# fr. Roberto Pasolini - Ancorati in Cristo #4

An episode of [Esercizi Spirituali](https://invisiblenetwork.ai/podcast/1458716314), 12 Apr 2025, 32 min.

Audio: https://anchor.fm/s/a39fabc/podcast/play/101192822/https%3A%2F%2Fd3ctxlq1ktw2nl.cloudfront.net%2Fstaging%2F2025-3-12%2Fd6d34175-f4d3-9163-c888-4cbe442bc482.mp3

Dopo la prime tre riflessioni incentrate rispettivamente su Imparare a ricevere - La logica del Battesimo, Andare altrove - La libertà nello Spirito e Sapersi rialzare – La gioia della Risurrezione -, in quest'ultima, padre Pasolini si è soffermato sul tema Dilatare la speranza – La responsabilità dell’Ascensione. E in proposito ha evidenziato tre aspetti: la conversione, il sottosopra e la sinergia, ribadendo che sapersi congedare, quando tutto il necessario è stato compiuto, allargando i confini della speranza è l’insegnamento che Gesù ha offerto all’umanità proprio con l’Ascensione.

## Transcript

[0:01] Fratelli e sorelle, il signore vi dia pace.
[0:04] Rivolgiamo un ultimo caro saluto al Santo Padre che ormai ne
[0:08] siamo certi, tra un po' sarà con noi partecipe nella vita della
[0:13] sua chiesa. Le meditazioni che abbiamo
[0:17] proposto in questi venerdì di Quaresima, nell'anno del
[0:20] Giubileo, avevano lo scopo di aiutarci a rimanere fondati e
[0:26] fermi sull'ancora. Di Cristo, ancorati in Cristo,
[0:32] questo era il titolo, egli è per noi una porta da attraversare
[0:36] con fiducia per entrare in relazione con Dio.
[0:40] Ma abbiamo visto, è anche una vita ricca di dinamismi di
[0:44] sfumature alla quale siamo chiamati a convertire la nostra
[0:48] vita. Contemplando il battesimo, la
[0:52] vita pubblica e la risurrezione di Gesù abbiamo riconosciuto
[0:56] alcuni tratti essenziali di. Un'umanità trasformata dal
[1:00] Vangelo. Anzitutto la capacità di
[1:03] accogliere ogni cosa come un dono, poi la libertà di andare
[1:08] oltre i successi e gli insuccessi, e infine l'umiltà e
[1:14] la gioia di sapersi rialzare dopo ogni sconfitta.
[1:19] C'è però un'ultima qualità, spesso nascosta, che la nostra
[1:23] vita nuova può imparare a manifestare.
[1:27] È quella di sapersi congedare quando tutto il possibile e il
[1:32] necessario è stato compiuto. È quanto il signore Gesù ha
[1:36] fatto nel momento della sua ascensione al cielo.
[1:41] In quel gesto di separazione e di commiato dalla storia ci ha
[1:45] lasciato una preziosa eredità, ci ha mostrato come si possa
[1:49] uscire di scena, restituendo alla storia tutta la sua
[1:53] libertà. Anzi.
[1:55] Allargando i confini della speranza per tutti.
[2:00] Per entrare nella contemplazione di questa, di questo mistero
[2:03] dell'ascensione, c'è però un'ultima conversione e anche
[2:08] un'ultima tentazione che dobbiamo valutare attentamente.
[2:12] La possiamo riconoscere leggendo l'incontro celebre tra il
[2:16] risorto e Maria di Magdala nel libro degli atti.
[2:21] Si dice così che. Dopo la sua risurrezione, Gesù
[2:25] con molte prove durante 40 giorni, apparendo loro e
[2:29] parlando delle cose riguardando il Regno di Dio, si è
[2:33] manifestato. Ecco, una di queste prove la
[2:35] riconosciamo proprio nell'incontro con Maria di
[2:38] Magdala. Ascoltiamo il testo di Giovanni,
[2:42] Maria stava all'esterno, vicino al sepolcro, e Piangeva.
[2:47] Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in
[2:51] bianche vesti. Seduti l'uno dalla parte del
[2:55] capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di
[2:59] Gesù. Ed essi le dissero, donna,
[3:03] perché piangi? Rispose, loro, hanno portato via
[3:07] il mio signore e non so dove lo hanno posto.
[3:10] Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù in piedi, ma non
[3:16] sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù, donna, perché
[3:21] piangi? Chi cerchi?
[3:23] Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse,
[3:28] Signore, se l'hai portato via tu, Dimmi dove lo hai posto e io
[3:33] andrò a prenderlo. Sappiamo anche dagli altri
[3:39] Vangeli che Maria era una donna che aveva sperimentato una
[3:43] profonda guarigione incontrando Gesù.
[3:46] Luca dice che era stata liberata da 7 demoni, una cifra simbolica
[3:51] per raccontare. Una guarigione profonda.
[3:55] E proprio lei, con altre donne, sappiamo che aveva seguito il
[3:58] gruppo di Gesù e degli apostoli, mettendosi a servizio con la
[4:01] propria vita e i propri beni. Ora è nel pianto, perché il suo
[4:07] signore non c'è più. E si capisce dal dialogo che
[4:12] Maria ha con Gesù che la sua ricerca è ancora calamitata
[4:18] dall'evento della morte. A lei basterebbe ritrovare il
[4:22] corpo di Gesù, prenderlo con sé e custodirlo.
[4:28] È una tentazione che abbiamo tutti noi, quella di imbalsamare
[4:33] quello che siamo riusciti a vivere, perché non sappiamo se
[4:37] come quanto la vita possa riaprire i suoi argini.
[4:42] Eh, quando c'è una morte siamo tutti in un lutto che è
[4:45] difficile da essere elaborato. Facciamo delle fotografie.
[4:49] Creiamo dei piccoli altari dove custodiamo la memoria di quanto
[4:52] abbiamo vissuto e ci basterebbe questo in parte.
[4:58] Tutto questo è bello e anche importante, ma questa può essere
[5:03] anche una malattia del nostro cuore.
[5:06] Imbalsamare la vita anziché cercare la vita che risorge,
[5:11] impedendo a Dio di riaprire i confini del nostro cuore e dei
[5:16] nostri occhi. E infatti Maria si trova in una
[5:19] situazione paradossale perché ha la vita davanti a sé, il signore
[5:22] risorto, ma non lo riconosce finché non accade qualcosa.
[5:29] Gesù Le disse Maria, ella si voltò e disse In ebraico,
[5:36] rabbunì, che significa maestro. Qui accade qualcosa di
[5:43] singolare, Maria è già rivolta verso Gesù.
[5:47] Ma non lo sa riconoscere. Non appena Gesù la chiama per
[5:50] nome, ella si voltò. È come se avvenga una seconda
[5:55] conversione, quella che tante volte noi nella vita facciamo
[5:58] fatica a fare. Perché la prima conversione è
[6:01] più facile quando cominciamo a credere in Gesù, ma la seconda è
[6:06] più difficile, perché si tratta di imparare a credere in Gesù
[6:10] dopo che lui è risorto e dopo che lui vuole farci risorgere.
[6:15] Dalla morte e dalla paura del cuore.
[6:18] Serve una seconda e ultima conversione.
[6:24] Questa Commissione si sblocca quando ci sentiamo chiamati per
[6:27] nome. Cosa significa?
[6:31] Che è un movimento che non possiamo fare con le nostre
[6:34] forze, ma avviene quando Dio riesce a chiamarci di nuovo alla
[6:40] speranza e alla vita, proprio noi, per nome.
[6:44] È un sussulto del cuore. Potremmo dire che la
[6:48] risurrezione di Gesù ha il suo frutto più meraviglioso e più
[6:52] inconfondibile nell'insurrezione del nostro cuore, quando,
[6:57] nonostante tutte le morti, le delusioni, le paure, i
[7:00] fallimenti, noi sentiamo che la vita riesplode da dentro.
[7:04] E allora, siamo certi, è il signore che ci sta chiamando di
[7:07] nuovo per nome. A questo punto del racconto c'è
[7:13] un ellissi, cioè non non si dice quello che avviene, ma tutti i
[7:17] pittori di ogni tempo lo hanno intuito.
[7:20] Gesù le disse, non mi trattenere perché non sono ancora salito al
[7:25] padre, ma va dai miei fratelli e di loro non mi trattenere, no,
[7:30] li me tangere. Maria cerca di prendere il
[7:36] signore e di tenerlo con sé. Questa è l'ultima tentazione che
[7:40] noi dobbiamo affrontare per accedere alla gioia
[7:43] dell'ascensione, la tentazione di prendere il corpo di Gesù e
[7:49] fare quello che la sposa del Cantico dei Cantici tenta di
[7:54] fare con il suo amato. Vi leggo i primi versetti del
[7:59] capitolo Tre del Cantico che giustamente sono stati scelti
[8:02] dalla liturgia come prima lettura nella festa di Santa
[8:04] Maria di Magdala sul mio letto. Lungo la notte ho cercato
[8:11] l'amore dell'anima mia, l'ho cercato ma non l'ho trovato.
[8:16] Mi alzerò e farò il giro della città per le strade e per le
[8:19] piazze. Voglio cercare l'amore
[8:21] dell'anima mia. L'ho cercato ma non l'ho
[8:24] trovato. Mi hanno incontrata le guardie
[8:27] che fanno la ronda in città. Avete visto l'amore dell'anima
[8:30] mia da poco. Le avevo oltrepassate quando
[8:34] trovai l'amore dell'anima mia. Ma in queste parole c'è tutta la
[8:38] vicenda di Maria di Magdala e la sua sofferta ricerca del
[8:42] Signore. Sentite come finisce il Cantico,
[8:47] lo strinsi forte e non lo lascerò finché non l'abbia
[8:52] condotto nella casa di mia madre, nella stanza di colei che
[8:56] mi ha concepito. Ecco svelato il progetto di
[9:02] Maria, prendere il signore risorto e portarlo nella casa
[9:06] della madre. Nel letto di colei che l'ha
[9:09] concepita. Cosa significa, fuori
[9:12] dall'immagine simbolica? Che Maria è tentata di prendere
[9:17] il dono incontenibile della risurrezione e metterlo dentro
[9:23] la sua vita biologica naturale. Questo significa portare il
[9:30] risorto nella casa della madre, ricondurre la potenza dello
[9:34] Spirito Santo. Ad aggiustare la nostra vita di
[9:38] quaggiù, anziché introdurci in una vita totalmente nuova.
[9:42] Questa è l'ultima grande tentazione che abbiamo davanti
[9:46] all'evento di Cristo, della sua Pasqua e della sua ascensione.
[9:52] Ma Gesù ha un'altro progetto, vado ai miei fratelli e di loro
[9:56] salgo al Padre mio e padre vostro, Dio mio e Dio vostro.
[10:01] Maria Limagdala andò ad annunciare ai discepoli.
[10:05] Ho visto il signore e ciò che le aveva detto dopo la resurrezione
[10:11] e prima dell'ascensione. Non si può più tornare indietro
[10:16] alle logiche dell'infanzia nella casa della madre, ma si va verso
[10:21] la casa del padre secondo la logica delle beatitudini.
[10:25] Ormai c'è un cambiamento di rotta.
[10:31] Nel rifiutare le lusinghe di Maria, Gesù non sta disprezzando
[10:35] il suo affetto, lo accoglie, ma ne corregge la direzione, perché
[10:41] l'esito sarebbe confinare Dio in qualche cosa, in qualche luogo,
[10:49] in qualche rito e non accettare che invece ormai la potenza del
[10:53] Signore risorto si possa e si voglia manifestare ovunque nella
[10:58] realtà. Soprattutto in quella realtà
[11:01] così sublime e così difficile che è l'umanità dei suoi
[11:04] fratelli. Noi esseri umani ormai divenuti
[11:08] fratelli e sorelle, figli e figli di Dio padre.
[11:17] Se superiamo questa ultima conversione e tentazione.
[11:21] La cessione del Signore ha poi due esiti molto importanti che
[11:26] ora proviamo a mettere a fuoco. Il primo è la capacità di saper
[11:31] abbassare. Lo sguardo, perché la tentazione
[11:34] sarebbe quella di tenerlo rivolto in alto.
[11:38] Leggiamo il testo degli atti, mentre gli apostoli guardavano
[11:42] Gesù, egli fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro
[11:48] occhi. Essi stavano fissando il cielo,
[11:51] mentre egli se ne andava, quand'ecco due uomini in bianche
[11:55] vesti si presentarono a loro e dissero, uomini di Galilea.
[12:01] Perché state a guardare il cielo?
[12:04] Questo Gesù che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà
[12:09] allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo.
[12:16] Guardare il cielo è molto bello e dovremmo ricominciare a farlo,
[12:19] perché siamo tutti un po' troppo curvi sulle cose di quaggiù.
[12:23] Ma contiene anche una pericolosa tentazione.
[12:28] L'elevazione dello sguardo in alto è sempre la fascinazione
[12:32] religiosa di aspirare a qualche ideale, a qualche mondo ideale,
[12:38] a qualche progetto ideale, a qualche traguardo, che sono i
[12:43] modi in cui noi cerchiamo di salvarci dalla morte, dalla
[12:47] nostra povertà, dalla nostra finitudine proiettare in alto la
[12:52] nostra vita anziché continuare ad affrontare il cammino
[12:56] orizzontale che ci aspetta. E invece c'è un modo di guardare
[13:01] in alto, cioè a Dio. Tutto diverso.
[13:07] Viene detto che Cristo tornerà allo stesso modo in cui
[13:12] l'abbiamo visto andare in cielo. Questa è un'espressione molto
[13:16] misteriosa su cui gli studiosi non convergono in un'unica
[13:20] interpretazione. Cosa vuol dire abbassare lo
[13:23] sguardo, non rimanere imbambolati verso l'alto, perché
[13:26] tanto. Il signore tornerà allo stesso
[13:29] modo in cui noi l'abbiamo visto andare in cielo?
[13:33] Per rispondere a questa domanda credo che sia utile chiederci,
[13:37] com'è che il signore Gesù è andato in cielo non soltanto in
[13:42] modo rapido e improvviso nell'ultimo fotogramma della sua
[13:45] vita, ma attraverso tutto il suo mistero di incarnazione, di
[13:51] passione, di morte, risurrezione e ascensione?
[13:56] Questo è il modo in cui il signore è andato in cielo,
[14:00] facendosi pienamente uomo come noi.
[14:03] Allora il modo in cui lo vedremo ritornare non è solo.
[14:10] Non si allude soltanto a quell'ultimo giorno in cui la
[14:12] storia finirà ed egli tornerà in mezzo a noi, ma si allude anche
[14:16] al mistero del suo corpo che nel tempo e nello spazio ripercorre
[14:22] il cammino del maestro. In che modo?
[14:25] Attraverso l'incarnazione, la passione, la morte e la
[14:29] resurrezione, cioè il ritorno di Cristo, è anticipato lungo la
[14:34] storia da tutti coloro che, attendendo e affrettando la sua
[14:39] venuta, vivono il suo mistero di umanità, di servizio e di amore.
[14:46] Quindi quand'è che l'umanità vede il signore tornare quando i
[14:50] suoi fratelli e sorelle i figli di Dio?
[14:54] Vivono il Vangelo, testimoniano l'amore più grande soprattutto
[15:00] nella dimensione della Croce del Nascondimento, cioè là dove il
[15:06] mistero della della Pasqua si compie in un modo più certo e
[15:09] infallibile. È per questo che non dobbiamo
[15:13] stare a guardare, allora troppo in alto, perché c'è tanto da
[15:17] vivere quaggiù, c'è la vita di Cristo che vuole accadere
[15:21] proprio nel mistero della nostra vita.
[15:25] Quindi la la conseguenza dell'ASCENSIONE è un'immensa
[15:28] responsabilità per tutti, ma soprattutto per noi che siamo
[15:31] consapevoli di tutto questo e leggiamo queste parole, Cristo
[15:36] esce dal palcoscenico della storia per lasciare noi uomini e
[15:41] donne ancora molto spaventati nella storia e di tutte le sue
[15:45] complessità, diventare la presenza viva di Dio in ogni
[15:50] epoca e in ogni luogo. Il maestro si allontana per
[15:58] condurre i suoi discepoli oltre sé stessi, là dove è possibile
[16:03] crescere con pazienza, in armonia con se stessi e in
[16:06] solidarietà con gli altri, obbedendo al comando più
[16:10] importante, diventare pienamente umani, come ci ricorda la
[16:14] lettera agli efesini. Finché arriviamo tutti all'unità
[16:17] della fede e della conoscenza del figlio di Dio, fino all'uomo
[16:22] perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo,
[16:30] se teniamo lo sguardo non incantato in alto, ma curvo
[16:35] verso la terra, c'è un'ultima conseguenza dell'ascensione del
[16:39] Signore Gesù, che è la sinergia tra noi e lui.
[16:46] La possiamo comprendere iniziando AA riascoltare
[16:49] innanzitutto le parole con cui, nel Vangelo di Marco, Gesù si
[16:53] allontana dal gruppo degli apostoli e ascende al cielo.
[16:59] Alla fine apparve anche agli 11, mentre erano a tavola, e li
[17:03] rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore,
[17:09] perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto
[17:12] risorto e disse loro. Andate in tutto il mondo e
[17:17] proclamate il Vangelo a ogni creatura, per stemperare forse
[17:26] l'ansia di un compito così esigente, essere nella storia il
[17:30] suo corpo, le sue membra, Gesù ha lasciato ai discepoli un
[17:33] imperativo ben misurato, andate in tutto il mondo e proclamate
[17:38] il Vangelo a ogni creatura. Gli apostoli sono invitati ad
[17:48] andare verso gli altri non in quanto esseri umani, ma in
[17:51] quanto creature. Questa potrebbe essere non
[17:56] soltanto una variazione lessicale, ma un indizio molto
[17:59] importante nella storia della Chiesa.
[18:02] Non sono rare le esperienze di santi che si sono trovati ad
[18:06] annunciare il Vangelo proprio alle creature.
[18:10] Avete qui davanti un figlio di San Francesco che non può
[18:12] ricordare anzitutto la predica di San Francesco agli uccelli o
[18:17] di Sant'Antonio ai pesci, ma poi ci sono tanti altri santi
[18:21] rappresentati tradizionalmente insieme a degli animali,
[18:24] Sant'Antonio e il maiale, San Romedio e l'orso, San Francesco,
[18:30] il lupo, Sant'Eustachio e il cervo, San Benedetto da Norcia e
[18:35] il Corvo, San Rocco e il cane. Ma anche noi, come mai?
[18:40] Spesso lodiamo le creature non solo in quest'anno in cui
[18:44] celebriamo l'anniversario del Cantico, ma anche nella liturgia
[18:48] delle ore benedite opere tutte del Signore, il signore.
[18:54] Perché accadono queste cose e perché si rinnovano in noi?
[18:58] Io credo che una spiegazione possa essere questa, dopo la
[19:03] risurrezione di Cristo e con la sua ascensione è iniziata nel
[19:08] cosmo e nella storia. La nuova e definitiva creazione.
[19:14] Ecco, in questa nuova creazione noi siamo invitati a ripetere
[19:19] l'atteggiamento che Dio ha fin dal principio davanti alla sua
[19:22] creazione, quando dando vita alle cose esclamava, che bello,
[19:28] che bello, che bello. Un atteggiamento di stupore, di
[19:34] ammirazione. Se noi accettiamo la sfida di
[19:38] andare dagli altri per annunciare la bella notizia agli
[19:42] altri in quanto creature, ecco, siamo costretti a fare anzitutto
[19:48] questo atto di riconoscimento che gli altri sono delle
[19:53] creature ed è bello che ci siano.
[19:55] Questo è il primo messaggio che noi dobbiamo recapitare quando
[20:00] annunciamo il Vangelo. Se guardiamo gli altri, invece,
[20:04] come esseri umani, con i loro ruoli, con la loro identità,
[20:10] scivoliamo facilmente nella pretesa e nel giudizio.
[20:14] Perché guardo quando guardiamo l'altro nella sua funzione,
[20:17] magari in relazione a noi, subito ci aspettiamo delle cose,
[20:21] subito verifichiamo se la sua vita è conforme all'ideale o
[20:25] all'aspettativa che noi abbiamo su di lui.
[20:29] Difficilmente, invece, quando ci avviciniamo alle cose in quanto
[20:32] creature, entriamo in questo tipo di giudizio.
[20:35] Quando guardiamo un fiore, pensiamo semplicemente che sia
[20:38] bello. Quando contempliamo una foresta
[20:42] ci chiediamo, ma che cosa magnifica in questa?
[20:46] Invece spesso quando ci guardiamo tra di noi, non
[20:48] riusciamo ad avere questi stessi sentimenti.
[20:53] Allora forse quel giorno prima di allontanarsi, Gesù ha
[20:56] raccomandato i discepoli, mi raccomando.
[21:00] Ora che dovete raccontare tutte queste belle cose agli altri,
[21:03] non dimenticatevi la cosa più importante.
[21:06] Guardate gli altri come creature, dicendo loro,
[21:10] innanzitutto è bello che tu ci sia, poi dite anche le altre
[21:16] cose. Ma non dimenticatevi questo
[21:19] primo messaggio fondamentale, riconoscere la bellezza e
[21:23] l'importanza degli altri per il fatto che ci siano.
[21:27] Per il fatto che nel disegno della creazione ci siano anche
[21:30] loro. Questo è il primo riconoscimento
[21:33] di cui tutti abbiamo bisogno ogni giorno per esistere.
[21:41] Del resto, la prima cosa che ciascuno di noi attende di
[21:45] ricevere da Dio e anche da chi parla nel suo nome, non è mai
[21:50] l'invito a fare qualcosa di diverso, o magari anche di
[21:53] buono, ma essere riconosciuti per quello che si è.
[21:57] Con le proprie luci e con le proprie ombre.
[21:59] Questo è quello che Gesù invita a fare ai discepoli, dire loro
[22:05] di riconoscere e di onorare la vita dell'altro, prima di
[22:09] suscitare una sua trasformazione.
[22:14] È con questa mitezza che Gesù si congeda dalla storia, lasciando
[22:18] il buon profumo di un Dio che non considera mai prioritario
[22:23] fare del bene all'altro. Ma anzitutto dichiarare come sia
[22:27] già un'enorme bene il solo fatto che l'altro ci sia.
[22:30] Credo che in questo tempo storico la Chiesa ha forse una
[22:36] nuova occasione per vivere questa responsabilità della
[22:40] dell'ascensione, avvicinarsi agli altri riconoscendo nei loro
[22:45] cammini non qualcosa da dover immediatamente e magari a volte
[22:50] anche frettolosamente includere in una valutazione morale.
[22:56] L'approfondita conoscenza dell'umano che abbiamo maturato
[22:59] nei secoli ci impone di guardare con umiltà e rispetto la storia
[23:04] di ogni persona. Se la luce del Vangelo ci ha
[23:08] permesso di cogliere significati profondi di ogni piega della
[23:11] realtà, dobbiamo riconoscere che molti aspetti della vita umana,
[23:15] e quindi del mistero di tutti, restano ancora complessi, oscuri
[23:20] e difficili da comprendere. Allora siamo forse in grado di
[23:24] ricomprendere bene anche il mandato missionario che
[23:28] riascoltiamo dal libro degli atti degli apostoli, quando Gesù
[23:31] dice agli apostoli riceverete la forza dallo Spirito Santo che
[23:36] scenderà su di voi e di me, sarete testimoni a Gerusalemme,
[23:41] in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della Terra.
[23:50] La missione assegnata da Gesù ai testimoni della sua Pasqua e
[23:54] della sua ascensione forse non aveva soltanto una valenza
[23:58] geografica, anche perché questo ormai l'abbiamo quasi
[24:02] realizzata. Siamo riusciti ad andare in
[24:04] tutti i confini del mondo. Quasi forse aveva anche una
[24:08] valenza antropologica. Portare il Vangelo fino ai
[24:13] confini della Terra vuol dire anche portarlo fino ai confini
[24:17] del mistero dell'umanità. Andando sempre più in profondità
[24:22] siamo andati lontano nello spazio.
[24:24] Ora ci attende un'altra grande missione, andare in profondità
[24:28] nell'essere umano e nel suo mistero.
[24:32] Quindi portare il Vangelo fin lì non significa soltanto
[24:36] raggiungere un luogo inesplorato, ma inoltrarsi con
[24:40] attenzione e rispetto nel cuore, nell'abisso di ogni condizione
[24:44] umana, accogliendone la complessità.
[24:48] Anche e soprattutto forse, dove le nostre categorie faticano a
[24:52] comprendere e a classificare, lì siamo chiamati ad accendere la
[24:57] luce di una speranza, la speranza di quella luce che le
[25:00] tenebre non possono mai sopraffare.
[25:02] Questa è la missione della Chiesa, non avere mai paura di
[25:07] nessuna umanità, ma avere sempre la gioia di poter portare la
[25:12] luce, la luce di una speranza che è capace di illuminare tutto
[25:16] l'essere umano. Questo è il compito degli
[25:20] apostoli che ricevono, nel momento dell'ascensione, abitare
[25:26] con Sapienza evangelica e con carità pastorale tutti quei
[25:29] confini di umanità dove si dischiude il mistero
[25:33] dell'unicità di ciascuno e si fa spazio all'azione silenziosa
[25:38] dello spirito di Dio questo naturalmente richiede un impegno
[25:42] profondo di ascolto, di accoglienza e di discernimento.
[25:46] Un atteggiamento che non ha nulla a che vedere con il
[25:48] relativismo etico o un generico appiattimento teologico.
[25:53] Si tratta piuttosto di rimanere fedeli al cuore del Vangelo,
[25:57] mettere e mantenere al centro il volto, la storia e la dignità di
[26:03] ogni persona che attende, a volte senza nemmeno saperlo, di
[26:07] incontrare il volto di Dio, l'obbedienza a questo modo
[26:13] estremamente profondo, accurato, mite.
[26:16] Di portare il Vangelo dappertutto ci può condurre a
[26:20] vivere, come dicevamo, un'esperienza straordinaria,
[26:23] quella della sinergia. Torniamo al Vangelo di Marco.
[26:27] Il signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in
[26:31] cielo e sedette alla destra di Dio.
[26:35] Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre
[26:39] il signore agiva insieme con loro e confermava la parola.
[26:44] Con i segni che l'accompagnavano da quel giorno i testimoni di
[26:51] Cristo hanno scoperto che la vita è ormai un passo a 2. 1
[26:54] danza in cui noi ci siamo quaggiù sulla terra, ma il
[26:59] signore dal cielo guida e accompagna tutti i nostri passi
[27:02] e agisce insieme a noi. E non c'è una gioia più grande
[27:06] per la chiesa di questa, non quella di essere convinti che
[27:11] Dio sia con noi. E magari non sia con qualcun
[27:15] altro, ma che Dio agisca con noi e con tutti per un progetto di
[27:22] nuova creazione, come ha fatto in principio.
[27:26] Solo che al principio Dio ha creato le cose da solo, ora lo
[27:30] vuole fare con noi e noi possiamo partecipare a questa
[27:33] gioia problema. Concludere è riassumere, il
[27:43] senso di questa meditazione è delle precedenti.
[27:48] Il dono dell'ascensione ha lasciato alla Chiesa e al mondo
[27:52] una eredità singolare. In un tempo in cui tutti
[27:58] possiamo un po' ammetterlo, facciamo fatica a uscire di
[28:01] scena, convinti che la nostra presenza sia sempre un po'
[28:05] insostituibile. Il signore Gesù ci mostra quanto
[28:08] sia prezioso sapersi congedare e allontanare per restare in una
[28:14] comunione. Più profonda e più libera con
[28:18] ciò che si è vissuto. Noi abbiamo questa grande
[28:23] tentazione di racchiudere un po' la vita dentro i confini di
[28:26] quello che abbiamo sperimentato e conosciuto.
[28:30] Ma la vita risorta non si lascia imprigionare, è un sussulto
[28:34] imprevedibile, un soffio che non possiamo prendere e controllare,
[28:40] ma al quale possiamo imparare ad abbandonarci.
[28:43] Come ha imparato Maria di Magdala, perché questo cammino
[28:48] non resti un'illusione, è necessario prendere sul serio la
[28:52] responsabilità di essere noi il corpo di Cristo nel mondo e
[28:57] nella storia, e quindi di testimoniare il suo Vangelo con
[29:01] la nostra vita, con la nostra sofferenza e con la nostra
[29:04] morte, perché anche in questo modo il signore della storia
[29:09] viene e torna lungo i secoli. Il ritorno di Cristo alla fine
[29:14] dei tempi è misteriosamente anticipato da ogni gesto in cui
[29:18] la nostra umanità accetta di amare, accogliendo la croce come
[29:22] sigillo del nostro battesimo, anche e soprattutto quando ciò
[29:26] accade, nel silenzio e nell'indifferenza, certi che
[29:31] ormai la nostra vita è nascosta con Cristo in Dio.
[29:36] Allora l'apparente assenza di Dio dal palcoscenico della
[29:39] storia è in realtà un grande invito rivolto a noi.
[29:43] Se il signore è asceso al cielo, si è allontanato da noi, non è
[29:47] più visibile con gli occhi della carne, sulla terra restano le
[29:52] membra vive del suo corpo. Noi chiamati a incarnare e a
[29:57] testimoniare con creatività la bellezza del Vangelo, senza
[30:02] accedere a forme di protagonismo o di monopolio.
[30:09] Se accogliamo la responsabilità e il dono dell'ascensione, forse
[30:12] possiamo anche rimettere a fuoco qual è la grande speranza che
[30:16] possiamo coltivare in questo anno del Giubileo, che mentre
[30:22] ripetiamo i gesti della nostra fede e della nostra tradizione,
[30:27] attraversando porte Sante, facendo preghiere e liturgie, il
[30:32] mondo possa riconoscere in noi qualcosa di bello, di vero e di
[30:37] nuovo? Capaci di dare un sussulto di
[30:40] speranza non solo a noi, ma anche a loro.
[30:44] Allora forse noi cristiani possiamo tornare a essere ciò
[30:47] che in fondo siamo chiamati da sempre a essere, uomini e donne
[30:52] che, attraversando la porta stretta dell'amore di Cristo,
[30:56] diventano testimoni e facilitatori di una nuova
[31:00] umanità. Preghiamo.
[31:14] Esulti di Santa Gioia la tua chiesa, o padre, per il mistero
[31:18] che celebra in questa liturgia di lode, poiché nel tuo figlio
[31:22] asceso al cielo, la nostra umanità è innalzata accanto a
[31:26] te, e noi, membra del suo corpo, viviamo nella speranza di
[31:31] raggiungere Cristo nostro capo nella gloria per Cristo nostro
[31:36] signore, nel nome del padre, del figlio e dello Spirito Santo.

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