# 51 La Storia di Salvatore Proietti

An episode of [Crime Scene Podcast](https://invisiblenetwork.ai/podcast/1839917426), 14 Sep 2026, 39 min.

Audio: https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/pdcn.co/e/api.spreaker.com/download/episode/75112605/ep51_finale.mp3

Il 15 ottobre 2012, Salvatore Proietti, guardia giurata di 55 anni, viene gravemente ferito durante un assalto a un furgone portavalori davanti a un supermercato di Roma. Quella che sembra una rapina finita male si trasforma presto in un'indagine complessa, tra DNA, identità false, messaggi segreti e una rete di manipolazioni che porterà gli investigatori ben oltre la scena del crimine.

## Transcript

[0:16] Speaker 2: Sono circa le 7 del mattino del 15 ottobre 2012.
[0:19] Speaker 2: A Roma, in via Carafa, nella zona della Pisana, un
[0:24] Speaker 2: furgone portavalori della Cop Service raggiunge il supermercato Todis per
[0:29] Speaker 2: una delle operazioni previste dal servizio quotidiano. A bordo ci
[0:33] Speaker 2: sono tre guardie giurate. Due di loro sono Salvatore Proietti,
[0:38] Speaker 2: 55 anni, e Gianluca Palomba, 37 anni. Proietti e Palomba
[0:44] Speaker 2: scendono dal mezzo per raggiungere la cassa continua del supermercato
[0:48] Speaker 2: e recuperare i valori. È un'operazione abituale, inserita nel percorso
[0:53] Speaker 2: che il portavalori compie ogni mattina tra diversi esercizi commerciali.
[0:58] Speaker 2: Il denaro viene prelevato e affidato a Proietti, che comincia
[1:02] Speaker 2: a dirigersi verso il blindato per metterlo al sicuro. È
[1:05] Speaker 2: in quel momento che parte uno sparo. Proietti viene colpito
[1:10] Speaker 2: e cade a terra. Palomba, che si trova a poco
[1:13] Speaker 2: distante e non ha ancora visto chi ha sparato, si
[1:17] Speaker 2: avvicina al collega cercando di capire cosa sia successo. Quasi
[1:21] Speaker 2: subito però diventa chiaro che non si tratta di un incidente.
[1:25] Speaker 2: Nella zona c'è un uomo armato e dalla sua direzione
[1:28] Speaker 2: partono altri colpi. Anche Palomba viene raggiunto. Nonostante le ferite
[1:35] Speaker 2: riesce a reagire e a rispondere al fuoco mentre l'aggressore
[1:38] Speaker 2: comincia ad allontanarsi. Nel giro di quei momenti, davanti al supermercato,
[1:44] Speaker 2: restano due guardie ferite, il furgone costretto a mettersi in
[1:48] Speaker 2: sicurezza e il denaro appena prelevato ancora sul posto. È
[1:53] Speaker 2: questo uno degli aspetti che fin dall'inizio rende il colpo insolito.
[1:59] Speaker 2: L'obiettivo apparente è il denaro custodito nel portavalori, ma chi
[2:03] Speaker 2: ha aperto il fuoco contro proietti e palomba si allontana
[2:07] Speaker 2: senza impossessarsene. Ci sono storie che restano sepolte sotto il silenzio,
[2:14] Speaker 2: ma su questo canale le riportiamo alla luce. Benvenuti su
[2:17] Speaker 2: Crime Scene, il podcast dove ogni delitto lascia una traccia
[2:20] Speaker 2: e ogni traccia racconta una verità. La giustizia inizia dal
[2:23] Speaker 2: racconto e ogni storia ha il diritto di essere ascoltata.
[2:28] Speaker 2: Salvatore Proietti ha 55 anni. Vive a Roma, nel quartiere
[2:32] Speaker 2: Don Bosco, insieme alla moglie e alla figlia di 15 anni.
[2:36] Speaker 2: Dal 1995 lavora come guardia particolare giurata per la Cop Service.
[2:43] Speaker 2: Nelle testimonianze raccolte dopo l'agguato viene ricordato come un uomo
[2:48] Speaker 2: serio e scrupoloso, una persona onesta e leale, molto legata
[2:53] Speaker 2: alla propria famiglia. Chi lo conosce parla di lui come
[2:56] Speaker 2: un grande lavoratore, ma soprattutto come di un padre e
[3:00] Speaker 2: di un marito presente. Il suo mestiere lo porta ogni
[3:04] Speaker 2: giorno a occuparsi del trasporto e della custodia del denaro.
[3:08] Speaker 2: I furgoni della Copservice seguono percorsi prestabiliti tra diversi esercizi
[3:13] Speaker 2: commerciali dove le guardie devono consegnare oppure ritirare dei valori.
[3:19] Speaker 2: Una delle fermate previste lungo il servizio è il supermercato
[3:23] Speaker 2: Todis di Via Carafa. La mattina del 15 ottobre, davanti
[3:28] Speaker 2: al Todis però, il furgone della Cop Service non riesce
[3:31] Speaker 2: a raggiungere la posizione normalmente utilizzata durante il servizio. La
[3:36] Speaker 2: piccola piazzola davanti alla cassaforte è chiusa da una sbarra,
[3:41] Speaker 2: così il mezzo viene lasciato poco più distante. Salvatore Proietti
[3:45] Speaker 2: e Gianluca Palomba scendono, raggiungono la cassa continua e procedono
[3:50] Speaker 2: al ritiro dei valori. È Palomba a effettuare il prelievo
[3:55] Speaker 2: e a consegnare il marsupio al collega. Proietti comincia quindi
[3:59] Speaker 2: a tornare verso il blindato. Quando è ormai vicino al
[4:03] Speaker 2: mezzo parte il primo colpo. Proietti viene colpito e cade
[4:08] Speaker 2: a terra gridando per il dolore. Palomba non ha visto
[4:11] Speaker 2: chi ha sparato e almeno inizialmente non comprende cosa sia successo.
[4:17] Speaker 2: Pensa anche che il collega possa essersi ferito accidentalmente e
[4:21] Speaker 2: si muove verso di lui. È allora che dalla propria
[4:25] Speaker 2: sinistra vede una fiammata e si rende conto che qualcuno
[4:28] Speaker 2: sta facendo fuoco nella loro direzione. L'autista, di fronte alla
[4:33] Speaker 2: situazione di pericolo, mette in sicurezza il furgone e si
[4:37] Speaker 2: allontana secondo la procedura prevista. Palomba rimane vicino a proietti
[4:42] Speaker 2: mentre l'uomo armato continua a sparare. Un proiettile lo raggiunge
[4:46] Speaker 2: lateralmente a un braccio. Un secondo entra dal fianco destro
[4:50] Speaker 2: e attraversa il corpo. Nonostante le ferite, Palomba riesce a
[4:55] Speaker 2: cercare riparo dietro un grosso vaso e da quella posizione
[4:59] Speaker 2: risponde al fuoco. Dell'aggressore si distingue poco, una sagoma alta
[5:04] Speaker 2: vestita di nero. Dopo lo scambio di colpi, l'uomo si allontana.
[5:10] Speaker 2: Palomba torna allora ad occuparsi di proietti, lo trascina verso
[5:14] Speaker 2: una posizione più protetta vicino alle automobili e mette a
[5:17] Speaker 2: riparo anche i valori rimasti a terra. Nel frattempo viene
[5:22] Speaker 2: chiamato il 113. Alcune persone presenti nella zona intervengono per
[5:28] Speaker 2: aiutare le due guardie. Una donna che riferisce di essere
[5:31] Speaker 2: infermiera presta i primi soccorsi. Palomba viene assistito mentre perde
[5:36] Speaker 2: sangue dalle ferite. Le condizioni di proietti, invece, appaiono subito
[5:41] Speaker 2: molto più gravi e viene trasportato d'urgenza all'ospedale San Camillo
[5:45] Speaker 2: in stato di sciocca. Mentre iniziano i soccorsi, gli investigatori
[5:49] Speaker 2: ricostruiscono anche la fuga dell'uomo armato. I testimoni descrivono una
[5:54] Speaker 2: persona alta, vestita di scuro, con un passamontagna, anfibi e
[5:59] Speaker 2: quello che appare come un giubbotto antiproiettile. Alcuni hanno l'impressione
[6:04] Speaker 2: che indossi una vera e propria divisa o comunque un
[6:07] Speaker 2: abbigliamento simile a quello di una guardia giurata. Uno dei
[6:11] Speaker 2: presenti ricorda inoltre una modalità di fuga particolare. Per alcuni
[6:16] Speaker 2: metri l'uomo si allontana quasi all'indietro, continuando a guardare verso
[6:20] Speaker 2: il supermercato, prima di dedirigersi verso via Moretti e la
[6:23] Speaker 2: zona boschiva. Le ricerche si concentrano in quella direzione. A
[6:28] Speaker 2: qualche centinaio di metri dal luogo della sparatoria viene trovato
[6:32] Speaker 2: un passamontagna scuro. Sul tessuto vengono effettuati due distinti cappionamenti biologici,
[6:38] Speaker 2: dai quali emerge lo stesso profilo genetico maschile. In quel
[6:43] Speaker 2: momento gli investigatori non sanno ancora a chi appartenga. Anche
[6:47] Speaker 2: i rilievi balistici forniscono nuovi elementi. Sulla scena vengono individuati
[6:52] Speaker 2: bossoli di calibro 40 e 9 mm. Il calibro 40
[6:56] Speaker 2: in particolare è utilizzato anche nell'ambiente della vigilanza privata. A
[7:01] Speaker 2: questo dato si aggiungono l'abbigliamento descritto dai testimoni e la
[7:05] Speaker 2: possibile familiarità dell'aggressore con le modalità di un servizio portavalori.
[7:11] Speaker 2: Gli inquirenti cominciano così a valutare l'ipotesi che l'autore dell'assalto
[7:15] Speaker 2: possa essere una guardia giurata o comunque qualcuno che conosce
[7:19] Speaker 2: molto bene quel tipo di lavoro. Anche la dinamica del colpo,
[7:23] Speaker 2: concluso con la fuga senza bottino, contribuisce inizialmente a far
[7:28] Speaker 2: pensare a un'azione poco professionale. Nel frattempo, per Salvatore Proietti
[7:33] Speaker 2: comincia una lunga degenza. Il proiettele ha attraversato il tronco
[7:37] Speaker 2: e provocato lesioni gravissime agli organi interni. La testimonianza medica
[7:42] Speaker 2: riferisce che viene sottoposto a 15 interventi chirurgici, addominali, per
[7:46] Speaker 2: affrontare le ferite e le severe complicazioni che ne derivano.
[7:51] Speaker 2: Per lunghi periodi rimane sedato e, secondo il racconto dei familiari,
[7:55] Speaker 2: nei momenti in cui riesce a comunicare, lo fa soprattutto
[7:58] Speaker 2: attraverso lo sguardo. Dopo circa 50 giorni dal ferimento, le
[8:04] Speaker 2: sue condizioni precipitano fino alla morte. i medici stabiliscono un
[8:08] Speaker 2: nesso causale diretto tra il colpo ricevuto, le complicazioni successive
[8:13] Speaker 2: e il decesso. Quando Proietti muore, l'indagine sulla rapena è
[8:18] Speaker 2: già in corso e tra gli elementi raccolti nelle prime
[8:21] Speaker 2: ore ce n'è uno destinato a diventare decisivo, il profilo
[8:26] Speaker 2: genetico recuperato dal passamontagna abbandonato lungo la via di fuga.
[8:32] Speaker 2: Il profilo genetico è ormai nelle mani degli investigatori ma
[8:35] Speaker 2: inizialmente non corrisponde a nessun nome. Per arrivare all'uomo che
[8:39] Speaker 2: lo ha indossato occorre quindi partire da altri elementi disponibili
[8:43] Speaker 2: e soprattutto dai dati telefonici registrati nella zona nelle ore dell'agguato.
[8:49] Speaker 2: L'analisi del traffico telefonico porta a un nome, Maglio Soldani.
[8:54] Speaker 2: Soldani è una guardia giurata della Copservice, la stessa società
[8:58] Speaker 2: per cui lavorano Salvatore Proietti e Gianluca Palomba. Nel 2012
[9:03] Speaker 2: ha 39 anni, è sposato con Clizia Forte e ha
[9:07] Speaker 2: due figli piccoli. La sua professione assume immediatamente un peso investigativo.
[9:13] Speaker 2: Lavorando nella stessa azienda conosce dall'interno le modalità dei servizi portavalori,
[9:19] Speaker 2: le procedure seguite dagli equipaggi e gli spostamenti effettuati durante
[9:23] Speaker 2: i turni. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la mattina del
[9:28] Speaker 2: 15 ottobre Soldani sarebbe arrivato nella zona dell'agguato diverse ore
[9:33] Speaker 2: prima del passaggio del furgone, intorno alle 4. Avrebbe atteso
[9:37] Speaker 2: il momento del prelievo e dopo la sparatoria sarebbe fuggito
[9:41] Speaker 2: verso la propria automobile. Successivamente avrebbe dovuto raggiungere un altro
[9:46] Speaker 2: servizio di vigilanza presso una banca nella zona dell'Aurelio. Per
[9:51] Speaker 2: gli investigatori questa circostanza forniva anche una possibile spiegazione dell'abbigliamento
[9:56] Speaker 2: osservato dai testimoni, che avevano descritto l'aggresso come un uomo
[10:00] Speaker 2: vestito in modo simile a una guardia giurata ma non
[10:03] Speaker 2: è soltanto la sua professione a rendere soldani un sospettato
[10:08] Speaker 2: negli anni precedenti il suo rapporto con la cop service
[10:11] Speaker 2: si era deteriorato In azienda si erano verificati alcuni ammanchi
[10:16] Speaker 2: di denaro e i responsabili avevano maturato sospetti nei suoi confronti,
[10:21] Speaker 2: pur senza disporre inizialmente di prove sufficienti. Uno degli episodi
[10:25] Speaker 2: riguarda un plico proveniente da un ufficio postale dal quale
[10:29] Speaker 2: risultava mancante una somma consistente. Soldani aveva sempre negato di
[10:34] Speaker 2: essersi appropriato di quel denaro. Il procedimento nato dalla vicenda
[10:38] Speaker 2: si era concluso senza una condanna a suo carico. Nonostante
[10:42] Speaker 2: questo la società aveva deciso, in via precauzionale, di allontanarlo
[10:47] Speaker 2: dal servizio portavalori e di assegnarlo ad altre mansioni di vigilanza.
[10:52] Speaker 2: Soldani sosteneva di essere stato trattato ingiustamente e di aver
[10:56] Speaker 2: subito conseguenze professionali nonostante non fosse stata dimostrata una sua responsabilità.
[11:02] Speaker 2: Per gli investigatori questo conflitto rappresenta inizialmente un possibile elemento
[11:07] Speaker 2: di contesto e un eventuale motivo di risentimento verso la Copservice.
[11:13] Speaker 2: Negli anni successivi un responsabile della società riceve anche alcune
[11:17] Speaker 2: lettere anonime di minaccia. Una delle buste contiene due proiettili inesplosi,
[11:23] Speaker 2: un calibro 40 e un calibro 9, entrambi calibri utilizzati
[11:27] Speaker 2: anche dalle guardie giurate dell'azienda. Anche questi episodi finiscono tra
[11:32] Speaker 2: gli elementi esaminati dagli inquirenti. Tutti questi indizi possono rafforzare
[11:37] Speaker 2: un sospetto. Nessuno però dimostra che sia lui l'uomo che
[11:40] Speaker 2: ha lasciato il passamontagna vicino a via Moretti. Per verificarlo
[11:44] Speaker 2: serve il DNA. Gli investigatori devono ottenere un campione biologico
[11:48] Speaker 2: di soldani senza avvertirlo dell'accertamento. Organizzano quindi un servizio all'interno
[11:54] Speaker 2: di un bar che l'uomo frequenta. Gli operatori entrano in
[11:58] Speaker 2: borghese mentre Soldani sta consumando un caffè e aspettano che
[12:02] Speaker 2: lasci la tazzina sul bancone. Quando si allontana per pagare
[12:06] Speaker 2: e poi esce dal locale, la tazzina viene prelevata per
[12:09] Speaker 2: ricavarne materiale biologico. L'operazione non passa però completamente inosservata. Il
[12:16] Speaker 2: titolare del bar, Simone Cuomo, si accorge di quanto è accaduto.
[12:21] Speaker 2: Poco dopo telefona a Soldani e gli racconta che alcuni
[12:24] Speaker 2: uomini hanno preso la tazzina dalla quale aveva appena bevuto.
[12:28] Speaker 2: Cuomo si dice convinto che siano investigatori e che abbiano
[12:31] Speaker 2: raccolto il reperto proprio per effettuare un esame genetico. Ma
[12:35] Speaker 2: a quel punto il campione è già stato acquisito. Il
[12:39] Speaker 2: DNA recuperato dalla tazzina viene confrontato con quello isolato sul passamontagna.
[12:44] Speaker 2: Il risultato collega Amalio Soldani al reperto abbandonato lungo la
[12:48] Speaker 2: via di fuga. È un passaggio scientifico decisivo dell'indagine. Il
[12:53] Speaker 2: DNA non racconta da solo tutto ciò che è accaduto
[12:56] Speaker 2: davanti al Todis, ma dimostra il legame tra Soldani e
[12:59] Speaker 2: uno degli oggetti più importanti trovati dopo la rapina. La
[13:03] Speaker 2: sua posizione si definisce ulteriormente quando Soldani confessa il proprio
[13:07] Speaker 2: coinvolgimento nel colpo. Nelle dichiarazioni successive cerca però di distinguere
[13:12] Speaker 2: la decisione di partecipare alla rapina dalla volontà di uccidere.
[13:18] Speaker 2: Sostiene di non essere partito con le intenzioni di togliere
[13:20] Speaker 2: la vita a qualcuno e e afferma di aver voluto
[13:23] Speaker 2: al massimo spaventare o ferire. Anche questa versione verrà valutata
[13:29] Speaker 2: alla luce delle comunicazioni telefoniche scambiate nelle ore dell'agguato. Il
[13:34] Speaker 2: procedimento contro di lui viene celebrato con rito abbreviato. In
[13:37] Speaker 2: primo grado Soldani viene condannato all'ergastolo. In appello la pena
[13:42] Speaker 2: viene ridotta a 30 anni di reclusione e la condanna
[13:45] Speaker 2: viene successivamente confermata in Cassazione. Nella ricostruzione accolta dai giudici,
[13:52] Speaker 2: l'uso delle armi non viene considerato un fatto completamente imprevedibile,
[13:56] Speaker 2: nato durante la rapina, ma un elemento inserito in un'azione
[14:00] Speaker 2: preparata in precedenza. Sul responsabile materiale dell'agguato, quindi, il quadro
[14:06] Speaker 2: giudiziario arriva a una conclusione, ma le comunicazioni telefoniche mostrano
[14:11] Speaker 2: che mentre prepara e compie il colpo, Soldani non è isolato.
[14:16] Speaker 2: Dall'altra parte c'è qualcuno con cui mantieni un contatto continuo.
[14:21] Speaker 2: Quando gli investigatori gli chiedono chi sia, Soldani fa un nome,
[14:25] Speaker 2: Davide Rissi. Secondo Malio Soldani, l'uomo che avrebbe avuto un
[14:30] Speaker 2: ruolo decisivo nella sua progressiva deriva criminale entra nella sua
[14:34] Speaker 2: vita alcuni anni prima della rapina di Via Carafa, nei
[14:38] Speaker 2: primi mesi del 2009. Soldani racconta di averlo conosciuto inizialmente
[14:42] Speaker 2: come Enrico. Era un uomo che frequentava la sua abitazione
[14:47] Speaker 2: perché collaborava con Clizia Forte per alcune traduzioni di inglese.
[14:52] Speaker 2: Solo in un secondo momento, secondo la versione fornita da Soldani,
[14:56] Speaker 2: quell'uomo gli avrebbe confidato che Enrico non era il suo
[14:59] Speaker 2: vero nome. Si sarebbe chiamato Davide Rissi e sarebbe stato
[15:04] Speaker 2: un poliziotto. Davide si presenta come un ispettore appartenente a
[15:09] Speaker 2: un reparto speciale chiamato NOCS, e racconta di svolgere operazioni
[15:13] Speaker 2: riservate tra Roma e Napoli. Da quel momento il rapporto
[15:17] Speaker 2: con Soldani diventa sempre più stretto, anche se si sviluppa
[15:21] Speaker 2: soprattutto a distanza. I due comunicano attraverso telefonate e numerosi messaggi,
[15:27] Speaker 2: mentre gli incontri personali rimangono relativamente pochi. Nel tempo Soldani
[15:32] Speaker 2: comincia a considerare quell'uomo un vero amico. È con lui
[15:36] Speaker 2: che parla dei propri problemi alla Copservice, delle accuse che
[15:40] Speaker 2: ritiene ingiuste e delle difficoltà della propria vita privata. Davide,
[15:45] Speaker 2: almeno per come Soldani lo descriverà successivamente, appare sempre in
[15:50] Speaker 2: grado di offrire una soluzione. Dice di conoscere persone e
[15:54] Speaker 2: ambienti delle forze dell'ordine e sostiene di avere accesso a
[15:57] Speaker 2: strumenti riservati. arriva a convincere Soldani di poter conoscere la
[16:02] Speaker 2: posizione delle pattuglie e persino di poterle far spostare, lasciando
[16:07] Speaker 2: libera per alcuni minuti una determinata zona. La fiducia aumenta
[16:11] Speaker 2: ulteriormente quando entra in gioco una questione personale particolarmente importante
[16:16] Speaker 2: per Soldani e la moglie, la difficoltà ad avere figli.
[16:20] Speaker 2: Secondo Soldani, Davide gli racconta di aver affrontato un problema
[16:24] Speaker 2: simile e gli indica un medico con il quale Soldani
[16:27] Speaker 2: comunica attraverso email. Segue una cura e nel gennaio del
[16:33] Speaker 2: 2011 nasce il secondo figlio della coppia. Per Soldani quella
[16:37] Speaker 2: nascita rafforza enormemente l'autorevolezza dell'amico. Anni dopo, parlando del rapporto
[16:44] Speaker 2: con lui, dirà che Davide era diventato ai suoi occhi
[16:47] Speaker 2: quasi onnipotente. Se era riuscito ad aiutarlo in un problema
[16:51] Speaker 2: che considerava irrisolvibile, finiva per attribuire grande valore anche agli
[16:56] Speaker 2: altri consigli che riceveva. È all'interno di questo rapporto che
[17:01] Speaker 2: Soldani colloca l'inizio delle attività criminali. Racconta di aver conosciuto
[17:06] Speaker 2: casualmente Simone Cuomo, titolare del bar, che gli avrebbe chiesto
[17:10] Speaker 2: se fosse disposto a fornire informazioni su qualche banca. Soldani
[17:14] Speaker 2: sostiene di aver inizialmente rifiutato. Poi avrebbe raccontato l'episodio a Davide,
[17:19] Speaker 2: ricevendo da lui una risposta che prospettava la possibilità di
[17:23] Speaker 2: guadagnare facilmente. Da quel momento, nella versione di Soldani, Davide
[17:28] Speaker 2: compare dietro una serie di rapine e progetti criminali. Si
[17:31] Speaker 2: tratta però di una ricostruzione che verrà fortemente contestata dall'accusa,
[17:36] Speaker 2: secondo la quale Soldani avrebbe attribuito a Davide un ruolo
[17:40] Speaker 2: molto più ampio, soprattutto per allontanare la responsabilità da Cliziaforte.
[17:46] Speaker 2: Uno dei primi episodi citati riguarda una banca di Ostia.
[17:50] Speaker 2: Soldani in quel momento presta servizio come guardia giurata. Sostiene
[17:54] Speaker 2: di essersi accordato affinché durante la rapina non reagisse con l'arma.
[17:59] Speaker 2: Dopo il colpo racconta di aver consegnato 2000 euro a Davide.
[18:03] Speaker 2: Successivamente parla di una rapina avvenuta a Marino. In questo
[18:07] Speaker 2: caso sostiene di non aver partecipato materialmente ma di aver
[18:10] Speaker 2: fornito informazioni. Il colpo avviene realmente e una delle guardie
[18:15] Speaker 2: coinvolte racconterà di essere stata affrontata e disarmata da tre uomini.
[18:20] Speaker 2: Soldani attribuisce anche questa operazione a Davide e a Simone
[18:24] Speaker 2: Cuomo e afferma di aver consegnato a Davide altri mille euro.
[18:28] Speaker 2: Poi viene progettata una rapina a una filiale del Monte
[18:32] Speaker 2: dei Paschi di Siena. Secondo Soldani questa volta avrebbe dovuto
[18:37] Speaker 2: intervenire direttamente. Racconta però di essersi tirato indietro per due volte,
[18:42] Speaker 2: arrivando a chiedersi cosa stesse facendo e ricordando di avere
[18:46] Speaker 2: una moglie e due figli. Davide, nella sua versione, avrebbe
[18:50] Speaker 2: continuato a rassicurarlo e a spingerlo verso l'idea di un
[18:53] Speaker 2: colpo dal quale Soldani potesse ricavare personalmente il denaro. È
[18:57] Speaker 2: questa progressione che, sempre secondo il suo racconto, conduce infine
[19:01] Speaker 2: a Via Carafa. Davide non sarebbe stato presente materialmente davanti
[19:06] Speaker 2: al Todis. Soldani sostiene però di essere rimasto in contatto
[19:10] Speaker 2: con lui a distanza durante la preparazione e l'esecuzione della
[19:14] Speaker 2: rapina e di aver ricevuto indicazioni attraverso il telefono. Anche
[19:18] Speaker 2: dopo la sparatoria, secondo Soldani, l'attività criminale non avrebbe dovuto fermarsi.
[19:24] Speaker 2: Sarebbe rimasto in programma un altro colpo, questa volta in
[19:28] Speaker 2: via Fonteiana. Il progetto non verrà mai realizzato. Davide Rissi
[19:33] Speaker 2: occupa quindi una posizione centrale nella versione fornita da Soldani.
[19:38] Speaker 2: È il presunto poliziotto che conquista la sua fiducia, lo
[19:41] Speaker 2: consiglia nei problemi personali e professionali e che secondo lui
[19:45] Speaker 2: finisce per accompagnarlo anche nelle scelte criminali. Per gli investigatori
[19:49] Speaker 2: diventa inevitabile cercare l'uomo, ma quando verificano la sua identità
[19:54] Speaker 2: emerge un problema fondamentale. Il poliziotto descritto da Soldani con
[19:58] Speaker 2: quel nome e quelle caratteristiche non risulta esistere. A quel
[20:03] Speaker 2: punto i carabinieri cercano di capire chi ci sia realmente
[20:06] Speaker 2: dietro Davide Rissi, e cominciano a seguire anche Clizia Forte.
[20:11] Speaker 2: Durante un pedinamento la vedono raggiungere, con la propria dacia sandero- rossa,
[20:16] Speaker 2: la zona della rotonda del cimitero Laurentino. Poco dopo arriva
[20:20] Speaker 2: a una Renault Megane. Forte sale sulla sua vettura e
[20:24] Speaker 2: rimane per circa un quarto d'ora con l'uomo che si
[20:26] Speaker 2: trova all'interno. Gli investigatori riescono a identificarlo. Si chiama Enrico Simoni.
[20:33] Speaker 2: Quando viene convocato, Simoni inizialmente nega alcuni dei rapporti che
[20:37] Speaker 2: vengono contestati. Successivamente, ammette però di essere stato lui a utilizzare,
[20:43] Speaker 2: nei rapporti con Malio Soldani, l'identità di Davide Rissi. Il
[20:48] Speaker 2: presunto ispettore dei Knox, dunque, non era chi Soldani aveva
[20:52] Speaker 2: creduto per anni. Restava da chiarire la questione più importante.
[20:57] Speaker 2: Chi aveva costruito quel personaggio e perché? Enrico Simoni è
[21:02] Speaker 2: un barman, nato nel 1968. Ha vissuto per diversi anni
[21:07] Speaker 2: a Londra, parla molto bene l'inglese e, una volta tornato
[21:10] Speaker 2: a Roma, pubblica un annuncio per trovare qualche lavoro extra.
[21:15] Speaker 2: È attraverso quell'annuncio che ne entra in contatto con Clizia Forte,
[21:18] Speaker 2: che impartisce ripetizioni e cerca qualcuno che possa aiutarla con
[21:22] Speaker 2: alcune traduzioni. Sul momento esatto del loro primo incontro le
[21:26] Speaker 2: versioni non coincidono. Simoni lo colloca verso la fine del 2009,
[21:31] Speaker 2: mentre Forte parla dell'inizio dello stesso anno. Entrambi concordano però
[21:36] Speaker 2: sul fatto che il rapporto nasce per ragioni di lavoro
[21:39] Speaker 2: e diventa progressivamente più confidenziale. Clizia sta attraversando una crisi matrimoniale.
[21:45] Speaker 2: Racconta di aver scoperto il 20 dicembre 2008 che Soldani
[21:49] Speaker 2: aveva avuto frequentazioni con prostitute. Anche Soldani ammetterà una di
[21:54] Speaker 2: queste frequentazioni e l'esistenza di fotografie che lo ritraevano. È
[21:59] Speaker 2: in questo contesto che, secondo Enrico Simoni, nasce il personaggio
[22:03] Speaker 2: di Davide Rissi. Simoni sostiene che sia stata Clizia a
[22:07] Speaker 2: chiedergli di prestare voce e volto a un uomo che
[22:10] Speaker 2: avrebbe dovuto presentarsi al marito come un poliziotto. Nella sua versione,
[22:16] Speaker 2: lo scopo iniziale era creare una figura autorevole che Soldani
[22:19] Speaker 2: ascoltasse e che potesse aiutarlo a cambiare comportamento. Il personaggio
[22:24] Speaker 2: viene costruito progressivamente. Simoni racconta che Clizia stabiliva quando telefonare
[22:29] Speaker 2: al marito, gli forniva il cellulare e in alcune occasioni
[22:33] Speaker 2: anche le indicazioni su ciò che avrebbe dovuto dire. Le
[22:37] Speaker 2: conversazioni mantenevano soprattutto un tono amichevole, fino a creare il
[22:41] Speaker 2: rapporto di fiducia che Soldani ha descritto. Anche la vicenda
[22:45] Speaker 2: della fertilità assume, nella versione di Simoni, un significato diverso
[22:49] Speaker 2: da quello raccontato da Soldani. Simoni sostiene che fosse Clizia
[22:53] Speaker 2: a dirigere anche quella parte della storia e che il
[22:56] Speaker 2: presunto precedente problema di Davide fosse inventato. Non contesta, invece,
[23:02] Speaker 2: l'effetto che quell'episodio ebbe su Soldani. Il consiglio ricevuto contribuì
[23:07] Speaker 2: a rafforzare enormemente la credibilità dell'amico. Forte utilizza però proprio
[23:12] Speaker 2: la cronologia familiare come argomento contro questa ricostruzione. Sostiene che
[23:17] Speaker 2: se Davide fosse stato creato soltanto per salvare il matrimonio,
[23:21] Speaker 2: la prosecuzione della messa in scena sarebbe stata difficile da spiegare.
[23:25] Speaker 2: Già nell'aprile del 2010 lei era rimasta incinta, segno, nella
[23:30] Speaker 2: sua lettura, che il rapporto con il marito era stato recuperato.
[23:34] Speaker 2: Con il tempo, intorno a Davide compaiono altri personaggi. Uno
[23:39] Speaker 2: dei più controversi è Alice, presentata come sua figlia. Simone
[23:44] Speaker 2: dichiare di non avere una figlia, ma un figlio, e
[23:46] Speaker 2: sostiene che Alice fosse un'invenzione di Clizia. Forte afferma invece
[23:51] Speaker 2: di aver realmente conosciuto una bambina con quel nome, di
[23:54] Speaker 2: averle impartito lezioni e di aver conservato un quaderno con
[23:58] Speaker 2: i suoi esercizi. Nel processo vengono inoltre riportati ricordi di
[24:02] Speaker 2: altre persone che dicono di aver sentito parlare o di
[24:06] Speaker 2: ricordare una bambina chiamata Alice. Una contrapposizione simile riguarda la
[24:11] Speaker 2: presunta madre di Davide. Una donna partecipa al battesimo del
[24:15] Speaker 2: figlio di Forte e Soldani, presentandosi con quel ruolo. Simone
[24:20] Speaker 2: sostiene che fosse stata coinvolta per impersonare sua madre e
[24:24] Speaker 2: riferisce che la donna gli avrebbe detto di essere stata pagata.
[24:28] Speaker 2: Clizia Forte e i suoi familiari raccontano invece di averla
[24:32] Speaker 2: conosciuta come la vera madre di Davide. Clizia afferma anche
[24:36] Speaker 2: di averle affidato in alcune occasioni i propri bambini e
[24:39] Speaker 2: di aver prodotto fotografie che documentavano la presenza della donna
[24:42] Speaker 2: agli eventi familiari. Gli stessi episodi assumono quindi significati opposti.
[24:49] Speaker 2: Per l'accusa mostrano quanto fosse complessa la costruzione del personaggio.
[24:54] Speaker 2: Per Clizia Forte dimostrano invece che attorno a Davide esistevano
[24:58] Speaker 2: a rete di persone reali che non poteva essere stata
[25:01] Speaker 2: inventata interamente da lei. A questo sistema si aggiunge Andrea Simoni,
[25:07] Speaker 2: fratello di Enrico. Secondo i due uomini, Clizia gli chiede
[25:11] Speaker 2: di assumere l'identità di Andrea Rissi, fratello di Davide. Andrea
[25:16] Speaker 2: racconta di aver partecipato ad alcune telefonate con Soldani e
[25:19] Speaker 2: di essere stato presentato come una persona professionalmente affermata, capace
[25:24] Speaker 2: di procurare opportunità di lavoro a Clizia Forte. Nella versione
[25:29] Speaker 2: dei Simoni, questa identità viene utilizzata per rendere credibili lavori,
[25:33] Speaker 2: viaggi e altre disponibilità economiche. Anche l'acquisto della dacia di
[25:38] Speaker 2: Clizia entra nel contrasto. Secondo l'accusa, Andrea sarebbe servito a
[25:43] Speaker 2: giustificare davanti al marito Soldani la possibilità di acquistare l'auto.
[25:49] Speaker 2: Cliziaforte replica che la vettura era stata comprata regolarmente attraverso
[25:52] Speaker 2: un finanziamento e che le rate venivano pagate normalmente. Enrico
[25:58] Speaker 2: ed Andrea sostengono inoltre che Clizia preparasse indicazioni dettagliate sui
[26:02] Speaker 2: personaggi e sulle informazioni che dovevano ricordare. Enrico racconta di
[26:07] Speaker 2: aver cercato più volte di interrompere quella situazione, anche per
[26:11] Speaker 2: le pressioni della propria moglie, ma che Clizia Forte gli
[26:14] Speaker 2: avrebbe chiesto di continuare perché Soldani ormai considerava Davide una
[26:17] Speaker 2: figura indispensabile. Verso la fine del 2011 entra in gioco
[26:22] Speaker 2: anche il futuro lavorativo di Soldani. Clizia vuole che lasci
[26:26] Speaker 2: la Copservice e si comincia a parlare di una possibile
[26:29] Speaker 2: attività nel settore della ristorazione, nella quale il presunto Andrea
[26:34] Speaker 2: Rissi avrebbe avuto un ruolo. Nelle testimonianze vengono indicate somme
[26:38] Speaker 2: nell'ordine di diverse decine di migliaia di euro, circa 40
[26:42] Speaker 2: o 50 mila, necessarie per avviare il progetto. Secondo l'accusa,
[26:47] Speaker 2: proprio la necessità di reperire quel denaro costituisce uno dei
[26:51] Speaker 2: passaggi che precedono il progetto della rapina. Cliziaforte respinge l'intera ricostruzione,
[26:58] Speaker 2: sostiene di non aver inventato né Davide né Andrea e
[27:01] Speaker 2: indica invece Enrico Simoni come la persona che avrebbe costruito
[27:05] Speaker 2: autonomamente quella falsa identità, avvicinandosi a Soldani e sfruttando il
[27:10] Speaker 2: suo lavoro di guardia giurata. Alice, la presunta madre e
[27:14] Speaker 2: Andrea sarebbero quindi nella sua versione elementi dell'inganno subito dalla
[27:19] Speaker 2: famiglia e non di una messa in scena organizzata da lei.
[27:24] Speaker 2: A questo punto le due ricostruzioni sono completamente opposte, ma
[27:28] Speaker 2: per stabilire quale delle due trovi riscontro non bastano più
[27:32] Speaker 2: i racconti dei protagonisti. Diventano decisivi i telefoni, gli spostamenti
[27:37] Speaker 2: e le comunicazioni lasciate dietro di loro. La domanda centrale
[27:42] Speaker 2: è una. Chi utilizzava realmente il telefono con cui Malio
[27:46] Speaker 2: Soldani comunicava mentre preparava e compiva la rapina di Via Carafa?
[27:51] Speaker 2: Prima ancora dei cellulari però emerge un elemento legato alla
[27:54] Speaker 2: preparazione del colpo. Soldani racconta di aver seguito per due
[27:58] Speaker 2: giorni il furgone portavalori per studiarne il percorso utilizzando un motorino,
[28:04] Speaker 2: che secondo lui gli sarebbe stato procurato da Davide. Enrico
[28:08] Speaker 2: Simoni conferma di aver noleggiato un motorino, ma fornisce una
[28:11] Speaker 2: spiegazione diversa. Sostiene di averlo fatto su richiesta di Cliziaforte,
[28:16] Speaker 2: che gli avrebbe detto di volerlo utilizzare per spostarsi e
[28:19] Speaker 2: fare acquisti. Forte nega questa versione e sottolinea di non
[28:23] Speaker 2: saper guidare un motorino. Ancora una volta lo stesso oggetto
[28:27] Speaker 2: viene inserito in tre ricostruzioni incompatibili. Il nodo principale riguarda
[28:32] Speaker 2: però due schede telefoniche, dalle numerazioni molto simili, con cifre
[28:37] Speaker 2: finali di 561 e 562. La 561 è utilizzata da Soldani.
[28:43] Speaker 2: Sull'origine e sull'utilizzo della 562, invece, le testimonianze divergono immediatamente.
[28:50] Speaker 2: Le due sim risultano acquistate da un ragazzo alla quale
[28:54] Speaker 2: Clizia Forte impartiva ripetizioni. Il giovane racconta che sarebbe stata
[28:58] Speaker 2: lei a chiedergli di comprarle come cortesia, senza spiegargli a
[29:02] Speaker 2: cosa sarebbero servite. Forte lo nega categoricamente. Soldani sostiene invece
[29:09] Speaker 2: di aver trovato entrambe le schede telefoniche nella cassetta della
[29:12] Speaker 2: posta di casa. La mattina del 15 ottobre il rapporto
[29:16] Speaker 2: tra le due utenze diventa decisivo. Tra le 5.38 e
[29:21] Speaker 2: le 7.04 vengono scambiati complessivamente 91 sms tra il 5.61
[29:26] Speaker 2: e il 5.62. Soldani continua a sostenere di essere convinto
[29:32] Speaker 2: di star parlando con Davide Rissi. Per l'accusa, invece, dall'altra
[29:36] Speaker 2: parte c'è Clizia Forte. Interrogato sui messaggi soldani dice di
[29:41] Speaker 2: ricordarne soltanto alcuni dopo la caduta di una delle guardie
[29:45] Speaker 2: giurate avrebbe scritto di essersi spaventato e avrebbe ricevuto risposte
[29:50] Speaker 2: tranquillizzanti ma ammette anche un messaggio precedente all'azione vai ora
[29:56] Speaker 2: Nel processo vengono esaminate inoltre comunicazioni relative all'eventualità di utilizzare
[30:01] Speaker 2: l'arma e di ferire qualcuno. In uno dei messaggi attribuiti
[30:05] Speaker 2: a Soldani compare anche l'idea di aver mirato al petto
[30:09] Speaker 2: per far male senza uccidere. Per il pubblico ministero questi
[30:13] Speaker 2: scambi indicano che l'uso delle armi non nacque improvvisamente durante
[30:17] Speaker 2: la rapina, ma era stato discusso prima. Resta però da
[30:21] Speaker 2: stabilire chi stesse utilizzando il 562. Gli investigatori confrontano quindi
[30:26] Speaker 2: i dati delle celle telefoniche. Il percorso del 562 viene
[30:31] Speaker 2: messo in relazione con quello del cellulare personale di Cliziaforte,
[30:35] Speaker 2: indicato con le cifre finali 800. Durante buona parte della mattina,
[30:40] Speaker 2: i due apparecchi agganciano celle compatibili e seguono spostamenti paralleli,
[30:45] Speaker 2: compreso il tragitto che Forte compie per accompagnare il figlio
[30:48] Speaker 2: a scuola. Per l'accusa questo rende plausibile che i due
[30:53] Speaker 2: telefoni viaggiassero insieme e che il 562 fosse nella disponibilità
[30:57] Speaker 2: della donna. La difesa contesta però che l'aggancio delle stesse
[31:01] Speaker 2: celle dimostri che i cellulari fossero nelle mani della stessa
[31:05] Speaker 2: persona e sottolinea che in alcuni momenti i due apparecchi
[31:09] Speaker 2: risultano impiegati contemporaneamente. Gli spostamenti dichiarati da Enrico Simoni quella
[31:14] Speaker 2: mattina vengono invece verificati dagli investigatori e, secondo quanto riportato
[31:19] Speaker 2: nel processo, risultano confermati. Per l'accusa, il suo alibi esclude
[31:25] Speaker 2: che fosse lui a seguire il percorso registrato dal 562.
[31:29] Speaker 2: A questo quadro si aggiunge un altro elemento digitale. Esiste
[31:33] Speaker 2: un indirizzo email intestato ad Andrea Rissi, personaggio che Andrea
[31:37] Speaker 2: Simoni sostiene di aver interpretato. Secondo l'accusa, l'account sarebbe stato
[31:42] Speaker 2: utilizzato da Cliziaforte per comunicare con il marito fingendosi Andrea
[31:46] Speaker 2: e sarebbe stato creato attraverso la linea telefonica dell'abitazione dei coniugi.
[31:51] Speaker 2: Anche questo elemento viene inserito nella ricostruzione della presunta gestione
[31:55] Speaker 2: delle false identità. Un passaggio ancora più controverso riguarda il
[31:59] Speaker 2: telefono associato alla SIM 562. Durante la perquisizione dell'abitazione, secondo
[32:05] Speaker 2: i carabinieri, L'apparecchio viene trovato nella borsa di Eclizia Forte
[32:09] Speaker 2: dopo un secondo controllo, perché la donna avrebbe inizialmente svuotato
[32:13] Speaker 2: la borsa senza mostrarlo. Gli accertamenti proseguono sulla sera della rapina.
[32:19] Speaker 2: Secondo l'accusa, Eclizia Forte si sarebbe diretta verso via Moretti,
[32:22] Speaker 2: dove era stato abbandonato il passamontagna, nel tentativo di recuperarlo.
[32:27] Speaker 2: Anche in quella fascia oraria, il telefono personale della donna
[32:31] Speaker 2: e il 562 risulterebbero muoversi insieme. Forte sostiene invece di
[32:36] Speaker 2: essere rimasta con i figli. Soldani racconta di essere uscito lui,
[32:40] Speaker 2: utilizzando il telefono della moglie, perché il proprio era scarico,
[32:44] Speaker 2: proprio per cercare il passamontagna. La difesa richiama la testimonianza
[32:49] Speaker 2: di una donna, della Tintoria, che ricorda Forte intorno alle
[32:53] Speaker 2: 20 e 30 e riferisce di aver visto successivamente Soldani
[32:57] Speaker 2: insieme a un altro uomo, descritto come più basso e
[33:00] Speaker 2: più magro. È la difesa ad associare quella figura a Simoni.
[33:05] Speaker 2: Simoni afferma però di essere rimasto a casa con la
[33:07] Speaker 2: sua famiglia e gli accertamenti riportati nel processo vengono indicati
[33:11] Speaker 2: come compatibili con la sua versione. Infine ci sono i
[33:15] Speaker 2: documenti e le intercettazioni successive alle convocazioni dei fratelli Simoni.
[33:20] Speaker 2: Enrico sostiene che Forte preparasse fogli con nomi, relazioni familiari
[33:24] Speaker 2: e dettagli necessari a mantenere coerenti i personaggi. Dopo la
[33:29] Speaker 2: sua convocazione, in una telefonata, si parla dell'eventualità di eliminare
[33:33] Speaker 2: alcuni documenti. Forte sostiene che il riferimento riguardasse a materiale
[33:38] Speaker 2: relativo al progetto commerciale. Altri fogli contengono i nomi di Andrea,
[33:43] Speaker 2: Davide e Malio. L'accusa li interpreta come parte della costruzione
[33:47] Speaker 2: delle identità. Forte afferma invece che appartengono a un manoscritto
[33:52] Speaker 2: destinato a diventare un racconto illustrato da regalare al marito.
[33:57] Speaker 2: È quindi necessario distinguere questi documenti dai materiali relativi al
[34:01] Speaker 2: business plan, perché nel processo vengono fornite spiegazioni differenti sulla
[34:06] Speaker 2: loro natura. In un'altra intercettazione, Andrea Simoni comunica forte di
[34:11] Speaker 2: aver raccontato agli investigatori delle telefonate e delle false identità.
[34:15] Speaker 2: La reazione della donna, che gli contesta di aver coinvolto
[34:18] Speaker 2: tutti invece di negare, viene considerata dall'accusa un ulteriore elemento
[34:22] Speaker 2: a suo carico. Alla fine delle indagini quindi non esiste
[34:26] Speaker 2: una singola prova isolata sulla quale si fonda l'accusa. È
[34:30] Speaker 2: l'insieme di motorino, sim, sms, celle telefoniche, email, telefono, documenti
[34:36] Speaker 2: e intercettazioni a essere utilizzato per sostenere che dietro il
[34:39] Speaker 2: 562 e dietro Davide Rissi ci fosse clizia forte. La
[34:45] Speaker 2: difesa contesta invece che questi elementi dimostrino, in modo certo,
[34:49] Speaker 2: quella conclusione. A decidere quale delle due ricostruzioni fosse provata
[34:54] Speaker 2: sarebbe stata la Corte. Nel 2014 si apre davanti alla
[34:59] Speaker 2: Corte d'Assise di Roma il processo a Cliziaforte. La donna
[35:03] Speaker 2: non è accusata di aver partecipato materialmente alla sparatoria di
[35:07] Speaker 2: Via Carafa, ma di concorso morale dei rati contestati. Secondo
[35:12] Speaker 2: la procura avrebbe istigato Malio Soldani e contribuito alla preparazione
[35:16] Speaker 2: del piano criminale culminato nella rapina e nella morte di
[35:20] Speaker 2: Salvatore Proietti. Il processo deve quindi stabilire quale delle due
[35:24] Speaker 2: ricostruzioni emerse durante le indagini sia sostenuta dalle prove. Per
[35:29] Speaker 2: l'accusa forte avrebbe costruito negli anni il personaggio di Davide
[35:32] Speaker 2: Rissi e utilizzato Enrico ed Andrea Simoni per renderlo credibile
[35:37] Speaker 2: agli occhi del marito. Soldani, convinto di avere come amico
[35:41] Speaker 2: un appartenente alle forze dell'ordine, avrebbe progressivamente attribuito a quella
[35:45] Speaker 2: figura un'autorità sempre maggiore. Nelle ricostruzioni della procura sarebbe stata
[35:50] Speaker 2: poi Forte a gestire almeno una parte delle comunicazioni attraverso
[35:54] Speaker 2: le quali il marito veniva guidato verso la rapina. La
[35:59] Speaker 2: difesa sostiene invece che questa lettura non sia stata dimostrata.
[36:02] Speaker 2: Contesta che gli elementi telefonici provino con certezza che Forte
[36:06] Speaker 2: utilizzasse il 562 e nega che fosse stata lei a
[36:09] Speaker 2: creare Davide Rissi. Nella sua versione l'inganno sarebbe stato costruito
[36:14] Speaker 2: da Enrico Simoni, che avrebbe sfruttato la fiducia di Soldani
[36:18] Speaker 2: e la sua attività di guardia giurata. Anche in aula
[36:22] Speaker 2: Soldani continua a scagionare la moglie e indica Simoni, attraverso
[36:25] Speaker 2: l'identità di Davide, come l'uomo che lo avrebbe condizionato e
[36:29] Speaker 2: accompagnato verso le rapine. Al termine del dibattimento il pubblico
[36:34] Speaker 2: ministero ritiene provata la responsabilità di Clizzeforte e chiede la
[36:38] Speaker 2: condanna all'ergastolo con sei mesi di isolamento diurno. La difesa
[36:43] Speaker 2: chiede invece la soluzione per non aver commesso i fatti.
[36:47] Speaker 2: Prima della decisione prende la parola anche forte. Ribadisce la
[36:51] Speaker 2: propria innocenza, respinge l'idea di aver organizzato rapine o spinto
[36:55] Speaker 2: il marito a commetterle e sostiene di essere stata coinvolta
[36:58] Speaker 2: in una vicenda della quale non era l'artefice. Si dichiara
[37:03] Speaker 2: disponibile a rispondere a qualsiasi domanda e continua a difendere
[37:06] Speaker 2: la propria versione fino alla conclusione del processo. La Corte
[37:10] Speaker 2: giunge però a una valutazione diversa. Cliziaforte viene riconosciuta colpevole
[37:15] Speaker 2: e condannata a 30 anni di reclusione. Alla pena si
[37:19] Speaker 2: aggiungono l'interdizione perpetua dai pubblici uffici, l'interdizione legale durante l'esecuzione
[37:24] Speaker 2: della condanna e la sospensione dell'esercizio della responsabilità genitoriale per
[37:29] Speaker 2: lo stesso periodo. Nella ricostruzione accolta dai giudici sono Enrico
[37:34] Speaker 2: e Andrea Simoni a essere stati coinvolti per ingenuità e
[37:38] Speaker 2: disponibilità e nella trama costruita da Forte, mentre è lei
[37:42] Speaker 2: a essere ritenuta responsabile dell'istigazione esercitata su Soldani. La condanna
[37:47] Speaker 2: a 30 anni viene successivamente confermata in appello e poi
[37:51] Speaker 2: in cassazione. Con queste decisioni si conclude il percorso giudiziario
[37:56] Speaker 2: raccontato nel caso, ma al termine di una vicenda dominati
[37:59] Speaker 2: da telefoni, identità false, testimonianze incompatibili e ricostruzioni contrapposte, rimane
[38:05] Speaker 2: il fatto da cui tutto ha avuto origine. La mattina
[38:08] Speaker 2: del 15 ottobre 2012, Salvatore Proietti era al lavoro. Durante
[38:12] Speaker 2: una normale operazione di prelievo dei valori, venne raggiunto da
[38:16] Speaker 2: un colpo d'arma da fuoco. Dopo una lunga degenza e
[38:19] Speaker 2: numerosi interventi, morì per le conseguenze di quelle ferite, lasciando
[38:24] Speaker 2: la moglie e una figlia adolescente. E tutto questo avvenne
[38:28] Speaker 2: durante una rapina dalla quale, quella mattina, non venne portato
[38:32] Speaker 2: via neppure il denaro.

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