# Ep. 2 - RIEMERGERE DALLE MACERIE

An episode of [Lampi - 2 agosto 1980](https://invisiblenetwork.ai/podcast/1878634326), 9 Mar 2026, 41 min.

Audio: https://anchor.fm/s/1096ac250/podcast/play/116541267/https%3A%2F%2Fd3ctxlq1ktw2nl.cloudfront.net%2Fstaging%2F2026-2-7%2Fd912bbdb-d027-de62-155d-2d9bff35b6f3.mp3

Il secondo episodio di Lampi – 2 agosto 1980 ricostruisce il dramma dei soccorsi e dei primi riconoscimenti delle vittime dopo l’esplosione della bomba. I racconti di chi ha scavato tra le macerie, trasportato i corpi, assistito i feriti: la risposta di solidarietà della città di Bologna. Tra dolore, confusione e coraggio civile, iniziano le indagini e con esse si verificano i primi tentativi di sviarle. Interviste a: Patrizia Colombari (testimone della Strage), Agide Melloni (autista dell’autobus 37), Cinzia Venturoli (storica), Paola Sola (segretaria Ass. Vittime), Dolores D’Elia (infermiera all’ospedale Maggiore), Anna Di Vittorio (sorella di una delle vittime), Elena Castagni (amica di una delle vittime). ----------- Scritto e narrato da Sara Poledrelli Musiche e sound design di Marco Degli Esposti Artwork di copertina di Serena Oddo Sigla di apertura: Belladonna Producer e montaggio: Paolo Maoret Supervisione autoriale: Antonella Beccaria e Paolo Maoret Consulenza storica: Antonella Beccaria e Cinzia Venturoli Ufficio stampa: Vincenzo Branà Comunicazione e social media manager: Serena Oddo Una produzione Piombo Podcast Con il patrocinio del Comune di Bologna. In collaborazione con Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla Stazione di Bologna del 2 agosto 1980. Con il sostegno di Radio Taxi Co.Ta.Bo, e la collaborazione di ANPI comitati provinciali di Bologna, Modena e Reggio Emilia. Registrato presso Happenstance Recording Studio / Studio Aleph ----------- “Lampi - 2 agosto 1980” è un podcast indipendente e senza pubblicità. Se ti è piaciuto, ti ha appassionato o anche solo fatto compagnia, puoi sostenere il nostro lavoro con un contributo libero al link Paypal. ----------- Repertori citati: • GR1 del 02/08/1980, ore 13 voce di Duccio Guida (concessione licenza materiali archivio RAI). • GR1 del 02/08/1980, ore 12, voce di Duccio Guida (concessione licenza materiali archivio RAI). • GR2 del 02/08/1980, ore 12, voce di Roberto Scardova (concessione licenza materiali archivio RAI). Il podcast “Lampi - 2 agosto 1980” è pubblicato per scopi di critica e di discussione, pertanto si avvale del diritto di citazione, secondo l’art. 70, Legge 22 aprile 1941 n. 633 e dell'art. 10 della Convenzione di Berna. La produzione ha fatto ogni sforzo possibile per rintracciare i titolari dei diritti e si mette a disposizione dei legittimi aventi diritto per sanare ogni eventuale controversia.

## Transcript

[0:08] Arrivammo all'obitorio alle 9 o alle 10:00 pm, non nella
[0:13] condizione ideale, evidentemente per un riconoscimento.
[0:15] Però il guardiano, poverino, ci fece entrare sapendo che eravamo
[0:21] di Roma. Erano situazioni eccezionali.
[0:23] Io entrai. I miei amici mi seguirono, ma so
[0:29] che poi si fermarono sulla soglia.
[0:32] Sia per lo spettacolo che si presentò davanti agli occhi e
[0:36] sia per l'odore credibile che c'era, io non sentii niente,
[0:42] entrai e mi avvicinai e. Questa stanzetta non non grande,
[0:49] sulla destra c'era un bar aperta con un corpo, diciamo un corpo
[0:55] in realtà. Non so cosa fosse esattamente,
[0:59] era qualcosa di indescrivibile. E poi c'era il corpo steso a
[1:03] terra nudo di mio fratello con una ferita, una piccola ferita
[1:09] all'altezza del cuore. Ebbi una sorta di dissociazione,
[1:15] il corpo aveva la testa verso di me, quindi girato, diciamo i
[1:20] piedi verso una sorta di finestra, quindi lo vidi in una
[1:24] posizione insolita e ci fu una specie di sdoppiamento.
[1:29] Vi di come? Di.
[1:32] Viso di mio padre, viso di mio fratello, ma in realtà mi
[1:35] sembrava un'altra persona, forse era smagrito.
[1:40] Anna di Vittorio è impietrita, in piedi al centro della stanza.
[1:45] Quella che per giorni è sembrata solo una lontana ipotesi, ora è
[1:49] una certezza, quel corpo appartiene a suo fratello Mauro.
[1:54] A una settimana esatta dalla strage alla stazione di Bologna,
[1:58] Anna ha il triste compito di comunicare la notizia a sua
[2:01] madre e ai suoi fratelli. Tutta la famiglia pensava che
[2:05] Mauro si trovasse a Londra. Era partito con un amico in
[2:08] macchina per raggiungere l'Inghilterra.
[2:11] E perché invece si trovava proprio a Bologna?
[2:21] Sono Sara colebrelli e questo è l'anpi, 2 agosto 1980.
[2:28] Come durante un temporale, i lampi squarciano, il velo nero
[2:32] del cielo, il velo dell'illusione.
[2:35] E per qualche istante vediamo la realtà così com'è.
[2:40] Una serie PODCAST che esplora la sottile linea di confine tra
[2:44] micro e macro storie. Un'inchiesta personale, un
[2:48] viaggio intimo e universale alla ricerca.
[2:53] Della nostra identità storia. Ora mi trovo a casa di mia
[3:15] nonna. Lei non c'è più da tanti anni,
[3:17] ma ancora non abbiamo avuto modo di sgomberare la sua casa e così
[3:21] lo facciamo adesso dal suo vecchio videoregistratore ancora
[3:25] funzionante. Vedo alcune VHS registrate da
[3:28] lei. Le ho trovate rovistando fra gli
[3:30] armadi e le librerie, i titoli sulle etichette sono piuttosto
[3:34] significativi. La notte della Repubblica di
[3:36] Sergio Zavoli, TG vari servizi, processo, strage, trasmissione
[3:42] del 2 agosto 1988 sulla strage del 1980.
[3:47] Mia nonna era appassionata di cinema, i film dei miei tempi
[3:51] diceva e ne ha registrati tantissimi, che vedeva e
[3:55] rivedeva ciclicamente. Ma credo che sia stata la prima
[3:58] in famiglia ad avere un videoregistratore proprio per
[4:01] poter registrare tutto quello che in televisione veniva
[4:04] trasmesso. Riguardo la strage e il processo
[4:07] in cui mio zio è stato giudice Alatri ho riguardato, o meglio
[4:11] ho divorato, tutti quei filmati che forse oggi si trovano solo
[4:15] nelle teche della Rai e di alcune emittenti locali.
[4:18] Così ritrovarmi a sorpresa questo piccolo archivio
[4:22] preparato da mia nonna molti anni prima che cominciasse a
[4:25] interessarmi di questa vicenda, ha davvero un che di
[4:28] particolare. Mi sembra quasi un corto
[4:30] circuito del lineare scorrere del tempo riguardo quei servizi,
[4:35] quelle trasmissioni, quei volti, quei giornalisti, quelle vicende
[4:39] con i suoi occhi, con gli occhi di una persona che era nata
[4:43] sotto il fascismo e che era ventenne durante la guerra di
[4:46] liberazione. In quei video di repertorio
[4:50] adesso rivedo anche lo scenario di devastazione, la pellicola
[4:54] sgranata mi restituisce le immagini di quello che
[4:57] sembrerebbe un bombardamento aereo.
[5:04] Vedere delle cose così. Addirittura parti di materiale
[5:10] scage pietre hanno da un lato investito, come tu hai detto, un
[5:14] treno in sosta, ferendo purtroppo parecchi passeggeri,
[5:18] dall'altro hanno addirittura sorvolato come proiettili il
[5:20] piazzale della stazione, ferendo alcuni passanti sotto il Portico
[5:24] prospiciente l'orologio della stazione è rimasto bloccato.
[5:26] Alle 10:25 segna la tragica ora di questa sciagura.
[5:31] Il giorno del 2 agosto. Oltre ai normali veicolisti
[5:37] diciamo che c'erano tutti i giorni.
[5:39] E c'erano due persone in più ai treni straordinari, una ero io,
[5:43] quindi immaginatevi ce n'erano parecchi e avevamo un bel
[5:46] pacchettino di foglie di corsa. Quel giorno lì era un giorno
[5:50] abbastanza concitato, ma bello, diciamo perché era.
[5:54] Festivo, cioè era prefestivo. Era il sabato, la stazione era
[5:58] piena, piena di giovani all'epoca, poi noi non
[6:01] viaggiavamo con la Ryanair, viaggiavamo in treno con gli
[6:04] zaini, le tende. C'erano famiglie, c'erano
[6:08] veramente. La stazione era strapiena.
[6:10] Ho conosciuto Patrizia Colombari grazie ad un amico giornalista
[6:14] che ci ha messo in contatto quando ha saputo che era una
[6:16] sopravvissuta alla strage di Bologna.
[6:19] Patrizia nel 1980 aveva 23 anni, era da poco stata assunta alle
[6:24] Ferrovie dello Stato come veicolista, cioè aveva il
[6:27] compito di contare il numero di carrozze che componeva un treno
[6:30] e di aggiornarlo ogni volta che un convoglio veniva aggiunto o
[6:34] tolto. Noi correvamo da un treno
[6:36] all'altro perché c'erano poi anche molti ritardi.
[6:38] No, quindi io mi ero avvantaggiata su quel treno che
[6:42] è arrivato al primo binario. È rimasto coinvolto.
[6:46] L'avevo io. Anche perché arrivava con due
[6:51] locomotori e ne scartava uno. E poi sono corsa dentro
[6:56] all'ufficio dei dirigenti ad angolo al piazzale ovest, per
[6:59] mettere giù i dati e dedicarmi poi ad altri treni.
[7:03] In quel momento, mentre stavo chinata sul librone col
[7:08] capostazione davanti, è scoppiata la bomba.
[7:11] È questione di una manciata di minuti e Patrizia si trova già
[7:14] in ufficio, dopo aver fatto firmare il foglio di corsa
[7:17] proprio al macchinista dell'Adria Express.
[7:20] Non proveniente da Ancona e diretto a Basilea, fermo al
[7:23] primo binario, che è stato pesantemente coinvolto dallo
[7:26] scoppio. Questo scoppio enorme perché è
[7:34] indescrivibile. Io mi ricordo gli occhi negli
[7:37] occhi di questo capostazione sbarrati, poi ci siamo messi le
[7:41] mani nelle orecchie, lui si è buttato a terra, gli ho detto,
[7:44] ma che mi butto a fare perché tanto mi crolla addosso tutto?
[7:48] E poi abbiamo sentito un'altro scoppio che presumibilmente sarà
[7:52] stato il palazzo che è caduto dopo.
[7:55] E silenzio di tomba irreale. E io ho avuto la reazione di
[8:01] uscire stranamente c'era un fumo, non si vedeva niente
[8:06] questo silenzio. Quindi io con le mani cercavo di
[8:09] dipanare il fumo, la polvere e poi sentivo proprio questo odore
[8:14] di di zolfo in un certo senso, cioè di di tipo di pistola.
[8:17] Non so eh. E quando si è dipanato ho visto
[8:21] da. Davanti a me questa montagna di
[8:24] detriti impressionante. E la cosa veramente che.
[8:30] Mi ha impressionato più di tutte perché io sapevo cosa c'era
[8:34] sotto. Per Patrizia vedere
[8:37] quell'ammasso informe di detriti e immaginare le persone sotto di
[8:40] esso è tutt'uno. Poi ho visto emergere dal dalla
[8:48] polvere un conduttore, un ferroviere con una signora.
[8:51] La teneva per un vomito. Sembravano due fantasmi, non
[8:55] dicevano niente, lei aveva una scheggia in testa.
[8:59] Poi però un mio collega, uno di quelli che ha reagito
[9:01] lucidamente, lui apriva tutte le porte del treno, Eh?
[9:05] Poi dopo quel silenzio di tomba, diciamo.
[9:09] Non so quanto è durato, invece proprio.
[9:11] È terribile quel silenzio lì. In breve tempo, brevissimo, sono
[9:15] arrivati i soccorsi. Comunque io mi ricordo anche
[9:19] molti facchini. All'epoca c'erano i
[9:21] portabagagli, i vestiti di blu. Che correvano avanti e indietro.
[9:25] Ho cominciato dopo a vedere i soccorsi.
[9:29] È stato subito un accorrere di ambulanze, di auto della
[9:32] polizia, di auto di privati che hanno sollecitamente caricato i
[9:36] feriti a mano a mano che riuscivano AA raccoglierli, a
[9:40] condurli fino appunto a queste auto.
[9:42] L'opera di soccorso prosegue infaticabile, vigili del fuoco,
[9:45] esercito, polizia, molti volontari stanno freneticamente
[9:48] rimuovendo le macerie per salvare gli eventuali
[9:51] sopravvissuti fra quanti sono rimasti sepolti.
[9:54] Ancora non è possibile sapere se si tratti di un incidente o di
[9:58] un efferato attentato, le prime ambulanze però, alle 10:20 08:03
[10:03] dopo lo scoppio, sono già sul posto.
[10:06] Fuoco arrivano subito dopo i soccorritori cercano di
[10:09] districarsi tra le macerie che invadono il piazzale impedendo
[10:13] ai mezzi di avvicinarsi. Davanti a loro una piramide di
[10:17] cemento sbriciolato e tanta polvere densa che copre ogni
[10:21] cosa. Sotto quella montagna di
[10:23] calcinacci e detriti si trova ancora un numero imprecisato di
[10:27] persone. I primissimi soccorsi provengono
[10:30] proprio dai feriti e dai facchini, dai passeggeri rimasti
[10:33] illesi e dai passanti che si danno da fare con grande
[10:36] volontà. Calmare e aiutare chi è
[10:38] spaventato e ferito lo ricorda anche agide melloni, che
[10:43] all'epoca è un autista dell'A. TC, la storica compagnia di
[10:47] autobus del Comune di Bologna. Il boato lo ha sorpreso poco
[10:51] prima del ponte di Galliera, Il ponte che dalla periferia nord,
[10:55] dalla Bolognina, porta ai viali di circonvallazione e alla
[10:59] stazione centrale. Quando lo attraversa e guarda
[11:02] giù dal parapetto, lo scenario è sconvolgente.
[11:06] Il cielo. Così sereno io lo vidi
[11:08] macchiato, coperto da quel punto, dall'inizio del ponte, da
[11:13] una grande nuvola di polvere di fumo che man mano che passavano
[11:17] i minuti, i secondi no, si allargava sempre di più e andava
[11:21] ricoprendo quell'area. Continuai a camminare e salii
[11:25] sul ponte, mi mi avvicinai al centro del ponte, al parapetto
[11:30] del ponte, e da quel punto vidi quella parte della stazione,
[11:34] l'ala ovest della stazione, che non esisteva più, se non una.
[11:41] Ammasso enorme grande di macerie dalle quali, osservando, si
[11:47] poteva notare così l'emergere di qualsiasi tipo di materiale,
[11:53] dalle travi di ferro o le putrelle in legno, il cemento,
[11:57] blocchi piccoli e grandi di pietre di cemento, lamiere,
[12:02] vetri. 1 1 montagna proprio di di roba che sostituiva quel
[12:07] luogo a me così familiare è. Proprio la vista di quel
[12:11] disastro e delle persone comuni scampate al pericolo che
[12:14] prestano soccorso a chi è rimasto ferito, che spinge agide
[12:18] a fare altrettanto, lascia quel punto sopraelevato e scende fino
[12:22] all'epicentro del disastro, mi. Metto a correre per avvicinarmi
[12:26] alla stazione quando arrivo le immagini che.
[12:30] Immagini che mi si presenta dal viale da viale pietramellare
[12:33] molto più cruda di quella che vedo dall'alto?
[12:35] No, perché lì sono molto più vicino.
[12:38] I particolari li vedo con molta più precisione nel loro
[12:42] dettaglio, ma soprattutto quello è.
[12:47] Quello che mi colpisce, soprattutto perché intorno a me
[12:49] ho la gente, c'è la gente, la gente che scappa, la gente che
[12:53] fugge, la gente che è ferita, la gente che urla.
[12:57] La gente che ha paura no? Su quella montagna di macerie
[13:04] nel giro di pochi minuti. Ma quando io dico pochi minuti,
[13:08] sono i minuti contenuti sulle dita di una mano.
[13:12] Abbiamo. Abbiamo visto arrivare e
[13:13] cominciare ad operare i vigili del fuoco, le ambulanze che
[13:18] arrivavano con infermieri e medici.
[13:20] E poi, man mano che cominciarono a passare i minuti, non solo
[13:25] aumentava questo personale, perché arrivava dalle caserme,
[13:28] dagli ospedali, ma cominciarono ad arrivare anche le altre
[13:32] persone che avevano la responsabilità di metterla poi
[13:34] in moto, la macchina del suo corso, dal comune e dagli altri
[13:39] enti. Questa cosa ci sorprese, mi
[13:42] sorprese e ci sorprese perché? Credo che sia stata essenziale
[13:48] quella velocità e che abbia dato la possibilità di salvare delle
[13:52] vite, quella quell'immediatezza dei soccorsi e.
[13:56] Accanto ai soccorritori di mestiere agide osserva alle
[14:00] persone comuni i viaggiatori o i passanti che con impegno e
[14:04] serietà imparano dai pompieri e dagli infermieri.
[14:08] E cominciano ad aiutare a loro volta, spontaneamente, come se
[14:12] quella fosse l'unica cosa che possono fare per ricucire quello
[14:15] squarcio che l'esplosione ha aperto dentro di loro.
[14:19] E allora li vedevo pian pianino, li ho visti mettersi gomito a
[14:23] gomito con i vigili, medici, gli infermieri, queste persone, e
[14:27] cominciare a fare con la loro inesperienza, ma con la loro
[14:31] grande volontà. Quello che era necessario fare
[14:36] spostando detriti. Detriti, estraendo corpi di
[14:41] persone ferite. E togliendoli via e
[14:44] allontanandoli portandoli verso i mezzi di soccorso e man mano
[14:48] che passava il tempo, purtroppo cominciando anche ad estrarre
[14:52] corpi senza vita da quelle macerie e ci mettevano dentro la
[14:56] volontà. E anche.
[15:00] L'affetto, semplicemente. Semplicemente cercando come
[15:05] entrare in quella sinfonia di soccorsi.
[15:08] Sinfonia di soccorsi è un'espressione bellissima per
[15:12] rendere l'accordo l'agire di concerto tra le persone che
[15:16] hanno sentito lo slancio di prestare il proprio aiuto.
[15:19] Agid, che nel 1980 ha 31 anni, è già da sei lavora per la TC, è
[15:25] uno dei primi violini di quell'orchestra che si è messa
[15:29] in moto con spontaneità nell'immediatezza della strage.
[15:33] Nei pochi minuti in cui osserva gli altri chiedendosi cosa può
[15:36] fare, vede che alcuni autobus fermi nel piazzale sono stati
[15:40] presi come rifugio da feriti e sopravvissuti impauriti e poi
[15:45] arriva un'altro autobus, il 37. Davanti a noi era appena
[15:50] arrivato e si era appena fermato uno di quegli autobus, fino alle
[15:55] 10:25 del mattino quell'autobus aveva fatto servizio sulla linea
[15:59] 37. Era rientrato dagli ospedali
[16:02] perché avevo portato anche lui i feriti agli ospedali, era
[16:06] rientrato e si era fermato AA 1 m due da noi.
[16:10] Alle nostre spalle, accanto a noi, accanto ai nostri piedi,
[16:15] aumentava minuto dopo minuto il numero dei corpi senza vita che
[16:21] venivano estratti dalle macerie e portati fin lì, adagiati in
[16:26] terra, coperti con delle lenzuola, in attesa di poter
[16:29] essere portati via dalle ambulanze.
[16:32] Accanto ad agid ci sono un vigile e un ferroviere.
[16:35] Si guardano un attimo negli occhi, non c'è bisogno di dire
[16:38] niente e si capiscono al volo. Bisogna fare.
[16:41] Edibile per salvare delle vite. Quindi lasciare esclusivamente a
[16:46] disposizione del trasporto dei feriti tutte le ambulanze.
[16:50] Ma quei corpi che erano in terre che aumentavano, non potevamo
[16:54] ignorarli. Non non sarebbe stato giusto,
[16:59] non sarebbe stato umano. E cosa fare?
[17:03] E come fare? La risposta l'avevamo davanti a
[17:06] noi, era quell'autobus. Togliemmo via tagliammo,
[17:10] letteralmente via i mancorrenti alle porte che ci impedivano di
[17:14] entrare con delle barelle o con dei corpi.
[17:17] E una volta fatto questo, cominciamo a sollevare uno per
[17:21] uno quei corpi e portarli portammo.
[17:24] Cominciamo a portarli all'interno dell'autobus,
[17:27] adagiandoli sul pavimento. Però anche nel fare questo
[17:31] abbiamo pensato che era giusto farlo in un certo modo.
[17:35] Coloro che avevano messo la bomba avevano distrutto un luogo
[17:39] fisico, la stazione, e avevano devastato letteralmente anche i
[17:43] corpi delle persone, quindi. Quei corpi abbiamo sentito che
[17:49] era un nostro dovere. Metterli uno davanti all'altro,
[17:53] uno di fianco all'altro, ma mai uno sopra l'altro.
[17:58] Ma. Agite, guida per ore facendo la
[18:05] spola fra il piazzale della stazione e medicina legale che
[18:08] si trova non distante in via irnerio e poi negli altri
[18:12] obitori della città. Come una specie di traghettatore
[18:16] di anime per solidarietà civile e per un profondo senso della
[18:20] dignità umana. Continua a guidare l'autobus 37
[18:24] fino alle 03:30 am. Lo porterà al deposito solo dopo
[18:29] che l'ultima vittima è stata estratta dalle macerie.
[18:32] Guidare l'auto, uscire un mio, il mio mestiere era l'unica
[18:36] cosa, Io credo buono. Buona che avrei potuto fare in
[18:40] quel momento e quindi mi sono messo al volante.
[18:46] Di quel 37 e da quel momento erano più o meno le 10:50 del
[18:51] mattino. Da quel.
[18:53] Da quel momento ho cominciato a fare quel tragitto che mi.
[18:57] Portava dalla stazione agli obiettori della città, con i
[19:00] corpi delle persone senza vita che.
[19:05] E che trasportavo in quel loro ultimo viaggio.
[19:10] L'ultima vittima venne recuperata dalle macerie più o
[19:14] meno alle 02:00 am. E me lo ricordo benissimo,
[19:18] perché non solo era la mamma di Paolo Lamberti, ma me la ricordo
[19:23] per quel modo particolare di toglierla giù da quei resti, no,
[19:29] caricandone il corpo sulla benna di una di una ruspa.
[19:35] Sono tutte scene che ti rimangono, quello fu l'ultimo
[19:39] corpo che portai. Il 2 agosto 2025 Paolo
[19:43] lambertini, proprio il figlio di quell'ultima giovane donna
[19:46] estratta senza vita dalle macerie, è diventato il
[19:49] presidente dell'associazione tra i familiari delle vittime.
[19:53] La mamma di Paolo si chiamava Mirella Fornasari e lavorava
[19:56] alla cigar, la società di ristorazione i cui uffici si
[20:00] trovavano proprio sopra la sala d'aspetto di seconda classe.
[20:03] Mirella aveva 36 anni e Paolo appena 14.
[20:09] Le operazioni di recupero si concludono verso le 03:00 am.
[20:12] Anche il piazzale è stato quasi totalmente ripulito dai detriti
[20:16] e dalle macerie e la tempestività dei soccorsi ha
[20:19] permesso di salvare tante vite. Forse si ricorda troppo poco
[20:22] spesso che da quella capacità immediata e condivisa di far
[20:26] fronte al disastro, con una fortissima volontà di
[20:28] organizzarsi, è nato il 118, il servizio nazionale di emergenza
[20:32] sanitaria. Una notizia che può
[20:35] tranquillizzare coloro che erano in transito per la stazione di
[20:38] Bologna e i loro familiari, coloro che sono stati
[20:41] danneggiati o non non hanno potuto prendere il treno e sono
[20:44] costretti a rimanere a Bologna, saranno ospitati
[20:48] dall'amministrazione comunale in alberghi della città da
[20:51] bolognatuttorobertoscardova.gr due.
[20:53] Bologna città ferita che però non perde la sua umanità e il
[20:57] suo carattere da sempre accogliente.
[21:00] Anche il comune si attiva con tempestività per sostenere chi
[21:03] deve trattenersi per aiutare un familiare in ospedale o perché
[21:06] non ha avuto modo di ripartire e al Comune di Bologna da poco più
[21:10] di un mese è assessore al decentramento.
[21:13] Una donna tenace, con una grande capacità organizzativa e una
[21:17] profonda umanità. Miria Ridolfi, Miria.
[21:21] Ridolfi Miriam, per tutti. E.
[21:25] È particolare, è una figura che era nota in città.
[21:27] La sua storia invece, con la strage di Bologna si intreccia
[21:31] proprio subito dopo, perché lei racconta che era dalla
[21:34] parrucchiera. Era il primo sabato di agosto,
[21:38] era appena stata nominata assessore.
[21:41] Assessora alla scuola, al decentramento e anche qualche
[21:44] altra delega. Ma era l'assessora di
[21:46] riferimento di turno diciamo. E quindi lei racconta, esco dal
[21:49] parrucchiere e vedo questo trambusto.
[21:52] Insomma comincio a sapere in via dipendenza, quindi molto vicino
[21:56] al comune e scopro quello che è successo e quindi ci racconta
[22:01] che da subito si attiva per un coordinamento chiaramente in
[22:06] comune dentro la sede del comune, mentre c'erano le
[22:09] persone, i volontari già su que. Ferie c'era poi tante altre cose
[22:14] da fare, tanta. Non tanto coordinare i soccorsi
[22:18] in stazione, perché appunto lì c'erano i vigili del fuoco, ma
[22:22] tutto ciò che sta attorno e tutto ciò che sta attorno è
[22:25] tantissimo, perché se. Come dire il punto.
[22:31] Doloroso? Il punto del fare, dello scavare
[22:35] è la stazione, c'è tutto il resto e quindi via via il comune
[22:39] è diventato il ricettacolo delle notizie.
[22:43] Per esempio questa. È la voce di Cinzia venturoli,
[22:46] storica e docente dell'Università di Bologna, che
[22:48] abbiamo già sentito nella prima puntata.
[22:51] Cinzia ha conosciuto bene Miriam Ridolfi per aver collaborato con
[22:55] lei in tante occasioni legate al mantenere vivo il ricordo della
[22:59] strage, dai primi anni 2000 fino alla.
[23:02] Miriam e. Miriam racconta che sono
[23:04] arrivati tutti gli impiegati comunali, i vigili urbani non
[23:08] chiamati, non cercate anche quelli non in servizio?
[23:11] Arrivano gli assistenti sociali. E l'assistente sociale dei
[23:16] quartieri? E qui era il punto di
[23:19] riferimento, punto di riferimento, intanto per
[23:22] raccogliere le notizie, perché chiaramente via via che le
[23:24] persone hanno portate all'ospedale o peggio ancora
[23:27] agli obitori, si dava informazione e quindi si
[23:31] cominciava a fare gli elenchi. Le persone che erano riuscite a
[23:35] dire chi erano negli ospedali? Le persone riconosciute in
[23:40] qualche modo morte e le persone non riconosciute chi?
[23:44] Invece ha collaborato con la giovane assessore al
[23:47] decentramento Ridolfi nei vent'anni precedenti, il 2000 è
[23:51] stata Paola sola, sua segretaria Giada prima del 1980 e
[23:56] attivamente al suo fianco il 2 agosto.
[23:58] Quel giorno prefestivo però Paola era in giro in bicicletta
[24:02] con suo marito per i Colli bolognesi.
[24:04] In un bar vede alla televisione una scena che le sembra di
[24:08] guerra, pensa si tratti di Cracovia.
[24:10] E invece un signore quasi rimproverandola, le dice di
[24:14] guardare meglio è la stazione di Bologna.
[24:17] Increduli, Paola e suo marito scendono in città e vanno sul
[24:20] luogo del disastro. E già dai viali di
[24:23] circonvallazione si rendono conto che è successo davvero
[24:26] qualcosa di grosso. Un viavai continuo di sirene e
[24:29] di ambulanze, polizia e pompieri.
[24:33] Io rimasi proprio con i piedi incollati, non uscendo proprio,
[24:36] neanche a testare qualche aiuto. Niente.
[24:40] Allora con mio marito disse, Senti, andiamo a casa, mi cambio
[24:43] perché vengono forti, vado in comune.
[24:45] Cosa? Tu feci e andai a casa e nel
[24:49] tratto di. Di di casa mia vidi questa mia
[24:55] carissima amica che si bruciava e mi voleva fermare.
[25:00] Io dissi, Rita no, no, no, devo andare in comune perché deve
[25:03] essere successo qualcosa e vado a vedere se c'è bisogno di
[25:07] qualcosa. E questo mio carissima amica si
[25:10] chiama. Si chiama Caritas quadrati.
[25:13] Alla stazione perse la mamma e la coniata.
[25:19] Quando Paola e Rita si incrociano da lontano e si
[25:22] scambiano qualche frase concitata, sono ancora del tutto
[25:26] inconsapevoli che il nipote di Rita, Paolo Sacrati, un ragazzo
[25:30] di soli 13 anni, è sepolto sotto le macerie dove rimarrà per ore,
[25:34] mentre sua mamma Loredana Molina e sua nonna Angelica tarsi.
[25:39] Rimaste uccise sul colpo dal crollo dell'edificio.
[25:42] Cosa mi rimase talmente impressa?
[25:45] Il fatto di non essermi. Fermata perché lei mi chiedeva
[25:50] forse aiuto. Voleva sapere qualcosa di più.
[25:53] Voleva. Aveva bisogno di un.
[25:55] Di un. Mezzo per raggiungere e mi ha mi
[25:58] siete talmente male che mi c'è voluto qualche anno per
[26:03] superarlo ed è stata io mi mostrino ancora Eh?
[26:09] C'è stata anche una mia decisione di intraprendere.
[26:13] E io così la mia collaborazione con la con la suggestione.
[26:18] Quando arrivai in comune c'era un via baie, avevo una vostra, i
[26:24] contatti con gli ospedali, con la prefettura mi diedero
[26:28] l'incarico di stare al telefono per sentire se c'erano persone
[26:34] che avevano bisogno di di notizie, di mettere in
[26:38] collegamento con l'ospedale e tutto quanto.
[26:41] Negli ospedali la situazione diventa di minuto in minuto più
[26:44] critica, eppure anche in questa circostanza.
[26:48] Organizzazione che si è riusciti a dare con lucidità e
[26:51] preparazione, ha permesso di salvare tante vite.
[26:54] Ce lo racconta Maria Dolores d'Elia, che è stata una delle
[26:57] infermiere dell'ospedale maggiore.
[27:00] Il 2 agosto ero in servizio presso il reparto di chirurgia,
[27:05] quella mattina era un sabato, era una giornata molto
[27:09] tranquilla, pochi pazienti ricoverati quando.
[27:14] È stato circa nelle 10 e 40. Io ho sentito un forte rumore
[27:22] provenire dalla porta d'ingresso.
[27:25] La porta d'ingresso all'epoca era di legno a vetri e quindi ho
[27:30] sentito questo colpo e la porta si è aperta di scatto e sono
[27:36] state buttate all'interno alcune barelle con sopra dei pazienti
[27:42] ma diversamente dal solito non erano accompagnati.
[27:47] Accompagnate dal portantino con il.
[27:51] I documenti che venivano stilati in pronto soccorso, ma queste
[27:56] barelle buttate dentro così. E io ero lì e ho detto, ma cosa
[28:01] sta succedendo? Cioè guarda, è probabile che si
[28:04] sia che ci sia stato lo scoppio di una caldaia in stazione.
[28:09] Abbiamo molti feriti, non non possiamo portarli su come
[28:13] normalmente non hanno neanche la base di ingresso.
[28:17] Fate quello che potete. Intanto il reparto e tutto il
[28:21] corridoio si stava riempiendo di pazienti e.
[28:24] Una cosa terribile. La prima cosa che abbiamo
[28:28] pensato con i colleghi è stata una casa.
[28:31] Una caldaia non fa odore di polvere da sparo.
[28:34] Erano sì, erano ustionati, erano erano bruciati, erano erano
[28:40] bruciati. EE avevano ferite, quindi
[28:44] avevano era. Una cosa doppia e quindi si si.
[28:51] Sentiva l'odore della casa. Si si si sentiva l'odore della
[28:55] carne bruciata e l'odore della polvere da sparo.
[28:58] Addosso alle persone sì, sì. Assolutamente addosso alle
[29:01] persone il. Racconto di Dolores è davvero
[29:04] impressionante pensare che le persone ferite avessero intriso
[29:08] nella pelle quell'odore mi fa venire in mente la testimonianza
[29:12] di Paolo Bolognesi che. Nell'esplosione ha perso la
[29:16] suocera e ha avuto altri tre feriti gravi tra i suoi
[29:19] familiari. Il figlio Marco per giorni ha
[29:22] continuato a lasciare sul cuscino del suo letto d'ospedale
[29:25] una polvere nera. Nel frattempo sono arrivati,
[29:29] hanno cominciato ad arrivare i medici e.
[29:32] I pazienti più gravi sono stati mandati direttamente in sala
[29:37] operatoria, alcuni direttamente, invece gli abbiamo trasferiti in
[29:40] rianimazione perché erano in condizioni molto gravi.
[29:46] Era un reparto di chirurgia molto avanzato, per esempio noi
[29:52] lavoravamo per protocolli e quindi noi infermiere e avevamo
[29:57] una certa autonomia, per cui sapevamo tranquillamente quello
[30:01] che dovevamo fare. Abbiamo cominciato a sistemare i
[30:07] pazienti nei letti. Non sapevamo niente di loro, né
[30:11] da dove venivano né come si chiamavano, niente.
[30:14] E quindi gli abbiamo dato un numero che sarebbe rimasto il
[30:18] loro numero anche se avessimo spostato i letti, perché
[30:21] altrimenti ci sarebbero stati dei problemi.
[30:23] Arrivavano con ferite, ferite del più brutte ferite.
[30:30] Ricordo un. Splendido ragazzo con una gamba
[30:33] attaccata solo per un pezzettino di pelle e il resto era.
[30:37] Era in coma. Il ragazzo non non rispondeva
[30:40] quel. Ragazzo è Sergio Secci, l'amico
[30:43] di Elena che abbiamo visto l'ultima volta entrare in sala
[30:46] d'aspetto poco prima delle 10 e 25.
[30:49] Dopo lo scoppio è uno dei primi ad arrivare all'ospedale
[30:52] maggiore privo di sensi e non è mai riuscito a prendere quella
[30:56] coincidenza delle 10 e 50. Anche qui pochi minuti che
[31:00] possono cambiare un destino. Erano 4, 5, non eravamo di più.
[31:04] Abbiamo lavorato fino alla sera e nessuno è più smontato da
[31:09] notte. E qualcuno nel pomeriggio è
[31:11] arrivato a darci il manforte, anche volontariamente, da casa
[31:17] medici. Medici e infermieri sono
[31:19] arrivati da casa, il reparto è rimasto tutto in mano agli
[31:22] infermieri perché ai medici erano in altre, in altro posto
[31:27] insomma Eh, dovevano, dovevano operare.
[31:31] La sala operatoria ha lavorato. Ininterrottamente, ore, ore,
[31:36] ore. Dopo.
[31:37] Un paio di giorni Sergio, che era in rianimazione, riprende
[31:41] conoscenza, è su una brandina a ustioni gravi su gran parte del
[31:45] corpo, ha subito l'amputazione di una gamba, non può parlare ma
[31:49] è lucido, indicando con gli occhi le lettere dell'alfabeto
[31:53] su foglietti di carta che i medici gli fanno scorrere
[31:56] davanti riesce a comunicare il proprio nome, il numero di casa
[32:00] dei suoi genitori e perfino a dire di non far preoccupare la
[32:03] madre Lidia, che. Bene di avvisare solo il padre
[32:07] torquato. Ricordatevi di questi nomi,
[32:09] Torquato Secci e Lidia piccolini, i genitori di Sergio,
[32:13] li ritroveremo ancora nel nostro racconto.
[32:16] Un. Cosa molto triste è stata quando
[32:20] hanno cominciato ad arrivare i parenti.
[32:24] I. Parenti chiedevano dei loro.
[32:28] Congiunti, ma noi non sapevamo i nomi, perché le persone erano
[32:33] tutte talmente scioccate che facilmente non hanno saputo dire
[32:37] come si chiamavano, per cui. L'unica cosa che abbiamo potuto
[32:41] fare era accompagnarli ai letti a farglieli vedere questi
[32:46] pazienti che non era facile neanche quello, perché erano
[32:49] tutti. Tutti.
[32:55] Incerottati tutti bardati insomma, è stato un momento
[32:59] brutto. Spesso Dolores accompagna i
[33:01] parenti a riconoscere i pazienti, identificati solo da
[33:04] un numero, resta sempre ad una giusta distanza per non essere
[33:08] troppo invadente, ma al tempo stesso per essere vicina, perché
[33:12] c'è il rischio che i parenti si sentano male alla vista dei
[33:15] propri cari. Accade infatti anche al padre di
[33:19] Sergio, Torquato, quando da Terni arriva al reparto di
[33:23] rianimazione dell'ospedale Maggiore di Bologna.
[33:26] Nel vedere il figlio nelle condizioni drammatiche in cui
[33:29] versa, ha un cedimento e sviene. Sergio stesso è consapevole che
[33:33] sarà molto difficile superare quella prova e il suo corpo è
[33:37] giovane, sano, da atleta, ma le ferite e le ustioni che deve
[33:41] contrastare sono gravissime. Rimane in vita 5 giorni dopo
[33:45] l'esplosione, alle 10:55 di giovedì 7 agosto muore.
[33:51] Ripenso ad Elena. Alla nostra conversazione a casa
[33:55] sua. Avevo intuito che il suo dolore
[33:58] era legato alla perdita di un carissimo amico, ora comprendo
[34:02] il suo lacerante senso di colpa. Dissero al telegiornale che era
[34:05] morto Sergio Secci e quando sentimmo il suo nome noi noi
[34:12] eravamo impazziti dal dolore un colpo così fucile.
[34:18] Una fucilata continua. In qualche anfratto del suo
[34:21] cuore a rimproverarsi ancora per quell'invito della festa di
[34:25] compleanno a Forte dei Marmi e io?
[34:27] Corsi a telefonare mia madre e mia madre mi disse, ve l'avevo
[34:31] detto, Io me lo sentivo. Andate a parlare con il parroco.
[34:36] Io avevo 25 anni, mia sorella 27.
[34:40] È morto il nostro amico alla stazione di Bologna e.
[34:44] C'era una persona in sacrestia, la perpetua, che disse questa
[34:49] frase, sia fatta la volontà di Dio.
[34:52] Si arrabbiò e le disse, no, questa non è la volontà di Dio.
[34:57] Stai zitta Sergio. Secci aveva 24 anni.
[35:01] Proprio come Mauro di Vittorio, il fratello di Anna, abbiamo
[35:06] lasciato Anna a inizio puntata, di fronte a una bara
[35:09] improvvisata per il riconoscimento di Mauro.
[35:12] L'arrivo ogni volta. Alle medicina legale o alla
[35:15] Camera mortaria era molto più strassiante, perché?
[35:20] Lì c'erano i parenti, i familiari.
[35:26] C'erano le persone che non sapevano nemmeno se stavano
[35:30] aspettando nel luogo giusto. Perché almeno nei primi tempi, a
[35:33] coloro che chiedevano dove potevano avere informazioni,
[35:37] ritrovare le persone che cercavano, gli veniva detto, o
[35:40] all'ospedale o alla Camera mortuaria.
[35:42] Ovvio che chi andava alla Camera mortuaria sperava, pensava di
[35:47] non doverlo rivedere lì. No, quella persona, ma lì.
[35:51] Avvenivano i riconoscimenti e i riconoscimenti diventavano scene
[35:56] strazianti anche per chi non era coinvolto, diciamo
[35:59] affettivamente, nel senso di di non aver nessuno, no, tra quelle
[36:04] persone. E io le ho viste per tutte le
[36:08] ore, per tutte le volte che sono andato avanti e indietro in quel
[36:11] luogo. E sono state tante le volte.
[36:13] Agide Melloni e Anna di. Vittorio però non si incontrano.
[36:17] Anna arriva a Bologna 10 giorni dopo l'attentato, quando agid è
[36:21] già tornato al suo normale lavoro.
[36:24] Anna è ancora convinta che suo Fratello Mauro sia a Londra e
[36:27] invece la sera dell'undici agosto scopre che Mauro è
[36:31] arrivato in Gran Bretagna solo per pochi minuti, il tempo di
[36:35] venire respinto alla frontiera e riprendere il viaggio a ritroso.
[36:39] In questo tragico quadro, una sola consolazione, nei capannoni
[36:44] dove erano stati raccolti tutti gli oggetti rinvenuti in
[36:47] stazione, ci sono anche la borsa e il diario di viaggio di Mauro.
[36:52] Dove racconta i suoi ultimi giorni?
[36:54] Maura ha smagrito. Probabilmente per i giorni di
[36:58] autostop non aveva mangiato perché non aveva abbastanza
[37:01] soldi e. Come poi capimmo, leggemmo in
[37:06] tre paginette di diario, trovate successivamente nella borsa
[37:11] tolfa che ci avevano consegnato a Bologna.
[37:15] Alla stazione la ritrovò la mia amica.
[37:20] Cercando in un grandissimo capannone.
[37:24] Pieno di oggetti, valigie. Anche lì viaggio nel non
[37:33] nell'inferno, insomma, ma qualcosa del genere.
[37:35] E nella Borsa c'erano degli oggetti come questa, questo
[37:39] diario sto vecchio Paderno degli anni 50.
[37:44] Con la copertina nera e i bordi Rossi.
[37:47] E delle monete degli oggettini. E queste?
[37:53] Tre pagine dove. Lui parlava del di ciò che era
[37:56] accaduto da quando era partito fino a quando aveva lasciato il
[38:01] suo amico Peppe in Svizzera e lui era proseguito in autostop
[38:07] fino alle. Bianche scogliere di Dover, come
[38:10] dice nel Diario, non era riuscito a entrare in Gran
[38:13] Bretagna perché non aveva abbastanza soldi da dimostrare
[38:18] di poter vivere lì e fu rimandato indietro e quindi,
[38:22] probabilmente con l'autostop e con dei treni pagammo anche un
[38:26] treno che lo aveva portato a Bologna.
[38:29] Successivamente arrivò a pagamento.
[38:33] A casa questo ritrovamento che è stato casuale, come un po un
[38:37] lascito, perché con queste pagine noi abbiamo potuto sapere
[38:43] che cosa era accaduto. Fra il viaggio da Roma a fine
[38:46] luglio e il trovarsi poi a Bologna e mentre per tutta la
[38:51] giornata. E fino a notte sono proseguiti
[38:53] instancabili i soccorsi e si è cercato di dare conforto ai
[38:57] familiari delle vittime e ai sopravvissuti.
[39:00] In parallelo sono cominciate le prime indagini.
[39:02] E con le prime indagini iniziano anche i primi tentativi di
[39:06] sviarle. Non solo l'ipotesi dello scoppio
[39:09] accidentale di una caldaia che se poteva avere l'utilità di
[39:12] allarmare il meno possibile la popolazione.
[39:15] Ha certamente dato un ampio margine di fuga agli autori
[39:18] materiali, ma anche all'Ufficio istruzione del tribunale e in
[39:22] procura si verificano delle anomalie.
[39:24] Tutto ciò ancora prima che la polvere della deflagrazione
[39:28] abbia finito di depositarsi e forse addirittura prima che
[39:33] scoppiasse la bomba. Sono Sara polebre e questo è
[39:45] l'anpi. 2 agosto 1980 come durante un temporale, i lampi
[39:51] squarciano, il velo nero del cielo, il velo dell'illusione e
[39:56] per qualche istante vediamo la realtà così com'è.
[39:59] Una serie PODCAST che esplora la sottile linea di confine tra
[40:03] micro e macro storia, un. 'Inchiesta.
[40:06] Personale, un? Viaggio intimo e universale alla
[40:09] ricerca della nostra identità storica.
[40:20] Scritto e narrato da Sara Poledrelli musiche Sound design
[40:24] di Marco degli esposti, hardware di copertina e comunicazione di
[40:28] serena 8 sigla di apertura bella donna, supervisione autoriale,
[40:33] frode user e montaggio Paolo Mauret, supervisione autoriale e
[40:37] consulenza storica Antonella Beccaria e Cinzia Venturoli,
[40:41] ufficio stampa Vincenzo Branà una produzione piombo podcast
[40:46] con il patrocinio del Comune di Bologna, in collaborazione con.
[40:51] Tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di
[40:54] Bologna del 2 agosto 1980, con il sostegno di Radio taxi Cocabo
[41:00] e la collaborazione di Anpi comitati provinciali di Bologna,
[41:04] Modena e Reggio Emilia, registrato presso happen spans
[41:08] recording studio a studio Alex.

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