# Luigi M. Epicoco - Sangue di Cristo, vita e speranza del mondo

An episode of [Esercizi Spirituali](https://invisiblenetwork.ai/podcast/1458716314), 2 Aug 2025, 51 min.

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“𝐒𝐚𝐧𝐠𝐮𝐞 𝐝𝐢 𝐂𝐫𝐢𝐬𝐭𝐨, 𝐯𝐢𝐭𝐚 𝐞 𝐬𝐩𝐞𝐫𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨” - Don Luigi Maria Epicoco.

## Transcript

[0:00] Ma quest'anno è un anno speciale per tanti motivi, la gratitudine
[0:04] per la beatificazione di Don Giovanni Merlini, questi giorni
[0:10] speciali che sono i giorni del Giubileo e adesso questo tempo
[0:15] che per voi diventa ancora più significativo.
[0:18] Perché state per vivere il vostro Giubileo.
[0:21] Giubileo che tocca il vostro carisma specifico, il vostro
[0:25] modo di appartenere alla Chiesa e di vivere il cristianesimo.
[0:29] Ora permettetemi di iniziare sempre dicendo la stessa cosa,
[0:34] perché è importante renderci conto che per noi la radice è
[0:39] sempre la stessa, cioè la convinzione che la spiritualità
[0:42] del preziosissimo sangue, in fondo, è una spiritualità
[0:47] battesimale e quindi è un modo di prendere sul serio quello che
[0:51] è il nostro battesimo, la nostra esperienza cristiana.
[0:55] In qualche maniera anche chi non lo sa, entra nella spiritualità
[0:59] del preziosissimo sangue proprio per questa vocazione battesimale
[1:03] che c'è secondo me al fondo di di di di questo modo di
[1:08] appartenere alla Chiesa e anche di vivere l'esperienza
[1:11] cristiana. Ho immaginato questa sera così,
[1:15] di fare con voi un piccolo viaggio meditativo, qualcosa che
[1:19] spero possa disporre il cuore. A vivere bene questi giorni come
[1:25] giorni di grazia, ma soprattutto a collocarci.
[1:28] Non come dei turisti che in qualche maniera, nel cuore di
[1:32] un'estate abbastanza calda, si mettono AA vivere dei gesti OA
[1:38] fare a compiere dei dei riti. Non siamo dei turisti, siamo dei
[1:42] pellegrini, ma si tratta di dire di nuovo ad alta voce, perché
[1:46] vale la pena per noi compiere questi gesti.
[1:49] Che cosa? È nascosto dietro dietro la
[1:53] grazia di un Giubileo perché il Giubileo non è un evento, e se
[1:59] noi riduciamo il Giubileo, un evento, facciamo un grande
[2:02] errore, perché l'evento ha un inizio e una fine, come una
[2:07] festa, una festa degli orari. E poi quando?
[2:12] Si sbaracca la festa, si torna alle proprie case come se nulla
[2:17] fosse, come se tutto questo fosse semplicemente una pausa,
[2:20] una sorta di ricreazione in mezzo al tran tran della vita.
[2:26] Il Giubileo, invece, è un modo di lasciare il segno dentro la
[2:31] nostra esistenza. È un tempo di grazia, di una
[2:34] misteriosa grazia che attraverso la Chiesa il signore ci offre
[2:38] affinché questa grazia che a noi è data.
[2:41] Non a tutti. E data questa grazia persone che
[2:45] hanno vissuto il Giubileo del 2000, non tutti sono arrivati al
[2:48] Giubileo del 2025, non tutti arriveranno a quello del 2050 e
[2:53] così via. Questo per noi non è un caso, è
[2:56] una provvidenza che a noi è data come grazia di vivere in
[3:00] particolare questo tempo e di domandarci in che modo questo
[3:03] tempo può lasciare un segno dentro la nostra esistenza che
[3:08] non sia, ripeto, semplicemente. Un evento esterno, ma che sia
[3:13] qualcosa che possa dialogare con la nostra storia personale, con
[3:17] la nostra vita personale. Allora voglio scandire questa
[3:21] mia meditazione, più o meno in quattro tappe.
[3:24] Ve le dico da subito, così potete seguirmi nel discorso.
[3:29] Il respiro, il cammino, la conversione e la carità, sono
[3:34] queste le quattro parole che ci guideranno in questa meditazione
[3:38] oggi pomeriggio. Partiamo dall'inizio, il
[3:41] respiro. Da dove ho tratto ispirazione
[3:45] per offrirvi come prima parola chiave la parola respiro.
[3:50] Voi sapete che il Giubileo non è un'invenzione nostra, nel senso
[3:54] che non è il cristianesimo che si è inventato il Giubileo, ma
[3:57] il Giubileo. Il Giubileo è qualcosa che è
[4:00] presente nella tradizione ebraica biblica e lì a un certo
[4:05] punto il popolo di Israele sente un'esigenza molto significativa.
[4:09] Stabilisce che dopo un tot di anni cinquant'anni, il popolo
[4:15] dovesse vivere una sorta di respiro di pausa.
[4:18] Tenete presente. Provo a usare delle immagini per
[4:22] portarle poi nella nostra vita di ogni giorno.
[4:26] Dio crea e a un certo punto. Quando ha finito di creare.
[4:29] C'è un giorno in cui riposa. Dovremmo dire un giorno in cui
[4:32] respira. Giubileo a un certo punto noi ci
[4:38] troviamo in una situazione in cui bisogna intervenire in
[4:43] quella che è la vita di ogni giorno, far respirare la
[4:46] società, far respirare i legami, far respirare la terra.
[4:51] Andiamo avanti. Il popolo di Israele a un certo
[4:55] punto si rende conto che ogni tanto deve sostare, fermarsi per
[5:00] ritrovare la propria strada. Pensate alla vita di ciascuno di
[5:04] noi perché, spero, ogni tanto noi ci prendiamo un po' di tempo
[5:09] di vacanza. A che cosa serve la vacanza?
[5:12] Sì, uno potrebbe dire serve a riposarsi.
[5:15] È troppo poco quando noi pensiamo che la vacanza serva
[5:19] semplicemente a riposarsi. Una buona vacanza dovrebbe
[5:23] servire a ritrovare di nuovo l'essenziale, cioè a respirare,
[5:27] affinché io non sono più sopraffatto da quella che è la
[5:30] mia vita. La vita di ogni giorno, le cose
[5:31] che faccio, gli impegni che ho. Ecco, se io non respiro mai nel
[5:36] mio essere padre, madre, a un certo punto ciò che dovrebbe
[5:39] santificarmi mi può esaurire. Se io non respiro mai nel mio
[5:45] ministero, ciò che dovrebbe santificarmi può schiacciarmi.
[5:49] Se io non respiro mai nei legami, ciò che dovrebbe essere
[5:53] un aiuto, un sacramento di salvezza, per me può diventare
[5:56] una trappola. Può diventare qualcosa che mi
[5:58] trattiene nella santificazione. Insomma, fermarsi e respirare
[6:03] non è un modo semplicemente di prendersi una pausa, ma è un
[6:08] modo di riappropriarsi delle cose di nuovo in maniera
[6:11] significativa. Uso un'immagine che forse non è
[6:16] molto poetica e molto teologica, ma forse in questo modo riuscite
[6:20] a capire che cosa c'è nascosto dietro l'intento del Giubileo?
[6:25] Se io mi trovo davanti a un cibo molto buono, posso mangiare
[6:30] questo cibo in maniera così compulsiva, senza mai assaporare
[6:34] nulla? Ma se io tra un boccone e
[6:36] l'altro mi prendo il tempo di fermarmi, di lasciare che il
[6:39] cibo lo gusto in bocca cambia tutto, forse nel primo caso
[6:45] consumo velocemente quel cibo e lo porto dentro di me, ma non ho
[6:48] goduto niente di quel cibo. È la capacità di fermarmi che mi
[6:53] ridona il gusto delle cose. Ecco, questo atteggiamento è
[6:57] quello che è nascosto dietro la logica del Giubileo.
[7:01] E quando la Chiesa dal 1300 in poi riprende questa tradizione e
[7:06] poi, per una serie di vicissitudini stabilisce ogni
[7:09] 100 anni, poi dice ogni 50, adesso si è stabilizzato.
[7:12] Tradizionalmente che il Giubileo è ogni 25 anni, perché la Chiesa
[7:17] ogni 25 anni ci ricorda che dobbiamo fermarci.
[7:20] Che dobbiamo respirare, che dobbiamo di nuovo tornare a
[7:24] gustare le cose, la vita. Ma questo non significa che noi
[7:28] lo dobbiamo fare solo e soltanto ogni 25 anni, ma che lo viviamo
[7:32] in grande ogni 25 anni, per ricordarci che non può esistere
[7:37] nessuna vita se una vita non ha il coraggio di un respiro, di
[7:40] una pausa. Questo succede innanzitutto
[7:44] nella vita di ogni giorno. Se io durante la giornata non ho
[7:47] tempo per respirare? Non ho gustato nulla di quella
[7:50] giornata se non ho tempo di fermarmi, non ho la capacità di
[7:55] vedere che cosa c'era nascosto in quella giornata.
[7:59] Insomma, c'è bisogno di una pausa di Giubileo, ogni giorno
[8:02] della nostra vita. Ecco, questa pausa giubilare
[8:07] prende il nome di preghiera, la preghiera.
[8:09] In fondo, che cosa dovrebbe essere?
[8:11] Imparare a respirare, imparare di nuovo, a gustare l'esistenza.
[8:16] E a riscoprire che tutto questo accade in un rapporto o in una
[8:20] relazione all'inizio, quando il popolo d'Israele immagina
[8:26] l'evento del Giubileo come qualcosa di significativo,
[8:29] quindi non come semplicemente una festa, come dicevamo prima,
[8:33] come qualcosa che inizia e finisce, ma come qualcosa che
[8:36] potesse segnare il vissuto del popolo d'Israele chiede delle
[8:41] cose molto esigenti. Ad esempio.
[8:44] È accaduto che alcuni tra gli israeliti, per motivi di debito,
[8:48] per motivi, per vicissitudini, a volte anche per disgrazie, per
[8:53] per cose che non sono andate, avessero perso la libertà,
[8:56] quindi si trovavano in una condizione di schiavitù.
[9:00] Quando arrivava il Giubileo c'era l'obbligo di liberare gli
[9:04] schiavi, e cioè io non dovevo più avere.
[9:09] Una privazione della mia libertà.
[9:11] Dovevo essere riconsegnato di nuovo a quella mia libertà
[9:15] iniziale che il signore mi ha donato.
[9:18] Se qualcuno magari aveva venduto la propria terra, l'aveva
[9:22] ceduta, non aveva più nulla. Dopo 25 anni la terra doveva
[9:27] tornare di proprietà delle famiglie che all'inizio
[9:30] possedevano quella terra e quindi di nuovo bisognava
[9:33] azzerare. Tutta la proprietà che magari si
[9:35] era accumulata una parte all'altra e aveva creato delle
[9:39] ingiustizie. Anche la terra stessa, dopo
[9:43] tanti anni di raccolto veniva lasciata riposare.
[9:48] Questo succede anche nelle nostre terre?
[9:50] No, nella nostra tradizione agricola.
[9:52] Se tu sfrutti troppo il terreno, a un certo punto quel terreno
[9:56] non ti aiuta più nel darti dei frutti buoni.
[9:59] Allora che cosa si fa? Si lascia riposare il terreno.
[10:02] Affinché il terreno possa di nuovo ricaricarsi, riprendere di
[10:07] nuovo forza. Allora capite che simbolicamente
[10:11] tutto quello che ci sta raccontando il testo biblico, la
[10:14] tradizione di Israele EE questi esempi che noi stiamo facendo
[10:19] non sono qualcosa di distaccato dalla nostra vita, di lontano
[10:22] dalla nostra esistenza. E cioè non presuppone che noi
[10:26] per forza dobbiamo essere degli esperti della Bibbia o dei
[10:29] grandi teologi per capire il significato del Giubileo.
[10:33] Perché il Giubileo, nella sua radice più profonda, si innesta
[10:38] sulla nostra dinamica umana, è la nostra umanità che ha bisogno
[10:42] di Giubileo, è la nostra umanità che ha bisogno di respirare, è
[10:47] la nostra umanità che ha bisogno di imparare di nuovo a gustare
[10:51] le cose EE vi faccio capire perché a un certo punto noi
[10:56] abbiamo bisogno di questo. Perché arriva un momento nella
[11:00] vita in cui tu non sei più felice e le cose che stai
[11:04] vivendo non ti danno più gusto, allora la tentazione che ti
[11:07] viene in mente è che per trovare di nuovo gusto tu devi fare
[11:11] un'altra cosa. Ora sei padre, non vuoi essere
[11:14] più padre, ora sei madre, non vuoi essere più madre, sei
[11:17] marito, non vuoi essere, non vuoi avere più responsabilità 6
[11:20] 1 moglie non ne puoi più della tua casa, fai un lavoro e
[11:24] vorresti cambiare lavoro, hai una vocazione, ti viene in mente
[11:28] che magari fai il missionario e vorresti fare il Monaco, fai il
[11:31] Monaco e vorresti partire, andare in Africa.
[11:33] Insomma, ci viene in mente che per recuperare di nuovo la
[11:36] gioia, il gusto della vita, noi dobbiamo cambiare, trovare altri
[11:40] stimoli, altre cose. Ma la verità è che tutto questo
[11:45] può essere una grande menzogna per ciascuno di noi, perché
[11:49] quando una persona arriva fino al punto di avere la nausea di
[11:52] quello che aveva riconosciuto essere vero dentro la propria
[11:55] esistenza, quello significa che non sta più respirando, ha
[12:01] bisogno di fermarsi, di riprendere di nuovo il gusto
[12:05] della propria vita, della propria vocazione, delle proprie
[12:08] cose che noi stiamo vivendo. Allora cominciate a immaginare
[12:13] che cosa significa avere un intero anno in cui noi dobbiamo
[12:17] dovremmo pensare che cosa può ridarci di nuovo il gusto di ciò
[12:22] che siamo e di ciò che facciamo. Questo pellegrinaggio che noi
[12:27] viviamo a Roma dovrebbe servire a pensare innanzitutto se siamo
[12:32] felici lì dove siamo e nelle cose che stiamo vivendo.
[12:36] Se ci sentiamo schiavi, ad esempio, di qualcosa, e allora
[12:39] abbiamo bisogno di liberarci. Se pensiamo di non avere più la
[12:43] terra sotto i piedi, quante volte noi ci sentiamo sbagliati
[12:48] o nel posto sbagliato, non ci sentiamo gratificati,
[12:52] valorizzati, guardate questo capita in tutti gli ambiti,
[12:55] anche nella chiesa può succedere questo.
[12:58] EE che cosa significa? Che tu non senti più qualcosa
[13:01] che ti dà certezza, qualcosa che ti fa sentire stimato, voluto,
[13:04] bene, amato? A me piace immaginare che dietro
[13:08] questa cosa ci sia proprio questa intuizione profonda di
[13:12] una grazia speciale che la Chiesa ripropone ogni 25 anni e
[13:17] che potremmo tradurre in questo modo, ogni Giubileo sembra
[13:21] volerci dire, ricordati che sei umano e gli esseri umani
[13:26] respirano e anche tu hai bisogno di respirare, hai bisogno di
[13:31] ritrovare di nuovo. Il senso del tuo esistere e del
[13:36] tuo vivere. Rimanendo sempre in questa
[13:40] parola, vorrei fare un passo successivo.
[13:43] Che cosa simbolicamente troviamo nascosto dietro l'immagine del
[13:48] sangue di Cristo? Un amore che si dona fino alle
[13:52] estreme conseguenze? Il sangue di Cristo e
[13:55] l'esperienza di essere amati da qualcuno che è stato disposto a
[13:59] morire per ciascuno di noi. Ora, pensate bene.
[14:03] Che cosa c'è di più riposante di uno che ti ama?
[14:07] In pratica quando una persona vuole riprendersi dove va da
[14:10] qualcuno che lo ama, perché l'abbraccio di chi ti ama ti
[14:13] rimette al mondo. La vera, la vera vacanza,
[14:17] vedete, non è un luogo, è stare con qualcuno che ti vuole bene.
[14:20] Questa è la vera vacanza. Il vero Giubileo è l'esperienza
[14:25] di nuovo di ricordarti che qualcuno ti ama.
[14:28] E proprio perché qualcuno ti ama, tu respiri.
[14:32] Ti riprendi la vita, sai che non sei succube del fare, fare,
[14:37] fare, fare, perché l'amore non non ti chiede di fare qualcosa.
[14:42] L'amore innanzitutto è grato della tua esistenza, del tuo
[14:45] esserci. È molto bello questo perché in
[14:50] fondo noi possiamo vivere davvero il Giubileo se torniamo
[14:54] di nuovo a ricordarci di essere amati e se ci lasciamo
[14:58] raggiungere da questo amore, da questo abbraccio di amore.
[15:04] Quando noi guardiamo la nostra vita, la nostra esistenza, ci
[15:09] accorgiamo che il gusto lo perdiamo lì dove non ci sentiamo
[15:14] più voluti bene, ma se il nostro sentirci voluti bene dipende
[15:20] soltanto dalle circostanze intorno a noi, capite che noi
[15:24] siamo in balia degli altri? Invece da cristiani, anche se
[15:29] abbiamo bisogno di amici, di persone, di relazioni, perché
[15:32] tutti noi abbiamo bisogno di questo, il cristianesimo ci dice
[15:36] che una relazione è sempre sicura ed è stabile della nostra
[15:41] relazione con Cristo. Noi siamo di Cristo e con
[15:45] Cristo, perché in fondo è l'unico che non viene mai meno.
[15:49] In questa esperienza di amore, quando tu preghi, respiri perché
[15:53] ti lasci amare da lui. Quando ti accosti ai sacramenti,
[15:57] tu respiri perché fai entrare il suo amore dentro la tua vita.
[16:02] Quando decidi di far parte di un'esperienza ecclesiale di
[16:05] Chiesa, tu stai permettendo a qualcuno di volerti bene in suo
[16:09] nome, in sua vece, come se fosse appunto la concretezza di un
[16:14] amore che vuole raggiungerti dentro la tua vita.
[16:19] Ora vi faccio. Vi lascio una domanda a cui io
[16:22] non posso rispondere, ma ciascuno di noi dovrebbe
[16:24] rispondere in questi giorni di grazia del Giubileo, il
[16:29] cristianesimo è ancora per noi un'esperienza di saperci amati,
[16:32] ma non di saperci amati nella testa, ma di un saperci amati
[16:37] che ha il potere di nuovo di farci respirare, di ridonarci di
[16:40] nuovo il gusto delle cose saprete.
[16:44] Vedete, tante volte, ascoltando le persone mi sono reso conto
[16:48] che. Tanti di noi sono convinti che
[16:52] potranno risolvere la loro disperazione quando risolveranno
[16:56] i propri problemi. Metti il caso che un problema
[17:00] non si può risolvere. Che fai?
[17:02] Rimani disperato per tutta la vita.
[17:05] Invece la questione lo sapete qual è?
[17:08] Che quando uno si sente voluto bene riesce a portare il peso
[17:12] anche di un problema che non riesce a risolvere.
[17:14] Perché è l'amore che rende possibile affrontare un
[17:17] problema, è l'amore che rende possibile la scomparsa della
[17:21] disperazione. Quindi il disperato non è uno
[17:26] che ha un problema che non riesce a risolvere.
[17:29] Il disperato è uno che non è amato.
[17:33] Quindi la radice più profonda della speranza per noi cristiani
[17:36] è nell'amore, non nella soluzione dei problemi.
[17:39] Chi è Gesù se non questo per ciascuno di noi?
[17:45] Quando diciamo che noi ci accostiamo al suo sangue, stiamo
[17:48] dicendo che ci stiamo accostando a un amore così, a un amore che
[17:51] ci dà speranza proprio perché è amore anche quando non risolve i
[17:56] nostri problemi, anche quando un problema ci accompagna per tutto
[18:00] il resto della nostra vita. Ma è molto importante partire da
[18:06] questa umiltà, nessuno di noi può dire, io non ho bisogno di
[18:09] respirare, tutti abbiamo bisogno di respirare, tutti abbiamo
[18:13] bisogno di guarire dalle nostre disperazioni, tutti abbiamo
[18:16] bisogno di nuovo di riprenderci il gusto della nostra esistenza,
[18:21] ciascuno al suo posto, ciascuno nelle proprie situazioni,
[18:25] ciascuno nella propria vita, ciascuno nel proprio ambito che
[18:28] il signore gli ha donato. Quindi mi verrebbe da dire che
[18:32] il Giubileo non è opzionale, per noi è obbligatorio.
[18:38] Che significa che senza un atteggiamento simile rischiamo
[18:44] di morire disperati. E guardate, morire disperati
[18:50] significa continuare a vivere, ma senza più nessuna speranza,
[18:55] senza più. Quella testimonianza che Cristo
[18:59] domanda a ciascuno di noi, cioè dimostrare con la nostra
[19:02] esistenza che effettivamente Dio esiste e che fa la differenza
[19:06] nella vita di una persona. Quando viene una madre o un
[19:10] padre a dirmi, ma cosa posso fare?
[19:12] Perché i miei figli non si avvicinano, lo sono lontani, non
[19:16] vengono più in chiesa, ma io gli dico che devono venire a messa,
[19:19] che devono partecipare, che devono fare?
[19:21] La domanda è, ma quei figli? A cui tu dici che devono venire
[19:25] a messa, che devono pregare, che non devono allontanarsi quando
[19:29] vedono te, che vedono, ma io vado sempre a messa.
[19:33] No, no, e non sto dicendo se vai o no a messa.
[19:35] Io ci credo che una persona ci va a messa, altrimenti dirlo
[19:38] agli altri non sarebbe proprio il massimo.
[19:41] Ma uno cosa vede di te quando vede te, vede luce, vede
[19:46] speranza, vede vede passione, vede gusto.
[19:49] O vede una persona frustrata come tutti gli altri, ansiosa
[19:52] come tutti gli altri, preoccupata come tutti gli
[19:55] altri, schiacciata dalla vita da tutti gli altri?
[19:58] Allora uno ti vede e dice, ma perché dovrei fare una cosa che
[20:01] mi rende come te? Che non c'è niente di attraente
[20:05] nell'essere come te? Quindi il più grande contributo
[20:09] come argomento per portare qualcuno a Cristo sono io, cioè
[20:14] che questo sia vero dentro la mia vita.
[20:18] Allora magari non ho argomenti per convincerti a tornare in
[20:22] chiesa, a tornare ai sacramenti, ma uno non può fare a meno di
[20:25] guardarti e di dire la persona è diversa, c'ha qualcosa di
[20:30] diverso, vive serenamente cose che normalmente il mondo ci fa
[20:34] vivere invece da disperati. È un lavoro su di noi che è il
[20:39] il grande lavoro della testimonianza.
[20:41] Ma è il primo punto. Il respiro.
[20:45] La prima tappa, questo secondo me è il Giubileo.
[20:48] E il ricordo di questa dinamica umana che tutti noi ci portiamo
[20:52] addosso. La seconda caratteristica vedete
[20:56] del Giubileo è una cosa che noi viviamo esteriormente, ma che
[21:00] anche in questo caso ha una ricaduta simbolica, che il
[21:05] camminare è il cammino. Che cosa nasconde il cammino?
[21:12] E ogni volta che devo spiegare la dinamica del cammino mi viene
[21:16] subito in mente il racconto biblico, voi sapete che tutto il
[21:19] racconto biblico è tutto in movimento, non c'è niente che
[21:25] non sia in movimento nella Bibbia.
[21:28] All'inizio, quando Dio crea, Adamo ed Eva se ne stanno beati
[21:32] e fermi, nell'eden dove hanno tutto a loro disposizione, dove
[21:36] c'è il paradiso terrestre. Ma dopo la cacciata dal paradiso
[21:40] terrestre, da quel momento in poi comincia per loro un
[21:43] pellegrinaggio, un camminare, in alcuni casi anche un vagare.
[21:48] La dinamica del cammino dice che noi siamo vivi e ci ricorda che
[21:53] tutte le cose di questa vita sono sempre un percorso.
[21:58] Ad esempio, basta sposarmi per dire che io ho compiuto la mia
[22:03] vocazione matrimoniale. No, perché il matrimonio è un
[22:06] cammino, non è un cammino che finisce il giorno delle nozze.
[22:10] Al massimo inizia la mia vita cristiana.
[22:13] Finisce soltanto quando ricevo i sacramenti che mi rendono
[22:17] cristiano. No, fanno iniziare un percorso.
[22:21] Ma se io sono la stessa persona che non si evolve, che non
[22:24] cammina, che non fate solo dell'esperienza, delle proprie
[22:27] cadute, del dei propri talenti, questo è molto pericoloso.
[22:32] Perché? Perché significa che noi non
[22:35] stiamo camminando. E molto spesso mi rendo conto
[22:40] che noi stiamo vivendo un cristianesimo in cui abbiamo
[22:42] sostituito il camminare al ragionare invece di camminare,
[22:47] noi ragioniamo molto. Quando invece noi diciamo che
[22:52] dobbiamo imparare a camminare, dobbiamo dire che non basta che
[22:55] noi ragioniamo, ma tutta la nostra persona deve essere
[22:58] coinvolta in questo movimento, perché con i ragionamenti io la
[23:04] mia vita l'ho data a Cristo, ma nei fatti forse non è proprio
[23:08] così. Nei miei ragionamenti io sono un
[23:10] marito ideale, un figlio ideale, ma nella realtà.
[23:15] E cioè ho bisogno di riprendere in mano quella che noi chiamiamo
[23:18] l'esperienza. Ecco, una delle cose più belle
[23:23] che ci descrive la Bibbia è che mentre ci racconta queste storie
[23:28] in movimento, ci dice anche che le persone coinvolte in queste
[23:32] storie in movimento sono persone che a un certo punto cambiano.
[23:39] Ad esempio, Davide, che viene preso ragazzino da Samuele e
[23:45] Unto re di Israele, è la stessa persona alla fine del suo
[23:48] percorso? Certo che no.
[23:49] Perché è cresciuto? Perché ha sbagliato?
[23:53] Perché si è rimesso in piedi, perché ha chiesto perdono.
[23:57] Perché ha mostrato di essere una brava persona in alcune
[24:00] circostanze, una pessima persona in altre circostanze, insomma,
[24:04] tutta la sua vita, la sua esperienza, l'ha portato a
[24:07] diventare sempre di più Davide. Noi abbiamo bisogno di
[24:12] camminare. Quando uno dice dopo vent'anni
[24:16] di matrimonio, Eh, ma non è come l'inizio.
[24:18] Ma meno male che non è come l'inizio.
[24:20] Non può essere come l'inizio, perché sono passati vent'anni.
[24:24] La domanda è, tutte le esperienze accumulate in questi
[24:26] vent'anni dove ci hanno condotto?
[24:30] Capite qual è la differenza? È che io mi devo domandare, in
[24:35] questo mio camminare, dove sto andando?
[24:38] La categoria spirituale e teologica che dà un nome
[24:42] specifico a un cammino con una meta è pellegrinaggio.
[24:47] Una persona è pellegrina. Quando parte da un punto e sa
[24:53] dove vuole andare, dove vuole andare arrivare.
[24:57] Io parto da casa e voglio arrivare a Roma.
[25:01] Io parto da casa e voglio arrivare a Gerusalemme, io parto
[25:05] da casa e voglio arrivare a Santiago.
[25:07] Io parto da casa e voglio andare al Divino Amore, voglio andare a
[25:09] Loreto. Che cos'è?
[25:11] Darsi una meta in un pellegrinaggio, sapere da dove
[25:13] sto partendo e dove voglio arrivare.
[25:18] Poi che cosa può succedere in questo viaggio?
[25:20] Di tutto, ci si può perdere, si può sbagliare, ci si può
[25:27] stancare, ci viene la tentazione di tornare indietro.
[25:32] Ma man mano, per tentativi, noi ci avviciniamo sempre di più
[25:35] alla meta, cioè il nostro pellegrinaggio si sta compiendo
[25:39] ora la vita cristiana, quando è una vita che assomiglia alla
[25:43] dinamica del Giubileo? Quando la nostra vita e noi lo
[25:46] diciamo molto spesso nelle preghiere, ma non lo so se noi
[25:49] lo diciamo con consapevolezza, la nostra vita è un
[25:52] pellegrinaggio. Tutti non so se sapete che
[25:56] finirà. Come tutti i pellegrinaggi hanno
[26:01] una meta. La domanda è, dove stiamo
[26:04] andando? Qual è la meta del nostro
[26:07] pellegrinaggio? Noi dovremmo rispondere dicendo
[26:11] che la meta del nostro pellegrinaggio è Dio stesso,
[26:15] sono le sue braccia, la casa verso dove stiamo andando e
[26:19] qualcuno, ma chi vogliamo essere in questo pellegrinaggio?
[26:23] Chi vogliamo diventare in questo pellegrinaggio?
[26:25] Noi vorremmo diventare santi. Allora non basta che io sto
[26:30] accumulando dentro la mia vita tante esperienze.
[26:34] Queste esperienze che io sto avendo che orientamento hanno?
[26:37] Cioè dove, dove, dove mi stanno conducendo.
[26:43] Io devo imparare a orientare la mia esistenza verso una meta e
[26:48] verso qualcuno e mi aiuta a diventare più me stesso.
[26:56] E sapete che quando una persona fisicamente fa qualcosa si
[27:01] accorge che c'è una grande differenza tra la teoria e i
[27:04] fatti? Per esempio se io dicessi vorrei
[27:08] ritornare a casa questa sera a piedi, ma io devo fare i conti
[27:11] col mio corpo, devo fare i conti col caldo, devo fare i conti con
[27:16] la strada da prendere. Se sono in macchina posso
[27:20] prendere il raccordo, ma se sono a piedi dove vado?
[27:23] Insomma, la questione è molto più pratica.
[27:26] Perché? Perché io devo fare i conti con
[27:28] una serie di cose che normalmente i miei ragionamenti
[27:30] non riescono a contemplare. È facile voler bene a una
[27:34] persona per tutta la vita. Certo che non è facile.
[27:38] In teoria tu puoi dire a qualcuno ti amo per tutta la
[27:41] vita, ma in pratica è faticoso. Chi è che ci aiuta in questo
[27:46] pellegrinaggio? Perché altrimenti, vedete, noi
[27:50] non stiamo capendo un'altra cosa importante.
[27:52] Che nel Giubileo il pellegrinaggio giubilare è una
[27:57] vocazione, cioè una chiamata, è Dio che ci chiama a fare un
[28:02] cammino, allora colui che ci ha chiamati alla vita, che ci ha
[28:07] dati una vocazione che ci ha dato un'esperienza, è anche lo
[28:13] stesso che vuole aiutarci in questo nostro viaggio e quindi
[28:17] diventa per ciascuno di noi un aiuto per il viaggio.
[28:23] Allora questa è la seconda cosa che secondo me la spiritualità
[28:26] del sangue di Cristo dialoga un po' con queste dinamiche, e cioè
[28:35] noi non non abbiamo solo bisogno di pause che ci ridanno gusto,
[28:40] di esperienze di amore che ci riunificano, che ci riconsegnano
[28:45] a noi stessi, abbiamo bisogno di quell'energia.
[28:49] Appunto del sangue che scorre dentro di noi, che ci permetta
[28:54] di fare un cammino. La vita cristiana, in fondo è
[29:00] questo, Eh? E sapere che Dio non è
[29:02] semplicemente uno che ci ha buttati nell'esistenza, come
[29:05] diceva un filosofo. E poi ci aspetta alla alla fine.
[29:09] Poi in mezzo, arrangiati. Noi siamo figli di un Dio.
[29:14] Che ha usato la logica dell'incarnazione.
[29:17] Che cos'è la logica dell'incarnazione?
[29:19] Quel Dio che ci ha creati e che ci ha creati come un motivo.
[29:22] Ecco la meta ha mandato suo figlio affinché per tutto questo
[29:26] pellegrinaggio noi non fossimo soli.
[29:28] Gesù si è fatto nostro compagno di viaggio, si è fatto
[29:33] Pellegrino con ciascuno di noi. Avete presente questo episodio
[29:38] meraviglioso dei discepoli di Emmaus?
[29:40] No. Che cos'è che ci colpisce lì?
[29:43] Sì, il dialogo. E poi quello che succede in
[29:46] quella locanda lo riconobbero nello spezzare il pane.
[29:50] Ma avete mai riflettuto che Gesù risorto cammina con questi
[29:53] discepoli, cammina con loro anche se loro non lo
[29:56] riconoscono? Allora nel vivere la mia vita,
[30:00] io da cristiano, mi devo ricordare che non sono solo,
[30:04] Gesù è con me ed è con me sempre, anche quando sbaglio,
[30:09] anche quando vado a finire negli inferi più profondi, lui è con
[30:12] me. Lo abbiamo cantato.
[30:16] All'inizio ho creduto anche quando dicevo sono troppo
[30:20] infelice. Ho detto con sgomento, ogni uomo
[30:24] è inganno nei momenti anche più bui della nostra vita.
[30:29] Noi non siamo soli perché con noi c'è l'emanuele il Dio con
[30:32] noi. Allora quella vitalità
[30:36] testimoniata dal sangue di Cristo è una vitalità che ci dà
[30:39] la forza del viaggio, la forza del pellegrinaggio, la forza di
[30:43] ricordarci che la nostra vita non ha solo un inizio, ma anche
[30:46] una meta. E tra l'inizio e la meta noi
[30:50] siamo aiutati, accompagnati da lui.
[30:53] Non siamo soli in questo viaggio.
[30:56] Questa è la prima immagine che mi viene quando io penso al
[31:02] cammino. La seconda immagine è l'immagine
[31:06] della guarigione. Io lo ripeto sempre in tanti
[31:10] contesti diversi. Se io prendessi in questo
[31:13] momento un coltello ci metterei mezzo secondo a ferirmi la mano.
[31:20] Cioè il male è immediato, non ha bisogno di tanto, di tanta
[31:24] gradualità, capite? Il male mi ferisce
[31:27] immediatamente, ma per chiudere quella ferita non ci vuole un
[31:30] attimo, ci vogliono giorni. Cioè la guarigione è molto più
[31:35] lenta di una ferita. La guarigione è un percorso, è
[31:39] un cammino. Allora il Giubileo ci ricorda
[31:43] che tutti noi abbiamo bisogno di guarigione e per essere guariti
[31:46] abbiamo bisogno di avere pazienza anche con noi stessi e
[31:51] che tutti noi siamo feriti. Ma queste ferite hanno bisogno
[31:54] di un percorso. Laicamente dovremmo dire che
[31:58] abbiamo bisogno di convalescenza?
[32:00] No. Ma spiritualmente è la stessa
[32:06] cosa e ed è bello che Gesù stesso, nel Vangelo, propone
[32:13] questo percorso di guarigione come il il percorso del
[32:16] discepolato. Chi vuole seguire la mia strada,
[32:22] rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi
[32:25] segua. Non dice che basta un incontro e
[32:28] tutto è cambiato e tutto è risolto, ma che da quel momento
[32:31] in poi inizia un camminare dietro di lui ed è un camminare
[32:35] dietro di lui che porta una guarigione.
[32:39] Fra poco capiremo quale guarigione.
[32:41] Però è una cosa che io vorrei tanto insistere perché molto
[32:47] spesso noi non abbiamo pazienza con noi stessi.
[32:49] La vita spirituale è la pazienza di una guarigione, è la pazienza
[32:53] di una convalescenza. E a volte questa guarigione dura
[32:57] tutta la nostra vita. E attenzione, non significa
[33:01] nemmeno che alla fine guariremo come ce l'abbiamo in mente noi,
[33:05] ma che siamo in un percorso in cui man mano quella ferita non
[33:09] comanda più. Quella ferita non è più padrona
[33:12] della mia vita. La guarigione è riprenderci
[33:15] quella libertà che il sangue di Cristo c'ha ottenuto sulla
[33:19] croce. Quindi?
[33:23] In che modo il sangue di Cristo ci guarisce?
[33:25] Perché ci dona un percorso di guarigione e lentamente ci
[33:31] riconsegna quella libertà che a volte noi abbiamo perduto e che
[33:35] non abbiamo più. Il male ottiene successo dentro
[33:41] la nostra esistenza. Non semplicemente quando ci fa
[33:45] male, perché il male può essere anche una cosa puntuale, ma sono
[33:50] le conseguenze di quella ferietà il problema.
[33:54] Perché, dice, io ho sofferto, tutti soffrono.
[33:57] Ma è a partire da quel dolore che io non mi fido più di
[33:59] nessuno, che io sono arrabbiato, che io sono chiuso, che io mi
[34:03] sono incattivito, che io sono diventato in quel modo e in
[34:06] quell'altro. Cioè sono le conseguenze di quel
[34:09] male la questione più più brutta.
[34:13] Allora è bello pensare che quel percorso di guarigione che ci
[34:18] propone il cristianesimo, in fondo è quello che il Giubileo
[34:21] ci ricorda, che dobbiamo fare il pellegrinaggio e anche quella
[34:25] convalescenza a cui tutti siamo chiamati.
[34:29] Diciamolo ancora meglio, è la gradualità.
[34:32] Non si diventa santi tutta una volta.
[34:34] La Santità è un percorso di Santità, è un percorso di
[34:40] santificazione. E nessuno lo sa quanto tempo ci
[34:46] vuole e in che modo si esprime questa gradualità.
[34:52] Avete presente come nel Vangelo a un certo punto c'è quasi 1 1
[34:58] sbavatura in un miracolo di Gesù?
[35:02] Quando gli conducono un cieco, lui se lo prende da parte, lo lo
[35:05] allontana, lo lo lo allontana dagli altri, lo porta in
[35:08] disparte, gli impone le mani, gli dice, ecco, adesso vedi?
[35:14] E quell'uomo dice, sì, vedo come degli alberi che camminano.
[35:19] Gesù capisce che il miracolo non è riuscito e di nuovo gli impone
[35:22] le mani e dice, in quel momento vide chiaramente anche da
[35:26] lontano, allora. Noi dobbiamo pensare, o è Gesù
[35:31] che ha sbagliato il protocollo dei miracoli e quindi la prima
[35:35] volta non gli è andata bene e ha dovuto rifarlo?
[35:38] O forse il Vangelo ci vuole dire che tu frequenti Gesù, ma
[35:43] frequentare lui significa mettersi in un percorso graduale
[35:47] di guarigione. Dice, ma io frequento la
[35:51] parrocchia, frequento i sacramenti.
[35:53] Guardate, non sentitevi rassicurati, semplicemente
[35:56] perché c'è un vissuto sacramentale ecclesiale, perché
[36:00] certe volte noi, anche se frequentiamo il signore, lui
[36:03] impone le mani. No, ancora non vediamo
[36:06] chiaramente. E quindi abbiamo sempre bisogno
[36:11] di guarigione, abbiamo sempre bisogno di conversione.
[36:17] Per esempio, io posso andare a messa tutte le domeniche, ma
[36:19] ancora non riconosco che Dio è mio padre.
[36:23] Ma ci vado a messa, eh, tutti i giorni magari anche, ma Dio
[36:27] ancora non è mio padre. Io posso frequentare la vita
[36:32] cristiana, ma non sentirmi ancora figlio.
[36:35] Io sono entrato in un'ottica nuova quando Gesù mi ha ottenuto
[36:40] questa consapevolezza che Dio è mio padre e io sono suo figlio.
[36:45] Ecco che cos'è la gradualità. Ecco che cos'è la guarigione.
[36:50] Ecco che cos'è questa convalescenza, arriviamo alla
[36:54] terza parola e diciamo, è la metà della conversione.
[37:00] È la meta del cammino, scusate, ed è la conversione.
[37:04] Che cos'è la conversione? La conversione è vedere che il
[37:10] cammino ha portato dei cambiamenti.
[37:14] Le esperienze che ho fatto mi hanno cambiato.
[37:17] Cosa? Il cuore.
[37:19] Non ho +1 cuore di pietra, ho un cuore di carne.
[37:23] Questa è la conversione. E adesso dirò una cosa nella
[37:28] speranza che nessuno mi fraintenda.
[37:29] Nel cammino ci sono anche i nostri peccati e le nostre
[37:33] cadute, ma Gesù ha la capacità di usare persino i nostri
[37:37] peccati, le nostre debolezze e le nostre cadute per darci un
[37:41] cuore di carne. Per esempio, se io io sono
[37:46] particolarmente orgoglioso e superbo, capite che il signore,
[37:50] per poter distruggere la mia superba e il mio orgoglio, non
[37:54] ha altre armi se non quello di farmi toccare la mia debolezza,
[37:59] perché quando io tocco la mia debolezza, quindi sono umiliato
[38:03] dalla mia debolezza, il mio orgoglio viene frantumato, la
[38:08] mia superbia viene smontata. Solo Dio riesce a fare una cosa
[38:12] del genere, cioè a usare persino i nostri peccati a nostro
[38:15] favore. Nessuno dica Luigi ha detto che
[38:21] possiamo peccare tranquillamente, tanto poi no,
[38:24] no. Vi sto dicendo che a volte ci
[38:26] sono delle cose con cui noi combattiamo per tutta la vita,
[38:31] ma il signore le fa concorrere al nostro bene in un percorso di
[38:35] guarigione, in un pellegrinaggio di Santità che è la nostra
[38:39] esistenza. Perché magari lo scopo di tutto
[38:42] questo è avere un cuore di carne e non avere +1 cuore di pietra.
[38:47] Allora capite che quando una persona ha guarito il proprio
[38:51] cuore ha risolto il problema della sua vita, cioè si è
[38:54] convertito. E la guarigione del cuore ha un
[38:57] effetto immediato nella vita che ragionare diversamente.
[39:01] Il convertito pensa diversamente.
[39:08] Guarda diversamente, giudica diversamente.
[39:13] Allora io ho cominciato il mio pellegrinaggio tutto spocchioso,
[39:17] delle mie certezze, della mia intelligenza, ma poi mi sono
[39:20] reso conto durante il viaggio che ho bisogno degli altri, che
[39:23] ho bisogno di bere, che ho bisogno di essere aiutato,
[39:25] eccetera. Alla fine di tutto io non sono
[39:28] più la stessa persona di prima, perché ragiono diversamente,
[39:33] penso diversamente, guardo le cose diversamente.
[39:41] Il vino nuovo, dice Gesù, non si mette negli otri vecchi vino
[39:45] nuovo, in otri nuovi. E cioè questo dono nuovo che il
[39:50] signore ci dà non può essere tenuto in una mentalità vecchia,
[39:54] in un modo di ragionare vecchio. Facciamo un esempio specifico,
[40:01] il mio oltre vecchio può essere che io ho costantemente paura di
[40:04] non essere amato. E cosa fa il signore?
[40:09] Mi dona il suo amore. E io ho fatto esperienza di quel
[40:13] sangue di Cristo che mi ha fatto sentire profondamente amato.
[40:17] È oggettivo nella mia vita. Ma io continuo a ragionare come
[40:21] se nessuno mi ama, anche se ho toccato con mano l'esperienza
[40:25] dell'amore. Guardate che questo è il male,
[40:30] Eh? Il male dice, vuoi l'amore di
[40:33] Gesù? Prenditelo, l'importante è che
[40:35] tu non cambi il contenitore, che continui a ragionare con l'uomo
[40:39] vecchio, continui a ragionare come gli schiavi.
[40:43] Quali? Quali sono i ragionamenti degli
[40:44] schiavi? La paura, la colpa?
[40:51] Abbiamo bisogno invece di di cambiare il nostro modo di
[40:55] pensare. Allora il cuore nuovo.
[40:59] Fa ragionare in maniera diversa. Attenzione, vi ho detto
[41:02] all'inizio che noi cristiani di questo momento storico stiamo
[41:07] confondendo l'esperienza cristiana con i ragionamenti
[41:11] cristiani e quindi molto spesso noi i ragionamenti ce l'abbiamo
[41:15] giusti, ma il cuore no, cioè il cuore è rimasto di pietra.
[41:20] Però se mi interroghi io ti so rispondere perfettamente, come
[41:24] dovrei dire fare. In pratica noi ci troviamo nella
[41:28] stessa condizione della parabola del buon samaritano, il
[41:33] sacerdote, il levita che passano davanti a quello mezzo morto a
[41:38] terra. La teoria la conoscono, la
[41:41] teologia l'hanno studiata, i comandamenti li sanno a memoria,
[41:45] le informazioni ce le hanno tutte capite, ma non gli
[41:49] funziona il cuore. Videro e passarono oltre, dice
[41:54] il Vangelo. Allora che ce ne facciamo?
[41:57] Che noi cristiani ci riempiamo la bocca di ragionamenti
[42:01] perfetti? Io frequento, non lo so, il
[42:05] corso eh, e questa cosa mi ha creato un modo nuovo di
[42:08] ragionare. Sì, ma il cuore, il cuore è
[42:11] cambiato. E guardate, un cuore di carne è
[42:14] un cuore che tu ti accorgi che è di carne, perché sa soffrire e
[42:19] sa gioire delle cose che incontra.
[42:24] È un cuore che ha compassione, è un cuore che ha empatia, è un
[42:29] cuore che non rimane indifferente.
[42:33] Allora com'è possibile che noi abbiamo ragionamenti giusti?
[42:38] E un cuore di pietra, ma è vero anche il contrario.
[42:42] Se tu hai un cuore di carne devi ragionare anche in maniera
[42:46] diversa. Allora la conversione è il
[42:50] cambiamento del cuore e della mentalità.
[42:53] Questo è è la conversione. Quando uno dice mi sono
[42:57] convertito è che ragiono diversamente e che sento
[43:02] diversamente ogni tanto qualcuno.
[43:05] Questo è bello perché il signore a volte, per mantenere
[43:08] nell'umiltà le persone, non gli dà piena consapevolezza della
[43:12] grazia immensa che hanno ricevuto, dice padre, ma io, mi
[43:15] sembra, mi sono un po' scimunito.
[43:17] Perché? Mi viene da piangere spesso vedo
[43:19] le persone, mi commuovo così e non non riesco più a schermarmi.
[43:24] Guarda che il signore t'ha fatto una grazia, ecco perché non
[43:26] riesci più a trattenere la commozione.
[43:29] Quando vedi gioia o dolore sta funzionando il cuore ragioni
[43:35] diversamente, senti e ragioni in maniera diversa.
[43:40] Ecco la conversione, uno dovrebbe dire.
[43:45] Perché dovremmo fare un pellegrinaggio giubilare per
[43:48] chiedere al signore la grazia di una conversione, un cuore nuovo,
[43:54] un modo di ragionare nuovo? Ma arriviamo all'ultima parola,
[43:59] la carità. E anche qua.
[44:03] Questa è una parola molto fraintesa, molto fraintesa negli
[44:07] ultimi anni davvero l'abbiamo usata a sproposito, perché noi
[44:10] pensiamo che la carità sia semplicemente fare opere buone.
[44:17] La carità, invece, che si inserisce nella dinamica
[44:21] giubilare è la carità che noi apprendiamo dal sangue di
[44:24] Cristo. E cioè, che cos'è prova a
[44:31] spiegarlo in questo modo? Possiamo dare una misura
[44:36] all'amore di Dio? No, l'amore di Dio è senza
[44:38] misura. Come si dice in italiano, quando
[44:42] una cosa è senza misura, è inesauribile, come dovrebbe
[44:52] essere la misura della nostra carità inesauribile.
[44:56] Capite? Invece noi troviamo sempre le
[44:59] condizioni della carità. Io amo a queste condizioni, no?
[45:04] Aspetta, se tu hai incontrato Gesù, la tua carità è
[45:08] inesauribile. Tu ami sempre, anche quando non
[45:13] conviene, anche quando uno ti sbatte la porta in faccia, anche
[45:16] quando qualcuno è ingrato, anche quando nessuno se ne accorge.
[45:20] Tu ami sempre, anche quando sembra inutile amare, anche
[45:24] quando quello che fai viene cancellato.
[45:26] Allora io sono andato in quella comunità, in quel gruppo, ci ho
[45:29] messo tanto impegno, è venuto uno dopo e ha distrutto tutto.
[45:33] Pazienza. Io in quel momento in cui ho
[45:37] servito, ho cercato di amare. Poi magari un'altro è venuto e
[45:42] ha fatto tabula rasa. Non importa, io non sono fallito
[45:44] perché qualcuno ha distrutto quello che io ho fatto.
[45:46] Perché il compimento vero di un cristiano è amare sempre, amare
[45:52] senza misura. E qui San Pietro.
[45:58] E qui si vede che l'archeologia di San Pietro è quella di un
[46:02] pescatore che sa che significa portare il pane a casa quando
[46:08] deve spiegare. Come dobbiamo amare?
[46:12] A un certo Punto Pietro dice così, la carità copre una
[46:16] moltitudine di peccati. Proviamo a tradurlo, dopo che tu
[46:23] ti sei fermato, hai respirato, il Signore ti ha donato di nuovo
[46:28] la libertà di ricordarti chi sei.
[46:30] Ti sei ripreso il gusto della vita e quando hai fatto questo
[46:34] ti sei reso conto che non eri fermo in un punto, ma che sei in
[46:37] un cammino. E che questo cammino non è un
[46:40] essere vagabondi, è un grande pellegrinaggio.
[46:43] Tu stai camminando con una meta e non sei solo in questo
[46:47] pellegrinaggio. Gesù è con te.
[46:50] E la capacità che ha Gesù è quella di non sprecare nessuna
[46:53] delle esperienze di questo cammino, di questa guarigione,
[46:57] di questa convalescenza. E tutto questo produce dentro la
[47:01] tua vita una conversione. E la conversione che ti funziona
[47:04] di nuovo il cuore tu ragioni in maniera diversa e quindi i tuoi
[47:08] occhi vedono finalmente. E tu dici, e tutti i danni che
[47:12] ho fatto in passato e tutto quello che è accaduto dentro la
[47:15] mia vita, come faccio ad aggiustare le cose che ormai non
[47:18] posso più aggiustare? Arriva Pietro.
[47:22] L'amore copre una moltitudine di peccati, che tradotto significa,
[47:26] non ti domandare, come puoi aggiustare le cose dietro?
[47:29] Ama ora questo cambia tutto quanto ti sono rimasti da vivere
[47:35] 10 minuti. Ama bene quei 10 minuti, 10
[47:38] anni, ama ora, in questi 10 anni la carità copre tutto quello che
[47:44] prima non l'avevamo capito, non l'avevamo vissuto, c'eravamo
[47:48] chiusi, l'avevamo buttato. Non possiamo rimanere in
[47:51] ostaggio della nostra storia. Ecco perché, vedete, accanto
[47:58] anche a al Giubileo, alle conversioni, ai pellegrinaggi,
[48:03] molto spesso sono fiorite opere di carità.
[48:07] Insomma, il percorso spirituale è sempre un percorso che è unito
[48:11] all'esercizio delle opere di misericordia.
[48:16] Ma uno dice, Quante sono le opere di misericordia?
[48:18] Voi siete preparatissimi, mi direte, 14 lo sapevate?
[48:21] No, 7 spirituali e 7 materiali. Non vi interrogo, non voglio
[48:29] avere l'elenco. Ma in realtà vedete le opere di
[48:33] misericordia sono molto di più di 14, perché la grande domanda
[48:37] è alla fine della mia giornata, oggi ho amato, ho amato quello
[48:43] che c'era. Io ho incontrato che cosa ho
[48:45] fatto? La carità copre una moltitudine
[48:49] di peccati. Non mi devo più sentire in
[48:53] ostaggio del mio punto di partenza.
[48:55] Vedete da dove siamo partiti, in ostaggio di quello che è
[48:59] accaduto in questo pellegrinaggio.
[49:01] Io so e tutto questo m'ha cambiato perché mi ha reso
[49:05] capace di amare ora, non di fare propositi di amore, ma di amare
[49:13] ora. Sembra un dono bellissimo, uno
[49:17] che vive il Giubileo scoprendo che il Signore ti ha
[49:20] riconsegnato, non il futuro. Hai fatto il Giubileo, avrai la
[49:24] vita eterna. No, il Giubileo ti riconsegna il
[49:28] presente. Tu sei di nuovo con i piedi
[49:33] nell'ora e nel qui, e tu puoi amare qui e ora.
[49:38] È un dono immenso questo. Tutta la nostra vita diventa
[49:45] un'opera di misericordia. Allora respirare, camminare,
[49:54] convertirci, amare. Le quattro parole che volevo
[50:00] consegnarvi e che mi sembra che dialogano così tanto con la
[50:05] spiritualità del sangue di Cristo.
[50:08] Chi ti ama ti ridona il gusto della vita.
[50:11] Chi ti ama rende possibile il cammino della vita, chi ti ama
[50:15] ti mette nella condizione di convertirti, di ragionare
[50:18] diversamente. Chi ti ama ti rende capace di
[50:21] amare. Ecco il sangue di Cristo, ecco
[50:25] il fondamento della nostra speranza.
[50:28] Allora auguro a me, e auguro a voi, di non sprecare questi
[50:32] giorni e di viverli davvero come una misteriosa grazia che il
[50:36] signore ci sta consegnando affinché la nostra vita.
[50:41] Possa diventare una vita nuova, una vita diversa e rendere
[50:45] ciascuno di noi non solo pellegrini di speranza, ma
[50:49] soprattutto testimoni di speranza.
[50:52] Grazie.

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