# 623 - CONFLITTI INFINITI: il Triangolo Drammatico

An episode of [Il Podcast di PsiNel](https://invisiblenetwork.ai/podcast/788141885), 8 Feb 2026, 18 min.

Audio: https://anchor.fm/s/10305da44/podcast/play/115168361/https%3A%2F%2Fd3ctxlq1ktw2nl.cloudfront.net%2Fstaging%2F2026-1-7%2Fd87464d1-2441-230d-bdf8-09c8f7f0768f.mp3

A volte ci sembra che alcuni conflitti non abbiano mai fine, più proviamo ad intervenire per risolverli e più sembrano peggiorare. Il problema non è il modo con il quale comunichiamo ma la posizione dalla quale parliamo. Clicca qui per approfondire (link attivo dalle 5:00 AM del 09/02/26) https://psinel.com/il-triangolo-drammatico-una-scorciatoia-pericolosa-nelle-relazioni/ I NOSTRI PERCORSI ONLINE: https://psinel.com/corsi-online/ Vuoi Imparare a Meditare? Scarica Gratis Clarity: https://clarityapp.it/ Iscriviti alla Newsletter https://psinel.com/re-iscrizione-alla-newsletter/ Se ti piace il podcast adorerai il mio Nuovo libro: “Restare in piedi in mezzo alle Onde - Manuale di gestione delle emozioni”... https://amzn.eu/d/1grjAUS Instagram: https://www.instagram.com/gennaro_romagnoli/ Credits (traccia audio): https://www.bensound.com

## Transcript

[0:00] Perché alcuni conflitti non finiscono mai.
[0:03] Esistono conflitti che sembrano non avere mai fine.
[0:07] Ne parliamo, ne riparliamo, chiariamo.
[0:09] Eppure dopo un po ci ritroviamo esattamente nello stesso punto,
[0:12] stesse emozioni, stesse frasi, stesso finale.
[0:16] E spesso pensiamo che il problema sia l'altra persona, la
[0:19] mancanza di comunicazione oppure il fatto che non ci si riesce a
[0:23] capire, ma molto spesso il problema non è di che cosa
[0:26] stiamo parlando, ma dove stiamo parlando.
[0:31] Benvenuto su cinel, il primo Podcast italiano dedicato alla
[0:36] psicologia e alla crescita personale, con Gennaro
[0:39] Romagnoli. Ciao e Benvenuti alla 600
[0:42] ventitreesima puntata del podcast ipsinal, quella dove ho
[0:45] finito la voce perché ho cantato troppo al karaoke e dove vi
[0:48] parlo di una delle teorie più affascinanti della psicologia,
[0:52] il famoso triangolo drammatico. Oggi voglio parlarti di un
[0:57] modello psicologico semplice ma estremamente potente, che spiega
[1:01] perché alcuni conflitti diventano cronici.
[1:05] Quindi mettiti comoda, mettiti comodo e iniziamo.
[1:18] Ebbene sì, carissimellini. Purtroppo ho un po perso la mia
[1:21] voce, quindi perdonatemi se di tanto in tanto la voce andrà su
[1:25] e giù. Cercherò di dare il meglio.
[1:27] Andiamo dritti al punto, oggi parliamo del triangolo
[1:30] drammatico, il quale è stato descritto a fine degli anni 60
[1:34] da Stephen Carpman, uno psichiatra Psicoterapeuta
[1:37] americano, all'interno della teoria dell'analisi
[1:40] transazionale fondata da Eric by.
[1:43] Tutte cose un po tecniche che magari a voi non interessano, ma
[1:46] è importante dare un po un quadro teorico.
[1:49] Si tratta di un modello che non nasce per etichettare, ma per
[1:53] osservare le dinamiche relazionali che tendono a
[1:56] ripetersi. È la cosa più importante che
[1:58] questo triangolo drammatico non descrive chi siamo, ma descrive
[2:03] le posizioni psicologiche da cui stiamo rispondendo in uno
[2:07] specifico momento. Come probabilmente ti ho già
[2:10] detto un milione di volte, noi nasciamo e cresciamo in
[2:13] relazione. In relazione e non saremo nulla
[2:15] senza la relazione all'inizio è quella splendida relazione con
[2:19] chi ci ha cresciuti, la mamma o il papà, il quale o la quale
[2:23] regolavano il nostro mondo emotivo attraverso sguardi,
[2:27] abbracci, holding, come dicono quelli bravi, cioè tenendoci
[2:30] stretti a loro. Ebbene, attraverso questo
[2:34] modello, prima di adico con mamma e figlio, che poi diventa
[2:37] triadico no, con mamma, figlio e papà e poi magari con un
[2:41] fratello, eccetera, ecco che si svolge.
[2:44] Training di apprendimento e attraverso questo training noi
[2:48] poi impariamo a affidarci o diffidare delle relazioni.
[2:54] Dunque è del tutto normale che le relazioni intorno a noi
[2:57] abbiano un effetto molto potente sul modo con il quale noi
[3:00] interagiamo con gli altri e con noi stessi.
[3:04] Il modello teorico dell'analisi transazionale fa proprio questo,
[3:07] parte da questo assunto di base e cerca di comprendere come e
[3:12] perché noi ci interfacciamo in certi contesti.
[3:15] In base al ruolo che possediamo, che assumiamo in quello
[3:19] specifico contesto. Senza rendercene conto, ogni
[3:23] volta che entriamo in un gruppo di persone che si ha una diade,
[3:26] una triade o più persone, tendiamo a ricoprire specifici
[3:30] modelli, modelli che non dipendono solo da noi, cioè dal
[3:34] ruolo che noi stessi ci attribuiamo.
[3:36] Non so, ad esempio potrei essere l'intellettuale del gruppo, ma
[3:40] dipendono anche da modelli ancestrali che tendono a
[3:44] ripetersi. E uno di questi è il triangolo
[3:46] drammatico, il. Triangolo drammatico è composto
[3:50] da tre ruoli fondamentali, la vittima, il Salvatore e il
[3:55] persecutore. Conosciamo un po tutti, anche se
[3:58] magari non li abbiamo mai chiamati in questo modo,
[4:00] parlando di persone cattive, buone oppure deboli.
[4:04] Stiamo parlando di ruoli automatici che entrano in gioco
[4:07] soprattutto quando siamo emotivamente attivati.
[4:11] Partiamo dalla vittima. La prima, la vittima non è
[4:14] semplicemente una persona che soffre.
[4:17] È una posizione interna caratterizzata da una sensazione
[4:20] di impotenza. La vittima tende a pensare più o
[4:23] meno cose del tipo inconsciamente potremmo dire,
[4:26] non posso farci niente, non dipende da me, è sempre colpa di
[4:30] qualcun altro, ho delle circostanze.
[4:33] Ecco, la sofferenza però può essere reale, anche se
[4:36] immaginata tra virgolette. Ma il punto centrale che la
[4:39] vittima rinuncia alla propria possibilità di scelta, a quella
[4:43] che qui subsenl chiamiamo Agency.
[4:45] E questo è cruciale. La vittima non rinuncia al
[4:48] dolore, rinuncia alla responsabilità.
[4:51] Dall'altro lato abbiamo il Salvatore e del ruolo più
[4:54] ingannevole perché socialmente molto premiato.
[4:58] Il Salvatore di solito aiuta senza che gli venga richiesto,
[5:01] risolve al posto dell'altro si. Responsabilità che non gli
[5:05] competono. Spesso tende a pensare, Eh, se
[5:09] non lo faccio io, chi lo farà lo faccio per il suo bene.
[5:12] Ora il problema è che così facendo conferma implicitamente
[5:16] che la vittima non è capace, cioè mette la vittima nel suo
[5:20] ruolo, perché se io ti devo salvare, ti sto dicendo da solo,
[5:24] tu non ce la fai. Il Salvatore non rende più forte
[5:29] l'altra persona. La tiene e la mantiene
[5:32] dipendente e proteggendola la rende fragile.
[5:36] Infine abbiamo il terzo ruolo, il cattivo, il villan, il
[5:39] persecutore, il persecutore. Non è necessariamente aggressivo
[5:43] o una persona violenta, è una posizione di superiorità,
[5:47] giudica. Colpevolizza attacca il suo
[5:51] messaggio di fondo è, è colpa tua se hai sbagliato, dovresti
[5:55] fare diversamente. Ma c'è una cosa importante da
[5:58] dire, il persecutore ripetiamolo non è cattivo di per sé,
[6:02] eticamente cattivo. Molto spesso è una persona che
[6:05] in quel momento è stanca e frustrata, non sa come restare
[6:08] nelle proprie vulnerabilità e allora tende ad attaccare.
[6:12] Ovviamente questo non lo giustifica.
[6:14] OK ora. Qual è il vero problema di
[6:16] questa faccenda? Perché non sembra così
[6:18] problematica? No, l'abbiamo vista in migliaia
[6:20] e milioni di film e probabilmente ti ci sei appena
[6:23] riconosciuto, riconosciuta nella tua vita.
[6:25] Fin qui potremmo pensare, OK, sono la vittima, l'altro il
[6:29] persecutore, o magari io sono quello che salva sempre.
[6:33] Ma il punto davvero interessante del modello di karpman è
[6:36] un'altro, i ruoli tendono a ruotare.
[6:40] No Jenna, ma che cosa stai dicendo?
[6:41] Cosa vuol dire che ruoli tendono a ruotare?
[6:43] Non. Devo dire che la vittima può
[6:45] diventare carnefice, il carnefice può diventare vittima.
[6:48] Assolutamente sì. La vittima può diventare il
[6:51] persecutore, il Salvatore può trasformarsi in vittima, il
[6:55] persecutore può diventare Salvatore.
[6:57] Ed è questa la rotazione che rende il conflitto un casino e
[7:02] lo rende eterno. È per questo che dopo una
[7:05] discussione ti senti prima ferito, poi ti arrabbi e poi ti
[7:09] senti incompreso. Ed è per questo che parlarne
[7:11] spesso non basta, perché non stiamo dialogando più tra
[7:15] adulti, ma stiamo recitando dei copioni.
[7:19] Uno degli aspetti più difficili di questo triangolo è che quando
[7:22] ci siamo dentro non ce ne accorgiamo assolutamente.
[7:26] Ora per capire esattamente questa cosa dobbiamo parlare un
[7:28] attimo di analisi transazionale, che non è la mia specialità, ma
[7:32] l'ho Letta e studiata tantissime volte.
[7:34] Qua fuori ci sono un sacco di miei colleghi molto più
[7:36] preparati di me, ma essenzialmente l'analisi
[7:39] transazionale parla di tre Stati dell'io, il bambino, il genitore
[7:43] e l'adulto che sarebbero. Sarebbero istanze dentro di noi.
[7:48] Ora cercherò di spiegartelo in modo giocoso e non troppo
[7:51] teorico. In altre parole, delle volte noi
[7:54] ci interfacciamo con le altre persone attraverso il nostro
[7:57] bambino, altre volte attraverso il genitore, altre volte
[8:00] attraverso l'adulto. E questo succede anche al nostro
[8:03] interno. Stiamo attenti.
[8:05] Si tratta di metafore di come funzioniamo non è che dentro di
[8:09] te c'è un genitore, o un bambino o un adulto, anche se se vai a
[8:12] guardare queste istanze rispecchiano molto bene come
[8:15] tendiamo a comportarci. Tornando al nostro triangolo,
[8:19] abbiamo delle dinamiche che tendono a coinvolgere il
[8:21] bambino, che è la vittima, il genitore critico e
[8:24] iperprotettivo che il persecutore ma è anche il
[8:28] Salvatore. L'adulto non è nel triangolo.
[8:32] E questo, tra virgolette, non è un modo di dire, è proprio fuori
[8:35] dalla mappa. Il triangolo funziona solo
[8:37] quando perdiamo la nostra parte adulta, quando smettiamo di
[8:42] osservare, di scegliere, di rispondere, allora la domanda
[8:46] diventa, come se ne esce? Come si fa a uscire da questo
[8:50] triangolo? Non migliorando il ruolo, OK,
[8:53] non diventando una vittima più brava, un Salvatore più
[8:56] efficiente, un persecutore più raffinato.
[8:59] Si esce riconoscendo e fermando il gioco.
[9:02] Uscire da questo triangolo significa riconoscere il ruolo
[9:05] che stiamo giocando, recuperare quel piccolo margine di scelta e
[9:09] tornare alla responsabilità personale.
[9:12] Responsabilità che, come ormai sai molto bene, non significa
[9:16] colpa, vuol dire invece la capacità di rispondere.
[9:20] In anni più recenti questo triangolo è stato un po, diciamo
[9:23] così, aggiornato. Gli autori hanno provato a
[9:25] rielaborare questo modello, uno dei più noti è quello di a sei
[9:29] coi o choi, dipende, un po come mi piacere dirlo con.
[9:33] Il cosiddetto Winners triangle, cioè il triangolo dei vincenti.
[9:39] Vengono eliminati, ma vengono trasformati.
[9:41] La vittima diventa vulnerabile e responsabile, il Salvatore
[9:45] diventa supportivo, il persecutore si trasforma in un
[9:50] comunicatore assertivo. È un passaggio che, se ci
[9:54] pensiamo, è molto in linea con la psicologia attuale, non
[9:57] reprime le emozioni, ma cambia posizione.
[10:01] Dunque il nostro obiettivo è cercare di riconoscere dove ci
[10:05] troviamo in quel momento, anche se, come ti ho appena detto, è
[10:07] molto difficile rendercene conto.
[10:09] Ci siamo immersi e soprattutto provare a spostarci un pochino
[10:13] su queste altre posizioni, quelle del Winners triangle,
[10:17] quindi non migliorando la posizione ma cercando di andare
[10:21] a vedere in fondo a che cosa serve alla vittima, bene, alla
[10:25] vittima serve essere in grado di riconoscere le proprie
[10:28] vulnerabilità e assumersi le proprie responsabilità, invece
[10:32] di puntare costantemente il dito all'esterno.
[10:35] Che cosa serve al Salvatore? Beh, a Salvatore serve
[10:38] riconoscere che ha un'attivazione del proprio
[10:41] sentimento di accudimento esagerata e che quando accudisce
[10:45] esageratamente tende a rovinare, o meglio a rendere fragili le
[10:50] altre cose, perché più ti devo proteggere e più ti rendo
[10:53] fragile. E questa cosa potrebbe essere
[10:55] una tendenza. Quindi quello che dobbiamo
[10:57] chiederci è, abbiamo la tendenza a essere vittime?
[11:00] Abbiamo. La tendenza a sentirci salvatori
[11:02] perché ci fa male, non accudire, oppure perché?
[11:06] Ci fa male sentire qualsiasi senso di vulnerabilità e alla
[11:10] fine non è che quando vogliamo dire la nostra passiamo da una
[11:15] posizione, potremmo chiamarla passiva o passiva aggressiva, ad
[11:18] una posizione invece troppo aggressiva.
[11:22] Riusciamo a dare i feedback senza far sentire in colpa
[11:25] all'altra persona? Possiamo dare i feedback
[11:28] all'altra persona senza, diciamo così, accusare solo lei e
[11:32] sentirci anche noi parte della relazione?
[11:35] Sì, perché anche il persecutore? Fondo come un bambino che punta
[11:39] il dito, che non si rende conto di far parte della relazione ed
[11:43] è per questo che in un attimo possiamo passare e cambiare
[11:46] posizione. E in un attimo che il
[11:48] persecutore, tra virgolette, ti incolpa, tu gli urli da
[11:51] Salvatore e il persecutore diventa vittima e il Salvatore
[11:55] diventa persecutore e la vittima magari arriva a salvare.
[11:59] Lo so, sembra una barzelletta, ma vorrei che facessi mente
[12:02] locale su come dove tendi a posizionarti soprattutto
[12:06] all'interno di. Ricche relazioni e quindi, come
[12:10] al solito, bando alle ciance e iniziamo con qualche Consiglio
[12:13] per questa settimana. Primo, diventa consapevole di
[12:27] quale posizione tende ad occupare, cerca di diventare
[12:30] consapevole della posizione che tende ad occupare.
[12:33] Più spesso può darsi che tu sia più spesso una vittima, più
[12:37] spesso un Salvatore, più spesso un persecutore.
[12:40] Prova a notare le triangolazioni, certamente
[12:43] potrei dirti analizza la tua infanzia e vai alla ricerca di
[12:46] tutte le triangolazioni con mamma e papà.
[12:49] Sì, potrebbe esserti utile perché alcuni di questi copioni
[12:52] ce li portiamo dietro proprio da quel periodo e ti invito a fare
[12:56] po di mente locale, ma stai attento, stai attenta, perché
[12:59] nel tempo noi potremmo esserci specializzati nel trasformare
[13:03] questo tipo di relazioni. Quindi?
[13:05] Quindi vai alla ricerca di quelle situazioni nelle quali
[13:08] tendi più facilmente a sentirti vittima, Salvatore o
[13:11] persecutore? Di solito sono situazioni nelle
[13:15] quali le emozioni sono molto, molto intense.
[13:19] Dunque chiediamoci, in quale contesto della nostra vita
[13:22] entriamo più spesso nel triangolo?
[13:24] Quale ruolo ti viene più naturale?
[13:26] E cosa accadrebbe se la prossima volta ti fermassi un secondo
[13:30] prima di reagire? Perché a volte crescere non
[13:33] significa capire di più, significa uscire da un gioco che
[13:37] conosciamo fin troppo bene. Se.
[13:41] Secondo aspetto, riconoscere il gioco.
[13:44] Esattamente alleniamoci a riconoscere questo gioco
[13:46] possiamo farlo prima, magari sugli altri, cioè prendiamo
[13:50] delle triangolazioni di persone che conosciamo e giochiamo a
[13:53] vedere vittima, carnefice e persecutore.
[13:56] Poi facciamo la stessa identica cosa su di noi.
[13:58] Chiediamoci, quando noi entriamo in queste triangolazioni, dove
[14:01] tendiamo ad andare, qual è, ti ripeto, il nostro ruolo più
[14:05] naturale? E cerchiamo di riconoscerlo
[14:08] nella vita quotidiana, cerca di riconoscerlo nella vita
[14:12] quotidiana. Terzo, la gentilezza.
[14:17] Lo dico a fare consapevolezza, fa rima con gentilezza.
[14:20] Se non sei gentile, tenderai a iperreagire.
[14:23] E di solito questi meccanismi dipendono proprio da iper
[14:27] reazioni o da fughe. È una fuga, quella della
[14:29] vittima, una fuga dalla propria vulnerabilità.
[14:32] È una ipereazione, quella del persecutore, che diventa
[14:35] aggressivo, ed è una ipereazione, in certi casi
[14:39] quella del Salvatore, che potrebbe essere una ipereazione
[14:43] oppure una fuga. Questi casi abbiamo dei
[14:46] meccanismi di difesa, lascia che te li ripeta un secondo perché
[14:49] lo sto facendo a braccio questo audio e probabilmente mi sono
[14:52] anche e ti sto un po confondendo.
[14:54] La vittima potrebbe o scappare via dalla situazione e quindi
[14:57] non voler sentire la propria vulnerabilità oppure iper
[15:01] reagire nell'attacco fuga. Ti ricordi meccanismi di difesa
[15:04] base? Ecco quando scappa, ecco cosa
[15:07] succede, non vuole sentirsi vulnerabile e diventa ancora più
[15:11] vittima, non vuole sentire la vulnerabilità, evita le
[15:14] relazioni. Continua a fuggire, a non farsi
[15:17] vedere, viceversa potrebbe iper reagire dando costantemente la
[15:22] colpa a tutti. Il Salvatore invece se scappa
[15:26] via tra virgolette, sta scappando via dalla paura di non
[15:29] sentirsi abbastanza. Il Salvatore che ti vuole
[15:32] aiutare costantemente è una crocerossina o afflitto dalla
[15:36] sindrome di fight club. Ti ricordi?
[15:38] Ne abbiamo parlato qua su p. Sinel, quindi tra virgolette
[15:41] deve scappare via da una sua sensazione emotiva negativa che
[15:45] riesce a. Solo salvandoti.
[15:48] Se invece si sposta sull'attacco, il Salvatore tra
[15:52] virgolette diventa invadente, diventa quell'aiuto non
[15:56] richiesto. E poi ovviamente abbiamo il
[15:58] persecutore che se ti attacca diventa il Villa aggressivo,
[16:02] invece se scappa via, diciamo così, se fugge via da questa
[16:06] situazione, da costantemente le colpe a te, cioè ti fa sentire
[16:10] sbagliato, ti giudica negativamente.
[16:13] Come sappiamo. Quello che dobbiamo fare è
[16:15] imparare a riconoscere i nostri meccanismi di difesa.
[16:18] Cercare di essere gentili con noi stessi e rivolgerci verso
[16:22] ciò che per noi è importante. RGA, se hai fatto qualche nostro
[16:25] percorso, lo sai, riconosco, divento gentile con me stesso e
[16:30] vado verso ciò che per me è importante.
[16:32] Perché se io divento bravo a riconoscere ad essere gentile
[16:37] che abbassa i meccanismi di difesa e a muovermi verso ciò
[16:40] che è importante per me. Indovina cosa succede?
[16:44] Divento più adulto, chiamo dentro di me quell'istanza
[16:49] dell'adulto e l'adulto che riesce a riconoscere che si sta
[16:53] comportando male e l'adulto che evita di ipercompensare o di
[16:57] fuggire diventando gentile, attenzione, gentile in modo
[17:01] giusto, equilibrato. E poi è l'adulto che si dice, OK
[17:04] ragazzi, cosa sono le cose importanti da fare in questo
[17:07] momento, al di là delle piccoli screzi, dei litigi?
[17:10] Smettiamo di litigare e decidiamo in quale direzione.
[17:15] Andare bene carepinelline caripinellini sono riuscito a
[17:18] arrivare al termine di questa puntata che per me è stata molto
[17:21] difficile da progettare, ma soprattutto da leggere un po
[17:25] perché si tratta di un campo psicologico che io ho adorato
[17:29] anni fa, ma che non fa parte del mio repertorio, non fa parte
[17:33] della mia cassetta degli attrezzi, anche se mi ha sempre
[17:36] affascinato. Ne avevamo già parlato in
[17:38] passato e desideravo approfondirlo in questo
[17:41] episodio. Fatemi sapere se vi piace questo
[17:44] aspetto relazionale. Della psicologia perdonatemi se
[17:48] non ho più voce, praticamente mi tocca ansimare tra una parola e
[17:52] l'altra. So che qualche Salvatore
[17:54] arriverà in mio aiuto, qualcuno si sentirà vittimizzato ed altri
[17:58] inizieranno a giudicarmi negativamente.
[18:01] Bene carissimellini caripinelline grazie ancora per
[18:04] l'ascolto, vi auguro una splendida giornata, ci sentiamo
[18:07] la prossima settimana. Un saluto da Gennaro Romagnoli
[18:11] di psinel.com.

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