# Come il digitale ha trasformato la nostra mente

An episode of [Il Gomitolo Atomico](https://invisiblenetwork.ai/podcast/1793036199), 19 Oct 2026, 57 min.

Audio: https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/75847505/75_64_come_il_digitale_ha_trasformato_la_nostra_mente.mp3

Prendiamo il telefono per rispondere a un messaggio e, quasi senza accorgercene, ci ritroviamo a scorrere immagini, video, notizie. Nei momenti di attesa, prima di dormire, persino mentre qualcuno ci parla, lo schermo reclama il suo posto. Ma che cosa succede quando una tecnologia entra così profondamente nelle nostre giornate da diventare l’ambiente in cui viviamo? Come cambia il modo in cui pensiamo, ci guardiamo e stiamo insieme agli altri? In questa puntata del Gomitolo Atomico, Massimo Polidoro ne discute con la neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta Olivia Ninotti, autrice de La scimmia antropomorta (Solferino, 2026), in un dialogo che intreccia evoluzione, psicologia, letteratura e vita quotidiana. SCOPRI IL MIO ULTIMO LIBRO: "Il mistero delle origini dell'uomo. Un viaggio nel tempo per comprendere chi siamo e dove stiamo andando". Prenotalo ora: https://amzn.to/3WazGFV PIERO ANGELA: ecco il nuovo libro che ho avuto il piacere e l'onore di curare "Chiedetevi sempre perché" (Mondadori): https://amzn.to/4nhQ8Rz Una serie prodotta da "LUCREZIO, la meraviglia del sapere". Con: Massimo Polidoro; Video editing: Elena Mascolo, Fotografia: Claudio Sforza; Musiche: Marco Forni; Logo e animazioni: Zampediverse; Social - Comunicazione: Giacomo Vallarino - Grafiche: Roberta Baria; Distribuzione audio: Enrico Zabeo; Titoli: Jean Sevilla

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[0:00] Speaker 2: no al proprio figlio rispetto all'uso di cellulari playstation tutto
[0:04] Speaker 2: ciò che è piattaforma anche l'utilizzo dei social dopo i
[0:08] Speaker 2: 16 anni e non prima per esempio sono tutti quei
[0:11] Speaker 2: no che incominciano a mancare perché veniamo da generazione anche
[0:18] Speaker 2: qua tornando dietro al novecento no prima era importante il
[0:23] Speaker 2: Che i nostri figli fossero bravi Io sono cresciuta così
[0:27] Speaker 2: I miei genitori volevano che noi fossimo bravi Adesso è
[0:30] Speaker 2: diventato Proprio per questa cultura Questa crisi narcisistica Che viene
[0:36] Speaker 2: amplificata dall'ipertecnologia Il figlio felice Perché il figlio deve essere felice?
[0:44] Speaker 2: Il figlio può essere sereno Sicuramente Aiutato dagli altri Ma
[0:48] Speaker 2: non è che deve essere felice per forza
[1:05] Speaker 5: Benvenuti, io sono Massimo Polidoro e state per ascoltare Il
[1:09] Speaker 5: Gomitolo Atomico, il mio videopodcast che va online ogni martedì
[1:13] Speaker 5: sul mio canale YouTube. Se volete vedere questa puntata, oltre
[1:17] Speaker 5: ad ascoltarla, la trovate su YouTube insieme a tutte le altre.
[1:20] Speaker 5: E ora, buon ascolto! Bentornati al Gomitolo Atomico il nostro
[1:29] Speaker 5: appuntamento settimanale dove ci troviamo sempre per andare a fondo
[1:34] Speaker 5: di tutte le questioni che ci riguardano non solo dedicate
[1:38] Speaker 5: insomma non solo intorno alla scienza la conoscenza in generale
[1:41] Speaker 5: la nostra umanità chi siamo da dove veniamo che cosa
[1:46] Speaker 5: ci attende per il futuro oggi parliamo di noi tanto
[1:50] Speaker 5: per cambiare ma parliamo di quello che siamo di quello
[1:53] Speaker 5: che stiamo diventando di quello che rischiamo magari di essere
[1:57] Speaker 5: di perdere. Siamo partiti da Lucy, possiamo partire da Lucy,
[2:01] Speaker 5: l'Australopithecus a Firenze scoperti in Etiopia nel 1974, il 40%
[2:08] Speaker 5: di uno scheletro quasi completo, ma un ritrovamento straordinario che
[2:13] Speaker 5: ci racconta la nostra, se vogliamo, la nostra prima tragedia,
[2:16] Speaker 5: quella di nascere cercando di non morire. Siamo arrivati allo
[2:21] Speaker 5: smartphone che abbiamo tutti quanti in tasca, in mano, Ogni
[2:24] Speaker 5: cinque minuti ai filtri di Instagram, alle chat dei genitori
[2:29] Speaker 5: su WhatsApp, all'intelligenza artificiale. Ecco, in mezzo ci sono appunto
[2:34] Speaker 5: milioni di anni di evoluzione, migliaia di anni di cultura,
[2:39] Speaker 5: di evoluzione culturale, qualche decennio di tecnologia che è stata
[2:44] Speaker 5: capace di rimescolare tutto quanto. E oggi ne parliamo con
[2:48] Speaker 5: una persona molto speciale, una neuropsichiatra infantile, psicoterapeuta che ha
[2:52] Speaker 5: scritto un libro che è un saggio, una storia, una diagnosi,
[2:58] Speaker 5: forse un antidoto. È un libro che parte dallo storico
[3:02] Speaker 5: Yuval Noah Harari, arriva alla canna, parla di selfie, ma
[3:07] Speaker 5: parla anche di Dorian Gray, di narcisismo, di... FOMO, Fear
[3:11] Speaker 5: of Missing Out, di Lucy, di Skynet, con uno stile
[3:15] Speaker 5: che mescola il rigore scientifico di una scienziata ma anche
[3:19] Speaker 5: una simpatia, un'ironia a volte tagliente. E con noi diamo
[3:24] Speaker 5: il nostro benvenuto a Olivia Ninotti. Benvenuto Olivia
[3:27] Speaker 2: Grazie.
[3:28] Speaker 5: Un piacere averti qui.
[3:30] Speaker 2: Grazie anche per me, tantissimo
[3:32] Speaker 5: Senti, nel libro scrivi una cosa curiosa che mi ha colpito,
[3:36] Speaker 5: ne parlavamo prima. Che ti sarebbe piaciuto fare la chiappa
[3:39] Speaker 5: a fantasmi? Sì
[3:42] Speaker 2: quando ero giovane, beh ero uscita appunto in chiappa a
[3:45] Speaker 2: fantasmi nell'84, avevo dieci anni e questa cosa qua di
[3:51] Speaker 2: andare a cercare i fantasmi e risolvere tutti questi misteri
[3:54] Speaker 2: del paranormale mi aveva colpito tantissimo, sì. E invece poi
[3:59] Speaker 2: mi sono ritrovata a studiare per andare a cercare i
[4:02] Speaker 2: fantasmi interiori alla fine. Come è stata questa scelta? Perché
[4:08] Speaker 2: alla fine ho capito che l'essere umano è veramente una
[4:10] Speaker 2: specie molto speciale. Nel senso siamo molto una specie anomala
[4:16] Speaker 2: rispetto a tutte le altre specie viventi. E ha una
[4:20] Speaker 2: caratteristica secondo me speciale che è quella dell'immaginazione. Cioè noi
[4:24] Speaker 2: non ci fermiamo al mondo fisico. Esatto. noi andiamo sempre
[4:28] Speaker 2: a cercare qualcosa che vada oltre, qualcosa di trascendentale. E
[4:35] Speaker 2: tutta la nostra immaginazione è quello che ha creato poi
[4:37] Speaker 2: la cultura. Cioè noi siamo l'unica specie sulla Terra che
[4:41] Speaker 2: ha creato una cultura condivisa in senso generale, nel senso
[4:45] Speaker 2: che tutti gli esseri umani hanno delle microculture che formano
[4:52] Speaker 2: poi la grande cultura umana. E questa cultura ci ha
[4:55] Speaker 2: permesso un enorme progresso. Solo che noi facciamo un po',
[5:00] Speaker 2: ed è questo un po' il punto da cui mi
[5:03] Speaker 2: è venuta in mente di scrivere poi il libro, cioè
[5:06] Speaker 2: noi ci raccontiamo questa evoluzione umana come una marcia triunfale, no? Verso,
[5:12] Speaker 2: in realtà, la nostra specie in tutta la sua evoluzione, no?
[5:15] Speaker 2: Se partiamo da Lucy, poi, dalla prima scimmia antropomorfa, no?
[5:21] Speaker 2: in realtà noi abbiamo avuto una storia molto particolare di
[5:26] Speaker 2: tante cadute anche autoprodotte e poi tante risalite siamo una
[5:33] Speaker 2: specie molto instabile e quindi a maggior ragione in un
[5:37] Speaker 2: mondo come il nostro così iper tecnologico che è un
[5:40] Speaker 2: ecosistema alla fine nuovo noi siamo come dei pesci dentro
[5:43] Speaker 2: un acquario l'acqua è questa iper tecnologia e La domanda
[5:50] Speaker 2: che mi sono fatta e che ci stiamo facendo in
[5:53] Speaker 2: molti in realtà è cosa rischia di perdere l'essere umano
[5:57] Speaker 2: in questa immersione completa in una creatura nuova che abbiamo
[6:03] Speaker 2: prodotto noi e che nello stesso tempo però ci plasma continuamente,
[6:08] Speaker 2: costantemente e quindi nasce un po' il concetto di antropomorto
[6:13] Speaker 5: in che senso?
[6:15] Speaker 2: in realtà non è un essere umano morto non è
[6:18] Speaker 2: la biologica questa morte è una metafora concettuale un'immagine soglia
[6:24] Speaker 2: è la descrizione del rischio che una specie così biologicamente
[6:28] Speaker 2: evoluta come la nostra può in cui può cadere perdendo
[6:34] Speaker 2: delle caratteristiche proprio distintive che ci hanno reso così diverse
[6:38] Speaker 2: da tutte le altre specie l'immaginazione, il pensiero complesso, anche
[6:43] Speaker 2: la responsabilità morale. Perché questa ipertecnologia che è diventata davvero
[6:49] Speaker 2: un ecosistema in cui siamo immersi, in realtà sta cambiando
[6:53] Speaker 2: la nostra percezione, la nostra identità, anche il nostro modo
[7:01] Speaker 2: di pensare. Quindi partendo da tutte queste riflessioni... ho detto sì,
[7:07] Speaker 2: ma non ci possiamo fermare alla tecnologia. Sarebbe un po'
[7:13] Speaker 2: un pensiero pigro. E quindi ho detto, ma come siamo
[7:16] Speaker 2: arrivati a questo? E quindi ho riflettuto un pochettino, prendendo
[7:20] Speaker 2: ovviamente tutta una serie di spunti, di pensatori del passato,
[7:27] Speaker 2: ma anche del presente più recente, ho ricostruito un po'
[7:30] Speaker 2: una storia Perché alla fine l'essere umano è narrativo, anche
[7:33] Speaker 2: noi che scriviamo, no? Assolutamente. Siamo mitopoietici e narrativi, no?
[7:38] Speaker 2: Ci continuiamo a narrare storie. E quindi ho costruito un
[7:41] Speaker 2: po' questo saggio che parte proprio dagli albori della nostra
[7:45] Speaker 2: origine ad oggi.
[7:48] Speaker 5: Ecco appunto, cominci con Lucy che cade dall'albero.
[7:52] Speaker 2: La nostra Lucy. Esatto
[7:53] Speaker 5: allunga le braccia per salvarsi. Questo gesto tu scrivi lo
[7:56] Speaker 5: facciamo ancora oggi. ogni volta che inciampiamo nella vita, insomma, no?
[8:01] Speaker 5: Cos'è che ti ha colpito di una storia così antica,
[8:04] Speaker 5: così fondativa, al punto da farne il punto di partenza
[8:11] Speaker 5: di un libro che parla del presente?
[8:13] Speaker 2: Perché ho appunto usato l'immaginazione, no? Ho immaginato Lucy su
[8:17] Speaker 2: questo albero, no? E pur avendo la posizione retta ed
[8:22] Speaker 2: essendo bipede, ho immaginato questa antropomorfa arbicola che alla fine
[8:27] Speaker 2: cadeva per un terremoto, una catastrofe, cadeva a terra. E
[8:33] Speaker 2: questo gesto del cadere è quello che un po' riguarda
[8:38] Speaker 2: tutti noi. In realtà non solo a livello individuale, ma
[8:42] Speaker 2: anche a livello proprio di filogenetico e ontogenetico. Tutte le
[8:47] Speaker 2: cadute dell'essere umano, storiche, culturali, eccetera, hanno sempre in qualche
[8:52] Speaker 2: modo cambiato le nostre traiettorie, no? tu hai scritto nell'ultimo
[8:57] Speaker 2: libro il mistero del viaggio dell'uomo un viaggio nel tempo
[9:03] Speaker 2: mi ha colpito molto la questione del collo di bottino
[9:07] Speaker 2: di 900 mila anni fa
[9:09] Speaker 5: in cui rischiavamo
[9:10] Speaker 2: l'estinzione siamo diventati come panda in quel momento lì quasi
[9:15] Speaker 2: 1300 individui rimasti sul mondo quella è stata una caduta
[9:21] Speaker 2: enorme rischiavamo l'estinzione In realtà, tutte le ricerche che sono
[9:28] Speaker 2: state fatte dell'antropologia molecolare, genetica, eccetera, ha dimostrato che probabilmente
[9:33] Speaker 2: quel rischio di estinzione ha portato in realtà, con tutta
[9:38] Speaker 2: una serie di poi riproduzioni successive, alla fusione del cromosoma 2,
[9:47] Speaker 2: che ancora negli scimpanzè è diviso, è fatto da due
[9:50] Speaker 2: piccoli cromosomi. Invece nell'essere umano probabilmente risale più o meno
[9:55] Speaker 2: quell'epoca lì, il cromosoma 2, che è uno dei cromosomi
[9:58] Speaker 2: più grossi del genoma umano si è fuso è diventato
[10:04] Speaker 2: un cromosoma unico il cromosoma 2 e questo ha probabilmente
[10:10] Speaker 2: come si dice nella teoria del caos piccoli cambiamenti nelle
[10:14] Speaker 2: condizioni iniziali ha portato poi a un'evoluzione che ha portato
[10:19] Speaker 2: al sviluppo del genere homo, con il sapiens, il denoviano,
[10:25] Speaker 2: il neandertal, per poi, alla fine, arrivare all'unica specie esistente
[10:32] Speaker 2: che è la homo
[10:33] Speaker 5: sapiens
[10:36] Speaker 2: La caduta è anche una questione, questo allungare le braccia,
[10:41] Speaker 2: è un riflesso che hanno addirittura i neonati. Certo. è
[10:46] Speaker 2: quel riflesso che vuole evitare la morte io credo e
[10:51] Speaker 2: questo lo pensano molti filosofi non solo del novecento ma
[10:54] Speaker 2: anche i filosofi greci dicevano che forse il motivo della
[10:59] Speaker 2: nostra evoluzione dal punto di vista culturale è scampare alla
[11:05] Speaker 2: morte noi siamo l'unica specie che non solo ha l'autoconsapevolezza
[11:10] Speaker 2: di se stessi ma anche la consapevolezza della propria finitezza
[11:15] Speaker 2: e anche questo è un processo che l'essere umano quando
[11:18] Speaker 2: è piccolo il bambino non sa che morirà sa a
[11:22] Speaker 2: grandi linee che in qualche modo la nostra vita ha
[11:27] Speaker 2: una fine ma non è una consapevolezza reale questa consapevolezza
[11:30] Speaker 2: si crea con le prime lutti in famiglia piuttosto che
[11:34] Speaker 2: degli affetti più vicini o anche degli animali domestici
[11:38] Speaker 2: Ma la vera consapevolezza della nostra finitezza, quindi che abbiamo
[11:42] Speaker 2: un'origine e poi una fine a livello individuale, è verso
[11:46] Speaker 2: i 40-50 anni. Perché a quel punto abbiamo vissuto tanto
[11:51] Speaker 2: e quello che ci resta davanti alla fine è poco.
[11:54] Speaker 2: Lì subentra la paura della morte. E questo è quello che...
[11:58] Speaker 2: deve darci non solo la responsabilità individuale di lasciare qualcosa
[12:02] Speaker 2: di buono per gli altri, che non sono solo i
[12:05] Speaker 2: nostri figli, ma anche per le generazioni successive. Noi siamo
[12:10] Speaker 2: qua in un percorso breve, con tante cadute a volte,
[12:15] Speaker 2: e quello che dobbiamo insegnare alle generazioni future è che
[12:18] Speaker 2: c'è una responsabilità verso questo piccolo mondo, che è l'unico
[12:21] Speaker 2: che in questo momento abbiamo. Eh
[12:23] Speaker 5: sì, in questo momento è per tanto tempo,
[12:25] Speaker 2: temo. È per molto tempo, e... E nello stesso tempo
[12:29] Speaker 2: anche lasciare qualcosa di buono e giusto, come si dice,
[12:34] Speaker 2: per gli altri. La responsabilità proprio collettiva, che è quello
[12:38] Speaker 2: che forse manca un po' in questa nostra società. Il
[12:43] Speaker 2: punto fondamentale è non solo cosa possiamo diventare, ma cosa
[12:48] Speaker 2: possiamo lasciare.
[12:49] Speaker 5: Eh sì. è un interrogativo diciamo cruciale oggi più che
[12:54] Speaker 5: mai proprio perché le responsabilità ormai sono tante la consapevolezza
[12:58] Speaker 5: delle conseguenze della nostra attività umana sono sotto gli occhi
[13:04] Speaker 5: erano prevedibili da decenni sappiamo che avrebbero avuto un esito
[13:08] Speaker 5: ma in qualche modo si è sempre cercato di di
[13:13] Speaker 5: sminuire o di considerare non necessariamente così ci avrebbero portato
[13:18] Speaker 5: dove ci troviamo oggi perché facciamo anche fatica come specie
[13:22] Speaker 5: a preoccuparci per qualcosa che è lontano, che non ci
[13:25] Speaker 5: riguarda nell'immediato.
[13:26] Speaker 2: Però è un
[13:27] Speaker 5: vero problema oggi
[13:29] Speaker 2: L'altra cosa secondo me è che il focus non deve
[13:33] Speaker 2: essere semplicemente sul clima, sulla tecnologia. Il concetto è proprio l'umanità.
[13:41] Speaker 2: L'essere umano dove sta andando? E questa è la cosa importante.
[13:45] Speaker 2: Poi ci metti dentro tutto ciò che riguarda in questo
[13:48] Speaker 2: momento l'ecosistema. che stiamo vivendo, ma il concetto è molto
[13:52] Speaker 2: più umanistico. Sì. Che dobbiamo un po' insegnare alle nostre generazioni,
[13:58] Speaker 2: che non è solo il contesto, ma è la progettualità
[14:03] Speaker 2: su di noi. Ecco. E io credo anche che siamo abituati,
[14:08] Speaker 2: forse anche, ci stiamo abituando a una ipervelocità, no? La
[14:14] Speaker 2: tecnologia in questi ultimi trent'anni, no? ha avuto una velocità
[14:19] Speaker 2: incredibile cioè quello che in 30 anni è successo noi generazioni,
[14:24] Speaker 2: io sono degli anni 70 non sono nata con la
[14:28] Speaker 2: tecnologia
[14:29] Speaker 5: no, quella che c'è adesso assolutamente
[14:30] Speaker 2: no non so se ti ricordi il primo Commodore 64
[14:33] Speaker 2: con
[14:34] Speaker 5: il Pacman
[14:37] Speaker 2: il Walkman siamo la prima generazione che è stata introdotta
[14:41] Speaker 2: in un mondo digitale mentre i nostri figli già nascono
[14:44] Speaker 2: digitali sì Per cui questo gap per noi adulti è
[14:51] Speaker 2: molto complesso perché dobbiamo mettere insieme un cervello più abituato
[14:56] Speaker 2: all'analogico e ci stiamo abituando al digitale. Mentre i nostri
[15:01] Speaker 2: figli sono molto più veloci perché sono già nati in
[15:04] Speaker 2: questo ecosistema. È la loro norma, sì. Per cui ci
[15:07] Speaker 2: sono certe cose che noi non capiamo di loro e...
[15:15] Speaker 2: un altro aspetto infatti secondo me che dobbiamo prendere in
[15:18] Speaker 2: considerazione è questo continuo a sottolineare che questi giovani sono
[15:23] Speaker 2: fragili certo che sono immersi nella tecnologia non lo so
[15:31] Speaker 2: forse c'è una fetta di popolazione che è fragile sicuramente
[15:37] Speaker 2: ma come c'è sempre stata nella storia dell'umanità c'è sempre
[15:41] Speaker 2: una fetta di popolazione giovane che magari soffre di più
[15:46] Speaker 2: ha delle fragilità congenite o una suscettibilità ad alcune patologie
[15:51] Speaker 2: psichiatriche eccetera è il contesto che noi dobbiamo andare a
[15:56] Speaker 2: vedere nel senso che è vero che in generale se
[16:00] Speaker 2: noi non gestiamo bene il contesto in cui questi giovani
[16:04] Speaker 2: stanno crescendo e non li aiutiamo attraverso l'educazione ad approcciarsi
[16:09] Speaker 2: in maniera più come dire sana, tra virgolette, al digitale,
[16:15] Speaker 2: rischia che questo digitale li mangi. Questo è vero. Ma
[16:20] Speaker 2: non è che sono fragili loro. È un discorso molto
[16:25] Speaker 2: complesso da questo punto di vista. Si rischia di polarizzare molto, no? No,
[16:30] Speaker 2: è vero,
[16:31] Speaker 5: è vero la discussione, però sono discorsi che è importante fare.
[16:34] Speaker 5: Un'altra immagine che mi ha colpito è quella in cui
[16:38] Speaker 5: parli dello specchio come fondamento... del senso, ma prima di
[16:42] Speaker 5: guardarsi in uno smartphone c'era lo specchio, c'era
[16:47] Speaker 2: l'acqua
[16:47] Speaker 5: il riflesso nell'acqua o nell'altro. E tu attraversi questa storia
[16:55] Speaker 5: per mostrare che riconoscersi un po' il gesto originario dell'essere fondativo.
[17:03] Speaker 5: Che cosa succede a questo gesto quando lo specchio lo
[17:07] Speaker 5: puoi iniziare a cambiare, a modificare, a trasformare, a filtrare,
[17:12] Speaker 5: prima ancora che raggiunga gli altri
[17:15] Speaker 2: Partendo un pochettino dalla psicologia, Cout, che è stato lo
[17:20] Speaker 2: psicanalista che ha analizzato e ha dato dei contributi importantissimi
[17:26] Speaker 2: rispetto all'origine del sé, dell'identità, ma anche la canna, quello
[17:31] Speaker 2: stadio dello specchio, ma anche le neuroscienze. i neuroni specchio
[17:36] Speaker 2: di Gallesi e Rizzolati tutto ha dimostrato che e Winnicott
[17:42] Speaker 2: ancora prima che il primo specchio dell'uomo è lo sguardo
[17:47] Speaker 2: del caregiver che sia la mamma, il papà eccetera l'essere
[17:52] Speaker 2: guardati ci dà un senso di identità iniziale ma nello
[17:59] Speaker 2: stesso tempo poi c'è il passaggio invece di del renderci
[18:04] Speaker 2: conto noi che immagine abbiamo. Il bambino tra i 18
[18:08] Speaker 2: e i 24 mesi già prima è affascinato dallo specchio, ok?
[18:12] Speaker 2: Ma tra i 18 e i 24 mesi incomincia a
[18:14] Speaker 2: essere molto affascinato dallo specchio ma perché incomincia a riconoscere
[18:18] Speaker 2: la propria immagine, no? E' quello che appunto Lacan chiama
[18:23] Speaker 2: lo stadio dello specchio, quello di riconoscere se stesso in
[18:26] Speaker 2: un'immagine prodotta dall'esterno che dà anche un senso di alienazione, no?
[18:31] Speaker 2: che probabilmente è quello che anche i nostri antenati hanno
[18:33] Speaker 2: provato la prima volta che si sono specchiati nell'acqua, che
[18:37] Speaker 2: hanno visto qualcosa di, come Freud diceva, di perturbante. Guardandosi
[18:43] Speaker 2: nell'acqua hanno incominciato a capire che quel riflesso lì era
[18:48] Speaker 2: se stesso. Però è anche profondamente appunto perturbante perché è
[18:53] Speaker 2: qualcosa di esterno che tra l'altro ci guarda, quindi l'osservatore
[18:58] Speaker 2: che osserva e che siamo noi stessi. In realtà tutto
[19:02] Speaker 2: il percorso che ho voluto mostrare dai primi specchi che
[19:08] Speaker 2: sono stati inventati in tutte le culture del mondo, perché
[19:13] Speaker 2: è la ricerca proprio del rimandare la propria immagine, che
[19:17] Speaker 2: è anche un'immagine culturale, psicologica, antropologica, eccetera, è passata oggi
[19:24] Speaker 2: dallo specchio allo schermo. Cioè la telecamera frontale dell'iPhone, il
[19:29] Speaker 2: primo selfie... e questo passaggio è fondamentale perché se andiamo
[19:35] Speaker 2: a vedere lo specchio riflette e basta lo schermo non
[19:39] Speaker 2: riflette solo interpreta cioè la nostra tecnologia ci permette di
[19:45] Speaker 2: darci un'immagine ma di poterla modificare in più gli algoritmi
[19:50] Speaker 2: ci suggeriscono tutta una serie anche di modifiche per renderla
[19:54] Speaker 2: anche migliore e questo ha delle soprattutto nei giovani ma
[19:59] Speaker 2: anche noi adulti che siamo stati catapultati in questo mondo
[20:05] Speaker 2: amplifica quelle parti narcisistiche che noi abbiamo perché il narcisismo
[20:10] Speaker 2: è fisiologico ha dei limiti però nel senso che a
[20:13] Speaker 2: un certo punto il bambino lo stadio narcisistico è uno
[20:18] Speaker 2: stadio che hanno tutti i cuccioli umani dopodiché però ci
[20:22] Speaker 2: sono dei limiti imposti dalla realtà per cui il bambino
[20:25] Speaker 2: sa che non può essere onnipotente impara a non essere
[20:28] Speaker 2: onnipotente che la realtà non è piegata dai propri desideri
[20:33] Speaker 2: e che il bisogno di riconoscimento di appartenenza di essere
[20:38] Speaker 2: la propria autostima si guadagna col tempo è un passaggio
[20:42] Speaker 2: fondamentale la nuova tecnologia invece ci sta portando non solo
[20:48] Speaker 2: a modificare la nostra immagine e a volte il doppio
[20:52] Speaker 2: l'immagine che noi creiamo attraverso i dispositivi tecnologici a volte
[20:58] Speaker 2: ci piace di più della nostra realtà il doppio che
[21:02] Speaker 2: piace di più non è mai successo nella storia umana
[21:06] Speaker 2: Tanto è vero che stanno emergendo anche delle patologie legate
[21:08] Speaker 2: a queste, che è la dismorfia. Nel tuo lavoro un
[21:13] Speaker 2: incontro di casi simili. Sì, molti adolescenti soprattutto, in cui
[21:17] Speaker 2: il doppio che loro creano attraverso social, ma anche solo
[21:21] Speaker 2: col selfie che loro fanno, piace di più della realtà.
[21:25] Speaker 2: E sei visto anche in letteratura e anche da tutta
[21:29] Speaker 2: una serie di analisi. rispetto alla chirurgia estetica l'accesso alla
[21:35] Speaker 2: chirurgia estetica in particolare in America ma sta arrivando anche
[21:38] Speaker 2: in Europa l'accesso di richiesta di chirurgia estetica in età
[21:43] Speaker 2: molto giovanile è aumentata oltre a questo c'è il fatto
[21:49] Speaker 2: che anche il fatto che questi adulti che sono i
[21:57] Speaker 2: nuovi genitori per esempio durante l'allattamento o della crescita del figlio,
[22:02] Speaker 2: abbiano uno schermo in mano, evita che ci sia quello
[22:07] Speaker 2: scambio sincronizzato di sguardi del bambino, col bambino che è nato.
[22:13] Speaker 2: A me capita adesso di Portonea. Io abito al primo
[22:16] Speaker 2: piano di una via molto carina di Milano sotto a
[22:20] Speaker 2: un sacco di Deor. E da un po' di anni
[22:24] Speaker 2: a questa parte io fumo. Non ho balconi, quindi mi
[22:29] Speaker 2: affaccio alla finestra per fumare alla sera. Vedo queste giovani
[22:33] Speaker 2: coppie con bambini di anche meno di 18 mesi tenuti
[22:38] Speaker 2: nei passeggini con uno schermo in mano. Guarda, questa è
[22:41] Speaker 2: una cosa che mi fa
[22:41] Speaker 5: stare ben male ogni volta.
[22:43] Speaker 2: Ma non è un'osservazione singola. Vai anche al parco, anche
[22:49] Speaker 2: tu sei papà. Io lo sto osservando, avendo figli di
[22:53] Speaker 2: età diversa, mi sono vista tutto questo... di comportamenti anche
[22:59] Speaker 2: al parco genitori con il cellulare in mano e i
[23:03] Speaker 2: figli piccoli anche che fanno altre cose magari il figlio
[23:11] Speaker 2: si avvicina a chiedere una cosa e il genitore neanche
[23:13] Speaker 2: stacca lo sguardo dallo smartphone anche perché queste piattaforme che
[23:19] Speaker 2: hanno tantissime potenzialità ma sfruttano e pochi lo sanno questa
[23:25] Speaker 2: cosa sfruttano il rinforzo intermittente variabile che è quello delle
[23:30] Speaker 2: slot machine esatto ok per cui che è il sistema
[23:35] Speaker 2: dopaminergico quello della non tanto della ricompensa ma dell'anticipazione della
[23:40] Speaker 2: ricompensa cioè uno scrolla di più perché si aspetta un
[23:46] Speaker 2: contenuto più no sempre più piacevole è proprio il meccanismo
[23:51] Speaker 2: tipico delle slot machine sì sì
[23:54] Speaker 5: una
[23:55] Speaker 2: dipendenza perché produce dopamina l'altro aspetto molto interessante è che
[24:04] Speaker 2: il nostro cervello ha bisogno di momenti di stacco in
[24:07] Speaker 2: cui la mente vaga c'è proprio una rete neurale che
[24:12] Speaker 2: si chiama default mode network che è una rete integrata
[24:20] Speaker 2: tra aree corticali e sottocorticali che viene attivata nel momento
[24:26] Speaker 2: in cui uno non ha un'attenzione focalizzata. Per cui quando riposa,
[24:32] Speaker 2: quello che Bachelard chiamava il reverie, cioè il sogno ad
[24:36] Speaker 2: occhi aperti, la mente che vaga, è un momento in
[24:40] Speaker 2: cui la testa pensa ad altro, pensa a se stesso,
[24:45] Speaker 2: quindi anche la memoria autobiografica rievoca delle situazioni e pensa
[24:51] Speaker 2: a un'altra persona. Questo meccanismo qua adesso viene riempito dal
[25:00] Speaker 2: meccanismo dello scroll. È una cosa di cui ogni tanto
[25:05] Speaker 2: con i miei colleghi parlo. Io torno a casa magari
[25:08] Speaker 2: dal lavoro che sono stanca, mi siedo sul divano, le
[25:11] Speaker 2: poche volte che riesco a sedermi sul divano, mi siedo
[25:14] Speaker 2: sul divano, viene quasi automatico, uno prende lo smartphone e
[25:17] Speaker 2: comincia a scrollare. Questo meccanismo dello scroll impedisce, quindi attenzione focalizzata,
[25:24] Speaker 2: di invece attivare quella parte di default mode network, cioè
[25:29] Speaker 2: della mente che vaga, che è fondamentale invece per la
[25:33] Speaker 2: rielaborazione delle emozioni, amplifica dei circuiti di autobiografia, sistema, tra virgolette,
[25:43] Speaker 2: mette insieme la parte cognitiva con la parte emotiva. E
[25:48] Speaker 2: questo è un problema. Nel senso che il nostro scrollare,
[25:53] Speaker 2: il nostro non avere momenti di vuoto produttivo, produttivo a
[25:56] Speaker 2: livello celebrale, riduce l'attenzione, riduce il controllo delle emozioni. Sì.
[26:05] Speaker 2: E non fa riposare il cervello. Anche l'utilizzo dello smartphone
[26:10] Speaker 2: che molti adulti e molti adolescenti hanno prima di andare
[26:14] Speaker 2: a letto. La luce blu. Certo. quello scompensa un po'
[26:20] Speaker 2: la melatonina, per cui il ciclo del sonno velio è
[26:24] Speaker 2: meno disturbato. Qui ci sono tutta una serie di cose
[26:27] Speaker 2: che questa ipertecnologia sta cambiando nella nostra anche neuroplasticità. Sono
[26:35] Speaker 2: abitudini che vanno cambiate.
[26:37] Speaker 5: Secondo te siamo in una sorta di far west ancora
[26:41] Speaker 5: in questo momento in cui le regole sono ancora da
[26:45] Speaker 5: arrivare chi tenta di applicarle o di inserirle, magari sbaglia,
[26:50] Speaker 5: magari esagera, magari, come succede in Europa, magari vanno riformulate,
[26:55] Speaker 5: adattate alla situazione, chi invece non ne vuole sapere, come
[26:58] Speaker 5: altri paesi e come ben sappiamo. Quindi è un passaggio,
[27:03] Speaker 5: lo vedi come un momento di transito, ma ci arriveremo,
[27:08] Speaker 5: perché la potenza che hanno ovviamente i player, i grandi
[27:12] Speaker 5: produttori di questi strumenti, ma anche di chi... si arricchisce
[27:18] Speaker 5: sulla nostra attenzione
[27:21] Speaker 2: mi piace pensare che sia un momento di appunto soglia
[27:25] Speaker 2: un momento in cui è necessario che il nostro pensiero
[27:30] Speaker 2: la nostra riflessione sia capace di trovare delle soluzioni delle
[27:35] Speaker 2: proposte è un momento di passaggio cioè dobbiamo fermare questa
[27:42] Speaker 2: accelerazione nel senso che dobbiamo fermare la tecnologia non è
[27:45] Speaker 2: questo il senso ovviamente ma dobbiamo fermare noi stessi nella
[27:50] Speaker 2: riflessione di quello che stiamo facendo. Un mio amico giornalista
[27:55] Speaker 2: un giorno mi ha detto ma sai, quando hanno inventato
[27:59] Speaker 2: le macchine, gli automobili, in Inghilterra è stata creata la
[28:06] Speaker 2: red flag, cioè queste bandiere rosse che venivano sventolate davanti
[28:12] Speaker 2: a questi primi automobili In realtà queste bandiere rosse servivano per...
[28:17] Speaker 2: C'era proprio un tizio che camminava davanti alle automobili facendo
[28:20] Speaker 2: così con la bandiera rossa, non tanto per avvertire che
[28:25] Speaker 2: arrivava la macchina, ma per salvaguardare le carrozze con i
[28:29] Speaker 2: cavalli che ancora giravano insieme alle prime automobili. Questo meccanismo
[28:38] Speaker 2: era un meccanismo che in realtà è nato per proteggere
[28:41] Speaker 2: il vecchio sistema, quello delle carrozze, no? da lì poi
[28:47] Speaker 2: c'è stato un codice stradale dopo abbiamo creato tutta una
[28:50] Speaker 2: serie la patente, tutta una serie di regolamentazioni che avrebbero
[28:55] Speaker 2: e cercano di tutelare chi usa la macchina all'interno del
[29:01] Speaker 2: nostro sistema umano la stessa cosa dovrebbe essere fatta con
[29:07] Speaker 2: le tecnologie un sistema di regole che ci aiuti a
[29:11] Speaker 2: utilizzare Questi che non sono più strumenti, questo non lo
[29:16] Speaker 2: dico solo io, ormai lo stiamo dicendo un po' tutti,
[29:20] Speaker 2: sono sistemi habitat. Lo smartphone, l'internet, tutto ormai è un habitat.
[29:26] Speaker 2: Noi siamo, come dicevo all'inizio del nostro dialogo, è un
[29:31] Speaker 2: habitat che deve avere delle regole. In particolare per chi
[29:36] Speaker 2: è più giovane. Se tu dai un smartphone a un
[29:41] Speaker 2: bambino di tre anni tu stai facendo una scelta evolutiva
[29:45] Speaker 2: stai dicendo a questo bambino che stai introducendolo in un
[29:48] Speaker 2: habitat in cui il suo cervello non è ancora pronto
[29:54] Speaker 2: per quel tipo di habitat Ed è una scelta biologica
[29:59] Speaker 2: evolutiva se tu glielo dai in mano. Non è solo educativa.
[30:04] Speaker 2: Il cervello deve essere pronto. E tra l'altro, fammi aprire anche,
[30:08] Speaker 2: chiudo questa parentesi, e cerco di dirlo anche nel saggio
[30:11] Speaker 2: questa cosa, il nostro cervello globalmente è ancora paleolitico. Cioè,
[30:17] Speaker 2: dei meccanismi primari, il bisogno di riconoscimento, di identità, il
[30:21] Speaker 2: meccanismo di ricompensa... la nostra risposta a determinati stimoli esterni
[30:28] Speaker 2: è ancora quella roba lì perché ci ha messo almeno
[30:32] Speaker 2: 3 milioni di anni per diventare quello che è diventato
[30:35] Speaker 2: il nostro cervello per cui la parte sottocorticale è ancora
[30:39] Speaker 2: quella scimmia antropomorfa è ancora i cacciatori e raccoglitori dall'erectus
[30:45] Speaker 2: al sapiens questi meccanismi non cambiano in 30 anni
[30:53] Speaker 5: ma neanche in migliaia
[30:56] Speaker 2: Cambia l'epigenetica, ci può essere la neuroplasticità celebrale, che è
[31:00] Speaker 2: una delle scoperte più recenti che abbiamo fatto. Ma quei
[31:04] Speaker 2: meccanismi lì sono duri a morire. Ma questo, dall'altra parte,
[31:09] Speaker 2: ci dà la possibilità di allora poter non pensare a
[31:15] Speaker 2: queste ipertecnologie in cui siamo immersi come un destino. Esatto.
[31:20] Speaker 2: E questo è importante. Pensare che l'epigenetica, E la nostra
[31:25] Speaker 2: neuroplasticità può essere riadattata. Come può abituarsi all'ipertecnologia, come può
[31:32] Speaker 2: essere anche però tutelata. E questa è la cosa fantastica
[31:37] Speaker 2: dell'essere umano. Per tornare alla chiappa fantastica che mi ha affascinato.
[31:43] Speaker 2: Cioè la mente umana è una cosa... è meravigliosa ha
[31:49] Speaker 2: un sistema di attività noi non è che ci siamo
[31:52] Speaker 2: voluti perché siamo i più forti siamo una scimea nuda
[31:55] Speaker 2: come diceva Morris siamo una scimea nuda però con un
[32:01] Speaker 2: potere celebrale grandi poteri e grandi responsabilità come diceva la
[32:06] Speaker 2: Marvel l'uomo ragno quindi dobbiamo riuscire a trovare un equilibrio
[32:13] Speaker 2: tra questi grandi poteri ma anche le grandi responsabilità sapendo
[32:18] Speaker 2: che abbiamo un cervello estremamente adattabile e non solo in
[32:22] Speaker 2: età evolutiva ma anche in età adulta.
[32:25] Speaker 5: Tu nel libro citi dei romanzi dell'Ottocento, dei classici naturalmente
[32:29] Speaker 5: l'ottor Jacky e Mr. Hyde quindi Stevenson, Dorian Gray Oscar Wilde,
[32:33] Speaker 5: sono libri straordinari per spiegare qualcosa, un conflitto narcisistico come dici,
[32:42] Speaker 5: il tentativo di di togliere, di separare da sé le
[32:47] Speaker 5: cose non accettabili il male appunto il dottor Jack e
[32:54] Speaker 5: il mister Hyde lo specchio di Dorian Gray questi romanzi
[33:01] Speaker 5: parlano di noi scritti appunto più di 100-150 anni fa
[33:06] Speaker 5: in modo più diretto di quanto sembri sì Come si
[33:12] Speaker 5: manifesta oggi nella vita contemporanea questo doppio che sfugge di
[33:17] Speaker 5: mano
[33:21] Speaker 2: Come dicevo prima, l'uomo è un narcisista di base biologicamente
[33:27] Speaker 2: perché è nato dalle tribù, da piccole tribù in cui
[33:30] Speaker 2: il riconoscimento dell'altro, cioè del gruppo, era fondamentale. Quindi l'identità
[33:36] Speaker 2: si costruisce in base anche al giudizio del gruppo. per
[33:41] Speaker 2: quello il cervello paleolitico noi ancora abbiamo bisogno dell'occhio dell'altro
[33:46] Speaker 2: che ci definisca ma nello stesso tempo può anche distruggerci
[33:50] Speaker 2: l'occhio dell'altro tutti questi grandi romanzi in realtà ci mostrano
[33:58] Speaker 2: quello che è successo poi in maniera molto eclatante dal
[34:02] Speaker 2: novecento in poi per quello è importante avere sempre dietro
[34:07] Speaker 2: la storia ricordarci il contesto storico, culturale Noi veniamo fuori
[34:11] Speaker 2: dal XX secolo in cui ci sono state le più
[34:15] Speaker 2: grandi guerre, le due guerre mondiali. Con tutto quello che
[34:19] Speaker 2: è successo, le grandi narrazioni che ci hanno accompagnato fino all'Ottocento,
[34:25] Speaker 2: fino all'alba del Novecento, sono state scaramentate e polverizzate dalla
[34:31] Speaker 2: crisi dell'Occidente che ha perso i grandi ideali. la banalità
[34:37] Speaker 2: del male, come diceva, ha distrutto quegli ideali illuministici dell'uomo
[34:44] Speaker 2: occidentale come l'uomo evoluto. Ci siamo distrutti e abbiamo creato
[34:49] Speaker 2: i peggiori crimini dell'epoca moderna. Questo ha creato davvero una
[34:56] Speaker 2: crisi narcisistica in cui queste vecchie narrazioni che in qualche
[35:01] Speaker 2: modo le religioni politiche, sociali, che tenevano insieme la nostra identità,
[35:08] Speaker 2: in particolare occidentale, sono state portate via e hanno portato
[35:17] Speaker 2: a quel processo di ricerca di una nuova identità collettiva
[35:21] Speaker 2: e individuale riempitiva di quelle narrazioni che non c'erano più.
[35:28] Speaker 2: Già Debord parlava negli anni 60 della società dello spettacolo, no?
[35:35] Speaker 2: Negli anni 60 è arrivata la televisione. Questo ha portato
[35:39] Speaker 2: tutto un processo di individualizzazione molto forte attraverso le immagini,
[35:44] Speaker 2: le prime televisioni che hanno portato questa possibilità di esposizione
[35:48] Speaker 2: di sé, il sé performante. E nello stesso tempo, già Lasch,
[35:54] Speaker 2: pochi anni dopo... ha parlato della società del narcisismo, la
[35:58] Speaker 2: cultura del narcisismo, in cui questa iperesposizione di sé, questa
[36:05] Speaker 2: responsabilità di diventare qualcuno, qualcosa, a fronte di una mancanza
[36:10] Speaker 2: però di contenitori sociali, culturali e religiosi che non c'erano più.
[36:15] Speaker 2: Questo ha creato questo gap tra ciò che si cercava
[36:20] Speaker 2: di diventare e una mancanza di... contenitori rigidi in cui
[36:27] Speaker 2: mettere questo tipo di identità il 68 ha spazzato via
[36:32] Speaker 2: giustamente ma nello stesso tempo ha creato anche dei vuoti
[36:35] Speaker 2: come sempre con l'arrivo poi della tecnologia che in 30
[36:40] Speaker 2: anni è stata velocissima questa crisi è stata amplificata perché
[36:46] Speaker 2: la tecnologia soprattutto quella di internet con tutta la velocità
[36:52] Speaker 2: che è innescata ha portato a una frammentazione del sé,
[36:56] Speaker 2: perché utilizza tutta una serie di meccanismi in cui l'individualità
[37:03] Speaker 2: viene iperesposta. Ognuno di noi, è la prima volta anche
[37:07] Speaker 2: qua della storia in cui ognuno di noi può dire
[37:10] Speaker 2: qualcosa che migliori di persone possono sapere. La comunicazione istantanea è...
[37:18] Speaker 2: entanglement come dice la fisica quantistica cioè tu fai una
[37:22] Speaker 2: cosa subito dopo una particella risponde una persona risponde e
[37:28] Speaker 2: questo sempre per usare la fisica quantistica ha creato anche
[37:33] Speaker 2: quella sovrapposizione di stati il fatto che ognuno di noi
[37:39] Speaker 2: può essere qualunque cosa in ogni momento della sua vita
[37:45] Speaker 2: ha una responsabilità illimitata di poter essere quello che vuole
[37:49] Speaker 2: sulla carta perché la tecnologia permette tutta una serie di
[37:55] Speaker 2: accessi di identità Bowman con la società liquida ne aveva
[38:03] Speaker 2: già parlato anche lui la fluidità di tutto ciò che
[38:09] Speaker 2: la tecnologia porta in ogni momento della nostra vita, frammenta
[38:17] Speaker 2: un senso di identità che invece ha bisogno di tempi lunghi,
[38:20] Speaker 2: di attenzione condivisa, di rapporto corporeo. Lancini in uno dei
[38:26] Speaker 2: suoi ultimi interventi parlava della crisi della corporeità. Siamo talmente
[38:31] Speaker 2: abituati a avere relazioni a distanza, che stiamo perdendo... Proprio
[38:39] Speaker 2: la consapevolezza del corpo, l'importanza del corpo
[38:43] Speaker 2: C'è uno studio molto bello del 2023 americano che dimostra
[38:48] Speaker 2: come relazioni fisiche che scatenano l'ossitocina e la vasopressina, che
[38:52] Speaker 2: sono gli ormoni dell'affiliazione e consolidano le relazioni, per esempio
[38:59] Speaker 2: non vengono prodotti in relazione a distanza. Anche se cognitivamente
[39:05] Speaker 2: tu ti senti legato a quella persona che vedi a distanza,
[39:08] Speaker 2: dal punto di vista biologico non lo produci. Quindi è
[39:12] Speaker 2: più cognitivo che cognitivo emotivo. Per cui l'essere consapevole di,
[39:21] Speaker 2: ritornando a dove stiamo andando, è fondamentale. Rischiamo davvero di
[39:25] Speaker 2: perdere delle caratteristiche umane che sono nostre, da 3 milioni
[39:30] Speaker 2: di anni.
[39:31] Speaker 5: C'è una storia che tu racconti di un paziente che
[39:35] Speaker 5: ha organizzato tutta la sua vita per adattarsi all'immagine degli
[39:40] Speaker 5: altri o che gli altri si aspettavano da lui finché
[39:45] Speaker 5: cosa è successo? È un
[39:47] Speaker 2: paziente che apparentemente molto funzionante lavoro molto gratificante economicamente anche
[39:55] Speaker 2: gratificante che si innamora di questa straniera molto bella lui
[40:01] Speaker 2: molto simpatico e meno bello mettiamola così un tipo un
[40:07] Speaker 2: tipo si innamora di questa ragazza straniera bellissima e a
[40:13] Speaker 2: un certo punto lei incomincia a chiedergli figli E lui
[40:20] Speaker 2: viene da me perché in realtà lui questi figli non
[40:22] Speaker 2: li vuole. Quello che io cerco di fargli capire è
[40:28] Speaker 2: che sono tre parole. Non voglio figli. Lui non riusciva
[40:32] Speaker 2: a dirglielo questa parte. Ma perché in realtà dentro di
[40:35] Speaker 2: sé non sapeva neanche cosa desiderare. Il suo punto di
[40:40] Speaker 2: vista era io non posso dirglielo. perché sennò crollerebbe tutto
[40:45] Speaker 2: quello che abbiamo costruito insieme. E allora cosa ha fatto?
[40:48] Speaker 2: Ha incominciato a ingrassare. È diventato un obeso. Un obeso.
[40:54] Speaker 2: A quel punto lei l'ha lasciato, è stata lei a
[40:57] Speaker 2: decidere di lasciarlo, perché non voleva, come poi mi ha
[41:01] Speaker 2: detto il paziente, non voleva vederlo uccidersi di cibo. Allora,
[41:06] Speaker 2: questo caso era un po' per rappresentare quello che sta
[41:09] Speaker 2: succedendo adesso, che... piuttosto che riuscire a esprimere i propri
[41:13] Speaker 2: desideri e ancor prima capire i propri desideri profondi nella
[41:18] Speaker 2: società di oggi piuttosto somatizziamo cioè piuttosto lavoriamo sul fisico
[41:25] Speaker 2: o roviniamo il nostro fisico perché è più socialmente compatibile
[41:29] Speaker 2: questa parte qua piuttosto che portare fuori dei desideri profondi
[41:34] Speaker 2: che a volte non neanche appunto sappiamo l'umanità ha sempre
[41:39] Speaker 2: sofferto Non è che soffriamo di più oggi e soffriamo meno.
[41:43] Speaker 2: La differenza nella società di oggi postmoderna è che è
[41:48] Speaker 2: più difficile capire perché soffriamo. Molti di noi sono molto funzionanti,
[41:54] Speaker 2: io ne vedo parecchi nella mia professione. Persone che sono
[41:58] Speaker 2: iper funzionanti sembrano avere tutto, eppure si sentono vuoti. Anche
[42:03] Speaker 2: qua il concetto di antropomorto. Biologicamente vivi, ma svuotati dentro.
[42:08] Speaker 2: Infatti quello che sta emergendo, l'anno scorso o l'anno prima,
[42:15] Speaker 2: è diventato un best seller, il libro Generazione Ansiosa. È
[42:19] Speaker 2: stato un best seller mondiale, no? In cui si dice
[42:22] Speaker 2: che insomma siamo una generazione di ansiosi. A mio parere
[42:28] Speaker 2: siamo in realtà una generazione di ansiosi perché è un
[42:32] Speaker 2: travestimento ansioso il nostro sotto. C'è una depressione narcisistica, cioè
[42:37] Speaker 2: noi non sappiamo più chi siamo. E neanche perché soffriamo.
[42:45] Speaker 2: La parte ansiosa è un travestimento che noi abbiamo che
[42:50] Speaker 2: è funzionale a non sentire questo vuoto, questo buco narcisistico.
[42:54] Speaker 2: Per cui funzioniamo, magari funzioniamo molto bene all'esterno e l'ansia
[43:01] Speaker 2: in qualche modo copre invece quella parte di buco di
[43:06] Speaker 2: mancanza di coesione interna che invece caratterizza che può essere
[43:14] Speaker 2: bypassata quando una persona sa quello che vuole certo
[43:20] Speaker 5: c'è un aspetto di cui ti occupi parlavi adesso di
[43:24] Speaker 5: depressione il fatto che noi siamo anche in contatto con
[43:29] Speaker 5: tutti con tutto in qualunque momento possiamo parlare eppure non
[43:33] Speaker 5: siamo mai stati così Quindi c'è una relazione tra questa
[43:38] Speaker 5: iperconnessione e la depressione?
[43:41] Speaker 2: Sì, nel senso che l'essere tanto connessi, quello che dicevo
[43:45] Speaker 5: prima
[43:45] Speaker 2: l'essere tanto connessi che poi tra l'altro è come costruire
[43:49] Speaker 2: una nuova tribù
[43:52] Speaker 2: è la nuova tribù digitale, ma dal whatsapp dei gruppi
[43:56] Speaker 2: di classe al... Tribù digitali polarizzate su qualche argomento piuttosto
[44:04] Speaker 2: che su identità eccetera. Sono le nuove tribù in cui
[44:09] Speaker 2: però la mancanza non solo dell'aspetto fisico, quello che dicevo
[44:13] Speaker 2: prima l'ossitocina, l'osopressina, non permette un reale rapporto tra persone
[44:21] Speaker 2: con una velocità e l'attivazione di bias il nostro cervello
[44:28] Speaker 2: è un meccanismo di distorsione noi cerchiamo tutte quelle tribù
[44:34] Speaker 2: che continuano a confermare quello in cui noi crediamo l'essere
[44:38] Speaker 2: umano è fatto per trovare una coerenza interna non la
[44:40] Speaker 2: verità
[44:41] Speaker 5: esattamente
[44:42] Speaker 2: e questo è un punto fondamentale che ci dimentichiamo per
[44:45] Speaker 2: cui questo accesso a un sacco di tribù digitali a
[44:49] Speaker 2: un sacco di informazioni che sono comunque guidate da algoritmi sotterranei, nascosti,
[44:58] Speaker 2: che alla fine ci mostrano sempre quello che noi vogliamo.
[45:00] Speaker 2: Per cui alla fine continuiamo a confermare quello in cui
[45:04] Speaker 2: noi crediamo. E questo ci fa sentire da una parte
[45:09] Speaker 2: coesi internamente e cognitivamente. Nel senso, io credo in una cosa,
[45:13] Speaker 2: questo attributo digitale, questo algoritmo continua a mostrarmi questa cosa,
[45:17] Speaker 2: allora ho ragione e confermo. Nello stesso tempo però, la
[45:21] Speaker 2: mancanza di limite, di conflitto, di relazione reale con qualcun
[45:25] Speaker 2: altro che ci può far cambiare idea, ci rende sempre
[45:31] Speaker 2: più soli dal punto di vista di relazione complessa. Perché
[45:38] Speaker 2: tutto continua a essere ordinato. Anche qua l'hai capito che
[45:47] Speaker 2: mi piace la fisica. Sì
[45:49] Speaker 5: sì, infatti
[45:50] Speaker 2: me lo
[45:50] Speaker 5: dicevi.
[45:53] Speaker 2: il disordine faccio un passo indietro la freccia del tempo
[45:59] Speaker 2: ormai noi abbiamo capito la fisica quantistica, ce l'ha dimostrato
[46:02] Speaker 2: l'ultimo libro anche di Rovelli anche quelli precedenti, Elgoland l'ordine
[46:07] Speaker 2: del tempo sta dimostrando che Noi sentiamo il tempo lineare
[46:13] Speaker 2: con un passato e un futuro perché tutto dipende dall'entropia.
[46:17] Speaker 2: Siamo sistemi dissipativi per cui andiamo verso il disordine e
[46:23] Speaker 2: questo ci dà una linea del tempo. E il calore,
[46:27] Speaker 2: la legge della termodinamica che ci porta da un sistema
[46:32] Speaker 2: ordinato a un sistema non ordinato. E questo anche nel
[46:36] Speaker 2: nostro piccolo è così. Cioè noi tendiamo all'ordine perché la
[46:41] Speaker 2: nostra mente ha bisogno di coerenza interna. Ma nello stesso
[46:45] Speaker 2: tempo siamo un sistema dissipativo in cui il disordine ci
[46:49] Speaker 2: serve per metterci alla prova le cadute che dicevo prima.
[46:53] Speaker 2: Se il nostro percorso di vita, di identità, non ha
[46:56] Speaker 2: delle cadute, delle frustrazioni controllate, non ci porta a metterci
[47:02] Speaker 2: alla prova, è come se fermassimo il tempo. È come
[47:06] Speaker 2: se fossimo sempre in un sistema ordinato in cui tutto
[47:10] Speaker 2: scorre uguale, anzi non scorre più. Si ferma. E noi
[47:15] Speaker 2: non evolviamo dal punto di vista individuale. Rimaniamo fermi. Non
[47:21] Speaker 2: impariamo niente. Alla fine è l'effetto Dunning- Kruger. Siamo convinti di
[47:26] Speaker 2: sapere molto, ma non
[47:28] Speaker 5: sappiamo nulla. Assolutamente. Senti, se tu potessi parlare adesso con
[47:33] Speaker 5: chi ci sta ascoltando direttamente uno a uno nel tuo ruolo,
[47:39] Speaker 5: che cosa diresti? Perché tutti quanti hanno in mano, chi
[47:43] Speaker 5: più chi meno, questo strumento che risucchia la nostra attenzione
[47:50] Speaker 5: e lo fa in una maniera ininterrotta. Che cosa diresti?
[47:55] Speaker 5: Fai finta proprio di parlare soprattutto i genitori più che
[47:59] Speaker 5: magari i ragazzi che si trovano a vivere in questo
[48:02] Speaker 5: mondo che non hanno chiesto che cosa gli diresti?
[48:07] Speaker 2: che forse per sfuggire all'antropomortismo cioè la perdita di quella
[48:13] Speaker 2: parte umana che è così fondamentale per noi mi viene
[48:17] Speaker 2: in mente immagino dunque sono che è un po' la
[48:20] Speaker 2: risposta al cogito cartesiano cioè permettiamoci di immaginare cioè utilizzare
[48:25] Speaker 2: quella rete neurale che ci permette di lasciare libera la mente,
[48:31] Speaker 2: la creatività. Questa è la parte più bella e più
[48:36] Speaker 2: specifica dell'essere umano, più concretamente, anche per i nostri figli.
[48:43] Speaker 2: La possibilità di disconnetterci, utilizzare in maniera... Per esempio lo
[48:50] Speaker 2: smartphone solo quando ne abbiamo bisogno per comunicare ma poi
[48:55] Speaker 2: ci deve essere una parte relazionale non virtuale che dobbiamo applicare.
[49:00] Speaker 2: Per cui posso usarlo per la messaggistica ma poi vado
[49:04] Speaker 2: all'ipercop con il mio amico a bere un caffè. Non
[49:08] Speaker 2: studiare per esempio con lo smartphone sempre vicino. perché comunque
[49:13] Speaker 2: il meccanismo automatico di prenderlo e guardare la notifica attiva
[49:19] Speaker 2: tutta una serie di... di attenzione dislocata che non ci
[49:21] Speaker 2: permette di concentrarci su quello che stiamo facendo non avere
[49:25] Speaker 2: il cellulare vicino al letto ma sembrano delle banalità però
[49:31] Speaker 2: sono abitudini che vanno a infilarsi dentro alla nostra vita
[49:37] Speaker 2: e ci distraggono ci portano via ci impediscono di magari
[49:41] Speaker 2: piuttosto che scrollare il cellulare leggere un libro o semplicemente
[49:45] Speaker 2: guardare il muro e immaginare cosa dobbiamo fare domani certo
[49:52] Speaker 2: tenere cercare di far diventare questi habitat un pochettino anche
[49:59] Speaker 2: degli strumenti che è diverso lo strumento si può appoggiare
[50:03] Speaker 2: l'habitat ci immerge
[50:05] Speaker 3: poi
[50:09] Speaker 2: è vero che l'altra cosa che mi interessa un po'
[50:14] Speaker 2: passare anche in questo libro è che dobbiamo anche renderci
[50:18] Speaker 2: conto ne parlo poi anche sulla parte educativa sulla parte
[50:25] Speaker 2: del dire no cioè anche dire no adesso partendo dalla
[50:28] Speaker 2: tecnologia ma poi allargando dire no al proprio figlio rispetto
[50:31] Speaker 2: all'uso di cellulari playstation tutto ciò che è piattaforma anche
[50:36] Speaker 2: l'utilizzo dei social dopo i 16 anni e non prima
[50:39] Speaker 2: per esempio sono tutti quei no che incominciano a mancare
[50:46] Speaker 2: perché veniamo da generazione anche qua tornando dietro al novecento
[50:51] Speaker 2: prima era importante Che i nostri figli fossero bravi. Io
[50:55] Speaker 2: sono cresciuta così. I miei genitori volevano che noi fossimo bravi.
[50:59] Speaker 2: Adesso è diventato, proprio per questa cultura, questa crisi narcisistica
[51:04] Speaker 2: che viene amplificata dall'ipertecnologia, il figlio felice. Perché il figlio
[51:12] Speaker 2: deve essere felice? Il figlio può essere sereno, sicuramente... aiutato
[51:17] Speaker 2: dagli altri ma non è che deve essere felice per
[51:19] Speaker 2: forza anche qua l'emotività che è più importante della parte
[51:26] Speaker 2: di frustrazione tutti anche dei riti di passaggio che prima
[51:33] Speaker 2: erano riti di passaggio sono diventati eventi tutto viene spettacolarizzato
[51:40] Speaker 2: se è emotivo allora è vero c'è questa cultura della
[51:47] Speaker 2: dell'emotività prima di tutto ma lo si vede in tutti
[51:51] Speaker 2: i campi invece bisogna un po' riflettere sul fatto che
[51:56] Speaker 2: c'è un pensiero critico che dobbiamo esercitare quindi ai nostri
[51:59] Speaker 2: ragazzi insegnare anche il pensiero critico non è che se
[52:02] Speaker 2: una cosa è emotivamente reattiva per noi vuol dire che
[52:10] Speaker 2: è vera questa è un'altra cosa che stanno sfruttando molto
[52:16] Speaker 2: i social e tutti quelli che utilizzano i social. Per
[52:24] Speaker 2: cui il messaggio è un po' immaginiamo perché siamo e
[52:28] Speaker 2: nello stesso tempo rieduchiamo le nostre giovani generazioni ad avere
[52:34] Speaker 2: dei limiti. Tolerando anche noi... Che loro possono anche soffrire
[52:40] Speaker 2: perché questi limiti ci sono.
[52:42] Speaker 5: C'è stato nel tuo percorso un certo punto, un romanzo
[52:45] Speaker 5: che hai letto, un film, qualcosa che ti ha fatto
[52:50] Speaker 5: accendere una lampadina che ti ha fatto pensare potrebbe essere
[52:54] Speaker 5: interessante andare per questa strada e quindi seguire e studiare
[52:57] Speaker 5: come funziona la mente.
[52:59] Speaker 2: Allora, più che... Che
[53:01] Speaker 5: magari possiamo consigliare a chi ci guarda e che scoprirà
[53:03] Speaker 5: magari un nuovo percorso.
[53:05] Speaker 2: Ma ce ne sono stati tanti, non ce n'è stato uno.
[53:10] Speaker 2: Sembra banalissimo. A me è piaciuto tantissimo Jung. Io ho
[53:13] Speaker 2: incominciato a leggere Jung. All'Iceo, ho fatto l'Iceo Classico. Ed
[53:18] Speaker 2: è stata la mia professoressa di filosofia che mi ha detto...
[53:24] Speaker 2: Ma a te che piacciono tutte le cose un po'...
[53:28] Speaker 2: diciamo mitologiche un po' particolari, il mistero, le citi un
[53:32] Speaker 2: po' Jung. E io mi sono letta tutto Jung. Tutto? Sì, tutto.
[53:39] Speaker 2: In cinque anni, eh? Però me lo sono letto tutto
[53:43] Speaker 2: e mi ha affascinato tantissimo. E dall'altra parte però, pur
[53:47] Speaker 2: avendo fatto il classico, e pur non essendo mai stato
[53:50] Speaker 2: una cima in matematica... tutta la parte di fisica, chimica,
[53:54] Speaker 2: tutte le neuro... le stemme, come si chiamano adesso, ma
[53:56] Speaker 2: sempre molto affascinato. Dal punto di vista anche filosofico, non
[54:01] Speaker 2: solo concreto. Per cui alla fine la naturale conseguenza è
[54:08] Speaker 2: stato un po' questo eclettismo di letture varie. Diciamo che
[54:11] Speaker 2: è partito tutto da Jung. Dalle acchiappa fantasmi prima, prima,
[54:16] Speaker 5: poi da Jung, dopo. Siamo arrivati all'ultima domanda. Tu vedi,
[54:22] Speaker 5: qui abbiamo una mystery box, è una scatola misteriosa.
[54:26] Speaker 2: Sembra quella di Schrödinger, c'è dentro un gatto vivo e morto. Allora,
[54:30] Speaker 5: in effetti questa scatola
[54:31] Speaker 2: è
[54:31] Speaker 5: chiusa, noi
[54:32] Speaker 2: non
[54:32] Speaker 5: sappiamo cosa c'è dentro, non l'abbiamo
[54:34] Speaker 2: mai aperta
[54:35] Speaker 5: non l'apriremo, però tu fai finta che qui dentro ci
[54:39] Speaker 5: sia in qualche modo... la risposta a un interrogativo che
[54:42] Speaker 5: tu ti poni una domanda su cui ti interroghi un
[54:46] Speaker 5: dilemma qualcosa di cui vorresti proprio conoscere la risposta poi
[54:49] Speaker 5: fin da che qui dentro ci sia quella risposta qual
[54:54] Speaker 5: è la domanda a cui tu vorresti trovare quella risposta?
[54:58] Speaker 5: qual è
[54:58] Speaker 2: il nostro futuro? questo vorrei sapere cosa ci aspetta ma
[55:06] Speaker 2: non tanto perché sono solo curiosa perché sono preoccupata in
[55:11] Speaker 2: senso proprio etimologico del termine perché vorrei occuparmene prima io
[55:15] Speaker 2: insieme a tanti altri adulti che fanno il nostro mestiere
[55:20] Speaker 2: o meno il sapere cosa ci aspetta e questo la
[55:24] Speaker 2: scienza ci può aiutare perché è previsionale la scienza anche
[55:29] Speaker 2: se lì ci fosse la risposta forse potremmo già agire
[55:32] Speaker 2: in maniera più concreta adesso
[55:36] Speaker 5: e allora la seconda domanda è Ammesso che qui dentro
[55:38] Speaker 5: ci sia quella risposta che ti dice che cosa succederà.
[55:42] Speaker 5: Una scatola così, tu la apriresti o preferiresti scoprire strada
[55:47] Speaker 5: facendo oppure magari vedere che cosa succede? Che domanda difficile
[55:52] Speaker 2: La domanda della sfinge. Non lo so. Anche qua mi
[55:59] Speaker 2: lascio in sovrapposizione di stato, non scelgo. Non lo so. Eh...
[56:05] Speaker 2: Diciamo adesso potrei aspettare, perché comunque si sta lavorando insieme
[56:12] Speaker 2: per sapere cosa ci aspetta il futuro. Se le cose
[56:16] Speaker 2: non vanno benissimo, la scatola me la porto a casa
[56:18] Speaker 2: e tra magari dieci anni me la apro. Grazie Olivia
[56:22] Speaker 2: per
[56:22] Speaker 5: essere
[56:24] Speaker 2: stata con noi. Grazie a te,
[56:25] Speaker 5: è stato
[56:25] Speaker 2: molto piacevole.

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