La Rivista Illustrata del Popolo d’Italia, 1927 Vol. 1

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IN SALITA Prendete come luogo di prova la salita più vicina che comunemente fate, voi sapete come sulla stessa si comporta la vostra au- tomobile. Muontate una serie di nove can- dele Champion nel tipo indicato al vostro tipo di motore € paragonate l'aumento di potenza e di ripresa coi risultati migliori che eravate soliti ad altenere prima. Questa è la dimostrazione più semplice e sicura che vi è grande vantaggio nel mon- lare le Cham pion i CHAMPION LA CANDELA MIGLIORE {(ckampion tipo È pari Rita i imc dii mali a Lao ib. Champion tipa B +, primi Fiat apuini Ans Champioa Lipoò nn c hd saldo a Lf per file ii igor Alia Him, stufi, abi, ; Lamia soc a Lo ib, L'hampioa tipo A, ad pere braitari Fardin a Ri

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A REDAZIONE, AMMINISTRAZIONE E PUBBLICITÀ Anno V < N. 1 Gennaio » “Il 1 1927 sarà particolarmen te interessante Così ha detto il Duce nel ringraziare il Direttorio del Partito, recatosi il primo gennaio a consegnargli la tessera per il 1927. Gli italiani sanno per prova che le promesse di Mussolini sono mantenute; anzi nel campo degli sviluppi d'una Rivoluzione Fascista sono superate dai fatti. Del resto se il Duce non ama fermarsi a guar dare indietro il cammino percorso perchè ha tutte le facoltà tese verso una méta da raggiungere, bisogna ammettere per altro che il 1926 non è stato privo di interesse. Già fin dal 1926 sono cominciate le annate interessanti del Regime Fascista. La data d'inizio è precisamente quella del i gennaio 1925: il giorno del discorso che capovolse la situazione, chiarificandola e risclvendola al tempo stesso, e segnò veramente la seconda ondata della Marcia delle Camicie Nere su Roma, che dopo l'entrata del 38 ottobre 1922 da Porta del Popolo e rotte le volte degli ingressi di alcuni palazzi romani dal nome celebre era rimasta come paralizzata in una atmosfera satura di gas asfissianti lasciata in tutti gli uffici pubblici, in tutti gli ambienti politici, e in tutta la struttura dello Stato, dalle carogne residuali del vecchio regime. "Io ho voluto deliberatamente — disse il Duce in quel discorso — che le cose giungessero a quel determinato punto estremo, e, ricco della mia espe- rienza di vita, in questi sei mesi, ho saggiato il Partito. Come per sentire la tempra di certi metalli bisogna battere con un martello, così ho sentito la tempra di certi uomini, ho visto che cosa valgono è per quali motivi ad un certo momento, quando il vento è infido, scantonano per la tangente. Ho saggiato, è guardate che io non avrei ricorso a quelle misure se non fossero andati in giuoco gli interessi della Nazione. Ma un popolo non rispetta un Governo che si lasci vili- pendere ! Il popolo vuole specchiata la sua dignità nella dignità del Governo, c il popolo, prima ancora che lo dicessi io, ha detto: “ Basta! La misura è colma!” "“"Woi vedete che la sedizione dell'Aventino ha avuto profonde ripercussioni in tutto il Paese. Allora viene Fandatorit ARNALDO MUSSOLINI | Direttore: MANLIO MORGAGNI | MILANO RIVISTA ILLUSTRATA DEL “POPOLO D'ITALIA" | MANLIO MORGAGNI ABBONAMENTO per dì We? L_109 Eatoro L. 100: NUMERO SEPARATO L. 10 Î | [ dirliti di ripredorione e di imdanicna acaa siaaevaii par iuiiil i pasa | VIA LOYVaANRIO N i0 — TELEFONO (N coibbl igar “LA RIVISTA esce ogni mese | TA |Ì are , È LI Ra PI PI il momento in coi si dice "Basta". Quando due ele- menti sono in lotta e sono irriducibili, la soluzione è la forza. Non c'è stata mai altra soluzione nella storia e non ce ne sarà mai, Cra io oso dire che il problema sarà risolto. Il Fascismo, Governo è Partito, è in piena efficienza." E segui il colpo di spada con taglio netto come quello che sciolse il nodo gordiano: “Signori, vi siete fatte delle illusioni! Voi avete creduto che il Fascismo fosse finito perché io lo com- primevo, che fosse morto perchè io lo castigavo e poi avevo anche la crudeltà di dirlo. Ma se io mettessi la centesima parte dell'energia che ho messo a com- primerlo, a scatenarlo, voi vedreste allora. Non ci sarà bisogno di questo, perchè il Governo è abbastanza forte per stroncare in pieno, definitivamente, la sedi» zione dell'Aventino, L'Italia, o signori, vuole la pace vuole la tranquillità, vuole la calma laboriosa. Noi, questa tranquillità, questa calma laboriosa gliela da- remo con l'amore, se è possibile, e con la forza, se sarà necessario, Voi state certi che nelle 48 ore sue- cessive al mio discorso, la situazione sarà chiarita su tutta l'area, come dicono.” I fatti che seguirono le parole non sono certamente dimenticati, Gli aventiniani temerono che dovessero essere fatti sanguinarii, distruttivi delle loro persone fisiche; invece furono fatti distruttivi delle loro per- sonalità politiche, perchè costruttivi di un nuovo sistema di Stato, nel quale non c'è più posto per le maratone dei partiti. Î promessi sviluppi della Rivoluzione Fascista cominciarono a svolgersi in atti e decreti di Governo ed in leggi organiche ed isti- tuzionali, Dicevamo che anche l'anno 1936 è stato interes- sante: infatti è stato l'anno delle grandi riforme pa- litiche e sociali; l'anno delle leggi per la creazione è la difesa dello stato fascista, e cielle grandi iniziative per la vittoria economica nel Paese che deve raggiun= gere anche questa indipendenza, neccesaria integra sione della indipendenza politica.

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Viene ar ili cc ardagcce cave dedi ù n seguirne * e fa rai Ire La consegna della tessera del Partito al Duce, il 1 gennaio 1935. Ricordiamo schematicamente per titoli: battaglia per la lira e battaglia del grano; — costituzione degh Enti Nazionali di propulsione e di coordinamento delle opere necessarie per la battaglia economica; — legge sulle associazioni; — legge per le attribuzioni del Primo Ministro; > legge per le attribuzioni dei prefetti: — legge per l'istituzione del podestà; — legge per i tribu- nali speciali perla pena di morte; — infine la grandiosa legge, veramente istituzionale, per il riconoscimento giu» ridico dei sindacati, per la magistratura del lavoro è la costituzione del Ministero delle Corporazioni. Nella breve risposta di primo d'anno al Direttorio del Partito il Duce ha detto: “Il 1926 vide la creazione dello Stato Corporativo. Nel 1927 esso comincierà a funzionare sul terreno degli interessi e su quello della rappresentanza; prima alla periferia, quindi al centro. Si svolgerà così in pieno, fra l'interesse ansioso e crescente del mondo, la gigantesca prova di una grande società nazionale organizzata su basi diverse da tutte le altre. Sono sicuro che la prova riuscirà felicemente. Come vedete il Regime ha dinanzi a sé un anno di intenso e fecondo lavoro, Dite ai camerati di tutta Italia, che come sempre, esigo la fratermità fra tutti i gregari, la ferrea e consapevole disciplina per tutti. Viva il Fascismo!" Siamo dunque alla costruzione della inquadratura ferrea dello Stato organico, che sostituisce = come effi» cacemente ha detto un collega — le sabbie mobili dello Stato basato sui partiti e sull'elettoralismo molecolare. IT critici frettolosi che dopo 15 giorni dalla Marcia su Roma volevano vedere un nuovo organismo statale con una nuova base rappresentativa, e che non ve- dendone, accusavano il Fascismo di essere non una Rivoluzione, ma soltanto una dittatura contro tutte le così dette conquiste del progresso, possono constatare che il Fascismo sta veramente fondando un muovo Stato Nazionale, espressione equilibrata e solidale di tutte le classi sociali e di tutte le forze vive del Paese; soluzione definitiva dei due malanni che mettono in pericolo tutti gli stati moderni: il parlamentarismo e la lotta di classe. Dunque l'anno particolarmente interessante è in- cominciata. Camerati Fascisti! In linea; e silenzio nei ranghi. Il Duce ha ricordato il dovere della disciplina: in questo evidentemente ha compendiato parecchi altri doveri che riguardano piuttosto i quadri che non i ranghi. Dinanzi alla grandiosità storica degli eventi che il Duce elabora non è tollerabile la microscopica esibizione faziosa che peraltro, come il microbo, può provocare effetti molto gravi. Dunque per i fascisti la legge della disciplina merita quest'anno rigore non diverso da quello che colpisce gli ultimi residui del- l'aventinismò. MANLIO MORGAGNI.

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LEETLIÙ x AA Fiera. 7” a IDE ISTE —11 _e——. mm.’ — WWW uu "a F A __ » - = " dl Frracgpe Reggente dfira-bnle dt rica al ana er i errimenta pubblica, prima della morte del Mikado IL NUOVO IMPERA- TORE DEL GIAPPONE i'ratrota dal l'alazio Imperiale di Alkasala. A Ioshi-hito, Capo supremo dell'Impero del Sol Levante, morto alla fine dell'anno in età relativamente giovine lera stato colpito da mal sottile e ridotto quasi paralitico), è succeduto il primogenito Principe Hiro-hito che già dal 1921 era stato nominato Reggente dell'Impero. Il nuovo Imperatore è nato nel 1901 ed ha accentuato l'evoluzione della sua dinastia verso la civiltà d'Occidente, continuando, da Reggente, l'opera politica di modernizza: zone che già Fui imiziata da Mutszu-hita, suo nonna, chia- mato dal popolo Padre della Patria. L' Imperatore Hiro-hito, che si £ prevalentemente nu- Hire - hifo; trito di cultura britannica, ha viaggiato molto in Cina, in asso lu India, in Europa, ed è un appassionato degli esercizii ' peralore tel sportivi. La sua preparazione salda è profonda e il suo Gitppoae orgoglio di razza lo designano a guidare con saggerza le sorti del Giappone che, travagliato da una crisi di sovra» popolazione, attraversa un delicato momento politico,

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Ti Prericrale della iepabblrca fellone aliracersa le aia Ai Fouras seguito da un corte millibone SULLA SCENA POLITICA IMNEUROPA Il mondo politico europeo ha assistito ad un nuovo colpo di Stato avvenuto con sorprendente rapidità e nel più pacifico dei modi: quello ve- rificatosi in Lituania. Anche la Lituania era in mano ad un Governo e ad un Parlamento social- democratico sostanzialmente debole e INcaApace. Durante la stessa notte in cui doveva aver luogo un'insurrezione comunista, i nazionalisti riusci» rono a tar occupare dalle truppe il Palazzo del Parlamento e ottennero l'immediata deposizione del Presidente è del Gabinetto. FI dl surovo Presidente della Repubblica lellone, tel. Semrilo na (pi imo da destrab ii vati lrsrieppa Motta, ricenlirmale Preiorale della Repubblica svizzera per de vor alle qualità pelliliche, da aero alla vuo bella amiata

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ba piazza ftegina Elena a Tirnteia Serante la comunimorazionie della Viltoria. GLI ITALIANI IN CINA Il mondo guarda ansioso agli avvenimenti in Gina, Da qualche anno il paese è turbato conti» nuamente e gli incidenti degli ultimi tempi non superano in gravità gli episodi precedenti: ma il movimento di questi ultimi mesi presenta sin: % tomi gi dr L'Inghilterra ne è molto al- mr larmata perchè l'azione di coloro che da Canton a Shanghai stanno prendendo il sopravvento è diretta chiaramente contro la sua potenza nel- l' Estremo Oriente. L'Italia non ha interessi politici diretti in Cina e la sua politica si è mantenuta rigorosa- mente estranea alle vicende interne di quel paese. sl

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L'arrivo del Minisire F Sellia a Pebino L'Italia è militarmente rappre- sentata soltanto a Tientsin, dove la nostra concessione figura in modo degnissimo accanto a quelle delle altre Potenre, Le fotografie qui riprodotte, che illustrano la cerimonia per la celebrazione della Vittoria. danno un'idea dell'importanza della no- stra concessione, il cui esempio ha contribuito ad aumentare le simpatie cinesi verso l'Italia. A sinistra: Alfenae aaderità svlere dee tervinnde, A destra: La caleana dalla pirrrd Flegina Flrna sermealala da na Filtona alata. il

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VE GLI EROI DELLA RISCOSSA L'oipressone del titolo © dannunziana: si trova nell'auto» grato domato, poche seltimane la, al Museo del Hisorgimento, dî Trenia, Bucca di skpore profetica, il presioia camelba riproduce il islegramma invialo agli studenti mei irentini, meal LEpira im smrceosianze piuttosto frequenti allora: un comirio di protesta contro i Fatti di Innsbruck "ia mia iristersa — scriveva allora WAnnunszio > è larse più Anara della vostra, in questa Patria cho, assordata dalla garrarra delle fazioni, sembra non udire il suo sangue hbiale. la be] the Era oi ni preparano gli Cagli selle vergata, Al «ostro saluio risponde il mo più ferrido atto di fede Kicordaicmi.!” Nel breve messaggio non si sa quali sentimenti ammirare ala pui ta : se | amara © là fede: ar La rampognài canino la Patria. o la certezza di tempi migliori. Il Portia precorre, con imballitila oche, gli eventi: ammala prossimi I giorni della riscossa: leggendo le sue parole, oggi riapparse improvvise alla luce, si pensa all'antico detto; ele è sinonimo di prefeta. Ciggi conosciamo gli erci del suo vaticinio. Furono molti: legione : altre aticonto nel solo Trentina, Grunta lora, essi “affarrate Farmi, a festa vesseno, cosa bande dalia " In messo da Sala Bal freli sel Mauro Pilrengi. mondo st Trenfo. fa sala Filzi è Chissa. La sala che ricerca è de- cimenta le perraniaza Siani dii strict sommate la guerra,

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13 IL MUSEO DEL RISORGIMENTO A TRENTO Vediamo sul loro albo inscritte > premia al calore — ben 11 medaglie d'oro: 75 d'argento e 64 di bronzo. Glorioso elenco in cima al quale splendono i nomi di Babsi, di Fili, di Ckiosa:; i più alti fra tuti gli Eroi; che mentarono primi, ira tutti i caduti, l'appellativo constano di (fera marie. li Biuseo di Trento ha immediate origini posi-belliche. Il primo pensiero della città liberata fu questo: adunare lo sparse testimonianze del suo cwore fedele. Desiderio che il Comando della prima Armata Pol il Comune ili Milano nisrtondaranò con largherza: il primo donando molto materiale bellico: il seconda invianela i cimeli che raccaglinva idà topo parr talé scopo Gib coca Farmala, & poco a pati, la raccalia attuale, che come prete documenti preziosi degli ultimi 100 anni; dall'alba del Risorgimento all'uliima giserta: e che ha sede > ironia del [hestina! = proprio nel Castello del Buon Consiglio, ll vecchio covo della tirannia fu così trasformato ia un bempio di italianità, La IMemesi aiorica che il Carducci — iù morte di ha= poleone III > definiva come "armonia dei fatti umani" de stinata ad ansullare e vendicare ‘o prima o poi le offese re cate al diritto” pois registrare —_ placata — un nuòrò trionfa. A Mel centro, in lassi Le LR sale dai volontari drentini seluli. fra sala dell incelealizme, da MI dei camelie sel sigg è de sto,

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l4 on ultima: chè un anso la a Brina, in Moravia, fu scelta a sede del Museo dii palriati italiani proprio l'ex fortezza austriaca dello “Spielberg: quella <he il Pellico stesso in “Le mie prigioni dea, “il più devero ergastolo della Monarchia." Certo, fra tutti i Muri del Risorgimento, quello di Trento è uno dei più waggestivi: per la singolantà della sua sede: per la santità delle sue me- morie. Bisogna che, a lato del Castello, è la fossa dove morirono fucilati mel “48 “propiziando le sante vendette” i ventun voloniari della Le: piera Lembarda: dove nel ig #la tirannide straniera — come ilico una fe = sfogo la sua ultima rabbia,” sogna non dimenticare che le due salette dedicate ai {farne martyrum, tono proprio attigue all'aula ove si adunava, durante la guerra, il Tribunale militare Austriaco: lo stesso che processò e condannò alla fucilazione {19 pri siga 6) Ulamiano Chiesa : è che dive medi dopo [ua liaglia) condanni ale ro Battisti e Filzi. "aspetto severo, dalle volte basse, la sala conserva intatta la fisomomia di allora. limitata 4 la disposizione delle panche e dei tavoli: è rimasta al suo posto, com'era, persino una vecchia cornice “che conteneva — dice un cartella — l'e del tiranno Francesco Giuseppe." Alcune fotografie, nella saletta attigua, ricordano la prigionia e il sup- plizio di Filzi È di Chiesa. Sa da i Del primo si conserva, fra l'altro, la borraccia da cui bevre l'ultimo sorso di caffè, prima della morte; alla quale. secondo una dichiarazione — super Qua — del cap Ilazo auvstrinco Mang "ai avv cos paro franco © ilciara, Del into un gruppo lotagrafico, di data antica, preso a Foppiano, nell'ante guerra: notevole perchè, tra i familiari e gli amici, figura il collo di ua Criuda: il delatore tedesco Pateriehutr: coloi che ficonobbe il Chiesa, quando fu catturato nella Caverna di Corsia Violina, presso Marco di Re mereto, Ma, tra i mumercai cimeli, gli occhi inaaziati nom ianno staccarmi dal fac-aimile dell'ulizma lettera, che il martire soniee alla famiglia, un'ora prima della fucilazione. * Papd, mamma, Avppina, Jale è Emma carissimi, Negli wltimi momenti di mia vita, confortato dalla fede, dalla FL Comunione, a calle Balle parole del curalo di Clepa, saado da lolli i asfei cari | «olali gpl stri, l'assicurazione che nell'alira cila io nen sono merito, ma che sempre vive in elerno, che pragberò per soi Iotti, Ievo ringrazione di fallo quanto avcli falle per me e domando dl vostro perdona." In alto: L'aula dere si ddunaca il Tré banale austriaco di quierra, che processi e condannò a mariti Damiano Chissa fantggio 1918), Bal lhi e Poleif luglia 1918 conserva ia ballo l'anpelto «Bir e cupo di allora. E rimasta dl #08 pasto l'atfige = dicà na Calf dallo =» del ranno Francesco Giusipp Più ricca, più vasta è la sala Pattist. Im mi può seguire l'ascensione dell'Eroe di tappa in dalla fanciallerza alla morte : dlalla vita sizunza a Firenze agli anni dell'apostolato: dal martirio all' apoteosi. Ecca, fra le tante reliquie, la canictta militare, col suo raiso di soldato semplice: il berretto por tato in capo il giorno del meppizo: alcuni bran- delli di abiti, estratti dalla fossa: un frammento ili forca. Ecco le boase aviograle di alcune ve monografie militari © quello del memoriale famoso presentato al Re, per l'iniervento, il io agosto igrd. "Se al popolo nosiro = dice alla fine = nel la 1 i La? cui nome sappiamo di poter con tranquilla coscien- FA IRA ar til ra parlare, sarà chiesto ani sacrificio, esso tile SI Fi ae saprà mostrarsi degno della sua storia e nessuna ct azien cos gli parrà grave, pur di poter salutare în Voi Ch Farra sbitemile. il Re liberatore, il Re dell'Italia, unita dentro i soi naturali confiai.”" Ecco in un angolo, appoggiata al mura, una rozza croce di legno: che reca un oscuro nome: caporale Giuseppe Kowald. E" ana croce che servi ad occultare, nel cimi- Y iero, le anlme di Filzi «e di Prattiati. TA L'Abetria temeva anche morti gli Eroi. Cirmai certa della disfatta, volle, nella notte dal i” al a nosembre igaB, far scomparire i glo riosi avanzi. La scena, che si svolse nella fossa del Castello, lagubre. La descrive, con tocchi di eruda verismo, un testimone oculare: il curato militare Giulio Posch: lo stesso che aveva assi atito Pattini, negli ultimi iatanbi, Il giorno 1° novembre =— racconta il Posch = ebbi paanl dal Comandante di Fortezza Pod- ziornfi, di presenziare, alle meridiane, alla ssumazione delle salme di Butiistt è di Filzi, e di benedire le aalme al cimitero." “Non ricordavo più, con precisione, il luogo della sepoltara:; però mi era noto che alla catre- mità dei piedi di tutti e due era stata collocata ua pietà di marmo piuttosto grossa.” chiamò, con cognizione di

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15 “Inoltre sapevo che, durante i quattro anni di guerra, solianto tre eranò stati sepolti, nella fossa del Caolla."" “Allora stabilita fui dunque sul posto e chiesi ai presenti chi di loro cono- ini fra precisione, il luogo della sepoltura,’ “Due si fecero innanzi: il capo carceriere Windisch e il suo sergente. Fiai cominciarono di lina la nmeerea, virio lo gia di sera.” “ Mi allontana da loro alquanto, senza però smarrirli di vista.‘ "[liopo merranotte fui chiamato e mi fa mostrata una piotra di marma, che per me era indizio più che sicuro che si era scavato al punto giusto.'* "Le cia “minazicaamente raccolte” depoito in una cana e caricato sul carro funebre, alla presenza del comandante di Fortezza Podziornji. e del Medico di Stato Maggiore, furono trasportate al cimitero, ove i soldati “le ruolarame senz’ altro lla cassa nella fossa: perchè la fanra era stola scacala Inanpa «iealta" Ivi Fu collocata la croce, poc'anzi acconnala, "“Wolli rendermi conto — aggiunge il curato Posch — della posizione pre- cisa della tomba, e il 7 novembre la indica al Maggiore dii RR GG. Bar toli cav. Ettore, e ai Tenenti Castelli Arturo ed Albertizi Clemente. Gli sche» letri ritrovati — conglude — sono certamente o Hcuramento | resti del dott, Battisti « del dott. Filzi. Nelle alire sale altri documenti del martirio: altre prove della secolare fede inilomita dei nom Fratelli inontini. Ricorda i caldi versi dialettali di quel povero prete, sottopesto a processo, per la sua italianità: italia, stime fanti, Na fermo cbr ciamarie Tialia, Le apelema, de sera è de salina, fiolia, te valimo aiutando sulle carte Îtalia, Hialia, Fitalia! wardanida la marina! Perché de banta festa, e de fallita da fersa pros e petbentiar sil cor ni manobeni. Versi — inutile dirla — che costituivano allora, per l'Austria,un delitto di alto tradimento. Era tanta e tale, allora, la italofobia delle afere ufficiali austriache che, nel settembre del 1gaf, faceva il giro di alcuni giornali tedeschi questa stravagante notizia i "E' pervenuta alla Luogotesenza del Tirolo la proposta di far girare il monumenio a Dante (in Treato) la cui figura, come si sa, protende il braccio verso il Brennero, in modo che Dante sia voliato verso il Sud. Le note parole del poeta alla baso del monumento — Lanctiale egni «peranza — devono essere adeguato e perenne monito ai suoi caldi patrioti d'oltre confine, Si spera che il geniale progetto venga situato in brevissima Lempo." Di chi era... ii grarali pregelle è Del Muck forse? Muck, i feroce I, R. Commissano di Polizia in Trento era celebre, allora, per queste trovato. (Chi suole vederne l'effigie, guardi, nella sala Filzi-Chiesa, il gruppo fotografico preso a Rave reto, nel 199% durante in comizio studentesco. Parla agli studenti Battisti, e il Muck gli & quasi al Banco, è lato ad una colonna, sotto la loggia della Cassa di Risparmio. E" palffuto, elegante, e ian sorrito gli aftora le labbra: un sorriso cisico che muove a sdegno. Ma il miglior ritratio morale ha periato agli stesso a lasciarcelo col seguente rapporto, inviato di corelibia del Car ai suoi superiori, addi 15 agosto igib: un mose alallo dal Buon Can dopo cioè il supplizio di Filzi e di Pattiati. siplio colle celle del "Nella abitazione «i una volta del dott. Ce- Martirizta prima « sare Battisii — scrmvera allora il Muck — fu Serina è da cella di Fond trovati due suoi ritratti ad alia, iui quali ni Prevlener la secon richiama l'attenzione, per il fatto che potrebbero da - colla perio è servire alla glorificazione del iraalitore." perta = è quella di “Non mi sembra prudente tar pervenire questi Carare Ratitai: la due quadri alla Loogotenenza, appore all'Archivio terza, in fondo, è da della Provincia. od a qualche altro museo del cella N Gellardì. paese, perchè, can l'andare del lempe, potrebbe pre- Aecasta alla cella valere una tale corrente politica, «a permettere la re: ili Penalence si nell stiluzione dei quasi alla famiglia sad aliei infertae il pale di punizione, «adi. To creda cho sarebbo opporiuno rimettere una dei quadri al Museo criminale della Direzione di Polizia in Vienna, l'altro al Muweo dell'E+ sercila. Con l'andar del tempo prevalse. infatti, un'al- ira corrente politica: e la vittoria delle nowire pelia, armi — duo anni dopo — costrinse l'Austria a restituire ben altra... Sopra: l'andite Sella ala del Peibiaale di Guerra e della Car LUIGI CONTARINI-

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Ia LE ASSICURAZIONI GENERALI DI TRIESTE E VENEZIA ONORANO I PROPRI CADUTI La Compagnia ibelle shasicurazioni Generali di Tricsté è Venerina ha voluto soacrare im modo degno i suoi Caduti nella BUSTA «la redenzione, c ne ha consacrata la mentofia con una grande Larga c un altoriliovta in bronzo, collocata nell'aino del Palazzo di Triste, sede sociale. la cerimonia è rigscita auterà è solenne. rue giorno arm nivertario del martino di Guglielmo Oberdan, alla presenta delle pa eminenli personalità del mondo politica Cd UM Lasde ali Ci EP Celte Il Ger. Lit, E icibente delle Aiicuarazioni Generali, promunzià il discorso cars: memoralivo co incominciando: "Il grande momento storico che l'Italia attraverià aim i gardo Mor purgo, Cavaliere del Lavora, Pre- penna en una prodonda trasformazione dei suoi iatitioti c dei suoi costumi. Esso indirizza con tale Bernssorne tutte Le enerpa e tuîile la ia del mostro popola alla prepai azione della Lami da importo, Lan i mibori metodi. muî ve forma al pensiero ed alle sue manifestazioni. Rapi è l'azione e tale suole ciscere la parola che l'aci impagna la «téchia, ampollosa retorica iramandataci «dai secoli della ilecadenza. la qu ile avera giù da qual bei toanpeo perduia Sign sita del dor REL, pineL ao ellicacia, - atatàa frmai abbandonata è sempre più i accentua il ritorno a& quelle forme del idine che ai ad capri: mit con semplice thiarcaza la sostanza di quania deve es- sere deito, Don questi concetti ili atialera semplicità noi. Iniesdiamia portare ai nostri caricompagni di lavoro che olfferacro le loro gionani vite alla finale liberazione della Patria, il nostro in bruta di amore e di riconoscente ricordo. Mofk per caso fu scelto all'uopo quest isrno Faso profit la fivtorrenzà annmivercama del martirio di {rugleeloso Qberdan ill puro eroe iricatino che con la hamima del suò animo inda melile riaccnio nai cuòrn degli rtaliam la volomia del riscattà da tanga ale | — n Î | il | SP ie, Di Ea | garda Morpargo r prensa id ad î e i a E) alare

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fe _ __—r_o'_ccrcar —r_-r_T_rrr xR_e = i mi stcnltore fuigi Sapino, dflantorità, imitata É impiegati alelllà Arena zioni (rinerali a sstola= noalla cerimanra, I7 di queste terre ove par più di trent'anni le sue vliime parole invocanti l'avvento del tricolore ne furono il potente e fatidico richiamò, Riwerente © commossa pietà fiéi Rostni cuor avvecins in quest'ora, alla nobile figura del protomartire, quelle dei modesti eroi che appartennero al personale del nosiro antico istrbuta è che insieme al Fratolli accorii da agni parte d'Italia, s'immolarono con l'emiusiasmo da Lul susciiato, per la reden= zIOno che Egli Atripicà © che dapa lunga è ilolarmaa vigilia giunse a loriunato compimento, Nella moltitudine dei militi itali, che sorridenti aftronta= rango la morto inclina dal batter d'ali lella wiltoria, agni fina miglia italiana ebbe il suo eroe con altero dolore ricordato_in “gna inianite.. E la granee famiglia ilalla nora Compagnia, le cui tradizioni s'‘inirecciano con gli eventi di ogni fase della redenzione italiama, @ggi consegna Ai perentet memoria, incisi nel bronzo, i momi di quei sui figli che, ghermiti dalla raffica di miorie, caddero coa la faccia rivolta al nemico, al nome santo al'lialia beacdiccmilà " A qmpesto punto l'oratore nominò ad uno ad uno i gloriosi cailuii che apparicanerà alla Lempagnia, i fradti più salsenti di fede patriottica o d'‘erclimo. Terminato il commovente appello dei mornii — che sono Vilioria Cargnello Alilo {anaali, Giuseppe Graglia, Benia- mino Grunwald, Giuseppe Ersesto Levis, Roberto] Liebbmann, Riccardo Magris, Guido Magnela, Carla Mah, Lungi Muran, Domenico Piaggio, Angelo Soliani, Mano Vitali, lialo Zam: bona = lu ISO per ta la larga, © il Cor. UM. Morpurgo così (astil cluse il suo discorna: "La targa che inauguriamo, opera di un combatienie del Larsa, venne qui fpiodla c qui reiterà ad allermare La salida= rietà che permano fra i valorosi che s‘immolarono per la Pa. iria ed 4 supersinti che alla Patria sonòo pronti a idledicari at: Uraverso le opere civili cho la sua grandezza reclama. Lo spi rito di sacrificio che li animò contiwerà ad animare e questo simbolo è un monito ed un pegna che ci mincola | seguire al lara ciempio c A rispondere disciplinati ad ogni appello del l' Italia come can con sublime disciplima ribpoero : Pronti! La larga è usa pregervolo e robusta opera dello scultore Luivigi Supinò, e rappresenta una scena di comballimento©’ il guerriero scudato lanzia il sue giavellodto Ceti] la tra veg menza l’arciero accasciato scocca il suo dardo: dinanzi Bia all caduto, agonizzante, e la sua apaula inbitta al sisolo si probilla cate la erose del snerifittio: ma alle spalle dei com» battenti, nell'aria. sta la Vittoria e li copre dalle sue ali e di ciascano illesmirb ilel bra Lr ia:

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Corr “ig * - lai 4 | i “ceri ICT FT pa ATA Matrameni di personalità fasciste. Sopra; Maria Giampaoli, Segretario del Fascio di Miano, con la signorina Franca Fantoni Sotto: L'aee Anton fanigi Silva, Sladace di Seregne, con la sigaccina Vanda Galgaai. (Pai. Camineda)

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to) i Pina i [a ge — re ch Ann co ste E —- li ni rea Pi = — | La consegna del labare alla II Legione Libica avvenuta a Bragarni il Aiormbre scorso per opera di SE Teruzzi, Governatore Alla Cirenaica,

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Pil DEL GOVERNO NA- NELLE COLONIE LE OPERE ZIONALE In igloo periodo in cui la atoria nazionale regialra uma feconda mpresa di attività in ogni campo, molto si è parlato gli ipiramio ali ata realizzando nel campo agrario mella mostra più lontana colonia. Relazioni degne del più alto interesse ci illistrano di giorno ita giorno l'opera iemace dei nowtri coloniz: ratori libici, Ma ben poco si sa, 0 mono wi è illustrata l'opera iltanbca che gemialità c volontà di capi e tenace dedizione di uomini stanno compiendo all'estremo limite occidentale del- |" Eritrea A venti chilometri dal confine sudanese, a quaranta circa da Cassala * inglese è sorta lessenei. Fino a pochi azioni ammi fa Tessenei non era che una comuno abbeverata di mandrie che pastori Beni Amer conducerano periodicamente durante la stagione asciutta; pochi poszi scavati nel letto del fiume. qual. che ricavero per gli uomini di guardia, la traccia di una ca ròvanmera per Carssala e nulla più, Si deve allo spirito d'iniziativa del Crosernatore della ca londa, &, E Ganspe rini; la realizzazione di un proget òù che farà ili Tessenei uno dei centri agricoli più importanii delle nostre colonie Là coltivazione del toione verrà ellettuaita LT] quasi inita la vasta sona bonili cabile; sofgeranno agramabtoi cd Dpr fici induiriali, wi sarà um collegamento ferroviario com À pord i per il più rapido ed scomomico irasporio delle merci nl mare: tutta gna nuora vita agricolo-industrialo del più alta vwalore per l'awwenire della colonia primagenita. ] lavori per la realizzazione «ol pregelio di bambca bu- rono intrapresi direttamente dal Croverno della (Colonia: così pure la ristemazione e messa a coltura delle prime zone, con la certezza di mchiamare con l'esempio il coscorso di capitali provate, CARATTERI GENERALI DELLA ZONA Raccogliendo le acque del verianto occidentale dell'alti piano, il Gasc si spinge fino alla piasura sudanese, olire Cas sala, ove lo sue acque si disperdono allagando oltre 15.000 Ea. sui quali da anni gli inglesi hanno le bea note coltivazioni ili cabine. e fi sorso marstero del (Gase allraverso la grande pianura. Sabba: dat file dar bine dt palme dam che fiamebeggiano dl fia.

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21 i ——Tscr—_——r—=_y— -= ==" _—"=meecem su — 1775 5 ts Î LA BOINIFICA AGRARIA DI TESSENEI IN ERITREA Prima del confine il fiume lascia alla simstra la granale pianura che armriva hino al Saiit (nowiro coaline coll'Abissinia]. confinata zona boscosa di acacie ombrellifere, su coi rimlia il verdebleu delle palme dum che in densi boschi seguono il corso del fiume sibi la fquealo nieò Ratto il fiume si allarga ia ua Ampia lea 1 scavato a poca profondità. Salo in un punto e precisamente picasa i weechi parzi cei Beni sinser, causò di realringe im una AnGuUuita solcatiura aperta tra rocce graniische, La naturale configurazione ibi Apuedlòb COrso fece sorgere l'idea dello sfruttamento delle sue acque a scopo inriguo, ele vatidole alla Queta ilel itrmeno cincoatante farr mero ili uma diga sommergibile cho sbarrasse il fiume proprio alla siretta di Tessenesi, a L'ESECUZIONE DEL PROGETTO Seguendo il progetto degli lagegneri Nabile cdl Aetrani, tro anni ta farono iniziati i lavori di presa e ritenuia. La scorsa csinie luroso ultimati ed ebbero subito un energico sal laudo da piene anormali Le cupe fe di rilenttà, © per meglio cità alto ad cloraro la queta dell'acqua, consistono in una grande diga sommergilile cdilrolia in muratura vlilizzando peetre granitiche ricarato sial posto e in una diga minore munita di due porte a poriata cal- colata in bia alla convenzione paitolia sol Eoverno ingleso circa l'uso delle acque durante le minori piene Le Upere ali presa © #carico consona sno un largo canalo moderatore che conduce l'acqua direttamente alle bocche di jr a pel canale ifrigaltore principale Dr) di belt aloratare cho scarica l'acqua in eccesso in un canale fugniore che sbecca nel bame n valle della diga. el complesso dunque un'opera imponente che già la scorsa calato ùl È mina rata capaco 1 damara, peer atlizzarle. le neque è irruenti di uno dei lumi più selvaggi della nostra colonia. Soto, nel centro: La Tita virla dianlera dille dei «ni! fanne Cada dea pirma, A desira: Hi Jiceme a fa rapiso e volendo A eierao alla Alrellta & a deseran cb si calcola abbia richiesto èirca 1q.odi metri cubi di muratura. La ARE che PARERI altre le ciaguo perte di Presa, Em

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——= nu ren ra 4 e FEO "T I bavori dala grande diga di sbarramento a Tennensi Can na croce è dadicalo SE (aasparini, Gowrnalene dell'Erilrea, che eisita l'opera. gono firviate sulla pianura per un canale che Gaori bha raggiunto î Km. 7.5 di lunghezza, e capace di una portata di 14 m°, sufficiente ail allagare if. Ea, di terfino diurnanie tatto il periodo iù cui corre il fiume. Canali accondarni ai dipartono dal principale iniermandoru è ramilicane desi nella pianura, alimentando canaletti di terzo ordine sd adacquaton, ana rebo demià, diatmbuaita ii ogni dave è CAPACE di determinare ia beewé tempo l'allagamento di vaste zone. L'OPERA AGRARIA La pianura di Tessenei, o più precisamente la parte atta ad essere irrigata, è in lieve aleelivio serso il Crane bom una pendenza im media del a%,, terreno affatto accidentato, Da un estremo l'occhio spazia fino al limite apposto ai monti dbell'Abia {ramel furvo @orno il confine del Sudan. Buona la costituzione del terreno che alle analisi risulta di me- dia impasto Lei po” argilloso, caralleto propizia alla caltura del colmo. La soma è ricoperta di un bosco costituito prevalentemente di lagu- mina i pesta i ombirellifere, piccoli compugli. Propizia dunque la configurazione generale del terreno, buona la atrialtura. Mia sno l'ambiente naturale si moilirava favorevole all'aitua: zione di un cosi vasto progetto, non lievi furono gli sfora per ridurre quella terra selvaggia, percorsa solo da mandrie di pastori, ih campi ri: gogliosn. Attirare su di essa centinaia e centinaia di lavoratori, incitarli all'amore per la blema, fermare nel loro anero pellegrinaggio tria di tacruri con il miraggio quasi di una terra promessa, invogliare i lavo ratori giornalieri a portare le Famiglie è fare di pastori nomadi degli agricoltori; fornire a questa gente lavoro, organizzarla, saddividerla in willaggi., appagare loro nei primi momenti le indispensabili necessità di vita, aprendo dei porsi nei villaggi. impiantando un mulino ché servisse anche pei privati, invogliare commercianti a dilfl'andere presso quelle por polazioni primitive il dessderio anche del superfluo. Vasta opera sociale e politica che se era da una parte favorita dallo scopo che si voleva raggiungere, di contro richiedeva capacità ed influenza di dirigenti, de quotidianamente si è svolia presso gli operai e le popolazioni quest'opera di persuasione onde costituire una prima, se pur ridotta, po polazione agricola au cui contare per la coltivazione dei terreni, con di: verio sento organizzativo venivano avviati progreskivamente i vari lavori agricoli per bonibceare è meilere a coltura una prima sona di ierrena, ba diga di seerico colla affaralore perle api che rilornano al fiamme. là priva d'acqua di ina corde stccadaria per allagamento del termino dia collinare.

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pe I ZIE SITO I AN TRIS Rat PRATI nni | Î LE rei FIT NITR Ia Nd “E a Bella spira di presa obe consuce lr acque al camale imigalore perncipale, che ko una longbessa di Pda meli sd una portata diana di Paf am Pier questo si calcola siano icone non mond di 1iBo.coo giornaie di Las vera, Fu coi che ia meno di q mesi altre icon Ea. furono approntati per ricevere la seme ne, Come gi È detto, la atniifara del terreno è le caratteristiche generali della sona non Opponervano, per MA PRINT, ostacoli cooessivi alla bia Va lorizzazione: cam anque ernia degno ili interesse accennare ai lavori E e gquiti. ll complesso ci quer ale agere sn parle di DISBOSCAMENTO pirleé dranilivbe bar ricilesto peas mi! Relativamonto agorole inquaniaché il bibaco na ha piante & grokio si murralura. fusto, ma ccppaie spinose ed acace basse. Il lavora vien ceduto agli indigeni can ian premia di un tanto per eliaro (inca olire le 100 lire e innie razioni farina quanii i giore pre: ; visti pel taglio). Dalle piante # ricava legna per lo macchine è per = garthotrto : al rimanente wWietò bruciato da altre squadne di operai. (nia 7 i bemporaneamenie,; im punti già stabiliti e destinati & Futon villaggi di Îl coltivatori, vengono apertii porsi per farnire l'acgi iù agli Operai durante i i lavori, ed ai villaggi poi. Fiso ad ora nella prima zona sono stati Pl aperti una decina di pozzi che hanno incontrato l'acqua ad uma ven ij ina ali melri, il ehe fa è upporre che bio a0ra o acquilero ai citenila Ralta PO grande parte della piamura. i : ri Mano a mamo che I procedo nel disboscamento VEngani Fail saltare ", col iritolo i termitai che raramente s'incontrano nelle rone più umide. DISSODAMENTO la pos «hà mesi su è peotiaba: disscidare ua sos siii sona grazie ad una coppia di Fowler, arando con un quadrivomere alla profondità di qa contimelri (oi questa energica aratura, olire ai aoti lsenefici fixico-chimici che si apportano al terreno, lo si mipulisce dalle minute radici che non ni peolerornt catirpare cluranite il disboscamento. Trattrici Fiat e piccole Fond son con polivomen Lenghini e Grand Déiour completano l'opera. Un'altra presa di cale secondario. SISTEMAZIONE Ca sena che a prò allagare è di ig.a0n (amo # è delta sopra, per far si che il cotone wi sviluppi e fruttiferi «ilari cinca. regolarmenie, si rende necessario fornire alle pianie una quantità d'acqua

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; ” Cona ii presenta il L'aprra di dhiabasea» ii terreno da coltivare, mento cel fuoco, tale che, sommata a quella derivata dalle precipitazioni nimosferiche, costituisca quel quantitativo che la coltura ciige. Prove fatto l’anno scorso su vasti campi sperimentali di adattamento della va: rictà che si intende coltimare, dimostrarono como ibmminiatranilo al terreno i «o cm d'acqua (già calcolati sufficienti nel progetto di bonifica) il cotonò della pregiata arie tà egiziana. Sachellalidia vagerasse © frubtilecaiio normalmente. Per «purata irrigazione si è voluto quest'anno sslemare | terreni in modo da moevere l'acqua sotto forma di allagamento, vembrandio quatto il sistema più pera tico in quanto riduce di molto la mano d'opera necessaria, cd assicura maggior: mente la razionale distribuzione idei de ©m. d Aci alle mngole tone in conlronio dell'irrigazione per scorrimento, Non è da escludersi però ghe Quiaralo seconda sisverma dià buonissimi lat: ia prove escguite, sompre la SCOrsO Anno, me polulo constatato il perfétto sviluppa delle piante qualora la semina venga fata all'inizio della stagione delle pi ge — prima quindici ina di luglio 2 che il Crati Ln germogli Thi le piantine abliano um pri: Tit svilup a CD I” Acqua alli pre cipitazione. Li ‘misenmalo però sarehbe potere poi somminisirare I° Au di 1 ur rigazione in quei meoenenti in cui vari apperzamendii colti#ati la caigona, il ehe mos È facilmente con: patibilo coi turni di distribuzione dell'acqua. Per allagare una si vasta superficie è evidente quale enorme rete di canali di varia importanza ùa necessario aprire (Questi primi 1ona: Ea. sosò stali queal'anno suwidldirizi in tante casse di Allaga- merli fo è memo grandi uncgdnalo la pendenza dal lefrent. Lun cable bpomso limitate da argini principali che seguono le curve di livello {ad una differenza di quota di circa So cm.) e da altri minori, normalilai primi. A valle di questi corre il ca- nale terziario che versa l'acqua sul terreno. Queste arginatare vengono costruito da ruspe di tipo malto rudimentale: con itano di una semplice tavola che, inclinata, vicne trainata da una coppia di buod,

=== - —m — = - — is = yT__v-p Ò | #5 L'allagameinto di lerrons.

L'a larmelale, non rare a lacealranei, be viene fatto saltare cel Irilele. Ie rr ————;5 Quai

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Operai abili sell'uso di questa attrezzo costruiscono argini pertetii per forma e solidità, In questa annata il lavoro ka richiesto un movimento di oltre di.c00 metri cubi di terra, SEMINA Avanti di allagare il terreno, lo si distribuisce ai coltiva» ton a secondo della loro capacità e disponibilità di mano ria cara fi Questo primo anno il (roverna, per facilitare la forma- zione «li una popolazione rurale, ha ceduto i terreni a lami glie indigene ed a singoli operai, cercando di limitare le ine gerenze dei capi tnibi e l'accaparramento di terremo da parte di commercianti e persone che avrebbero poi eseguito i lavori con mano d'opera arventizia, Lo scopo s è pienamente rag- punto, anzi le richieste furono esuberanti in confronto alla tuperficie bonilicaia. Ripartita la terra cd allagata, l'agricoltore provvede alla semina, con seme selezionato fornito dal Governo. Essa viene sseguità a pastarella wiando un caratteristico attrezzo: la selluca, che maneggiata con abilità permette un rapido e perfetto lavoro, Il seme, tenuto in precedenza a bagno, germina subito, sicchè dopo una quindicina di giorni occorre eseguire un primo diradamento. Coniemporancamente il terreno viene tenuto mosso e vengono tolie le è spontanee a mezzo di sappe indigene chiamate calsecie. Un secondo e più accurato diradamento delle piantine vien fatto quando queste hanno raggianto una altezza di so cm. circa: sce ne lavciano 3-34 a seconda delle Vate:La: LE VARIE FASI DELLA COL- DEL TIVAZIONE L'apera di diiodrairata con lscomedili a lrazcone fasicolare è Sotto: La castrazisar egli argini con riape caeigene per contenere le A destra: [esiid la d5 Il cotone si sviluppa rapidamente: pianto seminato alla metà di luglio cerano in fiore e fruttilicavano a fine ottobre. E' in costruzione un grande agranatoio che funzionerà per l'imminente raccolto, fornito in un primo tempo di so mac- chine agranainci, una puliirice ed una pressa idraulica. Im- pianto che verrà in seguito ampliato e corredato del macchi- nari per oleificio; tutto questo nel ceniro di attività della bonifica, ove sorgeranno fra breve uffici ed abitazioni e dove arriverà la ferrovia da Agordat a complemento del grande pragetio, Oltre al catono — che costituirà la coltura principale — bono staie eseguite prove di adaitamento di pianie a semi alcoai. E questo il primo anno di coltura per la grande bonifica di Tessemei. ] tentativi Fatti l'anno prima non furamo che ili adattamento della varietà e ricerche circa la quantità di néequa che, in quell'ambienio, occorreva somministrare alle piante. E' da ritenersi che la grande prova dell'annata possa dir l'ultima e convincente parola circa l'esito dell'ardita impresa. La verdo distesa di cotone copre ora un'estensione di Lai Ea, che danno già i lara frubil, Caran passi per gna sola annata di lavonil Ci auguriamo che volontà di governanii e valore di dini genti continuino con costante tenacia l'opera con bene iniziata, Cho essa rimanga quale degno confronio alle facili coltiva: zioni di Cassala, quasi a raicattaro l'onta della vergognoia cesione, Det GIUSEPPE PINI Elinotione «parlo - Tarmnel COTONE macchia arateài. (Opa. Lar eci = anlmea ”

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46 BENIIO MUSSOLINI DISCORSI DEL 1995 Se io fossi il Presidente di una Repubblica demo: cratica o il Capo del Governo di una Monarchia li» berale o un Mimistro della pubblica istrozione demo- massonica, assurto al massimo potere, s'io fossi in somma il signor Stresemann è il signor Briand è il signor Poincaré, cioè un uomo refrattario o delibera- tamente ostile alla conversione fascista, io farei di tutto per proibire l'importazione 0 per impedire la diffusione di questi discorsi che, da soli, ricacciano indietro di went'anni, è petto dell'Italia Fascista, qualu uè Na- zione basata sui vecchi ordinamenti usciti dalla rivor luzione francese. Proibirei questo libro perchè, dal punto di vista della propaganda fascista, è un monumento dell'elo- quenza convincente, mercé la quale i grandi oratori ci fanno assistere non alla bellezza dei loro concetti o alla larga struttura dei loro periodi, ma alla realtà operosa delle loro conquiste materiali e spirituali. Spesse volte, udendo questi discorsi nelle circo» stanze a cu aderivano, io mi compiacevo di riallac- ciarlì, periodo per periodo, ai discorsi anteriori, per gioire e stupire del genio di quest'uomo che, primo fra tutti gli uomini politici, sapeva e poteva mante- nere, quasi immediatamente, ciò che andava promet- tendo: mnovazioni e riforme ritenute inammissibili, utopistiche, impossibili. Ma se un discorso di Benito Mussolini, preso a SÈ, ascoltato dalla sua stessa bocca, scandito con quei suoi ritmi di forgia, filato con quella sua cristallina dizione, ornato da quella sua pittoresca nitidezza di particolari, è sempre la rivelazione di un nostro mondo interiore, queste orazioni, raccolte insieme in un libro che ne offre d'un tratto lo spettacolo di un'annata, densa di pere, fervi di nuove semine Li di avanzate fondamenta, sono qualcosa più della riprova d'una genialità maliosa, di un'eloquenza che la cronaca usa chiamar travolgente. Uno studioso appassionato d'arte oratoria, che si provasse ad accostare questi discorsi alle opere dei maggiori maestri della profana 0 sacra eloquenza, per derebbe il suo tempo se sperasse di trovarne le ori- gini nell’ el uwio degli antic È; nei neo umanisti della rivoluzione rancese, nei nuovi classici dell'Impero na- poleonico, nei pesanti tardigradi della loquela sov- versiva. Né l'ordinata e sublime retorica dei sommi della scuola ateniese, né la dialettica serrata e stringente degli apologisti cristiani, né l'impennata ispirazione dei padri apostolici, né la meticolosa disamina dei ser- moneggiatori secenteschi, hanno suggerito a questo ora- tore un metodo, un sistema, una base adatta alle sine golari attitudini della sua eloquenza. Meno che meno egli deve alla specifica ricetta della demagogia socialista. Non uno dei suol discorsi s'impronta sulla sem- plice destrezza di un esordio, si svolge nell'ordine di un tema totalmente prestabilito e approfondito, si chiude sull'effetto di una perorazione meditata. Padrone del suo presente e sicuro del suo avve- nire, addestrato dall'azione più che dal gioco delle parole, egli ha il potere insuperabile, non d'i improv= visare periodi ed clfetti, ma di costruire parlando. In verità, quando parla, egli costruisce anche esordendo, perchè ogni suo discorso s'innalza su fondamenta an- teriori, Costruzione è in lui persino l'annuncio delle sue sperante; costruzione è in lui la promessa, la difesa, lo sdegno, il disprezzo, la collera, la stessa sua facondia, La rapidità con la quale intuisce, s istruisce, s ape profondisce, architetta, abbozza, disegna, modifica, cor- regge e ripara, è in ogni sua frase, sovente in tre parole. Più che all'oratoria classica e alla sacra eloquenza degli ultimi tre secoli, egli s'accosta alla rigorosa sicur rezza di quegli storici che ne han tramandate le gesta delle grandi e insieme delle più rapide conquiste: Ero» doto è e Giulio Cesare: Babilonia presa da Ciro e i Com- mentari; Tacito e Sallustio, Come in quegli scritti, queste orazioni e le stesse allocuzioni brevissime che ingemmano la instancabile attività propagandatrice di Benito Mussolini, seguono il cammino ch'egli ha percorso vittoriosamente, con la signorilità dei forti e la naturale sobrietà degli eroi a riprova delle dure fatiche vissute, delle aspre difficoltà superate, dei pesanti ostacoli abbattuti. Come nell'eloquenza dei conquistatori sommi, lo spunto dell'eloquio, immediato improvvisato e spon- tanceo di questi discorsi, cede presto il suo potere Fercrillico davanti ai risultati di ciò che è stato conse: guito con l'azione pronta, per l'azione avvenire. Ed ecco uno stile che prende a prestito, non di raro, la ropria eloquenza dallo stile dei bollettini di guerra, dai proclami dettati ai vincitori in presenza dei vinti, dagli ordini del giorno vergati. al rombo delle catapulta o delle artiglierie tra cui s'inserisce nelle pause il crepitio complementare delle scariche, soffo- cate tra i due muri d'una strada, da una barricata al- l'altra. Ma non è, questo, nemmeno lo stile trop secco di un iclilioi dittatore che sappia soltanto la sua forza, il suo dovere, il suo potere, le sue respon» sabilità militari, il diritto e l'arbitrio delle sue Falangi o delle sue truppe, all'infuori di qualunque plat sociale, di qualunque debolezza umanistica, di qua- lunque sentimento civile. ulla precisione della sua logica, sul raziocinato calcolo dei suoi strumenti, sulla studiata compagine dei suoi ordini multipli e tutti autoritari, passa, tut- tavia, un soffio d'umanità che tutto lenisce; il sano e entroso ansimo di chi tutto vuol vedere per provve ere a tutto. E poichè si parla di moti generosi, spesso rari anche nei vincitori più saggi e più sani, eccoti in ueste orazioni, più della loro logica e della loro a- erenza ai tempi, la prima virtà “hl loro fascino, il primo secreto della loro efficacia: la strana clemenza che li informa, clemenza incalcolata, antidespotica, antitirannica, anticasermistica, E' da questo apparente disaccordo tra la mente e il cuore, tra il pugno e l'anima, che nasce l'impre- ciso dell'arte più pura e più spontanea, l'inesplicabile malia che conduce al consenso gli scettici, gli incre» duli, gl'ignari, i miopi, gli stessi ciechi, In tutti questi discorsi, sia ch'egli parli al nemico,

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al com gno, al gregario, contro l'insidia o la calunnia, per i pros o ida I po ni i rei pil 9. r l'ac- colito, | la sua era cal- lima co rara del saaiilio: la bont che gp sua anima piena di lontani tormenti, di soffocate disperazioni, di pietose sofferenze, di mortificati digiuni, di angosciosi travagli, alita su tutto, sublima tutto ciò che egli fa, tutto ciò che egli sopporta. Il discorso con cui s'inaugura il volume — pro. nunciato alla Camera dopo la tregenda antifascista sul finire del ‘24 e che poteva, nei riguardi della ca- naglia & itrice, macchiata dalle più mostruose bas: Sezze dell istinto calunniatore e miserabile, preparare, in previsione dei complotti e degli attentati, la strage civile — & unò dei più sublimi e nobili documenti di un grande cuore, dove l'indulgenza si appoggia, più che alla giustizia della scure littoria, al miracolo di una forza che può vincere nel tempo, pel tempo, senza sangue, con la sola sostanza della sua verità: Fede re- ligiosa, dunque; Fede che st fonda soltanto sull'eterno. Discorso mirabile questo, in ogni passo, in ogni frase; discorso pericoloso, pel tempo in cui fu pro- nunciato, quanto il primo ch'egli tenne al Senato dopo ]' incidente matteattico, Per non essere stato all'altezza del nostro Duce, nella misura, tra la coscienza della propria forza, il diritto della rivoluzione © la generosità dell'indole, Mirabeau perdette il suo potere, il suo prestigio, la sua vita, Per non aver sentito scoccar l'ora che sep- pelliva gli assoluti sanguinari, scarso di cuore in mal compenso del suo terribile e straboccante ingegno, Robespierre perdette, con la sua testa, la chnza Sl Rivoluzione integrale. Ho citato questo discorso perchè da questo co- mincia l'&ra del grande consenso, di tutto il consenso di cui e quest'uomo unico e ancora immeritato. Così nella lunga allocuzione tenuta all'Augusteo e che chiedeva fullo il poten a tullo il Fascismo, senza tangere | diritti della dinastia e la non ancora revo- cata Magna ebarta, il genio oratorio di questo co- struttore, che spesso edifica in un giorno quel che nessuno edificherebbe in un anno, appare in tutta la sua lucente e limpida complessione, Ed è questo, tut- tavia, ancora il discorso di un uomo di parte che sa tenere il Governo di un popolo senza confonderlo, in sostanza, col governo della sua fazione. Virth esclu- sivamente politica? No: virtù di statista, pel quale il nuovo ordinamento è, contro ogni apparenza, in atto e totale dacchè le redini sono nel suo pugno sicuro, Prodigioso senso della misura all'infuori della teoria e della dottrina scritta! Sensibilità di creatore pel quale l' radi dalla stessa contraddi- oòneri nisec il zione di due elementi, dal dissidio di più sostanze. Altrettanto importante è l'orazione PARATA pe Milanesi al teatro alla Scala il 38 ottobre del ‘ Io non so se tutti gli Italiani la ricordino ù dovrebbero; nè so ancora se tutti i fascisti l'abbiano intesa e meditata; dubito, ad ogni modo, che la vecchia classe dirigente se ne ricordî. Eppure in quel discorso lo stratificato travaglio di questo puro genio — bra di tappa in tappa andava affermando ciò che in parenza egli aveva dovuto tacere o negare "ig a pericolosa impazienza degli uni e per graduale educazione degli altri — quel travaglio che dal di- scorso della fondazione dei Fasci in piazza San Sec polcro, via via attraverso il comizio di piazza Hel- ioioso, gli articoli scritti al tempo dell'occupazione Île Fabbriche, il discorso di Napoli, la Marcia su Roma, la tolleranza del Parlamento; quel travaglio che era stata l' enigma dei non iniziati, l'incubo della classe dirigente, l'arma a doppio taglio delle ditta- ture assolutistiche; quel travaglio nel quale è la ta- cita rampogna di un apostolo che si rivela a sé stesso 27 prima che agli altri ed è insieme il destino che for- gia il divenire d'una nazione; insomma quel travaglio, meraviglioso di tenacia e di spasimo soffocato, è per intero nella rivelazione di quei discorso. Nè io so di conclusioni politiche più limpid e e più convincenti di questa orazione che suggella una wasta opera di dat- trina dettata da un grande storico. L'affermazione, totale, definitiva, della forma mo- narchica e dinastica che avrebbe assunto da quel giorno il Fascismo, non è in quest'orazione un rin novato atto di lealtà verso la Corona, ma l'aprirsi di un'éra nuova della stessa Dinastia, e per tutti i suoi sudditi. i Vittorio Emanuele III deve aver impressa quella data nel suo cuore, prima che SE sua memoria. Duce meraviglioso È generoso ! Se Iddio vorrà che la malvagità dei piccoli canni- bali che già * attentano a smembrare il Fascismo, risi dal peggiore dei tarli che è quello dell'impotenza o dell'invidia, ne consentirà la concordia per le opere pacifiche; se Iddio vorrà che la storia di quest'aurora italica, di cui il mondo s'irradia, sia scritta domani dai primi e dai più disinteressati della causa Fascista, nelle soste del piccone e della cazzuola, non uno, tra i più piccoli dei tuoi meriti, sarà omesso per 1 Con questo discorso — che si integra con Filo- cuzione pronunciata pel 25° anniversario del regno Mi Vittorio Emannele IH: con quello pel =" anniversario della Vittoria che stupendamente si appaia al discorso del 31 dicembre per da grande Roota — questo libro ci riporta a un capolavoro per eccellenza: l' Orozione sulla Fisciplina giuridica dei rapporti collettivi di lavora, pronunciata alla Camera l'undici dicembre acciocché segni, per suo conto, la data memorabile del futuro Stato corporativo, Si capisce, leggendo queste pagine che ricordano la tersa fMuidità di certe correnti dove ogni ciottolo è visibile limpido e ordinato sulla rena del fondo, come basti un suo desiderio, il lampo d'un suo sguardo, un segno della sua mano, un cenno del suo capo per pie- gare alsuo volere gli uomini più forti, le moltitudini più ignare e più cocciute! Si capisce dalla portentosa sa- pienza © dalla miracolosa esattezza di questi periodi, dettati soltanto per ispirazione dell'Onniveggenza, perché un popolo s'allieti del suo pane bigio, perchè una casta ai pieghi alla parziale rinuncia del suoi troppo lucrosi guadagni, perchè i poveri stessi accor- fano a portargli spontaneamente il loro gruzzolo su- dato, il loro unico risparmio! Ah non è più scienza politica ed economica, studio, pittura, applicazione, codesta materia che fu arida per ogni statista per ogni economista e che diviene incan- descente al contatto del Suo fuoco, sotto il mantice del Suò softo, per trascinare anche gli ultimi increduli! No, quest' Uomo non ha ancora trovato chi possa con la penna, il pennello, ed il pollice, scoprire non solo il segno poderoso del suo profilo, ma il pari conio pel rovescio apologetico di una così difficile e com- plessa medaglia! | suoi compagni di battaglia, i suoi discepoli, i suoi fedeli; coloro che per amor suo, non ebbero più né beni, nè famiglia, avranno essi la gioia di dare, al posto del loro sangue, l'artista ch'Egli si merita, lo stile che spetta al suo secolo? Non verran l'uno e l'altro piuttosto, eloquenti è inattesi, come la sua fi- gura e come le orazioni ch'egli detta alla storia, dalla muta attesa del popolo anonimo e oscuro dond' Egli usci e sul quale s'erge come un faro dalle faccie di diamante? Per imparare ad incidere, a memoria dei posteri, la sua Effigie profetica non sarà bene cominciare, come nelle civiltà delle sfingi e delle piramidi, direttamente dal porfido anziché dalla creta ? GIUSEPPE BRUNATI,

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Fi I LIBRI FIÙU BELLA Come parlare adeguatamente, qui, d'un nuovo romanza di Luigi Pirandello? Dallo colanne di questa rubrica che sim pone per ogni libro una streita misura prestabilita, cd e in tenta alle opero più che agli autori, alla formazione della leiteraiura azionata più che alla letterniura medesima, dal- l'ultimo volume del romanziere " arrivato” al promettente esordio del giovane, quasi elemcasse mumen e non pensieri? (Quali parole troveremo noi per e gi Maewiro, ribelle ad ogni accademia, negatore d'ogni bella forma che sia scopo a se stessa, fodele ad una sala verità: che non vi possa essere ercarione d'arie ove non sia un morimento, un tumulto, un dramma del pensiero? A voler esaminare la recentissima opera pirandelliana che ci sta sotto gli occhi, Uno, messa e contesa |R. Ben srad, editore - Firenze}, bisognerebbe incominciare dagli inizi ella costruzione Blosofica di quesito scrittore, dalla sua gra- duale maturazione attraverso le novelle, il romanza, il teatro, fino alla conquista d'una tecnica dimostrativa sempre più pere fetta, spoglia d'elementi superflui. tendente dal relativo al- l'assoluto. Bisognerebbe ridire come questo grano umonista sia andato man mano scovaddo le origini dei sentimenti umani nelle più mposte radici e come, padrone d'una logica di por fenice efficacia, egli sia divenuto il pocia di tutto un manda spirituale mirabilmente rivelato. E allora ci accorgeremmo anche come tanta letteratara pet tegola o altisonanto, crepuscolare è neoclassica, falsamente mondana è psicologica all'acqua di rosa, se ne vada in fran- tumi di Ironte alle pagine di questo seritiore che impone a chi Le — guardate che pretesa! — meditazione e fatica; si curo, fatica. Ma Lina, misano è cralomila, a bene osservarlo, più di un libro riassuntivo, è un libro espositivo: tutta la più pura cssenza del persiertò di Luigi Pirindella è ih cao pro spettata, distesa e chiarita. L'autore si rende conto di così arduo compito ed ha l'aria talvolta di preadere per mano il leitore per guidarlo attraverso gli esperimenti della sun logica. Nei paragrafi che s'intitolano "a sono io e ci siete voi”, "con permesso ", "scusate ancora, “ luccellino ”, si ha la sen sazione — direi quasi tangibile — di cisere conditi in un mondo ignorato di introspezioni e confessioni, e certe rivelazioni dello spirito ci balzano innanzi con un'evidenza e una rapidità stu- pelacenti. Forse la sorpresa di queste rivelazioni immediate è anche il risultato artistico più alto e più nuoro dell'opera pi» ramdelbana. Difficile è riassumero, Il romanza acepasia i limiti segnali dai personaggi © dalla vicenda narrata: più che il dramma di Vitangelo Mostarda, è il dramma dell'uomo in genere, in quanto che può accadere ad ogni uomo. a un certo momento della sua esistenza, di scolersi " veder vivere” come prima mon si era mai visto. Indotto da un'asserzione della moglie circa la sua personalità fisica a guardare in sé sicsso e negli altri, Vitangelo Moscarda scopre tanti Moscarda, l'uno dis «imille dall'aliro, che vivono ici audi comvaccati, e #i mette in testa di distruggerli ad uno ad uno. Le azioni successive ch' egli compie sono, dal suo punto di vista, le più semplici ed ano che le più innocue; ma divengono altrettante pazzie per gli altri, i quali erano abituati a conoscere un Mascarda diverso dalla realtà vera e identificato con quella realià fittizia, che ognuno di loro gli aveva prestato. Vitangelo, insomma, scompone e ricompone la sua esistenza, è l'esperimento, nei suoi riflessi verso il mondo esterno, risulta terribilmente iragico. La tragedia, non più cerebrale soltanto, illumina di bagliori di poesia; così che il protagonista può definirsi così: * Quest'albero, respiro tremulo di foglie nuore, Somo quest'albero, Albero, nuvola: domani libro è vento; il libro che leggo, il vento che bevo. Tutto fuon. vagabondo ". Concezione e risultato artistico superbo: il suo significato non può essere chiuso in una colonna, nè la sua bellezza può essere celebrata colle consuete parole di una cronaca letteraria. Koi diremo soltanto che la lettura di Une, arvanne # contemila, persuade a cercare © studiare Luigi Pirandello sel libra an che più che nel teatro: in questo libro sopratutto che = ripe- famo — rivela stoperdamente non solo il metodo ma la sò stanza cisenziale del suo sistema filosofica, L'aa singolare coincidenza ci permette di sngnare qui, ac canto al nome di Luigi Pirandello, quello di Ada Negri: sio» che questa cronaca di principio d'anno s'inizia particolarmente fortunata e propizia. Così possiamo ogni mese annoverare bpere, come queile, ricche è suososri © iarà lecito trarne l'a spicio che alla rinascita politica e morale della Nazione cor risponda davvero un sano ruveglio letterario #dk artistico. La poetessa di Falalità, di ra del Libro di Mara, dà a questa nuova raccolia di prose un titolo evocatore: dt «inade {Casa Editrice A. Mondadori « Milano]; e già nel titolo ans nunzia che la sua è spaziorà in un'atmotlera vasta come il menda, senza confini. Strade: sono tante e con tumultucsamente possano inero ciarii e confondersi mella visione d'un lirico da permetiergli di raccogliere la polvere delle umane miserie è il bacio di- «ina del sole. Strade: possono inslicare un’ inquietudine è Una ricerca nosialgica, una curiosità e un appagamento. Ma nes suna di questi signilicati, per la volgariszazione che, accomu» namdoli, ne hanno fatto troppi letterati, wi attaglia all'arte di Ada Negri. Non si creda di trovarsi di fronte, dunque, ad uno dei così detti libr di viaggio o di vagabondaggio roman- tico: in tal senso, quella figura di perpetua rizgaro che è un po in ogni serittore moderno, è ben lontana dalle intenzioni © dalla realtà umana e schietta di Ada Negri. Ella non cerca il paesaggio per il paesaggio, non ama la Dea diversità, non ai appaga di facili catetiumi anolbiliatici. Se le capita di viag giare in vagone-letto, non esita a dichiarare che quella fu la prima volta nella sua vita, è l'atmosfera di profumo e di mir sieriosa mondanità creata nella cabina dalla giovine compagna dli viaggio. la turba e la lascia triste e scorata. No. Ada Negn, ad ogni passo del suo cammino, quan in ogni aspetto del mondo esteriore, cerca un volto, sia d'uomo o di donna. che dia una ragione e un'anima alle cose osser- rale. Senr' anima, e cio senza réipiro di umanità, non c'è vita per lei. Leggete la pagina che descrive mirabilmente Willa (Carlotta {fa priteipresa ieeietbife): a un certo punio la sori: trice dirà: "a che scopo tanta bellezza, se la principessa non c'&1° E si metlerà a ricercare l'invisibile creatura diciro gli allori e le palme, e le parrà d'udire il suo passo nelle serre di orchidee, e l'ansia di questa ricerca ci apparirà come la ragione prima ed essenziale della bellissima pagina. Leggete, più avanti, Il Iormiente. Piazza Fontana, a Mi: lano, # sottosopra per i lavori di riparazione del suolo. Nella bora d'citate l'antica foniana barocca mormora con tulli gli sampilli; passano bimbi del popolo, coppie d'amanii, vecchi posati; ma la scrittrice non si ferma ad osservare che un uomo, un operaio dormiente sull'orlo d'uno scavo. La fatica e la caldura la hanno falminato di soano. “ Povero è semplice, egli niceveva da Tio la grazia di poter riposare così. in mero alla sirada, con la fiducia d'un bambino in braccia alla mamma *. Woaltii è riflessi apirituali, cercati Appassonalamente sialle strade del mondo: siano quelli delle abituinio di Capo, la madre di un soldato morte in guerra, la Coriara " penetrata di musica", le tre “Caprette ” americane, o sià quello indlimone beabile d'una donna intravivta nell'ombra delle aus scale di casa, tutta perduta nel viso dell'amante, con "quel riso pieno di pianto " FI! calle). che dette a Lei fancialla il primo turba: mento profondo, è sempre la ricerca di uno stato d'animo, la simpatia o la pietà per una gicia o per una sofferenza, che imprime al disegno di queste prose un rilievo umano è profonda. Ma, anche più dei volti altrui, Ada Negri mostra di cer- care insaziabilmente st stessa, E in metin passe trova requie: ne quando l'usignolo torna a cantare nel suo giardino, ella ri- a che una volta mon v'era diversità fra la sua favella è quella dell'usignolo: cd ora “ che rapimento, che pena non poter capire, non poter rispondere “, È più oltre: " giungere A questa notte, c sentire che, se fossi nata beri;, mon mi troverei più spoglia, più ignara, più inerme di quella che sasso!" Parale, come sempre, scevre di eloquenza: voci che sal- gono dal profondo e placandosi soltanto in una invorazione & Dia, esprimono, in uno stile e con una misura inconlondibili, il continuo tormento di un'anima superiore d'artista. U, af

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= Dunque, caro Franco, non © puoi certo lameniare del desfina: la tua bella amica finalmente liberata dal aua brutale pericoloso marito è a tua ditpotizione, Finiti gli agguati, finito lo notti d'angoscia sotto la pioggia, per gustare in velocità un amplesso falminco su una terrazza o in un corridola, — Ebbene, ti debbo confessare che rimpiango tuito ciò. La mia bella amica mi piaceva molto di più in quel periodo tra gico © pepato di pericolo. Era anche lei allora più bella, ve- ramenie atmata di stregorene e di perbdie diabaliche nell'invene tare alfari urgenti a quello strano manto, che era inzieme un maschio pmmordiale è un civilizzaticaimo capo di famiglia, uomo d’'allan rapace e amante gelosa incessantemente sog” giogato dalla lussuria. Vorrei raccontarti, ma sarebbe troppo lungo. Erepuscoli pieni di ansia © notti lunari soffocate da uno smisurato batticuore di stelle che partecipavano alla battaglia doi nostri iatiati. Lei aveva trovato il moda di mandare in città, a sei chilometri, sò marito. Sei chilomein sonò sei chilometn, e in automobile è questione di minuti CDrolagia alla maso, dovevo spicciarmi, 4 volevo ampiamente e copiosamente go- dere e far godere, vincendo sella gara quel rivale. Lui, preso alla gola dai lazos del denaro, ghiotio di chilometri che val- gono tanto oro, nell'osio illeiorio dei aci fasali, lanciato verso la spalancata luce lontana, sempre vicina, della città illuma- maia di monete d'ora, accelerava il motore parzzamente, sen tendosi rampicar sulle spalle tutti i suoi sospetti gelati, tortu- rante topografia di tradimenti lermminili. Nel tale angolo della villa... mel fienile della fattoria... nel giardino biso, Ma nol In quel cespuglio... E il cespuglio fuggiva diciro di lui lontano, Avrebbe volentieni fuito dictro ironi, per sorprendere sua mo- glie. Con chi? i Sokpeltava, quan ora iicurò, ma non sapeva con chi. « Orologio alla mano, sbrigava gli alfari con una rapacità mescolata di ferocia gelosa, che rovesziava tuiti 1 calcoli o Le aituzie dei suoi concorrenti. Poi subito tornava come un ri- morso d'acciato valeco atiraverio la campagna sonnolenia, inita a ventagli di vegetazioni filosofiche. lo intanto, arologio alla mano, mi godevo la mia Voga rei che avova ipa- uimi roventi e terrori diacci amnodat insieme nella bella gola. * Ma ora, il marito sigillato per sempre nel cimitero, la mia bella si addormenta nelle mie braccia placidamente, ed io placidamente comilacio ad annoiarmi. — Capisco, capisco. Vuoi un mmedio, un consiglio... Partiamo insieme. Ho degli affari nella Florida. Wi è una zona boschiva popolata d’ ingegneri pazzi e di forsennati ac- cumiulatori d'ano, irta di liague diverse. Vi ai parla un barbaro miscuglio di dialetti negri. Impera il denaro, che frusta le achiene più del desiderio della donna. Se sopraggiunge una eleganie avventuriera è una cantante di music-hall, subito sparisce nel gorgo di quelle lingue dorate, fra i denti d'oro di quei mercanti muscolosi, sotto un sole lingotto d'oro ac- cecante che cola giù oro cocente sulla schiena dei negri di coke. Se un cccellenta ingegnerto è guadagnerai facilmente. Pianta la tua amica; vieni. Ho già pensato; questo la per te: divertimento, amozioni, ablia, A Gomoka fa un calda micidiale, is questi meriggi di agosto. Nel caffè principale, a cento meiri dalla stazione ferroviaria, tatti urlano, beateminiano, Sembra una rissa, ed é una scomoessa. Tre industriali, cinque inge=

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30 gueri, due proprietari di serragli, un mercante di leoni ed al- funi commercianti in pietre preziose. Si alza Romblock, meccanico americano tarchiato, pan- ciutà, faccia bitorroluata rossa-viola»gialla d'alcool brutalità... Mastica in inglese le condizioni della scommessa: — lo sono ormai d'accordo col proprietario delle teelwe che porto nel mio treno. Egli è pronio a rischiare st o tutto il suo carico, Ca- pranera, tu comandi la locomotiva dell'altro treno; deve ga: rantirci che sei d'accordo con gli animali è gli vorini che porti. Il poste che i nostri due tresi è lungo un chilometro ed ha un solo binario. Da una parte © dall'altra del ponte, il binario ai sdop per l'incrocio. il premio di ioc.aco dal- lari è riservato Tal meccanico che sarà capace di passare per inerociando il treno avrersario al di là del pasa. Siamo intesi? Poche chiacchere. Bisagna far presto, La compagnia ferroviaria non deve saper nulla. ln un'ora tutto sarà sbrigato. = AU nght! = grida John Capranera, il meccanico del se condo treno, livornese americanizzato, lungo, sbilenco, capelli color tabacco, occhi di vetri rotti, enorme bocca gialla, vul- camo di dentoni, bestemmie e mozziconi. — Per san Giusep mandrillo e accalappiacani, per san Calogero mangialuceriale, deve viacere è vincerà la Bella Brunal E' la locomotiva delle lecomotivel E° la più instancabile ballerina delle rotaie! Tutti gridano: — AII Intervengo: = Venticinquemila dollani di più, se ci pres: dete a bordo delle locomotive, me e il mio amico. Scomettiamo anche moi pelle e denaro. = AI righi! Patto concluso, inaffiato di buon rbkum. Rullio e beccheggio di corpi alesolizzati dalla scommena, nella fornace del me riggio che ondeggia diabolicamente fuon dentro il cranio, Tra- ballare della terra chbra di calore sotto i piedi La piccola stazione sirepita, urla, mugola come un serra» glio, poichè le inecento belve contenute nel treno hanno certo intuita la prosuma baldoria di velocità-perncolo-massacro. Nei grandi vagoni-gabbie tamultuano le tigri, vello d'oera a bande nere, panoe nere con tolenni è arrotondati « mazzo maaao », La più bella tigre, lunga quanto un'endaia di alto mare, fa tremar lo sbarre con capriole mattacchione, calpestando un'altra tigre. (Questa, accovacciata, gattone gigantesco, piega obliqua mente la testa per masticare una infrangibile carcia di vec- chio cavallo. = Prima, latciamo mangiare le belve — dice gonfiando il petto nudo nerofumo villoso Romblok, le mani nelle tasche dei pantaloni sorzi d'olio ruggine. bineno i servitori del serraglio come macellai sotto degli saini mialbicoloni di graise carni sanguigno aureolate di manche verdi è spillonate dall’altiszimo aole. Qacillano sulle teste come È ci cuori di Gesù feroci. Freschi aplendono femminilmente gli occhi dei lama, cor lando sguardi napoletani fuori da un altro vagone-gabbia, Sono femmine, i lama. Non meritano che feno. Le carni sane guinolente ni avventano contro le sbarre che mal contengono il terremoto di eriniere dei leoni. I) più scattante e schienuto e gonfio di catari infernali si rizza per meglio lanciar fiaoni la TATIPA michela ioleaca nil allertare un'enorme deata di cavallo sanguigna. Sui distributori di carni schizza giù la pi aciata aprestante di un leone. Ma il sole è pur sempre il pri bel pezzo di carne sanguinante. irraggiungibile. Lo guardano dimenandosi furicsamente gli orsi bianchi, pendoli di pelo bianco con la lunga lhagua d'inchiostro viola fuor del muso camino A tn traito si arzulfano, Sembra un tarline di neve. Tentano di sgrovigliare gli orsi a colpi di sbarra due da matori biondi tedeschi. Zoppicano. Chechi celesti. Voci Sono due teriti di guerra che certo dimenticarono di mangiare un francese a Verdun! Immobili, le sebre col loro vello a linee ultradinamiche. [hwtratta c maniaca indomabile continua a ferirai una tigre. Alialena del muso contro le sbarre. Monotona speranza di liberta. Ogni elefante è padrone del suo vagonegabbia e alza a quando a quando la proboscide come un trolley di tramway. Mentre le belve si saziana, meccanici e viaggiatori bevono mel bar della atarione. e sanguinaria è distribuito in bicchieri. Tutti partecipano alla scommessa, e vi sono donne eleganti snelle corto-vesiite bionde, cechi giranti sotto ombrelli di luce. Visitare le grandi ruote della lscomativa che due fwochisti rimpinzano di fuoco carbone e carne rossa, mentro i polmoni e i bromchi d'acciaio abraitano sputando vapore e gli stantufli godono fra le succhianti voluttà degli oli grassi. Provare e riprovare le grandi elasticità, L'acciaio contiene la sana epilessia delle velocità. = Tuiti pronti. la treno, bela è omini! rida Romblok. oi svincola colla mano un acutissimo fischia penmacchio bianco che si inobelisca fina a Fare il solletico all'enorme pancia ciceia del sole straricco d'oro, « Fili film fan », E' il fischio lanciato dalla locomo= tiva Blu alla locomotiva Bella Bruna, che sull'altra riva del fiume, a un chilometro dal ponte, risponde colla sua campana elet rica: «dan dan dan dan dan ». La Bella Bruna è una grande locomo- tiva eletirica. Nera. Ferma, non rivela la sua potenza. Sembra un'enorme tomba di marmo nero. Ha nel basso un fregio di ruote rosse. Ma contiene mille scheleto di falaial imparszili e fncnati. Contiene le ami: surate budella di fosforo delle tempeste atlantiche è anehe le apiraliche scale di dia- mante di Dio nel caos, arrotolate, — Dicono che è Becellaa da far pawvuura! — borbotta Capranera. — Fa pauuara. ma non abbastanza! Uicona che icmbraà una tomba, Bisogna che appaia realmente come una loeraba mera agli eceki di Romblek è lo terrorizzi. Una tomba imperiale. Qecorre un nero nere, nero di marmo mero con brilli maligni. Sotto, le ruote roue devono fingere diavoli è Gc nia inlernali. Sopra, sull'agurro petto nero questo epitalfio in lettere d'ora: * Qui giace Romblok che amb la Bella Bruna e ne mori»,

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E Capranera dipinge accuratamente la Bella Bruna. Il avle, a Jettico bookmaker, non aspetta più. Romblok ha Fatto il giro della locomotiva Blu, Lao seguo arrampican domi su. In quanio a te, caro amico, sei già dentro la loco motiva Bella Bruna; me ne convinco, poichè indubbiamente sei stato tu ad alfrettare questo lontano segnale-risposta defi- nilivo: dandan dandan dandan. La locomotiva Blu si muwore: fffu fu ff. Hurrbaaah | Ribellimento inchini affaccendarsi di fumi bianchi che sten: dono tappeti di bragia sofico astio i passi achiaccianti della locomotiva Blu Ma Lei stappa-su stappa-su siappa-su la sua burbanza 0 i suoi sombrerca bianchi d'orgoglio che aveva in pancia silii in pancia silii in pancia, Iocsara bilità delle piccole ruote anteriori. Pamposi apre santi stantuifi melle caldaie in foia. Ebbrezza oscillante della lssomotiva Blu, che lsarcolla enorme sulle grandi ruote di ferro-fuoco-sangue ubriaco. Questo altissime contengano cavalli schiavi, tori gesti di schermideri infilzanti, gesti seminanti di oratori solenni e lente fonde di fertà cho lanciano in alto pietroni di fame: Mu Mu Mia. Griocondi sirilli e lampi dei binari infantili. — Gloria a te, locomosiva Blu! Curvate la schiena, fumi bianchi! Prosiratevi! Passa l' Imperatrice d'acciaio dalle in: wi@cibili poppe aguese! La locomativa Blu si slantia trainanalo i vagoni gabbie, welociià compresse di groppe criniere zampo sanno code schial. feggianti, Wia, Mia, presto, più previo, sempre più presto! Affanno. Arrotarsi di rotaie, furenti anguille d'acciaio che guizianzlo ni precipitano sota le ruote, Le rotaie del binario ricino corrono con soi sulla corrente oppoita anilulante della ghiaia d'orò salare Arrulfio di martelli che tutti, più presto, sempre più presto, vogliono bullonare ribadire la velocità, sempre più solida com- patta massiccia, «A fischio aperto, iutto il vapore bianco di mille nudità di «7apore bianco strizzatissimo, Bechia fischia fischia, Vasta spremuta di foreste lischiantifischiate ila venti ilari bellandi in serrature invernali di camtelli deserti. Presto! Più presto! Ve- bocità! Abienti! Fermwnievi! Nemuno ascolta. Più presto! Laggiù. laggro. non vedete? Dal. l'altra parie del ponie, corre la Bella Pruna nera, tempestoso cappello di feltro nero sulla svolazzio «li cravatta rossa delle ruote! L'aliro treno! L'altro treno! Sciacciamento inevitabile. Bisogna fermarsi! Ferma! Forma! Ferma! Forma! Foeerma! Feesscermaansal Stop! Polmoni rombanii alintati. Ansanido con tremiti sobbalzi e tonanti colpi di tosse, spa- ventato nei freni, ai ferma pure l'altro treno, scatenando subito in cielo una irraggiungi- bile criniera di gridi. Sbuffare e fumare globulosamente, La locomoiiva Bla col prepoiente petto occhiuto di lampi guarda davanti a sé il bimaria sciatillanie sul ponte, è, laggiù la locsmaotiva Bella Frunà ferma come una tomba di marmo nero solito il suo pergolato di uva elattrica. Rotaie denti di diamante che ridono... Polpa del solo che corto sarà abramaio anch'esso | Cento meli astio, il fiume, freschiasima sca vità schiumosa di una morte azzurra in fuga elegante ira lo torride rive della «ita. = Partita nulla! Si ricomincia! Macchina indietro — grida Romblok. Ma gli acompartimenti niuonano come tamburi presi a camrolti. Schirzano uomini donne fuor dai finestrini, Pugni test verto la lecomotiva, E le belve fanno il corale. fagiano, ululati lbeffo eli iputacchi. — Remblok, sei un vigliacco! È Ca pranera più vigliacco di te! Meccanici da pendoli antichi! Formiche! Tartarughe! Nur mismatici in polirona! Cercatori di mossi: coni! Fipe otturate! Fiedaca coi calli! Uccelli nel vischia... Fate schifol.. Ci aveta iruffati LL. Non sinterrompono così le partite! E le donne atrillano, col corpo apario fuori per metà dai Grewirini, sciarpe di disgrazia blu con denti che stridono, dita contorie germe seminato al vento. Questo è il famoso venia d'oro turgido e spavaldo che spara foia nelle nari delle donne. Lhanne inglesi, americane, iramcesi, italiane, occhi troppo azzurri e occhi troppo neri, mirati troppo bisndi e pesanti e capigliature simili a piovre nere, Duidità, groviglio femminile 0 vasto ondate di groppe tumuligomasinze. E ridevano le donne, belfando i meccanici. Vasta risata di diamante che scuotera il treno e infilava i denti di diamante del binario sul ponte. — Sta bene — dice il meccanico Romblok. — Enirerè ad ‘*agni costo sul ponie, a vincerà. Non temo mulla. Birogna ar- roventare maggiormente la locomotiva. Questa diviene un inferno portato da otto ruote. Trenta melri inlorno, di moore arronit. Sale in alta, salamandrico tizzone, Romblok, calle mani nere sulle manovello è le taatiere l'acciaio. Queste lampeggiano come strumenti chirurgici pronti ad entrare in una vasta massa di carne umana. Îl treno applaude anticipatamente. incuriosito, il sole si è avvicinato al ponte. Vampa a doo metri dal fiume, im mensa cantina frigorifera della morte previdente. — dinamo! — lula Romblek. Il treno ni scatena: Balzi, balzi, fragore. L'omini e danne tacciono negli scompartimenti, i inclinati ognuno verso colui che gli sta di faccia, gli occhi negli ccchi, bocca aperia con lampi scorrevoli fra i denti. Si sente ridere a quando a quando con voce viola il freno LL catinghouse. Aud us ibnatto, futii scattano im i negli DOME parlimenti, « Dan dan dan». E° la campana della locomo» tiva Bella Bruna. Subito romba, rimbomba il ponte di ferma, — grida Romblok. — = Ecco Capranera! Maledizione! Ha forse gli occhi contorti dal sole? Non è un treno, che si avanza. Vedo un cimitero di tombe nere che w'avventa. In testa si, una tomba nera che oscilla su una rissa di dinvoli rossi,

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Hirrah frenetici di gioia mel ireno delle belve. Vinciamo noi! Vinciamo noi Uomini ce dense urlano in bocca l'ana al: l'altro la loro rabbiosa volontà di vincere. Vincere. Vincere, Vineere. Vinciamo noil Ma chi vinceremo? Cosa vinceremo! Riconosceru, Grilare. Terror e gioia. E ognuno ha davanti à sé un nemico amico tanto odiatamato, un'amica nemica tanto fuggitatinia, Sei tu? Soi ta? Tu! Ta! Finalmrate di uniremo per sempre. Finalmente! Definitivamente! De-fi-ni-ti-va-men-ie! Fandere la nostalgia cal possesso. Fondere l'ieri e il domani nell'oggi. Esasperare il sapore dell'attimo col pepe della spe: ranza e del ricordo. Ti adoro perché ti bo perduta! Devo assaporarii ora che ti bo. Non so che farmene di ie. Ti amerò morta, Evidentemente guateremo la vita quando saremo morti. Vinciamao noi! La morte forse non è che un punio dell'infinito dove ai co- mincia è guitare la +ita! Sconquassante bacio delle locomotive nel messo del ponte. I due treni arcuando dorsi ambizioni proiettano a destra e a sinistra code chilometriche di vagoni. Smisarati schiafii di ferro acqua fumo Fusco barriti ruggiti ton tonh tonh. Furore del fiume che rabbiosamente innallia di bava nera azzurra il sole. Irte proboacidi di elefanti pompieri. Le nuvole, vesti laceraie, capelli al vento, corrono gri- dando : = (Con cento cento rasoi giganteschi fulgidamente hanno assalito e afregiata la faccia del sole! (Giustissima punizione inflitta al massimo Dos Giovanni Celeste, infame corruitore di questa povera minorenne: l' Umanità, F. T. MARINETTI.

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33 L'ESITO DEFI CONCORSI PER LE TERME LITTORIE E PER L'ARREDAMENTO DI UNAMBASCIATA INDETTI DALLA NOSTRA RIVISTA Un comunicato ufficiale diramato alla stampa ha reso noto l'esito dei concorsi per le Terme Littorie e per l'arredamento di un' Ambasciata banditi or è un anno dalla nostra ‘ Rivista ‘ sotto gli auspici di Benito Mussolini. Nelle pagine successive pubblichiamo la relazione della Giuria e, per quanto ci consente lo spazio, i di segni più importanti dei progetti premiati. Compiamo anzitutto il dovere di esprimere la nostra gratitudine ai membri della Commissione giudicatrice, S, E. il duca Gelasio Caetani, comm. prof. arch. Al- berto Calza-Bini, gr. uff. prof. ing. Gustavo Giovane nom, Donna Margherita Sarfatti, comm. prof, Ro- berto Papini, marchese Giacomo Pavlucci de' Calboli Barone, comm. arch. Marcello Piacentini, prof. are chitetto Adolfo Zacchi, che hanno dedicato amorosa attenzione e giorni preziosi ad un lavoro grave e dif ficile, come quello di esaminare coscienziosamente una mole così imponente di documenti, di piani e di di- segni. Uniamo il nostro deferente omaggio a quello di tutta la stampa, che & stata unanime nel rilevare la equità del giudizio pronunciato. Con particolare riconoscenza ricordiamo il mar- chese Giacomo Paulucci de' Calboli Barone, che fu valido propugnatore dell'idea dei concorsi, e il pro- fessore Roberto Papini, che in ogni occasione ci fu di prezioso aiuto per la migliore riuscita dell’ arti- stica gara, Siamo grati pure al Governatorato di Roma, che con squisita cortesia ha messo a nostra disposizione i locali del Palazzo dell'Esposizione per ospitare nel modo più degno le opere dei valorosi concorrenti. Passiamo ora ai risultati. L'arch. Duilio Torres di Venezia ha vinto il primo premio (L. 50.000) del Concorso per le Terme Littorie. Gli arch. T. Buzzi e Gio. Ponti di Milano hanno ottenuto il primo premio (L. So.000) del concorso per l'arredamento d'una R. Ambasciata d'Italia all'estero. All'arch, Oscar Prati è stato assegnato il secondo premio (L. 12.000), all'arch. Rava è all'ing. Cavallè il terzo (L. 8.000) del concorso per le Terme Littorie. Le decisioni della Giuria sono ampiamente è niti- damente illustrate nella relazione, che 1 lettori trove- ranno nelle pagine successive. Ai valorosi artisti, che hanno visto la loro geniale fatica ricompensata da un equo e favorevole giudizio, facciamo le nostre più cordiali felicitazioni. A tutti i concorrenti giunga il nostro omaggio per la fede, la costanza e l'ardore portati nella nobile gara. Ci sia consentito ora di rallegrarci del successo avuto dalla nostra iniziativa, Basterebbero l'unanime consenso del mondo artistico che ha plaudito con sin- cero entusiasmo ai concorsi, l'appoggio della stampa che ne ha seguito con largherza di spazio e simpatia di critiche il bando e i risultati, e l'interessamento del pubblico, che ha visitato con viva curiosità la mostra dei progetti, per compensarci dell'attività spesa e cei sacrifici sopportati. Ma noi sentiamo intimamente la soddisfazione del- l'iniziativa presa, perché l'esito dei concorsi, se non ha rivelato miracoli, ha illuminato una situazione. Vediamo nel Concorso per le Terme Littorie, più complesso e più oneroso, dieci progetti, tutti elabo- rati con serietà, con solida preparazione. I risultati, che per una simpatica e significativa coincidenza pre- miano gli artisti appartenenti ai tre massimi sodalizi nazionali, documentano negli architetti italiani una concezione fresca se non originale e una solida matu- rità ad affrontare i problemi della grande architettura. Nel concorso per l'arredamento dell'Ambasciata, che si riteneva meno arduo, i concorrenti sono invece in minor numero e, fatta eccezione peri vincitori, di altra levatura, Evidentemente l'arte non entra nella nostra industria dell'arredamento è i mobilieri italiani credono inutili gli artisti. Ecco dunque un compito per chi fa propaganda di arte: chiamare il pubblico con ripetuti e frequenti esempi ad un più elevato senso estetico, perchè le esi- genze di un gusto raffinato impongano alle industrie mobiliere una più severa attività artistica. Fossano questi concorsi felicemente chiusi e ban- diti nel nome fatidico di Benito Mussolini segnare l'inizio di altre nobili gare e il risveglio d'una più forte coscienza del valore dell'arte,

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free + i Ped larck. Duilio Tare davanti al ara progello delli Terme Ainlorie { Primo premia]. Sopra: G'iacagurazione della masira dei progelli nel Palazzo dell'Esposizione a Roma, Autorità, concorrenti e membri della giuria,

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Arch. D. Torres (primo premio) - Particolare dell'iagrene alle Terme Littorie.

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#ureh. Duilio Torres {Ponimao lremio): Plhoarmeleta guannale selle Tersie Millarie ALLA DIREZIONE DELLA RIVISTA ILLUSTRATA DEL POPOLO D'ITALIA Esprimiamo prima di tutto la nostra gratitudine alla Direzione della Meina Muetrata dal Popolo &' Italia che ci ha pregato di giudicare il risultato dei due grandi concorsi banditi sotto gli auspici di Benito Mussolini. Si tratta infatti di due concorsi il cui scopo ed il cui significato sono chiaramente espressi néi bandi e nelle considerazioni premesse a quei bandi: scopo e signi- ficato che oltrepassano il valore di una semplice gara ed assumono quello di un chiaro appello alle forze vive della nazione nel campo dell'arte, verso quella rinascita e quell'affermazione dell'architettura è della decorazione italiane che sono fra i più fervidi desiderî della Nazione rigenerata. Dell'onore e della respon- sabilità del giudizio di simili gare siamo pienamente consapevoli; abbiamo cercato di assolvere il nostro compito con la più larga comprensione dello spirito animatore di chi quella gara ha saggiamente bandito. Il nostro apprezzamento non si è quindi rivolto solamente verso le risoluzioni più è meno compiute dei problemi singoli che i bandi dei concorsi avevano proposto ai volonterosi, ma anche e specialmente alle capacità creative dei concorrenti, alla loro facoltà di indicare per quali vie l'architettura e la decorazione italiane possano affermarsi nell'avwenire, anche se non si poteva pretendere che queste vie si manifestassero già chiaramente tracciate. Abbiamo pol constatato con vivo compiacimento come ln massima parte dei concorrenti, quasi butti giovanissimi, si sia posta con serietà di propositi e con fervore d'intenzioni dinanzi alla risoluzione dei problemi proposti. Ne fanno fede, oltre i progetti pre. sentati che son frutto di una imponente mole di la- voro, le relazioni accluse a quei progetti, che espri- mono, quasi tutte, l'entusiasmo più vivo per i temi proposti e per 1 concetti espressi nelle premesse ai bandi. Segni evidenti, questi, che i due concorsi sono giunti opportunissimi ad affrettare quell'opera di orien- tamento e di chiarificazione che va compiendosi nel momento presente per l'arte italiana. Segni evidenti anche che i concorsi sono pienamente riusciti nel loro scopo, qual'era quello di promuovere la libera espres- sione dell'arte, non vincolata dal gusto, spesso pre- concetto dei committenti, ma capace di manifestarsi senza prescoupazioni verso l'affermazione d'uno stile nazionale, pur nella varietà dei singoli temperamenti, Abbiamo esaminato innanzi tutto il primo e più complesso concorso, quello delle Terme littorie, nel quale si sono provati dieci concorrenti, Non sembri esi- guo il numero, data la vastità del tema e la mole di lavoro occorrente a trattarlo proprio nel momento in cui l'attività edilizia è da noi nel suo pieno fervore, e gh architetti sono tutti occupati nell'esercizio assil- lante della loro professione. Certo avremmo deside- rato che altri giovani architetti, già viltoriosamente affermati in recenti concorsi ed in opere attuali, aves- sero risposto all'appello, ma siamo certi che essi sa- ranno i primi a dolersi della loro mancata partecipa» zione quando avranno riconosciuto dani risultati l'im- portanza e la serietà del concorso. Un primo esame dei progetti presentati ci ha con-

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‘1 a È a Ò n © E as ; | te41 è PI 14 3% LE “xy > 4 * VLE: PL La È (tia e HESTTONOADI TORE ni ETNO ORI rn - = “Sc IMI II RS } a | i TT [acerra HiLANDA IL PROGETTO DELLE PRESENTATO DAL (PRIMO n u=—i ga 1) | | | n =» {| ind | = pene # mia RT i eni i d Li i i A 0a ad i A ri e $i eee — Ma 1 i dm. . à-| Lo | i ] ur—o—====- sie) mi e rig E prali si 2 FL È O pipe mE a fermato che esistono nell'architettura italiana odierna due tendenze diver- genti: l'una che dall'elaborazione dei ricordi del passato trae la speranza di poter creare nuove combinazioni di forme, l'altra che arditamente si slancia alla ricerca del nuovo partendo da quell'estetica delle macchine, a fondamento nettamente utilitario e costruttivo, che è venerata da alcuni idolatri stranieri. Entrambe le tendenze, prese agli estremi, sono condannabili proprio perchè l'esperienza della storia e la spassionata considerazione di ciò che oggi al chiede all'architettura moderna, insegnano che la tendenza giusta sta nel mezzo, libera cioè da quei presipposti teoretici è da quelle idolatrie che hanno sempre condotto non all'arte vera, autentica rappresentante degli ideali è dei bisogni di un'epoca, ma alla fredda e cerebrale accademia di qualunque specie. Così siamo stati indotti a fare una prima scelta dei progetti escludendo senz'altro dall'assegnazione del premio sia quei concorrenti che delle forme "fi, gar Seni Sl.) ERA. Ig x nos i - =

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Tifigittal:! d vai fa la] tm i si sb 1 EI Hal "a ll 0 pr pese ni r° d- L= corr Icone Len ni I a ban: ii o: CR | Tr | 1_HMM ILXI NI Sim nia Lal eos date I ZIORACTRA SME HILHIN-P FORSE STENO TERME LITTORIE | ERI ATTTET snmEInE TELO nia) L'ARCH. D. TORRES i DI alias e e I | PREMIO) Particolari esterno del- la facciata sel palarro Li i L i ti DET pe È W I (NI [H= <BR è | | È 00 DI i. / LA CS | Î| ud mn mi JNE i iii ® i TI ip di. BF mn! [ii Ceti db o E I I N EN PR is cano mal SE ei fl mu La; Dj DT DIO GP DO SOS LE spes N co SE ca

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SATA -, E n sii cdm sj im e (Si fn i ia (sal (3 ca nai La mo fi ge ii Rioni sveeh. Dhuilio Torres: Madia tradizionali e delle reminiscenze stilistiche han fatto abuso, sia coloro che della tradizione italiana non hanno tenuto alcun conto, ricercando l'ispirazione in forme suggerite dal concetto volgare del progresso, il quale, nella sua vera essenza e nella sua capacità di concretarsi in arte, non consiste affatto nelle ap- plicazioni pratiche della scienza, dalla radiotelegrafia al velivolo, ma in ben più vaste conquiste dello spirito umano nei campi del pensare è del sentire. Parve a questo proposito in un primo esame, che fra i progetti degni d'esser considerati come merite- voli di premio potesse esser compreso quello di un architetto che, pur troncando ogni legame con la tra- dizione, aveva osato forme crudamente è geometrica» mente costruttive. Ma un più approfondito esame, consigliato dallo scrupolo nostro di giudici che non vogliono negare a priori alcun ardire capace d'indi- care nuove vie all'architettura, ci ha rivelato che l'ap- parente audacia di quel progetto altro non è se non ciò che lo stesso autore definisce ingenuamente nella relazione come “il frutto delle sue giovanili esube- ranze”, pericolosa improntitudine in un giovane che non esita di esporre ad un serio giudizio le proprie elucubrazioni pseudoscientifiche ed anticostruttive. Scartati dunque tanto quei progetti che nella con- cezione architettonica si mostrano troppo scolastica» mente ligi alle forme del passato, quanto quelli che e I Li I e LR) pal i) men i; k | sstina Mb he irdppas ialeraa d'una sala per bagai della novità hanno solo la superficiale apparenza, tre soli dei dieci presentati ci apparvero degni di maggior considerazione: quelli firmati dagli architetti Carlo Enrico Rava, Oscar Prati è Duilio Torres. Il Rava ha immaginato di poter raggruppare in un unico gigantesco edificio tutti 1 local destinati nelle Terme agli usi più disparati. A questo edificio ha dato una piacevole veste architettonica esteriore, ispirata a motivi dell'architettura provinciale e tombale dell’ Im- pero romano, modernamente interpretati. Ma la se- rietà del suo lavoro e il gusto dell'ispirazione archi. tettonica sono compromessi da inesperienze giovanili manifeste in molti spazi planimetricamente sprecati, in altezze eccessive date ad alcune parti degli edifici, in simmetrie artificiose fra elementi a destinazione di- versissima, in una certa fredderza di concezione del tutto e delle parti, dovuta alla posizione alquanto ac- cademica nella quale s'è messo l'autore di fronte al tema. Pur tuttavia il Rava conla collaborazione del- l'ing. Mario Cavalli ha dimostrato nel suo progetto quella serietà di propositi, quella fondatezza di pre- parazione, quell'equilibrio di fantasia che fanno porre néi giovani, i quali ne appaiono dotati, le più liete speranze, Con più maturo senso pratico e con maggiore pa- dronanza dei propri mezzi creativi il Prati ha disposto i vari edifici delle sue Terme secondo una ben coor-

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principale delle Terme Littorie. L'edificio #ri sr W i {7 # a i Aa | d Pl L of na Lg ue” e< o rag E "<<< Î Arch, D, Torres (primo premio)

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A la 9 è dt * ‘ # PERATL Arch Duilia Torres: dinata planimetria che consente una buona disposi» zione dei campi di giuoco all'aperto ed un razionale reparto nei tre edifici principali. Inoltre sono suoi meriti l'essersi ispirato ad una schietta semplicità di forme architettoniche, l'aver cercato varietà di masse e di motivi in rispondenza alla destinazione dei singoli edifici, l'essersi mantenuto strettamente nei limiti di spesa suggeriti dal bando. Purtroppo egli non ha rag- giunto, se non nell'interno dell'anfiteatro per rappre- sentazioni sportive, quella decisa impronta di monu- mentalità che il tema richiedeva. La grandiosa sem- plicità della concezione e l'arditezza desiderata nel rendere evidenti i moderni metodi di costruzione sono state sacrificate ad una modestia e ad una timidità O alia CON da PIT] he > Beit 0 ni 2 Me eccessive di concepimento e di espressione. Migliore di tutti certo è il progetto del Torres, il quale ha inteso più d'ogni altro lo spirito del tema. Il suo più felice risultato raggiunto sta nella fusione, in talune parti pienamente riuscita, fra le moderne strutture lineari del cemento armato è le tradizionali forme plastiche della colonna e dell'arco, Cià è otte- nuto in una architettura sobria nella sua semplicità è misura, severa nel suo rifuggire dagli ornamenti su- perflui. Egli ha dimostrato cioé come si possa, quando s'infreni la fantasia con la disciplina, avviarsi verso quell'ideale stile architettonico moderno è italiano che risusciti con attualità di mezzi e novità d'idee lo spi- rito glorioso della tradizione. Certamente il progetto Arch. Duilio Tar: mea: La covallerizza» palestra delle Tarare

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Peouta della gran piazza delle derma diario IL PROGETTO PER LE TERME LITTORIE PRE- SENTATO DALL'ARCHI. TETTO OSCAR PRATI (SECONDO PREMIO) Fadula prodpellica dell'in grana dl palllaagato. Sotto: Plearmelria eacrale alelle Pare Mblorke, + all % A rag. = 0 ARTT GIA gite: PULi: ng api Mu pi del Torres non è immune da di- fetti: la soverchia preoccupazione accademica della planimetria, lo scarso caratteriszarsi degli edi- fici, l'eccesso di spazi e di costru= zioni non sufficientemente determi: nati, come la cupola e gran parte dell'edificio centrale, una gene- rale monotonia nella ripartizione dei motivi contrastano ai pregi che abbiamo segnalato ma non li soverchiano, si che fra i vari concorrenti il Torres mantiene il primo posto, mentre sono da porre al secondo posto il Prati ed al terzo il Rava.

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Parlici e scalinate pressa il palazzo del pallinaggio. Solto: falena della grade sala per «paltaceli «portiei. VEDUTE PRO- SECONDO IL SPETTICHE PROGETTO DEL- DELLE TERME ee e L'ARCH. OSCAR LITTORIE | PR ei PRATI

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IL PROGETTO DELLE TERME LITTORIE PRESENTATO DAL. L'ARCHITETTO RAVA E DALL'INGEGNER CAVALLE (TERZO PREMIO) Sotto: Fedula prospettica d'un dalo del frigilario. Se il premio di L. So.000 fosse stato divisibile noi avrem- mo proposto di equamente ripar- tirlo fra itre concorrenti migliori affinchè non troppa fosse la dif. ferenza fra il primo e il secondo e fra questo e il terzo; ma poichè il bando di concorso lo proclama chiaramente indivisibile noi pro- poniamo concordi di assegnare il primo premio di L. Sowv00 al- l'arch. Duilio Torres, e di costi- tuire, con la somma posta a di- sposizione della giuria, due altri premi, uno di dodicimila lire da assegnare al Prati e uno di ot- tomila lire da assegnare al Rava. Nessun progetto ci è sembrato tale da esser premiato con la menzione onorevole. Il secondo concorso per l'ar redamento di vna Ambasciata d'Italia £ stato ben più agevole a giudicare. Degli otto progetti presentati quattro sono stati su- bito scartati come immeritevoli dell'onore d'una pubblica espo- sizione, in base alla provviden- ziale facoltà a noi concessa dal bando di concorso, Dei quattro che saranno esposti uno sola, a gran distanza dagli altri, merita

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du Litri Ln il premio, quello degli architetti lomaso Buzzi e Gio, Ponti, Mentre gli altri concorrenti hanno dimostrato di non aver capito lo spirito e ln lettera del bando di concorso e delle pre messe, gli uni perchè si sono pre- sentati con deplorevole incoscien» ci, SCzii aver iMoppufèe una mer diocre pratica del disegno, gli altri perchè hanno confuso si- gnorilità e decoro con fastosità chiassosa e disarmonica, gli ar- chitetti Buzzi e Ponti si sono posti dinanzi al tema con una serietà di intemdimenti pari alla raffinatezza del loro gusto. I mo- bili che essi hanno ideato con arte delicata e con sicuro intuito di ciò che deve essere la sede di una Ambasciata, immaginane doli con felice rispondenza al carattere delle decorazioni mu- rali, si ricollegano alla tradizione italiana fra la fine del Settecento e il principio dell'Ottocento, pur senza essere di quell'epoca una pedissequa derivazione. I due architetti hanno evitato cioè il duplice pericolo d'una eccessiva aderenza alle forme degli stili antichi e d'un facile orientamento verso forme indubbiamente nobili 41 Vedela prespettica geetrale dell'edificio dalle derme dallioris. Mel centro, in baisidi La pliraimelna generale delle Terme dilltorte; sopra: La cacallerizza orta at fianco, Sotto: Fosula prospellica Fi int facciata dalla covallenizza. (UA fa ce fl Ci [ie ci e e, coi di bi ne Ji LI = ne a e Sa Pat } sol E peer a Red n SI al A AE A AE At “MIO h=

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e moderne, ma non italiane, che hanno trionfato nella recente esposizione di Parigi. Inoltre si sono attenuti strettamente a quei criteri di solennità e nello stesso tempo di praticità che erano ri- chiesti dal bando. Hanno infine immaginato di risuscitare sulle mura quella decorazione pittorica che è vanto dei più bei periodi dell'arte italiana, quando l'uso esotico di coprire le pareti con legni o con stoffe non aveva ancora inquinato la millennaria tra- dizione latina. Nuoce un poco al loro progetto alcunché di eccessivamente pre zioso che volge al frivolo là dove si vorrebbe vedere una minor ricerca di eleganza ed una più schietta semplicità di sagome e di ornamenti; ma la distanza grandissima di questo progetto dagli altri in ordine di merito e più ancora i pregi reali che csso possiede ci conducono a proporre, unanimi e senza esitazione, che venga assegnato il premio di L. 30.000 agli architetti Tomaso Buezi e Gio, Ponti, esprimendo nello stesso tempo il woto che il Capo ‘del Governo e Ministro degli Affari Esteri, sotto i cul'auspici il concorso fu bandito, voglia dare al'progetto vincitore, in un'Ambasciata d'Italia, pratica e reale attuazione. Nessun altro progetto ci sembra degno di premio o di menzione onorevole, Vorremmo, concludendo, esprimere un desi» derio. Abbiamo dovuto constatare con rammarico la mancata partecipazione alle gare di alcuni gio- TUF IR TLOTTING De'asecaratni Dettagli Di mobili del ca: lallino dell'Ambasrctalebce è | della Biblioleca (sopra). | qpaabonitan “(| RAI IL PROGETTO PER L'ARREDA | Ii SCIATA ALL'ESTERO PRESEN, TOMASO BUZZI E GIO, ll ceatibalo dall'Ambaretala folaftalio e pareti dorati a Joanna, ti all ir Fi, dai » bali pa pere In alto da sinisira: alalto dell'Anmbareiatrior, Studio dell'Ambascelalore,

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Ù RT e Dettagli dei mobili del na done Mi ricevimenti è dalla camirà dell'ospite {sopra} MENTO DI UNA REGIA AMBA- TATO DAGLI ARCHITETTI PONTI (PRIMO PREMIO) La aula sla premia fkalatta # pareti disiati ad ada padsrala ia sa inlanzaa te, crete dii di cpp mera ra e da rari In alio da sinistra: sala sha ballo, Biblioteca, Camera sell'ospite. Di, TIA. Lal; ro ni È bo & di | Lea P. | vani artisti che in simili concorsi avrebbero potuto vittoriosamente affermarsi, Forse la mole del lavoro richiesto è sembrata loro tale da compromettere il proficuo esercizio della loro professione, se si fossero cimentati nella gara. D'altra parte noi siamo convinti della grande utilità di concorsi come quelli banditi dalla Riciata Alostrala del Popolo d'Italia specialmente quando la partecipazione dei gio- vani sia larga e spontanea. Desidereremmo quindi che simili gare si rinnovassero con le lievi modificazioni che l'esperienza odierna ha suggerito in modo da maggiormente invogliare i concorrenti. Si bandiscono ogni anno in Italia gare di automobili come di aeroplani, di pugilato come di scherma, per provare l'efficienza dei motori e la potenza delle ali, la forza dei muscoli è l'agilità delle membra, Non siamo troppo arditi augurando che la millesima parte del denaro che si spende in quelle gare sia destinato a premiare i vin- citori di concorsi annali del tipo e dello spirito di quelli sui quali labbiamo espresso il nostro giudizio, di concorsi ciot che abbiano lo scopo di provare l'efficienza delle forze vive, delle energie latenti della Nazione nel campo dell'arte e singo» larmente dell'architettura e della decorazione. La Ricista Miustrata del Papolo d'Italia ha dato, in nome del Fascismo, il savio e generoso esempio. Vivamente desideriamo, per il bene dell'arte no- stra, che tale esempio sia largamente seguito. LA COMMISSIONE GIUDICATRICE,

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IL MAESTRO ZANDONAI LAVORA IL POEMA È DI ARTURO ROSSATO Visto che quest'anno alla Scala noi non rivdremo forse nessuna delle opere che il Maestro Riccardo Zandonai, con bella e nobile fantazia, ha già donate (accrescendo di qualche nuova squisita ricchezza il patrimonio del nostro teatro lirico) alle scene, non disconviene parlare della nuova creazione che egli sta preparando. Fedele nelle sue solidarietà artistiche, il maestro trentino ha chiesto il nuovo poema, che dovrà tor- mentare di note e rivestire di melodia, ad Arturo Rossato, che gli è stato già collaboratore in altre vittoriose battaglie; e Arturo Rossato, il quale sa es sere fiero di sarcasmi quando cavalca alla ricerca di nemici veri, come se fossero imaginarii (ecco il rovescio di Don Chisciotte pur senza sfiorare Sancho Pancia): ma conosce anche tutte le malie romantiche e le in- sidie del misticismo e i misteri del simbolo, gli ha costruito, su motivi che derivano da Gustave Flaubert, una Leggenda di San Giuliano. Questo mito dell'eroismo è della rinuncia cristiana aveva tentato parecchi anni or sono un altro poeta, che mori troppo giovine ed oscuro, ed un musicista, allievo del Catalani, che, quando uscì dal Conserva- torio di Milano con una trionfante, breve opera, La Trilby, eseguita dalla Storchio, e voluta udire due volte e con gran plauso dal pubblico del nostro mas- simo Istituto musicale, parve fosse avviato ai più lieti suoecessi. Alludo al Maestro Arnaldo Galliera, che ora nel Conservatorio è insegnante con bel decoro di col. tura e di ingegno, ma che avrebbe meritato per quel suo poema intitolato La leggenda di San Giuliano 0 per l'episodio greco Egle «9 Alceo o per itre atti squisiti di un suo altrettanio inedito ed ispirato Aso&t di trovare meno chiuse e sorde le porte dei nostri grandi editori. Ma quanti sono i Maestri nostri di vivo inge- gno, incapaci di postulare a lungo nelle anticamere, che l'avarizia editoriale italiana avrà tenuti lontani dalla prova del teatro? È anche gli ammessi come e quanto furono ospitati? Forse che a Franco Vittadini ha giovato definitivamente l'aver vinto ovunque con la sua Anima allegra? Forse sono state sufficiente- mente aiutate le audacie estetiche del Malipiero, l'ori- ginalità signorile di un Pick Mangiagalli, la bella di- gnità del Respighi, l'ardore moderno di Franco Alfano, il folelorismo romagnolo di Balilla Pratella, e — in tutt'altro campo — le ricostruzioni seicentesche di Alceo Tom? I nostri editori, i critici, lo stesso pubblico talora, sembrano tutti d'accordo nello amareggiare di ben studiate, alterzzose indifferenze, o di inique difficoltà, ad uno stesso modo, passatisti e futuristi: e il più tipico esempio di incuriosità musicale dei nostri con- temporanei è e rimane ancora quello della Parisina di Pietro Mascagni, fermatasi dopo brevissimo cam- mino. Torniamo, dunque, per conforto a Riccardo Zan- donni, che, se non è uno dei pochi vincitori, per i quali la fama vuol dire fastosa ricchezza, è però uno dei pochissimi nostri musicisti, che nessuno osa discutere con la sistematica crudeltà delle negazioni a priori. L'autore di Conchita, il creatore mirabile di Fraa- cosca da Rimini che non ha temuto di fare alle brac- cia, dove era passata la fantasia di un Bizet, per il colore cosidetto spagnolo, e che, dopo essersi battuto per rievocare un soave e tremendo fantasma dantesco, riuscito sempre fatale a poeti e musicisti, finchè Gar brele D'Annunzio non venne a compiere il miracolo della sua tragedia, osò chiedere alle figure shakespe- riane di Romeo e di Giulietta i temi di un'altra sua pagina di teatro, potrebbe scrivere con La leggenda & San (Finliane il suo capolavero dal valo più ampio, perchè quella leggenda è realtà e sogno, passione e simbolo insieme. Trentino, come quell'immortale Segantini, che aveva fusa in sé la calda latina gicia dell'amore del sole e il certo desiderio nordico delle solitudini nevose, Ric» cardo Zandonai, che è un padrone sicuro di tutti i segreti della istrumentazione, non è uno di quegli ope- risti che pensano la loro musica col breve respiro del pianoforte per poi deformarla su un artificio orche- strale wolontario e consapevole, Appunto, perché egli è un mistico e un sensuale della espressione lirica, non la tastiera del pianoforte gli detta a caso gli incontri delle frasi, piccole cin- cischiature materializzanti l'idea, ma l'anima dentro, che è fatta di ardore italiano e di melanconie che travalicano i confini (anche Alfredo Catalani era fatto un po' cosìì plasma già in un alone, in cui tutte le woci dell'orchestra sono subito intuite e necessarie, in un vasto alone di suoni è di sogni da cui le voci del canto innamorato o ardenti d'odio saranno cir- confuse, ogni sua ispirazione melodica. Perciò egli ha bisogno che lo sfondo delle sue creazioni sin anche, se è possibile, fatto di realtà. A costo di naufragare egli ha bisogno nel suo mare di ispirazione di non vedere le sponde troppo precise e le città lorde di cupidigia. La sua musica È poesia, così come è poesia mu

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sicale la leggenda cristiana del Santo, che non ebbe timore della lebbra e fu emulo in ciò di San Fran cesco e come San Francesco venne premiato, percht il lebbroso, che egli non temette di baciare, era Gesù. Quanto amore, quanta morte, quanto ercico torneare, 47 e che tormento, quando paiono perse le vie di Diol Sulle rime e su mtmi di Arturo Rossato ci sia dato risentire presto come il cantore dei Cavalieri di Akai abbia ritrovato tutto st stesso e la sua arte più pura cantando San Giuliano e la sua leggenda. INNOCENZO CAPPA,

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MIMI Non so immaginare la tenacia di questa bella donna morbida, apparentemente piccola, che sorride sempre, che pare ceda sempre carezzevole e languorosa ad ogni imperio, ad ogni invito, ad ogni urto del destino. E, pure, da quel mio ricordo lontano, quanta strada! Lo sforzo di percorrerla tutta pacatamente, ininterrot= tamente, non può essere sorretto che da una dura, formidabile e miracolosa tenacia, Ricordo il piccolo Teatro San Martino. E' inu- tile dire quanti anni fa. Il teatro pareva il far di un transatlantico, tutto rosso, senza finestre, con delle piccole porte misteriose. C'erano serate di tempesta, e c'erano serate famigliari. C'erano molte faccie im- mutabili: attraverso le tempeste si sentivano folate di sibili è pareva di sentir rullare la tolda. Nelle ore tranquille si scavalcavano le poltrone, si leggeva il giornale: la saletta era popolata soltanto dagli intimi del teatro che continuavano la conversazione inter» rotta a tavola. Una canterina gorgheggiava pensando ai casi propri. Un cameriere rifaceva i conti nel tac- cuino, ritto nel bel mezzo del corridoio che solcava le poltrone in ozio, Allora nacquero certe riviste curiose: brevi, mor- daci e nervose. Tutti i "numeri" dello spettacolo si riunivano in quel caos della rivista che occupava l'ul- tima parte del programma. E pareva che valesse la pena di provare e riprovare, di faticar tanto per fare un gradino più su, dal varietà verso l'Arte: l'Arte del Teatro nella propria espressione rudimentale. Ma la sera delle "prime veniva la critica, si riem- piva fragorosamente la sala, la tolda rullava, il vento mugghiava, e c'era davvero danza e battaglia, rischio e gloria per tutti, In quel tempo apparve, biondo azzurra e gentile con un vago mistero di nebbia di sole e di Tamigi nella voce e negli occhi. Cantava. Anzi, allora, canticchiava e accennava a danzare: aveva un giubboncino di lana bianca appena schiuso sul collo, una racchetta in mano, le scarpette dalle suole di gomma, senza tacco. Attraverso la trama di quella racchetta talvolta si affacciava il suo viso fresco di monella prigioniera. La conobbi e si parlò di teatro: del più grande teatro, di quella gloria custodita e fastosa. E pareva che tanti cavalloni e tante tempeste insidiassero così violentemente la nostra traversata da non poter illu- dersi di raggiungere mai l'ampio porto tranquille di una platea pensosa e severa. Ritrovo la piccola oggi: primadonna. Ha raggiunto la méta, e mi dice che vuol riposare. La sua tenacia ATLMER ha resistito ben ferma sotto quella falsa grazia cede wole di bambina volubile, attraverso le lunghe tempeste vissute apparentemente nel sar di un transatlantico fra i bicchieri che ballano e le risate che inciampano, ma con il cuore sul ponte di comando e la mente in- chiodata alla mita. La prima méta è raggiunta. Mimi Aylmer wuole un paco riposare, Ne ha il diritto, Le nuove forma- zioni teatrali non la vedranno affrontar gagliarda» mente e vivacemente la crisi. Ma l'ozio forse rap- presenta un'altra falsa apparenza, Credo che l'attrice pensi di studiare per ricom- parire diversa. Le sue qualità non sono soltanto estetiche, Il fascino migliore consiste in un tono di bontà che se si fa grave diventa materno: se si umilia diventa infantile, E commuove sempre: e sempre tocca il segno. Pare la donna del lusso, Invece sa raccogliersi in un quadretto dimesso di vita intima e casalinga con le maggiori sue possibilità teatrali. La rivedo nel parzo digmore delle cingne intenta a vestire le bambole: moglie ignara, creatura tiepida è trepida di saggia commedia familiare. Nella baraonda della farsa salace la sua figura rappresentava una pa- rentesi calma e serena: nella serenità dolce e vaga di Mimi Aylmer vive forse più in luce l'amore, materno e filiale ad un tempo, che essa nutre per il teatro. Altra volta con Talli fu piccola appassionata ma- desta eroina nella penombra, Certi lacrimoni rimar- ranno indimenticabili. Giungere dal varietà a questo dolore è il segno di una lunga e vittoriosa fatica. Bisogna procedere. Riprendendo il cammino, Mimi saprà faticare ancora, Adesso bisogna creare nelle grandi linee il “tipo” e per questo tipo la passione non umile, non passiva, ma dominatrice. Bisogna cer- care le tortuosità del male, raggiungere le ariose va- stità del bene: sentire con tutte le fibre, dire con tutte le armonie, cantare non con la gola ma con il cuore pieno di musica, Certo la piccola biondo-azzurra ha un fascino fisico di ebbrietà marina e di luminosità solare, che può facilitare il compito di tutte le finzioni sceniche e donarle la gioia delle vittorie più inattese. Nel riposo studierà. La rivedremo rmapparire nel chiaror della ribalta più rigida, più sicura, più ferma. Sulla sua maschera intatta la meditazione avrà sca» vata qualche linea più decisa. Il teatro vuol rughe è rinunzie, anima è severità, vuole anche donare sol» tanto a chi dona.

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Mimi Aylmer. Quel giorno che io vedo nitido, Mimi, nel prossimo avvenire farà anche più gloriosamente rivivere nella memoria il teatrino rosso, il har transatlantico delle prime apparizioni, delle prime canzoni. Parrà tesa una linea fra i due punti lontani, fra la partenza e l'arrivo: una linea diritta pur attra verso tutte le furie della lunga traversata. Il porto della gloria si spalancherà come una platea: Il tempio dell'Arte sarà di marmo sul colle. Dai gra drini del tempio la diva sacerdotessa dirà con voce pura il carme della propria odissea, alla folla silenziosa. E giungerà anche ai naviganti sperduti e disperati il grande e infallibile insegnamento della fede, della tenacia, della sacrosanta ed indispensabile fatica. GINO ROCCA 49

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bali NOVITA AL TEATRO DEGLI INDIPENDENTI A ROMA Sotto: Misa della Per gola, fine interprete nella parte della “Ragazza da- gli ocohi di elmo" aélla Imperalare sella Cina’ lo saldi fado del denso alia dell'* Fagperalore bella Cina” di fiibemond- (tea, appresta» talo al Teatro degli Indipendenti a Ronsa. Di Aialra: Clara Misori, AH Tosi, A. Gallione, £. Har- beni, di Nicolangela # lr. C'avebiai, Giordana Crosbini, primo altare giecame sella commedia di Mibe- mont-(essaigues. Una atea del secendo allo del CA lmperalore della Cima”, Clan Riseni fOnana) ia mezzo a AM Furcotieb. A, Zani, G. Faliai. AI Teatro degli In- dipendenti di Roma ln avuto un vivo sue cesso di curiosità una commedia fantastica di Giorgio di Ribemoni- Qessaignes, dal titolo L'imperalore della Cina. Sia per le intenzioni, come per la realizza. zione scenten (la com media è divisa in se- dici brevissimi quadri) si tratta di un lavoro di pura èccezione, ap partenente al genere predadaista. Molto ammirate sono state le scene di Bragaglia.

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Che compagna di balli rassni, diretta da Nalilao Bali ehe a ala nsa è dan- atrata ina de personalità più rappre: sirtative del dere, da parziale nad sureva “ forrnde" in Eurepa incomia clans da Berlino. ARTISTI, SCENE E AV. VENIMENTI DEL TEA- TRO ALL'ESTERO L'a'accezionali riunione di are disli russo-giapponesti i cas tanti del dealro imperiale giap- persi vanno intonire èi cea- fratelli del Tralro dell'Opera di dora, ssplli di Toikio, dl lberto Bassora na, dat e più farli laderprali e bradro di presa in Germania, ba ar- finale na quale dito mei “alare dî Frales Remaia al tsalro Lessing di Berlino

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TSI TENZA ia RIA a I A Po dire e E LIZIITNA HEI RER P La Compagnia cella ballirina russa Pawlovo, ritornata da New Fork in Europa, festeggia dl Natale a Berlino. Sopra: L'eterne gara angisrsassione pre trevare la bellezza perfetta,

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dd DIVAGAZIONI Forse per reazione contro il soverchio è stucchevole dila» ire del color vino in tuite le sue gradazioni (stavo per diro in tutte le sue qualità) torna alla moda il turchino, che pro melte un buon ri ai nostri cechi già affaticati nel seguire le varietà del bruno che hanno imperato per qualche anno nei pt of egno di Non si vedeva che quello, dallo " cia legno di rosa ". dal "tonaca di frate" alla più tenaticona * ‘testa di negro” (Per chi non lo sapesse, e, profamo, si fosse fuorviato in queste pagine, i nomi summenzionali non totò che speciali gradazioni} Il vwitito semplice, turchino oscuro, nan stanca chi lo porta, sia pure con una certa frequenza, nè chi glielo indosso. La vedete una bella figurina, fatta più sottile dalla stoffa oscura e ben tagliata, col viso rischiarato da un colleitino crema o rosato, e la vita appena accennata da una lenia © sottile cintura sotto alla quale si aprono due vere e servibili tasche” Sarà sempre un inisemeo così sobrio ed elegante, da poter affrontare qualsiasi ora del giorno, così in casa, come fuori. La sa Vera Vergani, che, qualunque sia la bizzaria in vaga, predilige mella sila queste forme di wesiito aggraziato e quae famelullesco. Stanca di metterai in alta uniforme, per tutte le sere sulla scena, la nostra bella attrice se è invitata a colazione, a prendere il tt, a far visita dalle signore sue amiche, indossa sempre queste vesti quasi da collegiale, che rientrano nella vasta categoria degli abiti aperti 0 Jeanne Lanvin, conosciutissima nei due emisferi per gli ab- bigliamenti serali da lei rimessi in uwio, che arieggiano a co- stumi d'altri tempi, quasi stretti alla vita lunga e allargati nel guardinfante, ovvero nei partes laterali, ha aperto ora uno speciale riparto pri vestiti da nei Non parliamo delle cose buone per automobile che ormai non c'è sarta, per modesta che sia, ron me sia ampiamente piera: ma la signora dere anche poter trovare tuiti i pere ezionamenti per gli altri campi sportivi. Se la moda non en- trasse anche li, potrebbe necadere la miracolosa mostruosità che una povera ricca mettesse i calzoni per sciare, mettiamo, finchè siano in buon stata. E° precisamente questo che i sarti vogliono ad ogni costo impedire. Così si rinnoreranno, olire ai rudi restii comodi, le minuzie accessorie destinate ad illeggiadrire l'insieme, i so. prabiti ch ese che devono ricoprire tutto il dre nc i la giuocatrice lasci il campo attivo. Rinnoveranno le impellicciate eleganze russe, per il pattinaggio; i failirura, che fa tanò la camminata quotidiana, salverza della linea e della salute, è che vi permettono di agsistere a qualunque spettacolo sportiva, senza stonare con quello che vi circonda; prendendo cioè l'apparenza di ua faerale- parlà, quasi di vn dmalcur, ovvero ajiciemaza se non volete adoperare la parola inglese fan. Concludendo, il vestito sport comprende tutto quello che DELLA MODA si può sognare di pratico insieme è raffinato, le più iva- riate occasioni. E per quante case siano, vi sfido a trovarne una sola, nella quale la donna anche più virtuosa e modatta, sia contenta di comparire a proprio lei Una sola ne ho vista che abbia desiderato di sembrare tta, ma era sal iratro e în via mollo provvisoria, con uno scopo preciso da raggiungere, scopo che naturalmente devia al secondo alto... Ma non mi fate raccontare “La Passerelle". Poichè la Galli è a Milano, non avete che andarvela a godere in questa malto lemminile è piacevole commedia di Fridérique de Gressac. Jeanne Lanvin non è sola ad aver pensato allo sport, ché occupa ormai tre quarti del tempo disponibile per una bella oziosa, Siamo giusti « confessiamo che potrebbe impiegarlo anche peggio. O meglio, sscondo i pianti di vista. Patou, Chanel, Lelong, e tuiti gli altri ‘Gran sacerdoti" della pariginissima divinità, la Moda, provvedono attivamente alle necessità della vita all'aperto, mettendo così in favore la beltà in tutti i soi aipotti. Ed hanno l'abilità di persuadere le loro clienti che spen: dende di più fanno economia, Nan cè da dire, qualche volta hanno ragione, ma sono di quelle economie delle quali sono in grado di approfittare soltanto i gran signori. » per esempio, si è inventata una gonmellina da ap plicare sopra a un bel paio di calzoni da montagna; nei mo- menti nei quali la gonna impaccerebbe, si pub trasformare in una sciarpa. Mettiamo che verovimilmente la gonna sia paut: tosto esigua, e la sciarpa molto abbondante. Si può conciliare tutto, nel monia, anche la vanità col portafoglio. C'è un poco di reazione contro l'eccemo di mascolinità che ha cominciato coll’essere una specie di ostentazione è va so- stituendosi invece alla vera indole della donna. Peraino i sarti dicono: noi cerchiamo di ricondurre dolcemente la donna verso una linca più morbida e quindi più femminile. Ma che sem brerà la testina sempre più rapata, sopra un vestito cosidetto fon? Sembrerà pre a prestito, e tale, abimt, potrà talvolta apparire anche il vestito, quando la persona anziché snella è lanciata, abbia forme angoloie e mamiere brusche. Non è il sarto che possa riportare la donna alla sua grazia. E' la donna stessa che di quella grazia deve sentire il bisogno e la forza eternamente conquisiatrice. Niente varrà a persua- derla, Eincho mon senta di nuova il desiderio di un isetegno. Troppo forte, adotterà, senza nemmeno accorgersene, il tono decisa, il gesto risoluto, che vengono natuarali a chi prende le iniziative, entra in competizioni ginnastiche internazionali, e qualunque decisione prende da st, senza nemmeno consul: tare cogli ccchi colui che dovrebbe vegliare sulla sua dalce fragilità, L'esterno è sempre un poco il riflesso dell'interno. Biso- gnerebbe che i iarti icopribiaro come cambiare il modo di

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Ritratto di Emilio Fammanica

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(Disegna di ptt Ma emi sono così persuasi del loro illimitato potere, che not rialanno dal tentare. E chi sa? forse hanno ragione loro e Bontempelli, ih Nastra Deo, è il vero profeta. Ecco, in vista di questi piani, persino i calzoncini farsi pensare e di vivere prima di trasformare il vestita, mena aderenti, r dare la scalata alle montagne. sg iungono anche ai calzoni per amazioni un poco di gonna, il minimo comsentito, fors'anche aperta, invece di lasciare quel delicato ufficio al ceaf, che tentava in questi ultimi anmi di arrivare sin verso il ginocchio. L'armonia delle tinte rimedia talvolta a quel che di a può avere l'abito sportivo. La kasha, morbida e leggera guita a trionfare, perchè, esposte come sono all'umidità, "le lane solfici sona preferibili, come quelle che più facilmente si riavciuganà. Con una ruvida pelliccia di pony digradante dal marron la si al bianco starà bene un cappello. dello aieaso colore, e la Tata le scarpe, persino i guanti uguali. Più mar- bide, ci sono guernizioni di di Îliccia, non così esclusivamente sportive. L'angora, con lane bianche; la lince, l'agnello grigio a grossi riccioli si portano molto. Sempre in vista di quel ritorno alla morbidezza che si andrebbe perdendo nelle nuove generazioni femminili, per in- 55 da donna del iggo a giudi- Cal iL bb {TH corniziare di grazia ogni moto di donna, sono riapparse, dopo qualche anno di assenza, le frange. Anche i merletti ban ri- preio vaga, © i vogliono tini in delicate sfumature; for- mano, tanto sona alt, quasi l'intero abbigliamento irrale, tonuti su da un'apparenza di corpetto in velo; poco velo è molta scollatura, specialmente dorsale. E lè scarpe? Ho visto delle vernici prendere tinte svarianti nero al granata, per poter andare con un asprabito di questo colore. Ne ho viste di bianche, mettere fuori le inide- scenze della madreperla, per accompagnare mestiti chiari da messa serà, Si tmgono persino le pelli di serpente è quella di coccodrillo, per mettere d'accordo le cstremità {punta ro- tonda, ormai, per cantà) col reato della persona. La Regina di Rumenia, che è stata messa al correnie di tutto dai aarti parigini, prima di prendere la via d'America, viene minutamente descriità dai giornali di quel paris ogni malta che cambia d'abito, il che avviene abbastanza sovente, Face grazia dei veatiti © dei cappelli, osservo un mu- tamento che promette una piccola mivoluzione nella calzatura. La Regina ha sempre le calze e le scarpe di ugual colore. Questo farebbe prevedere la fine delle tanto portate calre di color carne, ma non ancora un ritorno alla cscara guaina tra- sparento, che assottigliava ianto la delicata caviglia femminile. M. ANTICA.

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56 NAVIGAZIONE GENERALE ITALIANA Linea di gran lusso Nord America Express “# Romi" 3i.osu tenn. 313 n iglia IATA, “Duflio"34.5 aaa dann. mi miglia orarie. "Colombo" isa ann. iP meg ia Gramit. Linea di gran lusso Sud America Express Li Giulio Cesare” à a &0t bonm., 30 miglia orario - Aug stus” (în allestimento). 3a.i00 tn. puù grande moto nave del mondo, A tale fiano sono adibiti afiri asîte piroscafi. Linea postale per il Centro America - Sud Pacifico ai piroscali : Weneruela, Napoli, Bologna, dec. La allestimento Orazio", f“ Virgllo" Motomai di 11500 icmnue id maglia ararle ciascand. Entrerà i tn linea astenna Lo: Linea Commerciale per il Centro America - Cuba - Pacifico. Linea regolare per l'Au- stralia — i{Servizià combinato cal Lloyd Stabasdoh. Falsi dra a di gira Ai pda, ihaginà fi freno a flat di sara and ry nil, pelli da carena ar bagagli, presso Saia già Liffiea pal i i prarar della Navigazione ibenerale ltaltana è @ dalia a da dalle da paias ali siate dell'ariene sai sima prataitamzali Ur pal epar alari ni a sua di ciaggi a ili farina. COMPAGNIA DI ASSICU- RAZIONE DI MILANO FONDATA NEL 1825 ll più antico Istituto di Assicurazione Capiiale Sociale L. 18.423.000 - Versato LL. 11.974.850 Incendio - Furti Vita dell'uomo Responsabilità Rendite mitalizie | Te | civile Grandine laralidità CONSIGLIO D'AMMINISTRAZIONE: Marietti Ca Ducka spia Fonti Comm A Fias: Porradaata Garanii lag Esa Cibaitppa, Amminlatcalare + Maul Rag. Prof, Viriorio - Bricachi lug. Comm. Francisco - Pascigl Dhai- inr Frasrersto = Sesia (ae, Li, Cibaatj » Tola (rane uni Crildlià + Va siti Ing Paale - Filippini Grand, LT, Gea. Pirro. DIREZIONE: Fereiti llii Cam. LIT, Es Grin, Duane è Bireadlo Dott, Armando, Farr feti Cleriri Ing. Eailio, Soprafania Casurala ramo sscradi Sede della Compagnia ; MILANO Via Laura MH.» AGENZIE IN TUTTE LE CITTÀ DEL REGNO Progelli e preventivi a richiesta. IMPORTAZIONE DIRETTA TAPPETI PERSIANI Unico deposito: A. P. LEVI . MILANO Piazza P. Ferrari, 3 (rimpetto al Teatro Filodrammatici) Esposizione e vendita permane Fate la minestra Brodo carne in Dadi MAGGI purissima e SA

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P fiere d'ogni foggia i ali calore dicenso

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ISTITUTO NAZIONALE DELLE ASSICURAZIONI I capitali assicu- rati presso l'ISTI- TUTO NAZIONA. LE DELLE ASSI. CURAZIONI cono garantiti dallo Stato oltrechè dalle ri- serve ordinarie è straordinarie del- l'Ente. Le polizze, quin- di, emesse dal- ISTITUTO NA. ZIONALE DELLE ASSICURAZIONI banno il carattere è le garanzie dei titoli di Stato. DIREZIONE GENERALE Le tariffe del- L'ISTITUTO NA. ZIONALE DELLE ASSICURAZIONI sono più conve- mienti di quelle delle imprese pri- vatee le condizio ni di polizza sono fra le più liberali. Attualmente i ca- pitali assicurati presso l'ISTITUTO HAZIONALE DEL: LE ASSICURAZIO MI ammontano a cinque miliardi e STITVIO GEA «DELLE RIVA APITALI AS TATL'OLTRE 1 MILIARDO - LEE CARAN TITE DALLO STATO=C APITALI E RENDITE [NS SEO ÎEs TRABIL L'ISTITUTO NAZIONALE DELLE ASSICURAZIONI, che è il regolatore del mercato assicurativo in Italia, ha Agenti Generali in tutte le città del Regno, nelle Colonie e all'Estero. L'ISTITUTO NAZIONALE DELLE ASSICURAZIONI ha partecipato con dieci milioni e mezzo alla costituzione della Società "LE ASSICURAZIONI D'ITALIA" (capitale sociale L. 20.000.000), la quale ha iniziato le ope- razioni dal | gennaio |924, esercitando i rami incend, infortuni, tnaporti.

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L'ALA All'alba del 4 novembre 1918 mille aviatori ita- liani morti per causa di guerra si levarono a volo dai loro sepoleri, e cogli eroi commilitoni della terra e del mare celebrarono anch'essi la Vittoria. - Insieme alle S1 Divisioni dell'Esercito che il bol- lettino Diar nominava, ed insieme alle forze del mare, milleocttocento velivoli italiani è venti dirigibili erano stati pronti nei campi del Veneto e negli idroscali dell'Adriatico, e di essi Goo velivoli avevano diretta» mente cooperato allo sforzo finale, Gli ultimi mesi di lotta avevano veduto l'Aero- nautica assurgere a sempre maggiore potenza. Non ancora le sue vere possibilità d'azione erano entrate nella comprensione di tutti, non ancora la sua strut. tura organica àveva raggiunta l'unificata forma idonea al maggior rendimento, tuttavia per la bontà dei ver livali è sopratutto la prodezza dei combattenti celesti, dall'Adamello allo ]Jomo, sull'aviazione nemica, la no- stra aviazione aveva ottenuto nel cielo l' indiscussa supremazia. IL LETARGO Nei mesi è negli anni che seguirono fu la penitenza di quel trionfo. Nata nella guerra e per la guerra, la nostra aviazione, di cui prima del 1915 era appena tollerata l'esistenza, fu considerata arnese trascurabile per le eventualità belliche future e inutile frattanto all'opera di pace, Noci di parsimonia, triste spirito di rinuncia, stanchezza fisica e morale, consigliarono di smobilitare rapidamente le schiere alate. Tra 1 volatori, anche tra quelli ch'erano stati più valorosi contro al nemico, molti furono co ati loro malgrado, molti mancarono di perseveranza è di fede, temettero i giorni freddi, si rivolsero ad attività più lucrose, I velivoli ed i motori disertarono le strade del cielo e furono ammassati nei capannoni; gl'inverni lì impregnarono d'umidore e di ruggine, le estati li co- cosparsero di polvere e fendettero d'arsura. Mancavano danari a miglior ricorero e a sufh- ciente manutenzione; ben presto di tanto valor di milioni non rimasero che ingombranti fastelli di fu- soliere è d'ali, di tanto veloce fragore nòn rimasero che inerti cumuli di ferrame inutile. Si ritenne d'uopo vendere, donare, pagare chi accettasse il dono, bru- ciare i doni rifiutati, sgombrare, liquidare, dimenticare. Fra gli aviatori ancor militari è quelli che avevano spogliato l'uniforme, v'erano gli ansiosi delle grandi intraprese e dei lunghi voli. E levarono grande cla- more. Per increduli che fossero, i governanti d'allora dovettero pertanto riconoscere sig dgr d'im- pi sco non poteva del tutto annullarsi, è coil alimplego civile aveva diritto di nascere e vivere, Pure con insufficiente appoggio di danaro, qualche impresa fu tentata, Transvolate dall'uno all’ altro oceano ed attraverso le Ande, viaggi e missioni com: merciali in vari paesi, voli ed impianti nell'oriente prossimo. Infine, sebbene attraverso imprevidenze ed errori e sperperi, l'ala d'Italia, ch'era dura da morire, transeolò meravigliando i popoli da Roma all'Impero del Sol Levante. Tuttavia, nell'amarezza dei giorni senza speranza, in conspetto di quanto nel frattempo facevano gli altri DELLA VITTORIA popoli, che riducevano ma non disperdevano la pro- ria aviazione militare ed irrobustivano le penne del- ‘aviazione civile, le imprese suddette non erano che rapide ebrezze dalle quali il dolore della rinuncia ri- nasceva più acerbo. L'anima nazionale era diventata fiacca e nervosa, la tabe della indisciplina l'avvelenava e la rendeva impotente. Era stato detto con ragione: “ Insorgere è risorgere", ma v'erano di quelli che insorgevano per sovvertire. Ricordi delle glorie spente e torbide recriminazioni, palpiti d'italiano amore e piccole invidie, nobili aspi- razioni di grandi ali e meschine cupidigie, tutto ciò si mescolava e turbava gli awiatori, L'aviazione militare e civile aveva dei capi, è Cioe storo subirono la incomprensione dei governanti da cui dipendevano e l'insofferenza dei gregari ch'erano dipendenti da loro. Veramente allora: “l'ombra della fusoliera alata fu simile all'ombra della croce. IL RISVEGLIO Anche di fronte all'aviazione, il primo e maggior merito degli uomini che nell'ottobre 1923 riconquista» rono agl'italiani una Patria, consistette appunto nel- l'aver ridate agli aviatori una fiducia ed una disciplina, appagando le oneste speranze e sperzando le sterili congiure. Placati gli animi, cominciò l'opera immensa del riordinare. I tempi trascorsi avevano lasciato l'aeronautica in una situnzione ben triste, mentre all'estero alle at- tività realizzate facevano seguito più vasti programmi, mentre nelle discussioni internazionali l'influenza del- l'Italia era immiserita dalla sua inefficienza militare, è la situazione politica era assai delicata. Perciò fu l'aviazione militare ad avere | primi soccorsi, Li quella ch'era stata l'ala vittoriosa non rimanevano che 209 velivoli non tutti idonei al volo e 484 volatori. Questi residui, ch'erano divisi fra Esercito e Ma- rina, furono riuniti sotto una sola autonoma direzione, nella ipotesi, poi ben confermata dai fatti, che tale unificazione e tale autonomia giovassero alla più eco- nomica gestione ed all'utilizzazione più fruttuosa. Mettendosi a capo del nuovo ente denominato Commissariato per L'Aecranafica. Benito Mussolini intese dare a tutti i volatori, insieme ad una ferma promessa, anche un fermo comanda. Le industrie, nella lunga inerzia rimaste svigorite, sprovviste di maestranze, scarse di materie prime, ebbero direttive e commesse di lavoro, dapprima dei tipi di velivoli già in uso (per provvedere agli imme- diati bisogni) poscia dei nuovi tipi che in rapporto alla p ogredita tecnica si venivano ideando, Gli impianti dei porti nerei furono inventariati, la loro proprietà fu trasmessa al nuovo ente, e sotto il nome di Demanio aeronautico costituirono in certo modo il suo patrimonio, Essi erano scarsi, deserti e deperiti, incomparabilmente poveri di fronte a quelli analoghi che sono patrimonio dell'Esercito e della Marina; tuttavia furono subito riattati, attendendo che in prosieguo di tempo, secondo le possibilità con- sentite dagli aumenti di bilancio potessero essere mi- gliorati aumentati.

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Insieme ai problemi del materiale e degli impianti occorreva provvedere ai delicati problemi concernenti nell iclre far di questo severa cernita, oculato lutamento, alacre istruzione, concedere emolumenti non avari a chi rischia giornalmente la vita, perequare, unificare, ordinare le carriere. I volatori, riuniti in Regia Aeronautica, non fu rono più figli raminghi dalle armi onde provenivano, ma formarono una sola famiglia ed ebbero comune il manto Li l'uniforme. Con ingegneri specializzati nelle costruzioni aero- nautiche ali quelle che all'aeronautica si riferiscono, si formò un corpo militare: il (Genio aeronautico, Con laureati in discipline giuridiche e commerciali si formò un altro corpo militare: il Commissariato aeronautico; incaricato di provvedere all’a ravvigio= namento e ad ogni altra necessità di «ita della nuova forza armata dell'aria. Di tale forza armata fu studiato l'ordinamento persprica la ripartizione, la dipendenza VEN enti impiego (stormi, gruppi, squadriglie) ed il congegno dei servizi, L'addestramento dei reparti volatori così resi vi» venti ed operanti, ebbe un impulso vigoroso con gare e con esercitazioni di dettaglio e di complesso, spe cialmente per quanto concerne quella parte di avia- zione che adempie missioni ausiliarie pel R. Esercito, i ricordino di tal iodo le esercitazioni nel Garda, l'azione di Corfù, la radunata nord orientale, le competizioni della Coppa Baracca, In quanto all'aviazione civile, nel periodo che chia- meremo del riordinamento furono incoraggiate scuole di pilotaggio e altre private attività, si lavorò con metodo alla preparazione delle aviolinee italiane, si redassero ed approvarono la legge ed il regolamento sulla navigazione aerea. Finalmente si predispose è si attuò quella ch' era stata la più cara aspirazione d'ogni aviatore perchè considerata come il riconoscimento ed il coronamento della unificazione è dello sviluppo aeronautico; la trasformazione del Viliani in Ministero, LA PREPARAZIONE La costituzione del Ministero dell'Aeronautica av. venuta per virtù del R. D. 1513 in data do agosto, non rappresentò una soluzione di continvità nell'opera di ricostruzione della Forza armata dell'aria, ma re- sterà ciò non pertanto per tutti i volatori una storica data, almeno pari a quella del 38 marzo 1923 del de- ereto di costituzione della R, Aeronautica unificata. Colla costituzione del Ministero, l'aeronautica ebbe oprio bilancio, dapprima stralciato da quello del inistero degli affari esteri di cui faceva parte, "ast preventivato come cosa a sé dal cominciare del uglio di quest'anno. Pertanto, chiudendo la fase di riordinamento, l'ae- ronautica cominciò con tali provvidenze il proprio periodo di sviluppo. Il lavoro d'ordinamento fu sviluppato colla costi- tuzione delle Zone Aeree territoriali, col migliora» mento della struttura degli enti centrali e dei rap- porti fra loro, con l'avviamento ad una definitiva sistemazione della figura e delle attribuzioni di alcuni enti periferici destinati all'impiego e di altri che provvedono ai servizi, Da ciò anche l'andamento dei servizi trasse no- tevoli giovamenti, specie per quanto riguarda il mec- canismo della gestione è i controlli amministrativi, L'opera d'addestramento ebbe sviluppi ed attua- zioni che culminarono nelle esercitazioni aero-navali nel 1935 è nel 1926, colle esercitazioni combinate col R., Esercito nel Canavese, nella collaborazione aero- nautica alle esercitazioni sperimentali sul Trasimeno, oltre a molte esercitazioni in compiti ausiliari nel- l'ambito dei Corpi d'Armata, ed a prove e gare di bombardamento e di caccia, tra cu le competizioni per la Coppa Baracca, Non quale indizio di addestramento della massa, mi quali campioni di éssù, sparsero presti lo è fama all' rca italiana le imprese di De Pinedo e di Nobile; anche giovarono allo stesso fine vari impor- tanti voli compiuti da aeroplani è da idrovolanti in diversi cicli di Europa, L'istruzione del sonale fu curata mediante la istituzione od il miglioramento di Corsi superiori ufficiali aviatori, col perfezionamento dell'Accademia aeronautica, con lo svilappo di Corsi premilitari di artieri del velivolo, del motore e degli accessori, stru- menti ed apparati che sul velivolo e per il volo ven- gono adoperati, Infine l'educazione fisica ebbe l'impulso che merita nell'intento di incitare il personale a conservare il personale a conservare il corpo agile è forte, onde prolungare il suo periodo di idoneità al volo, In quanto all'aviazione civile, la lunga vigilia di studi di trattative all'estero e con gli aspiranti as- suntori di imprese ha ottenuto un lieto risu alato, pre= cisamente durante il primo anno trascorso dalla co- stituzione del Ministero, Qggidi darne sono in esercizio: Torino, Pavia, Venezia, Trieste: — Genova, Roma, Napoli, Palermo; — Brindisi, Atene, Costan- tinopoli; «= Venezia, Vienna, LO SLANCIO Se tutto usata fu fatto, e molto altro che troppo lungo sarebbe l'elencare qui, assai più vasto e pro- fondo lavoro resta da compiere, pel quale non sol- tanto scienza ed esperienza, non soltanto ponderata riflessione e probità cecorrono, ma pure occorrono fervente fede e impulso d'amore e pervicacia per vin- cere contro ogni tradizionalismo inadeguato ed ogni scetticismo rallentatore. E” una nuova fase del P dell'aviazione che ora si inizia per volontà di Benito Mussolini che ha messo il generale Italo Balbo alla testa delle schiere alate. Se l'istituzione del Commissariato fu un'ordine di rinnovare, se l'istituzione del Ministero fu un or- dine di costruire, al nuovo Sottosegretario per l'Ae- reonautica viene commesso il compito d' aumentare in potenza e grandersza la forza armata dell'aria. Potrà aumentare il numero dei volatori militari per effetto d'una sagace opera di reclutamento, ma sopra- tutto aumenteranno le qualità dei volatori, perché una legislazione perspicace ed equanime già elaborata sarà condotta a compimento e promulgata, per la se- renità d'ogni animo operante e combattente mei cieli. Potranno aumentare di numero e si ingrandiranno gli aeroporti militari, per ospitare i nuovi reparti, ma sopratutto sarà dato impulso al miglioramento della igiene e del conforto di vita sugli aeroporti lon- tani da centri abitati e specie sui molti installati in zone malariche. Potranno aumentare di numero le squadriglie mi- litari, per attuare il programma d'una vasta forza aèreà, ma sopratutto ciascuna squadriglia completerà e perfezionerà le ch dotazioni, acciocchè alla potenza icata corrispon da una potenza sempre maggiormente elettiva, Potranno aumentare di numero i velivoli ed i mo- tori ed evolveranno col progresso tecnico le loro ca- ratteristiche di carico di velocità d'ascesa, mà sopra- tutto ogni studio ogni cura ed ogni spesa sarà pro- seguita con perseveranza per migliorare in pace la

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tall 0 - ” : i SE l'on. llalo Balbo, Sollovegrelario di Slato per È Aeronautica. sicurezza del volo contro l'incendio contro lo schianto contro l'arresto del motore contro le insidie delle me- teore e dei terreni accidentati. Sarà perfezionato sempre più l'addestramento di volo del personale, ma sopratutto si procederà a si- stematiche esperienze per realizzare il progresso tat- tico del bombardamento della caccia della esplora- zione per l'armata aerea, acciocchè le caratteristiche del mezzo aereo siano sfruttate pel miglior rendimento offensiva è difensivo, è l'ala non resti anchilosata nelle forme consuete dell'impiego guerresco. Saranno spromati i i volabri ad aumentare sempre più la propria cultura generale professionale militare, ma so atutto sarà vi ilato che non s'affievolisca € non s'intristisca mai in loro le spirito del colalore, giac- chè a sommo d'ogni potenza bellica sta il fervore del rischiare e dell’ ‘offendere. Sarà dato incremento al completare i servizi che assicurano la vita e l'azione dei reparti volatori, ma sopratutto sarà studiato con accorta scienza senza irretirsi in analogie spesso fallaci, l'ordinamento dei comandi dei reparti dei servizi, per raggiungerne la tilizzazione massima e migliore. Saranno completate, rafforzate, estese le aviolinee di trasporto, attuando quelle già predisposte (Roma, Napol, Brindisi; - Milano, Ancona, Brindisi; - Roma, Cagliari; - Napoli, Siracusa, Tripoli}; ma sopratutto sarà dato uno sguardo ed un aiuto alla aviazione tu- ristica ed alle private attività aeree utilitarie, emtando a quest'Ape dare, di restare invischiata nelle erudeli reti fiscali ed anche, se possibile, nelle leggi cautelose. Così vasti e complessi problemi attendono il nuovo Capo. alle nuove industrie da incoraggiare e sorreggere sia pure con parsimonia prudente, ai volatori in con- gedo da allenare e disciplinare sia pure con liberali concetti; dai TADDOrS con le altre Forze Armate da precisare con gelosa tutela dell'unità aeronautica, alle rossi gr comunali fasciste da indurre a predisporre np di fortuna e nominativi visibili dal volo. quest opera immensa Italo Balbo è valido. Ma gli occorreranno i mezzi necessari a tanta fatica. Qccor- rerà che il danaro dato dal Paese alle sue Forze Armate, sia ripartito fra di esse con perspicace intuito del loro pr ionale valore nella erra ipotetica del domani, giacché forse in un altro Vittorio Veneto sarà l'Ala rinata che potrà rinnovare la Vittoria. AMEDEO MECOZZI.

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Visioni carfase 00 esperimenti interessanti della navigazione cerca: Un arroplamo segue le vicende d'una gora dell'yachi reale " Britannia", Sopra: Sl dirigibile caglese Rors prova dl inaaporto è il lancio dt celicali.

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leer i /etsie——. == Lo sport nel Giappoar: Una gara di nuoto nella piscina di Tamagawsa f Fabio]. Sopra: Speltacole di falla durante una partita di baseball.

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PAESAGGI E SPORTS INVERNALI Prodezze acrobaliche d'una gn di cam- pioni del pattinaggio. Fa aarezzi a È ET di br ai Pa Lu ff dl pe La belliniima conca di Cortina, atecca invernale degli «sportomen.

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h4 Ù A sinistra: Mosagggio invernale con diocani sciatori - Le moderne sirene della neve, LA NUOVA GIOVENTÙ DEVE AMARE LA NEFE Celi sports invernali richiedano sopratutto tenacia è costanza; per questo, indubbiamente hanno così benefici effetti sull'organismo e sul temperamento di chi li pratica. E un compito sociale è nazionale diffonderne la pratica specialmente fra i giovani sui quali la Fatria dovrà contare, PT Ae” I i | LO “ » — o 4 : ; L SEC n ni | li = © II tai U el I) LÌ T.li TI DL | el h Ò ì I || A Ì | (2) | | è i e a | Pia tr=ih o (gigia re ci ie il. fmi alli. a "ig i calva hi - cdi r eorr=Pm een La lezione di vci all'amica. Una partita di bockey sul gbisccio a Cortina,

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bi ZITTA RT “ii d'ali A diadia: i giardini di Taormina,

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l'alelao arl Dolomiti.

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ESERCIZI FISICI E SPORT PRESSO GLI ANTICHI EGIZII Le giovinette americane che cor- rono sulla sabbia compiendo movimenti ritmici, forzando le flessioni della coscia sul bacino o le abduzioni della gamba dal restante corpo, per cooperare alla formazione di un tipo femminile più forte e più snello, proclamano che esse stanno instauran una educazione nuova, proprio così come affermano che esse elaborano un nuovo tipo femminile. Noi siamo molto rispettosi di questa donna ame- ricana alta, fine, bella è forte, e sappiamo che essa ha finalmente trovato il modo di dominare l'uomo è di valere più di lui, o almeno sappiamo che essa pensa di valere più del suo compagno. Le giovinette americane debbono dissilludersi sulla novità dei loro esercizi: la civiltà era bambina e le donne non diversamente degli uomini pensavano già a farsi forti e snelle. Parlo di civiltà bambina: non della civiltà ellenica che ha bensi educato la giovinetta all'esercizio fisico (a Nemea si tenevano gare che erano esclusivamente destinate alle fanciulle ed esercizi si compievano a corpo nudo anche nell'inverno sulla neve), ma non ha vor luto che prendessero minimamente parte a quelli degli uomini: tanto che una donna che avesse partecipato ai giuochi olimpionici come semplice spettatrice era punita colla morte. L'esempio più antico e saliente di eduzione fisica sistematica della fanciulla ci è offerto dagli egizii. Più noi sondiamo la storia di questo ct più conosciamo le documentazioni della sua arte mirabile © più siamo presi di ammirazione. Verrà anzi un giorno nel quale forse alcune situazioni mentali si sposteranno: e non si A più nella civiltà ellenica la prima giovinezza da sioni o civile, ma si rintrac- cierà la primavera della civiltà nel popolo egizio che assai prima dell'Ellade conobbe e valuto la bellezza della vita e ne seppe riflet- tere le luci in tutte le ma- nifestazioni materiali. Quando Atene non era ancora una città, già la ci- viltà egiziana aveva un suo netto e ben definito signifi- cato: appena appena Creta, sotto l'opera savia di Mi- nosse, affermava la sua wita e già l'Egitto aveva dato opere alte di bellerza. L'Egitto aveva valutato tra l'altro la importanza delle esercitazioni sistematiche per la formazione di bei corpi robusti: ed aveva dato una sicura importanza a questa parte di preparazione fisica, I documenti che attestano nettamente questo amore per l'educazione fisica intesa ià in una significazione definita e netta, sono varii, lcuni appaiono indiretti, ma altri sono diretti, asso: luti e non si prestano a discussioni. Forse la documentazione illustrativa più evidente è quella di Beni Hassan. Questo villaggio egizio è posto sovra una delle necropoli della dinastia e presenta molti graffiti, molte decorazioni, molti ipogei ricchi di seritte, di opere di pittura e ee permettono a noi un esame analitico di talune parti della vita egizia in questa epoca. Percy R. Newberry ha raccolto e studiato le opere pittoriche (si tratta sempre di opere in parte grafite o poste in rilievo ed in parte colorate) che si riferiscono ad esercita- zioni fisiche propriamente dette. Sono alcune centinaia di figurini, talune assai accurate, altre appena schematiche, tutte rivolte alla rappresentazione di scene di esercizi fisici, Le più interessanti sono le scene delle lotte. E' una vera e propria lotta eseguita con definite regole Ai scuola, La documentazione al riguardo é così ricca che noi possiamo ricostruire tutti i momenti della gara. Chi esamina il documento vedrà con meraviglia che sono esclusi molti colpi: certo tutti i colpi al basso ven- tre. I modi di presa, di debellamento dell'avwersario, sono sostanzialmente gli stessi della lotta quale noi vediamo combattere nelle nostre arene. Si sarebbe spinti a dire che il termine di lotta peo romana dovrebbe essere spostato e corretto in otta egizio greco romana, poichè certo i greci hanno esercitato la lotta assai dopo gli egizi. Anche in altre tombe ed in altri monumenti si hanno segni espressivi di queste manifestazioni fi- siche (così ad Abydos) ma nessuna È ricca di figurazioni come grill qui ricordata. Nelle documentazioni di Beni Hassan è interessante rivelare che anche le fan- ciulle si danno ad esercizii di lotta. O almeno si hanno figure che dicono come le fan- ciulle compiessero esercizi acrobatici veri e propri di una certa complessità è di una notevole difficoltà. Seb bene i disegni ed i graffiti come i basso rilievi abbiano la peculiare espressione di tutte le rappresentazioni frontali proprie degli egizi, la sa egli atteggiamenti delle anciulle acrobate o nelsalto è perfetta. Si scorge che già si aveva una nozione molto esatta dei vari atteggiamenti, Evercirio acrebalico ii giovinetta (calcare nel Missra di Torino)

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La strulferàa del busto tdprime l'impartanza del prrsenaggio e indica la consllerazione degli E- gizii per le forme alle Mebe. dei vari momenti, delle guise più loc giche per compiere un esercizio, Più tardiin Gre cia le fanciulle a- vranno manifesta» zioni loro proprie di esercitazioni fi siche: e non man cheranno vere gare esclusivamente ri» servate ad esse, Ma questa dor cumentazione egizia dice che più l'eser- citazione è perfetta econdotta con tutte le norme di una buona scuola. Per- fetto l'atteggiamen- to;logica tutta la di- namica, aggraziata la manifestazione. Siamo ancora al 26500 prima di eppure le norme di una buona prepara» zione sportiva sono già stabilite. Non saprei ove trovare più espressiva documentazio- ne della figura colorata di danzatrice che £ al' Mu- suo di Torino. La figura che risale alla XII dina- È stia & perfetta: la danza- trice è rappresentata in gon- nellino succinto mentre si flette dorso verso terra. La posa del corpo nulla lascia a desiderare: è se 1 la espressione artistica è no- i Va: bile, non meno significativa ; a è la nettezza di rappresen» tazione dell'esercizio per st medesimo. Pure in nltre figurazioni abbiamo documenti di giovani attenti al remo così come si preparassero ad una regata, Nella mirabile scoperta di giocattoli egizi fatta tre anni or sono (ora al Musco del Cairo) si hanno pure figurine colorate in legno che danno una netta idea di giovani in ta. Non manca ai remi- gatori altra cosa se non il sedile scorrevole: per il cesso pote essere copiati da giovani rematori moderni. Bassorilizco ‘n raffiguranie Ra a allo funtisnario alla peed TW Dinastia (Museo del Cairo). I greci hanno for- se cercato espres- sioni di maggior grazia nelle eserci- tazioni fisiche: ma & difficile pensare che gli egizii non avessero già pen sato a trarre dalla esercitazione tutto l'utile che se ne pera trarre a educazione gioventà e per il suo irrobusti- mento. La civiltà era ancora alla sua prealba nel bacino mediterraneo, ma già gli egizii ave: vano compreso la pese di una savia e forte prepa- razione castra fisica dei giovani e già avevano dato corpo e norme & sistemi di prepara» zione per formare corpi snelli e forti. Alcune delle loro statue attestano del successo che questo metodo aveva avuto. Le acque avevano per essi, assai prima che a Creta, assunto valore di purificazione ed il bagno al fiume {si veda la figurina di giovinetta che scende nel fiume) aveva parte costante nella vita di una popolazione che al Nilo doveva la sua ricchezza. La lotta, il salto, la corsa, il remo si erano già rivelati come strumenti di irrobustimento e di educazione. Sono mancate le grandi gare, gli organamenti semi- rituali che in Grecia da- ranno valore peculiare a tutte queste manifestazioni. Ma con tutto ciò resta il fatto che all'Egitto spetta l'avere per primo dato vita ad un sistema di esercizi fisici educativi e di sports regolari: e nella meravigliosa civiltà di questo popolo dobbiamo cercare i primi i di questo lavoro pa- ziente sul corpo per renderlo bello e forte. E. BERTARELLI, Î disegni sono folli da «collare è pilfure egiziane cbe rappresentano esercizi sportivi fistta, salto, ballo].

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-— - - [SCR id i lira -—= care ce Gi > a . Fedita è insieme dello Slobilimenta Cartificio Ermolli mallo Stato attuale f1gr68). IL CAV. CARLO ERMOLLI E LE SUE INDUSTRIE La grande tragedia curoprea che vide rovinare e scompa- rire irrimediabilmente molte tra quelle imprese che fin allora erano vissute di vita gagliarda e promettente, vide pur ger- mogliare e crescere molie altre opere di cospicua natura in- dustriale, le quali traovano impulso dalle sissse vicende e netniuità del iravaglho bellico. Una di tali aziende ita liane già pervenute a un noe iorale pedi di sviluppo, la Griovaani Ermelli, privata di colpo dei propri stabilimenti in Austria, seppe e potè man- tenersi in vila, con un sacri» fcia degno della tenacia è del pairicitismo di quanti ne raeggevano la critiche sorti. E costinuando l'esercizio degli stabilimenti in Italia, altri an- si nè creò. Ora prima di procedere avanti, giova nifarsi al tempo in cui dalla natia Varese, ove era stata fondata dal padre (Giovanni Emmalli una mos desta azienda di legnami, il (Case. Carlo Ermalli è il com: pianto suo fratello Giuseppe citendervano la loro attirità in Italia © all'estero, Tn Italia siabilivano depo- miti, segherie, wffici a Dome gliara, a Udine, a Siarione per la Carnia, a Maggio Udinese; ifi Shustria, a Villaco: in Car rinzia, nella Carmola, in St ria. Particolarmente in Mog: gio Udinese, nidenio centro di Sono abitanti, nella Valle del Ferro, ove fino al 1904 non era sorta alcuna industria no: tevole, la Ditta Giovanni Er- Ti reg. Carla Enmolli, Cavaliere del Lavare. molli portò il hervore della vita indusirialo: da prima, cioò, una segheria ch'è tra le più importanti della Carnia, e un pic» calo impianto elettrico grazie al quale quella popolazione potò per la prima valta godere iell'illuminazione elettrica. Nel 1913, il Cav. Carlo Ermolli, sempre secondato dal fratello Giuseppe, ebbe l'idea di fondare in Maggio uno sta- bilimento per la fabbricazione di quella carta da imballo che in commercio è concaciuta sot to il nome di " camoscio ‘; marc che fin allora era melo» sivamente importata dall'A siria e dalla Germania. Trai tavasi di fabbricare carta pre- valentemente a base di casca- mi di legno con uno speciale procedimento lin allora a plicato nei paesi tedeschi. Li dea era quella di accomunare le due industrie: quella della lavorazione del legname è quella della fabbricazione del la carta, utilizzando i cascami delle segherie, che prima ve niranò diatruiti è venduti a prezzi inrisori. Così venivasi a liberare l'Italia dalla suabordi» nazione all'estero per un pro dotto «di largo viso come il “camoscio ” da imballo. La ulilizzazione dei cascami aa- rebbe poi avvenuta in modo che i cascami propriamento detti (sfile) servissero come principale materna prima, è la segatura come combustibile. La nasità della progeliata industria ebbe l'ufficiale nico» novcimento dal patrio governo il quale le accordò l'esonero

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FI === Sala delle macckine continue durante il ripristino eseguito dope l'invamone nemica nel 1919. fiscale quinquennale siabilito dalla legge per le industrie nuove e tendenti a emancipare dall'citero l'economia nazionale, Le difficoltà e i sacrilici per attuare l'impianto non furono pochi nè lievi: ma gli aforu furono coronati dal più degno SUCCESSO, Già nel igi4 il Cartifcio Ermolli di Moggio tabbricava carta camoscio non inferiore al “ Chamois” tedesco: prodotto che andò acquistando ogni di più il favore del consumatore ialiano, Tornando a quanio accen- navamo in principio di questo scritto, abbinmo da aggiungere che in Moggio, malgrado gli ineritabili impedimenti della guerra imperversanie a pochi chilom:etm e malgrado le fre quenti visite dei velivoli nemici da bombardamento, la segheria © la cartiera continuavano im perterrite nel loro lavoro. Con la iventara di Capo: retto, la Ditta Ermolli mon si ritirò dal avo posto di batia- glia sul lavoro, se non insieme all'esercito. Ma senza arene dersi; pronta, anzi, a ricosiruire e sbdarel Poi, arnide l'immancabile Vittoria: è pochi giorai dopo Il Cav, Care Ermoll ta Mog- gio: senza balier ciglio coauala le rovine 0 le esportazioni per- peirate dal nemico nei audi stabilimenti: adana tutte le vecchie e nuove energie, sor- ride alle iperanto è proferisce un ordine: ricostruire iulto € al più presto, E già nel 191 suna x foco la ua e nel igao la cartiera, senza aspettare i risarcimenti di guerta. Ma riprisiinare non basta. L'industria che ai lerma, muo- UA re. L'azienda del Cartificio = fo visne costituita in Società Ano: LI e TA mima della quale il Cav. Ermoalli è il Presidente e l'anima» tore inseme col consigliere delegato, Rag. Edoardo De Grandi. L'apporto di muovi capitali e di competenze tecniche di primo ordine assicurano alla trasfigurata industria sorti più prospere. Viene posta subito allo studio la costruzione d’ un impianto idroeletirico per dotare la Cartiera di forza propria. Si tratta di trasportare l'acqua da una valle ad un'altra. L'im- pianto è progettato nel 1953: nell'autunno del 11934 è compiuto e funziona alla perfozione, Ve- ro record di velocità per chi conosca le diflicolià burscra- L tiche frappose all'ottenimento della concessione governativa, le difficoltà tecmiche inerenti a tutti gli impianti del genere, le } difficoltà voesifilm dalle tbrsso impianto costruito in terreno ) particolarmente aspro nel qua- le pareva che la natura volesse mettere a cimento tutta la te- nacia degli womini. n Così il Cartificio Ermolli i di Moggio Udinese, sorto e ri. sorto per l'iniziativa e la te- i nacia del Cav. (Carlo Ermalli L e dei suoi collaboraton, vive ° dando lavoro a circa 100 ope- rai; mentre i suoi dirigenti si fipromeltono, a presso d'agni i sacrificio, di portarlo a ulte- | riori sviluppi con l'impianto LL d'altro macchinano; per modo | che ne derivi sempre mag- giore prosperità alla popola» rione locale, è l'Italia abbia L per lo speciale prodotto a ni durre sempre di più La impor Sl tazioni dall'estero. 4 Per le sue benemerenze il HKag. Ermalli fa mel 1921 insi- If guito deliitolo di Cavaliere al merito del lavoro, fra un inipu- diodigratitudine da partedical: | laboratori, operaie abitanti in S genere della ridente Moggio. M. V. GASTALDI, Diga e serbatoio dell’ impianto idreslettrice.

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72 una nuova rivista illustrata HI Ti comando del Duce per la battaglia eco- ul nomica ci ba indicato un compito nuo. ‘A Fra pochi mesi pubblicheremo un perio» dico simile a questo, che vara dedicato alle nicobezze naturali del nostro Paese, L'Italia è bella; ma è anche ricca. I cantori della nua bellezza vono docunque. Noi vogliamo essere gli esaltatori del meraviglioso patrimonio donatole dalla i Natura, Neal" Popolo d'Italia" e nel prossimo numeròo de “La Rivista” s0- sa ranno comunicati mag- i fi, ii giori dettagli sulla nuora ù pubblicazione.

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‘i de earTteo=AT FCI THAA=- Tae Tramela EFlalirica = Panle cul Po i Picecnza. SOCIETA BRIOSCHI PER IMPRESE ELETTRICHE . MILANO A quali grandiosi sviluppi e prodigiose applicazioni, sianà pervenute l'industria e la tecnica eletiriche, in questa augusta terra d'Italia cho divinamenta avanza verto le mito più arduo della riacquistata civiltà imperiale: è cosa di cui la ponderata considerazione non può ciscr oggetto di brevi scritti come questo, l'uttavia, da poi che ognuna delle imprese elettriche italiane concorte inlensamente cd ellicacemente a costituire il comune impulso mero il quale “ l'elettrico ” dilunga il proprio raggio d' influenza è d'azione: possiamo a mana a mano inizattenerci sa taluna azienda da vero mentevole di commento. Uaa, che di cib ci par degna, sia per il meraviglicio avi» luppo raggiunto in pochissimi anni di vita, sia per l'ampiezza © limporianza della sona in cui cessa caplica l'attività propria, È la Società Beiacehi per Imprese Elettriche, Nel 1908, ad iniziativa dell'Ing. Franco Brioschi, veniva costituita e fondata la Società Brioschi per Imprese Eletiriche, anonima per aziona, con un modesto ca- italo di foacoo ire e con sede cen trale in Milano, via Foro Bonaparte, s1 {ora Via Giacomo Puccini, 5). Una prora dello sviluppo enorme conseguito dalla da zienda in questi pri mi luatridi sua vita, può essere anche data dalla cospicua tomma cli hro 4É milioni che costitui» scono l'edierno suo capitale sociale, mentre i sissi introiti annui unitamente n quelli delle aocsetà Gliali raggiungono la cifea di a4 milioni. Il primo cons glio venne costituito dall'Ing. Franca Brioschi in unione ai signori Ing. Et tare Conti ed Ing. Adolfo Comi, che oggi ancora fanno parte del consiglio ampliato. L'azienda diede inizio alla propria attività studiando e at- tivando ua ben congegnato piaso di diatrburiane dell'energia clettrica mel Lodigiano; di qui allargando il suò raggio di azione, enîrò nel Piacentino, nel Parmense e in una parte del Crimoneie; onde oggi possiamo già dire che la Società Brioschi per Imprese Eletiriche da sola riformisce di energie una della più importanti è induatri plaghe dell'alta Italia. . La Società Brioschi, inalire è interessata nelle iraminto «i Piacenza, ala ciltadine che provinciali: nelle ascistà filiali di distribuzione tro elettrica di Cerro al Lambro, Società Elo tnica Val d'Arda. E" pure iatrressata nella Società Italiana Folembray di Borgo San Donnino, la ben nota ed importante azienda che si occupa della costruzione d’isolatori di veiro. Amiamo riprodarie uno schizza dal quale è agerala trarre l' idea pres- sacchi matta della sviluppo d'azione lella Sosierh. E ameremimo anche riprodurre se forse possibile, un qual= aiasi segno grafico che valeiso a tras durre la nobiltà è la serietà degli in- iendimenti indu» striali che la Sa cietà si propone. Ma non possiamo; chè alcune semplici linee gragralica= menie coordinate sun valsero mai a rendere gli sforzi & le speranze di cui 5 alimentò una ga- gliarda impresa ine dustriale, prima di effertuare i grandi progetti © di assol- vere i propri destini, M.V. GASTALDI.

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L'EREDITA DI VULCANO Quando 2 dice metallo le più pigre fantazie non mancano di rappresentare alla mente imagini di profon- di squarci inferti ai metallici visceri della madre terra dai picconi millenari; e visioni ardue di cantieri tumul- tuanti nel fervore dell'opera, di vaste è sonanti officine dove, come nella vulcanica foltega di padre Vulcano, stri dono incudini e rimbombano magli è serpeggiano in pe nombra guiszi giallo-rossidi vorace e inestinguibile fuoco. uando s1 dice metallo, oggi si può pensare anche all'Italia. Questa feconda terra, fornita a dovizia di tante grazie & ricchezze naturali, non ebbe benigna la sorte per ciò che riguarda le risorse metallifere, epperò tanto s'accentua, nella penuria dei mezzi fondamentali, il suo merito di strenua lavoratrice anche nel campo delle cosidette induririe pesanti. A giusta ragione vanno dunque segnalate ed encomiate le imprese dedicate allo sfruttamento, alla trasformazione, alla utilizzazione de metalli; è tra esse un posto preminente spetta senza dubbio alla Società Metallurgica Italiana, Ma essa non è un'azienda che sia sorta oggi è già accampi con boriosa presunzione le sue benemerenze: & una *ecchia e salda Società che ha già fatto le sue prove in guerra e in pace è che continua più che mai a offrire saggi della sua intraprendente tenacia e della sua operosa costanza, così che non appare punto usur- pata la qualifica nazionale che è implicità nella sua insegna italiana. Dopo quarant' anni di onoratissimo servizio, vegeta e attiva come sempre, questa Società può ben offrire un meraviglioso esempio di lotta e di lavoro, La di- mostrazione più inoppugnabile del far sviluppo gigante e delle sue vittorie industriali, è data dal notevole aumento del suo capitale, dall'incremento dei suoi sei poderosi stabilimenti, dal cospicuo numero dei suoi operai e dalla molteplicità della sua produzione. A proposito di quest' ultima, possiamo dire, limi- tandoci ai prodotti principali che, dai vari stabilimenti led Li dell'azienda, fiuiscono lamiere di rame, di ottone, di Pr Aall'rcne. alpacca e di altre leghe a- aaa a datte a tutte le applicazioni ; industriali ; tond alli per mo» nete in nickel, bronzo, cu- pronickel e altre leghe; ban: delle di ottone e di mail dra stabiliman Traffiliitara dubi ad slabilimento di Girona,

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| Sotto: Le ala: bilimenta di Campo di Zare, Forni per l'affinazio- se del arme a Liana. ti. lechort r la fabbricazione di cartuccie da fucile è di bossoli da cannone: munizioni cariche per fucili da guerra, pistole, revoalvers, bossoli di ottone per cane noni di tutti i calibri: vassellame di rame, di ottone e di mekel: articoli per impianti clettrici, minuterie metalliche; e tanto altro che non possiamo, per ra- gioni ovvie, menzionare. Dalla sommaria enumerazione, comunque, degli "va: riatissimi prodotti, balza nettamente la straordinaria importanza dell'Azienda e ben si comprende come essa ormai occupi uno dei primi posti nella gerarchia del: l'industria nazionale. Industria risorta a nuova e vigorosa vita, da poi che il Duce del popolo italiano volle, fermissimamente volle, che le industrie è i commerci d'Italia non fos- sero secondi all'eccellenza della sua organizzazione politica e morale, La Società Metallorgica Italiana sorse nel 1887 a Livorno con un ca pitale già cospicuo per quell'epoca, sei milioni di lire, e con un solo stabilimento, Qggi la Sede amministrativa e commerciale è nel centro più attivo e sensibile dell'operosità italiana, a Milano; il capitale azionario si è decuplicato, salendo alla cifra rotonda e imponente di 60 milioni: e al primo stabilimento livornese altri cinque si sono ag- giunti: a Fornaci di Barga (Lucca), a Campo di Zoro, a Limestre e a Mammiano in provincia di Firenze e a Donnar in Val d'Aosta. E chi non ricorda l'alacre opera prestata dallo Stabilimento di Fornaci alle nostre forze armate, du: rante tutto il periodo bellico e, particolarmente, nelle fasi più acute e abbisognevoli di munizioni? Ora, nei suoi stabilimenti, modernamente e po- tentemente attrezzati, la Società Metallurgica Italiana viene assolvendo vittoriosamente il suo programma relativo alla complessa lavorazione del rame è sue leghe, partendo dal minerale di rame, Grazie all'alta opera di direzione è d'impulso co- stante del suo Consiglio di Amministrazione al quale fa capo il Grand' UIF. Angelo Orlandi, fervido orga- mizzatore di uomini e di cose; e grazie anche alla col- laborazione del potente nucleo dei suoi 4ooo operai distribuiti nei vari stabilimenti; la Società Metallurgica Italiana può confidare nelle maggiori vittorie future, per mantenersi pur sempre interprete delle speranze d'Italia, ardue come i suoi destini e la sua gloria mil- lenaria, Mi. Y. GASTALDI,

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ho slagno è palratinzimo felescopio recentemente incaguralo all'assreatorio di Berlino. PA : e i pe ; La pe, E t ra SE (Dl r. 00 pa ri SX Sw = nin n dt alia = 4 ini n: nie e i A Mo

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ser Ar i e —@—er—@@@Su Pre L= 27 Fedelta generale dello Stabilimento della Soc. Il Industria Gomma de Muicbinson a Milano DAL TROPICO AL POLO NORD Quando” si dice grande scoperta, l'im ne © la memoria ricorrono d'ordinario a una di Pan invenzioni che più fecero parlare di sè e vie più sba- lordirono la gente, spectaculo achuissa, Tali invenzioni po- trebb'essere, a mo' d'esempio la radiofonia, l'aeroplano, la telefotografia astronomica, e via di questo passo, Nessuno, anche per poco, indugia a riflett ettere che le scoperte meno shalorditive, appunto perchè egualmente scaturite dalla geniale facoltà inventiva dell'uomo, sono degnissime di menzione e d'ammirazione, concorrendo esse 4 formare, insieme alle “grandi scoperte” quel bistorine del sso umano, che a volte sfiora o addirittura si fonde alla leggenda. La semplice minuscola palla di gomma che ancora costituisce l'oggetto d'uno dei più sani giochi fanciul- leschi, o l'impermeabile gommato che quasi tutti pos, seggono nel ben fornito guardaroba, hanno tutt'una curiosa storia e un singolare significato in rapporto all'ingegno umano che, primo, li trasse dall'inesistenza cado Come anche, una qualsiasi parte d'autoveicolo - pneumatico o cerchione di gomma piena - richiama al pensiero l'enorme distanza che dalla foresta tro- picale corre al gigantesco opificio che lancia sul mer- cato mondiale migliaia di pneumatici al giorno. In quella foresta, ancora e sempre misteriosa, lu- minosa, fertilissima e prodigiosamente atta a esaltare i sensi per la potenza è la varietà dei suoi aromi è delle sue résine, cresce l'albero della gomma per cc- cellenza, l' Hevea Brasiliensis, ori inario del Brasile è poi trapiantato a Ceylon (India), negli Street Settle- ments, a Giava, a Sumatra, al Tone ben. Il nome di para deriva dalla città di Para, sul basso Amazon, che un era il principale mercato della gomma. Altri alberi ue sg crescono in Ame- rica, “fra il Brasile e il Messico, in Africa, fra'la Gambia è Angola, fra Mozambico e l' Uzanda. Vere tropicali visioni =" accendono nella mente di chi riesca a visitare i grandiosi locali in Via Solari 37, dove la Società Italian “svustria Gomma & Hut- chinson ha il suo stab. ento milanese per la lavo- razione della gomma. Fondata nel 1898, sotto i migliori auspici, potè pervenire felicemente fino al 1912, anno in cui iniziale Società Italiana Industria Gomma veniva a fondersi con la Società degli Stabilimenti Hutchinson che trasse il nome da quell'omonimo industriale americano trasferitosi in Francia per im- piantarvi l'industria delle soprascarpe e dei tessuti mmati, Il capitale che nel 1913 era di Lire 1.700.000, al Fo-12-1935 risultò di Lire 14.000.000. Gli stabilimenti, i cui impianti modernissimi sono azionati da una forza motrice di 1200 HP, da poco tempo ampliati occupano circa Foo operai, L'Ammini= strazione È affidata a 1501 capri fi la cui opera di col- lettività è di valido aiuto ù oculata dei dirigenti. La produzione principale ar costituita dagli anelli di gomma piena e semi piena per camions, i quali, malgrado la concorrenza del pneumatico, sono articoli di prima necessità. Per i trasporti pesanti, l'agricoltura, lo sfruttamento delle cave e i bisogni militari, la gomma piena, se non concorre alla velocità del veicolo, è co- munque massima sicurezza. La fabbricazione delle gomme piene “Aquila” e degli anelli “Semi neumatici"” richiede molta cura tanto nella scelta elle materie prime che nel controllo delle diverse fasi della lavorazione, e la Soc. Ital. Industria Gomma e Hutchinson À raggiunto un tal grado di perfezione, da mantenere la supremazia nelle competizioni straniere. Il processo della lavorazione della gomma, che è tra i più complessi, non può esser qui seguito parti- colarmente come vorremmo. Basti dire che il resto della produzione della Soc. Ital, Industria Gomma e Hutchinson consta di tti d'uso tecnico che vanno dalla gomma da bp a ai piccoli tubi per apparecchi medici e farmaceutici ; dal paracolpo alla guarnizione; dalla valvola al giunto elastico; grossi tubi per pompe e altri usi, camere d'aria e coperture per biciclette e moto, calzature e sopratacchi, patt'ni per ripa e liste per vettura. Il reparto impermeabili è in gr ado di fornire alcune varietà di questo moderno indumento che pur trae la sua origine materiale dalle favolose foreste tropicali dove la luce é tal prodigio da far sembrare scialba l'ora più canicolare del nostro Paese. M. Y. GASTALDI,

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ii Ferita cello Stabilimento Paolo Pi Tapetet di Alzano Maggiore. CARTIERE PAOLO PIGNA SOCIETÀ ANONIMA . CAPITALE SOCIALE L. 5,0000000 PREMIATO STABILIMENTO CARTOTECNICO ALZANO MAGGIORE (Bergamo) Carta da cancelleria - Sestine, quartine. olandine, quadratte, notarili È protocolli. - Carte amorbenti, da disegno, jeer registri, per qmiisica, mano macchina, annonn;, radica € gommate. > Carte in rotoli per telegrafo, nastrilici, purrucchieri, calcolatrici, registratori, gabinetto, ecc, (Quaderni - Tipi correnti, medi e lini con ricco assortimento soggetti copertine. Album disegno, musica € per stenografia. - Buste bianche [5 colorate da lettera, commerciali d d uflicio, per li c paga. Buste composte “ Formati scatina È alandina coinumne fine 313 55 adjio. - Lutto, Buste, sentole, partecipazioni, biglietti e carte per corrispondenza, = Scatole carta da lettera: Tipi correnti € fine, Registri d'ogni formato È legatura, maostrini, rubric he. scadenzari, tce, = Copialettere: Notes Criente, tela cernta, olona, sport, pelle è fantasia, rebraks, blocks mates, libretti per conti e paga. biglietti wisita, bloks ricevute, fatture, boe, = Articoli per Carnovale - Stelle filanti e coriandoli.

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TORE RE PETTO » —« La suoeslosa nave, col fascio fillorio sulla prua, prima del varo. IL VARO DELLA MOTONAVE “ VULCANIA ” La Cosulich Line di Trieste ha varato il 19 dicembre nel Cantiere Navale Triestino di Mon- falcone un nuovo colosso marinaro di 24.000 tonnellate, battezzato col nome di “ Vulcania". La nave sarà mossa da motori ad olio pesante, che secondo le moderne, caratteristiche ten- denze della tecnica navale italiana sono stati adottati per i notevoli vantaggi di spazio e di servizi, La prua del maestoso transatlantico è sormontata dal fascio littorio. Al varo, avvenuto in perfetta regola e con grande solennità, assistevano la Duchessa Cito di Torrecuso in rappresentanza dell'Augusta Madrina, S. A, R. la Principessa Maria di Savoia, S. E. il Ministro Ciano, l'on. Giunta e un folto stuolo di Autorità.

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pere — rg 2, So. Shi e e e et A | - i Bl Pi STE = ma "nr FESS i i r Ù L. di îi 2 dl da cigni Lib ciglia) Cligizo le at li centre di Rellerdam visto in volo IL PORTO DI ROTTERDAM E L'ITALIA Da quando è andato in vigore il trattato di Ver- snilles, precisato poi meglio per quello che riguarda i risarcimenti di guerra dal piano Dawes, il Governo italiano, come è noto, si rifornisce di carbone in Ger- mania, L'avviamento del carbone tedesco, che costi- tuisce l'intero fabbisogno delle Ferrovie dello Stato, é fatto per Rotterdam se si eccettua una quantità trascurabile che è avviata per terra, via Brennero. A Rotterdam, oltre che le Ferrovie, si rifornisce anche buona parte dell'Industria privata Italiana. Le Ferrovie Italiane spediscono da Rotterdam un quantitativo medio di tonnellate 200.000, quantitativo che in certi mesi è stato superiore è che peril mese di marzo 1936 ha raggiunto le 500.000 tonnellate. Il carbone viene imbarcato su navi italiane ad eccezione di casi rarissimi pei quali si è costretti a noleggiare, per esigenze impellenti, qualche vapore straniero. La media dei vapori italiani che caricano per le Fer- rovie dello Stato è di circa 500 all'anno, più s'in- tende i vapori che caricano per i privati. Il carbone viene avviato dal bacino della Rubr su barconi (chalands) della portata media di 1500 tonnellate che risalgono il Reno e la Mosa fino a Rotterdam. Non sfugge quindi quale importanza particolare abbia assunto per noi italiani, da qualche anno, il porto di Rotterdam e quale contributo l' Italia dia al traffico di questo grande porto che primeggia tra 1 più importanti d'Europa e del mondo. Prima di dare un cenno sulle caratteristiche del porto olandese è opportuno ricordare che la nostra Delegazione Italiana delle FF. SS. di Rotterdam, im- piantata da vari anni, & in relazioni commerciali ot- time con i principali esponenti dell'industria e del commercio carbonifero olandese e, specialmente in questi ultimi tempi, essa si è acquistata particolare can siderazione nei circoli politici finanziari e commerciali. La Delegazione, diretta da un ingegnere delle FF, SS. è composta esclusivamente di funzionari italiani. La città di Rotterdam deve la sua origine ed il suo enorme sviluppo alla sua particolare situazione presso l'imboccatura dei due grandi fiumi navigabili, il Reno e la Mosa. Facendo un esame generale del movimento marit- timo e commerciale del porto di Rotterdam, vanno elencate le materie prime di trasporto nell'ordine se- guente: cereali, minerali, carbone, legname, petrolio, Tali materie di trasporto rappresentano il 76", del totale d'importazione. Nel 1913 l'importazione marittima totale si eleva a 23,1 milioni di tonnellate; di cui 4,9 milioni di grano, 8,6 di minerale, 1,3 di carbone, 1,4 di legnami, 0,8 di petrolio e 3,6 di altre mercanzie, sopra tutto di mer-

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BI Una benna di carico di nove tonnellate nel porto di Rollerdam. In basso: Segni del lempo passato nel centro della ciltà. canzie diverse. L'esportazione fu di 7,2 milioni di tonnellate di cui 3,9 di carbone. Stabilendo un raffronto fra Rotterdam e le sue due più temibili concorrenti, Amburgo ed Anversa, si constata per esempio come nel 1913 l'importazione ad Amburgo fu computata in 16,5 milioni di tonnellate Ta l'esportazione in 8,9 milioni di tonnellate. Anversa dà 10,3 milioni e 8,7 milioni contro 31,1 milioni di Rotterdam per l'importazione è 7,2 milioni per l'espor= tarione. Attualmente il porto di Rotterdam è il se- condo dopo Amburgo, posto che gli è stato spesso conteso da Anversa. Per ciò che riguarda il traffico del carbone va nor tato che nel 1922 il totale di carbone importato a Rotterdam per via fiumale fu di 3,3 milioni di ton nellate e quello per via marittima di 4,3. In"totale 6,6 milioni di tonnellate. Va subito detto che una delle ragioni del grande traffico va ricercata anche nella attrezzatura vera- mente ricca e moderna del porto, specialmente per meszo di carico e scarico. Le operazioni di carico e scarico che fino a qual che anno fa si facevano quasi unicamente a mezzo di grues galleggianti di relativa capacità e rapidità, si fanno oggi con grues potentissime a passerella situate presso le banchine. Grues che hanno una capacità oraria da 1oo0 a 3oo tonnellate ed un raggio d'azione sopra la superficie dell'acqua di oltre quaranta metri, in maniera da poter lavorare simultancamente ai due lati di un vapore. Esse hanno una rapidità ben su- periore a quelle galleggianti, tanto che non è raro il caso a Rotterdam che un vapore carico di 4000-5000 tonnellate di carbone o di minerale sia ‘scaricato con tale rapidità da poter riprendere il largo entro 5 ore!

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BI xa N (Fasi qalleggianti. Nel centro, sotto: Calanneali gruer a parsrerella della capacità oraria da tec a zoo tonnellate. Tale rapidità ha sopratutto favorito l'approvvi- gionamento del “ Bunker" da ‘parte dei vapori. L'at- trezzamento per il cosmdetto * Soutage " {mfornimento del carbone da bunker) non è sorpassato da messun altro porto. Tale rifornimento si fa con grues galleg- gianti di tipi e di costruzioni diverse ma di una capacità oràrià superiore anche alle inca tonnellate per ora. Le operazioni invece di trasbordo di carichi di grano giunti su piroscafi si fanno in generale tutti alle boe con elevatori naviganti di una eccezionale capa- cità: circa 200 tonnellate all'ora è circa Jovo al giorno, E' evidente che la navigazione fluviale ha per Rotterdam una importanza enorme perché circa il 90 "/, del traffico totale necessità dell'impiego degli "(Chalans" e dei rimorchiatori. Nel 1932 arrivarono 148,000 di tali barconi per un totale di 27,5 milioni di tonnellate. In tale anno il traffico renano su Rotterdam si elevò intorno al 56", del traffico renano totale. Sulla estrema convenienza di tali trasporti fluviali va fatto un rilievo assai importante, in confronto di quelli terrestri. Il carico di una chiatta renana egua- glia la composizione di 6 treni di So vagoni ciascuno! Oltre ad una potente attrezzatura per il carico e lo scarico delle merci il porto a Rotterdam ha una notevolissima estensione di banchine adatte per merci generali il cui traffico ha raggiunto anche i 5,6 mi- lioni di tonnellate. La lunghezza di tali banchine sor- passa ormai i So chilometri e la superficie totale dei bacini i Joo ettari. La sosta dei vapori oltre che lungo il canale che raggiunge profondità superiori ai 7-8 metri avviene nei due grandi principali bacini di Maashaven e Wraalhaven. Tali bacini hanno numerose è sicure boe

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iene» cad ade p ero EI at a i î) pi ni: ni - tdi Ùù Lai i | nec dali da eta, i N a) la Ti pi net il porto ffuciate di Rallerdam sulla Mosa, d'ancoraggio e banchine d'approdo fornite di grues elettriche a doppio portico, d'una potenza di solle- vamento fino a g tonnellate. Qualche bacino è anche fornito di grues idrauliche ed a vapore di eguale potenza. Attualmente si può dire che più di 100 linee fanno scalo a Rotterdam, e tra le principali vanno notate quelle con l'Inghilterra, con l'America del Nord e del Sud, quelle con le Indie Occidentali ed Orientali, com il Levante, con l'Africa, ecc. Tale grande afflusso é anche giustificato dal grande numero di cantieri molto bene attrezzati e tecnica» mente non inferiori ai più rinomati del mondo. Essi superano il mumero di Ja e sono provvisti di circa 120 “cales” per la costruzione di muovi piroscafi e 14 docks galleggianti per ogni genere di riparazione, La Ditta Wilton, ad esempio, ha un bacino galleggiante della potenza di 46.000 tonnellate, dove possono en trare conogni facilità bastimenti della massima portata. LI eni = - = bob dA arr ke del | = — diga: E' evidente che come logica conseguenza della sua stessa natura, il porto di Rotterdam ha un commercio propriamente detto minimo paragonato al totale del traffico, essendo il transito per conto di terzi l'ele- mento principale e preponderante della sua prosperità, E' ovrio che si è fatto un cenno molto sommario e di indole assai generale sulle caratteristiche del grande porto fluviale. Certo, specialmente per noi Italiani, la sua importanza maggiore va riguardata come quella di un grande porto carbonifero, Importanza che è particolarmente emersa durante l'ultimo sciopero inglese che ha fatto di Rotterdam il centro di rifornimento più ricercato d'Europa anche se si pensa solamente che mentre il numero medio dei vapori che entravano a Rotterdam era di q00, durante il conflitto minerario esso è salito a 1960. In tale contingenza, con una congestione che ha avuto in certi momenti aspetti veramente impressio” nanti, in mezxzo a difficoltà di ogni genere, bisogna riconoscere che la efficienza è la capacità del porto sono state veramente all'altezza della situazione. In un momento come l'attuale di meraviglioso rin sveglio di aogni attività nazionale, è utile che l'opi- nione pubblica italiana non ignori il grande sbocco di un enorme retroterra, e rivolga un po' lo sguardo ad uno dei più grandi e moderni porti del mondo, le cui acque sono solcate da navi italiane, e dove in mezzo al grigiore, quasi perenne, sventola la bandiera dai vivi e smaglianti colori d' Italia, Ing ENRICO VANNI. Mulino è venlo vi an conale secondario

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Il aasstose portoni del palazzo Gallegne. LO SVILUPPO EDILIZIO DI TRIESTE fl palazza co» atlete dal ese. uil. (rallegno in dialita Promaniare Lo sviluppo edilizio di Trivite ha avuto in questi duo alimi ansi una notevole ripresa con tendenza a mag- giore espansione verso 5. Andrea. Caratteristica è l'iniziativa dei guar dieri minimi che si sono potuti realie- rate per l'interessamento del Co- mune. Anche i privati hanno preso coraggiosamente parie a questo ri- sveglio e sono sorti diversi impo» nenti, decoro e artistici palazzi per abitazione civile, Una delle più notevoli costruzioni del genere è quella costruita dal cav. ull Gattegno e di sua pro- pristà, Si traita di um imponente edificio ormai ultimato ed in parte abitato che sorge all’ angola di Via Moist Luarzatto-Via Promontore è consta di sei piani collegati con so0- bri ed eleganti motivi architettonici. dia

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riti ti WII OLO PI n] GLI STABILIMENTI $S. D. MODIANO DI TRIESTE Il compianto comm, Saul D. Modiano gettò le basi dello stabilimento S. D. Modiano a Trieste nel 1853, con lo scopo preciso di avviare anche in Italia l'indu- stria della carta da sigarette, e, fin dall'inizio, il suo sviluppo procedette di conserva con quello della flo» rida industria cartaria del Regno. La giovane azienda triestina mostrò subito di poter rivaleggiare con le più anziane industrie francesi ed austriache, grazia alla tenacia, alla sapienza organiz zativa e al nobile spirito di emulazione del suo fon- datore, il quale aveva voluto cimentarsi in un genere di produzione affatto nuovo, mettendo a disposizione di una cartiera che conta oggi fra le più importanti d'Italia tutte le risorse di una compiuta esperienza tecnica e commerciale, Ardua impresa quella di impiantare ex novo una industria, ma il comm. Saul D. Modiano, pur non dis- simulandosi le difficoltà del compito, seppe affrontarle risolutamente, imprimendo all'attività dell'azienda trie- stina un ritmo produttivo intensissimo. Ed ecco sorgere è fiorire nel giro di pochissimi anni accanto agli stabilimenti di Trieste, destinati alla confezione, la cartiera specializzata di Bologna che gode oggi di una rmnomanza mondiale e alla quale attingono, oltre alle maggiori fabbriche di sigarette dell'Egitto e del Levante, i Monopoli di Stato del. l'Italia, della Bulgaria, dell'S. H. S., della Grecia, della Turchia, dell'Ungheria, della Rumenia e del- l'Albania. Coll'appoggio della cartiera di Bologna, la cui pro- duzione era interamente assorbita dagli stabilimenti di confezione, la produzione dell'impresa triestina andò così accreditandosi rapidamente anche sui mercati stra- mbieri, Col sempre maggiore sviluppo dell'azienda si im- pose la necessità di rendersi indipendenti dai fornitori di materiali succedanci, necessità che fu brillantemente risolta aggregando all'impianto originale una sere di impianti che costituirono in breve tempo, più che delle sezioni distinte dello stesso stabilimento, sere e proprie industrie indipendenti. Anche nella confezione della carta da sigarette vennero introdotti speciali procedimenti, di culi molti brevettati, onde ai prodotti Modiano fu assicurata una diffusione che in certi paesi è venuta assumendo caraitere monopolistico. Agli Stabilimenti Modiano sono inoltre annesse of- ficine di Arti Grafiche le cui carte valori, non meno che gli affissi réclame e 1 lavori cartotecnici di ogm specie, godono da anni della rinomanza più lusinghiera.

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JI piccolo perle di Pbyra nell brola ai Tbera incumesto dna rupi pittoresche. BELLEZZE IGNOTE NEL VICINO ORIENTE Sotto: £a ecalinala di mille gradini che con- Ace, con rapide spire, alla ciltadina di Pbyra. Thera fa parte del piccolo arcipelago di Santorin nelle Cicla- de: la struttura vul- canica del suo terreno ha dato al paesaggio un' aspetto caratteri- stico, che non ha l'u- guale nel Mediterra- neo, Ma Thera deve la sua rinomanza so ra tutto al vino pre” ibato e celebrato fino dall'antichità.

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Le pittoresche serpentine che scendonò dul monte a Pbyra. Sopra: Il piccolo porto della graziosa ciltà.

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Fondatori: ARNALDO Anno V« K. s- [n I FASCI ALLESTERÒ "© La successione dei titolari della ‘ Segreteria gene» rale dei Fasci all'estero”, offre motivo per segnalare l'importanza particolare di questo organismo, Esso infatti dirige un movimento che già prima della * Mar- cia su Roma" era sorto, per generazione spontanea, nelle nostre colonie di possesso ed in alcuni centri di emigrati italiani sparsi nel mondo, ma più special- mente in Europa e nelle regioni mediterranee, e che prese poi considerevole sviluppo, anche per il rigoroso impulso datogli dal Gran Consiglio del Fascismo nel 19233. Fu precisamente nella riunione del febbraio di quell'anno, che il Gran Consiglio decise di assegnare ai Fasci all'Estero “oltre che una alta funzione di coesione fra tutti gli italiani emigrati, anche una pu- rissima azione tendente a tenere accesa la fiaccola dell'amor patrio in tutti i figli d'Italia”, Ed a tale scopo il Gran Consiglio fissava direttive generali è norme di disciplina e d'organizzazione, deliberando inoltre di fondare in seno alla Segreteria Generale del Partito, un * Ufficio centrale per i Fasci italiani al- l'Estero, che disciplini e regga il movimento fascista italiano nel mondo". A dirigere tale ufficio fu scelto il Vice Segretario generale del Partito Giuseppe Ba- stianini. Nella sessione di luglio dello stesso anno, il Gran Consiglio, "udita la relazione Bastianini, dalla quale risulta che ben 208 Fasci sono sorti in tutte le contrade del mondo dovunque esistono muclei ita- liani devoti alla Patria ribadiva, meglio precisandole, le direttive è le norme d'azione già enunciate, e no- minava il dott, Giuseppe Bastianini segretario generale dei Fasci all'Estero e l'avv. Guido Solazzo vice se- gretario; subito dopo il Duce, nella duplice qualità di Capo del Partito e di Ministro degli Esteri, di- sponeva la istituzione della Segreteria Generale dei Fasci all'Estero come ente a sé stante, con ammini- strazione autonoma alle dirette dipendenze del Duce stesso, e deliberava che il Segretario Generale fa- cesse parte del Gran Consigho, Le direttive è norme precisate allora dal supremo consesso del Partito, possono riassumersi nei seguenti ILLUSTRATA DEL “POPOLO D'ITALIA” MUSSOLINI Direttore: MANLIO MORGAGNI REDAZIONE, AMMINISTRAZIONE MILANO via Lovanio, 10 © TEL. N. 66681 Febbraio « 1937 « LA RIVISTA esce ogni mese ABBONAMENTO par il 1973 L. b00. Eataea L 00. NUMERO SEPARATO LL. 10 Pabbliziohi Cosorivionatia cschimiva I dirinii di riprodiaziona a di traduzione pià Fipprari por dti i pazal | —_- ————__ MANLIO MORGAGNI Unione Pubblicità Palana (° peli pa toa e: precetti per i Fasci all'Estero: tenersi assolutamente estranei alle vicende della politica dei Paesi nei quali risiedono; non costituire elemento di divisione bensi di unione e coordinazione delle Colonie italiane, e dare sempre esempio altissimo di probità personale è di disciplina nazionale; evitare qualsiasi atto o gesto o parola che possa menomare il prestigio delle rap- presentanze diplomatiche e consolari del Governo ita- liano, anzi agevolarne disciplinatamente il compito; svolgere sopratutto una attività di ordine spirituale e morale diretto a far conoscere l'antica è la nuova Italia in tutte le sue manifestazioni di vita. Gli italiani residenti fuori dei confini sono oltre dieci milioni, sparsi in tutte le parti del mondo. Il compito più urgente della Segreteria (Generale dei Fasci all'Estero, dunque, non appena costituita, con- sisteva nel promuovere la costituzione dei Fasci in tutti i nuclei di popolazioni italiane all'estero, in Eu- ropa come in America, in Asia come in Africa, nel collegare i Fasci nascenti ai preesistenti, e nel fissare l'intelaiatura di questo movimento, producentesi in uno spazio immenso, in paesi diversi per maturità civile, per razza, per lingua, per religione, per regime politico ed economico, per densità e per anzianità di immi- grazione italiana; consisteva quindi nel coordinare e guidare e disciplinare tutto il movimento secondo le direttive impartite con i precetti sopra ricordati. Un altro compito si presentava, anch'esso urgente, ma come fase di sviluppo in conseguenza del primo: quello, ciot, del ricupero di connazionali giuridicamente sna- zionalizzati o — quel che è peggio = spiritualmente ed anche linguisticamente imbastarditi. Giuseppe Bastianini nei quattro anni del suo se- gretariato è riuscito ad assolvere il compito alffida- togli, specialmente per lo sviluppo e per l'inquadra- mento dell'organizzazizae, e per la formazione di forti correnti di risveglio della coscienza nazionale, fra gli italiani d'oltre confine, malgrado le innate dif- ficoltà molteplici, varie e complesse, e quelle sorte nel frattempo, fors'anche più gravi.

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Infatti, quando egli avrebbe voluto meglio disciplinare il movimento se- condo i dettami del Gran Consiglio, la virulenza della propaganda antifa» scista svolta da rinnegati tra i nostri emigrati, esasperata con azioni crimi- nose e rinforzata da giornali esteri locali dedicatizi alsensazionalismo delle invenzioni diffamatorie contro l'Italia fascista, rendeva inefficace ogni tenta- tivo di selezione degli uomini. Anche la discriminazione dei me- todi d'arione, era resa impossibile dal l'immediata quotidiana provocata pas- sione di lotta, che prendeva la mano irresistibilmente, e che metteva irrie tantemente in evidenza le deficienze 0 le ottusità di certi rappresentanti del Governo all'estero, dal punto di vista della valorizzazione e della difesa ideale del Regime vigente nella Patria. Avere attraversato tali difficoltà, senza gravi inconvenienti di carattere generale, ed essere nel tempo stesso riuscito & moltiplicare il numero dei Fasci all'estero, in un periodo di tanta accanita lotta ripercossa dall'interno all'estero, & merito incontestabile del- Cornelio Di Marzio, segretario generale dei Fasci ilaliani all'estero. Sotto: Luigi Freddi, cicesegrelario. er". TI CIeSSwPENSEE Fiere Poi l'on. Bastianini, anche se non ha potuto perfezionarsi in un disciplinamento selettivo ed in una conseguente maggiore efficacia persuasiva della propaganda fra i connazionali e della contro propaganda fra gli stranieri. L'assunzione di Bastianini al Sottosegretariato del- l'Economia Nazionale, coincide con questo periodo di passaggio dall'opera di reclutamento e di inquadra» mento e dalle azioni di lotta alla metodica elabora» zione di tutto il movimento, diretta a farne un organo pronto ti possente di affermazione, di buon esempio, dell'Italia Fascista. Questa opera esige alla direzione un uomo che per la conoscenza delle particolarissime sensibilità che si determinano nella vita delle colonie dei nostri conna- zionali all'estero e nei loro rapporti con le popolazioni e con i pubblici poteri dei paesi che li ospitano, sia specificatamente preparato quanto un diplomatico già esperto, ma che tuttavia possegga i requisiti del fa- scista “ di prima progenitura ” e cioè di sicura fede, e di pensiero audace e di azione pronta, La scelta dell'uomo non Era dunque facile, E ca duta su Cornelio Di Marzio, già redattore viaggiante all'estero del Popolo dalia, poi consigliere commer- ciale della nostra Ambasciata a Costantinopoli. A coadiuvarlo è stato chiamato Luigi Freddi, anch'esso

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redattore viaggiante del Popolo d'Italia, e reduce or ora da un viaggio negli Stati Uniti d'America, dove ha preso efficace contatto con quelle colonie d'italiani, Dire che la scelta del Di Marzio e del Freddi è stata felice è dir poco, poichè è già stato detto da quanti conoscono i due camerati. Il Duce ha vera- mente fatta opera di accurato vaglio fra i molti nomi che gli erano stati presentati o che egli stesso aveva elencati. Non faremo l'elogio dei due amici nostri, poichè potrebbe sembrare un panegirico fatto in casa, gresso dell'ottobre 1925, ed alla recente circolare ai Prefetti, I comandamenti del Duce sono precisi è non è male ripeterli qui: essere ossequienti alle leggi del Paese che ospita; dare esempio quotidiano di questo ossequio, se necessario agli stessi cittadini stranieri; non parte» cipare alla politica interna locale; non suscitare dissidi nella colonia ma piuttosto sanarli all'ombra del lit- torio; dare esempio di probità pubblica e privata; rispettare I rappresentanti dell'Italia all'estero: di- fendere l'italianità nel passato e nel presente; fare Diremo soltanto che Di Marzio e Freddi sono due fascisti “squadristi” della primissima ora, fedelissi- mi e di intelligenza molto al disopra della comune. Di Marzio ha già dato a Costantinopoli — e non soltanto col suo libro re- cente “La Turchia di Kemal" che è già un do- cumentodi perspicace as servazione degna d'un diplomatico di razza e di geniale intuizione - prova di rara capacità a com- prendere i problemi dei nostri rapporti con altri popoli, ed a vederne ra- pidamente le soluzioni. Freddi, a sua volta, in parecchie cecasioni, e spe cialmente nei viaggi fatti in questi ultimi due anni per il Popolo a" Italia, ha dimostrato diesseremolto più riflessivo e penetrante Fascisti all'estero, bo armato la direzione della Segre- feria generale dei Fasci all'estero alfidatami dalla fidu= cia Dice, con do vterso spirito di saldato entu- stasta che tutto di sè ba dato alla causa e tulto spera ancora di dare in intelligenza, in obbedienza, in ardore. Hi Duce ba dettato per i fascisti all'estero un deca- logo cui oggi do voglio idealmente riattaccarmi ed ba trasnesso ai prefetti del Fegno una recente cincolane su eni è Bene che voi tutti meditiate. Oltre a questo, si può dire, non esistono programmi, nè possono esseri altre direttive. Attenetevi quindi pioli aiar) inte- nanmente, intelligententente alle direttive del Duce. Noi varveglieremo con ana azione vigile e minuta per- ché esse siamo eseginite. II Fascino all'estero deve cene vaglio per i niigliori, allenamento per i più forti, obbedienza sempre. Ii fronte al mondo D'Italia di AMieriolini deve dare prova di una comsone grani. tica, di una solidanetà fraterna €, non occorre nj terla, di dii ancienle e profonde senso di responsabilità. Alla duce dei grandi insegnamenti del Prec, condin- vato dal camerata Luigi Freddi, che da tanto tempo e valtdamente combatte per la fuona cansa, dard all'onpanizzazione del Fascismo all'Estero è nelle Colonie il massimo della muia cnengia, tutta fa mia fede, intera la mia giovinezza. E, mentre voi portate per le cie def mando nostalgici e sicuri, consapevoli è fieri longaglio di una puris- sima fede, noi iniziamo oggi nel nome di Benito Mexssolini, nostro amatizrimo Iace, il nostro nuova opera di assistenza fra gli Italiam che si tro- vano in stato di bisogno; mirare alla valorizzazio» ne dell'elemento italiano in tutti i paesi, quindi del lavoro, dell'industria, e dello spirito italiano in genere, Con questi evangeli non sono possibili equi- voci e malintesi: nè sono tallerabili le deviazioni. Il Fascio all'estero deve cssere organizzato e se- lezionato, dovunque, da cadi poter operare in modo\... : che se ne irradii con alto prestigio morale una propaganda di fede ita- liana, e la diffusione della conoscenza, fra italiani e stranieri, di ciò che è veramente il Regime Fa- scista, e delle sue opere. Il Fascio all'estero non può essere squadri- di quanto gli piaccia di apparire quando, per non darsi delle arie, si pre- senta con quel suo atteg» giamento di ragazzo al- legro e spensierato. Son due giovani ben preparati, in- tellettualmente è per esperienza di vita, che compren- dono le cose a volo, e che tra loro si affiatano con una parola e si intendono con una occhiata. Faranno bene. Certamente educheranno i Fasci all'estero a ren- dersi conto di una verità che talvolta viene dimenti» cata; questa: che fascismo in Italia è fascismo al- l'estero sono bensi due manifestazioni dello stesso mo- vimento, ma debbono essere necessariamente molto diverse l'una dall'altra, per natura, per funzione, per metodi, poichè profondamente diverso è il campo di azione, Il messaggio indirizzato da Cornelio Di Marzio ai Fasci all'estero per annunciare l'assunzione all'uf- ficio affidatogli dal Duce, ne è garanzia: esso co- manda, infatti, di uniformarsi al precetti dettati dal Duce nel breve discorso pronunciato al Con area davero. Vice l'Italia Farcuta! smo; tanto meno ora che non lo è più nem- meno all'interno. E" evi- dente che per tale bisogna si richiedono, alle dire- zioni locali, uomini provati come fascisti, non Aegbisti e con la testa sul collo, non legati a piccole cama- rille coloniali ma nemmeno straniati dall'ambiente e dalla vita della colonia, non vincolati ad interessi stranieri od a.... mogli straniere. Il Fascio all'estero modello — cio& operante secondo i dettami del Duce — sarà certamente il miglior collaboratore della diplomazia dello Stato senza mai invaderne il campo, ed anche servirà, pel solo fatto della sua operosità diritta e luminosa, ad infondere fiducia e spirito fascista in quei rap- presentanti del Governo all'estero che ne avessero difetto. C'è tanto da fare, per noi, all'estero, che basta aver fede, buon senso, spirito di disciplina, e buona volontà — oltrechè, si capisce, buona reputazione — per lavorare tutti coordinatamente, con risultati utili pel Fascismo e per l'Italia. CORNELIO DI MARZIO. MANLIO MORGAGNI. “- =

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GLI AVVENIMENTI INTERNAZIONALI LA RESISTENZA DELLA VECCHIA FRANCIA, La Germania ha posto apertamente sul tappeto internazionale 11 proprio programma per il 1937: essa richiede lo ri della Rosanli. Tutti gli uomini politici, tutti i partiti, tutte le correnti nazio» naliste o internazionaliste, concordano in questa do» manda, che si può considerare come una volontà di Popolo. I socialdemocratici sono mossi da ragioni di anti- militarismòo è di ificazione, i nazionali da ragioni di prestigio, i cattolici del Centro dalla solidarietà con le polazioni correligionarie renàne. utti' sentono in questo problema una causa pro- fondamente nazionale, che tocca l'anima è l'interesse, la tranquillità e il bilancio, il prestigio e il decoro, I termini politici che su ogni altra vertenza ap: iono inconciliabili, si conciliano sul problema della enania, Lo schieramento spirituale dei tedeschi # unanime e comprensibile. Infatti l'occupazione, che si protrae da oltre otto anni, rappresenta una mutila- zione per lo Stato, un gravame pesante per le casse del Reich e quelle delle Città, una ragione di tur- bamento per le popolazioni e per le famiglie. Le truppe di colore hanno occupato stazioni, lince ferrovianie € uniti strategici. Alberghi, edifici pubblici è palazzi di Società private sono stati trasformati in caserme, in posti di comando, in quartieri per ufficiali, in tribu» nali di guerra, in depositi. Lo to deve pagare il soldo alle tru pe è laute indennità agli ufficiali. I Municipi hanno l'obbligo di provvedere alle spese di alloggio. A ciò si aggiunga a presenza di soldati, sott'ufbeiali e ufficiali nella vio- lata intimità di molte famiglie. E' dunque facilmente comprensibile se talvolta sorgono incidenti e se l'opi- e Lina si schiera unanime nella richiesta dello m sn Il Governo del Reich si fa forte di una precisa disposizione del Trattato di Versailles, che consente lo sgombro tigri qualora la Germania abbia prov- veduto a tutti gli obblighi del disarmo, Ma l'inter- pretazione di questa clausula dipende in primo luogo dalla Francia, e a Farigi si é delineato un forte mo» vimento di personalità politiche e militari decisamente contrario allo sgombro. In verità la Francia awrebbe interesse a decidersi T una generosa concessione, che rafforzerebbe in mania le correnti di un pacifico riavricinamento. Resterebbe in definitiva dimostrato che, se il milita- rismo aveva provocato ln disfatta e l'invasione, la politica d'intesa ha potuto recare in dono lo sgombro e la pace. Viceversa, nel caso che l'evacuazione non fosse concessa, le forze nazionaliste tedesche avreb- bero buon giuoco nel prospettare l'inutilità della po- litica di intesa e il fallimento del locarnismo nel suo principale logico peeppate dello sgombro anticipato. Il Ministro Briand sembra decisamente orientato verso la grande concessione e in tal senso egli ha co- municato i suoi sfoghi apologetico-polemici a due grandi quotidiani parigini. Non sì iero négare a questo uomo la sincerità di una politica iniziata a Cannes or sono quattro anni, e condotta con varia vicenda da Locarmo a Ginevra, sino alle soglie di Thoiry. Egli vuole la pace e perciò non può non volere la fine di una presenza armata, la quale, mentre è inutilmente provocatoria, non sarebbe in alcun caso eterna. La politica di Thoiry logicamente dovrebbe condurre alla evacuazione. La garanzia politica non può essere in- tesa, infatti, se non in sostituzione di quella militare, O si ha fiducia, e in tal cass ilritiro delle truppe si presenta come una conseguenza di impeccabile lo- gicità, oppure si mantiene lo schieramento armato, è allora il tramonto di una politica di intesa appare inevitabile. Sulla strada di Thory Briand è amabilmente so0- spinto anche dalla diplomazia vaticana, la quale non ha esitato a esaltare il dirigente del Quai d'Orsay come l'“ arcangelo della pace", gettando a mare con una clamorosa sconfessione i nazionalisti dell'Action Franpanie. L'intervento della Segreteria di Stato vati- cana nella questione franco-tedesca ha suscitato com- menti, sorprese € allarmi, Molti si sono meravigliati che il Cardinale Gasparri abbia sostenuto la politica internazionale del Cartello e della Massoneria fran- cese, cioè di quelle forze politiche le quali avevano minacciato di rompere i rapporti tra la Repubblica è il Vaticano. Taluni anzi non hanno mancato di at- tribuire al Cardinale di Stato tendenze addirittura di sinistra. Altri hanno osservato con malcelato stu re che la Santa Sede per avvicinarsi alla Repub- lica laica @ massonica non ha esitato a condannare il movimento cattalico. I rapporti diplomatici con la Repubblica non po- tevano essere salvati se non riconoscendo di fatto e di diritto la Repubblica stessa. E il rappresentante francese presso Îa Santa Sede, per quanto, in forza delle opportunità parlamentari, non figuri nel bilancio se non come incaricato per gli affari dell'Alsazia» Lorena, ha avuto buon giuoco nel richiedere, come compenso della sua presenza, che la Santa Sede non sprosglasie in Francia quelle forze di estrema destra che conducono una quotidiana implacabile campagna contro il Regime repubblicano, Questi rapporti spie- no sufficientemente la dichiarazione per cui la Santa e accetta il sistema politico vigente in Francia, cioè la forza che detiene il potere, sconfessando quelle correnti che scarsamente influiscono sul presente è sull'avwenire di quella Nazione. D'altra parte la Santa Sede, mentre per le ragioni del suo ministero univer- sale tende a sopire i contrasti internazionali, non po- teva rimanere insensibile alle invocazioni provenienti dalla zona renana occupata, che & in grande preva- lenza cattolica. I nazionalisti francesi, non ostante le loro dichia- razioni di amicizia per l'Italia, recentemente hanno assunto una grave corresponsabilità in una temporanea tensione dei rapporti franco-italiani, lanciando allarmi esagerati sulla situazione di confine, Il signor Charles Maurras, per quanto meriti ogni considerazione come letterato e come scrittore politico, ha avuto il torio di rivelarsi in rapporto all'Italia, più spinto degli stessi cartellisti. iesto ricordiamo incidentalmente per quegli italiani che fossero tentati di venir meno alla regola di non ingerirsi nelle questioni interne di altri Stati, L'intervento della Santa Sede a sostegno della po- litica locarnistica di Briand minaccia di non concor- dare con le direttive di altre sfere ufficiali francesi, legate e ancorate tenacemente alla politica clemencista di Versailles. Il Ministero di coalizione francese, nato

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II nuovo Gabinelto tedesco, A sedere, da sinistra: Arona, Siresemana, Marx, Hergl, Gesgler. In piedi, da sinistra: Aocb, Aendell Meboelzel, Sobiele, Cordis. e vissuto per la difesa del franco, è profondamente discorde sulla questione del Reno, I sinistri tipo Briand è Herriot, si scontrano con i centristi e i destri tipo Poincaré, Tardicu, Marin, recisamente fermi nel proposito di conservare lo schieramento armato, sino mi limiti di tempo segnati dal Trattato di Versailles e, se possibile, anche oltre. Prima di partire per le sue brevi vacanze di Capo d'anno sulla Costa mzzarda, Briand, che é un vecchio abilissimo manovratore parlamentare, ha lanciato per mezzo di due grandi quotidiani parigini due siluri che avevano butta dt) gig di essere diretti contro il vascello ministeriale di Poincaré, Il Ministro degli Esteri sfidava i nemici della politica di Thoiry a di» chiarare quali metodi e quali mezzi intendevano so- stituire alle sue direttive di pace e chiedeva una di- scussione parlamentare che sicuramente avrebbe la- sciato intatto il Gabinetto, Contro Briand, Poincaré, l'uomo della Ruhr, è il paladino della resistenza, E' lui che manovra la tenace opposizione dello Stato Mag- giore. E' lui che influenza abilmente la campagna della stampa moderata e anche di quella provinciale. Briand non si muove dunque su un terreno sgombro di ostacoli, Sopratutto ha impressionato la levata di scudi del Maresciallo Foch, Capo della Commissione militare suprema di Versailles, e di numerosi generali i quali non hanno esitato a rispondere all'appello di un gior= nale parigino con aperte dichiarazioni contro la po- litica dello sgombro e contro Briand. Uno di essi, il Gen. Mordacq, che per cinque anni ebbe un comando sul Reno, ha creduto persino di poter preannunciare che dopo lo sgombro, a scadenza più o meno breve, la Germania avrebbe posto una specie di ultimatum per la revisione del Trattato di Versailles. Forse tali preoccupazioni sono eccessive, ma esse valgono a creare intorno all'opera di Briand un forte sbarramento di opposizioni. La Francia, giunta con un concorso di forze mon- diali all'apogeo della gloria di Versailles, ritrovandosi ora col solo debole apporto della Polonia e della Pie cola Intesa, sente 1 pericoli del futuro. Essa ha una popolazione stazionaria, mentre ai suoi confini Ger- mania © Italia aumentano le proprie forze demogra- fiche col ritmo di mezzo milione di nati ogni anno. i tempi di Napoleone la Francia aveva una netta pre- valenza di popolazione sulla Prussia, sull'Austria, sul- l'Italia, sulla stessa Inghilterra e ciò spiega la sua supremazia militare, politica e intellettuale, Qggi essà sì ritrova in inferiorità persino nei con- fronti dell'Italia, mentre la Germania la soverchia quasi nella proporzione di sette a quattro. Ecco perch l'angoscia per il futuro la tiene attanagliata. Briand pensa di risolvere il dubbio eliminando la tensione sul Reno e riavvicinandosi con animo amichevole alla Ger- mania. Poincaré e Foch intendono invece mantenere la garanzia dello schieramento armato, che tratter- rebbe il Reich dall'iniziare una nuova guerra sul pro» prio territorio. Ma la presenza armata in terra tede- sca & essa stessa una ragione di conflitto. E d'altra parte l'occupazione non potrebbe protrarsi eternamente, mentre la Germania va riconsolidando ogni anno la propria struttura finanziaria, industriale e nazionale. La perdurante tragedia renana è la tragedia della vecchia Francia gloriosa e orgogliosa, che ha perduto la preponderanza demografica, ma ba ancora una forte classe dirigente diplomatica e militare e pertanto non sa adattarsi a perdere l'egemonia continentale, medi- terranea e coloniale. La vecchia Repubblica ha ancora forti riserve plutocratiche e punta la propria resistenza su armamenti formidabili, esta cinque miliardi annui per l'Esercito e due per la Marina, oltre a con- siderevoli dotazioni per le forze aeree. La politica della Francia, sino a nuove maturazioni politiche e parlamentari, è caratterizzata da una netta resistenza contro la Germania e anche contro l'Italia. La Germania è stata privata di tutte le sue ri- sorse coloniali, spogliata quasi totalmente della sua

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id GLI AVVENIMENTI NELL'ESTREMO ORIENTE {ana lerncea inglese nelle. «trade di Han Kow. | Le entusiartiche aceco- " n > i qlienze di Han Kon alle pe ruppe canlonesi. a wecchia bardatura militare, diminuita territorialmente a occidente, a oriente e a nord. La previdente intran» sigenza francese ha provveduto a sottrarle le terre più ricche per risorse di sottosuolo. Anche l'Italia non è stata benignamente trattata, Malgrado il suo decisivo apporto militare per la guerra e per la vittoria, cssa non ebbe alcuna Colonia e dopo la pace le fu contrastato ostinatamente il terreno su tutti i fronti, da Tangeri alla Tunisia, all'Abissinia. AI suo fianco orientale fu creata una forte fuga- slavia, che avrebbe dovuto sostituire l'Austria nella funzione anbtitaliana, e fu messa insieme una Piccola Intesa con lo scopo di instaurare nel mondo danu- binno-balcanteo una egemonia di Stati satelliti della Francia, che sbarrassero la via alla penetrazione te- desca verso sud e a quella italiana verso Oriente. E' dunque facilmente comprensibile se la stampa di Francia e di Jugoslavia ha condotto una campagna di allarmismo e di denigrazione contro l'Italia per il Trattato di Tirana, che pure in sé stesso, per la let- tera delle clausole e per lo spirito generale delle pa: cifiche contrattazioni non si differenzia dagli altri molbi Trattat e Patti ormai intrecciantisi in una fitta rete su tutta la carta politica dell'Europa. L'Italia dovrebbe rimanere immotilizzata nella po- vertà inesorabile e insormontabile del suo scarso ter- ritorio, senza risorse colomali, senza possibilità di pe- netrazione pacihca nel vicino Oriente. Questo sistema di compressioni e di sbarramenti non € equo e non può essere duraturo. Mentre nella falsa atmosfera di Versailles continua a parlarsi di diritti delle KNazioni e di pacifica convi- venza europea, la realtà dei fatti mette in piena luce una dura, aspra, intransigente politica di egemonie, Tone L'Italia purtroppo non ha una organizzazione inler- n —— =; sci Una squadra d incrociatori inglesi lawcia

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LIL] IL MOVIMENTO CINESE CONTRO L'INGHILTERRA — — Una dimostrazione an- libritannica a Sbangai. Marinai americani n fano nella COMCErITARE CS, inglese «di Han Nou. ei nazionale di stampa che le possa giovare per la difesa del proprio diritto e per la chiarificazione della verità. Perciò essa è accusata di militarismo dai militaristi e di imperialismo dagli imperialisti, La Rivoluzione fascista molte mirabili cose ha creato, Ma una cosà le è mancata e le manca ancora: l'organizzazione internazionale di stampa, ciob una forza che nel nostro periodo di civiltà è potente non meno della genialità degli atatisti è dello schieramento delle forze armate, CONTRASTI NEL PACIFICO, Nell'Estremo Oriente maturano situazioni nuove, che toccano direttamente anche gli interessi italiani. L'antico Impero Cinese, con la sua cristallizzazione millenaria, è caduto e ha dato luogo a due grandi Repubbliche del Nord e del Sud, in confusa, caotica guerra civile, Per qualche tempo gli italiani hanno seguito la lotta dei generali cinesi con il superbciale interessamento della letteratura deamicisiana, ma il problema ha finito per imporsi con le sue forti pro- porzioni, poichè in Cina sono direttamente in giuoco gli interessi delle maggiori Potenze. Sopratutto è da considerare l'azione del Governo meridionale di Canton, a tinte accentuatamente nazio- nalistiche e xenofobe, il quale ha condotto una osti- nata e fortunata guerriglia contro i bianchi e in modo particolare contro gli inglesi. I rivoluzionari di Canton sono guidati da elementi intellettuali usciti dalle Uni- versità americane e inglesi, i quali seguono una utopia esasperatamente nazionalistica. Ma dietro di essi si è resa manifesta l'influenza e la sobillazione moscovita, diretta a colpire le antiche posizioni imperiali dell'In- ghilterra in Asia. Ad alta per portarsi nelle acque di Sbangoi.

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IZ Negli avvenimenti di Han-Kou e di Sciangai dob- biamo dunque seguire non il solo risveglio nazionale cinese a tinte xenofobe, ma anche gli aspetti partico» lari del grande duello tra le forze rivoluzionarie mo- scovite e la potenza imperiale britannica. La Russia, isolata nel Baltico, serrata nel Mar Nero, arginata dalla Polonia e dalla Romania, ha al- lungato i tentacoli verso la Turchia, il Turkestan e la Mongolia, trovando alfine una zona di ampio sfogo nella Cina Meridionale, dove l'Inghilterra da oltre settant'anni aveva avuto delle posizioni marginali di egemonia mercantile. Così è avvenuto che i nazionalisti di Canton, so spinti ed eccitati dalla propaganda moscovita, sono passati all'assalto delle antiche posizioni britanniche, endendo piede ad Han-Koy ed ora minacciando Sciangai, Forse molti italiani ignoravano che il nostro gio vane Paese avesse interessi considerevoli nella lontana Cina. Ma il cannone dei cantonesi ha squarciato il velario dell'ignoranza. Noi abbiamo a Sciangai una Banca italo-cinese e una importante colonia di com- mercianti, A Tien-Tsin, in virtù degli accordi del 1902 i iamo una Concessione che H una vera piccola sittà con circa 10.000 abitanti. Il Console ne è il Sine daco e il bilancio municipale si presenta in attivo, In altra parte dello sterminato territorio cinese abbiamo missioni religiose, commercianti, professionisti, In nessun caso potremmo abbandonare queste nostre posizioni avanzate ai pericoli di una caotica guerra civi e alle minaccie di una irrefranabile follia xenofoba, D'altra parte l'Italia deve esigere dalla Cina i cre- diti derivati dalla distruzione dei boxers. Per verità tali crediti, garantiti dalla Amministrazione delle Do- sr gine cinesi, di cui è a capo l'inglese Sir Francis Auglen, ci vengono pagati regolarmente alla scadenza delle rate mensili, per l'ammontare annuo di circa 25 milioni di lire, Ma una uguale garanzia doganale non abbiamo a tutela di altri crediti per circa 3oo milioni, che de- rivarono come eredità dall'Austria, per costruzioni navali cinesi eseguite prima della guerra nei cantieri di Monfalcone. Infine, ed ecco nuovi interessanti aspetti dell'Italia di Vittorio Veneto, abbiamo in Cina una ricca rete di linee di navigazione esercitate dalle Compagnie di Trieste. Come va rappresenta il polmone di ampio respiro verso le Americhe, così Trieste, oltre alle linee per le Americhe e per l'Africa, possiede ampi allac- ciamenti mercantili con il Levante, le Indie, l'Australia, la Cina e il Giap è, E' di tutta evidenza che l'Italia non può abbando- nàre queste sue posizioni nell' Estremo biente — da cui trae preziose risorse finanziarie per la bilancia dei pagamenti, — alla deriva di una caotica rivoluzione cinese, Noi rispettiamo e possiamo anche seguire con simpatia il movimento nazionale cantonese, ma per la tutela dei nostri connazionali è dei nostri interessi, ab- biamo diritto di attender che la nuova Cina dia a sé stessa un Governo stabile, una amministrazione equa, codici moderni e garanzie civili. Ecco perché l'Italia pur intendendo di trattare con il Governo di Canton, ha inviato in Cina le canno- miere Cabollo e Negrette, e il piccolo incrociatore Muggia, mentre appresta la partenza di un altro grande incrociatore. Accanto "gli interessi russi, britannici e italiani, si profila in Cina il contrasto di non meno importanti interessi nipponici e americani. _l Frank fi Kellogg, Segretario degli Stati Unili FT America fa destra), a colloguio col ministro del Nicaragua a Wasbiagien, Alennindeo Cesar.

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sic ie izle. A a nau leer rc 5 _ Po 5. E, Vittorio Cerruti, nuoce sAmbarcialore a Mosca, Mentre la Russia nttra> verso il Turkestan è la Mon- golia ha spinto la sua influen- za politico-militare verso la Cina Meridionale, il Gia ppone dalla Corea si è insinuato ver- so la Manciuria, con centro d'azione a Mukden. Il Giappone non mostra cli voler favorire la difesa delle posizioni britanniche i ET Cina e non può certo dimenticare il torto londinese della manca ta rinnovazione dell'alleanza, D'altra parte il Giappone ha il denteavvelenato contro gliSta- fi Umiti, che nella Legge sulla e- migrazione registrarono la raz- za nipponica tra le inferiori. Nell'Occano Pacifico e sul- le stesse soglie della Cina è presente e vigilante anche la tuarono un primo balzo verso l'Asia occupando le i sole Hawai e un secondo balzo prendendo possesso delle Filippine, un tempo patrimonio della Corona di Spagna, Infine, dopo la guerra, per iniziativa del falso profeta umanitario Wilson, l'America occupò anche il gruppo delle isole Guam, creando una muova navale a Jap. Da queste postziom la potenza nord. americana gravita verso la Cina, in latente contrasto sei i interessi espansionistici del Giappone. L'Impero del Mikado si trova dunque sorvegliato e guardato da due parti, per non considerare la terza incognita che è quella russa, e ciot a ovest dagli in- glesi che hanno una nuova base navale a Singapore, a sud e ad est dagli americani, insediati cla basi i Manilla e di Jap. II Giappone subi gravi calamità per terremoti, ma- remoti, inondazioni e incendi. In qualche posto la & E. Chiaramonte Bordonaro, nuovo Ministro d' Italia a Praga. potenza navale nord-americana. Gli Stati Uniti effet- SE. Adimbarciatore da Medici del Vascello, Madara nafta, trabordata in mare ‘dai depositi per effetto dei terre moti è dei maremoti, si incen- diò, riducendo in ardenti bra: cheri incrociatori è corazzate, Tali disastri hanno offerto agli Stati Uniti una gratuita assicurazione di pace per qual- che anno, differendo quella mi- naccia nipponica che già co- minciava ad addensarsi contra le Filippine. Ma è fuori dubbio che, superato il periodo di crisi e di restaurazione interna, il Giappone riprenderà quella pressione espansiva la quale è fatalmente determinata dalla sun esuberanza demagrafica. Mel Pacifico si profilano dunque giganteschi contrasti, che andranno maturando nei prossimi anni, Inrealtà il con° Îlitto russo-britannico sulla piattaforma cinese non & che un romo è la onserfare di una più complessa terribile sinfonia ariano-asiatica. Le linee della lotta anglo-russa e dell'attrito nipporamericano sono chia» ramente segnate sull'orizzonte giallo. Ma lo schiera- mento definitivo non si è ancora determinato, Il fu- toro dirà quale sarà l'attitudine del Giappone verso l'Inghilterra e degli Stati Uniti verso la Russia, Di fronte a questi giganteschi contrasti, l'opera della Società delle Nazioni mmarrà necessariamente limitata. Ma la storia ha le sue esigenze, e forse 1 conflitti del futuro, [ui iJurtii quelli del passato, risponderanno ii nuore sa di equilibrio, in un mondo che ha visto gran par- ll'oro accentrarsi nelle casseforti di Wall Street. Intanto gli Stati Uniti, prendendo piede nel Ni- caragua in vista di un nuova Canale tra Atlantico e Pacifico, st preparano per le grandi prove del domani, GAETANO POLVERELLI. it

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5B+5-+%B8 Bk#AMKE% = #41 | ni LINA ARFaasteo av, i cartellone giapponese (ottregno del pittore Alari Sgarra) che annunzio la consegna del Mantaggio del Duce alla qioventà nipponica. & A Li di ali I ML Bi a | i È LI

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15 | ;A Lil _® n, bei ca ML 1) 4 |, È LI f È , Sai Ala Fl Ret ESE ZORE cea PRA a ee laretpitafi doti ego Ri sto Erp e E inv'e PE Pal trao, Tala fiv uo e E e TE eri e n nej— Am mint Pe eni e dt sese ‘Le 3 PES Et dee pr Vaqioadert, (É (E PROTO TOR lt cadendo pica i i aL Rat n LI Pao ace iî Fi ll messaggio giapponese di risposta al Duce coi ine firmatari: (dall'alto) SF. dl Piscoale Selbunnva, 5. E vconte Goto, il Senatore Sawayanaghi e Massomi Ban, il poeta-calligrafo della Corte Imperiale che verisse il messaggio.

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La nueva aristocratica sede Fll'Autoniohi! Club inaugurata a Rosa, in Fia Po VITA SPORTIVA NELLA CAPITALE Nell'ovale: SA. il Conte Folpi di Mismrata civilta l'apparecchio dn molore della l'ransadrialiéà che, fornito del confori più moder- no e capace di Ina» «portare dieci par seggeri, efelluò il servizio «stlla di- nea Fenezia- Fiemme, ll trimotore della Società Trame adrialica, che ba malicato molle cal- fé le dipi, sul campo di Cento- celle.

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Potter na ge $ È» n e" S. E. il Generale Bazan. Capo di Stato Masgsgiore della M.,F.,& N, ricere al Fiminale le alle comche stella Muiltzio e i Segretario della Federazione del- PEUrbe, Cap. Gioltelmatti. DEL QUARTO ANNIVERSARIO Pi N i | i -. il LA CELEBRAZIONE SOLENNE da DELLA MILIZIA dh pa n _ i Nell'ovale: £a I Sezione Libica Permanente ba ce- iebralo conromana mquerterilà l'anni» eenantio della ALi- lizia, con l'inler- vento si iS. E. il Gocernalore He Hana e del (rene nale Ciccomelli, Sotto: La ceri Moni commenia- ritltea cel quarto annuale della fon- dazione della AM. FS AN. accensla a Iorino allo pre senza delle alle aalorila militari e civili

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—-k cp - > "e =—rocRt csc Fee RTS Tripoli: ln alto: F/ pansrama della ciltà dal Costello del Governatore. Sotto: Una moschea dell'aasi Iripolina. e" DI

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Viniani fripolilane: Una sirola dell'easi di Tripoli. Sopra: Ji merone arabe di Sagb el Ciluma. {Fai TINI "; Bragoni fi A De Feo

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Lì da Somalia: Dall'alto; f droni de Luagessine a Llagadizelo, = La toa del cop. Bottintelia e cel ansi calonosi, caduti a Baloburti nel igis, - Il forte di O9der nell'intento | È ) L i di | RE /

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Fai | = made z ì È sali Fimd.sraire dass. apatia i de = c re Ri — ee. ki cd ur cino a n e È r! iue A Mogadiscio: I salulo degli indigeat a SE d (racsnvalore Di Veschi Adiraategia nua visita alla Mascbea Giama, la alto: A E dl (Gisewrnatere è la famtalta in messa ai ffallecci halfarcali allo Minstiane delli Conssiaia, Neal cestrò: | callisaloni indigeni di Gialle

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NEL FEZZAN DI CORRADO ZOLI Non sarà bene ch'io tenti, parlando di questo bel libro, di sciorinare i vecchi temi e le vecchie ragioni sulla necessità della propaganda coloniale, tanto è questa una della prime parti aperte dal fascismo pa- lesemente imperialistico secondo le eterne leggi delle civiltà coscienti, e i bisogni et- nici politici e demografici della stirpe. Meglio è ch'io dica ai cultori di buone sane e riposanti letture i meriti, direi dilettevoli, di questo libro sostanzialmente imperialistico, dottamente documentato sulla storia, sulla statistica, la scienza s0- ciale ed economica, Mi è molto più caro, dunque, segna» lare, dopo la semplice constatazione delle virtù sostan» ziali, i pregi narrativi di questo onesto e chiaro scrittore che sà condurci per 316 larghe pagine, di casi in casi, a traverso il grande deserto, nella patria libica, con la snella e ponderata sapienza degli esploratori di razza ai quali nulla sfugge delle terre che visitano, degli uomini e dei costumi che incontrano, Né è pro- prio per un particolare diletto alla lettura degli scritti di viaggi o di avventure ch'io mi son piaciuto con questo libro, ma anche per un dolce e singolare bi- sogno di quell'intimità che, a un punto travagliato della nostra vita pratica, s'impadronisce persino degli uomini di battaglia in certe ore del giorno e più della sera, quando le asprezze le delusioni le amarezze della vita, dura da vivere, vi spingono all'isolamento di un cantuccio che risponda alla nostalgia o all'illusione d'un focolare sparso di buona brace, con nelle mani uno di questi libri che, all'infuori del loro contenuto demografico, sociale e politico, rievocano in noi romanzesche beatitudini d'infanzia, illusorie parten- ze su piroscali grandi come città, o tra carovane di dromedari, recanti, con le tende le armi e le hl Le sorgenti di “ Mabaraga"' (dal voltime " Nel Fezzan" di C. £oti La vedula di Uaddan casse di biscotto, la cucina smontabile e l'amaca. Mi sarebbe dunque impossibile scrivere di questo libro trascurando la speciale bontà delle ore ch'egli ha fatto rivivere alla mia fantasia assopita o dimentica per ciò che, a somma d'efficacia, egli rievocava in me di quelle opere altrettanto utili e oneste dove era l'ar- gomento di non so quante leghe in fondo ai mari, o delle sorgenti del Nilo dalla dirigibile navicella del Dottor Fergusson, o negli attendamenti che piacquero al Livingstone al Burke e allo Speke, molto dopo Marco Polo, il Robinson Crosut è il soave idillio di Virginia e di Paolo. Foco gioverebbe al lettore s'io gli dicessi che in questo libro, ben pensato e ben costrutto, può ritro- vare appuntate meticolosamente a una a una, insieme con i precisi dati storici ed etnografici, tutte le tribù che dal deserto sirtico vanno a Murzuk, nel cuore del Fezzan, ora appostate sulle grandi carovaniere ed ora pacifiche infide o indifferenti, tra i pozzi e i giar- dini delle loro Wadi Poco gioverebbe ch'io tornassi a raccontare, come di mia scienza, fin dove i Tuaryg discendano, magari secondo Erodoto o Marino di Tiro o Tolomeo, dagli antichi Garamanti. Sicuramente Cor- rado Zoli conosce la storia meglio di me a traverso Plinio, Etico, Paolo, Orosio, Cornippo, Vello Moro. Giova assai più che il lettore sappia come vi sia tutt'oggi in Italia uno scrittore che lungi da intendimenti romanzeschi, e nella più stretta verità storica, costruisca tuttavia un libro di viaggi che, oltre ad essere utile agli sviluppi di un largo programma coloniale, riesce a divertire e ad interes- sare anche coloro che disperano di tro- vare nelle tappe di una carovana in ricognizione d'un territorio conquistato, e tuttavia maturata, l'amena lettura dei tempi di Maine-Reyd o di Giulio Verne. Sarebbe bene per questo che, a co- minciare dalle scuole, si ponessero nelle mani dei giovani questi rari libri che più rari scrittori italiani van faticosa» mente pubblicando, tra l'indifferenza e l'impreparazione psicologica e politica a

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dall'oasi di El Ginfra, tale corraborante cultura, Ora, il libro di Corrado Zoli è sotto ogni aspetto l'opera che può, in questo senso, dare il segno di una necessaria battaglia, Qggi esso è in testa alla letteratura coloniale e non sal- tanto italiana, Così riuniti, questi capitoli sono qualcosa più di quelle magistrali cronache giornalistiche alle quali lo Zolì ci aveva abituato con l'acuterza delle sue osser vazioni e l'agilità della sua penna, Non si tratta più di una stupenda collana di articoli temuti insieme dal semplice filo dell'argomento, ma di un'opera organica di serittore, dove la cultura e le vicende storiche non soffocano l'osservazione di un artista e non appesan- tiscono di grevi vernici la smagliante tavolozza con la quale egli disegna e dipinge. Non è un libro dove l'afa del deserto, la dispe- rata monotonia delle sue dune e delle sue sabbie, in- combono sulle stesse soste del viatore alla poca ombra de’ palmeti; ma dove la vita di colui che vede ed arguisce, pieno di presentimento e di passione, comu- nica al lettore la curiosa malia de' suoi tormenti, la dolce poesia dei suoi raffronti, la sana dolcerza dei silenzi tra le grandi solitudini e l'infinito. " Neal Fezzan" appartiene alla ristretta categoria di quegli scritti dove la serietà della materia s'an- nienta, talvolta, davanti alla stessa nomenclatura poe- tica dell'ambiente, dove la vita passa insieme con la storia, sconfinando nella fiaba, La stessa terminologia geografica prende un suo singolare supore roman- tico e proprio perchè la ragione misan- tropica [dei poeti va incontro, dal fiterale all'altapiano, alle razze espresse da poche tribù per ciò che la società degli womini obbedisce a qualcosa più di una legge materiale. Vi sono, invero, in questo libro capi» toli di notevole bellezza: quello ad esem- pio, che contempla l'entrata della Turchia nel conflitto Europeo; la proclamazione della guerra santa; lo strazio davanti agli incendii delle retrovie, è, dopo il tragico appello all'ultima fierezza e all'ultimo Una cosa di Murzuk, l'antica capitale del Fezzan, Fi] NOTE E IMPRESSIONI DI VIAGGIO diritto sulla colonia perduta, il nostro ripie- gamento dalle casi di Ghat. Io non so ancora per quanto tempo il nostro popolo, avvelenato da mezzo secolo di mala democrazia e di lue sovversiva, ag- giogate alle potenze coloniali straniere, con- finuerà, tra lo scetticismo e i tiepidi consensi, a credere soltanto in quelle colonie appor- tatrici immediate di benefici materiali, di cui è prematura la conquista da parte nostra; non so per quanto tempo la patria libica continuerà ad essere considerata, in dispregio alla sua stessa ragione spi- rituale e politica, la colonia inarkchta dai tempi in cui fornì ai romani, come ricca materia prima, soltanto stuoli e stuoli di schiavi, all'infuori dei vantaggi della costa. So che leggendo questo libro, pieno di luce in ogni pagina, io sentivo penetrare nel mio cuore, oltre alla semplice gioia del mio spirito divertito, una fede fatta molto più di fato che non di legittime speranze. Sen- tivo, oltre i pregi della sostanza e della forma, il pal- pito totale di quest'opera vissuta là dove i padri di Roma dominatrice costruirono nel deserto, sicuri della loro civiltà che voleva essere eterna come una sfida ai millenni, Sentivo nella grande pace, rotta dal rom- bo dei nostri motori in colonna sulla via di Murzuk, scorrere sulle sabbie, coi morsi del ghilli, l'antica voce della patria dissepolta insieme con la sua gloria. E, a libro chiuso, non fu più nell'oasi la visione del tramonto sul fuoco dei bivacchi o sui comuli; né la luna sui grappoli dei datteri sull'acquitrino 0 sulla tenda, sibbene un ramo di palma non più insanguinato dal morire del sole torrido, ma da un lontano riflesso del martirio fascista, per cui Roma è ritornata nostra con la sua mediterranea è fatidica colonia. GIUSEPPE BRUNATI.

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I LIBRI PIU BELLI La mia scrivania è ingombra, oggi. di tanti piccoli libr: non più di cento pagine ciancuno, e un'apparemza tra semplice © orgogliosetta — nel breve rettangolo delle ine — di fronte ai volumi grossi e pesanti che stanno vicini. Ultima trovata editoriale questa del libro tascabile, da leggersi in reno, in tram, al caffè; ma la trovata non è tanto nel for mato. noa nuoro, quanto nell'aver esteso a queste collezioni la più varia e disparata materia letteraria: dell'umorismo alla lirica, alla meditazione, ai viaggi. Non più libri ameni soltanto, d'un'amenttà che confinava, Éno a poco tempo fà. colla scol- lacciatura, ma — in piccolo lormato = tutto lo scibile, sicché anche il lettore frettoloso ma esigente possa essere sempre, e a poco prezzo, accontentato. acominciamo dall'umorismo, e da un altro volumetto di quella indovinata * Serie del Fauno Giallo” che Giuseppe Eueca dirige © che s'intitola appunto all'LUmoriamo Naliano: Laden dell larlarega di Massimo Bontempelli. TI Bontempelli dichiara: “"L'umortsma # il solo messo per nom Fasi prendere sul serio anche quando si dicono cose serie: che + l'ideale dello scrittore”. Definizione che. per usare le stesse capressioni dell'autore. puo chiamarsi divertente e seria al tempo stesso. Così è, almeno, l'umorismo di Massimo Bon tempelli, che coglie ialvolia gli aspeti drammatici è tragici della vita con ua gelido sorriso sulle labbra, che pub perfino sembrare irritante; e indaga. e fruga nel mistero degli uomini e delle cose come se non toccasse a lui, spensierato poeta; ed imagina mondi e personaggi fantastici, come — qui — nei race conti di Hramast sul Dulblar, per poter appiantare gh strali dell'ironia, con maggior libertà, verso gli nomini veri. Leg- giamo " Pittarnica " o "Ae cose del Duiblar" e vedremo come le opisioni del vecchio pittore “potenziale” o le defor mazioni sociali di Hramazé siano Euatose e rivelatrici anche se adattate al mondo reale. La sostituzione del pranzo, per estmpio, coll'invito a una dormita in compagnia è irresi- atibile: è non + solianto uno sctherzo, (odi in un altra ras conto, “ Memorie di un im ato abitedinario”, attraverso l'ifonia apparentemente Pe api e vicenda, è visibile @ chiara una nota di ralo umorismo anti-borghese. Perché Massimo Boniempelli, distruttore di verità consa- crate © stompontore di piani è di attitiadini letteraria trauli» zionali, è anche, a modo suo, um costruttore: l'atmosfera del suo mendo umoristico, che ci si rivela anche attraverso le pa gine di questo cla libro, ha un colore ed una intenaità di ereazione ap se: medibili. Ed ecco un'esile collezione di libri di poesia: la “Col- lana di Corallo" che, sotto la sapiente direzione di Ettore Cor- zani, raccoglie liriche di autori noli ed ignoti: giovani 0 gio» vianigsini tutti. | volumetti già unoiti di tale raccolta, legati alla badoniana, crnati da Publio Marbidwcci e illustrati dalle fini xilografia di Aldo FPatoochi, stanno a dimostrare che la del lara idzatare + itato in buona parle raggivato. Scelgo, fra gli aliri, il libricino di un provinciale, di un ru- mico: Canti di Lunigiana di Corrado Martinetti [L'ergsca - Milano]. Bisogna il più delle volte andare a scovar la poesia lontano dalle città tumultuose, tra mare o monti, E la Val di Magra dolce è selvaggia, adagiata alle soglie della Luni- piana, fra l'ansa del Tirreno e le Apuane, presso quel golfo della Spezia che fu caro allo Sbellew ed al Byron, è pur terra di poeti: vi nacque Ceccardo Roccatagliata Ceccardì, generosa mente di cantore civile, al quale il Martinetti per certi ca ratteri dell'ingegno può essere avvicinato. Solitario e sdegnoso come Ceccardo, questo poota di Sarzana non sà diataccarii dall'amore ienace della aua terra, che csalia in un metro chiusa Fi @rvero, con una certa sua andatura ottocentesca, non priva i grazia. (Quando non canta il pacia r il | atsaggio ("La Calesziala” + "Portovenere «Pi Rag e") Pa ricorda della tradizione danbeica che lo induce a salina a Fas dinovo, sul castello dei Malaspina “di bastioni avvolto, dai senti e dalle folgori pertostio". Anche qui non la forma, non le imagini, ma la pncatizia è la purezza — e vorremmo dire il candore = dell'ispirazione ci attraggono: e queste doti, sor- rette da un pensiero nostalgico dominante, danno un bell'im» peto alle sirofo sonore della più solida poesia del volume: "Ad un libraio di Lunigiana ". Il nome di Alberto Presenzini-Mattoli fu già segnalato in questa rubrica per un romanzo idilliaco e triste: bellezza del Manda. Fino da allora si potora indovinare nello scrittore uno spinto accorato e malinconico di ta: or ecco che il suo ralto ci appare qual'è, in uno specchio nitido quanti altri mai. attraverso le pagine di un nuovo esile volumetto, Fali a Creo ciffssiani {Franco Campitelli editore, Foligno). Sono pagine autobiografiche: "l'itinerario seguito dal mio cuore dei venti ai trent'anni — confessa l'autore — é qui fedelmente segnato “. E non è un itinerario cosparso di rose: l'ombra della morie è per ogni dove, anche megli episodi più luminosi: e non già per mania letteraria [ché se con tosse, ni dovrebbe richiudere il volume dopo le prime due pagine) ma per una realtà crudel» mente vissata: lo scrittore dopo aver visto disfarsi la sua vec chia casa paterna, ebbe distrutta dalla morte la sua giovine cana splendente di speranze muove. Ora egli si sente un disperso nel monia, un viandante reduce dai rami del sogno. E il suo tormento, espresso cos sobria efficacia in ampie confessioni è in bravi frammenti, si generalizia — com'è naturale = nal dramena spirituale dominante sulla giovane generazione: dentino la nostalgia della fede « non poter credere, Con ci accorgiamo talvolta che l'abbandono mitico dello scrittore è fermato a metà dal sopravvenire del dubbio. Ma la parte più interessante dell'autobiagrafia è quella che ricerca, di qurito pianto innanzi al dolore, questo sperare e disperare in tutto e di nulla, di nesta " inesperienza a ire e sentire nella vita una legge ivina " il perchè. Il Pressnzivi-Mattoli la trova è lo rivela con coraggio: "il perché... è l'infame frutto del mal seme posto nel mio cuore dalla pallida generazione che ci ha preceduto". Le lisiche di Manimo Caronara contenute ne L'afferia [Val- lecchi editore, Firenze) non sono aubobiogra come nella masiima parto dei can, nè riecheggiano quel tormento spiri: tuale e mitico che più sbpra, & prapoalto dei precedenti asrite tori, abbÙiamo nilevato. Più difficile riesce, di conseguenza, rintracciare la fuonomia del poeta. Certe poesie, che sembrano anche le più colorite ilella prima parto del volume, come " La Caie" (il cancella è la bocca + il cancello a cui tocca — mostrare sempre i denti —]}b a "Il convito dei Tramonti” col mare che “ tene un discorso” applaudito dai menti, e la luna piena che versa del latto “in una coppa detersa — dal Hlla e dall'aranzione ci indurrebbero ad accostare la maniera del Coronara a quella degli impressionisti e ironisii del post lutunismo — per inten» derci — palazzeachiano, Ma pai, procedendo nella lettura, lo sortitore mostra di liberarsi dal suo chiettivismo un po” È anche ie cipreisiva, e tende ad una più ampia valantà di canto. * Motte di Natale" rivela un'intima è vibrante delicaterza di concezione, anche se fa pentare. per il metrò altre che par il mo- tivo, al Pascoli. E in genere, in questo poeta, la forma è sempre ammirevole, spesso eccellente. Finalmente, ed eccezionalmente, ricordiamo qui un calen” daria, chè ha al tempo stesso la forma di calzadarià e il ga- rattere di una vera e propria rassegna storica: è quello com- palato dalla Sezione storica della RK. Asronautica, Composto di tanti fagli quante s0n0 le settimane, questo Calendario Effemeride ricorda in ogni foglio, ed illustra con fotografie è con disegni un uomo, un evento, o ua ordegno che segnarono una traccia nella Storia dell'Aeronautica: storia lun fhiszima è brovismima, perché no dai tempi di Archita da Ta: ranto, nato nel 390 a. CÈ. e perfezionatore del “ cervo vo: lante”", l'uomo aspirò a librari negli spazi, ma da pochi anni il sogno & divenuto realtà. A quasi tutti 1 giorni dell'anno corrispondano dalle atte meridi: e anche queste concorrono a lar della bellissima pab: blicazione una viva sintesi di storia e di vita dell'Aeronautica, utile, intruttiva, incitatrico. La a

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Le C'era una volta un padre che avera quattro figli, ed il più giovane era di secondo letto. Quei, #arcata la puerizia, appariva già tocca dal dalore. La madre, morendo, di aveva lasciato la sua palliderza e un casco di corimbi nerissimi e due occhi consapevoli di ma» lincoma. Così, senz'amare, era un vortice d'amore: e chi la ardaisse innamorava per dolccrza. Il padre, nicco, severo e brantolane, ada badara che a far quatirini; e pareva strizzato dalle preoccupazioni, tanto eta rfnfichiscechità, apremenida dalle midolle il fele amariziimo delle sue parole: F quallrini mi corsa fa vita; come si fa a nea amare il praprio sangue I “In fondo in fonda, è un buon vomo” dicevano quelli che avevan da fare con lui. Era un buon uomo, Hi ma intanto noù saccorgeva di quella bellezza di figliolo più chiara d'uno spicchio di cielo vall'aurora. E io questa bontà non la capisco. Capisco invece la bontà della cuginetta quindicenne che guardava quel sommo, amaro, coccola aanto, è gli diceva, toccandolo sulla spalla: — Che coshai? -— Nulla — rispondeva il giovanetto: e nel vuoto della parola rovesciara un liotto «i sospiri, © guardava atiraverto due luccioloni in bilico sulle ciglia l'immenso mulla balenante d'argento. L'altra. timorcsa è pietosa di quel nulla, lo rimirava con gli occhi celesti per farlo celoste, — la ti voglio bene, non basta? Il sinò pallido del cugino si sollevava per ricevere la ru giada delle parole amorose. — Baita a mo; ma non basta a miò padre = E allora worrb bene anche a lui, se # per un accomodo. — Mia padre non sa che farsene del nodtro benna: egli tomta il denaro e calcola sul denaro; e dice che a pigliar moglie ci vogliono mezzi e giudizio, mentre i6 sono un ragazzo inesperto e senza bem di Fortuna. = Anch'io sono una bimba: ma cerie cose le intendo. Ho ientito dalla gente che i tuoi di casa vivono comodi proprio sulla dote della tua povera mamma. Sicché il padrone di quel famoso denaro sei proprio tia, Ma a me, di questo. non importa dr | ZU E dell’ amort fadele niente. Vaglio bene ato, bi... non c'é un nelle cose non c'è il perchè, sta pur sicuro € il «olere di ha — Sia benedetto ne suoi volen il Signore! Ma son con vinto che abbia ragione il mia -ecchio. Tu dovrai avere palazzi e ville, vesti e collane, anelli e braccialetti, servi è valletti, ancelle e dame di compagnia: e dovrai comandare a bacchetta, como una regina. Denaro denaro denaro: il cuore è pronio: non manca che il denaro per la nostra felicità. = Hai Fagione, mi... inganni. = Anche se ho ragione? — La ragione può “guanani benissimo. Se, pet crempio, ti dice che l'amore non basta alla felboità, la ragione tin ganna & ira dimento. (Com'era ingenva questa ligliola che credeva al ragiona» mento di un ragazzo di sedici anmil Il cuginetto non sclianio aveva appreto gli argomenti dal padre: ma aveva nelle vene stesso sangue denso d'eredità, che gli martellava il cervello con la stessa tebbro: denaro, denaro, denaro, rebi, E quando vanno secondo Aililio tenero amore, addio casa paterna, addio famiglia e conoscenti: il giovinetto segue il miraggio della foriuna sul mare, all'azzardo dei vendi, por partire alla volta dei pass favolosi dell'ora, La lamciulla piange il ivo diletto come per marta: i fa- miliari compatiscono il temerario; il padre dolente lo ammira dopo averlo consigliato è provveduto clire il avccsmano per la sua buona ventura ll bacio dei fratelli, leggiero e lreddo, lo dimenticò ape pena varcatà la soglia, Il bacio del padre, ripetuto dall'uno all'altra guancia con tenerezza di pianto, la accompagnò fino all'imbarco. Ma il bacio dell'amata divenne il sapore della sua bocca; © i suci occhi videro sempre fra biondo è coleste le aurore è i tramonti, Il vento gonfiava le sele incasiellate: è la nave avrebbe aperto sull'oceano un solco infinito, se l'amore di tutta posîa non avesse colmato la scia in continuo rifiorente vigore di memarie,

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LI giorni portavano I mesi, e | mesi poriavamo gli anni; ma del giovinetto avventuroso nessuno portava notizia, quasi il mare se lo loiie bevuto come ana gocciola di pioggia. Mella casa paterna il don iran della vita "im non era turbato affatto dalla memoria del loniano: i fratelli lo credevano scomparso; il vecchio ne sospirava in silenzio La cugina si Fanewa più bella con gli ansi, e la fama della ava bellezza cresceva splendore a gli occhi di chi la vagheggiara. tre giovani ne restarono presi, e dall'ammirazione all'a- dorazione è un trapasso di vento che cresce. Per riguardo del mendo, ciascuno le chiese in iuita segreterza amore, discreto © cauto chà l'aria non ne moveiie il valo. Il più grande, alla prim'alba, toccava la finestra di lei con un vincaslro. Eaia sccndeva il letto è correva a diradar le tendine, con l'ombra dei sogni ancor sulle ciglia. Vedeva giù, a cavalla, il giovine alto e robusto che le sorrideva con fresca allegria; apriva, e la inverttivano l'aria pungente a il saluto. Che passione di parole! — Tutto un ragno par la tua grazia, so tu sarai mia ipoià. Dhope un'invocazione che poteva sembrare l'estrema, dopo un'occhiata più liamiacia cd intensa, egli apraonava il cavalla a carriera sirenaia, Correva a inabissarsi per la? Sul mersogiorno, passava A imevarla il secondagenita. Tuito calmo e familiare, aveva un sorriso confidente è chiaro come la tovaglia distesa per la bontà del pane. È non capitava & mani viole: a seconda della stagione, portava dani frugali è achietbti. L'inverno, noci e pine e pinoli e castagne. Povere cose, ma accompagnate da questo sapor di parole: > La ho scelte © contate per te. Tu possa desiderarle quinti io ti desidera! A primavera, marzolini di fragole e di lamponi, è ciocche di cilò armabinate e lucide che era una deliziosa crudeltà ar de = Prendi: che il mio piacere ti sia nel palato. L'estate, albicocche e pesche in gara di freschessa e pro fumo, e la megalomania gialla di qualche ne venato © screpolaio dalla maturità: — E l'implorazione degli occhi non la vedi? Nell'autunno, pere spadone e mele regine, e d'agni sorta ine, © fichi can la giubba atrappata e a collo torto. Portava, offinva cuore e lrutia; ma in tutto quel donare c'era un evi dente: — Ti voglia. Il terzo fratello amava le notti accorato di luna e il falto di un boschetto soito il verone della bella. Romaniicherie | Si spaisionava nel canto; e gli pareva di coglier le atelle, è larne collane. Ella si perdeva dietro a la voce, con l'anima in un albore di latte: e, cessato il canto, ne riandava negli echi dello spiriio la tenera significazione: — Melli una mano vull'eriglione. Nol buio, li sembrerà dl mio capo, li con da saniczione fichi per nen dealar dea madre, fin vinti il mia reapire ? Là, nen c'è malta di male! Se erdessero l'innocenza dil mio capo fl com de i F maligni che ci ineidlicno l'ingramilà. di due Becche siciae sel capezzale! Ma ve cihindi gli corbi, allora vendilo, anima mia! E° un segna, Com'è la lua becca nil vogao? (esedo di daslarai, questi Pi erano silla pe delle rose. Nea cogliere i boccioli lagrimosi di rugiada «e non mi ami — Wai mi direte: — E la ragazza ni lasciava corteggiare a quel modol — Ve ne meravigliato? Una donna fedele è come il fiore ser bato in xoto che non si duole se alini lo annali per compia» cenza della sua ireschersza è belih. La giovane teneva i cugini a bocca dolce e a denti asciutti. Così casi non avrebbero corso la cavallina del maiti piaceri © sliependiosi, e non avrebbero dato il guasto al patrimanio dell'asscnte. Ma le cose non potevano continuare lisce: gli innamoraii comisciaroso a spiarsi l'un L'altro, tanto da medteto in imba- razzo la cugina che dareva rispondere alle smancerie di cia- scune, col sospetto di essere ascoltata dagli altri due. Imbrogliandosi ancor più la faccenda, fini che 1 tre, dopo essersi allrontati e agogiati a te voci, decisero di chiamar giu: dice la fanciulla, per sincerarsi della nua predilezione, Stretta al sague della promessa fatale, ella non si lasciò prendere all'amo, pur ingegnandosi di piluccar l'esca. Non rispose di no a nessuno, e rimando al di di sha eeaire la scelta di quello che più l'aveste soddiifatta in una sia miralmlanie condizione. — Chi di voi mi porterà il dano più raro sarà mio sposo, Anilaie, cercate il mondo quant'è largo: potreste rinvenire la pietra labandina che magna il sangue © spegne l'ira, è l'erba mali della dimenticanza, o il guanto della faia bianca che diede si buona ventura al bel Cherardino, a la borsa di Biagio da’ fichi, sempre fornita per quanie volte l'aprisse, o il mantello di Leon Bruna... Bulla lusinga più dell'impossibile, specie se una bocca di denna ve lo spiccioli in desideri vaghi a prezzo d'amore, Gli vomini esperti e forii e ragionati se ne incaniano, € corrono le più machiose venture, felici d'ogni pena. Tiso chicrero licenza al padre che n'era scontroso, e che diede loro un viatico di poco denaro e di molte lagnanze: = Mi abbandonate, vicehio como iana; & che dovrò pian: gere i mici figlioli ai quattro venti, disperando i miei poveri giorni. Dove andate, ionz'arte né parle? A cortar fortuna? I bartunati possono dormire che nascon loro i funghi sotto il letto: ma chi non È nato a bona luna È inutile che tenti © scavizzoli. = Noi siamo avvezzati a lare i signori, e non siam buoni a molla: & la formbana ci assiste 0 la mineria &i pela. | Prosero commiato dal padre: baciarono la mano alla cu gina: si separarono per vie diverse, nemici nella speranza. Passa tempo e tempo, ché melle fole gli anni non si fan pregare: © i tre, capitando a caso nella stessa città, si ritro- varono di sera in una bettola: ma così scalcinati da penare A riconoscersi. Vedendo in miserevole siato, nessuno ebbe sospetto di preziosi mitrovamenti © riechesse negli altri: sicchè, sgombri d'invidia, si abbandonarono all'amore con abbracciamenti è baci « lagrime di consolazione. : Gira © rigira, fatti i fiumi vanno al marei tutte le loro parole sfociavano a una riva. Il più gramile concludeva la narrazione della iva ventura: svl'ensate che vita, per cinque annil Servire, vegliare, è as sistere un vecchio marajà imparzito dalla paura che gli ave saro & rubaro l'oggetto più prezioso delle sue arche ricolme d'oro e di perle e di diamanti: un #ela bianco, fatto per magia, the mostrava a chi lo guardatse per il dritto le cose lontane nello spazia, e per il rovescio le cose remote nel tempo. Timordan dei aisci, deisderà me curopeo a cusiodlia e guardia della sua nobile persona. Una volia che aveva ordinato un ricco manto di sciamito, gli caddo în fantasia di conoscere la bella figura che avrebbe fatto il giorno appresso in quel ivo nuova luilamenio. Si e il velo a gli ccchi con tal desiderio nel cuore, e che vide... Vide, sopra un gran caialfalco, il awo cadavere nella abbondante mantadura, placido e bianco come un marmo se polcrale. Mii disse poi con voce trasognata, porgendomi il velo: — Qursio in appartiene in mio ricordo, .— esso mi mtroverai, fon appena dalle settaniailucmila +enò beneliché io flulica nido vamente nell'essere, ricomponendosi lo spirito da quattro punti cardimali nello spazio etereo del cuore. Dopo circa dodici ore, vidi io pure il marajà delle ros Giaipur disteso sul catafalco, ammaniato di sciamito, bianco livida dareme in marnma sspoleralo. Siccome i fratelli restavano sospesi, il più grande ofîri loro di speculare il velo Hitiraiii in una camerotia appartata, fu svolta quella serica vaporosità che galleggiava nell’ania, impalpabile. Il primo cho se lo avvicino agli occhi pensò, guardò... ® si faceva pallido in quella vista. Riusci a nascosder le lagrime, è paasb il rela al sncormilo che, non appena iraguardato il suo pensamento, ebbe a sbigotiire fra i singhioeri. — Che è mai quel che vedete? — domandò inquieto l'altra: e fece per iscorgere la visione del suo cuore, Chea piangevano bulli e Lee, © polevano dbirai la verità. - divevano pensato alla cugina. e l'avevano scorta nel letto di morie, li li sul transito, col sacerdote al capezzale per gli cilremi conforti. latorno, candele accorse 0 il cupo dolore dei parenti. Sfogato il pianta, il accondo lratella confosiaza il sua E- loso segreto: — To ce l'avrei ua rimedio per sesuscitarla, occorrendo. Duest'anello che porio in dita guansco all'istante, solo a toc- carlo, qualunque male per grave e moriale che asia. Lo rin venni sulla bAttita dell'onda, alla spiaggia del Mar Rosa, in luogo deserto, per dove nessuno credo sia più varcato dopo il Faraone che insegui Moss nell Eraldo, L ; a wifi di qiacil'a- muleto l'ebbi a sperimentare nella morsicatura di un serpente e durante una febbre permiciona : È senza fallo. Sarchbe senza fallo; ma cos lontani, ella è perduta. e noi siamo desolati.

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19 — Sia lodato il Signore che non iiproporziona il malò al- quei lucari erano due stelle sotto il Cinto d' Cirone, Sarà arri. l'efficacia e pronterza dei rimedi! — esclamò il terzo, solle- vata in tempo! vando un sospiro dal suò e dal petto dei fratelli. — Abbiate ucia in me che arriveremo in tempo, fosse pure in capo al mondo, Posseggo un paio di scarpette che vanno a prodigio dave il cuore comanda, sala che l'occhio veda il looga eil punto. L'ebbi da una vecchia che era stata la più avvenente bajadera alla core del Gran Cane di Grolconda. Per i wusi peccati, Allah le sentenziò di sopravvivere al crollo della di- nata, Ga nà arnala dalla biamilarra di Aurangech, imperatore ali Delhi, che la trasse in Aulabad, dove penava ancora i suoi grorni, logora e brultà © lacera e meonalica, Chia, avena bisogna di comprarsi il iabacco... lo non possedero più che una rupia: glie la lasciai cader nella grinfia, ed ebbi il suo tesoro, Hasta che uno ci mieila la punta del piede e dien: *" Lia" E quelle te lo fulmimano a destinazione Il più gramile si mise il rela aul Cha [ol ai lece Avari con grave autorità = Tu dall'anella +benmi rà colla, è lu infilati le ècarpartlo în punta in punta, che io t'abbraccio, e penso, e vedo il dove, e dico il Ma Eccoli tutti e tre a fascio, Sono nella camera dell'osteria: balianò lo #I lia È di filrovano nella camorra della sugina, Spavento! Meraviglia? Kon di fu icmjpa né per l'umo ne per l'altra, Ul giovano che aveva pronto l'anello fu lesio a metierlo nell'anulare della mombonda. E quella non fece che tosto cd era già sarta: mà; 0h, bianca è rossa, incarnata è paliuta come ves nisse da balia! Il prete rimase bengala poeciolane, a occhi aliritellati, & bocca sfinestrata, e voleva star garoso che questo fosse per gli èretti ibi © per là bemceilizioni: ma que li aiel... (lia gnano avera da dirla sua, e da metterti innanzi per mertievole della guarigione, — Se non era il saio anello!... - E che ti saresti Fato dell'anello se le mie sACArpelle mon avessero obbedito al “ie frullandoci qui in rn batitbaleno!? —_ Ma per dove ci natftemiina incamminali, saenrà il vela che ne desse rigione? Cignuno diceva, ognu: no vanlarà, Ggniano atto deva in suo favore la decisione della cugina ri fiorita al pari d'una rosa imbalcanata. E la giovane si alzò © disse, ormai siredta a concludere: — Debbo scegliere, © lo farò subito, Però mi occorre di pro: varo gli alin doni Ho l'anello in dito, « ne co nosco la virtu: ora mi metterò le scarpette è mi vestirà di bianco come an- dass al matrimonio, ché mi stia bene quel velo, traverso il quale segled il mio sposa, [letto fatto, era pron: ta, Il prete sfogliava il bretiarnio, è cercava le formule del rito imminente, per ribarsi del famerale mancato I tre innamorati sia» vano sulla cocca come dardi, La cugina era tutta bianca che pareva un gi- glio, e tutia grazia che pareva un'ave Che bella sposa Î Chi la condurrà all'altare! Eccola che a'ablinasa il velo su gli occhi. 4 accosta al balcone e l'apre e guarda il cielo stellato. Che peria! (Chi pensa... (RE Fabia pallida amoorta |, Che wede? Chi vedell... (Il prete sfoglia c sfoglia, © non irova il puato giusto per il sncra- mento]. =" Lie!" Ì tre rimasero incantati a mirare dietro la nebibiolina bel mela disc aechi lucenti «li lag mme. Ma no! Quel velo era la Via Lattea, è de acioglienile quernle sadocinalla, Vi sant nale dove fa Iradlata Dalle scarpelte, per ragion celata, E ci sanò d'amore con Fanello. DANTE DINI

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asiilic nea RT. \————= SE. Bodrere pronunzia il discorso inaugurale alla presenza di SA. R il Duca di Bergamo è delle Autorità. LA CA DORO Non per mulla fu chiamata dai contemporanei restauro non fu breve né facile. Subito Giorgio Fran: Dorn Aurea, quando il patrizio Marin Contarini, tra chetti vi si accinse con ardore, restituendo l'originaria il 142102 il 1434. la costruì e ne fece una delle più fisonomia al bel cortile con la caratteristica scala ester- sontuose dimore del Canalazzo: mai così gran ric- na, è ricallocandevi la famosa "vera da pozzo" scol- chezza di marmi e d' intagli e tanta lusso di dorature s'erano accoppiati in un palazzo vene» ziano, la cui facciata di per sé sola apparve una sorprendente opera architettonica, simile ad un fimssimo merletto. Ma quando, nel 1894, la comprò il Barone Giorgio Fran chetti, di quella Ca d'Oro dei Contarini non restava, si può dire, che il nome: il palazzo giaceva da anni ed anni nel più avwwviliente nbbandono, E se oggi quelle due parole = Ca d'Oro — tornano a ri- splendere in tutta ai loro bel- ter € possono 0 iosamente sachicara al piliblica non dei più micabili “ ambienti! di Venezia quattrocentesca e una delle più rare collezioni d'arte che si con- servino, il merito deve essere riconosciuto in massima parte al fervore di esteta e di mece- nate del Barone Franchetti, L'opera di ripristino e di pita, in marmo rosso di Verona, dal celebri * tajapiera * Bon, E mentre architetti e re- stauratori ritrovavano sulla fac ciata il tipico coronamento, il Franchetti procedeva instanca- bilmente nella realizzazione di un altro suo ande so quello di damit nella Cà d'Oro una grande collezione d'arte che mirabilmente s'into» nasse all'ambiente, Incominciò ad accogliere, come in un sa- erario, l'eroica figura del “ San Sebastiano ‘“ del Mantegna: poi una ‘ Venere allo specc io” di Tiziano, un "Gentiluomo di Ca- tà Brignole” del Van Dyck; su: perbe tavole di scuola umbra è toscana, da Piero di Cosimo al Ghirlandaio ed al Signorelli; rari esemplari di scuola vene ziana, dal Giambono al Guardi; e, fra le sculture, un ezioso torso prassitelico di Efebo, ed una rara raccolta di bronzi ita- liani del ‘400 e del "f00,

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Ca d'Oro a Venezia: La vcala interna ( Fotagrafia Graziadai)

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= li magnifico stalone del goa ed il pezzo +colpilo dai famosi * "tajapiera" Bon, (Pat. Crasiadgi] Sopra: il satlone del ‘g0o ese ebbe luogo la cerimonia inaugurale.

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Una sala del niuocò Mises, Nel centro: La seccado rampa della famosa seala. Nel igné, il Barone Franchetti decise di offrire il palazzo e la collezione allo Stato, purché lo Stato si impegnasse a continuare i restauri intrapresi e acqui- stasse l'attiguo palazzetto Giusti del Giardino, per demolirne un'ala interna e rene dere la luce a tutte le stanze contigue della Cà d'Oro destinate ad accogliere la collezione d'arte. Raggiunto l'accordo ed eseguiti tali lavori, il Comune di Venezia concesse che la bellissima scala a trafori gotici, conservata per molti anni al Museo Correr, passasse alla “ Domus Aurea", dove servi come scala dll Me i AD La e e e e F balconi sal Canal Grande. In fondo: La pappa d& ana qalera ceneziana.

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ptt [I | ul si olo e l'enirala del palazzo sul Canal Grande. di comunicazione al secondo piano; è lo Stato integrò l'allestimento degli am- bienti con l'acquisto di nuovi molnli è opere d'arte provenienti da altre raccolte. Ora, a distanza di cinque anni dalla tragica morte di Giorgio Fran. chetti, la Cà d'Oro, arricchita da una collezione superba di arazzi e tap- peti donati dagli eredi dello scomparso, s'è aperta finalmente al pubblico: è chi va a Venezia in pellegrinaggio d'arte è d'amore sa di trovarvi un nuovo Museo unico al mondo. g, ra. price e sii re cl me eis ie d'IuErepeei ai peer La tomba cel Barone Franchetti, col pavimento a mosaico falto eseguire du Lui e da Gabriele D'Annunzio,

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> Ù e — è ti Î Pio DI “ad DA i NP ran Pa. Bgharli Ua capal a pora dell'an chi ileltura cinese: £ : La Page goa Bra nea a Pecbi ino,

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l'incenzo Gemilto (Falografia Cav, Parisi)

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Mr e 45 A. De Carolis: Particolare di an fregio del salone nel Palazzo Provinciale di Arezzo. ADOLFO DE CAROLIS “ECCELLENTE PITTORE” IN TIERRA Vorremmo poter chiedere per la semplicità del nostro cuore umile e devoto, ma acceso, nella visione della bellezza, vorremmo poter chiedere la ispirazione a Giorgio Vasari per scrivere degnamente i questo eccellente piltore vivente e delle «ne giornate areline più che dell' opera sua della quale altri, ben più autorevoli di noi, hanno già detto e potranno dire. AI opera, odierna, ancora Ipitante di fresco colore è come soffusa dello spirito del Maestro è dei discepoli noi ci siamo soltanto accostati per es- sere presi nell’incanto della sua luce, dei suoi simboli della rappresentazione mistica e realistica insieme, com'è dei riti della bellezza nei religiosi sti del la- voro umano; com'è delle rievocazioni della nostra millenaria storia sempre viva, quando, come nel caso attuale, l'artista si compiace di riporcela dinnanzi in una successione prodigiosa di figure. Così della grande opera architettonica di Giuseppe Paoli, opera severa e dolce, formidabile e piena di grazia come solo il So0 e il oo potevan darci, e che nella ricostruzione ha del miracolo, se si pensa alle povere confuse disperse e speraiata vestigia ch'erano rimaste, non è méstier nostro di Ricordato che avremo come sia già stata giudicata degna di stare sul fianco del Duomo di Margaritone, diremo soltanto che abbiamo inteso di amarla per la squisita bellezza ch'è nelle sue linee, per la bellerzrà pittorica e decorativa che contiene e custodisce, den tro, nell'atrio e nel grande salone del Consiglio. A questa interna bellezza pittorica e decorativa ci siamo accostati soltanto dopo aver compiuto uno spirituale atto d'amore, dopo aver visitato cioè la Cara AMistica, come Lui la chiamava, e la famiglia di artisti e di maestri d'infanzia nella quale Adolfo De Carolis era uso passare qualche serale riposante ora delle sue lunghe giornate di lavoro, compiute con assiduità silenziosa, ininterrottamente dalle albe ai tramonti: vogliam dire casa Boncompagni, — Lavorava come un operaio e come un santo — diciamo a Maria Boncompagni che tutta presa di mi- stico fervore ci racconta episodi e particolari inediti della vita aretina dell'eccellente pittore. E' presente alla conversazione Donella, la figlia maggiore del D'AREZZO Maestro, una dolce e fiera creatura, stupenda di pal- lore, nel riflesso degli cechi neri e luminosissimi che, pis un'insperata grazia al povero visitatore, c' illu- iamo che si trovi li, ritornata dal mistero di sangue e di spirito della purà e magnifica razza picenà; è sia ricomparsa per un momento dalla teoria infinita delle figure simboliche e viventi, perfette di grazia, di forza e d'amore create dalla mano del padre e del Maestro, nella carta, nella calce, nell'aria, nel mito. Lavorava comè un operaio è come un santo... ‘Ormai 1 ricordi delle giornate si susseguono e noi non abbiamo che la fatica di limitarli e di fissarli con parole che non tradiscan troppo il pensiero, il fervore, ed anche l'ordine, se è possibile. In una lettera scritta a Maria Boncompagni nel febbraio del ‘22, Adolfo De Carolis si dice lieto di venire a lavorare nella lerra benedella d'Arezzo è si firma: Maestro Adolfo pillore romano è... quasi arelino. Più tardi, come è noto, Egli consacrerà uesto amore della terra aretina (luminosa di tanta bellezza di Dio come di santo genio e di santa arte degli uomini) effigiandosi in Margaritone, la terza figura del grande affresco architettonico è pittorico, nella successione prodigiosa che dall'ottavo anno a. C. vien fin quasi ai giorni nostri, e che ha per centro la fi gura di Michelangelo. L'ispirazione in questo grande affresco ci appare agli occhi, e più all'anima, potentemente di Piero. Era, pensiamo, un segreto amore questo di Adolfo, pittore romano e quasi aretino, per Piero della Fran- cesca che attendeva di essere coltivato nella fera de nedetla ed estrinsecato in opera organica da traman- darsi come atto di adorazione e di glorificazione, Tanto che qui, osiam dire, l'artefice ci appare quasi spersonalizzato delle sue espressioni plastiche e sim- boliche, ritmiche e musicali, sempre un po' misteriose, spesso sibilline, più consuete, In ogni alba delle giornate aretine l'eccellente pit= tore, come rivivente nel mito vasariano del religioso fervore dell'arte, scendeva dalla sua umile abitazione in 5, Francesco e ivi in solitudine, nel silenzio inef- fabile è tremendo di Dio, si indugiava in contempla- zione dinanzi all'opera di Piero della Francesca, e forse, non visto, s'inginocchiava sui duri e gelidi gra-

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fl ame PELI La parele della Tribuna nell'aula del Consiglio (Palazzo Provinciale di Arezzo), dini dell'Altar Maggiore per domandare a Dio la grazia della quotidiana ispirazione: la grazia per la- vorare tutti i giorni come un operaio e come un santo. Abitava in Arezzo sulla Piazza S. Francesco e si destava quando i frati aprivano la grande porta del Tempio, al rumore che faceva il "catorcio” scorrente negli anelli arrugginiti. Era quella la sua infallibile sveglia di tutte le mattine, cendeva; la grande porta era ancora socchiusa. Egli la sospingeva e stava attento che non cigolasse sui vecchi cardini perchè quel dolce silenzio mattutino di spirituale preparazione non fosse in alcun medo tur- bato. Alle sei risaliva l'erta di Via Cesalpino, quando non passava per l'erta della Pieve, è alle sei e mezzo èra regolarmente sul Las sere donde non discende» va più che a sera consu- mando coi discepoli {oh cari discepoli laboriosis- sim come Lui; Pettinelli e Dante De Carolis, il fratello, e Fagno Bon: compagni) anche il fru- gale pasto sul palco. Solo qualche rara volta usciva dal lavoro innanzi il tramonto per camminare in mezzo alla campi * la terra bene Sella di sdirezza, e allora amava esser solo. alche altra volta saliva sulla Fortezza Me- dicea a contemplare il tramonto; e la dovizia dell'oro e del fuoco che il sole spargeva, estrema offerta rutilante ed abbagliante, alle valli feconde di ogni frutto, era certamente la stessa che donata anche ai suoi occhi, si rifletteva l'indomani in lucenti faville nei luminosi fregi del La- can dei campi e delle miniere. Non sempre cenava al Costanti, Spesso amava appartarsi anche per il pasto serale. Scompariva così talvolta più di una sera. Erano quelle le giornate del massimo fervore di lavoro, che procedeva con una fecondità che aveva del prodigio. Sentivamo, senza pur arrischiarci di affacciarci alla visione dell'opera che si compiva, sentivamo che in quel fervore sa: rebbero stati rinnovati i fasti degli antichi pittori delle Vite. E così fu; così è! Il riposo più calmo e sereno, Adolfo De Ca- rolis pittore romano è quasi aretino, lo aveva in casa Honcompagni ove si recava e si tratteneva uaslogni sera dopo cena. a ivi gi sbbacia à qualche famigliare confi- denza e poteva parlare dei suoi lontani; con no- stalgica devozione della sua compagna, la signora Lina, con malinconia di una sua cara figlia che non è più, € con innocene za quasi fanciullesca, di Le decorazioni dell'atrio.

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| * Li bl LI È i fe TREO TT ET) L'affresco centrale è quelli laterali dell'aula del Consiglio Provinciale. Carlo, il piccolo, l'ultimo figlio, un bimbe che sarebbe litica di Arezzo a raggiun gere il babbo per un poco, a... lavorare con lui, e avrebbe trovata la nonna rediviva nella signora Argia Boncompagni, la buona fata dei Giardini d'Infanzia, Ma avveniva anche li che dopo un poco di con- venuto presto nella Casa versazione nella riposante in- timità famigliare si appar- tasse talvolta nella silenziosa intimità del suo spirito e seb- ne sempre sereno ed alfa» bile e dolce, diventasse estra- néò a tutto ed a tutti. Per chi sapeva leggergli mi grandi occhi velati di stanchezza è di tristezza — la divina tristezza degli ar- tisti vert cui arde in petto costantemente la stessa fiam» ma consumante! — s'accor- geva che l'ispirazione «igile e fedele, indivisibile e im- placabile come l'ardore, gli ritornava nell'anima a fru- argliela se pur mai se n'era dipartita, + F' ritornato con Pie ro; & ritornato con Piero — dicevano allora le buone ospiti, e inutilmente facen- dosi gaie tentavano di ri” portarlo nella cerchia fami gliare, contendendolo alle sottili invisibili mani tenaci tn "] RIA Sriiijj! een: ero romri mega a i I soffitto cello scalone. LI Da della Ispirazione, che niuno vedeva, ma di cui tutti sentivano ora la presenza sovrastante. Ma era allora questo il momento nel quale un piccolo fiore preso all'immagine di Benedetto Bon compagni, morto in guerra e puro eroe del chele, un piccolo fiore offerto da Mamma Argia a S, Mi- Maestro Adolfo pittore, riu- sciva a ricondurlo nella cer- chia degli affetti dolorosi e doloranti, ma più serem e quieti, All'indomani per il fore che gli era stato offerta nella sera, Adolfo pittore recava una spigà per l'im magine del figlio Bene- detto, Era una spiga di quella terra levedena A Arisa della quale era innamorato come della sua cara terra marchigiana; era anche una spiga d'oro e di fuoco della messe, che a gremiii co voni, Egli, il Maestro, per l'augurale simbolo del La- voro e della Patria e della Fede, e per tutte le frutti ficazioni della forza e della bellezza e del sangue, ha pasto nel suo grande fregio decorativo, PIERO DOMENICHELLI,

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Ei.) BELLINIANA IL “PIRATA" Vincenzo Bellini giunse a Milano proprio cento anni or sono, nella primavera del 1827. Chi era questo biondo figlio di Catania, che l'im- presario Barbaja, più dolce con lui della barbajada, aveva prescelto per portarselo seco alla conquista della Scala? E la conquista del massimo teatro ita- liano, in cui l'immenso Rossini aveva già fatto ri- splendere i fulgori del suo genio, e Gaetano Doniz- zetti si sarebbe battuto con vicende diverse, sarebbe stata facile? Quel bellissimo artista era un quasi fanciullo, ne- nostante i suoi ventisei anni. Un melanconico. Un nostalgico. Un sensuale. Catania, divinamente soave nei versi del suo Stesicoro, la Sicilia di Teocrito, l'izola dei mostri di Polifemo è delle ire gelose di Vulcano, sorrisa dagli idilli e scossa dalle furie tel- loriche, lo avevano plasmato per la grazia strana di un egoismo intransigente ed inconsapevole. Si. Vincenzo Bellini fu uno di quegli innamorati dell'amore, che piangono sempre sui dolori che arre- cano, Se è vero che una piccola ricamatrice catanese, Agata, mori a diciotto anni di uno sventurato amore per lui {ma forse è leggenda, che adombra qualche altra meno tragica verità sentimentale) e poichè è wero, che a Napoli mori dimenticata da lui, la bel- lissima Maddalena Fumaroli, che egli due volte do- mandò in matrimonio, ma che poi scordò fra le braccia di Giuditta Canti, o di qualche altra Giuditta, Qlo- ferne non guerriero, pronto a ritrovare la propria testa dopo averla perduta parecchie volte, senza de- capitazione, nelle successive follie dell'erotismo, co- me non dire che Vincenzo Bellini fu un egoista me- raviglioso per l'inconsapevole intransigenza del suo egoismo? L'Aniante, in quel suo gustoso saggio sulla vita amorosa di Vincenzo Bellini {tratto da altra sua Vita del Bellim di maggiori proporzioni) che gli è stato pubblicato, di recente, nelle edizioni Pervinca, afferma che alla fine l'eterno amante non fu riamato: Maria Malibran passò, senza concedersi, innanzi al su: premo incendio dei sensi e dell'animo dell'autore della * Norma", della * Sonnambula" è dei *“ Puritami ". Il Ricca, sulla fede di una lettera dello stesso Bel- lini, che pare apocrifa o millantatrice, dichiara, in- vece, che anche quest'ultimo desiderio di amore venne soddisfatto dal destino. Comunque sia, in quei pochi anni dal 1827 alla morte del Bellini, presso Parigi (& credibile che cgli sia stato avvelenato? non pare) quante crisi, quanti abbandoni, quanta pericolosa fe- licità! Allorchè nel 1853 la " Beatrice di Tenda " non piacque, 31 scrisse che l'eterna favola di Armida o di CENTO ANNI OR SONO Alcina si era ripetuta sino ad esaurire il genio bel- liniano, « Giuseppe Mazzini si preparava a scrivere che Vincenzo Bellini, se anche fosse sopravrissuto a lungo ai ‘“ Puritani", non avrebbe avuto più nulla da rivelare al mondo. Giuseppe Mazzini era, in musica, di quei donizzet- tiani che preferirono forse “ Anna Bolena" alla "Son: nambula ‘* è certo il “ Marin Faliero ” alla “ Norma”. Tutti possono errare, in questo mondo, nei loro giu- dizt; anche gli uomini di genio che non sono critici di professione, anche i critici di professione. Certo è che Vincenzo Bellini passò sulle scene della Scala come un astro di prima granderza, che poi subito dopo pare si spenga. Il trionfo del “ Pi- rata” è dell'ottobre del 1827. La prima rappresen» tazione, poco lieta, della “ Norma" alla Scala fu del 26 dicembre 1851. In seguito, quasi immediatamente, quel capolavoro venne meglio compreso, se non dai critici, dal pubblico; ma nel 1833 la “Beatrice di Tenda" vinceva così poco la propria battaglia a Ve- nesia, che il Bellini fuggiva da Milano, accompagnato da una delle sue Giuditte fatali. Come dunque il cigno catanese possedesse il di- vino segreto delle melodie amorose, se egli non amò veramente che sé stesso nelle varie tempeste dei sensi, alle quali soggiacque ? To non credo che in arte esistano problemi di mo- ralità pinzocchera. Non c'è artista, non c'è uomo forse che non adori sé stesso nella propria illusione di ido- latrare una formula estetica o una realtà fatta di bellezza femminile. Quando Vincenzo Bellini, nel 1836, scrivendo a chi tutto sapeva di lui, diceva che la pre- matura morte della Fumaroli, spentasi un anno prima nel mese di giugno, gli aveva spezzato l'anima, era sincéro. Tanto sincerò che aggiungeva, con ribrezzo, un presentimento di morte anche per sé. Che importa, se intanto egli cercava di contrarre un matrimonio con una donna che gli recasse una dote cospicua? Sta di fatto che quel mercato, concepito quasi fan- ciullescamente, non verne concluso, e se ci furono nogze sono state quelle con la morte nel settembre dello stesso anno. Il 33 settembre 1835 Vincenzo Bel- lini moriva, se non avvelenato, prigioniero è vittima dell'avarizia di un ospite inglese, tramutatosi per lui presso a poco in un carceriere inintelligente. La sua vita cera stata felice ed infelice insieme. Ingrato col Romani, volubile negli affetti, tirannico e debole, Bel- lini aveva saputo far piangere, secondo l'antico canone immortale, perché dal ciglio è dal cuore sgorgavano facilmente anche a lui le lagrime. Come era bello! Heine sospendeva il sarcasmo

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39 Fincenze Pellini. per ammirarlo. E Rossini l'epicureismo per rendergli omaggio. Î francesi rinunciavano avanti al Bellini, per riconoscerne il genio, all'antica anti patia per ogni crea zione italiana e parlavano di Fergolesi è di Mozart fusi in un solo maestro, che se fosse stato pittore avrebbe unito in st le due grandezze diverse del Correggio e di Raffaello. Ebbene... Questo grandissimo Bellini, causa la decadenza dell'arte del canto, non ha più teatri quasi in Italia che ne continuino il culto, Milano stessa la- scerà passare il centenario del "Pirata" tra il trionfo delle operette e della musica esotica. Speriamo di ar- rivare in tempo a ricordare ai milanesi almeno che la “ Straniera" fu pore rappresentata a Milano, la prima volta, ed alla Scala, nel 1829, € che il 6 marzo 1831, al Carcano, i milanesi consacravano la profu- mata suggestione della “ Sonnambula ', Se non si è provreduto àù nessuna éSumazione {come si farà per il Fidelio”) per un centenario così intimamente nostro come quello del " Pirata", in quattro anni di tempo potranno trovarsi, spero, i fiori da riporre nelle mani tremanti della piangente Amina, tanto più che il fiore di quella melodia: “Ah! non credea mirarti!” non av- vwiszirà mai. INNOCENZO CAPPA,

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— a - 4° hbaa aa. MISSA (MITE ssi è IP Basso Alana Aowrcin f Finndante "/. Parlando del rinnovato ue: Cul uf te] del cielo wagneriano, bisagna dire che gran parte del merito di Qucale eccellenti csccuzioni deve essere micano= scio al Marairo Ettore Pa nizza: & lui, per la seconda volta im clue an ni, è Labcato l'o nore della direzione e della concertazione, Eusre Panit tà, Bata el Bri A Buenos Area, compià i suon stueli al (conservatorio di Mala no, dve ebbe a magari il Frugatta, il. Saladino, il Ferroni. Di- rettore dl'orthestrà in melt importanti tentri dell'estero, fra È quiali il (Covent Garden di Londra e l'Auditeriua di Chicago, egli è moto anche «Gimme composstore ili sonate e di opere: tra queste ultime ricordiamo dA irera, Bisenzio e Lens, Losa LA TETRALOGIA WAGNERIANA ALLA SCALA I mitici personaggi del ciclo dai Ni belunghi hannò riportato anche que» stanno sul palcoscenico della Scala il fascino della lora ercica grandezza e d ana inuguagliabile statura musicale L'ive del Rene, la Walkiria, Sigferta e di Crepascela sigilli Sri si sono m- peltubi per due valte dinanzi al piabbliz aL plavdente, in eseclzioni perfette C—sVT MERITA + Il WA TISYEO E EE fi Barilome Linkpi Rasa Ablenalii 1" ME "alan" Je la merso,; da sinistra a de- stra: Il Banro Tameredi Po siro Î Hagen SIT. Sigfnde)- La sfanramo (instppina [a belli f“Siglinda” in Sofi ‘rido Ji La Serrano Frida Lelder ( Bruanide"" da MFallbinia è Creapusrcole | Îî Tenere dualdoro Fagoaga Ù «Sig l'rida ) li Afaevira Eiiore Panizza, Fatagralià Lamagneti

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ll bito di Eleonora Muse, dello «cultore Arrigo Minerhi. inqugurato nell'atrio del Teatro Manzoni a Milano. (Poi Crime lla)

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42 ERNESTO SABBATINI Tutta la strada fu percorsa cautamente: senza sbandare, senza affrettarsi, senza mai inciampare, camminò sulle orme di chi lo precedeva nel tempo, disciplinato, tenace, sereno ma severo, sicuro di giun» gere. Giunge adesso maturo e si arresta un attimo per adunare una nuova brigata, Altra strada, adesso, per Ernesto Sabbatini: una strada senza orme. Come egli seppe per lungo tratto oscuramente ta- citamente seguire, gli altri lo seguiranno. Altra méta: una méta finalmente “sua” da sce gliere tra gh infiniti punti che l'omzzonte dell'arte pone dinanzi all'arbitrio ed all'istinto dei nuovi con- dottieri, Con il prossimo anno comico, avanti! Il soldato diventa capitano e sicuramente s'avvia, Buon soldato, probo e tenace, forte e modesto, severo con sì stesso, cauto nell'indagine del pericolo, deciso e fermo nel fervor della battaglia. Se fa on passo non ripiega, se assume un tono non lo muta. Ogni atto nasce da una convinzione, e la convinzione è generata dallo studio. L'impeto si sferra attraverso una lucida ventata di passione, che non acceca, che non contende la visione della méta, ma, anzi, la rende più nitida in tutti i suoi contorni. Recita sorretto da una calma interiore che disci» plina anche ogni movimento ed ogni atteggiamento della persona. Non dinoccolato e non urlante, ricava singolarissime sorprese drammatiche con un solo cenno della grande fronte che risolutamente si leva 0 con un rapido e secco schioccar dei polpastrelli quando si spalanca il pugno. Nella comicità c'è una frenesia di risate sotto la pacata serenità signorile che non si scompone mai. Nel disegno del “tipo”, nell'invenzione del “trucco” c'è una acuta ricerca del particolare che rivela uno spirito di osservazione vigile sempre e deformato, per quel tanto che giova, da un senso dolorosamente ca- ricaturale e bonariamente beffardo della vita. Io ricordo una sua “ Marcia nuziale”; e, poi, la “Vita dell'Uomo” di Andreieff, e, poi, “ Gutlibi ". Quando si cominciò a parlottare nei crocchi del nuovo dramma di Giovacchino Forzano la =paurace= chio di Gutlibi, un moro, un soevear, apparve nel mi- stero della propria originalità irto di interrogativi ri- torti come la coda del diavolo, pericolosi come un- cini nella intrigata è fragile maglia di un viluppo teatrale. Come farà Sabbatim? ci si chiedeva, La nuova parlata, il colore, il vigore, il tono?... L'attesa era un piccolo baratro: si pensava ad uno sforzo così ‘com- plicato, ad uno sfruttamento così inusitato di contrad- ditorie possibilità da far ruzzolare in vertigine la più salda resistenza, la più caparbia e robusta volontà di attore. Invece tuito nacque semplicemente. Nessun mira» colo interpretativo fu più limpido, più calmo, più di- sinvelto e sereno di quel miracolo. Gutlibi: un grosso volto nero, buono e feroce, sor- ridente e risoluto. La passione di Gutlibi: quasi un'estasi religiosa. La prepotenza di Gutlibi: i denti, il pugno, la grinta del gladiatore colpito. L'ingenuvità di Gutlibi: il candore di un bimbo, Apparve con quel dondolio da marinaio, con il torace allargato, con le nocche del pugno sempre pronte, con un rotear fulmineo degli occhi di porcel- lana per spiare dovunque, per diffidare di tutti, per non essere colto di sorpresa da qualche invisibile ne- mico, tacito e severo, di contro al sinuoso e falso amico che voleva sfruttare la sua forza e la sua igno» ranza, sedette sull'orlo della seggiola per essere pronto dl balzare, halzb spezzando con una marrata la lastra di marmo della tavola, rise con tutti i denti e con una voluttuosa ferocia di carnivoro sazio, si nm mansì per una parola, si riaccovacciò come un ma- stino placato ma non persuaso, sempre spiondo.... I dubbi di chi aspettava Ernesto Sabbatini al varco di questa difficilissima prova, disparvero come per incanto: la greve tragedia degli appetiti è delle razze, che Gioacchino Forzano aveva concepito con il suo solito macchinoso intrico di eventi e di sorprese, non pericolò mai, tanto si manifestà gagliarda la forza del protagonista che doveva sorreggerla tutta fino in fondo. Il successo si annunziò con le prime scene di Gutlibi. E fu magnifico. Ma Gutlibi, potente nel contorno, non muta, Com- pendia molte possibilità di interprete, ma le sfrutta soltanto per uno sforzo iniziale di creazione scenica. Il dramma si colloca tutto sulle spalle di questo moro singolare : ogni atto sovrappone un piano, ma la base & ferma. Nella “ Vita dell' Uomo” di Leonida Andreieff ogni atto è costruito su di una base diversa. Attraverso tutte le età l'uomo sale è discende una notevole vicenda. Abbiamo veduto Sabbatini nella arioza avventura giovanile della camera spoglia che si riempie con una frasca d'alloro è con un mazzetto di poveri fiori cam- pestri; e poi nella caricaturale opulenza della mita raggiunta, compassato sereno e severo: è poi nel con- citato palpitar verso la miseria, alle prese con i gio- cattoli del figlio morio, nella motte grottesca; e poi lo abbiamo ritrovato in agonia fra le luci bieche della taverna, fra le streghe della dissoluzione chiamate a gracechiare dall'odor della morte... Aveva una lunga barba bianca, e la fronte splendente sotto il lume, è

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Piet tà o f aTFi "a si Ti dI f i i daga, grafii (rim mind lia ti

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a Ernesto Saobbalimi AFot, Crimella) le mani già scheletrite, e la musica delle nozze, e la Queste prove Ernesto Sabbatini, e mille altre ha musica delle danze, e la musica dei funerali, terribil: tentato primà di cimentarsi solo per una strada mente identica, disperatamente monotona, insisteva in prima di assumere la responsabilità del comando. sisteva insisteva... si faceva affannosa come il respiro, Il primo tempo della sua onesta e dura è vitta- diventava veloce come il moto che ci 30spinge negli riosa carriera è finito. ultimi istanti verso il fondo.... Comincia il secondo. GINO ROCCA

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Lina se006à del teeso alte di Diana e da Toda" di Lurtgi Piran delle, all'ESen di Milano, f AMlansa ia sconta di Galdi Shaleima }, Cha sinistra; ©, Abba, Marta dba, G Fasmanca, dd. Aagiiai SUCCESSI ITALIANI NEI TEATRI DI PROSA (Cona Iaaa è la Tula, la tragedia che ciprimi in una mura bile sintesi scenica il conflitto tra movimento e forma. fra vita ced arte, Luigi Pirandello ha inecato i più alti +ertici del pensiero, Dopo il irtonfale battesimo di Zungo, l'ulttma Aperà pirandelliana è alata rapprtscsatala dalla Campagnia del Tenini d'iAnte a Milano, a Genova e a Torino in mezzo alla calla ammirazione cd al più profonda consenso del pubblica. Corsia Pilato che ba infempretale con gore efftracia il pirseadggio i Giascsno in " Diana è la Tada" Fo Crissella) Daria Niccedemi in senso agli interpreti della va altima commedia " Ga Moarsonnsa" che Fa clfenalo na cibesnte que desio stalle scrne dal Manzoni di Milano, In alto Fera Fergani e Dario Niccosmi, Seduti, da destra: Maggero Lopi, ML Minccrai, Laggi Cimara.

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45 NEL TEATRO GIAPPONESE la Giappone, il toatro è sopratutto portico e lragico: se clementi di realismo me alieranà talwolia le lince essenziali, il suò carnilere precipuo comsiste in tn mmboliamo cho ha del primitivo, e le espressioni della maschera degli attori si conservano fedeli a formule tradizionali. Dall'alio a sinisira: Ti celebre allora Milsy pero Natbamara, - dar vieta di na " film *" esagwita da tre stelle cin salegratobe a avabe + dai Famamele. Familia Career, «© L'altare ariano e d'intieice Algaen nel po beta A destra: Ennosuke Schikaea, è ele del Lrairo

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Le cannibale al ruolo di “ baby stars" di nas grande bmpresa di Malhyaoo9, QUEL CHE CONTA NEL CINEMATOGRAFO Viololte Nopiervba, l'allima stella russa del cino. À sisnistrà: Da dala nasca, Retta ally. Sotto: f'alefiante antivia d'un fila,

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PDislivelti. (Disegna di Stai 47

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COMMENTI ALLA MODA FI :regni di Fabiano) Pasquale de Luca dorrebbe essere nominato custode della nin italiana. Non fraintendetemi: purezza della lingua. gli dedica un intero capitolo del suo ultimo libro, "La casa e le coso” a noi, povere, frivole donne troppo ignoranti 0 pigre o vmat, per cercare, irovare e adoprare la parola italiana, quando ai trai {Dio mi ripari dai fulmini) du shilfona lem: mimili, venuti diretti da Parigi col loro adeguato nome di bat- tesimo, che li renda inconfondibili. Questo mi ricorda di aver veduto un giorno in usa modestinzima vetrina di Milano una pezza di morbida stoffa col suo soprannome di origine "Peau de picke", Il giorno dopo, il cartello era cambiato, Si vede che il povero negoziante, rimproverato da qualche purista, aveva provveduto alla meglio a mondarsi dell'accusa di antipatriot- timo. Infatti aveva tradotto il nome della stoffa così: " Pelle di pesce". C'è una giornalista-donna in Italia, che combaite da ansi la sua modesta battaglia in proposito. Infatti. pur concicendo diverse lingue, ella si vanta di son avere mai mescolata una pesta straniera al suo discorso italiamo, sia scritto che parlato. Son sole. Ma in un articoletto scritto ultimamente, sa quel che le donne possono fare per giovare alla patria, ella inveiva contro quelle che si ostinano a considerare Parigi come la vera patria di ogni eleganza femminile, e terminava con un monito santo: “Preferito in ogni caso la roba italiana ". Diamele ragione, purchè i negozianti mon lo sappiano. Una donnina modesta può seguire il buon consiglio senza scapito. Una dittatrice di eleganze non potrà ammirarlo che in teoria, perchè prima che il nostro fabbricante riceva ed imit l'ultimo capriccio, mettiamo di Rosier (l'artista rinnova» \ dl [e e ni i %, ia tore delle stelle) la moda avrà camminais e quello strano disegno avrà avuto il iempo di mom piacere più o di piacere trop * voi sapete bene cho se, nel regno dei veatiti, il passato remoto È un tempo pieno di grazia, di fascino, di vaghi pro- fumi nostalgici, il passato prossimo, invece, non è più che un luogo comune, sul quale si è accumulata la polvere impal- pabile del ridicola. Non c'é dubbio. Le mostre staffe, quando sono fabbricate Con coscienza, sona oltime e ibesiderabiliavime. Ma nei mostri industriali come in quelli di tutto il globo, noi dobbiamo sup: porre oltre agli altri amori. quello di patria compreso, un forte amore del guadagno, Ora, se essi fossero lontani da ogni concorrenza, nom cre- dete che, mettiamo per forza di inerzia, i loro prezzi finirebe bero per salire in proporzione della discesa cho prenderebbe la qualità della merce? [Nano i negozianti apertamente da scegliere fra un'ottima cosa italiana ed un'ottima siraniera, ricordandovi incidental. mente che il vantaggio ilella non pagata ipria di irnsporio è di dagana dovrebbe almeno in parte andare a favore dell'ac- quireste, © fon ci sarà parso così parso da preferire una cat: lira cosà più cara, per la sola ragione che viene da loniano. Anche se non appaia sempre all'evidenza, l'onestà è, se nen il più rapido, certo il più isicuro mezzo di Far fariuna. È vi rikparmio — ienetemene costo — ogni considerazione morale, De Luca insorge anche, mel sua libro, contro le troppo americane scarpe dal tacco basso, E qui gl, io. Domani ci cerranno anche a rimprore: raro di avere abolito il busto, a non ricorderanno, i malcapi- tati apiriti di contraddizione, che a quisto propoilio, fina a ieri, medici, igienizti, vomim di buon senso ld tali s rite- nevano) ci hanno tolio il fiato più che non facesse il buno, perché co lo levaisimo. [Hi tutti i malanni cho non venivano attribuiti al busto, erano immancabile cagione i non mai ab- haiancà deprecali tacchi alli. Nascevà un bambina fragile? Mon nasceva? arrivava prima del tempo? La signora aveva in ciampato? Baitera la testa? Abi! quei tacchi, quei tacchi... mo sc gli uomini nan inciampatsero, come se nella sa- lute dei mascituri o nei disturbi delle done, l'uomo, padre, marito © altra cosa, non avesse anch'ogli la buona tua parte di responsabilità.

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Ma il teatro non è nel mostro raggio di azione, e mi guar: darò bano dal parlare degli” Avariat". il dramma dovuto alla penna senza riguardi di Brieux. Altro che tacchi! Però, per altra «ia, una capwiina in teatro dobbiamo darla. Vai tulto sapote, lettrici, cho Dina Galli, altre ad cane un modello di eleganza. è contro ogni verosimiglianza, una delizia di nannina, Per dirla con un giornalista romano, se uno non lo sapesse di certo, gli sarebbe imponilile credere che IHina, quello scam polo di spirito puro, abbia compiuto già da qualche tempo i vent'anni, Per voi lettrici, e un pochino anche per me, Ina Galli ba data una ricella nella quale sia lorsc il segreto, è una parte di esso, della sua perenne giovinezza. Siatemi grate che non ho nominato Ninon de Lenclosi. Abbiamo detto di prefe rire i prodoiti nazionali. Ecco la ricetta: “In dosi eguali prendete polvere di amido, biborato di soda, bicarbonato di soda, e farina di mandorle. Almalgamate I quattro ingredienti in modo che formino un insieme omogeneo, e messone un pizzico nel cavo della mano, intridetelo con ualche goccia d'acqua. Sirofinale con quella pastorella semi: Isquida la faccia, come se adopraste del sapone; lasciate asciu gare e poi sciacqualteri con acqua tiepida". E questo è quanio. Dina Galli è anche tanto elegante perchè i bei vestii li parta sopra una figurina ideale. Sottile, ma aggraziata. A Hollywood, di dove si esporiano oramai in tutta il mondo le belle danno... le bello cinomatografie che fanno sognare gli adolescenti, le stelle » aspiranti tali, che ivi convengono da iutta la terra, ai iengono a soverissimi regimi, per amore della pura linea e dei contraiti firmati, che sarebbero spietatamente cancellati, se qualche antia mal capitatà andasse ad aggiun gersi allo acleaiatczio vivacissimo. Però, anche in questo, non bivagna esagerare. Un uovo sodo e una fetta di ananazzo, ovvero un pomo» doro formano la massima parte dei pasti di queste infelici milionarie condannate a sopprimere dalla loro vita i piaceri della tavola. Che sia questa una delle ragioni per le quali i matrimoni a Hellyw hanna così breve durat? Perché in generale, i mariti, se rispettano la linea, vogliono rispettata la lista delle Invone «ivanae. Ebbene, guardatele, tutto quelle belle figurine. Se l'insieme è, come dicevamo, sottile e slanciato, al fasto dove una volta doveva esserci una carva, la curva, per quanto appaia acctnnala, c'é DAME pri. E per mostrarla, i vealiti si wiring compiacenti, quei vestiti che sono l'unico indumento, visibile © e nascosto, che finga di coprire i bei corpicini. da medio alal cirfas, Non bisogna voler faro scomparire proprio tutto, È sopratutto, non bisogna velerlo fare troppo bruscamente. Per rimanere in America, a Chicago la cantante Fitziu — che aveva digianato troppo, per dimagrire più in freita — ba rischiato in questi giorni di marine Anche qui la goccia tradizionale riesce a scavare giorno per giorno l'ostinatizzimo pietrone, Passeggiare anche mode- ratamente, dati i giorni; guardarsi fulli i giorni da quello che la gola consiglierebbe a dispetto del buon senso. Essere co- santi e vigili: questo è il segreto. E colla figurina conservata, potrete anche indassare gli sirao vaganti pyjamas ispirati dall'oriente, che oltre a servire nel letto, si portano ora per ricevere le amiche all ora del ®., E un'innovazione ardita, che può prestarsi ad ogni sorta di sedu centi adattamenti, anche per quel che riguarda le pantofoline di accompagnamento. Ma il notturno indumento mascolina deve ammorbidirsi, per l'occasione, prendendo a prestito qualche fluttuazione dai vestiti serali, qualche ampiezza di manica con ventuale, od una fantasia di collareita pierrottesca, che incor nici il viso, già troppo aguarnito dall'assenza dei capelli an deggiant. (Quando esce rumoroso « presuntuoso un cambiamento di moda, una dosna deve guardarsi bene dal dire la sua api niane sfavorevole. Appena l'occhio si abitui alla diversa linca, il primitivo orrore acquisterà bellezze incontestabili e vantaggi di agni soria, Lasciate fare alle donne, per trovare argomenti inconfutabili. * veto sentito dire da una sola: ho tagliati i cappelli per essere alla moda? Qgnana aveva per lare ciò molto altro ragioni da mettere 49 avanti, e quell'unica, la più gemuina, la sola importante, ri- marrà sattoinicsa. ne, non devono invece alfaito vergognarsi, le donne, di voler obbedire con discrezione ai dettami della moda. Gli occhi maschili sono incontestabilmente attirati dall'ele: ganza c più ancora dalla novità. Perché permettere che l'uomo che amiamo e che ci interessa possa osservare con dileito o con curiosità un'altra donna? Îl primo dovere di uma brava moglie è di apparire pia cente, quanto più le sia possibile. Non c'È seria occupazione che del impedirle di mmettersi all'ordine, quando sia spet- timata, c di darsi ogni tanto una guardatina alla speochio, per vedere che batto mia bene, prima di affrontare lo sguardo del- l'uso al quale wusle continuare a piacere. La prima Con quista è un gioco, Conservarla; quello si, che rappresenta la nera diflicaltà. E se cè un voro al quale è necessario infiorare e dorare le lunghe catese che lo avvincoso, per non farglielo veder troppo. sulla è il marito. Né deve dargli retta la moglie, quand'egl amore di economia, è per amore tomplicsmente, on ‘cala cornice è cosa senza importanza. Semper parata, la moglie deve stare, con nell'abbigliamento, come nel sormizo, Bisogna saper portare bene anche le con- trarietà, per il miglior vantaggio delle due parti. Quello del marito è abbastanza evidente per non richiedere apregazioni; in quasto all'altra interessata, sappia che i pensieri dalci è calmi daranno al suo visa una serenità piana che terrà molia lontane le rughe. Dopo di che, se aggi la mia letirice farà una scena a suo marito, vorrà dire che i migliori consigli sono destinati a rima mere inascaltati, Vedo ora, troppo tardi, che portata da un commenta all’altro, nos ho ascora delta uello che di nuovo dobbiamo indossare questo mese. Lo spazio limitato al mio frivolo argomento non mi consente di prolungare il monologo. Riparerò la volia prossima, ML ANTICA.

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IMPORTAZIONE DIRETTA TAPPETI PERSIANI Unico deposito: A. P. LEVI . MILANO Piarza P. Ferrari, 5 {rimpettò al Teatro Filodrammatici) Eiposrione e vendita permanente Fate la minestra ARGENTERIE E POSATERIE DA TAVOLA OGGETTI PER REGALO BATTERIE DA CUCINA IN NICHEL PURO SALE DI VENIOMTA PRESSO LA SEDE DELLA SOCIETÀ ANONIMA ITALIANA METALLI ED ARGENTERIA ARTHUR KRUPP MILANO VIA PERGOLESI, B-10 - TRAMS d-4-a7

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Afaatelle fa riaggra. {Drecati] si LE METAMORFOSI INGEGNOSE DELLA DONNA ELEGANTE NEL GIRO DI VENTIQUATTR'ORE Si tratta in queste foto- grafie di perse oltaente, n dulti i modelli illuvtrati " sanebberà infine necessari, i da senta vada pormala, alla donna clegantissinta che cente da na età no dt spor e di mondanità. ei aa I Tl maglione spartizo. dl vestito da 18 La pelliccia. Un capola voro di Poni Pole per tato Falla principessa farila Berderbhoa, fo scialle da vera, La doilelle du dealro. tAmy Linkin)

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Ùi ab =" pera 2% pera re — tI. Feste caracealesche: La conse di finri è Parsdma in California. Soprai Fuochi e'arlificio per da festa cel Principe a Monaco.

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iDieagno di Bompardì

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54 ALA D'ITALIA ATLANTICA Marchese Francesco De Pinedo, capitano pilota Garlo Delprete, motorista Vitale Zacchetti, vessil- liferi d'Italia, su ala italiana, con motore italiano e cuore fascista, salpano dalla vedetta estrema pro- tesa a ponente del mare tirrenico, dall'idroscalo sardo di 5, Antioco, sorvolano le colonne che il mitico Er- cole pose a segnare il divieto agli uomini che infati cabilmente infrangono ogni divieto. I tre Vomini nostri, le Macchine nostre, il nostro orgoglioso proposito di esistere nel mondo, sorvolano lo stretto mare e le aspre rocce fra cui tanti emi- granti nostri delusi e poveri sono passati, col cuore nostalgico rivolto alla Patria che s'allontanara, col pensiero volonteroso rivolto alle dovizie sognate, alle nuove illusioni d'oltre oceano. Dall'alba al tramonto, milleseicento chilometri, e giungono a Mehedija nel Marocco francese: un'altra tappa della stessa lunghezza in un'altra giornata, e fanno scalo a Villa Cisneros sul Rio de Oro, un'al- tra ancora e sono a Bolama, il punto più occidentale dell'Africa. Ed ecco, l'equipaggio celeste sta per slanciars sul- l'Atlantico dietro alle scie marine faticose e procellose. Sarà giunto d'un balzo nel Brasile, quando queste pagine usciranno, avrà riempilo ancorà una volta di stupore il mundo e di gloria il nome d'Italia ? "E' nostro, è nostro! è il tricolore della nostra Patria che lasciammo, alla quale ci manteniamo fe- deli, nella quale ritorneremo, E' la stirpe nostra pos- sente che dispiega le sue ali sul mondo. Non siamo d'una razza alfaticata © stanca, svigorita dalla gloria cli secoli, polverosa di remoti trionti, ma d'una razza redimità di quercia che per virtù d'una nuova giovi- nezzà spicca il vola verso trioni nuovi”, Così parleranno gli italiani delle due Americhe, quando Le Pinedo apparirà nel loro cielo. PERIPLO OCEANICO Quale rotta sarà seguita dal grande Volatore? dopo l'audace transvolata di Jooo chilometri da Bo- lama a Porto-Natal, quali altre sorprese ci riserba? Se la rotta qui tracciata è quella definitiva, come crediamo, nessun volo ebbe più fermo stile, più au- daci miete, più patriottico proposito. Egli e i suoi compagni contorneranno la costa bra: siliana ed argentina e fermeranno l'ala a Bahia, Rio mila chilometri, sosterranno una diecina di giorni per la revisione dei motori. Ripartendo da Buenos Ayres, l'equipaggio farà forse una diversione (andata e ritorno 4200 chilo» metri) a Valdivia e Valparaiso, sulla costa dell'Oceano Pacifico. Da Buenos Ayres i wolatori, con idea geniale ed ardita nella sostanza quanto in apparenza semplice, risaliranno la lenta maestosa corrente del Rio la Plata, sostando ad Assuncion eda Corumba e allora, nelle immense solitudini per gran parte inesplorate si dovrà manifestare tutta la loro fortuna e la loro for- tezza come già sui flutti atlantici, Per Guajarà Mirim e Manoas discenderanno il Rio delle Amazzoni, re delle fiumane, fino alla costa dell'Oceano, a Farà. Poi il mar delle Antille li attenderà colle sue in- sidie meteorologiche e le molli lusinghe del riposo, Ma gli italiani del Nord America saranno in at- tesa. Per Curagao, Kingston ed Avana, i volatori rag- giungeranno New Orleans. A questo punto, secondo il clima e la stagione, Francesco De Pinedo rà decidere se allungare d abbreviare la strada. Sulle coste dell'Oceano Pacifico le colonie italiane lo invocheranno. Egli potrebbe andare a Chicago direttamente, cpr pure girare verso occidente e in tre tappe raggiun- gere San Diego è poi San Francisco di California, risalire a Seattle, riattraversare le Montagne Roc- ciose, gli Stati di Montana e di Nebrasca è giungere a Chicago, Una nuova deviazione potrà condurlo a Quebec nel Canadà, se non preferirà recarsi diret- tamente a Mew York. Ah! che gioia e che gloria in questo riaffacciarsi dell'Atlantico, salutare i connazionali, sottrarsi ai trionh, rispiccare il volo sull' interminabile ondal Che palpito sarà in tutti i cuori durante le ore ansiose | Placentia-Horta-Lisbona. Quasi alla Patria. Roma! finalmente. Quest'età non ha poeti di parole perchè ha poeti d'azione, LA PREPARAZIONE Questo formidabile volo che tocca quattro conti nenti, e fa ruotare nel cielo le quattro stagioni, du- de Janeiro, Buenos Ayres, è poi, compiuti dedici-: rante il corso di poche settimane, comprenderà con

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n li Comandante Francesco De Pinedo dinanzi al ano celteolo. le varianti trentaquattro tappe e un totale di circa So mila chilometri, La tappa più lunga è di 3000 chi- lometri, la più corta di 550 chilometri, la media di 1600 chilometri. Ebbene, la preparazione di questa prodezza fu ef- fettuata in una deliziosa casi di pace, una specie di nido d'amore dove però non vegliava il piccolo dio capriccioso, ma la dura volontà di vittoria. Isola del Bosco, piccola civettuola villa, si affac- cia sulle acque del Lago Maggiore presso Meina ed Arona. Li risiedette per parecchi mesi il comandante De Pinedo in compagnia dei suoi collaboratori, ad assaporare l'amarezza della sventura che travolgendo il suo velivolo nelle prove a Marina di Pisa gli uc- cideva un compagno caro, il Maggiore Conti, e a pre- parare la rivincita contro il destino. Nella vigilia paziente, oltre l'equipaggio designato, lo aiutarono il tenente Sanna e per una certa fase anche il tenente di vascello Viansino. La preparazione fu lunga e meticolosa. Nulla di quel che era umano provvedere e preparare fu di- menticato; la predisposizione del velivolo, del motore, degli strumenti di navigazione, degli accessori di bordo, delle carte di rotta, fu curata con diligenza estrema; lo studio della navigazione e dei luoghi di amma- raggio fu meticoloso e fatto col sussidio di tutta la precedente esperienza di navigatore marino e celeste, che distingue il comandante Francesco De Pinedo. In questo lavoro il capitano Carlo Delprete fu per De Pinedo il collaboratore ideale. Bruno, magro, con gli occhi miti e seri, spirante nel volto un contenuto ardore, scevro di ogni vanità, egli mette a servizio d'una volontà tenacissima una eccellente perizia di pilota, una vecchia esperienza di marittimo è una solida coltura nelle scienze positive, giacchè egli è laureato in ingegneria. Il motorista Zacchetti, collaboratore modesto ma indispensabile, conosce del suoi ordegn ogni più mi-

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CIRCUITO DELL'ATLANTICO la SEZIONE - Specchia N, : mn ono - 1590 fina + boa ion von Mi Tappa = Baenoi Ayres sio gia i ada sana Disi. Il SEZIONE » Speocbie IN him. tori i Assunciom. . - idoo LC j : 3 Corumba . .. sio 1 3 GuaiaràMirim Salo 4 Mannos. ... Sioo 5 Parà ..... 1ilo 6650 i ; 6 George town. ifoo Hz50 ET Curacao ... io gqbfo Li ge 17 8 Kingston ... inoo 1ogi DA [== PT 4 Avana .... 1060 11Bio ‘ sali 10 New Orleans. gio 13290 Î nic mo 1 Saint Lavis, . 1o00 14190 di sist is Chicago... . dio 15840 "feto ù 13 New York .. ifoo ibigo A - IN SEZIONE » Speeebta N.» e, î È nrÒ 4 3 e O RR OR nor... 4 i cri + b i una > È elfo È Ul: SEZIONE - Variante N A + 5; Hi, Tasse Tia Thai ini. pasa È i Buenos Ayres. = — ie Valdivia ... ifoo po plate 3 Valparaiso |. doo Vite Valdivia |... 500 alano fat $ : SEAT Buenos Ayres. ifioo 4qro0 SAT RR N PL : IL: SEZIONE - Wavdamte N. 3 id Ri Hi. Ta ppt Dia, Taio “ E * Nec Odia = Ri Galweston . io na ira . ida Boo + batto @ do nono id0o + iboo a BIO zia afia sodo asna frana balla bra Bia rota rodia Totale senza varianti: 24 tappe, 56490 chilometri, Totale con 2 varianti: 34 tappe, 48530 chilometri.

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58 nuto secreto, ed il suo cuore palpita col palpito dei motori, Mentre il lavoro che abbiamo detto si svolgeva sul placido Lago Maggiore, in remote regioni altri uomini preparavano la strada ai volatori. ina e là in vari punti del percorso, furono spe dite delle parti di ricambio pel velivolo e pel motore, in colli leggeri oppure pesanti, a seconda del pro- gramma di revisione tracciata dal comandante. L'organizzazione dei rifornimenti di benzina e di olio, & stata però quella che ha richiesto la maggiore fatica. Per la benzina ha provveduto la ditta Nafta, per l'olio, del tipo Castroil, la ditta Wakefield. L'una e l'altra hanno dovuto in alcuni punti del percorso sormontare notevoli diflicoltà; per esempio nella zona di Matto Grosso (Brasile) per gran parte inesplorata, l'installazione di alcuni epositi ha ri- chiesto quattro mesi di tempo, perchè i rifornimenti sono stati mandati a dorso di mulo, in carovana. LE MACCHINE Il velivolo fu disegnato dell'Ing. Marchetti, e co- struito dalla Società Idrovolanti Alta Italia di Sesto Calende. Esso è l'S-55 di tipo militare monoplano a due grandi galleggianti, di concezione ardita ori- ginale. E' provvisto di due motori Au ideati e co- struiti dalla ditta Isotta Fraschini, i quali sono di- uri in tandem sopra l'ala, e hanno le eliche in presà iretta, ossia senza riduttori intermedi. Per avere un'idea delle perspicaci cure che si eb- bero nella preparazione del velivolo, si cita il fatto che, essendosi osservato che nella stagione umida e fredda la sua immensa struttura assorbiva circa due- cento chili di acqua contenuta nell'umidità atmosfe- rica, si è Snia ie a una lenta essicazione, tenen dolo durante molti giorni in un capannone chiuso e riscaldato, levigandone poi le varie parti, a mano, con carta vetrata, e finalmente dipingendolo con una ver nice impermeabile. Particolare curioso, il comandante De Pinedo pro- mise e donò agli operai addetti, lire cinquanta per ogni chilo di alleggerimento che avessero ottenuto per mezzo della levigatura a mano! Il velivolo può decollare con un carico utile totale di circa 3400 chili così ripartito: benzina Kg. ab00, olio Kg. 260, equi io Kg. zio, strumenti vari Ke. Jos, In tal SI autonomia può raggiun- gere 1 tremila chilometri. Tutte le installazioni del velivalo, per essere n= cure della loro perfetta efficienza, prima di essere mon» tate a posto vennero provate sopra un altro velivolo similare già in efficienza di volo. Così fu fatto peri serbatoi della benzina che sono in duro alluminio, così per il radiatore dell'acqua, per il serbatoio e il radiatore dell'olio, per le pompe della benzina, è così, naturalmente per tutti gli stru- menti di bordo. Una cura particolarissima fu data allo studio del consumo del motore per trovare la velocità più adatta a percorrere un più lungo spazio con un determinato carico di benzina. La complessità di questo studia deriva anche dal fatto che detto consumo è in fun zione della temperatura esterna che per simile viag- io ha variazioni amplissime, oltre che in funzione del carico totale del velivolo, il quale carico, è evi

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dente, varia continuamente, Così la velocità media é& stata stabilita in 162 chilometri all'ora, mentre TA massima raggiungibile supera i 200 chilometri al- ‘ora, L'installazione di conforto a bordo, consente tra l'altro al motorista di giacere proprio sotto i motori, in modo da poterne sorvegliare marcia e poter intervenire a regolarla. La sistemazione dei sedili dei piloti e quella dei “ comandi" del velivolo e dei motori, è quanto di più confortevole si possa desiderare al fine di rene dere il pilotaggio non faticoso anche durante molte ore. Infatti si pensi che la tappa più lunga comporta più di diciotto ore di volo. Il tagliavento o * parabrise ”" fu reso smontabile nella sua parte laterale, acciocchè in caso di pioggia il pilota non abbia da esso ridotta la visibilità. Altre importanti dotazioni di bordo sono un'an- cora galleggiante e due piccoli ‘“ fiocchi" ossia vele, ciò che servirà, in caso di discesa forzata sul mare per arresto dei motori, a regolare la deriva che il vento imprimerà al velivolo galleggiante, e tentare così qualche via di salvezza. Sarà anche portato a bordo un distillatore co- struito da una ditta di Favia, allo scopo di ricavare Acqua potabile dall'acqua del mare; esso funziona con una lampada a benzina e produce circa due litri di acqua all'ora, I viveri di bordo sano stati preparati da una ditta di Napoli, con imballaggi leggeri e sono stati scelti in modo da dare massimo mutrimento con minimo èsòo; in ogni modo a bordo vi saranno anche delle enze per la pesca. 59 IL VOLO Ma sopra tutta la preparazione delle macchine sta la ideazione del volo, nei suoi elementi più essenziali; scelta della rotta, metodo di direzione sull'oceano è sulle zone terrestri inesplorate e perciò sprovviste di riferimenti cartografici, scelta dei punti di amma- raggio, scelta del tempo metereologicamente più op- portuno a compiere le tre parti o sezioni in cui l'in- tera transvolata è stata divisa, In tutto ciò si sono esplicate la genialità e l'esperienza del wolatore. Egli ha pensato che la rapidità della prima parte del volo potesse dipendere dalla scelta dei punti di “ammaraggio " e di “ vai gi " giacchè se questi non sono molto “ ridossati" il maltempo rende peri colosa la discesa e impartisce la partenza, specialmente A pieno carico. Per questo Egli ha scartato Las Palmas e Porto Praia che furono tappe degli altri transvolatori del- l'Atlantico, e ha scelto di ammarare sugli estuari dei fiumi, La rapidità del volo dall'Italia al Brasile era im- posta al comandante dalla necessità di superare i ri- sultati raggiunti nel 1922 dai piloti portoghesi Cabral e Coutinho e nel gennaio 1926 dal pilota spagnolo Franco, i quali pure fecero la traversata, mà impie- gandovi tempo assai maggiore nelle rotte ed attese preventive. Per questo ancora egli dispose che un metereologo {il Prof. Eredia) si recasse a Rabat nel Marocco è lo avvisasse del sopravwenire di un periodo di buon tempo anche limitato a due è tre giorni durante i quali egli potesse ‘“ scappar fuori" dal Mediterraneo IT velivolo Fi di Feracaneo Me Pinedo è un monoplano di tipo militare, a due grandi galleggianti: fu cortruilo dalla Società Idro- eolanti Alta Italia di Sesto Calende e venne provetala di due molari “ Ano" costruiti dalla Irotta= Frasebini.

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NIGRFRE SENSE - PRE FRE CRT VALPARAISD BAY e in ii craig er om fr e i Gli: PR fe n dra Licinio) 1: fa Sia Fai i 4 e Se a fi ir den i te nm E REA I EI e e La basa di Valparaia, dose De Pinedo coerebkbe ammarane secondo la I variante della 1 Sezione del Circnilo, e dalle coste del Marocco dove il tempo è general- mente cattivo, La wera e propria traversata atlantica da Bolama n Fort-Natal fu identa dal comandante osservando che egli avrebbe dovuto attraversare anzitutto la zona dei venti alisei di nord-est, poi la zona delle calme equatoriali, poi quella de li "lisci di sud-est. — Se questo si verifica senza anomalie — Egli CANSTCERZZETULI TT I TU ATL TAI Sari ' pensò — io potrò traversare in una sola tappa, per ché avrò i venti sempre favorevoli, Se Invece, come talvolta avviene, gli alisei di S. E. girano a Sud, io li avrò parzialmente avversi ed allora la benzina non mi sarà sufficiente ed io dovrò scendere nella piccola Isola di San Ferdinando di Noranha. In questo volo, Egli aveva previsto di partire da Bolama di notte, dalle 19 alla mezzanotte, viaggiare Wre—.rrTr_TrrtTwrTr_r_aeee=ecen NADIA EST SILE Lala SW 13 aziinz.i Da sinistra: il Cao. Peretti, presidente della " Savoia", Sandro Pansareca e il Comand. De Pinedo prima della partenza.

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C, E » ‘ pi - D, n Di La = -L $ È A - r ì, =" a = x Ù » hi n Pi a " Mot. DI ; È. Su STRO a ha È E x u di n =. = Uq Pi Bisio A aa i a RA Lil s Ò a ia . Cn = Lar se L.IBR, span © at = ma Li = pasa I LI Lama Ni A Ng "È a " Pi FCI di a LI : ep" i - E + dii si sai LI | ' i se n' @ al CL] Li Ù 1] pr sap *| uf Lu È 4 5 "gli 3 * LI Lo LÌ der — cer e ica di rog Tata ii: e “nai 1 volateri durante i voli di allenamento. fa piedi soll'ala, col caschetto, De Pinedo, Davanti a ini è il Capi. Delprete e dietro il molorisia Facchetti. Nel centro, in alto: #f aotore del & 55. A destra: La boia si Baenos Ayrer

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Li col favore della luna, anche pe scorgere ed evitare a tempo anche i piccoli temporali che prevedeva in- contrare, e giungere a Port- Na tal nel pomeriggio del giorno seguente. Del resto, di notte le osservazioni astronomiche necessarie all'orientamento sono più agevoli perchè con l'osservazione di due o tre stelle è possibile va- lutare e correggere sia lo scarto nel senso della rotta, sia lo scarto nel senso laterale rispetto alla rotta stessa, utstione dell'orientamento astronomico ebbe da parte di De Finedo e del suo aiutante capitano Del- prete la più attenta preparazione. Sul velivolo wéè una sistemazione adatta al ma- neggio delle carte, del sestante, delle righe paral- lele, ecc. 5a sestante rg è del tipo Booth, prescelto r le sue qualità di legg ererrà, precisione, poco in» ces dal facilità di maneggio, Con esso per vari mesi furono fatte èsperienze per il calcolo della posizione in volo per mezzo degli astri. Si vide essere conve- niente rilevare delle serie numerose (una diecina di “alterze‘) per eliminare il più possibile gli errori dovuti alle oscillazioni del velivolo che per effetto dell'inerzia spostano la bolla dalla posizione di riposo. Il calcolo veniva poi fatto con sistema speditivo, adoperando le tavole di Sumner che danno l'angolo orario dell'astro e l'azimuth in funzione della latitu- dine dell'altezza prossima a quella osservata, e della declinazione. Probabilmente alcune delle considerazioni che pre- cedono giungeranno ostiche a qualcuno dei nostri let- tori, ma ad altri potranno interessare. I primi ci perdonino, e pensino che oggidi la na- vigazione col velivolo ha preso lo stesso stile... ma- tematico di quella marittima. A bordo sonòo anche tre bussole aperiodiche, due delle quali, di governo, piazzate davanti agli occhi dai piloti, sotto il “ parabrise”"; inoltre vi sono tre cronometri Longines, contagiri elettrici per i motori, ed altri istrumenti di navigazione è di controllo. Un vero... gabinetto scientilica. Qualcuno sarà curioso di sapere che mezzo ado- perano 1 piloti per calcolare l'angolo di deriva wo lando sull'umforme oceano? Lasciano cadere delle bombe galleggianti e fumi» gene (preparate dal nostro Gemo Aeronatico), le tra. guardano èon un grafometro che hanno a bordo, con- sultano delle tavole... ma di ciò 1 lettori sanno quanto basta per essere convinti quanta scienza siasi aggiunta all'eroismo dei nostri Transvolatori. AVANTI! Avanti, Transvolatori nel nome d'Italia! Tutta la Nazione vi segue con cuore ansioso, Nel periplo immenso vi attendono ancora ri- schi non minori. di quelli che superaste. L'ala vertiginosa "vi. brò nel gaio azzurro che splende sui laghi lombar- i, shdò le tempeste che scuotono le onde ocea- niche, affrontò il torrido sole dell'equatore". Ora la duplice chiglia scen- derà a posarsi sulle cor- renti misteriose dei fiumi più grandi della terra, sulle vaste plaghe alla- gate dal continente ar- gentino, sorvolerà le fa- reste brasiliane, insidiose e piene di malanni tre- mendi, Passerà col rombo formidabile nella langui» da atmosfera delle An tille e mei fumosi cieli delle città nordiche fer- vide di lavoro e di traf- fico, E dovunque per l'im mensa America, e dovun- que per il mondo, nei porti e nelle case, negli uffici e néi cantieri, nei campi e nelle foreste, tra gli uomim barban e gli uomini civilissimi, con un grande stupore risuonerà il nome d'Italia, Avanti, ala d'Italia atlantica! AMEDEO MECOZZI.

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bi LE GARE INTERNAZIO- NALIDI SCIA CORTINA Ti Principe Errdilario è di aluforità irlitono alle gare di salle dal palco hello dl Iraimpolino, Nel centro, a winisira: Da s0ilo & go melri della guardia di finanza Sampei, a dalle rivelazioni IWa- dine alla riunione di Cordio. A destra: Sl narvegere Carlsea, came fee i Burapa, pi mile, In basso: L'amico sella gara di fran fiosde f ga cirilsme bri } delle sSeodsre Lindgren einertore ancbe di quella di mezzo fonde (18 clifameteià. di. Ad. KR dl Prineroe Erediorio alli gare di Carlina. Prot ii i a

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ISTITUTO NAZIONALE DELLE ASSICURAZIONI DIREZIONE GENERALE I capitali assicurati presso l'Istituto Nazionale delle Assicurazioni vono garantiti sal Tesoro della Sato elle che delle riserve ordinarie e straordinarie dell'Ente. Le polizze, quindi, emesse dall'Istituto Nazionale delle Assicurazioni bonno il conattere e de garanzie del litoli di Stato, Le tariffe del l'Istituto Nazionale delle Assicurazioni sono più convenienti di quelle delle Imprese private e le condizioni di polizza sono fra le più liberali, L'Istituto ha adottato svariate forme assicurative adatte ad ogni condizione sociale. Per le “assicurazioni popolari" non è richiesta la wisita medica ed i premi sono pagabili in rate mensili. Attualmente i capitali assicurati presso l'Istituto Nazionale delle Assicurazioni ammontano a circa otto miliardi e le riserve a circa un miliardo e settecento milioni. L'Istituto Nazionale delle Assicurazioni che è il regolatore del mercato assicurativo in Italia, ha Agenti Generali in tutte le città del Regno, nelle Colonie è all' Estero.

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45 Esreicii di gianaslica respiraloria al mare, IL VILLAGGIO DEL SOLE, PIETRALIGURE Gli nomini non erigono monumenti al sole per non essere sospettati di idolatria, ma essi hanno ra- gione di ripetere almeno ad ogni occasione che un profondo senso di verità è nascosto nelle parole di Mirabeau morente: "che se il sole non è Dio, è per lo meno suo cugino germano!" Non occorreva certo la scienza sperimentale per rendere persuasi di questa verità intuitiva, presente ogni ora allo spirito dei popoli: e tutto il mondo vegetale ed animale testimonia per noi di questa im- rtanza del sole, La scienza sperimentale ha avuto il merito di meglio dimostrare l'opera della luce, di analizzarla nei suoi fattori, di penetrare maggiormente il significato del suo beneficio. Così a poco a poco la scienza ha fatto del sole un grande medico ed un grande farmacista: un medico che non si fa pagare, che vede e cura e tace, e che sovratutto sa guarire. Oggi il sole non è soltanto un medico vago e mal definito, ma un vero specialista che ha le sue predi- lezioni, i suoi campi vasti ma definiti. che interviene specificamente, che sa davvero fare a meno in alcuni casi di tutti gli altri aiuti della natura: un medico ed un igienista di primissimo ordine che spesso, se non allontana gli altri medici, mette fuori della porta però gli altri rimedii. Tutto ciò ha i sanzioni definite e fisse appli cazioni, Applicazioni cioè che non si rivolgono ad una generica azione, ma che ccaggono partito da azioni specifiche, che hanno metodi loro, loro impieghi ca- talogati. L'elioterapia è una vera e propria forma di cura: così vera cura che quando manca il sole sull'orizzonte si ricorre al sole artificiale (e per essere esatti a talune radiazioni identiche a quelle solari), a ciò siano realizzati definiti effetti terapeutici, Le a plicazioni squisitamente mediche sono recenti: e solo da pochi lustri abbiamo imparato a curare ed a gua- rire la tubercolosi ossea, cutanea ed articolare colle radiazioni solari, così come da poco tempo abbiamo saputo applicare con razionalità l'azione dei raggi so- lari in talune forme morbose, è nell'irrobustimento generale organico, per render l'organismo meglio atto a resistere ad alcuni attacchi, e prima di tutto per allontanarlo dal pericolo di quella malattia che è la tubercolosi. E' bene ripetere che la cura di sole non é più oggi la vaga espressione di un irrobustimento organico, ma una vera e propria forma di cura, la quale ha una sua tecnica e determina fissi benefici. L' importanza assonta i ultimi tre lustri da questa forma di terapia giustifica tutti i nuovi inter- venti, gli impianti, le istituzioni nuove che sovratutto al sole ed alla sua azione s'ispirano. Milano da anni cercava dar vita presso il mare ad un suo ente generale, che raccogliesse in una forma organica le schiere di giovani che la metropoli vuole curare e trattare preventivamente a scopo di difesa organica, Le varie colome marine ed alpine erano il primo e non sempre efficace tentativo, di applicare il sole all'irrobustimento dei giovani ed alla cura solare: e se il sole era bene presente colle sue virtù, non sempre però dal punto di vista tecnico, l'organa- mento delle istituzioni pareva tener presente le ra- gioni di una visione moderna in questo cam Uno dei più enti milanesi — l'Istituto di S, Co- rona — da tempo si occupava di offrire ai poveri il beneficio di cure marine e la possibilità di cure solari. L'ente ha una sua remota nobiltà d'origine: fon- dato nel 1497 per opera di frate Stefano di Seregno, era andato irrobustendosi attraverso ad una vita se- colare di bene, cd aveva formato ossa salde per com- piere la sua missione di assistenza. In periodi molto prossimi al nostro aveva fatto suo scopo precipuo inte- grare le opere benefiche di assistenza sanitaria, prov- wedendo tra altro alle cure gratuite o semigratuite per i ragazzi deboli, ed aveva creato colonie marine a Spo- torno così come provvedeva ai bagni di Tabiano.

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- WTTOSWTASIC7 > = —- 73: cINT-U:r_- Ai MII FI e RR | _ | ar IS RE, ] FT R-—or-—=- re 5 0: TI Ie Lina ceduta generale del villaggio eliotiragico di Pietraligure Quando l'elioterapia, definiti aleuni dei suoi punti basali, passata attraverso al contrello scientifico, aveva assunto un aspetto ed una importanza nuova diventando una forma sem plice ma magnifica di medicina pratica, Santa Corona aveva aperto ln prima stazione elioterapica a Spotorno (igzo). l primo saggio era qualcosa di più e di meglio di un tentativo, ma restava però sempre limitato nella sua reale espressione, ln pochi mes la stazione parve insufficiente al vasto programma ed al desiderio di bene: e si formò nei dirigenti di questa pia istituzione un desiderio di cose maggiori. Santa Corona era circondata e diretta da persone dotate di senso di poesia I poeti non soltanto scorgono l'aurora prima degli altri, ma hanno per caratteristica una fede che può essere talora ingenua, ma che per questa stessa ingenuità è miracolosa. Avevano scorto sulla Riviera dei luoghi pieni di incanto creati per la pace e per il riposo: angoli di sole che i più fortunati di solito sanno è possono accaparrare per sé stessi: ed avevano pensato che in uno di questi luoghi poteva trovar posto il futuro villaggio solare per i ragazzi di Milano. Nan si trattava rp edificio 0 due: ma si voleva creare tutto un sistema di costruzioni per le diverse forme di assi» stenza che si imperniano intorno all'azione del sole: cure elio- terapiche chirurgiche, trattamento profilattico elioterapico per poveri e per agiati... non scordando neppure che il mare è assai vicino e che se non è il sole, beve tutto il giorno la bontà del sole. Una circostanza inattesa poneva sottomano la pos sibilità di dare opera alla trasformazione del sogno in case di pietra e di calce a Pietraligure: ma occ- correva una fede molto salda per affrontare lo sforzo economico, Si trattava di acquistare e completare (ed in parte anche trasformare) una quarantina di edifici, in guisa che veramente ne derivasse il villaggio elio- terapico milanese sognato. Vari colui che passa da Pietraligure sulla Riviera di Ponente non può a meno di restare meravigliato innanzi alla quantità delle ville, delle case, dei grandi edifici che formano la stazione: è un villaggio intero con complessi servizii, con costruzioni speriali, con grandi terrazze per l'esposizione solare. La mera wiglia diventa maggiore se il viaggiatore, sceso alla piccola stazione, si addentra tra le casine e gli edifici maggiori e ne visita talune. E' davvero un villaggio completo che nel cuore della stagione estiva sì avvicina ai duemila accolti e I talora supera questa cifra: un villaggio fatto perl " Dall'alto: SY Saliriam *. - Bambini guariti dall'immebilità. Una cia fra i pastglioni ci a | = = I = ———6 ———_ a | É ee 2Ì sei OS A IAN

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î LI rr T] " Bembini si recano al mare. b7 L'amirevele spera dell'Lalifato Hi 3, Corena a Pietraligune. sole nel quale si è provvisto a tutto ciò che ha attinenza colla cura solare, Il solo padiglione eliochirurgico può accogliere 350 degenti cd cesso dispone di oltre ri00 mq. di superficie destinata alla esposizione solare. Le funzioni che si svolgono nel villaggio sono complesse: esso vuole essere ed è la centralizzazione marina di tutte le attività elioterapiche milanesi. Luogo di cura e di irrobusti- mento per ricchi e poveri: stazione per colonie marine è so- lari: pensionato elioterapico alle dipendenze di un Pio Isti- tuto anche per coloro che possono spendere, ma che desiderano la cura ispirata a concetti non speculativi, ma di sapiente assistenza, Nel passato anno ha accolto quasi 10,000 ragazzi tra ma- lati e gracili, con un totale di oltre 190 mila giornate di de- genza: è nel ‘ar le cifre saranno ancora più significative è tra qualche anno saranno quasi duplicate. Anche nell'inverno il padiglione elioterapico chirurgico continua la sua azione ed accoglie oramai quasi quattro» cento ammalati in ogni momento: mentre nei mesi estivi si aggiunge l'esercito dei ragazzi gracili inviati per una breve cura preventiva di irrobustimento. I primi risultati (pubblicazioni degne di rilievo sono state fatte dal Thirettore prof. Satta e dai suoi cooperatori) sono più che significativi, in tutti i campi dell'opera svolta dal benefico villaggio: oramai la prova che a taluno è parsa pe- ricolosa, & stata vittoriosamente superata. Pietraligure resta non soltanto un esempio mi- rabile di stazione elioterapica italiana, degna di essere portata innanzi come non inferiore a talune celebri straniere; rimane non soltanto la documentazione di un bel sogno diventato opera fattiva di bene, ma at- testa in una maniera monumentale come oggi in Italia e sovratutto a Milano, si comprendano i fenomeni della assistenza sociale e le vie della loro realizzazione. La prova è superata. Tutti gli italiani passando presso Pietraligure rivolgano non soltanto l'occhio, ma anche il cuore alla mirabile realizzazione che è doveroso segnalare come una delle più grandi, pen- sate e belle opere modernissime di assistenza in Italia. Creata dal cuore e dal cervello, alimentata dalla va- lontà tenace questa stazione di Pietraligure insegna come si possano fare cose grandi anche quando ini- salmente i mezzi sembrino modesti: la sua visione & la prova migliore che anche lo spirito del bene è epidemico e trascina al bene: senza di che dif ficilmente la costosissima opera sarebbe gionta a termine. E, BERTARELLI

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Td: sr reco. Pi bar Mele (| = sd î E Pa dda 1) È Ò | È | al Pe ay n | A {i mia È da si n mela cia =» Se i I i oli t w ® è p" Ei a “i Mi n i co è dC WIT * A_suerrci Ù è DI Î | ee ema = a __—_— —— —— — rana Moaila, fa capitali delle Filippiar, da cui gli Stati Uniti soreogiiane l'Eslrime Oritali. Sopra: Forgi ba completata il banlseara Harneaan, congiragendola col bonlecand Mantavarine.

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ATTIVITÀ ESEMPLARI Mato a Milano, il Gr, UE Ing. Carlo Tarlarini vi compi gli studi classici e si laureò ingegnere industriale al Politcenico sel 1886. Dopo qualche anno pasiato quale Vice-Direttore, nelle Officine meccaniche di Forlì, dell'Ing. Forlanini, enirò negli stabilimenti della Società E. De Angeli & C., dapprima come Capa dell'ullicio iscaico, poi, quando ‘accomandita ai trasformò sia Società Anonima per l'indiasiria dei tessuti stampati, in cualità di Direttore teczico, indi di membro della Dlirezione Generale e del Consiglio di amministrazione, del quale ultimo fa ancora parte, mentre alla fine del 1925 si ritirò dalla Di- rezione. In questo periodo di 35 anni irascorai alla Sta mperia De Angel egli partecipo, per la parte tecnica e industriale, alla trasformazione e agli am- liamenti di questa granale azien- sta che, prima sotto la guida del rimpianto Senatore De Angeli Idi cui aveva sposato una #0 rella}) poi del Comm. Frua, è diventata una delle più impor fanti e complete è perlezionate d'Europa. Fronio a dedicare parte della sua attività a pro- blemi ed ufbci di carattere pub» blico, entrò nel igor a far parte del Corsiglia Praorsinciale, come rappresentante del Primo Mandamento di Milano ciià, e vi rimase fina alla conquista di quel Consesso da parte del partito socialisia. Fo nel god eletto Consigliere Comunale e fu subito chiamato a sutcedere al rimpianto prof. Ponzio, qua: lo assessore del pubblici ser- vizi, posto che tenne durante l'Amminitirazioni Poni e Gal» ba: e come tale, ultimati i la- vor per la costruzione in eco- nomia della centrale di Grosseto dell'Impianto Elettrico Munici- pale, preparò la costituzione dell'Azienda autonoma, e attua il referendum che le diede mita. Seguendo la traccie del Se- natore De Angeli, che fu l'apo- siclo in lialia della prevenzione degli infartuni, sl sccupò sempre attivamente di questa grave questione: da venti anni Consigliere, indi alla morte del Se- natore Saldini, Presidente dell'Associazione ira gli industriali dl' lialia per la prevenzione degl'infortuni fondata dal De An peli nel 1894. propugnò costantemente presso il Governo la e- sienzione e la obbligatorietà di questa associazione; il Governo nazionale can I, L, gennaio 1936, traducendo in alto tale ordine di idee, trasformava l'Associazione volontaria in Ente nazionale, a cui tanto gli industriali soggetti alla Legge sulla Associazione degli infortuni quanto gli agricoltori, devono ne- cesariamente appartenere, provvedendo cos con ardimento fascista, e primo fra tuti i Governi del mondo, a rendere ef- fettivamente ebbligaioria l'a plicazione delle norme della prevenzione, Alla Presidenza dol Ente Nazionale renne chia: mato il Tarlariai. Anche di un'altra istituzione di pubblica utilità fondata dal Senalore De Angeli nel aB8Ba, il Tarlarini é da molti ansi Consigliere e Vice-Presidente: ed anche questa Associazione menhe con recente Iecreto-Legge inaaformata in Ente nazio nale, obbligatorio per il controllo della combuntone. Il (e. UT, Tarlasiai ai occupò con speciale assiduità della quettione doganale: quando, sotto l'impero delle teona damo- sociali, si diffondeva la propaganda del libero scambio, in una serie di articoli pubblicati solla Rivista " L'Industria” sostenne una campagna di anni in favore di ua moderato prote» sionismo, Gre. U. Tarlarini Sag. Carlo. DI UOMINI NOSTRI Il Governo lo chiamò a lar parie della Commissione Reale per le Tarilfe ed i Trattati, in seno alla quale egli presentò una completa a documentata relazione salle condizioni dell'induatria coteniera e propose una radicale trasformazione delle basi tec- niche della tarilfa © dollo basi dei dazi peri manufatti di colene; trasformazione che venne pienamente adottata. I Tarlarini fu anche chiamato a far parte del Consiglio superiore dell'Industria, alla sua istituzione, e vi rimase hino al suo scioglimento e alla sottituzione col Consiglio Sr riore della Economia Mazionale, al quale pure appartiene &n dal l'inizio, In questi Consigli egli ebbe incarico di svolgere nume- rose relazioni, fra le quali ba sia accennare a quella coniro il famigerato etio di cone trollo sulle fabbriche prossniatà dal Ministro Giolitti e a quella sulla organizzazione del lavara, che diede la apinta alla creazione dell'Ente Nazionale Italiano per l'argazizsazione acientifica. Î1 Tarlarini fu ancho, da par recchi anni, designato dal Mini siro dell'Economia, a proisedere la INl Sezione del Consiglio Su periore dell'Iniagnamenio indu» utriale, agrario e commerciale, La quale si occupa appinto delle pia cnbisssicanE cer l'Indu- stria; egli è puro da tempo Pros sidente della Stazione sperimen- tale per la carta e lo Gbre ica sili, e ultimamente fu anche chiamato a far del Comi- into tecnico dell'Istituto Mazio- nale per lo ciportazioni. Partecipò nitivamente al la- vero delle organizzazioni indu- strali: dapprima, nella Associa» zione Cotoniera, che lo ebbe Consighere da quindici amni, ed ora Vice Presidente (Gemeralo, in cui svolse opera attiva, 0c- COpARCOA. di rapporti, di studi relazioni in numerosi pro- blemi che vennero man mana presentandosi; quando lo svi lu dei problemi del laroro consiglio di creare, a anco della vecchia Cotonsera, a conte nuto essenzialmente economico, un altro ramo che si cccupase specialmente delle quistioni sindacali, — ramo che prese il nome di Federazione Fascista dei Cotonieri ltaliaai, è che ebbe riconoscimento giuridico da parie del Governo, = il Tarlarini ne venne eletio Presidente. Ebbe parte kn dal principio ai primi tentativi di organiz» razione fonera delle Susa Fodusteiali; alla infasta 06 della sccapazione della fabbriche, vento scolto a rappresentare gli industriali nella famosa Commissione paritetica, industriale- operaia, che doveva studiare le basi del controlla delle ine dustria; Commissione che naturalmente non arrivò ad alcun risultato. Adler toto alla Confederazione generale dell'Indu- stria Italiana di cul appartenne sempre al Consiglio ed alla Giunta Esecutiva: e fu Vice-Presidente della Federazione In- dustriale Lombarda, Quando, in seguito al nuovo ordinamento sindacale. quest'ultima vente sciolta, per dar luogo alla Unione Industriale Fascista della Provincia di Milano, egli venne scelto à premederla. Nel settembre scorso il Governo volle poi dargli un'altra prova di grande fiducia, invitandela a reggere | la Camera di èom= mercio di Milano in quallià di Commitsario straordinario, e call'incarico di preparare l'avvento del Consiglio Provinciale dell'Economia Nazionale secondo la nuova legge. Appartiene in qualità di Consigliere e di Presidente alle Ammininirazioni di parcechie Sociaià induiiriali, E' inieritio al Partito Fasc. dal igsi.

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ul) RIUNIONE ADRIATICA DI SICURTÀ Grazie alla privilegiata poszione geografica di Trieste, nodo importante di traffico fra l'orienie e l'occidente, si sviluppò in questa città fin dalla secenda metà del secolo XVII su larga base l'industria delle assicurazioni, limitata dap- prima ai trasporti marittimi ed estesa poi al principio del secolo successivo anche agh altri rami. E fa da un macleo di tali assicuratori che sorse a Trieste nel maggio 1955 la Riunione Aulnaisca di Sicurtà. Essa iniziò dapprima la sua aitir vità nei rami Trasporti ed Incendi, csterdendola in siguito ai rami Grandine, Vita e Furti e sviluppando successivamente le rassicurazioni in tutt i rami. Parallelamente allo sviluppo del lavoro nei diversi rami, segui l'espanzione lerritoriale: fin dai primi anni la Società creò una vasta organisrazione in Italia, in India ««l in Ungheria, anal in (Grecia, in quest ulitmo paese cal pri vilegio di esclusività per molti anni, si stabili poi nel Belgio, in Qlanda, ia Egitto, im Turehia, im Ispagna ed in alim termitari. Liopo la guerra mondiale, mipreso, con uno spinto di volonià e di forza maggiori di prima, il vuo lavorò iù quei ierritori Lo] im seguito al conflitto Bi ienatozi la aua marcia avera subito un arresto, estese la rete delle wue operazioni PA muri Borrilari, cercano nigra im arto, aisumenzla clelle intere tene im alire già esistenti ed intenzificando il lavoro in tutti i rami. Jbttualmento la Società taetelia direttamente i rami Ineendia, Vila, Trasporti marittimi e terrestri, Valori, Grandine, Furto, Rotture di cristalli è di macchine Cal la Riasscura zione in [[STAR] i rami. Qpera sei rami Infortuni E Responsabilità civile per mezzo delle tre grandi Societa da essa fondate a Milano, Parigi Cal Vienna lhi nel rameùi) Assicurazioni atrenanvtiehe col tramite del (Coniartzia qui sbcurazioni aeronautiche, Il territorio lello nido aprrazioni altre all' Italia, deve isene iano «bei primi posi con la Sede Centrale a Trieste ed una ÎDlirozione a Milano con una rete di quani pia agenzio principali ed olim. a000 subagenzio, ai cilende alla Cesoallo vacchia, Rumsenia, Jugoslavia, Polonia, Avasinia, Ungheria, Spagna, Belgio, Olanda, (sermania, ([sroctià, Turchia, E gitto, Sima e Palesina: ha inoltre agenzie per il lavoro Trasporti in molli alii paesi; per l'esercizio delle massicurazioni istituì speciali uffici è Parigi, Luanridità, Perlina è Vienna. Al gruppo della Riunione Adriatica di Sicurtà appartengono le seguenti So- cietà: |A «cinicnnainioe Sloliana di Milano: la Paatreletze di Parigi: l'iatiraalionale, Siocbetà di assicurazioni contro Le di» agrazzo accidentali di Vie nai: I' Ina fermalienale, Sosietà di nassicura» zioni di Vienna: la Miansianealeics di Roma; la Foaciéee di Budapest: VA pricala li Bucare muli l'Ifungara cli Budapest: la Fenice Bulgara di So: Sede Conlnale lagresso priacipale. Fede Caninale » Adria. fia: L'inno di Varaaszia: la Piosl pure di Variavia; la Nordearepa di Copenaghen; la L'ealinestale di Praga: la Faa- cilea di Clup: la Masogia Foa: diere di Belgrado : 1° Agronomal di Arad: l'&hisai di Costantino» pali. Ahaaderme [ont Le] le Aaalcura: zione (remerali è interessata nel Lloyd Stelliamo di Roma, Ha poi delle notevoli partecipazioni hbiicme ad altre Sedetà nell'L atone Jbnliana di Ricsslcaraziosni ali Romia, nelle A aria zioni dial e nella Afofea Floliana Al ricura ione Mertiame, lnelinet= tamente a merzo della Rinssi curatore È iniercisata nella Sa balpina è nell'Aagguete di Torna, Il capitale isciale che nel 1058 ammontava a FL foa0aa0,

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7 fu gradualmente aumentato fino ad siste portato nel igai4 a L. inocsoa.son,= di cui versate L. 40.000.008, — L'incanio premi ed Aactcessorn in bulli i rami eserciti dalla Società, che ael 103B/ig era stato di nad. qui, — il. om. e. {Lire abhsfa, =], raggiunse atira- verso ad un costante progressiva numenio L. Sa.For.1 gi, = nel vii, pi° esercizio sociale cd ulilmo esercizio regolare prima della guerra mondiale; ammontòà a Lire Gr.zaf.atog= nel 1919, primo esercizio dopo guerra, cd ascese inbne a L. FHadad.5ib,- nel iqab, Bol erercizio sociale. Mel ramo Vita, alla fino del vgai, erano in vigore KHumoro 156571 polizze per L. a.36a.Bf0.151i,— di capitali assicurati. Le garanzie complessivo offerte dalla Società ascendevano alla fine del 1925 & quaii size silente i lire, cos riparbte: per riserve tecniche (al netto delle quote a carico di riassicaratoni) Li 414j.d75.3af ba Per capitale Perroni Udi cui v7ergali quaranta milioni) 0a. SOSIO, = per riserve patrimoniali | 2:10 sessi ia» borgo In ioiale LÌ oi sen o rn dì dn Ed î dla id n rod Li ERERTE sigla Ferindenniari pagati in tatti i rami nel 1955 na a L. 17b&gfin.oli,— Lo attività sociali sono solidamente investite, la massima parte in immobili por ls 115.fr1.1 5g ed in titoli £ 173.#36.65,=. La proprietà immobiliare consta di sq palazzi e stabili in diverso città d'Italia, fra i quali vanno particolarmente menzionati i palazri della Sede Centrale di Tricate è della Dinczione di Milano, e di 1É palazzi e stabili all'estero sparsi nelle più importanti cià dove la Sa: cietà ha sue Sedi, L'amminisirazione della Società È composta dira Cime segue: Consiglia Di rellivo: Presidente avv. Eugenio Hranneri Vicepresizliento Ge, UE. dott. Arnoldo de Frigyessy. Ihreiore Generale © Amminisiratore Delegato; Consiglieri Cav, doit. Alessandro G. Alenduali; Comm. doti. Armisio Brunner: Gre. UÈ Angelo Carminati: Lap. Law. US Guido Cosulichi Gr, Cord, March, ing: Ferdinanalo Del Carretto di Novello, Senatore del Regno: Gre. UE. Carlo Orsi; Gr. Uff. ing. Gcovanni Pavia, Uireitore Gonertalo è Amministratore Delegato: Cav. di Gr, Cr. dott. Alberto Pirelli; Enrico Paola Salemi Gre, LUNE, iag. Angelo Sal mwsiraghi, Senatore del Regno: Ge UN Conte Salvatore Se gré Sartorio, Sonata del Regno. Consiglio d'mministrazione Comm. Camaro Albemi: Antomo Stefano Benni, Cav. del larora, Deputato al Parlamento; Gr. LN Senatore Borleiti; Cav. Guglielmo Brunner: Comm. dott. Enrico Cor: radini, Senatore del Regno; S. E. Emilio De Bano, Senatore del He gno; Comm. Barone Lro Etonoma: Cav. ing. Enrico Galvani; Comm. Carlo Hermet; Ernesto Krawea: Cav. doit. Alberio Mimbelli; Lodo. vico KNeurath: Cav. di Gr. Cr. avv. ‘mgelo Pavia, Senatore del Ragno; Car, Qacear Pollak: Gr UE Ai lio Porro; avre, Paolo Reiser: avv {ente dott, Frantrstò Sardima Comm. ing. Gian Carlo Stucky: {Comm avre, (macomo Troitca de' Bonfili: Marchese Gerardo Vicuna. Sede Confeale = Sala delle sedute. Hewvisori: Cesaro Cavalieri, dott. Ambrogio Barone Ralli Revisore soatituto; Gr, Uff, avr Lodovico Riesi La Riumiano Admatica ali Simurtà grazie al suo infaticabile lavoro ed all' energia cal acialatezza dei sio dimigenti, occupa oggi in lialia è sial mercato iniernazionale ian pesto eminentissimo nel campo della Pre: videnza È 'approala val allargare sempre più la cerchia dei propri alari tambi all'interno che all' bile ro, orgogliosa di poter concorrere con la sua attività all'affermazione italiana all'estero e di poter col- laborare alla meravigliosa politica del Governo Nazionale, volta a Mecalruine, [o 1446] La guida del Due, l'economia e le finanze d'Italia, Sede Centrale Aalicamira è ensltibola Fia Manzoni, 30. ahi Trieste, Via Massini, 15.

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Ga ilo animale nella fotografia: Pieceli coccodhilli dell'Acquarinem di Berlino. Sopra: l'aa rara isfantanca di giovani calpaccbiatii.

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E ili _-ZEZAEZCCE=--=-VAMEZES fteparto Cenino America. LA PRODUZIONE ITALIANA SUI MERCATI DEL MONDO L'economia nazionale e il prestigio d'Italia all'e- stero hanno ‘trovato nel Consorzio Fabbricanti Ita- liani per l' Esportazione (Milano, Via Gioberti 3-5) un vero poderoso esponente. AI Consiglio d'Amministrazione di questo Istituto sono preposte personalità cospicue nell'industria ita- liana. Abbiamo perciò buon motivo di "citarne alcune, quali: On. Ercole Varzi, Presidente; Comm. Aristide Basilico, Vice Presidente: Comm. Luigi Borri, Rag. Gino Bozzi, Grand'U#. Jean de Fernex, Comm. Ernesto Loreneetti, Sig. Giulio Maggioni, Rag. Cav. Angelo Tronconi, Sig. Erminio Uzuelli. All'esplicazione commerciale del Consorzio Fab- bricanti Italiani e alla sua organizzazione è dovuta la notevole affermazione dei prodotti italiam nei lontani mercati del sud e centro America, e precisamente nelle Repubbliche di Panama, Costa Rica, Nicaragua, Hon- duras, Salvador, Guatemala, Messico, Cuba, Haiti, Cile, Perù, Bolivia, Ecuadore, Columbia, Venezuela, La Società, inoltre dispone di floride Agenzie pro» prie, di corrispondenti e di & viaggiatori in organico. La sua trentennale attività riguarda principalmente l'esportazione di cotonate, coperte, drapperie, cap- pelli, sete, alimentari, materie prime, maglieria, lin- geria, ecc. L'Italia Fascista che Oggi come mai sente il na- tural bisogno di dare equo sfogo alla sua molteplice e doviziosa produzione, trova nel Consorzio Fabbri- canti un abile mezzo di espansione commerciale ed economica, M. Y. GASTALDI.

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14 > re TATCRITONTITO SETTORE ICI. = 1 La Lul = i * = a CAL La radiotelefonia fra Londra e New York è un fallo compiuto. Ne cade A IT salesiano e i e

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Sopra: Fedula dalla slo sione coblagrafiza Paloszo principale = Una sala appaensli rali all a pe ni Poca più di un anno è irascorso dall'epoca in cui — mentre l'Uomo dell'Italia nuova, intervenendo al patio Ra- maso, scgnava per i popoli tatti l'inizio di un'era di pace e di prosperità — l'Italcable, quasi per lagare il suo nome al- l'anno che resterà memorabile nella sioria del mondo, a coro namento e premio dell'attività îngate e coraggiosa del ago Fondatore è Presidenta, Ing. Giovanni Carano, allacciava l'Italia allo dua Americhe con la posa di quel cavo che, senza dubbio, sarebbe rimasto sempre nel campo delle idee se il Duce notre mon lo avesse lermamente, decisamenie voluto. Da allora, ira le poche e meravigliose conquiste ia ogni campo consogulte dall'Uomo dalle cento vittorie in un periodo di Governo così breve è pertanto ricco di eventi, fervido di opere e leccsdo di risultati, da allora, dicevamo, abbiamo se: pad cuore di Italiami il meraviglioso sviluppo dell'Italcable, i questa nuova grande manifestazione della nuova anima ita liana che è anche affermazione del genio di nostra gente all'estero, ed è con vero compiacimento che apprendiamo oggi la notizia dell'imminente inaiagurazione del nuovo Cavo Anzio-Barcellona, Il Gavro Italiano, © lio — per ricordare la definizione sculiorea fattane dalla parola affascinante del Duce — "il braccio gigantesco che la Patria distende ni suoi figli lontani" e a brevissima distanza dal suo prime grande gesto, che fu d'amore e di tezione per gli esuli italiami delle lontane plaghe delle Ande e del Missiaszipi, fatto più forte dalla uma: nità di consensi e di entasiasmi che lo seguono al di qua ed al di li dell'Oceano, distende i muoi tentacoli per portare, nelle diverse parti del mondo, il soffio vivifcatore della rin: movellata cosenza nazionale, vd UNA GRANDE IMPRESA S e" DELL'ITALIA FASCISTA: LA “ITALCABLE" L'atirvità lenomenale del Presidente dell'Italcable, fatta di tenaci sacribci © di aoperonità, che dell'aomo caratteria- zano l'anima e lo spirito, non è paga e non si arresta, Egli, do aver dato modo alle laeniglie amembrate di lanqare, în brevi istanti, il grido dell'anima da Roma Madre al più piccolo villaggio Americano, dopo aver sotiratto per sempre l'Italia dal lungo tervaggio straniero, penta ad assicurare al mostro Paese nuovi e più grandi omiszonti, spianando così la sia a Chi conduce trionfalmente l'Italia verio pil soselie mete, L'importanza del nuovo cavo Anzio-Barcellona è abba- slanza palese; né occorre dimosirarla. (Ci limitiamo soltanto a rilevare che, so lo niotizio perventtoci per scasabili indiscrezioni rispondono a verità, è lecito vedere in questo nuovo passo del- l'attuazione di quel vasto programma di capaniione che, — con la prossima inaugurazione dei tratti Cavo Harcellona-Ma: laga, Malaga-Lisbona e di altri che ci vediamo cosiretti a facere per ora, 0 sa pure, mediante atcordi con alire com- pagnie congeneri, — dovrà fare affluire al cavo italiano il forte trallico di telegrammi lee dall'Inghiliorra e dal Hord Europa e diretti alle Americhe ed in Chrente. Tutto ciù, se per ogni Italiano è ragione di compiacimento e di conforto deve anche essere ragione di orgoglio per Chi, nello slancio insebremabile dell'Italia mostra verso ua awwenire lumincio di pace, di lavorò è di giustizia vedo è segue la volontà e l’opera instancabile dell'Uomo che me regge La conii nencehi l'idealità che tania tenazia di Spera e lania fefmernza di volantà vivifica e sospinge per guidare l'iialica prora sulla via diretia; con timone che non piega: MM. VV. G.

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Te Stabilimento di Milano, UNA GLORIA ITALIANA NEL CAMPO DELLA CHIMICO . FARMACEUTICA La scomparsa del più insigne tra i pionieri [del- l'industria chimico-farmaceutica italiana, quale fu Carlo Erba, non segnò un arresto alla meravigliosa attività: della grande Azienda da lui voluta e creata. Il fratello del defunto, Comm. Luigi, continuò l'alacre opera dello scomparso call'insufficienza degli stabilimenti di Milano e di Baranzate provvide con la costruzione di altroTe grandioso stabilimento a Dergano nel 1892. Célto anche lui da morte, nel 1904, fu succeduto, a distanza di qualche anno, dal Grand' UE Dottor Giovanni Morselli, Cavaliere al merito del lavoro, fervido animatore di womini e di cose e Direttore generale degli ‘stabilimenti Carlo Erba, L'attività della grandiosa industria ch'è tra le più importanti aziende di prodotti chimico-farmaceutici di Europa, è oggi riassunta dai.due poderosi stabilimenti di Milano {Via Marsala, 5) e Dergano (Milano). 4 Nel primo di essi, che occupa 550 operai e 400 impiegati, è data pre- valenza alla prepara zione dei produtti ga- lenici e specializzati» mentre nel secondo che occupa 1100 ope- rai, si preparano, se condo i più moderni processi tecnici, i pro» dotti della media è della grande industria chimica. Uno dei rami più delicati è importanti della produzione di questa grande Casa Italiana, è quello che riguarda la preparazione dei prodotti chimici puri per uso analitico, Non sono trascorsi molti anni da quando il nostro Paese era, per questa categoria di prodotti, totalmente soggetto all'importazione dal- l'estero, Oggi possiamo ascrivere a soddisfazione del- l'industria italiana e ad onore nazionale il fatto che gli Stabilimenti Carlo Erba forniscono i prodotti per analisi agl’ Istituti chimici, fisici e scientifici delle più importanti Università del Regno. Fer questa bella vittoria l'Istituto Lombardo di Scienze e Lettere assegnava sin dal 1908 il Premio di Primo Grado e la Medaglia d'Oro alla Ditta Carlo Erba. Il reparto per la preparazione delle iniezioni ipo- dermiche in fialette è un modello del genere, e ua personale competente accudisce alla delicatissima bi- sogna con speciale accuratezza. Il largo favore che la classe medica italiana ed estera ha sempre accordato alle soluzioni Erba per uso ipodermico, è una autorevole ri- prova che i preparati sono forniti con quella finitezza e precisione di tecnica che la mo- derna ipodermotera- pia esige. Delle onorificenze assegnate alla Ditta Carlo Erba, che van- no ‘dalla Medaglia d'oro a Melbourne nel i5to al Gran Premio dell'Esposizione Inter- nazionale di Rio de

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Janeiro nel igri, nun pos: siamo dire a lungo, avendo lo spazio limitato. Ma non possiamo mancar di confes- sare che, tra il fervore de- gli Stabilimenti Carlo Erba, dove lo spirito del fanda- tore aleggia continoamente, abbiamo vissuto una tra le più belle pagine di splen- dida storia industriale ita- liana. Attraverso le innumeri sale, nella precisa laborio- Nell'ovale: Grand UP Polti Giocsnni Aerei? Sutto: Apparecchi per la prepa- razione del vol fato di magnesia. sità di oltre 2000 persone, per la funzione meticolosa degli ordegni delicatissimi, rivive in noi per un attimo il senso dell'antica magia. E, rivedendo con la fanta- sia l'immagine indimentica» bile del glorioso scienziato vigevanese, volgiamo equa parte della nostra ammira- zione alla figura e all'opera del Grand" UE. Morselk che sa perseguire tenace» mente i destini assegnati da Carlo Erba alla propria vittoriosa industria. M. VV. &,à Una serie di apparecchi di concentrazione nel onolo.

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i sn Lo] 1 ‘e la Veduta ceterna dello Mlabilimiato dal Viale Mente Nero MUTUA FARMACEUTICA ITALIANA Lin adagio di iutti i tempi, che come tanti micorre di fre- quente alla bocca del popolo, ci tiene avvisati che se forza individuale c'è, gagliarda e battagliera: la forza grande, buona è totti gli efferii e a tutti i success, sta nell'unione, Tal semplicissima considerazione dovette essere il pusto ideale di partenza verso la fatela è dl migliomamento dii propri inleressi seorali al scsnomici, di alcuni farmacisti d'antico dimito ché cr sono ad anmi grtlavano le bsaai d'una Mutua Farma: coutica. Particolarmente è a dire che il un dicembre del 1898, si costituiva in Milano la Mutua Cooperativa Farmaceutica Italiana, Società a capitale illimitato, della quale potevano far parte tatti i farmaciati d' lialia, mediante sottoscrizione di azioni del alare di L. 106 ciascuna. Pochi, da prima, lm rono gl'intervenuti; ma tutti animati da buona volontà è da fede leale, L'ims dele di questo scritto non comporta | particolari che pur vorremmo menzio- nare, relativi alla alterna vicenda come merciale della Mutua, Basti accennare al fatto importante che uno dei soci fondatori e promotori, il Comm. Carla Giengo, che già dal 1903 aveva lor- mulato ardue sporante e conereti pro: getti intesi a iniziare la graduale as- soluzione del programma della Mutua = era assanto, nel marro del igip alla carica di Presidente. Questo pe: rido non lu dei migliori, tanto per la Mutua quanto per l'Italia è per l'Europa tuuia. Ma cebetate che furono le ultimo famme della grande conlla: grazione, l'Assemblea della Mutua deeratava con atatuto del a aprile 1919 la trasformazione della Saociatà da Anonima Cooperativa in Anonima. E da tale data appunto ha inizio il se- condo periodo della Soc, An M, F. I, quello cist che ne riguarda la vera e propria esplicazione commerciale. Il capitale sociale che ai primordi della Mutua era di appena 3400 lire, nel 1919 iu di 1.125.000, nel igsi di 000.000 e attualmente è di 11.000.000, Il Presidente Comm. |Giongo, al quale va attribuito il mento della strenua resistenza offerta dalla Società allo fosse diagregatrici della guerra, è l'organizzazione sapiente, tecnica c commerciale, dell'importantissimo Ente, avanzava nel igai la proposta — per altro approvata all'unanimità dal Con siglio — di costituire il primo fondo per la Cassa Nazionale di previdenza per l'invalidità e vecchiaia dei Farmaciati d'Italia. L'attuale Coniglio d'Amminisrazione della 5, A. Mutua Farmaccutica Italiana comprende i Sigg: Gr UR. Carlo Giongo, Presidente Cambieri Diotti. Carlo, Vice Presidente - Santagoslino Giulia, sSegrelario = Giongo Ing: Carlo - Pagani Carlo - Predan Cav. Dott. Luigi] = L'anione Mario, Consiglieri- Cav, Fara Puggioni, Segretano di Presidenza. pa stabilimento di Milano, acqui: stalo nel igig e adilÒzito a sede cone trale, sorge al N. & dell'ex Viale Romana, ora Viale Maoste Nera Enorme è in cssòo il lavoro giorna: lero d'entrata è d'uscita merci: è Îa- cilmente ognuna potrà immaginarlo, quando pen che da questa centrale partono i riforsimenti per dodici filiali, ciascuna delle quali, à tua volta, cos tlituisce un grande magazzino di pri» maria importanza. (Queste bliali sono dislocato a Bergamo, Balagna, Ca: glian, Genova, Padova, Palermo, Sa- «ona; Torino, Tricate, Verona, Mano tova © Udine: e son tutte flondisime, La classe dei farmaciati d'Italia che s'avvantaggia enormemente dell'at- tività mirabile svolta dalla M. F. I. ha da saper grado a colui che ne è il rerò animatore infaticabile. Gr. UE Carlo Giongo, il quale ha degna co- rana d'illuatri è pugnaci collabora: tori. M. 7, Gr

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Fa grande callura. Melle regioni dell'Italia centrale è meridionale, s'iniziò brestaziagque anni or sono, in sostituzione di tabacchi ormai divenuti indigeni, la coltivazione del tabacco tipo Kentucky, per digari è lIniaciati, © del tipo Chrientale, per sigarette. Benemeriti i reggitori della Direzione del Miosopolio, che niuscirono a persuadere del vantaggio economico per il Parie gli uomini politici mluttanti, i qual vai vedevano, nell'incremento della produzione interna, fin allora localizzata a pochi antichi centni, la possibilità del contrabbando e temevano per il get- tito della Priradiva, cespite anche allora considertorole del Bi lancio dello Stato! La grande guerra inierruppe il cammino ascensionale, sce- Euito, con ritmo regolare, da questa nuova colivazione indu: striale: e, nel 1gaB, anno di contrazione massima, la produ zione era ridotta al So, FProvredimenti di vario ordine de- terminarono nuovamente fe condizioni nécsiaarie alla ripresa, è ora ui ha una produzione decuplicata. rispetto nA pen dell'anno citato. + Italia s'è quasi affrancata da- gli ciare di tabacchi all'estero! Il Bilancio lella Eiato ricava più di tre miliardi e merro dalla Priva: tira del tabacco, Hel 1gig. tormato a Milano, dl Lire. Bondi iniziò la propaganda per la colazione del tipa Kentacky, nelle provincie della Lombardia e del Pie imisnic, in cia qualche timido esperi- mento sm svolgeva: e nel ugso fondò la SLA.T. Socictà lIoduiriale Agricola Tabacchi, che, col capitale versato di SFilive di bolli di daberco. La piecela callona. at IL TABACCO ITALIANO tl NELLA GRANDE INDUSTRIA L. 5.000.000, esercisce una Concessione speciale per le Mani: fatiure del Manopolio, di etiari Sco nelle regioni avindicate. Trascorsero da allora anni faticosi « di disordine, in un am: biente agrario del tutto ignaro: ma la volontà e l'energia di fibra mon vennero mai meno né al Comm. Bondi né al suoi va- lenti collaboratori. Faticozi saranno, probabilmente, anche gli anni venturi, ma in enmor misara dei nti! Lo raaee atranze agricole si vanno ancora formando agli speciali bi sogni della pianta del tabacco, ma il miglioramento è senuibile. La S.L A. T. gestisce tre Magazzini di stagionatura: due in provincia di Brescia, ad Acquafredda ed a Castrezzato; uno in provincia di Alessandria, a Pollastra; della potenzialità complessiva di zoco quiatali. L'assoriimento delle faglie e la aia- gionatura di esse, in masse e in botti, banno raggiunto il perfe- zionamento iscnico possibile. Lo mamtiranze di magazrziao ai possono dire addestrate. Qualche lotto di botti. sufficiente ad esperimenti industriali, è mato re- | cendemento ciporiaio soncalanie sa» î erilici ecomomiti sia in Ievizzera che in Polonia è nell'America del Sud. Fra i premi ottenuti dalla S.I,A.T. nelle «arie Fiere ed Esposizioni, alle quali essa è intervenuta, vanno segna- lavi; il gran Fremio con Medaglia dl’ dro all' E Laposizione di Buenos Airca del riga e la Medaglia d'argento del Ministero dell Eccenomia Nazionale, alla Mostra di Mantova dello siena ANTO: ML. VV. Gr. L'a Sepesilo di tabacchi «caolli. Sotto: Sl lalhaécs scialle amine dl magariono

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tipa ar Scali dedi ar — È PONTI SPOSE pani iste di ion i Ti 9 Dulsstgo: 3: Ferla esterna dello Stabilimento in Milano. DA LUCA DELLA Quando il famoso scrittore © pittore fiorentino Luca della Robbia ebbe scoperto nel 145 un suo speciale processo per coprire d'una vernice vitrea opaca e resistente i lavori in terra cotta, la ceramica trasse tal vantaggio da quella scoperta da poter van» Lg una perfezione non mai prima raggiunta. Grazie, or dunque, all'opera dell'artista cinquecentesco e dei suoi discendenti, l'Italia è vantare, nei secoli XV e XVI, una supremazia indiscutibile nell'arte ceramica; arte che più tardi decadde, ma per risorgere in seguito, ad opera di ottimi cultori e d'industriali intelligenti. o dei riori esponenti dell'industria ceramica locanda è costituito dalla ‘“ Società Ceramica Lom- barda" che risale al 1900, Da quell'anno, varie fu- rono le trasformazioni avvenute nella Ditta; ma con l'ultima di esse, nel 1607, la Società elevava il proprio capitale a L. 2.000.000 e s'avviava verso le sorti più prospere sotto la sapiente ed energica guida del ROBBIA AD OGGI gnor V. Spangher, direttore degli Stabilimenti. L'opera audace di quest'uomo infaticabile ha lasciato, lungo il progresso dell'industria, impronte che miuna forza può valere a cancellare. Lo stabilimento della Soc. Ceramica Lombarda {Via Eustacchi 1) occupa ben 500 operai nei moderni reparti di: preparazione delle paste, fabbricazione in crudo dei prodotti, forni di prima cottura, forni di cottura in vernice, decorazione, magazzini merce fi- nita, servizi, accessori, laboratori, ecc. Da questa fabbrica, dotata di moderno e potente macchinario, escono i migliori prodotti che l' industria ceramica offre sui mercati italiani. Prodotti che in pochi altri stabilimenti, come in quello della * Cera» mica Lombarda", sono curati meticolosamente nelle «arie fasi della produzione. Cosa, questa, che giusti» fica la fama goduta dalla Società Milanese in ogni luogo e in ogni tempo. Mv. Gi

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rr e n utt tia) RI N tt] = Officine e fonderie Stigler Via Copernico 34-36-3135 SIAGLER Quanti frequentando in Italia palazzi, musei, chiese, campanili, torri, edifici pubblici, empori commerciali, alberghi e stabilimenti industriali e valendosi dell'a- scensore ebbero a notare la caratteristica targa SHigler, subiscono all'estero il gradito richiamo all'industria milanese viaggiando tutta l'Europa come pure nel Nord e Sud-Africa, Indie, Giappone, Australia e par- ticolarmente nell'America del Cid dove gli ascensori Stigler sono dif- busiszimi. «Sligler si chiamano i 38,000 impianti di ascensori e montaca- richi idraulici ed elettrici, le mi- gliaia di centraline idroelettriche, e numerose funicolari, i carrelli ad accumulatori per officina è piattaforme ferroviarie, le vettore pubbliche a tassametro, gli autocarri per trasporto di merci, i furgoni, i diversi veicoli per servizi munici- pali {inafhatrici, carri per raccolta e trasporto immondizie, carri tor- retta e carri scala), i trattori su strada e le locomotive su rotale a *cartamento ridotto: tutti costroaiti dalla Ste Aa. Officine Aleccaniche Stige che ha sede e stabilimenti in Milano, Via Galileo, 45 e Via Copernico, 34. 36, Gi e 53. Wi" SUITE All LJt e sa — i "4a E Si Fal it Re al mai -— bi of = a Pa e _._m Questa azienda festeggiò nel 1921 il cinquantenario della propria fondazione dovuta al Comm. Ing. Au- gusto Stigler seniore, efficacemente coadiuvato dai figli Ingegneri Massimo, Augusto e Carlo. if capitale attuale di 12.500 ooo lire trovasi nella sua totalità in mani italiane ; è italiani sono i membri del Consiglio di Amministrazione. L'attuale Consigliere Delegato è l'Ing. Comm. Augusto Stigler nato a Milano nel 1861, allievo del Politecnico di Milano. Le Officine Meccaniche Stigler, impiegano più di 1ipoo fra operai ed impiegati. In un reparto speciale la “ Stigler" costruisce diretta» mente anche tutto il fabbisogno di motori elettrici per AScEensori e peer veicoli, La Fonderia Stigler, per getti di ghisa, bronzo, e alluminio, è reputatissima fra le Fonderie Lombarde. Per quanto ci è consentito dalla nostra modesta perizia industriale e commerciale, possiamo dire che le sorti avvenire delle potenti officine citate si prevedono prospere e vit- toriose, per le fortune prg Na zione, M.V.G, L'amm. lang. Agosto Stegler, LE di Ei z = da £. sas- ‘ESE tnt SA \ . Al % | [#[! "ua EVI um sr IIS TESTITE LAS: er? + =_= Officine ed amministrazione Sligler - Via Galileo, 4;

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BI Salone laminatoi LE GRANDI FUCINE forno di ricollura DOVE SI FORGIANO I METALLI PER L'INDUSTRIA ITALIANA La Società An, Officine Metallurgiche Broggi, costituitasi nel Febbraio dell'anno 1907, fu la conti» nuazione di un'Accomandita Carlo Edoardo Broggi & C. la quale si trasformava dopo parecchi anni di vita, per necessità d'ingrandimento, e cedeva all'Ano- nima i modesti impianti allora esistenti, per la trafi- latura e laminazione a freddo del ferro e dell'acciaio; industria allora nuova in Italia, creata dal compianto signor Carlo Edoardo Broggi. Ila1.0 Aprile 1907, quando si iniziò la vita dell'A- nonima, con un capitale di L. f00.000, lo Stabilimento sorgeva su un'area di circa 4000 metri quadrati, dei quali 3oo0 coperti, impiegando Fo operai. Tre anni dopo, lo sviluppo degli affari rendeva ne- cessario l'acquisto di uno Sta- bilimento viciniore, per poter raddoppiare la potenzialità delle Officine, elevando necessaria- mente il capitale a L. &oo.000, Questa maggior produzione, se ha in parte servito a fornire materia prima ad industrie che prima usavano lamiere è ferro greggio, ha in gran parte dimi- nuita l'importazione dei mastri e dei trafilati lucidi dall'estero. Questi nuovi ampliamenti si resero ben presto insufficienti alla bisogna, e nel 1913 fu necessario un nuovo aumento di capitale ad 1.000,606 di lire, perché il nu mero degli operai era salito a 120, e perché nuove macchine si do- vevano installare in costruendi capannoni che raggiongevano allora oltre 12.000 metri quadrati. Lo scoppio della terribile guerra, basata sulla metallurgia, la chimica e la meccanica, rese necessari altri ampliamenti, e nel 1q16, il capitale veniva elevato a L, 2.500.000, è grandi e più importanti impianti venivano iniziati e messi tosto in efficienza. Nel 1920 un susseguente aumento portò il capitale fi 4.000.000, a 35.000 mq. salirono i terreni di proprietà delle Officine, è più che raddoppiato fu il numero degli operai è delle macchine. Nulla fu trascurato in questo radioso cammino, perché nuovi prodotti, richiesti dalla numerosa chien- tela, fossero aggiunti ai primi prodotti lavorati, e sem- pre col preciso scopo di affrancare il consumatore italiano dal servaggio estero: così che queste Officine in brevi anni, da una produzione di 8.000 quin» tali annui, raggiunsero quella ragguardevole di F.00d quintali. In Bovisa, al primo Stabili» mento del 1907, altri se ne ag- giunsero gradatamente, così che oggi le Officine Metallurgiche Broggi si compongono di quattro grandiosi reparti, dotati di mac chinari modernissimi, ed i loro prodotti gareggiano — se nonli superano — con quelli esteri. Altri progetti di nuovi im pianti sono allo studio, per ine grandimenti, dei quali si sente fin d'ora la necessità: e conse- guentemente nel corrente esere cirio il capitale & stato portato a 5 milioni. M. V. G. Carlo Edoardo Broggi Fondatore

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Veduta aerea degli siabilimenti di Cogoleto. SI APPROVIGIONA DI METALLI COME L'ITALIA E' singolare il fatto che per le industrie la gio- wentù, spesse volte, vale press'a poco come la senile esperienza degli uomini, o, ancora meglio, come la vi- rile forza degli adulti. Tante giovani industrie sono più forti e prospere che non altre vecchie e navigate. La Società Minerali e Metalli & stata costituita all'inizio dell'anno 1934 ed ha per oggetto il com- mercio dei metalli e dei minerali, Essa ha potuto in questo periodo svolgere un regolare lavoro di pri» m'ordine sul mercato italiano dei metalli, segnatamente per ciò che riguarda il piombo, il rame è lo stagna, Grazie alle sue strette relazioni con la grande Fonderia Nazionale di Piombo Pertusola, nonchè con alcune Società minerarie spagnuole di piombo, Società africane produttrici di rame e di stagno, e infine con importatori di stagno, la “ Minerali è Metalli" as- sicura al nostro Paese l'approvvigionamento normale di materie prime, in modo da regolare esattamente e senza contraccolpo l'importazione delle stesse, se- condo l'eccedenza del consumo sulla produzione na- zionale. Gli appoggi che abbiamo qui sopra indicati e la tecnica sicura dei suoi metodi e la sua politica di contratti scalari, le hanno permesso di mettere il me- tallo a disposizione del consumatore alle condizioni più ridotte dei prezzi mondiali. Inoltre i mezzi finan» mari di cui essa può disporre l'hanno messa in con- dizioni di concedere agli stessi consumatori delle fa- cilitazioni di credito assai vantaggiose per assicurare il buon andamento dei loro affani. Con la creazione della sua consorella, la Società Lavorazione Metalli Minerali e Derivati alla quale ha concorso in gran parte, e ch'è gestita nei suoi Uffici, essa ha preso l'iniziativa di regolare la pra- duzione dei derivati di piombo e di sviluppare in lunga misura le vendite di questi prodotti all'estero, L'organizzazione delle vendite sui mercati esteri, specie in Inghilterra e nell'Europa Centrale, e l'aper- tura dei nuovi mercati che non erano fin'ora stati toccati dai venditori italiani, fanno accrescere effetti. vamente ogni giorno il tonnellaggio delle sue espor- tazioni. Il capitale della Società sarà portato in febbraio a 10.000.000 e l'aiuterà così a continuare ancora con maggiore indipendenza in confronto al passato, il suo ruolo prezioso regolatore dei mercati dei metalli. M. V. G,

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Veduta generale esterna del Siposile di Via Stelero, 74 - FERRO E METALLI Quando ci ardi intorno e si abbia occhio pa» ziente e atto a i no le meno percettibili mamifesta- zioni politiche, civili e industriali di questo periodo che corre verso migliori fortune, non si può, crediamo, concludere l'attenta osservazione se non con una con- statazione di fatto: l'Italia è potente. Questo, oggi, ci basta. Tant'è, domani avremo da mutare il positivo in superlativo: l'Italia è potentia- sima, E posdomani....; ma per oggi siamo paghi, E mag- giormente paghi in quanto abbiamo potuto, dra per- sonalmente, avvicinare e discretamente scandagliare al- cunetra le personalità più meritevoli della nostra fiducia. Certo che a nessuno s'è chiesto a bruciapelo: — E lei cosa ha fatto? — ma a ciascuno è stato detto: — So che lei ha.... — con quel che segue, a rigore di veracità. Più d'uno ha però cercato di farsi saggio schermo della personale modestia. Ma la personale modestia non ha comunque mai da offuscare minima- mente il vero merito. Si che, alle prime avvisaglie, ognuna di quelle personalità ha... confessato. '£ stato così dato d'ascoltare roba ammirevolis» sima. Attraverso le confessioni più o meno reticenti, tut- ta la storia dell’ operosità italiana di quest'ultimo lu- stro è balzata viva e netta, incandescente d'entusiasmo e d'ardimento, come una piastra di geloso metallo, appena tratta dalla vam- pante Le o, st nazionali fioriscono, rigogliosissime. Tutti ne fanno parola è te- ma d'ampie discussioni, In Russia si sbalordisce, L'I. in che manca di tante materie prime, ha industrie fiorenti! Ma, e come? e per- chè? Si, signori. In questa terra eternamente prodigio- sa, & ogni defezione si sup- piaci con cento esuberanze; à genialità e la tenacia s0- pravanzano l'inopia! L'ime "i Tai 2, Reparto tondi dt lrasméistoni, Mitano DITALIA portazione dall'estero sensibilmente diminuisce. Il ferro nazionale, a esempio, è ottimo, vero ferro, e si fabbrica e si commercia in Patria, Ferriere ne abbiamo, solide e poderose. À commerciare i vari prodotti di esse pen- sano talune aziende che, come quella milanese del comm. Vittorio Maccechini, hanno tale organizzazione singolare e tanta fermezza di vincere e procedere e stravincere, da indurre per un momento la nostra con- siderazione a quello che sarà domani di esse, così ca- pitanate come sono da uomini audaci e gagliardi ed espertissimi in materia, La 5, A. Vittorio Maccechini si costitui nel febbraio 1924, col capitale di due milioni di lire, portato in seguito a quattro milioni, qual'è attualmente. Ma già se ne prevede un nuovo aumento. Notiamo subito che già esisteva da vari anni una ditta in proprio del comm. Maccechini pel commercio del ferro e d'altri metalli. E appunto questa fu, più tardi, a trasformarsi nel modo anzidetto, Scopo precipuo della Società è il commercio al l'ingrosso e al dettaglio del ferro nazionale. Lo avi luppo notevolissimo da essa assunto nel volgere di pochi anni, se non è equo al periodo di tempo trascorso, Veduta generale interna del deponti

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PAL 1 di Fia Pielro Chelodi - Milano. é cerio congruo all'impulso gagliardo che lo stesso comm. Maccechini, consi gliere delegato della Socie- tà, ha saputo costantemente fornire all'azienda di cui le sorti, validamente coadiuvato dal presidente nd'uff. ing. Mario Gar- bagni della Banca Commer- ciale Italiana. Forte d'una esperienza tecnica del ramo, acquisita in più che vent'anni di a tica, il fondatore e Giolare della Ditta potrebbe, se dalla natural modestia gli fosse consentito, menar giu- sto vanto d'avere eminen- temente concorso al miglio» ramento della nazionale eco: cosa Daan 4 che la Società à potuto fin oggi compiere un Forte giro d'affari nel ramo particolare dei ferri greggi, lamiere, tubi, altri metalli, ecc., commerciando prevalentemente e su vasta scala i prodotti nazionali. A Milano essa possiede due vasti e moderni depositi, dei quali offriamo qualche aspetto fotografico, dove è costantemente mantenuta una media di cinquemila tonnellate di laminati. VWalidamente appoggiata dalle principali ferriere produttrici, la Soc, An. Vittorio Maccechini, che ha sede in Via Tre Alberghi 1, ha esteso vittoriosamente il proprio commercio in tutta Italia. Fatto degno di schietto encomio, quando si pensi che ora, almeno, in Patria, circola e si lavora il ferro italiano inviato ai vari mercati dalla forte azienda milanese che, inol- tre, è attualmente una delle principali d'Italia, per importanza e capacità di vendita, Non È qui da indugiare sul fatto che lo sviluppo di essa tende manifestamente a progredire. E", più tosto, da far menzione del modo con cui la Società Maccechini, oltre che a dare impulso notevole al come mercio, procurato anche di coltivare la parte tec- nica del ramo, ppando ordinatamente, in un sto roc manuale edito a proprie spese, rilegato in pel E È fregiato in oro, tutte le norme è gli usi come merciali in vigore relativi al commercio del ferro è Pi il Pas A Ta it A ate} SR mi; Sede della Società in Via Tre Alberghi, 1 - Milano Ci Hi ai trasporti dei prodotti si- derurgici, fonché numerosi e utilissimi dati tecnici è tabelle di portata, di dimen» sioni, pesi, ecc. secc. Ma la parte del vo- lumetto, che da sola varreb- be a fare di esso un prezioso manuale tecnico-specifico, è quello che la Società poté compilare attraverso un une so paziente e preciso lavoro i qualche anno e che ri- uarda ilsagomario dei pro- ili correnti laminati in Ita- lia. La Società, compiendo con ciò opera altamente na- zionale, ha risolto ingegno» samente e convenientemente il modo di far conoscere al consumatore quanto e di quali dimensioni e di che sagoma, in materia di ferro, si fabbrica in Italia. Il consumatore, grazie al volume lodato, non ha più da ricorrercall'estero, come una valta, come prima, quan» do ancora nessuno aveva saputo raggruppare nella breve mole di qualche cen- tinaio di pagine, un cosi sapiente prontuario della massima importanza. Ab- biamo woluto visitare, per nostra personale soddisfa- zione, i vastissimi depositi della Soc. An. Vittorio Maccechini e ne abbiamo tratto motivo di grande am- mirazione, in quanta essi wagliono rappresentare una cospicua parte di quella atetallica derizia che oggi vanta l'Italia. A gruppi. a fasci, a schiere, tutto l'esercito wario e potente di tondi di trasmissione, quadri, esago- ni, piatti, larghi piatti, billette, blooms, cerchio, mo- jetta, travi grosse e medie, ferria Ua LaTaZ,zorts, lamieroni, lamiere, lamierini, poutrelles, rotaie, ecc., alloggiato sotto ampie tettoie o disposto all'aperto nei vash piazzali, potè incutercì per poco quel terrore che la parola stessa — ferro — in sé accoglie. La fantasia ci rappresentò, in un momento, le ap- plicazioni molteplici alle quali era destinato il ferreo esercito. E ci parve vederlo muovere, da prima, poi aggirarsi in una ridda assordante, sempre più rapida. E il meraviglioso fragore, come di cento, di mille can- teri infaticabili, ci attrasse, ci ghermi e ci travolse,... Quando fummo restituiti alla realtà, la pacata voce i a ——_ del comm. Maccechini ripre- i E rit se a dirci dell'audace opera nazionale intrapresa, e de- stinata a far si che in Italia abbia equo consumo il ferro italiano, Giovane è la So- cietà costituita, ma fortissi- ma; giovani ne sono 1 dirigen- ti, ma gagliardi e animosi; esperto e sagace ne è il reg- gitore principale che tem- prò le proprie energie nella recente | ra; dif ad astra, dunque, li Soc Ai, Vittorio Maccechini avrà da ràggiun re in breve quel massimo d'efficienza com merciale è morale, ch'è la méta d'ogni pura energia italica. M. V. G. —— ——=- Reparto grosse poulrelies,

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LA “LEONESSA Quella che al viandante può sembrare una singo- lare cittadella, divisa in quartieri da un intersecarsi di ampie strade sulle quali corrono perfino le ferrovie, è la vecchia gloriosa Metallurgica Bresciana, già Tempini. Nel tempo della guerra, quando la sua popolazione alacre contava dadicimila operai, davvero il movi» mento degli stabilimenti doveva apparire addirittura frenetico. Basti ricordare che dalla Metallurgica Bre- sciana uscivano fra l'altro ben trentasettemila mtra- gliatrici. E pur oggi, perchè la patria si trovi forte © sicura in ogni momento, vi si producono granate d'artiglieria, proiettili illuminanti, spoleite e bossoli da cannone, cannelli, inneschi, bossoli da fucile, mi- Feduta qurerale deg li D'ITALIA” NEL CAMPO tragliatrici, fucili ordinari, fucili automatici. Da mil- lecinquecento a milleseicento operai entrano quotidia- namente nelle officine, in cui mensilmente vengono con- sumate da settecento a novecento tonnellate di rame. Non possiamo dire come vorremmo dei vari stabi» limenti che concorrono a costituire la cittadella alla quale più sopra accennavamo. Ma ne accenniamo i più importanti, quali: la fab- brica bossoli da granate, la sala torni, sezione nichel- latura, ramatura e brunitura del materiale, officina fab- bri, sezione armi, reparti tubi e barre di rame, di ot- tone e di alluminio, reparto collaudo, prove meccaniche e prove elettriche, fonderie, ecc. LA CERAMICA IN ITALIA Succedendo alla Ditta Rubbiani OQlivari e C., nel ig20 veniva a costituirsi la Società Ceramica di Sas suolo, Anonima con sede in Milano e stabilimento in Sassuolo {Prow. Modena), é con un capitale di lire zio.000, numentato a 1.000.000 al 1 gennaio 1923; à 2.000.600 in due successivi collocamenti al 1 gen- naio 1935 e al 1 luglio 1925; a Fooo.vo0 al 1 gen- naio 1937, Tali successivi aumenti del capitale sociale, oltre che allo scopo di aumentare la produzione, furono altresi fatti al fine di poter dotare lo stabilimento d'impianti adeguati alle esigenze della moderna tecnica e di eseguire quegli ampliamenti e sistemazioni di lo- cali, affinchè le varie fasi della lavorazione potessero aver luogo in ambienti vasti è igienici. La Società si occupa della fabbricazione e vendita di piastrelle (bianche e colorate) per rivestimenti. Si può dire ch'essa abbia, dalla fondazione, raddoppiato la potenzialità di produzione grazie al valido impulso fornitole dal Consiglio d'Amministrazione che si com- pone dei Sigg.: Grand' Uff. Pietro Vaccari, Presidente; Ugo Negroni, Vice Presidente; Emilio Odescalchi è Matteo Qlivari, Consiglieri Delegati; Grand'Uf. Prof. Giovanni Moro, Cav, Dott. Prof. Guido Vitali, Rag. Giuseppe Padovani, Consiglieri. Per ciò che riguarda la speciale produzione della gagliarda Società Milanese, abbiamo da dire che le cure poste dai Dirigenti della " Società Ceramica di Sassuolo” per la ricerca delle migliori materie prime e per la sempre più accurata lavorazione, Fanno si che le sue piastrelle per rivestimento hanno acquistato sul mercato un vero primato. Per la lucenterza dello smalto, che si mantiene inalterato attraverso il tempo, per la regolarità della calibratura, per il completo assortimento dei peszi di ri» finimento, tali piastrelle permettono di ottenere ottimi rivestimenti, di effetto non inferiore a quelli fatti con piastrelle della Germania e della Ceco-Slovacchia colle quali la produzione Italiana trovasi in concorrenza; mentre d'altra parte la possibilità per la “ Ceramica di Sassuolo” di sfruttare argille nazionali in luogo di caolini esteri, le permette di praticare un più basso prezzo di vendita così da offrire la possibilità, anche ad abitazioni non lussuose, di avere eleganti ed igie- nici rivestimenti. Lo stabilimento di Sassuolo che occupa 200 operai e 10 impiegati è provvisto d'una officina meccanica per la costruzione di stampi, riparazioni e montaggi di macchinario, Tutta l'organizzazione, insomma, della Società fa pensare a una di quelle industrie che onorano alta» mente l'Italia fascista, M.V. G.

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7 4 FINA SAPPZI}A dA NY muffa CALMDGDAÌI Stabilimenti di Brescia La Metallurgica Bresciana lavora anche l'argento, per farne tondelli da inviare alla Zecca romana. Tra il febbraio e il settembre, sono seicento ton- nellate di tondelli che la Metallurgica Bresciana deve fornire allo Stato, e non v'ha dubbio che il cantiere li fornirà con quella costante regolarità, quella serietà di metodo che sono ormai proprie di questa gran- diosa e perfetta Azienda in cui, non solo i dirigenti e 1 maggiori funzionari, ma perfino i più umili operai prestano la propria opera con affettuosa devozione. Hanno, questi eccellenti operai, un senso vivissimo della dignità del proprio mestiere che, per molti aspetti, somiglia a un'arte; ed hanno anche il senso L''ARSON” In quel risveglio di spiriti e in quel fermento di energie che seguirono il dopoguerra, una singolare attività industriale italiana, quella dei fratelli si- gnori Giorgio e Mario Norsa, trovò modo di con- cretarsi, trasformandosi convenientemente è asso mendo, come divisa sociale, l'anagramma del nome Norsa: Arson. della s peli valse ad tecnica ©e ami Nello stabilimento dell’Arson in Milano si fab-/Mimi bricano quotidianamente grandi quantità di vernici ME elettroisolanti per grandi industy rea sapri) rs smalti e mastici per lab i droplani del comandante! mciati con Arson) e d'arcoplani, per fabbriche di vagoni è locomotive, ecc, Questa produzione che si consuma largamente in Italia, costituisce la specia» sere seconda, 87 GANNIOILOL “ta DELLA METALLURGIA NAZIONALE profondo, la simpatia forte e spiccata per il metallo che fondono e forgiano con le loro mani, con la po- tenza delle macchine da essi guidate, e assistono con gioia grande alla nascita di lastre e sbarre lucenti che vanno a schierarsi negli ampi magazzini, e di precise armi che si accatastano sui treni e vanno a rifornire arsenali e depositi. Una maggior simpatia oggi li anima verso il bianco metallo venuto a nobilitare l'Azienda, e con tanta maggiore gioia lo vedono trasformarsi nei piccoli di- schi che più tardi saranno gli scudi e i doppi scudi destinati alla sempre più florida rivalutazione econo» mica d'Italia. M. Y.G. COLORA LE ALI D'ITALIA lità dell'Arson. E poi che gl'impianti coi quali essa viene lavorata sono tra i più geniali e moderni che si conoscano, i fratelli signori Norsa sono lodevolmente riusciti a porre meritamente la propria fra le tre maggiori fabbriche similari d'Italia. Alla genialità del Consigliere Delegato signor Giorgio Norsa son dovuti, materialmente è tecnica- mentre alla perizia del signor mente, gl'impiapti citati; io Nornsa dino igliori specialisti in materia, ica della Azienda. orsi, © affidata la dire a [litta. , merito dei quali & senza Ito lo napo dell'Arson a un delle vernici si afferma ancora una volta in questa nostra prodigiosa terra che a nessun'altra vuol es- Mi. . Gi

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TREE e TE La Federazione Provinciale delle Cooperative, che venne costituita nel 1923, sostenne una lotta serrata e difficile contro 1 sindacati cooperativi appartenenti alle organizzazioni bianche è rosse che già anni puseceneno cooperative ed enti affini. rima affermazione fascista fu la conquista dell” nione Cooperativa di Consumo fondata nel 1905 da elementi ocratici e passata in seguito ai socialisti. Rilevata dai nostri nel ‘23 con un deficit pauroso in poco più di un anno essa riacquistava la sua posizione ed il suo prestigio. Ora conta ben 18 negozi per la vendita di pro- dotti alimentari, uni bar, un panificio, uni pastif ciù, un salumificio ed un mulino. Organizzata commer- cialmente, essa vende ottima merce a prezzi bas si, esercitando efficacissima azione calmieratrice sul mercato, Successivamente aderirono altri organismi coope rativi. Cittamo tra le principali la Cooperativa Qperai Pellattieri, che è una delle più forti aziende del ge- nere in Italia. Produce giornalmente oltre cinquanta uintali di cuoio da suola e dieci da tomaia e gli operai che occupa sono 150, La Cooperativa distribuisce ogni anno oltre ven- timila lire in beneficenza ad istituti cittadini o ad ini. ziative patriottiche. Alla sottoscrizione del dollaro contcibul sesso a50 dollari ed al Frestito del Lit- torio ha sottoscritto come società lire 100.000, e 15.000 per versamenti fatti dagli operai. La Cooperativa Lavoranti Marmi di Rezzato ha assorbita l'intera sua produzione per due anni con- secutivi da una importante ditta di New York. Ese- e lire s'era er st seta e Banca Coopenatina Bresciana - Salone del pubblico. NEL FASCISMO BRESCIANO - LE COOPERATIVE guisce artistici lavori in marmo per cimiteri, monu- menti, palazzi, fontane, ecc. Parecchi di tali lavori si trovano al Cimitero Ma- numentale di Milano ed altri sono stati esportati in Francia. Produce annualmente circa 600 m. c. di marmo lavorato. La Cooperativa Tipografica Bresciana, che conta una disciplinata maestranza, eseguisce lavori molto apprezzati ed è una delle prime ditte di Brescia nel suo ramo. Così la Cooperativa Autotrasporti che pratica tariffe modicissime. Ogni anno elargisce forti somme in beneficenza e ne periodi dello squadrismo forni i camions alle squadre, quando nessuna ditta voleva concederli. Le Cooperative Edili di Artogne, Ossimo, Bienno, Cividata Camuno, Astrio, Prestine, Dellero, dopo 11 disastro del Gleno hanno eseguito i lavori di ricostru- zione della Via Mala è delle arginature del Dezzo, riscuotendo il plauso unanime dei tecnici, La Banca Cooperativa Bresciana esercita il pie colo credito ed è attualmente uno dei più importanti istituti bancari della città. Altra importante Cooperativa è il Consorzio Agra: rio Coop. i Bagnolo Mella che ha un importante stabilimento in quest'ultimo paese per la produzione dei concimi chimici, Mota per gli artistici lavori in vetri e cristalli è la Cooperativa Vetrai che ha pure un negozio di vendita nel centro di Brescia. Fanno parte della Federazione, moltissime altre Cooperative di Consumo sparse in tutti i paesi della provincia. L'Ente Bresciano Fascista da Consumi

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TCA EI do “ | à | pil Ti i : e cei e St ea RET In alto: Comperatica Travporti, gli autocarri. Nel mezzo, a sinistra: Cooperativa Tipo- grafica, sala di composizione. A destra: Za legatoria. Conperaliva Vetrai, molalura degli specchi.

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creato recentemente, acquisterà merci a grandi partite, pro- porzionalmente al fabbisogno delle Cooperative della pro vincia e provvederà al loro trasporto. In totale le Cooperative aderenti a tutto dicembre 1926 sono 140 delle quali yy di Consumo, 24 di Produzione e Lavoro, 33 Casse Rurali, 10 Agricole, 4 Consorzi Agrari Cooperativi, 3 Banche Cooperative. Il giro annuo complessivo di affari supera i create aulioni di lire con un capitale sociale totale di lire 13.000.000 ed i soci sono circa trentamila. Al Prestito del Littorio hanno concorso versando oltre L. 5.fico.coo ed alla sottoscrizione del dollaro circa L. 35.000, Fondata nel '33 da Augusto Turati, la Federazione delle Cooperative ha avuto l'assistenza continua del rag. Ugo np diri SI LTT 2 e e JI pa Th Cooperativa Latvoranti Marato di Rezzato; Edicola fanera- ria eseguita dalla Cooperativa ed erella al Cinvilero Mona- mentale di Mulano. Sopra: Massi di pietra, di olire 15 lonn., che cengono ae- mali alla stazione di Rerzalo per essere esportati in America. La quadratura dei blocchi di marmo nella cara,

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#1 | Cooperativa Pellattieri, aacebine per la finitura delle pelli per tomate Coen in un primo tempo e del rag. Gino Zuccarelli che è l'attuale segretario. In questi ultimi tempi ha avuto un impulso vigoroso ed il rag. Zuccarelli, squadrista della vigilia. è riuscito ad aggregare ben 33 Casse Rurali, Fra le tante attività del Fascismo Bresciano, il movi- mento cooperativo rappresenta oggi una delle più forti or- ganizzazioni. Brescia risponde all'appello del Duce con volontà e con prontezza, col la- voro e coi fatti. I, ATLANTICO FERRARI. Conrorzio Bagnelo MM. Capannone per deposito dei concimi. Cooperativa Pellattieri, sgrassalura delle pelli. La scarmalura delle pelli, Esterno dello Stabilimento. MISS ZIATI ETA

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ISTITUTO NAZIONALE DELLE ASSICURAZIONI DIREZIONE GENERALE ROMA I capitali assicurati presso l'Istituto Nazionale delle Assicurazioni voro garantiti dal Faroro dello Slato oltre che dalle riserve ordinarie e straordinarie dell' Ente. Le polizze, quindi, emesse dall'Istituto Nazionale delle Assicurazioni banno il cansttere e de gananzie dei diodi di Stalo. Le tariffe del- l'Iatitato Narionale delle Auasicurazioni sonò più convenienti di quelle delle Imprese private è le condizioni di polizza sono fra le più liberali. L'Istituto ha adottato svariate forme assicurative adatte ad ogni condizione sociale. Per le “assicurazioni popolari" non è richiesta la visita medica ed i premi sono pagabili in rate mensili. Attualmente i capitali assicurati presso l' Titituto Nazionale delle Assicurazioni ammontano a circa otto miliardi è le riserve a circa un miliardo e settecento milioni. L'Istituto Nazionale delle Assicurazioni che è il regolatore del mercato assicurativo in Italia, ha Agenti Generali in tutte le città del Regno, nelle Colonie e all' Estero.

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PREFERENZA Due terzi delle automobili che voi vedete in circolazione sono equi- paggiate con candele Champion ; questa universale preferenza degli automobilisti è la prova evidente che la Champion è la migliore delle candele. CHAMPION ASSICURA RENDIMENTO PERFETTO

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ILLUSTRATA Fondatori: DEL “POPOLO D'ITALIA" ARNALDO MUSSOLINI MANLIO MORGAGNI Direttore: MANLIO MORGAGNI LA RIVISTA | REDAZIONE, AMMINISTRAZIONE MILANO mia Lovanio, 10 - TEL. N. 66431 = a n © dele Anno V « N, 3- Marzo - igar - LA RIVISTA esco ogni mese e ABBONAMENTO perdi 187 L. 100 Estero L. 100. NUMERO SEPARATO L. 10 H Tr) Pablo nà 4 Laaidaniinaria CEALTICII Riaza Pabibilicirà Dialiasa, + po "Li Ì Idirditi di riprodaribae è di tradanione sana riservati poor indi È posi fi 7 ai n Il ___r o "==" = = = mne Tl Segretano enerale del Partito ha pronunciato tre discorsi a Milano, a Roma, a Napoli, per l'inse- diamento dei Direttori Provinciali dell'Italia setten» trionale, centrale e meridionale: tre discorsi brevi, so- stanziosi, e rispettivamente integrativi; un vero " trit- tico". L'eloquenza di Augusto Turati riunisce molte qua- lità, che raramente si trovano espresse insieme: chia» rezza, precisione © sintesi, ardore e saggezza, recisione di affermazione o di negazione ed efficacia persuasiva di dimostrazione, vigore di sostanza ed eleganza di forma, Nei tre discorsi ora ricordati, queste doti gran- demente risplendono, fondendosi allo stato di perfezione. Tema dei discorsi doveva essere la linea di con- dotta ed il programma di opere del Fartito è delle sue Gerarchie, per l'anno V. In verità, dopo "i fatti” che il Regime ci ha dato, specialmente nel periodo 1925-1926, tanto ricco di elaborazioni e costruzioni istituzionali, e dopo cinque anni di discorsi e di da- cumenti del Duce, ricchi di enunciazioni fondamentali sulla dottrina e sull'orientamento, sulla ragione delle realizzazioni e sulla polemica, sulla propaganda e sulla ciucarione, poteva parere che null'altro rimanesse da dire, per segnare direttive ed assegnare compiti pro- grammatici ai fascisti; anzi al Fascismo, In tutti i campi di attività della Nazione, politico, amministra» tivo, economico, spirituale, culturale, pedagogico, so- ciale, il Regime ha apportato basi e strutture di or- dinamenti e sistemi nuovi; e se non temeraria, certa» mente sarebbe non saggia una anticipazione di svi luppi ulteriori, e che non fosse dichiarata soltanto dal Duce del Fascismo e Capo del Governo. Ma Augusto Turati, con sensibilità squisita, attuale e storica al tempo stesso, acuita dalla vigile coscienza della responsabilità, ha trovato e rivelato ai fascisti — anzi più esattamente, ha richiamato alla loro consa- pevolezza + una unità che ora appare elementare, e quasi di dominio comune, ma che difficilmente è ra- ramente erà avvertità prima; questa: che gli ordina» menti ed organismi del Regime sono stati creati rivo» luzionariamente, con mano maestra, ma con materia ancora greggia, allo stato eterogeneo ed incandescente, non selezionata, non epurata dalle scorie, non conso- lidata è rifinita nella fusione; e che ora bisogna dare a questa creazione, in tutti i suoi particolari, in tutti gli ARR ed in tutte le giunture, la om cità e purezza del metallo fascista, perchè essa viva ed operi in pienà efficienza di fecondità rinnovatrice. *TRITITIGO “" DI TURATI Si ponga mente a questo compito, e si vedrà la grandiosità del programma che il fascismo deve ancora realizzare. Turati lo espone per sommi capi nel discorso di Milano. E° venuto il momento, per il Partito, di corrispon- dere ad una richiesta imperiosa della Rivoluzione, for- mulata dal Duce fin dal 1933: “il Partito deve dare al Regime la classe dirigente” e più tardi ribadita con questo imperativo: “Tutto il potere a tutto il Fascismo". Ma “classe dirigente”, ma “ tutto il po- tere ", non £ soltanto nei seggi dei ministri e di su- periori gerarchi, o di deputati e senatori. i*o dare novemila Podestà; ventimila ufficiali della Milizia, delle Avanguardie, dei Balilla; decine e decine di migliaia di consultori municipali e provin- ciali; migliaia e migliaia di funzionari dello Stato in- vestiti di funzioni direttive, migliaia e migliaia di di- rigenti delle organizzazioni politiche, delle associazioni, dei sindacati di datori di lavoro e di tecnici e di la- voratori e di professionisti, e di artigiani e di impie- gati; bisogna dare 1 quadri al riordinamento della ioventi studentesca, all'orientamento culturale, alla isciplina del movimento sportivo, al dopolavoro, alle opere di assistenza materiale e morale per la donna e per i fanciulli, alla completa ‘ fascistizzazione ‘ della scuola e dei pubblici uffici, Si offre per tutti una vasta e varia scelta di responsabilità e di impiego delle ca- pacità, E' questione di sapersi misurare, e di voler L'era e proporzionare le aspirazioni: ‘“ se ogni sol- ato ha nello zaino il bastone di maresciallo, molti debbono accontentarsi, per le loro qualità, di essere dei tenenti, o dei sergenti o dei buoni caporali". La proposizione si può capovolgere, dal soggetto all'aggettivo: di marescialli ne abbisognano pochissimi, di colonnelli pochi, di tenenti molti, di sergenti e ca- pes moltissimi; è si rende un nde servigio, alla Nazione ed al Fascismo, aspirando semplicemente al caporalato. Anche il caporale può eccellere di tanto da mettere in evidenza le proprie qualità per i gradi superiori. Ma qui viene l'altra parte della questione; e ciob: a chi il caporalato, come ogni altro grado, in tutte le attività del Regime? Ai più idonei e meglio prepa- rati, sta bene: ma che siano “ fascisti‘, e “ non per due tessere o per dieci distintivi" non per adatta» mento più o meno tardivo o per rassegnazione, 0 per calcolato inserimento "ma per provala fede di camicia

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6 nera fedelinsima che porti nell'anima lo spirito della Ri- coluzione fascista". Dunque: tutto il potere a tutto il fascismo; ogni frazione. grande è piccola, del potere, cocin- sivamente agli nomini più provali e collaudali, è fidali, del Partito, Percho — discorso di Roma = il Partito Fascista ‘non è «n pariito nel senso tradizionale della parola ", ma è “l'Esercito civile della Nazione, un Esercito di Militi che non votano, ma credono, obbediscono, com- battono, e quando è necessario muoiono". Un Eser- cito, dunque, nel quale non possono militare quelli che tradirono; ma mon possono serre gradi di comando, nem» meno di caporale, quelli che dubilarono: gli assorbiti. E questa regola ge- nerale per tutti gli ordi= namenti del fascismo, tanto più deve valere per quello che si basa sugli elementi della pro- duzione, dello studio, della tecnica e del la- voro: ordinamento che “non è destinato a so- stituire, in um lontano domani, tutta la das e la essenza politica", me mostrano di ola alcuni più o meno im- provvisati maestri ed in- terpreti e commentatori. Soltanto con queste norme di mgida inqua- dratura > una Rivolu= zione, ed un Capo da cui tutto il potere promana e si esplica con uomini fidati — il Regime potrà sviluppare tutta l'elasti- cità operante della sua potenza, per la maggior grandezza della Nazione. "E per qualunque prova, e per qualunque minac- cia, è sempre pronta, con i suoi trecentomila mo- schetti la Milizia Fa- scista: Milizia di popola; Milizia della Rivolu- zione", E non è vero che per l'Italia meridionale — discorso di Napoli — il problema sia diverso è comporti altre soluzioni, Non esistono due Italie: del settentrione e del mezzogiorno. Sono diversi pro- blemi derivanti da diverse situazioni locali, Ma anzi, se nell'Italia settentrionale il Fascismo reagl ed insorse anche “ contro la follia bolscevica annullatrice d'ogni ordine politico e sociale", nell'Italia meridionale esso reagi ed insorse “ contro il dominio disintegratore e corruttore della più infrollita mentalità demaliberale a” Qui bisogna ridestare tutte le energie, solfocate dal malcontento del clientelismo elettoralistico; bisogna redimere il popolo, dalla servitù delle camarille locali e dalla sfiducia nella propria efficienza produttiva; ed a ciò gioverà la lotta inesorabile contro tutti i residui del politicantismo liberale o democratico, o anche personalistico, dovunque annidati e comunque ma- scherati; e gioverà altrettanto la possibilità di fare entrare in pieno il popolo meridionale nella vita dello Stato icoll'inquadramento sindacale nel sistema cor- porativa, SE Augusto Taroli parla ai Pireltori Provinetali dell Ialia centrale riumili all’ Augusteo, a Moma, In questo sistema “è certo il rimedio a molti mali; ma c'è nel contempo l'insidia”. Ed è questa: che uo- mini infetti da lue demoliberale ‘si esibiscano, erovi- camente rassegnati, per le più complesse e delicate funzioni sindacali", pensando forse “ che tutto si ri- duca un cambiamento di denominazione, e che si possa, attraverso il sindacalismo, riprendere quel po- tere che il Fascismo in sette anni di lotta è riuscito in buona parte a distruggere". Costoro no essere respinti da iulli i posti di re sponsabilità e di comando, Se sì sono sinceramente, sceb- bene tardivamente, convertiti, si appagheranno di mi- litare nelle file dei semplici gregari, con l'idealismo dei neofiti. Ma tutte le funzio ni direttive, dal generale al caporale, debbono es- sere nelle mani di camicie mere collaudate per fede- lissime — è udate, per esempio, nel periodo dal maggio al dicembre del 1934; periodo così detto “ matteottiano" — Non importa ig siano giovani, anzi giovanissimi; per- ché gli womini di ieri, che non siano passati per il travaglio fascista delle ore di prova, non pos sono essere miracolosa» mente guariti di tutte le abitudini mentali an- titetiche alla mentalità al metodo ed allo stile del fascismo; ed in fatto di preparazione e di com- petenza, dopo sette anni di fascismo — tre di combattimento e quat- tro di regime — i gio- vani ed i giovanissimi che lo vogliano, possono dare dei punti a quelli che del competentismo s'erano fatto nel vecchio regime un monopolio al- quanto bluffistico, Ammirabile è l'orga- nicità logica di questa concezione, realizzatrice ed animatrice, svolta nei tre discorsi di Augusto Turati. Grandiosa e decisiva, e rivoluzionaria, non menò della formulazione di nuove leggi istituzionali e della costituzione di nuovi ordinamenti politici e sociali, è dunque l'opera di rifinitura, di epurazione e di tem- pera, che î fascismo deve compiere per superare il passato e lanciarsi alla conquista dell'avvenire con piena funzionalità efficiente del Regime nuovo. E veramente immenso è il campo di responsabilità e di attività che per tutti i fascisti, gerarchi e gre- gari, il Segretario Generale, interprete del Duce, ha segnato come programma del 1937. ovremo entrare nell'anno 1928 con la realizza sione assoluta del /ofalilarisato fascista: e cioè nei nervi e nei muscoli e nelle ossa, nelle vene è nelle arterie, nella carne e nel sangue, nelle viscere è fin nelle midolla, Sebhiamo fascistizzane il Regime Fascista, MANLIO MORGAGNI,

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La Sede della Società delle Nazioni a Gineera. GLI AVVENIMENTI INTERNAZIONALI LA LINEA DI POINCARE Il cittadino Paul Boncour, multimilionario, socia» lista e tenore di grido nelle assemblee pacifiste di Ginevra, ha difeso alla Camera francese un nuovo formidabile programma di armamenti, per cui il bilancio dell'Esercito di Francia è portato a cinque miliardi annui ed altri sette sono stanziati per una cintura di trinceramenti su tutte le frontiere terrestri, da Dun- kerque a Nizza e da Perpignano a Hajona verso i Pirenei. In totale la Francia arr queste iperboliche cifre di armamenti: ue miliardi annui per l'E- sercito, Sn miliardi per ela Marina, altri due miliardi circa "Aviazione e sette miliardi per le fortifica- zioni di rnitoa Sono ben sedici miliardi di franchi, che, anche ridotti in oro, rappresentano una somma fantastica di armamenti, di cui non si rintracciano pre- cedenti neanche nel periodo più intenso e febbrile della preparazione militare germanica, alla vigilia della guerra mondiale. Dopo ciò, è vano e grottesco farsi an- cora delle illusioni sulla manitarismo e sul pacifismo dei Paesi retti dagli immortali principî del 1989. La Francia si arma furiosamente, come prima e peggio di prima. Ma la cosa più sorprendente si è che mentre a Palazzo Borbone si discuteva sugli armamenti francesi, il cittadino Renaudel, vecchio è rammollito socialista osava partire in guerra sul cavallo di Don Chisciotte, contro il preteso militarismo dell'Italia. Ora è tempo di mettere in chiaro le cose. Gli stanziamenti militari dell'Italia sono limitatissimi. Noi pig solo due miliardi per l'Esercito, poco più i un mhardo per la Marina e settecento modestis- simi milioni per l'Aeronautica. Fra tutte le grandi Potenze, dopo la Germania, l'Italia è quella che ha gli armamenti più limitati. La Francia, invece, man- tiene in armi l'Esercito più numeroso d'Europa. Inoltre occorre considerare la politica delle alleanze militari che la Francia svolge metodicamente nell'Eu- ropa centro-orientale. Essa ha dei precisi accordi di- plomatici e militari con la Polonia, con la Czecoslo- wacchia, la Jugoslavia e la Romania, è ciascuno di questi Paesi ha in armi un Esercito che, proporzio- nalmente alle ris DA sapri & più numeroso di quello dell'Italia. Il ciallo Foch effettuò delle ispezioni militari a Varsavia, a Praga, Belgrado e Cattaro, dando l'impressione, naturale e logica, di un coordinamento militare unico, con centro a Parigi. Anche nella incipiente Marina jugoslava troviamo îa lunga mano della Francia, che fornisce sommergibili, apparecchi tecnici, munizioni, istruttori. Tutto ciò di- mostra che la Francia, dopo aver vinto con l'aiuto di tutto il mondo la potenza militare germanica, ha ten- tato di instaurare in Europa una propria egemonia, con una rete di alleanze politico militari. Essa alimenta tecnicamente è finanziariamente i militarismi minori degli Stati satelliti, ciascuno dei quali ha una propria politica di espansione e di aggressività. E' nota ad esempio, la politica di espansione imperialistica della Polonia nei riguardi di Wilna, dell'Alta Slesia, del Corridoio Polacco, di Danzica e della Prussia orien- tale. La Crecoslovacchia per suo conto tende a crearsi un Corridoio di congiunzione verso la Jugoslavia, ciò che sottrarrebbe all'Austria una lista di territorio netta- mente tedesco, Infine i nazionalisti jugoslavi, i quali hanno influenza fortissima negli ambienti militari, non nascondono una tendenza espansiva e aggressiva con punte dirette su Trieste, Scutari e Salonicco, Si può anche aggiungere che la Piccola Intesa esercita una scandalosa politica di oppressione contro l'Unghena, e specialmente contro la Bulgaria. Ciò che avviene in Macedonia a danno dei disgraziati bulgari, è tut- t'altro che pacifico, tutt'altro che umanitario! Il ba- stone dei serbi non è più dolce di quello famigerato di Radetzky. Per tornare alla Francia, essa dopo la pace ha condotto due altre guerre, nel Marocco e in Siria.

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I marocchini aspiravano alla indi» pendenza, ma furono schiacciati dalla massa soverchiante di un vero è pro- prio esercito di spedizione, a capo del quale fu sto nientedimeno che un Ma cieclalla, Il loro capo, Abdreb-Krim, fu relegato in una sperduta isola ocea- nica, dove potrà meditare sugli immor= tali principî di libertà, uguaglianza e fraternità. I siriani costituiscono un Popolo assai più civile ed evoluto dei maroc- chim. Essi hanno tradizioni di magni» fica arte e di floridi commerci. Il loro diritto ad un avviamento verso l'indi» odenza è chiaramente stabilito nella ormula institutiva dei Mandati. In definitiva le popolazioni soggette a Mandato sono considerate nelle tavole ginevrine come affidate contemporanea» mente ad una Potenza, perché le avvii verso un regime di indipendenza. Ma la Francia democratica e societaria prese i siriani a cannonate e il famige- rato generale Sarrail ridusse in ma- cerie le mirabili costruzioni monumen= tali di Damasco. Fu questa una delle peggiori infamie della demomassoneria e l'onta ricade anche su Ginevra, In nome dell'umanità è della giustizia, la raminghe delegazioni siriane dowrebe bero essere ricevute nell' Arcopago della Pace. Ma probabilmente i fun zionari e le dattilografe di Ginevra non si scomoderanno, come non si scomo= deranno 1 cittadini Paul Boncour e Renaudel, ai quali possiamo ribattere che l'Italia fascista non ha distrutto alcuna Damasco, Ed ora, poichè l'ordine regna nel Marocco e in Siria, 1 senegalesi © le altre truppe di colore fanno la loro comparsa in Corsica, a difesa dei campi di aviazione da cui si potranno irraà= diare incursioni di idrovolanti in tutto 1l Mediterraneo centro-occidentale, dalla Spagna all'Italia. La stessa di- vina Roma potrebbe essere sottoposta ad una minaccia di bombardamento da parte delle forze aeree della Corsica, A questi campi d'aviazione, creati per puntare eventualmente su Roma, 1 se- lesi montano la guardia i în nome della civiltà è della democrazia Alla luce di questi armamenti furiosi,'le geremiadi dell'amenissimo Renaudel contro il militarismo dell'I- talia raggiungono linee di grottesco esasperato e di tragicomica follia pirandelhana. noi sembra che la grande opinione pubblica italiana, e molti degli stessi fascisti, non si siano an- cora resi conto della situazione. Alcuni osservano che la Francia si chiude in un programma negativo di difesa, rinonciando all'azione positiva dell'offesa. Ciò è vero solo in parte. Essa esige intorno a sé una nuova grande muraglia della Cina, che renderà assai difficile l'invasione + ma nello stesso tempo spinge al maximum l'organizzazione aerea, che è una forza es- senzialmente di offesa. Difesa dallo sbarramento naturale delle Alpi, cui viene ad aggiung ersi la nuova “linea di Poincaré”, la Francia con la superiorità delle forze aeree potrà, eccorrendo, minacciare i centri maggiori della nostra vita finanziaria, industriale, commerciale, mercantile Pam: __| L'inaugurazione dell'attuale Sessione Sella Socittà delle Nazioni: nell'Alta Italia, e la stessa Capitale dalle basi della Corsica, Genova, Torino è Milano potrebbero essere facilmente colpite da incursioni aerce partenti da To- lone e da Nizza, così come Trieste e Fiume sono sot- toposte a immediata minaccia da parte della Jugoslavia. Per contro, dirla ao acrec italiane non potreb- bero essere effettuate che su Tolone e Marsiglia, per- chè 1 maggiori centri industriali, commerciali, politici e strategici, da Lione a Digione a Parigi, si presen- tano a distanza eccessiva per il raggio d'azione dei nostri apparecchi, i quali difficilmente potrebbero su- perare le Alpi con carichi di bombardamento. D'altra parte l'itinerario discendente per Nizza e risalente poi per la valle del Rodano presenterebbe gli svantaggi della maggiore distanza e dei passaggi obbligati facil- mente controllabili. La nuova “linea di Poincaré", che ricorda la “"hnen di Hindenburg", ha un valore di resistenza edi intransigenza chiaramente precisato. Dietro questo

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da sinistra: Seialoia, Sitresemana, Drumond, Chamberisia, Lbi, Fandervelde, arroccamenta, che consentirà una difesa con possibilità di offesa aerea, la Francia intende continuare la propria po- litten.di egemonia continentale, mediterranea e coloniale, Se pertanto l'Italia vorrà assicurarsi dimtti di in- dipendenza nelle controversie continentali e di espan- sione nel Mediterraneo, deve proporsi un programma di parità aerca con la Francia, Noi abbiamo una fede assoluta nei nostri diritti e nel nostro avvenire. La nuova Italia di Mussolim darebbe all'occorrenza, una prova sublime di religioso travol= gente eroismo. Ma l'apprestamento tecnico delle fabbri» che, degli apparecchi e dei piloti non s1 potrebbe improv- visare. Occorre crearlo metodicamente, con i neces- sari inderogabili sacrifici. IL CIRCUITO DELL'ATLANTICO rado le pie intenzioni dei giornali francesi, i quali at annunciavano che Die Finedo non aveva po- tuto raggiungere la costa americana e che era caduto in mare, da cui poi era stato ripescato da una nave brasiliana, l'aviatore italiano ha continuato il suo magnifico mais. Indubbiamente molte invidie e molte gelosie sono puntate contro l'Italia è contro De Finedo che nel suo cimento presenta la forza e la perfezione della tecnica italiana, Vi sono gelosie politiche, militari, industriali, individuali, Questo raid co- stituisce una malattia per molta gente, la quale ingoia veleno tutte le volte che l'Italia si afferma nel campo im ternazionale. D'altra parte bisogna rendersi conto che le grandi prove avia- torie, come quelle automobilistiche, aprono i mercati mondiali agli appa» recchi vincitori. Dia quaranta a cin- quanta Stati acquistano motori e ape parecchi, e sola quattro [4] cinque li costruiscono, Sino a leri 1 motori fran- cesì, specialmente il Loraine-Dietrich, avevano un mercato quasi monopoli- stico in Polonia, negli Stati danubiano» balcanici e nell'America latina. Ora si è affermato vittoriosamente il mo- tore italiano Isotta Fraschini, più per- fezionato e più leggero di quelli fran- cesìs. Ih qui l'offensiva sleale delle calunnie. Mala prova è raggiunta bril- lantementee nuove possibilità si aprono per le nostre industrie, specialmente nei Balcani e nell'America latina. L'Italia di Vittorio Veneto marcia con sicurezza, superando tutti gli osta- cali, GLI ARMAMENTI SUL MARE Dopo la limitazione delle d rachoug bl, stabilita nella Conferenza di Washing- ton (igai=-23], il Presidente americano Cooli ge ha proposta la limitazione delle unità navali minori, cioè degli incrociatori, cacciatorpediniere e som- mergibili. L'America mamfesta dei lo- devoli intendimenti di pace, ma è anche vero che essa non tralascia di prepa- rarsi per una futura competizione ocea- nica, ponendo piede nel Nicaragua, dove costruirà un nuovo più ampio canale di arroccamento per la sua flotta, tra l'Atlantico e il Pacifico, E forse la pro- posta di ulteriori limitazioni è da considerarsi in rap- porto alla deficienza americana di equipaggi, e al ri- tardo rispetto all'Inghilterra nella costruzione di incrociatori «standar? di 10.000 tonnellate, Capa del Governo d'Italia, in un documento di realtà e di lealtà, ha dichiarato di non poter ac- cedere alla proposta americana, la quale era soprat- tutto basata sui rapporti di forze navali tra le Po- tenze oceaniche, rapporti non applicabili alla situa- zione mediterranea. L'Italia ha un programma limi» tato, in un mare interno le cu porte sono chiuse e sbarrate da altri padroni, Essa ha necessità di assi curare le comunicazioni vitali con le sue due grandi isole e col lontano Dodecaneso, D'altra parte non si potrebbero trascurare gli armamenti degli Stati minori, liberi da ‘ogni vincolo, E' sintomatico, ad cscmpio, che la Jugoslavia cominci a rafforzare la propria marina da guerra, ordinando sommergibili in Francia. Tutto

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ciò ha una particolare importanza per le comunica» zioni nell'Adriatico, uno dei nostri mari di respiro, di alimentazione e di vita. MOSCA CONTRO LONDRA I rapporti tra Londra e Mosca attraversano una erisi acuta, di cui si sono avute manifestazioni in una Nota di protesta inglese e in una recisa Nota di ri- sposta polemica da parte della Russia, Il Corea di Londra ha denunciato la violenta campagna antibritannica condotta dai capi del leni- nismo, Sopratutto le proteste londinesi si riferiscono alle sobillazioni maoscovite nello sciopero minerario d'Inghilterra e nei movimenti militari in Cina. Il Foreign Office ha motivo di ritenere che Mosca abbia sostenuto con la propria propaganda e con sov- wenzioni occulte il grande sciopero nero che recò un fierissimo colpo alle industrie è apri una falla colos: sale di cinquanta miliardi di lire italiane nel bilancio inglese. D'altra parte Londra accusa il Governo di Mosca di alimentare l'insurrezione armata cantonese contro gli empori commerciali britannici in Cina, nei quali sono in giuoco valori per decine di miliardi. Mosca, in una Nota che reca la firma del sostituto Litwinof, ma che rivela l'ispirazione vivacemente po- lemica di Cicerin, ha risposto ricordando le ripetute manifestazioni verbali di personalità di Governo in- glesi contro la politica e i leader di Mosca, L'opinione pubblica britannica non ha mostrato in questa contingenza quella concordanza di vedute che sarebbe stata opportuna, Nella discussione alla Hanse of Commons i conservatori hanno preso posizione di battaglia contro Mosca, manifestando una glaciale ezza verso Sir Austen Chamberlain, di cui non approvano la politica di prudente temporeggiamento. Per contro il Ministro degli Esteri ha avuto un ama- bile incoraggiamento da parte dell'opposizione liberale e laburista, la quale, pur non indicando chiaramente che cosa si debba fare nei riguardi della Russia, non ritiene opportuno di giungere sino alla rottura delle relazioni diplomatiche. Lo stato delle cose è di conseguenza assai com- plicato, ma per la comprensione del pubblico possono valere questi chiarimenti: I. Mosca, dopo aver colpito l'efficienza imperiale britannica dall'interno con il colossale sciopero nero, L'arrivo di truppe ie diame a Sbaaga:. lazione inglese in Cina tende ad una nuova vasta offensiva dall'esterno. La rivolta cantonese è l'attacco contro le posizioni impe» riali dell'Inghilterra nelle coste cinesi sarebbero il primo atto di un dramma che dovrebbe avere ulteriori sviluppi in India. I leninisti hanno indubbiamente ripreso, in Asia come altrove, la politica di irradiazione tentacolare dell'an- tico impero degli Czar. Ciò che avviene in Cina non è che la continuazione della lotta secolare tra l'im- perialismo di Mosca e quello di Londra. E' ancora una volta l'orso moscovita e siberiano che tenta di colpire nelle sue posizioni costiere e coloniali il vec- chio leone britannico. II. La politica interna inglese è alquanto intaccata dalla lue bolscevica e demagogica, ciò che spiega il tra- dimento dei labouristi e l'insensibilità dei liberali. Tut- tavia la vecchia Inghilterra ha ancora forze di resi- stenza ressiva, delle quali il Cancelliere dello Scac- chiere Winston Churchill può essere considerato come l'aqulifero, III. La rottura dei rapporti diplomatici tra Londra e Mosca non risolverebbe la situazione, mentre la» scerebbe libero campo allo sfruttamento capitalistico da parte degli Stati Uniti, del Giappone e della Ger- mania in Russia, a tutto danno dell'Inghilterra. D'altra parte tra Londra e Mosca non esiste una piattaforma per uno scontro diretto. L'Impero bri- tannico non può colpire a fondo la Russia, che è quasi invulnerabile nella sua enorme pachidermica cestens sione, così come la Russia non è in grado di colpire da rt se non in posizioni periferiche e lontane. lra Londra è Mosca non si ò Goggi immaginare una guerra, in precisi contorni di luogo è di tempo. La lotta è piuttosto nello spazio e nella storia. IL DRAGO ANTITALIANO Va segnalata infine una certa tendenza di qualche circola pari inò a creare una solidarietà tra Francia, Jugoslavia, Turchia e Russia, con scopi di barriera anti- taliana, E' una specie didrago slavo-osmanlico che si vor- rebbe sollevare contro di noi. Ma è un drago di cartone. Sta di fatto che la Francia comincia & preoccu- rsi dell'azione russa in Cina, per i possibili e temi» ili sviluppi dell'Indocina, dove poche forze francesi fanno una debole guardia a un immenso territorio e a 7 milioni di sudditi. GAETANO POLVERELLI Una colonia inglese di auloblindrte.

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(Trisagna di M. Sironi) Servaggio pacifista.

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12 I SOLENNI FUNERALI DI [mme S. M. YOSHIHITO 123° IMPERATORE DEL GIAPPONE Nel pomeriggio dell'ii febbraio, meniro il tole lentamente cadeva, il popolo dell'Impero del Sole Levante ha passato delle ore storiche e di profonda turbamento che non dimenticherà pù e che i cantori popolari e le gheiabe immartalerinno nelle loro canzoni accompagnando i lero lamenti è le loro graziose e fitmiche conioraioni al tenue suoao del Samy. In questi giorn il più vecchio impero del mondo jtace, ©oîme percoio © atupito dla rima sventura irreparabile, Una atmosfera di tristezza serena e rassegnata è soffusa ovunque, meenire na Falla enorme iaciturna, che ùi miabta ablomalica mente, ma che non piange e non sorride, con gli abiti a lutto accorre da tutte le parti del Giappone per riunirsi nella ca- pitale onde rendere omaggio alla salma del suo 135.0 Impe ratore che paisa atiraverio alle vie di Tokya meostruita E' l'ultimo saluto che il popolo da alle spoglie mortali del suo Sovrano. Dopo, l'Imperatore sarà venerato come un Dio, come uno spirito benigno che dal suo nuoro regno delle ambre veglierà sulle worti gloriose del suo Impero, Il 195,0 Imperatore, fino ieri uomo e governante, oggi diventa Dio. Gloria a Lui, Tuite le visioni più pittoresche è più affascinanti del vecchio Giappone mi appaiono innanzi dandomi una sirana sensazione di sogno è di rapimento. Basta pensare per un'i- stante che l'assunzione al potere del primo Imperatore del Giappone si perde nella leggenda, ma che si sa quasi per certo che il primo Imperatore del Giappone, della iboisa casa regnante a iuit'oggi, si ebbe circa sei secoli avanti Cristo, cioé circa 2587 anni fa, quando a Roma regnava forse Servio Tullio. Il Primo Imperatore fu Jlimmu Tenno e le leggende popolari ne cantano ancora le lodi. L'ultimo, il venerato di ieri, è Taiho Tenno, Egli rappresenta nel suo breve Regno l'era di Taisho, ciot, tradotto in italiano “ Era di grande fede". Il nuovo lm. peratore ha scelto come sua era, il carattere simbolico di "BSbowa", che vuol dire “Radianie Paco." Ogni Imperatore impersona un'era e generalmente dal significato simbolico del carattero calligrafco col quale ui ciprime ui ha una specie di programma politico a cui tenderà l’attività di governante dell'Imperatore. Così il nuovo Im- peratore tenderà ad una politica di pace bril- lante ed attiva come il carattere calligrafico della era da lui scelta caprime. IL CORTEO Una folla di qualche milione di cittadini si cisrva innanzi al carro funebre miagolante ua ritmo melodioso e strariante. Quattro ma- gnifici buoi meri bardati riccamente in bianco ed argento lo trascinano. (Quattro buoi, simbolo della saggia pazionza e della porsento stabilità della casa imperiale, lenti e solenni con i piedi imboltit per non fare rumore, per non are lo spirito imperiale accompagnanie le sue apo» glie martali all'ultima dimora, passano innanzi all'immensa moltitudine che si curva è tera meditabonda e triste. Non si sente il minimo rumore. | cavalli della cavalleria hanno anche essi i piedi imboititi, ed i selciati delle vie at- inaveraati dal corteo aono coperti di uma aabe bia finissima onde attutire fino all'impotsitile il mirimo mumore. i Sono le sette di sera. La neve ba imbiancato tt Tal: iutto il Giappone. ma oggi un sale magnifico d fe ha illuminato tutta l'immenta cià di Tokyo trasformandola da una ciîtà estremo onentale in una ipecie ali grande metropoli Siberiana. Fa lredilo, nà sopportabile. L'ascunità serale di allo spettacolo una sensazione strana di solennità e di fantastico indescrivibile, Le caratteri stiche lampade lunerarie rischiarano ogni Lantà le vie mbaccanti di moltitudine, mentire nei quadrvi le are con lati attese danno bagliori rossasiri e tenui come le miti lampade dei tempi dî Frantcsca da KRimiai, interrotti alle rolte dla lampi Euizzanti di un roasia sanguigno, came le vampate sinistre di un lanciafiamme della moderna guerra europea. La folla immensa si ax simpa dicira i cordoni larmiati dlai richiamiali m wilerani, dal lsowakiaat, dalla palizia © dall'estreito regolare. Essa attende pazieniemente da quaitro ore il passaggio del carro e del corteo. DTT Vidia avarcale dal mausoleo |

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13 EEE EEE E TE l'amticigilia sella cerimonia è stola compiute na prova Bl corten. vigilia doi funerali. {I carro funebre i tirato da quallro buoi neri bardali di bianco. Nel centro, a sinisiràa: da folla sr address bvago il percorso cbe È complerà di melle i corea - A desra: (Arabica cene prima j Sri fumsrali. La colanna rappresenfa una delle numerose are funebri. Il silenzio è fosdo, un cupo colpo di cannone annuncia che il Corteo ha iniziato la sua lenta marcia, Oggi in Giappone into è fermo, Banche chiuse, giornali che mon escono, ireni fermi, tram in rimessa, telegrafo che non Funziona, automobili in garage. Tui i Pg Lek eggi fon pensano che a rendere l'esirema omaggio al loro defunto Imperatore. Il corizo si av- vicina. Un tenue e finissimo suono di pochi strumenti a fiato, intonatiasimi, fatii di camna di bambi, primitivi, ma melodiosi, comincia a spandere le sue onde sonore, Più che una musica è una spezie di lamento tormenioso. E" una vecchia nenia tra disionale antichissima. Una serie di motivi semplici è melan- conici, che si swiscguono è si integuona incrssanicmente con un ritmo lesio che ha un certo “quid” di fatale. ll cannone annuncia gni cinque minuti con la sua bocca rotonda, che anche le forse armate della iloita asianno rendendo l'estrema omaggio all'Imperatore. Il carro funebre è itortato da un cen- finaio di giorani aulcatici proletari, acelli come campioni della razza che vestono i fantastici chimono del vecchio Giappone; poi viene sola in alia uniforme il Principe Chichibà, fratello del nuovo Imperatore, seguito dalla Principessa Akashaka, iuîta vestita in nerà, che rappresenta l'Imperatrice. Il Principe tego la bara con un passo lento è pencolante, doadolante, come per incarnare in quel movimento fisico tutto il dolore, iutto lo sgomento del peso che oggi onora il ferciro del suo Sovrano. Seguono tutti alti dignitari della Corte Imperiale guidati dal Paneipo ltbo, Grande Ciambellanò, vestiti con i pittoreschi abati di Samuray con due allilatinsime apale al financo sinîsiro, Segue il Presidente del Consiglio in alta uni» forme con tutto il ministero al completo; una composta folla nera di cilindn si avanza: sono i membri delle diete di tutti i partiti, compreso anche il nuovo, quello del lavoro, poi le amaglianti divise di inmdii i comandani di reg@menti con le rappresentanze di ufiiciali che scortano stendardi e bandiere insumerevoli. Infine il popolo incolonnato, compontissimo, turbo divvisa in corporazioni, tatti in chimono. Il silenzio è cupo, tutta questa folla si avanza con la testa leggermente curvata in basso; l'oscurità tenebrosa e la tenvie sima melodia delle canne di bambù danno al quadro l'impres sione di un sogno arfentale, Faniasziico, inde- scrivibile, di danicsca memoria, Ci sembra di essere in un altro mondo, di essere fra dei fantasmi, fra degli ciieri soprannaturali Il caro è: passa come in un'atmosfera di sogno. La CERIMONIA FUNEBRE NEI GIAR- DINI IMPERIALI DI GINIUKUÙ, Nei giardini imperiali di Ginjuku, in una #nidiaaima spianata coperta da una ieficia in legno, e contornata da archi Shbinty ailiiaimi, di logno bianco, sono raccolti i privilegia ti. ei giapponesi, sono ammesse tolo le cin que prime categorie, che del resto raccolgono nel laro seno una folla enorme di personaggi. Degli stranieri è solo ammesso il Corpo Di- plomatica, con le signore; le signorine fo sono tollerate, mon hanno importanza. Tutie le Ambasciate © Legazioni sono presenti, con le loro brillanti uniformi interrotte dalle toilettes dicuroe delle dame, danno al quadro una nota vivace e più movimentata. L'Ambasciata d'Italia è al completo, capitanata da Sua Eccellenza il Conte della Torre, Regio Ambasciatore, di: siiniissimo nella sua divisa. Poco prima che il carro entri nei giardini, il vastissimo recinto coperto, e munito di panche lunghe e con cuscini per sedersi, schierate una dopo l'altra, viene letteralmente riempito da tutti i dignitari, da tutti 1 capi di reggimento attuali e congedati, da tutt i membri delle [ieie, da tutte lo alte cariche di Corni è della Staio e da tutti gli alti personaggi e alti funzionari. È' uno spettacolo imponente, indescrivibile, suggestivissimo. Tutta l'aristocrazia millomaria, tutta la plutocrazia milionaria, vitta l'intelligenza è la cioliura, tutti i rappresentanti del popolo sono presenti, in piedi, immobili, silenziosi. II Corpo Diplomatico è pare in piedi, © ira esso si distingue il ricchissimo manto viola del Delegato Apostolica, E. E. Giardini, dal viso affilato © caratteristico di un Richelieu redivivo, Le me di Corte con i capelli scendenti a treccia sulle spalle, abbigliate dei loro tradizionali e micchisiimi costumi

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di iLarte, interrompa moltitudine di « belliche Un calpo Cupa di peralarne the in altà i membn della fam liiplom aliz ù, cd ds bre. di. ne I al capui immobili e taci : Pai a v7ocaliezazioni lu nghe ELI lenta ct mi nigi t] glianii di e del MUNE à, begpuilo da alti melte di lronie al Compa passaggio del carro lune che È venuto il momento rabiti e «li restare in piedi Liefi a mela iù di voci lomiane, ASLEETOS i Asl intonata, ed dolci incomincia: fi ta pc] Î incendoti ca i iL prarer: Bi pla: a a” i A è & alle cari i manegada bitambarti La LU Dial ili tate î DATI sarai” C ll carro funebre circendale dai «sieendoli abinioiai.

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Intalto: L'assemblea generale delle Federazioni sportive ifaliane riunita a Roma, al Palezza dl Liliorio: a sinistra di E. E, Turoli è l'On. Lando Ferretti, Presidente del C. O. N IL Sotto: N Cansiglio Generale dell'Ente Nazionale Srerico insettiale da PE

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NEL PRIMO CENTENARIO DELLA MORTE DI ALESSANDRO VOLTA 1527 -1927 ba tiarzeita di Milano, nel numero del a1 marzo 1827 (a 16 giorni cioé dalla morte di Alessandro Volta) usciva con va lungo articola commemorativa, che cominciava con queste te: atuali parole: (Quella gloria che ai fonda solianto sulle qualità dell'in- gegno suole talvolta scemarsi un poco, col cessar della vita: perchè allora svanisce ogni splendore. e l'aridità od i vizi del cuore, manifrstandosi allo aguardo dei supermiti, ne fanno più giusto e più severo il giudizio. Affaito diversa è poi la sorte di coloro che mon abusarono dell'ingegno, ma le virtù della mente unirono a quelle del cuore. Peroeché di costoro nasce, dopo morte, la fama, quando crisato lo iplemidor dell'ingegno, che tutte occupava le menti, si fa luogo a considerare le miti e vereconde virtù dell'animo, l'amore di sposo e di padre, la beneficenza, la modestia, la pietà. la carità vera del pacse nativo, Ad Alessandro Volia risguarda il nowiro discorso: de- gnissimo veramente che iuito il moado lo ammini in vita e in morte, siccome privilegiato di un mirabile ingegno, e che la patria alteri a tutto il mondo come egli, in merzo alle lodi dell'universo, non credette indegna di lui quella gloria che viene dalle private vinto". A cent'anni giusti di distanza, queste parole encomiastiche conservano intatta la freschezza di quando furono serttie. Pos- sono essere ripelute oggi, tali e quali, su questa Rivista ita lianissima, in lode dell'iama e della Soisasiola immortale. Nato in Como, da famiglia patrizia, il 18 febbraio 1749, Alessandro Volta stupi ben presto i condiscepoli ed i maestri per la prontezza dell'ingegno, per il profondo apirito di as servazione, per la sua tenacia nello studio, per la sua avidità di sapere. E' appena, si può dire, in dimiae cilee è già entra in rapporti epistolari e scientifica, coi più grandi fisici di al lora, italiani e stranieri il INollet, il Beocaria lo Spallanzani. Col primo si intratisene intorno allo cause dei fenomeni elettrici: al secondo dedica una memoria latina sulla forza ni- trattiva del fluido elettrico: è intitola al terzo un altro note» vole studio sopra un congegno elettrico, di propria invenzione. La sua vocazione per gli studi fisici è già irresistibilmente segnata. À sg anni, è già Reggente delle scuole ginnasiali di Como; a 31, compie originali ricerche sull’aria infiammabile delle pa: ludi, Instancabile nelle sue csperionze, inventa qualche anno dopo la farscaa " Pistola", nel apri inventa l'elattraforo perpetuo, e due anni dopo costruisce l'endiometro. E' già tanto rinomato per la sua genialità, tanto stimato per il suo sapere. che a 34 anm è nominato professore di Gwica nella Univermità di Pavia. Aveva ragione, dal suo punto di vista, un suo rec: chio maestro di Rettorica, l'abate bergamasco Bonesi, quando tentò tutti gli espedienti, tuiti gli allettamsenti per attrarlo nella Compagnia di Gesù. Esagerò certo nei mezzi: si coprì persino di midicolo: ma certo possedeva il cosidetto " bernoccola” di un buon insegnante: sapeva cioè valutare gli alunni. 4 Merct della munificenza di Giuseppe ll" — continua la Grazzelta i Milano nel su citato articolo — Volta, dalla cai- tedra pavese, potè ridurre “ai suoi veri principi, la fisica spe- rimentale, che apparve di nizovo lustro veitita ". Le ave lezioni "“ farosa accompagnate sempre da un ape plauso costante, ed i posteri staranno in forse di credere che un uomo sia siato capace di tante e si importanti produzioni, di quante fu autore il Volta in quegli anni. Perchè alle ico: perte ani valori e sulla dilatazione dei Muidi elettrici, sono di quei tempi l'eletiroforo perpetuo, il condensatore, le lettere a Lichtenberg sulla metereclogia elettrica e la sua meravigliosa Pila ‘. Ma gli scienziati non attesero la scoperta della " moravi gliosa Pila" per festeggiarlo. Quanta fama egli godene già in Italia e all'estero lo di- cono i suoi viaggi, addiritiura trionlali, compiuti senza sosta in quegli anni. Visitò nel 1777 la Svizzera e la Savoia: nel irsfo la Toscana, dove ebbe campo di osserraro — descrivene doli pai in due erudiie memorie — i fuochi di Pietramala a di Welleja. Fu nel 1783, in compagnia dell'amico Scarpa, nella Ger- mania, nell'Olanda: quindi in Inghilterra e in Francia, E' fe steggiato da Principi: accolto, con sommi amori, dai più grandi fisici di allora quali Framklin (che conobbe a Parigi), Vau- quelin, Laplace, Laussure, De Luc, Gilbert, PBiot, Bancks Chaptal, ecc. "La Società Reale di Londra — racconta la Gazzetta nella sesso articolo — letta la sua classica memoria sul condensa; tore, gli fece coniare, nel 1794, una medaglia d'ara, in cui da un lato si leggera Soria Ragia fondali, e dall'altro Bignis simo Aler. Folla, MDCCXCIV ". Nel 1501 Volta è a Parigi, col prof. Briagnadelli ‘“ chia- matovi a chiarire la sua famosa scoperta della Pila". In questa scoperta, frutto di una esperimentazione tenace, da cui discende l'immenso sviluppo della eletirotecnica attuale, sarà bene lasciar parlare lo itriio Valta "Lo sperienze, invero sorprendenti — scrive egli — inco- minciate dal celebre prof. Galvani sulle rane e proseguite da lui quasi su di esse sole mi hanno indaito, dopo che vennero nel 1791 pubblicate, a moltiplicare è a vamiarle in più modi, e mi hanno messo così sulla wia di scoprire l'elettricità, pro datta cal semplice mutuo contaito di conduttori, tra loro di: versi, massime metallici, che pareva un paradosso, c di soste- nerla contro di lui medesima, il quale preisadova cisere una elettricità propria dell'animale ed organica. È cià, a dir vero, sembrava minor paradosso, tanto che, sulle prime, inclinavo ancor to a crederla tale, finché sperienie più accurate mi con- vinsero che l'animale era soltanto passivo, che csso era una ipocie di elettroscopio, ed attivi invece erano i metalli diversi, che venivano a combaciarsi. Queste sperienze — aggiunge — mi hanno finalmente condatto, verso il 17499. alla invenzione della cosidetta Pila. od apparato elettromotore, composto di più coppie metalliche, ciascuna di stagno e argento o rame, interpolate da strati umidi, in cui l'elettricità metallica, com trasiatami per tanio tempo da esso Galvani e dai suoi seguaci,

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Burlo marmoree li Alesssadee Valla si è poi resa manifesta non che agli ordinari elattrometri, ma a tutti gli altri segni e coi più stupendi fenomeni: nè oggi mai salire più alcuna abbiezione ". A Parigi, Valta espone in una lunga memoria “ gli appa» recchi, le sperienze, | principii, che lo averano guidato nelle suo operazioni e nello stabilire la sua nuora dettrina ". Il soggiorno di Parigi si trasforma per lui in un'apoteos. Le sedute all'Istituto Nazionale di Francia si suaseguono con crescente interasse. " Le sccupazioni letterario — scrive in dala 19 dttobre 1fo1 al fratello Luigi, arcidiacono nella Cattedrale di Como — adad d'intervemire all'Istituto due volte per decade ed alle sessioni particolari che si tengono dalla commissione, nominata per le sperienze del cosidetto Galvanismo ‘. Frequenta la casa del Mimstro dell'Interno chaptal, che gli "usa molte distinzioni” e che lo trattiene in lunghe cone veriazioni scientifiche, è festosamente accolto dal celebre chi» mico Guyton de Morveau, nella sua campagna di Arcuril. "Intomma — scrive al fratello — siamo sempre impegnati è ci conviene &priso scusarai da alcuni inviti, per non poterlì tutli accettare in un giorno". Il Ministro degli affari Eater, Talleyrand, gli procura fi- nalmente il 6 novembre, un'udienza dal Primo Cansale. Le accoglienze ricevute da Napoleone in quei giorni sono sobria- monte descritte in un'altra interosianto lottera inviata al fra- tello Luigi, in data 17 movembre. " Bonaparte, che, come già vi serita, intervenne all'adu- nanza dell'Istituto Nazionale il giaena Fi inpenda ch'io davero leggere una memoria e mi colmò di lodi e d'onori, assisielte di nuovo anche all'adunanza del giorno 13 (a cui wi trovò pure il Ministro dell'Interno Chaptal) e dopo ascoliata la lettura che feci della seconda parte del mio scrilto, si compiacque di vedere tutte le alire mie sperienze, cha non avevo potuto mo- strargli l'alura volta, discorrendo molto e facendomi delle que» sitoni. Eramo rimasti a queste sperienze, che si fecero dapa terminata la seduta, alcuni solamento dei membri dell'Iatituto, cioè La Place, Lagrange, Berthollet, Morvenu, Lacépede, Haily, Vauquelin, Fourcroy. Le Sage, e qualche aliro. Il Consale era di buonissima umore, facile € grazioso; € la conversazione durò più di un'ora e mezzo, Ora potete dire — csserva sther- rosamento = che l'allargarsi di qualche linea e lo stringersi delle mie pagliette nell'ampolla e gli altri giocolini hanno di fatto interessata l'attenzione non solamente di alcuni Fisici, casa dilettanti di simili inezie, ma dei Minisiri è del Primo Con: sole « che han fatto parlar tanto Parigi, non chei fogli pube blici. Guardate, dirà, dove ranno a perdersi tante teste ”. Umile ia tanta gloria, egli si stupisce sinceramente come le sue scoperte " vecchie e nuove sul Galvanismo " abbiano potuto tanto entusiagmare. “ Walutandole disappassionalamente — dice — la irovo ancor ia di qualche importanza: ma finalmente noe è la mia una scoperta capitale. Non ho già trovato un nuoro agente sconosciuto; era nota l'esistenza del fluido elettrico, i vari modi di eccitarlo, ossia sbilanciarlo e i suoi potenti effetti. Ho dune que io solamente scoperto una nuova maniera, ande abilanciarlo © metterlo in moto: ko scoperto che i conduttori, massimo me-

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Eat] iallici, .-.. sono cletirici, ossa veri #ccitatori o materni di questo fuido, nelle circostanze indicate del mutuo loro contatta, cè sendo diversi di spezie. Posto e dimostrato questo principio, bo poi ridotto tutti i fenomeni del Galvranistmo {nome aliatio improprio) alle vere leggi della eletiricità, che ho sviluppate e fatte intendere un posò meglio, aventando com lbuite quelle difiealià è apparenti anomalie, che avevan fatto immaginare a molti un nworo agente, o Mluido gallico, diverso dall'elettrico. Ecco — conclude con modestia — tutto quello che bo fatto”. Là stessa profonda modestia si osserva nella nota lettera inviata, proprio in quei giorni, alla maglie, la mobile e «riaase Teresa De Peregrini, aposata nol ipa4. “* Tutti ora sono qui conriati — dice — e adottano le mie idee: ma io non mi aspettavo che una tal cosa dovesse fare tanto fracasso, né in- teressare i più grandi personagga. basa a procurarmi malie di sinzioni dal prime Console. In mezzo a tante cose, che devono certo farmi piacere, e che sono fin troppo lusinghiete, iò mon invaninco A segna di credermi di più chi quello che sono: cd alla vita agitata da una vana gloria, preferisco la tramquallità e dolcerza della vita demestica . Chissà quanti tesori della sua anima verranno rivelnin dal Carteggio che la Commissione Valtiana pubblicherà Appena sarà ultimata l'edizione nazioanle delle opere. Villa Qimo, sede cell'Esporzione per dl egalenario di dlarandro Folla. ila Pilla Fio. ManaaIll Salto: L'ing dala Lita iii LO LE LA LI iii RA

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sl 1 EEE RRe=«eE :ZRIEEEEEEONE=eenIA +. ea | Su proposta di Napoleone gli fu conterita, in quella cir ì costanza, anche una medaglia d'oro, con le seguenti iscrizioni: “ fanta! National! dar eletti dl da ani « dd Falla, la alasce der «ciato; malbimalipuee el pisigires, Frimatre do. N Ebbe inaltre da Napoleone aliri attestati di riconoscenza e di sima: quali un densa di Saoo0 franchi; un Assegno annua sul vescovado di Adria; la nomina a cavaliere della Legione d'onore e della Corona Ferrea, & qualche anno depo, quella di Senatore e di Coste. Colpito da una lenta felibre inesorabile, mori in Como = ail attantaclue anni — "alle ore 3 della mattina del E mar- so 18247. Ricorre dusque, in questo mese, il primo cente nanodella sua morte. E° una data non solo nazionale. ma isniverttale. Aveva ragione il Esco Mochetti di esclamare, circa centa anni ta) nel nad, In un discora commemorativo pronunriato — nel Liceo comense = per l'inaugurazione di un busto al- l'Uomo immortale, che “ fin che duri fra gli womini gentilezza di studi e di costumi werrà pregiata la terra che lo produsse, © sarà tenuto glortcio il poter dire: s08 malo dee # gera Folla «nin le prim dure di cila # mari", fr fono parole che noi lialiami possiamo npetere Oggi; con giuato orgoglio im cospetto del mondo. da dari Mel ceniro: | precioni edaeli senentifeci che elabora dai Alassio Folla glerta mianale.. Cor Solto: dea. Baragiala, Poreni di Como, due lavori sai Esposizioni.

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Marito Morgagni, L'on Eractato Taormiasa è radio Taranio, ma dimora da olire s0 anni a Milano, Socio del Fassio dal 19 marzo glo: bomili, insieme con altr, l'A sociazione Nazionale dea Ferrovieri fascisti e di lui si ricarda ancora l'apera svolta negli scioperi ferroviari del lgto, Igzi © tj3a3, Nominaio Fiduziario per l'Alta Lralia «bel (om mimano straordinario per le Ferrovie dello Stato, assolie ilegnamente il compito alfidatogli di risamaro l'Azienda è, per meglio ria» scri, lascio le altre camché che ricor priva, fra le quali quella di vice se grelario generale della Confederazione delle Corporazioni Sindacali e di se gretario gencrale della Federazione dei Sindacati fascisti della Provincia di Riilana: Già consigliere comunale è mem: bra del IMirettorio del Fascia di Mi lano, è attualmente segretario politico cel Fascio di Locali, da lui ritosirulto, e membro della Federazione Frovin: ciale Fascia. bon. dirti Tarrmaia, I DUE VICE PODESTÀ DI MILANO Forlivese di nascita, il Gr. UT. inlanlio Morgagni può dermi mila- nese perchè da ventotto anni rive nella nosira città, Interventista nel 1914, egli ebbe l'omore, fra i primissima saguaci del Dhuee, di vedersi affidato il non fa- cile compito di ataministrare il mag= acente Popolo i Malta. Per aver temuto con Îermbintà è foraggio al duo posto superando ostacoli e si iuazioni talsoalia anche pericolone, Benito Mussolini lo volle sempre un prima linea nella Famiglia del giornale; da cinque anm è direitore ii questa rivista, che nel 1973 ioadb cosa Arnaldo Mussolini. Nel ig33 Manlio Morgagni prese parte all'assalio di Palazeo blarimo [a] nelle Micceisive elezioni vene nominata comsugliere comtit: nale, E: Presidente «el consiglio il'amminiairazione della Sielani, membro del Lireitorio del Fastto milanese. © Presidente della serio ne milanese dell''ibpera Mazionale Balilla. Had che da anni seguiamo là sua ferwida (pera quotidiana, 3a EDO lbeti di reder ricompensata la sua ine stancabile attività èla sua più isso & fede fascista da un così alia amore. 23

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SE Taslianiai, fra i grecrali Boriami è A gantini, Caman- chandi stalla filiera Li SCUOLA F'onvalale, DELLA MILI- ZIA FORBESIA» LE AD AMELIA UMBRA dd aslia Linbra, sede Ai anda delle sqnala, S. E. Bastlanini visita coi militi forestali ana delle splendide foreste che cincendane Amelia Umbra

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Firmati, quernieni è v0- erraleli priesdeno il cavia famakiee, Si defunta Imperatore ri proselle DAI di spetta ui paladamenti di grande sa- crdnle sbintossta. iS li Shinha che iniziano i loco salmi per caniare le lodi del lbolunto Imperatore ed ingraziarse ne la "a lnianto un secondo è colpa di gang annuncia i l'approssimarii vici salmoadianii si arscatanò lenia monto smiunti nello spazio e lontano, lontano, s cominzia a sentire, pri pet viva, il ritmo tardo d egli strumenti di cCAnmAa di bamba. che L'Imperatore è immobile, itart e ilo di plomatici 3] erge slel carro funebre, Le Ciblibe sE i loro INLUO RO ITEIRM ano d° la lenuisrimo, £ Pi sco pino precedono il feretro ditfilto «ome una siatua, batta la folla dbei dig an piaci, sull attenti, tacita, cuaziata La music: \ si Approsma passa come uf soli ali agonia, qua leho miniato dopo, lento, prrante passa il carro funebre, che cigola e stride, in ua modo weramenie slratianito. (Jueato lamento è a bella posa provo» cato con un speciale sistema di attrito melle ruote; esso deve caprimere melodicanmente il pianta ilel popolo per la more ilel suo Mikada, In verità questo rumore simbolico è di una ellicacia pertetta. Il carro viene conditio in Uma specie di altane. Il Principo Chiclibù e la Principessa Akashaka, i soli membri shella famiglia in pe riale che hanno è guito iJ ferctro nelle vie della cità, si pongono dietro l'Imperatore, rigido, sempre immobile. Lominciana di nuovo i salmi, e nello Lesmo tempo I Bale cerdeti «dii Shintbo, con iaiti i paludamenti sontuosi delle grandi famensni, inimiano la cerimonia del mia, Eaal parianò con dei movimenti lenti o seratici le vivande, tube a base di riso è di saket, allo spinto del delunio Sovrand: Lun piatto per vrolia a lunghi intervalli uno dall'altro. Finito il pasio essi portano su di tm piaita sura, la corona imperiale, pai gli abati da cerimonia ed infine quelli da Samoray. Questo rito paramento co Rroppoa, sacerdoti cantori intonano le loro nensie mistiche, e menire agni fpeorlala dal pasto vico preannunciata cin un lu gubre colpo di gong che ai nipere upbe tetramente nell nimoslera. l'essata Karla cermania l'Imperatore Mi reca vicina al carro funebre, fa ire profondi inclini, e coa voce vivace ed alta legge un indirizza allo apirito «lel defunto Padre, pai fa tre passi indietro senza mai voltare le spalle al feretro, e cedo il pala alla Imperatrico Madre, che tiatta vastità in meròà, con una fittissima mantiglia nera che le copre il quasi lina a terra, ripebo i manvimenti dell'Imperatore e di rie ira senza però avere pronusciaio alcuna preghiera. Poi viene il prima Minimo Wakatsuky, che Cin vite sommossa e de- hole legge un leve discorso. Infine tutti i capi ri icorpa Chplomalico afilamo innanzi all'Imperatore co si inch nano davanti al carro funebre. La woci dei salmeiianti al shimioiata ai avolge asia lentamente, fore un p meéonire 1 viso e sacerde «iene del smarriscono lentamente mialiche nel RIO, cd van colpo Rie noro di gong annuncia che l'Imperaione è partito. La folla di digmitari, dli dame dli corto, di gererali, di funzionari, di ambassiatoni e di diplomatici di tutto il mando ai maveglia come da uno sitrano segno, € si allontana iacilurna, ireddà= losa, curva, come tarata da im brivido di mistero e di morte. JUNILUS,

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d7 s Ù Ni en. nti nt | — ng Ua srarabullo «vlla strada di Kerian, LA CITTÀ SANTA TUNISINA: KERUAN Avevo sentito tante volte parlare di Kerhban come di una delle città sante dei mussulmani e siccome non mi si era offerta mai l'occasione di recarmi né a Medina, né alla famosa Mecca, ho pensato di non lasciarmi sfuggire quella di visitare la Città Santa tunisina. Mi ci sono recato da Sfar ri perciò l'im- pressione della città mussulmana è stata più emozio- nante che se fossi partito da Tunisi, Gli itinerari turistici vorrebbero che si partisse da Tunisi, si seguisse la strada di Susa e da Susa si ri- tornasse indietro per qualche chilometro, cioè fino a Kalaa-Srira, qui giunti si prendesse la strada di si- Mariae a traverso bellissimi oliveti eni vallata "Qued Laya e si id: igiene i per Sidi-el-Hani, per Ain-Ghrasisia e Suin è per ii si desertica, si puntasse su Kerban. Da Sfax l'itinerario è diverso @ più TARACAGAAIO, cie dalla zona ove si erge im- Spese gg il grande Colosseo di El Djem alla Città ta del Profeta. La facilità delle comunicazioni stradali in ica attenua di molto il carattere dei paesi arabi. Forse il visitatore, per intendere meglio il mondo islamico, dovrebbe trascurare i rapidi merzi di locomozione è cercare di entrare nello spirito arabo specialmente in fatto di distanza e di valutazione del tempo. Gli arabi, sì sa, non tengono gran conto del tempo e delle distanze, anzi non se né preoccupano punto e credo abbiano tratto da questo disinteresse quella speciale valutazione della vita ch'è assolutamente di- versa da quella nostra. La misura unica del te mon li interessa. I molti orologi a sole che si trovano qua e ld specie nei chiostri delle moschee non servono ‘a preoccupare i fedeli, a ricordare l'ora che fugge è non li turba, direi anzi non torna, Il ritmo della loro vita è determinato da ben altre ragioni che non siano quelle che FrrtA la nostra, troppo inquieta, incostante e febl Le ore galoppano sulle meridiane; gli arabi le lasciano galoppare e restano impassibili, e quale come restano impassibili sotto i raggi infocati del sole o al contatto delle mosche più moleste. Un'ora di sonno è per loro eguale a un secolo, come un attimo di gioia basta ad illuminare di sogno tutta la loro vita. Sognare, contemplare, dormire, so- stare all'aperto sotto il cielo trapunto di stelle, ri- destarsi dopo una lunga immobilità che renda quasi estranei al mondo, riprendere la ae del cass) SCENZA misurare la strada fatta, senza uella che si deve percorrere: ecco la vita all'arabio. iù saggia della nostra? Chi sa, Del resto tutte le strade del deserto sono eguali e scompaiono sotto le onde dei venti, le vie degli uo- mini come quelle. dei cammelli, delle gazzelle è degli struzzi, Non si può segnare la distanza sulle sabbie mobili né v'è sul grande oceano del deserto modo alcuno di misurare il tempo, Purché ci sia per la loro imprecisabile via, nel loro pellegrinaggio senza una méta terrena e un terreno confine, quell'aria della so- litudine, che gli arabi chiamano chué-el-bal? e senza la quale l'abitatore del deserto non può vivere, tutto il pigri non ha importanza. ca o la molta fatica non conta, per i seguaci del ra eta, purcht ci sia il tempo per il r Resi e per la reghiera, Il tempo di cattivarsi di Allah che è la loro sola certezza, fede bas li arr di tutti i dubbi e di tutte le illusioni dell'esistenza. Gli anni della vita? Interrogate un arabo, ben ra- ramente vi saprà dire la sua età. A che serve misu-

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Pellegrini in ARIE. ua. rare gli anni? Tanto la vita di que sto mondo non è nulla, e la vera vita incomincia quando l'inganno dell'esistenza cessa e si apre il varco alla nuova realtà che per noi è tytta angoscia di dubbio, tutta inquietu” dine di mistero è per loro è certezza assoluta, realizzazione immancabile. Ecco perchè per l'arabo non c'è mai il tempo è e è invece il prio tempo, il tuo tempo, ed ecco perché i beni del mondo le attraggono ben re Alle porte di Renian, la poco o addirittura lo lasciano indifferente: la sua vita & un inutile transito su questa terra © perciò va wis- suta come la vivono i santi o 1 grandi guerrieri. L'amore che l'arabo non PE dn e che anzi di- lige con. passione, non lo lega all'esistenza con l'egoismo pr opria di altrè razze a pparentemente più civili. Egli forse considera la necsmictà della perpe- tuazione della specie come un oscuro dovere da as- rolvere è forse pensa che perpetuarsi significa morine. Non c'è forse in fondo alla voluttà genesica qualche cosn che pare uno strappo violento, un amticipo di morte, un brivido di dispersione che è solo arrestato o quasi corretto da un vago senso di resurrezione ? La ragione principale per cui Kerban è diventata la Città Santa bisogna dirla subito: ivi riposa l'eterno sonno il barbiere di Maometto e ivi sarebbero con- servati anche tre peli - dico tre - della barba del Pro- feta. In altri tempi nella cerchia della Grande Moschea laterno duna moschea di Aerian,

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si ui WET intrisi St «lla est di A eriaa, appaiono le mura bianchissime della Moschea. Un grande atrio, un vasto chiostro d'ingresso, un piccolo passaggio che conduce nel | secondo chiostro circondato da sot Î tili colonne ornate da capitelli co- d rinzii tutti di marmo, Sotto il chio- ° stro, piccole porte che mettono in uno stambugio dovei pellegrini che si dedicano alle pratiche religiose si preparano ad sequistare la co- noscenza del Corano. Per arrivare alla tomba del Barbiere è neces- sario attraversare un terzo chiostro Ciltà Santa della Vunivia. fiori anche una scuola religiosa e filosofica di interpreti del Co- rano, il quale, per chi lo ignori, non prescrive soltanto i quattro precetti noti a tutti (abluzioni, preghiera, digiuno, elemosina) ma dice tante e tanto complicate cose da richiedere dei dotti esegeti. Le moschee sante di Kerdan sono quattro: la Moschea del Barbiere, quella delle Sciabole, la Grande Moschea e la Mo- schea delle Tre Porte, Fuori della città araba, dopo avere attraversato un vasto spa zio simile ad uno grande piazza d'armi, dopo aver percorso una strada abbastanza ampia, limi- tata da magnifiche siepi di cactus, Colonmato della grande Moschea.

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bit] MONUMENTI DI ROMA NEL DESERTO TUNISINO: IL COLOSSEO DI EL DJEM Fedola generale dhelle matilore rovine Caloseo di FI Diem. Particolare dell'imponente arena re- mana. A destra: Alina cedita di dettaglio che rende evidente l'impor- tanza archilettonica della cortruzione. LÌ

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circondato dalle solite colonnine di marmo e rivestito, dietro le colonne, di caratteristiche maioliche rabe- scate, Ed eccoci finalmente davanti alla porta famosa, nel cuore della Città Santa, dove ogni arabo sospira di Arrivare per pregare e conquistare la grazia di Allah. La celebre tomba appare tutt'a un tratto rico- perta da un drappo di velluto e argento, circondata da una vera selva di bandiere verdi e rosse. Nulla di suggestivo però, Si vede che il Barbiere non ha ispirato alcunchè di eccezionale e che la sua tomba ha un limitato potere di suggestione se basta il canto degli uccelli che ogni tanto gorgheggiano nelle logge vicine e sul minareto per distrarci, se il visitatore é più attratto dalla deliziosa armonia del chiostro, dalle colonnine di marmi rari, dai soffitti intarziati e dal perfetto gioco delle luci che conferisce all'ambiente una finitura tutta speciale. Neon ho fatto in tempo a visitare la Moschea delle Sciabole, nominata così perchè vi si venera la tomba 31 del Santo fondatore che era, beato lui, un fabbricatore di sciabole. Mi & stato assicurato che però ho fatto male a non compiere regolarmente la visita, perchè, oltre detta tomba, si conserva nella Moschea, e na turalmente si venera, la pipa del Profeta. Lo non ho invidiabile virtà di fumare, ma la pipa di Maometto l'avrei ammirata volentieri. Gi sono delle reliquie che si impongono per il lora pui» di suggestione anche al più cane dei cani infe Meno importante di tutte è la Moschea delle Tre Porte e anche la guida arabo-franco-siciliana mi scon» siglia di differire la visita alla Moschea delle Moschee, E andiamo a vedere la Moschea di Omar, dalle cinquecento colonne. Qu si può veramente dimenticare tutto il mondo europeo che si nensì pan la nta ui sì può © bliare in pieno i traffici di Susa e di Sfax, i comi- oli degli stabilimenti, le sirene dei piroscafi, il rom- Buen delle automobili lungo le vie interminabili e la per- fetta organizzazione turistica degli albergatori francesi e delle varie società di viaggi. La grande Moschea è oc- cultata, se si fa eccezione per le cupole dei minareti è delle torri, da vastissimi bastioni bianchi, Si ha veramente l'im: pressione di essere dinanzi ad un immenso castello, Si entra come in una piarza forte: un gran muro protegge le strade interne che sono parecchie è abbastanza intricate. Senza una guida si andrebbe a finire chissà dove, chè gli arabi che vi si aggirano nòn sono quelli della costa, servizievoli, pronti a rispondere e ad aiutarvi, uesta è gente che vive nella Ittà Santa, Gente speciale, pellegrini, penitenti di varia provenienza, con cui sarebbe vano cercare di attaccar di- scorso, Ed eccoci finalmente nel tempio, che ha veramente del favoloso, Si penserebbe di es- sere nel cuore dell'arabismo mussulmano, ma a guardar bene d'attorno, ci si accorge che Roma impera anche qui. Omar prese a Cartagine ra- mana il piano del tempio; e la maggior parte del materiale che occorse per la costruzione delle cinquecento magnifiche colonne, se ne togli poc issime bizantine, la grande maggio- ranza è romana. E allora an- che qui, come dinanzi al grande Colosseo di El Diem, come dinanzi alle infinite rovine ro- mane di cui tutta la Tunisia è disseminata, come dinanzi ad una colonna, ad un capitello mezzo sepolto nella sabbia del deserto, l'anima mia d'italiano si inorgoglisce nel riconoscere i segni indelebili di quella civiltà latina che fu la prima civiltà occidentale e che è ancora l'occulto lievito di tutta la nostra vita moderna, FRANCO CIARLANTINI.

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L'INFERNO DEGLI UOMINI VIVI DI GUIDO DA VERONA Questo scrittore attraversò la guerra con lo stesso impeto che oggi non pare nelle sue pagine fiaccato. La guerra gli regalò la fama, Molti, di questa fama così larga, così muova, così balda e prepotente, più tardi si dolsero. Nacque anche lo scherno. È nes- suno è sorto a difendere Guido da Verona per quella sognante fraternità dei bivacchi che resta incancella- bile nel cuore di chi veramente ha vegliato sul limite. Dico che, pur non avendo mai scritto o almeno mai pubblicato una pagina di esaltazione o di descri» zione guerresca, Guido da Verona è nel sogno, è nello spirito, è nella turbinosa e caotica rinascita di quel tempo il poeta tipico. La sua ispirazione è sempre eroica, L'avventura è concepita sempre come un magnifico rischio: l'amore & sui vertici del pericolo. L'uomo e la donna sono sulle strade interminabili del destino: la sua prosa batte un ritmo, e galoppa, è s'ingolfa.... Non so perchè, tante volte, leggendo un brano di Guido da Verona io abbia pensato al folle brivido di Marco Visconti sul sua destriero tragico, nell’ ul» tima sfrenata corsa verso la cima e verso l'abisso. Prima, questa nascente letteratura pareva soltanto frivola, Nella guerra trovò fortuna. Eravamo un po- polo in marcia. Non ci si batteva per una dama o per una clamorosa o galante festa d'armi, Eravamo oscuri, eravamo sepolti. La realtà era pidocchiosa: il vento era fetido: le attese erano ronzanti o ne- vose, interminabili. Bisognava mettere qualche pennac- chio sul nome, qualche svolazzo nella fantasia: è con- servar vivo il desiderio di camminare anche quando pareva che i piedi gelassero inesorabilmente nella fan- ghiglia; e spalancear dinanzi agli occhi qualche oriz- zonte sterminato anche quando pareva che tutta la vita e tutta la luce fossero irrimediabilmente raccolte nella fenditura di un masso. Guido da Verona, in quel tempo, fu con noi. Ricordo che il libro passava di mano in mano ra- pidamente, conteso avidamente, come la fiaschetta del rhum. Se fossero state pagine di guerra, le avremmo but- tate ghignando. Niente pareva vero: tutto pareva insidiosnmente snerilego. Bisognava lasciarcela vivere la guerra così come era, bestemmiata e rude, sporca e sublime: e dietro le frasi di chi la descriveva ve- devamo quella tavola quel lume quella quiete quel calamaio quel tepore che a noi mancavano: e ci tor= ceva le labbra lo scherno, e ci faceva male all'anima l'ingiustizia. Giunzero visioni lontane: sole, deserti, strade, amore, morte, in un'atmosfera d'avventura sconfinata. To so, oggi, che dl “ senso” di questi libri risponde ad un risveglio. Non erano lettore deprimenti: le avremmo subito rinnegate, per istinto. Erano letture che ponevano il rischio sempre in cima alla meraviglia. Spronavano, confortavano: mettevano in cammino la fantasia, inon- davano di luce viulenta anche i baratri fondi. Na- sceva una nostalgia eroica, quasi frenetica. Le imma- gini caracollavano in cadenze, Si andava si andava... E siamo in marcia ancora, con quella festosa e di- sperata e fortunata baldanza. Trovo questo libro L'inferno degli nomini visi: lo leggo, come allora, d'un fiato. Lo scrittore è diventato più nervoso, più asciutto. Ma in tal modo il suo profilo si staglia nel fondo luminoso più netto. L'inizio è lento, cadenzato, su quattro rime, come per saggiare la risonanza metallica dei quattro zoc- coli sui quali trabalzerà sempre più veloce e maliosa e serrata la corsa: " Debbo raccontarvi una storia, e dopo questa, Forse, mai più". *E' la più oscura, la più innamorata, la più di- sperata che forse mai fu", “ Non mi domandate come l'ho saputa; queste son cose che non sempre un uomo può dire". “La storia incominciò quel giorno d'estate; ora voi saprete come andò a finire ". Mezzi toni, niente. Si sa che Guido da Verona non ama le penombre. Perciò ho detto che anche la nostalgia che nasceva dalla lettura dei suoi libri in trincea, era erocica, quasi frenetica. I due colori di queste duecentottanta pagine sono il giallo arancione e l'argento azzurro: i tropici e il polo. La prima parte si gonfia di sole come un frutto equatoriale. Sentite: “ La sera della fine d'Agosto era calda e pesante. Il sole bruciava ancora, come un enorme squarcio d'infuocata notturnità dietro il velario delle pinete. L'erba fumava d'un calore quasi visibile, che svapo- rava nella cadente ombra in ondate di polvere o di luce, Un delirio di fiori assetati saliva dalla terra calda..." E confrontate con questo brano dell'ultima parte: “ Più andavamo, e più sembrava di non aver com- piuto nessun cammino, anzi di sperdersi néll'immenso deserto, lontano per sempre da aogni segno di vita... “Il ghiaccio... V'erano tratti erti e sbarrati da ci- clopici massi e bisognava girare per ore ed ore in- torno a que' fantastici castelli prima di scoprire un varco al quale si potesse dare la scalata con le pic- che. La grandiosa architettura polare offriva ogni tanto l'immagine di una sterminata città in rovina, con prospettive di favolosi colonnati, d'anfiteatri e di templi, addormentata per sempre soito un mantello di perpetua neve..." Risento la spirito di Bluette in un quadro più fan- tasiosamente dedicato al colore che non al disegno. Ora Guido da Verona predilige un suo largo pen-

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de "ife Possene- Ta <P rata I Guide da nello a spatola per distribuire sul fondo larghe strisce di biacca argentata o di cera gialla. Trascura i pro» fili: o tenta di renderli per trasparenza attraverso più velate sovrapposizioni di colori. Per ciò il romanzo appare più orgiastico e inde- finito senza impalcature di linee. Nelle acute descrizioni dei tipi, nelle minute de- scrizioni degli ambienti, egli era maestro. (Qui sgorga una precipite ondata canora, Le soste sono soltanto dedicate all’ironia. Ma nelle spume che balzano più in alto si riflet- tono miriadi di rapide immagim indimenticabili. Ritrovo, in questo libro, se non una ricchezza so- stanziale almeno l'apparenza di una ricchezza che in canta ancora. E l' impeto raddoppiato cei primi vo lumi: e la lena ritemprata. Ritrovo, come se passasse balenando dentro una

sldtdpi_ ue + IC È i ; Ferono. Fai Carla De Manchi], favilla adi spumil, Htrovo Zola: Zola di Urerminal, im una descrizione quasi sadica di amplesso sull'orlo del- l'agonia; ritrovo Jack London: London del Richiamo della foresta in certi studi di cane lupo... Ma sopra tutto vedo Guido da Verona nella sua espressione più tipica, miracolosamente raccolto con tutti i suoi difetti e con tutte le sue wirtà in questo breve libro, che, se mi fosse consentito regalare un termine musi» cale alla letteratura, chiamerei " fuga ‘, con tutta la sua anima disfrenata e canora. Non so verso quali méte più precise e sensate & castigate ci guiderà la prosa d'arte narrativa domani. Certo oggi il ritmo e il “ senso" del romanzo sono ancòra questi. Poi che l'impeto che conduce appunto a quel domani della vita italiana è, se Dio vuole, pur sempre miracolosamente e giovamilmente e follemente questo! GIKO ROCCA,

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EL I LIBRI PIÙ BELLI Se noi volessimo parlare del nuovo wolumè di Franto Ciarlantini, Le grate che ame (Edizioni Alpes - Milano) da un punto di vista critico, probabilmente saremmo classificati dal: l'autore nel girone in cu egli dileggia "l'uomo che si fa avanti, È numi ci salvino da tantà iattura, Ia questa rubrica, dalla quale esula ogni carattere critico, sarebbe infatti assurdo oltrepassare i linsiti consueti per un libro di psicologia politica. Ma se una volta tanto sconhniamo dal campo, è perche leggendo £a gente che amo ci è sembrato che questo libro avesse veramente un vivo interesse arlistico alire che politico, una piena aderenza alla realià sicolegica della nosira epoca, e al inmpo stesso tanta piacevolezza nella satira e nell'episodio, da conterire alle sus pagine il carattere di un'opera letteraria del tutto originale. Piacovolezza: si. e tanto più degna di essere segnalata in quanto che il sottotitale del libro reca queste precise parole: "panorama prisimistico del carattere degli italiani". Ora, pensiamo a trecento giace di peisimismo, applichiamolo alla pwicolagia politica, a chiediamoci se a prima vista non si debba temere una terribile e torturante monotonia, Ma il sottotitolo appare in evulenio antitezi col iiiolo che sia sopra: la gente che amo. Dunque, bisogna cercarla questa gente che l'autore annunzia di amare: bisogna aver fiducia che a furia di scar- tare e segnalare al pubblico disprezzo i trafficanti c gli inetti, gli scrocconi è gli riumisti e i falsi sapienti, in mezzo alla fitta cortina di nubi che da ogni parte ai fanno innanzi e mi: nacciano di allaszare il sereno orizzonte della patria, uno spi- raglio di luce potrà finalmente aprirài e ne sorgerà, più pura, più adamantina, più alta. la figura dell'italiano € del furia degna di ammirazione e di amore. E' in questo procedimento del libro, che inavverittamente vi conduce dalla critica e dall'ironia alla selezione e alla giusta valutazione di uomini e cose, il segreto della sua effi cacia © della sua profonda, sostanziosa vitalità. li pubblico che legge détesta, in genere, i magniloquenti e gli cialtatori superficiali. Ecco perché, in un'opera analitica che evidentemente ha come scopo finale un sogno di alevazione spirituale, il lettore sarà lieto di scoprire l'identificazione del vizio o del difetto prima di quella delle qualità. il colpo di fioretto bene aggiustato prima dell'inno che celebri a tutti i così uomini straordinari © straordinarie virtù. Perchè, quando ai tratta di ammirare, il pubblico vuole e sa farlo da sé: dil- ficilmente obbedisce alla segnalazione altrui, ed è scmpre grato allo acritiore che gli da l'illusione, attraverso la sua opera cri tica, di foggiarsi col proprio cervello un ideale da raggiungere e da perseguire, A questi canoni il volume di Franco Ciarlantini risponde perleitamente. La divisione in tanti piccoli capitoli o paragrafi. di brevità tacitiana, è di per ab eflicacissima. Gli eterni pro. gettisti, gli aridi accademici, i dotti ottusi, i “realizzatori ‘’, i cittadimi fwori posta, i rinunziatari, gli uomini senza dubbi, i procacciaioni della * tessera dell'immunità * sona individuati, vivisezionati, colpiti in pieno petto in Ta riodi di prosa Aiciulla è n ei cha il più delle Solta non supe rano le iduò a tre paginette. Tanti tipi, e altrettanti ritratti cli una somiglianza fotografica (chi di noi mon ha conciciuto “l'uomo dai piedi dolci" a il parente del * miles gloriosus 7); tanti gironi © altrettante categorie di difetti o di vizi inesora» bilmente fustigate. Colla concicenza del mondo politico, e che bazzica intorno alla politica, che gli è propria, il Ciarlantini osserva, serula, indaga TETI po” da per tutto, e trae sempre alla superiicie la piaga piu viva d'agni queitione acaltante. Come, per esempio, quando giudica i presunti eccessivi privi» legi del combatiente, e opportunamente dichiara: ‘chi ha com» battuto si premia da st combattendo ancora e sempre", Chi si salva dagli strali del censore! Forse soltanto gli artisti veri, ai quali è dedicato un capitoletto di puro entu- siamo, piccola casi nel deserto, perché han scelto l'amore del bello inveco che la fwile ricerca della felicità? Ne, non si salvano soltanto gli artisti: ma si elabora e si fa strada, attravertò queste pagine, una concezione politica che è insieme filosolica e intransigente, secondo la quale non solo bisognerà d'ora innanzi ‘ negare risolutamente tutto quello che rese odioso il costume politico ‘’ dei vecchi regimi, ma lot- tare ancora incessantemente per dare al fascismo il suo va lore etico originario, per avviare il popolo, mertt una vasta opera educativa, alla conquista di st stesso, ll nuovo italiano di Franco Ciarlantini, che nodi tuti amiamo © vediamo in alia, vive in un'atmosfera dove ai partiti è proibito arrivare: per lui, fascismo è essenzialmente pocwia, — " Quanti anni ha? — Ilisioho anni, mio generale:.... sono ufiiziale «ii comple» mento e sono volontario. Sono venuto per fare la guerra e per compiere qualche aito degao del mio nome. Il colonnello vorrebbe lasciarmi qui in ridotta: ia obbedisco, ma che di- ranno in Italia quando sapranso che non mi hanno voluta con gli aliri mella colonna? Penteranno che nan sia capace di batteri. Mi permetta di venire con Lei! Vedo che il mio pallore trema nei suoi cechi, Risponde semplicemente: Va bene!" Quel goneralo cera Cantore, e quel rotiotenente cho com gli parlava, a Solluk, era Mario dei Gaslini. All'indomani, il giovanissimo ufficiale compierva un atto di ralore, è Cantore lo fermava dicendogli: n lia p fis per una medaglia! A distanza di anni, forse perché mon ha mai dimenticato quiel'episodio e quella sua esaltanza di fanciullo dinanzi al- l'uomo che gli insegnò. primo, la strada del dovere, Mario ibei Craalini pubblica oggi questo huova volume di rievocazioni libiche, Colf generale Cantare alla coccia del Gita Semusse [Ano nima editoriale Esotica « Milanok E il bel libro è tutto infiammato dell'entumiasmo di allora. Ma quest entusiasmo non è pura retorica, non é soltanto esal» tazione di battaglie e di episodi eroici: in questo caso si trat terebbe di vana Faciloneria leiterania. Abbiamo in altra occa- sono notato, a proposlta di un precedente libro di Maria dei Gaslini, Alescchi «ille carsesatire, come questo scrittore abbia il dono di sapersi osservare e di scoprire l'intima genuina sincerità della sus anima dinanzi agli avvenimenti e in faccia al destino. "Il fanciullo ansioso corre al gioco della guerra, armato di coriandoli e di curiosità, con una specie di dòmino slancio per la na prima festa felice". (Qui, é un po, tutta il segreto della sua arte, suggestiva e chiara, di rievocatore, E, à proposito gli aqueste rale e del sio ultimo libra, bisagna pensare ai suol dicioit anni. Le pagine più interessanti, le più personali somo infatti quelle che descrivono il suo sgomento © il vò stupore dopo l'arrivo in terra africana, e quell'andare e venire di genie nuova, quel vociare di mercanti e di battellioni, quello strillio di ara: hetti in messo agli ufficiali coloniali già anziani che impone gono ai muovi venuli la superiorità della loro vecchia cspe rienza; €, per contrasto, il tacere dei giovani, interpreti ine consa del proverbio arabo "wii severo nel parlare, su rie chissimo nell'ascoltare ©. Quelle prime ore di dubbio, d'aîtera, d'intonnia, di umiliazione e di meditazione sono rierocate con rara efficacia. Pai, la guerra. Appare il Generale Cantore sul suo cavalla bianco che sa di leggenda, simile a quello del profeta Borak: c il fanciulla Gaslini fa calare il sipario di un teatrino di fan- tocci che aveva fabbricato nella sua baracca per ingannare l'attesa, e parte entusiasta per l'ardiia impresa: tutta la se- conda parte del libro riassume, di tappa in tappa, lo storico rai! compiuto dalla colonna Cantore nel sud bengasino, alla caccia del Gran Senusso, dal 34 giugno al 36 luglia 1914. E nen descrireremo noi quelle tappe: ma rima mo Al lettore alle pagine del Gaslini che, tritimane e partecipe della fantasiica galoppata nell'Islam, ne è divenuto un degno rapsode cd ha saputo porro in grando rilievo la figura d'un gloriaso condottiero è le giornate di un'ercica impresa coloniale. È

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35 Si chiamava Floria Tosca e non era artista lirica, aveva gli occhi color avana, fumava venti " muratti" al giorno e tradiva regolarmente due volte la settimana suo marito con un giovane tutto che rispondera al non dispreszabile nome di Marco Aurelio Kephir, Tra le belle di Mitigà era, certo, la più bella e in paese, uanao si voleva indicare qualcosa di perfetto, sotto il punto di vista eslolico-artistico se non sotto o morale, la si pas ragomava a lei, alla moglie di Trasibulo Verità. Mitigo: tappa di uno dei mici viaggi avventurosi, agglo» merato di case costruite senza arditerze architettoniche e se- parate da trade rettilinee sullicientem:ente larghe per lasciar passare tre carri insieme, casi di orti-giardimi in cui le rase proiperarano in perfetto accordo con le melanzane, i cavoli e le rape. Mitigo: patria di molte anime semplici e modeste cui non lurbara il demone della politica, insensibili alle mille esaltazioni che fanno l'infelicità di tanta gente; anime pacili- camente borghesi attente soltanto allo sviluppo della fiorente industria locale degli orologi a cuculo. Già, perchè Mitigo, se assomigliava a Cagliari in quanto avera il mare innanzi a sé, e A Parigi a CAUSA una gran torre che però non s'intito- lava ad Eiffel né ad altro nome più a meno famoio, n'era 4 cializzata, al contrario di Parigi e di Cagliari, mella fabbri: cazione degli orologi a cweulo, E non di trovava tuttavia {8 bene precisarlo per onestà geografica) nella Selva Nera. Cu- culi a destra, a sinistra, da per tutto... Ricchi e poveri, tutti gli anni, ne compravano uno, senza peraltro disfarsi dei rec- chi, che rimanevano a tener compagnia al nuovo arrivalo e A ricamare, con lui, le ore del giorno col loro monotono grida. Dal campanile, un enorme cuculo s'afacciava ogni trenta mi: nuti ad annunciare che il mondo aveva fatto un altro piocolo passo verso la fine; è allora, nelle case, i minori Fratelli gli rispondevano ia sordina, uno dopo l'altro, chè neppure in quel paese s'era riusciti a mandar gli SICoE avanti insieme. Un giorno, dunque, mentre ero sulla porta d'un caffè col mio amico Leone de la Perronitre, nobile decaduto, ammira» tore dell'abate Zanella e commercianie a tempo perso in con- chiglie fossili, ebbi la fortuna di vedere Floma Tasca. = Oh, che deliziosa donnina! = La signora Verità, Bel nome. Mi piace. Lai [ee] il nome ? Tutte due. Niente da fare: ha manto. Benissimo, ua È Un amante. Meglio che mai: non tirerà in ballo la sua viriù. Bada a te! Trasibulo, il marito, è agente delle tasse. Ch, io non abito qui... Fortunato mortale! E Marco Aurelio, l'amante, è uno spadaccino famoso. — Cosa rual che m'import, ie iò discendo da Cyrano di Bergérac? — Dlawvwero?! Non lo sapevo... Allora, sotto senza paura! E il visconte de la Perronière mi guardò stupefatto, ata diandomi i connotati e, specialmente, la linca del naso. Del maso, che io mi solfiai a un tratto, per richiamare l'attenzione di Floria Tosca che, in quel mentre, ripassava. L'amico Leone mi presentò a lei, durante una serata di beneficenza al Circolo del Cueulo maggiore. = Il Cavaliere di Bergérac, viaggiatore intrepido. La signora mi toie la mano perché gliola baciasu, — Sona tanto lieto di comoscere la più bella fra le dame di Milgà = Lai mi adula.... - Ico il vero — Abu — Sh, poichè adoro la... Verità. sorrise e ribatte; — E° quel che esclama mio marito, quando interroga i contribuenti, — Si nferizoe all'astraito o al conereio? E la carcizai con gli occhi. = 0h, all'astratto.... Maligno, de la Perromitro susarro: — Al concreto, ci pensa la Turchia! Ma Tasca mon l'odi poichè ci lasciò per ballare un faw irel con l'amante. — Chi è quell'uomo, che fa, di dove viene? — chiesi al commerciante di conchiglie. => Marco Aurelio Kephir: non lavora IIITITHEKI I i viene da Stambul.

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I suoi antenati, durante molio tempo, mantenmero sciami di donne mi loro barra i ubbidiente alla Ivgpe del caniraati, egli si fa mantenere da una donna sola. Veste bene, tira di scherma, dà &agni tanta — per disrarai Cel dliiratio = 1 acoli di ipho= magnetismo che mandano in visibilio i buoni cittadini di Mi- tigù. Fa ballare le signore ci tavolini alla perfezione: qual. cuno dice che sua madre era pitonessa a Salonicco, ma egli soviiene che — paccola borgheie + tllà aveva un'unica iperia» htà: preparare il cacciucco meglio d'un marinato livornese. « Non c'é altro! — Sii Tramibulo Verità sa che è l'amico di sua maglie, ma se ne infischia. Ecco un'ottima ragione perchè io non emti a soppian- tarlo. [letta questo, mi dirci verto Floria Tosca che, tornata al suo posto, mi sorrideva senza preoccuparsi delle ccchia- tacce di Marco Aurelia, Fra un fango e un chariestan, tesi le male reti e la signora wi si impigliù con ianta palese gioia che il lianeo Kephir do vette persuadersi ch'io avevo fatto una pesca magnifica. In: Enit, quando la lasciai depo aver iferiioà Ln insito di premiere il té in casa sua, egli mi segui nella sirada, aspettà che il Visconte de la Perronitre mm abbandanaiie al mio destino, quindi mi affrontò risoluto. ssa ]] tignore fa la corto alla mià amanie! Noa meghi: sarebbe inutile. lo vedo tutto, so tutto, indovino butta, — Ma lo non penso neppure a negare... = Meglio così: me ne avrei a male Però, l'avverto che non sons disposto PA tallerare,.. = Una provocazione? un duello? Badi cho fra i mici ame icmali om bi Uwramo di Bergerae. - Che duello d'Egitto! Ho altro in monte... Le renda soia soltanto ehe Floria Tosca, avendo un'anima di odalisca trasmigrata in un corpo di grassa borghevoccia, non può ese sere schiava se non di un discendente di pascià quale sono io, [altro canto, avendo io nelle vene sangue d'indovini è d'ia: cantatori, posso domani ralermi di armi coniro le quali lei lotterebbe inutilmente. Risi, sperando di provocare la sua collera, ma Marca Aurelio mon s'impermali e, accendendo una sigaretta dopo avermene olferta una, assai cortese, aggiunse: — Se lei darà l'ansalia alla porizione, accadrà qui un falla sirepiiosa,

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— Ma io non me ne preoccupo... = Perché let è cieco, perchè non conosce la storia di Mi tipi, fel sa quel che cecorse, or sono sellecentostiaania cinque anni, alla famosa contessa Maria Grazia. ne Che chlenira ? —- Studi, sfogli le cronache del tempo, e vedrà... — Lei è imparziio è giù di i — dini, e mi preparai a par rare uno schiaffo del turco; ma egli non wi scosse, e, dopo averti ripetuto: n Sbagli le cromache.... = si tolse il cappello, saluto, giro sui tacchi e w allontano nella notte Richiando Vfabade di Toati. Inutile dire che mon segui il suo consiglio e che, due giorni dapo, sedendolo fermo in messo alla strada mentre entravo in casa della Verità, non mi impensieni menomamente, L'attacco alla posizione fu dolce cd citenuante mollo atcuso irmpo. Dielce, poiché Floma Tosca non manifestava alcun pro» posito di seria resisionza c rispondeva a ogni mio sorriso con uan aliro sorriso, a ogni parola audace con un sospiro accom: pagnato da un rapido batter di palpebro che calavano quindi per un istante a nascondere il languore degli occhi color avana. Estenuante perchè, tutte le volte che mi parova di poter cò gliere il ia poroso Imatto della vittoria, quarzi senza volerlo fa cevo forza a me stesso. mi imbivo le parole è i goti che mi avrebbero dale il isionio desiderato. Provavo un'indefinibile gioia prolungando coi il gioco e avevo la ieniazione che, tran careilolo all'improrviso, mi sarti privato di un piacere che dif: ficilmente un'alira volia avra potuto gustare, Allora, la bella fra le belle di Mitigà mi guardava meravigliata e ne' suoi occhi era quasi un rimprovero alla mia apparente esitazione di fronte ai misteri della Venià. i un certo punto — interrompendo il racconio delle mie peripezie attraverso i boschi sacri della regione di Hamalyvar = un cutulo grido sei volte dall'alto d'una mensola e al suo annuncio fecero eco quattro fraielli sparsi nella vasia sala di Flora Tosca. — Le seil — ella esclamò — E' tardi... Fra morziona, spellati alcuni concittadini, Trawibula sarà di ritorno... Rampagna, incitamento? L'una e l'aliro, forse, soffiatimi com sopra la tazza del ti che aveva sccatata dalle labbra rosse. = Questi vostri orologi, signora, sono ammonitori inesorabali — Passa il tempo: memoria famo” E rise mentre la mia mano, audace, prendeva la sua e la serrava con commaozione significativa, — Siete bella. Floria! Diso di sn cal CS trovando inutile di smentire quel che era troppo evidente, — Mi avete turbato, sconvolto... = Non w direbbe: ad ogni mala, non ne ho colpa. — Vaglio fare di voi, Tosca, la più superba fra le mie conquiste. — Signor di Bergirae! Um cerchio di voluttà le segnò gli occhi che non si chiusero ma si fisa: rono nei miei ripetendo l'invito cul avero, fino allara, resistito. Le nostre labbra si cercarono mentre lo stesso brivido di desiderio scoteva i nostri corpi alfaticati dall'attesa. Dimentica di Marca arelio e di Trawibulo, della Terchia e di Mitigò, ella cedeva al fa- scino dello straniero venuto di lontano. — Floria Tosca... Ì = more... | Un #“ cuscucu * inatteso, prolun gato, commentò dall'alto «della mene sola le nostre appassionate invoca» zioni. E. mentre esso non cessava, ri: petendosi monotono e snervante, aliri "aes" rionavano nella stanza e poi al di fuori. dominati da quello, pos sente e minaccioso, del cuculo che aveva il suo nido sul campanile. "Cucu-eu ", grido possente che scosse tutta l'arma di Mitigo quasi wi fois rovesciata su la cità un'ondata di musica spaventosa. — Qb, Dio!,., — gemette la ai gnora, liberandosi dalla mia siretta e lacordosi pallida come una morta. 37 — Ma sono appena le sei e un quarto! — balbeitai io, stordito da tanto rumore. — Che vuol dir ciò? — È' finita, finital... Come ani tempi di Maria Grazia..... E mi spinse fuori del salotto e quindi — senza una parola dolce = nella sirada dove, ira un tumultuare di gente che sembrava impazzita al cupo echeggiare di mille è mille ""cu-cu’”. vili il turco Fophir ridere diabolicamente, menire solliava dalle nari il fumo di una delle "moratti * di Floria Tasca Verità, _ Frate Pio Paracelso (l'ho saputo dope) nelle sue Cronache di Mitigo, dice: ".. avendo la contessa Maria Grazia, raggio di sole. sorriso a uno siraniero che veniva dal sud ed offerto a lui il fore della propria bellezza, il Paggio Fernando, suo amico, figlio di mago, morso da gelosia, incantà i più lugubri abitatori del cielo, #1 che questi levarono insieme il laro lamento e durante molte ore annunciarono così al popolo paurase jat- tare. Da quel di, per cent'anni ininterrotti, Mitigà non conobbe che disgrazie... *'. Marco Aurelio Kephir, figlio di pitonessa, maestro di magia, aveva ripetuto la vendetta del feroce paggio. ipnotizrando gli unici uscelli che sapessero cel loro grido rompere la calma dell’aria di Muitigo. Egli stesso me l'ha detto quando l'ho ri- trovato — irascorsi alcuni lustti — “ numero di centro” in un teatro di varietà. Ed ha aggiunta, sotpirando e passandosi una manò scarna sul valio devastato dal dolore, cho Floria Tosca Verità a fatta monaca abbandonando il paese che sconta, intanto, le conseguenze del peccato che ella ed io non abbiamo commesso, RODOLFO GAZZANIGA.

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I Palazzo della Farnesina. (Architetto Baldanrarne Peruzzi) [Fiastagrafie Alinasii LA SEDE DELL'ACCADEMIA Quando, dalla nativa Siena, Agostino Chigi chiamò in Roma Baldassarre Peruzzi, all'artista compaesano il magnifico banchiere commise il palazzetto delle sue “ delizie ", il ninidarimimi 0 suburbano orto che al tempo dei lenti trasporti e dei raffinati piaceri rappresen- tava tutta la campagna e tutto l'intermezzo di villeg: giatora del quale sentivan bisogno i nostri padri. Il romanticismo 3 aveva ancora da inventare, né Rousseau era nato, ad aprire gli occhi sulle bellezze e la bontà del selvaticume, uomini e cose: nè l'inde= finito mordico ci assetava di sublime. Noi mediterranei ce ne stavamo contenti alla natura coltivata, all'uso dell'Egitto, della Grecia e di Roma; e il resto ci pa- reva irredento dal peccato originale, preda alla ina- mabile confusione e all'oscuro caos. La Farnesina sbocciò di sotterra, dice il Vasari, come un bel fiore “ non murato ma veramente nato ", tutta ad aperte logge sul giardino, con il murmure è la freschezza del fiume a bagnarne le sponde, e tor gliere l'affocato alle pietre; tanto vicino, il Tevere, che dalle finestre e dal loggiato nelle bionde acque il signore scagliava i piatti di fine oro, durante i ban» chetti offerti a pontefici e cardinali e principi. Non due volte il tondo, onorato da cotanto ospite, riapparisse sulle mense di Agostino Chigi! Un sistema di reti, predisposto intorno alla palaz- retta, permetteva di ricuperare facilmente e con sicu» rezza i preziosi serviti dispersi, Così, nel segreto delle ore mattutine la previdenza del cauto banchiere ripa- rava all'ostentata prodigalità pubblica e notturna del fastoso arricchito. Credito vale contanti, e per quel bluff gran sussurro correva Roma, è da Roma il mondo, sulla generosità e le favolose ricchesse di messer Chigi. Non pazzamente prodigo, ma saviamente generoso era davvero. Mecenate intelligente, avveduto uvomo pubblico, abilissimo mercante, rotto a tutte le astuzie, tutte le opposte politiche dei suoi tempi conosceva, teneva le fila segrete — fila d'oro — di tutti gli in- trighi, e li dominava tutti, servendoli perchè lo ser- vissero. Finanziava Cesare Borgia in guerra contro i Riario, nipoti del cardinale che poi divenne Giulio Il, senza per questo dispiacere a Giulio II, quando cinse la tiara, Finanziava Giulio II, contro pegno della tiara pre- ziosa, anzi del triregno, fulgidamente ingemmato; è lo induceva a muover guerra ad Alfonso d'Este, ribel- lante alla sua plutocrazia; poi al ritorno, a proprie spese gli faceva eriger dal Bramante archi trionfali. Tra le singolari figure di quella grande epoca Giulio II e il suo banchiere appaiono singolarissime. Se si sa- pesse da noi serivere romanzi storici è romanzesche istorie come i nostri cugini di Francia sanno, quale indimenticabile rilievo ne acquisterebbero taluni uomini e donne del Rinascimento, tutti impeto di primigenia linfa, rudi, schietti, elementari, pur sotto le squisitezze della suprema civiltà edonistica! La coppia innamo- rata di Sigismondo Malatesta e Isotta degli Atti, di li i Cr

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Raffaello : fronte a Enea Silvio Piccolomini, per esempio; Rimini contro Pienza, umanesimo paganeggiante contro uma- nesimo battezzato, le Romagne contro la Toscana, e la provincia contro Roma. Oppure Caterina Riario Sforza, erede del grande avo che da spaccalegna di- La Galatea. viene principe, avversaria di Cesare Borgia — la sola contro lui impavida — e madre di Giovanni dalle Bande Nere. Ma nessun nucleo più completo e più curioso, nes- suno più centrale e meravigliosamente, regalmente

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Raffaello e scolari: Fesere nel cocchio Saro cbe sale all'Olimpo bello, di questa Farnesina, fra la leggenda e la storia; E qui alla Farnesina si fronteggiano Giulio II e così ricche è varie è leggiadre O psicologicamente stu- il suo banchiere, profili recisi più che le medaglie pefacenti e vere entrambe, che si confondono, si al- del tempo, e meno immobili. Par di vederlo, quel ternano ed entrano una nell'altra. tremendo Della Rovere, del quale persino il ri-

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Raffaello è scolari: She de grazie che ascoltano Pricbe. tratto interpretato dal mite Raffaello faceva panna a di vegliardo, col cereo volto bucato dalla fiamma di eederlo, come se proprio egli forse dl esso. Imperioso due acutissime pupille nere. spirito, sempre pronto all'azione, tutto fuoco, tutta Ammirativo è confidenziale, accanto a lai i ferro, tutto spada più che pastorale, in deboli forme senese sapeva a volta a volta adularlo e

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Sodoma: Le nozze di Rossana e Alessandro (dettaglio). Palazzo della Farnesina (Falagrajia Alinari)

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43 aL alate den i ie et a e e La - È è * OM VO IO VOI VAI I II LIA 5 "e" Rigi ia = eee ia È; "ir rg + dea ata Col è 1 pa (A NI ce i quer Da per er pe pr pn dai DE” a latita ar alain ai n ae affrontarla, tanto soave: mente serrava e disser- rava i cordoni della bor- sa, Il Papa gli accenna. alla sconvenienza di voler emulare — egli privato, e venuto povero, a sedici anni, in Roma — le gran- diose dimore dei principi suoi nipoti, E lui fiera- mente replica: “ Le mie stalle saran più grandi della maggior sala dei Riario. (La sala della Vittoria, donde si vigi- lano, oggi le sorti della patria nell'intrigo degli interessi esteri, attesta che il vanto non fu mil- lantato). Ciò malgrado, © Appunto per questo, Giulio II gli voleva tanto Sopra: B. Peruzzi: Saf: fitto nella sala della Ga- fatea (le costellazioni). bene da concedergli il proprio nome e il proprio stemma per aggiungerlo e inquartarlo al suo. Diavolo d'uomo! Co- me avrà fatto a conciliare nei suoi servigi e nelle grazie e nei servigi che gliene rendevano, tre Pontefici in successione, e Giulio II con la re- pubblica di Venezia, del Papa nemica acerrima; e la Serenissima repub- blica con il sultano gran pascià dei turchi; e si- nanco, che è peggio, Raf faello con Michelangelo? Quest'ultimo prodi» gio, a dir vero, gli riuscì incompleto; a differenza degli altri, dove toccò Giulio Romano: Porele e timino di trani salone del primo piano,

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44 Sodoma: La fantiglia di Dario dinanzi ad Alessandro. la perfezione. Assumeva l' appalto delle miniere di allume a lschia, Tolfa ed Agnano, e delle saline del Papa e del Re di Napoli; cento vascelli per lui cavalcano il mare, ventimila uomini sono ai suoi ordini, la chiusa, rigidissima oligarchia di Venezia gli assegna un posto di diritto, vicino al Doge, nel Gran Consiglia, e quando alcuni debitori suoi si rifugiano in Turchia, il Sultano glieli fa riconsegnare. Imperia lo ama, la divina cortigiana, e siede a mensa qui alla Farnesina con prelati, pontefici è& principi. ei VA i FIVAIIILI VINAIIZAVIVITINANI A In quanto all'eternamente malcontento, Miche- langelo, la sua rissosa anima etrusca, come un pe- renne rimbrotto, qui è presente nella testa di gio vane che probabilmente non è di sua mano. E' di Sebastiano del Piombo, assimilatore in- vido, abilissimo e instabile che porta a Raffaello i fermenti è il polline di Giorgione è gli rivela le pro= fonde ebbresze della tonalità nel colore, e poi passa con armi e bagagli al Buonarroti, e a lui serive or- rori su Raffaello e "la vituperevole cosa” che è la TRENASCNOEÀ Si Casone intagliato con scene mitologiche (fine del NWI vecalo).

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4, delli Sodoma: Sala & Alanandro, Pamiglta S Mario dacanli n0 Alanmadeo:; particolare. stanza di messer Chigi: cioè proprio la Farnesina. Per le distanze spaziali, la vastità e serietà austera, certo Sebastiano si inspirò a Michelangelo in questa testa a sanguigna, che ricorda — meno forte — talune teste della Sistina. Un secolo dopo, diceva il Bracciolini nello S-berno degli Dei: Gran cora è farle: e quei, e’han visto, il sanno, Disegnata una testa col cordone Nello loggia dei Ghist, anco il pennello Diciro a det rimaner di Raffaello. Quella maestosa semplicità difatti regge il con- fronto,

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(Up Baldassarre Peruzzi: Ma il dio qui non è dionisiaco: è l'apollineo bel- lissimo sereno efebo, San Raffaello Sanzio, e la coorte dei sun discepoli; e il leggiadro Baldassarre Peruzzi, eil Sodoma, quasi seguace qui del Pinturicchio, sono i profeti di Raffaello e del suo credo: la dolce vita. E° il nobile castello, questo, dell'ozio “cum digni- tate". Così canta Ovidio la reggia del Sole, quando ad essa giunge abbagliato il giovinetto incauto, Fe- tonte. Il mare è tutto pieno di glauchi numi, le divi- nità sorridono e rissano e si placano fra st e con gli uomini. Canta il Poliziano, è dipinge Raffaello, il mito di Galatea: (ali onmer velosi a Polifemo ingombrano L'orribil chioate, e nel gran pello caoscano E fresche ghiande l'aapre tempie adombrano. Pressa a sè par sue pecore che pascano; Nè a costui dal cor giammai disgombrano ao | Sit | | "ARTI fi PRIA ala del prim piano. Li dolci acerti lar che d'amor nascono, dazi tullo di pianto è dolor macero Stede in un freddo sasso a più d'un albero. Galatea sfugge alle sue ire amorose, e alle mir nacce di villam amplessi: la divina Galatea dipinta con un senso di gentilezza fiorente e lieve, ancor tutto quattrocentesco è quasi botticelliano, come di rosa non tutta sbocciata, ma presso a schiudersi. Il mare le scherza intorno, tutto delfini tritoni è ninfe, sonoro di bùecine, azzurro e sereno come il cielo, dove vaghi amori formano triangolo saettante intorno alla fuggiasca bella, Oh fuga lieta, ch lieve gioia d'amore all'aurora, nato dal mare, sul mare vittorioso e trionfale, tra i flutti e i canti! Qui da ogni parte l'uomo si eleva a Dio, e Iddio è gli Dei si mescolano agli uomini, in fraternità glo- riosn ed esaltatrice. Le belle adorne logge del piano

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Sodoma: Le nozze di Rossana e Alessandro (dettaglio). Palazzo della Farnesina ( Fologrefia Alinari)

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Schastiano del Piombo è Peruzzi: terra parlano di Fsiche — povera anima trepida — in cerca d'amore, fra persecuzioni ed ansie, e con° giunta ad Eros, fra gli dei del banchetto, assunta alle nozze e all'ambrosia immortale; narran di Ga- latea, e di pianeti e costellazioni in umane forme per simbolo rappresentati. Al primo piano, paesaggi affacciansi nella gran sala, umili e umani, oh così semplici, così umani, che nep- pure l'impressionismo di dopo la rivoluzione fran- cese, la pittura del 1860, potrà farli più intimi e vicini a noi, Ma appaiono, mercé Baldassarre Peruzzi, come sfondo, inquadrati nella maestà di solenni intercolunnii dipinti, E nella sala accanto, il Sodoma fregia le quadra- te mura con le alte gesta ela regale imagine, del semidio eroico, di Alessandro, e con il tripudio delle sue nozze. Fna parete nello sala della Galatea. Qui sederà l'Accademia d' Italia. Grandi pensieri e nobili imagini qui sorrideranno alla spirituale creatura da Benito Mussolini voluta per la elevazione, per il travaglio glorificatore dello spi- rito italiano. Grandi figure appariranno su queste mura al consesso, che non deve servire per il sonno» lento riposo degli uomini finiti, ma per l'azione e il fervore degli uomini che in più vasto campo cominciano a lavorare! Segni di gioia, di serenità eroica e di letizia nell'opera tonò su queste mura. La bellezza d'Italia mai altrove si espresse con linee è colori in più per- fetta armonia ritmica, Questa éuritmia, che è misura, sapienza e bel. lezza, presieda come musa ai lavori dell'Accademia d'Italia. MARGHERITA G. SARFATTI.

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Sannino. - Frammento d' iscrizione nel museo locale. ITINERARI ROMAGNOLI UNA CITTÀ ROMANA NEL CUORE DELL'APPENNINO E' Sarsina, patria di Plauto; piccola città del- l'oblio. Tra gli italian almeno, meriterebbe un po' più di ricordo: sia per avere dato i natali al poeta più grande del Teatro latino (così consapevolmente grande da poter dire di sì che "la commedia — in seguito alla sua morte — avrebbe pianto; la scena sarebbe rimasta deserta: e il giuoco è il riso si sarebbero trasformati in lacrime’) sia per la sua storia, che si intreccia così spesso con quella di Roma. Ultima fra le città umbre, cedette all'impero del: l'Efrbr: non senza lotte accanite e guerre lunghissime, riaccese ogni tanto, per la sua fierezza indomabile. condo le iscrizioni di alcuni marmi Capitolini, fu sottomessa, una prima volta, nel 485 di Roma (az1 a, C.} dal console Gneo Cornelio Scipione: ma fu vinta definitivamente, ossia “trionfata’, solo quattro anni più tardi, dalle soverchianti forze riunite dei due consoli: Decimo Giunio Pera e Numerio Fabio Pit- tore. Ebbe sasso pace: divenne Municipio romano: e fu quindi tanto fedele a Roma quanto era stata da prima ri Ne diè prova poco tempo dopo, durante la seconda guerra Cartaginese. Tonava, allora, dal Trasimeno= per dirla con fiera immagine carducciana > “il punico furore e minano: ciava.... gli itali Penati Annibal diro". A Roma sccorrevanò armi: venti mila soldati — secondo Polibio — furono mandati ad essa dalle um bre città: fra questi, di bbra ferrea, ‘’sprezzanti della morte” erano i soldati di Sarsina. Spernacer morti li chiama appunto Silio Italico nell'ottavo libro del suò Bellum Punicum. Li guidava un eroe, degno di loro: Lucio Pisone "anima di prode, sotto necbisica di fanciullo, sempre in testa alle sue schiere — dice il Poeta — è sfol- gorante nelle armi, come ignea gemma, incastonata in aureo monile," Ed ecco Canne. Il decimo libro del Poema rifletie i bagliori sinistri del tremendo disastro. “Persino dal vento, dal fiume, dal sole, furono aiu- tate le armi nemiche." Ebbro di trionfo, già Annibale medita la conquista dell'Urbe: ma gli appare in sogno, in atto di minaccia, Giove, prunto a fulminarlo, se avesse osato attuare l'audace sacrilego piano, Il Poeta descrive i corpi degli Ausonii accatastati a mighaia per terra e tra essi, ferito quasi sepolto fra l'armi nemiche e mezzo morto, anche il Duce de- gli Umbri e dei Sorsinate, Pistone, Che però si rianima, come vede cavalcare, superbo, su corpi degli Italiani, Annibale. “ Mosso da impetuoso sdegno, il morente si appoggia, brancolando, sull'asta e con quella trapassa da parte a parte le gambe del cavallo e fa stramazx- zare di sella il nemico", Per poco: ché il duce Car- taginese gli è subito sopra e lo trafigge con la spada: chiedendo però stupito a sé stesso come mai gli Au- sonii — gli Italiani — abbiano tanta gagliardia da poter combattere “ anche da morti”. Parole di um poeta, lo so: è quindi finzione: ma la poesia e la leggenda — fnurei fiori della vita — trag- gono il loro più ricco alimento proprio dalla realtà. Dicevo dunque che Sarsina ‘(il cui nome deriva forse da sorum) meriterebbe di essere più nota agli italiani, E' un piccolo sacrario di romanità: un modesto borgo di poche anime, che sorge su un colle ameno, fra gli Appennini (in provincia di Forlì) sulla riva sinistra del fiume Savio, (Sapia; i circa 33 chilometri

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49 Fedelta parziale del Alureo M. A. Plauto. da Cesena, lungo la strada carrozzabile ‘che’conduce a Bagno di Romagna. Conserva della anlica grandezza le memorie è il nome: e — preziosi documenti della sua storia — le lapidi e i marmi del Museo civico. Le lapidi e i marmi veramente sono disseminati un po' da per tutto: ve ne sono davanti e dentro la Cattedrale — monumento del VII-VIII secolo — sene trovano nel Palazzo Vescovile, nei borghi e nei paesi vicini, Ma per accor- sene bisogna avere un po' di miliarità coi luoghi: possedere l'abito delle letture e delle ine dagini: sentire insomma un po' di attrazione verso le cose storiche. O quanto meno non fare come il viaggiatore frettoloso, descritto nel'"Viaggio sentimentale” di Ster- ne. Vi sono, a Sarsina, innumere- veli avanzi i di attento esa- me, Cippi dedicati a Giove, ad Apollo, a Minerva, agli dei pub- blici: lapidi sepolcrali ed onora- rie: mosaici, capitelli, statue: ve- stigia di templi, di bagm, di acquedotti. Quei ruderi attestano la ma- gniflicenza della antica città. Vi è una lapide che accenna ad un edi- ficio della lunghezza di sulle pias. Del resto, a conferma delle prove archeologiche, esistono le prove letterarie. Urmella con, in bassorilievo, il congedo funebre fra marito è moglie. Edifizio di arenaria, detto “da casa di Plauto". Fra tutti gli scrittori latini — poeti, storici eruditi — che fecero cenno dell'Umbria Sarsina (celati è ancora oggi il suo indivisibile titolo) merita menzione, in primo luogo, Marziale. L'arguto poeta latino aveva nella montana Um- bria, i suoi amici più cari: Aulo Pudente e Caio Cesio Sabino. Ad essi indirizza di frequente i suoi epigrammi: ed ha spesso occasione di par- lare della città o per lodare le acque sue: 0 per esaltare le melo laclir: ossia 1 formaggi, di raro squisito sapore, ricercati dalle mense dei ricchi romani, e tra- sportati lontano, persino a Baia, nella Campania. Egli ricorda, fra l'altro, la selva sarsinate, ed il tempietto dedicato, dall'amico Sabino, alla Ninfa, sacri regina dacia. die mentana tuor semper colat Umbria fontes, nec lua Bafanos dSanina mali aguar. (lib. IX > Ep. 48) C'è forse, in questi versi, una allusione alle Terme, oggi dette di Bagno, tanto rinomate e ricercate, sin da allora, da me- ritare un confronto con le acque di Bmia 7 Certo Sarsina, sotto l'Im- pero, doveva aver raggiunto il suo più alto splendore. i sono, nello stesso Mar- ziale, parole di esaltazione, che

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NEL MUSEO M. A. PLAUTO IN SARSINA non lasciano dubbio. Inviando a Cesio Sabino una rnccolta dei suol epigrammi, il Poeta, rivolto al suo libriecino, esclama, in conhidente tono: “Se tu hai familiarità con Cesio Sabino, onore dell'Umbria montuosa, concittadino del mio amico Aulo Pudente, gli darai questi carmi, anche se lo irovi occupato ", “A bbin brighe fin che si vuole, gli resterà rem pre tanto di tempo da dedicare alla loro lettura". “Poiché egli mi vuol bene ed usa leggermi, in- siemè agli sertti nobili di Turno. “O quanta fama {mio libriccino) ti attende!" “Qual gloria! e quanti lettori ". “si parlerà di te ovunque: nelle sale dei ban- chetti, nel Foro, dentro i palazzi, sotto i portici e nelle taverne! “ Mandato ad uno solo, sarai letto da tutti", A parte la modestia, che non è mai stata il forte di Marziale, è facile arguire da queste espres- sioni quanta importanza avesse, in quei tempi, Mrs. Certo il suo territorio doveva essere vasto. Bagnata dal Saper — donde forse il nome di frbur Saprinta, — essa "si distendeva — dice uno storico del seicento, Filippo Antomni, figlio di quella città — sopra la destra è sopra la sinistra riva del fiume, per lungo spazio; ma però tale — soggiunge prudentemente — che non si può dire per l'appunto da chi non l'ba veduta in piede". | Secondo questo scrittore, la città, allora, non }

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era chiamata soltanto Uke Cieitar, nel senso antico di questi due vocaboli: aveva anche la prerogativa di essere chiamata” Popolo, per la vasta estensione del suo territorio: del quale appunto abbozza i seguenti confini: “ Partendo — dice — da Sestino, luogo antico dell'Isauro fiume, che poscia giunge na Pesaro e le dà nome, è seguendo per quaranta miglia, è poco meno, per questi monti, sino a Modigliana, presso la quale fa Mutila, luogo antico, e incominciando dalle cime dell'Appennino, anzi da Tiferno e da Arezzo, fino al mare Adriatico, molte miglia lontano dal Saxyio fiume... non si ritrova altro luogo che Sarsina che sia nomi- nata dai vecchi *, Cesena stessa — aggiunge — “non fu gran cosa, prima della Natività di Cristo, Nostro Signore: e quei Fori che la seguono furono fabbricati dai Romani, dopo che i Bo) diedero luogo". Acuto è paziente storico, innamoratissimo della Anf'ora in bronzo di squisita fat- tura greca. - Tronco e bito drovali in epoche Da sinistra: anteriori alle ricerche recenti. - Hue frammenti di stalue «coperti negli scavi del 1913 di fauni, - Gruppo brtmotenta cl alma esnestee. 51 sua terra natale, l'Antonini dedicò la vita a scrutarne le memorie: c impiegò il forte ingegno per trarla dal- l'oblio del tempo. E' uno storico ignoto, come la sua città: un po- vero prete del &o00, che fu vicario generale del Vescovo Angelo Peruzzi di quella Diocesi, e, per lunghi anni, parroco di Sapigno: wicima borgata, sulla riva destra del Savio: un womo di coltura assai vasta, per il quale non divevano segreti i testi degli antichi scrittori, Leggendo il suo discorso sulle “Antichità & Sarai na" pubblicato nel 1607, e tanto pregevole che ebbe l'onore di uno traduzione latina da parte dell'Aver- campio, « che fu inserito poi dal Burmanno nel suo d'besdiirani anlig. dialice, è difhicile sottrarsi al fascino delle sue ricerche erudite. Lo stile è antiquato, si sa: la critica storica non è sempre severa (nè poteva esserlo allora). Vi sono ingenuità: non mancano qualche +7olta gli errori, ma l'opera, con tutti i suoi difetti, attrae: tutta pervasa com'è, dalla cerità dal natio foco. E' un affetto profondo che non dà tregua allo scrittore; che ta capolino ogni momento, in mezzo alla farragine delle citazioni e all'incalzare delle argomentazioni. (Lominciùa gli otto capitoli del “io libro Dad si 0 p] lumen: tare l'ingiustizia della sorte per l'oblio piombato sulla sua città: “Se fu luogo al mondo — dice — che da una felicità è granderza considerabile fosse indotta a gran miseria, Sarsina, mia patria, era ed è forse ancora tale, anzi di gran lunga più infelice delle altre cittadi Le ragioni? Molte: la ruina degli edifici: la rilita di tutte lestatue è della mag” gior parte delle iscrizioni: la mancanza di serittori che né abbiano compilato le istorie “che pure sarieno state degne di esser sapute". Di più "le croniche della città — ag giunge l'Antonini — " nessuno sa dove siano"

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si Lapide, provenieale dalla Badia di Montalto in Summano, i Per cui l'Autore, ricordevole di quell'aura sentenza di Cicerone, negli Ulfici: "son solum mobis nali sis, sed orli nostri parlem palria, partem parentes, partemgne amici sthi cendicant" si ingegna di ridurre insieme — ad onore della Patria ed a beneficio pubblico — le memorie notevoli della sua urbe: “ per cavarne tanto di sugo che se ne riformi la notizia delle antichità nostre", E chissà che dal suo sepolero l'ombra del buon Sarsinate non frema, oggi, ed esulti, Perchè stanno per essere ripresi "in grande stile — come dicono i giornali — gli scavi archeologici nel territorio della sua città. E° stato già concretato un piano di lavori: il go- verno ha già accordato i necessari aiuti: e nei pros- simi giorni di aprile si recherà lassù, per un sopra- luogo, lo stesso comm. Arduino Colasanti, direttore generale delle Antichità e Belle Arti. Intanto le acque del Savio, quasi per incoraggiare la generosa iniziativa, hanno lasciato in secco, dopo una piena, un cippo sepolcrale, che risale — forse — al II secolo dell'Era volgare. Non è la prima volta che il fiume discopre e re- stituisce preziosi avanzi romani. Nel 1592, dopo una fiumana, furono trovate nel Pian di Berzo due ricche lapidi, con incisioni: una delle quali era dedicata, da Flavia Pieride, “al ma- rito ottimo — medico patrono dei Centonari di Sarsina ". Qualche anno dopo, nella stessa località, un con- tadinello trovò una corona d'oro “con alcuni carbon: chi, tanto splendidi, che di notte parevano tanti lumi" e la vendette = si dice — per otto o dieci scudi ad un ebreo della vicina S, Agata. Ora i prossimi scavi archeologici si svolgeranno appunto li, tra il fume Savio e il fondo Fangoniano, dove è fama esistesse, ai tempi di Roma, un ci- mitero. Era ora che qualcuno si ricordasse di questa pic- cola e grande città dell'oblio. La terra, tedele cu- stode, è pronta a svelare, dopo un sonno di secoli, i suoi ignoti tesori. Basta frugarla pazientemente, con fede. i Da questa iniziativa, tanto caldeggiata da Arnaldo Mussolini, deriverà, per dirla con l'Azzalli, altro Sarsinate del 700, * non solamente gran lastre a ina, ma dacont na grande avvantaggio agli amatori della Storia e antica Erudizione Romana ”, Sarà un doveroso tributo > aggiungeremo noi — reso alla religione di Roma antica. LUIGI CONTARIKNI,

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FIS SDA 5 JA 3 dl a ri î (dà a Mosse n eni Mosaico romano rappresentante sette filosofi greci scoperto a Sarsina, ora a Roma nella Villa Torloua,

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i peo AA tail i n ET) r; — ni pi a î î "E Pea e me Sl ee ve gei Pres sula a demeatr dii + La Willa Fircentra di Brugnano dA##a. IL PALAZZO DEI VISCONTI A BRIGNANO D'ADDA ln messo all'ubericsa pianura lombarda, a pochi chilome» tri da Milano, eppure non cosi noto come meriterebbe queito capolavoro del più lantasiono fra gli stili architettonici italiani, sorge il palazzo dei Visconti a Brignano d'Adda. La suniscsa costruzione per la sua austerità e grane dicsità congiunta alla vivacità della maniera nei dettagli ed alla serenità riposante dei grandi parchi e cortili, ba del castello e della'villa ad un tempo, e ci offre un esempio del più caratteristi» co barocco dopo le diverse melificazioni subite attraverso i secoli. Infatti nelle mura, nella foasa e nel ponte levatoio ricorda i tempi medicevali e lo sue vicende dalla cessione fattane da Federico Barbarossa nel 1156 quale feus ilo ai milanesi. fino alla ava incorpora» zione nella Signoria dei Viscondi. Il palazzo è attualmente arredalo con mobili ed CRE setti arustici delle diverse epoche im cul ‘ebbe vita più risplendente in mico da creare un ambienie degna alle sale che costituiscono una vera pi- nacoleca per la molteplicità Lal preziosità delle decorazioni e per la fantasitca vi- +aeiltà degli allireschi dor urli al magico pennello di Bernardino Galliani ed in par- le, Forme, sil Tiepolo abissò sub inacdlroa. A sinisbra: A destra Palazzo Gr, LF. Aagelo Carminati SFoalane è pars lale del parco, Pit csrlile dal Fircenti a Bri earn Aa, (Juesto risorgere di vita mel vecchio è siggritivo castello © dovuto all'opera dell'attuale proprietario, Grad' Uff. Angelo Carminati, Tioak ne ba curato e ne va curando le sorti con amore di studioso e di artista reintegrandone il decoro ed il pre» stigio che ne smanavano ai tempi dei suoi ntaguati predeccazari. Effettivamente la notorietà del Carminati è più dovuta alla sus opera di ardito pioniere della colonizzazione e dei tral- fici d'esportazione altrechè alla sua attività nei più svariati campi dell'industria (egli è presidente ed amminiatratore di inca quaranta Società Industriali); tuttavia la sua versatilità tipica» mente latina si applica iena nel campo artialico e questa, di aver salvato dal deperimento una delle pi sui falgide gemme architettoriche della Lombardia, è la sua seconda grande benemerenza vera il patrimonio arti siico è culturale della Nazione Infatti il nome del Grand UN. Ans gelo Carminati già è legato alla vasia pera di sistemazione della Hiblioteca Ambrosiana e l'alta onorificenza confe= ritagli da 5. &. Fio XI è una riprova del riconoscimento © della considerazione in cult esulto il suo mecenatismo illuminato anche negli ambienti vaticani, f. è.

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NEL MONDO DELLA MUSICA GUIDO Qgni amatore della musica, sia pure di medioveris- sima coltura, dovrebbe conoscere (non dico: amare) Guglielmo De Lene, quel bizzarro russo, idolatra dello immenso Beethoven, morto da poco più di quarantatre anni, e sempre vissuto in atteggiamenti di antipatia verso gli operisti italiani del secolo scorso, che nel 1853 cominciava un suo volume ‘ Beethoven et ses trois styles” (purtroppo interessante) con un capitolo polemico acre di ogni mala parola contro “la voltige transcendante du piano" e vi poneva igrafe queste mghe dello ]amn: “Un homme navale une grenouille vivante... il finit par avaler une couleuvre ", Dico che il volume è purtroppo interessantissimo anche oggi, perchè non mi sembra che la critica beethoveniana tedeschizzante abbia fatti molti passi da quelle pagine del 1853. Quell'intellettuale Pisa che preferiva scrivere in francese, quando voleva par- lare al mondo degli intellettuali, e che non pensava mai musicalmente in italiano, & ancora un testo defi- mtivo della negazione del nostro genio, E la nostra critica moderna italiana che cosa oppone? Quasi nulla in difesa della latinità musicale. Noi viviamo alla iornata. Ma debbo ammettere subito, che, antitaliamità a rte, dove De Lenz colpiva i ciarlatani del piano- orte, che inforcano lo strumento caro al dolcissimo Chopin, come un tormentato cavallo da circo e defi- niva il “ pianismo “ dei Thalberg come un acroba- tismo senza poesia, diceva parole di una protesta che riecheggiano nelle nostre anime avanti ai trionfi quasi quotidiani delle stesse acrobazie, Ed è di ciò che discorrevo giorni sono con un gio» vine pianista italiano Goomlbe è nato a Forlì nel 1901) Guido Agosti, che su queste colonne vorrei pre- sentare al pubblico, non come un ignoto, che si tenta di rivelare, bensi per domandare un'altra volta a quanti hanno profondo il culto della genialità italiana: è proprio necessario che un pianista sia nato a Ber- lino ca Varsavia, perché gli italiani gli concedano tutti i giorni tutta la fama che egli si merita? Discorrevo, dunque, giorni sono con Guido Agosti, della musica da Camera, del Novecento, dei tentativi mobili che si fanno anche in Italia per la resurrezione del buon gusto nella musica strumentale, e per contro di certi istrioni del pianismo, che adoperano al piano forte come un mezzo vertiginoso di meccanica e non come uno strumento di espressione dei sentimenti umani e degli stati d'animo musicali. Si parlava con curiosità di Alfredo Casella e con ammirazione di Castelnuovo-Tedesco. Si travalicavano naturalmente i tempi e le frontiere. Ed ecco, affascinanti anche se non sempre convincenti, Strawinskw e Seriabine, ed geco, lontano, gentile, suggestivo, Claudio Débussy. Ma ad un certo punto il giovane pensoso artista ro- magnolo mi si rivelava in un atto di fede che mi fece pensare alla parte mi liore, a quella nòn settaria, dello spirito critico di Guglielmo De Lenz: “ Tutti i grandi sono grandi, ma il Padre Eterno è Beethoven", Ecco la nobiltà intellettoale di un giovane artista italiano, ed in genere del nostro temperamento, per cui noi non sappiamo negare la grandezza, anche quando essa sia straniera. AGOSTI Guido Agosti forse trasse parte di questo suo culto del gemo del Maestro di Bonn da uno dei più grandi musicisti, che gli insegnarono i segreti del pianoforte, quel nostro e non nostro Busoni, toscano di Empoli per la nascita, tedesco per il sangue della madre, e per la vita, e per la devozione, con cui seppe trae sferire dal clavicembalo e dall'organo al pianoforte le pagine più immortali di Giovanni Sebastiano Bach, Guido Agosti (consentitemi proprio che ora io non parli che di lui) ebbe parecchi maestri e se avesse ascoltato le affettuose suggestioni di Ignazio Mastrilli, che a sei anm lo iniziò al pianoforte, e che un anno dopo lo lanciava già al publica con varii concerti, avrebbe vissute troppo a lungo le ore pericolose del» l'enfant prodige: ma, anima schiva fin da quella 1à un po' lontana fanciullezza, malgrado i successi del 1908, nel 1911 egli si iscriveva al Liceo Musicale di Bologna, sotto la guida sapiente del Maestro Ivaldi e del Mugellim, ansioso di imparare per imparare è non di avere imparato un poco per prodigarsi troppo rapidamente alla folla. Non lo inorgogli nemmeno il fatto, quando tredi- cenne otteneva coi pieni voti e la lode il suo diploma di pianista, di un plauso speciale del Busoni, allora direttore del Liceo Musicale, che gli volle assegnato il premio Mugellini, e l'altro fatto che il pubblico pifta vero della Società del Quartetto Bolognese lo avesse sopanol con un calore che non si concede di solito agli esordienti. | Dopo qualche peregrinazione nella Romagna e nella Lom ia, egli si rimise a studiare di nuovo, Maestro l'ottimo Benvenuti, col quale studiò anche il contrappunto, otteneva splendidamente il diploma di Magistero, e poichè giudicava che un vero artista non può essere uno specialista di una sola arte, chiuso a tutte le altre curiosità dello spirito, si iscriveva ad una Università per laurearsi in lettere. Ora come accade che questo pianista, dalla vasta coltura generale, magnifico nell'intuizione, vigoroso nel polso, sicuro nella tecnica, invidiabile per la fusione rfetta tra le sensibilità ed i mezzi espressivi e che, uori di patria, già da sette anni ha ottenuto la rei- terata ospitalità, ad esempio del pubblico (anche al Metro litant, di New York e di Chicago, chia- mato fn nel misterioso Messico per la fama che i successi agli Stati Uniti gli avevano fatto acquistare, non abbia tuttora nella ricca Milano, dove egli vive, la fama piena e affettuosa che egli avrebbe diritto di pretendere? Noi lo abbiamo visto nei programmi di molte città italiane, come un concertista di prim'ordine, ma a Mi- lano egli non è apparso da ultimo che come interprete in Fio El dicati a Beethoven, e come gra cino degno del Vecsey, e pur riconoscendo che la alleanza intellettuale con questo mago del violino & tale da far onore a qualsiasi virtuoso del pianoforte, saremmo lieti di poterlo riapplaudire presto in con- certi tutti suoi. Sappiamo che l'Agosti sta per farci conoscere an- che qualche sua composizione originale, ed imaginiamo fin d'ora che il compositore avrà un suo fascino im-

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bei Guido Agosti. mediato di conquista sulle anime nostre, perché noi non crediamo che possa essere un interprete vilto- rioso colui che esaurisce la propria genialità nella compattezza solida della sola tecnica od in una grande abbondanza di sonorità, od anche nella malla delle mezze voci uguali e limpide o nella morbidezza soffice del timbro, ma che non abbia un suo conte- nuto spirituale da esprimere anche come compositore. L'interprete soltanto interprete spesso non è che una macchina, Perfetto come una macchina, se vi pare, ma non un vero artista, perchè non vero vomo con una sua originale umanità che gli ride e gli piange dentro. Perchè un virtuoso di qualsiasi strumento diventi un vero creatore, come interprete, bisogna che egli sia un cuore, in cui la vita ha messo dei fremiti. Può darsi che un grande esecutore non osi comporre, per- ] i ada sia aaa sa 6 ad ps ana LIA {Fat E. Sommariva) chè non si senta assolutamente originale, quando si abbandona alla creazione, ma se questo pudore del- l'intelligenza creatrice fosse vinto noi ci accorgeremmo nil ogni moda sempre, che chi ha fatto fare qualche passo di evoluzione tecnica all'arte interpretativa di un dato strumento, è pervenuto a questa dignità del- l'intelligenza, perché avrebbe saputo a sua volta creare. Non è la tecnica pianistica che crea le composizioni dello Chopin, è il genio creativo dello Chopin che tra: sforma la tecnica del pianoforte. A Guido Agosti, romagnolo forse un po' troppo chiuso nell'aristocrazia esitante del suo temperamento, noi rivolgiamo l'augurio, che molte volte formulammo su queste pagine parlando di musicisti italiani, ed è che presto le sue creazioni musicali ci diano il se- greto della sua perfezione di interprete. INNOCENZO CAPPÀ,

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GLORIE ERMETE Quando c'incontrammo egli mi guardò, curiosa. Pochi giorni fa. — Venga. Aveva impiastricciata, intorno al mento, la lanu- gine storica di Cawour: finiti gli ultimi applausi, si sentiva, oltre il velario chiuso, borbottare e scalpic- ciare la platea che si vuotava. Dopo l'ultimo applauso, sul palcoscenico c'è un attimo di esitazione per gli attori. La giornata è fi- nita. I macchinisti si affrettano a finirla e si preci pitano carponi a schiodare le scene. Ma gli attori esitano a buttar gli orpelli è le parrucche. Qualcuno per tre ore fu re: qualche altro ebbe, altre il viscido fastidio del trucco, sul volto le vampe della luce è del successo: qualche donna fu per tre ore giovane e senti ripetere con parole d'amore madrigali al ful- gor di una ambita bellezza che fugacemente le ap parteneva.... = Venga! Ha un occhio chiaro, un po' incantato e doloroso perchè la palpebra si è bruciata sotto la pupilla. Son le lampade o son le lacrime.... Certo quell'occhio fa pena; par che sia condannato a implorare sempre, a nòn sorridere mai: ed è più penosa là sua estasi forzata, quando le labbra disegnano un inimitabile, bonario, argutissimo sorriso, Zaccon! Mi pareva che un abisso di anni al avrebbe impedito di amarci, di intenderci, di sentirci vicini. Invece, eccolo qui: subito amico, fraterno. Rappresenta, ultimo, l'arte di ieri, Arte gigante, sonora, mi già piena di quei tremori e di quelle estasi e di quei singulti veristici che fecero di Ermete Zac- coni, ai suoi tempi, un novatore ribelle, un precursore bestemmiato dai decrepiti, adorato da coloro che crebbero giovani, al chiaro sole dell'indipendenza, con lui. Oggi Zacconi, quando torna ed annunzia Speliri o Carcina! Lambertini, riempie anche un teatro, vasto come il primo girone dantesco, di una folla in delirio per lui. Sono anche giovani. Anzi: è il popolo, che è sempre giovane e che è, sopratutto, sempre sincero nel plauso, Assistiamo ad una ascesa che non subisce inciampi, e tocca il vertice della notorietà più ampia con la vecchiaia, Dove ferveva, con la giovinezza di Zacconi, l'ece- cezione concessa a pochi, la nuova battaglia dedicata al consenso di pochissime menti d'avanguardia, ban- dita è quasi sclegnata la fortuna popolaresca, giunge oggi il popolo in folla. DEL TEATRO ITALIANO KALGLCGIONI È s'ammassa osannando, e si esalta è straripa, Il destino ha posto la vita di Ermete Zacconi fra due momenti storici del teatro incontrati, più che scelti, con miracolosa e precisa fortuna. Se l'attore non si fosse trovato un passo avanti cominciando, e quasi solo contro una maggioranza avversa, oggi il favore popolare più grandioso non creerebbe l'apoteosi della sua solida, maschia, sonante ed arguta vecchiaia, Settantun anni! A sentirlo, dalla platea, si pensa che quel tremolar della testa e della mano, ogni tanto, sia un verzo rimasto all'attore, con gli occhi improv- visamente imbambolati, quasi per riconoscenza alla prima grandissima fortuna scenica di Osvaldo. Ancor oggi quell''Osvaldo, che in realtà noi ab- biamo intravisto diverso, rimane padrone è gigante, con i riccioli biondi, con la bocca storta, con le pu- pille fisse, nel mezzo del quadro angoscioso che En- rico Ibsen ha certo immaginato per altri contrasti e per altri contorni. È trionfa. Il primo Ibsen che l'Italia conobbe nacque zacco- nianemente verista così, KNon era tempo e non c'era pasto per aridi, scheletrici è oscuri drammi simbolici : Osvaldo, tutto fremiti e baleni, luci ed ombre, e scatti e inciampi, e stralunate estasi raccapriccianti sull'orlo della follia, doveva allora in Italia essere inteso e trionfare con quella maschera piena, con quella di- zione affannosa, per quella progressione tremula in principio e sussultoria verso l'epilogo del male, per quella pietà essenzialmente umana che deriva da una immeritata ed inevitabile condanna atavica, Rimanevano declamanti lenocinii: sopravviveva il dramma eroico. Paludato ancora in parte, s'insinuava il vero è giungeva facilmente al trionfo eludendo le immature difficoltà del simbolo. Più tardi, ben maturata la lena, squadrata la sa- goma, scaltrita l'esperienza, giunse, per il coronamento della carriera, la comicità. Una comicità grassa: bolognese. Non posso scordar Lambertini, E su quel tono è per quel rapido effetto della frase dialettale che sguiscia dentro istintiva è rimbalza incisiva nella battuta, nacquero altre figure. Ultima, don Abbondio, Penultime, il Tessitore: Cavour, Ma io ricordo Zacconi ercicomico Fanfulla da Lodi; brillantissimo protagonista anche di una mo- derna ed a torto dimenticata commedia del Lopez: fl brullo e fe belle. Magnifica tempra di dominatore della risata. Non caustico, non soltile, per niente sinuoso e galante: mi pieno sempre di vitalità teatrale, e nella piena luce del personaggio.

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57 Ermete Zacconi, Tonante 0 comico, eroicomico o tragico, questo tramonto sacconiano è caldo di una luce sana ed esalta in gioia una sterminata distesa di messi raccolte. dira con pianti, Anima dolorosa, per mielere con canli di allegrezza. Nessun attore sarà mai così felice sul vertice del proprio lungo e difficile cammino: felice di cantare (Fat, Badedi] dall'alto, ad una folla immensa. Felice di averla di un poco preceduta, nei primi tempi svelti della bal- danza giovanile, quella folla, per attenderla ad un largo convito di arte e di applausi. Felice di quanto fu seminato, di quanto crebbe in abbondanza, di quanto rimarrà ancora per molto tempo ad alimen- tare 1 ricordi di chi, conoscendolo ed amando l'arte ua, nòn ne ritroverà più traccia nelle fameliche ba- raonde del divenire. gi Fa

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INTERPRETI E TENDENZE NUOVE NEL TEATRO DRAMMATICO Russi d'origine, ITLA. stabiliti PA Parigi per realizzarvi il loro sig mio d'arte, (siorgio e Ludmilla Pitti si [osta tt) conquistati ormai nà fama CUrapea per la ma dermità è l'intelligenza delle loro interpretazioni if nr repertona the va dan clanasci agli avanguardisti, Mell'altima tournnite italiana la loro compagnia ci ha daîo interessanti esecuzioni di Sanfa Guocanaa di G, B Shaw e del Mise di [sogal. Fasdmilla Pitogli Fai Eorfea lla Solta: Laga acna di" Hab Tafl' di dalonio Aadoate fappre senlala coò diclissinto seilo al Lealre Sega dadipendenii di Moma. T. Paelova + I Chalenie nell'uilimoò comme ita al Aradia f armi della esa”, recitata con atetoraso dl Mansoni ili Milano, |

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Ritratto di E, fammariva

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Hi LE DONNE CHE ALL'ESTERO HANNO FAMA DI ELEGANZA E DI BELLEZZA Non c'è ancora unanimità di giuzlizio sulla bellezza di un'at- trice fra i frequentatori dei teatri di varietà e dei cinematografi. I" films” sono gli eleszi if Fra ne cia è im (Germania, in Italia e negli stati Uniti: 1) pubblica ael aliverai paesi ha ormai gli siessi gusti in fatto di scene, d'azione, d'inireccio; ma sul tipo di don: ha non troverete mai l'accordo, dfenay Porlra £ la puîe popolare fina le alleicî dalla sebironò in Cere UA. fn alto: Foavernde Ur, aprar dalle din afolge- Panli aelle parigine della " Reene"!. lina gionrae dnaralei» ce desteca, Sal mome dmfora dneppo benghe- a, de ricamparini Eni cartelloni siballarzata concatenati,

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60 IL PITTORE DELLA FEMMINILITÀ É il prodigio della moda, Van Dongen. Pittore valente, s'era acquisiata con una vita di nebili fatiche una solida sika. sale a dire il diritto ad un buon discorso funebre in caso di morte, è il dovere di immobilissarsi nel cerchio della stima, sa l'invidia e la maldicenza lo avessarò lasciato in vita, Van Dangen scanso il pericolo on buttò sel turbine della moda che lo lam cho generosa al vertico della tauma e della riechezza Ambienti dal palazzo Van Moagen a Parigi. Mile Foresier Mag- gardè il s0ggello vi cente del noel gmadri più preenii. LIA E Aa ISS ISNR

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1] Frai all | bll LA MODA IN DECADENZA? Dopo aver raggiunta con la sin cerità e la maturalerza una li nea perbetta che meiteva d'ae- cordo l'atilità pratica con le esigenze estetiche, dopo aver sa- puto ormare la semplicità della forma colla squisita ralfinaterzra dei colori, i condottien della moda sembrano cssurri nella ficerca alffanmosa e confusa di movild... antiche è antimoderne. Riappare, per esempio, il busto # con la disinveltura con cui tra stato combaitato per ragioni igieniche, se ne la cra la pri paganda per misure terapew- irche! Disiro ai candaltieni, che stanno fabbricando a prezzi d'uliima novità, scgiur cblÒredicn te lo stuolo innumerevole delle eleganti. (Luecston Labosg]

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bi L'aguila, la vipera e... “le canard”, lele ice

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La camera riprodece le condizioni atmosferiche delle grandi altezze sia per la lemperalura come per da densità. 63 Una canterà preumalica per il controllo «cienti- fico di uomini e di alru- menti d'aciazione. GLI AVIATORI E LA PSICOFISIOLOGIA Se si facesse un'inchiesta confidenziale fra gli uo- mini che volano, + certo che la maggioranza di essi dichiarerebbe di aborrire la scienza psicofisiologica applicata alla scelta degli aviatori, anche se, presi singolarmente, gli psicofisiologi sono degli omesti scien» ziati e delle simpatiche persone. Da che proviene codesta avversione? Anzi, prima di tutto, cosa significa quella complicata parola, e la complicatissima cosa che essa designa? Mel principio non vi furono psicolisiologi nè vi fu psicofisiologia, è, per dir meglio, qualche anno fa non esisteva, come ora esiste, una vasta categoria di scien- ziati che sostiene il diritto e il dovere della scienza di intervenire con l'esame psichico è fisiologico dell'in- dividuo aspirante a un mestiere o ad una professione {che dico?) a un'arte, a una missione, per dirgli: — Tu non vi sei adatto. Codesti scienziati partono da considerazioni aprio- ristiche, e certo nessuno si attenta a trovare che questa aprioristicità sia azzardata, quando lo scien- ziato dica: — Tu hai cattiva vista, non puoi esercitare una professione dove occorra una vista ottima. — Tu manchi di un braccio, non sci idonco a una professione dove occorrono ambedue le braccia. Qualche dubbio sorge invece tra i profani quando l'indagine verta sopra caratteri e tare fisiologiche, meno appariscenti, è quando concerna addirittura ca- ratteri e tare psicologiche, che sembrano {ai rofani) sfuggire all'accertamento coi metodi materiali, la bilan- cia è la provetta chimica, o con il suono 0 con la luce. In altre parole sembra ai profani che per giudi- care se un soggetto sia o non sia idoneo a quel dato mestiere non basti constatare le sue efficienze o defi- cienze psicologiche e fisiologiche, ma occorra rendersi conto, con un esame ed una statistica a riori, se quelle tali esperienze, nel complesso giuoco delle azioni e compensazioni psichiche o fisiologiche, siano veramen- te tali da far pronunciare la condanna di non idoneità. Ossia, si dice, ammettiamo pure che tutti gli am- messi siano idonei, ma occorrerebbe poter dimostrare che nessuno degli esclusi fosse anch'esso idoneo! Ma queste sona considerazioni di protani. I VANTAGGI DELLA SELEZIONE. In ogni modo i vantaggi della selezione sia pure aprioristica, sono innegabili, anche perchè, se si parta dal dato di fatto che per esempio in una profes sione dove esistono dieci posti disponibili, si presen tano venti candidati tutti integri ad un esame super- ficiale, certo è che lo scienziato, col sussidio di mezzi d'indagine delicatissimi, con l'aiuto di una perspicacia affinata dalla coltura, dall' esperienza € dall'esercizio, riuscirà a far la cernita dei migliori, se non con mar tematica sicurezza, certo con grande approssimazione. Certo, qualche volta sbaglia; per tornare al sog- getto del nostro articolo, ossia all'aspirante pilota a- viatore, pe darsi che rimanga escluso talvolta, dalla inesorabile valutazione, un giovine del quale il fer- vore dell'entusiasmo, la tenacia dei propositi, la stre- nuità del coraggio, farebbero un meraviglioso pilota del velivolo, ela Ge all'ancoaloscopio egli mostra delle anomalie nella scelta dei colori, se il senso cinetico» labirintico è deficiente, se si tempo di reazione misurato al cronoscopio di Hipp è troppo lungo... e chi più ne ha più ne metta. I difensori dei vantaggi che la selezione preven-

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Dispositivo per lo audio dell'amalzentà. tiva olfre alle aziende aeronantiche, citano un fatto che sembrò verificarsi durante la guerra. Nei primi tempi, essi dicono, oltre il trenta per cento dei militari, allontanati dal fronte per seguire i corsi di pilotaggio, non riusci» varo a conquistare il brevetto di pilota, « Durante il periodo dell'istruzione, già « costosissimo per il consumo di benzina e di « lubrificante e per le spese generali, gli al- * lievi rendevano inservibili moltissimi appa- « recchi, con enorme danno economico e pur * troppo con sacrificio di vite. Tutto ciò arre- cava, oltre al danno economico, oltre alla « perdita di womini, anche due altri inconve- a mienti, l'uno comsistente nell'allontanamenta « dalla fronte, per un periodo lungo di circa « sei mesi, di individui che per l'aviazione non « erano adatti, e che quindi non davano alcun a rendimento bellico: l'altro nel ritardo nella « preparazione dei piloti, perchè individui che « non potevano conquistare il brevetto tenevano * occupati, per lungo tempo, istruttori e appa- « eecchi scuola, togliendo così il posto ad altri « giovani più idonei. Ma anche dei militari che con. « quistavano il brevetto non tutti potevano dare un «buon rendimento, per le loro deficienze personali, e andavano incontro a disastri, che costavano la vita all'apparecechio, al pilota è spesso anche all'osserva- «tore, che si era affidato alla sua guida », Istituita la visita psicofisiologica e man mano che si perfezionavano 1 metodi di essa, si verificò bensi un preventiva scarto notevole, ma dei giovani inviati al campo scuola, solo una piccola percentuale fecero cattiva prova, Le suddette argomentazioni hanno certo un gran valore, tuttavia bisogna osservare che al gressivo miglioramento della percentuale dei risultati buoni concorsero in modo notevole, e il perfezionamento raduale e continuo dei velivoli, e sopratutto il per- ezionamento dei metodi di apprendimento del pilo» taggio. Li I MALI DELLE ALTEZZE (ali sforzi fisiologici, o almeno i cimenti cui gli or- ganismi umani sono sottoposti durante il volo, sono di vario genere. Anzitutto vi sono i disturbi che possono causare le diminuite densità e pressione dell'atmosfera. A questo proposito sono state fatte esperienze mol- tissime sull'uomo e sugli animali: è noto che la pres- sione dell'aria diminuisce con l'altezza, tantochè a circa 6000 metri è la metà di quella che è al livello Pantostato per la misura del= l'ercilabililà allo stimolo elet trico del labirinto.

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Sedia circolare per leccio» mento labirintico del canali semicircolari oriz Apparecchio per i lempi di reazione e di scella. tonlali, del mare. In quelle condizioni, sembra che il sangue s'impoverisca di ossigeno, in modo esa- gerato, epperò 1 disturbi - provengono dalla anorzienia. Altri scienziati invece ritengono che non la diminozione dell' ossigeno bensi quella dell'anidride carbonica nel SONQUEe, OSSIA l'ascapaia produca cefalen, torpore, e in qual che caso svenimento, Il male delle altitudini però si produce a quote assai differenti pei differenti individui. Aleoni lo accusnno a 4500 metri, altri affron= tano gli Soco metri senza disagio grande. Og- LL) Oftalmonelro per la ricerca dell'astigmalismo oculare. gidi, com'è noto, l'altezza raggiunta in volo sorpassa i 13.500 metri, ma ciò è stato fatto con l'ausilio della inalazione di aria respirabile compressa in bombole, Altri spauracchi di taluni volatori sono il male della Sircena che si verificherebbe nelle rapide discese, lo stordimento nelle rapide giravolte fatte con piccoli veli- wali maneggevoli, la perdita del corretto senso dell'equi- librio quando si voli nelle nuvole e nella nebbia, ecc. Gli studiosi hanno analizzato con grande perspi- cacia tutti questi fenomeni, ma si sono trovati di fronte, da una parte, alla difficoltà di valutazione di- pendente dalla assenza di taluni fattori psicologici che solo durante il volo guidato e comandato dal soggetto possono essere verificati; d'altra parte si sono trovati spesso a disporre di SOgge tti che avevano per un verso o per l'altro tendenza inconscia oppure volontà deli. berata di riferire le impressioni soggettive secondo i propri intere ssi speciali; ora avversi al volo, Ora deside- rosi di non essere respinti dall'esercizio del volo. Que sti coefhctenti di falsa valutazione non sono sfug- giti all'intelligenza degli psi- colisiologi, i quali hanno per- fezionato sempre più il lora attrezzamento di laborato- rio, i loro procedimenti di indagine e d'interrogazione, e talvolta hanno addirittura trasportato in volo il pro» prio gabinetto di esame. GLI ISTITUTI PSICO- FISIOLOGICI Non è questa la sede per lrattare, conampierza degna dell'argomento, della vasta opera attuata dagli scien- matlitaliani a prò della equa e prudente selezione degli avutori, (Pai, Dannata merda: Laga | la per l'aereo Biala, Da Masieceliol, È ll ‘ R

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Un candidalo sullo sedia re- laloria per Focame del senso dti equilibrio, La facile operazione d leccare, ad occhi chiusi, col- l'indice fa mano dell'araniimatone diernta ch ffecile dopo la rotazione. In queste pagine i nostri lettori vedranno, accanto fn fotografie di pretta origine nmericana, delle altre che rappresentano impianti nostrani. Occorre subito dire che gli istituti psicofisiologici italiani sono attrex= zati in modo migliore, ossia più completo e razionale da in celebrati istituti analoghi d'oltre occano. 6 Ési istono camere paeumatiche e refrigerate, dove il prc stavamo per dire la "vittima", viene rin- chiuso, sottoposto a depressione atmosferica e a re- frigerazione per vedere il suo comportamento nell'ipo- tetica situazione nella quale si potrà trovare nell'eser- cizio della sua professione futura. Esistono «sedie rotatorie, seduti sulle quali i pazienti vengono fatti ruotare vertiginosamente con angolo di girazione & velocità di rotazione assai maggiori di quanto non potrà verificarsi nel più vertiginoso winage, o nel /ovping più acrobatico, no misurati i suoi “tempi di reazione” a uno stimolo sensoriale qualsiasi; valutata la sua Mir di distinguere i colori; apprezzata la sua emoticilt con SN METODI SCIENTIFICI LEA IN USO NEGLI STATI i, UNITI PER L'ESAME i FISIOLOGICO DEGLI AVIATORI La seconda Fotografi riproduce un esperimento analaga. L'ast- minando Fdrerebbe erTpersi sal inonce dipe la rotazione trovando colla festa l'appoggio esatte. applicazione di sfigmagrafi carotidei e con pacisata gira fe mentre un improvviso sparo gli pistola e un colpo di sirena determinano il voluto «boct emotivo. Prima di chiudere questa serie di osservazioni, oc- corre aggiungere che per i volatori le conseguenze di una ear eficienza psichica o fisiologica debbono essere valutate più accuratamente che per qualsiasi altro mestiere, perchè uno svenimento, uno stordi» mento, un improvviso indebolimento della facoltà wi- siva, possono produrre una catastrofe irreparabile. L'esame psicofisiologico giova ad evitare disgrazie e la propaganda aeronautica lo può considerare benemerito. I PROGRESSI REALIZZATI Gli scienziati di questo gruppo di conoscenze che gi designano col nome Sr a di sicofisiologiche, non si fossilizzano nei lovo criteri di valutazione; i loro canoni sono soggetti a revisione continua in base alle esperienze quotidiane; senza preconcetti è senza

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falsi amor propri, gli studiosi tengono conto delle 0s- servazioni che i volatori loro fanno, additando i per- ferionamenti possibili nei metodi d'indagine perché siano più corrispondenti alle reali situazioni in cui il volatore si trova sul selivolo, alle impressioni che prova e alle ener- gie di cui abbisogna. (Così i metodi di visita instaurati in aviazione vengono invocati anche per la scelta dei candidati ad altre professioni consimili; per esempio chi chanffear:, di macchinisti ferroviari, ecc, Però mentrela visita preliminare agli aspiranti piloti aviatori è assai vasta, completa e severa, la rovi sione periodica ai piloti già in ser- vizio tiene conto sopratutto del ren: dimento del pilota stesso e del suo passato di volatore, e il medico non esita a considerare idoneo il sog 67 getto che, pur presentando delle tare rispetto al suo giudizio assoluto, siasi mostrato in pratica capace di assolvere senza inconveniente alcuno le varie funzioni della sua professione. Tale revisione d'altronde ha la sua utilità; giacché anche la macchina womo come il motore meccanico, dapprima col funzionamento si assesta e rende di più, poi comincia man mano a logorarsi, e una tempestiva constatazione delle riparazioni possibili, può rallentare il logoramento. I psicofisiologi sono già e più divente- FALLITE È gli ALONE dei piloti i Flal servizio, Invece di (SRO i loro spauracchi come è avvenuto finora qualche volta. UN COEFFICIENTE INCOMMENSURABILE Ma pure con tutto questo, 51 comprende bene che i volatori che amano di volare, aborrano dall'esame pscolsiologico e quelli che non hanno più voglia di volare wi ricorrano wolentieri, In effetto, i molteplici progressi della scienza di cui parliamo si sono dovuti arrestare di fronte a un cosciente incommensur abile, àù un elemento d’idoncità che tutti gli altri può, in taluni casì, riàssommare, so” stituire, moltiplicare, e questo elemento è la volontà. Dopo la rotazione candidalo mene sblloposlo all'esame per l'asligmalismo oculare.

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Mioestesrometro del dollor Paradi per la ricerca del duo munitolare, Ora s'è iniziata fra gli studiosi del problema una tendenza a tener conto grandissimo di tale coefficiente, e fare in modo che l'esame psicofisiolagico dei can- didati all'aviazione e il riesame periodico dei volatori presentino una unità concreta in qualsiasi caso, Lo scienziato esamini, studi, valuti; esprima in cifre il suo giudizio complessivo è i suoi giudizi par- ziali sui vari ordim ed clementi esaminabili nei sog- getti in esame. In base a tali giudizi e in base a varie opportu- nità, anche concernenti il fabbisogno di wolatori che hanno le aziende aeronautiche militari oppure civili, Ì Ì Ù Ù #1 Apparecchio del Galeotti per la ricerca del senso miorcolore (Lalilulo mes eco legale per l'oeronau- tica - Montecelio, Roma}. (Lelilolo medico legale per lae- romantica - Moan- lecelio, Ma), l'autorità proposta all'ammissione dei candidati fa la propria scelta. In seguito, sui soggetti prescelti e che hanno ini- ziato l'istruzione e l'esercizio del volo, lo scienziato rosegue a portare la sua attenzione, controllando in Base ai dati statistici e agli esami periodici, i risul- tati offerti da ciascun individuo, ossia la capacità che esso dimostra, In tal modo la scienza si perfezionerà, i labora- tori e gli istituti si arricchiranno di suppellettili sem re più perfette, i metodi si affineranno, è il volatore lice piroettando altissimo nel cielo non penserà più con terrore alla camera pneumatica, alla sedia gire- vole, ed agli altri strumenti di tortura... AMEDEO MECOZZI,

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i = = TRTEE ai -reuee*—jpGreceeo——s- Una folagrafia storica: L'yachi “ Artica" del Daca degli Abmzzi in partenza per la coppa d'Italia del 1907. TI & GHA FING E° il navigare considerato come un'arte. Il mare è il cammino aperto per cui tutti i continenti possono essere allacciati, tutti i popoli possono comunicare tra loro. La via della fortuna, sin dall'antichità, fu cer- cata sempre sul mare. Quasi sempre un desiderio di ricchezza spinse i navigatori alle imprese più audaci. Ma c'è chi sul mare non vuol seguire le vie del commercio: chi guida la propria nave SO GRADO per vedere terre e genti nuove, dove il capriccio lo consigli d'approdare: chi s'indugia sul gran ip azzurro per godere il sentimento della esistenza cosmica che si prova pitone] nella gran solitudine, in continua Pulce con gli elementi, in continua mutevole visione degli spettacoli suggestivi della natura. Cielo e mare esercitano sul l'animo umano una seduzione invincibile: si direbbe che più facilmente lo mettano in comunicazione con l'invisibile da cui ha origine. C'è chi inquieto sulla terra immobile e fredda trova piuttosto la pace na- vigando selo sopra un oceano in tempesta. Ma non tutti. uelli che sentono il fascino del mare hanno il destino d'esser marinai, E se vi sarà chi ne soffrirà tutta la vita come d'una nostalgia inguambile, wi saran pure i privilegiati che potranno provvedersi d'una nave e soddisfare la propria passione. Così nacque Taestiari Il nome è barbaro ma l'origine della cosa è latina diporto nautico era stato introdotto dai Cesari della famiglia Giulia è praticato diffusa- mente ai tempi dell'impero. Il medivevo lo spense. Ì mari diventaron pericolosi. Una traversata marina era sempre un gravissimo rischio: pirati, corsari, predoni d'ogni ie infestavano il mare. Le navi ch'eserci- tavano il traffico dovevano esser sempre armate come quelle da guerra: e 1 marinai eran pronti a mutarsi in guerrieri, Soltanto ai primi del settecento la navi- gazione da diporto cominciò a riapparire, prima in Qilanda (la parola wack! è d'origine olandese) e poi in Inghilterra, L'vachting nascente trovava l'arte ma» rinareésca completamente trasformata e ad un alto ado di sviluppo; c'era la vela, che non più sussi- iaria del remo, dominava i cammini del mare riu scendo a compier l'assurdo d'andar contro la direzione del vento: ei venti eran studiati, calcolati, preveduti : e gli astri e la bussola guidavano le rotte con esat- tezza. La navigazione cera già una scienza. Poteva dunque diventare anche un'arte. Appunto in Qlanda nella prima metà del settecento si vedon gqà delle regate fra navi a vela appositamente costruite. Gli inglesi imitano immediatamente gli olandesi. Nel 184: anche in Francia si fonda la prima associazione diporto nautico: nella lista dei fondatori figurano A- lessandro Dumas, Alphonse Karr, Thiers, Jsabey € Horace Vernet. E per merito d'uno scrittore marinaro, ack la Bolina, finalmente in Italia nel 1878 si gettan basi del Regio Yacht Club Italiano, in cui si tro- varon riuniti i migliori appassionati del mare che van» tasse allora la nazione. Mentre nei paesi anglo-sassoni si andava diffon- dendo verso quel tempo la mania del yacht a motore, i paesi latini restaron eralmente fedeli alla vela. Militavano in sifagle i questa le ragioni economiche. Ma non furono le sole alia la fecero prediligere nei nostri paesi: i nostri vomini di mare riconoscevano nella vela un elemento più aderente alla vita marina. La nave a vela non è una macchina che risponda ob- bediente e indifferente all' azione di lucidi congegni : la vela è qualcosa di vivo che si rende obbediente sol-

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"| pe pe —- LDilaale Sr e ai - sÌ = Fr - muli SA Pa | ue D.7 0” se —.—_—_—_—T—_TT_m e | L'equipaggio del " Cora IV", Irionfatore delle gare internazionali di Copenbagen 1926. tanto a chi sa mettersi in comunicazione intelligente con la natura, a chi sa vederne e interpretarne i segni, Il navigatore velico conosce il grido dei gabbiani, sa quali colori del tramonto o dell'alba portan vento di libeccio oppur di maestrale, legge nella forma delle nubi l'approssimarsi dell'u- ragano e il persistere della onaccia, osserva sulla ere- sta dell'onde la forza della tempesta. E conosce la sua nave in ogni fibra Sa a qual vento può resistere e a qual vento deve fuggire. Appoggiato alla barra del timone il buon pilota deve esser sensibile come se il proprio cuore fosse quello della nave. Ogni sforzo del- la vela e delle sartie, ogni urto delle onde contro fianchi devon essere sentiti da lui. Per poter navigar con la vela bisogna amare e conoscerla propria navicella come il cavaliere il cavallo. La prima regata di navi a vela nel Mediterraneo fu corsa n Cannes nel 1859. In Italia la prima ebbe luogo a Spezia, molto più tardi, nel 1881. Fu questa una regata per modo di di- re, modestissima: piuttosto una sfida tra due vacht da crociera convenuti laggiù per una festa navale. Lo vachting italiano veniva dunque buon ultimo nelle li " Cora IV vittorioso competizioni europee. Ma a distanza di quasi cinquan- t'anni, nel luglio 1926 i giornali diffondevano la notizia che nelle regate internazionali di Car nhagen, alle quali avevan partecipato tutte le nazioni d'Europa, un'yacht italiano, il " IV" aveva strappato tutte le vit- torie, meravigliando i com- petitori, nessuno dei quali a- vera preveduto una simile affermazione. Il Duce tele» grafò il seri commosso en tusiasmo all’ equi io. E il Re di Vamibiiroa volle personalmente ricevere è complimentare il fortunato comandante. La bandiera italiana per un giorno Vena tolo orgogliosa in cima ai moli, in segno di vittoria, sopra il pallido mare danese. L'importanza di questo avwenimento stuggi però in gran parte al nostro pub- blico, il quale non ha ancora familiari i problemi della marineria. Ma in tutto il mondo anglosassone la no- stra vittoria marinara fu motivo di discussioni e d'in- teressamento: il fatto stesso che non era affatto preve» duta ne aumentò il valore. Italiani erano il disegno e la costruzione del battello, italiano l'equipaggio. La vittoria della nostra‘piccola navicella in quel mare lon- tano, dove già raramente appariva la nostra bandie- ra, tra popoli che tengono nel mare di È

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var» 71 pet E REN i I SDOSESSIEZE Un' yacht olandese, il “Prinzess Juliana", che si afferma sovente nelle regate internazionali. in alta considerazione la vita marinaresca, costitui una delle più proficue e spontanee propaga a d'italianità, Conscio appunto del valore che poteva assumere il diporto nautico, il Regio Yacht Club Italiano da vari decenni andava facendo sforzi perchè la nostra nazione, marinara per eccellenza, assumesse il posto che meritava nell'yachting europeo. Verso il mare ci spingevano le tradizioni più gloriose d'Italia. La con- figurazione stessa della nostra terra gettata come un molo attraverso il Mediterraneo c'indicava che sol»

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mi tanto sul mare era la via della nostra fortuna, la por tenza dell'avvenire: eppure il mare non era popolare tra noi. I cittadini che abi» tavano a qualche chilometro dalle coste pensavano al mare come a qualche cosa di pauroso, su cui fosse temerario avventurarsi per diletto, Gli intellettuali pen- Sla che le faccende midi rinare dovessero rimanere esclusivo dominio di pochi professionisti. Chi sareb» be riuscito a scuotere quel- l'apatia? Eppure anche in quel tempo qualche nome di nave italiana riusci ad affermarsi. Il Regio Yacht Club trovò rari ma appas- sionati proseliti nelle classi ricche, il cui contributo è indispensabile per l'incere mento dell'yvachting. Già in quel tempo canbieri ita liani vararono costruzioni notevoli. “Leda ", “ Meliien da", "' (Gorgone", “ Liggia" ; Iù mezzo: Maa movimentata partenza con mare agitato di “# atelri" internazionali. In basso, da sin.: Mia delle alberature più ardile che per- melle la massima nlilizza» zione dei venti deboli, te pachi “ Liala"” del Cav, Bruz- zone slo sana rajlica. If: Pancani "N asain)

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73 sono nomi di yachts che i vecchi appassionati della vela non dimenticano. Un grande impulso vene ne dato al diporto nautico quando nel 1903 S. A, R, i Duca degli Abruzzi ns- sunse la presidenza effetti- va dell'Yacht Club, Questo principe marinzio non di- sdegno di pilotare egli stesso ! suoi yachts durante le re- gate. În quello stesso anno nel golfo di Marsiglia, con il suo battello da 10 ton- nellate “Antica”, nome im- postagli a ricordo della glo- riosa spedizione polare, il Duca degli Abruzzi con- quistava l'ambitissima Cop- pa di Francia. Era la prima grande allermazione vitto- riosa di nave a vela italiana, costruita per la velocità, che s'imponeva agli stranieri. Dello stesso principe sa- baudo l'vachtda 100 tonnel- late " Hona" si comportava brillantemente nelle clas- In basso, da sin: “Miria” do vachi del mtreb, Paolo Palla» eicino, che nelle recenti gare al Lido d'Albaro ebbe parte im porlanie, “"Cheta"” un £ melri wincilore d'una Copor d'Italia. Î" 6 metri" Tins, Cora IV e Grenmaria fra i migliori cam- piùni nazionali delle ultime gare di C(remova. [bat Aaa er iv)

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Ua bell'inseguimento di "& metri" durante una regala, sabilo dopo la partenza. siche regate di Cowes e della Clyde alle quali par- tecipavano le migliori costruzioni d'Inghilterra, d'A- merica e di Germana. Il Duca li Abruzzi non ha più lasciato da allora la presidenza dell'Yacht Club Italiano, che confederando tutte le società italiane aventi simili scopi, si trasformava in organizzazione importantissima dello yachting europeo. Ogni anno venivano indette regate a vela di carattere internazionale che si svol- gevano quasi sempre nel golfo di Genova, il quale in alcune occasioni aveva visto radunate oltre un cene tinnio di navi da regata. Dal 1907 al 1930 vennero fabbricati, secondo una formula internazionale di stazza d'ispirazione inglese, bellissimi yachts che resero popolare con il loro nome anche quello dei loro co- struttori: “Sua” e “ Fiola” dovuti ad Antonio Bava, “Colibri” di Pietro Boglietto, “ Pastale" ed “Oceano” di Attilio Costaguta. Lo «tipper Francesco Giova nelli ideava, disegnava, costruiva, pilotava i famosi “sei metri" “ Bamda" è “ Nale". Un patrizio ligure, il Marchese Paolo Pallavicino, vicepresidente del- l'Yacht Club, alternava lo studio al tavolo del di- segno per lo studio del pilotaggio: di lui son da ri- cordare i tre battelli che portano ciascuno il nome di © Alberina ”, Dal igzi la formula internazionale per la classi» ficazione delle categorie è stata ancora modificata. Si è voluto che non soltanto si pensasse alla velocità ma anche alla sicurezza, alla stabilità, alla praticità della nave. Gli studi per la perfezione degli vachts dove- vano volgersi in questo senso, nave non deve esser soltanto veloce, ma fragile è probabile preda del mare avverso. Lo +xacht moderno deve essere essenzialmente sicuro, di Facile manovra, capace di dominar qualunque mare. Lo stesso vacht che corre in regata deve insomma servire anche per la (Fiat, Gruaraieri, Gosnivah iù complessa navigazione di crociera, Bellissimi mo- delli italiani di questa stazza sono il "6 metri" "Mali ” e gh “8 metri” “Cela” e “ Cafina"” che per tre anni consecutivi ci han conservato la Cop d'Italia in gara contro ottime costruzioni inglesi, francesi, olan» desi e danesi. Oggi le più importanti regate a vela del Mediter- ranto sì corrono in mare italiano, ogni inverno, nel Golfo di Genova, di fronte al Lido d'Albaro. Dai suoi modesti ipizii ad oggi l'yachting nazionale può esser orgoglioso d'aver compiuto un bel cammino. Le rappresentanze di tutte le nazioni — e più mumerose uest'anno dope la vittoria del “Cora SW — si ra unano nel mar ligure per aver l'onore di correre con | nostri campioni, Le regate invernali, non potendo mai contare su un tempo costantemente favorevole, son le prove più dure e più difficili a cui possa esser sottoposta la po- tenza d'uno yacht e nelle quali vengon meglio misu” rate l'abilità e il sangue freddo d'un equipaggio. Si ricorda che qualche anno addietro, durante una re- gata, gia l'oragano. Il cacciatorpediniere di scorta fu costretto a rientrare in porto. Una foschia s‘abbattè sul mare nascondendo le navicelle. Ma quando l'uragano passò ci s'accorse che i piccoli yachts erano ancora sulla loro rotta, intrepidi. Nessuno degli equipaggi aveva voluto abbandonare la prova e cer- care un rifugio, Laggiù, su quei piccoli scafi, la nostra gioventù più aristocratica, tra spruzzi e raffiche, educa il brac- cio, il cuore, l'intelligenza all'amore per il mare. Do corre che le giovani generazioni si sentano più mari- nare. Le piccole snelle vele, candide contro l'azzurro intenso, sembrano ali, tese e palpitanti, nel volo d'una grande speranza. MARCO MARCHINI,

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(lerate fotrgrafie delle gare del 1937, svoltesi negli i o del febbraio al Lilo d'Alburo, completano la succinta cronistoria ilo pacbiiag del mestre collaboratene Marchini ln alito: da partenza del "@ meleî” Sotto: Gi "#8 metri" allo starei.

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19 IH Professore Sengia Foronalf. LE SORGENTI DI GIOVINEZZA La morte mvolia l'uomo come la più crudele ingiuttizia poichè egli conserva l'intimo meoordo della ava immortalità. Ogni cellula che lo compone, la quale costituiva ai primi tempi della creazione l'essere intero ed indipendente, ricorda inlatti la sua vita indefinita ed eterna e grida il proprio orrore da. vanti alla morte che gli è imposta dall'associarione con altre cellule. Ancor oggi ste cellule primitive, primi esseri ap- pari alla superficie della terrà, templia agglomerati di pro- toplasma, cafe amebe, non muoiono e mai se ne irovano i cadaveri, Esse mevolvono dividendosi, ma le due cellule che nascono dalla cellula madre coniengono esattamente butta la sostanza di quest'ultima. Nel corso di miliardi di anni queste cellule iniziali di aGha «aasociale per formare esseri sempre più complicati, dal più semplice ammale all'essere superiore che è l'uomo, ed È questa ita&ciazione, la cui armonia è apeaso turbata, che ha condotto al fenomeno mostruato ed anormale della morte. Nel profondo della sua coscienza, e piuttosto nel suo sub- cosciente, l'uomo non comprende che la vita, poiché pae Cisa è stato creato, dal suo pensiero im e a ciascuna delle sue cellule che bantò conservato il moordo dell'intenzione primi: tiva della creazione. MHoi non ino che l'imtinio della ita; mon abbiamo quello della morte, E' queto istinto ché ha provocato in lulie le cpoche appassionanti ricerche per tro» vare l'elixir capace di respingere i limiti dell'esistenza così lungi, che la sazicià stessa di una lunga vita chieda sonno è riposa, Disgraziatamente la scienza si è finò a questi ultimi tempi dimostrata impotente ad apporiare rimedio alla vec chiaia ed ad allontanare i termini della morte. E ciò ben si spiega poichè non è possibile trovare rimedio alla vecchiaia, anticamera della morie, se non si conoscono le cause che la determinano. Fiho a questi iltimi ironta-quarant'anni il mec- canismso intimo della wita ci era sfuggito e non sapevamo le caio profonde che producono ad una certa ctà vnò stato se nile che finisce mella morte. Conoscevamo la morte per ma” lattia, ignoravamo la morte fisiolagica. I meccanismi più in vini e più potenti dell' organiamo wivenbe restavano welati per noi, E" la conoscenza recentissima dell'azione preponderante delle ghiandole a secrezione interna, e fra di esse delle ghian- dole sessuali, che ci ha dato la chiave del mistero. Queste elaborano gli elementi di vita futura destinati a fe- condare l'ovulo per dare origine all'essere nuovo e trasmettere alla specie l'energia creatrice che è nell'individuo, ma contem- poraneamente segregano un liquido che, direttamente assorbito dlal sangiso, porta a tubi 1 tosti lo stimolo, l'energia necessaria all'organismo, Infatti il maschio castrato perde insieme le due ènergio. Incapace ormai di proertare una vita nuova vede la sua profondamente diminuita, come è bene evidente negli cunuchi.

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Questi ciseri giunii all'età adulta di piasrama della Riviera francese hanno il corpo glabro senza barba # èialo dai halceai del Cartello Feranag senza balli; il cranio piccolo, le gote pendenti, i seni voluminosi, il bacino ale largato. Le gengive sono pallide, il san gue povero; i muscoli ai atrofizzano e sono sostituiti dal grasso. | capelli im- biancano precocemente; il cerchio acaile appare tra qhbo anni; la voce acquista un timbro acuto. Gili cunuchi sono malli, lenti, senza forza ed energia. Debole è la loro memoria, pigra l'intelligenza ced il morale risente di questa decadenza fisica. La castrazione quindi non priva l'uomo solo della sua potenza icssuale: l'elfeito della soppressione delle ghian- dole genitali è infinitamente più profondo. L'organismo privo della loro srcrezione intersa si anemirra, si impoverisce; tulle le funzioni si rallentano, prima di tutte quelle cerebrali. L'idea di imprigionare questa forza meraviglicsa per mellerla a mosiro gser- vizio, quando la sua naturale sorgente il qpaaufiace col progredire degli anti, agitava il mio spirito da lunghi anni, sin da quando l'assertvazione degli cunu: chi di Egitto rivelò tutta l' impor: tanza della secrezione interna di queste ghiandole, Il vecchio non è un eunuca, ian castrato, non dalla mano criminale dell'uomo, ma dalla legge crudele della natora? Già alla ine del secolo pre cedente Brown Séquard vi aveva pen» sato, ma i icimpi non erano ancora maturi concepire l'idea di venire in aiuto dell'orgamemo ditadente con l'innesto di una giovane ghiandola che potesse supplire alla carenza delle ghiandole invecchinie, ormai incapaci di portare all'individuo lo stimolo vitale di cui ha bisogno per conservare tutta la sua energia. Per realizzare queal'opera io doveva vincere delle dificaltà che sembravano a tutta prima insormoniabili. Infatti per far vivere nel corpo di un essere vivente una ghiandola che nam gli Appartiene è netosnano che Apursia ghiandola sia nuimita dal sAngue ilell' essere in cui è posta, che vengano cioè suturate le vene è le arterie di quesia ghiandola con le vene © le arterio dell'ospito nuovo, Dhiigraziatamente ciò non è possibile; i casi delle nostre ghian dale sono così fini che non è possibile nemmeno al più abile dei chirurghi di realizzare quetta operazione. Inagna quindi 0 minunciare ad ogni speranza di realizzare un vero inmisls è lpovare un mero per provocare la formazione dii "mnisovi" wai che l'organismo Fic possedeva e che servano appunto ad alimentare la ghiandola trapiantata. Mi sono allora ricordato che nei provetsi infammatori degli organi si può osservare la formazione di un gran numero di vasi arteriosi e venosi: è la luce che ha nischiarato la via che doveva seguire. Mi sono detto che si potrebbe artificialmente indurre la natura a lare cib che ella fa in determinate circoslanzà, pro ‘acanto queto lenomena nel punio ove si deve fare l'innesto in modo da assicurare la nutrizione. Per arrivarvi ho deciso di infiamimare il letta di innesto prima dî impiantarvi là ghiandola grattandolo, traumatizzandola, congesho- nandolo meccanicamente, Bisogna insomma lavorare la terra prima di gettarvi la semente, Eeco la liaze alel mio ineloada: più di mille immicati sull uamo e ug linia sugli animali, tra cui tremila sui montoni del Governatorato (Generale dell'Algeria, hanno pienamento conlormato la realtà del fatto, Ma questo non poteva bastare, bisagnara ancora scegliere il posto del nostro corpo più adatto all'innesto e studiare diverse circostanze che facilitassero l'attocchimento, DI si ho detto in numerose pubblicazioni destinate ad insegnare il mia procedimento & chirurghi © +*elerinari © non È qui il caso ali parlarne. Piî interessanioe è l'esposizione dei rinultati citenuti sia sull'uomo che sugli animali. Mai abbiamo grande inferto iù prolungare là vita chi noalri animali domealici è LOapra- tutto a conservarli vigorosi, energici, produttivi anche all'età in cui la vecchiaia li deprime e diminviace i loro servizi. Ho perciò applicato il mo metodo ai vecchi montoni, ai tori, ai cavalli ed ho constatato che l'innesto di una ghiandola giovane ridà loro una sorprendente energia, li ringiovanmisce effettivamente. Così per esempio, un vecchio montone «di dodici anni, giunto cioé all'estrema écchiaia ilaià fminasima di questi animali + tea i 1a ed i 14 anni} innestato al Laboratorio del Collegio di Francia ha vissuto fino all'età di so anni ciot © anni più della nua vita narmale, In questo perioda ha procercato cinque fagli, cai che già da due anni prima dell'operazione gli era impossibile, ed ha manienuto fino a 70 anni il «igore di un giovane montone di 546 anni, Un vecchio toro di 17 anni, della Società Algerina di Agricoltura, completamente incito alla riproduzione, in siato miserabile, è stato innestato nel 19+4 ed ha nitrovato tuite le sue forze e la sua bella andatura cd è padre di bumerdsa famiglia. Più che agni dreaerizione sano cloquenti lo fatograBe eli questi animali prima e dopo l'innesto. Lapo diet cai Genata ta Lo l'ollinità dall'innesto «la una piovane ghiandola ib Rim wecchio organismo indebolito, depresso, esaurito, ho pensato che l'effistio di tale operazione sarebbe itato forso più manifesto ed altivo su un animale giovane, prima che avesse raggiunto il suo completo sviluppo. Îl sus corpo sotto l'effetto di tre ghiandole al posto di due avrebbe potuto raggiungere più grandi dimensioni, produrre pelo più lungo ecc. Ho potuto attuare L'inarsissa al pame

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pere EF TE ZIE Msg t Qi 2347» GEA del Castello Varanag” Î Castello Gaimali, ara Clinica l'idea grazie all'interessamento del Go: Foronalf, pronto Kana Memo, verno Francese che mi ha messo a di- sposizione por un tale ciperimento un gregge di iremila montoni in Algeria. L'innesto è stato fatto nel 1924 da ve- lerinanm governativi su agnelli di Baio mesi, e quando hanno raggiunto due anni ci d è potuto render conto che quelli innersiati pesavano in media > chili più di quelli non innestati e che davano 7éo grammi di lana ia più dei normali, Ma, Faiio ancora più sorprendente, il rap: porto ufliciale dell'Allevamento di Alge- ria ha reso noto che questi monioni inne» sati hanno protrcato degli agnelli che all'età di 5 mesi pesavano già 8 chili iù più e davano «doo grammi di lana più degli agnelli di uguale età nai da meonloni nen sperati. Quindi l'intenaltà ali vilà, l'energia creatrice che si procura ad un giovane animale con l'impianto di una terza ghiandola gli permette di irasmettere fino dalla prima generazione le sue qualità recentemente acquisite. Non è& quindi lontano il giorno in cui l'innrito animale seconilo il mio metodo, largamenie è giudiziosamente applicato in tatti i pacs, renderà grandi servigi come faitore di rice chezza è di prospentà, L'Italia è particolarmente inieressala ad aumentare con questo mezzo la sua produzione di lana. Il gregge italiano comprende circa 13.500.000 animali che producono ogni anno si0.000 quintali di lana grezza. l tro quinti di questa produzione, cioè riog.Dao quintali sono assorbiti nell'inaluatria icasile, il resto dalla fabbrica» zione di sateratsi o dalla piccola industria domestica. Perciò l'Italia è costretta ad im- portare ogni anno 3f0.4oc0c00 quintali di lana grezza, il che grava sulla iva bilancia com: merciale con un deficit di un miliardo, mentre l'allevamento non progredisce corruipondentie- mente allo sviluppo alella pepolariane, Dati questi risuliati. non «i era evidentemente psn inse che la alciso merca d'innesto non fosse applicato all'uomo a suo grande beneficio. L'unica diflicoltà consinieva mel irovare delle giovani ghiandale adalte ad © RICE inmestate © vivete nel cafpa usano. Siocome le ghiandole degli altri comuni animali non possano adattarsi al mostro corpo, poiché noi ci siamo evoluti in escalo da allontanare Soa agniania da agni altra specie, nè era possibile chiedere ai giovani di sacrificarsi per i vecchi, ho pensato di ricorrere alle scimmie SUpertori, ngli antropoidi |acimpanzò, crang-outan, co.) ton cui siamo strettamente impa» rentati ed il cui sangue è simile al nostro. La pratica mi ha dato ragione, e più di malle mesi «seguali da me e dai misi allievi în Francia, Italia, Spagna, [aghi ilterra, America del Mard ecc, hanno dimostrato che una giovane ghiandola di scimmia trasportata nel nostro (Goro i wi comparia code ina ghiandola UAN € da al veechia organismo debale [So] rinnovamento di lorza, di vigore, di attività cerebrale, muscolare ecc. LI dubbia not è più possibile; la siatistica attuale riguarda più dla mille cadi © comprende omini tra i So e gli Si anni operati con identico risaltato da chirurghi di tutto il mondo, Tutti quelli cho sonò venti a Parigi per vbudbare de visa al miò meotoda nel mia Labora: torio del Collegio di Francia, ed hanno appreso la tecnica esatta come l'ho elaborata dopo io anni di ricerche, hanno confermato | I miei nsultati. L'imnesto ghiandolare non permette fantaso personali o lacili improvvisazioni: è una chirurgia nuova che ho istituito e che è sottomessa a regole tevere che bisogna coisarvare se non si vuole andare incontro a sicuri insuccrmi ed a rapido riassorbimento degli investi, Le generazioni future la impareranno a scuola poiché essa è già insegnata alla Facoltà di Me dicina di Parigi ilal Pol Sicand è nelle Uniroratià srantere da probessori dei singoli paesi. Ma i chirurghi attuali che hanno solo imparato la chirurgia distruttiva, destinata a privarci di un Grgana ammalata, devono imparare anche La chiriargia riparatrice destinata & darci un organo di cui siamo privi o di cui abbiamo bisagno per supplire all'invuficienza di organi logorati, weechi, improduttivi. Aossun altro metodo ali rivilalicrazione può avere il valore dell'innesto di un organo giovane che viene in soccorso del vecchia. Le indie zioni ili succhi ghiandolari che Brown-S4quard àvaràa proposta una quarantina d'anni fa° non possono che agire provvisoriamente per quanto si perfezionino i metodi di èilrazione, In condizioni normali le mostre ghiandole segregano in modo continuo il liquido vivifi» Cante ali call PRI brani bisagna, Il giorno um cui CESSANO di produrlo mon ui può natittuirla che con iniezioni da farsi tutti i giorni per tutta la vita, por ammettendo che possano essere aitivo, L'imonzaso vantaggio ibell'innesto fa] che zi pane mell'interno del corpo queta eHiana vivente che elabora a getto continuo tale liquido prezioso. Quanda un albero, per crempio un melo, è invecchiato e porta pochi frutti, si può mi gliorare iui po” il sug stallo dandogli un più abbondante cantime, ma ie ia vagliona averne ancora lesi fruiti in abbondanza bisogna innestarghi un ramo di giovane pomo, come da secoli fanno gli arlbicolioni e d'ora innanzi noi faremo per l'organismo umani Rispeitiamo diane-

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pet = Pos Din secolo lare di 18 anni an anna daga l'inacala. Que int i merzi che possano estrarre dai nostri vecchi organi us po di vita, rispettiamo bulli i medicamenti spalzaspini, ma facciamo conto sopra tutto delle giovani ghiandole che la scienza moderna ci permette di acquistare quando le nostre nono esaurite. Nelle mie opere scientifiche ho pubblicato molte osserva» zioni © gran numero ne han Fatto conoscere i dottori Bawsdet, Dartigues, mio fratello Giorgio ed il Prof. Marro di Torino. In questo articolo che ai indirizza ad un pubblico intellettuale ma non ico mi limito a riportare i risuliati ottenuti con l'innesto su vecchi di cspizi. Lo bo eseguiti malli innesti cal Prof. Marro all'ospirio di recchiaia di Alba e col dottar Cochin, chirurgo primario dell'ospedale civile di Algeri, bo operato un ricoverato dell'ospizio dei vecchi di Dowera presso Alger. Dovunque abbiamo avuto lo stesso risultato e, per non ripetermi, mi limito a riferire quello d'Algeri tanto più che l'operato mi autorizza a riportare il suo nome ed a pubbli care il suo ritratto fatto fare dall'amministrazione dell' spizio prima dell’ innesto, ad uno e due anni di distanza. Si tratta di un alsaziano, Giorgio Behr, naio a Mulhouse nel novem» bre 1851, Il duro lavoro è le gravi privazioni avevano se guato la loro impronta su questo povero vecchio che a pà anni ne dimostrava #5. Corpo piegato, ricurvo, patio owtanie, nipelto scoraggiato, chetudine, dimagramento considerevole, mi» seria fisiologica delle più caratteristiche, L'innesto fu pra- ticato il 5 marzo 1944 all Ospedale civile di Algeri dal dotior Cocher assistito dal suo aiuto dottor Pieri in presenza del Prefetto di Algeri Allies € di gran numero di chirurghi e media di Algen. Il mio compito si è limitato ad assicurare la corretta «se cuzione della mia tecnica, Ua anno dopo, il 7 aprile igai, io mi sono recalo A Douera insieme al sig. Dubief, segretario generale del Gover nalorato alli Algeria, al sig. Maury suo capo di gabinetto, ET) sigg. Alber e Lamy Boisrozier, prefetto di Algeri e di Costantina e ai dottori Cocshex è Pierri. La sarpreia di noi tuiti alla visia del vecchio innestato è stata grandissima. Solo il paragone trà le fotografie prima dell'ianntiio e dopo un agro può dare idea dello stupore prodotto dalla sua vista su di noi. Giorgio Bebr era letioralmente irriconcacibile: invece di um essere pallido e debole dagli occhi incerti, dalle guancie sca: rate, dal corpo di magrerza pietosa, abbiamo trovato un womo gioviale, a tinta colorita, occhio viva, in perfotto stato di sa: luta. Abbiamo spp: che tre meai dopo l'innesto avera iro- vato impiego presso il Sig. Pommercan, farmacista di Douera e che passa le sue giornate a lavar fiale, a rastrellare il viale del giardino, a curare gli ammali da cortile, e che compie al: legramente questi lavori. Il miglioramento psichico è ugual. (rrorges Bobr, d'anni; f, era prima del l'aperazione dell'inneste ia ioni fisiche e poiclkicbi molle dipressi. Lo virssò feno, a 17 anar, prima dell'aperazione. mente manitesio. A numerose domande che gli furono rivalte, Fiaposc cen una vivacità che contrastava singolarmente con le parole csitanti che gli si strappavano prima dell'innerto. Quanto nel altre funzioni abolite da molti ansi io non posso che aiie nermi alla sua affermazione cho non è meno favorevole anche da queiato puato di viata. Ù ue mes fa il dottor (och si mi ha data era: nuova alegralia sa d due anni dall'a zione: anch'essa mi La dato i a pira che Giorgio Bahr ha conservato iuito il wigore, tutta l'energia che l'innesto gli aveva procu: rato.

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Da secchio sevalone di ir anni prima dill'innesta. Per quanto tempo ancora irarrà beneficio dall'operazione? L'avsenire ce lo dirà. Ciò che è certo è che il rimaltato si man: bene da duo Ani mM nulla dimoiea che aià +icinò 4 SCE pra rire. ll che mi conduce a dire che è assurdo insinuare, come qualcuno ha fatto per ignoranza, che l'innesto abbia una durata eMmera. Ho in osservazione degli individui innestati da sei anni che stanno magnificamente e ho auto ultimamente la fortuna di poter fornire la prova non soggettiva, ma acienti fica, irrefutabiloe che V'ellicazia dell'inneito dura più di quattro Anni. Uno dei miei operati, il dottor B., inntitato il ni marzo Lo alano sicntone selle anni Sepe l'aperazione. 1933 eni ha permesso di togliere uno dei suoi innesti il 6 sé tobre icorio, cioé ine anni e merrò dopo l'innesio. Il Pro: fessor Retterer della Scuola di Medicina di Parigi ha esami» nato l'innesto e ne ha comunicato i risultati il 17 dicembre igab alla Società di Biologia eli Parigi. Egli ba visto che l'innesto conservava ancora, dopo tre anni e mezzo, un gran sumero di cellule epiteliam perfettamente civonti, il che costi: iuisce una prova, questa volta irrefutabile, che il mio metodo di innesto assicura la vitalità realo del tessuto impiantato per un pertodo superiore a questo. Il ringiovanimento delle donne può ugualmente essere preso in considerazione. La secrezione interna delle ovaie è analoga a quella delle ghiandole genitali dell'uomo. Eatrambe hanno un'azione toe nica wiall'organiamo e stimolano l'attività cellulare. La diminu- zione e poi la scomparsa di questa secrezione interna, che si rivala con la scomparsa delle mestruazioni, annuncia la vec- chiaia della donna. L'innetto ovarico è dunque giustificato come l'innesto delle ghiandole sessuali maschili. To ne ho eseguiti parecchi e così il Prof. Marro, ed il mio amico e discepolo dott. Vittorio Pettinari di Milano li ha realizzati sperimentalmente sugli animali con un risuliaia elio. L'età delle donne innestate ha variato ira i So edi ri anni. I sintomi di ringiovanimento si manifestano con un noe role dimagrimento. Malte delle mie operate hanno perduto da io a 16 chili in tre mesi e non li hanno più riacquistati du- rante il periodo di osservazione che si estende oramai a tre anni. Contemporancamente alla scomparsa della adiposità abi. tuale delle donne in età, i muscoli riprendono vigore, la loro tenacità aumenta così che la donna macquista l'aspetto e l'ane damento della siavinerza. Come per si womnini, il materiale d'inneato è fornito dalla scimmie superiori, naturalmente dallo femmine. Non è lontano il giorno in cui l'innesto diventerà un'ope- razione familiare. Alla soglia della vecchiaia l'uomo e la donna chiederanno ai mostri robusti fratelli delle foreste ver- gini d'Africa le loro ghiandole di giovinezza, grazie alle quali ritroveranno la bella energia la rianovata gioia di vivere. La sorgente di giovinezza è in noi stessi © grazie ad ema compiamo gli att più energici e ci dispentiamo con tanta al- lagrezza tra i no ed 1,50 anni. E' questa sorgente di giovinezza, a un dato momento esau- rita, che la scienza novella ci permette di ritrovare per mezzo dell'innesto. SERGIO YORONOFF, (ntergos Bebe all'rlà di 74 ann, an anno cioò depo l'innesto, è un uome in i condizioni di «pirlo e di vadita

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“SPLENDI E RICORDA I CADUTI SUL MARE” Sul mare glorioso illuminato da cento golfi, sorriso da mille città, acqua lustrale della razza latina, che vide il prodigio delle prime azioni marinare di Roma con Pompeo è con Ottaviano, che assistette all'urto delle galere di Genova e di Venezia, che tramandò nei secoli le glorie della Serenis- sima vincitrice dei Mussulmani e dei Corsari, che fu testimone in una tragica estate dell'infausta impresa di Lissa, che, non più Amarissimo, con- — E 4) sacrò all'ultima grande epopea bellica le meravigliose azioni di Porto Cor _— Tr e sini e della Premuda, di Pola e di Cattaro, di Porto Buso e di Dur LEO, 7 che ospitò nelle notti prive di niflessi lunari le navi in agguato delle due nazioni, delle due civiltà, delle due colture impegnate in una lotta senza pari — sul mare di Adria e di Albona, sull'altura dello sponda più sceiten» trionale della penisola, sor, erà il grandioso faro che getterà sprazzi di luce perenne e sacra come l'anima dei gloriosi caduti e additerà ai navi gatori della nuova Italia vie più spaziose e più lontane verso altri pelaghi, verso più ardue mete. Al sorgere della V primavera di questa nuova Era di ricostruzione, Trieste, la passione viva e costante delle ultime generazioni italiche, leva nel cielo il suo possente faro sormontato dalla statua della Vittoria col lauro e con la face. Non più all'ombra, come per tanti lustri, il tricolore sepolto sotto un altare doppiamente santo della cattedrale di Perasto ricor derà la tenace anima italiana delle terre d'Istria e di Dalmazia, ma la voce della Patria si spanderà limpida e schietta da questa degna opera d'arte dei nostri giorni, che per mole e imponenza viene seconda dopo il monumentale faro sormontato dalla statua della LiberiA che sorge sulla buia del più grande porto delle Americhe, La città martire, ricomposti alla meglio dopo la vittoria i disagi mo- rali ed economici di tanti anni di fremente passione e di più tenace oppres- sione, intendeva nel 1931 erigere un ricordo marmoreo al Martire che in- carnava tutta la sua fede e racchiudeva l'espressione più alta degli eroi caduti sul mare per la guerra di liberazione: pesto Sauro. L'accoglienza del popolo fu tale che sorsero subito sicure speranze di compiere un'opera di proporzioni più vaste e di più largo significato. L'ing. Arduino Berlam, profugo in Italia durante la guerra, presentava alle autorità il disegno di un faro monumentale da erigersi nel golfo di Trieste, che egli aveva sognato in una febbrile trepidazione di timori e di speranze, Îl dise- gno con la sua finalità patriottica e pratica, inquan- toché le crescenti esigenze della navigazione lo richie devano, trovava la piena adesione delle autorità, è il Governo nel ringraziare l'architetto per il dono che faceva, metteva a disposizione il bronzo dei cannom per ricavarne la parte statuaria. Al faro, che in un primo tempo il progettista a- vera idento sulla punta di Salvore, fu assegnato per base il torrione rotondo del Fortino di Gretta, sulla strada che conduce a Prosecco. Questo fortino co- struito dall'Austria verso la metà del secolo scorso per la difesa costiera e riconosciuto ben presto inu- tilizzabile per l'artiglieria moderna, dopo varie vicende, aveva finito durante la guerra a essere adibito a care cere militare. Poche ore dopo la fuga degli austriaci nel novembre 1918, alla grande aquila in pietra sul portale d'ingresso furono mozzate le ali e i rostri; trasportata in seguito nei sotterranei del forte essa fu issata al muro con sotto la scritta: “Giustizia di Dio!" Secondo il simbolo idealistico del progetto le vecchie mura sono così sottoposte al Faro della Vittoria: in tal modo sorge l'opera di alto valore morale dall'ag- giogamento della costruzione nemica. Il Fortino della Gretta è a 60 metri sul livello del mare: il faro + alto dalla base fino alla statua terminale della Vittoria 68 metri; il piano focale, della portata di una trentina di miglia, sarà a 116 metri sul mare. La base sulla quale poggia ha 24 metri di diametro e la colonna sovrastante 7. La costruzione consta anzitutto del piedistallo formato dal torrione rotondo del forte, convenientemente irrobustito. Esso è rivestito di blocchi di pietra grigia di Gabrie del Val- lone di Doberdò ed è chiuso nella parte superiore da Dettaglis shlla statua del anentivato, un “solettone” in cemento armato dello spessore di un dello seullore Ciovaeni Mayer,

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di Fare della Fillaria, aprrt dall” dira. Arcalno Rerlani, del quale è lmmineate Carlotta popalà l'inaugrrazione ai gallo di Triesle. ladio di visioni e di fatti ben più grandiosi che 85 metro, disposto allo scopo di tenere com patte le pa reti vecchie con le nuore e di distribuire i carichi. Sopra il solettone si erge lo zoccolo a campana in cemento armato, rivestito in pietra da taglio di _Or- sera, la bella pietra bianca che orna i palazzi veneziani. In corrispon- denza di esso, dall'alto dei bastioni del forte si ha l'accesso al faro i traverso una porta monumentale. Pure in cemento armato rivestito di pietra d'Orsera, è il fusto della colonna. Internamente, intorno a un tubo centrale in cemento armato, si svolge una scala a chiocciola e nell'interno del tubo scorre un ascensore, simile a quello del campanile di San Marco, per i semaforisti è per il pubb ico, Così dall'alto si potrà spaziare con lo sguardo tutto il golfo e più in là fino alle foci del Piave. A ve metri sul mare si ha il primo simbolo monumentale dell'opera nella statua in pietra di un robusto marinaio dell'altezza di sei metri e mezzo, che rappresenta la stirpe nostra e racchiude nel suo significato tutti i morti della nostra gloriosa Marina, Il lavoro scul- torco è opera pregevole per concezione «d esecuzione dello scul- tore triestino Giovanni Mayer. Intorno alla lanterna, a 108 metri dal mare gira la grande ter= razza di cui il parapetto fa da abaco al capitello che corona il fusto della colonna, La base della lanterna dovrà reggere il peso del corpo illuminante di circa 10 tonnellate e su questo si erge la sta- tua della Vittoria alata, in rame sbalzato, pure opera dello scul- tore Mayer, che misura sette metri e mezzo di altezza. La punta della fiaccola che la Vittoria tiene nella mano sinistra, le punte della raggera intorno al capo e le punte estreme delle ali verranno utilizzate come parafulmini; e nelle giornate di temporale, con i fuochi di Sant'Elmo che vi si svilupperanno, la statua ac- quisterà una bellezza paurosa. Allazbase del faro, sul lato verso strada, si stacca dallo sfondo di pietra grigia una targa bianca che porta la simbolica scritta: “Splendi e ricorda i codnti sul mare!" Sotto la targa, in un'groviglio di catene, poggia l'ancora del caccia- torpediniere Audace, la prima nave italiana che nel piovviginoso tramonto del 3 novembre entrò trionfal- menta nel golfo della città liberata, Fra le due pale l'ancora stringe una targa di bronzo che ricorda l'incancellabile data: "Aotia priata di ogni allra «acna dalle neque della gemma redenta: il 7 novembre 1918", La solidità di questa grande opera è tutt'altro che indifferente, ove si pensi che il faro è esposto alla “bora”, la quale esercita talvolta una pressione di Soo chilometri per metro quadrato, e che a questa è stata aggiunta l'ipotesi di scosse telluriche fino al quinto grado della scala Mercalli, già verificatesi nella regione del capodanno 1926. Tutto l'immane lavoro in cemento armato venne compiuto dai fratelli ingegneri Raffaele e Beniamino Battigelli, triestini, due tecnici specialisti per tali lavori di ina mole. La costru- zione venne affidata alla cooperativa dei combattenti i quali hanno voluto avere il vanto di compiere l'in- tera opera, quale tributo di omaggio ai fratelli caduti nell'a «im pimentà di un alto dovere. La primavera nascente irradierà novelle speranze sulla maestosa distesa dell'italico mare è la luce del nuovo faro veglierà nelle notti carsiche con le luci dei cimiteri di Doberdò e di Redipuglia, di Gorizia e del San Michele, I morti di quel mare che ha aperto oggi nuove vie all'Italia vedranno in quella luminosità ri- flessa l'anima degli Italiani, perennemente memori è grati del loro estremo sacrificio. Sorge lassù sulla collina di Prosecco saldo è diritta . poggiando sugli ultimi resti di un forte nemico, due ni volte smaltellato dal tempo e dal sacrificio dei soldati italiani. Mentre in basso, sopra un promontorio verde decorato di fontane e di aiuole il castello di Miramare, bianco e muto, guarda un'ultima volta lontano al mal- fermo scettro di un Absburgo nel suo breve e cruento regno messicano, gparca un altro castello funereo che i fantasmi per cinquanta anni, pre- inghiottirono l'imperatore e l'impero. ANGELO TODRI.

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Conserzio Bonifica Parmigiana Moglia. Stabilimento Fdrevare - S. Sire. Cala tate ie tel) = gi Fina Simneme Selle Slobilimenta IEnevcero è della Chiseica « di, Siro. I COLOSSI IN CEMENTO La Società (Costruzioni e Fondazioni » Milano [Piazza Duse, 4) costituita nel 1g1a, ha per iscopo la costruzione di opere grandiose in cemento armato, con speciale applicazione delle fondazioni con pali ih csomento armato. Applicazioni di questi pali furono fatte in sapere portuali come pei Porti-Canali di Fano e di Rimini, sall'Adriatica; in epere ferroviarie dove la Società è stata una delle prime & cosruire iravate cdl impalcature stradali in cemento armaia, come nei ponti sul Marecchia presso Rimiai, sul Musone, Potenza, Chienti è Tenna, tutti sulla linea a doppio binano Bologna-Castellamare Adriatico: in sapere pubbliche, ponti stra- dali «dl opere diverie. Speciale menzione meritano i lavori eseguiti per i Consorzi di Bonibca dove ai trattava di manufatti da erigersi in terreni iafidi e di nessuna resistenza, in cui le opere dli foadarzione sono di delicatezza © d'importanza, grandissime. La Società ni è quasi apecializzata nella castrazione degli Impianti Idrovori; fra questi vogliamo notare quelli delle Mon- dine e di S. Siro per È Bonifica Parmigiana Moglia: quelli di Sajarino e Valla Santa per la Bonifica Renana e quello di Bondeno per la Bonifica di Crevalewore. Ci soffermiameo sull'Idrovoro di S. Siro che è il più gran- dioso fimora costruito in Italia ed uno dei più gramii del mondo. Infatti il fabbricato è lungo m. g0, largo m.16 e consta di una sala pompe o di due cabine laterali, una peri tras sformatori e l'apparec- chiatura elettrica e l'al: ira per l'officina e gli uflici. Vi vennero in stallate & pompe cen trifughe ad asse verti: cale con la portata di cià, 6,6 al minuto se condo ciascuna, azio nate direttamente da un motore elettrico sincro» no della enza di ik00 HP. to che il terremo è in questo caso composto di sabbia fi- nisaiia, ai £ fatta la fondazione con una doppia platea, l' infe- riore in calcorirazia semplice dell'altezza di em. 40 e la superio: né in calcecatruzzo ar mato dello spossore C'amsorzia Banifica Henana « Stabilimeralo SFajarino: salino sala aacebiaò. di 1 metro. La platea è racchiusa da una paratia formata con palancole in cemento armato dell'altezza di @m. n.44 venia lo scarico e di m. 3,50 verso l'arnvo col duplice scopo d'im- pedire l'infiltrazione delle acque sotto la platea e di aumentare la resistenza del terreno, essendo questo come incassettato. Per l'infsione delle palancole si è usufruito dell'iniezione d'acqua alla pressione di flno atmosfere è di un battipalo a vapore tal maglia dî kg Soc. Il muri d'ala ionoò alli m. 65a al l'arrivo e m. 11,30 allo scarico; la fondazione di questi è identica a quella dello stabilimento. Per il getio del calcestruzzo furono installate » Torri Ran- some capaci di gettare da 150 a 2300 me. di calcestruzzo al giorno. Per la costruzione della muratura si usulrui di elevatori e di ferrovie annie in modo da portar il materiale ail posto dove lavorava ogni singolo muratore, e da evitare qualsiasi trasporio manuale. La Società ha ora in costruzione i lavori della grandiosa Diga ad archi multipli per l'impianto ldrcelettrico di Farneta, per cui ha già costruito la Centrale, capace di 4 gruppi della potenza di 13,500 HP ciascuno. Re adeguato onore va aliribuito al merito, è a dire che, vero animatore dell'organizzazione costruttrice fin qui cons derata, è l'Amminisiratore Delegato della Società, Ing. Mario Cordoai, ch'è anche il Direttore Generale dei lavori, coadiuvato dal- l'Ing. Egidio Sacchi, aliro Consigliere De- legato, L'impulso da lui fornito alla grande lm- preia milanese, prima e dopo la guerra — ché per tre anm agli servi, al fronte, la Par tria ingaggiata nel più sedia ae sino = Fatto si che la fama del: la Ditta, di cui è Pre sidente ilcomm, Angelo Menada, si sia affer- mata quasi dall'uno al: l'altro capo d'Italia; fama durevole, impres- îa in opere colossali che non callia mo a cone sderare come veri mo- numenti elevati alla potenza portuale e fer- roviaria della Nazione. M. *. G.

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Calcetto. IL PRESTIGIO D'ITALIA IN INDIA Quell'industria che volesse mantenersi nazionalmente indi» Frcanta non potrebbe certo attingere Paesi oltre confine senza ‘opera attiva e insopprimibile degl'intermediari. Ora, “dato che non se ne può fare a meno, — osserva nella sua rela- zione all'Assemblea del Maggio 1906, un competente qual'è il Ciatti. Tabasso Volierra, — tanto vale rispettarne il campo, considerare gl'intermediari come necessario complemento della industria e preferire con decisione el italiani: come fanno, nel loro fondamentale interesse, alcuni manifatturieri ai quali ra la noitra gratitudine per la fiducia di cui sempre ci onorano ". Più che osservazione d'indole tecnica, questa è da cansi- derari conclusione di lunga esperienza pratica; esperienza ini» ziata in India, nel 19413, dallo stesso Dott. Tabasso Volterra. Per ciò che riguarda particolarmente la virtù organizzatrice di questo infaticabile uomo, è a dire ch'egli, appena laurcatosi all'Università Commerciale è conseguita una i studio, s'avviò in India. E, ripetiamo, il lavoro preparatorio che dovera condurre, nel 1gas, alla costituzione in Milano della Tabasso Volterra S.A. Commissionaria per l'India Britannica, ebbe ini- zio in quell'anno, tenace metodico scrupoloso. Scopo della Società è l'esercizio di commissioni è rappre» Neca Dar l'asperta ione wersò l'India Britannica. La Ditta che ha la Sede sociale in Milano (Via Ciovassa, 4} e possiede due filiali a Calcutta e a Bombay, e agenzie a Delhi, Karachi, Amritiar, Cawnpore, Ran » Madras o Colombo; opera pria: cipalmente in tessuti manufatti è si occupa anche di filati, coloni d'anilina e prodotti chimici anche per conto di grandi case catere chehanno dato a questa organizzazione italiana la loro preferenza, Il suo Contiglio d'Amministrazione è Formato come segue: Grand’ Uff. Giulio Brusadelli, Presidente; Dotti. E. Tabasso Volterra, Consigliere Delegato: Grand" UE Giorgio Mylius, Grand’ Uff. Dott. Guido Sagre, Cav. Oreste Giletti, Cav, Cor- rado Pulini, Sig. Enrico Hardmayer, Conuiglieri, lla selezione e alla formazione del personale direttivo delle Gliali, il Dott, Tabasso Volterra ha volto sempre le cure più meticolose. Egli muove dal principio morale ed economico per cui l'interteta nazionale non deve ciimere solo quando ai tratti d'invocare dal governo dari doganali è sussidi marittimi, ma anche quando cecorra evitare che propria i nostri indu: striali pongano le Società italiane all’estero in condizioni d'in- leriorità di fronte alle Società siraniere col dare la preferenza a queste ultime. La penetrazione nelle difficili piazzo indiane è tanto più rapida quanto più csnceninola in mani sicure, e disciplinata da uomini che conoscano prolondamente il nostro Paese. E da ciò scaturisce evidenie il fatto che non a ditie straniere può esser devoluto il prestigio dell'economia italiana di fronte agl'imdiani. M. VV. G,

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pi ona Cntrale idragletirica di Mese, la più potente d'Eurepa, 100 ona MP. I GRANDI IMPIANTI IDROELETTRICI Mel fervore costruttivo che anima l'Italia nuova, banna rice- wuls grande impialao aftehe gli impianti bilroelettrici: ramo im tantissimo della nostra attimità, poiché è solo portando al massi- mo grada lo alruttamento dell'energia rivavabile dai nostri cornsì d'acqua che si potrà mettere la Nazione = ora purtroppo co- sireiia ad importare là maggio parte ilel combustibile necessario alla sue industrie — in HE5I 1 di maggiormente bastare a se stessa. Tale concetto, che va facendosi strada nel pubblico, £ stato teste nibadito dal Capo del Governo, il quale, ricevendo i par- tecipambi al prmd Congresso dell'Daisae Iniemtalizaale dae Pros ductenne ef Birleikatenns d'Energie Electrigar, ebbe a dichiarare, in uno dei sisci caratteriatici ed incisivi discorsi, di redere nel l’anergia elettrica uno degli elementi fondamentali delle possi» bilità economiche ed industriali italiane. Siamo pertanto heti di poier qui accennare alle opere che la Società Eletirica Interregionale Chialpina di Milano — una delle componenti il Gruppo Edison — ha ideato e sia attuando l'utilizzazione delle forze idravlicho del torrente Liro e del ume Mera, in Provincia di Sondrio; opere veramente gran diose, sia per l'entità della potenza o del quanditativo d'energia prodotia, sia per l'importanza delle costruzioni e per 1 loro particolari tecnici. Si tratta di un complesso di sei impianti idiro-elettrici, costituenti um tutto unico ed organico per una potenza di altre a00.os0 Kilawsatli è capaci alli produrre circa tS0 milioni di Kw. annui, complessivamente. Il più impor tamte di casi È quella sul Lira inferiore, con aan a Presione e con Centrale a Mese (vedi fotografie), ormai, si può dire, ul- timato, il quale, con una portata di circa s0,000 litri al ae> conda, utilizza un salto di 750 m. In detta Centrale sono istallati sci gruppi della potenza di 55000 cavalli ciascuno, e così in totale 210,000 cavalli; l'emergia pila ice poi lirasformata a 140,006 Veli ian apposito roc e ee is Sam fabbricato attiguo. Tutte le macchine di costruzione nazionale sono veri colassi della nostra industria: bawsierh indicare che una turbina pesa 85,000 Kg. un alternatore circa 250,000 Kg. e un iraslformatore is3,000 Kg: circa. Una caratteristica interessante dell'impianto di Mese è poi coalituita dalle condotte forzate, le quali fish sufia, Come co munemente, posate all'esterno, ma, con ardito sistema, di cui ai hanno finera pochissimi cscmpi, dona ifivece ricavate in sol terraneo, nell'interno della montagna, e constano di due gal- lerie parallele, è gramile inclinazione, completamente sacavale nella roccia, con sezione circolare del diametro di m. niro è langhe circa ifco @m. ciascuna. La ieniotà & poi assicurata mediante opportuno rivestimento interno con tubi in lamiera opportunamente ssidulata, fasciati con fila d'acciaia, Fra gli altri impianti, ad alcuni dei quali si lavora pure alaercimente, meritano di casse segnalati il serbatsio di accumiu: lazione stagionale al Piano di Spluga, alla quota 1900, capace di canlenere ben +8 reilioni di me d'acqua, i quali laranmo utilizzati su un dislivello totale di oltre 1500 m. ripartito in ire cenirali: l'inraso nel Lago Truztò alla quota acta, dii 15 milioni di me. d'acqua, i quali saranno utilizzati in sole due centrali, com un salia complessivo di ben m. info. L'energia prodotta dai vari impianti verrà convogliata me: diaste condutture alla tensione di 140,000 Vali (superlinee) già in gran parte costruite, da una parte fino a Bologna (213 Km.) dopo aver alimentato la acibastazione di Brugherio ressa Milano e quella di Reggio Emilia {in servizio già dal 1935), e dall'altra fino ail Arquata, in quella aotiostazione della Società Edizon. Parte notevole dell'energia stessa è destinata alla irazione elettrica sulla fermowia Halogna-Firenze, di imminente elettrifi- cazione, nonchè sulle linee della ferrovia del gruppo Ligure Piemontese, già eletirilicato ed in cacrcizio. Mi VG. ir E =

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dl parole di Coolidge i da eralid: il carico Fon gresso colbro dn cms nove da balbealia inginar. Sopra: Tre "i prnnp”* stalla corazzala anuricona " Colorade

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La caccia al siamanie nell'Africa del Sud: Sopra: I tamburi conteifagbi coi quali st separane dalla sabbia i minerali di ferre, di rame e le pielre preziose. In basso: Sa comila dei diamanti.

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HI se E" TH Esse EE ba lacatura della sabbia diamantifera, In alto: Vine montagnala formata dai depesili della sabbio passata attraverso tulle le ricerebe.

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NAVIGAZIONE GENERALE ITALIANA Linea di gran lusso Nord America Express || u Roma” 5i.00m ian. 33 miglia ECLET 5 Daillo"" 34.550 tion mi. || si miglia erarir. * Colombo" 11.000 ronn. bh? miglia bratat. | Linea di gran lusso Sud America Express | “Giallo Cesare" g3-009 t0an,, ad miglia orarie » !! Atig» stos" {im allestimento) Ja.500 bonm. La Ji grade misto nave bel mondo, A tale linsa sona adibiti alini atte pirsacafi Linea postale per il Centro America - Sud Pacifico i piroali: Venezuela, Napoli, Bologna, sce. | la alliitiamiato “Orazio Fi, o Virglilo", mosca di 1-50 | tonn.e 15 miglia orarie ciascuna. Entrerk in linsa autunno gas Linea Commerciale per il Centro America - Cuba - Pacifico. Linea regolare per l' Au- stralia — (Servizio cosshinato col Llopd Sahaudol d'aforama: riemi, bagionti ali passeggio, Bipdiniti fameniani iiatiami ceoiereni, ialer- srl, polare Farai api, pr dii li i Aa shrtli Mavigazlone Centrale Vial ban a sa dialta # pi fdt Lr fransapali cente rlTeniera, Eresi dana per grin e pi i ri de il seri la Sidi n fori = —— = IMPORTAZIONE DIRETTA | TAPPETI PERSIANI Unico deposito: A. P. LEVI . MILANO || Piazza P. Ferrari, 3 (rimpetto al Teatro Filodrammatici) I Espositione è vendita permane nie Il | SOCIETÀ LINOTYPE ITALIANA Apia oa Sedi La Milano. Capitalt l LO0O00I inittamenie nomalo ROMA Via Medea, d7 = Toei, FICCLLII a Telegr Limotype, Roia MILANO Via Moacsora, qa - Talal. bigf-ipio Telagr. Linotype, Mialana | Esclisteità per da vendita in italia e Colonie delle macchine delle fabbriche Linoty pe fr Machinery Lid.., Loadra. Margenthale: Linoty pe Co. Nuova York. Duples Printing Press Co.. Battle Creek 8. U. Masrhina Compositrice 1 Linotppe "a Assuplate - Alastoplata Jaar - Bamisatore « Macchina in biania a doppio gir = Macchina * darete n a idlappeo giro > Macchina per ana tule = Ratatire Liteggrafica @ slampa dinrita = Afacchima L.itagralica Chfait = Macchina Lita preti LU IARPPT, it dlar colori = Tarchio Litugrafica = Macchina par gramiee = arr aaa ia pis da funiae del pirmbi: = Masatira * Laples Ù a slerea rasbalani > Matadiza in piano “Duplex”, mau Fate la minestra col Brodo carne in Dadi MAGGI PEEtRrrio:E i” scstanzioso Li

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il il 3; - LC] - nl DITTA GIOV. BLUMER & C. NEMBRO (BERGAMO) TESSITURA DI COTONE C ED APPRETTATURA | ARTICOLI DI FABBRICAZIONE TELE GREGGIE | MADAPOLAMS . i [homnemidtica] » TOVAGLIE FELPATI PRODUZIONE GIORNALIERA: METRI FORZA IDRAULICA MP. Joao | OPERAI N, qua | TE I COTONIFICIO HONEGGER SOCIETÀ ANONIMA Capitale Sociale L. 13.000.000 interamente versato Sede legale in MILANO Amministrazione e Stabilimenti in ALBINO {Bergamo} PRODUZIONE FILATI America I - Trama e Water dal N. 8 al N. 24 su fusi ed in pacchi - Filati pettinati - Nastro pettinato - Specia- lità filati per calzifici. TESSUTI Greggi per stamperie, tinto rie e candeggio - domestics, ‘ calicots, | baseni; operati, greggi e colorati. 3g.000 fusi, 1077 telai, 1300 operai | 800 HP, ANDEGGIO TELE CAKIMDE ASCIUGAMANI bid Oi COMPAGNIA DI ASSICU. RAZIONE DI MILANO FONDATA NEL 1825 Il più antico Istituto di Assicurazione Capitale Sociale L. 1842000 - Veriato L. 11.974.950 Incendio - Furti Infortuni Vita dell'uomo Responsabilità Rendite vitalizia civile Carandine Invalidità CORSsIiGLIO D'AMMIMNISTRAZIONE: av, abi, Raggla l'asidrnie, Pani Comm rca (ndo ina avan Lung: fam. Gioaeppr dani Fipasi Rag. Poof, Victoria » Heiciahi lag Conn Fonscsita » Peagiai Da: ist Fraboteto + Sessa Can, INT Gieieppe - Tola Grand, UIL Guida - Va: matti lug. Paala - Filippini Ceasd. LIT. Chan Piatra DIREZIONE: Santilli Care, LET, Dei. Gina, Meri » rl Seli. Armande, FireMianti Claris leg. Basilio, Sassstania © la cda dedalo Sede ilella Compagnia L MILANO Via Lauro Bi.» AGENZIE IN TUTTE LE CITTÀ DEL REGNO Masiabii I Progetti è preventivi a richiesta. | | | TORINO VIA AL FORTINO, 54 PELLI lavabili per guarnizioni carroz- serie d' automobili. PELLI nere, monocolori, bicolori in gran Fantasia, PELLI di vera lacca lucida per capotes. PELLI per mobili. PELLI per tappezzeria. PELLI per valigeria. PELLI per addobbamento vetture fer roviarie, FPELLAMI di lusso. PRODOTTI DI MARCA SUPERIORE

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Cambiate le vostre candele Pa Pai = TA almeno dopo diecimila chilometri e Ca mb è buona ii gola, Fai cambiate almeno tegfini j-Fno Li hi ] x IL 1 si a DE n F us allo peer petmlesere ali perfetta effici era il | malae mirati ma cai darete arpa ta nh che il lagoria dato dalle mionlerne ari otra castra per de elevate compressi # megiani di gin, consiglia den, hipo ali pare di cambiare le candele al massimo dapo diecimila chilometn pi era Lilia i? sil anche sr le al#pcrr danno ariani sand regolare scintilla. MERI RR Una nuova adniò di candele Champion darà un'accen- Le stone più intensa è potente è Fai ricupererete abbondante mente la spesa di cequisto della nuovo sesie di candele col risparmio che alterne nel minor consumo di E fi di olio per l'accresciuto rendimento del matore. CHAMPION MILANO (111) Via Lovanio, & e: snelle: Cln pla ia Con l'ausilio delle Candele Champion, Bugatti vinse memlale fm equipaggiamento il campionato d'Eu igab come pure con le stesse pie in cea lenpzianeei p ropa 1926 ! satasai di coueibili dle Nord Hartz su Miller vinse il campionato d'America, su Fiat a Rolls Ron In quest'anno, la Corsa in salita della Merlurza, il Circuito di Tripoli, il raid Tripoli Tunisi, il Circuito - del Posso, la Corsa delle Mille Miglia segnano altrettante +ittorie ed affermazioni della Champion.

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Fondatori: Anno V - N. 4 Aprile - igay - LA RIVISTA esce ogni mese pae ABBONAMENTO pas il it L_100 Raina L_ I. NUMERO SEPARATO L. 10 [FEE bai Ù Pubbl L'oiainlonatia ricleiltà Uabone Polibio Iraliama Tie ut] I diritti Hi ripreduriane e di tradoricna saaa siaervati por nitil kb pasa i i ani {: "n i A i A ARNALDO MUSSOLINI » Direttore: MANLIO MORGAGNI REDAZIONE AMMINESTRAZIONE MILANO ria Lovanio 10 - MANLIO MORGAGNI TRL M. &&041 LA LEVA FASCISTA, “CERTEZZA DEL FUTURO” Vinti e sbaragliati 1 nemici, smascherati e messi nella impossibilità di nuocere i falsi amici, instaurati i cardini legislativi del nuovo ordine, costituite le basi del regime corporativo, — e con ciò convertiti 1 dif- fidenti, convinti i dubbiosi, avvinti i ritardatari — era- vamo nel diritto di considerare, con fede e con volanti, assicurato nel tempo il consolidamento della Rivalu- zione fascista. Eppure, nonostante la fede è la volontà che tutto possono, talvolta ci sfiorava l'ombra del dubbio. Perchè dicevamo a noi stessi: "Il Fascismo Ta) giovinezza, ma la inesorabile leg e del tempo è im oecebiamento, e che cosa avverrà del Fascismo, man mano che invecchierà?" Lia minaccia si pra per l'avvenire fascista, sotto due Age: l'invecchiamento dei militanti della prima ora, fondatori del Regime; e l'abbondante filtrazione di residui del vecchio Regime tra i fascisti sopraggiunti. Le muove generazioni, che manifestano un entu- siasmo spontaneo ed attivo per il Fascismo, potranno essere assorbite sempre dall'organismo invecchiato? Oppure il contrasto fatale fra vecchiaia è giovinezza man mano allontanerà, disorienterà e disperderà i giovani, come accadde a tutti i ‘partiti rivoluzionari? Con un lampo di genio il Duce ha superato il ricolo e risolta T'antitesi in perfetta armonia vitale Lalla Nazionale Balilla" » perfezionata e Guiale, tata nella “leva fascista", assicura al Fascismo il prodigio ricorrente della giovinezza renne, Invecchiano gli uomini, ma la Stirpe, se non cone dannata all'estinzione da una tara degenerativa, si rinnova perpetuamente, Il Fascismo, sorto dalle più ne energie della Stirpe nostra come reagente ercico cielo dalla degenerazione, per non invecchiare egenerare a sua volta, deve perdere gli elementi di debolezza è di caducità che sono innati in ogni “ partito", e seguire la natura immedesimandosi con la Stirpe ed attingendo ogni anno nuovo vigore di vita dalle sopravrenienti generazioni. Ogni. anno le scuole, cittadine e rurali, inquadre- ranno i “ Balilla" — che sul quindici anni passeranno alle ” Avanguardie Mio È gli avanguardisti sui di- ciotto anni passeranno alla Milizia ed al Fartito. Una tessera ed un moschetto per investitura: un giu» ramento per accettazione, Ottantamila giovinetti son passati così, quest'anno, per “leva fascista", dalle organizzazioni giovanili alle Legioni militan ed alle Sezioni politiche del Fascismo, L'anno venturo saranno il doppio, forse. In dieci anni il Fascismo sarà rinnovato in tutte le sue fibre, ela Nazione sarà ringagliardita da generazioni educate ed allenate ed inquadrate politicamente e militarmente. si il miracolo: per ogni anno trascorso, il Fa- scismo ringiovanisce Invece di invecchiare. Giorno di celebrazione del rito miracoloso, scelto dal Duce, è quello anmversario della fondazione dei Fasci: ed acquista un alto significato di simbolo. Casi il divenire fascista non è più soltanto oggetto di fede e proposito di volontà, ma è anche certezza, “L'Opera — ha seritto il Duce con una delle sue definizioni sintetiche > ci di la certezza del futuro ", E chi ha assistito il giorno 37 Marzo ad una delle cerimonie svoltesi in tutti i Capoluoghi di Provincia per la celebrazione del nuovo rito, ha avuto non sol- tanto la convinzione, ma la sanzione immediata, viva, operante, della certezza. Ecco: sfilano le schiere. Frecedono le “ Piccole italiane’, che saranno spose e sorelle e madri dei fur turi militi del Fascismo è soldati d' Italia; seguono 1 “ Balilla", in tutta la scala cromatica delle dimensioni e delle età, dai bambini ai fanciulli, ai ragazzi che già endon la sagoma e l'andatura del "fante"; e seguono li Ceetoni di " Avanguardie " che si dan l'aria di “ fanti anziani” e nel canto degli inni metton già umà consapevolezza di azione politica; e segue, raggiante di bell'orgoglio, vibrante di impazienza e di esultanza, maschia e matura, in rfetto stile militare, la ‘ Le- gione delle reclute " cha entrano oggi nel Partito e nella Milizia, E tutti guardano am iderio, come di una mita da conseguire, le centurie della Milizia che presentano le armi. Se chiudete gli cechi un at- timo e pensate all'avvenire, vi sorge dinanzi la visione di una sterminata e folta selva di moschetti e di can- noni è di mitragliatrici, salutata da stormi di ali tri- colori volteggianti e rombanti nel cielo, Signori: qui vi fanne gli “italiani che faranno la Storia. Qui si fanno gli italiani, con armonico sviluppo di educazione spirituale, intellettuale, e fisica. Per i “Ba lilla" 1 prim: elementi della ginnastica sportiva è mi- litare, e le prime fiammelle della coscienza nazionale che fonde in un solo metallo la reli ione dei padri e la religione della Patria. Per gli ‘ ‘'Avanguardisti,” l'approfondimento di questa coscienza nell'intelletto è

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i I * ra h io tun i Re ri tata sd È atepl eine; If Duce parla agli Acanguardisti. nel pensiero, la preparazione all'azione sociale e po- litica, la educazione tecnica “preliminare ". Ed in tutte le schiere, dalla più tenera età fino all'ora della tessera e del moschetto, l'abitudine alla solidarietà nazionale fra le classi, alla comunione fraterna tra cittadini e contadini, operai ed artigiani e studenti, per una fraternità che non deve estinguersi col passar degli anni che portano ciascuno a precise responsa: bilità e funzioni, di lavoratore o di tecnico o di diri» gente o di professionista, ma deve concretarsi in col- latiorazione corporativa, in inquadramento militare e politico, per il Fascismo, e per l'Italia. Così il Fascismo provvede al domani, — come scrive nella sua circolare ai Comitati Provinciali il Presidente dell'“ Opera Nazionale Balilla," Renato Ricci, — costruendo "una grande gigantesca fucina di lottatori, una immensa scuola di educazione italiana, dalla quale dovranno uscire anno per anno le giovani, fresche, vigorose e serene truppe di rincalzo per l'e- sercito glorioso delle Camicie Nere." Così il Fascismo provvede alla formazione di spirita, di corpo è di mente, dei germogli della nostra stirpe fecondissima, “ destinati a sorreggere ne prossimo domani, con ro mana saldezza, le sorti della Patria." MANLIO MORGAGNI

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La giornata dei Balilla a Milano. Sopra: Passa la banda mella afflata delle 14 coorti di Balilla al Parco. Sotto: Parla : nic Pago è : Luini Grossini. lidueiorio delle Avanguardia: alla sua sinistro Manlio Morgsoai

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«STE da Ein feno > ; A rai de - ‘i. _2--ialite pc i dia — sie E La grande adunota della Leva fascista a Roma: Il saluto entusiastico degli Avanguardisti al Duce, L-PRCERZAI Ta sGaritazala stalla Passa cli Pusala.

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Lo cerimonia della leva fascista in Piarro del Popolo a Rama.

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dl Fan | " IN TUTT 4. Morco cerimonia dn prassi Pi SuMmasrra: I, iponinbi matti lea acini di P bai a i ta — ce i Pi bei ri TE rt pa È. Fal pre Fn = rn Eri n fi b] a ni

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SEDE MP ANÙ (I ». È Urimeiati tiene il discorso dat inémantittità SCI CELEBRATO SOLENNEMENTE ITALIA LI diatra: La commemorazione di AR Li. Zaselli dl& stata alla stenti di arargiergtate al balilla [l'ottavo anniversario dello costituzione dei Fasci,

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GLI AVVENIMENTI INTERNAZIONALI LA TENAGLIA |JUGOSLAVA CONTRO L'ITALIA La questione albanese ha recentemente fatto cor- rere il rischio di un conflitto tra Italia e Jugoslavia e, se non si è giunti ai ferri corti, lo si deve soprat- tutto alla fulminea energica denuncia del Governo di Roma e al fatto che nessuno in Europa vuole oggi la guerra, tranne la cli militare di Belgrado. Mal. grado la protezione di Parigi, che tuttavia non poteva accentuarsi sino alle conseguenze ultime, perché il pe- ricolo fatalmente si sarebbe esteso ad altre fronti, i errafondai serbi si sono ritrovati in completo iso» amento, Ungheria, Bulgheria e Grecia non avrebbero seguito la Jugoslavia nelle sue mire espansionistiche, le quali com'è noto sono rivolte contro Trieste, Scu- tari e Salonicco, È neanche la Piccola Intesa sì è mostrata disposta a sostenere Belgrado in una politica di provocazione contro l'Italia, perchè la Cecosla- vacchia ha molti guai interni cui far fronte, a comin ciare dall'irredentismo di tre milioni e mezzo di te- deschi, e la Romania si trova impegnata sulla linea orientale, per la difesa della Bessarabia contro la Russia. In realtà la Piccola Intesa, secondo i concetti dell' architettura diplomatico-militare di Versailles, avrebbe dovuto funzionare come una Grande Potenza nell'orbita di Parigi, in sostituzione dell'antico Impero d'Asburgo, per tenere in perfetta soffocazione l'Un- gheria e per controbilanciare Germania è Italia. Ma westi progetti alla prova dei fatti hanno rivelato la oro irrealizzabile fantasiosità, La Piccola Intesa, mal- grado le incrinature tra ]ugoslavia russofila è Romania antirussa, potrà forse ancora funzionare per finalità locali e negative, Ma essa non ha nè la compattezza né la possibi» lità di agire come blocco di Grande Potenza ed è sto- ritamente destinata a funzionare su tre fronti separate e divergenti, la Cecoslovacchia contro la ania, la Jugoslavia contro l'Italia e la Romania contro la Russia, mentre non è da escludersi che nel futuro schieramento delle forze europee i tre Stati si mtro» vino in campi opposti, specialmente per quanto ri- guarda Jugoslavia e Romania. Comunque la tendenza aggressiva dei circoli mili- tari di Belgrado ha colpito, in modo che si può de- finire irreparabile, le buone intenzioni italiane di man» tenere rapporti di fiducia con la Jugoslavia. Il Patto di Roma, offerto con piena lealtà da Mus- solini a Pasic, aveva servito temporaneamente scaricare la tensione esistente sulla frontiera giulia e adriatica. Ma il ritorno di Poincaré e la scomparsa del vecchio statista serbo, che aveva fortemente in- fluito a Belgrado con la sua sa di moderatore, hanno determinato il ritorno della Jugoslavia a quei programmi di folle megalomania, per coi a Corfà nel igiB19 e a Versailles nel 1918-19 era stata faticosa» mente architettata. . Lo Stato serbo-croato-sloveno fu il capolavoro dell'ingegneria diplomatico militare antitaliana. In pre- visione della scomparsa dell'Impero absburgico, — con cui tuttavia Clemencean, per mezzo del Principe Sisto di Borbone, aveva tentato di venire a patti pur du- rante la guerra, — si era voluto ricostruire un'Austria minore, con prevalenza slava e con centro a Belgrado, che rappresentasse una nuova forza e una nuova mi- naccia sul fianco orientale dell'Italia. Perciò si giunse al trucco inaudito di considerare a Versailles come alleati, sullo stesso piano dell'Italia, non solo i serbi, che in realtà si erano battuti contro l'Austria, ma anche i croati e gli sloveni, che avevano combattuto sull'Isonzo e a Vittorio Veneto contro di noi e contro l'Intesa, quali fedelissimi giannizzeri dell'Impero d'A- sburgo. E mentre Clemenceau tentava di imporre al- l'Italia l'armistizio sul Tagliamento, per impedirle di prendere possesso di Trieste e dell'Istria, dall'altra si tentava un nuovo intollerabile grottesco trucco, per lasciare la flotta militare absburgica in eredità al nuovo Stato serbo-croato-sloveno. Le finalità di una tale politica sono oggi piena- mente evidenti, a luce solare. Ed è pienamente evi: dente, come lo era del resto in passato, il tradimento dei vari Salvemini e Albertini, i quali sostenevano contro l'Italia gli interessi di un imperialismo italofobo. La campagna per la Dalmazia, ebbe sopratutto lo scopo di sottrarre al dominio italiano l'importantis- simo estuario di Sebenico, che, nelle sue insenature, internate per circa sessanta chilometri, può ospitare comodissimamente un'intera grande lotta. E la spu- doraterza di Salvemini, agente provocatore al servizio di interessi imperialistici antitaliani, è evidente anche da ciò, che egli, mentre andava numerando gli italiani residenti in Dalmazia, per dedurne che gli slavi erano in maggioranza, taceva sui quattro milioni di italiani, austriaci, ungheresi, bulgari e albanesi, che la Jugo- slavia con voracità balcanica si annetteva, malgrado gli immortali principii dei suoi patroni parigini. Ora la Jugoslavia ritorna in pieno alla funzione imperialistica antitaliana per cui era stata creata, e le sue ingorde mire contro l'Albama rispondono a un più vasto piano, che non è solamente jugoslavo, di impedire ogni penetrazione italiana nei Balcani. Così si tenta di sbarrare al nostro giovane Paese ogni pe- netrazione mediterranea e coloniale. Il conflitto tra Italia e Jugoslavia è in funzione di altri conflitti. Esso è differito, ma non + eliminato. Per quanto l'Italia sia perfettamente sicura delle sue giovani travolgenti energie, potremo essere sicuri che, nell'ora delle risoluzioni estreme, la Jugoslavia fun- zionerà come tenaglia di sbarramento orientale contro le nostre necessità di espansione. I trenta carri armati Renault e i centoventi aeroplani Breguet, stanno a confermare la realtà di una preparazione militare, la quale è in perfetta corrispondenza cronologica e stra- tegica con la costruzione della grande linea di trin- ceramenti da Dunkerque a Nizza e con i preparativi delle basi aeree in Corsica, dove si costruiscono ban- y in cawerne, guardati da tru senegalesi, natu” aule in di della civiltà Pe degli immortali principii. Lo smascheramento jugoslavo ba tuttavia recato il beneficio di rivelare anche lè false amicizie, su cui da qualche parte si insisteva. Gli italiani possono ora

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d. £ vedere il quadro generale della situazione, a luce me- ridiana, Occorre anche che essi si preparino, L'UNGHERIA VERSO ROMA Siamo in un periodo di felici chiarificazioni, E se la Jugoslavia smaschera la sua folle megolomania ita- lofoba, l'Ungheria consacra con Roma un'amicizia che non potrebbe dere più cordiale è più *icurà, A Farigi e a Belgrado si è ripetuto che l'alleanza franco-jugoslava non avrebbe necessità di essere co- dificata in documenti diplomatici. Su ciò i dubbi sa- rebbero ingenui, ed è nota d'altra parte l'esistenza di un regolare Trattato politico-militare, che esprime la volontà dei due Governi, Le visite ufficiali del Maresciallo Foch a Belgrado e a Cattaro stanno a confermare la concordanza dei piani militari, Tra l'Italia e l'Ungheria non esistono corrispondenti impegni di guerra, ma anche per le loro relazioni d'amicizia si può ripetere che esse non hanno necessità di codificazioni. L'Ungheria ha attualmente circa otto milioni di abitanti, con quasi tre milioni è mezza di magiari soggetti a Stati stranieri. Essa è disarmata e solo ora, con l'aiuto dell'Italia, ha potuto svincolarsi del con- trollo umiliante di una commissione internazionale, che la lasciava del tutto inerme entro un cerchio di némici armati sino ai denti. Tuttavia i magiari, sana mente ordinati secondo gli antichi principii famigliari, religiosi e sociali, rappresentano un popolo fiero, ca- valleresco, guerriero, e lo spirito costituisce il primo armamento, Lo scontro tra italiani e ungheresi sul Carso servi ibfinniolini e il Conle HBelblen, Primo Alinitiro d' Ungheria, da Palozza Chrgr, a dimostrare il valore di due Nazioni, che si batte- vano in campo avverso a causa di situazioni oggi del tutto superate. Italia e Ungheria non hanno più al» cuna ragione di contrasto e tutto tende a congiungere armonicamente le loro forze. Le tradizioni di coltura, i precedenti di Kossuth e di Stefano Tiirr nel Risor- gimento, le necessità di sbocco commerciale ungherese & Fiume, la fatalità di difesa contro nemici comuni, tutto tende ad armonizzare saldamente due Nazioni compatte, giovani, risolute e degne di nuove fortune. LA BARRIERA FRANCESE CON: TRO GERMANIA E ITALIA Il ritorno di Poincaré al Governo di Francia ha determinato nuovi decisi orientamenti, nei confronti non solo dell'Italia, ma anche della Germania. Un tempo, l'antifascismo irreconciliabile del democratico Herriot non impediva una politica internazionale suf ficientemente pacihca, Allora s1 parlava ancora di amicizia, se non col Regime fascista, almeno con la Nazione italiana, e il vecchio frasario della fraternità colla sorella latina. per quanto già rivelasse la falsa coloritura del belletto, non era ancora caduto nella moda parigina, Poincaré ha imposto il suo vecchio stile di forza è con una politica di cui non negheremo l'efficacia, ha trascinato gli stessi socialisti pacifisti tipo Blum, Paul Boncour e Renaudel, a votare i for- midabili crediti militari di circa sedici miliardi. La rande linea di trinceramenti contro Germania e contro talia, l'aperta ripresa dell'italofobia jugoslava, gli scecenni a un riavvicinamento con la Russia, ciò cha potrebbe forse condurre a una riesumazione dell'antica

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14 alleanza, rivelano una presa di posizione, netta è volitiva, La votazione degli impressionanti crediti militari, ‘di cui non si ha riscontro neanche nella preparazione della Germania kaiserista alla vigilia della grande conflagrazione, segna la fine della politica di Thoiry. La Francia torna alla politica egemonica di Versailles e le sue armate rimarranno sul Reno sino a che la linea di trinceramenti alle frontiere sarà ultimata, e forse anche più a lungo. sta potrà essere una politica di sicurezza, ma essa non consoliderà certo la pace tra Francia e Ger- mania, Le due Nazioni rimarranno ancora e sempre di fronte, con la volontà di egemonia da una parte e con i propositi di liberazione dall'altra, con le vecchie passioni e con le ataviche irreconciliabilità. Anche questo, per i prossimi orientamenti conti- nentali, deve essere considerato come uno dei conflitti fondamentali. La fatalità storica perpetua il contrasto tra Fran- cia e Germania, tra le forze vecchie è quelle nuove, tra lo spirito di conservazione e la volontà di espan: sione. La vecchia Francia, ricca di domini e di tradi- zioni, di tempi di Napoleone per la LAI potenza de- mografica aveva conquistato in Europa una magnifica egemonia intellettuale, politica e militare. Qggi essa non si rassegna alle fatali conseguenze della sui decadenza dem rafica, È gi ridesta inanzi ai bagliori del tramonto, illudendosi di poter frenare e soffocare la forza di spinta dei Fopoli vergini e via tali, Perciò, mentre parla di umanitarismo segue una politica di egemonia, è, invocando la pace, si armà in proporzioni mostruose. Perciò, mentre parla di civiltà, porta in Europa le barbare truppe di colore, e mentre accenna talvolta alla difesa della civiltà latina, arma le forze dello slavismo contro la latinissima Italia. Il ministro Lager Stresemann, che è un uomo di indubbia abilità diplomatica, aveva seguito un iti- nerario che, a traverso le tappe di Ginevra è di Thoiry, avrebbe dovuto concludersi con lo sgombro della Re- nania. esto piano è caduto dinanzi alla volontà ege- monica di Poincaré, Nuove vie dovranno essere tentate. Intanto la pace è solo affidata a situazioni negative. La Francia non ha pronto il suo sbarramento di difesa, La Germania non ha i mezzi per il nuovo sfondamento. L'Europa non ha ancora riacquistato la saldezza fi- nanziaria e va tuttora studiando i nuovi schieramenti. La pace deriva da queste situazioni negative, assai più che dai vani spettacoli di oratoria ginevrina. Quando l'Europa sarà più ordinata e più preparata, la pace tornerà fatalmente in pericolo. IL CONFLITTO ANGLO-RUSSO Fra tutti i conflitti che maturano lentamente in Europa, una particolare forza di determinazione deve essere riconosciuta a quello tra Inghilterra è Russia. Il contrasto si svolge agri prevalentemente in Asia, dove la politica moscovita tenta di colpire le posizioni imperiali britanniche, ma esso è fatalmente destinato a E arsi anche sul fronte europeo. onte Bethlen osservava giustamente che la nali ha lottato per escludere dalla Fenisola balca- nica prima la Turchia e l'Austria, onde avere libero campo in quello scacchiere per la propria influenza. Questo processo storico è stato interrotto da altre imprese che la Russia, Potenza curopea-asiatica, an- dava tentando nell'Estremo Oriente. I pranzo ufficiale afferto dal Capo del Governo a S E. Betblen nel Palazzo Senalorio. {Fotagnifla LV. € Eb

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A AITITT i i RL] i! io LS dei LU = ee PH HI Conte Belblen e SE, Muncolini firmano nella Sala della Villeria il traltato d'amicizia ilalo-ungberese. iFaicgrafla LLC Ei Ma essa tornerà a rivolgersi ancor una «olta verso il mondo danvbiano=balcanico è a funzionare come Potenza protettrice dei minori Popoli slavi, dagli cechi agli slovacchi, dagli sloveni ai croati, ai serbi. Questa tendenza panslava si rivela anche nei ten tativi di Praga e di Belgrado per creare un corridoio eli congiunzione. fra Cecoslovacchia e Jugoslavia in territorio austriaco e ungherese. La Russia tende per forza di espansione allo sbocco sull'Adriatico, o sull'Egeo, o a Costantinopoli. L'Inghilterra non potrà arginare da sola la marca panslava, che ha storiche irreconciliabili direttive an- tibritanniche. Londra oggi vuole la pace, perchè non ha più nulla da conquistare. Il miglior metodo di conserva- zione per l'Impero britannico, è quello della pacifica digestione. Ma il giorno in cui la grande costruzione imperiale dovrà essere difesa, sarà ancor una volta Londra che invocherà e armerà le amicizie. L'Italia, come l'Ungheria, possono essere sulla linea di sbarramento contro la marea dello slavismo. Ma l'Europa non è ancora schierata e per noi uno dei quesiti principali è se a fianco della Russia sarà, nella realtà ultima, la Germania o non piuttosto la Francia, GAETANO POLVERELLI

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sec + E: vl gr e —_ sa To iN SC Ti Ali war La Fiera di Milano, inaugurata il 13 aprile, si ripréssalta sollo una Drilé nhoosd è degna della sua importanza mondiale, N viale delle Nazioni e, sopra, la muova entrata principale dalla Piazza Giulio Cesare.

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Tue dita fume- hri PeAf ala Rama all'illustre statista nana alale impa- nen per la prit= cenno det Ministri quasi al com leto, dlei Presidenti del Steno è della Care mari, del Segre- taria gemerdale del Partita Fascista iù di dra gran Ra mano di personalità del mando politico Co diplomatica, intel lettarale La hinan- Tei albte) IFal. Gi, Ariida LA MORTE DI UN PA- TRIOTA: LUIGI LUZZATII tu TP PE SEMI eg roo e ETA per = | | 1 Luigi Luzaatii cra sofferente dal pm cipio dell'inverno i ma solianto dagli ultimi giorsi di Mar- ri la sua malatiia aveva appinib USA lorma preocoupan- te. Im seguito & lareti disturbi renali ù parti improvviso LET edemacercbrale che ha caasato la morte. Mais a Venezia l'in marzo 15$ia l'illustre scomparia coordi a ELE) Anni nell''amministrazio: noe dello Siato come Segretario generale del Minisiero d'&- gricoliura, chiama» tovi da Marco Min phoiti. Economiata, finanziere, Gratore, ecrittore, statista, Inuigi Luzzati fu una delle figure da- minati in um ciù» quaniennio di sita palitica, e lu sopra= lutto, sempre, Un fervente italiano,

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L'armadietto libreria al comple ia. A des ra: Uma n biblrotee ima del É amiattente i in lurnzione. Nel 1996 il servizio di distribuzione delle ‘ bi bliatechkine"”, ha avuio un sotevoaliziimo sviluppo. Menire dal 1983 — anno in qui il servizio stesso hà avuto privcipio — al 1gsò ne erano uiate di- sinbuite S5o, sel solo anno iqro me sono state idiatribunite bea duo, per un totale dli Pi] mila valumi wa = #7 Ii sfruizio delle 4 bibliotechime i presso la Sede dell'Opera Nazionale a Rama. LE “BIBLIOTECHE DEL COMBATTENTE " Le Bibliotechine del Combatiente * che l'Opera Nazionale per i iLembattenti va litiimenao in ogni regione d lialia, si dl istin= guomo in tre tipi: rurale destinato a centri prevalentemente agri» cali: artigiane diéatinalo a contri piccali-indusinia fi o miao ave le due forme di aitività si svolgono contemporaneamente. Chgni tipo ui campani di cinca obo opere e comprende un bosdo «di opere di leltura amena è di coliura generale e, PA seconda della specialità, ina faccolia di modesto Dpoene scienme tiche di divulgazione ed istruzione elementare e pratica re- lativa alla agricaltura, allo piecalo ind uatrio agrario, all’arti- pianato, e, in genere, alla iconica dei mestieri più dilliaai, L'an. Angela Manarcii — Apprna thinmaio dalla fiducia del Duce ad assumere la Presidenza dell'Opera Nazionale — arriechi la *' Bibliateckino "gli pubblicazioni di propaga nda pia imiottica, fra le quali primeggiano quelle di coltura fascista, inieac n far OSO Sc PE la meravigliosa (perTA di mnnovamento del Governo Nazionale.

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© Li È dini» i di an Crrovanni, FILO. lie a atei î ce e cilena solennità di dell'ollaco annali della fondazione dei Fase i è svolta con sempli è LOEnE mula a Rodi nell'artistico cortile all'ospedale de cerimonia + La comoremoniz dove la

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Uli F > SUPEREDI4 Lal -vr t-19Psgte' ano se - ALTARE SVETTA: rs Ze MI nere Da. E; l l'anniversario dei Fasci a l'ripoli. Le " Camicie Nere” della | Legione Permanente prisentano le armi mentre «rnalorni legge il messaggio del luce, Sopra : HI Console Bardi, 'nalaroso comandante della Legione , pronuncia il discorso commemorativo.

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CdF s_- SOI ! 9 E ge dee gie©- ot Il {rasermatore è le Autorità della Colonia mentre il Lansale Bardi rigeoga i natali è l'ascisa del Fasciimo. Sopra: S. E. De Bano consegna il moschetto agli avonguardisti.

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HM z - - rr conc ; "x € i ia AAA LATI et | culi L'ideoplano del Governatore ammarra Jeli- comente nel porto di Massagno. A sbestra ; dea falla a Massone in attesa di 5. E, Gasparini che arriva per le vie dell'aria IL VIAGGIO AEREO DEL GOVERNATORE DELL'ERITREA SE. Gaspaniai ha felicemente compiuto il volo da Roma a Mastiaua, TI tenente Baistrocchi ha pilotato l'apparecchio su cui si trovava 5, È. Ga» sparini, Ua altra welivalo, pilotato dal sottote- nente Gallo, ha scortato il Governatore darante tutto il viaggio, Le tappe sono siate: Pireo, La Canca, Alessandria d'Egitto, Carro, Pere- nice, Port Sudan, Massava, | sotto: Snbito dopo la sbari if | © Balilla” DIL ara daranti al (rasernatone.

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15 iu I, Craaparini raggiunge sul Cartiffo il malo ali Massena. la lunaso, nel nemo i Le enfuatastiolte accoglienze al (rovrrmatore SI rinmaiuirno di sbò arriro all'Asmara. LO SPIRITO NUOVO NEGLI UOMINI DEL GOVERNO FASCISTA L'arrivo a Massaua è avvenuto fra l'entusziavmo delirante degli italiani è della popolazione ali Eritrea, che avevano seguito con ansia è con ergoglio intto la lavi del rado. finche sulla Cola araba e nell'Abissinia l'impresa ha sussitato viva impressione e ammirazione, contribuendo a rendere acmpre più marcato il prestigro che l'Italia gode in tutto il bacino del Mar Rosso, Sotto : I salto di Fa E, Gasparini dal palozza Rail natariale dell'A TRAI:

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ib UN POETA ITALIANO LL ELEGIA DELL'AMBRA DI ARDENGO SOFFICI Ripercorrendo tutta l'opera letteraria di Ardengo Soffici che è pur muschiosa e fronzuta, e sa di terra umida e buona, cd ha ombre incantate e inattesi zam- pilli di fresche e scapigliate fontane, non ho trovato la scaturigine vera di questo purissimo rivolo di poesia. Non le letture io credo hanno condotto il poeta a cercarlo. Certe risonanze inducono al confronto ed alla citazione: ho sentito ricorrere in strana confu- sione per entro le lodi i nomi del Foscolo e del Pa- scoli ed anche di un certo elegiaco Carducci che noi superficiali non abbiamo ancora avuto il bene di co- noscere. Questa Elegia dell'Ambra rivela invece alla mia intuizione giornalistica che tante volte per caso in dovina, Ardengo Solfici pittore. Intendiamoci, non per il novo quadro e per quel tanto di colore che attra» werso le cadenze e le immagini traspare. Non per le due attività che si completano in certi punti ed in certi altri si sovrappongono ed anche si confon- dano. Na, Qui ritrovo, dopo la minuta indagine del pano- rama e il febbrile annotar del pennello sulla tela per- chè l'attimo sia fissato, l'estasi riposante di una libera contemplazione panica. Vedo il pittore che abban- dona la tela e si riversa sull'erba: e medita, e si li- bera dall'intrico del minuto particolare, e beve l'ax- zurro e il silenzio... Ardengo Soffici andando con la sua cassetta e i suoi colori nella beatitudine della natura + diventato un naturale è cristallino e severo poeta così. Ha sen- tito la divinità della campagna. Siamo a pochi passi dalla rievocazione pagana, quasi sul baratro: ed è una piccola mano di bimbo, ed è un senso gentile è moderno di paternità cristiana che trattiene il tra- sognato sul limite: Per la mano Fida innocente traggo il bambinello Mio Sergio; e quel che rallener non posso Del gran prodigio, a lui prego sia dato Nella perigine dacctme anima fnlento, Fruine e forse un di «velare altrui. A due passi sprofonda il limbo vergiliano. Il miracolo ha destato in Italia un wasto fervor di commenti. Poesia, finalmente! Comunque, poesia! E chi sa che questo rivolo fresco non fecondi le arse pianure polverose, isterilite dallo smisurato scalpiccio di giungere, Questa è veramente poesia non tanto per la tra- dizione alla quale si riallaccia, quanto per la neces. sità liberatrice che la ispira e per l'estro che la do- mina, (Questa è una pura voce che cerca le solitudini per esprimersi indisturbata, e non le moltitudini per falsarsi umile o prepotente secondo l'applauso. Queste Campagne che il fallace antuano Già di malinconia tinge, è «'appronta Derolale a iradirle e nude al verno, «Si che fa rondin se n'accora, è nigra, Tempo fu quando aperte al sol novello, Di ffori incoronale e di verzure Poni è hi frutti, intmiapime beata Parver di non mortale giovinezza. Foscoliano l'incedere, ma non si può negare che tutta una tradizione italica si affaccia e sorride su questa soglia inattesa lasciando intravvedere, non lo spettacolo triste di un saccheggio, ma la generosa letizia di un convito che incorona anche in cima la luminosa fronte del Poliziano. Elegia virile. C'è un senso, c'è un tono di re- sponsabilità e di fierezza moderne che sorvegliano lo abbandono. Elegia del tramonto. Qualche cosa di si- mile ispirò a Paolo Buzzi il Poema dei quargal'anni, ma non seppe ricongiungerlo al conforto della pater- nità, alla robusta filosofia della continuità, alla impli- cita e sincera esaltazione del Classicismo, del Rinasci- mento ed anche di quel più sobrio Romanticismo che accolgono tutto un passato di gloria poetica italiana. Elegia dell'amor perduto, senza la disperata be- stemmia di quel Dietajuti trecentista che digrignava e dagliomei ch'io veggio rinverdire, No. Amore era per il moderno Soffici, robusto è fiducioso quarantenne, tutt'al più un sorriso arguto, Il cuore è stanco, ma + libero: ilvolo dell'estro sarà dunque più alto. In tutto questo carme, pur così pacatamente triste, spira l'ariosa e generosa fiducia dei tempi che risve- gliano dal fondo la razza e la incolonnano verso la riconquista, Tu solo, Amor, nel cuor, «stanco non lorni A serridermi argulo, eve pur fosse Senza lusinga, almen col chiaro volle Di ricordi sivivalo to di Speranza, Finlo dal tempo, abi, nen rilorna Amore. Ma mon con lei va l'asiro.... Sentite ? e è menzagna Che qualor l'onra gioventii v'è spenta E l'amor s'allontana, il dio de' canti, Sconsolalo, il fanciullo Juggiliva Segna implorando. L'apellineo genio

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Folentier quell'indocile accompayna F amabile la va celra gli porge: Ma troppo lo frastornano le «trida Tel ragazza e le smanie: e l'irtrumento fa breve gli riloglie. al dani più giova La buona solitaria quiete Dei cuori adulti. Meglio ivi rifulge HI tesor delle immagini, st sera La «segreta armonia dell'universo E in eterni pensier specchiasi il Kero. dI Ardengo dodici. Leopardi rinasce per la speranza. L'elegia è un inno. E un inno sarà la nova poesia che questo ‘fresco rivolo annunzia: un classico fiume verso l'avvenire, biondo per l'inclinarsi delle spighe dai margini, bale- nante per la gloria del sole, lento è maestoso attra» verso le arcate romane dei ponti, implacabile nel co- mandar muovi ponti per il traffico, nuovi ponti per la bellezza, muovi ponti e nuovi archi per il trionfo del cammino, e nel condurre le acque a cercar, per la strada più difficile degli oceani, le navi che fumano al largo... GINO ROCCA,

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La veduta di Firenze da una lerrazza di Bellosguardo. Fai. Aragik A BELLOSGUARDO IN CERCA DI UGO FOSCOLO "il servo, che ti porterà questo biglietto, ordi= neérai se domattina deve aspettarti a Porta Romana per accompagnarti...” Così Ugo Foscolo a Quirina Mocenni, E poiché andavamo anche noi alla villa di Bello- aguardo, il nostro appuntamento fu a Porta Romana. Più di crat'amni la. nel 1813, Quirina saliva il colle con un tumulto di paliaiani nel cuore, Ella visitava l'amante è l'amico, Noi, nel 1937, percorrevamo assai tranquillamente la medesima strada per soddisfare una curiosità let- terarià. Visitavamo la casa del poeta. Intanto parlavamo. Del Foscolo. Ma discorsi pro- fani. “Era troppo brutto." Ecco: bello no. Pelo rosso, lineamenti irregolari, fisonomia rabbulfata, un che di scimmiesco nella per- sona e nella faccia. Tutti conosciamo il ritratto dipinto dal Fabre; e più che gli occhi non possiamo salvarne. Insinuai: “Pure, le donne lo adoravano." E ripensavo, come se l'automobile dovesse oltre- passarla di momento in momento lungo l'erta serena, ripensavo a (Quirina Mocenni, La quale, avuto copia di quel ritratto, scrisse: “Ti guardo, ti vedo e mi pare di veder quello, che una wolta incontrandolo fra il Ponte Vecchio e Mercato Nuovo, mi fece battere il cuore con tanta veemenza! La somiglianza non può essere più perfetta; e, lo crederai, non mi arrischio Appressarvi le labbra; vi è più anima che corpo in quel ritratto e mi parrebbe di profanarlo...” eguivo non solo i miei pensieri, ma anche la con- versazione, Disdegnosa smorbetta della mia interlocutrice bion- dissima. “Lo adorarono? Cattivo gusto!” E la seconda disse: "Cose d'altri tempi," Avrei voluto vederle, tutt'e due, belle ed eleganti come sono, in un salotto dove fosse capitato il Foscolo. Non occorre una grande immaginazione, Perché il salotto, cent'anni fa, c'era, popolato di donne leggiadrissime, e si Îlirtava, e si malignava, e gi ballava, è vi s'accoglievano insigni personaggi ib liani e stranieri. Era il salotto della contessa d'Al- bany, sul Lungarno, a un passo dal ponte Santa Tri- nità. Un di quei salotti che fanno figura nella storia — sebbene la storia questa volta ci abbia tramandato che Luisa Stulbere d' Albany, la quasi vedova dell'Al- fieri, ebbe linee spirituali piuttosto sbiadite e confuse; — ma che, a viverci dentro, doveva essere uno spas- soso perditempo, e i retroscena del pettegolezzo e e della galanteria aguzzavano la curiosità e affilavano le lingue. Un salotto, insomma, che i nepoti possono facilmente spogliare dei vetusti solenni apparati, per ri- trovarcisi colla frizzante e fatua petulanza della più moderna mondanità. Il Foscolo amava l'amore. Ma non so se fu mai veramente innamorato. Le donne gli piacevano. Ma che gli piacesse e lo appagasse mai una sola donna non giurerei, La Teresa a cui Jacopo Ortis consacra i suoi fu- rori è la risultanza di tre ispiratrici: l'Albrizzi, la Monti, la Roncioni. Tre le ispiratrici delle Grazie: la Martinetti, la Nencini, la Bignami. Triplice il ful- minare del suo cuore nel tempestoso periodo in cui contemporancamente amò la Bignami, la Giovio e la Battaglia E ancora, Dicono che l'epistolario amoroso del Foscolo sia uno dei più sinceri e caldi della nostra letteratura. A me dà noia ritrovarci, a distanza d'anni e con indirizzi diversi, un frasario stercotipo, Copiò sé stesso, va bene; ma il suo segretario galante sono “le ultime lettere di Jacopo Ortis:" l'elfusione e la

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Ugo Foscolo nel 1813 fiiteatto del piltore Antonio Fabre f Faleria iis

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Villa dell'Ombrellino, già Segni, col portico dove ircvasi collocala (erroneamente?) fa lapide solto il busto del Foscolo, accanio a quello di Galileo, disperazione, i giuramenti, le collere, i trasfforti hanno accenti costanti. Perfino la tenerezza tra*sorridente e commossa della prima confessione si cristallizza in una formula ch'egli ripetè alle più delle donne amate: "Mormoro tre versi non miei, ma che sembrano scritti per te fin dal tempo del Petrarca." Il Foscolo non cita i versi, ma, collocate come sono quelle parole, è facile intendere quali essi siano: Con lei foss'io da che si parte il sole, e non ci vedess'altei che le stelle; sol una molle; e mai non fosse l'alba. E quando la donna gli cade tra le braccia ed egli può farne a suo senno, il velo si squarcia e la realtà non lo contenta più. L'accesa e voluttuosa citazione petrarchesca sta tutta nel desiderio: se si concreta svanisce. Provatevi a tradurre in parole povere il pie delirio di quei tre versi impeccabili in cui Iba e le stelle avvolgono di casto ardore la sognata intimità, e avrete — in cambio d'un fioritissimo so- spiro — una triviale p proposizione. Il Foscolo, la nostalgia di codesta magica e fonda carezza, la pati sempre, anche quando sacerdoti,se pronte al sacrificio n'aveva a sua posta, e belle, è vrolanterose. Tanto è vero questo, che un giorno — mentre pur gli sorridevano una piccola poetessa e una bella gen- tildonna, ed egli ne c leva i baci lasciandosi intanto adorare dalla devota irina, — un giorno nel croc- chio di casa d'Albany standosene egli muto e freddo come la sedia che opprimera, ch miracolo, presenta. rono in quella sala il volto pi cri e più candido di tutta l'Italia, e Ù chiome le aziosamente in» trecciate, e una fronte un pò cio orse, ma che a- veva del celeste, è un paio d'occhi verecondi è arditi, e una bocca vergine soffusa di dolcezza. ‘“ Bocca" dice il Foscolo “sulla quale avrei sospirato appena, ma non avrei osato baciarla. Non vidi il seno, ma il collo era tutto scoperto. E taceva. E appena si lasciò dire me sommessamente alcune paroline, e mi rispose in modo che nessuno c'intese. Ab, sio potessi caga confidenze!.. E giurerei di non baciarla hei fronte." Orbene, la soave tentatrice che Les li commossa stupore del Foscolo erà una statua, Una Musa scolpita dal Canova, e comprata dalla contessa ai per tener compagnia al ritratto di Vittorio eri, Vi pare un simbolo abbastanza chiaro? Io sì, lo intendo chiarissimo: un uomo che anela di raffreddare su un bel marmo le labbra brucianti per i baci delle vive lezze che si dinno a lui senza resistergli, da un poeta — ahimé! — il quale non ha ancora trovato la nnà veramente sua, Ugo Foscolo non ebbe mai la donna sua. Condusse vita amorosa da libertino (e glielo rimproverarono spesso), ma sempre susurrando i wersi del Petrarca Anche alle meno degne. E l'ultimo suò amore — finalmente non corrisposto! — lo tenne per due anni nelle medesime condizioni del cantore di Laura, torturandolo coll'angosciosa per- paso di adorare a un tempo e d'avere in sospetto l'umana creatura ch'egli stimava sola valevole a ren- derlo felice. Da questo intimo travaglio sentimentale sbocciò la prima vera pagina di critica letteraria che noi pos- sediamo: il saggio sul Petrarca, dove l'opera d'arte non è studiata in vetrina secondo fredde misurazioni è principii assoluti; ma è riereata nel palpito da cu germogliò, è riscostruita nell'ambiente in cui nacque,

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DI è spiegata con drammatica passione ed è compresa con simpatia d'umanità, Il Foscolo precorre, in questo campo, il De Sanctis: è frammentario, è tumul- tuario; ma la via è già bell'e indicata. E se dalla critica interiore del De Sanctis si fan derivare, "cum grano salis, °° la critica storica e la critica estetica, non è dubbio che il meglio sostanziale etichettato sotto tutte co- deste variopinte nomenclature sia mosso dal Foscolo. Ecco messovi ai piedi il fondatore della critica letteraria, Carolina Russel, la fredda vergine britanna, compit, disdegnando, questo miracolo. La donna, come la natura, è potente molla d'ispirazione agli ar- tisti, Scendiamo dalle nuvole dei ricordi e dall'automobile. Siamo arrivate. I peortinai, marito e moglie, s'allae- ciano e aprono il cancello, Sono bea- tamente ignari delle glorie che hanno in balia: non sanno che lì abitarono Galileo e il Foscolo. i propongono di salir noi fino alla villa, d informarci: spalancano il can- cello perchè l'automobile passi. mie amiche sono, oggi, o troppo pigre o decisamente antifoscoliane. “Vai tu.” E restano fuori del cancello dentro l'automobile, Procedo, sola. Cist no: l'invi- sibile Quirina Mocenni è con me. Non mi dà noia, ma mi pare di darle noia. Tanto che, non appena allo svolto del viale vedo a destra in alto l'ampia villa color marrone sormon- tata dall’ondeggiante pennacchio nero di una cipresseta, mi fermo di botto. Lo Galileo? a siccome per il momento non cerco Galileo, non provo nessun disagio a pensarci e lo dimentico subito. Là il Foscolo? E siccome son tutta Foscolo, mi pare che, se insisterò a voler visitare minutamente il luogo, non mi riuscirà di trovarcelo. La tinta è troppo nuova, La costruzione è troppo grande, ci sono troppe finestre. Immagino che la si- Logi marchesa avrà tappezzato di cuscini, adornato ninnoli, decorato di stucchi, iridato di lumi elettrici le stanze della sua comoda vasta e bella villa. E ci saranno tende e sgabelli sulle terrazze. E la ghiaia nitida e fine è le ben tondute siepi che ho dintorno mi preannunziano la leggiadra simmetria del giardino lassù ai piedi della scalinata Dove troverò, Dio mio, dora troverò Ugo Foscolo? Sfiduciata, decido di tornare indietro. E la deci» sione mi dà un respiro di sollievo. Ohl... Un altro simile respiro, Chi #7 Quirina, Ombra labile è silenziosa ella sale, libe- rata dalla compagnia importuna. Entrerà leggera. Lei sa. Ecco il cantuccio dove il suo Ugo scriveva: ed ecco Ugo, o in atto di i faro un Bigliettino fret- Lane: a lei, 0 acceso di nel dialogare la agedia gi JRicciarda ; 0 paziente a limare la bale uzione dello Sterne, o con la fronte illumi» nata dall'estro sereno che gli dettò la lode delle “ Grazie " La contessa d'Albany nel ritratto del pittore Saverio Fabre (Fo Alias Torno indietro, Ripartiamo, e le mie amiche mi fanno giudiziosamente osservare che la troppa fan- tasia è un guaio. Chi mi dice che la signora marchesa non ASSAI invece religiosamente serbato una stanza, un pda o, un mobile, un ricordo? là. Ma in ogni modo preferisco, la casa del Fo scolo, guardarla così da lontano come appare ora ai nostri acchi lungo un ‘apertura di wiù .[[i] bassa che percorriamo. Svaniscono i particolari. Resta l'arioso respiro dei cieli che l'abbracciano rabbrividendo nella fresca macchia oscura dei cipressi gonfi di vento, E' un'eterna bellezza che il tempo non ha nè impolve- rato nè rinverniciato, e non ha corrotto nè rinno- vato, La poetica ebbrezza di Ugo Foscolo vive renne in quello slargarsi d'orizzonte sopra la dolce collina di Ballooguando. E quando cadrà la sera, gor- chi d'ombra fluttueranno in religiosa pace e rapiranno aroma degli allori e l'eco degli inni. E quando la notte vincerà, laggiù remota l'acqua dell" Arno ancòra, furtiva e argentea, volerà fra i pioppi delle rive sotto le tenebre stellate. Aveva ragione il Foscolo di prediligere Firenze. E hanno fatto bene a riportarcelo, morto. Ebbe, durante la vita, presentimenti che ci per- cotono di arcana meraviglia. In essi è qualcosa che si ravvicina alla misteriosa interruzione per cui un quaderno del tenente d'artiglieria Napoleone Bona-

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Quirina Mocenni Magialti nel ritratto del pittore Antonio Fabre (Pa. Alinari. parte rimase in tronco a mezza pagina sulla famosa noticina geografica: ‘Sant'Elena, isoletta sperduta nell'Atlantico ". Spesse volte infatti è ripetuta nelle lettere del Foscolo la certezza di morire solitario ed oscuro in terra d'esilio, Poteva parere una posa: niente giustificava la desolata previsione quand' egli, godendo la giovinezza la patenti celebrità e l'amore, pur insistentemente vaticinava a sé stesso una fine triste e deserta, lontana dalla patria. E nel tempo stesso andava via via alenali a in quelle lettere il desiderio di chiuder gli cechi a Firenze per aver qui la sua tomba e dormirvi l'ultimo sonno. Facoltà di previsione e tormento di contradizione che si rivelano coscienti anche nella scelta dei due motti ch'egli usò nel sigillo epistolare. L'uno: " Cor vigilat *. L'altro: ‘ Est est = non non". Fu veritiero profeta. Sopraffatto dal male dalla miseria dalla fatica e dalla sciagura, Ugo Foscolo si spense nella stamberga d'un suburbio londinese dove s'era recato sotto falso nome per sca o all'arresto comminatogli per insolvenza ai suoi debiti: e cinque soli amici erano raccolti intorno alla sua bara per la tumulazione nel cimitero di Chiswick. Tu non altro che il canto aerai del figlio, o materna mia terra: a noi prescrisse il fato illacrimata vepoliura. Compiutosi così nel 1837 cotesto fosco precome- zato destino, quarantaquattro anni dopo si compiva dI anche il voto d'eterno riposo in terra di Toscana: nel 1871 le sue reliquie furono trasportate a Firenze in Santa sCOcÈ. La pietra sepolcrale è tuttora spo- glia di monumento è d'ornamenti. Sol- tanto il nome. Ma certo tra i brutti marmi che crudamente drammatizzano l'austera semplicità del tempio tran- cescano, ne sorgerà presto un altro a Ugo Foscolo. Non woglio dire che sarà brutto; mi auguro anzi che sia più vicino in dignità artistica a quello scolpito dal Canova per l'Alfieri che non — supponiamo — all'indegnis- simo cenotafio dantesco, Voglio dire che in Santa Croce la presenza dei resti mortali del Foscolo dovrà essere segnalata ai visitatori: il centenario servirà, purtroppo, anche a questa ineluttabile necessità, e, se non si fa- cesse, saremmo in pochi a conten- tarci del nostro cuore umile e del suo ricordo gigante. Il monumento sorgerà dunque, e a nessuno più di diritto che a lui, Lui che scopri Santa Croce agli Ita» liani quando ancora, smembrato e in- dolente gregge, essi non meritavano questo nome; lui che in mezzo al riso della natura e alla vita degli uo- mini spalancò i sepoleri perchè n'u- scisse fiamma di patria e luce di ci- viltà; lui che idealmente ruppe le catene d'Italia: rg in piedi com a quei fatati reeni ome. rici gros il ‘trionfo d'Achille e la sventura di Ettore alimentarono gloria immortale: lui, che udi il canto delle Parche e lo trasformò nell’inno delle Grazie: lui che a Firenze, tomba ed ara, riconobbe il privilegio di mesco- lare la morte è la vita perchè i morti e i vivi religiosamente custodissero insieme le antiche e le future fortune della patria. Grande esule, primo esule d'Italia! uando nel 1815 il restaurato governo Austriaco trattò in Milano col Foscolo per abbligarlo a servire nella milizia, l'onor suo e la sun coscienza gli vietarono di dare il giuramento. Aveva aborrito la tirannide di Bonaparte; non poteva amare la signoria di casa d'Austria. "La differenza consiste, ch'lo sperava che le fre- nesie di Bonaparte potessero aprire adito se non al- l'indipendenza d'Italia, almeno a tali magnanimi ten- tatimi da onorar gli italiani; invece, il governo rego. lare dell'Austria preclude quind'innanzi qualunque speranza. Mi terrei forsennato ed infame, se sdegnando i servire allo straniero antecedente, servissi allo stra- niero presente ". E fuggi da Milano, e passò le alpi, e riparò in Swirrerà. La contessa d'Albany gli scrisse ch'era un volubile e che aveva voglia di ‘“ passer pour original”. Ma se il Foscolo, £ vero, fu diverso dagli altri, dobbiamo pur convenire ch'egli pagava a caro prezzo questo capriccio dell'originalità: colla miseria e coll'esilio. in Isvwizzera, cauteloso com'era contro il freddo, pati il gelo alpino senza potersene sufficientemente di- endere colle poche robe del suo bagagliuccio, Cito questo meschino e penoso particolare per mettere in luce — accanto alla maligna sgarbata Ga della con-

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La cora vni Lungarni dov'era il ralotio d'Albany e dove morì l'Alfieri. tessa d'Albany — quel che gli scrisse Quirina Mo- cenni: “ Vorrei indovinar la maniera di farti pervenire dei corpetti di maglia; e tu frattanto tremi dal freddo, e io non so che mi ar Ridi un poco d'un'idea don- chisciottesca: dopo che so esser tu per necessità senza lana indosso, ho buttato via le camiciole ch'io tenevo, parendomi di sollevarti alcun poco soffrendo con te” E' noto a tutti l'aiuto sem generosamente do- nato da Quirina al Foscolo che, se di lei non s'ap- pagò come amante, le professò grata tenerezza come a sorella e a madre, e la ebbe in conto di “donna gentile”, non potendo neppure in lei è tanto meno in lei trovare la sua Beatrice, Disperazione d'amore e di patria lo fecero poeta. Ma i suoi spiriti virili lo salvarono dagli impotenti eccessi del romanticismo. Il suicidio letterario di laco Ortis non guastò l'umana vigona di Ugo Foscolo: del suo giovanile eroe egli ritenne quel tanto di malinconia e di furore che valse a intenerire è accendere l'im- mobilità e la fredderza dei modelli classici. Il suo posto cronologico nel quadrante della possa tra l'ultima ora del secolo decimottarvo e la prima del secolo decimonono è in mezzo al Farini e al Eashandi Dall'uno imparò la serietà dell'ufficio civile assegnato alle Muse; dell'altro precorse il cristallino spaziare del verso negli ampli orizzonti cosmici è filosofici che da gran tempo il Parnaso italiano aveva perduto di vista. Qualche raggio ghiaccio e limpidissimo lo ri- congiunge alla perfezione formale del Monti; mentre l'avvampante eloquenza del suo sentimento di patria scaturisce dal chiuso ardore dell'Alfieri, come dall'e- (Fot Alinari lettricità addensata nell'atmosfera si scaglia il fulmine a squarciare la grotta delle nuvole, Ebbe comune con li altri liberi intelletti del settecento quell'educazione losofica che si chiamò sensismo e che, come accade a tutti i sistemi aridi e utilitaristi, si vide scivolare dalle maglie della rete quei sommi di cuore è d'ingegno che, asi ativi, avevan potuto parerne gli assertori. Sic- ‘elemento primo di codesta dottrina — cioè la sa esime perpetua della materia intesa come unica € dominante e cieca legge dell'universo — trovò nel Foscolo l'inatteso cirellelifazio spirituale del- l'affermazione che una religiosa e trascendente eter- nità governa le sorti immortali degli uomini e del mondo Ed eccomi — ch quanto! — dilungata dalla passeg- iata è dalla conversazione, forse no. La serenità el io di Bellosguardo e i lievi discorsi colle amiche hanno pento essi contribuito a farmi vedere e amare Ugo lo come oggi lo amo è lo vedo, sorto dal nostro umano impasto di ma alto su noi col fermo s dore ianto e di canto, ‘una luce divina, Si, tutto bene. Ma c'è il telefono, E il pr pre come ogni meccanismo perfetto o quasi, rompe il sogno è punge la pigrizia. Epperò si | accertamenti che mi dava noia compiere di persona fu inevitabile anche per me cercarli attraverso i fili telefonici. Parlai così col marchese proprietario della villa che s'è detto di sopra, e lo conobbi. "Non credo che la mia villa sia quella abitata dal Foscolo”.

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a RI qa dar CA DL L'interno di Santa Croce. I resti mortali del Foscolo giaccione a destra in fando, svolto il pavimento. Ahi! Inaspettato cambiamento di scena. " Pare più probabile che sia quella dei Segni, chia= mata poi Albizzi eppoi Zoubow, e oggi in possesso di una famiglia inglese". “ Pare? Non è certo?” Il marchese si stringe nelle spalle; e a ogni buon conto ricorda, quando era bambino, di aver visto su una parete della sua villa una iscrizione rozzamente tracciata a pennello con la vernice: “ In questa villa ha abitato Ugo Foscolo”. Mi favorisce per di più una rara pubblicazione di Salvatore Minocchi intorno al colle e alle ville di Bellosguardo, lo lo ringrazio, e consulterò il nitido illustratissimo volume. Per quanto il marchese sog- giunga; "Non dia eccessiva importanza all'iscrizione che le ho detto della mia villa, Perchè il busto e la la- pide al Foscolo li hanno messi nel portico della villa Segni‘, SR: infatti una notizia che sembrerebbe definitiva, Non lo è. A pagina 49 del succitato libro trovo che il Fa scolo venne a stabilirsi nella villetta d'un tal Calamai oggi annessa all'Ombrellino col proprio nome di Bel- losguardo, E nella nota il Minocchi aveerte: " Errò quindi la Commissione per le onoranze a Ugo Foscolo nel 1871 che riconobbe nella villa abitata dal Foscolo quella dell'Ombrellino, già dei Segni, e vi si recò in pellegrinaggio di onore ponendovi in tela una epigrafe rinnovata poi in marmo". Ora si che le carte s'imbrogliano. L'Ufficio Municipale aveva indicata a me la dimora foscoliana nella villa al numero 8 della via di Bellosguardo. Proprio dove esisteva quella rozza pennellatura di cu il marchese ebbe a farmi cenno. La lapide invece è posta e consacrata nella villa i, Ma Salvatore Minocchi affermò fin dal ig02 — cioè in un tempo non sospetto di centenario — che l'autentica dimora del poeta fu nella villetta Calamai. Debbo osservare che il Minocchi conforta la sua asserzione di prove delle quali non è lecito dubitare. E allora? Un visitatore meno fantastico e più ostinato di me che volesse rintracciare la casa in coi nel 1813 Ugo Foscolo innalzò l'ara alle Grazie, si troverebbe oggi a dover andare è tornare, domandare è controllare, e, se avesse poco tempo, non farne di nulla, Ripeto che la questione non mi interessa personal: mente. Avevo ben sentito che Ugo Foscolo io non avrei saputo trovarlo nè in una stanza, né su una ter- razza, né in un vialetto, né su un piazzale. Ed avevo sentito che la poesia — anche la sua poesia — era là, presente, e circolava come etere puro per tutto il colle di Bellosguardo dolcemente sollevato a contemplare Firenze, JOLANDA DE BLASI,

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EL I LIBRI PIU BELLI Francesco De Sancta serio: * Abbiamo il romanzo sto- rica, Ci manca la storia e il romanzo”. A distanza di cine quant anni, a voler paralrasare quest'asserzione, si potrebbero invertire i termini: abbiamo la storia è il romanzo. Ci manca il romanzo storica, Il Manzoni ed il Grossi, il D'Azeglio « il Cantù non sono risorti, ne hanno trovato in un periodo letterario compleino che va dalla formazione della piccola lialia dell'ottocentosettania alla guerra redentrice © all'éra fascista, un solo seguace a imitatore degno li molin. Ma ogg un giovane, già tetto in bella luce nel gruppo della Raase per la sua significativa opera di linco, di poeta drammatico e di frammentista, csa per primo sotto il titolo di un poderoso libro in due volumi quell'insegna d'altri tempi: romanza atorico. E' questi Riccardo Bacchelli, di Bologna, e il libro in pa- rola si chiama dl diavolo al Pontelaage (Cara Editrice Ceschina - Milano, 1937) Gran sorpresa nei circoli letterani è nelle vetrine dei librai Il nome dell'autore, anche se non popolare, è autorevole, Si tratta da d'un ritorno alla tradizione romantica italiana? qui bisogna intenderci subito, senza eniîrare in discui- sioni che ci reblbero lontano. Se col "romania wiorico " dobbiamo richiamare i modelli del Marco Fisconti o del Ni colò de' Lapi, o anche del guerrazziano Aneedio di Firraze, con quegli episodi storici frementi d'intenzioni patriottiche, nei quali sotio la acorza del molisano palpitavano le aspirazioni dela l'Italia del Risorgimento; e "le minime allusioni, le più lon- tane somiglianze cigno colte a volo da un pubblico che si sentiva uno con gli scrittori" — citiamo ancora l'inuguagla- bile autorità del Ri Sanctis, — il diaeslo al Poaleluage può definirsi un romanzo sferico a rovescio, Qui, nessuna celebrazione, nessun'esaltazione di martiri 0 di eroi, E per la pacatozza della prosa di Riccardo Bnechelli, che il più delle volte sembra appagarsi di essere serenamente obiettiva, vorremmo aggiungere; nossuna passione politica. Ma quando avremo detto che protagonista del libro è l'anarchico comunardo Michele Alesandrovie Bakbnin, definito dall autore all'inizio del primo volume con questa frase * mai personag- beth wi fergaasmenio vo di scnio comune se ra cir Russe è get » avremo ad po Rai amantalo la inadizionale impalcatura famantica dell'opera è il carattere apolitico dello scrittore. Bisagna vedere, ora, se ai fini dell'efficacia "attaale” d'un romanzo storico non giovi, più delle forme in uso ai tempi del Risorgimento, quando lo seritiore a'accontentava d'un “semplice colare attaccatiozio sopra un fondo estraneo, blo- sofico. e politico ”, la linea esietica scelia dal Bacchelli: che ricrea attraverso la sua fantasia un mondo acutamente stu- diato e analizzato, e nel colorire quei personaggi è quel pare ticolare " ambiente", coma te dovesso rivivere dinanzi alla nostra mutaia sensibilità, trova la massima gioia di crea- tore a di critica; e quanio più sembra staccarii dali pertonaggi descritti, con tanta più sottile malizia li scopre e li offre al bersaglio del pubblico. Questo procedimento del Hacchelli, che pur paludato di meo--classiciamo, è eminentemente " ventesimo socole", è daw- wero arte, arte eletta, di uma qualità rara, di un'evidenza non subito appariscente, ma sostanzialmente profonda: quest'arte si chiama umorismo. Il romanza “& la storia di un errore, e di un errore che produsse i in seguito delitti e nelasti “. Ma probabilmente l'uto- pia di Bakonin e delsuo compagno Cafiero non inieresserchbero ormai più messuno — e noi specialmente — se il loro biograla noù bosie quell' umoriata che è. Se no rcileizimo il milalico» materialista Pabkiomin accettare i denari del ricco Cafiero e do- narli *" all'idea " compralo î lacarno vuna «illa detta “ La Baranata ', che a memoria d'uomo fu sempre in vendita, tanto tra inabitabile è improduitiva, per ospitarvi allegramente uva intera tribù di anarchici è internazionali, è costruir serre, è sanare giardini è vierrar. campi e oziare nel lago au barche Eccizane " macatto" e " vendetta", di endo così " per l'idea " un intero capitale, le figure dell’ infelice Agitatore Fuisso è dei audi compagni rimarrebbero scialbi faniasmi per noi, Così sono vive, ricche di umanità: e il lettore & pred indoîto a seguirne le vicende per quella simpatia che scere anche per gli sciagurati. por 1 navlraghi delle vita rita, quando al grottesco della rappresentazione l'umorista sappia attoppiare un sento vasto è pacato di illuminata pietà, Per questa penetrante interpretazione dei Fatti è dei per sonaggi storici, acquistano per noi un grande rilievo è una reale potenza drammatica i capitoli del secondo volume, che dopo l'abbandono della Baranata, atirarerio l'irrisorio tenta: tivo rivoluzionario dell'agosto 1874 a Bologna, montato da Andrea Costa e finito in una bolla di sapone sopra tutto per l’insipienza di Bakunin, conducono all'ingloriosa ritirata del vecchio cospiratore che parte da via Fictralata in abito talare. Resterebbe — se ce ne fosse concesso lo spazio — a par lar dello stile, che in Riccardo Bacchelli è veramente l'uomo: una prosa classica ed estrosa, bonaria e intimamente poetica, che ama la precizione è l'indugia, che dizorienta cd alfa: scina, tale da offrir spesso pagine da antologia; una prosa the è indizio sicura di una personalità e potrebbe bastare da sola a dare ad Ji stavolta al Panfelengo un posto d'onore nella noatra letteratora. La Serie del Fauno Giallo, diretta da Giuseppe Zucca è intitolata all'Umonsmo italiano (Edizione d'Arte Fauno- Roma} continua a far fortuna: i suoi volumetti si susseguono a breve distanza e formano una raccolta gioviale ed amena di brevi racconti dovuti ai nostri più espressivi movellieri. Questa è la volta di Amalia Guglielminett, che lancia in libertà dI pò del moralista. Mon # il caso di parlare ancora una volta delle qualità spregiudicate e divertenti dell’illuatre scrittrice. Qui la Gu glielminett è, più che mai, sé stessa, Il tipo del "moralista" della prima novella dà il tono a tutto il solumetto: natural: mente comui è un falso maralista che, per quanto benemerito del buon costume sociale, ha un debole ni donne e astuta mente le attira nella sua garpornniine con la scusa di vemidere us famoso rasoio depilatorio. La moglie, a sua volta infedele, si vendica regalandogli un pigiama impregnato di certa pol. vere solleticanie: e le atroci trafitture capitate al povero mo- ralista, quando è in compagnia di una canzonettista, provo- cano l'allegro scandalo che è facile imaginare. Ora apriamo una parentesi, in nome della poesia: un'eco ali pocsia penetra, sommenia è sigile, attraverso le pre di quest'altro esile volumetto che abbiamo sott'occhi: erallale di La da Baroni (Casa dei poeti » Varcae). ll Baroni dà prova di conoscere la difficile arte di com: nn sencito: le sirole dedicate alle Fiaitale di campagna o dille fonti cel mio parst sono di buona fattura. Accanto a queste, altri temi, in verità abusati, è altri versi ci indurreb» bero a severità; ma poi un Ceanlo della fontana è Tio dal Jfauta di canna, liriche di più ampio respiro, ci riconciliano col porta e ci mostrano come, nel canto disteso, egli sappia : far vibrare un'ispirazione che è tenue, ma A e malinconicamente sincera, Chi volesto concicere como vennero cercati un tsignuola, una rordine, un'upupa e un cardellino non ha che da cercare la quadruplico leggenda di questi quattro abitanti dell'aria in un volume di Luigi Ghidini, Mavelle e Lagende alate {Ulrico Hoepli editore, Milano) che si presenta in un'elegantissima veste tipografica, illustrato da cinquantasei disegni di Francesco Wildt. L'ingenua favola ha un sapore classico e primitivo ed è tratta — come altre del volume — dalle Metamorfosi di Qiilio, mentre le rimanenti storie di uccelli avad desunio dal poema indiano ‘’ Mababharata * o da leggende cristiane, greche a dei Vosgi, Adallate con semplicità € con buon guato al l'animo des fanciulli, queste leggende, non meno delle novelle originali che completano la raccolta, ai leggono con diletta anche dagli vomini {e dal cacciatori in modo speciale): la qual cosa non guasta, Ecco dunque un volume che giustamente sarà ricercato lira le "edizioni d'arte“; sia per il contenuta, come per le illustrazioni del Wildt, d'un primitivismo sincero che bene aderisce al mondo fantastico delle leggende. È, all

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ble) Non osò spingere la porta. Rimase per un attimo in pensiero. Indeciso, se dovesse tornarsene indietro. E oprio l'infermiera che lo sorprese, nella semi- luce. ww li domandò, squadrandolo dalla testa ai piedi: — Forse lei è il marito ia) - Si = rispose a fior di labbra, — Si accomodi, allora. Non fa che chiedere di lei. Se permette, precedo.... Gli tolse il cappello che lo impacciava. Dischiuse i battenti della porta. = Venga... Due o tre persone si alzarono. Fantasmi mormo- ranti nella camera in subbuglio. Scomparvero, — (Grazie di esser venuto - disse lei, - Ti aspettavo. Un silenzio lungo. Gli tese la mano. Gli fece cenno di avvicinarsi, Di sedersi. — Sto male.... Nel volto pallido, gli occhi stanchi ed aperti sem- bravano due grandi viole assetate. La voce alone a scatti. Quasi irriconoscibile. Ma emanava dalla per- sona un oscuro fascino autunnale: quasi un profumo di estenuazione in quell'attimo supremo di bellezza, che congiunge ancora la materia con lo spirito che sta per sfuggirle, — Vuoi chiudere la finestra? Così. Mi sembra che in questa oscurità potrò dirti senza paura, Potrò dirti tutto. Ho bisogno di non wedere le mie parole. Giunse uno scampanare festoso nel crepuscolo. Valo di rondini in una nube di primavera. La una voce parve rabbrividire. Si tacque. Riprese: — Conto il battito perfetto di queste campane. Ad ogni martellata, il cuore mi salta in gola.... Vuoi Matra, Cuaguali — Dopo mi disprezzerai. Come gli altri. Avrò rotto l' losiona della tua vita, Ma, che cosa importa, dal momento che muoio? Che debbo morire? Ed egli pensò: — Forse la sua debolezza, non è poi così fragile Ci sono delle bolle come si potrebbe immaginare... di sapone che resistono per un minuto a quel calpo di vento che non REA il motore angoscioso e l'ala tenace di un l In verità, sì sentiva are la gola come in una morsa di febbre. Anche nell'ora della morte imminente, rivedeva la sua donna oppressa da una falsità lette» raria che le aveva infracidito l'anima di romanticismo. Si erano sposati. Come? Non ricordava più. Certo di primavera. Si erano lasciati subito. Quindici, venti anni senza si, poi, Il vuoto del silenzio, intorno; l'amore morto. Ora, la donna agonizzava, in una camera d'albergo. E l'incontro tormentoso dell'addio. Addio, giovinezza! — Farla, cara. Parla. — Ma non mi stringere le mani. Non mi guar- dare, sopra a tutto. lo non so quale strano desiderio di liberazione mi agiti in questo momento.... Se ri- cordo la mia vita, la vedo così lontana, così lontana, che. quasi non mi appartiene più “ Il giorno in cui ci dividemmo, partii da Milano... Lo sai. Il nostro amore era dorato un anno. Era- vamo ragionevoli. lo avevo bisogno di vivere e di soffrire. Di soffrire specialmente. Avevo complicato in tal modo la mia sensibilità, che per un rovescia- mento stranissimo di in tazione, volevo ad ogni costo provare il dolore della gioia. Tutto quanto si agitava intorno a me, era falso, brutale. Fuori della realtà mis. Gli uomini mi sembravano al tempo stesso dei malfattori e dei cavalieri di ventura, oltrepassati nelle intenzioni, dallo spirito del tempo in cui vivevano. "Ho imbastito, allora, il primo inganno sentimen» tale. Di primavera: naturalmente. Perchè la prima- wera mi ha sempre tradita. Non col suo brivido di carne che fiorisce. Ma col languore della sua nostalgia. Una mandolinata al chiaro di luna, un sospiro nel: l'ombra, un profumo sottile, mi stemperavano in la- grime. Ero la fontanella dell'amore. “E poichè credetti di amare davvero, mi addor-

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mentai per cinque mesi nelle braccia di un cicisbeo. Quando giunse l'estate ero riarsa come il ceppo di una vite. Ed ero madre. — Tu? tu? tu? — Ah, se vuoi che ti dica tutto, non mi interrom- pere! Non mi interrompere. Non farmi perdere questo coraggio cinico della mia verità. Piena d'amarezza, CORIO un desiderio di chiedere scusa al mondo, che nemmeno puoi immaginare... Un silenzio d'angoscia, Le campane s'erano taciute. Lontano. — Madre, dunque. E da cinque mesi. Ho avuto poi, il compenso malefico di quel a maternità che mi hai negato, tu. Ma questo non significa niente. Il bambino nacque. Lo tenni con me, Lo nutrii del mio sangue. Era il testimone «ivo di un'ora d'amore: il fiore che si mette fra due pagine. "E xissi un anno, così, con lui. Con me, anche. Senza preoccupazioni, Senza maledire la vita. E senza benedirla. Ti stupisce, nevwwerao? " Dopo.... tornò la primavera... Ri- caddi come una povera cosa. * Perchò inerudelire su quella piccola anima mia, che sì apriva come una corolla? Dovevo dominarmi? Volevo? No. Le corse di allora, fra gli aranceti della riviera! Vivere in un profumo! Respirare l'amore! Em- pirmene il petto che palpitava come una vela carica di vento! “ Ma, l'uomo che mi prese, allora, fu più incostante del primo. Era sceso da Montecarlo in un pomeriggio di festa provinciale, dopo aver perduto qualche ventina di migliaia di lire alla roulette. Era in crisi spirituale. Mi parve. E mi ebbe, intera, per questo. Perché lo Era fatale. vidi soffrire, e volli dargli la gioia divina di una dimenti- canza assoluta. Ad ognicosto... — Tuo figlio? = Affidato alle cure di una banne, = Wicino a tel — Vicino a me... Ma non sorridere nell'ombra. Gli uo- mini e le cose s sfaldano lorno per giorno, orà per ora. uoiono un poco per volta, uccidendo in sé quanto di buo- no e di cattivo, inacidisce nella loro tenerezza. “Ci amammo, SÌ. Per due mesi, Con una furia che sembrò travolgerci in un turbine di eternità, E ci travolse, infatti. Uccise l'amore. Così, Oh, mai come allora il pensiero della morte mi ha sfiorato colla sun ala squamosa e viscida, Mai come allora ho dovuto convin» cermi che l'amore si può ser- vire come una distinta da re «staurani, In tutte Le salze, com tutti i sapori. Basta pagarne n tempo il conto, e non stor- cere la bocca se nel piatto — a volta — s trova qualche cosa che non è molta pulita, "Lo scotto lo pagai io, al- lora. Una notte, l'amico del mio cuore mi abbandonò in silenzio. Fece le sue,valigie, di nascosto, portò via, certo per errore, anche la borsetta dei mici gioielli e se ne andò, La- sciandomi una eredità di dal- ero madre. Ancora... * meglio che i figli non conoscano i loro padri. Che non sappiano di loro le debolezze cieche, e le viltà palesi. E siano strappati dalla carne e dal sangue delle loro indulgenze e delle loro tirannie volontarie, e dalle idee sostanziali del loro spimito corrotto. “Che cosa ne faremo, noi, di questa nuova fiori» tura umana? La educheremo ad un regime di mora- lità, perchè al primo momento l'istinto la riconduca alla forma primitiva della sun semplificazione? "Si? Ma allora, a che cosa avrà giovato l'aver voluto addomesticare i desideri e le aspirazioni di tutta una vita, se un attimo solo, può distruggere tutto? “Mo... No... tu sorridi di questo mio cinismo che ti disgusta. Ma io mi affaccio sulle soglie della morte. E tutto il mio male ed il mio bene si fondono in una santità ridicola. Prima d'ora, rimanendo nelle condi- zioni normali di tempo e di luogo, avrei potuto sem: rare una pazza, Se, a mente tranquilla ti avessi race contato tutte le mie avventure sentimentali, che hanno fatto del mio corpo un grottesco rifugio di passioni, forse mi avresti insultata, chi sa?, forse uccisa. "Ora, invece, sti condannato ad ascoltarmi, con la stessa disperazione con la quale io ti debbo rac- contare. Perchè questa agonia santibca anche il mio passato, E lo cancella, Capisci? Sembrava che una fatica enorme le pesasse sul cuore e sullo spirito. Talora, la sua voce giungeva come un rantolo: una folata di vita. — Ma le miserie della mia carne tormentata non sonò ancora fnite, Quanti uomini conobbi nelle loro variopinte falsità? Quanti ne vidi malamente contor- CEEZA : “ Eppure, vedi? E

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cere sotto l'incubo della propria vigliaccheria consa- pevole? Non so, Non ricordo più. L'amore è ricaduto su di me: come una pioggia meravigliosa : fuoco, fiamme, e cenere, E non mi ha bruciata, né riarsa del tutto. "Wedi? Se i io fossi ancora forte, il mio cuore sa- rebbe più giovane ed infantile di rima. lo comincerei da capo. Io vorrei ANCORA ASSAre siria in braccio, di sospiro im sospiro, acrima in lacrima. Ogni pri- maverà, mi senti smarrire nella sua estasi rinnovata. Mi lasciò coll'anima sempre più sitibonda d'amore, come se l'amore non l'avessi conosciuto mai, mai, mai... "Ho avuto cinque figli... Il più grande ha quindici anni. Un uomo!... Si tacque, Un momento, Si attendeva che il ma- rito la soffocasse sotto un turbine di male parole. Niente. Lo chiamò per nome, ricordandosi lontana» mente un verzeggiativo di allora... — Mimotte!.. Sento che tutto quello che ti ho detto, ha lasciato in te una sensazione di nausca che mi fa orrore... Ma il tuo disprezzo mi salva, mi fa buona... Ho bisogno di ridiventar buona... per un at- timo solo. Se ricordo l'avventura ultima... “Era un bambino di wenti anni, che mi amava. Disperatamente, Venne a me, Tremando, Mi disse l'an- goscia della sua piccola anima spaventata. “Caro, caro, caro... Non sai che dietro di me ho un passato che non perdona? E tu sei così giorwine, così giovine... Era roseo come un angiolo. Non sapeva quasi par- lare, e quel suo impaccio infantile gli dava un aspetto di dolcezza austera, forzata nella linea di una virilità precoce, — Ah! ti amerò come stama il sole, come si adora il buon sole che ci illumina! - mi rispondeva, piangendo. E l'amai. Come un figlio... Il marito, a questo punto, scoppiò "in una risata sarcastica. Si sentiva così umiliato e ridicolo davanti a quella donna, una volta sua, che gli aveva spalan- cato in cinque minuti, il cuore. Come se avesse aperto la conchiglia di un'ostrica, in un colpo solo, > Si, «i, Tu non mi érédi, L'amai per la sua voce, Li Fer i suoi scchi. Perla sua fanciullezza che non volli Coe Era l'amante del mio spirito. Quello che olevo ima e e sognare in una aurtola di bontà senza fine. Pg parte migliore dell'anima mia era per lui. Non la mia carne. “Si uccise, per nesta, “Oh, la visione ormbile di quel suo grande corpo di fanciullo, ché navigava nel sangue! Nella camera chiusa: fra due cortine velate, fiorite di piccole stelle d'orol... “Ecco, Morirà col ricordo di lui... I suoi vent'anni erano tormentosi di desiderio. Mi voleva sua. Ma quanto più la sua passione sembrava avvampare di delirio, tanto più iù mi négavo a lui con un'ostinata ferdcla, “Un giorno... mi ha sorpreso... col primo cattivo passante... Si è ucciso... “Ma che cosa dovevo dargli, che fosse degno della sua purità di fanciullo?... " Alzati. Riapri la finestra, ora. lo sanò una cats tiva donna, corrotta, e tu mi disprezzi. Lo sento, E non me lo dici perché t credi più piccolo del mio ri- morso. Ed anche perchè, avendomi trovata per caso, in una camera d'albergo, dopo tanti anni, credi forse che non valga la pena di inveire contro di me... "Lascia almeno che entri ancora il profumo della buona terra in fiore! Che mi purifichi i in questo bri- vido estremo di vento che giunge da paesi lontani, per unòà finestra che è più aperta delle nostre anime in pena... Non disse altro. Rimase così, col volta bianco, immobile, irrigidito nella corona di vecchio oro dei capelli. Come se tutta la vita le fosse affluita al cuore, ed il cuore impazzisse in un ultimo battito d'orologio che abbia rotto la molla centrale. Come uni giràn= dola, scoppiata sul mare, dopo aver diffuso l'alone veraiglio del suo fuoco di bengala. Il marito si alzò, in silenzio. Le compose le mani in croce sul petto, le ravriò i capelli scomposti sulla fronte, le accomodò la coperta damascata. Pensò ironicamente: — E' moria come una santa, In un'ora d'angoscia si è guadagnata il Paradiso... Sia benedetta anche la sua memoria. Ed uscì, ENRICO CAVACCHIOLI,

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Un'artistica lanterna dell’antico lim pio di Todaiji a Nara nel Giappone. Si vede a destra il Principe di Svezia che ne ammira Lo bellezza. Per desiderio espressoci dalla Baronessa Giorgia Franchetti precisiamo che il pavimento a mosaico illustrato nel numero di Febbraio Sella " Rivista” a pag. 3a, è stato eseguito per volontà esclusiva del compianto Barone Franchetti che non ha avuto collaboratori o consigheri. Gabriele d'Annunzio ha contribuito, invece, all'erezione del cippo mortuaria.

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Hog mi da È SER Ii LI i» L'abside ella Basilica fi San Simpliciano a Milano. IL MONASTERO DI SAN SIMPLICIANO Proprio nel vecchio centro di Milano, dove più spesso capita di udir rimpiangere la mancanza d'ogni monumento, si nascondono talvolta insospettati gioielli d'arte come in questo monastero di San Simpliciano dove un tempo era devoto salmodiare di monaci ed ora è clangore di trombe « allegro sfarfallare di bersaglieri. Al tempo in cui l'attuale caserma era convento, questo innalzava nel suo stemma tre candide colombe alle quali si collega una curiosa leggenda riguardante la battaglia di Legnano. La quale battaglin — come è noto — avvenne nel giorno dedicato ai tre martiri Sisinio, Martirio ed Alessandro che in San Simpli- ciano hanno sepoltura. lo non so se ciò fu dovuta al caso oppure se la strategia pensò bene di mettersi d'accordo col lunario per chiamare in aiuto anche i tre santi. Certo è che — sempre secondo la leggenda — mentre più ferveva la battaglia e la fortuna pa- reva venir meno ni federati, si apri un'arca celeste e ne uscirono tre candide colombe le quali, postesi sull'antenna del Carroccio, di li non si mossero finchè rincorati i combattenti nostri alla vista del miracolo, non fu battaglia vinta. E' inutile dire che quelle tre colombe erano i tre martiri di San Simpliciano. Cosi, con le sue colombe nello stemma, dove per la prima volta appaiono i tre colori bianco, rosso è verde, il monastero di San Simpliciano andò aumen- tando in potenza. Era in origine un piccolo romitorio, quando vi abitava l'eremita Simpliciano dei Soresini: un piccolo romitorio annesso a una casa d'orazione tramutata in chiesa da Sant'Ambrogio e dedicata alla Vergine, Poi Sant'Ambrogio venne a morire. Nella camera vastissima dov'egli giaceva erano alcuni dia» coni i quali appartatisi a tasticare sul probabile successore, accennando a San Atupiginno ne scarta= rono senz'altro la candidatura. “ Egli è troppo vec- chio” dicevano. ‘“ Vecchio, ma buono”, ripetè per tre volte la voce di Sant'Ambrogio. I diaconi allibi- rono; e Simpliciano eletto vescovo in sì strano m dovette lasciare il romitorio per l'episcopato. Tre anni dopo egli vi ritornava, morto, e la chiesa della Ver- gine dove fu sepolto, d'allora cominciò ad essere chiamata col nome di San Simpliciano, Quattro secoli dopo l'antico romitorio è già con- vento e d'allora comincia la sua storia, Vi si trova- vano allora i decumani della basilica i quali pare avessero abbracciata la vita canonica. Nell'881 al posto dei decumani troviamo i benedettini del con- vento di San Protaso 29 metackar; e forse monaci e canonici vissero alcun tempo insieme finchè i primi rimasero soli padroni del campo e vi trasferirono da San Protaso tutta la famiglia con l'abate, il quale, anche nella nuova sede, continuò ad sendo È qua dominio sul convento e la chiesa di San Protaso; anzi, quando si tentò di contestargli tale diritto, ne vennero asprissime lotte per comporre le quali do- vette intervenire l'arcivescovo. Nel 1246 il convento di San Simpliciano, sottratto all'autorità vescovile, è alle dirette dipendenze del Pontefice; segno della sua potenza e del favore che godeva nelle alte sfere ecclesiastiche; di tale fa- wore abbiamo anzi una prova nel fatto ch'esso venne scelto a dimora del marchese di Monferrato durante la sua permanenza a Milano, e ciò avvenne nel- l'anno 1371. C'È a questo punto una lacuna nella caleidescopica rotazione di avvenimenti riguardanti l'ormai millenario monastero. Nel 1311 vi pongono il loro quartier ge- nerale i tedeschi dell'imperatore Enrico e n st conda metà del XY secolo lo troviamo ridotto in Commenda sotto il governo di un Gian Alimento de Negri, giovanissimo abate giunto a soli ventitre anni

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erre _- bic Mo ili Lo scalone del Sellecento è il portico. all'altissima carica di commendatario in virtù della sua parentela con la duchessa Bianca Maria. 1 be nedettini sono dunque scomparsi? Li ritroveremo nel 1517 nuovamente roni del monastero. “rana la quest'anno un curioso Incidente che val d'essere narrato. Avevano i frati insce- nato ce vicina chiesa una grandiosa cerimonia per onorare le reliquie dei tre santi martiri tolte per l'oc- casione dalla loro custodia ed esposte ai fedeli, quando, fra la costernazione della folla che stipara la chiesa, un fulmine si abbatté sul campanile. Nessun danno pelose le persone, ma lo spavento fu grande; e la lla passata da un eccesso di misticismo a un altro di furore, se la prese coi monaci è incominciò a ba- stonarli di santa ragione, incolpandoli di aver provo- cato l'ira dei martiri distorbandoli nel loro eterno riposo, I frati ripararono in convento e la falla die- tro, facendo scempio d'ogni cosa. Visto che le cose andavano assai male, ci fu chi pensò di tentare un salvataggio facendo circolare la voce che non dei frati era la colpa, ma delle streghe e dei loro malefici. Allora il popolo si riversò nelle vicinanze alla caccia delle streghe e qualche donnarola in voce d'esser tale fu acchiappata ed arsa viva. Il patrimonio del monastero era andato aumen- tando man mano. Fra i maggiori donatori un Guili- tionus di Somma vi lega tutti i suoi beni; poi è la volta di un lascito di Ariberto da Intimiano; mentre un Azzo e Renza sua moglie, provvedono alla fonda- zione nel monastero di un ospedale per i pellegrini, 1 poveri e gli infermi, ospedale che forse n sovrap- pose ad altro già esistente secondo l'usanza dei mo» nasteri d'allora; un secondo istituto dello stesso ge- nere venne annesso al convento da un Lanfranco della Fila, istituto affidato ai “ buoni omeni de porta Comasina” e poi a un monaco di San Simpliciano che aveva titolo di prelato, po secondo ospedale corrisponde al cortile del fabbricato attualmente se- gnato col n. 6. Infine troviamo il monastero feuda- tario di Treviglio, capo di un contado rurale, e poi di Lurate, Albate Caccivio e Oltrona nella pieve di Appiano. Ma il Direttorio esecutivo della Cisalpina — autor rizzato dalla legge del 18 fiorile 1798 — coi beni de- gli altri istituti ecclesiastici, richiamava alla Nazione anche quelli dei monaci di San Simpliciano. Un com- missario del Direttorio, recatosi al Convento notifi» cava a tutti i religiosi radunati, la presa decisione e l'ingiunzione di ritirarsi nei due conventi di San Sal- vatore e di San Spirito e Gallo di Pavia: all'abate fu ingiunta inoltre la presentazione del bilancio della famiglia, la quale godeva allora di una rendita di circa ottantamila lire. Così i frati se ne andarono, salvo un fraticello recalcitrante, tale Benedetto Bonomi, che divenne la favola del luogo perché, trapiantan- dosi da una camera all'altra, riusci a sfuggire agli iterati ordini di sgombero. La polizia mandava a in- timargli d'abbandonare l'appartamento abbaziale è il frate si era già rifugiato nel chiostro piccolo, lo ve- nivano a cacciare dal chiostro piccolo ed egli era già riparato in quello grande; in parlatorio, in cantina, in foresteria, in solaio, all'ospedale, Così, finché venne al giorno în cui una commissione militare dichiarò il convento capace di alloggiare tre battaglioni e vi co- mincià a mandare quello che si trovava alloggiato

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Fa — Tee: | Ma). L'accesso allo scalone del Sellecenio. nella caserma di San Luca, Nel successivo anno 1799 la caserma di San Simpliciano erà messa dal Mini- stero a disposizione dell'Agente in capo degli ODspe- dali Militari e per buona parte di quell anno servi — distinto col nome di Ospedale N, 5 — al ricovero dei feriti provenienti dall'Armata. Poi ritornò ad es- sere caserma destinata specialmente alle truppe di passaggio, Anzi sul finire di quello stesso anno 1799, essendovi alloeziata la i8* merrà brigata di fanteria leggera, scoppiò un violento incendio. Un bel falò ac- ceso con le ultime imposte che ancora erano rimaste attaccate alle finestre (le altre erano servite per far cuocere il rancio) aveva appiccato il fuoco a un covone di paglia. Niente di grave. Riparazioni non se ne fa- cevano, in compenso si valutava il danno patito {da chi) e il tesoriere del corpo non pagava più un salda alla truppa finchè l'importo del presunto danno non fosse coperto, Ma oltre che servire da caserma e da ospedale il monastero di San Simpliciano servi anche ad altri svariati usi. Per esempio, nella parte verso il Navi- glio, dove in questo frattempo sì era incominciato a costruire le scuderie, si ammassavano di giorno 1 fa- raggi che i casermieri rubavano di notte. Nelle scu- erie confinanti con l'ortaglia e in parte nell'ortaglia stessa, venduta in questi anni dalla Cisalpina all'ex marchese cittadino Tiberio Crivelli, ve va ammassato è tenuto a numero un parco di cent unsi, mille pe- core e mille maiali che dovevano servire per l'appro- vigionamento del Castello. Per fortuna ura provvi- denziale afta epizootica tolse presto all'ex marchese questo incomodo vicinato. Poi, con gli austriaci, l'an- tico chiostro si trasformò in caserma di cavalleria è come tale servi fino al principio del Regno d'Italia dal quale venne assegnato ai bersaglieri. Perdutosi nel tempo ogni ricordo architettonico dell'antico chiostro quale fu prima del Quattrocento — chiostro presumibilmente assai piccolo e ricostruito più volte — la costruzione della parte più antica del monastero di San Simpliciano quale oggi vediamo va attribuita al tempo de commendatario Gian Alimento de Negri. Pare ch'egli abbia trovato chiesa e mona- stero cadenti per estrema decrepitezza: la prima so- migliante a un fienile piuttosto che a una chiesa, il secondo non certo in migliori condizioni, L'impresa wenne dal giovane abate affidata al Bramantino e uesti fra il 1470 c il 1480 diede mano alla fabbrica de iccolo chiostra, dietro il cora, dove attualmente ‘pat la distribuzione del rancio; ché a questa rte sola limitavasi il convento, mentre la parte verso an Simpliciano, adibita a ospedale dei pellegrini,

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4L © e °6 6h [ross -Re————— rei eater — Ti gi Ea - — ali Pa Il chioriro del Cinguecento. venne forse mantenuta qual'era e malamente ralfar> zonata nei secoli seguenti. L'opera del Bramantino venne proseguita dal Seregni l'ala è deve la co- struzione dell'attiguo chiostro grande {dove ora tro- vasi il cortile della palestra) col dormitorio, la loggia e lo scalone che vi conduce. 1 lavori per questa se- conda parte furono terminati alla fine del Seicento e ridotti a perfezione nel 17123 con l'aggiunta della foresteria. Nel 1592 fu alzato il braccio nuovo del corridoio detto della Samaritana, ai piedi dello scalone; la terza parte del chiostro werso il Naviglio fu costruita più tardi, mentre era abate Graziano Trezzi è di questa ben poco rimane perché fu adattata a scu- erié e vi si costrui il maneggio nei primi anni del secolo scorso, Nel 1704 si costruì lo scalone con l'ap- partamento abbaziale sopra il portone d'ingresso verso via San Simpliciano; e anche qui non resta altro ri- cordo del passato che parte dello scalone stesso. In- fine una grandiosa e ben ordinata ortaglia (venduta sulla fine del Seicento ai Crivelli) si spin à dov'è l'attuale via Pontaccio, fino al Naviglio (allora sco” o) e da questo riparata da una cancellata dietro a quale si affacciavano i frati a godere il fresco nelle sere d'estate. Molte delle bellezze artistiche che questo aggre- gato di edifici racchiudeva, sono ora scomparse. I secoli XVII e XVIII con le loro vandaliche riforme sono passati distruggendo anche qui, per quanto meno che altrove, quanto si sarebbe dovuto conservare; di più, l'assieme venne mutilato in una delle sue parti iù caratteristiche. Ma perché non salvare oggi quanto È possibile salvare? Se le squisite pitture del pe an = il Beato Angelico lombardo che secondo la tradizione frescò con la sua arte risplendente di sentimento religioso il portico del chiostro — sono irrimediabilmente scom- parse, esiste però in buone condizioni il porticato del chiostro del Bramantino è quello del chiostro grande si peinia tentare di ritornarlo in luce. Il icato del piccolo chiostro, con la grazia svelta delle sue colonnine intonate all'armoniosa robustezza dei sopra- stanti archi a tutto sesto, si rivela per una delle più felici concezioni dell'illustre allievo del Bramante, ed & certo un esempio insigne dell'architettura di quella scuola lombarda che attraverso il Foppa, il Butinone, il Civeechio e il Bramantino si collega alla scuola padovana. Nè qui si arrestano i possibili ricuperi. I particolari di certe graziosissime finestre murate nel chiostro grande potrebbero ritornare all'onor del mondo; così potrebbe facilmente essere riattato il corridoio della Samaritana e infine lo scalone che at- tualmente conduce al Comando, il quale scalone rap- presenta uno dei più insigni esempi di quel baracca ricco e armonioso che fu troppe volte a torto ca- lunmiato. In altri tempi uno svogliato burocrate dal suo lon- tano ufficio avrebbe decretato la distruzione di S. Sim» piSaRI e il trasporto dei “pezzi” più notevoli in uno i quei musei che sono il cimitero dei monumenti. Ma ogg il cui soffio animatore che spira da un capo al- l'altro della Penisola ha animato e sta animando tutto ciò che di vitale esiste nel nostro ignorato patrimonio artistico, noi diciamo fiduciosi al primo cittadino di Milano: Podestà, ricordatevi del monastero di S. Sim- pliciano! GINO GIULEIKI ——TFr ==

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II chiostro quattrocentesco della Basilica &i S. Simpliciano a Milano.

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IL RECUPERO DELLE NAVI ROMANE DEL LAGO DI NEMI Quella che è stata per secoli una favolosa aspi- razione di principi, di scienziati e di poeti — il recu. pero delle navi romane del Lago di Nemi — sta final mente per tradursi in realtà: così ha deciso il Duce e così certamente sarà. Forse, entro l'anno venturo, se 1 lavori della Commissione governativa apposita- mente nominata avranno per allora terminato l'esame e lo studio dei moiti progetti e prescelto il migliore, In una di queste tepide e luminose giornate di pre- coct primavera romana, rtechiamoci sui Colli Albani ed affacciamoci sulla cerchia craterica di Artemisio, Il pacsaggio co' suoi caratteri selvaggi è suggestivo, ma profondamente triste, Il lago, “ Le beau lac de Némi qu'aucun ssulle ne ride — A moins de transpa- rence et de limpidité", come ha detto Lamartine pen- sando agli occhi della sua Graziella, pare una coppa capace scavata in un immenso blocco di malachite, Guardando il quadro, si comprende che lo spirito vwul- canico di D'Annunzio si sia riconosciuto in questo pae- saggio che è come uno spasimo pietrificato in cui si eterni il ricordo delle passioni che torturarono il caos, Speculam Dianae” I ricordi classici della nostra gio- vinezza ritornano... Tutto qui ci parla della candida sorella di Febo, della boschiva e notturna Dea, ‘“ po- tente nelle selve è fulgido ornamento del cielo! Que» sto era il suo regno. Nelle acque immobili e fredde, di notte, essa si specchiava, sotto la luna, è certamente immergeva il bel corpo wirginale, dopo una faticosa caccia per le foreste intorno. Avricinandoci alla riva troviamo più tangibili segni del dominio di Diana: le rovine di un tempio che apre punto alla Dea era consacrato, e che un ambasciatore inglese a Roma, Lord Savile, scopri e in parte ricon- dusse alla luce nel 1885. Fu qui ritrovata anche quell'an tica effigie della terribile Dea che incarnò il genio del. l'antico Lazio e che si conserva al Musco delle Terme, Il primo tentativo per strappare àl fondo del lago una delle navi (dell'altra s'ignorava ancora l'esistenza) fu quello di Leon Battista Alberti nel 1446. A quel tempo — ci fa sapere il prof. Giuria, nella sua pre» evole e dotta Memoria sulle navi nemoreri — era feu- atario di Nemi il cardinale Colonna, il quale, udendo dai paesani “di due navi annegate nel lago, e che non erano così putride, ancorchè se ne venissero a pezzi con le reti che wi si erano a caso alcuna volta impac- ciate, o con le funi che vi avevano apposte, per tirarle su, attaccate", incaricò nientemeno che Leon Battista Alberti di ricuperare le due navi sommerse, Îl grande artista, meccanico e matematico, si pose subito all'o- ri; ma questa non poteva riuscire ù buon fine, causa le insufficienti esplorazioni compiute, dalle quali non gi era potuta raccogliere esatta notizia delle dimen- sioni e della situazione dei due galleggianti, i quali poi, nella loro millenaria sommersione. erano già te- nacemente avvinti dalle melme, negli strati inferiori così solidificate da richiedere l'uso del piccone per romperle. Scrive lo storico Flavio da Forlì, segretario pontificio, nella sua Roma instanrata: “ Costui adunque (l'Alberti) fece legare insieme in molti ordini alcune botti vuote, per potervi tenere su, quasi su ponti, al- cune macchine dove eran molti uncini di ferro attac- cati con lunghe funi, e tirate poi su con ingegni da maestri legnaiuoli.... Essendone dunque legata una (delle navi) nella prora, è tirandosi su, si spezzò, e ne venne solo una parte, per la quale vennero da Roma i più belli ingegni della Corte Romana per vedere come era fatta. Essa cra composta tutta di tavole grosse tre dita d'un legno chiamato larice; e tuito intorno al di fuori era coperta di una buona colla di color giallo e purpureo; e sopra queste vi erano tante piastrelle di piombo chiavate con spessi chiodi, non di ferro, ma di bronzo, che mantenevano le navi e la colla intera e la difendevano dall'acqua e dalle piogge. Di dentro poi era talmente fatta, che non solo gra sicura all'acqua, ma si poteva dire dal ferro è dal fuoco, ecc." Un successivo tentativo di ricupero fu fatto nel 1535 dall'architetto bolognese Francesco De Marchi, che, a quanto pare, riusci a discendere in fondo al lago con un apparecchio consistente in una botte vuota, aperta da una parte, per cui poteva introdursi un uomo, al quale era possibile vedere attraverso un cristallo. Calata la botte nell'acqua. l'aria per la sua incomprensibilità manteneva vuota la parte superiore, permettendo all'uomo di respirarvi è di lavorare con una certa libertà. Il De Marchi fece parecchie di» scese, recuperò perzi di legname e “infimiti chiodi di metallo, li quali erano tanto lucenti e interi che pa revano fossero fatti quella settimana”. Racconta il De Marchi: “Non ardii entrare nelle camere del pa lazzo per paura di non mi perdere... Dentro della barca c'erano pavimenti de mattoni di tre palmi per ogni verso e grossi quattro dita, li quali erano rossi come un carmesino”, Egli potè misurare la nave, che trovò lunga canne zo, larga canne 35 è alta canne 8: misure che corrispondono a quelle accertate nel 1895 dai nostri palombari. La terza importante esplorazione subacquea fu quella dell'ingegnere idraulico Annesio Fusconi nel 183». Il Fusconi perfezionò una campana d'immersione del dott, Halley, che si calava dal centro d'una zat- tera e permetteva di lavorare ricevendo l'aria per mezzo di pompe. Con tale sistema, raggiunse le navi e ne asportò un capitello di colonna di metallo, un frammento di parapetto di bronzo, tondi di porfido e serpentino provenienti dalla pavimentazione, tubi di terracotta, chiodi di rame e di ferro, settanta tavole di larice e di abete “proprio a formare ogni maniera di masserizia di nobile appartamento (1). Fortunata- mente il freddo fece sospendere questo barbaro sac- cheggio, e disgrazia volle che tutta la ricca messe rac colta andasse depredata e dispersa. Poi, di nuovo l'oblio tornò ad avvolgere le storiche navi. Fu Costantino Maes, bibliotecario di Roma, ad ingaggiare, nel 1892, una tenace battaglia, dopo ri- cerche pazienti e lunghi studi, per la ubificazione ed il recupero dei galleggianti di Nemi. Il Maes non ignorava 1 tentativi dei secoli passati; e fu appunto sulle memorie dormienti nelle biblioteche e negli archivi che disciplinò le sue ricerche. Ma chi negli ultimi secoli s'era occupato delle gigantesche e fastose imbarcazioni, aveva lasciato strane, incerte e contraddittorie notizie. Lo storico Tiraboschi aveva sbalzato la cosidetta nave di Tiberio, sollevata nel 1446 da Leon Battista Alberti nel lago di Nemi, nien= temeno che in mezzo al mare. Il Cardella ne aveva

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Îl Castello medisevale Onvini sul lago di Nemi. data notizia, affermando che l'antichissima nave di Ti- berio era stata risollevata da uomini capaci di lavo- rare dentro l'acqua nel lago di Castel Gandolfo, Il Lucidi nel 1796 aveva dichiarato che la nave di Nemi era andata distrutta; e il Nibby, ai primi dell'800, non aveva ring sa ‘affermare che "le travi, i chiodi, i mattoni della ta barca di Tiberio altro non erano che resid della villa di Cesare precipitati dalla riva in acqua. Più recentemente, il Lanciani s'era mo- strato propenso a credere che le travi tirate fuori dal lago e attribuite alla nove di Tiberio, altro non Mondi iii iO fossero che “1 resti di una gran macchina idraulica stabilita sulla riva del lago": come il orovius aveva avanzato l'opinione che i materiali della “cosidetta nave di Tiberio” appartenessero piuttosto a "paliz- zate di un villaggio lacustre". Maes, invece, iniziò nel 1892, nel suo piccolo Diario romano Ji Crecas, le mvelazioni sulla “grande nave di Tiberio, corazzata grande una volta e mezzo il nostro Duilia - Villa natante in mezzo al lago di Nemi, ora sommersa”; e sui “tentativi fatti nei se- coli XW, XVI ALIX, per rimetterla a galla"

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pe” BOI FILI AI Maes si deve la prima indicazione esatta del punto in cui le navi giacciono sommerse, e si devono i primi dati sulla grandezza e magnificenza di quelle navi che eran dette /Jalamzeaghi. Le sue rivelazioni è indicazioni portarono però alle infelici esplorazioni subacquee dell'antiquario romano Borghi, il quale riusci, & vera, a constatare con i suoi palombari l'e- sistenza di due, anzichè di una nave; ma riusci anche ad asportare vandalicamente bronzi decorativi, pa- recchi dei quali poterono poi esulare. Fortunatamente, un bel giorno il Governo x de- cise a vietare il sistematico saccheggio e ad ordinare appositi studi, affidando le nuove investigazioni a pa- lombari del Dipartimento di Napoli. In seguito a tali ricerche si è potuto accertare che i due giganteschi idoli « armi romane ritrovate sulle rive è ripescate dentro scafi {uno lungo m. 65 e largo m. zo, e l'altro metri s1 r 4 40) giacciono lungo la costa nord-ovest del ago, dirimpetto alla riva su cui sorgeva il tempio di Diana, al quale probabilmente erano ricollegati me- diante un pontile; distanti l'uno dall'altro circa me- tri 300. La nave minore giace inclinata tra i Bei is metri sotto il pelo dell" Acqua; la maggiore, ineli- nata essa pure, tra i 16 e 1 zo metri, Il prof. Giuria e il prof, Paribeni ci fanno sapere che la loro costruzione dà saggio d'una grande robu- sterza architettonica e della perizia dei calafabti, “Le spesse tavole dei fianchi sono collegate fra loro con biette di legno durissimo alloggiate entro incastri in- terni e tenute ferme da cavicchi di legno. Chiodi di rame lunghi più di mezzo metro traversano perpendi-

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47 colarmente le tavole, e queste sono spalmate di resina, coperte d'un poderoso tes suto, cul si sovrappongono lamine di piombo, anche doppie, fissate con chiodi di rame d'una foggia particolare. Tale singolare struttura dei fianchi, mercè la quale i due galleggianti poterono conservarsi per quasi due millenni, cedendo solo fram- menti ed accessori alle rapine degli lenlocuteni ci viene descritta, con particolari identici, dallo scrittore Ateneo, siciliano, contemporaneo di Archimede, quando ci narra del grande vascello Sintcuna costruito per il re Gerone su modelli del grande matematico suo compatriotta, che quindi apparirebbe l'ispiratore dell'ar- chitettara navale romana”. Sulle origini di queste due grandi e fastose navi costrulte sullo specchio di un piccolo lago a pochi chilometri da Roma, e sulla loro destinazione, ben poco sappiamo, Al cadere della Repubblica i cittadini dell' Urbe dovettero ricercare la fresca pace delle rive care a Diana; è certamente Cesare ne segui l'esempio, Dopo di lui, gli Imperatori impàrarono le vie dell' affascinante stagno, come lo chiama Ovidio: non per farvi sacrifici alla Dea, ma per portarviiloro piaceri, le loro orgie. L'imperatore Caligola, che pre sumibilmente fece costruire le navi ci Nemi. (Museo di Napoli). Le sigle di Tiberio, ritrovate so- pra i grossi tegoli di laterizio che vennero ripescati sul pontedelle navi, fecero da molti attribuire a questo Imperatore la costruzione dei due Ileggianti, per quanto non dovesse cs a, tali materiali potessero essere stati posteriormente impiegati. Mall'iscrizione su diuntubo di piom- | bo recuperato non sono molti anni — iscrizione che suona così: € Cas Lala vnenallitno sorte Aug. Germanici — ha finito col it lago di Nemi. persuadere i più che le navi deb- bano piuttosto essere state costruite dal feroce Caligola, cui l'appellativo di Germanico erà comune mente dato, Ed a convalidare questa opinione c'è anche quanto Svetonio ci fa sapere sull'Imperatore dalle ‘gambe gracili, gli occhi incavati, il corpo velloso e il viso orribile”. Narra difatti Svetonio che elugna fece ancora celebrare certe feste non mai più udite nè vedute, gettando un ponte di circa Mioo passi sopra il mare, tra Porsodi è Baia; ponte ch'era costruito con molte navi messe in fila e fermate in sulle ancore, e con sopra uno strato di terra: in modo che veniva appunto a dirittura della via Appia". Su questo ponte, sempre & detta dello storico romano, Ca- hgola sarebbe passato trionfalmente, a cavallo, ad imitazione Si gaae che Serse gettò e attraversò sopra l'Ellesponto; ed anche, pare, per impressionare e spaventare, con una tale opera meravigliosa, i Germani e i Britanni, ai quali aveva intenzione = saa nano = ear

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Una festata di ormeggio, con ftigara di leone, folla da una ade di Nemi, di muover guerra, Sempre da Swetonio veniamo a sapere che Caligola altri galleggianti meravigliosi fece costruire nel golfo di Napoli: " Fece fare alcune liburniche di cedro, le cui poppe erano piene di gemme, e le vele avevano colori cangianti, e nelle quali erano stufe, loggie e sale assai ben grandi, ed eranvi ancora viti ed altri alberi fruttiferi dentro: nelle quali libur- niche, tra musiche e canti e balli standosi a banchet- tare tutto il giorno. se ne andava costeggiando la ri- wiern di Napoli”, Dato ciò, non è assurdo attribuire le costruzioni lacustri di Nemi ad un imperatore che ne fece di così grandiose e magnifiche nell'incantevole mare partenopeo, Né può stupire che Caligola scegliesse come luogo cdi piacere e di orgie il lago di Nemi, dove, nei mesi estivi, s imbarcava con la moglie Cesonia, o con Dru- silla sua sorella ed amante, è forse anche con la cor- tigiana Pirallide. Il mistero che ancora avvolge con le acque le navi di Nemi sarà presto disvelato. La Commissione go- vernativa ad bee nominata, mentre procede attivamente nell'esame degli innumerevoli progetti per il ricupero degli storici scafi, è concorde nel riconoscere che il mezzo più sicuro e più rapido per raggiungere lo sco & quello di un precario abbassamento di livello delle acque del lago. La cosa non ha nulla di fantastico in un'epoca in cui sì sono tagliati degli istmi tra con- tinenti, e deviati corsi di fiumi, e costruiti laghi ar tificiali. La nuova impresa non presenterà dunque, a giudizio dei competenti, difficoltà enormi. Si tratta, peri: di raggiungere lo scopo nel minor tempo e con a minor spesa possibili e senza danno per il lago. Due sono i mezzi per arrivare all'abbassamento del livello d'acqua del lago di Nemi: quello di una galleria scavata attraverso il Monte Gentile, che di- vide il lago di Nemi da quello di Albano, e quello di un sistema elettromeccanico che aspiri le acque e le

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convogli, nella misura necessaria, attraverso l'attuale emissario romano. Riguardo al primo progetto, com'è noto, il livello d' De. del vicino lago d' ‘Albano è più basso di 25 me- tri di quello del la di Nemi, Scavando quindi una galleria attraverso la collina che divide i due bacini, per il principio dei wasi comunicanti l'acqua di Nemi si O nel lago d'Albanò, sinò a raggiu il livello. In tal modo il pelo d'acqua del lago di Nemi (che ha una profondità massima di 34 dui) si abbas- serebbe di 25 metri e lascerebbe ae scoperte entrambi le navi, rendendo possibile la loro liberazione dalla melma in cui sono sprofondate. E in questa specie di travasamento, il lago d'Albano, che è molto più vasto, polte nel lago. de ralrveata a Uma deanvsenna in drone co delle masi romane se- A destra: Eema Mon: Neat, «ig non salirebbe che di 3 metri, Una volta avvenuto ciù, l'acqua dovrebbe essere ricondotta nel lago di Nemi a merzo di pompe Il secondo. pre tto è, secondo taluni, assai più vantaggioso, Mati la spesa della sistemazione del completo impianto, con le elettropompe e le tubazioni, non supererebbe il milione e mezzo (e parte di tale materiale alla fine dei lavori sarebbe recuperabile), e perchè il tempo necessario per estrarre i circa Î0.000.000 di metri cubi d'acqua che bisognerebbe convogliare per scoprire interamente le due navi, si ridurrebbe ad un anno, cioè a quanto occorrerebbe al solo scavo della galleria. Senza contare che con la galleria tra i due bacini, sarebbe necessario ugualmente un colossale im- pianto di elettro ompe per ricondurre a suo tempo nel lago di emi acqua estratta: mentre nel secondo censo l'attonle livello dovrebbe essere raggiunto lenta» mente, col tempa, dalle acque piovane è forse anche dalle infiltrazioni del fondo del lago stesso. Il giorno in cui finalmente le gloriose carcasse ri torneranno alla luce, il lago di Nemi non avrà più il «uo secolare segreto, ma 0 rirà sulle sue rive un nuovo magnifico spettacolo di romamità: cd allora la bronzea mano potrà tornare sulla prora dell’ antico scafo a sfidare il destino, E sotto di essa, a memoria dell'im- presa voluta e compiuta dalla nuova Italia, dovrà Apporsi un segno: quello del fascio littorio. MARIO CORSI,

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PER IL MAESTRO GUARINO Mon mi si imputi un gesto di pietismo artistico 0 di ambiguità spirituale, se chiedo che sulle colonne di questa Rivista rimanga scritta una parola di ram- marico per ciò che è toccato al giovane musicista veneto, il Maestro Carmine Guarino, autore della Madama di Challant, opera che, purtroppo — sembra = per lui, winse magnificamente un concorso, otte- nendo l'apologia forse esagerata dell'autore dell'Aunoel e del Crrsioforo Colombo, e venne rappresentata tre volte alla Scala di Milano, con un successo, almeno parente, da parte del pubblico, che suscitò i fieri idee di alcum illustri critici teatrali. rola mia mon vuole ferire, n della critica, né i suoi diritti superbi. musicista (apporre è più facile che comporre) che, per sua fortuna, ma anche per disgrazia dei suoi colleghi, diventi critico e possa mettere cattedra di inesorabi- lità tranquilla, conserverà naturalmente anche dopo le non autorevoli mie proteste, la propria facoltà, che può essere tanto pericolosa ai danni dei giovani. Ni io voglio dire che in questo caso si sia trattato in Milano di speranze deluse e di rappresaglie invo- lontarie, come qualcheduno ha scritto, Basta che si tratti di orgoglio crudele. To voglio soltanto dire che, se i giovani è i critici italiani, atti essi medesimi a creare, non cominciano a capire che, nonostante tutto il desiderio dell'attuale Governo, la giovinezza e l' italianità in Italia conti- nuano ad essere, in arte, un grave ostacolo, e che quindi occorre che tra i giovani e gli artisti im genere si stringa un vincolo di solidarietà, che ne allacci le energie disperse, © non permanga in onore, invece, l'antica abitudine della reciproca denigrazione, difficile sarà che l'arte musicale italiana riabbia l'antico favore. Si dice, a risposta, che quando un musicista ha grande ingegno teatrale, vince sempre la prova, e ci i dubbii della critica non hanno mai impedito al blico di salutare con plauso le nuove genialità te musica in ogni tempo. Si giura, inoltre, che, se, qual. che rara volta, il pubblico alle prime rappresenta» zioni ha negato il proprio omaggio, guardando bene si può affermare che la causa dell'insuccesso era esteriore ed occasionale. Agli avvocati, od a coloro che fanno gli avvocati, è lecito sostenere tutte le tesi che vogliono; ma basta aprire un qualsiasi anche elementare volume di storia delle prime rappresentazioni celebri, per dover con- statare, invece, che le ingiustizie del pubblico e della critica sono state assai numerose. E qualche volta noi non avremo tuto e mon potremo giudicarle, perchè il trionfo dell'errore impedì, insieme alla pos- sibilità della riparazione, quella di poter condannare i pani qera di cui il giudizio rimase definitivo. il pubblico e la critica hanno avuto la respon Mi di avversare soltanto gli artisti troppo Sibelli ardui a seguirsi nella loro mbellione, come il divino Brethoven, negato spesso per il suo miracoloso fi- delia, 0 — prima — Volfa Amedeo Mozart, che Vienna non comprese per | Ni Don Giovanni e per gh altri capolavori della seconda parte della sua vita artistica, o Riccardo Wagner, salvato più da un Re mecenate, che dal buon gusta dei suoi contemporanei, od il Berliox ed il Bizet, amareggiati quando serive- vano la Domrazione fi Fans e la Carmen. Prendete la stessa vita del più fortunato e più nè i doveri do- Ogm facile dei grandi nostri italiani, Gioachino Rossini, e troverete iene I stgnor Bruscbino ed il Taneredì non piacquero alla prima rappresentazione, che il Siginmondo cadde a Venezia nel Carnevale del 1815, che il Bur biere di Siwiglia non vinse che alla seconda sera, che alla prima sera non piacque molto l'Ofella, che la Ce nerealola conquistò a poco a poco i pubblici e che La donna del Lago ebbe alla prima rappresentazione sorti così diseguali, che il Rossini svenne per il ram» marico, E così via. Ma forse non alfilissero queste amarezze lo stesso Giacomo Puccini? Non è forse vero che la Bobrme, dopo la prima rappresentazione, a Torino, ebbe av- versi tutti i critici, i quali stamparono contro quel capolavoro piacevolissime sciocchezze; piacevolissime, dico, a rileggersi adesso, perché costituiscono una delle tante pagine dell’ immensa volume degli spropositi umani resi più grotteschi dallo stile solenne degli % opositanti? E Milano, al Dal Verme, non fischiò L'amico Frite di Pietro Mascagni? Piuttosto ci si potrebbe osservare, che noi stessi divaghiamo dal tema: Carmine (Guarino è Madama di Challant. E che alla fine di questa pei taria difesa non avremo osato pronunciare un giudizio d finitivo sul valore dell'opera, ascoltata Ha Scala di Milano, per tre sere, da un pubblico che ebbe, invece, il coraggio di applaudirla fino all'ultimo, contro tutte le proibizioni e il furore dei competenti. Pronunciare un giudizio definitivo? Noi non ne tenteremo nemmeno uno approssimativo, ed il tren- tenne musicista italiano non ce ne vorrà male, perchè noi non ci proponiamo tanto l'apologia di questa sua recente creazione lirica, di tipo forse troppo fram- mentario, che lo collocò per un attimo tra le speranze del nostro teatro, quanto l'asserzione del suo onesto diritto di continuare a lavorare e di credere in sé stessa. Guai, se la tempesta delle negazioni, con cul spesso alle prime prove, si cercò di troncare la carriera degli artisti che la iniziavano, dovesse valere come un elemento sicuro per la condanna di un sogno d'arte! Guardate ancora una volta nella storia del nostro teatro, e vi accorgerete che il Masini, il Bonci, per uscire dal cam per della creazione, avrebbero dovuto rinunciare a diventare cantanti, ed Ermete Novell, aflitto anche da un naso, che non poteva sembrare subito un titolo di gloria, prima che Edmond Rostand avesse risuscitato la figura di Cirano de Bergerac, avrebbe dovuto cacciarsi nel buco di un suggeritore, come il padre suo, per guadagnarsi il pane stentato di un'oscura miseria Nel mondo la dose della diffidenza è assai più copiosa, che quella della soccorrevole bontà, ed ao nuovo artista, che appare in concorrenza, sembra A folle un debitore, da sorvegliare senza simpatia, ed ai concorrenb nella sua arte un vomo che viene a prendere il posto di un altro. Se il Fascismo sta diventando però una verità di vita estetica, oltre che una formula di governo, deve battere in breccia contro questo pessimismo degli ipereritici e contro il disfattismo delle denigrazioni, Ma dirò di più: solo se un istinto gentile che sarebbe nobilmente utilitario, avwertirà gli uomimi egregi, che esercitano la sacra funzione della critica, che la cor-

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Hl primo alle di “* Madama di Challant " alla Scala. tesia e la misura nell'ora delle negazioni ercdubte necessarie, cd oserci dire, la santità intellettuale del dubbio e dell'auto-critica debbono funzionare da clementi di inibizione con- tro la ferocia delle stron- cature, noi ridaremo ai giovani il caldo entusia- smo della fede in st stessi, che è uno dei più forti elementi T la possibilità del successo, e convinceremo le falle i teatri, che nella sala delle prime rappre sentazioni non deve essere lasciata soltanto all'impulso mercenario è volgare della claque la collaborazione del- l'applauso. | ritici, spettatori, dovete condannare un” opera di arte, perché la vostra onestà intellettuale ve lo im ne? Fatelo; ma non irridete, non esultate dilaniando. a censura & un diritto; la stroneatura, no. i Che altri sia artista può sembrare una invidiabile fortuna, ma questa grande fortuna in ogni caso gli are tisti la pagano con un'esistenza piena di dubbi, di tormenti, di contraddizioni appassionate. Non invi» diamoli troppo; non avveleniamo ad essi il cuore! Quanti musicisti sono morti giovani, spenti forse anche da questo intimo iravaro della creazione e della paura del pubblico e della critica! Tu, delicato Pergolesi, che non vedesti trionfare la tua Olimpiade, e che fra i venti ed i trent'anni, dopo aver dato a tutti i secoli la gloria immortale di sorriso della tua Sen Fadrona, ti ri icgasti su te stesso, logorato in parte anche forse dalle ansie, che ti dava quella ode nemica, che la fa da padrona, che è la critica delle prime rappresentazioni! Tu, Vincenzo Bellini, che, in pochi anni, a Milano, avevi Milo i age ù H Maestro Carmine Guarino, Tra cena del «secondo allo (ecensri di P. Stroppa). visto i sorrisi di solida- rietà dell'ora del Panda mutarsi nelle vigilie d'an- goscia della Beatrice di fenda e della prima rappresentazione della Nornia ! Il giovane Maestro Carmine (Guarino, che non ha nessuna colpa se una Cammissione di musicisti illustre lo prescelse in un Concorso e se la Direzione della Scala lo ospitò più per un'esperienza disinnamorata dei giovani, che per una profonda convinzione di aver ritrovato in lui l'artista degno, e che la critica ha dilaniato, come se fosse un cen di alto tradimento, perchè ha scritta un' operà, che almeno ai suoi mi giudici era piaciuta, accetti queste disordinate el in cui abbiamo osato ricordare, a suo conforto, tanti precedenti gloriosi che possono sembrargli temibili, come un augurio. Non tutte le pagine della sua Madama di Challant possono esserci piaciute; ma noi non siamo sicuri di essere giudici così sereni e forti che ci sia riuscito di sottrarci ad una suggestione di atmosfera, E l'at- mosfera del desiderio del linciaggio non è propizia a far capire un ‘opera nuova, pure in mezzo a qualche scalzo, che non si sa, se sia sincero o se parta dalla clopne. Noi crediamo, però, che il Guarino abbia molto ingegno e che possa ritrovare la sua strada, e per quanto i nostri capelli siano grigi, confidiamo di poter vivere tanto da doverci congratulare con noi stessi di avere avuto questa fede di italiani in loi. E gli altri eritici che diranno allora? Possano avere il buon gusto di fare ammenda, risparmiando gli aculei nell'avwenire. INNOCENZO CAPPA. 51

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L'ultima ice dia ali na Lucia 3 tali interpreti di “Lucia dli Lammermoor, [ln simustrà : A ureliano Pertile ù Tot Dal Monte Femvenuto Fromoi. LA STAGIONE DELLA SCALA La sefhrad del TE alta dl " La Gioconda" di Ponchielli.

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53 È ‘taltiana scena de Î wi: Fidelio di (li interpreti principali. La sinistra: ii basso Bettoni, la signora Chea Poasetti, il tenore JMerli, LA COMMEMO. RAZIONE DI BEETHOVEN COL “FIDELIO " iFosegralla Casisgnti Il prima quadro del Friemà anto del " Fidelio :

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id GILBERTO GOVI Nervi e guizzi, rudezza e bonomia: aria marina e senso pratico: affari e melanconia, Si direbbe che Ve- nezia e Milano hanno voluto celebrare le nuove nozze sceniche a Genova: e ne è nato Govi. Per questo, forse, sentendolo recitare qualcuno ha detto: Fer- ravilla. Qualche altro ha pensato a Benini. Né Ferravilla né Benini, veramente: ma qualche cosa dell'uno e dell'altro per il miracolo di una com- posizione comica profondamente tradizionale ed ina- spettatamente muova, Il teatro italiano più tipico, e forse il solo teatro italianamente genuino, è questo che riconduce i dia- letti al chiaror del trionfo ed alla fresca rinascita del colore. Dialettale è il teatro russo, dialettale è il teatro spagnolo, E sia lodato il dialetto che mantiene in vita e conserva sano, schietto, libero e diverso da tutti gli altri teatri, il teatro italiano. Io vorrei che la confusione dei dialetti creasse un gergo: e che questo gergo fosse la nuova parlata ti- pica, rapida, incisiva e descrittiva delle nostre future commedie. Ma ritorniamo a Gilberto Govi. E un vivacissimo e singolarissimo attore genovese. Tutti i pubblici d'Italia dovrebbero conoscerlo. Porta in giro la viva e perfetta espressione di un ‘“ carat- tere" formatosi lentamente attraverso tradizioni ma» rinore e mercantili, per incrostazioni saline e sotto una tela di rughe profonde e indelebili come cicatrici. " Carattere” doloroso e bonario, onesto e semplice, scontroso e cauto: tutta Genova con una sola ma- schera e con um tolo tono. I“ rusteghi"” veneziani sono ben diversi. La ma- lizia è più sottile e c'è anche qualche tratto d'indo- lenza — un soffio d'Oriente — che qui non esiste, Qui la comicità è più aspra e battagliera. Sabatino Loper ha scritto la commedia del tipo genovese: " Parodi è C.'”. Govi l'ha fatta sua: ed in tutte le altre interpretazioni c'è sempre un poco Gio batta Parodi che chiude lo "scagno” sperando di poter trascorrere gli ultimi anni in ozio beato, e sbulfa, bestemmia, smania è s'annoia, ed è costretto a ria- prire lo ” scagno" per morir fatalmente sul lavoro. Adesso bisognerebbe un poco pensare a rendere più vario questo teatro che per Govi rinasce; anzi: che nasce. Non ha tradizioni di maschere; ma non deve nel tumulto della sua attività vitale e sentimentale esi- stere scarsità di tipi contrastanti, Solitamente si ag- gira nel contrasto di questo suo carattere unico con le abitudini di altre regioni, con l'impossibilità di as- suefarsi ad altre usanze. Vive di vita riflessa. Nel proprio “ambiente” non ha trovato modo di creare l'azione, il conflitto, la burla, l'intrigo. Forse non esistevano interpreti. Ora un grande interprete esiste: e attratti dal suo esempio clamoroso ne giungeranno in folla molti altri. Govi bisognerà studiarlo; non imitarlo. Molti tentarono di imitare Ferravilla e non riu: scirono che a crear la parodia. Molti, invece, studia- rono Benini e diventarono dei magnifici attori, Anche per questo il teatro veneto sopravvive glorioso: e il milanese è morto. Il teatro genovese può trovar fortuna; può tro- vare un repertorio. L'impulso che da Govi deriva è già grande. Attore sagace e studioso. Pare impulsivo, pare improvviso. Pare che ogni linea del tipo si formi là per là nel gioco nervoso dell'azione, ed ogni sera nasce diversa secondo la minore o maggiore prontezza del- l'estro. Invece la creatura è immutabile, è fissata, è rifinita in ogni tratto e in ogni nodo, in ogni ombra ée in ogni ruga, in ogni pausa ed in ogni movenzi. Ha una faccia piccola secca ed aguzza, gli occhi chiari di un gatto, il collo sottile e contrattile per acchioeciolarsi fra le spalle nella risata sommessa o balzar dal solino nell'impeto buffo ed istintivo della curiosità. È magro e camminando muove i fianchi è le braccia, come i vecchi lupi di mare sulla tolda. Questo modo d'incedere in lungo ed in largo gli dona un'aria di negligente padronanza, di volgare maestà casalinga. Solitamente i baffi piovono sulla bocca sog- ghignante: e son grigi e tabaccosi, La pelle degli zi- gomi è cotta dalla salsedine, le rughe intorno agli ce- chi sono aspre e maligne. Ha le mani nervose, e la voce che stride e gorgoglia e fabbrica il falsetto gut- turale della irrisione genovese. Idee chiare, fantazia limitata, volontà ferma, diffidenza armata di piccolis- sime punte velenose; ma inconfondibile la religione dell'onestà, e nel fondo un morbido e pronto tremor sentimentale: e il cuor d'oro. Ecco Govi nella maschera pittoresca e ormai con- sacrata del suo erce genovese. I suoi concittadini lo adorano: vanno in folla al teatro per rivedersi e per ridere, argutamente, alla propria immagine burbera e viva. I genovesi d'Ame- rica, mi dicono, quando lo hanno sentito si son messi a piangere di nostalgia. Govi adesso terna laggiù a portare Parodi, che & il papà indimenticabile di tutti, sulle scene argentine. I benefici di questi rapidi viaggi oltre Oceano, di questa arte schietta e sorgiva, sono incalcolabili.

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45 Gilberto Govi. Bravo, Govi! La patria vive in queste eterne creatore come nei profili dei colli, come nella maestà dei monumenti, come nella aspra armonia del verna- colo. Laggiù gli immemori ricorderanno: e basterà un tono, un guizzo, una parola per far rivivere tutto un mondo di sentimenti devoti e di sensazioni familiari e gentili. L'attore genovese deve essere nomade: Genova s'è sparpagliata su tutte le sponde dei mari: e il carro di Tespi è la mave. Parodi ogni tanto chiude lo “scagno , spegne i lumi della ribalta, ripone le par- rucche nel cassetto è dice rodemente che vuol riposare, Ma, poi, basta un richiamo d'amore, una voce lontana, l'inquietudine dell'ozio, la febbre del lavoro, la necessità di beneficare sè stesso è gli altri, i più bisognosi, i più meritevoli, gli emigrati, per strappare l'ancora dal fando è riaprire le vele al vento e lo “scagno” sul ponte di comando della nave che salpa... dif.

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L'na vata vl primo allo dii a Fave acalo Bolhec.. # nio manto ui Lia striato? Frrò Biliotii, Dina Galli £ Ernesto Ferrero Lhima Cralli ha sip i priva ii «el È did Se He il, # sinta te incomparabile della pr i nella interpretazione d Molto amimir 5 Lan —Cin e _ —= dela e Ss Pe ferri H | * L'av- ripprissinitbita £ONn primi sMCcessn q Milano. LE NOVITA TEATRALI A MILANO ED A ROMA Il terzo ] wadro (La direzione del Circa) della commedia * Inferno tà di Barbaro È Crraasi, citata can lieto santo al Teatro dipendenti di Roma: 1 Mina della Pergola J rn centro,

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57 LA MOSTRA DEL *COSTUME DELLA REGIONE ROMANA Nei saloni del Palazzo della Provincia a Roma è stata inaugurata una interessante mostra del costume. Si tratta di un'ampia ricostruzione sto» rico-estetica della vita romana dei secoli XVII, XVIII è XIX, nella capitale e nella pro- vincia, guardata attraverso i costumi e gli ambienti. Dalla farmacia all'osteria, dalla cap: pella cardinalizia al salotto 1830, alle case, agli angoli di strade, ai tipi più significativi, tutta Roma nella sua vita più caratteristica rivive in que sta mostra. Le scene sono state costruite in muratura è in stucco; e vari fantocci in- dossanti i tradizionali costumi sono stati distribuiti negli am bienti, in alcuni dei quali La ricostruzione arriva ai minimi dettagli, al mobilio, alle lucerne e ni quadri, asportati dalle gallerie della capitale, o for- miti dal Governo e da privati. Tua scene tipiche di ita mastica della campagna romana alla Mostra del costume. i ca ee: par—_=-— e.» rh: ata iizi ca gl und === entri narrare?

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DIVAGAZIONI SULLA MODA {Disegni M Fabrana). La primavera ha fatto capolino più di una volta, durante l'inverno, per vedere se fosse suonata lora del swa vero ingrema. E' ben vero che tempo già lu, le avevano insegnato la ballata di entrata: Quando il calendario dice; " Oggi il veniun di marzo > i suol mag ieri averano decretato = + il sero momento di giungere. Ti fai portare sulla scena del mondo dal vento più lirpido e profumato che ti riesca di procurarti, e passi lenta» mente, spargendo fiori sul tuo cammino. Ta qualche anno, ahimè, come tutti i giovani, malati di eccessiva modernità, Madonna Primavera ha risoluto che le tradizioni sono un luogo comune, tutt'altro che rispettabile, © vuol fare a modo suo. Compare iuori di tempo, w pente, ri torna quando nétiunòo ci pria, cppure non arriva del tutto. Ma non per questo la scena rimane vuota. Îl vecchio inverno che è attore caparbio e vaniicalizimo, gode ad occupare il put blico di sé, il più a lungo possibile, è lo intrattiene più o meno piacevolmente, finchè non faccia il suo pomposa ingresso la pico vestita Signora Estate. Comungise, la moda non vuol sapere tante storie, e mette luori, anche sotto la neve, le vesti primaverili. Incomincia col tagliercd «hi dosso tutti gli ingombm inutili, Ci riporta ai piccoli failinen; mascolini, per il momenio un foco tend tei iui fanchi. Nemmeno più ci appoggia sulle | Ì spalle 0 intorno al collo una bestia qualunque, una sciarpa di pelo. Cioe ce lo consente, in ran casi, purchè nom abbia as- solutamente l'ap arena di tenerci caldo. Il vitellino abortito [moerf-af, ovvero unsere, seconda come parla la vostra sarta) che ha fatto la fua prima comparsa in certe scarpe da viaggio delle quali abbiamo parlato un'altra walta, adesso ha messo arie e si è fatto invadente. La vedete dovunque. Si potrebbe soipettare la madre eroica di aver proto, per salvarlo, il suo posto di sacrificio, dandoci la sua pe la, anche più solida e colorita, Ma dev'esserò senza dubbio più alegante vendere vitello che mucca; lo arguisco dal fatto che anche i macellai, quando avriene che vendano la carne della povera madre, preferiscono non dirne l'esatta provenienza. E° una lbeitia paia sfortunata, per vivere intompreta e ta: lunsiata, tanto che se vuol csssse apprezzata una vrolia per combinazione, dove assumere le più mentite personalità, come avviene a qualche umile collaboratore di celebri scrittori. Madre e figlio, in ogni modo, sono trattati morbidamente, come una stolla di relluta, e stanno molto bene acpra cerb soprabiti sfoderati, da buttar su, in auto, in campagna 0 sul poate di un bastimento. Me bo visto uno, di lana soffice, che richiamava la tinta delle chiazze più calde del pelo, e aveva di questo vitellino, il collo a scialle, leggermente dea giato, e | polsi alti fin quasi al gomito, chiusi da una piccola fibbia, che atringendone un poco le citremità no molleggiava tutto il giro com lieve movimento pieno di grazia. Nan dimentichiamo che qurita moda è sata lanciata prima che a Parigi, a How York, da un creatore di scarpe femminili che naturalmente foco Fortuna cd è italiano. A questo propo: sito ricordiamo con piacere e direi quasi con orgoglio, che anche in questo campo abbiamo un primato internazionale in discutibile. 1 migliori, i più celebrati adornatori di piedini mu» liebr, quelli che si fan pagare salati e dettan legge. a Parigi ed in altre capitali da reo quasi acmpre valiazi. Cussto mi fa pensare al programma di un teatro newyorchese, nel quale si va recitando da oltre duemila sere la ateasa commedia, che paria questa noticina: Le scarpette della prima donna (Miss Michola, sorella dell'autrice) sono state disegnate a Parigi da... lun principe della calzatura, un italiano) su appuniamento preso dal Re di Spagna. Pare che dal tempo di Era in poi, il serpente e la donna siano andati sempre malto d'accarda. Jeiso poi — e noa è un'irriverente allusione ai tempi — l'accordo è direi quasi un

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furore. Non si vede l'una senza Valiro, E il tentatore, per es sere fedele al principio della sua rischiosa carrera, seguita a costare assai caro alla donna e per conseguenza all'uomo che ne la sempre le spese. Tagliato a siritéo, w annoda come un nastro au qualche oscuro cappellino. Preso in più larga dose, fa da panciotto, e persino da fon de fupe, per accompagnare le cinture che mi sembrano disposte a crescere di statura, pur contentamdosi con saggezza della lorò posizione attuale, senza pretendere a più alti destini. Cos appare almeno da una serie di vestissoprabito, che la sarta vi offnrà, ibocciati con le prime viale, ma più oscuri. Moltissimo nero, ancora, corretto talvolia da qualche discreta macchia di calore è da un taglio più complicato, da diferente di tiisuti contrastanti fra il lucido è l'opaco, nello stesso campo; impunture, siritcte sovrappotte a disegni gro- metrici, inceciale di seta è di masiri. Semplicità d'insieme con qualche variazione di elaborati particalam. Il colore che più sovente accompagnerà il nero. sarà il suo opposto: il bianco. Bianco e mero è ancora il più aristocratico conmubbio di colori che ila mai itato trovato, Forse perché + poco pratico. Niente è più ammirato dalle donne di quel che non promette di du rare. I trasuli più fragili, i colori più delicati, le piccole fini» tesse da rinnovarsi continuamente, tutto quello che richiede un vigilante intervento snmpre pronto, fan lremere di desiderio tutte le donne €, più di tutte, quelle che mon solo non hanno una sapiente cameriera, ma difettano anche del tempo o della pazienza mecessari a sostituirla coll'opera delle proprie mani, La moda di merza stagione si risente della presumibilmente mutata vita che una signora conduce, wicendo dai rigori in- vernali. Ella fa mseno visite ma esce più sovente a respirare l'aria nuova, a piedi, nel tepore del sole. Par questo la nuova tendenza, se c'è, anzichè precisarsi, pare volersi interrompere, per fare rapida è facile la nostra patsoggiata. è la gita alla casa di campagna, trascurata durante l'inverno, senza timore poi cambiamenti di tempo, è le improvvise ventate, Codì 1 cap pellini di... apertura, direi, non sono ingombranti, né wimosi, Pic colo segue di talfetas, di gros grain, di crine e di una nuova paglia chiamata Baku. Non garantisco l'ortografia del nome che bo già veduia molto variata, Ma il suono è questo, e l'ap- parenta è quella di una tela, per quanto la paglia possa so tigliare ad un tessuto. La cupola qualche volta appuntita si vendica nella sua varietà di atteggiamenti e drappeggi. della immobilità che è obbligaia a tenere, stringendosi più in basso, intorno alla fronte. Più tardi, per le corse, per le spiaggie. pensando al sole cocente e ai vestiti che, essendo fatti di tes- suti leggeri, tendono sempre più ad ampliarai, anche il cappello si allarga un poco, fino ad incorniciare il musetto capriccioso della bile signore di Che quelle d'oggi non siano le medesime di ieri, si capisce. Da ne pri pas dire el acdie sii. Ma il più itranòo è che ci ala una moda anche per la bellezza, E' molto dubbio che i giovani d'oggi si contentino davanti alle lasinghe, posiama, della (Gio: conda, presentata loro corto-vestita e breve-tonduta. Non par liamo della Venere di Milo, con quell'abbondanza di forme belle che la distingue. Ma, senza andare ianio loniani, le fac cine dai lineamenti regolari, che entusinsmavano i nostri padri, lasciano indifferenti i mostri figli, 1 quali non badan tanio ai particolari, quanto all'insieme. Che sa moderno, vivace è pre- mrllenle, Eleanor Glyan, la nota e fortunata seriltirice inglese, che ba sorente scandolezzato i suoi connazionali, ha definito questo fluido di incerta essenza, ma di sicure intuizioni, con una bre- vissima parola, che ha fatto sirada. “ li" ovverosia, letterale: mente, " cià”, (Queito "eit", una ce l'ha o nonce l'ha, Niente sostrbuisce quello che Alfredo Testoni chiamò * quel certo non so che". "lt" ha faito ianta fortuna, che Eleanor Giyna è alata pregata dalle potenze di Hollywood di incorniciare con uno scenario, quel titolo suggestivo. E la seritirice inglese non solo ha soritta la trama, ma si è cercata l'attrice satara di quel “ it" e l'ha trovata in Clara Bow, naia a Brooklyn, ma dicesi, da genitori italiami. A titolo di curiosità, la Glyna, como Blasco Ibanez, per ogni scenario che consegna, intasca la bella somma di cinquantamila dollari. E se fate il conte, c'è da pregare Lidlio che ci conceda “it” almeno nella penna. Liocien Lelong, dice nei suoni ultimi comandamenti, — una apecie di tavole sacre che da al ogni aprir di stagione — che oggi più che mai, il motto di ogni eleganza, lo scopo di agni 49 crazione, la ricerca di iutte le arti, devono riassumersi in una parola: snellezza. È come potranno le doane cho [ia non ha create secondo il modello, pensare di raggiungere quando che sia, quella cs senziale condizione di eleganza? Il sario promette appunio di tendere ivito il suo ingegno a risolvere il problema. E° semplicemente una questione di taglio, di disegno. di proporzione e di linca, con effetti ottici ben combinati. Non toglierà niente, ma darà l'apparenza di una riduzione ottima per mettere in valore i pregi reali della signora e quelli delle salffe opache di giorno e lucide per sera, ch'egli avrà sapien- temente tagliate per lei. L'art el la mode, va pubblicando da qualche numero, i ri- tratti delle più note Indossatici di modelli, impiegate dalle grandi case parigine, con reciproca fortuna. Le signore nutrite possono consolarsi; tutte sono abbastanea lontane dal tipo efebico dei nostri sogni. E' forse per questo che la moda ha sospeso per un momento di pensare a coloro che hanno già la fortuna di una linea, dandala invece a chi non la possiede, L'opera di pietà non ha mai esortato a dar da bere, poniamo, al proprietario di un bar, Sarà però sempre bene che la signora collabori col sario-artista, aggiungendo da parte sua una vigilanza gui cibi per la qualità e sopratutto per la quantità, senza privarsi ircppo, ma ndo la propria tendenza alla forma. con un moto quotidiano « rego lare. Lo scopo voluto da Lelong sarà così più rapidamente raggiunto. Adesso non si traita più di farinacei e di grassi, nel regime, ma di calorie. La cura che molte cantanti lanno, è di cibarsi ogni tanto unicamente di patate in forno e di qualche bicchiere di latte. Pare che la combinazione le sari. Sarebbo con eliminata la sofferenza della famo, con anemiche conseguenze. E il peso si riduce molto sensibilmente, per ogni giornata di quel regime, Se fra le mie lettrici, qualcuna vuol tentare la cura, si al- retti a provarla, finché è di meda. E'il solo momento in cui veramente giovi, MANTICA BARZINI,

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I BENIAMINI la algnorina Ella Poserova, attrice ilel Teafro Nazionale di Praga, eletta regina delle helle iti Cecoslovacchia. Mell'ovale: Tokikiko Qkada, il Ro dallo Falentimo del Giappone lm binssio ! Ellen Richter, artista dlel cimema la alestra) È Î Damiker, star» rateicà eassa (a sinistra)

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=-arit LAELESIEEE ET eee ee] ee clin Ha Te Tse = ’ = : ,x . ’ F4 ® ; Li ® 2° = tale] é Mi Momili e abbigliamenti del qiormio,

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Tee = = TATOO 1) ser: ee - Le prove di bombardamento nerco nella compagna romana. I bombardatori in linea di partenza. BOMBARDAMENTO DAL VELIVOLO Durante tutto il mese testè trascorso in aeroporti e balipedi aviatori presso Roma sono state effettuate sistematiche esercitazioni di bombardamento dal ve- livolo, che saranno presumibilmente ripetute per molto tempo, Ad una di queste, il Capo del Governo e Mi- nistro delle Forze Armate circondato da uno stuolo di ufficiali nerali e superiori dell'Esercito, della Marina, dell'Aeronautica e della Milizia, da Ministri e Sottosegretari, volle portare la sua presenza inci- tatrice è ammonitrice. Incitatrice gli part sebbene Egli sappia non esservene bisogna, perchè i volatori e i tecnici d'aviazione seguono giorno per giorno il suo coman» damento d'essere sempre pronti; ammonitrice per gli altri, sin per quegli italiani che alla potenza dell'ali armate non credono ancora, sia per gli stranieri che presumessero che la giovine arma dell'aria sia fra noi scarsamente efficiente per crisi di crescenza. Giacchè, come ha detto nel suo discorso alla Ca- mera l'aviatore Balbo, Sottosegretario di Stato per l'Aeronautica, se è vero che il nostro prediletto pen- siero è lo sviluppo dell "ali pacifiche nelle libere coma petizioni del commerci e dei traffici, oltre la penisola od anche oltre il mare che la bagna, è pur vero che noi non dimentichiamo né valutiamo troppo scarse le possibilità guerresche dell'aviazione, anzi ne predis niamo l'efficienza, attuando, secondo le disponibilità finanziarie, il programma di sviluppo tracciato, e ine tegrando l'aumento numerico dei manipoli e degli stormi coll'addestramento degli equipaggi è il nare: zionamento dei velivoli e delle loro installazioni, METODI DI GUERRA Ancor oggi a nove anni di distanza, non sono so- pite fra gli studiosi le discussioni tendenti a definire il carattere della guerra curopea ultima combattuta, è tanto menò concordi sono perciò le conseguenti ipo= tesi sul carattere che awrà guerra futura. Sarà principalmente guerra di manovra e movi- mento di masse di combattimenti terrestri? O ancora il fante si rintanerà nella trincea e resisterà alla tem- pesta delle cannonate? Ancora per conquistare una collina “ chiave d'una posizione” saranno a migliaia sacrificate le vite umane? Si tenterà di bloccare l'av- versario, impedirgli i rifornimenti dal mare, malgrado le insidie aeree e subacquee? Sarà guerra di potenza demografica ed industriale, milioni di uomini, milioni di tonnellate di proiettili, centinaia di migliaia di armi meccaniche! Sarà una lotta di superiorità morale, dove il più tenace avrà la vittoria anche sE impari nei merzi mas teriali? Nè l'uno nè l'altro, oppure l'uno e l'altro ancora, giacchè una guerra in atto nega ed include nel con- tempo tutte le teorie di guerra. Ma pure dopo questa riflessione bisogna ricono» scere l'opportunità di tentare delle ipotesi per guidare sovr'esse la preparazione, La preparazione della puerta, del resto, non può essere che la conseguenza d'un atto di volontà deter- minato dalle possi ilità proprie, € dall' intuizione della volontà e delle possibilità del nemico. Noi non abbiamo presumibili nemici, Le nazioni con le quali wolta a volta ci troviamo in contrasto d'interessi, giungono © giungeranno presto a riconoscere il nostro buon diritto, quanto più sanno e sapranno ch'esso può essere appoggiato quando oc- corra, da convincenti argomentazioni di forza. Ma non possiamo fare a meno di esaminare la si- tuazione che verso le varie potenze europee si deter- minerebbe all'imzio d'on ipotetico conflitto di forze armate, Per esempio in una famosa * Directive” inviata dal Generale Foch alle sue truppe, il "i luglio 1918, era detto: " l'offensive sera substitute è l'attitude dé: fensive imposte jusqu' ici par Î' inferiorità numérique Dunque l'inferiorità numerica impone con otta difensiva?

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(rabriella £ucchi premiata al concorso di bellezza indetto dalla Sezione Matilati ed Invalidi di Guerra di Milano f Folepralia Monsorafera]

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nloni Be DATA 6) veg = gi ll Duce, S. E. Balbo e de Autorità sulla lerrazza d'osservazione. Dunque & per tale inferiorità numerica che la Francia oggi “sembra” si voglia circondare di reti» colati e di fossati e di trinceramenti lungo tutto la frontiera dal mare del Nord al Mediterraneo? Oppure alla condotta difensiva della lotta ter- restre farà equilibrio con una consola eigorsramente af- fensiva della folta nell'arta? E sul mare? Interragativi; interrogativi che sono inutili forse, perchè la pace durerà ancora molti... secoli, ma po- trebbe non durare, e che perciò cccorre msolvere. UN BILANCIO ED UN PROGRAMMA L'on. Balbo nel discorso pronunciato recentemente in occasione della discussione del Bilancio, ha detto alcune parole che conviene meditare. Quel discorso ha arno sile, che è l'uo- mo, questa volta più che mai, Non è un'enume- razione di problemi od un elenco di provve- dimenti, non è neppure una confutazione di quisquilie od un'enfa- tica apologia, bensi le argomentazioni e le di- chiarazioni si diparto- no da un pensiero fon- damentale, ed intorno a quello si equilibrano è si svilup mo. E' un discorso or- ganico, che presup= pone una preventiva acuta analisi della in- Lu tricata selva di neces- Ia DITE. SII sità, di bisogni, di pro= getti, di ipotesi e di Pensoso forse dei futuri sviluppi delle ali armate... dubitazioni che formano la ancora nuova vità militare e civile dell'aviazione; ma da quell'analizzare, da quel soppesare i prò e i contro delle questioni, senz'arre- starsi, com'è troppo frequente costume, alle soluzioni più semplici, ecco che balzano alcune certezze, quelle che devono essere guida all'opera dei dipendenti, o che devono essere valutazione e difesa dell'arma del- l'aria, insidiata tuttora da troppi misoneismi, Così è come dev'essere, perchè la mani dei se quaci ba bisegno di certezze, © al Capo ed ai suoi col- laboratori diretti devono restare l'ansia della ricerca ed il travaglio della costruzione, Italo Balbo è giovane; ma se tale è lo stile di questi giovani capi fascisti, ben venga giovinezza che unisce la sagacia all'impeto e la perseveranza all'en- tusiasmo ! LE NOSTRE CER- TEZZE Che l'arma dell'a- ria) possa costituire per i nostri maggiori centr demografici ed industriali una minac- cia formidabile che nessun esercito, ben- ché forte, e nessuna ma» rina, benché strenua, sarebbe capace di stor- nare, che solo l'azione controffensiva d'una potente nostra avia- zione potrà vendicare l'offesa, ritorcere il danno, vulnerare il vo- latore nemico, neutra» =-url lizzarne l'azione, que- ste sono chiare cer- terze.

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VARI TIPI DI BOMBE sat" USATE NELLE PROVE E ì | ESEGUITE ALLA PRE- LO LITE PARE SENZA DEL CAPO el Mi A conto chili, DEL GOVERNO ec ta I | ] fi proietlo più grosso portalo nelle esser citazioni, Si tralla di una vera lorpe- dine aerea del peso di Sco chili, della cui potenza alfré in idea l'illustrazione che segue a pagina #6.

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Che l'arte della guerra aerca è giovane e ad cessa si aprono vastissimi orizzonti d'aveenire, che la forza armata dell'aria più di qualunque altra ha dovere di studiare, diritto di sviluppare, speranza di progredire, certezza di giovare alla vittoria: che meravigliosa» Life forza aerea nel complesso quadro delle operazioni delle tre forze armate: infine che fe vpirito è dallo, che l'animo tenace, volitivo, fedele, esalterà l'efficacia dell'arma meccanica, come l'arma meccanica esalta il potere fisico del combattitore, e che occorre sempre mente ricche e molteplici capacità d'a- zione si aprono ani combattenti celesti, con il perfezionamento tecnico dei loro ordegni, con la moltiplicazione e la mu- tevolezza degli impieghi tattici, con il migliorato cd integrato addestramento degli equipaggi, é sopratutto con una più armonica inserzione dell'attività della - 2 db PE RrE "ITICIISSERI MEIN Un carico formidabile di confetti... micidiali. In alto, n destra; I grasso prmvellile con- dotto col carrello fin solo Folla eiene agricunslo ai Sedi «supporti, Congegni e inslallazioni A puntamento, bra prua del celicolo cani- peggia il fascio liltoria,

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i inf bordo dell'enorme imbuile scavato dalla bomba di Seo Kg. più vigorosamente educare le giovani aquile alla per- spicacia del concepire, all'audacia nell'agire. all'im- peto premeditato e perdurato, quand'occorra, senz'esi- tanza fino all'estremo sacrificio: ecco talune giovevoli certezze. VOLI DI BOMBARDAMENTO Se l'ala in ricognizione predispone l'operazione bel- lica, se l'ala da caccia la rintuzza, l'ala di bombar- damento utilizza il lavoro della prima e risparmia il lavoro della seconda, ur chiamandola quan 5° “e occorra a prote cani zione. LA sui campi d'a- viazione nemici, dove i mezzi di offesa, con- centrati, sl apprestano allo sforzo; sulle fab- briche dei velivoli è sulle scuole dei vo- latori, dov'è la prima origine della potenza aviatoria; sulle navi che proteggono i ri fornimenti del nemico insidiano i mostri: sulle stazioni, sul pone ti, sulle strade ordi- marie o sulle vie fer- rate; sugli opifici donde la namone wive edi combattenti s‘armano; sui depositi ande tutti si nutrono e dov'è la Va form idabile . renppio. materia prima d'ogni resistenza: là il bombardamento celeste diurno e notturno porterà la distruzione. Giun- gerà altissimo, quasi invisibile nel cielo, moltiplicando a entità dell'offesa con azione singola reiterata, op. pure in forti nuclei; o meglio volando bassissimo so- pravverrà inaspettato da direzione impreveduta e scomparirà fulmineo, prima che la mitragliatrice ap- piattata ed occultata, prima che il tiratore attediato dalla lunga vigilanza, siano pronti a sparare; avrà deposto la bomba passando, ed essa scoppierà è farà crollare ed incendiare dopo alcuni minuti secondi. Giungerà dal mare, il velivolo distruggi» tore, ed agli avvista- tori costieri apparirà troppo tardi nel suo vero essere quello che sembrava volo di gab- biani a fior Food. Piomberà dalle ci- me montane dietro le quali è sorto d'improv- viso lo stormo vola. tore che reca strage senza rapina. Saetterà di tra le nubi che sembravano troppo basse per il suo volo, troppo fosche la lontana mita. Sorgerà dalla notte scomparirà nella not= te mitragliando. Ol. tre alla famma edalla mina il bombardatore aereo porterà seco dei

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[FI Un'interruzione che fa mectare. (Fotografie Ufficio Stampa SMI liquidi che irrorerà in rugiade tossiche, diffondenti silenziose la morte quando sarà lontano l' attenuato rombo procelloso dell aspergitore, e sulle abitazioni e sui laboratori sarà disceso il sonno nella tregua illusoria. Tutti fremeranno nell'attesa, sussulteranno nella sorpresa, per decine è centinaia di chilometri di territorio lontano dal luogo dove si combatte la alatoto iti iiicat fragorosa, singuinosa, insolubile forse, battaglia ter- restre. Questo può l'aviazione, quando sappia unire sa rapidità della macchina volante e al l'ira esplo sivo, la genialità dell'impiego e l'animo strenuo ata per difendere con efficacia sappia e voglia non restare in attesa, ma offendere, offendere, offendere ancora, AMEDEO MECORAI.

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li valuto patustastico dei fratelli ‘aliani Mi dan Paolo al piamiere

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a ci | FINA) ‘È |M VISO è { li. Til Saar dora stor perg dell'ala fascista, che risongerà più orgagliora dal rogo di Rocsevell Dam.

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de Da pe mi TGS TA a iam ba " cardedlla ceste" ad podlo di Faalos DE PINEDO NEL BRASILE La letizia delle radioto giornate brasiliane è stata alluitata dal disgraziato incidente di Roosevelt Dam, ma il cuore dell'eroico iranavalatore si ritempra nell'ontasiaimo tenace di tutti gli italiani, i destra; dI Piando parte ia culomebile da Faalas pei la ecala a Son Paola. Solto: (eroe dal sale dransallantico fssliggialo dalla colamia Mallana di Sanfen

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mr ‘seci “yagnge 1° Ste Te tut x - Gs. ssilad: dela: a. tr RAF. ASI sd Dure crrtosi inerdenti ali atterraggio forzato toccati a cell'eoli commerciali tedeschi, che ebbero danni ma lasciarono illese le persone. Sopra: L'aviatore Sandro Passaleva che ha conquistato all'Italia un nuovo record mondiale raggiungendo l'alterra di Sioo avetri col conco di mille chili. L'apparecchio un “Savoia” d ba.

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AI comando duna finalmente gli aporitini i I Podestà adi Milana, ur, Belloni, ih un sac raione invernale a Premeno. Sopra :& KE, Turati botte il campione francese Trombert in un match dî fioretto al Lirico di Milano.

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i Homa, a Firence, a Mis lana La spari ippico È anirato nella più intensa attività. Nul- la ancora ci ba rivelata la presenza di un Apelle fra quee ll che anranna i cancor- renti dello prove classiche; anzi i mipultati delle corse preliminari sconvolgono Burbbe le previsioni fatte alla fine della alagione pasenta. di FARINI, dr Junto reo Hai De net's Treasure, di Master Hal sind aan dal Pre mi Apertura a San Stiro ffan- timo Ba mi#gF, allenatore Cocchi} SEDARE 73 AL SOFFIO DELLA PRI. MAVERA LA VITA SPORTI. VA RIPRENDE IN PIENO Menire il calcia è il pugilara, lo gare au tomobilistiche è le im: pesce hviatorte Varo distraenido la curicalià del pubblico Giltadina dalle corse ciclistiche; La Milano Sanremà mantiene salda la sua fama di granale hiv nimento sportivo per l'intervento di fonti corridori internaziona» li, che la considerano come la più sella n inierezsante prova cis clinica d' Ervropa, {Jiwecit'anno WE parîe= siparono tuttii i miglia fi corrulom italiani, tranne (Girardengo e Bellomi,. & bio num: ro di tedeschi e avie: eri. sulla farbema perplessa det cum pron celebm irionlareno il para CICIE TETI e la tonaca lancista di và modesto Milite, Plotro Cheai della I Legione Ciclistica, che alla sua Aspra mita di ba scalolo aveva rubato brevi e difbeili mao menti per la sua arden: ta passione sportiva, Sola e ir raggiungibile la 2 Camicia Mero n: Pietro Chesi focea la vetta del Turchino.

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T4 Il conte Ajmo Maggi, uno degli ilestori della magnifica prin, pina dal controllo dii dtoma Can la LETT) daafta Fraschini IL GRANDIOSO SUC. CESSO DELLA PRIMA COPPA DELLE MILLE MIGLIA Nanda Minoia, sl più elassico guidatore italiano, ha colte un'al- Pra sr pertra viloria al valanmie il'una cettura (IM, che hi DICE perato pari di rin chilometri alla riedia ara di sé chilametri. Altre due OM occupano il sscon- da é igrio poso della classifica. Frilli Peri. il formazio AEETTÌ dal palaaie, è i primo id raggiungere la capitale coll'Alfa Romeo. LA CONTINUA MERAVIGLIOSA CONQUISTA DELL'AUTOMOBILE Sotto: di Marine. Segrai La hatte 1] Davtana Bench f Florida) il re- cori mandia le ali velocità sul chi» lometra mar °.1| la Sunbeam ati Fia HP, coprendo ha d'istanea allo ralaciti di Era chilometri and i. I ii —___—

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LE) Cantiere di Grazzano Visconti per perforazione petrolifera a grande profondità. SOG. AN. PETROLEUM ITALICUM Scopo precipuo di questo giovane è già poderoso organismo industriale è quello di eseguire perforazioni a grandi profondità nella pianura piacentina. E quando si pensi che la Soc. Anonima ‘ Petnalene Ftalicum * sorse in Milano, per iniziativa del Grand'uff. rag. Dante Gaslini, solo nel marzo del 1934, non si può non tributare meraviglia al fatto che essa abbia già eseguito delle perforazioni notevolmente profonde, con risultati veramente lusinghieri, Il Governo Nazionale non ha voluto mancare di offrire il proprio valido appoggio alla grande inizia- tiva; e con un contratto d'associazione ha fornito buona parte del materiale occorrente per l'impianto di due potenti sonde, tali da permettere perforazioni a 1500 metri di profondità. Le sone concesse per la trivellazione, d'una su- gica complessiva di circa ettari 46500, sono quelle i Grazzano Visconti, Godi e Carpaneto, contigue fra di loro, che formano una sola linea in pianura paral. lela all'asse appenninico piacentino ove nelle argille scagliose sono già impiantati poszi di petrolio leggero di altre importanti Società, Il tecnico di tutta l'impresa è il caw. James Mas- sarenti che per lunghi anni prima della guerra fu in America e in Africa per l'esecuzione di perforazioni a grandi profondità. Gl'impianti in corso d'esecuzione a tutt'oggi sono quelli di Grazzano Visconti e di Carpaneto. Il primo ha raggiunto una profondità di 300 metri dopo avere attraversato banchi di silice, di quarzo e di diaspo, nonchè banchi di sabbia con potenti eruzioni di acque. Il sistema adottato è quello di perforazione a secco; ma data la natura del terreno, si sta provvedendo per la trasformazione dell'impianto perché la perforazione possa avvenire col sistema a circolazione di fango. La perforazione di Carpaneto ha trovato un sot- tosuolo relativamente facile, e la profondità raggiunta è a tutt'oggi di circa 750 metri. Durante i lavori fra i 450 metri si ebbero forti manifestazioni di gas è di na impregnata nel» l'argilla; tali manifestazioni cessarono ma alla pro- fondità di circa Sfo metri ripresero sino a circa bio metri. Dopo, la perforazione seguì in argilla, prima spu- osa impregnata di gas e poi compatta sino alla pro fondità attualmente raggiunta. Geologicamente, la perforazione si trova ora nel pliocéne infimo e può darsi che al momento d'en- trire nel miocéne, possa provocare la scaturigine d'una prima manifestazione di petrolio greggio. Questo è nei voti di tutti, poichè tale scoperta di petrolio greggio in quantità industriale, proverebbe l'esistenza, nel sottosuolo della pianura piacentina e della Valle Padana, di un grande bacino petrolifero che libererebbe il nostro Paese dalla servità d'impor- tazione di tale prodotio. La terza perforazione a grande profondità nella zona di Godi werrà iniziata nei prossimi mesi. Il Consiglio d'Amministrazione della Soc. An. “fr trolewmi Italicam'" che ha un capitale interamente ver- sato di L, 3.500.000 è attualmente composto dei Sigg.: Grand'Uf. rag. Dante Gaslini, Presidente: Car. le mes Massarenti, Consigliere Delegato; Grand'UfMf. Giulio Brusadelli, Grand'Uf. Attilio Pirotta, Comm. Luigi Stoppani, Ing. Mario Morandi, Avv, B. B. Leto di Priolo, Giuseppe Bargoni, Consiglieri. I sottoscrittori sono di Milano e fra essi si notano spiccate personalità come S. E. il Senatore Prof. Luigi Mangiagalli che fu il primo a dare il suo appoggio a tale iniziativa di eminente carattere nazionale, M. V. GASTALDI

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La formidabile preparazione sportiva del popolo qiappeneve. NI

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P i dn_db o, =. i e Riunioni alletiche e di base ball alle stadio di Zinga, Lokye.

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La mirabile stretlaro del cestello st Fanere, MERAVIGLIE DI MERLETTI E DI PIZZI NELLE FORME NATURALI Decisamente in natura tutto è sovrannaturale. L'uomo si sforza colla sua fantasia a dar vita a forme nuove: ha creato nel brewe spazio della sua teca craniana, un caleidoscopio per le forme e peri colori, nel quale caleidoscopio è travaglio intenso di lavoro; e crede inventare e creare, e pensa che la sua concorrenza alla natura è infinita, poichè spazia in un no ove i confini sono distrutti. Ma la natura è una concorrente terribile: una concorrente che tutto provato e tutto tenta, che serba ogni giorno una rivelazione muova, che erea le forme, che quasi si diverte a strabiliare è a superare st stessa, Forma, colore, moto, tutto è posto in atto, tutto è messo in giuo» co, perché questa sua divina follia di creare sia attuata. Essa può essere feroce talora, erudele spesso, illogica altra volta ancora: ma nol sempre, anche nei momehti della sua ferocia, restiamo in- nanzi alla Natura com- mossi, E se essa Lerw dele, diventiamo come Amleto innanzi alla madre: la condanma- mo,la giudichiamo, ma nom possiamo cessare di amarla, e le perdo- niamo anche le sue crudeltà. Essa sola forse ha il segreto del senso misterioso della vita: e quindi sol- tanto essa scorge la logica arcana di tanta strage, di tanta morte. Forse tutto è necessario perchè sia garantita la Vita, e tutte le follie nella Natura non sono altro che la necessità per l'esistenza. Taluni esteti nell'esame della bellezza quale si pre- senta nelle forme viventi vegetali ed animali, hanno osservato che la na- tura anche là ove pare giuochi colla varietà elle forme e le cen- tuplichi senza fine, non sa liberarsi da alcuni postulati: così che tr spesso appare alivmstcica.cigidi gio metrica, Questa sua ultima scusa della geometri- cità delle forme g assai frequente. Gli esami &yi viventi inferiori, specialmente su alcuni viventi marini, pare giustifichino questa accusa. Si ha spesso la sensazione che non una divina fantasia, ma uno spirito di geo» metra e di malemati- co, abbia guidato alle belle creazioni: varie interessanti e nobili, ma geometricamente studiate, proprio così Un fiore formato col merletto naturale d'una pianta.

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79 come spesso le studia, pur ignorandole, l'uomo sulla carta, Ma la natura diede poco tempo alla geometria: cssn è una divinità che tiene le sue ore migliori per le creazioni della Fantasia alla quale si abbandona con una indicibile voluttà. Buffon ha avuto ragione di esclamare che ogni sua creazione € una manifestazione della magnificenza di- vina: e davvero in ogni fiore pare essa voglia rivelarci la torza del suo amore, È In talune sue costruzioni la ingegnosità e la nobiltà di forma delle figurazioni, arriva a quanto di meglio anche la più aperta fantasia potrebbe sognare, Tutti gli intrecci complessi di un mer letto vaporoso, tutti gli ac- corgimenti di una costru- zione di fata sono/raggiunti. Non saprei quale più alto esempio trovare di La magnifica anmo- nia di ricami del "ce stello di Venere". certe spugne vitree date dal genere Euplectella, spugne vaporose, meravigliose di architettura e di disegno. Si osservi ad esempio la spugna vitrea silicen che viene a noi dal Giappone: il cestello di Venere, E" un vero edificio vaporoso di alabastro lavorato da fate, delicato di intreccio, di for- ma, di motivi decorativi, Nessuna certosina costru» zione di artigiano quattro» centesco raggiunge la me- raviglia chi questa delicata opera della natora, Si di rebbe che un architetto magico abbia presieduto alla costruzione di sogno. Le prime volte che in Europa si sono conosciuti questi viventi (ciò è avvenuto verso la metà del pas- sato secolo) si + dubitato di un artificio. Oggi sape piamo che di questi artificii la natura ne presenta parecchi nel gruppo delle spugne: e conosciamo varie La specie mastrala dalla nostra folagrafia è una delle più belle tra de spu- que free salice rane mieali del Giappone.

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di queste spugne vi- tree, magnifiche di struttura e di aspetto. Perfino nei vegeta» li si hanno esempi di tale ordine. Il più cu- rioso è quello offerto da un albero della Giamaica (albero che è esclusivamente le- gato a questa isola) noto comunemente col nome di albero dalla corteccia a merletto. Questa pianta ha la caratteristica di da- re una corteccia la quale, secca, si presen= ta esattamente come un piro, con un vero e proprio tessuto che ricorda quello di un merletto. La trina vegetale è fine, soffice, delicata: così che è facile for- màrnt ò tti; © nelle collezioni della Gia» maica si trovano i più diversi lavori (appli- cazioni decorative, fio- ri di merletto naturale, cufite, cravatte, ecc.) formati con ‘questo pizzo vegetale. Questa curiosa for- ma naturale fu portata in Europa verso la metà del secolo scorso e se ne erano fatti or- namenti per re e prin cipi. Il merletto è tanto | più notevole, in quanto può essere reso candido, e uò sopportare molto bene la lavatura: così che orma una delle più interessanti varietà del regno vegetale, almeno per ciò che si direbbe aver voluto la natura imitare quanto gli uomini sanno fare colle fibre tessute. Dettaglio d an È; L'accusa rivolta alle forme naturali di allontanarsi troppo dalla merawiglia del sogno {1 merletti sono una forma di sogno tessuto) ha del resto scarso valore quando si esaminino le forme anche se esse appaiono nettamente geometriche. La natura conosce molto bene la geometria e sa valersi dei suoi elementi anche quando desidera im primere un senso di nobiltà ai viventi, Il più fine e complesso lavoro architettonico delle forme, è compiuto dalla natura nei viventi che si tro- vano nel mare, sovratutto nelle specie più delicate ed esigue. Quivi lo sforzo a raggiungere la perfezione architettonica è evidente: e la natura sa farsi cesel- latrice superando i più fini orafi nel suo meraviglioso voro, Ecco la prova di questa abilità che non si smen- tisce anche nelle cose semplici. Si osservino le alghe più povere e più umili che si trovano in qualunque acqua: le diatomee. Sono alghe minutissime dallo sche- letro siliceo; e la loro forma schiettamente geometrica più di una volta è stata tratta in campo a riprova di una presupposta monotonia delle forme naturali. Ebbene, si osservino le diatomee nel loro assieme: è poi si contemplino analiticamente, soffermandosi sulla di " Palycistine", piccoli viventi marini che vi irccano nell'Allantico è nell'Oceano Indiano. struttura di una tra di esse: e si veda se l'accusa resiste, E" una caleidoscopica varietà di forme sia pure geo- metriche, di divisioni, di ornamentazioni: se per esse ha lavorato innatora un geometra, bisogna convenire che era un ben divino al- lievo di Euclide. (Quando si consi- deri che molte di que- ste alghe arrivano a piccole frazioni di mil: limetro di diametro massimo, è si duaervi la complessità della struttura, non si può trattenersi da un grido di meraviglia per il superbo lavoro minuto che la natura ha sa- puto compiere néi con fin così tenui di una specie microscopica, Ecco un altro grup po di minuti viventi marini che alla loro volta hanno formato (IPCCALSIO mE per ACCKSE di eccessivo amor geo- metrico della natura. Si tratta di esseri modesti che si trova» no specialmente nel- l'Occano indiano, ma che si trovano anche nell'Atlantico. Osservati ad oc- chio nudo, si presen- tano come masse trasparenti e translucide, quasi sem= pre di piccolissime dimensioni: esaminati con mezzi opportuni, rivelano la loro mirabile struttura, Sono questi viventi (del gruppo Polycistina) che hanno commosso Haekel il quale affermava trovarsi in mezzo ad essi le forme più sontuose della natura. Anche in queste, uno spirito geometrico è certa- mente visibile: poiché la tendenza alla simmetria, la voluta disposizione con figurazioni rettilinee, meritano in realtà il nome di “tendenza geometrica”. Ma quale meraviglia di forme: quale fantasia di aggre» gati, quale varietà di tipil Sono centinnia di specie e di varietà che si alternano senza che un sol mo- tivo sia ripetuto, senza che un solo elemento assuma un qualsiasi aspetto di volgarità. sservando questa varia e sconfinata fantasma» goria, si è presi da commozione: la bellezza si estrin- seca anche nelle minute forme: e noi dimentichiamo tutto ciò che può riferirsi alla sistematica di questi viventi, alla loro vita, alla loro storia per concedere il volo al rapimento innanzi alla +isione di llerza. Nessun disegnatore e nessun artista può nella sua ricca fantasia trovare più diverso e sontuoso appa- rato di forme! Che se la natura ha voluto essere geometrica e si è preso questo capriccio, noi la benediciamo ancora più per la prova divina della sua sapienza. Poiché poche volte come osservando queste mi- rabili forme può venire allo spirito la frase di Emerson: “la natura reca sempre seco i colori del pensiero!" E. BERTARELLI,

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Pa - a P Fi, "ipa | de pa Impianti elettrici dell'America del Nord: La diga di Consiringa che raceoglisna l'energia idro-elettrica destinata a Fi inddelfeaà. Nel ipa si otterranno 550,000 HP, a apslemi completo quasi fhoo.0an, Sopra: La centrale elettrica di Brooklva,

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L'isola di Manhattan. il da ali

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New Fark A fotografata dall'arroplano, s BAbicone (bian: PA,

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4 Fia I cile de- | = L= ire i > l'e cesicre seta. =" _- ici spose spera e L dti +e ssp: od II TZ“ In pratica gli Stati Uniti non dimenticano che per difendere la pie occore tasere armati. Una corazzata impegnata | PROSE A Teco Se7 7 Re pie Pe gene Î da ROTTI RAI Ple ESA, | mena Saia ceti A e

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(ali allievi dell'Accademia militare di West Point si ciereltano al tiro in una batteria da costa di For Wright, Sopra: La quinta disisione della Notta degli SU. in una manovra tattica davanti a San Diego (California).

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Ù ; e fi TI der” alia ate ai. ii pa a paste abbi Vili i Rit di E “ mi — tn Lr n nnt TI 1 dl ii Ln i -— LTT e —_=—"c teJ) ponteftawalii nell isola di Hiamsi. degli ameriani: è "ma i = | ii P è ® n ® Ua um presstonanti simpio dl lrentica #0

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ISTITUTO NAZIONALE DELLE ASSICURAZIONI DIREZIONE GENERALE ROMA I capitali assicurati presso l'Istituto Nazionale delle Assicurazioni sono garantiti dal Taroro dello Salo oltre ché dalle riserve ordinarie è Alrnondinarie dell'Ente. Le polizze, uindi, emesse dall'Istituto Nazionale delle Assicurazioni Sanno dl canottiere e de garanzie dei titoli di Sale. Le tarifie del- I Tutituto TNarionale delle Assicurazioni sono più convenienti di quelle delle Imprese private © le condizioni di polizza sono fra le più liberali. I. Istituto ha adottato svariate forme assicurative adatte ad ogni condizione sociale. Per le "assicurazioni popolari” non è richiesta la visita medica ed i premi sono pagabili in rate mensili. Attualmente i capitali assicurati presso | Istituto Nazionale delle Assicurazioni ammontano a circa otto miliardi e le riserve a circa un miliardo e settecento milioni. L'Istituto Nazionale delle Assicurazioni che è il regolatore del mercato assicurativo in Italia, ha Agenti Generali in tutte le città del Regno, nelle Colonie e all' Estero,

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SETA TALENA, SERVIZI NARMIM Grandi Crociere Turistiche di lusso col piroscafo ‘“NEPTUNIA” 14 bd TOMELLATE ADATTAMENTI - TRATTAMENTO VITTO TIPO GRAND HOTEL INVERNO - PRIMAVERA 1927 Credi Pi {aa febbraio = sr Marzo]: Carnevale dti Missa e gira alel Mediterraneo Orientale - Concia € {Si marzo - so Aprile): Settimana Santa nella Spagna > Crociera 1 (36 aprile-s1 maggio): Mediterraneo Orientale è Adrinico = Cra clerà £ (33 maggio - è giugno): Penplo italico. Servizi regolari della Compagnia Grand Espresso Europa-Egitto settimanale $/S “ ESPERIA" - “ITALIA " Linee celeri cincelari: per | Egitto - Palestina - Soria « Costantinopoli - Grecia - Marsiglia — drneér postali; Mar Tirreno-Mar Egeo - Mar Tirremo- Danubio > binee Commerciali: Mar Tirreno» Mar Mero »« Mar Tirreno «Chiesa A è B ladirizzo Telegrafico: “SITMAR" | Chiedere informazioni e programma a lutti gli Ufftet dalla Socintà ed ai principali Lifici Viaggi ARGENTERIE E POSATERIE | DA TAVOLA OGGETTI PER REGALO BATTERIE DA CUCINA IN NICHEL PURO SALE DI VENDITA PRESSO Lil SEDE DELLA SOCIETÀ ANONIMA ITALIANA METALLI ED ARGENTERIA ARTHUR KRUPP MILANO VIA PERGOLESI, 8-10 - TRAMS 3-4-a7

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VIAGGIATORI ALL'ESTERO! PROTEGGETE IL VOSTRO DENARO CONTRO PERDITE E FURTI MUNENDOVI DEI TRAVELLERS CHEQUES (ASSEGNI PER VIAGGIATORI) DELLA BANCA COMMERCIALE ITALIANA IL MEZZO PIU PRATICO E SICURO DURANTE I VIAGGI PER DISPORRE IN OGNI PAESE ED IN OGNI MOMENTO DEL PROPRIO DENARO OPUSCOLO SPIEGATIVO A RICHIESTA PRESSO LE FILIALI DELLA BANCA

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DI PTE====—=_ ===» 7 Giognana daia ANONIMA Do | FRATELLI DURIO 5I MARCA SUPERIORE vl Paci ati TORINO ci VIA AL FORTINO, 3 ; ur SONNO vw PLACIDO E FRANQUELO (FÀ pALLa SERA | FD) ALL'ALBA ape” enocunano Le Compresse "SONNO PELLI lavabili per guarnizioni carroz- «e sui zerie d'automobili, LEPETIT ELLI lori, bicol | DRORI eo EDO VR LIO EER, «INNOCUE AGISCONO RAPIDAMENTE ». || PELLI di vera lacca lucida per capotes. | | E SONO LE MEGLIO TOLLERATE = PELLI per mobili. | PELLI per tappezzeria. | | | PELLI per valigeria. | | PELLI per addobbamento wetture fer- di LEPETIT FARMACEUTICI MAO = “ET Cdk IIRLIRIA Pen GADa REL'Mmod abb Li ao DI MARCA SUPERIOR PRODOTTI FELLAMI di lusso. | | | DO | —__ i — I) —_ _°_—_—_ _—©C:. N Ga | | IMPORTAZIONE DIRETTA TAPPETI PERSIANI Unico deposito: A. P. LEVI -. MILANO Piazza P. Ferrari, d {rimpetto al Teatro Filodrammalici) | | Eredi Fate la minestra | | in Dadi purissimo È i 1 sostanzionò | del Croce 7) Stella

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SI Mt , Da pat n RR e SR 7? PURGA RINFRESCA DISINFETTA,, MAGNESIA 5. PELLEGRINO

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NAVIGAZIONE GENERALE ITALIANA Linea di gran lusso Nord America Express “Homa" Zion ban, PI miglia orarie. Dallo” 34500 bonm. ni miglia orarie, * Colombo” 1n.eso reni. LP miglia daarat, Linea di gran lusso Sud America Express “{(ulio Cesare " 2:00 vonn 10 miglia ornano = * Augu- bre A fim allestimento) Za doo foman pri grande amelia nave del mondo. A sali finna sono adibiti aliri sette piroscafi. Linea postale per il Centro America - Sud Pacifico 0: pircacafi: Venezuela, Napoli, Bologna, ecc. la allestimento “Orazio”, # Virgilio”, motonavi di 11.509 banit.* 15 miglia Dtatit ciascana, Enarerà an linca araba 1 Linea Commerciale per il Centro America - Cuba - Pacifico. Linea regolare per l' Au- stralla — (Servizio combiaaio col Lloyd Sabaudo). dalermia nisai, Malti Ai paraggi, dnpleniai fi (adi, serio, padre POTRAI d na paraaio.. ad rita dila Mi - presso daliti gli Fon ad prata dalla Rav one Generale Mii Milia a da diete de eva alata di rlaanna parà prataa lamenti fa pio amar dala risaie munterna si siepi e di fera | COTONIFICIO DI BERGAMO G. REICH & C. ACCOMANDITA PER AZIONI CAPITALE L. 1.200.000 | BERGAMO è SIL I.L SOCIETÀ INDUSTRIE TELEFONICHE ITALIANE “DOGLIO" CAPITALE L. 110000 INTERAMENTE VERSATO VIA G. PASCOLI, 14 - MILANO - TELEF. 2314] A_144 Uno degli ae SIT.I. prescelti per l'‘“ Opera Nazionale Dopolavoro Neutrositi a è valvole ripa R. 1 LAV Costruito col nostro cirosito brevettato | SEE + dotaro di um abriscimo grado di selettività che assicura le migliori ri- sezioni, Pu piccola Arco, por Fun te Mi i da ne 136 nom io ante entro van brevissimo raggio alla locale trasmimente La SITI ineierd diero sichiesta, il eta olo comenente la relazione dell'Oprra Nazionale Dapalaroro, © scttopirnmà le van- Wa ggioee condizioni allerte peer l'acquisto dei propri Appareoe ii radboricerenti a mossa dla cartelle "del Persio del Littoria, Rivenditori autorizzati in tutte le città d' Italia © Colonie.

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BANCA D'AMERICA E DITALIA Capitale Sociale Lire 200.000.000 SEDE SOCIALE E DIREZIONE GENERALE ROMA Filiali: BARI - BOLOGNA - CASTELNUOVO DI GARFAGNANA . CHIAVARI - FIRENZE - GENOVA - LUCCA - MILANO - NAPOLI -. PAGANI - PALERMO - FISTOIA . PONTECAGNANO - POZZUOLI . PRATO . ROMA . SANTA MARGHERITA LIGURE . SORRENTO ASSOCIATA COM; BANCITALY CORPORATION - New York BANK OF ITALY - San Francisco di California BOWERY AND EAST RIVER NATIONAL BANK . New York COMMERCIAL EXCHANGE BANK - New York ATTIVITÀ COMPLESSIVE OLTRE 700.000.000 DI DOLLARI

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| COMPAGNIA DI ASSICU- RAZIONE DI MILANO FONDATA NEL 1826 COTONIFICIO HONEGGER Il più antico Istituto di Assicurazione Capitale Sociale L. 15,423.000 - Varinio L. 11.974.960 | Sede legale in MILANO I A iniminiatrazione e Stabilimenti in ALBINO | BIST TT (Bergamo) | Incendio = Furti || C si E ia Inlortuni Vita dell'uomo | SLI D Responsabilità Rendite vitalizio civile PRODUZIONE Grandine Invalidità FILATI | America 1. Trama e Water CONSIGLIO D'AMMINISTRAZIONE: dal N. 8 al N. 24 su fusi ed in pacchi - Filati pettinati - Nastro pettinato - Specila- lità Filati per calzifici. TESSUTI Greggi per stamperie, Lino» rie e candeggio - domestics, calicots, baseni; operati, greggi e colorati. dmn Dioii Agila, Prrridia ta. Poni Cama na tira Cravinai lag Fon Giasippi, dea nine Sipriania. Bal Rag Prof Viitario - Brisacki lag. Comi Fonaggiara © Poizial Dad: tar Foasinbira + Siiia Can, LIT, Giustppi » Tai Crandl. LT. Galdo - Va. asti lag. Paolo - Filppini Cral UT, Gea. Piastra DIREZIONE: Teil Cam, Vf, Daan Gio, Diter + Bevera Dioit, Armando Parodia Clerkei lag. Emilia, Sagravanio Cassia cia passa == i Sede della Compagnia : MILANO | Via Lauro Ns 3qg.000 fusi, 1077 telai, 1300 operai AGENZIE IN TUTTE LE CITTÀ DEL REGNO 1800 HP. Progetti e preventun a ricbiesta. SOC. AN. OFFICINE DI VILLAR-PEROSA | | | | CUSCINETTI A SFERE “RIV” RAPPRESENTANZE E DEPOSITI: Alessanòria - ATTILIO ZOCCOLA, Via Legnano, 7. Bengasi = C. GAMBARDELLA & C.- Casella Postale 133 Biella - GIOVANNI GIORDANO, Via Mazzini, 15. | Bologna a ALDO MARCHESINI Via Carboneai, dl: | Cagliari - FIAT AUTOMOBILI - SEDE DI VENDITA PER LA SARDEGI A «+ Via Caprera, af Catanla - CAROZZO & MONRTANARO, Via Michele Ra isardì, 1 Cuneo - ELLI PISARKI & .C., Piazza Viitorio Emanuele ll. | Firenze - Rag. R. SANTINI, Via del Melarancio, 3 dis. Genova - CARLO CAIRE, Via Brigata Liguria, 55-57 ressa. | Milano - Ing. CELSO CAMI, Via Andrea Appiani, 15 - Negozio di vendita: Via Principe Umberto, al | Mogadiscio - A. MORTARA & C. - Impresa Automo: Ì tiiliatica. Napoli - Ing. A. MIGLIACCIO & P. PEDERSOLI, Via Giaglielmo Sanbelice, 24. Pabova - STUDIO TECKICO AUTOMATERIALI, Corsa I del Papola, sd, Palermo - FAUTORIFORNIMENTI " IDABRENE È& TERRASI, Via Libertà, 1, i | OTTICINE VILLAR PERO/A ERRASI,. SOI Roma - IGNAZIO ZAPPA, Via Cula di Rienzo, Jag-Ji1. TORINO - VIANIZZA 148154 Tripoli - A. VARASCHINI & €. Casella Postale 15. STABILIMENTI: TORINO, Via Nizza, 154 - VILLAR-PEROSA (Finerolo) Ihresicinà se! Amministrazione: TORINO + Via Nizza, 14f Il Telegr.: VILLARSFER - Telef.: 40-3465 e 44-gp6 intercomua, | Nagezia di vradila: TORINO - Corso Vittorio Emanuele IL angolo Via Goito « Telefono: 435-189 intercomunale | Agenzie e rappresenta Parigi, Bruxelles, Atene, Londra, Madrid, Kew- York, Buenos Aires, Ria Janeiro, Melbourne, ecc. | = = | e “ = | ee ——_À\:ùW++, => = _ i. ht 2 ——————— _ e] e RE E è ;_;- è»

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ISTITUTO NAZIONALE DELLE ASSICURAZIONI DIREZIONE GENERALE ROMA I capitali assicurati presso l'Istituto Nazionale delle Assicurazioni sono garantiti dal Teno dello Stato allre che Falle riserve ordinarie e straordinarie dell'Ente. Le polizze, quindi, emesse dall'Istituto Nazionale delle Assicurazioni Sanno il carattere e de garanzie dei titoli di Stato. Le tariffe del- l'Istituto Nazionale delle Assicurazioni sono più convenienti di quelle delle Imprese private è le condizioni di polizza sono fra le più liberali. L'Istituto ha adottato svariate forme assicurative adatte ad ogni condizione sociale. Per le “assicurazioni popolari" mon è richiesta la visita medica ed i premi sono pagabili in rate mensili. Attualmente i capitali assicurati presso l' Tutituto Nazionale delle Assicurazioni ammontano a circa otto miliardi e le riserve a circà un miliardo e settecento milioni. L'Istituto Nazionale delle Assicurazioni che è il regolatore del mercato assicurativo in Italia, ha Agenti Generali in tutte le città del Regno, nelle Colonie e all' Estero.

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Dal Libro d'Oro della w OM i Il plauso del Duce per la vittoria delle “Mille Miglia” L'Ufficio Stampa del Partito Nazionale Fascista comunica: Qpgi alle ore 14 sono giunte a Roma le tre macchine “OM " vincitrici della corsa atomo bilistica per da Coppa delle Abile Miglia, della quale fa Casa Bresciana ba riportato da vit. tera assoluta altre quella ambilisima di squipe. Alle 16,75 i comderi AMinsia, Danieli, Balestrero, Moriitdì, Mora e Anselmi, accompagnati dell'On. Giarratana, dal Senatore Silvestri, Presidente del Consiglio d'Anninistrazione della “(AM dal Ge UL Careppi, Aiaaiiaiciradane delegato, dal Coma. Torbini, direttore, dal Ca, Fasaldo, cortrittore della niacchina vittoriosa, e da Renzo Castagneto, Segretario gqe- merale della consa, si sono recati al Palazzo del Littono a porgere omaggio al Segretario Generale del Partita, Quisi sono stati ricevuti da S. E, Tarati, al quale banno espressa la loro ammirazione per la completa onpanizzazione è riusclla della grande corsa antonobilistica - alla quale &. E. Toati ba dato il suo entusiastico è valido contributo. Hi Sen. Silvestri, a nome della “OM ", ba espresso il più lieto compiacimento, non collante per il suecesso della sta indistria, mea sopratutto perché tale smiocenso È devato al anevo sparita che srnai percade lte le enengie italiane. Egli ba fatto done a 45. E Tirati della bella Coppa Bresciana cinta dalla sw Cone, affermando che specialmente nella Sede della ANrezione Generale del Partito il Inalfzo degrees il valore di na atmbelo delle move forze italiane inionfanti sa digrti aetetoitarità. Ba rivposte SF Turati dicbiarindon orgoglio che il aticcrsso convegiuto sia quasi escl steamente finentano e come onpanizzazione e conte risultati tecnici. Ha confermato poi che fa completa viltoria può veramente rilenenti merito Sancia ino quinto dr chia st Fiassorateta le qualità eerdentemente fasciste, di faborionità, volontà, tenaea e di misura dell'inso delle proprie forze, senza delle quali non vi può vincere. Ha comunicato ai corrieri il plauso che il Capo cel Croeerno e Duce dd Fascino agli caprese personalinente all'indomani della cora e li ba incaricati di portare agli operai della “OM il vuo valuto e da sua sodblisfazione. Ai din- genti dell'indiitria bresciana SE Turati ba espresso poi il suo augurio per sempre nuove e maggiori villorie è lî ba ringraziati del dono gentile. Quindi SE, Turati è sceso nel Cortile del Palazzo del Lilltorio a vintare le tre “OM vittoriose, fermandosi specialmente a parlare con Ferdinando Minoia al quale ba richiesti è particolari della sua nuova e non ultina vittoria. Manta, rs aprile Hipae f' A grazia Mlefiami ] S. A. OFFICINE MECCANICHE (già Miani, Silvestri & ©. - Grondona, Comi & C.) FABBRICA AUTOMOBILI “OM” - BRESCIA Agenzia ltaliama GOMME PIRELLI - Milano

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SODDISFAZIONE La migliore soddisfazione e letizia vi saranno assicurate durante una gita se avrete montato una nuova serie completa di candele Champion sulla vostra vettura. Ogni fastidio sarà eliminato, il miglior rendi. mento e la migliore ripresa avrete ottenuto consumando meno benzina e olio. Qitre i due terzi degli automobilisti del mondo - Champion A sg per Champion hipo # per intero usano esclusivamente candele Champion. Ford e Fordson lantii i avofoni normali è LL. ur a Lo né Champion dipo 38 per dialdi d enodori spishi a i. af CHAMPION ASSICURA RENDIMENTO PERFETTO Via Lovanio, 5 - MILANO (n)

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Fanslatori Anno V - N. 5 Maggio - 1937 BGA VIOLA ILLUSTRATA DEL “POPOLO D'ITALIA" ARNALDO MUSSOLINI IHrettore: MANLIO MORGAGNI REDAZIONE, AMMINISTRAZIONE MILANO via Lovanio, 8 © TEL. N. dé) MANLIO MORGAGNI "» LA RIVISTA esce ogni mese ARDONAMENTO pae i INIT HO» Fassa LA. HU MERO SEPARATO L. 1Ò Pabblklib: Concnalosaria esclasivà Iaia dl ipa di divine no ii pe DI E puri Andare Palblbotel Mialiama LA CARTA DEL LAVORO Ed; “POSSENTE E DINAMICA DEMOCRAZIA” è Ecco un argomento che non perde di attualità, a pirtoa con ritardo, quando già tutta la stampa ne a parlato, all'interno ed all'estero. La carta del lavoro è un atto istituzionale rivo- luzionario la cui importanza giganteggerà sempre mag: forene, nel tempo, e farà storia, non soltanto per "Italia. Ma ad un mése dalla sua promulgazione, è dopo tanto che ne è stato scritto, non ripeteremo una illustrazione od una a gia dell'insigne dacumento, Invece crediamo che sia di particolare interesse èggi, rendersi conto della prima impressione suscitata tra gli avversari è tra gli osservatori disinteressati, nel mondo. Rileviamo anzitutto che pochissimi giornali esteri hanno potuto dare il documento per intero; alcuni l'hanno dato in un sunto relativamente largo; i più l'hanno dato in una riduzione tanto condensata da non poterne trarre nemmeno una lontana approssima» zione; e parecchi hanno commentato senza esporre ai loro lettori nemmeno il condensato della materia fatta oggetto di commento. Sappiamo come vanno queste cose: i grandi gior- nali che hanno autorità internazionale, tengono a pro- curarsi direttamente il testo integrale 0 quanto più largo è possibile; gli altri, ed i più lontani, si fermano ai riassunti d'" Agenzia”, che sono necessariamente brevi in rapporto al costo considerevole della parola lanciata attraverso i grandi spazi. Questo naturalmente riguarda la stampa quoti- diana. Le riviste hanno il tempo di procurarsi il testo integrale, e di ‘studiarlo, ed i commenti e studi di ri- viste estere non sono ancora cominciati, ma crediamo fe avranni argomento per qualche tempo. Come tendenza della stampa quotidiana, si può os- servare, quella più wicina — la Francia — con la ques si comunica telefonicamente, avrebbe potuto are largo riassunto del documento, ma, fatta qualche eccezione, non ha creduto che ne valesse la pena; la stampa inglese ha dato molto rilievo al documento, ed ha commentato parcamente; la stampa tedesca ha fatto i più disparati commenti — dall'esaltazione al dispregio — come si trattasse di polemica interna; la stampa bolscevica russa si è mantenuta in un prudente riserbo; la stampa dei paesi minori generalmente ha segnalato la * carta” come un grande avvenimento, destinato ad aver col tempo vaste ripercussioni nel mondo; infine la stampa americana ha espresso giu» dizi di simpatia, ma evidentemente deviati dalla som- marietà dei riassunti telegrafici. I giornali dell'antifascismo militante — socialde- mocratici, cattolico-popolaristi, ed ebraicomassonici — hanno pubblicato le più grottesche deformazioni è idiozie. Costoro si illudono di fermare il corso della storia con una menzogna o con una insolenza. C'è ne uno che ha scritto, all'incirca: ‘questa “carta non contiene nulla di muovo all'infuori della “soppressione della libertà d'organizzazione e di scio» “ pero; è soltanto una promessa di leggi per il riposo ‘festivo e per le assicurazioni, che in molti altri paesi “le classi operaie godono già da gran tempo". E'un cospicuo esempio di ignoranza o di malafede; perché l'Italia fascista ha una legislazione sociale che può considerarsi tra le più progredite del mondo: la toni sulle otto ore, la ea sul riposa festivo o set- timanale, la legge sulle assicurazioni sociali (invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria, infortuni sul lavoro, maternità) la legge opera nazionale per la ma- ternità e per l'infanzia, la le che vieta o disciplina il lavoro helle donne e dei fanciulli, la legge per la prevtnzione degli infortuni, la legge del probivirato, legge per l'ispettorato del lavoro, la legge dell'equo trattamento addetti al servizio trasporti, la legge del contratto impiego privato, la legge che disciplina il lavoro notturno, il regolamento d'igiene del lavoro in cui sono portati recentemente grane i miglioramenti, la legge di protezione degli emigranti che è citata a mo- dello in tutto il mondo, la legge sul lavoro nelle risaie, la legge per la protezione dei lavornfori contro la ma- laria; ed ora è in preparazione la legge per le Casse d'assicurazione sana malattie. Lita ia ha tutto questo, pure essendo un Paese ad economia tuttora molto più povera, ed industria molto più giovane, di altri Paesi la cui legislazione sociale ha qualche cosa di meno,

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La Carta del lovero non è affatto una imbastitora di promesse poiché il ime fascista non ha bisogno di carpire suffragi con illusioni elettorali, nè di ecci- tare o galvanizzare passioni di masse con paradisi ar- tificiali. La Carta del dasoro non è un programma di riforme sociali. La Carte del /acmo è una concezione delle classi, dei sindacati e dello Stato, nelle rispet- tive funzioni, derivata dall'osservazione dei fatti eco- nomici in rapporto ni fatti morali e politici, ordinata in una nuova dichiarozione dei diritti e doveri ed in una nuova Costituzione giuridica della società nazionale, supe- ratrice del liberalismo e del socialismo. Qualche voce — per altro isolata — ha tentato di accreditare interpretazioni anacronistiche, dirette a svalutare o denigrare. Per esempio: un giornale ha ereduto di poter istituire un parallelo tra la Carta del lavoro fascista e la politica sociale concepita da Bi- smark per combattere il socialismo, (Questa superb- cialità di giudizio non avverte la diversità fondamen- tale tra le due cose: e cioè che Bismark si limitava a delegare allo Stato funzioni di tutela dell'operaio, all'infuori dei rapporti di classi di fronte alle altri classi, ed ima la Carta del lavoro disciplina i rapporti fra le classi, subordinandoli all'interesse della Nazione, ed istituisce parità di dimtti e di doveri del cittadino come produttore, sia prestatore d'opera, sia datore di lavoro; non solo, ma al produttore, anzi alle cate- gorie organiche dei produttori, trasferisce le funzioni politiche del cittadino, ordinandole come elementi par- tecipi della organicità dello Stato, con attributi giu- ridici e rappresentativi. Un altro giornale ha scritto che la Carta dal favore é la semplice copia del dispotismo demago ico di Na» poleone III. E questa è una balorda malignità, che non merita discussione; non solo perché prescinde dal fatto fondamentale della esistenza di un sindacalismo fascista, (nel quale sono inquadrati milioni di produt- tori, prestatori d'opera, datori di lavoro, e professio» nisti) e dall'ordinamento dello Stato corporativo’; ma anche perché pretende di considerare dispotico ogni regime non conforme a menzogna democratica della sovranità popolare ({dele- gata agli accaparratori di voti ed ai venditori di fumo). Qualche altro infine ha rimesso in vetrina il wec- chio cliché delle corporazioni medicevali, per fare della erudizione da dozzina eda sproposito, senza avvertire le diversità dei fenomeni economici, degli regati sociali, e dei procedimenti tecnici e politici, dal me- dicevo ad oggi. Peraltro la grande mag- gioranza dei giudizi rico- SE. l'on. Gn Bolla, ehe ha Aulo alla compila | sione della Carla del lavoro | un'importaniintinto contributo. nosce, s* pur errando in qualche particolare, che la Carta del lavoro del Regime fascista è un atto rivolu- zionario, è un ardito esperimento di elevare la classe lavoratrice a dignità superiore, e di armonizzare i diritti con l'interesse della produzione, e di control- lare le forze produttive, e di inserirle nello Stato, senza vulnerare il valore della iniziativa privata, senza offendere il diritto della proprietà individuale, senza cadere nel socialismo statale, ma disciplinando la cal- laborazione fra le classi e mettendo tutte le classi al servizio dello Stato. Lo stesso giornale socialista antifascista Qenene di Parigi, pur facendo riserve in tema di libertà, ammette che la Carta del lavoro è la consacrazione di alcune importanti riforme, per le quali il fascismo prende net- tamente il vantaggio “su alcuni Paesi che si gloriano di regimi democratici"; per il giornale Gaufoor & “il fatto politico più importante dell'epoca; un ordine nuovo capace di imprimere un orientamento decisivo alla società moderna: è l'idea più feconda che abbia finora inspirato il progresso scientifico ed indu striale ". Il Fimer proclama che “il fascismo non è un mo- vimento antiproletario, poichè la Carta del fovoro è l'esperimento più aspro, più formidabile, e più azzar- dato che siasi mai compiuto in uno Stato europeo di alta civiltà”; e la Afornitg Post rileva che la Carta del lavoro mira a raggiungere. il più alto sviluppo agri- colo industriale e commerciale, e procurare un tenore di vita altissimo alle classi operaie quale in nessun altro Stato si è raggiunto “ e che nel regime fascista la volontà di lavorare è diventata generale". Per là Menkrebe Allegemeine drgslung la Coria del la: sore " non è una semplice legge regolatrice del lavoro, ma la legge fondamentale dello Stato fascista; i con- sigli tecnici sostituiranno il Farlamento ": per il Tag di Berlino è “ pietra miliare nello sviluppo sociale l'umanità ": per la Arnente-Zcilung contiene idee che costituiscono un passo gigantesco nel campo politico sociale: per la Neue ste Prewnsische Zeilung “è anzitutto una legge fonda» mentale dello Stato, che po- trà essere lavorata nei det- se | Naw Fark World trova che la Carta del lavoro può massomigliarea quella diuno Stato socialista, ma senza i danni del socialismo; e l'iferol? Tribune di Nae- Fork afferma che "in un modo o in un altro tutta l'Europa dovrà seguire l'esempio del- la legislazione del lavorò di Mussolini". La Zirmieher Seilung rileva che il mo- vimento fascista ebbe carat- tere sociale fin da princi- di Fat, &. Gti + Roma

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pi té 8-08 La seduta nollurna del Gran|Consiglio del NXI Aprile. Da sinistra: $ E. Federzoni, il Comm. Marinelli, SE. Bolloi e SE. Folpi. pio. L'autorevole Az [ag di Budapest dichiara che la Carta del lavoro “ inizia un nuovo periodo nella storia perchè anche se non riusciremo a staccarci presto dal vecchio mondo, im questa promulgazione È principî è stato creato già il mondo nuovo Se osserviamo come la Corta del Lavora è giudicata in ambienti autorevoli della politica sociale non fascista, troviamo che l'organo della S. Sede avverte che con questo documento il regime fascista sancisce principî "dei quali mentre taluno ascende ad armonizzarsi con gli stessi precetti divini, altri fan parte del patrimonio ideale della dottrina cristiana”. Secondo il socialista Thomas, direttore del Bureau Talernational da Iravail della Società delle Nazioni la Carta del lavoro è " con) sacrazione solenne di un certo numero ka incipi © di diritti operai € di giustizia sociale‘ e, salvo la ri- serva in tema di libertà... della lotta di sia “va più lontano della Conta del lavoro concepita dal Bureau" che egli dirige. i Rinaldo Rigola, ex dirigente della Confederazione del Lavoro, riconosce che la Carta dal fara non segue nessuno dei tentativi finora seguiti, poiché il sindacato giuridico unitario e la Corporazione sono creazioni originali che possono facilitare grandemente la colla. borazione, e non è colpa degli operai se prima dove» vano ricorrere a mezzi primitivi di lotta per ottenere la giustizia, Ed Enrico Ferri proclama che la " Carta del favoro è pietra miliare nella rivoluzione del diritto e che con essa “la questione sociale trova nello Stato Corporativo la soluzione radicale *. Infine l'ex redat- tore-capo del giornale l'“ Avanti” Pio Gardenghi, scrive che ‘sotto l'aspetto realizzativo è più grande ed importante la proc amazione dei diritti della Carta del lavoro, espressa in una prosa serena e non dema- qualca che non nell'apocalittico e letterario Mani aslo dei comunirli di Carlo Marx". Da varie parti insomma si afferma che questo della Carta gel lavoro è il più grande tentativo organico di rinnovamento dello Stato, dal 1789 in poi, ed anzi è una rivoluzione di fronte alla dichiarazione dei ‘“ di- ritti dell'uomo" del 1789, in quanto rovescia i termini consuetudinari dei rapporti sociali e politici, e supera le ideologie del liberalismo e del socialismo, equili- brando e disciplinando interessi e funzioni dei vari elementi della Società, considerando il datore di la- voro come un dirigente responsabile, ed il lavoratore come un collaboratore tecnicamente subordinato, in- vece che come strumento materiale di fatica, l'uno è l'altro rappresentati giuridicamente nei rispettivi sin- dacati, sotto l'egida della comune corporazione, isti» tuta dallo Stato come organo di conciliazione, di coordinamento, di integrazione, di controllo, per i pro» duttori raggruppati in categorie e classi, e per la produzione considerata nell'interesse generale della Mazione. “E' così che — come ha proclamato il nostro Duce — il fascismo realizza la più possente e dinamica de- mocrazia dei tempi moderni" MANLIO MORGAGNI i Ducef-

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laut cerimonia del Natale di Roma a Napoli. I e all Aram 0 dî I one di dn Marca donato da Penezia, In esta i ——rcroscSee rr T5=rr = E = î La sfilato operaia a Bari = — rai adumata sindacale in Palazzo Ducale. (Foa, Giraziadlei)

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sr», 5 dle » lt Pi ee e ir N | N i î L'imponente manifestazione degli “ Elmi d'acciaio" lei SCIA E or 3a SE Tre a Berlino, fotografata dall'aeroplano. GLI AVVENIMENTI INTERNAZIONALI DA GIOVANNA D'ARCO AGLI ELMI D'ACCIAIO Per le vie di Parigi i patrioti repubblicani e i na- zionalisti monarchici hanno sfilato sotto le bandiere tricolori e bianco-azzurre, inneggiando a Giovanna d'Arco, simbolo della vecchia Francia arziara. Con- temporaneamente, per le vie di Berlino, i veterani della grande guerra, riuniti sotto gli standard del- l'Associazione “ Elmi di acciaio”, hanno fatto una colossale dimostrazione alla presenza di tre figli del Kaiser, Il Governo ha mostrato di non preoccuparsi r la sintomatica manifestazione e il Presidente del- ' Impero, Maresciallo Hindenburg. ha ricevuto in udienza particolare il capo della Società militare, fa- cendo voti per la rinascita dello * spirito del 1914” Questi avvenimenti, nella vigilante è riarmata Europa del 897, rivelano i formidabili contrasti in permanente tensione sotto l'artificioso bendaggio del pacifismo diplomatico e societario dei vari Boncour e relativi Thomas. I ciechi, e in primo luogo gli stolti, possono forse ancora illudersi che la Germania sia disposta a subire per decenni la dura pace di Brenno impostale a Ver- sailles, In realtà il popolo tedesco, man mano che riconquista la propria forza industriale e finanziaria, reagisce con crescente risoluta energia alle imposizioni che la Francia aveva potuto dettarle con l'aiuto di una coalizione mondiale, ma che è i incapace di man” tenere con l'insufficienza delle sole proprie forze, 7° Se l'Impero d'Absburgo fu distrutto a Vittorio Veneto dalle Armate d'Italia, l'Impero tedesco non fu x«into sul campo nè dai francesi né dagli inglesi. La ritirata, e poi la resa e il disarmo, vennero per la minaccia ita iana alle porte della Baviera, per lo stremo delle risorse economiche, per la diffusione il. lusionistica del wilsonismo, per la disperazione di poter resistere contro le risorse inesauribili di una coalizione mondiale. Ma, tornata l'America nel tradizionale iso» lamento monroistico, appartatasi l'Italia per lo sleale trattamento subito a Varaailleo, e modificatasi la si- tuazione diplomatico-militare dell'Inghilterra, che non può più contare con sicurezza sul concorso dei Do- minions per nuovi conflitti europei, la Germania riac- quista il senso della propria forza e la volontà della riscossa. La manifestazione degli ‘“ Elmi di acciaio è uno dei sintomi di questa ripresa, è il preannuncio dei tentativi verso cui fatalmente marcia il tedesco per la riconquista della propria indipendenza e dell'antico prestigio. Il primo periodo della depres- sione spirituale, diplomatica, finanziaria ed economica, è ormai chiuso, e la Germania é in una seconda fase di ripresa e di preparazione. Essa ha perduto le co- lonie, la flotta, il formidabile armamento del primo Impero, le ricche terre d'Alsazia-Lorena e di Alta ia, ma conservato l'unità nazionale e la spinta vitale della razza, Inoltre la sua reponderanza de- mografica sulle decadenti energie del popolo francese, rimane come realtà storica insopprimibile. Il Trattato di Versailles è destinato a una revi- sione diplomatica, se la diplomazia sarà sufficiente. mente saggia per evitare un nuovo giudizio delle armi. Del resto le revisioni sono già iniziate. Nessuno parla più, infatti, di un giudizio contro il Kaiser, eil Ma- resciallo Hindenburg. che si meditava di chiamare come uno dei responsabili dinanzi a un tribunale ine ternazionale di guerra, riceve gli onori diplomatici come Presidente dell'Impero repubblicano della non doma Germania. i Le illusioni di Thoiry sono cadute irreparabil-

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È mente, come un falso scenario melodrammatico. Nel pensiero del Quai d'Orsay, Thoiry presupponeva il consolidamento dell’ egemonia francese e la perpetua- zione della sudditanza germanica. Ma, nel pensiero tedesco, il riavvicinamento non era che una tap per giungere alle discussioni e alle revisioni. Quando ( infatti, dopo Thoi a Germania chiese apertamente lo sgombro della Renania è il ritiro delle accuse per le responsabilità di guerra, l'equivoco fu chiarito. Ora la Francia torna ad armarsi sino ai denti e il tenace Poincaré fa presentare dal socialista addo- mesticato Paul Boncouri nuovi impressionanti bilanci militari, mentre a Parigi le bandiere della Repubblica e della Monarchia vengono spiegate intorno alle statue di Giovanna d'Arco, la Santa dalla guerra. Il quadro si completa con le manifestazioni degli ‘“ Elmi di ae ciaio” a Berlino e con gli auspicî ufficiali del Ma- resciallo Hindenburg per la rinascita dello " spirito del 1914". Noi italiani dobbiamo seguire con fredda calma questa ripresa di tensione, che preannuncia nuove fatali prove. Gli errori sentimentali del 1914-15 non potranno più essere ripetuti, La guerra contro l'Im- pero degli Ababurgo fu una necessità storica indera= gabile, per la sicurezza alpina e adriatica. Ma è anche vero che in pace e in guerra fummo slealmente tra- diti. La vittoria, per diritto di sangue e per lealtà di alleanza, avrebbe dovuto recarci in dono la Dal mazia, l'Albania, l'Asia Minore e una parte propor- zionale negli acquisti di Siria, Palestina, Mesopotamia e Africa. Era stato l'esercito di Vittorio Veneto che aveva recato i lauri e i benefici della vittoria ai francesi e agli inglesi. Invece la pace fu meditata e conclusa anche contro di noi, tanto che Versailles storicamente può essere considerata come una feroce vendetta contro 1 tre Stati dell'antica Triplice Al- leanza — mama, Austria e Italia — benché la nostra Nazione si fosse distaccata dalla vecchia coali- zione e avesse decisivamente contribuito a distruggerla. Violata la solidarietà della guerra, l' Italia non ha interesse a consolidare le altrui egemonie, ma solo deve tendere a rompere il cerchio di soffocazione, entro cui è stata serrata. L'egemonia di Poincaré ci sbarra il passo all'ac- quisto di nuove necessarie Colonie, così come l'ege- monia di Napoleone III ci tratteneva prima di Sedan sulla via di Roma. Ci sono ancora in Italia alcuni pochi stolti tar- digradi, i quali sono rimasti al formulario della pro- paganda interalleata di guerra, e si preoccupano per la rinascita della Germania, che d'altra parte non può essere arrestata dalle serrate colonne dei giornali. Egregi signori, è necessario che i leom vengano di nuovo alle prese, perchè una qualche parte della preda passi legittimamente all'Itaha giovane e proletama, La caduta dell'egemonia francese nel 1870 ci per- mise di entrare nella contrastata Roma, così come la caduta delle due egemonie tedesche nel 1918 ci per» mise l'acquisto di Trento, Trieste e Fiume. La storia d'Italia, dalle Contee antiche di Savoia al Regno di Vittorio Emanvele II, fu realizzata costantemente a pendolo, con l'aiuto dell'occidente contro il centro, o del centro contro l'occidente. I conflitti non si impediscono, perchè sono fatali, ed a noi giova sfruttarli per costruire le nuove for- tune d'Italia. LA JUGOSLAVIA STRUMENTO FRANCESE CONTRO L'ITALIA La Jugoslavia continua con calcolata metodicità i propri armamenti. Ogni settimana giungono a Cat- taro, Ragusa e Sebenico trasporti recanti cannoni, mitragliatrici, fucili, munizioni, aeroplani, riformimenti di casermaggio. Il materiale è quasi tutto di prove- nienza francese. La responsabilità di tali preparativi werreschi ricade sopratutto sulla cligne militare di Belgrado, che controlla occultamente il Governo re- sponsabile, Anche la Massoneria, influenzata dal rande Oriente di Francia, interviene nelle direttive politico- «militari in senso italofobo e il signor Peric, ministro senza portafoglio nel nuovo Gabinetto, non è che il controllore, in seno al Governo, dell'Associa- zione Militare segreta e della Massoneria, di cui è capo influente. Le forze politiche e militari sono de- cisamente orientate contro l'Italia, che wiene rap- presentati come l'antagonista di oggi e la nemica di omani. Così la Jugoslavia riprende, sia pure con forze minori, l'antica funzione antitaliana dell'Impero d'Absburgo, in pres rispondenza a quegli scopi per cu — crol la duplice Monarchia — la pie cola Serbia era stata a Versailles ingigantita con l'incorporazione dei croatosloveni e di quattro mi- lioni di allogeni, costituiti da italiani, austriaci, un- gheresi, romeni, bulgari e albanesi. Contemporaneamente il signor Dard, nuovo Mi- nistro di Francia a Bel- grado, tenta un riavwi- cinamento tra Jugoslavia e Bulgaria, allo scopo di eliminare i pericoli sul fianco sud-omentale del Regno serbo-eroato=slo= © Tutto il lavorio po litico-militare converge dunque vérsò l'unico sco» po di accentuare la pres: sione contro l'Italia, in vista di un conflitto che può forse ancora appa- rire non prossimo, ma che non pertanto è giu= dicato come necessario € fatale. Ed ora, al di sopra deifatti contingenti, giova esaminare il panorama politico d'insieme. La penetrazione di- plomatica ed economica dell'Italia in Albana ha suscitato profonde e com» plicate gelosie, Il Patto di Tirana, che il Governo di Roma volle al solo scopo di garantire l'in» dipendenza e l'integrità dell'Albania contro i ten= tativi di aggressione da parte della Jugoslavia, è stato artificiosamente considerato come una lar- vata dichiarazione di pro» tettorato italiano sulla Repubblica skipetara. La Francia teme che l' Italia, prencendo piede in Al- nia, possa estendere a raggiera la propria in fluenza verso la Bulgaria, l'Ungheria e la Roma- nia, acquistando per tal modo una funzione pre- ponderante nel mondo danubiano-balcanico. Si teme inolire che l'Italia, piste (Gili stendardi degli “ Elmi S Acciate''

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controllando le due sponde dell'imboccatura adriatica, possa, dalle Puglie e dall'Albania, con azione con- ergente delle forze navali ed aeree, chiudere l'Ama- rissimo e ridurlo in un grande lago italiano, Benché la Francia non abbia interessi diretti nell'Adriatico, il Quai d'Orsay non ha rinunciato ad esercitarvi la propria influenza, anche perché, creando difficoltà è cinture di triboli in quel settore contro l'Italia, ri- tiene di poter deviare la nostra pressione dal Medi. terranto e di immobilizzare, con una costante minaccia sul fianco orientale, la nostra naturale spinta demo- grafica verso le acquisizioni coloniali. Il giuoco franco» jugoslavo i in Albania hà pertanto una triplice funzione, adriatica, balcanica è mediter- ranca, Esso tende a impedire la nostra preponderanza nell'Adriatico, che potrebbe essere trasformato in un mare italiano chiuso, con controllo del suo accesso meridionale in nostre mini; è sbarrare la nostra penetrazione politica, economica e militare nell'interno della Penisola balcanica, sulle direttive di quella Fia Egnatia che già i romani avevano seguito; a impegnare, con continue tensioni e per ricoli di uerra, l'Italianel Mare Adriatico, per im- pedirle una libera azione di Grande Potenza nel Mediterraneo, nel quale la Francia intende man: tenere la propria prepon- deranza navale e colonia» le, malgrado la sua irre- parabile deficienza di ri- sOrsg demografiche. Su questa realtà si ha il dovere di parlare con tutta precisione, per do- vere nazionale, Il silenzio della stampa italiana, sino a questi ultimi mesi, sulle manovre politiche jugo- slave contro l'Italia nei Balcani, sull'opera co- stante e metodica di sna- zionalizzazione dell'ele- mento italiano in Dalma- zia, sugli accelerati prepa- rativi guerreschi del Go- wernò dii Belgrado, ad al- tro non condusse che a far ritrovare d'improvriso la nostra Nazione sulle so- glie di un grave pericolo e di una grossa partita, le cui probabilità si possono considerare rinviate, ma non certo eliminate. Vi sono ancora men- talità lente,lequali vivono nella vecchia illusione di una intesa franco-italiana, nella quale la nostra gio- vane Nazione dovrebbe funzionare come braccio. forte della egemonia con- tinentale francese, con il corrispettivo di compensi coloniali, Questi tardi- gradi illusi agiscono a tutto danno dell espan- sionismo italiano, Essi dimenticano che già la nostra Nazione fece un triste esperimento d'in- tesa, salvando la Francia i dai battaglioni prussiani i quali marciavano già a passo cadensato sulla via di Parigi, e donandole poi i lauri e la forza della vittoria nel 1918, quando il Maresciallo Foch prevedeva di non poter chiudere la partita se non nella primavera o nell'autunno dell'anno successivo, Le conseguenze della prova, nella quale noi avevamo pur messo una perfetta ingenua lealtà, furono tanto dolorose, che gli italiani di Tunisia perdettero per sino quelle grame garanzie di libertà che avevano ot- tenuto ai tempi di Crispi, quando l'Italia era alleata della Germania, cioè si trovava nello schieramento antifrancese. Dice talunò che Italia è Francia devono intendersi, perchè sono due Grandi Potenze, due Stati europei, due Nazioni latine. Tali concetti di suropeismo sono perfettamente antistorici è di fronte alla realtà assu mono contorni addirittura grotteschi. Le Grandi Por tenze europee si contrastano e si combattono, appunto perché hanno forza d'urto e di resistenza, © precisa. mente perchè i loro interessi gravitano in antagonismo sullo stesso scacchiere, o continentale o mediterraneo. Nulla poi di più antistorico della pretesa solida- rietà latina, che fu un aspetto tem anto della pro paganda di guerra francese, allorché le nostre forze erano necessarie alla salvezza della Francia. In realtà il Quai d'Orsay ha una costante tradizione di al- leanza slava, prima con la Russia, è successivamente con Polonia, Crecoslovacchia è Jugoslavia. Anche oggi la Francia arma serbi, croati e sloveni, che non sono certo latini, contro la latinissima Nazione italiana. D'altra parte, cinquant'anni di esperienza dimo strano che i francesi ci resero costantemente il amichevole servizio di armare 1 nostri nemici, Sagli abissini ai turchi, dagli arabi agli albanesi, agli slavi del sud, in tutte le circostanze in cui la nostra Na- zione si trovò impegnata in armi per il proprio pre- stigio e per le necessità della propria espansione. Noi ammiriamo la Francia e le riconosciamo una forza considerevole di brillanti tradizioni politiche, diplomatiche, militari e intellettuali. Da circa un se- colo è mezzo essa domina in Europa con la forza politica e morale sprigionata e diffusa dalla Rivolu= zione. Essa ha avuto grandi Statisti del rango di Luigi XIV, Richelieo, Mazzarino, Taillerand. Î suoi eserciti con Napoleone passeggiarono per l' Europa, dalla Spagna a Mosca, e quando nell'ultima guerra si crearono le Armate d'Oriente e del Reno, esse rispondevano nel nome alla tradizione napoleonica, Saint Cwr è indubbiamente una scuola di forti, ar- dimentose e geniali tradizioni. La diplomazia francese è tutt'ora fra le più abili e bene organizzate del mondo, tanto che Versailles fu sopratutto il risultato di un formidabile sforzo diplomatico, per cui la Francia era riuscita a trascinare gran parte del mondo civile alla difesa di Parigi, Ma precisamente perchè la nostra vicina d'occi. dente ha una superba tradizione di egemonia, essa non è disposta a secondare l'ascesa della proletaria Nazione dei macareai. Essa ha già risolto il cosidetto problema della lati- mtà, alleandozi con la Jugoslavia contro l'Italia, ricer» cando cioè in forze non latine l'ausilio necessario per contrastarci i diritti e le possibilità di espansione nell'A- driatico, nei Balcani, nel Mediterraneo e nelle Colonie. La realtà va considerata a tempo, anche perché il tempo urge. La Jugoslavia è armata contro di noi dalla Francia. Dobbiamo volgere lo sguardo nel continente per le possibilità di eqmlibrio. E necessita anche armare nella Penisola balcanica i nostri naturali alleati, per contrapporli a tenaglia contro la Jugoslavia, così come la Jugoslavia funziona nella tenaglia francese contro l'Italia. GAETANO POLVERELLI

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hi PErE 3 ee TESI E IT IE TEN =—eere Tese tU(UTt_sZEeENMIII LI === 555 e Dall'alto: {n risolto della difesa di Shangai occupato dii marinai italiani, l'a marinaio italiano di senlincila landi Un posto di gnardia ilale-portighese. Soldati annamili del contingente francese, Visioni cd episodi degli sn

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N Duce daranti ad una "OM" delle fade maglie nel Salone dell'Anio, IL TRIONFALE SUC. CESSO DELLA FIERA IM MILANO Il Commir- sario Gr, CI. Ing. Piero Puricelli.

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leazzar — e LI mag TETMFSFFIIZE pp IO II nti | tes) ami io aa per» = edi i lia SPIRE SSN ESP SL rie e Una scena della Mostra Equina alla Piera Campionaria di Milano, Sopra: ll monumentale ingresso alta Fiera sali sremesinse Raenieno alla dibrelino Piace ia Blrsse fade Peres

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Ser ei — MALA Tre cedule mollurne : (da sinistra) Ii padiglione del libro, la Fontana delle Stagioni, l'ingresso principale. LA FIERA DI MILANO Sotto: Una angolo della Fiera cal pad donta nel centro. Fiale delle Na È

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Zon E ———————rt11nk1_r1___eÉ]cazziio-- ELI ee DI rsa Veio sita (DA Fhrtpy LEE bingao LL] Uustiy Eidada INIdir Nel centro: Mana ) afia panoramica dell'aerapluno che dimostra la . w sistemazione della Mera. MERCATO EUROPEO Sotto: SI merde è calato quer alla Fiera a renderne più festoso l' del lane iana delle Stagioni dali con le piante è i fiori della Aiciera. =-— = " Eee ami ah n Sh Lu La iii Ra da Tia i; Bel a E uaar

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I Duce e sua figlia Edda.

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25 FUES (fut ve: x a ciù Artt rit adito ì si ra n mA denise dia sconti Le nozze in Campidoglio di ana mipole del Dice, Rosetta Mancini Mussolini, coll'ave. Pier Giovanni Ricei-Criselini. Pietro gli sposi, i lestimeni, & E, Benito Mussolini e il fnalello Arnaldo, con Edda Mussolini,

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varirehe accoglienze della ci SE, dl Conte De Vecchi & Fal Cia capitale piemoniene. [Fal CÒitolenghi AVVENIMENTI E PERSONE NEL MONDO FASCIST:; Sd dl Megio aecccato generale militare, professor Enea Nord, 4 l'recuralone queacrale all Avari Milano, ilo fa pubblica accusa nel pro boni Cap pello pronunziand: an rari nileria, La benedizione al Campo sportivo Fascista di Venezia impartita da Mons, Jeremicb, alla pre- senza di S. E il Ministro Conte Felpi Ui- suralo e del È sale diari, f) toolentà cd Fanes Hi,

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Fittono e Bruno AMuinneolini nella diviva A Balilla ( Felogrofia Arogorzini)

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i ballagiioni della Milizia Forestale, raccolti mulla cele la del Monle Sibaria, in- neggiano al Puce. LA FERVIDA VITA DELLA MILIZIA FORE- STALE Sil asia; il comandante generale della Milizia Forestale, generale Boriani, il nce comasdaate sperenale Agostini e, a densa, i Podedà di Perugia, comi, l'e celli e il comm. Bennicelli. Uno de più seri problemi che si siano im» posti all'attività minnovatrice del Graverno Fa scinia, ali problema fermatale che COoncerme le difficoltà è le neccasità del rimizoschéi. menta, è sinio allroniaia con cnergia e Com genialità coll'istituzione della Milizia Fo restalo: e la nuova Milizia sia offrendo i migliori risaltati con un'opera tenace, di- sciplinata, ofbusasta,! Ta di giuramento della Milizia Fonetlale è Genova, dinanzi al Prefetto e2 alle au- lorilà militari.

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26 UNO SPIRITO NUOVO ANIMA I RAPPRESEN. TANTI D'ITALIA ALL'ESTERO S E. l'onorevole Giacomo Medici del Vascello, in meszo ai Sagre- lari ed agli Addetti sella nostra Legazione a Madrid, folegrafali in ana sala dell'Ambasciata italiana. La berlina di gala è il corteo dell'Amba- scialere ilaliano che si reca a presentare le credenziali a S&S M. il Re d Spagna. Il Governò Fascista ha rinnovato profondamente la sua diplomazia all'estero conferendo ai suoi rappresentanti il prestigio dell liaha nuora 9 lnfendendo loro lo spinto cho csige un'opera rispettosa dell'ospitalità altrui, ma conscia dei dimitti che deve tutelare. di Tae = rr & E. Filtorio Cenni, avevo Am: basciatore italiano nella Repub- blica dei Soviel, presenta fe cre- denziali al Sig. Kalinin, al Mi rnemdlina, & E. i Barone He Martino, Aabarciatore 2 Italia negli Stati Uniti (mel centro) è il Conte Tbaon che Revel, caponente del Fascio di New For: con alle nolabilità della colonia italiana, riuniti nella ricorrenza del Nalale di fioma.

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Un gruppo di allievi della Scuola ilaliana di Sella. GLI ITALIANI ALL'ESTERO L'inaugurazione 00 Aleccandria di E gitto dello Iibreria ed Agenzia Cnornalistica Eeoncini, avena alla presenza cel Marchese Paternò di Mannelli, nostro Miniato in Egillo, e di allre autorità della colonia sloliana. È foseristi di Bello Horisonie Bra sile) celebrano l'ollovo annuale dei Fasti, fiunili altorno al RR. Consrale Cae, Nasi (nel centro). P Î 2 Ls pa ” = : a tei aio catala nin ria ap e e ARTE > mr i î î a Li == gn ss - —_ — PT ii P ——_———_& = SA

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le t si res» im ET Di rg La celebrazione del Natale di Roma a Tripoli: Il Comm. Tuninelli, Commissario del Fasci della Tripolitania (nel centro), accanto al Console Bardi, in mezzo agli ufficiali della I Legione Libica M. WS N. Sopra: Parla il Comm. Tuninelti

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Me ———=r j ESE I [n Dopo le recenti overazioni nella Migiuriinia. SE. il Gocernatore De Vecchi a? Eil fra i Capi sottomessi Omar Mabuma. Sopra: La nostra bandiera alzala in «ségno di porsento sulla moschea di Bargal.

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b Fi n] I Una visione del deserto libico intorno a Gadiates. Sopra: Nell'Oasi di Gadimes.

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La statua del modello fn genro dello Scultore Quadrelli. LL RITORNO DI VIRGILIO “L'OMBRA SUA TORNA CH'ERA DIPARTITA " C'è continuità ideale nell'opera di Virgilio: egli è poeta civile sempre: o canti i pastori, o tessa le lodi dei campi, o esali gli eroi, La sua poesia è la più perfetta sintesi della storia e della gloria di Roma. Persino — si direbbe — nei suoi svolgimenti cro- nolagici, essa rispecchia le fasi della ascenzione ideale e storica del popolo romano: — comunità pastorizia alle origini, quindi repubblica agricola, e infine impero. Nelle Ascoliche Virgilio raccoglie il dolore di tutti i cam noli, cacciati lontano dalle terre avite: invoca la fine delle insane e svellerate lotte fraterne; sogna, in merzo alle dolci campa scenti per l'erboso fiume i miceti cigni — l'età della SE pgpenaniarinl auspica il sost ero: e il canto divien profezia. Più tardi, interprete dei diffusi bisogni, canterà con più alta vena, negli ozî della dolce Partenope, la pace serena dei campi, e i precetti della agricoltura © le lodi della Saturnia terra. Il lavoro vince tutti gli ostacoli, con la sua assi- duità: è fonte di ricchezza per tutti: il lavora agricolo specialmente. O fortunati gli agricoltori, s® comoscessero i beni che posseggono! La terra, da essi arata, è prodiga di doni non solo ai piccoli Penati, ma anche alla Patria, Onorando l'agricoltura crebbe forte l'Etruria, e Roma potè divenire la puleberrio rerum. L'ammirazione per Roma è già viva nel cuore del poeta giovanetto. Titiro, che resta nei dolci campi, così descrive l'Ue a Melibeo, che emigra, "' O Melibeo, credeiti, io stolto, che Roma fosse simile, in tutto, alla nostra città, dove mod pastori siam soliti s ingere le tenere greggi... Invece essa solleva tanto dn il capo sopra le altre, quanto sopra i lessibili viburni s'erge il ci- FEsso , E nelle Geongiohe, a un tratto, il canto si fa più alto: la lode degli alberi si trasforma in lode di Italia. do nelle lodi, Con l Ita ià non possono gareggiare, in bellezza, né le terre dei Medi, doviziose di selve; né l'Asia, né l'Arabia, ricca d'incensi. i le biade, le witi, gli uliveti, 1 heti armenti, i focosi cavalli, le candide greggi e i tori: qui delizia di primavere perpetue, e fecondità inesausta di terre e di armenti. (Qui città superbe e rocche fabbricate su alte rupi, e glauchi fiumi scorrenti sotto vetuste mura, e mari frementi per tutte le coste, è grandi laghi. Cneota è la terra che generò le indomite razze dei Mars, dei Sabelli, dei Liguri, dei Volsci: e gli incliti [eci ei Camilli, e il grande vittorioso Ot- taviano. Nel perfetto esametro del poema didascalico pal-

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La cerimonia dell'inaugurazione. pita già il presagio dell'epopea eroica futura, Qui il carme ave si innalza fino alla solennità del carme meonio. E i tempi sono propizi. Ormai il mondo è uscito dalle tempeste delle guerre civili. “Il messo di Dio", “l'uomo provvidenziale” è venuto, Cesare Ottaviano, già consacrato imperatore e più tardi Augusto, rinnoverà i regni di Saturno, Si respira ormai, ovunque, un soflio di pace sicura. Il poeta campagnola, che ha ancora negli occhi, è iù nel cuore, la dolcezza profonda delle flessuose rive el Mincio, si accingerà all'impresa. Trasformerà l'usato carme Aucolice è georgico nel vasto ritmo dell'epopea nazionale e imperiale. Il cantore dell'a/fma parens Frigia sarà anche il poeta dell'inciyia Aoma. Comincia il poema nel 29 av. Cr. — all'età di 41 anni — e lavora ad esso, scrupolosamente, ininterrot- tamente, per un decennio, fino alla morte. La leggenda della fuga di Enea, accennata da Omero è svolta nei poem ciclici è nelle storie del pe- riodo Alessandrino, ripresa ed ampliata dai primi poeti ed eruditi romani, ha infine trovato il suo degno poeta. Quanta strada dal rozzo verso saturnio di Nevio al melodioso esametro di Virgilio! Grande è l'attesa del lavoro. Properzio ne ricorda l'aspettazione nel secondo libro delle Elegie. Per ripulirlo, naviga verso l'Attica, e Orazio trepida per lui, è impreca contro l'audacia dei primi navigatori, e gli propizia le deità del mare, e prega la nave di trasportare sano e salvo l'amico, è di conservare fa meli dell'anima ua. Nessun anima — dice il Venosino nella quinta sa- tira del primo libro — è& più candida di quella di Virgilio: a nessun altro egli si sente affezionato come a lui e ai suoi due amici: Fieca e Faria. E' la triade della perfetta amicizia. Sono i due amici, questi ultimi, che soprawviveranno a Virgilio è salveranno il poema. Rama = per volere dei fati — sarà. Né l'ira della fiera Giunone, memore del giudizio di Paride, e an cora offesa dall'arroganza di Antigone e dal concu= bito di Elettra; nè le tempeste dei mari, le armi dai Rutuli è le ire di Turno impediranno ad Enea di trasportare nel Lazio i Penati di Troia, La profezia della Sibilla è del padre Anchise si avwvererà, Le anime dei futuri dominatori del mondo, rac- colte negli Elisi, sulla riva del Lete, ai piedi della frusciante foresta, si incarneranno. Roma sarà madre di prodi e tanto estenderà il suo impero, da dominare, con le armi, sul mondo, e da vuguagliare, con l'anima, il cielo... Fer questo Wirgilio & vicino a noi. Come cantore delle origini della nostra stirpe. Come poeta della gloria di Roma. Il cantore ispirato dell'egloga quarta — ia cui Medio Feo cristiane volle igarata e prefetizzata la venula di Crista — rom — per dirla col Carducci — dé tenebre della barbarie, con l'aurea verga del sio carme: e Dante, scortolo sul limitare della selea selcaggia, gli stenderà le braccia e si proslrerà... Sono propizî, oggi. i tempi, per il ritorno del dolee poeta, Ed è giusto che Mantova = fedele all'antico voto — abbia eretto un monumento al suo grandissimo figlio... LUIGI CONTARINI

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LA A Firenze, in Piazza della Signoria, o lontano dal “ Biancone", c'è, in terra, un disco di bronzo che segna il luogo preciso dove Girolamo Savonarola, in- sieme a due compagni, fu copione ed arso la mat- tina del 33 maggio 1 100. Chi si reca in Piazza nel giorno anniversario dell'avvenimento, trova, intorno a quel disco, un trionfo di rose purpuree. E la “Fiorita” in onore del martire. Codesta usanza, sorta subito dopo la catastrofe savonaroliana, per iniziativa dei "piagnoni" e interrotta per lungo tempo, rinacque nel maggio 1898 ed è tuttora praticata dai domeni- cani di San Marco e da moltissimi cultori della me- moria gloriosa del profeta. Del qual profeta i Le Monnier hanno recentemente ripubblicato il classico libro di Pasquale Villari: Giralamo Saronarola e i vuoi lempr. E io credo che non dispiacerà se da codesta opera famosa io traggo alcuni spunti per narrarvi gli ultimi giorni del Frate, L'8 aprile 1498, all'indomani del non avreenuto iudizio di Dio o prova del foco, gli Arrabbiati e i ompagnacri, nemici implacabili di fra Girolamo È partigiani della ristorazione medicea, erano riusciti a suscitar nel popolo, deluso e mutevole, una raffica di ostilità contro di lui e, preso d'assalto il convento di San Marco dopo una notte di battaglia, avevano cat- turato il Savonarola coi due compagni Domenico Buon- vicini e Salvestro Maruffi, conducendoli nelle prigioni di Palazzo. Appena trascorse le feste di Pasqua (15 aprile) s'era istruito e concluso il processo e cioé uno dai monumenti più ignobili della umana ingiustizia, Du: rante le pratiche Alessandro VI, a cui tardava di veder morto il terribile accusatore, aveva fatto per- venire alla Signoria, che da molto tempo inutilmente la chiedeva, l'autorizzazione a riscotere per tre anni la Decima sulle rendite ecclesiastiche, E qualcuno aveva detto: " to frate è stato venduto a mo’ di Gesù: infatti tre via dieci fa trenta" Adesso gli eventi precipitano. Il 19 ‘maggio entrano in Firenze i i commissari del Papa: Gioacchino Tur- riano, generale dei domenicani, e Francesco Romolino, $ quota; vescovo d'Herda. La plebe, insufflata dai mpagnacci e oramai sitibonda del sangue del suo liberatore, blula: ‘“ Muoia il frate! Muoia il frate! ". E il Romolino: ‘“ Morrà ad ogni costo. Abbiamo or- dine di far morire il Savonarola fosse pure un San Giovanni Battista!". Il 31, ricomincia la macabra commedia del processo silicio; Uno dei commissari chiede al Savonarola: ‘Avete mai sostenuto che Gesù Cristo fosse sola, mente uomo? ". E il Martire: " Queste son cose da pazzi” Toalitonoi “ Credete agli incantesimi?" E Gi- rolamo: “Sempre me ne risi’ Il 39,1 commissari apostolici adunano consiglio per deliberare intorno alla vita dei tre frati. Peril Sa vonarola e il Maruff, pronta decisione: la morte. Si discute se debbasi o no risparmiare il Buonvicini, Un cittadino osserva: “In questo frate rimarrebbe viva tutta la dottrina dell'eretico"”. E il Romolino: “ Un frataccio di più. o di meno, poco conta. Mandatelo pure alla morte" La sera del medesino iorno si comunica la sen- tenza ai condannati. Fra Salvestro ne sembra atter- rito. Fra Demenico giubbila. Mangia di buona voglia la cena che gli recano è poi SCrIve ai suoi confratelli di San Domenico di Fiesole: " Dilectissimi. Poichè la volontà di Dio è che siamo morti, pregate per noi, E ricordatevi di noi, particolarmente nelle solennità FEORE Fd quando ziete congregati in coro. Il corpo mio seppel- litelo costi, in umillimo loco, non dentro in chiesa, ma dinanzi la porta di essa. Baciate tutti i fratelli, costi et in San Marco, da parte mia... Intanto i messi vanno alla carcere del Savonarola, nell'“Alberghettino”, a più della torre di Arnolfo e lo trovano in ginocchio che prega. Gli leggono la sen- tenza: egli l'ascolta e poi si rimette a pregare. Celi offrono la cena: la rifiuta. Ed ecco entrar nella pri: [Ar un vomo tulto vestito di nero, col viso nascosto ntro un cappuccio: è Jacopo Niccolini della Com- guia dei “ Battuti del Tempio”, associazione di vo- ntari che si dedicavano all'assistenza dei condannati a morte per prepararli cristianamente alla terribile ora, Il Niccolini domanda a Fra Girolamo quale sia il supremo suo desiderio e Fra Girolamo chiede di poter parlare ai compagni, Ottenuto il permesso dai Magnifici Signori, avviene il colloquio commoventis- simo. Dice il Savonarola al Maru "So che vuoi, innanzi al popolo, difendere la tua innocenza. lo t'im- go d'abbandonar cotale pensiero è seguir piuttosto esempio di N. S, Gesù Cristo che neppur sulla Cirasa volle parlare della innocenza sua”. I tre mo- rituri si baciano e si abbracciano con infinita tene rezza, Piega di che {è già notte profonda) tornano ciascuno alla sua carcere. Fra Girolamo ap ia il capo sulle ginocchia del Niccolini dicendogli: “ Vedrai che sotto un papa Clemente Firenze sarà tutta do- lente”, e, subito, si addormenta di un sonno leggero, come un bimbo fra le braccia della mamma. Intanto, giù sulla Piazza, davanti al Palagio del Popolo, a pochi passi dal “Marzocco” e dalla *“Giu- ditta" di Donatello... Lasciamo parlare un testimone che vide, Luca Landucci: “E a di 32 maggio, deter- minorono di fargli morire e fue determinato di ardergli vivi e finalmente la sera fue fatto un palchetto, el quale copriva tutta la ringhiera del Palazzo, e poi si partiva un palchetto dalla ringhiera allato al lione e veniva in mezzo della Piazza, verso el tetto dei Pi- sani: e quivi fue ritto un legno grosso e alto molte braccia, e, intorno al detto legno, aa palchetto tondo e grande: e al sopradetto legno fu pe un altro legno a traverso a uso d'una croce. vedendo, gli uomini dicevano: "E' gli vogliono crucifiggere"”. E sentendo murmurare della croce, andarono a segare di pui legno in modo ch'e' non paressi croce”. mattina del +3. I condannati si recano in cap pella ad ascoltar la Messa. Fra Girolamo ottiene di comunicarsi di sua mano. Prende l'Ostia, vi fa sopra una categorica daga di fede, si comunica e co- munica i compagni. Pregano. Si alzano e, a un ordine del carnefice, discendono in Piazza. La Piazza ma a di popolo. (Il quadro a ra autore qui Rosi i e in cul si vedono spettatori, contradice alla testimonianza di tutti H cronisti che affermano avere assistito al supplizio de' frati una moltitudine immensa), Racconta il Landucci: “E a di 23 maggio, mercoledì mattina, si fece questo sacrificio delli tre frati. Gli trassono di Palagio e fe- ciongli weéenire in su quel palchetto della ringhiera: è quei furono gli Otto e' Collegi e "1 mandatario del Seni e "l Generale, e molti calonaci e preti e frati verse regole, e "l Vescovo de' Pa igliotti, al quale di commesso digradare 1 detti tre frati” Mentre i Frati scendon le scale di Palazzo, viene un Domenicano di S. Maria Novella recando l'ordine di togliere al Savonarola e ai compagni lo scapolare lasciandoli vestiti della sola tonacella. Fra Girolamo,

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a ta ale ee Pai rs “a DE } ui 37 sla figg Lr I : + i lite Bi Pi La Piazza della Signoria col supplizio di Savonarola. Chandra di an ignoto del XY eocola - Mines di $ Manco, addoloratissimo di questa inaspettata cattiveria, si leva lo scapolare e, nell'atto di renderlo, dice: “Abito santo, uanto ti desiderai! Tu mi fosti concesso per grazia i Dio, ed io t'ho conservato finora senza macchia. Ora io non ti lascio, ma tu mi sei tolto! ". Eccoli in cospetto al tribunale ecclesiastico, Il ve- scovo di Vassona, tutto confuso, procede alla degra- dazione. I tre religiosi sono vestiti degli abiti sacer- dotali per esserne, dopo, spogliati in segno di oltraggio supremo. Mentre il vescovo eseguisce la cerimonia è pallido, livido e gli tremano le mani e la voce: sembra il condannato e non il giudice, Si dimentica della esat- tezza della formula consueta e dice a fra Girolamo: “Separo te ab Ecclesia militante atque triumphante". E il Savonarola, calmissimo: " Militante, non trium= phante: hoc enim toum non est". E si comincia, dopo pronunciata dagli Otto la sentenza, la esecuzione de sonrdiva: Mentre le vit- time sono condotte, a piedi scalzi è le braccia in ca- tene, dalla ringhiera al palco ferale già pronto e for- nito di materie infiammabili per ardere gli impiccati dopo esalato l'anelito estremo nel nodo scorsoio, la ple glia copre di wituperi fra Girolamo, Egli resta impassibile. Un tale, racconta il Burlamacchi, gli si accosta e lo incoraggia, E il Savonarola; “ Nell'ora del trànsito, solo Dio può confortare i mortali". Un prete, certo Derotto, gli chiede: “Con quale animo sopporti questo martirio? ". Ed sui; “Il Signore ha sofferto tanto per mel", Bacia il Crocifisso e non apre più bocca. | Fra Salvestro ha ordine di salir per primo la scala del patibolo, AI momento di ricevere la spinta fatale, sussurra: “Im manus tuas, Domine, commendo animam meam”", E penzola, esanime, Fra Domenico sale con impeto di volo e porge il collo al carnefice. Fra Girolamo, visti morire i due compagni, corre a prendere il posto d'onore, in mezzo ad essi. Giunto sull'alto della Croce (è il Villari che racconta), non si può trattenere dal volgere uno sguardo sulla mol- titudine Imbestiata e impaziente di vederlo cadavere. E presenta il collo al boia. Il silenzio è, in questo momento, terribile. Uno grida: ‘Profeta, è giunta l'ora di fare il miracolo1”. Mentre il corpo del Martire si dibatte, il carnefice erede di farsi onore buffoneggiandolo con gesti osceni. Ma il popolo si sdegna e i magistrati mandano a rim- proverarlo. Egli si affretta a legar con la catena la salma e, mentre discende, le fiamme divampano. Sono le dieci antimeridiane. TEBRALDO PELLIZZARI

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“ALI E NAVI D'ITALIA" NEGLI ARTICOLI Freddi raccoglie in un volume i suoi ultimi articoli. Questo autodidatta che s'è maturato nella lotta po- litica, attraverso la guerra e la rivoluzione, la prigione e il giornalismo, il rischio e la vittoria, giunge al libro, Nel libro, coronata di schiume e di nuvole, colorata di azzurro, inebriata d'infinito, sorretta più dall'en- tusiasmo che dalla meditazione, c'è un'anima giovane, limpida, sana e primitiva di artista. Luigi Freddi giunge al libro attraverso tutte le audacie. esta è in ogni modo la sua più grande è fortunata audacia. I primi passi furono cronache, La penna era are gginita : la mano era grossa e pesante. dh due passi dal piombo della tipografia pare che le trasi non pos: sano spiccar voli: già il piombo le fissa e le impri- giona. A un'ora di distacca dalla propria composizione tipografica la parola masce grigia, convenzionale, fa- talmente gelida, morta. [I giornalismo regalò a Freddi questa prima opaca, miseranda fatica di scrivere. Cronache: sulla falsariga di altre cronache. Una oscura responsabilità senza voli, una parvenza d'arte senza lumi di gloria in alto e senza conforti culturali nel fondo. E le veglie senza estro. ‘reddi giunse in mezzo a noi voglioso ma impre- parato, con quel tanto di guerresca spavalderia che ancora era consentito portare in giro per le strade. C'era in lui un pudore sdegnoso che ancora si ri: trova nel suo dinoccolato procedere verso la méta, a sbalzi, a ringhi, a folate impetuose, e nel suo stile di giornalista ‘ani s‘affina e s'incendia di subitanei entu- siasmi. Il pudore istintivo, e insieme lo sdegno osten- tato per lo studio, gli vietavano di farsi vedere, come tutti, curvo sul tavolino a raschiar le cartelle, a li- mare la frase, a inseguire con gli occhi sbarrati e con le labbra contratte la difficile caccia dell'aggettivo nel turbinio insistente delle poche e sonanti parole che il comizio gli aveva inguaribilmente ormai conficcato nel cranio, Se doveva trascrivere in fretta buttava con un calcio dietro di st la sedia, quasi per non esser tentato a piegarsi nella pigra umiltà dello scriba occhialuto, In piedi, così, con il cappello e la mazza accanto al calamaio, pronto a smettere, deciso ad andarsene subito fuor dell'ombra dello scrittoio nel libero solleone delle strade, questo libro sembra tutto composto. E l'autore è felice di farci sapere, anzi di farci sentire, che il vento del volo 0 la schiuma dei flutti son pas- sati sulle pagine a rivoltolarle bruscamente, e che il motore rullando ha fatto sempre trabalzare la penna. Qualche volta si sente anche il sapore un ò' acre del lapis, e par che si ritrovi il segno della fragile punta sperzata da un cavallone, da un urto, da uno scatto di gioia fanciullesca di fronte alla indescrivibile maraviglia del panorama. E pure il giovinotto tarchiato dalle labbra tumide, che cammina sempre come se dovesse buttar con la punta dei piedi gli inutili, i ridicoli inciampi della vita, e tiene 1 pugni ben serrati e pronti in fondo alle sac- coccie, e finge di non voler guardare dove la cautela comanda, l'impetuoso e disordinato animatore di co- mizi, che doveva raccattar le parole come le sassate, senza guardare In terra per non perdere di vista il nemico che poteva colpirlo, il bersaglio che bisognava colpire, per la vittoria alata di Norfolk, ha scritto DI LUIGI FREDDI pazientemente, ha detta pacatamente queste parole che sono nel suo libro: “In un giorno lontano, nel grigio crepuscolo del dopoguerra, un giovane e ardimentosa italiano, Arturo Ferrarin, compiva il miracolo stupendo di un velo leg- gendario che per la prima volta al iondo congiungeva la capitale latina alla capitale dell'Estremo Oriente. E le popolazioni dell'India eressero nel loro tempio maggiore una statua al temerario argonauta e la po- sero al fianco di quella di un altro glorioso pioniere italico: Marco Polo; E le popolazioni del Giappone al giungere della sua vittoriosa ala tricolore caddero in ginocchio e lo adorarono come un Dio. Ma ecco che quando il leggendario eroe ritorna, non ritrova, ail attenderlo, che la vecchia mamma sua sola con il suo spasimo e la sua gioia... Ecco che Freddi in terra d'alt remare butta la ma= schera cinica, raccoglie l'episodio sentimentale per in: castonarlo in una orazione di gloria, si ripiega per un attimo su quel nome “ mamma” che certamente rivela al proprio spirito un cantuccio indimenticabile dell'in- fanzia: e smorza la frase dentro uno sbalzo che non è di motori è di eliche cinte di nuvole e schiume, ma di singhiozzi, Peraltro la rabbia polemica e l'aggressiva vitalità dell'oratore si raddrizzano irsute di scatto. La sassata parte improvvisa verso il bersaglio, e par di vedere questo volto di ragazzaccio rigato di lacrime che si contrae ed irride financo sé stesso: “ L'Italia, allora, come una consunta baldracca reggimentale, era intenta a darsi ora alla violenta e selvaggia brama dei demagoghi del bolscevismo, ora all'impotente lascivia dei governanti incapaci, scettici, corrotti". E nella perorazione un altro tratto di nostalgica, di filiale umiltà, per balzare più impetuosamente sul vertice con le ultime parole: “Non vi dolga, o signori, se un giovane che altro non è che un soldato dell'Italia nuova e un milite devoto del fascismo, ha csaltato qui, stasera, nella terra dell'oro, lo spirito contro la materia, "Rileggevo giorni or sono (osa confessarlo soltanto im America!) la cantica meravigliosa in cul Dante esalta la sublime figura di Santo Francesco. E mi ri* sovvenni di una commovente perorazione del Duce. Il Poeta, con wersi puri e armoniosi come una dolce sorgente montanina, e come questa scintillanti, narra del Santo d'Assisi e ricorda come Egli avesse sposato Madonna Povertà. E in un impeto di ammirazione infinita il Poeta grida: — Poscia di di in di, l'amò più forte! — “Anche voi, è figli d'Italia che avete esaltato la Madre Patria in questo rito che celebra le nostre ali vittoriose, cercate, come il Poverello, d'amar la Patria ogni giorno sempre più forte. Allora l'aurora che oggi sfolgora nel cielo di Roma, e che non conoscerà tra- monti, avvolgerà voi pure nel suo alone splendente è darà al vestro spirito una nuova luce abbacinante e perenne!" Questa è ancora foga oratoria: ansito robusto e la voce grossa è la fronte imperlata di sudore, e quasi più il suono che il senso delle parole: e le frasi scan» dite soltanto dalla necessità del gesto. E qu Freddi s'infoca. Ma io ho detto anche che

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Latigi egli pianamente s'aflina, e da quelle sue cronache ini» ziali alle pagine iù accuratamente descrittive di questo libro, il passo è da gigante. Lia ive un volo su Roma, parla di aquile nel cielo di Vienna, e del prodigioso “raid dell'Esperia... Sentite: “Ore venti. Il sole affoga lontano, nel mare inver- migliato, e un cielo inverosimile, versicolore, sovrasta immobile e terso il mistero sconfinato delle acque è l'estasi millenaria della divina campagna romana. Die- tro i calli spunta lentamente una luna i immensa è gronda il suo chiarore sulla terra e sul mare, E° notte quando sorvoliamo sulla punta d'Anzio, Ora, dinanzi a noi, una immota distesa senza fine luccica come argento fuso, solcata da striature abbaglianti, che sembran strade protese verso l'infinito: il Tirreno. "L'aeronave, solenne e sicura, punta la sua prua Freddi. verso una stella lontana, la sola che riempia il cielo col suo fulgore: Esperia! A bordo i pa ri guar- dano muti ed estatici lo spettacolo indicibile... Si sente, nuova per lo scavezzacollo di certe ape prossimative escursioni letterarie che par sempre vor glia coprire con la sagoma del ria personalità prepotente e spavalda la luce del piccolo quadro, si sente, nuova, l'estasi quasi religiosa di fronte al colore, e la doverosa necessità di schiudere l'anima non per iepanre ma per ricevere una sensazione. E così nel " Duce sul mare", nella descrizione della Nave Roma che salpa, nella “ Danza notturna dell'En- ne 2" la natura ha sgominato il simpatico ed ercico martolo che pensava sinceramente di formare una co- rona torcendo uno scudiscio fra i pugni serrati. E ci ha rivelato definitivamente, nativo ed inquieto, sano e potente, un artista. GINO ROMZCA

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I LIBRI PIU BELLI "Oggi non si pab più dubitare che non venga da Iha questo dinito al nostro nome. [ho ci ha dato l'uomo e tutie le circostanze NFATRTRA pre il più nobile potere: quello dello spirito. C'è voluto più di un secolo di dolori, di privazioni, ali lotte, di errori, di cati f giungere a questa lezione" Queste parole ita TA dire - ne I' apilogo — sil un pia del suo ullimo romanzo, di same dro {Casa editrice pirscale e Castoldi, Milano 1927). ne esprimono con rapiila sobrietà Valta significato morale. L'é dianeque una tesi; questa: una schiatta giovane, nuova, per quanto forte e Lana, henh pui giungere alla perfezione, fo puo imporsi, non può veramente vincere se non quando la sua forza di domina- rinat sia, oltre che maleriale, spirituale. ‘* Hisogna convincersi che questo lavorio incessante di tanta gente diversa, Iintormò al mito di un nome, per nobilitare un'istituzione, la farsiglia, ci riporta al mistero di una valonta superiore che distingue ira iscini è twoanini, li dispone au per i wari gradi d'una scala, ordina a quei che pone in alto, di servire in purità di spirito", Chi pronuazia tali frasi e una giovine donna, Violante; una figura che sembra, all'inizio del libro, secondaria, ma fi nisce per acquistare un rilievo di protagonista morale, poichè ad essa = prototipo della vergine nuova, rara è tialtavia cs: stente nel secolo del dopo guerra, sorretta dalla fede e dall'orgoglio, "educata in campagna, sotto aperti cieli" — è affidata la soluriame ideale del romaneo. Ma lo stesso concetto era stato espresso, in un capitolo precedente, da un uomo, Piero, altra rappresentante della generazione Buova, in con trasto colle ideologie democratico-massoniche dei vecchi. Anche Pirro applica i principi di aristocrazia a tutte le lunzioni della vita nazionale, cominciando dallo Stato per venire allo famiglie: ed è convinto che per sostenere una forma di gia» nitzia sociale sulla base di una costruzione gerarchica, 'bisagna amrinuito credere in Lho". Se si collegano lo frasi dei due giovani, unite da un fila ideale a quell'appassionata perorazione del Nonno in difesa della “sua” gente, che costui promunzia nel colloquio col fra. iello Marco (una tra le più belle pagine del volume), ci si accorge come & parlare sia sempre l'antore: l'autore divenuto — come non mai — padrone di un penziero morale e politico, © assertore della sua ing altravoria una comruriane roman: iticà vasta, complessa, avvincente. Salvator Gatta descrivo uma grande Famiglia canavesana, chiusa come un manipolo fra le mura del palazzo aviîo, dl "Convento": la razza dei Riva, vecchia di appena quattro generazioni, figlia della montagna, discendente da un magnano ambulante, e divenuta dominatrice del canavese nelle banche, nelle officine e negli affari. È suoi componenti vivono come uma tribe Cha Ji regge © lî sorregge è il fimmiella maggiore, Giacomo, Costui comanda all'antica. colla forza: è un vomo laborioso © risile, che nella «ita ba due soli idali: il suo nome e la sua seconda moglie, la giovane Elizabeth, figlia di una aristocratica famiglia inglese. Pronio a intervenife nella init ogni volia che gli giunga notizia d'una debolezza è d'uno sbaglio, (Giacomo mon calla un giorno a minacciare uno dei suoi fratelli che vorrebbe rifiutarsi a soccorrere l'altro, il dis- sipatore: percht sc uno dei Riva pecca, il capo lo colpisce in cass, ma fuori lo difende più che se fosse innocente. In questa genere di protezionismo, di carattere volutamente massonico (Giacomo Ktiva è, infaiti, un potento Fratello, è un capitolo dol romanzo descrive una riunione al tempio di Ivrea) è la sostanziale debolezza della dominazione di Giacomo, Pur vi- vendo in messo ai suoi, il vecchio mon può comprenderne le deficienze morali e non sa correre ai ripari. E intorno a lui sa per crollare il suo edificio famigliare che non puo reggersi sulla sola forza del denaro. Elizabeth diviene l'amante, prima di un ulliciale degli alpia, poi di un nipote predileito del marito, Gerardo, quegli cho il Nonna avrebbe prescelto por suo successore al * Convento". Finché, per un tragico equivoco, l'animo esasperato di Gerardo ne arma la mana per vccilere Reberia, figlio adolescente di Giacomo e di Elizabeth. Cos la tragedia precipita verso l'epilogo: è #' innalza, L'omicidio è rimasto avvolio nel mistero. E° Gerardo che si confessa alla sorella Violanto; cd è Violante che rivela al Monno, nei giorni dell'estrema vecchiezza, il nome dell'assas simo, {Gerardo dava cspiaro là colpa allanianandosi dalla fas miglia: Elisabeth, impazzita, hon bornerà più al * Convento”, la vita nuova sarà dei giovani; di Violante. di Piero, degli alta. E aull'orizzonie di tuita quel monalo crallata per lee: cessiva fiducia nella sua forza materiale sorgerà la figura nuova li colui che sarà d'ora innanzi il capo perfenta della ibi: Leonardo, altro nipote di Giacomo, un sacerdote d'eccezionale cultura e di grande ingegno, nominato Vescovo d'Ivrea. La conclusione è spiritualisitta, come altamente spirituali» sica è — ripeliamo — tutta la sostanza del romanzo. E non occorre tessere nuove lodi per uno sentore che è al decimo volume di un ciclo fortunato. Ma si deve pur dire che Îl name lue è costruita e condotto dal principio alla fine con un'abilità narrativa, che se nel Goita non deve più rendere, la toc cato forse qui la sua massima ellicacia. Il rilievo dei caratteri, il colore dell'ambiente danno al quadro una vita ricca di au Eritione, © fanno ripensare alle maglioni pagine linche del Fi- aplio laqureto: quelle che fecero riporre ia Salwaior Goita le più alte speranze e che trovano oggi nell'arte matura dello scrittore, una solida conferma. Lna muova collezione si anmunzia al pubblico, sotto i più finti avipici: quella dei " Quesiror fasciali‘. Ne e editore il Bemporad. ne è direitore Piero Domenichelli. Editore e idea- tore si sont frlicomente accordati — si può affermarlo con sicu» rezza depo la pubblicazione dei primi fascicoli — per compiere un'opera editorialmente attraente e sostanzialmente utile e sana. #i tratta di una raccolia popolare, di propaganda: î aqua» derni illumrano "la grande epota che viviamo dal 1914 e che a buon diritto si può chiamare «poca musseliniana "i invitano & riflettere sulle realizzazioni già compiute e su quelle che il Fascismo sta per compiere: ollrono a eletti scrittori un cipe: rimento pratico di difliazione e di propagazione del pensiero. La collezione. che molio opportunamente si inizia con una scelta di scritti del Duce (Mianio della cafoni) tratti dalle note di trincea © dagli articoli apparsi sul ‘Popolo d'Italia " fra il igi e il igai — seritti ed articoli luminosi che mon hanna bisagno di commenti perché ormai appartengono alla sioria — lancia, tra i primi quaderni, due favorcoli di vivo interette: Afiizia di Renato Citarelli e I Principe Eeeckfaria di Giovanni Chiapparini. In sbfrlezio, il Citarelli dà un'interpretazione acuta è pro: fonda del movimento spirituale cho porto in Italia alla for mazione delle prime squadre d'azione e poi al costituirsi della Milizia Volontaria. Egli ricerca nel nostro passato quei moti genercai di popelo che sorsero più direttamente dal sentimento nazionale, è si riallaccia alle Compagnie di Ventura del sr colo MIV. La sintesi storica è rapida e opportuna ; il ludicole si legge con vivo piacere. Il quaderno del ERRE parini £ diviso in due part: la prima è costiluita dal quarto allo di un diamma “" Maccbravalli ", nel quale il Segretario Fiorentino annunzia l'idea del Principe, come sirabolo dell'unità mazionale, parlanda alle ambre di Romolo, di Cesare Borgia, di Alessandro Vie del Savonarola; la seconda parte illustra la fersida sita del mostro Poma Ereditario che # tempro nei duri anni di guerra, si irradio della luce della vittoria, & si avvia ora ai pui ali destini della Patria, La curiosa fusione delle due parti. la siorica e la moderna, è raggiunta felicemente, e dà al quadereo un vivace carattere di originalità. Ben si addice alla " Collana di Corallo * de " L'Eroica “* il nuovo volumetto di Ubaldo Riva: £a Caazone dell'Alpino. Erdiche possono infatti chiamarsi queste liriche di guerra: aspre. sirenate, selvagge. li Riva raccoglie in sei canti la sua nostalgia dei giorni di trincea quando fra una scalata di roccia e una beruta consolatrice in baracca, la poesia poteva aboo: giare improvesa e ingenua, libero sfogo dell'anima, È la “Canzone dell'Alpino " {ucarpan farmali, cwreallo fino...) come quella del “ Sacco di pelo" firasto e sanfe guaciplio di guerra) interpretano con ellicacia il carattere coraggioso e sognante del forte soldato della montagna, e fan ripensare a quei canti delle compagnie in marcia, che furono l'espressione lirica più pura della vita di guerra. Qgni rettorico abbellimento, ogni sottile laworio di lima è bandito dalle strofe del Riva! e, una volta tanio, £ lsene ché sia cos, d, fa

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Negli ultimi anni della sua carmiera il giudico Bernabò aveva realizzato due cocenti aspirazioni: irasferirai nella città natale è svi accasarsi con una concittadina, Era costei una re: dovella a nome Jola, bionda e grassoccia, soa più giovanissima, ma ghiotta ancora per lui, che — grazio al metodo con cui aveva governato la sua vita — na quaraniacisque anni si sen- tiva gaghardo © appassionala come a venti Ne aveva subito il fascino a prima vista, come spesso ac- cade, per concupiscanza. (Quando la scopri, Jole so ne stava seduta dietro la bussola del negozio presso il tribunale. Le sue gambo grosso © rotonde, ciondolando sotto le pieghe della veste, ostentavano un merletto che rigava la curva del ginoc: chio, A quello spettacolo il sangue gli dié un tuffo, e fu tal. mente preso # infocato, che se la sposò nel giro di cinque tntlimane. Andarono ad abitare in un vecchio edificio dove pure aveva la sia sode il Circolo degli Scacchi, per cui, trascorsa la luna di miele, Bernabò non aveva che da traversare la corte per faggiungere i compagni della ncapestrataggine giovanile, ora tramutati im eigen professioniati è accreditati commerciania. I fatto che il Circolo fosse là a due passi, induceva Bernabò ad attardarsi ogni sera più, dal momento che da casa l'avrebe bero potuto chiamare senza nemmeno scendere sulla via. Ba- alava allraseriare la corte. i poco a poco, rosicando ogni notte qualche minuto, il giuoco l'assorbi completamente. Inchiodato alla acacchierà, muto e assorio, le occhiaie livide, il tempo volava. Chi avrebbe potuto amuoverlo di lA) Spessa, equiralendosi il valore dei giuocatori, si rimandava il seguito della partita alla notte ap- presso: a meno che gli avveriari non avessoro preferito rimet- tersi al Presidente, il quale allora, d'accordo col Consiglio Direttivo, emanava una sentenza arbitrale che poi veniva esposta dietro una grata, nel quadro degli atti ufficiali. Cel inmpo Jole andò rassognandosi; più non rimproverò al marito i lunghi ritardi, più mon irrise alla stupida mania degli senechi; © cos Bernabò => null'altro avendo da chiedere alla vita — si ritenne un uomo pienamente scqdiafatto. E il rinca- Gio ri tare alle due, alle tre del mattino, insbetito ma pago, era ormai diventato per lui quella forma spuria di diritto, che lassù in tribunale chiamavano “Forza della consuetudine". Una sera sulla fine di marzo Bernabò usci di casa dimen» ticando il pastrano e attraversò il cortile straordinaniamente agitato. Al Circolo era gi atteso. e subito i soci più anziani lo trascinarono in un gabinetto dove il Presidente in persona, dopo avergli fatto firmare un documento, la incitb a lungo sospingendolo poi nella sala da giuoca. — Siamo nelle sue mani, Bernabo! Mi raccomando! L'a- nore del Circolo... Se tattavia Bernabò assaporava l'ambizione di cssero stato prescelto fra tutti, era peraltro ben conscio della responsabi» lità che gravava su di lui, per poteri ora pretontare al cam- pione del Club di Firenze con quel sangue freddo e quel dor minio di st assolutamente indispensabili a chi sia sul punto di cimentarsi in un torneo di tania considerazione. L'avversario attendeva ritto in un angolo. Sarrideva a tratti stringendo gli scchi dietro le lenti, scuotendo la La saffiregandosi il naso co suoi larghi polpastrelli. Disse: bi» comi", scoprendo le labbra umiicce, rovesciate, quasi staccate dalla bocca. I campioni sedettero l'uno di fronte all'altro scam biandos delle frasi cavalleresche; furono sorteggiati i colori; la partita incominciò. Erano le ventidue, e gli arbitri ne pre- iero nota nei loro taccuini. Bernabò mosse per primo. Ln pedone ruzzalò nella sca- tala del foreatino. Vi fu un sussurro. Bernabò spostò rapida: mente un alfiere. L'altro si raccolse un istante e fece fare un piccola passo a una torre. Allora Bernabo divenne cauto; sfiorò successivamente con l'indice un cavallo, la regina, un alfiere, una torre; rillettt tenendo sospesa la mano sui perzi e infine spinse all'attacco il cavallo di sinistra. Un secondo pe done passò nella scatola del forentino. Bernabò, pronto, ri. spose impadronendosi di uma torre. L'avversario si succhiò la punta di un dito, lemizo Lemme afferrò un cavallo e lo lasciò cadere con cautela nella sua scatola.

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dl Un nuovo mormorio si sparse all'intarno; gli arbitri inter- vennero; i giuocalori puntarono i gomiti sulla iavela. Do una lunga pausa i persi bianchi e meri ritomingiarono a gio- strare sulla scacchiera che andava scoprendo le sue diagonali; manovre, però, sempre più astute e prudenti. Improvvisamente le dita del fiorentino raccolsero una torre bianca e spostarono un alfiere nero. Poi i suoi labbroni si ro- = Scacco alla regina! Segui un silenzio drammatito. Tutti allusgarono il collo verso la scacchiera, levandosi sulla punta dei piedi, stupefatti: nom era trascorsa mezrr'ora dall'inizio. — Monfacciano apprezzamenti! - ordiatil direttore del giuoco. Th apparenza la calma tornò. Bernabò fissara un cavallo le cui frage aprivano due buchi neri nel legno lucidato dall'uso, e, incantato, tormentava l'un: cino dei suoi baffetti da topo. Mosse alla Ene il pezzo con un soprassalio, Il forentino rispose con calma. Si manorrò, si cas racollò, si giostrò; scomparvero pezzi da ambo le parti, e an- cora, cupa, risuonò la minaccia: = Scacco alla regina! (Questa volia Bernabò si rows conto del disastro. Un finale di cavallo e re contro re e pedone: situazione asoluiamente nuova, è che in quattro mosse l'avrebbe inchiodato a scacco matto, Volla tuttavia buitarai alla sbaraglio, spendere l'ultima probabilità sino a che il forentino non avesse pronunciato, con le size labbra insalivate; la parola della disfatta. Solo allora, gonfio di vergogna, si levò; e con gli occhi pieni di mebbia, sordo ai richiami degli amici, insensibile a tutto, fuggi. Scendendo le scale riavonne dallo stordimento, L'umilia- zione e lo scorno andavano tramutandosi in dispetto e collera. Malediva l'avveria fortuna che avova distrutto in un'ora una fepolazione guadagnata giorno per giorno, lentamente, con'dura fatica; fremeva al pensiero della disistima e forsanco del di- leggio che l'attendevano. Non senza rammarico pensava pure alia sua Jole, tuita scola nel letto nu miale, iacmbrafa allatpatsione che ila lo rovinava, posposta a una mania È buffa e seeéca; alla sua lole ras «ij segnata alla solitudine con una man i se la ialtomiszione adi cial sala ara apprezzava il significato. Era de ii i i i Era AO J Vira, «fa monangzia, Ch, per l'avvenire come se la sarebbe accarerzaia... La sera sarebbero usciti insieme a passeggiare sotto le loggie di piazza, ripassati davanti al negozio dov'egli la “scopri”, è poi l'avrebbe fatta sedere ai tavoli della birreria, dova Jole avrebbe potuto pavoneggiarai ne' suci abiti chiari di primavera... Attraversando la corte fu investito da un rovescio di pioggia. II cielo era solcato da lampi, il tuono rimbombava, l'aria odo- rava di terriccio e di erba. Allora wi ritrasse volto il porticato, mo segui il giro, infilò la scala e raggiunse la porta del suo appariamento, Cra bisagnara aprire con cautela, acirmolare in punta di piedi nella camera da letto, svestira all'oscuro, e, seneca destarla, allincarii sotto le lenzuola al hanco di Jale dormiente. Ma non trovò la chiave: l'aveva lasciata nella tasca del pastrano che l'ansia della maledetia gara gli aveva fatto dimenticare in casa. “Nel primo sonno... — pensò rabbrvidendo di freddo ed siltando con la mano sul cordone del campanello. — Eppure non cè che fare. Bisogna svegliarla, poverina... A quest'ora.” Un tintinnio si fece udire dietro la porta, Bermabi atteso col finto sospeso. ll bagliore della folgore illuminò la targhetta su cui era inziso il suo noma; pei l'invetriata della finestra, che dal pianerottolo guardava sulla corie, tambureggiò come sotto l'arpeggio di una mano, La pioggia ripreie a scrosciare. Di muovo Bernabò scosse il cordone. Era un weochio cor- done russo, pieno di nodi, che avrebbe potuto servire per una campana, Lo scosse ancora, con maggior forza: e nulla. Al- lora, fra stupito © allarmato, iuonòb a riprese, com atrapipi violenti. Lo scampanellio sembrava giungere da corridoi lon- ianissioni, serpeggianii salire a faghe di atanze disabitate. Finalmente si udi un gemito, — Tele... — sussuliò. — Sano ia... I lamenti ti avvicinarono, delle pantofole siraicicarono sul pavimento, dietro la porta: un chiavistello cigolò: 11 battente s socchiuse e una forma umana apparve nella penombra. — dihi.. Ahi... Ch, come sallrol! Che fortuna che tu sia larnato... com presto... Bernabò balzò verso la moglie che si reggeva con una mano alla mentre con l'altra andara raccogliendo le pieghe dell'accappaisio che le scivolava giù dalle spalle e dal senò - Mi agmbii Bmerie,.. = Ermeràa la poveretta, — Ua soc corso... presto!... Un medico... Egli la chiamò benetà monte i home, ilivà, irc valle consecutive. — Che bai? Cos stato? Parla, anima mia. - E' qui. qua — è lJole si toccò la alomaco. — [begli uncini, come un artiglio... una bestia che mi dilama..,

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43 Bernabò non vide più nulla, perse la ragione, scattò come spi- ritalo. — Un medico! Ci vuole un medico! Ma tu. > e fe' l'atto di sorreggerla © sospingerla. — Ta devi ricoricarti subito... Rimet terti in letto... Andiamo, ti reggo ia... — (irarie, grazie... mi lraacinerb da sola... Com dal medica... corri... mi stnio morire... — è, Comè a do spingerlo, protese il seno semisco- perto, fremente. In quell'ansia disperata Ber- nabb ne aspirò il profumo carnota, ne indovinò tepore e dolcezza, e al sola aliorarlo un brivido gli traverab le ossa. Si ritrasse come abbruciato, =— Vo' e tornò — gridò, — E' vicinitiimo! - Prendi l'ombrello... — lo trattenne Jole scostandosi dal vanò della porta. — Il pastrano... = continuò cercando a tastoni gli oggetti nell'attaccapanni ch'era li presso; glieli perse in fretta e rinchiuse la porta. = Fa presto, caro, fa presto... Bernabò si slancio giù per le scale tutto intenerito. “In quello stato si preoccupa di me., — pertò, — L'ombrello, il pastrano, perchè non mi buschi un malazno, Che attenzioni... E lei stessa, loi stessa... Ma cho cosa avrà nello stomaco?” ladoasò il pastrano, aperse l'ombrello è affironiò risoluia» mente il temporale, Correva coll'ambrello brandito come uno scudo, andava incontro allo raffiche che gli fruatavano il viso, eccitato dagli spruzzi, sprofondando le scarpe nelle porzan- ghere, in merza alla contrada deserta: ma il Bato gli a'in fia sava n ogni passo, lo solfocava, gli mancava; sentiva che le forze non l'avrebbero più sostenuto e si fermo Quando riprese a camminare i polpacci vibrarono come per staccarsi dall'osso; il sento gli tagliava la Faccia. La casa del medico già si scorgeva, laggiù alla svoliata, con le sue ringhiere è le periiano verdi, a due file. I ciliegi dell'orto fischiavano tohmwsntati dal turbina è avettavano su l'orlo del muricciuola. Bernabò si nccasciò sfinito contro la porta che si aperse subito. La veechia lo riconobbe, l'inirodusie in vna stanza del pianterreno e sali a destare il suo padrone. Egli depose l'om- brello ia un canta, abottonò il pastranòo, ne ripiego 1 baveri, ne sollevò un lembo. = Verde? = ii domandò ad alta voce. — Un pastrano verde in casa mial Sa lo a6là, lo sollevò sotto la lampada, lo palpò, lo Lasciò cadere sulla tavola. Èra proprio verde, di “stola Fig derato di seta, Un portafogli scivolò fra le pieghe. L'apri. Caddero delle carte, uma busta chiusa... un fascetio di banconote... dei bi- glietti da sisita... Uno, due, dieci nomi uguali... In quel mentre il medico comparve sulla porta tutto pesto e arrulfato, barcallante dal sonno. EZIO CAMUNCOLI

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Francesco Trombadori : Nalura morta. ESPOSIZIONI ROMANE Brutto quarto d'ora passano adesso le esposizioni. Tocca dire che sono inutili, anzi improvride e dan- nose manifestazioni per le arti. Si depreca la loro frequenza, si deplorano è quasi violentemente si rim» proverano loro le somme — pur così stentate e magre — che stillano con paterno contagocce il governo è gli altri poteri pubblici per qualche sussidio 0 qualche acquisto di quadri e statue, Si dice cha bisogna "avvicinare l'arte alla vita", e che le esposizioni sono: in prima, accademie, ciot arte in astratto, senza precisa destinazione pratica; in secondo luogo, fomite di dannazione, perché stimo- lano e urgono l'artista a produrre di più, più presto, Quanto alla seconda accusa, Iddio volesse che così avvenisse in Italia, e che la nostra produzione intel- lettuale assumesse un ritmo di più alacre fervore co- struttivo. Chi ci libererà dal pregiudizio romantico della ispirazione e del cr gt Chi ponza il ca- polavaro, la generale, o esso partorisce lo Zero, delia chica iere da patti e un ridicolo topo. Le abborracciature frettolose, le improvvisazioni su- perficiali dipendono dalla superficialità del tempera» mento dell'artista, non dalla velocità e men che meno dall'accanimento del suo metodo di lavoro. Solo a forza di lavorare disperatamente molto, si finisce con l'affinare e a profandire il lavoro, che diviene buon lavoro, e ne gli esseri eccezionali talvolta anche ca- polavoro. In non ultima analisi, la forza di lavoro eccezio» nale è una delle prerogative del fecondo ingegno € del genio: è quella “lunga pazienza ” senza la quale a nulla si riesce di buono è di grande. Talvolta ap- pare al pubblico solo un filo sottile è purissimo d'arte, ma si può star certi che è la quintessenza palese di una enorme mole di occulta preparazione. Dal pie- distallo degli innumerevoli volumi dello ZibafFane on Leopardi rastrella gli smilzi volumetti delle terzi e delle Poesie. A questa illuminata lacerazione su non si giunge se non attraverso il groviglio e i far vaglio di quella greve e ponderosa fatica diuturna, liberatrice di savorre e scorie impure. Lo spingere i pittori e scultori italiani ad arra- battarsi n cla competizione con i colleghi attraverso matita, celeri e scalpello — cioè attraverso i fatti — più che attraverso parole di invidia o maldicenza, sarebbe già merito non piccolo delle esposizioni molte e diverse, E chi mai si logorerebbe nelle fatiche dello spirito senza lo stimolo dell'emulazione è della giusta ambizione? Ricordate la lode del Brunelleschi per Firenze, capitale artistica del Rinascimento, dove con- tinuo è il pungolo dell'emulazione, mentre altrove, in provincia, l'actiata impigrisce e si addormenta. Pre- rogativa gloriosa di Parigi, l'essere stato questo centro di fervore nell’ Ottocento, anche in grazia delle sue mille e mille esposizioni, E tutte le Fasi sulla lenta elaborazione a erre dai sublimi pensamenti sono alibi della pigrizia. L'arte non si misura dal tem materiale che occorre a elaborarla, bensi dall'intensità To) profondità del risultato a cui giunge, e di cui ci si rende degni con l'allenamento e la disciplina perse- weranti, Perchè mai pittura o scultura dovrebbero formare eccezione — esse sole — alle leggi che rego» lano tutta quanta la vita morale degli womini? E che cosa vuol dire “avvicinare l'arte alla vita"

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kia À ] Qur PE alta wi ti Fili di, La ne pile li Leonetta Cecchi se non darle uno scopo e una destinazione d'uso pra- tico, quale possono avere solamente le sue forme ap- plicate e decorative? Nessuno sostiene con ciò che siano forme trascurabili. Meglio un eccellente arti» giano o anche un mediocre artefice che un mediocre o cattivo artista, Tutto questo però non toglie che Pieraccini: Pia. le supreme dignità e gerarchie dell'arte siano le sole forme disinteressate. Le quali una wolta si raggiun» gevano, è vero, attraverso la destinazione architet- tonica d'insieme, per la pittura come per la scultara, ma solamente nelle grandi fabbriche collettive: il tempio, la reggia, il palazzo. E non sono forme ae- Carlo Socrate: Paesaggio.

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di cessibili al pubblico, che può invece comperare e go- dere nella sua casa o nel piccolo appartamento qualche elevata forma di bellezza con la statua e il quadretto, Lasciate che esso vada alle mostre a vederselo. E il Governo eserciti l'innegabile diritto che ha a disci pure anche questa materia, attraverso una forma i astensione, non di proibizione diretta: limiti il suo sussidio (come del resto già è avvenuto e avviene) a poche importanti manifestazioni nazionali, All'iniziativa privata l'aiutare, o il non aiutare, le altre, Mon ancora intesi alcuno protestare, per esempio, contro la troppa carta stampata dei cumuli di riviste: ogni momento ne esce una nuova, doppione delle pre- cedenti. Perchè tanta fobia per gli innocenti quadri e le statue? Tutto si potrà rimproverare ni poteri bblici italiani, non certo il troppo mecenatismo verso ‘arte moderna. E d'altronde, anche materialmente parlando, non fossero stati mai investiti peggio che in tele, marmi e bronzi i denari dell'erario, che nelle gal lerie fruttano ogni anno milioni di biglietti d'ingresso! Ecco qui per esempio la Società degli Amatori © Cultori a Roma aprire la 65° esposizione annua E appare oggi più severa nella scelta delle opere che non fosse qualche decennio or sono, e più volonterosa di assumersi il rischio di esporre fi nuove, Luigi Trifoglio: Frort. Undici artista del “ Novecento italiano" vi hanno raccolto le loro opere in due armoniose sale, impor- tanti e interessanti per diversi ordini di ragioni, An- zitutto, ognuno di loro si mostra in significativo pro- gresso, dal metodo e dal programma, dallo schema scolastico, verso la libertà dell'arte e della disciplina serena, divenuta intuito e per alcuni raffinato istinto. Questo progresso è sopratutto notevole nella Natana morta del Francialancia, e nella Stozioncina italiana di Francesco Trombadori, pittura senza pretese, sem- plice e chiara. Esprime un sottile rimpianto che ognuno di noi ha sentito, quando la geometria mec- canica di stantufli, ruote e rotaie sospinge werso l'ine- sorabile prestabi lito, laddove la rorid i iracheni del paese seduce alle soste della impreveduta felicità. E Carlo Socrate nei due Nudi si affranca dallo scrupolo di una penosa tecnica, e con brivido di commozione restituisce anche il brivido dell'atmosfera alla sua pittura, per troppa preziosità divenuta glaciale nel- l'aria rarefatta. Luigi Trifoglio, Amerigo Bartoli e la signora Leonetta Cecchi, più vicini ancora all'impressionismo, tuttavia serrano il vero con sempre crescente nitidezza nelle precisioni della forma. Gilberto Ceracchini e Virgilio Guidi lo inquadrano nella composizione, con arte che sempre più aspira alla purezza dello stile e

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Guberto Ceracchini: Sacra Famiglia

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Virgilio Guidi: Guulielia. vi si avvicina, Il Ceracchini parte da un senso vasto e monumentale della composizione, al quale non sem: De: gli bastano le forze dello studio e dell'esperienza. iù capace e sicuro di st, saprà evitare certe cru- derzze di colore e povertà frammentarie del segno, quando avrà maggiormente studiato, Assai matura invece è l'arte del Guidi, lucente colorista, disegnatore di originale e signorile delicatezza, la cui pittura ha bisogno soltanto di affermarsi con più incisiva auto- rità per divenire potente. Già essa possiede quel segno d'arte superiore che è il mistero, Il senso del mistero e la forza di una composi» zione plastica serrata e sobria distinguono anche lo scultore Quirino Ruggeri, che per la prima volta espone in questa mostra, e si palesa verace artista, scultore di razza. Troppo oggi usa parlare di "tra- dizione” e di “ italianità". Sono due bandiere sacre, l'abuso delle quali fastidisce e indispettisce, Tuttavia guardando questa modellazione di sintesi e di tutto tondo, a piani architettonici, non frantumati nè ri- camati in particolari inutili, ma rinchiusi nel blocco di una geometria essenziale, non si può non risalire col pensiero, dai romanici, oltre i romani, sino agli etruschi del grande periodo arcaico.

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Quirino Ruggeri: La vedova. Gli altri due scultori della sala sono Romano Romanelli, incisivo e penetrante modellatore, e At- tilio Torresini, dalle attitudini plastiche dolcemente elegiache. Talvolta anche troppo dolci. Il Torresini deve guardarsi dal cadere n e come il Romanelli dall'esagerare il carattere delle sue figure sino al grottesco caricaturale; come il Ruggeri deve stare in guardia contro le semplificazioni troppo pigre e troppo rotonde della forma, ridotta a schema cubista. La foce del Cinquale di Carlo Carrà, un paesaggio lagunare dai snpienti disfacimenti cromatici, a striature patetiche, quasi morbose, di rosso di rosa e di verde; il nitido Fiale dalle Acacia di Domenico Colao; aleuni studi e visioni di Posssggi di Santagata, di Guerrini, di Pirandello e di Cascella; un paio di tele del mi- lanese Donato Frisia, completano il novero delle opere di avanguardia, insieme con la raccolta di Autratti e altri quadri di Nino Bertoletti, e con l'A vente, una graziosa composizione di oggetti della si- gnora Pasquarosa Bertoletti, a tinte fini e fredde, tenuissime. Tra gli scultori, sono i romani Cataldi è Prini, e uno sconosciuto, vigoroso intagliatore in legno, Fran: DESsSCO Falcone. Duale di TE poter lodare qualche animosa statua di Arturo Dazzi, il quale fu male consigliato a esporre invece una serie di Mistgni di nudo, grandi cartoni molto abili ed evidenti, poco ità» teressanti e privi di ogni personalità di segno. Grande onore si fanno le Comunila artigiane con la sala allestita in comune: sopra la bella tappezzeria di seta, francamente e gustosamente neoclassica di Guido Ravasi, sbocciano i calici violacei, d'ambra o verdolini, delle wetrerie Cappellin di Murano, è sine corniciano i ferri del Rizzarda. Due è tre vecchie opere del Prewiati, e tre re centi tele di Antonio Mancini, prestigiose e superbe, riconducono il pensiero a quel grande scomparso, a quell'altro ua e vecchio, wivente maestro. MARGHERITA G. SARFATTI

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MENTRE TERMINA LA L'importanza del Teatro La Scala di Milano è tale, che si potrà comprendere senza fatica, come sembri necessario, mentre la stagione lirica di quest'anno volge al termine, riassumere, non in cifre o in date, ma in risultati d'arte il valore che la stagione ha avuto e le situazioni per l'avvenire, che si delineano, Durante questa stagione si è potuto, dunque, te- mere che fosse al fine il maggiore decoro del grande tentro lombardo, derivante dalla direzione orchestrale di Arturo Toscanini. E" il pericolo cessato? Augu- riamo e speriamo, Qualunque sia il giudizio che, sotto voce 0 ad alta voce, gli uni e gli altri credano di poter fare del temperamento egoistico di questo nostro mirabile direttore d'orchestra e delle esigenze spirituali che esso determina, nessuno può e potrà mai negare, che oggi Arturo Toscanini è il più illustre dei direttori d'orchestra che l'Italia possieda. Vi è, anzi, chi af- ferma che egli possa essere detto il maggiore direttore d'orchestra vivente, e non pare esagerazione il dire ciù, Fu così, che no tutti provammo un senso invin- cibile di pena, allorché il Toscanini abbandonò la bacchetta a Milano, e quando dall'America del Nord giungevano notizie che mettevano in dubbio la sua resistenza intellettuale al lavoro, Edé così, che tutti i veri amatori dell'arte musicale provarono, in Milano ed altrove, una profonda compiacenza, allorché, tor- nato in Italia, Arturo Toscanini, con una attività intensa, pose in iscena nuovamente alla Scala pa- recchie opere e ci diede un capolavoro di perfezione estetica nella direzione del Fidelio di Bisctlionen. La stagione teatrale, che era stata preceduta dalla esecuzione delle Nove Sinfonie, ebbe altre quattro sere di splendore, quando tornò — interprete miracoloso il Toscanini — a dominare gli spiriti il genio immatr tale del sublime maestro tedesco. Ma altre serate furono notevoli, e non devono essere dimenticati, per un'onesta lode, i nomi del maestro Panizza, che condusse ad un meritato sue- cesso l'opera nuovissima del maestro FPedrollo PDelilta e Castigo, degna di essere annoverata fra le poche ereazioni liriche, nè gelide, nè volgari, di questo non fortunatissimo periodo della musica italiana, e del maestro Viotto, nonchè del Maestro Santini. Diventata una consuetudine per la Scala la rap- nresentazione integrale del cielo wagneriano dell'Anello dei Nibelungi, si è rivelato ancora una volta che il culto dell'arte straniera, quando questa è veramente grande, non è ostacolato fra noi da nessuna miope ed avara xenofobia estetica. Ma l'italianità musicale ha avuto sere, che pos- sono pure essere ricordate con molta compiacenza. Si allude al fascino, dimostratosi intatto, della £Lacia del malinconico e ispirato Donizetti, nella suggestione canora del FPertile e della Dal Monte, nonchè del Nerone è della Turand di Giacomo Puccini, ed al fatto, che del Puccini in questa stagione alla Scala venne rappresentata, sempre con pronto richiamo e sicura suggestione, dopo la Hobfme e la Auttenîity, la l'osca, « che ogni opera pucciniana, dall'appassionata Manon Lescaut alla raffinata tragedia, di cui lo sfondo è cinese (ed il colore spesso un poco debussista) su- scita sempre una commozione delicata, sia che Mimi pianga il suo spasimo di morte, sia che la crudele principessa lontana, feroce d'orgoglio, causi la morte della dolcissima Liù. 49 STAGIONE SCALIGERA Saremo accusati di eclettismo, se rammenteremo ora le giornate direttoriali di Pietro Mascagni, la travolgente freschezza impetuosa della sua Casalleria Muslicana, è le due rappresentazioni {chi sa perché soltanto due) della sua inte? i No, perché non è un eclettismo soverchio, che ci muove, ma il desiderio, giunti a questo punto, quasi di terminare le lodi, non per alludere, un'altra volta, allo strazio giornalistico della Madime de Challoai, del maestro Guarino, o per dolerci che di Giuseppe Verdi si sia voluto risuscitare, vitino ai capolavori veri, quel fastoso Mon Carles, che forse un capolavoro vero non è, giacchè il giudizio sul passato non giova, se non serve alle opere per l'avvenire ed ormai è inutile indagare quali siano state le cause che hanno determinato certe preferenze è certe lacune (tutto Bellini trascurato, ad esempio), ma per significare la nostra speranza, che si ripeta l'anno venturo la chia- mata di Pietro Mascagni alla Scala, o che almeno, con la sua direzione 0 con altra, egli ottenga una più ampia partecipazione agli spettacoli scaligeri. Sarebbe molto strano, dopo che il Capo del Go- verno italiano ba incaricato proprio Pietro Mascagni di rappresentare a Vienna la musica italiana nelle onoranze internazionali al genio di Beethoven, e, dopo che il Duce lo ha voluto solennemente ringraziare, proclamando a ragione la italianità della sua wita è della sua arte, se dovesse sembrare fisso ed immuta- bile in Milano quel logoro pregiudizio, per cui alcuni asseriscono che Fietro Mascagni non viva musical- mente se non nelle pagine della Chimallenia od in alcune dell'irt, quest'ultima degna, anno per anno, soltanto di due 0 tre esecuzioni al glorioso teatro di Milano. Pietro Mascagni è anche l'autore di quel delizioso e fresco Amico Fat: che schiude le anime ad un senso primaverile tutte le volte che lo si ascolta ed ha scritto cal Ratelif, unà. partitura di formidabile ispi= razione, che la Scala può mettere stabilmente nel suo repertorio, ed avrebbe diritto che salissero al palco- scenico scaligero per una prova nuova Le Masebere, dove c'è un senso di satira musicale, che non fu com- preso fino ad oggi, oc i trilli della soave £Lodalelta o 1 grandi quadri della Parimna, e in omaggio a Gabriele D'Annunzio si è ospitato alla Scala quel Martino & San Sebastiano, che non credo sia ridesi to per l'avvenire da molti, non comprendo perché non si debba riascoltare invece la Parisina, in cui si sono fusi i due temperamenti ita» liani, che sono più diversi, ma che possono dare la sintesi più interessante della latinità: la sensualità raffinata di Gabriele D'Annunzio, interpretata dalla violenza umana di Pietro Mascagni. Se Arturo To- scanini volesse essere l'animatore di questa resurre- zione, potrebbero finalmente rivelarsi una forza ed una malia, che il pubblico italiano sarebbe poi lieto di aver constatate. Ma perché non si creda che i nostri accenni deb bano fimre anche questa volta in una poco ascoltata apologia delle creazioni mascagnane, v liamo qui fare ammenda di un errore, in cui siamo caduti, scrivendo due mesi or sono, che il maestro Ferruccio Busoni era nato di madre tedesca. Da Empoli, città italianissima, che al Busoni ha dato i natali, ci è stato documentate non solo che il Busoni fu di madre due volte italiana, perché triestina e fervente cultrice della sua venezianità, quando su

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S0 (li interpreti del Falstaif I, M. Ferraris (Nannetta}. Trieste .sventolava l'onta del giallo e del nero nei colori della bandiera austriaca, ma che a questa sua italianità Ferruccio Busoni teneva moltissimo, tanto che spesso, dovendo pubblicare le sue opere in Crermania, dove prevalentemente visse, firmava in italiano * Ferruccio Husoni da Empoli”, e che, se alcuno lo rimproverava di aver amato troppo — ad esempio — Seba- stiano Bach, rispondeva che egli, però, adorava il Palestrina: "Mi accusano di essere troppo tedesco nel gusto e nella coltura e nella Ernesto Badini (Ford), E. Corazza ((fmcebliy) Nel centro: M. Stabile (Falstaif). vita — diceva — ma mentre io faccio l'italiano in Germania, ci sono molti musicisti 0 musicomani italiani che fanno il tedesco in Italia". I tedeschi stessi, che, quando davano notizie dei trioni pia» nistici del Busoni, settenne, & Vienna ed a Gratz, scrivevano che egli poteva essere detto il Mozart italiano”, e che alla fine della carriera artistica del Husoni, morto il 37 luglio i24e hanno seritto che, dopo il Liste nessuno aveva arricchito l'arte piamistica quanto lui, per le re-

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sl Ferruccio liuysoni. centi rappresentazioni, avvenute in Germania, del- l'opera sua, in cui è ricantata la leggenda del Dottar Fausto, hanno confessato che, se Ferruccio Busoni doveva qualche cosa, per la purezza austera della sua ispirazione, al genio esco, innegabile era che egli nelle sue pagine musicali riscaldava questa purezza con l' impeto appassionato della fantasia italiana. E' stato scritto in Germania, che il Dottor Fausto del Busoni si riallaccia, per nobiltà di creazione, al Parsifal di Riccardo Wagner, ed un comitato di am miratori internazionali del maestro empolese ha rac- colto in New Yark i fondi per un monumento, che si discute se debba sorgere ad Empoli, dove il Bu- soni nacque, od a Filugia: dove diresse il Liceo Musicale. Noi al auguriamo non il solito piccolo monumento, ma qualche onoranza che giovi ad aumentare la col- tura della divina arte dei suoni in Italia. E, perchè l'ammenda del nostro errore verso il Busoni sia com- leta, in omaggio a questo artista italiano, che, nato in Toscana, aveva appreso dalla madre la parlata triestina, ed amava esprimersi venetamente, quand'era più galo e più felice, ci permettiamo di formulare, anche, questo forse non inutile augurio: che il maggiore teatro lirico milanese faccia conoscere, l'anno venturo, in modo degno, qual'è la interpretazione, che del ca- polavoro goethiano, del Faust, ha dato questo musi- cista d'Italia, Per lui, fino ad ora è stata troppo più materna la terra d'Arminio, ché quella di Dante e del Palestrina! Per il Busoni come per Pietro Ma- scagni Milano non dissomigli tr o da Roma, dove il Poca del Fascismo ha già palesato in modo non dubbio la propria vigile attenzione di supremo difen- sore d'ogni gloria della Patria. INNOCENZO CAPPA

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I NOSTRI ATTORI GIULIO DONADIO Solitamente il sapor regionale, che sale istintivo dal fondo nelle frasi più concitate, dona all'attore italiano una ei costica che, sfruttata con parsimoniosa saggezza, e con prontezza e con equilibrio, può dirsi irresistibile. I momenti comici più fortunati di Antonio Gan- dusio rivelano, nella stridula asperità degli interroga» tivi e delle disperate sorprese, un accento veneto, anti Dina Galli deve la pronta e miracolosa ilarità suscitata da certe triestino, nativo e divertentissimo. Così sue parolette tortuose o da certe interiezioni pronte è fugaci, alle cadenze create per la tradizione più ri- danciana dalla comicità meneglina. Giulio Donadie — perbacco — è napoletano: e non si discute, Nella maschera, nei toni, nell'aggres- sività, nella tracotante spavalderia, nella passionalità vulcanica, nella guardinga ambiguità dell'insinuazione ironica, nella felina movenza dell'agguato, appare sulla scena napoletano tutto, dalla testa ai piedi. Ma questa impronta schiettamente dialettale della sua arte non serve a mettere in luce che rarissimi momenti comici. Fondamentalmente è drammatica: ed è di una efficacia drammatica miracolosamente singolare. Bruno e truce con due lampi attraverso gli occhi e la lama di un coltello fra le labbra serrate, par che cammini cercando l'equilibrio sulle anche e che cerchi il bersaglio di un cuore nemico da spaccare, mentre la mano, grattando la nuca, fa lentamente scivolar sulla fronte e sulle ciglia l'ala del cappellutcio da ca- morrista. Così noi abbiamo veduto vivaci e suggestive certe macchiette di Raffaele Viviani: e l'indole, in- dubbiamente, dei due attori è identica. Ma c'è in Donadio una costante volontà di affi- narsi che intona subito il suo accento e la sua figura nel quadro della commedia italiana, Se il personaggio richiede colori tipici e cadenze partenopee, come, per esempio, quel Vesuvio di Mae siro Landi, che fu una indimenticabile ereazione del giovane attore, ne balza un rilievo quasi caricaturale: ma, a differenza delle altre caricature di Viviani, c'è nel color terreo, nel guatar doloroso, nel meditare ac- corato di Giulio Donadio qualche cosa di umanamente più completo, o, per lo meno, più complesso, che pone subito il personaggio in un altro piano d'arte inter- pretativa, Cominciò giovanissimo. Tentò subito ardimenti, trapassi improvvisi, giochi di forza nervosa, balzi di felina è aggraziata e prepotente conquista, che lo re- sero immediatamente noto. Pallido e buono, con il sorriso aspro € lucido dei bei denti aguzzi, focoso e sommesso, violento e romantico, con un palpitar di sensualità sulle ciglia lunghe e sulle narici sottili, fu l'attor giovane ideale di quella commedia tipicamente maschia degli ultimi cinquant'anni. L'accento meridio- nale dava alla sua recitazione una robusta e nativa possibilità di scandire, di incidere, di scolpire nella battuta il proprio pensiero. Da Sardou a Bernstein, da Niccodemi a Forzano, indossò il costume e indossò il frak sempre nel fuoco di quella identica intensità drammatica che raggiunse i più tesi ardimenti perico- lando con magistrale perizia fin sul limite del grot- tesco. E sempre trovammo Donadio generosamente completo in ogni creazione, disposto a donar tutto di sé stesso nell'impeto di ogni recita, inconfondibilmente aspro e limpido e battagliero. Ora s'è posto al fianco di Tatiana Pavlowva, Nei compassati esperimenti di un teatro novo, o tortuoso, e cerebrale, di eccezione, questo foco partenopeo ha dovuto contenere non poco le altissime vampe im- provvise per non incendiare i mille fronzoli di carta» pesta. Miracolosa proteiformità dell'istinto artistico latino! Donadio s'inquadra nella commedia russa con una barbetta rada, con riccioli strani, con occhi birci da accattone dell'albergo dei poveri: e par che anche la sua parlata si stemperi e inciampi e non ci sia mai stato in Italia attore più nordico di luil Gli impeti spavaldi diventano pause, attraverso le quali quel nervosismo caratteristico, caldo e incontenibile della sua natura vulcanica, si fa pauroso, come per un sot- tile tremor di freddo e di miseria. Da Corfenani a Cocalleria rusticana, a Breebard ad una scena lontana, che è chiara e indistruttibile nella memoria, del Rifugio, Donadio parve monocorde: in- teressantissimo, sincero sempre, sempre colorito, ma simile a sé stesso. Ora ad una svolta brusca non in= ciampa: non apparve un attimo di esitazione nei lumi della mbalta. Creò un grottesco re da burla, con barba di lana e corazza da sommergibile d'alto mare, per La dana sullo sendo, con accenti di una indovinata

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53 Giulio Donade. e marionettistica gravità lirica, che destarono la me- ritata ammirazione di un uditorio un po' inquieto, a dire il vero, e distratto, Altre prove lo attendono sulla nuova strada. Ma non sembrano ardue per lui che s'avvia incontro a tutto e a tutti con la stessa franca e coraggiosa di- sinvoltura con la quale ha voluto sempre affrontare la vita, La vita per lui s'è compendiata in un rab- bioso, frenetico, ostinato, febbrile sogno d'arte. Wide i lumi della ribalta la prima volta e ne conservò il UPat Clelia) riverbero tenacemente negli occhi neri. Quel riverbero certe volte parve un riflesso di lacrime: e forse erano lacrime autentiche che le delusioni, le rabbie, le at- tese oziose ed anche le dure privazioni spremevano. Ma i denti aguzzi e bianchi sapevano mordere il do lore e ucciderlo, sapevano ridere: mentre il cuore non disimparava a sperare. Ora la méta è prossima, E i lumi che ardono sempre si stringono intorno a lui sul pateoscenico per chiudere una meritata corona di fuoco, di fi

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a pa nil Srgigta ittra della Faba mm mercante di Bra è È iher ala “DL cominci. la divi a de Î signo e doni bit birra a Pap presentata con grane de successo, II primo a sinistra è Sergio Tufano, dulort # inberprifà, mella pali di Bomaebéniura SUCCESSI TEATRALI A MILANO dl rando Fal ami # Paola Barboni im Dietista iù Castigo di A. Rossato e Gian Capo, recitata con lietizsimo esito al Filadrammatiài Una serva ali 7 Giochi al Castello" alli Fi. Malnar, altro felice successo della com pagata Allmirante-Rissome- Tofano. la 55 5 A ir] i n | MI]

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Statua indorata rappresentante una dicenità tibettana {Peepeietà V. Ferretti)

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a - emessi © "or “inn Mn TE = = — mn x be rappresentazioni classiche al Teatro greco di Singensa. Sopra: Sdf. il Rie assiste 09 una recita. 55

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COMMENTO ALLA MODA (Disegni di Fabiano) Non si può dire che le signore consumina oggi troppa liancheria. ma come il cielo di Lombardia, css è in come penso molto bella quando # bella... se c'è, il che È qualche volta dubbio. Fine, delicata, fragile © vaporosa, segue anch'essa la moda. e ogni gioran più da vicino. Indumenti segreti o pa lesi finiranno certamente col fare sirada insieme. E” precisamente per questo ‘che se una velia nei corredì si contavano a centinaia i capi di biancheria (anche vivendo gli anni di Matusalemee, la aposa non doveva pensare più mai a provvedersene) corà invece finiremo a non preparare che la biancheria necessaria per una breve stagione. come i vestiti, I genitori fedeli alle tradizioni # adatteranno al cambia. mento. Non c'è proprio gusto a buttare dei saldi in roba che la sposa non vorrà più vedere dopo tre mesi. L'ultimo ritro- vato © infatti questo, che ogni vestito deve avere la sua col. lezione po dp Ro molto ridotta, ma tagliata sugli stessi modelli e negli stessi colori per evitare dispiaceri all' eschie di chi ciserva. E poi venitemi a dirne che la nostra generazione è imbottita di egoismo. Chi vede una donna di cleganza impeccabile, guarda con piacere l'insieme senza pensare più in lA e ignora di conse- guenza iuita la niconvicenza che deve alla crcatrice del ino incosciente © fuggitivo piacere estetico. Arriva a pensare, l'in grato, che la donna abbia avuto nascendo, quel dona di ar monia visiva, e che sia entrata nella mita bell'e armata, come Minerva usciva dal cervello di (Griove. Errore. «irmonia vuol dire sapientissima fusione di forme e di coloni, di proporzioni e di affetti attici, Non ci ai arriva, come alla perfezione, che dopo lungo studio e molto soffrire. passando cioé a traverso un buon numero di errori e di ne- gligenze disastrose, che possono in qualunque carriera adu- narsi nella memoria softo un comune, unità c amaro appel- lalivo: ciperionta. Se soito al vestito leggero che ammirate è sembra am- morbidire la personcina alla quale ndenince, fossero messi indumenti siridenii per colore ovvero iproparzionati pet al bondanza c spessore di tessuto (tutto è relativo a questo mondol «i figurate le sporgenze, i gonfiori iniempeniivi, lo ane golosità, le piegacce ? un vero orrore, al quale il più bel ve- sito mon resisterebbe. Come per la bellerza. A formarla iuito dewe concorrere, e in qualità suprema. A diminwirla, so non a distraggerla, basta un segno, un furoscolino; l'inezia ridicola e tragica ine sieme. Per di più. nell'eleganza, i numercai elemenii destinati a formarla concordemente, devonò cos bene combinare fra lora, che mierite assurga ad un'imporianza maggiore di quella che gli spetta; un po come in un'orchesira ben diretta, Convenga, senza piacere, che due fra gli elementi princi. pali della riuscita, in questo campo, non sono alla portata di tutti: demaro e tempo da perdere, se perdere vi pare l'adatta parola. Ma non va dimenticato in questa e in tutte le cose, il grano di sale antico. Senza buon senso, nienie può riescire. La sforzo compiuto per ottenere la vera eleganza, quella che non si fa motare, deve essere appunto perfeitamente dissimu- laio. E' un gioco di parienza: ogni dado preso a sé non conia nulla: è l'inzieme che acquista un significato. Vera Sergine, l'attivo francese che potrebbe anche esere russa, è partita per un lungo giro di propaganda artistica e ingieme femminile. Non ho detta femminista. E' ansi una ero-

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ciata conîro la soverchia invadenza della linea mascolina nella noalra apparenza che Dio aveva decrelata inconfondibile con quella di Adamo, E intanto, a Parigi, wi agitano gli vamini; non vogliono più lugubri colori « lorme monoione. Sopprimere gli impacci e le torture, è ormai il loro grida. Guerra ali vol- letti inamidati, al cappello, ai calzoni longhi. Vogliono mor bide sete vivaci, come i lora avi; prima della rivoluzione: vo- liono i calzoncini al ginocchio, almeno per la sera. Può dunque darsi che l'evoluzione avvenga peri due sesti al tempo stesso, latanta per foi, sono rilornali gli aproni, bizzarri ed avwi- luppanti, a prenderci non solamente la scollatura e le spalle, ma anche i fiamehi, dai quali parte I° ampiezza della gonna. I com detti midi dape, quei punti vari che swinora trattenevano e regolavan le arricciature intorno al collo delle acatre bimbe, servono adesso anche per noi. Ed ecco nodi © nastri com rire e avolarzare, posarai sulle apalle, e acenderne alretia sino a formare uno strascico capriccioso, che allunga la linea, se pare non ba la solennità d'alizi tempi. Moda, non vuole dire legge inflessibile: tutto l'opposto. La piegoline macrose ehe, cucile a mano, dirette è rag: gruppate nei modi più sini ed imprevisti, verticali, orizzane tali, a losanghe, a serpentelli, comunque possinie immaginarie, hanna in gran parte sostituito le pieghe meccaniche ehe erano cerlamente più fragili, meno artisticamente lavorate, ma da- vano molta grazia di movimento. È fuituanie movimento, varietà di linea, danno anche i boleri, le sciarpe. più in voga che mai, e lo cappe di ogni dimensione. Si tenta persino la casacca del moschettiere, senza maniche, in cuoio ovvero in velluto, aderente sino quan alla ciatura, un poco prima, e poi leggermente svasata. l scalari ne tonò vialenti, in aperio contrasto col voilito generalmente chiaro, che può anche avere i polsi alla moschettiera. La cas sacca ha preto per il momento il posto del gal. che portiamo dia tanti ansi, oramai, ma che mon cessa di essere una bella comodità. Anche le maniche, sempre abboadanti verso il fondo, ai fanno sempre più guarnite e complicate. Per sera poi, le sofa de afyle imperano sempre più, siano case del diciottesimo secolo è del arcondo impero. Sarà forse per sentirsi della sicsso tempo, che gli womini vogliono il ri- torno della culotte. E in tanta abbondanza di gonne, larghe e lunghe, la sarta si pub sbiszarrire, creando guarnizioni nuove © contrasti di colori: spargendo fori, tra i faflkalo» è anno- dandovi nastri. Di sera, le signore per quanto amino le apart. non hanno la scusa dei violenti esercizi che caigonò libertà di movimento, È podsono periare con lentezza le gonne delle ar. Forse ricondurranno così gli aggraziati minwetti a sostituire altre danze più agitate. Perchè ogni moda ha il suo passo ed il suo inchino. Qualche volta si grida al miracolo vedendo un'attrice rappresantare uti aggio antico con gesti è modo di incedere così diversi da quelli d'oggi, da dover pro- prio sembrare quelli di allora. =— Ma che studio deve avere fatto — ciclamano 1 suod ammiratori — è come può #d&ere sempre così presenie a s6 stessa, da non fare mai un passo falso? Ebbene, io credo che non dai isatti di uno sforza arlislico quanto di una ripelizione naturalissima, La donna, sensibile all'eredità, ha ritrovato mella diversa foggia di meglito, la vita diversa; i gesti, che quella mamica insolita consente, l'incedere che quell'ampierzza di gonna permette è suggerisce oggi. come nel tempo in cui ha fatto la sua anteriore comparsa. Fra le combinazioni malto in vaga scono il rosa ed il tur- chino, due compagni sempre d'accordo. Molio rosa antica, anche per serà: è per giorno, molte derivazioni della kasha: muslikasha, kashador, Eaglatol: Torna in favore la maglia di seta, ma ridoita a tessuto, meno elastica forse, e di conseguenza meno delormabile, anche, e più fluituante. È crespi variegati, geometrici, o fioriti. Oppure la guarnizione di una stoffa unita n ottiene applicandovi strisce di vari colori. Rosse è nere, cu: cile insieme sopra una stoffa bianca, in fando alla gonna, è all'altezza della ciniura, ianto per dire che ae ci fosse, sarebbe in quel punto, e non alirove, ga fosso e nero si potranno ritrovare nel fazzolettone all'apache, che richiama la tinta del- l'ombrellino e del nastro avvolta intorno al cappello Stramberia del momento, che può fare l'attrattiva di un giorno è dar lo spunto alla moda di un anno, Un'altra attrice francese molio conosciuta, se non indiscu- tibilmenie brava, è Cecile Sorel moglie recente del conte di Ségur, che l'ha seguita sul palcortenico, La cageetie della casa 57 di Molière, tono da venticinque anni lo scettro della moda, in Francia. Easa non ama molio la semplicità, benché asia sempre battaglierà, o distingue con cura l'abito da pomeriggio da quello buono per la mattina. E con quell'abito, non por: tera il cappello, per quanto floszio e disimeolio, privo di pen nacchi. Mel sealito, i tesauli diversi si uniscono a contrasta è compimento; saranno incroci, drappeggi. sciarpe vagabonde. Niente di rigido, insomma, ma forse qualcosa di troppo per il nostro gusto di oggi. Vari ripiani, ella sembra prediligere, l'ultimo dei quali in fondo alla gonna è sempre di pizzo, e si divide in due tubi sirettini è trasparenti, che arrivano alla vità di tutti a co prire il polpaccio, Calzoncini? proprio così, per lo meno in sel poco che se ne vede. Merletto greggio sotto ad una vesto chiara, merletto mero per un abito oscuro. Came mai? Sotto la calza tenuisima, uma gamba dell'at- trice mi parve fasciata. Il merletto tubolare potre casere stato inventato per dissimulare un'imperfezione momenianea. E' bastato anche meno di così per creare altre mm la atrelia di mano altissima, per esempio, e i bottoni alacoiati del pan- ciotto, sono storia di ieri e hanno avuto una durata assai più langa dei malcsiori che li avevan generati. Cecile Sorel ha lanciato verso l'avvenine una così che fa ridere, ovvero un compromessa duraturo fra il pudore e le gone corte? Lo sapremo. Tia mali anni le bambine americane portano sotto al ve- stitino i calzoncini della atessa wialla. Per proteggersi dal freddo, per sporcarii meno facilmente e anche per fare i loro arditi acrobatismi senza pensiero per gli astanti. Ma crescendo, mettevano l'uso. Adesso pare che ritorni, alquanio modificato, coi vestiti da sera. E questo avvenne perchè Roger Kahn, il figlio giovanissimo e musicolilo di un banchiere miliardario, protettore delle arti e per questo farsc molto amico dell'Italia, ha aperto a New York un cabaret nel quale egli dirige un'orchesira che suona i faz: composti da lui, e dove il pavimento non è di marmo, non è di legno, ma di levigatissimo specchio, Ed ecco un altro patio fatto così verso il nuovo ordina. menio del corredo femminile, che si va riducenda, se non somplibcanido. MANTICA BARZINI

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ricca di mistericae meraviglie, all’ E- gitto dei Faraom opulenti attinge l'arte degli orafi moderni. Kitiagl noi y cialello d'oro è me dallo. Ù fi vj allunga collana a lrec Sia portela «0 BA des Billi di cela Bnoccalo ar lalo et atanmbi rosa Tulle le lendenze avan dite dell'arte, la- séisno la doro corpratlat nella modi come aella decorazione Interna.

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DEI NOSTRI GIORNI d'a atoderno Eraecrale tto a mai

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UN VOLO DI SERVIZIO NELLE TERRE ITALIANE D'OLTRE MEDITERRANEO La mallina del 2g aprile il Sallosegretario di Stato per l'Aeronautica, generale Îtalo Balbo, spicenea il velo dall'aeroporto di Fi chelli 35" di tipo identico a di Falle. Egli aversi “Santa Maria” di De Pinedo, ed era seguito da un idrovolante metallico ve posto sopra un idrocolanie "Kovoa-Mar- “ Marina", costruito nelle officine aeronauliche di Marina di Pisa, Crarcuno dei due idrovolanti era da due motori Ivolta Fraschini del tipo Anso, della forza di goo coralli ognuno. volato L'equipaggio del Saccia-Marchelli era formato dal capitano Pier Luigi , secondo pilota, e dai moloristi Bivali e Barino. L'equpaggio del a Aldo Pellegrini, capo di Gabinello di S. E. il Ministro per l'Aeronautica, che fungeva lalenente enso, prime pilota, dal sol- rina era formato da prin pied; dal sollalenente Barbicinli, secondo pilota, e dai metoriali Villa ed Alberi. Altri i erano l'on. Polverelli, corrispondente del" Popolo d'Italia” «segretario. ca del Partito per la provincia di Ferrara, che fungeva dn ufficiale d'ordinanza di < , dl seniore comm. Klin #4 Balbko, &l magg. Chignola del Genio Aeronaniico, il signor Nino Balbo e Mauntore del seguente avlicolo. Come si rileea dal prospello dei tempi e delle distanze la missione dell'on. Balbo è Surata tr) giorni, durante i dai, in Sere di volo sono vtali compiuti zooo chilometri, visitati dieci da i più remoti e culi deli avialori, è varvolati altri ella vceali deve risiedono Sveglia alle due del mattino val più che non es- sersi coricati affatto, Nella notte già tepida di questa fine d'aprile, la Roma nuova dei quartieri pinciani e salari, la Roma nuovissima del rione flaminio ci ap- parve una città straniera come se già il velivolo ci avesse rapito e deposto in lontane contrade. Bagliori ed om i poi la tortuosa altalenante via Cassia dove nelle bassure stagnava la nebbia e su luoghi elevati splendevano ancora le stelle, Dopo, l'au- tomobile sormonta il ciglione @ scivola giù verso il placido lago di Bracciano, Ma qui, fino al margine dell'antico cratere, sta una coltre di nuvole brune che fa l'alba più tarda, Siamo a bordo e i fuochi di posizione all'estremità delle ali ed a pa sono accesi, Sono anche accese delle lampade nell'interno dei capaci scafi che acco- glieranno per molte ore e molti chilometri un totale di sedici persone, ossia, oltre a S, E. Balbo c a suo nipote, quattro piloti, quattro motoristi, un giorna» lista, tre altri ufficiali, infine due radiotelegrafisti che poi saranno ibnirnti e sostituiti da passeggeri even: tuali. Questo deve essere un volo di servizio e ciascuno di noi ha un incarico e un dovere. L'on. Balbo vuole ispezionare i più remoti aero- rti, constatare le condizioni degli impianti a terra, o stato del materiale di volo, lo spirito dei volatori, le esigenze delle ope- razioni per i settori non pacifici, e le ne- cessità di vita presidi tranquilli. Tutto un complesso lavoro di preparazione delle questioni sulle LOCALITÀ Vigna di Valle-Taranto-Lero . . Lero-Radi

quali portare l'esame, Rodi-Tobruk ........ 0. e del metodo per giun- Tobruk-Scegga-Giarabub . . .. gere a delle conclu- Giarabub-Scegga-Tobruk . Tobruk-Bengasi. . . Bengasi Zuetina- «Rigida - Agpedabia-Zuetina- Bengasi . BengasbÒel Buwerat-Trmpoli . . _.. | Tripoli-Nalui-Sinaven-Gadamea . sioni e a delle deli- berazioni definitive & stato fatto a tale sco- po, all'infuori della preparazione vera © propria del volo alla vale hanno provve uto principalmente i Tripali-Vigna di Valle Totali PROSPETTO DEI TEMPI E DELLE BISTANZE

Gadames-Sinauen-Nalut-Tripoli. | volatori. reparti piloti più giovani. uesta preparazione del volo è stata alquanto Spie Hg idrovolanti sono del tipo normale in servizio, “di serie " secondo l'espressione tecnica, e soltanto uno di essi ha qualche interno ar- redamento per maggior agio degli ospiti. Ci siamo allogati, abbiamo sistemato i bagagli (non più di venti chili! ma taluno ha sorpassato di molto questo limite) e teniamo il volto fuori del boccaporto in attesa della partenza. Ecco il motorino d'avviamento scoppietta, e le eliche dei grandi motori girano dapprima lente e faticose, poi vorticose, Fiotti di spuma nel " flottaggio " preliminare scor- rono sugli scafi, immersi oltre la linea del bagnasciuga r il carico grave. Il rombo dei motori è stridulo, Agia prora frange violenta l'acqua, sembra che uesto enorme mostro alato non debba sollevarsi mai. Ma cessa la spuma, cessano i sobbalzi del fondo sul- l'onda, il fragore diviene meno aspro, una lievità ina” spettata invade la macchina e i passeggeri. Dopo un giro sullo specchio d'acqua, i due idro» volanti si cacciano arditamente dentro le nuvole per uscire dalla conca e trovare il mare. Per una dozzina di minuti i viaggiatori non vedono intorno a sé che un chiarore senza contorni, poi a poco a poco scorgono sotto di loro la terra coltivata, davanti il mare ancor grigio è da un lato il disco rosso del sole che ascende dal riparo violetto delle montagne. IL MONDO ARMONIOSO Oh! l'aurora di fiamma che investe lo

37-4-27 af 4ua7 È scafo del velivolo, a8-4:27 - 66 mentre sotto di nai agrd=27 ; Roma è ancora son- So-4az | nrso' i necchiosa involta di Fogar | 1-40 185 grigi vapori! Quest'è n-b-37 pae: 790 forse una delle più sp | rali de belle fra le diversità fbeap 4j- do iso : li fre | pedi | 6 | tica ammirevoli che oftre

la vita, e libera per qualche minuto daogni

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bl I due idrovolanti nel porto di Leros, prima tappa del "raid". tristezza sia reale sia per immaginazione sofferta. Lon tano, lontano dalla terra tormentosa. Ecco da trecento metri di altezza la foce del Tevere, cinerina, #cco il porto di Anzio tutto splendente di una luce d'oro, mentre un candido sfarfallio di paranze ravviva il mare. Il promontorio di Monte Circeo, le isole di Ponza rosce e rosse nel mare bigio, che per effetto di rifra- zione ha l'aspetto variegato come una palude. Terracina, Gaeta, banchi di nubi, e tra le nubiil porto di Napoli che visto così contro sole ha un ba- gliore metallico, informe, senza bellezza. Le nuvole ricominciano più fitte, ci accompagnano fino al punto dove dobbiamo attraversare la Calabria, all'altezza dell'isola Diamante, là dove le montagna benchè alte quasi duemila metri hanno il minor s sore e la valle del Crati, amplissima, s'apre al Mare Tonio, Passiamo a quota bassa sulle montagne dove i neve copre ancora le più alte groppe fra gli alberi spogli e il velivolo è scosso da alcune raffiche violente, poi di nuovo sul mare il volo ricomincia placido, Fino a S. Maria di Leuca la terra è stata sempre in vista dei volatori. Dall'estrema punta del tallone della penisola, la rota si dirige verso l'isola di Santa Maura e per un'ora circa i due idrovolanti avanzano fra il cielo nuvoloso è il mare. Santa Maura, Cefalonia, Itaca, le minuscole Echi- nadi, il profondo Golfo di Missolungi, l'ampio golfo di Patrasso, il costeggiare del Peloponneso lungo il olfo di Corinto, offrono ai viaggiatori una successione di panorami meravigliosi; il loro pensiero ferve nel rievocare secoli di storia e ondate di poesia, mentre sorvolano località dai nomi armoniosi e famosi. Ecco Salamina ed il Firco, ecco laggiù Poe della quale si vede biancheggiare l'Acropoli; ma ià le prue alato solcano l'atmosfera dell' Accise go. o. fl cielo è "E grigio, la quota é elevata epperò geo nega al vo- latori lo spettacolo del suo splendore azzurro tanto celebrato, Costeggiamo l'isola di Nicaria, giungiamo a Lero, discendiamo nel bacino tranquillo È Porto Lago. Abbiamo percorso milleseicento chilometri in poco più di nove ore, siamo alle soglie dell'Asia, abbiamo visto alcuni tra i più bei paesaggi del mondo, doman» diamo a noi stessi perché mai tanta gente che ha tempo e denaro si rifiuta ancora a questa gioia. DODECANNESO Dolci curve di colline con bianche ed azzurre ca- sette arrampicate, accenti sonori, prolisse zazzere e barbe di papa», discorsi lunghi, sile ed alafà fragorosi, Ecco Lero. Ne ripartiamo nelle ore meridiane del giorno seguente sotto una pioggia dirotta, contro un vento wiolento. Così costeggiammo Calimnos, A Kos il tempo fu più chiaro e quando doppiammo il capo Krio (l'estrema punta della penisola del Montesceò) il vento ed il mare sì nero pi miti. Volavamo quasi a fior d'onda, a motori ri tti, in una pace deliziosa, A Rodi fervore grande d'italianità e di fascismo, rinascita di vita, restaurazione di monumenti insigni, Ma sia detta di sfuggita, questo meraviglioso viag- gio in velivolo nelle terre italiane del Mediterraneo ebbe il difetto, di lasciare rammarico per le cose troppo rapidamente vedute; difetto insopprimibile, giacchè la bellezza dei luoghi era e doveva essere un” accessorio del sale Sdi servizio che si stava compiendo. La via dei Cavalieri, fiancheggiata dai priorati delle varie nazioni, così tranquilla e suggestiva, coni doccioni sporgenti che rappresentano draghi e chimere, tutta rosea del tono caldo della pietra di Rodi che purtroppo il tempo logora notevolmente, il Museo si-

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bi stemato nell'antico Ospedale, non poterono certo essere gustati in tutta la loro bellezza dalla co- mitiva troppo frettoloza. O giardini di Rodi, giardini chiusi è profondi fra le mura merlate e ancora guarnite di petree palle da catapulta 0 da colubrina, giardini secreti dove fiorisce l'oleandro e il melograno, la ràgara ed il fico, è sopratutto dove fioriscono le rose, le morbide, profumate e celebrate rose di Rodi, a cespi, a siepi, a spalliere, ad aiuole, a pergolati! Il di seguente l'on. Balbo si recò a constatare i progressi dell'isola in fatto di strade e di colture, sopratutto per rimboschimento. Più di duecento chilometri di strade sono costruite o in costruzione attraverso l'isola che ha in alcuni punti una sua bellezza selvaggia, altrove una semplicità di costumi inaspettata, è poi rivela d'improvviso la meraviglia d'un'acropoli candida di marmi sullo sfondo del cielo e del mare di colore intensamente turchino, Parlo dell'acropoli di Lindo, dove i residui di portici ellemstici si mescolano con anacronismo non spiacevole a torrioni medicevali. L'on. Balbo wi trascorse quasi per intero il pomeriggio sotto la guida del giovane e dotto direttore del Museo di Kodi, e contemplò il panorama incantevole dal SE. Balbo fra la : P popolazione di nn dai villaggio, a Mod, Sd Balbo, col veguilo, visita l'acropoli

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bi è sommo della parete rocciosa che strapiomba da una ‘2 n Na = = ———N-r; di Lindo (od). Sopra: L'arrivo la Rodi, parte sul mare aperta, dall'altra sulla mite spiaggia della cittadina agricola è pescatoria. Ma occorre affrettare la narrazione è trascurare di parlare degli uliveti di S. Isidoro e degli aran- ceti di Malona, del vino resinato, dei piatti dipinti, della danza improvvisata degli abitanti di Arcan- gelo che arrestarono le automobili per onorare il visitatore illustre. Il giorno 27 ripartimmo a volo, troncando ogni indugio e ogni lusinga terrena. Un giro sulla città, sAporosa come 1 suoi lancia è inebriante come la sua atestica, un giro su Lindo ospitale, è in rotta verso l'Africa costeggiando Scarpanto ed avvistando la costa di Candia. Poi Il ran-ren dei motori regolarissimi invita 1 passeggeri al sonno. Stavolta S. E. Balbo ha voluto prender pesto sul metallico ‘“ Marina” e uno degli scali del Saroia-Marchetti ospita fra gli altri chi serive queste righe. Il rom-ron muta di tono di tratto in tratto, ma da tre giorni si dorme troppo poco, Cielo e mare, mare e cielo: ne avremo per altre tre ore, ] piloti vegliano, i motoristi vegliano.... ron’ron, ron-ron, scende il sonno di intorpidire il viaggiatore aerco sopra 1 cuscini della poltrona di di paese di Liridero medl'in= fermo dell'isola.

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S. E. Balbo tra gli aviatori di Tripoli vil campo “ P. Manzini" della Mellaba. vimini, mentre la tendina calata davanti al finestrino di celluloide giallastra lascia passare una luce attenuata. Il cessare improvviso del rombo ci riscuote. Dove siamo 1 Cos'è quella terra rossastra? Tobruk! L'A- frica, che ci appare troppo brulla, mentre abbiamo ancora negli occhi gli incanti dell'Isola delle rose. INTERMEZZO Ampia e profonda e ben riparata dai venti peg- giori, la baia di Tobruk s'apre ad accogliere le prove navali e celesti. Immenso nella pianura giallastra, il campo d'atter- raggio potrebbe ospitare qualunque velivolo sia pur moderno e veloce. Con questi requisiti e con la sua posizione geo- grafica, Tobruk potrà essere una base aviatoria di primissimo ordine, e S, E, Balbo ha affermato che non è lontano il tempo in cui essa servirà di scalo ad aviolinee italiane aventi per meta l'Egitto è forse più lontane contrade. Il giorno seguente, il Sottosegretario nautica parti a volo verso l'oasi di Giara chilometri nell'interno. Chi racconta non può descrivere la méta perchè subendo una avaria al motore dovette discendere, senza danno alcuno, a 130 chilometri da Tobruk nella lanura immensa, magramente cespugliosa, sprovvista i acqua, Raggiunta una strada camionabile denominata Ta» righ Enver bei, l'equipaggio infortunato, carico dei viveri e delle armi, la percorse a piedi per 6 ore, fino a che incontrò gli Preti armati inviati a soccorso da un messaggio lanciato dai camerati degli altri ve- livali sul più prossimo posto militare, Awéat, distante Go chilometri circa; e su quella strada ritornò verso sd ot pr Tobruk in $ ore d'automobile, beffandosi ormai dei lea ingannatori che fanno apparire falsamente ua e i filari d'alberi al pedone assetato di be- ce e ansioso di ombre. Torme di gazzella fuggono per la piana, qualche mandra di cammelli pascola fra i cespugli spinosi, qualche tenda si incontra di tanto in tanto, tende di nomadi che portano fra 1 loro stracci il permesso di pascolo, ma che son pronti] a divenire contrabbandieri di mandre sul prossimo con- fine e predoni ove occorra e qualche capo ribelle li arruoli. | Tobruk nella notte apparve finalmente come una luce biancasira proiettata nel cielo al disopra dei gradini del Gebel, nella notte senza luna, ai wiaggia- tori divenuti terrestri e sballottati dagli autocarri sulla strada divenuta scoscesa; poi d'improvviso si rivelò in un fulgore di lampade e dopo molti tortuosi giri per Ja strada che discende le ampie terrazze, fu raggiunta, Poichè i volatori più fortunati erano già stati di ritorno, all'alba del successivo giorno 29 si riparti per Bengasi, AVIATORI DI LIBIA Aviatori di Libia, epigoni dei primi volatori che strappavano coi denti la funicella di sicurezza delle minuscole bombe celesti, camerati audaci è costanti, contro la sabbia che i motori, contro il calore che deforma le céntine, contro il ghibli che rende fragili le tele, contro i risuechi e le raffiche che sco- tono la macchina alata, contro le distanze senza trac- cia, contro le mite senza ricovero, contro la fucilata insidiosa, contro il beduino invisibile, contro le mandrie erranti e le tende instabili che occorre ricercare, nu- merare, perseguire, offendere!

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E) Una pillorerca lerrazza in mezzo all'oasi si CGiadimer, Marziali volatori che tanto più alzate lo spirito uanto più dura sia la vita e maggiore il rischio; più eri quando siete in distaccamento a Giarabub che a Tobruk, ad Agedabia o ad El Merg che a Bengasi, a Gadàmes che a Tripoli! Navigatori celesti che affinate la perspicacia ri- conoscendo la camelliera che il vento sta per cancel lare, l'uadi arido, la sebca luccicante di sale, ritrovando la rotta sopra una palma quasi insabbiata. Combattitori dall'occhio vigile, dalla bomba pre- cisa, dalla mitragliatrice pronta, voi che sormontate in un'ora le distanze che una carovana percorre im cinque giorni, voi che da un'avaria al motore potete essere costretti a discendere là dove per decine è centinaia di chilometri non vi è altra acqua che quella del vostro radiatore o della piccola borraccia, altro mangiare che quello nel leggero tascapane, altra difesa agevole che i dieci caricatori del vostro moschetto. Passano sotto la fusoliera alata l'oasi e la gefara, il Gebel, la duna di sabbia e le tende dei ribelli, Tende e tende ancora, è animali e mandre d'owini. Il nemico è molteplice è feroce, l'arma di bordo è scarsa difesa, il motore può fallare, ma il cuore non falla, e va. Aviatori di Libia, negli alalà vigorosi che lanciaste ai nomi del Sovrano è del Duce sta tutto l'impeto meditato del vostro strenuo cuore. Italo Balbo sorvolò gli aeroporti di Dernà ridente e candida fra le palme irrorate, di Apollonia, di El Hania, di Tolmeta e di Tocra, e discese a Bengasi. Riparti da Bengasi per Zuetina ed Agedabia a visi- tarwi il reparto aviatorio che wi ha sede, presso le terre della Sirte ancora infide. L'ammaraggio di Zuetina, fatto nel mare aperto con vento ed onda forte, è la successiva partenza riuscirono perfetti. Ancora il di seguente, 3 maggio, rispiccò il volo in idrovolante per Tripoli, traversando a metà il golfo della Sirte, addentrandosi nella terra ferma per scor- on le caratteristiche, sorvolando i campi d'aviazione i Misurata, diSliten edi Homs ed cana finalmen= te, dopo 5 ore e 30 minuti di volo, nel ss di Tmpoli. Ora gli aviatori di Libia rico quello che loro disse il Generale Balbo nel brindisi di Tobruk, sul campo della Berca è su quello della Mellaha, LA CITTÀ SAHARIANA L'ammaraggio a Tripoli avvenne al soffio del ghibli, rovente, arido e profumato. Dopo due giorni 1 visitatori mediterranei parbirono su velivoli terrestri per la meta più inconsueta, per la città di Gadàmes, là dove non può giungere nep- pure l'autocarro perchè affanderebbe nelle sabbie mobili del deserto, e soli veicoli possibili sono il cam mella... è l'aeroplano, Quasi Goo chilometri, metà dei quali percorsi con l'aiuto della bussola per l'assenza o la deficienza di ogni vestigia di vita umana, di ogni riferimento è contrassegno topografico preciso. Dopo le casì co- stiere, dopo la gefara o steppa monotona, dopo il gradino frastagliato che dà accesso al Gebel (che vuol dire letteralmente monte ma precisamente indica l’'al- tipiano), comincia una zona aridissima, alta dai 600 ai 4goo metri sul mare, solcata da immense valli tor- rentizie, gli wictan, presidiata da pilastri di roccia dal caratteristico profilo mammellare denominate garef, sbarrate da larghissime dune di sabbia che sono va- riegate dal vento come le onde del mare. Avanti, avanti, sui velivoli scossi dal vento e dal- l'aria vorticosa pel calore, fra Nalut e l'oasì di Si-

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Dici IN VOLO SOPRA LA CIRENAICA E LA TRIPOLITANIA IH monsmento della Giuliana (Ben asi) cinto dal " Marina" di rante il volo fikralo, Il passaggio a cole alli Deraa fida bord dal“ Marina "1 Nell'ovale: Lo sbarco a Tobenlk, nauen, fra questa e la minuscola fonte werzicante di Mrezzem. Cadeva il sole nel cielo fosco è rossastro, quando vedummo Gadimes, la bianca città sahariana splendente nel cuscino soffice delle sue palme. Che sogno di poeta orientale l'ha creata? è ia da a A ‘©

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67 Pi BENGASI, DERNA, TOBRUK E LEPTIS MAGNA DALL'AEROPLANO n li "Sacvoca Marchetti" ia colo verso Ca Agecabia, Nel centro in alto: Ze rosne di Leplie Magna. li * Marina" nel porto di Bengasi. Lp E. Madbo acconto da & E. Teruzzi a Bengasi. Misteriosa nei meandri delle sue stradette completamente coperte ed oscure, anche nel pieno mezzogiorno tropicale, dove s'aprono silen= ziose le porte di legno di palma. Nel buio, in fondo a una traversa, appaiono gli argenti piniali sulla fronte e dagli orecchi, allacciati ai

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pelsi e alle caviglie, d'una negra che si acquatta e sl ravvolge nei suoi veli cupi, ma lascia splendere il carbonchio degli occhi spauriti. Su per una scaletta tortuosa ed ineguale, attra- verso piccole stanze guarnite solo di una stuoia, sotto architravi bassi, si giunge ad altane candide, dal. l'elevato parapetto terminato agli spigoli da quattro cuspidi triangolari di strana foggia. Intorno oscillano le chiome delle palme: una cupoletta sta sopra una più vasta terrazza attigua; dalle altane vicine più elevate o più basse, tutte guarnite dalle cuspidi mi- steriose, occhieggiano donne e bambini, e scompaiono con un trillo di riso. Fresche ombre, pullulare di acque sorgive, sentieri fra muretti fatti di fronde e di mota secca, orti ir- rigui, ruscelli dove le donne attingono con anfore di forme armoniose, Sembra che qui la vita scorra placida come queste acque che sorgono dal desolato bammada e dal tremendo eoeien, fanno fiorire le palme e sor- ridere i luareg feroci dal volto fasciato di veli, OQzi di meriggi ardenti che le strade coperte ren» dono tellerabili; sogni di tramonti ammirati godendo la brezza sulle altane bianche Non so perchè, non penso qui nel deserto, al giar- dini di Rodi, ma a cul cinico bendata che ieri, iù Tripoli dentro un' angusta stamberga, vidi camminare a tondo per far girare la pietra del mulino. Cammina, cammina, come verso una méta di riposo, cammina e lavora, ma la méta è sempre lontana, è gli occhi bendati lo fanno paziente è camminare. Starei meglio forse qui nell'oasi sahariana oziando sulle bianche altane, dove al suono di un flauto suo- nando un tamburello, fanno tintinnare le fibule è gli anelli di argento donne arabe e negre e cantano nemia dell'amore. Pl 4 N [ai Mi Ma ADR È Net e mt dll | Tanino: FI STRA ESTE daga gie ie n e < Fti a Siate PE I e a | ti n) "A - n DOASPT a TA i 2° i ia 1 fe ta] à tg foi | mu; = = ni si CRI È ERA PERI VTTRRANEA s del a

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O E | LU RLO UN BALZO VIGOROSO Tornammo al mattino seguente malgrado il vento © la foschia, malgrado le scosse e il calore, attra- verso il deserto, in cinque ore, a Tripoli moderna ed alacre nei commerci e nel lavoro, E all'alba del giorno appresso, del sette maggio, sui due grandi idrovolanti balzammo di nuovo a volo e puntammo le prore a l' pig a tì i n inizio di ghibli span i. Laanm usa iu Fr I giunta dopo meno di un' farsa la città di Marsala fu sorvolata dopo due ore e mezza; rivedemmo le isole di Ponza e il Capo Circeo, sentimmo le strutture alate lottare nel cielo di Anzio con la pioggia e con un incrocio temporalesco di venti violenti, risalutammo Roma, e ammarammo, dopo aver compiuto in sei ore millecento chilometri, nel placide acque del Lago di Bracciano. P Così terminò do uattordìci giorni un periplo meraviglioso che 1 quali sco vallo vizebbe durato due mesi almeno. Così potemmo, attraverso un caleidoscopio d'immagini, sele splendere il tri- colore dagli spalti dei Cavalieri di Rodi all'antenna piantata in vetta al fortino di Gadàmes, udire l'alalà delle Camicie Nere di Sinauen è il grido gutturale dei meharisti e dei.savari di Giarabub. Ottimi. i velivoli, ottimi i motori, ottimo il cuore dei piloti, ottima la perizia dei meccanici, ma sopra tutto ottima la volontà di chi li guidò e li condusse. Quando il giorno seguente Tale Balbo rese conto della sua missione al Duce, potè affermare che l'ala italiana' ha. raggiunto ormai un progresso di tecnica e d'organizzazione che altri rieguaglieranno forse ma non supereranno mai più, AMEDEO MECOZZI

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69 mes GLI FEROICI SACRIFICI DELL'AVIAZIONE PER LA CONQUISTA DELLO ATLANTICO La Bariano italiana, cavalleresca Îra buite, è wlata la prima ad ammirare il sublime ardimento degli PI ialari francesi Col vadle Tauro l'altima nal abbandonare la speranza del loro miarmo Lea qualusque debba casere la loro note, il some di questi eroi che per | argaglio cli una patria hanno osso l'impresa iemeraria ni marrà vira nel cuore ibegli inaliane, accanto al più plorvan dell'epopea acronaulica iNmagerser e Coli, sprofondato nella carlinga, gli ersi dell'infausto volo transeceanica, L'oltima fotografia del eglicalo di Nungezser, L'aeroplano Levasseur di Nunperser e Coli peebi murati prima della partenza sadl'aent dromo del Bonrgel a Parigi. A sinistra, il carrello d'alterraggio abbando- nale dii macigalori all'inizio del velo. fore piloli dal Golratb sctompariò mel smo urdace colo censo il Brasile: A inislina di lemente Pr dune Monnayina È il Sap. dl Ain diamsia, a destra.

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ala ELI La cinemalegrafia sel prima sE Shan Maria" ia fiamme vi. i LEI si H gagliardello del Fascio di Avana saluta l'aviatore fascista prima ché a fiooscceli Dam. al ; Sotto a sinistra: JI calicolo di De Pinedo nel porto & Buenos Aires, méta della prima parle cel raid Iransoccanice. arcore parta per gli Stati Unili.

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IL TRAGICO INCIDENTE CHE INTERRUPPE IL GLORIOSO RAID ITALIANO TRIONFALMENTE i RIPRESO DA DE PINEDO Mentre con raddoppiata lena ‘“’l’avia- tore fascista" si prepara a tornare in Europa sorvolando l'Atlantico, è dove- roso rievocare l'impresa già superata, e potrà riuscire interessante questa serie di istantanee inedite’ che documentano la dolorosa e fortuita perdita del primo “Santa Maria". ie ag ad. De Pinedo alla Cily Hall di New Fork. Alla sinistra del contan- dante il anindace di New Fark, Marian dames Walker, Pi siii ii E o MEL Sedi È) icà LE I L'incendio scoppiò alle \ SS La 13,05, prima fotografia; n a” le altre irtantante si su N seguono alle are 13,08 - 13,5% © 41,1$ = 1346 è finalmente 12,22.

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i eee Le prime pri anal campi, LE PROVE DEL Ancora una volta l'aeronautica italiana può affermare un brillante primato. E' noto anche ai profani il largo impiego cho sa tutti i fronti di guerra si fece dei pallonicosservatori « l'utilissimo servizio cho csi fornirono specialmente per dirigere i tin delle artiglierie di grosso e medio calibro. Sulle prime vennero usati 1 palloni tipo-tedesco — detti draken — a forma ili cilindro arrotondato alle due estremità, l'una delle quali era Fornita di una sacca d'aria applicata a poppa al duplice scopo sli manienere l'aeroziato siabile sulla linea del venia © di valersi del vento sicssò. azionate in pressione coniro un dia» framma, per conservare la rigidità dell'involucro anche quando buona parte del gas era stato consumato. AL Drafra-kallon fu sostituito nel vgi7 il tipo italiano safe riccinilchata Aworio-Brassone, assai superiore, tecnicamente e praticamente, al tipo tedesco. L'atinale novità di cwi diamo oggi la prima molizia consiste in una nuova geniale invenzione del colansello Luigi Aromi, dl quale, per 1) pallone-csserva: tore, ha idento è costruito una siva navicella fornita di mo tore, piani di elevazione e timone di direzione. L'inconveniente maggiore dei palloni-caservatori era quello di essere necessariamente schiavi, per ogni traslazione da un punta all'altro, da un seitore all'aliro del fronie, del carro verricello: dii ciioro insomma costantemente legati al suolo è dipendenti da una "manovra a terra" per spostarsi quando turteiità o opportunità lo richiedesiero. Invece adesso, in una MOTOPALLONE AVORIO mert'ora si soa litialsce all'ordinaria navicella quadrangolare iù vimini la mavicella-moiore in ferro tubolare ed il pallone, così atirezzato può recarsi, per le vie dell'ania, dove vuole. In caso di avanzata come di ritirata d'un esercito Gparanto le sezioni acrosiatiche hanna in tal modo campo di seguire immedinia» mente le truppe senza più bisogno o di sgonfiare gli aerostati a di procedere al loro trasporio a braccio, Il pallone-caservatore, diventato moto-pallone può compiere viaggi di 200 e più chilometri con tre persone a bordo, rag: giungendo anche la quota di soco meiri per iraversare => se occorre > calene di montagne. ll motore applicato all'aerostato Avorio è un Anzani 4o HP con raffreddamento ad aria che consuma no Kg. di bene zian-olio all'ora, Data la forza ascensionale di 6o0 Kg. del tipo normale A. P., né risulta che oltre al prio del personale navigante (335 Kg.) l'aerostato convertito in moto-pallone può portare 300 Kg. di savorra {compreso il peso del combustibile per 6 ore di valo a Jo-go Km. ora e a quota media] Il mato-pallone Avorio è già stato collaudato ed ha for nito eccellenii risuliati in tutte le prove cui è stato sottoposto, Mei prossimi giorni il moto-pallane +vrtrà traaferitò dal campo di Milano a quello di Tarquinia, presso Roma, ove sarà preso in consegna per le ulteriori prove dal colonnello Leone, uno dei più valenti aeronauii dell'arma azzurra italiana cdl ex istrvittore ancho nell'oserdito spagnolo. CARLO DALL'ONGARO

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Pai rd ta Fre ai E” * LI 9 rat == ce È. Pi Pa = =. L'ingresso della Villa Carlotta sul Lago di Coma. ana | Pi " fu ro” pi nare A uf 33 (dir nere ie TE» errati fa iPoi, E Somamerina, Skilamai VNILLA GCGARLOTTAÀ Stendhal — squisito signore, romantico cavaliere è innamorato cultore del bello — rimase estatico davanti all'incantevole bellezza della Tremerzina che altri fo- restieri prima e dopo di lui chiamarono il più bel luogo del mondo, e scrive a un amico "je m'enferme dans une chambre... là, je refuse mes veux à la plus belle vue qui existe au monde ‘. Non altrimenti trovava entusiastiche parole di am mirazione per il luogo è per Villa Carlotta che ne è la ma preziosa, Ignazio Cantù, il quale le dedicò vari scritti Dai pari del fratello Cesare. Quest'ultimo, ià novantenne, fu veduto più valte "col suo berretto tuo di velluto nero, alla raffaellesca, con la disin- voltura di un giovanotto “agere università" camminare lungo i viali dello stupendo giardino, fermarsi davanti ad alcuni panorami d' (comparabile bellezza che fs aprono davanti agli occhi e lì rimanere lungo tempo in estatica contemplazione. ‘Chi ha visto quel pnese e può nominarlo senza sentirsi scorrere sulle labbra un sorriso? = egli scri- veva, — Qui i giardini sono ravvivati dal perpetuo verde degli agrumi, dalle più belle piante indigene e da quelle che, ingannate dalla soavità del cielo, schiu- dono 1 fiori onde s'intreccia il crine la bella giappo- nese e l'innamorata della Nuova Olanda, qui il sole di decembre colorisce la RIA e la mammoletta; insomma, dovunque guardi, ti pare un riso della na- tura; che se t'avviene di femilere queste onde sull'ora che le campane dei villaggi sembrano “il giorno pianger che si muore” o mentre, al montanino brezzo della sera, una gondola di forosette varchi cantando un'aria villereccia, o l'eco risuoni al flauto di notturno amante, I Ulziona è Daizi ti credi nel paese delle Esperidi o delle fate" Perdoniamo all'illustre storico questi romantici tra- sporti, perdoniamogli anche certi chi sprite versi ispi- ratigli dalla Villa Carlotta. Versi di questo genere: Deh com'è caro il roride Sol d'una iva mattina! come vago imporpora L'occidental callinà Mienire olezzanie refiro Lambe l'ondoso pianl Con lei dolce memoria Sovente in quella riva Adebli aipeltar l'anelita Dell'alba che s'apriva Stetti a godere i iremuli Rai del morente di. Noi giovani la bellezza la intendiamo in ben diverso modo, Ma è certo che questa Villa Carlotta, ideata dal raffinatissimo gusto di un sibarita, racchiude in sé tali magiche bellezze da far belare un romantico per tutta una vita. 1 signor avvocato Giovanni Battista Sommariva, discendente da un'illustre famiglia lodigiana, era un

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74 I ING n L'ala LI i i ni Una fontana uomo che sapeva fare le cose a dovere e lo se dimostrare prima con l'abbandonar codici e pandette e mettersi a luerare sulle forniture militari dell'Ar- mata durante la Cisalpina, poi con l'acquistare questa villa dei marchesi Clerici di Milano e da loro fatta costruire nel 1747 con quella signorilità di gusto che metteva i Clerici tra i più fastosi signori di Lombardia. In tempi aurei per i pescecani, come potevano es- sere quelli napoleonici, il signor avvocato e conte Some» mariva si guadagnò ricchezze favolose e il titolo di "'inclito ladra affibbiatogli dai contemporanei invi- diosi delle sue fortune. Ebbe però il merito di saper profondere tesori d'arte in questa sua villa che allora ebbe nome da lui Villa Sommariva. Nel 1843, morto il conte Luigi Sommariva, che ne cera il proprietario, la villa — tranne il mausoleo di all'ingrearo. famiglia rimasto di proprietà della vedova — wenne venduta dagli eredi alla principessa Carolina Marianna Alberto di Prussia, figlia della Regina d'Olanda, e da questa donata alla figlia Carlotta (donde la nuova denominazione di Villa Carlotta), allorché costei andò sposa al duca Giorgio di Sassonia Meiningen, al quale la villa passò poi in proprietà nel 1853 per la soprav- venuta morte della moglie. Dobbiamo compiacerci del caso veramente fortu» nato che, in un momento criticissimo per le sorti di questo magnilco gioiello d'arte, ci ha presentato — sia pure nella persona di una straniera — un'acquirente di buon senso la quale mantenne integra la proprietà, allontanando da Villa Carlotta un gravissimo perico a che su lei incombeva alla morte del conte Sommariva. Pare infatti che, nella necessità di realizzare le sin-

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Ve ben a RI mia a KY.2I arr MT — affato) ri . A Die L —- = === —————""e SESSO SES TC ——_—__—- ee x gf cori tano ar

U di Mio LI ni sen, | i i Ja da jr MI è i F < — = rame © —————É—_ rare» Ì Idillica primavera. gole quote, gli eredi fossero in procinto di vendere villa e giardino separatamente, smembrando quest'ultimo in diversi lotti per i quali già si preconizzavano gli ac- quirenti nelle persone di alcuni speculatori. Gravissima jattura per l'arte italiana, per la fama del Lario che offre questo suo gioiello all'amiariranione dei visitatori che accorrono a vederlo da ogni parte del mondo, e infine un'attrattiva di meno peri visitatori della Mo- stra Voltiana che giusto in questi giorni si tiene a Como e per i quali Villa Carlotta sarà méta di una gita deliziosa, Può sembrare oziosoò l'accennare, sia pure somma= riamente, ai tesori d'arte che la Villa rlotta rac- chiude, tesori per cui fu chiamata il glorioso teatro del Canova e del Thorwaldsen, lo scultore danese più famoso d'Europa nei primi anni del secolo scorso. Ii quest'ultimo è nella Sala Marmorea il Trianfo d'Alee sndre in Pabifonio, modellato in gesso nel 1811-13 per conto di Napoleone che voleva decorarne la sala del trono in Quirinale e poi, tramontata la fortuna na- polconica € rimasta invece quella del Sommariva, da questi fatta scolpire in marmo con la upon (allora invero sbalorditiva) di 230 mila lire. | ecco nella stessa sala la grazia alata del famosissimo simone è Priche del Canova, la sua Maddulena penitente e i busti di Feren e di Parise. Nelle sale vicine altre opere del Thorwaldsen, di Lompea Marchesi e tele del- l'Hayez e dipinti del Migliara,. a avremo moi isa: la pretesa di passare in ras- segna il patrimonio artistico di Villa (Carlotta? A metà del viale tra Cadenabbia e Tremezzo, sul

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di sed ge $£ Azalee in fiore. = Sopra; fl lago frente a Bellagio, da una scalea.

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gati o Fi PI sodi fi il pi Fade d E: ai La valle delle fee alla Villa Carlotta sul Lago di Coma (Folagrafia di E. Kammariva})

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Nel folto delle amb secolari. » Sopra : Un ale austero,

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ba vegetazione quasi tropicale sullo sfondo delle Alpi nevose. declivio del Griante che fronteggia lo stupendo bacino della Tremerzina, sta la villa stupenda, Si sale per una bellissima scalea a quattro terrazzi dai quali si dira mano viali sempre verdi di mirti, aranci, cedri e limoni e si entra, attraversando l'atrio, nella Sala Marmorea. Ma il primo incanto per il visitatore che vi giunge è costituito dal giardino famoso in tutto il mondo, ricco di piante esotiche è rare venute da ogni angolo della terra ad arricchire questo Eden di delizia. “Qu — scrive il nostro Emilio De Marchi — non sai dire fin dove l'arte corregga la natura e fin dove QUAI con la sua potenza rigogliosa nasconda i limiti ell'arte. Seguendo le sinuosità della montagna, il giardino è tutta una selva di piante di raro valore, antiche e folte, che nella dolcezza del clima, nel lento e non trascurato lavorio degli anni continuano a me- scolare i loro amplessi e i loro werdi diversi in cui, a sfondo di cespi di azalee e di rose fantasticamente fiorite, stanno magnolie e conifere colossali‘. “La mano dell'uomo — dice il De Marchi — non le disturba se non in quanto vuole raddoppiarne le ombre, rimuovere gli ostacoli morti, aprire nelle mac- chie qualche ombroso recesso, ai giochi delle fontane, aumentare gli incanti con improvvise aperture sullo specchio luminoso del lago". Le mance che fruttano 1 teson dell'arte nostra sul lembo azzurro del nostro lago servivano a ingentilire i. servi del principe tedesco che nelle lunghe astenne del padrone inpalvatichivazio in un'ozioza sonnolenza. Ma ora non più, 0 buon De Marchi (così geloso delle cose nostre!), ora anche Villa Carlotta è, in Italia, proprietà degli italiani. GiKO GIULINI

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ati a gie Fi Ri a ia L'n consultorio antimalarito in Serbia, LAZIONE DEL MONDO CIVILE CONTRO IL FLAGELLO MALARICO Esiste una guerra che il mondo civile sta condur cendo con spirito veramente concorde, con indirizzo uniforme, con una universale parteci ione concretata nell'interesse e nel controllo arrecato dalla Società delle Nazioni: ed è la guerra contro la malaria, Que: sta lotta non è veramente più nè una forma rettorica, né un luogo comune: è un'opera decisa, fattiva e che dà ovunque i suoi frutti. Essa si combatte coll'inse- gnamento specifico, colla guerra alle zanzare trasmet- titrici di malaria, colla assistenza ai malati, coll'orga- namento di una razionale profilassi: e convien rilevare che il lavoro è ovunque concorde ed efficace. Purtroppo la lotta non è nè semplice, nè facile. Nessuna forma morbosa (eccettuato forse la tuberco- losi), presenta una difficoltà teorica così grande allo sradicamento, Il malarico cronico trascina per decenni attorno per il mon il pericolo di infettare le zan» zare che diverranno il tramite delle nuove infezioni: le zanzare malarigene sono diffuse un pò ovunque, e sono ben prolifiche, così che la lotta diventa estre- mamente difficile_ con- tro di esse: e gli womini pronti ad essere punti sono innumeri da per tutto... La contingenza fortunata che si os- serva in altre forme morbose, per le quali l'infetto o muore o arisce, mom si veri» ica sempre per la ma- lariate ilmalarico croa nico, pur rimanendo molto tempo senza ac- cessi febbrili, può per contro restare una pe- renne sorgente di ine fezione per gli altri. E' vero che per la perta degli arsenoben Un vagone ambulatorio antimalarico serbo. malaria conosciamo il rimedio specifico: la chinina. Ma la chinina purtroppo non sempre uccide i parassiti € non sempre guarisce | Si parla oggi di altri specifici (la cupreina e al- cuni prodotti sintetici) più attivi della chinina: ma le prove sono ancora limitate per poter trarre conclu- sioni definitive sulla loro capaciti a uccidere sempre il parassita. Tanto meglio se così sarà: e poco male sarà veder detronizzata la chinina, purchè ne derivi il debellamento della malaria, Se un rimedio assoluto, più attivo della chinina sarà offerto all'uomo civile, in guisa che con sicu- tezza possano essere uccisi i parassiti malarici nel sangue e negli organ nei quali essi si raccolgono (milza, ganglii, midollo osseo), si verificherà per la malaria ciò che si è verificato per la lue, dopo la sco- zoli: automaticamente scenderà il numero dei malarici, e mancherà l'occasione a de- terminare le nuove infezioni, Per ora, in attesa di questa certezza, non possiamo affidaroi che ai modi già definiti di lotta: combattere le zanzare e le loro punture, curare i ma» larici coi derivati della china. Tuiti gli Stati ci- vili nel dopo guerra hanno assunto la loro parte in questa cam» pagna contro la mala- ria. O direttamente attraverso organi am- ministrativi già esi stenti, o attraverso la Croce rossa, o colla creazione di enti e di istituzioni muove im-

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perniate attorno a questo scopo, tutti hanno parteci pato all’ alche nazione, come l'Italia, non ha fatto altro che intensificare un lavoro magnificamente organato da anni: e nell'organamento della lotta antimalarica, l'Italia & stata veramente la scuola, alla quale tutti sono accorsi per imparare. Altre hanno dovuto cominciare ex novo tutta l'o- pera di redenzione, accontentandosi | ora di edu- care e curare, rinviando le bomfiche del secolo a tempi più propizii, | L'educazione antimalarica è stata tentata in tutto il mondo, Il manifesto (vario naturalmente a secondo della mentalità e delle tendenze delle popolazioni alle quali era destinato), la conferenza, la proiezione ci- nematografica {esistono alcuni films ufficiali di propa» ganda antimalarica), gli opuscoli, la scuola... tutto è stato posto a profitto per orti gia alle e popolazioni che cosa è il pericolo malarico, quale ù zanzara trasmettitrice, quali i metodi di cura, ftt le opere sussicharie di difesa, Poi, per iniziare la cura sistematica dei malarici cronici {i quali costituiscono anche il pericolo mag- giore per n diffusione della malattia), si sono dovute creare delle scuole apposite, delle stazioni speciali, attrezzate per formare dei buoni e validi infermieri è clei cooperatori efficaci. In quasi tutti gli Stati si è anche qui imitato l'e- sempio dell'Italia. 4; può affermare che tutte le Na- rr toccate sensibilmente dalla malaria, hanno ogg o getta scuole, nelle quali rapidamente ma con ser si preparano le persone le quali saranno nello are tempo adatte a. logica somministrazione di chinina, gt panta per SR VIDRE cura, per la di- struzione delle zanzare, per la divulgazione dei bene- fici delle reti alle finestre è preti in tutto il lavoro antimalarico. In Serbia, in Bulgaria, in Indocina, in Giappone... un po' ovunque sono sorte scuole così fatte. Quasi sempre la piccola scuola è mista all'ambulatorio stesso nel quale si visitano i malarici, si praticano gli esami microscopici e si fa la distribuzione del chimno. La cura antimalarica si va nello stesso tempo orga» nando ovunque con criterii di intervento statale. Si preparano dei medici in maniera speciale, così che siano veramente pronti a bene diagnosticare i mala- rici e a bene curarli, è si organizzano centri di cura nei luoghi ove il flagello infierisce. In tutti i paesi tropicali si centuplicano gli interventi terapeutici co- piando sostanzialmente ar da anni l'Italia ha fatto a Grosseto, in Sardegna, ed in generale nelle zone di più intensa malaria. I provvedimenti di assistenza si svolgono spesso sotto una tenda: il medico e i suoi cooperatori ope rano all'aperto, esaminano i malati e i sospetti, pra- ticano le iniezioni di chinina o sommistrano il rimedio per bocca. Tutti i giorni 0 un certo numero di giorni durante la settimana il posto di soccorso fun» ziona: L l'opera si svolge tutto l'anno, così che i malarici possono venir seguiti, curati sistematica» mente, al educati h1 valutare gli effetti della buona cura. Nello stesso tempo si cerca di far comprendere il pericolo delle zanzare malarigene, e la necessità di una lotta razionale. Sueeta parte di battaglia è meno semplice, perchè si può pensare che se in Italia con una grande densità di popolazione intelligentissima, riesce difficile com ere la ranzara in guisa efficace, la cosa diventa ancor più problematica nei paesi a popolazione rarefatta. Però almeno si riesce a insegnare il buon uso delle ranrariere e dei veli per la notte, si riesce a persua- dere che si debbono e possono ridurre le piccole rac- colte d'acqua, nelle quali le zanzare depongono le uova ... si riesce insomma a ottenere qualche risul- tato, non in ra orto davvero coll'importanza della battaglia, ma che è pure sempre meglio del co- modo nulla. In alcune località {il più Rsca esempio è quello delle sone che stanno attorno al Canale di Panama), i risultati sono stati ben diversi, e quivi veramente si è riuscito a esti le zanzare e in ogni caso, a introdurre una abitudine che vorrei chiamare automa- tica, nella difesa contro la penetrazione delle zanzare stesse nelle case. L'edificio tropicale a veranda, in queste zone, sì è veramente rivestito di reti di rame, cosi che ad un primo sguardo ogni edificio pare un po' avvolto in una bbia. Ma i vantaggi pratici sono stati conside» revoli in quanto è stato possibile soggiornare sulle verande anche di sera, al riparo da ogni possibile noia chi insetto, e ben difezi contro il perical della tra- smissione della malaria è di altre forme infettive che alle zanzare debbono pure la loro propagazione. La battaglia civile ormai estesa a tutto il mondo, contro la malaria, è delle più interessanti. E' forse il primo esempio di una lotta organata di comune ac- cordo, secondo un unico piano, colla cooperazione di tutti. Tra qualche anno sarà dato riassumere in cifre il beneficio: e si può garantire sino da oggi che esso si presenterà come una superba conquista civile. E. BERTARELLI Un laboratorio antimalarico russo, Un ambulatorio antimalarico alle Indie olandesi.

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SOCIETÀ ANONIMA G. Il commercio dei cercali in genere costituisce, com'è risa: puto, la seconda importante branca del movimento commer- cialo del Parto di Geaova, E, mentire una quantità notevole di tal merce transita da Genova con destinazione alla Sviz- sera, alla bassa Austria e anche alla Baviera, un imponente quantitativo viene nasorbito dall'industria molitoria nazionale per il consumo interno, Stimiamo opportuno, a questo punto, notare che lo sconto anno, acncalante i benefici risultati della provvida battaglia del grano, l'importazione dei cereali raggiunse, pel solo porto di Genova, quindici milicsi di quintali circa. Ora si prevede che il tonnellaggio d'importazione per l’anno corrente e fino all'epoca dal raccolto nazionale toccherà i nose milioni di quintali, Questa enorme massa di merce viene giornalmente sbar- cata, pesata, iniaccata c caricata iui vagoni per cisere inol: trata ai transiti o ai molini dell'interno. Qui sorge spontanea la considerazione por cui, se lo spe- dizioni dai porti poicssero avvenire come la iarilla ferromiania prescrive, in carmi coperti, i cereali potrebbero giungere a de- slinazione in buono stato di conservazione per peso e qualità; ma poichè frequentemente, e quasi di costante, questi vagoni dibettano o davrebbarò invece essere riservati a merci pregiate e più deperibili, i grami ai trovano a viaggiare il più delle volte su carri scoperti e quindi mal difesi dalle intemperie è dai... Furti. La Soc, An. G. Odino & C. di Genova, specializzata nello sbarco e nella spedizione dei corcali, e che da sola riceve circa la metà delle granaglie in arrivo nel porto di Genova, ha compiuto opera meritoria © grandiosa facendo comrwire un seria numero di cars speciali per il trasporto dei cereali, allo scopo di diminuire le spese che gravano su di essi, garantirne la sollecita spedizione e curarne la perfetta comtervazione du- rante i viaggi: Tali vagoni sono costruiti interamente in acciaio è perfet- Due carri ferroviari apeciali par il trasporto di cereali della Soc, An. G. Odino & C. di Genova. ODINO & C. - GENOVA iamente chiusi: ricevono il grano da due appowte bocche di carico praticate nell'imperiale e provviste di chiusura erme» tica assicurata dai piombi doganali. A déeitinazione, poiché queati apeciali carri sino confermati a tramoggia, munita al centro di una booca d'uscita regola» bile nel getto di svuotamento, lo scarico avviene esclusiva: mente per forza di gravità, senza impiego di mano d'opera ed assolutamente senza dispersione di merce. Quciti vagoni vengono caricati ai Siloa di Genora per la massima portata di quintali #00 in quindici minuti, e possono cisero scaricati a destinazione dai molini, ia un tempo che varia dai 10 ai 15 minuti, a seconda della potenzialità dei meri di scarico (elevatori, trasportatori) di cui gli stessi mo- limi dispongono. Appare di conseguenza in modo chiarissimo quali e quanti siano i vantaggi di questo moderno mezzo di irasporio che ha incontrato la piena approvazione di 5. E. l'Amm. Umberto Cagai, Presidente del Consorzio Autonomo del Porto di Ge mova, animatore colusinsta © sagace di tuto quanta può ren: dere più celere e più economico il funzionamento del primo porto mediterraneo. Nell'anno in corso altri So carri entreranno in servizio, posché il consenio dei molini utenti, si © comtretato in richiesta ed è per tanto secenario che le Ferrovie dello Stato, ricono» scendo i vantaggi apportati al trafiico, ed al materiale pro prio direttamente, dall'uto di simili vagoni, ne agerolino l'im- piego con tutte le coacessioai possibili, poichè l'innovazione ardita è pratica merita incoraggiamento e nichiede le più ge- nercoe facilitazioni. Tanto più quando si pensi che la Soc. An. G. Odino & È. - Genova, forte d'un capitale inieramente versato di 3 milioni di lire, e d'una perfeitàa organizzazione tecnica dovuta all'ine telligente © tenace opera quotidiana dei dirigenti, tendo a ren: dere il movimento granario csattamente consone alle esigenze del moderno commercio e allo spirito del rtgime nazionale.

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Nei pas che tsporiano il grano, Alla con silos de siata delle brulla distere dell'Oregon negli tati la propimera di Alberta nel Canadà. Uniti, Uno dei numeroai

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DOVE IN lo dico che il famoso e leggendario Creso, se pur abbia potuto asddialare pig velleità e se capriccio a preszo di fulvo oro che in gran dovizia possedeva, non avrà potuto ap- pagare un solo desiderio: quello di veder saserne l'oro. Egli possedeva il prezioso metallo come aliri avrebbe posse- dluto gran riocherza di vini, ad siompio, è di baliami, senza pur sapere donde, e vino e balsamo, fossero derivati e come lavorati. La gioia, insomma, di trattare il minerale imparo, crogio: larlo e manipolarlo fino a trarne la parte di puro oro in esso contenuta, non fu di Creso! Più che desumere una conseguenza morale da iale consi. slerazione, vaglio dire che la Soc, An Colombo Abramo su pera nel conlronto il Creso della leggenda, dacché cia atrisa trae più che un preziono metallo dai minerali greggi. La sua attisità risale a S5 anni fa, quando ciob l'Italia alimentava d'ardente passione i propri ideali di umità e d'im dipendenza, è l'industria orafa cera ai non agevoli inizi del pene lavoro. n: pocha acuto e sagace, Abramo Colomba, fondò La Dial allo scopo di far fronte alle richieste di metalli preziosi, e di lavorare ulteriormente i residui della lavorazione d'orifi- ceria, che in quel tempo erano dati ai rifiuti. I primi processi tecnici furono compiuti con dei mulini a mercurio, per l'estrazione dell'oro dai residui cuproargentiferi. Per fam di successivo sviluppo tecnico e industriale, la Ditta venne nssumenda sempre più grande importanza; e oggi cisa vanta uno dei più completi impianti d'Europa, in un vasto © moderno stabilimento fornito d'alti formi, fori di coppellazione, apparecchi d'affinazione, ecc. NASCONO I METALLI PREZIOSI ITALIA La qualifica di camplefe risponde al fatta che, nello Siabi limento Colombo Abramo, la gamma dei processi di lavora: zione s'inizia col minerale greggio e finisce con l'oro e l'argento chimicamente puri, per poi passare alle diverse leghe e ai re- lativi derivati. La Ditta produce anche quei sali d'ara e d'argento che prima s'importavano dall'estero, e olire ad assolvere con ess il fabbisogno completo della Nazione, ne caporia anche olir'al Per un'equa organizzazione del proprio movimento Fia ziiza: la Società ha dovuto istituire una propria banca {Via Cesare Cantù, 4). Continuano l'opera valida e ininterrotta del defunto Sig mondo Colombo, i fratelli di lui, Enea e Ugo. Il primo di essi, collaboratore infaticabile alle fortune del- l'Azienda, più specialmente si sccupa della parte tecnica: mentre il secondo, giovane d'anni e di una energia pari alla tenacia, amministra Ja Iitta. Merito suo è poi anche l'aver sviluppato e perfezionato in Italia la lavorazione dei residui di piombo, stagno è dei deri» vati del piombo; lavorazione gestita dalla Società Lavorazione Metalli Minerali e Derirati, i cwi Stabilimenti hanno una por temzialità di produzione tale da far fronte al completo fabbi- sogno del Paese a da ssportare fuori dei confini parecchie de- cine di migliaia di quintali all'anno. Cosa, questa, che Creso non faceva! Ma gli è che, a quell'epoca, non c'era un Governo come il nostro che disse gagliardo impulso alle varie opere del Paese e magnificamente attendesse a moltiplicarne le dovizie mate» riali e morali, Gli stabilimenti di Fia Quadranno, iniafi dall'aeroplano.

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LE) Feduta generale dello Stabilimento di Milano (Basisa). SOCIETÀ ITALIANA DELLO SMERIGLIO ANONIMA CAPITALE SOCIALE L. 600500 EMESSO E YERSATO L. 000.006 Alla serie delle grandi rigaogliose industrie che, in varia misura, concorsero ellicacomente a determinare la intontrasa- bile rinascita operosa italiana, è certo da aggiudicare, e tra | primissimi posti, la Società Italiana dello Smeriglio, con sedi sociale e amministrazione a Milano (Bovisa) è miabili- menti a Scito San Criovanni e a Monza per la preparazione delle colle e gelatino per la propria industria. Impostaia su cardisi resistentissimi mel 1qgoò e venuta svi: luppandosi alacremente per l'operà gagliarda di altirità e di tenacia dei suoi dirigenti. oggi la Società Italiana dello Sme- riglio è uno degli organismi più potenti nel campo dell'indu stria nazionale. La Società Italiana Smeriglio chiude con un ciclo che ci sem» bra perfetto quasi Walba la *rrae delllà lamorazioni sugli abrasivi. macinazione, il cui vasto impianto # riportato nella &- gura M. a, provvede alle grane di corindoni naturali è arti: ficiali. di smeriglio, di granato, di silice e vetro per le lavo: razioni delle carte di cwi sì producono sessanta milioni di fogli e delle tele dello quali in fagli e rotoli si lavorano 1.200.008 m. all'anno; alle mole il cui incremento è sempre crescente a di cul riproduciamo l'asssene del feparia lerai ia figura 3, alle lavorazioni speciali per suganifici, lavorazione del niso. del marmo, ecc, alla lavorazione infine delle spoltiglie per le quali macinartione. Keparto esiste un impinato modernissimo e lano bene altlrerzato che a buon diritto ni può senza cstazione dichiarare il più origi nale e completo impianto d'Europa. Le spoltiglie così lavo- fabe sono adatte alla preparazione di paste per la smeriglia- tura delle valvole, per saponi abrasivi e per lla preparazione di carme è tele spoltigliate per uso di oreliceria © mecccanica di procizione, Sono così prodotti into gli articoli per la lavo: razione del legno duro e tenero, a macchina e a mano, per la lavorazione del terra (al degli altri metalli, per la lavorà- zione della pelle, del cuoto, del sughero e dei marmi, Altri reparti di lavorazione provredona alla preparazione dei relratiani © di prodotii spotiali. Infine rileveremo che lo stabilimento ha un'attrezzatissima elfizina îmeccanica, ultra mulernà, per la riparazione T la Cose ia) struzione delle macchine impiegate mello stesso stabilimento, I tecnici della Società Italiana dello Smeriglio atanno atur diando nuovi itpi di impianti per aumentare l'efficienza della lavorazione e conseguentemente dei prodotti, considerando i fattori della velocità, dell'economia, dell'impiego dello energia e del rendimento, di guisa che venendo ad aumentare il novero tecnico dei prodotti alegia, contemperancamente dimsimiziaca la 4 di produzione a reciproco vantaggio del fabbricanto © el consumatore. ceramiche. Reparto mole

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100 La motonave " Remo" del Lloyd Triestino. LE NUOVE MOTONAVI DEL LLOYD TRIESTINO PER IL SERVIZIO FRA L'ITALIA E L'ESTREMO ORIENTE Tra i muori colossi dell'armamenta nazione le iau ©relaimenibe dla EITILIA TETI le helle [ol inolermimame materna ni dlel Lio Triestino in ciercisso sulla linea TriméreVanezia=Esinenaai Drieme, Hai non dli pretna frenata Ieianzana di circa nia somnellarel poichè per b ipecia © sorvizio a cui nosso siate — Widggni lungliccimo in Toite che FIGA RITA ET fonti IOCELIiCI dla veagiaion Cal quaireli di carattere spiotalameenie cmmertesile == um irsire laspgii did pnt par (ETA smmrasina, ace) tuttavia, nel Lora genere, tra le maggioni pa più taH1> derne che cnti inffa gioeno & manina mercandi la. i Le nove motonavi Ioydiane per l'Estero Chricnte som Apuana È ra: e io: La ” Esquiliso "la" Wrminale la Rosola ala Resa”. La [otugralia che quai riproduziama fre ietita per l'appunto l'ardita sa- vr: di qquarsi mbiima masi, oglie qualche Llieviima alferenza, SIA ugaali Bano nella lina cale tica csberma Aprea Les nelle COSI FEL TI | nie aliliv abire, nu ni È ima li di quante ali negli abbia prodorto la tronica im quorati tullvimi anmi, le qualiro ino dre presenta apioca- Nanni carattesistiche saleradiai imnanzitutio l'assenza ipuiai complera ilell umazolo: una vera rivoluzione nel campo dell'architettara navale. Il ra parta parserpei somprende i Locali sinuati ul pente dli pass PEA, ea perte I cas hine ca tdi sa pitare ife vastaidae perisce [mon più i due prlperne. * fire mite di ogni comfon. Ale, aparsnse e BIO E a dt redaze sulla hanno da invir diare.à quelle dei modernia smi e più grandi transailane dici All'inizio pranbe pi stende per butta la larghensa ù nia Li hi frana, dalle razione ari # [ua corali, Degne poni di Tiiore pariicolammrnte ricordate la amleate dli Terrina, da iniiatica, | în veranda, che s'apre ela | nta è spassosa tra la sala da pranso e e cabine, nsala cha agfluaci e da fumo, con relazivo bari saletta dolor mente riposante nel colose | stesso delle rappesserie e | ito e nello atila Ì stupendo dei ssci smobali e = | ten suda breonîs Accamio alle cabine an Dyer Lloyd Mr nici le ala mprito da bagna i sus Eutts È huon UH E ESAMI FaNZS srrupolusa alellle prù si ale regala igieniche. F, amhisnne è sendo di ampie linevine cui #éeltale © persiane, È Ajraii i ine sieve ai vontilaori di cui w'è gran dovizia a bordo, permettono di Loviase ii paia DONE gli coetasi del «lima delle reggoni arspirali. Îi Llord Trirtino hs dedicato agni sua cura — in ciù pienamente asserondaio dai costruttori delle Equiatina magone = & siul inlare gni csigonta del viaggiatore comretto a una lunghissima traversata. E a salivare dalle ansnimi aftentatsità dei niimesdal passeggeri the hamno #ompimalò il viaggio imille mita i Ilyodiane, hivogna convenire che ci è riuscito a meraviglia. e © otaniàri dai nomi auggarali di Roma hanno pure ampi spari per il carico delli merci ce sono inite mumite di grandi motori Li ipo marino qosbrusia, come le mari stesso, Lila Stabili menio Toenico Triestino; impiamia madoni che cnprissono alle mara maxi una velocità. a pieno caro, di sale dodici nodi all'ara. Tra le alire innavagioni tm innlmalmie di ‘guirate snotonari ricorndereszo la invisa tra bra L 7 can apparte i abi i i gorenni, l'input at gna i gradli di rpergia mento del timone, i telefoni alien” nane, l'apparecchio pet li segnalazioni degli imemnda, II Lloyd Triestino è la prima icth stalsana «li navigazione che ahbia sa palla con mirabile sardi menta inigiare la cadi raga uri ne sli muove navi seconda i più recesti sioni LL rim- cana mae ti lella audi Meata, ara all'inzio è tuti ha- uil dia POT de portantisime che hanno recato e rechesaeno di più în avvomiré un enòrme vantaggio all'asoncmia sur sinato Pos mmie ha, non dimentico delle sus inadi? siomi orta, | Leal Triestino cqoaiinaa, secca ala il comandamento del Duo la fortunata e mui- rabile nictià, sremprt pone to a cancoprere can tutte le Sue furse ai misiri fanti della marina mercaniila ia TSE ZI “utad, italiana nel mondo: Triestino - Motonave “ Esquilino il har,

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1h DA pen “e e) TTI rete i ao all | Ch Le "all * i Ns loi EE: ] a Teo rosse. "ce". rs 5 SS STE IO I I lavori sotterranti per la nuova metropolitana di New York che sarà compiuta nel 1951. Lo sviluppo della rete sarà di 17 chilometri circa e il costo preventivo è di mezzo miliardo di dollari. Direttore respantabile ; MAHLIO MORQUONI

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SOCIETÀ ANONIMA MACCHINE ING. COLORNI Mietitrice legatrice * Deering ". Il nome della Società Anonima Macchine ing. Colorni non può andare disgiunto da quella di due grandi pionieri dell'in dustria delle macchine agricole, intendiamo accennare a William Deering 0 a James Chivor. Inventore è perfezionaltore il primo della Mietitrice Legatrice per grano, geniale ideatore il secondo dell’iratrò economico con corpa haio per colture di rianara e del moderno Aratro in Acciaio per le coltivazioni estensive. Due uomini iniomiza, che con i lora trovati è il loro assiduo lavoro hasno poriato un grandissimo contributo alla soluzione del problema della produzione a buon mercato dei cercali è degli altri prodotti del suolo destinati direttamente o indiret- tamento all'alimentazione dell'amanità. Gli Aratri Oliver è le Macchine da Fienagione e da Rac- colto Deering sono ormai noti ed vsati in tutto le parti del globo è il compito di introdurre, far conoscere ed apprezzare in lialia liouni e lo altro, fu assunto, or sona vari lustri, dalla Ditta Colorai che, senza badare a sacrifici, sensa temere l'inveterato misoneiimo di molti agricoltori, nialla lascio intentato per lar pariecipare l'agricoltura italiana ai bemefici che soltauto l'uso di ottimi aratri e macchina perfezionate poteva astcurare. AI 18574 risale la formazione di questa forte asienda come merciale, quando due inglesi, ferventi amici del nostro paeso, si aviociarzano sotto il nome di Pale and Edwards iniziare in Italia la vendita dello macchine per la coltivazione del suolo. Nel igos il neme della Ditta fia cambiato in quella che ame cora conserva e con la guida di una nuova direzione prettamente italiama la ditta pervenne nd un'altessa mai raggiunta da nessuna delle organizzazioni alfini che erano intanto sorte in linlia, Alcuni principi cardinali, Pons pei a concicenza anche della clientela con appartvine forme di pubblicità. contribiairanò in modo positiva alla creazione dii quella grande è merilata fama che oggi gode la Ditta in Italia è all'Estero. Essa non ha mai esitato ad abbandonare le marche meno bionò per as- sicurarsi quello migliori. Ma sempre custodito gelosa» tnenlo la propria indipendenra Gnaniliarnià, èmtanda scrupolosa mente i vincoli con organizzazioni che avreb: bero uva giorno potuto inlluiro sialla solontà dei dimgenti, Mello sviluppo degli alîam ha avisto cose A0Gpo principale quello elî renslere alla elieniela un reale servizio, fomendo macchine veramente buone ed utili ed assicorando il neceniario nifornimento dei ricambi. Il personale del- l'azienda è atala sempre considerato come facente parte di una grande fa- | miglia, in cui agniano deve portare il suo contributo, ma in cui non c'è posto per chi abbia scarsa capa» Aratro Automatico * Oliver”, cità produttiva od altre qualità negative. La solidità di questo organiama commerciale e lo ottime lità del soo personale furono messe in evidenza durante fi pedi guerra in cui, pur con personale ridotta, ai poterono continuare gli indiapen sabili mifornimenti di macchine agricole all'Italia in armi, Dalla frante, a ravvivar l'ardoro dei pochi rimasti a curare l'azienda, giungevano le notizie dei compagni di lavoro accorsi sotto le ban- diera, è più di una volta arrivò anche la nuova che la morte aveva incisa il suo indelebile segno nell'elenco del personale della Ditta. Winta la a col tornar dei soldati ai campi, si presentò la necessità di meglio proporzionare l'organizzazione di questa Thtta allo maggioni richieste di macchinario occorrente all'a- gricoltura, e l'antica accomandita fu trasformata in anonima per azioni, Il cui capitale, attraverso successivi aumenti, fu di recente elevato a L. r.f00.000. Le solido basi messe dai fondaton della Dhitta, i aaniazimi priscipi commerciali sempre seguiti, la grande èsperienza ACCU- mulata in vari lustri di esercizio comituirono un ottimo pento di partenza per il raggiungimento di ancor più alte mete. L'orga- nizzazione fu perfezionata in tutti i suoi particolari, la sede s0- ciale ed i vaati magazzini lurona trasportati in locali più ampi e meglio adatti, nuove succursali iurono aperto a Bologna va at cn poter più prontamente servire la clientela. Ad altre, come esempio a quella di Roma, fu assegnata più degna sistemazione. Il personale fu aumentata, e con scuole pratiche e conferenze fu ralforzaia in tuiti l'idea che ognuno deve ew sere una sorta di consigliere per l'agricoliore, in modo da poter, tutte le volte che se ne presenta l'occasione, efficacamente integrare l'opera tanto apprezzata dal Governo Nazionale per 2 la dilazione delle macchine agricole. E infino, da Trieste si iniziò la penetrazione pei mercati esien a noi più prossimi. Riprendendo la tradizione dei vecchi mercati adriatici, furono stabiliti nel Punto Franco della redenta Tricito api depositi di macchine Agri cole, che con l'ausilio di lavoro italiano e con conse. guente beneficio pr la noalra economia, veRgoni di- distribuite e riesporiate nei vari paesi dlel vino COrisnie è nella nostre fio renti Colonie. ll nome Colarai nel mercato delle macchine agricole è ormai sinonimo di perfezione © di cecellente servizio, non soltanto in Italia, ma an: n che in molti paesi esteri. si In Italia, la Battaglia del ' (Grano, voluta e condotta dal Duce, ha trovato questa Società pronta a fornire le armi per quella vit- toria che dee condurre la nosira Pa: tria all'indipendenza economica. w

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L'industria dell'acido carbonico Nell'attuale ritmo accelerato della vita mazionale, giova censire frequentemente le forze mostre operanti, anche nel si- lenzia, nei vari campi dell'attività. per godere del conforio si tanie rivelazioni, Nel corso di tale rapida rassegna siamo in- clatti ad intratienerci sullo sviluppo è dui caratteri Hpiei darti dall'industria nazionale dell'acido carbonico liquido artificiale. Ad essa intieramente si connettono gli sforzi compiuti e l'attività vigorosa della Società Industriale Candia Solona, che nel suo programma abbracciò precipuamente il concetto della specia: lizzazione del lavoro, carattoriitica della moderna industria. Sorso la Sacietà in veste di accomandita semplice, colla ragione sociale di ‘Fabbrica Ialiana di acido carbonico Dat: tor Candia" che nel febbraio 1906 esordi con una prima tal brica di gar carbonico a Milano, © aggianie, appena due anni dopo, un'altra più importante a NKapoli, Pei suoi stabilimenti la Sociota verace il processo di Labbri: cazione al coke: industrialmente dali impianti convagliano, con mirabile armonia d'equilibrio, energia “ maleria scaturite dallo stesso carbone preso come materia prima ed aiiraverso trasformazioni epportune, in cui sono osservati dettami scionti- fici e perseguite norme di tecnica pel paù efficiente rendimento ectanomito, assicurano, quale prodetto unico, un gar purissimo ed esenie da qualsiasi odore. Fpeliarii. cn iniziale (pur conservando integro lo spirito informatore) chbe a trasformarsi in anonima, per ABSUMEnE le maggiori forze necessarie per gli ampliamenti dei suoi impianti, nel rapporto suggerito dalla semiologia del mercato che ingnava crescenti consumi « sempre muove applicazioni pel * carbonica. Infatti questo gar, mentre riene consumato In nlevante quan- tità per la preparazione delle acque garose artificiali minerali Gonflamento di gomma d'automobile. viene pure impiegato in enologia pel travaso © conserva. zione dei vini e per gli spumanti. Essendo un gar compresso, sì adotta in larga scala sulla mec» canica delle pressioni, sia per la spillatura ed imbottigliamento della birra, sia pel sollevamento e spaccio di liquidi infiamma: bili, pel gonfiamento di pneumatici, per l'avviamento del mo- actificale in Dalia tori, per la pesca meccanica, pel funzionamento di acrograh cal aliri apparecchi similari. Anche la terapia moderna annovera, per determinati cam Mono bagni saturi di gaz carbonico puro e talvolta l'applicazione diretta della stessa anidride ri i dotta allo stato di neve: essa viene anche usata in prepara- zioni cpoterapiche. Per le sue peculiari proprietà fisiche e chi. miche, il gas carbonico puro, anidro, inodoro, assolve importanti compiti nelle più disparate applicazioni: nel funzionamento di Frigoriferi, ella fabbricazione di lampadine è tubi ad incande- scenza, nell'estinzione degli incendi, nella conservazione degli alimenti è persino nella lievitazione del pane. È asia ricor: dare i favorevoli esperimenti compiuti per la concimazione è recentemente anche quelli per la produzione degli idrocarburi per sintesi, per affermare la vastità dell'orizzonte che si può tchiadere a Favare di questo prodotto e l'influenza che la sua industria potrebbe avere nella soluzione di colossali problemi che oggi assillano in bipecie l'economia naziona La "Fabbrica Italiana d'acido carbonico Dottor Candia” nel 1914 prese la denominazione di * Società Industriale Candia Solana" assumendo a Napoli aliro importante ramo industriale, dove fra l'altro elabora cospicua quantità di minerali della Si cilia © deriva da tali solfati una serie importante di prodotti chimico-farmacentici. Soprattutto nella avolgimento del ivo programma fondamentale integrò l'organizzazione della produ: zione del CLE carbonica, dapprima afruttanda sorgenti in Toscana dove apri apposito sta» bilimenta, poscia, non Appena la vittoria delle nostre armi assicurò le nuove provincie d'Italia, installando nella ro: mana stquileta un aliro im si pianto cal proccaso al coke. “P E la Società mon solo attende 1.1 ad adeguare la produzione al (a consumo in una conveniente ta correlazione territoriale, ma dle contribui all'emancipazione del noatro Panse anche con la fabbricazione di valrole 6 di apparecchi per i quali eravamo tributari all'estero. | Simile alacrità di lavoro e tenacia «li propositi, corno» VI mali da swocossi lusinghieri, i trovarono larga eco nell'ame | bito della vita industriale è ie son sfuggirono al Ministero : dell'A. I. C. né al R. Istituto Lombardo di Seienze e Let ere che conferirono tosto al Bagni di acido carbonico, Dott. Candia una medaglia al merito industriale ed un presto della fondazione Brambilla, Ed anche da questi ed aliri pubblici riconoscimenti, quali il Gran Premio di Torino nel igui ced il Gran Premio all Espon- zione di Genorà Sola da, di cui deve andare argoglicaa, la Sor cietà Industriale Candia Solona attinge sprone a fulgida ascesa, pel prestigio della nostra induitria, pel bene del nostro Pacde,

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4 SOCIETÀ NAZIONALE PER LO SVILUPPO DELLE IMPRESE ELETTRICHE MILANO (109) PIAZZALE STAZIONE NORD, 7 RIVISTA AERONAUTICA PUBBLICAZIONE MENSILE ILLUSTRATA DEL MINISTERO DELL'AERONAUTICA ROMA VIA AGOSTINO IMPRETIS #8 A CONTIENE STUDI ORIGINALI DI GUERRA E DI AEROTECNICA AMPIE INFORMAZIONI SUL MO. VIMENTO AERONAUTICO INTERNAZIONALE NEL CAMPO MILITARE, SCIENTIFICO È COM. MERCIALE E NUMEROSE RECENSIONI PREZZO DABBONAMENTO:; Per l'Italia e Colonia Per l' Eatero. . . . Un numero separato: Per l'Iialia . " Li Per l'Eitero . . - PI I "O "I LA RIVISTA ILLUSTRATA DEL “ POPOLO D'ITALIA " PUBBLICAZIONE MENSILE ILLUSTRATA DELLA VITA ITALIANA MILANO VIA LOVANIO Ss 1 POLITICA - ATTUALITÀ LETTERATURA +: ARTE TEATRO »- MUSICA AVIAZIONE -. SPORT MONDANITÀ - SCIEN. ZA - INDUSTRIA E COMMERCIO IN CENTO PAGINE UN MESE DI ATTIVITÀ ITALIANA ABBONAMENTO ANNUO LIRE CENTO ALL'ESTERO LIRE DUECENTO

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92 COTONIFICIO | HONEGGER || Ì SOCIETÀ ANONIMA | Capitale Maciale L. is.sso.o00 inieramentie versato ne]. Sede legale in MILANO Amministrazione è Stabilimenti in ALBINO (Bergamo) PRODUZIONE | PURGANTE FILATI | iDEBLE PEi BRMBiNI America | - Trama e Water Î dal N, Sal N. 24 su fusi cd in pacchi « Filati pettinati - GRADLVOLISSIMO Nastro pettinato - Specia- NON PRODUCE NE" lità filati per calzifici. IRRITAZIONI NE TESSUTI NEUSIL Greggi per stamperie, tinto- rie e candeggio = domestica, 4 1 calicots, baseni; operati, AN FETTE LE FARMAGIE greggi c colorati, pil ns sn Sardo dali ranttisi 3q.000 fusi, 1077 telai, 1300 operai i8o0 HP. | dd. ia scstaza maadoi IMPORTAZIONE DIRETTA TAPPETI PERSIANI Unico deposito: A. P. LEVI . MILANO Pinza P. Ferroni, è (rimpeito al Teatro Filodrammatici} Fate la minestra Brodo di carne Esposlriane e «eodita permanente in Dadi | MAGGI purissimo € fà sostanzioso eil pro Croce V Stella

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