# La comunicazione è un carico | con Valerio Barbari

An episode of [FisioScience Podcast](https://invisiblenetwork.ai/podcast/6813050682), 8 Oct 2026, 8:40.

Audio: https://www.buzzsprout.com/2651455/episodes/19910631-la-comunicazione-e-un-carico-con-valerio-barbari.mp3

Hai mai chiuso una prima seduta convinto di aver spiegato tutto, per poi ritrovare il paziente identico la settimana dopo? In questa puntata di Opinion, con Valerio Barbari proviamo a guardare la comunicazione come a un carico, da dosare come l'esercizio su quello che il paziente riesce a reggere. Vedremo perché una buona spiegazione non basta a cambiare una credenza radicata. 👉 Ascolta la puntata completa

## Transcript

[0:00] SPEAKER_00: Vi è mai capitato di finire una prima seduta con il paziente convinti di aver spiegato tutto benissimo?
[0:04] SPEAKER_00: Dolore, sistema nervoso, sensibilizzazione?
[0:07] SPEAKER_00: Il fatto che la risonanza non spiega alla perfezione la sua sintomatologia?
[0:10] SPEAKER_00: E la settimana dopo il paziente arriva esattamente come era prima: stesso timore di piegarsi, stessa certezza che la schiena sia fragile, stessa frase: beh, sai, con quell'ernia, o stessa domanda, ma quindi che cos'ho?
[0:20] SPEAKER_00: Ecco, spoiler, non è colpa sua.
[0:22] SPEAKER_00: Io sono Valerio Barbari e questo è Opinion, il podcast di Fisios Science che parla di clinica esattamente come la viviamo noi.
[0:39] SPEAKER_00: Ecco, dicevo non è colpa sua, è colpa di come abbiamo calibrato il carico.
[0:43] SPEAKER_00: Sì, il carico, ma com'è?
[0:45] SPEAKER_00: Il carico non è quello fisico che imponiamo sul ginocchio o sulla spalla con il bilanciere?
[0:48] SPEAKER_00: Beh, sì, ma non è solo questo.
[0:50] SPEAKER_00: Il paziente con dolore persistente arriva da noi non nudo, se vogliamo, in uno spazio neutro, arriva come se si trovasse all'interno di una matriosca i cui strati intorno sono dati da anni di tentativi, diagnosi che lo hanno spaventato, professionisti che gli hanno detto cose contraddittorie, familiari che lo hanno convinto che la schiena sia rovinata, oppure che ripetono assiduamente: beh, stai ben attento con quella schiena.
[1:11] SPEAKER_00: Arriva con un sistema cognitivo, se vogliamo, già occupato, già pieno di qualcosa.
[1:15] SPEAKER_00: E noi spesso cosa facciamo?
[1:16] SPEAKER_00: Beh, gli aggiungiamo roba, spiegazioni, rassicurazioni verbali, metafore e altre cosacce evidence-based.
[1:22] SPEAKER_00: Buone intenzioni, per carità, informazioni corrette spesso, ma aggiungiamo comunque.
[1:26] SPEAKER_00: Il problema non è il contenuto, il contenuto in sé è eccellente, parliamoci chiaro, in linea con le informazioni che i pazienti dovrebbero effettivamente ricevere.
[1:33] SPEAKER_00: Il problema è il momento, la quantità e soprattutto l'idea che una buona spiegazione sia sufficiente a cambiare una credenza radicata nel tempo.
[1:40] SPEAKER_00: Semplicemente non lo è.
[1:42] SPEAKER_00: Non riuscirete mai a cambiare nessuno in poco tempo e non riuscirete mai a trasmettere un'informazione, specialmente se verbale, solo dicendo la voce.
[1:49] SPEAKER_00: Nemmeno voi a dirla tutta siete mai cambiati dal giorno alla notte.
[1:52] SPEAKER_00: Figuriamoci i pazienti.
[1:53] SPEAKER_00: C'è un concetto, oltretutto, che trovo davvero utile che viene dalla letteratura sulla cognizione.
[1:59] SPEAKER_00: Il concetto è circa questo.
[2:00] SPEAKER_00: La comunicazione è un carico.
[2:02] SPEAKER_00: Esattamente come l'esercizio ha dei parametri, ha un suo volume, un'intensità e ha bisogno di essere dosata sulla base di quello che il paziente riesce a reggere, tra virgolette, in quel momento, in quel contesto, è con quella storia alle spalle.
[2:13] SPEAKER_00: Diversamente dal carico fisico in ambito musculoscheletrico, il paziente con dolore persistente ha una capacità di carico cognitiva, fatemelo dire, spesso molto bassa.
[2:21] SPEAKER_00: Ma non perché sia poco intelligente, sia chiaro perché è esausto, perché ha già sentito di tutto, perché si aspetta inconsciamente che anche questa volta qualcuno gli spieghi qualcosa che in realtà non lo aiuterà davvero.
[2:32] SPEAKER_00: Quando il carico che imponiamo al paziente supera ciò che riesce a ricevere e a leggere, non succede nulla di utile, anzi, a dirla tutta non succede neanche nulla di così palesemente visibile.
[2:42] SPEAKER_00: Il paziente non ci dice mica espressamente che non ha capito, anzi, annuisce, sorride, dice sì, certo, anzi, sì sì, capisco, e poi esce dallo studio con le stesse credenze di prima.
[2:52] SPEAKER_00: Forse con un po' di confusione in più, in realtà, probabilmente dettata dal fatto che noi, come paladini evidence-based, mettiamo in discussione tutto ciò che è stato fatto in precedenza, semplicemente invalidando tutto il suo vissuto.
[3:04] SPEAKER_00: Questo è il sovraccarico cognitivo in ambito clinico ed è molto più comune di quanto pensiamo.
[3:09] SPEAKER_00: Ma c'è ancora qualcosa che va più a fondo.
[3:11] SPEAKER_00: Il paziente con dolore persistente spesso non ha bisogno di altre armi per combattere il suo dolore, ha già un'ampio imponente arsenale, ha strategie, rituali, abitudini ed evitamenti costruiti negli anni per gestire il proprio sintoma che diciamocelo, sicuramente non mancano.
[3:24] SPEAKER_00: Ma il problema è che quelle strategie alimentano la disabilità più di quanto la riducano.
[3:28] SPEAKER_00: Evita la flessione nel mal di schiena, evita il carico sulle braccia per la spalla, evita il movimento che gli fa paura a tutti gli effetti e si monitora in continuazione.
[3:37] SPEAKER_00: Interpreta ogni segnale come una conferma di qualcosa che non va.
[3:41] SPEAKER_00: E noi cosa facciamo?
[3:42] SPEAKER_00: Forniamo ulteriori concetti con cui interpretare ciò che sente, altre categorie, altre spiegazioni sul perché quella schiena faccia male.
[3:49] SPEAKER_00: In buona fede e dechiariamoci con le migliori intenzioni, ma stiamo comunque alimentando la stessa logica: c'è una guerra, c'è il sintomo al centro e un sintomo con cui lottare sempre e la vita solo attorno.
[3:59] SPEAKER_00: La domanda che dovremmo porci e che spesso non ci poniamo in realtà è questa.
[4:04] SPEAKER_00: Ha senso orientare la nostra pratica clinica continuando a dare ai nostri pazienti strumenti per combattere il dolore?
[4:10] SPEAKER_00: O ha senso aiutarli a rimettersi in pista, a rimettersi in piedi e riprendersi insomma in mano la propria vita nonostante il dolore?
[4:17] SPEAKER_00: Perché questi sono due obiettivi molto diversi, a pensarci bene richiedono due approcci molto diversi tra loro.
[4:22] SPEAKER_00: Arriviamo quindi al punto che a mio avviso è un po' più concreto e che fa davvero la differenza nella pratica clinica e vi chiedo di drizzare bene le orecchie.
[4:29] SPEAKER_00: Un concetto passa se viene vissuto e non se viene detto.
[4:33] SPEAKER_00: Possiamo spiegare anche per 20 minuti che la schiena non sia frasile, che piegarsi non faccia danni, che il dolore effettivamente non sia sinonimo di una lesione.
[4:40] SPEAKER_00: Lo possiamo fare anche con le migliori parole, con un tono calibrato, con metafore assolutamente pertinenti.
[4:45] SPEAKER_00: Il paziente ci ascolterà, ma la domanda è cosa cambierà?
[4:49] SPEAKER_00: Probabilmente nulla.
[4:51] SPEAKER_00: O meglio, probabilmente non ancora.
[4:53] SPEAKER_00: Quello che cambia è che quando il paziente, lui, con la sua schiena, con la sua storia, si piega in studio ed esegue una flessione anteriore del tronco con noi presenti ed effettivamente non succede nulla di catastrofico.
[5:03] SPEAKER_00: Succede quando il paziente solleva un peso e scopre che in realtà regge, quando cammina e si accorge che il dolore non esplode come temeva.
[5:10] SPEAKER_00: Ecco, questa è un'educazione.
[5:11] SPEAKER_00: Questa è ristrutturazione cognitiva reale ed è una messa in discussione di una credenza.
[5:16] SPEAKER_00: E l'esercizio scelto e dosato con cura non è solo una riabilitazione, passatemi il termine, fisica, ma è il mezzo più potente che abbiamo per far toccare con mano qualcosa che le parole non riescono a trasmettere.
[5:27] SPEAKER_00: È la prova che smentisce la credenza ed è molto più persuasivo di qualsiasi bel discorso.
[5:32] SPEAKER_00: Il punto non è non spiegare e stare zitti, chiariamoci.
[5:36] SPEAKER_00: Il punto è che la spiegazione arriva sempre dopo, arriva quando il paziente ha già vissuto qualcosa di diverso da quello che si aspettava.
[5:43] SPEAKER_00: Quindi prima l'esperienza e poi le parole.
[5:45] SPEAKER_00: E poi, chiaramente, fatemelo dire, c'è la questione della fiducia che è il prerequisito di tutto questo.
[5:50] SPEAKER_00: Non esiste ristrutturazione cognitiva senza fiducia, non esiste aderenza senza fiducia e non esiste cambiamento senza fiducia.
[5:57] SPEAKER_00: E questa tanto studiata fiducia non si costruisce spiegando bene con le parole, si costruisce con la coerenza.
[6:04] SPEAKER_00: Si costruisce quindi essendo coerenti nel tempo e dicendo quello che si fa e facendo quello che si dice.
[6:10] SPEAKER_00: Il paziente, che arriva alla prima seduta, porta con sé tutta la storia delle interazioni precedenti con i professionisti della salute.
[6:17] SPEAKER_00: E quella storia ha lasciato un segno che a volte è positivo.
[6:21] SPEAKER_00: Più spesso, però, i pazienti cronici purtroppo hanno un passato fatto di aspettative deluse, lo sapete.
[6:26] SPEAKER_00: Promesse non mantenute, di spiegazioni che non si sono mai tradotte in realtà in nulla di concreto.
[6:31] SPEAKER_00: In realtà, con questi pazienti, la prima seduta non è il momento di dimostrare quanto sappiamo, è il momento di dimostrare che siamo in un certo senso diversi, probabilmente da chi è venuto prima di noi.
[6:41] SPEAKER_00: E questo non lo si fa con le parole.
[6:43] SPEAKER_00: Si fa con quello che succede in studio, con il modo con cui ascoltiamo, con il fatto che non li sovraccarichiamo subito di concetti e con il modo con cui l'esercizio che proponiamo è calibrato ed è calato nella sua realtà, è probabilmente non fatto di protocolli generici e magari intriso anche, se vogliamo, e ormai l'avete capito, di esperienze comportamentali che possono essere volte a trasmettere dei messaggi.
[7:05] SPEAKER_00: Vedi sopra l'educazione.
[7:08] SPEAKER_00: Ecco, questo forse è il punto focale, e quindi mi viene da dire meno ambizione di essere i perfetti paladini e evidence-beded in prima seduta e più investimento nella relazione e nell'accoglienza di una persona sofferente e della sua storia.
[7:21] SPEAKER_00: Quindi, per chiudere, se lavorate con pazienti cronici vi chiedo di fare una cosa concreta.
[7:25] SPEAKER_00: Nella prossima seduta provate a ridurre di circa il 50% ciò che volete spiegare, ma anche il numero di parole che volete trasmettere.
[7:33] SPEAKER_00: Lasciate spazio, ascoltate di più, scegliete un esercizio anche a costo che sia uno solo.
[7:38] SPEAKER_00: E che sia abbastanza sicuro da non spaventarli e abbastanza sfidante, però ovviamente è da sorprenderli.
[7:43] SPEAKER_00: E poi dopo commentatelo con loro.
[7:45] SPEAKER_00: Chiedete che cosa hanno sentito, qual è stato il loro livello di confidence, di sicurezza, che cosa si aspettavano che succedesse e invece come si spiegano ciò che è successo, a parole loro, secondo il loro vissuto.
[7:56] SPEAKER_00: Costruite quindi una spiegazione a partire dall'esperienza che hanno appena vissuto.
[8:00] SPEAKER_00: Quindi chiedete prima di spiegare, questa è la sequenza giusta e non l'inverso.
[8:05] SPEAKER_00: Quindi il concetto non precede l'esperienza, bensì la segue, ed è solo così che può cambiare qualcosa che dura da anni, quindi portatevi a casa questo, prima dimostrate e poi spiegate.
[8:16] SPEAKER_00: Io sono Valerio Barbari e questo era Opinion, un podcast di Fiso Science.
[8:32] SPEAKER_00: Se la puntata ti è piaciuta, lascia un like, seguici sulla tua piattaforma di podcast preferita così non ti perdi i prossimi episodi.
[8:39] SPEAKER_00: A presto!

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