# Alessandro Barbero - Cucina d'Epoca

An episode of [Di Nuovo BARBERO - Alessandro Barbero Podcast](https://invisiblenetwork.ai/podcast/1896716561), 3 Jul 2026, 50 min.

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Conferenza di Alessandro Barbero dedicata alla cucina italiana ed europea nei diversi periodi storici, attraverso i suoi riflessi culturali, politici e sociali. Un viaggio nella Storia passando per la tavola, dove ai sapori si intrecciano le vite e i gusti dei popoli e degli individui, le pratiche sociali, le scoperte scientifiche, le intuizioni della letteratura e del pensiero, le correnti artistiche e filosofiche, senza dimenticare le strategie politiche e militari, le innovazioni urbanistiche e tecnologiche. Link al video originale: (23) Alessandro Barbero - Cucina d'Epoca - YouTube Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/di-nuovo-barbero-alessandro-barbero-podcast--6755193/support. Se questo episodio ti è piaciuto e vuoi continuare ad ascoltare degli splendidi interventi del professor Barbero non dimenticare di seguire il podcast e lasciare una recensione a 5 ⭐⭐⭐⭐⭐

## Transcript

[0:03] Speaker 2: Bene, buongiorno a tutti. Vi lascerò andare in tempo per
[0:07] Speaker 2: andare a casa pranzo, anche se magari un po' in
[0:09] Speaker 2: ritardo perché immagino che anche qua a Genova, come da
[0:12] Speaker 2: noi a Torino, a luna di solito si è a tavola. Ecco,
[0:17] Speaker 2: gli orari dei pasti sono appunto, sono un ritmo della
[0:21] Speaker 2: nostra vita. Molto contraddittorio in questo senso che quasi tutti noi,
[0:27] Speaker 2: io credo di poterlo dire, abbiamo interiorizzato degli orari dei
[0:31] Speaker 2: pasti che a noi sembrano quelli ovvi, quelli naturali. Io
[0:37] Speaker 2: in 60 anni di vita ho sempre pranzato all'una e cenato
[0:40] Speaker 2: alle otto, usando questa precisa terminologia, tornerò anche su questa terminologia,
[0:47] Speaker 2: rare volte capita magari di mangiare mezz'ora prima e va
[0:50] Speaker 2: ancora bene, o di mangiare un quarto d'ora dopo e
[0:53] Speaker 2: va già meno bene, ma quelli sono per me fin
[0:57] Speaker 2: dall'infanzia gli ovvi orari dei pasti. Dopodiché quando uno si
[1:02] Speaker 2: muove per il mondo scopre che non è così dappertutto
[1:05] Speaker 2: e che quindi questi orari sono arbitrari perché se uno
[1:08] Speaker 2: è a Roma e viene invitato a cena da amici
[1:11] Speaker 2: a Roma sa benissimo che prima delle nove è inutile presentarsi.
[1:15] Speaker 2: In Spagna stavo per dire peggio ancora con un inevitabile
[1:21] Speaker 2: giudizio morale, prima delle dieci non si riesce ad andare
[1:25] Speaker 2: a tavola. Nel mondo di oggi questa differenza negli orari
[1:30] Speaker 2: è abbastanza marcata quando si tratta appunto di passare da
[1:34] Speaker 2: una regione all'altra, da un paese all'altro. Non mi sembra,
[1:39] Speaker 2: voi mi correggerete se avete avuto esperienze diverse, ma non
[1:43] Speaker 2: mi sembra che invece gli orari dei pasti, gli orari
[1:46] Speaker 2: a cui si mangia, siano considerati come uno status symbol,
[1:51] Speaker 2: qualche cosa che si ostenta perché si hanno abitudini tipiche
[1:54] Speaker 2: della propria classe sociale. Almeno non mi pare che sia
[1:58] Speaker 2: così nell'Italia di oggi. In passato invece è stato così.
[2:03] Speaker 2: E quello che proverò a raccontare oggi è proprio questo.
[2:06] Speaker 2: una fase della nostra storia tra la fine del Settecento
[2:10] Speaker 2: e la fine dell'Ottocento in cui c'è stata una trasformazione
[2:16] Speaker 2: degli orari dei pasti, soprattutto da parte delle classi dirigenti, dell'aristocrazia,
[2:22] Speaker 2: della borghesia, una trasformazione, uno slittamento negli orari dei pasti
[2:28] Speaker 2: a cui in quell'epoca si è data una grande importanza
[2:32] Speaker 2: proprio culturale e sociale, come status symbol. Tant'è vero che
[2:38] Speaker 2: in quell'epoca, come vedrete, vi farò tanti esempi, era normalissimo
[2:43] Speaker 2: che in una corrispondenza, in una conversazione, anche in un
[2:48] Speaker 2: manuale di conversazione, si dicesse« a casa nostra si pranza
[2:53] Speaker 2: alla tale ora». cosa che oggi forse capita di dire
[2:58] Speaker 2: un padre severo quando il figlio arriva tardi, ma non
[3:01] Speaker 2: è altrimenti una frase ricorrente. Nell'Europa del Settecento e dell'Ottocento
[3:05] Speaker 2: invece veniva fuori continuamente. Cercherò di farvi vedere come mai.
[3:13] Speaker 2: Il punto di partenza è appunto una trasformazione di abitudini.
[3:19] Speaker 2: in Inghilterra e poi in Francia e poi negli altri
[3:24] Speaker 2: paesi europei a seguire e in ritardo diventa di moda
[3:30] Speaker 2: consumare sempre più tardi il pasto principale della giornata che
[3:35] Speaker 2: chiamavano pranzo a qualunque ora si facesse. Questa tendenza a
[3:40] Speaker 2: pranzare sempre più tardi Il pranzo ovviamente è quello che
[3:47] Speaker 2: in francese si chiama il diner e che in inglese
[3:49] Speaker 2: si chiama il dinner. E appunto si trattava del pasto principale,
[3:54] Speaker 2: parleremo poi anche di come i pasti sono un sistema, uno, due,
[3:58] Speaker 2: tre al giorno, dipende. Per più di un secolo le
[4:03] Speaker 2: classi dirigenti europee hanno attribuito molta importanza al fatto di
[4:06] Speaker 2: pranzare tardi come segno di distinzione e di conseguenza a
[4:12] Speaker 2: quel punto tutti pranzavano sempre più tardi. perché più pranzavi
[4:16] Speaker 2: tardi e più davi la sensazione di appartenere a una
[4:20] Speaker 2: classe distinta. Ci sono conseguenze linguistiche di questo fatto che
[4:27] Speaker 2: si avvertono ancora oggi anche se noi non ne siamo
[4:29] Speaker 2: del tutto consapevoli. Anzi, io stesso prima di studiare questa
[4:33] Speaker 2: cosa non l'avevo mai capito perché da noi, mentre tutti
[4:38] Speaker 2: normalmente chiamano pranzo il pasto di mezzogiorno, del luna, diciamo così,
[4:45] Speaker 2: però c'è anche chi lo chiama colazione e chiama invece
[4:50] Speaker 2: pranzo il pasto serale che tutti chiamano normalmente cena. Non
[4:55] Speaker 2: solo c'è questa stranezza, ma credo che siamo tutti d'accordo
[5:00] Speaker 2: che chiamare il pasto di mezzogiorno colazione è una cosa
[5:05] Speaker 2: che suona raffinata, che suona snob, ecco, che ci si
[5:11] Speaker 2: distingue se la si chiama così. Questa bizzarria della lingua
[5:17] Speaker 2: italiana di oggi è una diretta conseguenza di quella trasformazione
[5:22] Speaker 2: negli orari dei pasti di cui adesso proverò a parlarvi.
[5:27] Speaker 2: E quindi il risultato è che questo è un fenomeno
[5:29] Speaker 2: che interessa allo storico. perché i comportamenti delle varie classi
[5:33] Speaker 2: sociali sono un fenomeno storico interessante, anche quelli più meschini,
[5:38] Speaker 2: anche gli snobismi delle diverse classi sociali sono un fatto
[5:42] Speaker 2: storico comunque, che vale la pena di studiare, ma questo
[5:46] Speaker 2: è un tema che può interessare anche il linguista, perché
[5:49] Speaker 2: appunto in italiano e non solo in italiano, sui nomi
[5:54] Speaker 2: dei pasti si gioca una strana partita, E finalmente aggiungerò
[5:58] Speaker 2: che può interessare anche lo storico della letteratura e il
[6:02] Speaker 2: critico letterario, perché nei romanzi dell'Ottocento, anche qui vi darò
[6:06] Speaker 2: degli esempi, gli orari dei pasti giocano un ruolo che
[6:12] Speaker 2: uno non capisce se non sa appunto che cosa c'è dietro.
[6:19] Speaker 2: Premetto ancora, Massimo Montanari ricordava il piccolo libro che io
[6:23] Speaker 2: ho scritto su questo argomento, è una ricerca su qualche
[6:27] Speaker 2: cosa di cui io non sapevo nulla e di cui
[6:29] Speaker 2: poco si sapeva, il che vuole anche dire che anche
[6:31] Speaker 2: il mio intervento di oggi vi farà vedere come questa
[6:35] Speaker 2: ricerca è venuta fuori attraverso documenti, fonti, In altre parole,
[6:39] Speaker 2: quello che sto cercando di dire è che sarà un
[6:41] Speaker 2: intervento meno divulgativo del solito e magari anche un pochino
[6:46] Speaker 2: più difficile da seguire. Farò il possibile perché non sia
[6:49] Speaker 2: troppo difficile, ma l'unica cosa che posso fare è farvi
[6:53] Speaker 2: vedere quali fonti mi hanno spinto a capire questa strana
[6:58] Speaker 2: cosa che è successa a un certo punto in Europa. Allora,
[7:03] Speaker 2: punto di partenza. Per secoli... In Europa anche i re
[7:10] Speaker 2: e i nobili hanno mangiato più o meno con gli
[7:14] Speaker 2: stessi orari con cui mangiavano tutti quanti e per secoli
[7:18] Speaker 2: è stato abbastanza normale fare un pasto, il più importante
[7:23] Speaker 2: di solito, a mezzogiorno o a luna e poi un
[7:26] Speaker 2: altro pasto in serata. Come facciamo noi? Parlo degli orari,
[7:33] Speaker 2: poi chi mangia fuori a mezzogiorno ovviamente mangerà di più
[7:35] Speaker 2: a casa la sera, però la chiama lo stesso cena
[7:38] Speaker 2: e chiama lo stesso pranzo quello di mezzogiorno, mezzogiorno, luna, insomma. Ecco,
[7:43] Speaker 2: ancora nel Settecento in gran parte d'Europa era così. Nelle
[7:48] Speaker 2: memorie di Goldoni, Goldoni nel 1747 stava a Pisa. e a
[7:54] Speaker 2: un certo punto gli racconta che lui spesso capita all'ora
[7:58] Speaker 2: di pranzo a casa di un amico qualunque così perché
[8:01] Speaker 2: c'è l'abitudine di mangiare insieme non c'è bisogno di essere
[8:04] Speaker 2: invitati e però dice certe volte mi capita di essere
[8:08] Speaker 2: ritardato dal lavoro fino alle due e se ho tirato
[8:12] Speaker 2: le due è troppo tardi per andare a mangiare da
[8:14] Speaker 2: qualche amico ormai è già tutto finito e quindi mi
[8:17] Speaker 2: faccio venire il pranzo dalla trattoria dice Goldoni ancora Pochi
[8:23] Speaker 2: anni dopo, nel 1764, un giovane intellettuale e scrittore scozzese, James Boswell,
[8:30] Speaker 2: sta facendo il suo grand tour sul continente. Sapete che
[8:33] Speaker 2: i gentiluomini inglesi e scozzesi fanno, se hanno i mezzi,
[8:38] Speaker 2: questi lunghi viaggi, mesi, anni, sul continente per familiarizzarsi con
[8:42] Speaker 2: i vari paesi. Nel 1764 Boswell riesce a farsi invitare a
[8:50] Speaker 2: pranzo in Svizzera da Rousseau. Va a pranzo da Rousseau
[8:54] Speaker 2: e Rousseau gli dice di venire a mezzogiorno in modo
[8:57] Speaker 2: da avere il tempo di chiacchierare un pochino prima di
[9:00] Speaker 2: sedersi a tavola. Vanno a pranzo all'una, alle due e
[9:03] Speaker 2: mezza hanno finito. In altre parole, esattamente come noi, vi
[9:10] Speaker 2: chiederete come faccio a raccontarvi che nel frattempo c'è stato
[9:13] Speaker 2: un grande cambiamento. Invece c'è stato. La prima cosa che
[9:20] Speaker 2: è successa E che in un paese europeo e precisamente
[9:25] Speaker 2: in Inghilterra, appunto, le classi alte hanno cominciato a pensare
[9:32] Speaker 2: che pranzare così presto è cosa da poveri diavoli, è
[9:37] Speaker 2: cosa da gente che si alza presto. e a mezzogiorno
[9:40] Speaker 2: sono già ore che fatica e quindi deve andare a
[9:43] Speaker 2: tavola ma chi appartiene all'aristocrazia magari ha fatto tardi la
[9:49] Speaker 2: notte al ballo, al gioco e al mattino si sveglia
[9:53] Speaker 2: tardi e quindi non pranza a mezzogiorno o a luna
[9:57] Speaker 2: come i poveri diavoli pranza molto più tardi nella letteratura
[10:01] Speaker 2: inglese ci sono tracce di questo già all'inizio del settecento
[10:07] Speaker 2: per esempio Swift l'autore dei Viaggi di Gulliver, avete presente, ecco,
[10:12] Speaker 2: Swift in un suo poemetto satirico sul matrimonio descrive le
[10:18] Speaker 2: tribolazioni di un anziano ecclesiastico, un decano, che ha fatto
[10:23] Speaker 2: lo sbaglio della sua vita, ha sposato la figlia di
[10:25] Speaker 2: un lord, sapete che nella chiesa anglicana si sposano naturalmente, Allora,
[10:29] Speaker 2: questo anziano ecclesiastico ha sposato la figlia di un lord
[10:32] Speaker 2: che viene da una classe sociale molto superiore alla sua.
[10:36] Speaker 2: È un disastro, la moglie non va a tavola prima
[10:39] Speaker 2: delle quattro del pomeriggio. Mentre, dice Swift, il decano che
[10:43] Speaker 2: era abituato ad andare a tavola all'una, alle quattro ha
[10:47] Speaker 2: la nausea, lo stomaco in subbuglio e insomma la sua
[10:50] Speaker 2: vita è rovinata. Per capire questa evoluzione dobbiamo avere sempre
[10:59] Speaker 2: ben chiaro, scusatemi se lo ripeto ma prima l'ho detto
[11:01] Speaker 2: in modo non del tutto preciso, che quando loro dicevano
[11:04] Speaker 2: il pranzo, dinner, le dine, ecco, intendevano bensì il pranzo.
[11:09] Speaker 2: fino a un certo momento il pranzo di mezzogiorno, ma
[11:12] Speaker 2: intendevano anche il pasto più abbondante della giornata. Nel loro
[11:17] Speaker 2: sistema c'era un pasto che era decisamente più abbondante e
[11:23] Speaker 2: diverso dagli altri. Quando dico abbondante, io credo che molti
[11:29] Speaker 2: di voi non abbiano idea di quanto mangiava la gente
[11:31] Speaker 2: una volta, quelli che potevano permetterselo, si intende. Mangiavano tutti
[11:36] Speaker 2: i in modi che per noi oggi sarebbero inconcepibili e
[11:40] Speaker 2: a cui noi non sapremmo reggere un pranzo degno di
[11:45] Speaker 2: questo nome anche tra la piccola borghesia non comprendeva mai
[11:50] Speaker 2: meno di 4 o 5 portate fra cui due almeno di carne
[11:55] Speaker 2: e due era proprio il minimo un pranzo un minimo
[11:59] Speaker 2: elegante all'ambiente borghese prevedeva 4 diversi piatti di carne bollito, un fritto,
[12:08] Speaker 2: un umido e un arrosto. Se vi sembra strano andatevi
[12:13] Speaker 2: a leggere Pellegrino Artusi, la scienza in cucina e l'arte
[12:17] Speaker 2: di mangiare bene, scusami Massimo se usurpo qui l'Artusi di
[12:21] Speaker 2: cui tu sei il massimo conoscitore e ben altri appunto qui,
[12:27] Speaker 2: ma l'unica cosa che dirò dell'Artusi qui non sapendo di
[12:31] Speaker 2: nient'altro è che i menu che l'Artusi propone per i
[12:38] Speaker 2: pranzi delle sue lettrici, dei suoi lettori, una borghesia vasta,
[12:44] Speaker 2: l'Artusi ha venduto una quantità strabiliante di copie, i menù
[12:48] Speaker 2: dell'Artusi sono di questo tipo, sono divisi per mesi, proposta
[12:53] Speaker 2: di un pranzetto per il mese di agosto, taglierini in brodo,
[12:59] Speaker 2: prosciutto e melone, bollito di vitello con fagiolini e bechamel,
[13:06] Speaker 2: volovan ripieni di rigaglie, Cotolette di vitello col prosciutto. A
[13:12] Speaker 2: seguire tacchino arrosto con insalata. Dolce, frutta e formaggio. Allora,
[13:23] Speaker 2: è chiaro che nella loro mente c'è chiara l'idea che
[13:25] Speaker 2: c'è un pasto che è quello importante. E questo pasto importante...
[13:30] Speaker 2: che gli aristocratici inglesi del Settecento cominciano a ritardare spostandolo
[13:36] Speaker 2: in avanti c'è tutta una serie di testimonianze di come
[13:39] Speaker 2: questo spostamento sia progressivo è uno slittamento all'inizio del Settecento
[13:45] Speaker 2: il re e i re incarnano sempre una tendenza conservatrice
[13:50] Speaker 2: nel mondo aristocratico in queste cose perché la corte fa
[13:53] Speaker 2: fatica a cambiare la sua etichetta in Inghilterra all'inizio del
[13:57] Speaker 2: Settecento il re pranza alle tre I ministri e i
[14:01] Speaker 2: lord più alla moda pranzano alle quattro, ma alla fine
[14:05] Speaker 2: del Settecento questi orari sono diventati provinciali. Sono solo i
[14:09] Speaker 2: gentiluomini di provincia che pranzano alle quattro, cosa che peraltro
[14:14] Speaker 2: stupisce molto i turisti stranieri, per esempio quelli italiani abituati
[14:18] Speaker 2: a casa loro a mangiare molto prima. Nel 1788 c'è un
[14:23] Speaker 2: pubblicista italiano, si chiama Luigi Angiolini, il quale scrive un
[14:28] Speaker 2: libro sui suoi viaggi in Inghilterra e racconta, cosa degna
[14:31] Speaker 2: di nota per i suoi lettori italiani, che in Inghilterra
[14:35] Speaker 2: i gentiluomini di campagna giungono al pranzo sempre dopo le
[14:41] Speaker 2: ore quattro passato mezzogiorno. Ma questi sono i gentiluomini di campagna,
[14:48] Speaker 2: a Londra il gran mondo pranza ancora più tardi. Nel 1815
[14:54] Speaker 2: l'ambasciatore americano a Londra, John Kinsey Adams, che sarà poi
[14:58] Speaker 2: presidente degli Stati Uniti, ci ha lasciato molti volumi di memorie,
[15:02] Speaker 2: è invitato a pranzo in una casa aristocratica di Londra.
[15:06] Speaker 2: L'invito è per le sei e mezza. Lui arriva alle
[15:09] Speaker 2: sette e scopre che non c'è ancora nessuno. È abitudine,
[15:15] Speaker 2: gli spiegano, invitare per le sei e mezza, sette meno
[15:18] Speaker 2: un quarto, ma tutti sanno che prima delle sette è
[15:20] Speaker 2: inutile arrivare. In Inghilterra molti notano questo fenomeno di costume.
[15:28] Speaker 2: Se ve ne posso parlare e se vi dico che
[15:29] Speaker 2: è un fenomeno di costume significativo è perché i contemporanei
[15:33] Speaker 2: stessi lo hanno notato. E per esempio ci ridono su.
[15:38] Speaker 2: La moda di pranzare tardi presso la gente bene diventa
[15:43] Speaker 2: un oggetto di satira. Nel 1807 una rivista inglese pubblica una
[15:53] Speaker 2: lettera fittizia che vuole prendere in giro il modo di
[15:57] Speaker 2: vita dei nobili lord. Questa lettera fittizia è scritta da
[16:02] Speaker 2: un lord inventato il quale racconta come si vive nei
[16:07] Speaker 2: castelli di campagna quando si ospitano gli amici e insiste
[16:13] Speaker 2: nel dire, non capisco perché ci criticano, perché noi viviamo...
[16:16] Speaker 2: Una vita regolarissima, non c'è davvero nessun motivo di criticarci,
[16:21] Speaker 2: noi abbiamo orari del tutto regolari, non si va quasi
[16:25] Speaker 2: mai a dormire dopo le 4 del mattino, per le 4 del
[16:28] Speaker 2: mattino siamo tutti a dormire e quindi non capisco perché
[16:32] Speaker 2: ci criticano, facciamo colazione presto, entro le 2 o le 3 del
[16:36] Speaker 2: pomeriggio diremmo noi, noi facciamo colazione e poi ci facciamo
[16:40] Speaker 2: la nostra passeggiata mattutina. E quanto al cenare, no scusate
[16:46] Speaker 2: già mi sbaglio, è difficilissimo non sbagliare, sto parlando del
[16:49] Speaker 2: pasto della sera, ma loro dicono to dine, pranzare. Quanto
[16:53] Speaker 2: al pranzare, pranziamo, sua signoria che ci ospita ha dei
[16:58] Speaker 2: cuochi francesi che hanno imposto orari irregolari, si pranza alle otto,
[17:04] Speaker 2: cosa che dato il contesto i lettori della rivista devono
[17:06] Speaker 2: trovare un orario irregolare. estremamente tardivo, si pranza alle otto,
[17:11] Speaker 2: poi entro mezzanotte abbiamo finito il pranzo, si gioca a carte,
[17:16] Speaker 2: si va allo spettacolo e poi facciamo una piccola cenetta,
[17:20] Speaker 2: un petit souper, intorno alle tre di notte. Questo è
[17:26] Speaker 2: il modo in cui all'inizio dell'Ottocento viene satireggiata l'abitudine dei
[17:31] Speaker 2: nobili di spostare in avanti i loro orari. ma può
[17:36] Speaker 2: anche essere satireggiata in un modo opposto. Qualche anno dopo,
[17:41] Speaker 2: è interessante che il fenomeno dura attraverso diverse generazioni, nel 1837
[17:46] Speaker 2: un'altra rivista inglese pubblica un altro articolo comico, satirico, estratti
[17:52] Speaker 2: dal diario di un uomo che soffre di nervi. L'uomo
[17:56] Speaker 2: che soffre di nervi è il contrario del giovane aristocratico
[18:00] Speaker 2: di cui parlavamo prima. L'uomo che soffre di nervi è
[18:02] Speaker 2: uno che non sopporta queste nuove mode per cui si
[18:06] Speaker 2: mangia sempre più tardi. È un personaggio mentalmente disturbato e
[18:10] Speaker 2: quindi si imbarca in una crociata personale contro queste nuove
[18:15] Speaker 2: tendenze moderne. A casa di questo signore normalmente si pranza
[18:20] Speaker 2: alle tre, che nell'Inghilterra dell'Ottocento ormai è un orario antiquato.
[18:28] Speaker 2: In provincia al limite, vedremo che poi la distinzione fra
[18:31] Speaker 2: capitale e provincia è importante in queste cose, in provincia
[18:35] Speaker 2: al limite alle tre può ancora andare bene, ma per
[18:37] Speaker 2: questo personaggio fittizio ovviamente, satirico, pranzare alle tre è un'innovazione assurda.
[18:46] Speaker 2: Perciò nel suo diario il nevrotico annota. Stamattina mi sono
[18:52] Speaker 2: alzato alle tre del mattino. Ho ordinato ai domestici di
[18:55] Speaker 2: alzarsi e preparare la colazione per le cinque, secondo le
[18:59] Speaker 2: buone vecchie abitudini. I domestici si sono licenziati. Ho ordinato
[19:05] Speaker 2: il pranzo per le dieci del mattino. Ho proposto a
[19:08] Speaker 2: mia moglie di abolire l'uso delle forchette, questa innovazione moderna.
[19:13] Speaker 2: Quindi si tratta di un fenomeno rimarcato che suscita opposizioni,
[19:19] Speaker 2: che suscita critiche, che suscita risate politiche. Ma un fenomeno
[19:24] Speaker 2: assolutamente evidente. Questa era l'Inghilterra. Qual è il paese d'Europa
[19:29] Speaker 2: che fra 7 e 800 è in continua concorrenza con l'Inghilterra e
[19:34] Speaker 2: che con l'Inghilterra si disputa il dominio del mondo? La Francia, naturalmente.
[19:39] Speaker 2: E nella Francia della rivoluzione e di Napoleone, la nuova
[19:45] Speaker 2: moda inglese viene immediatamente ripresa dalle classi dirigenti. Anche qui
[19:53] Speaker 2: la cosa interessante è che molti testi dell'epoca notano questo
[19:59] Speaker 2: cambiamento in corso, che quindi è un fenomeno che ha
[20:04] Speaker 2: una sua visibilità sociale. Un dizionario uscito nel 1827 a Parigi
[20:13] Speaker 2: dice che 80 anni fa i nobili di corte erano gli
[20:18] Speaker 2: unici che pranzavano alle due. Ma già prima della rivoluzione
[20:22] Speaker 2: i borghesi avevano adottato questo orario e i grandi pranzavano
[20:27] Speaker 2: alle tre. Poi dopo la rivoluzione fra i grandi e
[20:32] Speaker 2: l'alta borghesia si è stabilito l'uso di non pranzare prima
[20:36] Speaker 2: delle cinque o delle sei. E l'altra cosa che molti
[20:41] Speaker 2: notano è che appunto questa evoluzione sta continuando. Nel 1821 esce
[20:48] Speaker 2: a Parigi un manuale di buone maniere. autrice Madame Pariset,
[20:53] Speaker 2: e in questo manuale di buone maniere si dice l'ora
[20:57] Speaker 2: a cui si pranza a Parigi slitta in avanti tutti
[21:00] Speaker 2: i giorni. Trent'anni fa si pranzava al più tardi alle quattro,
[21:05] Speaker 2: adesso non prima delle cinque e spesso alle sei o
[21:09] Speaker 2: alle sette. Dopodiché in questo dizionario di buone maniere francese
[21:16] Speaker 2: si dà una spiegazione interessante. Abbiamo visto che in Inghilterra
[21:20] Speaker 2: la spiegazione, che secondo me è quella vera, è semplicemente
[21:23] Speaker 2: lo snobismo delle classi dirigenti. Ma in Francia, in piena
[21:30] Speaker 2: rivoluzione industriale e capitalistica nella prima metà dell'Ottocento, in Francia
[21:35] Speaker 2: invece la spiegano in un altro modo. Dice Madame Pariset,
[21:39] Speaker 2: si dice che questa abitudine di mangiare tardi conviene agli uomini,
[21:45] Speaker 2: per i quali è comodo prolungare così la mattinata in
[21:49] Speaker 2: modo che i loro affari siano conclusi entro l'ora del pranzo. L'implicazione,
[21:57] Speaker 2: come capite, è che nessuna persona per bene dopo pranzo
[22:00] Speaker 2: torna a lavorare. Si lavora al mattino, il pranzo, di
[22:05] Speaker 2: cui avete visto le dimensioni, significa che la giornata lavorativa
[22:09] Speaker 2: è finita. Questo in tutta Europa. C'è un unico paese
[22:15] Speaker 2: all'inizio dell'Ottocento dove i viaggiatori europei scoprono con stupore che
[22:22] Speaker 2: lì i gentiluomini tornano a lavorare anche dopo pranzo. Potete
[22:27] Speaker 2: immaginare che paese è gli Stati Uniti d'America. Nel 1830 un
[22:32] Speaker 2: viaggiatore scozzese scrive a casa, dice qua i gentiluomini anche
[22:37] Speaker 2: dopo pranzo, la sera, come dice lui, perché dopo pranzo
[22:40] Speaker 2: è sera, tornano a lavorare, business, ecco. Ma solo negli
[22:45] Speaker 2: Stati Uniti, in Europa nessuno si sognerebbe, nessuna persona raffinata
[22:49] Speaker 2: si intende, si sognerebbe di lavorare dopo pranzo, ecco che
[22:52] Speaker 2: quindi a Parigi razionalizzano questa cosa. È giusto mangiare più tardi,
[22:58] Speaker 2: perché così la giornata lavorativa dura più a lungo. E dunque,
[23:04] Speaker 2: vi dicevo, l'Inghilterra e poi a ruota la Francia. Sono
[23:07] Speaker 2: i due paesi d'avanguardia in Europa. Sono i due paesi
[23:12] Speaker 2: più moderni, più ricchi, più potenti. Negli altri paesi la
[23:18] Speaker 2: cosa segue più lentamente. Tanto che per buona parte dell'Ottocento
[23:24] Speaker 2: I viaggiatori inglesi sul continente, che già come forse sapete
[23:30] Speaker 2: si aggirano con la puzza sotto il naso, trovando che
[23:33] Speaker 2: tutto è arretrato, arcaico, sporco, primitivo rispetto a quel paese
[23:40] Speaker 2: di vera civiltà che è l'Inghilterra, apro una piccola parentesi,
[23:47] Speaker 2: la apro, è vero, in Inghilterra c'erano abitudini di buona creanza,
[23:53] Speaker 2: che il resto del continente non si immaginava nemmeno. A
[23:56] Speaker 2: me è capitato di leggere una lettera di Quintino Sella,
[24:00] Speaker 2: futuro ministro del governo italiano, da giovane rampollo di una
[24:05] Speaker 2: famiglia di grandi industriali biellesi, quando Quintino Sella per la
[24:09] Speaker 2: prima volta fa un grande viaggio di istruzione in Inghilterra,
[24:13] Speaker 2: scrive a casa, costernato, qua per andare in società bisogna
[24:19] Speaker 2: farsi la barba tutti i giorni, E certe volte anche
[24:23] Speaker 2: due volte al giorno. Bisogna mettere una camicia pulita tutti
[24:28] Speaker 2: i giorni. Cose di cui non avevo la minima idea.
[24:33] Speaker 2: E questo è un ricco industriale piemontese, non un montanaro.
[24:38] Speaker 2: Quindi una differenza nello stile di vita, in quello che
[24:41] Speaker 2: era considerata l'etichetta indispensabile in società, c'era davvero fra l'Inghilterra
[24:46] Speaker 2: e gli altri paesi. Dopodiché gli inglesi all'estero trovano modo
[24:51] Speaker 2: di stupirsi e sghignazzare anche per gli orari assurdi con
[24:56] Speaker 2: cui si mangia sul continente. Già nel 1753 Gibbon, grande storico,
[25:06] Speaker 2: l'autore del Declino e Caduta dell'Impero Romano, fa anche lui
[25:10] Speaker 2: il suo grand tour sul continente, si trova per un
[25:14] Speaker 2: certo periodo a Losanna, e a pensione da un dignitoso
[25:18] Speaker 2: ecclesiastico l'unica cosa che non va bene dice gli orari
[25:23] Speaker 2: scomodissimi e arbitrari dei pasti si pranza a mezzogiorno e
[25:30] Speaker 2: si cena alle sette e la cosa meravigliosa è che
[25:34] Speaker 2: questi orari che con cui noi tutto sommato potremmo anche
[25:36] Speaker 2: adattarci Gibbon li trova non solo scomodissimi ma anche arbitrari
[25:44] Speaker 2: Sono gli orari degli altri che sono arbitrari, naturalmente. I
[25:47] Speaker 2: nostri sono quelli naturali. Gli altri, invece, chissà come mai.
[25:51] Speaker 2: La Germania è un paese sonnolento e arretrato. Non solo
[25:57] Speaker 2: i viaggiatori inglesi, ma perfino i viaggiatori americani nell'Ottocento si
[26:01] Speaker 2: stupiscono di come questi tedeschi continuano a mangiare presto, come
[26:06] Speaker 2: i nostri bisnonni. 1822, uno scrittore americano, Washington Irving, A Dresda,
[26:16] Speaker 2: gli orari primitivi dell'aristocrazia sassone, il re pranza all'una, i
[26:22] Speaker 2: nobili più alla moda pranzano alle due, gli ambasciatori stranieri
[26:27] Speaker 2: e i residenti inglesi pranzano alle quattro, ma siamo solo
[26:31] Speaker 2: noi forestieri che pranziamo alle quattro. Poi anche in Germania
[26:39] Speaker 2: naturalmente pian piano la moda arriva, lentamente le aristocrazie, che
[26:46] Speaker 2: sono già anglofile, oltre alle leggende che nasceranno poi più
[26:50] Speaker 2: tardi sullo snob che si fa stirare le camicie a Londra,
[26:54] Speaker 2: oltre al fatto di vestirsi all'inglese e così via, tutto
[26:57] Speaker 2: ciò che viene dall'Inghilterra viene recepito lentamente e quindi anche
[27:03] Speaker 2: in Germania le cose si spostano in avanti. Manuale di
[27:07] Speaker 2: conversazione tedesca stampato a Vienna nel 1856. I manuali di conversazione,
[27:14] Speaker 2: lo sapete, sono quelli dove ci sono le varie frasi tradotte, no?
[27:17] Speaker 2: Del tipo, mi scusi, dov'è la polizia? Mi hanno rapinato.
[27:21] Speaker 2: Questo genere di frasi sono spesso indicative sulle aspettative di
[27:25] Speaker 2: una società. In questo manuale di conversazione tedesca compare a
[27:29] Speaker 2: un certo punto la seguente frase, noi pranziamo alle quattro.
[27:34] Speaker 2: Il che vuol dire che anche a Vienna le persone
[27:37] Speaker 2: di un certo tono hanno capito e fanno sapere che
[27:41] Speaker 2: pranzare tardi è una cosa rilevante. Vi dicevo che anche
[27:48] Speaker 2: per leggere la letteratura dell'Ottocento, fino al primo Novecento, è
[27:55] Speaker 2: utile avere chiaro questo contesto. Vi faccio un esempio. Tonio Kruger,
[28:01] Speaker 2: romanzo breve di Thomas Mann, 1903. un romanzo autobiografico fra l'altro.
[28:09] Speaker 2: Siamo tra l'aristocrazia commerciale di Lubecca e Hans e il
[28:16] Speaker 2: suo amico Tonio. Hans e Tonio avevano tempo di andare
[28:21] Speaker 2: a passeggio dopo la scuola perché entrambi appartenevano a famiglie
[28:27] Speaker 2: in cui non si pranzava prima delle quattro. I loro
[28:31] Speaker 2: padri erano grandi commercianti che ricoprivano cariche pubbliche ed erano
[28:36] Speaker 2: potenti in città. A noi il nesso potrebbe anche sfuggire,
[28:40] Speaker 2: invece per un lettore dei primissimi del Novecento è chiarissimo.
[28:45] Speaker 2: I figli degli operai, finita la scuola, corrono a casa
[28:48] Speaker 2: perché a luna sono già tutti a tavola, anzi magari
[28:50] Speaker 2: hanno già finito. I figli dei grandi commercianti hanno tutto
[28:54] Speaker 2: il tempo perché a casa loro si pranza alle quattro.
[28:59] Speaker 2: E l'Italia? 1826, Alessandro Manzoni scrive a un amico per
[29:08] Speaker 2: invitarlo a pranzo. La nostra ora solita è le cinque.
[29:17] Speaker 2: Anche qui, primo, bisogna precisarlo perché non esiste una convenzione
[29:21] Speaker 2: che valga in tutta la società. Dipende da come ti collochi. Secondo,
[29:25] Speaker 2: se sei il conte Manzoni, pranzi alle cinque. Io devo
[29:29] Speaker 2: dire che questa testimonianza del Manzoni è forse una delle
[29:31] Speaker 2: prime che ho trovato su questo emergere dell'argomento. E ho
[29:37] Speaker 2: avuto la reazione, la stessa reazione che poi critico negli altri,
[29:43] Speaker 2: e cioè di dire ma che orari assurdi. L'idea di
[29:46] Speaker 2: mettersi a tavola per consumare un abbondantissimo pranzo alle 5 del
[29:50] Speaker 2: pomeriggio mi sembrava folle. Eppure il problema è che uno
[29:53] Speaker 2: vive dentro un certo sistema. Per il conte Manzoni il
[29:56] Speaker 2: sistema era quello. Ancora nel 1850 su un giornale di Milano
[30:01] Speaker 2: esce un articolo che dice ormai il bel mondo non
[30:05] Speaker 2: pranza prima delle cinque. Certo, è tardi, ma anche qui
[30:11] Speaker 2: il giornale nota che siamo a metà ottocento a Milano.
[30:15] Speaker 2: In questo modo si allunga la mattinata lavorativa. Si può
[30:19] Speaker 2: lavorare di più e sbrigare tutti gli affari prima di
[30:21] Speaker 2: andare a tavola. L'articolo continua informandoci che gli uffici chiudono
[30:26] Speaker 2: alle quattro, certo. Gli uffici chiudono alle quattro così poi
[30:29] Speaker 2: il capufficio se ne può andare a pranzo. Mentre gli
[30:32] Speaker 2: operai che si alzano presto e lavorano tutto il giorno
[30:36] Speaker 2: fanno un pasto a mezzogiorno. Il giornalista commenta cosa degna
[30:42] Speaker 2: dei bisavoli. E' al tempo dei nostri antenati che si
[30:46] Speaker 2: mangiava a mezzogiorno. Poi certo non sempre tirare le cinque
[30:52] Speaker 2: del pomeriggio è così facile. perché non sempre ti sei
[30:55] Speaker 2: alzato a mezzogiorno dopo il ballo, c'è anche chi magari
[30:58] Speaker 2: si è alzato un po' prima, tirare le cinque del
[31:01] Speaker 2: pomeriggio non è facile e allora un gentiluomo dell'Ottocento verso
[31:08] Speaker 2: le undici fa una colazione alla fourchette e cioè uno
[31:15] Speaker 2: spuntino che può prevedere un mezzo pollo arrosto, una bottiglia
[31:21] Speaker 2: di vino bianco, un po' di frutta, così, proprio il
[31:26] Speaker 2: minimo indispensabile, voi capite che nella loro mentalità chiamare questa
[31:29] Speaker 2: cosa pranzo sarebbe ridicolo, non gli viene neanche in mente,
[31:33] Speaker 2: è un'altra cosa, è una colazione ma non più soltanto
[31:36] Speaker 2: il cappuccino del mattino e invece è una colazione un
[31:39] Speaker 2: po' più abbondante. Naturalmente il breakfast inglese e americano con uova,
[31:44] Speaker 2: pancetta e cose del genere nasce così, E per quello
[31:47] Speaker 2: si chiama breakfast, cioè rompiamo il digiuno. Tu magari ti
[31:51] Speaker 2: sei anche alzato presto, tazza di caffè, però il pranzo
[31:54] Speaker 2: deve aspettare alle sei del pomeriggio. E quindi a metà
[31:57] Speaker 2: mattina ti fai uno spuntino però appunto à la fourchette,
[32:02] Speaker 2: cioè con qualcosa di cucinato. Il bello è che erano
[32:09] Speaker 2: tutti abituati a chiamare mattina il periodo che precede il pranzo,
[32:14] Speaker 2: è pomeriggio oppure dopo pranzo la fase successiva. Alcuni continuano
[32:20] Speaker 2: a fare così, finché non vai a pranzo è mattina.
[32:23] Speaker 2: Se tu pranzi alle sei, il mattino arriva fino alle
[32:26] Speaker 2: sei del pomeriggio. Altri invece, specialmente quelli che hanno conservato
[32:31] Speaker 2: le vecchie abitudini, continuano a pensare che a mezzogiorno la
[32:34] Speaker 2: mattina finisce. E dopo come si chiama? Dopo pranzo. Il
[32:38] Speaker 2: risultato è che agli occhi della gente e del popolo
[32:41] Speaker 2: i ricchi pranzano dopo pranzo. Sonetto del Belli, 1832, Roma. Dopo pranzo,
[32:53] Speaker 2: da un pranzo, il sor Michele. Il sor Michele ha
[32:56] Speaker 2: dato un pranzo. A che ora si tiene questo pranzo? Eh,
[32:59] Speaker 2: dopo pranzo. Perché gli orari per tutto l'Ottocento continuano a
[33:06] Speaker 2: slittare in avanti. A metà secolo, alle cinque, era già
[33:10] Speaker 2: un orario da aristocratici. Ma nel 1874... Altro articolo di giornale.
[33:18] Speaker 2: Siamo a Napoli. Elezioni comunali. I presidenti dei seggi elettorali
[33:24] Speaker 2: del quartiere Avvocata scrivono una lettera aperta ai giornali per
[33:28] Speaker 2: protestare contro il comune che in occasione delle elezioni ha
[33:32] Speaker 2: offerto ai presidenti dei seggi un pranzo. E i presidenti
[33:37] Speaker 2: scrivono per protestare perché è stato un pranzo schifosissimo, dicono.
[33:42] Speaker 2: Quello che a noi interessa è che è stato consumato
[33:44] Speaker 2: alle sei pomeridiane. Poi non tutti, c'è una certa oscillazione,
[33:52] Speaker 2: ancora nel 1868 in una commedia pubblicata a Milano, a un
[33:58] Speaker 2: personaggio scappa la classica battuta, noi pranziamo alle cinque precise,
[34:04] Speaker 2: cosa che probabilmente a questa data... fa capire che non
[34:08] Speaker 2: è poi uno così aristocratico come crede di essere, perché
[34:11] Speaker 2: i veri aristocratici ormai pranzano alle sei o magari ancora dopo.
[34:15] Speaker 2: Il popolo rimane attaccato ai vecchi orari, mangia presto. Poi,
[34:21] Speaker 2: pian pianino, slitta in avanti, però comunque senza esagerare, a
[34:28] Speaker 2: me è capitato di trovare Per l'epoca della prima guerra
[34:31] Speaker 2: mondiale una lettera di un generale è una lettera di
[34:34] Speaker 2: un soldato semplice. Il generale accenna al fatto che, come
[34:38] Speaker 2: è ovvio, lui pranza alle otto. Nella lettera del soldato
[34:43] Speaker 2: semplice è un milanese, si chiama Luigi Colombini, sì, è
[34:48] Speaker 2: un milanese che è stato fatto prigioniero a Caporetto e
[34:51] Speaker 2: in Lager il giorno di Natale del 1917 annota nel suo
[34:54] Speaker 2: diario che benché sia Natale è stata una giornata di
[35:01] Speaker 2: fame come tutte le altre, e conclude così, alle sei
[35:06] Speaker 2: e mezza, al momento che nella vita familiare si va
[35:10] Speaker 2: a tavola, vado sul pagliericcio, la scodella di broda gliel'hanno
[35:16] Speaker 2: già data prima, è inverno, è buio, alle sei e
[35:19] Speaker 2: mezza in lager si va sul tavolaccio, si va a dormire,
[35:22] Speaker 2: e al milanese non può, come dire, lui non può
[35:25] Speaker 2: fare a meno di pensare che prima della guerra a
[35:27] Speaker 2: quell'ora si andava a tavola ma il generale a quell'ora
[35:31] Speaker 2: stava facendo tutt'altro perché il generale andava a tavola molto
[35:34] Speaker 2: più tardi di così dunque un valore sociale l'aristocrazia, il
[35:41] Speaker 2: popolo ma un valore sociale anche nella contrapposizione fra grande
[35:46] Speaker 2: città e provincia sapete che c'è un paese europeo dove
[35:52] Speaker 2: questa contrapposizione è più forte che in tutti gli altri
[35:55] Speaker 2: ed è la Francia dove tra i parigini e i
[35:59] Speaker 2: provinciali c'è una guerra dichiarata e si tratta veramente di
[36:05] Speaker 2: due mondi molto diversi. Se uno legge i romanzi di Balzac,
[36:11] Speaker 2: ambientati nella Francia della prima metà dell'Ottocento, trova continuamente dei
[36:16] Speaker 2: riferimenti a questo contrasto di costume. E Balzac adotta il
[36:22] Speaker 2: punto di vista dei parigini e quando descrive una società
[36:25] Speaker 2: di provincia li prende in giro divertendosi alle loro spalle
[36:31] Speaker 2: perché come al tempo dei nonni continuano a pranzare con
[36:35] Speaker 2: orari ridicoli. Così c'è un romanzo in cui Balzac dice
[36:39] Speaker 2: il bel mondo della città di Alençon. Nella città di
[36:44] Speaker 2: Alençon il bel mondo ancora sotto l'impero pranzava ancora alle
[36:49] Speaker 2: due del pomeriggio. Però cenavano. Cosa vuol dire questo però
[36:55] Speaker 2: cenavano che è ironico di nuovo? Vuol dire che cenare
[36:59] Speaker 2: è diventata una cosa volgare perché se tu pranzi alle cinque,
[37:04] Speaker 2: alle sei, alle sette del pomeriggio non ceni più. Invece
[37:11] Speaker 2: i poveracci che hanno già pranzato a mezzogiorno cenano ancora.
[37:16] Speaker 2: Capite come diventa sottile la distinzione, sia gli uni sia
[37:19] Speaker 2: gli altri si mettono a tavola in serata, ma se
[37:22] Speaker 2: io sono un aristocratico mi metto a tavola per consumare
[37:25] Speaker 2: il vero pasto della giornata, il poveraccio invece si mette
[37:28] Speaker 2: a tavola per cenare. Sempre romanzi, lo dico perché magari
[37:37] Speaker 2: anche a scuola può a volte essere divertente usare qualcuno
[37:40] Speaker 2: di questi esempi, Dickens, la piccola Dorrit. Nella piccola Dorrit
[37:45] Speaker 2: è la storia, come qualcuno si ricorderà, di un signore
[37:47] Speaker 2: che è in prigione per debiti da tempo immemorabile. Finalmente
[37:52] Speaker 2: gli arriva, non so più se è un'eredità, fa fortuna
[37:56] Speaker 2: e viene liberato. Diventa un ricco gentiluomo. Liberato dalla prigione
[38:03] Speaker 2: decide di offrire un grande pranzo a tutti gli altri
[38:07] Speaker 2: carcerati con cui ha condiviso decenni di vita nel carcere
[38:11] Speaker 2: per debiti. Il signor Dorrit però non prese parte al
[38:16] Speaker 2: pranzo che ebbe luogo alle due del pomeriggio mentre a
[38:21] Speaker 2: lui lo portarono alle sei dal ristorante. Ancora un altro
[38:27] Speaker 2: romanzo che tutti abbiamo letto, credo da ragazzi, Cime Tempestose.
[38:32] Speaker 2: Cime Tempestose, 1847. A un certo punto il protagonista che vive
[38:36] Speaker 2: in questo maniero isolato, che ha ereditato in questo posto sperduto,
[38:41] Speaker 2: a un certo punto dice... Io pranzo fra mezzogiorno e luna.
[38:48] Speaker 2: La governante non è mai riuscita o non ha mai
[38:53] Speaker 2: voluto capire la mia richiesta che il pranzo sia servito
[38:57] Speaker 2: alle cinque. Nel suo caso ovviamente è uno scapolo, comanda
[39:01] Speaker 2: la governante. Ma insomma, gli esempi sono sufficienti, credo. Ve
[39:04] Speaker 2: ne cito ancora uno, dibattito alla Camera dei Deputati a Westminster, 1863.
[39:12] Speaker 2: Alla Camera dei Deputati di Londra i lavori cominciano alle
[39:17] Speaker 2: quattro del pomeriggio. Verso le sei, le sette, quando il
[39:23] Speaker 2: dibattito è nel suo pieno e si dovrebbe votare, se
[39:27] Speaker 2: la svignano tutti per andare a casa a pranzo. A
[39:30] Speaker 2: questo punto ci si chiede ma perché abbiamo questi orari
[39:33] Speaker 2: così scomodi? Risposta Chiaro che abbiamo questi orari che per
[39:38] Speaker 2: noi sono scomodi, i lavori della Camera da sempre cominciano
[39:42] Speaker 2: alle 4 del pomeriggio, perché al tempo dei nostri nonni alle 4
[39:47] Speaker 2: del pomeriggio avevano finito di pranzare e si erano anche
[39:51] Speaker 2: liberati dagli affari e potevano venire a fare il lavoro
[39:54] Speaker 2: in Parlamento. Cosa facciamo? Spostiamo gli orari di convocazione? Impossibile!
[40:02] Speaker 2: Una riforma del genere non passerebbe mai, la Camera si
[40:05] Speaker 2: deve riunire alle quattro, perciò disegno di legge, apriamo una
[40:10] Speaker 2: buvette a Westminster. Un posto semplice dove si possa avere
[40:14] Speaker 2: una buona bistecca, in modo che gli onorevoli deputati non
[40:17] Speaker 2: siano costretti a scappare a casa sul più bello per
[40:19] Speaker 2: poter pranzare. Il risultato di tutto questo, come vi dicevo,
[40:29] Speaker 2: si traduce anche sul piano politico. Chi nota queste nuove abitudini,
[40:37] Speaker 2: che poi non sono più nuove perché sono generazioni e
[40:40] Speaker 2: generazioni che insistono a spostare sempre in avanti, chi nota
[40:45] Speaker 2: queste cose spesso critica anche dicendo ma allora cambiamo gli
[40:48] Speaker 2: nomi a un certo punto. Una fonte preziosissima per queste
[40:52] Speaker 2: cose è il dizionario dei luoghi comuni di Flaubert, 1870. Sapete,
[40:59] Speaker 2: il dizionario dei luoghi comuni è quel libro in cui
[41:02] Speaker 2: Flaubert annota tutte le scemenze che si sentono nei salotti,
[41:07] Speaker 2: perché nei salotti è pieno di gente che ripete cose
[41:09] Speaker 2: che ha sentito dire, banalità, cose che ha letto sul giornale,
[41:14] Speaker 2: credendo di dire qualche cosa di intelligente. E Flaubert per
[41:18] Speaker 2: decenni ha frequentato i salotti e ha annotato tutte le
[41:22] Speaker 2: banalità e i luoghi comuni che sentiva. E poi ne
[41:25] Speaker 2: ha fatto un dizionario in ordine alfabetico. alla voce dine.
[41:30] Speaker 2: Quali sono le banalità che a metà ottocento si sentono
[41:34] Speaker 2: nei salotti francesi? Una volta si pranzava a mezzogiorno, adesso
[41:39] Speaker 2: si pranza a delle ore impossibili. Al tempo dei nostri
[41:44] Speaker 2: padri il loro pranzo era la nostra colazione, déjeuner, e
[41:49] Speaker 2: la nostra colazione era il loro pranzo. Pranzare così tardi
[41:53] Speaker 2: non si chiama pranzare, si chiama cenare. Ora, sono passati 150
[41:59] Speaker 2: anni da Flaubert, ma i parlanti della francofonia non hanno
[42:05] Speaker 2: smesso di discutere su questo. Perché nel francese ufficiale, io
[42:10] Speaker 2: credo che chi di voi è andato a scuola e
[42:13] Speaker 2: ha imparato il francese, gli avranno spiegato che il pasto
[42:16] Speaker 2: di mezzogiorno si chiama déjeuner e il pasto serale si
[42:19] Speaker 2: chiama dîner. E si chiama dîner perché il pranzo si
[42:23] Speaker 2: è spostato progressivamente fino ad arrivare alle otto di sera.
[42:30] Speaker 2: Ma andate a vedere un qualunque blog, è pieno di blog,
[42:33] Speaker 2: sapete che i francesi sono particolarmente affezionati alla francofonia, discutono enormemente,
[42:39] Speaker 2: come forse faremo bene a fare anche noi in Italia
[42:41] Speaker 2: ogni tanto, sulla loro lingua, la difesa della loro lingua,
[42:45] Speaker 2: è pieno di blog che discutono di questo. Blog a
[42:49] Speaker 2: cui fra l'altro partecipano non solo i francesi, ma anche
[42:51] Speaker 2: gli svizzeri, i belgi, i canadesi, tutti quelli che parlano
[42:55] Speaker 2: francese ma senza dipendere da Parigi. Allora... In questi blog
[43:00] Speaker 2: voi troverete violentissime polemiche di gente che dice questa moda
[43:08] Speaker 2: di chiamare dine, pranzo, il pasto della sera è un errore,
[43:14] Speaker 2: è colpa dei parigini, è un errore che si è
[43:17] Speaker 2: affermato a Parigi ma da noi nel Quebec noi continuiamo
[43:21] Speaker 2: a chiamarlo cena superiore. E tutti gli altri rispondono, sì,
[43:25] Speaker 2: anche da noi in Piccardia, sì, anche da noi in Provenza, no,
[43:29] Speaker 2: da noi in Bretagna non più, ma mi ricordo che
[43:31] Speaker 2: mia nonna continuava a chiamarlo souper. E tutti a inveire
[43:35] Speaker 2: contro Parigi che ha imposto questa usanza insensata di chiamare
[43:40] Speaker 2: pranzo quella che tutti sanno che invece è la cena.
[43:46] Speaker 2: In Italia manca un centro di regolazione dell'uso linguistico come
[43:51] Speaker 2: è in Francia Parigi. Noi a volte da quando esiste
[43:56] Speaker 2: la televisione abbiamo l'impressione che Roma, l'accento romano, i modi
[44:01] Speaker 2: di dire romani tendano a imporsi, ma è vero fino
[44:04] Speaker 2: a un certo punto non è paragonabile con l'impatto che
[44:07] Speaker 2: ha Parigi sul francese ufficiale. E perciò in Italia è
[44:13] Speaker 2: successa una cosa diversa. In Italia è successo precisamente che
[44:18] Speaker 2: il pranzo si è via via spostato fino alle otto
[44:22] Speaker 2: di sera o alle nove di sera. E ancora all'inizio
[44:26] Speaker 2: del Novecento lo chiamavano pranzo. Ma poi ha prevalso invece
[44:33] Speaker 2: l'abitudine della gente comune che se un pasto veniva consumato
[44:38] Speaker 2: la sera lo chiamava cena e via via anche i
[44:43] Speaker 2: conti manzoni e i ricchi aristocratici di fatto si sono
[44:49] Speaker 2: abituati al fatto che il pasto della sera lo chiamiamo cena.
[44:54] Speaker 2: tranne quando vogliamo sottolineare che noi abbiamo un certo tono
[45:01] Speaker 2: e allora magari invitiamo qualcuno a pranzo per le otto
[45:04] Speaker 2: di sera e allora soprattutto chiameremo colazione quello di mezzogiorno
[45:09] Speaker 2: ma è un avanzo di quello snobismo che però di
[45:13] Speaker 2: fatto è soltanto un avanzo è interessante vedere che chi
[45:19] Speaker 2: studia il linguaggio, i lessicografi condivide però un po' questi
[45:24] Speaker 2: imbarazzi sociali se uno va a vedere sullo Zingarelli per
[45:29] Speaker 2: esempio lo Zingarelli non è coraggioso lo Zingarelli sotto la
[45:33] Speaker 2: voce colazione dice pasto leggero del mattino oppure pasto del
[45:41] Speaker 2: mezzogiorno secondo pasto della giornata sinonimi pranzo oppure seconda colazione
[45:52] Speaker 2: Seconda colazione, come tutti voi sapete, è un'espressione che tutti
[45:55] Speaker 2: abbiamo sentito e che nessuno ha mai usato in vita sua,
[45:58] Speaker 2: nessuno ha mai detto è ora della seconda colazione, ma
[46:01] Speaker 2: anche lì... esiste perché ci si ostina a non volerlo
[46:05] Speaker 2: chiamare pranzo è volgare chiamarlo pranzo lo chiamiamo colazione siccome
[46:10] Speaker 2: ce n'è già una prima di colazione inventiamo di chiamarla
[46:14] Speaker 2: seconda colazione in francese hanno fatto l'inverso fino a 50 anni
[46:19] Speaker 2: fa esisteva il déjeuner e basta 50 no, ma 100 sì fino
[46:24] Speaker 2: a 100 anni fa ho trovato delle tracce nella letteratura si
[46:28] Speaker 2: chiamava déjeuner il caffè del mattino e si chiamava déjeuner,
[46:32] Speaker 2: il pasto di mezzogiorno. Poi hanno inventato di chiamare la
[46:36] Speaker 2: prima petit déjeuner. Oggi sembra ovvio, ma vi assicuro che
[46:40] Speaker 2: è un'invenzione d'inizio novecento, l'idea di chiamarlo petit déjeuner, sempre
[46:45] Speaker 2: appunto per distinguere. Dopodiché lo Zingarelli, quando deve definire il pranzo,
[46:53] Speaker 2: non dice, come fa più onestamente l'Oxford English Dictionary, che
[46:59] Speaker 2: quando dice dinner, dice il pasto principale della giornata che
[47:03] Speaker 2: una volta si consumava a mezzogiorno ma adesso soprattutto la
[47:06] Speaker 2: gente alla moda lo consuma la sera invece lo zingarelli
[47:11] Speaker 2: non ne ha il coraggio e quando definisce il pranzo
[47:14] Speaker 2: lo definisce pasto principale del giorno che a questo punto
[47:18] Speaker 2: è chiaramente una menzogna perché non è affatto detto e
[47:21] Speaker 2: soprattutto ignora a gira il problema ma è normale aggirarlo
[47:28] Speaker 2: e ci sono tante trappole in questo Per esempio, e chiudo,
[47:31] Speaker 2: mi ricordo uno degli scrittori più snob, oltre che bravissimo,
[47:36] Speaker 2: che abbiamo mai avuto in Italia, Alberto Arbasino. Alberto Arbasino,
[47:41] Speaker 2: tanti anni fa, ha fatto alcune interviste impossibili. Non so
[47:46] Speaker 2: se ve le ricordate, andavano alla radio, avevano una sigla
[47:49] Speaker 2: molto orecchiabile ed erano una serie di interviste radiofoniche di
[47:53] Speaker 2: grandi scrittori, c'era anche Camilleri, non ancora famoso, che le faceva,
[47:57] Speaker 2: a personaggi del passato. Alberto Arbasino, che ripeto è uno
[48:02] Speaker 2: scrittore che io amo moltissimo, ma non c'è niente di
[48:04] Speaker 2: nuovo a dire che è di uno snobismo voluto ed estremo,
[48:10] Speaker 2: intervista Ludwig di Baviera, il re folle dell'Ottocento, quello che
[48:15] Speaker 2: ha costruito tutti quei meravigliosi castelli di Biancaneve in Baviera, no? Ecco.
[48:20] Speaker 2: Ludwig di Baviera riceve Arbasino verso mezzanotte, imbarca sul lago
[48:27] Speaker 2: sotto il castello con la soprano che gli fa un
[48:29] Speaker 2: concerto wagneriano sulla riva e mentre vanno in barca a
[48:34] Speaker 2: mezzanotte sul castello il re racconta che appunto questa è
[48:37] Speaker 2: la sua abitudine di fare questi meravigliosi concerti notturni e
[48:43] Speaker 2: E Arbasino gli chiede, mi dica maesta, pranza prima o dopo?
[48:50] Speaker 2: E il re Ludwig risponde, dopo naturalmente, dopo, non è
[48:59] Speaker 2: nemmeno pensabile. Arbasino dice, hai la cena? E il re dice,
[49:04] Speaker 2: un re non cena mai. Il bello, fra parentesi, è
[49:10] Speaker 2: che Arbasino è rimasto intrappolato nel suo stesso snobismo perché
[49:13] Speaker 2: in verità la cena non è mai del tutto scomparsa
[49:16] Speaker 2: dagli usi aristocratici, ma solo in un senso molto preciso.
[49:19] Speaker 2: C'è il ballo, a mezzanotte, a luna, alle due, prima
[49:23] Speaker 2: di andare a dormire, finito il ballo, ci si mette
[49:25] Speaker 2: a tavola per un ultimo champagne e un po' di
[49:28] Speaker 2: carni fredde e qualche piattino. E quella è la cena.
[49:32] Speaker 2: E quindi in realtà in quel senso la cena è ammessa. Dopodiché, appunto,
[49:37] Speaker 2: Secondo le regole linguistiche, diner, diner si dovrebbe tradurre pranzo,
[49:43] Speaker 2: ma per tradurlo pranzo dovremmo avere presente tutta questa storia
[49:48] Speaker 2: che allo spirito dell'italiano di oggi è estranea. Per noi
[49:51] Speaker 2: oggi chiamare pranzo un pasto consumato la sera è molto difficile,
[49:56] Speaker 2: tant'è vero che quando qualche anno fa è uscito un
[49:59] Speaker 2: film francese che si intitolava Le Diner de Con, e
[50:05] Speaker 2: cioè Il Pranzo, E' stato puntualmente tradotto la cena dei cretini,
[50:13] Speaker 2: perché quando hanno visto che si svolgeva di sera i
[50:15] Speaker 2: traduttori automaticamente hanno tradotto la cena. Dopodiché grazie e scusatemi
[50:22] Speaker 2: come vi diceva il Manzoni se stavolta sono riuscito ad annoiarvi.

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