per la pri- FIL spola Lin Italia Pioneer persona di GG. B. Shaw. La commedia, che è giunta fra noi a circa venticinque anni cli distanza dalla sua prima rap- presentazione in Inghilterra, può esser considerata da un punto di vista filosofico uno dei capolavori del dramma- turgo irlandese, Lo Shaw wi disegna la figura di un mo- derno discendente di Don Grio» vanni, capovolgendo i carat- teri psicologici del fnmoso per tonaggio: non più, cdi fronte alla donna del nastro fempa, conquistatore, mà conquistato; nom più cacciatore, ma vittima, e

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55 ARTISTI D'AVANGUAR- DIA NELL'AMERICA DEL NORD na ù I deli dt Lui passione per le danze, clas siche e moderne, è molto viva nell'America del Nord, ma sono specialmente gli artisti curopei che, anche là, pertano bi questo genere d'arte, che non è solo mimica ma scenografia, uno spi» rito innovativo ed audace, In È California, colla delle arti, una i delle scuole più apprezzate di danze è quella di Pavlex Qu: krainskw, che può considerarsi un emula del nostro Bragaglia } per la sua multiforme attività, sorticati cars della «cada " Budey Cskrtiay Ballet" a Los duagele dra California Nel centro: L'antinta al amo facolta sh ficaro. WS APRMNATI 1 090

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59 DANZA E CINEMA A sinistra: Ma delle più note Fuazatrici coecod'amacebe, Senda Bergmana, in ana delle «ue caniieristiche pose, Sotto: Mure ctelle etil'arte anseba è Mary Mieiaa [rl bre Fernoa. A destra: Man benda oa delle stene cinemala- lografiehe che ba visilalo lunga- mente È" Madia > folanne Dal Mio, Le ricostruzioni storiche di Hol- Ivieocd «i fanno copiare per il lo- ro inderesne arti» attico dalle alle» ee delle sStuale adarer i dan,

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Il posto di pilotaggio d'un velivolo italiane moderno. IL SENSO DEL VOLO La meccanica del colo negli vecelli è certo una me- raviglia; l'istinto che guida il battito delle ali, lo spo- stamento del centro di gravità per mezzo dei moti del capo e delle rampe, le flessioni dei muscoli che au- mentano la superficie sostentatrice e modificano l'in» cidenza delle penne maestre rispetto alla traiettoria nel vola librato, tutto ciò insomma che forma la ano china visente atta a sollevarsi, sostenersi e trasportarsi nell'aria; la macchina che Matura ha foggiato attra- verso millenni o miriadi di anni d'evoluzione, up pare mirabile a noi umani che procediamo alla fati- COR conquista dell'aria per mezzo di ordegni di legno o di metallo, Perciò qualche mese fà su queste pagine scrivemmo su " Céntine e penne ". non meno meravigliosa della meccamca del volo è l'attitudine per la quale gli animali volatori in generale e in particolare alcuni uccelli, nonché i pipi- strelli, utilizzano la loro capacità di volare avtentandavi, anche attraverso immense distanze, eguilifrancii anche quando manchi loro alcun riferimento visivo d'intorno, presentendo l'astacolo, ossia preservandosi dalla colli sione contro il suolo o contro altri ostacoli che l'oc- chio nel buio o nella nebbia non sia capace di scorgere. Queste tre facoltà formano ciò che si potrebbe chiamare il senso sf vale: orientarsi, equilibrarsi, pre- sentire, consentono all'animale volatore d'utilizzare al massimo la sua capacità di volare, Così il piccione viaggiatore portato assai lungi dal suo nido e lanciato, s'eleva si gira s'orienta, vola ve- loce, senza posa senza dubbi e senza errori verso la cara meta, Così gli stormi migratori si slanciano sugli oceani, di lido in lido, verso i cieli noti attraverso ignoti cieli. Così attraverso nebbia e nubi alcuni uccelli volano senza squilibrarsi né cadere, così trasvolano senza smarrirsi. Così le rondini saettano con mirabile pre- cisione evitando gli ostacoli, quasi rimbalzando sul cuscinetto d'aria che sta sull'ostacolo, quasi premu- nite nella sensibilità squisita del proprio senso tattile, dai riflessi dell'onda che il proprio spostamento pro- voca nell'aria. Così infine 1 pipistrelli volano nella notte, nella il buia notte del e chverne dove la sensibilità spe cifica dell'organo della vista sembra non giovi più, ma subentri qua che altra sensitività a mal umani 500 nosciuta. CON LE STELLE E L'ONDE ETEREE Un aviatore che trasvoli dall'una all'altra mita, pes dirigersi guarda il sottostante terreno e lo con- ronta con la carta geografica che porta seco o colla preventiva conoscenza ch'egli ne ha. Se uno strato di nuvole preclude la vista del suolo, se per la notte buia e la mancanza di luci terrene i punti di riferimento sono occultati, o se la superficie sottostante è l'immensa distesa del mare o del deserto senza riferimenti distinti, allora il pilota adopera la buivola oragnetica 0 la biirola nd indizione. Uno strumento misuratore della velocità del wento fanemontetro) gli indica l'entità del proprio spostamento rispetto all'aria ambiente. Ma l'aria può a sua volta essere mossa da correnti talvolta propizie tal'altra contrarie 0 trasverse alla rotta del velivolo. Qecorre misurare allora fa Seria causata dal vento, per mezzo di derivografi 0 navigrafi, i quali hanno però bisogno di riferimenti fissi, che sul mare o sul deserto possono

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essere proietti fumogeni galleggianti, nella notte buia possono essere artifici luminosi. Ma in molti casi e sopratutto quando uno strato di nuvole precluda la vista delle superficie solida o liquida, occorre rivol- gersi a un "termine fisso di consiglio" ; le stelle, e mi» surarme l'altezza (oppure misurare l'altezza dei pia- metil nel cielo per méerzò di vestanli in parte simili a quelli adoperati dai naviganti del mare. Vedasi quale congerie di strumenti occorre all'uomo per assicurare il proprio orientamento nell'aria, mentre una rondine non ne porta neppur uno con st! Questi strumenti si perfezionano sempre, si fon- dono, si semplificano. Tempo fa un ingegnere aviniore italiano annunziò l'invenzione d'uno strumento deno» minato avagrafo (da odos - cammino, e graphos = scrivo) il quale si riprometteva, senza bisogno della osserva- zione di punti fuori del velivolo, di registrare automa. ticamente e continuamente sulla carta di navigazione la rotta vera effettivamente seguita dal velivolo stessa, qualunque fosse la sua condizione di volo e la dire- zione © l'intensità del vento. L'ingegnosissima invenzione non è di dominio pub- blico che in alcuni principii che l'informano, Ma più concrete attuazioni ha avuto finora l'orien- tamento radiogonometrico. Per esso l'ignzione (equi- valente awiatorio della savigazione sull'acqua) ha per- messo il meraviglioso risultato di transvolare l'Oceano Pacifico dalla California alle Isole Havaii e da queste all'Australia, Serivemmo ampiamente dei radiafari qualche mese fa in queste pagine stesse, epperò passiamo all'altro argomento che concerne il senso del volo. IL VOLO ALLA CIECA Esiste nell'uomo un senso dell'equilibrio? {Non par- liamo in senso... morale, ma alludiamo al ne greio! mineia o all'art arcder in refane/), Î più reputati fisiologi del valo, e î più reputati aviatori, affermano che se il pilota non ha riferimenti visivi non si Accorge delle deviazioni che il velivolo subisce, Sul mare, sulle nubi, sul deserto, e anche nelle notti non estremamente buie, esiste una visibile linea d'orizzonte, e da cessa il pilota trae le nozioni della propria posizione nello spa- zio, ossia dell'equilibrio tra- svertale Ù longitudinale. Ma se si venga a trovare dentro le nuvole o dentro la nebbia o nella oscurità asso- luta, ed a più forte ragione se voli ad occhi chiusi, egli dopo pochi istanti smarrirà la nozione della sua posizione. E' ben vero che tale po- sizione nell'essere umano è controllata oltreché dall'oc- chio e dai muscoli dell'oc- chio anche da quella parte dell' apparato uditivo che denominasi labirinto {senso statico vestibolare) e dalle pressioni che gli oggetti sui ual si adagia (sedile, leve el governale, altre parti del velivolo) esercitano sulla cu- te e sugli organi sottostanti. Burolo a lignido del tipo Pio- neer- Salmoinigbi, largamente adellota dal Genio Aermantico. Lo Ma occorre riflettere che in una virata la forza di gravità e la forza centrifuga si compongono, cosìic- ché la verticale apparente (alla sensibilità non ottica dell'aviatore) coinciderà ugualmente con l'asse longi- tudinale del proprio corpo. In altri termini egli con- tinuerà a sentirsi sempre in posizione normale, perché anche il senso statico vestibolare, come ben si esprime l' Herlitzka, resterà sollecitato dalla gravità e dalla forza centrifuga e subirà le stesse sensazioni che nel vola rettilineo, Allora? Sono recentissime alcune esperienze che sembrano dimostrare che il problema sia stato risolto. Un velivolo a due posti con due piloti è doppie leve di governale. Uno dei due piloti sta come di con- sucto liberamente in vista delle cose esterne. Del- l'altro pilota il posto di guida È invece racchiuso da una specie di coperchio che impedisce ogni visibilità csbterna, consentendo la consultazione di unòà serie di strumenti appositi. Essi sono: un indicatore di ineli- nazione longitudinale, un indicatore di inclinazione tra- sverstale, un indicatore di virata e un indicatore di velocità, Questi strumenti, talora fusi in un solo è in due soli, prendono i | mionmii di : fantonimelni, clinaretri, livelle giroscapiobe, giroclinametri, indicatori di d'iltanento, indicatori d'incidenza, acceleronelri, conirellori «hi volo, indicatori di pilotaggio è simili. I più apprezzati indi- catori di inclinazione e di virata sono quelli girosco- pici, ossia fondati sopra la stabilità nello spazio del- l'asse d'una trottola che giri a grande velocità. Ecco come le esperienze sono condotte : A una debita distanza dal suolo il pilota numero uno {quello che vede al di fuori) abbandona il gorer- nale avvertendo il pilota numero due (quello che vede solo gli strumenti). Nel primo momento della esperienza costui ha ten- denza a seguire piuttosto le proprie errate sensazioni che non le indicazioni degli strumenti, Il velivolo sbanda o gira, gli strumenti segnano lo sbandamento, ma il pilota non corregge il volo per ri- portare gli strumenti alla loro indicazione normale. Non «i fida degli sirimenti. Qecorre che il pilota veg- gente richiami l'altro alla realtà, sulfrag hi comi Îa propria osservazione ciò che gli strumenti consigliano. A poco a poco il pilota “cieco” si educa, si libera dall'istinta fallace, dalla obbedienza alla sensazione erronea cd esegue ciò che lo strumento ‘“con- trollore del volo" gli sugge- risce di fare: od anche ef- fettua le manovre che vuole, controllandone il risultato non sulle proprie sensazioni mà sulle indicazioni stru» mentali. Pare che per ottenere una rieducazione completa d'un pilota già esperto nel volo consueto occorrano in media cinque ore di istruzione. Al- cuni piloti sono entusiasti del metodo e assicurano che per gli allievi piloti occor- rerà minor tempo d'istru- zione ed educazione di pi- lotaggio. Bartano 50 secondi di volo di- ritto dopo la virata perchè la indicazione via corrella,

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if pito di pilotaggio di in velteolo italiano moderno,

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TETTE CEE ra . era = _ a vet, va è “= vst LA NEBBIA, ECCO LA NEMICA! E passiamo adesso al terzo argomento concernente il senso del volo: fa presenza cell'edacole, (Questo © forse il problema più complicato da risolvere a beneficio del volo umano. Del resto pochi volatori fra gli ue- celli e gli insetti sono dotati di quella sen- sibilità squisita che evita la collisione. Per il pilota di velivolo ln cosa-riguarda sopra tutto la conoscenza della distanza veri ed esattà a cui si trova dal suolo 0 dal- l'acqua quando l'uno o l'altra gli siano in- xisibili pet nebbia Di per oscurità. Tra i molti strumenti non abbiamo no: minato l'altimetro e il barograto. Sono, A destra: A posto oi pilolaggia di due celtivoli italiani asa mocenai.

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Siria alzi i di Egli le i [o n, ere ANS cenci Pella: frilicalore di virata e sbandaseate, lipo i ell si ae, REST forensi d'inecal aj di, pier cosdrollare i cale dî malle e in merzo dille nuvole. con'è noto, strumenti che indicano è registrano Pf deszat dm frazione della densità dell'aria. i Ma, anzitutto, il loro principio informativo li fa soggetti ad errori conseguenti, a va riazioni di temperatura o a variazioni di pressione atmosferica per cause meteoriche. i In secondo luogo essi indicano l'al. titudine rispetto al mare o alla su- perficie di partenza, ma non rispetto al terreno sottostante, che può anche essere montuosa, Infine sono soggetti a gravi errori costruttivi, ritardi d'indicazione, ecc. Costeché il pilota, volando nella nebbia, può correre il rischio di cor gare contro il suolo cd altro ostacolo malgrado le indicazioni assicurative dello strumento, Per fortuna sono stati studiati ed esperimentati nuovi congegni, meccanici © acustici o elettroma- gnetici, che prendono il nome generico di ibivie seno, Talumi di questi utilizzano la riffleszio» ne d'onde sonore o l'onde elettriche cons tro l'ostacolo, Indicatore di velocità rivpetto al vio- lo e cli deriva che segna direttamente Dotare il velivolo italiano di uma serie completa di perfetti strumenti: per l'orientamento, per l'equi- "l'anticollisione’” non è un lusso, bensi um risparmio; non é una liberalità, bensi um dovere. Occorre naturalmente generaliz- sare l'adozione soltanto di quegli strumenti che abbiano date soddi- sfacenti prove della loro utilità, rin- viando al poi l'adozione di quelli che si trovino nello stadio sperimen- tale, ma intensificando l'esperimento e incitando invenzioni e perfezio- namenti. L'aviazione italiana, sia militare sia civile, opera alacramente su que= «ta strada. Finora la mancanza di una indu» stria italiana attrezzata all'uopo ha frenato quella lodevole aspirazione. Ma ocoggidi almeno un paio di ditte nazionali si sono messe al lavoro, hanno prodotto stru- menti originali 0 copie perfette di strumenti stranieri, sono in grado di contribuire anche in questo campo al meraviglioso innrrestabile progresso dell'Ala italiana. AMEDEO MECOZEI salta valo dio elocità Qellurero= piano in chilometri-ora. o — 0 — — —£ LE EI i cleleii--

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TE f Germanchi sono nomini d'azione, A'oa. Hicci, dopo aver panno in rassegna de Canricie Nere di Sicilia, silorna n Roma in idrovolante ammarando a Oria. Sopra: £ E. Frati balte in un incontro di sciabola il campione belga Feverich, a Milano,

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La partita di calcio flalia-(Hansa vinta dai calcialari italiani con 7 punti contre 3, La «quadra olandese sulle siadio & &. Siro e (sopra) la sgunda italiana.

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74 Facili campi di neve per sciatori nuovi a Corlina. I SO _ —— — e

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Focunsioni di «ci nella meravigliosa conca di Cortina. {Fot A. Zardiali

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sr crm Le formazioni fascide della nucca Unaberia - 17 i "Lecente" sfilano dinanzi all'ammiraglio Hortby, UNGHERIA TRADIZIONALE E PIITORESCA Più di mille anni or sono, al termine della lunga cavalcata partitasi dai lontani deserti della Mongolia, per l'attrazione che esercitava l'Occidente sulle genti guerriere e nomadi dell'Asia, quelli che furono i fon- datori in Europa della nazione magiara, si trovarono innanzi il fiume ampio e dilagante per la pianura che non aveva noti confini. Di là, di là era l'Occidente; erano le terre ricche di colture, popolate di armenti; le città splendide, Roma... Furibonde, ansiose, disperate devono essere state le corse dei cavalieri d'avanguardia lungo il margine incerto del gran fiume per trovare un guado; alte le grida e i richiami nel silenzio solenne rotto solo dal trascorrere ampio delle acque. 1 limite, quell'ostacolo apparentemente insu- rabile, quel primo segno di arresto avvertirono orse che li doveva essere la nuova patria. Foi sugli etri ricavati dalle pelli di bufali, cucite è rigonfie d'aria immessa a forza di polmoni, passarono i guer- rieri; e poi i carri con le donne, con i fanciulli, con le masserizie; poi gli armenti, passarono, E la Patria fu stabilita sulle due rive del fiume. Gli orizzonti erano vasti, e il paesaggio era tutto un luminoso scenario, Il gusto dei vivaci colori qui non si sarebbe spento, la passione per le parate so- lenni o per le tumultuose adunate non si sarebbe af fievolita; ma idealizzata © ingentilita si sarebbe! Così l'Ungheria di oggi è ancora la viva, ingen- tilita immagine di altri tempi e di altre genti; lo sce- nario da leggenda e da parata sul cui sfondo la vita si svolge nel ricordo e nel riflesso del grande cpisodio storico della razza. Ma per gli ungheresi il rispetto della tradizione è una forma di esaltazione patriottica e di espressione dello spirito nazionale. Nelle vicende] del passato essi nulla vedono che possa offendere il loro orgoglio di razza 0 diminuire il diritto acquisito a vivere in pa- rità di condizioni spirituali con gli originari popoli d'Europa. Il simbolo ha ancora valore di documento, e il rispetto alla forma tradizionale di alcune manifesta» zioni esteriori della vita collettiva è inteso come af fermazione di continuità di storia, di volontà e di potenza. Per questo gli ungheresi non si rammari- cano troppo di avere perduto un re, poichè esiste ancora intatta la corona, è con la coronà rimangono inalterate tutte le prerogative del potere e restano integri tutti 1 diritti del Regno. li ungheresi, amalgamandosi con la vita è con la cultura europea, non si sono svuotati e non si sono brutalizzati occidentalizzandosi. Hanno accettato dal- l'Occidente quanto ragionevolmente poteva bastare a dare loro il diritto di considerarsi europei, ed hanno conservato dei loro costumi e delle loro tradizioni quel minimo consentito dal buon gusto e dalla pitto- resca immaginativa dell'anima asiatica. Ciò ha pere messo loro, per esempio, di creare una perfetta città moderna come Debreczen, che vanta cliniche, univer- sità, biblioteche è musei di gran fama, nel bel mezzo della * pussta", la grande pianura simile ad un verde glablo deserto, risuonante dei galoppi serrati dei pu- ledri allevati in selvaggia libertà, e dove sembra che la civiltà sia rimasta alle primitive manifestazioni della vita nomade e guerriera. Là si rapiscono ancora le spose — simbolicamente s'intende = è si conducono lontano fra torme di ca- valieri armati. Arriva lo sposo al mattino, a cavallo, seguito dai parenti, dagli amici e dai vicini; scintillano nel sole i ricami delle vesti, gli acciai rilucenti delle] armi, gli

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ti] arnbeschi metallici delle bardature. Ma anche mir torno alla casa della sposa si veglin e si attende in armi: i cavalli sellati sono raccolti sul limitare della strada pronti per essere lanciati all'inseguimento, © la Sposa sdornn delle sE ra sti più belle, dei suoi monili più prezioni, attende mella sua casa, trepidante e rasse- gnata, l'esito della battaglia. La corte della casa ora piena di cavalieri che hanno fatto irruzione dietro allo sposo scambiando le prime fucilate con i difen- sori, e risuona tutta delle grida dei contendenti; lo «poso È saltato giù di sella, ha rovesciato quelli che hanno tentato di sbarrargli il cammino, ha salito in un baleno la scala che conduce all'appartamento della Apo sa. ll tintinnio «lei suoi speroni la nccelerare i bat» titi al cuore della fanciulla. cdl accende in lei una sel= vaggia lrenezia ali i 550 Pe contesa, strappata a forza dalle braccia della mamma, portata via dalla sua casa in merzo al clamore ilella mischia, issata ino groppa al cavallo fremente è con: doita lontana nel sole fol nel fomgnali scortane le reltgnie di A Slefano, sequili dal Reggente, dall'Anciduca e dii membri del Governo, vento, avrinta al collo del bel vittorioso che la tiene salda alla vita e le sussurra nella corsa gioiosa è affannata promesse e parole ardenti d'amore, Mille cavalieri con seguito di carri è di carroaze partecipano talvolta a questi pittoreschi rapimenti nuziali che ricordano e ripetono scene ben più veri- dicnmente drammatiche e tragiche della prima inva» zione tartara. Poi la cavalcata muove galoppando verso il luogo prescelto per il gran banchetto al quale tutti si assidono riconcilandasi, e dove attendono con mu: siche gli ‘“tzigani” per intonare i canti dell'amore è della nostalgia, e per battere i ritm della “ Calrdd". Nelle giornate assolate dell'agosto, nella gran calma della "pussta", nel vuoto tragico della pra= teria che solo è rotto a distanza dal braccio lungo è sottile delle leve dei porsi, il viandante solitario cerca invano di scorgere mi limiti dell'orizzonte cinerco un segno di vita, un termine, un motivo animato di paesaggio. Ma se indugia e fissa fermo lo sguardo sulla linea di congiunzione fra cielo e terra che si Firalo atatgiaro - Particolari della sla d'argento del palazzo reale.

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Calvani salta carpet im coslume nazionale che cavono dalla chien, lat benedizione delle dragrta, 19 distingue sola per un bende passaggio di colori come sé la prateria, ad un tratto, per un magico incantesimo, si fog» se trasformata in un ampio marti Ceco SOFgene cam zara mente laggiù nel fondo gruppi di alberi, bastioni di rocce che si rompono e si aprono come banchi di nubi satta le raffiche del vento, e scom- parire i inabizssarzi im Uk iosa ragine ignota, e apparire poi vele binnehe ondeggianti sulla linea dell'orizzonte. Fenomeni di rifrazione è di miraggio. Ma talvolta sembra che masse di cavalleria si muo- vano € avanzino in una carica disfrenata e travolgente; e al- lora il magiaro solitario, il guardiano della mandria, il vecchio ussaro, il cavaliere di imsuperata caperienza che n in ogni uomo della ‘* pussta "* si sovviene che la Patria è stata mutilata, che il confine inconcepibile Tal malaicurà, da stato segnato in mezzo alla pianura che sembra creata a posta per far manovrare eserciti di sciabolatori. istintivamente il cavaliere magiaro leva la frusta lun- ghissima dal corto manico isto- riato, cd un sibilo strisciante id Lao scoppio POETA pari l'a- ria: la cavalcata fantastica ondeggia, s'arresta c scom- pare; ed i puledri iniziano at- torno al bel centauro una gio» iosa danza di brevi galoppate.

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E L'ICI ZANZARE STRESA TN E RIA TI IAS N pl-ri loi ia è li ratto della sposa che viene insafa in groppa al cavallo è portata cia nel sole e nel vento... Un giorno di piena estate, in un'ora alta del me- riggio, ho incontrato un piccolo "tzigano” andarsene tutto solo, a testa nuda sotto il sole, suonando di- mentico e trasognato il suo violino. L'auto rombante lo ha sfiorato, raccogliendo un brandello di canzone; ed il piccolo non s'è scosso è non s'è arrestato. Tutto attorno né un al- bero, né una casa, nè altra cosa viva Si SCOrgeva.... Ogni simbolo ha il suo valore, il suo ricordo è il suo significato. La croce che sormonta la Corona di Santo Ste- fano — la corona originaria degli antichi Re d' Unghie: ria — appare inclinata for- temente da un lato. Ognuno si domanda il perchè di uella insolita posstura ella croce. L'inclinazione Neal corteo mieziale. 1 costumi della croce è dovuta al caso, ma è rimasta un sim» bolo, Ora bisogna sapere che la Corona di Santo Ste- fano, l'oggetto stesso, rap- presenta giuridicamente il segno del potere regale: non si regna in Ungheria senza il possesso materiale della Corona. E' quindi fa» cile immaginare come at- traverso i secoli, le guerre, le invazioni e le rivoluzioni, con quale cura e con quale accanimento la Corona sia stata custodita e contesa. Trafugata, nascosta, sepol- ta, donata cd impegnata la Corona di Santo Stefano ha vissuto finora una vita invero non tanto tranquilla. Cominciò Re Venceslao a rtarla fuori di Ungheria in dal secolo quattordice. simo e la consegnò al prin- cipe bavarese Otto {non c'è stato dunque nella sto: ria un Citto solo a desi. e da corrella deodizionali,

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per I e” î — — Fanciulla magiara

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Bi derare la Corona d'Ungheria). Passata in Apòr, principe di Transilvania, fu oggetto trattative prima di essere ceduta al re Angioino Carlo Roberto; la regina ve. dova Elisabetta la impegnò presso l'imperatore Fede- rico IV dal quale il Grande Mattia Corvino la riscattò, sembra, impiegando più e- mergia che tatto. Anche il turco possedette per buon tempo la Corona che donò al transilvano Giovanni de va patrioti ungheresi, capi della rivoluzione del 1849, si impadronirono anch'essi della Corona di Santo Ste- fano e la portarono in salvo in Turchia; e gli austriaci ebbero un bel daffare per ritrovarla, poiché 1 patrioti l'avevano nascosta in luogo tenuto segretissimo. Ricer- che è scavi > poiché si La tipico interno di cant cam» pestre nella pianura ungherese, Nel verde deserto della “purzia” - Galoppate in libertà. seppe che la Corona era stata sepolta a Orsova — furono inutilmente condotti per degli anni, fino a che a Londra si riuscì a com- perare il segreto con gran» de somma di danaro, Ma il luogo indicato era stato sconvolto da quattro inon- dazioni, così che solo il gior no 8 di settembre 1853 la cassa di ferro che conte. neva oltre alla Corona, il mantello ed altre insegne regali, fu dissepolta. Compressa nella cassa, è rimasta tanti anni sotto terra, la Corona si era de- teriorata, e la croce s'era piegata. Nessuno osò rad- drizzare quel simbolo sacro; è attorno ad esso fori su- bito la leggenda, ed oggi la stortura è divenuta un simbolo: = L'Ungheria piega; ma non cede, ma non e LIDO CAIANI Caratteristica dell'abitazione é la «tuffa imponente.

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RR # paso i; PEISÙ ) Ì Ca " le” RT "Pl." ui di) n. i " ; PO L] "E il N FORD ] (TI AU | x | # È x DI | Î h Ì Ln nolevole gruppo di interessanti soin. I XAXIM BRASILIANI Veramente in natura tutto è soprannaturale, e nessun miglior maestro di bellezza l'uomo poteva de- siderare, che non questa mirabile divinità. Anche il tronco più modesto può riserbare il suo segreto di commozione estetica: e non soltanto il se- greto apparente delle fronde che si intrecciano è mol- lemente si abbandonano tra il cuscino dell'atmosfera, ma anche quello che a tutta prima l'occhio non sa scorgere, e soltanto si rivela coll’aiuto dei modesti accorgimenti. Un esempio pieno di armonia è offerto da una felce arborescente brasiliana, il Ad&nan brasnifiense, il cui segreto di intima bellezza meriterebbe di essere assai più conosciuto di quanto non sia. Questa felce arborescente è frequentissima in molti degli Stati brasiliani; si trova facilmente nel sud dello Stato di S. Paulo, si riscontra a miriadi nel Faranà e in Rio Grande, e anche negli Stati settentrionali è facilissimo rintracciarla. E' una bella felce arborescente, robusta, eretta talvolta sino a 4-5 metri di altezza, terminata dalla sua bella cupola espansa di foglie che si potrebbero paragonare a mirabili penne veridli di uno struzzo ves getale. La felce arborescente ha quindi già per se stesso un bel significato di nobiltà e di valore este- tico, ed essa imprime una definita stigmata alla foresta. Ma non meno significativo è il segreto che sta racchiuso nel tronco. Il segreto è ben conosciuto da tempo ed è sfruttato per la preparazione di oggetti artistici tipici brasiliani: eppure quasi nessuno ne ha mai fatto parola. Chi scrive, tre anni sono ne ha fatto cenno, ma invano ha cercato descrizioni di questa piccola meraviglia della natura brasiliana, anche in opere americane. Per ottenere dal tronco di queste felci dei vasi significativi esteticamente, gli indios procedono in que- sto modo: levano la corteccia del tronco per un tratto più o meno grande, e sezionano il tronco stesso (prima o dopo In decorticazione) in segmenti di 10-20-30 cm. di altezza. Indi tolgono il midollo centrale del seg- mento di tronco. Hanno così dei cilindri legnosi cavi, ancor umidi, che vengono posti ad essicare prima al: l'aria, poi al sole. Talvolta, o alla base del segmento o presso il vertice, prima dell'essicamento vengono collocati dei cingoli di fibra, i quali strozzano il ma» teriale costituente il tronco. Nell'essicamento restano così parti strozzate in corrispondenza dei tratti nei quali si sono collocati i legacci: e ne deriva una certa vaga modificazione di forma, con svasature e rientranze. Non diversamente con una lama gli indiani prati- cano incisioni nello spessore del segmento, formando curiosi orletti sagomati, talvolta veramente leggiadri.

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Quando il segmento è essicato, un cilindro di ot- tone viene posto nel lume interno (il cilindro è chiuso al fondo) ed ecco il segmento stesso trasformato in un elegantissimo vaso, tale per bellezza che nessun abile figurinnio saprebbe fare più elegante. I vasi che risultano da questi segmenti di felce arborescente decorticata, sono noti col nome guarany di “xaxim”. Il loro aspetto è mirabile di contrasto di colori, di intreccio di elementi decorativi. Striscie e anse rosso-nere si alternano a striscie e ad anse cane dide: e la decorazione che ne risulta è tale che nessun artista saprebbe comporre più attraente. Le due tinte di contrasto della decorazione natu- rale restano il nero e il bianco: ma il nero ha nu- merose tonalità che vanno dall'ebano al rosso mogano. I disegni che dall'alternarsi della parte nera colla bianca possono risultare, sono numerosi: proprio come se la natura si fosse abbandonata ad un giuoco ca- leidoscopico di combinazioni. Nella realtà naturale le alternanze derivano da ciò, che esistono nella felce strati di cellulosa bianca e di legnosa cupa che si intrecciano e aggrovigliano in modo vario, afliorando diversamente sotto la corteccia, così da formare spon- tancamente i disegni più strani. Non è fuori di luogo ricordare che anche nella felee aquilina, comune cei nostri climi, avviene in mi- sura minuscola un analogo fenomeno. Se noi tagliamo orizzontalmente lo stelo erborco di una delle nostre felci aqui- line (felce maschio) osserviamo che la sezione di taglio circolare presenta al- l'interno una curiosa figurazione bruna su fondo bianchiccio, la quale figura- zione assomiglia stranamente ad una aquila araldica. Anzi è da questa fi- gurazione che la pianta trae il nome di felce aquilina. La figurazione cen- trale è appunto costituita dallo svi- luppo di un tessuto resistente, ricco di colore che nel suo disporsi Assume la curiosa disposizione ora ricordata. Si supponga ora che la formazione Lie) centrale della nostra comune felce aquilina sia costi- tuita da una sostanza molto compatta e resistente, e sia espansa nella sezione {anzi in una sezione assai più ampia, come è il caso per le felci arborescenti), sino a giungere alla periferia della pianta, e si avrà un'idea del come avviene il formarsi e il comparire di queste curiosissime figurazioni proprie dei xaxim ottenuti dal Affi&ewar Snasilienee, Chi scrive crede aver rilevato per il primo un altro fatto interessante: i curiosi rapporti che eviden- temente intercedono tra tutta la decorazione degli indios americani, e la manifestazione estetica propria di questi xaxim., E' sufficiente osservare le imagini unite perché balzi all'occhio lo strano raffronto: ugua- glianza di colori, di alternanza di toni, di elementi decorativi, Le anse, i fregi frecciati, le angolature, gli strami cartocci decorativi che appaiono nella felce arborescente sono gli stessi che si riscontrano con modificazioni non sostanziali nei tessuti indios, su taluni: vasi e perfino nelle pitture 0 nei tattuaggi della pelle. i Il tronco delle felci arborescenti deve essere stato un grande maestro per gli artisti indios, i quali hanno valutato la bellezza di questi elementi estetici e ne han tratto materia di arte. - Veramente si è spinti a dire che ciò che la faglia di’ acanto fu per Collimaco nella genesi di alcuni clementi decorativi architettonici el- lenici, è stato il tronca di questa felce arborescente nella genesi dell'arte na- tiva americana. E° strano anzi che da questo mis rabtile lavoro della natura non si sia stati tratti ad applicazioni o a tenta» tivi di applicazione: salvo la piccola e modestissima costruzione di vasi {xaxim} decorativi; i quali restano ad ogni mado nobilissimi prodotti natu rali degni di essere conosciuti, come saggi di quella mirabile maestra d'arte che è la natura, e come segni della infinita ricchezza delle foreste del- l'America latina. E. BERTARELLI Noaviam che mostrano in sezione la «iruttura del Incanto da cui deriva l'aspetto caratteristico.

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NEW YORK E I SUOI A sinistra: I amiestoro e sem» plice palaz ro erello dalla Pilla See alla (rita Avene. Sotto: Pro abile meno re- cente della satana Cona. Mel centro: fan sobria cs'ele» quarte ante dl Ford LA Tayter, IA tri i Ea! -—_ 3 de | È

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EMPORI DI LUSSO A ilestra : fj grandiosi Iride quszini di Franklin Lincola d Ca, all'angolo della Quinta Aeenne colla pi Mintsa. Sotto: fl bel palazzo sella Ditta I, Alloran, na dlelle più lamore chile i lla II atene redrogoti.

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Esempi di arebiteltura industriale: Magazzini a Francoforte sul Meno. Sopra: La vede di un giornale a Stoccarda,

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aFe=z: VE TTI “i fruttare n RIO Ad 5a A CIA aa AT Colossi meccanici: Fari galleggianti in riparazione. Sopra: Magazziai di cereali a Qatario (Canada). Fienttort creposiabili; MANLIO MORGAGNI

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NAVIGAZIONE GENERALE IT A destra: SE. l'ambasciatore Marlin Franbilin cd il''conk Lentre una partita a brigde. - Una partita i boxe del Dea Nel centro: L'om delle oaze a hi "Prilio” faedalo, fi converniiziane segretario, il molo banebiere Toe lary Pickferd è Pouglar Foir- done sl piroscafo "Ria" re E SZAZZNE1O NO dani poste della malomne ' Adagio dopo il bagno nella qgriner purcima. Angelo Musco delizia i passeggeri del

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NTICI DELLA IALIANA 4 ' ef î rà ST Pai ti anto, sari ; "Cr F) (n) dio sul " Moma ""Roina” nell'improvvivato teatrino di bordo, (ricchi di bambini sull'ampia telda dal “Duilio”.

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Un fantastico gioco di riflettori è i vi 7 vio di San Pedro (California). i LELE

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ISTITUTO NAZIONALE DELLE ASSICURAZIONI DIREZIONE GENERALE ROMA I capitali assicurati presso l'Istituto Narionale delle Assicurazioni vonò garantiti dal farsro dello Stato oltrechè dalle riserve ordinarie e etraondinarie dell'Ente. Le polizze, quindi, emesse dall'Istituto Nazionale delle Assicurazioni banno il caniilene e de sie del Titoli di Sato. L'Istituto ha adottato svariate forme assicurative adatte ad ogni condizione sociale. Per le "Assicurazioni Popolari” non è richiesta la visita medica ced i premi sono pagabili in rate mensili. Attualmente i capitali assicurati presso l'Iatituto Nasionale delle Assicurazioni ammontano a nove miliardi è messo. L'Istituto Nazionale delle Assicurazioni che è il regolatore del mercato assicurativo in Italia, ha Agenti Generali in tutte le città del Regno, nelle Colonie e all'estero. Le Agenzie Generali e le Agenzie Locali rappresentano anche “ Le Aazicarazioni d'Italia" Società collegata con l'Istituto Nazionale della” Rusicurazioni per l'esercizio delle assicurazioni contro i danni: Incendi, Furti, Diagrarie accidentali e Responsabilità Civile, Grandine, Trasporti, Rischi Aeronautici.

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UNIONE ITALIANA DI RIASSICURAZIONE SOCIETÀ ANONIMA CON SEDE IN ROMA | Capitale Sociale L. 30.000.000 - Versato 3/10 ll suono mtiodioso è potente della si spande nell'ana come la voce altascinante che sgorga dalla gola calda di una bella italiana che can: RIASSICURAZIONE ta al sole. | IN TUTTI I RAMI da relitti pera iii di Urasagri # i dreraaitor Li nr aaa persiane Petr Ng i FABBRICA ITALIANA MaGhEn) IE AO» RILAPICI | _—— — __,=— ———_—_—».-—-r—r_———am)u ——_—_——__ —_ I _HMUJÒEE:“. == = aac BANCA DAMERICA E DIIALIA Capitale versato L. 200.000.000 -. Riserve L. 35.362.717,60 SEDE SOCIALE: Filiali: ABBAZIA - ALASSIO - ALBENGA - BARI - BOLOGNA - BORGO A MOZ- ZANO -. CASTELNUOVO DI GARFAGNANA . CHIAVARI . FIRENZE . GENOVA LAVAGNA - LUCCA - MILANO - NAPOLI - PAGANI - PALERMO - PISTOIA PONTECAGNANO -. POZZUOLI - PRATO -. RAPALLO -. ROMA - SAN REMO SANTA MARGHERITA LIGURE - SESTRI LEVANTE - SORRENTO - TRIESTE VENTIMIGLIA ISTITUTI ASSOCIATI BANCITALY CORPORATION - NewYork BANK OF ITALY - San Francisco di California BANK OF AMERICA - New York

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