# La crisi del 2007 e le sue conseguenze

An episode of [Dentro alla storia](https://invisiblenetwork.ai/podcast/1552890064), 28 Oct 2026, 22 min.

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## Transcript

[0:00] Speaker 2: Nella scorsa puntata abbiamo cominciato a vedere insieme la grande
[0:03] Speaker 2: recessione del 2007, l'ultima grande crisi economica globale che ricordiamo
[0:09] Speaker 2: purtroppo fin troppo bene e che ha lasciato strascichi lunghi,
[0:14] Speaker 2: di lunga durata anche sull'Italia. Oggi le cose globalmente a
[0:18] Speaker 2: livello di macroindicatori vanno un po' meglio, però siamo nel
[0:22] Speaker 2: ben mezzo di una grande problematica legata all'inflazione, legata al carovita,
[0:27] Speaker 2: legata ad altri problemi che partono dall'economia stavolta partono per
[0:32] Speaker 2: la verità anche dalle guerre e poi ci investono ma
[0:35] Speaker 2: forse per capire meglio quello che accade oggi dobbiamo appunto
[0:38] Speaker 2: come sempre facciamo a tornare un po indietro andare a
[0:40] Speaker 2: vedere a cosa è accaduto in anni a volte lontani
[0:43] Speaker 2: a volte anche vicini per questo la crisi del 2007
[0:46] Speaker 2: riveste un particolare interesse diventa importante da capire da comprendere
[0:50] Speaker 2: ma capire anche poi come messo il capitalismo globale di
[0:54] Speaker 2: oggi il capitalismo finanziario di oggi L'altra volta abbiamo iniziato,
[0:58] Speaker 2: oggi continuiamo, perché dopo aver visto le cause principali dello
[1:01] Speaker 2: scoppio di quella crisi, dovremo capire anche come si è
[1:04] Speaker 2: reagito a quella crisi a livello anche ideale, le idee
[1:07] Speaker 2: su capitalismo e poi le reazioni politiche, quali misure furono prese,
[1:11] Speaker 2: se funzionarono e fino a che misura. Cominciamo come sempre,
[1:15] Speaker 2: subito dopo la sigla. Dentro la storia un podcast di
[1:26] Speaker 2: Ermanno Scripp Ferretti. 412° puntata. La crisi del 2007 e
[1:34] Speaker 2: le sue conseguenze. Eccoci qui cari amici, ben trovati di
[1:40] Speaker 2: nuovo insieme per circa 20 minuti o poco di più
[1:42] Speaker 2: per parlare di storia, ma soprattutto di storia economica, di
[1:45] Speaker 2: storia poi economica recentissima, perché oggi, come già l'altra volta,
[1:49] Speaker 2: affronteremo temi vicini che risalgono da neppure 20 anni fa
[1:55] Speaker 2: e che anzi sembrano accaduti proprio ieri, per chi almeno
[1:58] Speaker 2: ha la mia età e il tempo da una certa
[2:00] Speaker 2: età in poi fugge via molto velocemente, così appunto eventi
[2:03] Speaker 2: di un ventennio fa ci sembrano accaduti davvero da un
[2:08] Speaker 2: soffio di fiato. Cosa accadde? Abbiamo già detto l'altra volta
[2:12] Speaker 2: che ci fu una grande crisi legata soprattutto ai mutui subprime,
[2:17] Speaker 2: una serie di mutui che erano stati concessi senza troppe
[2:20] Speaker 2: garantie da diversi istituti di credito americani, sui quali poi
[2:24] Speaker 2: su questi mutui si erano creati dei prodotti finanziari che
[2:27] Speaker 2: avevano avuto una larga diffusione nel mercato americano, ma appunto,
[2:31] Speaker 2: essendo basati su un prodotto che era fragile di per sé,
[2:34] Speaker 2: divennero a loro volta molto molto fragili. E a un
[2:37] Speaker 2: certo punto tutta questa grande fragilità scoppiò, i nodi vennero
[2:41] Speaker 2: al pettine e quindi quel sistema che si era andato
[2:45] Speaker 2: crescendo e sviluppando, in realtà su basi molto friabili, a
[2:48] Speaker 2: un certo punto crollò. Questo ebbe ovviamente delle reazioni, delle problematiche,
[2:55] Speaker 2: le banche andarono soprattutto in crisi perché erano le banche
[2:57] Speaker 2: che erano particolarmente esposte da questo punto di vista, qualche
[3:01] Speaker 2: Stato iniziò a salvare queste banche ma questo creò ulteriormente
[3:04] Speaker 2: malcontento perché l'impressione che ebbero alcune frange anche piuttosto larghe
[3:09] Speaker 2: della popolazione era che gli Stati proteggessero le banche e
[3:12] Speaker 2: non i risparmiatori, non le classi più umili. In realtà
[3:16] Speaker 2: poi il meccanismo era molto collegato perché far cadere le
[3:19] Speaker 2: banche non voleva dire solo danneggiare ovviamente i banchieri ma
[3:21] Speaker 2: anche le classi umili di conseguenza. Ma in ogni caso
[3:24] Speaker 2: ci fu questo scompenso e questo generò malcontento, generò anche
[3:28] Speaker 2: movimenti di protesta. Abbiamo parlato proprio l'altra volta di Occupy
[3:32] Speaker 2: Wall Street, questo movimento americano che chiedeva nuove regole, nuovi
[3:38] Speaker 2: sistemi per controllare la finanza globale che era stata di
[3:41] Speaker 2: fatto sottoposta. La fautrice di questa crisi è stata colpa
[3:44] Speaker 2: della finanza, o meglio di questi prodotti finanziari davvero troppo fragili,
[3:49] Speaker 2: se poi l'economia aveva rischiato pesantissimamente di crollare. Ma in generale,
[3:53] Speaker 2: e qui iniziamo con il discorso nuovo che l'altra volta
[3:56] Speaker 2: non abbiamo fatto, negli anni immediatamente successivi alla crisi del 2007,
[4:00] Speaker 2: emersero alcuni problemi strutturali che in realtà erano già presenti,
[4:04] Speaker 2: ma che fino a quel momento si era cercato di
[4:07] Speaker 2: non vedere, o non si erano badati a sufficienza, a
[4:10] Speaker 2: cui non si era data troppa attenzione. Quali erano questi
[4:13] Speaker 2: problemi strutturali quindi di medio e lungo periro? In primo
[4:17] Speaker 2: luogo il fatto che tutta l'economia occidentale, ma in parte
[4:22] Speaker 2: anche mondiale, era andata crescendo negli anni precedenti, a partire
[4:26] Speaker 2: dagli anni 80 e del 900, grazie a un meccanismo
[4:29] Speaker 2: di grande fiducia. C'era cioè l'idea che i mercati avrebbero
[4:33] Speaker 2: continuato a espandersi, che le transazioni, che gli scambi commerciali,
[4:39] Speaker 2: che in ogni caso la crescita economica sarebbe continuata a
[4:43] Speaker 2: ritmo costante, a lungo. C'era un'idea che l'economia globalmente si
[4:48] Speaker 2: sarebbe espansa e questa grande fiducia aveva creato di fatto
[4:52] Speaker 2: delle grandi bolle, delle grandi bolle speculative, delle grandi speranze
[4:57] Speaker 2: che poi rischiavano di frantumarsi con la realtà perché non
[5:00] Speaker 2: era detto sempre che la realtà seguisse queste grandi speranze.
[5:04] Speaker 2: Ma poi c'era anche un secondo problema importante che era,
[5:08] Speaker 2: devo definirlo così, il disallineamento tra domanda e offerta nel
[5:13] Speaker 2: senso che varie realtà occidentali questo vale soprattutto per gli
[5:18] Speaker 2: Stati Uniti ma dopo poco questo fenomeno divenne evidente anche
[5:21] Speaker 2: in Europa perfino in Italia varie situazioni si vide una
[5:26] Speaker 2: difficoltà soprattutto della classe media della borghesia della media e
[5:31] Speaker 2: piccola borghesia che nel corso degli anni aveva visto e
[5:35] Speaker 2: da lì in poi divenne sempre più evidente erodersi il
[5:38] Speaker 2: proprio ruolo aveva visto sempre più ampio il divaglio con
[5:42] Speaker 2: le classi più ricche. Vi spiego meglio perché questo è
[5:44] Speaker 2: un punto importante per capire anche molte delle derive della
[5:47] Speaker 2: situazione attuale, anche in Italia, in Europa e negli Stati Uniti.
[5:52] Speaker 2: Fino agli anni 70-80 del Novecento, la classe media era
[5:56] Speaker 2: ovviamente la classe che si pone, come dice la parola,
[5:59] Speaker 2: a metà strada tra il proletariato, cioè gli operai, e
[6:03] Speaker 2: le classi più ricche e l'alta borghesia. In Italia più
[6:07] Speaker 2: che classe media la si chiama media e piccola borghesia,
[6:09] Speaker 2: ma di fatto sono i dipendenti pubblici, i piccoli professionisti,
[6:14] Speaker 2: partite IVA, eccetera. Cioè non gli operai, non grandi ricchi
[6:20] Speaker 2: delle banche, delle aziende, eccetera, tutto quello che sta in mezzo.
[6:24] Speaker 2: E questa classe media nel secondo dopoguerra è andata crescendo
[6:28] Speaker 2: in tutti i paesi occidentali fino a diventare la classe egemone.
[6:33] Speaker 2: Se prima della Seconda Guerra Mondiale, in parti dei paesi
[6:35] Speaker 2: come Italia, anche fino agli anni 50 e 60, il proletariato,
[6:39] Speaker 2: la classe operaia, era la classe principale numericamente, poi un
[6:43] Speaker 2: po' alla volta questa classe operaia era iniziata a diminuire
[6:46] Speaker 2: di numero, c'erano sempre meno operai ancora oggi, in paesi
[6:50] Speaker 2: occidentali gli operai non sono più così tanti come un tempo,
[6:52] Speaker 2: invece era andata ingrossandosi la classe media, che costituiva però
[6:57] Speaker 2: anche In un certo senso la classe di riferimento dell'economia
[7:00] Speaker 2: negli Stati Uniti, il grande sviluppo economico, era stato travinato
[7:04] Speaker 2: proprio dai consumi della classe media, una classe molto numerosa
[7:08] Speaker 2: che spende, che compra l'automobile, che compra la casa, che
[7:11] Speaker 2: compra gli elettromestici, che compra il televisore e via riscorrendo.
[7:15] Speaker 2: Una classe propensa anche tutto sommato ai consumi, che fa
[7:18] Speaker 2: figli e che a loro volta consumano, che vanno a
[7:21] Speaker 2: scuola e via riscorrendo. La classe media... di fatto con
[7:25] Speaker 2: le proprie spese reggeva una certa quota dell'economia. Questa classe
[7:30] Speaker 2: media da un punto di vista puramente economico stava anche
[7:32] Speaker 2: discretamente bene, perché aveva acquisito nel corso degli anni 50, 60,
[7:37] Speaker 2: 70 una capacità di spesa tutto sommato dignitosa, poteva fare
[7:41] Speaker 2: le vellizzature, poteva fare i viaggi, poteva comprare una casa
[7:45] Speaker 2: un po' alla volta, un po' più ricca ed elegante,
[7:48] Speaker 2: insomma era una classe che appunto non solo spendeva, ma
[7:51] Speaker 2: aveva capacità di spesa. Anche perché il divario tra la
[7:54] Speaker 2: classe media e la classe alta non era altissimo. Certo,
[7:58] Speaker 2: chiaramente un presidente di industria, un capitano di industria o
[8:01] Speaker 2: un presidente di banca guadagnava molto di più di un impiegato.
[8:05] Speaker 2: Però solo per farvi un esempio, il rapporto che c'era
[8:09] Speaker 2: tra il salario di un amministratore delegato negli Stati Uniti
[8:12] Speaker 2: e un impiegato nel 1980 era circa di 41. Cosa
[8:16] Speaker 2: vuol dire? Che se l'impiegato guadagnava 1000 dollari al mese,
[8:20] Speaker 2: l'amministratore delegato guadagnava 40.000 dollari, 40 volte quello che guadagnava l'impiegato.
[8:27] Speaker 2: Tanto di più, certo, 40 volte è ben di più, ovviamente,
[8:30] Speaker 2: ma non un'enormità. Tenete conto che nel 2005 lo stesso
[8:34] Speaker 2: rapporto tra un impiegato americano e un CEO, un amministratore
[8:38] Speaker 2: delegato americano, era più di 41, ma di 411 euro l'uno.
[8:43] Speaker 2: Cioè il rapporto, il guadagno di amministratori delegati, dei capitani
[8:46] Speaker 2: dell'industria rispetto agli impiegati era decuplicato da 40 a 400
[8:50] Speaker 2: volte più di un impiegato. Cosa vuol dire? Che il
[8:53] Speaker 2: divario tra la classe media e le classi più azzate
[8:55] Speaker 2: si era ingigantito, enormemente ingigantito. Questo prima in America, ma
[8:59] Speaker 2: vi dicevo anche in Italia ormai è così, magari non
[9:02] Speaker 2: con questi numeri, ma la tenenza è la stessa. Questo
[9:06] Speaker 2: cosa produce? Produce che quella classe media, che per molto
[9:10] Speaker 2: tempo aveva avuto una grande capacità di spesa e aveva
[9:12] Speaker 2: rifatto con i suoi numeri anche ingenti di numero di persone,
[9:16] Speaker 2: aveva sostenuto la crescita economica, a un certo punto si
[9:19] Speaker 2: trovò con meno soldi da spendere. perché il suo potere
[9:23] Speaker 2: d'acquisto si era a buona misura eroso, cioè magari guadagnava comunque,
[9:27] Speaker 2: ma con l'inflazione e con mille altri problemi poteva spendere
[9:30] Speaker 2: di meno di prima, poteva comprare meno cose di prima,
[9:33] Speaker 2: poteva permettersi meno beni di prima, doveva ridurre i giorni
[9:37] Speaker 2: di vacanza, doveva ridurre le spese per l'automobile, doveva ridurre
[9:40] Speaker 2: le spese per la casa e via discorrendo. E questo
[9:44] Speaker 2: di fatto creava, come vi dicevo prima, un disallineamento tra
[9:47] Speaker 2: domanda e offerta. L'industria, i servizi producevano ancora tantissimo, ma
[9:52] Speaker 2: non sempre tutto quel prodotto poteva essere assorbito dal mercato
[9:56] Speaker 2: perché il mercato aveva meno capacità di spesa di prima
[9:59] Speaker 2: Questo creò, dall'alto, anche certa frustrazione nella classe media che
[10:04] Speaker 2: vide ridursi il suo peso specifico, e questo lo vediamo dappertutto,
[10:09] Speaker 2: molta rabbia che vediamo in certe realtà europee oggi deriva
[10:15] Speaker 2: proprio da questo impoverimento della classe media, generale impoverimento della
[10:18] Speaker 2: classe media. ma poi aveva creato anche degli scompensi dal
[10:21] Speaker 2: punto di vista economico. E questo fu una causa non
[10:25] Speaker 2: così contingente di quel momento, ma di lungo periodo della
[10:28] Speaker 2: crisi del 2007, che non abbiamo del tutto neppure superato oggi,
[10:32] Speaker 2: perché oggi questo problema è ancora ben presente sul piatto
[10:35] Speaker 2: e potrebbe generare altri problemi, sta già generando altri problemi.
[10:44] Speaker 2: C'è però un'ulteriore cosa da dire. Quando questa crisi del
[10:47] Speaker 2: 2007 scoppiò, molti ci videro quasi una riedizione della vecchia
[10:51] Speaker 2: crisi del 1929. Vi ricordate che quella crisi, il crollo
[10:56] Speaker 2: di Wall Street, da cui era venuta la Grande Depressione
[10:58] Speaker 2: e poi New Deal, qualche anno dopo che aveva rilanciato
[11:02] Speaker 2: l'economia americana, si era generato proprio per uno scoppio di
[11:05] Speaker 2: una bolla speculativa rifatto. Tantissimi americani erano corsi in borsa
[11:10] Speaker 2: giocare in borsa e quando si era diffuso il panico
[11:12] Speaker 2: la borsa era sostanzialmente crollata oggi meglio nel 2007 il
[11:17] Speaker 2: meccanismo era diverso c'erano molti più meccanismi di controllo e
[11:21] Speaker 2: di garanzia all'interno della borsa ma di fatto un'altra bolla
[11:25] Speaker 2: speculativa aveva creato un effetto simile aveva fatto crollare il
[11:29] Speaker 2: pil aveva fatto crollare i redditi aveva fatto crollare i
[11:33] Speaker 2: consumi Insomma, molte questioni si erano riproposte quasi uguali rispetto
[11:37] Speaker 2: al 1929, forse con un esito meno drammatico rispetto al 29,
[11:41] Speaker 2: ma comunque importante. Tra l'altro, proprio queste similitudini, pur con
[11:46] Speaker 2: anche qualche differenza, portarono a grandi riflessioni anche nel 2007.
[11:52] Speaker 2: Ricordate che nel 29 quella crisi aveva alimentato... La ricerca
[11:55] Speaker 2: di nuove politiche economiche era emersa all'idea di Keynes, le
[12:00] Speaker 2: politiche keynesiane che proprio Roosevelt aveva applicato all'interno del New Deal,
[12:03] Speaker 2: quello di sostenere la domanda interna, quello di spendere molto,
[12:07] Speaker 2: di fare anche debito oppure di sostenere con le spese
[12:10] Speaker 2: statali il mercato interno. Solo che nel 2007 questa rabbia,
[12:15] Speaker 2: questo ripensamento, questa critica al sistema divenne anche più rabbiosa
[12:20] Speaker 2: che non nel 1929 perché, capite, nel 1929 negli Stati
[12:25] Speaker 2: Uniti almeno era la prima grande crisi. Non si era
[12:28] Speaker 2: mai vista una crisi economica negli Stati Uniti, erano cresciuti
[12:30] Speaker 2: enormemente e per la prima volta scoprivano che l'economia poteva
[12:34] Speaker 2: anche crollare. Nel 2007 la situazione era diversa. Si era
[12:37] Speaker 2: passati attraverso diverse crisi, sia in America, sia in Europa,
[12:41] Speaker 2: sia nel resto del mondo, e parlò su qual era
[12:43] Speaker 2: che altri paesi nel 2007, come la Cina, come l'India,
[12:47] Speaker 2: come il Brasile, che erano in qualche misura slegati dai
[12:51] Speaker 2: grandi circuiti internazionali perché stavano crescendo, in quel momento stavano
[12:54] Speaker 2: affacciando davvero al mondo che contava della grande economia, dicevo, Cina,
[12:58] Speaker 2: India e Brasile furono toccati solo in piccola parte nella
[13:02] Speaker 2: crisi del 2007, anzi, trassero grandi vantaggi dai problemi dei
[13:05] Speaker 2: paesi occidentali. Allora la critica verso il capitalismo divenne più forte,
[13:10] Speaker 2: divenne più violenta, abbiamo citato Occupy Wall Street, ma potremmo citare,
[13:15] Speaker 2: abbiamo citato quando abbiamo parlato d'Italia, anche tutto quel movimento
[13:18] Speaker 2: global che tra fine anni 90 e 900, inizio anni 2000,
[13:22] Speaker 2: ventunesimo secolo, si era fatto molto sentire. Ecco, questa rabbia,
[13:27] Speaker 2: questa critica verso il capitalismo, soprattutto verso il capitalismo finanziario,
[13:31] Speaker 2: divenne comune, frequente, importante. Perché? Perché non era solo una
[13:37] Speaker 2: critica anticapitalista, come ce l'erano già state anche in precedenza.
[13:40] Speaker 2: Era una critica verso quello che il capitalismo era in
[13:42] Speaker 2: buona misura diventato. perché non si era più davanti, se
[13:45] Speaker 2: ne si rendeva conto, a un capitalismo industriale classico, quello
[13:49] Speaker 2: del magnate d'industria che apre fabbriche, che paga gli operai,
[13:53] Speaker 2: magari li paga poco, e tenta di trarre profitto. No,
[13:57] Speaker 2: la situazione era cambiata. Oggi, nel 2007, ma vale ancora oggi,
[14:01] Speaker 2: a domandare la scena non erano più gli agnelli, per dire, no?
[14:04] Speaker 2: Non erano più queste famiglie di grandi industriali. Erano soprattutto
[14:07] Speaker 2: le banche, erano soprattutto le società di investimento, erano in
[14:12] Speaker 2: certa misura, vedremo, le società di rating, cioè soggetti che,
[14:16] Speaker 2: tutto sommato, sono ancora più impersonali dei capitani d'industria. Almeno
[14:20] Speaker 2: i capitani d'industria sapevi che volto avevano, sapevi cosa facevano,
[14:24] Speaker 2: a volte i sindacati potevano anche contrattare, discutere con queste società,
[14:28] Speaker 2: perché c'era un rapporto ovviamente tra padronato e classe operaia.
[14:33] Speaker 2: Ora però che a governare in qualche misura l'economia mondiale
[14:36] Speaker 2: sono le banche, le finanziarie, i prodotti di investimento, eccetera,
[14:41] Speaker 2: Non si sa bene neppure a chi rivolgersi, non si
[14:43] Speaker 2: sa bene neppure contro chi protestare, non si sa bene
[14:46] Speaker 2: neppure secondo quali leve le situazioni si vanno a delineare
[14:51] Speaker 2: o a cambiare. Quindi la critica diveniva ancora più forte
[14:55] Speaker 2: perché non avere pure un bersaglio chiaro a cui rivolgere
[14:59] Speaker 2: le proprie interpellanze. E proprio questo favorì poi una presa
[15:04] Speaker 2: in carico da parte di alcuni governi della situazione perché
[15:07] Speaker 2: era chiaro che davanti a quella crisi Non si poteva
[15:10] Speaker 2: aspettare che il mercato si mettesse a posto da solo,
[15:12] Speaker 2: le banche iniziavano a crollare, le proteste iniziavano a salire,
[15:16] Speaker 2: la rabbia popolare era fomentata, bisognava in qualche modo agire.
[15:21] Speaker 2: Ma quali misure presero gli stati? Le vedremo meglio nelle
[15:25] Speaker 2: prossime puntate, uno ad uno, cercando di capire cosa fecero
[15:27] Speaker 2: gli Stati Uniti, cosa fece l'Europa, eccetera. Però sicuramente ci
[15:31] Speaker 2: furono alcune linee comuni un po' tra tutti i paesi.
[15:35] Speaker 2: In particolare, prima cosa, gli stati provarono a intervenire. provarono
[15:39] Speaker 2: a intervenire intanto per salvare le banche ed eventualmente anche
[15:43] Speaker 2: le industrie collegate alle banche. Perché? Perché se crollavano le
[15:46] Speaker 2: banche e se crollavano le industrie rischiava di crollare tutto
[15:49] Speaker 2: il sistema. Se crollavano le industrie ovviamente si generava una
[15:52] Speaker 2: gran massa di disoccupati. Se crollavano le banche, visto che
[15:56] Speaker 2: le banche finanziavano le industrie, finanziavano con prestiti le imprese,
[16:01] Speaker 2: il settore produttivo sarebbe andato fortissimamente in crisi. Quindi un
[16:05] Speaker 2: po' tutti gli stati, perfino gli Stati Uniti che di
[16:07] Speaker 2: solito sono molto riottosi, molto restii a un intervento pubblico
[16:13] Speaker 2: in economia, decisero di intervenire a sostegno degli istituti finanziari,
[16:18] Speaker 2: a sostegno dell'industria. Prima cosa importante. Seconda cosa importante, in
[16:22] Speaker 2: parallelo però, ci furono anche delle richieste, a volte anche esaudite,
[16:27] Speaker 2: di varare nuove leggi per regolamentare gli istituti di credito.
[16:32] Speaker 2: C'era l'idea abbastanza fondata, che una certa parte di questa
[16:37] Speaker 2: crisi fosse dovuta al fatto che gli istituti di credito
[16:40] Speaker 2: avessero agito male, avessero agito al di là di quello
[16:44] Speaker 2: che era lecito aspettarsi, avessero fatto scommesse troppo azzardate. Bisognava
[16:49] Speaker 2: quindi evitare che in futuro si ripresentassero problemi simili, quindi
[16:52] Speaker 2: nuove leggi per tenere un po' più sotto controllo quello
[16:55] Speaker 2: che le banche fanno. Terzo elemento importante, aumento del debito pubblico,
[17:01] Speaker 2: perché ovviamente se lo Stato si accolla le spese, i
[17:04] Speaker 2: debiti delle banche, dell'industria, spende. E la spesa però viene
[17:08] Speaker 2: accettata come necessario in questo momento per tenere in piedi
[17:11] Speaker 2: il sistema. Quarta e ultima cosa che va però anche
[17:15] Speaker 2: di pari passo con l'aumento della spesa, anche le politiche
[17:19] Speaker 2: di austerità. Se lo Stato inizia a spendere di più,
[17:22] Speaker 2: bisogna anche trovare i soldi da qualche parte. Non è
[17:24] Speaker 2: che i soldi si inventano, non è che i soldi
[17:26] Speaker 2: si tirano fuori magicamente. Bisogna prenderli da altre parti. Allora,
[17:31] Speaker 2: Ci fu da un lato un tentativo di spendere per
[17:34] Speaker 2: salvare soprattutto le grandi imprese, i grandi istituti finanziari, dall'altro
[17:39] Speaker 2: dei tagli, tagli importanti o tasse per cercare di compensare
[17:44] Speaker 2: queste maggiori uscite. Come sapete il bilancio statale è fatto
[17:47] Speaker 2: di uscite ed entrate, se le uscite aumentano bisogna o
[17:50] Speaker 2: far aumentare in parallelo anche le entrate o fare in
[17:53] Speaker 2: modo che quelle uscite derivino a costo zero da altre
[17:57] Speaker 2: uscite previste magari per spese sociali che vengono di conseguenza tagliate.
[18:01] Speaker 2: Tutte queste manovre vennero fatte davvero nei paesi occidentali, gli
[18:05] Speaker 2: Stati Uniti in primis, poi anche l'Europa, ma in Europa
[18:08] Speaker 2: ebbero un impatto ancora più pesante, soprattutto su alcuni paesi,
[18:12] Speaker 2: i paesi più fragili dal punto di vista economico e
[18:15] Speaker 2: i paesi dell'area mediterranea. Penso all'Italia in parte, di cui parleremo,
[18:19] Speaker 2: ma penso ancora di più alla Grecia, che venne investita
[18:23] Speaker 2: da questa crisi e venne particolarmente gravosa. Ma quello che
[18:26] Speaker 2: accadde in Europa e in parte anche negli Stati Uniti
[18:29] Speaker 2: lo vediamo meglio la prossima volta. Siamo infatti arrivati alla
[18:36] Speaker 2: fine anche di questa puntata, abbiamo fatto una panoramica, abbiamo
[18:39] Speaker 2: visto alcuni elementi importanti che già in parte avevamo anche
[18:43] Speaker 2: anticipato ma che bisognava analizzare un po' meglio, soffermarci di
[18:47] Speaker 2: sopra e appunto dalla prossima volta vedremo paese per paese
[18:51] Speaker 2: quasi alcune situazioni emblematiche e significative, parleremo anche appunto della
[18:55] Speaker 2: Grecia e poi arriveremo a parlare a stretto giro di
[18:59] Speaker 2: posta anche nella situazione italiana. Qualcosa abbiamo già detto parlando
[19:02] Speaker 2: proprio dell'Italia, ma dobbiamo vederla in un certo senso anche
[19:04] Speaker 2: a livello internazionale. Per oggi però, visto anche il minutaggio,
[19:08] Speaker 2: direi che ci possiamo tranquillamente fermare qui. Prima di salutarci,
[19:12] Speaker 2: lasciate che vi ricordi le solite cose molto importanti. Intanto
[19:15] Speaker 2: che questo podcast lo trovate su tante piattaforme, su cui però,
[19:18] Speaker 2: se volete, trovate anche il podcast di Omello, chiamato dentro
[19:20] Speaker 2: la filosofia. Poi vi ricordo che se cercate spiegazioni anche
[19:24] Speaker 2: su epoche diverse rispetto... a quelle che ci sono qui
[19:27] Speaker 2: nei podcast, basta andare su YouTube, cercarmi come Germano Ferretti
[19:29] Speaker 2: o come Scripp e li trovate migliaia, ma davvero migliaia
[19:33] Speaker 2: di video. Poi ancora vi ricordo che mi trovate pure
[19:36] Speaker 2: sui social network, Facebook, Twitter, Instagram, nickname sempre il solito Scripp,
[19:41] Speaker 2: ma poi ancora più importante, vi potete iscrivere se volete
[19:44] Speaker 2: alla newsletter gratuita settimanale, una mail che mando una volta
[19:47] Speaker 2: a settimana, ma siamo su quota 10.000 iscritti quindi migliaia
[19:51] Speaker 2: di persone che la leggono ogni settimana è una mail
[19:54] Speaker 2: che appunto fa il punto sui video sui podcast che
[19:56] Speaker 2: ho realizzato nei sette giorni precedenti ma poi vi parla
[19:59] Speaker 2: anche di libri di film di filosofia di storia di
[20:02] Speaker 2: attualità di tante cose ed è completamente gratuita quindi vale
[20:05] Speaker 2: la pena di iscriversi basta andare sul sito internet ermannoferretti. it
[20:10] Speaker 2: lì c'è scritto tutto come fare è facile ultima cosa
[20:14] Speaker 2: vi ricordo che se volete mi trovate anche in libreria
[20:16] Speaker 2: ed è consigliatissimo anche questo il mio ultimo libro si
[20:19] Speaker 2: intitola neanche nice era un superuomo libro in cui parlo
[20:22] Speaker 2: di filosofia parlo un po di storia parlo di sociologia
[20:24] Speaker 2: parlo di tante cose spiego anche alcuni argomenti interessanti spero
[20:29] Speaker 2: ma soprattutto perché da questi argomenti interessanti da riflessioni analisi
[20:33] Speaker 2: dati e anche molta filosofia arriviamo a parlare del nostro presente,
[20:38] Speaker 2: che è un presente complicato, stiamo parlando di storie di
[20:40] Speaker 2: anni molto recenti che ancora lasciano i loro strascichi nella
[20:44] Speaker 2: nostra vita quotidiana, c'è bisogno di rifletterci ma anche poi
[20:48] Speaker 2: di capire cosa farne di questa informazione, di capire cosa
[20:51] Speaker 2: fare in questo mondo un po' malato che abbiamo davanti.
[20:54] Speaker 2: Il libro prova a darvi un'idea, prova a darvi degli stimoli,
[20:58] Speaker 2: prova a farvi anche una proposta ovviamente, per questo libro
[21:01] Speaker 2: qui tengo anche parecchio e tra l'altro se guardate anche
[21:04] Speaker 2: le recensioni online sta piacendo molto. neanche Nice era un
[21:08] Speaker 2: superuomo Cairo editore erano affermati all'autore in tutte le librerie
[21:12] Speaker 2: anche in formato digitale se preferite digitale basta ho detto
[21:16] Speaker 2: davvero tutto ci sentiamo presto per parlare ancora di crisi
[21:20] Speaker 2: del 2007 conseguenze e poi per tante altre lezioni ancora
[21:23] Speaker 2: ciao alla prossima

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