# Luigi Maria Epicoco - L'attualità della santità di Antonio Abate

An episode of [Esercizi Spirituali](https://invisiblenetwork.ai/podcast/1458716314), 11 Jan 2025, 51 min.

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Luigi Maria Epicoco - L'attualità della santità di Antonio Abate

## Transcript

[0:00] Sono contento che Sant'Antonio è molto amato.
[0:03] Il numero presente di di tanti di voi dicono anche l'affetto
[0:08] per una figura che questa sera tenteremo di illuminare ancora
[0:13] una volta perché ne abbiamo bisogno.
[0:15] In realtà quando parliamo di certi santi e di certe figure
[0:20] non lo facciamo semplicemente perché abbiamo bisogno del
[0:23] pretesto per fare una festa. Ma perché abbiamo bisogno sempre
[0:28] di guardare qualcuno che ci aiuti a vivere diversamente la
[0:31] nostra vita? E se noi ci pensiamo bene, tutte
[0:36] le nostre esistenze sono costellate dal volto di
[0:39] qualcuno, anche se noi non ci facciamo caso, forse non sempre
[0:43] fissiamo lo sguardo su dei santi.
[0:47] Un bambino quando nasce, quando viene al mondo fissa lo sguardo
[0:50] sul suo papà, sulla sua mamma e poi, crescendo, fissa lo sguardo
[0:54] sulla sua maestra, sul suo maestro, sul suo professore e
[0:58] poi su quell'amico, quell'amica, sulla persona che ama e poi sul
[1:02] proprio figlio, sui colleghi. Tutta la nostra vita è
[1:06] costellata di volti, di persone che diventano importanti,
[1:09] persone che cambiano la nostra vita e che possono cambiarla in
[1:13] senso positivo e, ahimè, possono cambiarla anche.
[1:16] In senso negativo. Ma alcune figure segnano in
[1:21] maniera così decisiva la nostra storia perché sono delle figure
[1:26] che per secoli, per tantissimi secoli, hanno fatto parte
[1:31] dell'immaginario di tanti di noi, delle nostre storie.
[1:35] E tra questi ci sono i santi a cui noi ci rivolgiamo e che un
[1:39] Santo come quello che questa sera cercheremo di raccontare.
[1:44] Ovviamente è inutile raccontare di nuovo la sua vita.
[1:47] Vorrei semplicemente, questa sera con voi, sottolineare
[1:50] qualche aspetto della vita di Antonio che possa renderlo
[1:54] quanto mai attuale per ciascuno di noi.
[1:56] Ecco, figure così noi ne abbiamo costantemente bisogno, perché
[2:01] abbiamo bisogno di guardare qualcuno che ci insegni a
[2:04] prendere su. Serio la vita a vivere, a
[2:07] spendere la nostra vita in maniera decisiva.
[2:10] Non sono figure che suscitano semplicemente ammirazione, ma
[2:15] sono figure che fanno venire il desiderio di vivere diversamente
[2:18] la propria esistenza. Vorrei quasi dire che se un
[2:22] Santo non ci fa venir voglia di farci santi, non è un Buon
[2:26] Santo. Un Buon Santo e tale quando la
[2:29] sua vita, la sua testimonianza, le sue grazie fanno nascere
[2:33] dentro il nostro cuore il desiderio di vivere diversamente
[2:37] la nostra esistenza. Ma cominciamo questo viaggio
[2:40] insieme, questa sera, tenendo davanti ai nostri occhi il volto
[2:44] di Antonio il grande, questo grande Monaco Antonio Abate, di
[2:49] cui tra qualche giorno ne festeggeremo la festa.
[2:54] E per far questo vi chiedo di fare un passo indietro EE di
[2:58] andare un po' in quelle che sono le storie raccontate nel
[3:01] Vangelo, quando noi ascoltiamo le storie che sono raccontate
[3:06] nei quattro Vangeli. In realtà molto spesso noi ci
[3:10] scontriamo e incontriamo delle storie che sono le storie di
[3:15] miracoli, la le storie della predicazione di Gesù.
[3:19] Ad esempio, se cominciate a leggere il Vangelo di Marco fin
[3:22] dall'inizio, proprio fin dai primi versetti del Vangelo di
[3:25] Marco, vi accorgete subito che Gesù inizia la sua vita pubblica
[3:30] e già la sua prima giornata fa crescere attorno a lui una
[3:35] grandissima fama. Tutto nasce perché Gesù entra
[3:38] nella sinagoga per predicare e nella sinagoga opera un
[3:43] esorcismo e venendo fuori dalla sinagoga, dopo che ha liberato
[3:47] un uomo dal male, entra in casa Di Pietro. e a casa Di Pietro
[3:52] Guarisce la suocera Di Pietro. Un esorcismo, una guarigione.
[3:56] La gente comincia il passaparola e Gesù deve spostarsi alla porta
[4:01] della città perché comincia una processione infinita di malati,
[4:05] indemoniati, disperati. Prati, gente che soffre.
[4:09] Tutte persone che vogliono incontrare Gesù, incontrare la
[4:13] sua parola che è libera, incontrare i suoi gesti, mettere
[4:16] i propri occhi negli occhi di Gesù per tutta la giornata.
[4:20] Gesù opera questa grazia. E man mano che lui continua con
[4:25] questo suo ministero, anche se, soprattutto se seguiamo la
[4:29] narrazione di Marco, ci rendiamo conto che Gesù sa bene che i
[4:33] miracoli sono sempre una doppia lama, da una parte gli danno una
[4:38] grande fama e dall'altra parte però possono sviare le persone,
[4:43] cioè possono mettere le persone in un atteggiamento di non
[4:47] capire qual è il suo vero ruolo, qual è la sua vera predicazione.
[4:52] È un po' come dire che noi possiamo prenderci da Gesù i
[4:54] suoi miracoli e non ascoltare quello che ha da dire.
[4:58] Qualcosa del genere la possiamo fare anche con i nostri santi,
[5:01] vogliamo strappare da loro qualche grazia, ma non ci
[5:05] interessa cogliere nessun messaggio dalla loro esistenza e
[5:10] dalla loro testimonianza. Bene, Gesù.
[5:14] È un uomo che ha grande fama, è un uomo che opera miracoli, è un
[5:18] uomo che davanti ha delle folle affamate, le sfama attraverso la
[5:23] moltiplicazione dei pani e dei pesci.
[5:26] Insomma, è un uomo che mostra di avere una grandissima attrazione
[5:31] nei confronti della gente che ha intorno.
[5:34] Eppure il Vangelo, a un certo punto, nel cuore proprio del
[5:38] Vangelo di Matteo, ci viene raccontata un'esperienza di
[5:42] fallimento. Un giorno Gesù, mentre cammina
[5:45] ed è circondato da tantissima gente, si vede raggiunto da il
[5:51] grido, dalla dalle parole, dalla preghiera di un ragazzo.
[5:56] È un giovane che si butta ai piedi di Gesù e implora a Gesù,
[6:02] che cosa deve fare per avere la vita eterna?
[6:05] Ora immaginate che uno c'ha 15 anni, c'ha 17 anni, c'ha
[6:10] vent'anni. E a un certo punto sento un
[6:13] grandissimo desiderio di dire, io vorrei essere felice, ma io
[6:16] non so come si fa ad essere felici.
[6:20] E questo ragazzo, mettendosi ai piedi di Gesù, lo implora di
[6:24] aiutarlo in tutto questo. Gesù sembra quasi snobbare la
[6:29] preghiera di questo ragazzo, lo liquida velocemente, gli dice,
[6:33] Ma tu li conosci, i comandamenti, seguili questi
[6:36] comandamenti. Gesù SA bene che la maggior
[6:39] parte della gente che domanda la felicità molto spesso non vuole
[6:43] impegnarsi, non vuole mettersi in gioco.
[6:45] È un po' come dire, io voglio essere felice, ma non voglio
[6:49] prendere sul serio la scuola, voglio essere felice, ma non
[6:51] voglio prendere sul serio la persona che amo, voglio essere
[6:55] felice, ma sono una persona superficiale, che non ha nessun
[6:58] metodo, che perde tempo. Come puoi essere?
[7:02] E avere un grande desiderio di felicità ed essere tremendamente
[7:06] superficiale. Devi imparare innanzitutto ad
[7:08] essere una persona profonda, una persona che fa tutto il proprio
[7:12] possibile, una persona che si impegna fino in fondo.
[7:15] E Gesù In quel momento ancora non ha capito che il ragazzo che
[7:20] gli sta rivolgendo quella preghiera è un ragazzo così, un
[7:23] ragazzo che si è messo in gioco fino in fondo.
[7:27] Allora questo ragazzo risponde a Gesù e gli dice, Ma io i
[7:31] comandamenti li seguo fin da quando ero piccolo, allora, in
[7:37] quel momento, proprio in quel momento decisivo in cui quel
[7:40] ragazzo dice, tutto quello che io potevo fare da solo l'ho
[7:44] fatto. Mi sono impegnato, ho ho dato il
[7:48] il massimo della mia vita, delle mie passioni, del del mio
[7:53] impegno. Ho fatto tutto quello che potevo
[7:56] fare. In quel momento, dice il
[7:58] Vangelo, Gesù Fissatolo l'uomo, cioè immaginate lo sguardo di
[8:03] Gesù che da distratto diventa tremendamente attento, si
[8:08] accorge che quel ragazzo è un ragazzo diverso, è speciale, è
[8:12] un ragazzo che va premiato. E Gesù lo premia con uno sguardo
[8:17] di profondissimo amore, gli dice, Guarda.
[8:21] Ti manca una sola cosa, una piccolissima cosa, un dettaglio,
[8:25] un frammento. Tu sei lontano dalla felicità,
[8:28] proprio un'inezia. 1 cm ti manca questo?
[8:32] Vai a casa, vendi tutto quello che hai, dallo ai poveri e poi
[8:38] seguimi. Ti manca solo questo per essere
[8:41] perfetto. Ora a noi questa cosa sembra
[8:46] un'enormità, non sembra una piccola cosa.
[8:50] E infatti a questo ragazzo sembra esattamente un'enormità
[8:54] quello che Gesù gli sta domandando.
[8:57] Ma se ci pensate, Gesù non gli sta chiedendo chissà quali
[9:00] sacrifici o chissà quale quali rinunce, gli sta dicendo
[9:04] semplicemente che se vuole essere felice, deve imparare a
[9:08] rischiare per quello che crede. Per quello che ha riconosciuto,
[9:13] essere vero dentro la sua vita. Se tu non rischi per ciò che hai
[9:18] riconosciuto, essere vero dentro la tua vita, non sarai mai
[9:22] felice. Vorrete un esempio.
[9:24] Io mi sono accorto ad esempio di essere molto bravo in
[9:28] matematica, molto bravo in italiano, molto bravo nel fare
[9:33] qualcosa. Io lo so che sono molto bravo in
[9:35] tutto questo. E qua è molto più semplice dire,
[9:39] ma mio padre ha un negozio, non c'è bisogno che io mi impegno in
[9:42] questo studio e che do il massimo in questa cosa in cui io
[9:46] riesco molto e mi sembra anche di realizzarmi.
[9:49] Mi prendo il negozio di papà, vado a lavorare lì, abbasso il
[9:52] mio desiderio. No, è più comodo, c'è già
[9:56] un'attività. Perché dovrei prendere sul serio
[9:59] quel mio talento? Ma come può una persona essere
[10:03] felice se non prende sul serio il proprio talento?
[10:06] Oppure, se vogliamo diventare ancora più radicali, tu ti sei
[10:09] accorto che ami quella ragazza o ami quel ragazzo?
[10:12] Te ne sei accorto. Però è più comodo invece non
[10:15] prendersi delle responsabilità. Sì, voler avere una persona
[10:19] accanto, però senza doveri. Come puoi essere felice se non
[10:24] ti prendi la responsabilità per qualcuno che hai riconosciuto di
[10:28] amare? Come si fa ad essere felici se
[10:31] non rischi? Questo sta dicendo Gesù a questo
[10:35] ragazzo, gli sta dicendo, ma tu sei intelligente, sei
[10:38] bravissimo. 6 1 bellissima persona.
[10:41] Devi imparare però a rischiare per quello che hai riconosciuto,
[10:45] essere vero. Ecco la richiesta che fa Gesù,
[10:49] vuoi essere perfetto? Vai a casa, vedi tutto quello
[10:52] che hai, dallo ai poveri e poi seguimi.
[10:55] Perché Gesù gli sta dicendo, se tu pensi che io, io, Gesù, sono
[11:01] quello che può renderti felice. Rischia?
[11:04] Per me è brutto a dirsi. Noi abituati a raccogliere da
[11:10] Gesù sempre i suoi miracoli. Noi abituati a raccogliere da
[11:15] Gesù le grandi conversioni pensate a zaccheo.
[11:20] Pensate AA non non lo so a alla samaritana.
[11:24] Pensate alle grandi guarigioni come il cieco NATO alle
[11:27] risurrezioni che Gesù opera, Lazzaro che lo tira fuori dal
[11:31] sepolcro, Gesù che fa tutte queste cose e invece in quel
[11:35] giorno, in quella giornata, si trova davanti a un bravo ragazzo
[11:40] che non è un peccatore, che non è una persona che ha sbagliato
[11:44] nella vita, è una persona che ha dato il massimo nella vita, ma
[11:47] ha paura. Di rischiare.
[11:51] Ha paura di mettersi in gioco. Sapete come si conclude quella
[11:54] storia che quel ragazzo se ne tornò a casa triste, dice il
[12:00] Vangelo, perché aveva molti beni.
[12:05] Detto in maniera laica, questo è il racconto di un fallimento,
[12:10] Gesù ha fallito, ha fatto una proposta a un ragazzo e ha
[12:14] ricevuto picche. Non ha ricevuto nessun sì.
[12:19] Nessuna conversione, nessun cambiamento.
[12:22] È interessante? No?
[12:24] È interessante che il Vangelo ci racconti.
[12:26] Anche chi non trova il coraggio di seguire Gesù non ci racconta
[12:31] solo chi ha il coraggio di seguirlo, ma ci racconta anche
[12:34] chi non ha avuto il coraggio di seguire Gesù.
[12:38] Ora voi vi starete domandando, ma perché l'hai presa così
[12:42] lontana? Perché sei andato ad attingere
[12:44] al Vangelo? Perché ci hai raccontato la
[12:47] storia di questo ventenne, la storia di questo ragazzo, la
[12:50] storia del giovane ricco. Sapete perché?
[12:54] Perché dobbiamo spostarci adesso, di due secoli e mezzo
[12:57] circa? Siamo nel 270, d.C.
[13:02] E ci troviamo in una zona molto interessante dell'Egitto,
[13:07] circondata da da questi paesaggi desertici.
[13:11] In in un paese proprio lì, al sud dell'Egitto, c'è un ragazzo
[13:16] che anche lui è di una buona famiglia, è ricco la propria
[13:21] famiglia, è una famiglia che è borghese, ha tutto il
[13:25] necessario, ha anche il superfluo a molti beni.
[13:28] Questo ragazzo è un ragazzo ricco.
[13:31] Ha un problema questo ragazzo a vent'anni 18 vent'anni.
[13:37] Perde i propri genitori, non ha più il papà e la mamma e si
[13:42] ritrova ad avere molti beni e la responsabilità di una sorella
[13:47] più piccola. Questo ragazzo si chiama
[13:50] Antonio, anche lui è un giovane ricco.
[13:54] È ed è un giovane ricco, cresciuto in una Famiglia
[13:57] Cristiana che gli ha dato in qualche maniera veramente una
[14:01] buona educazione. Gli ha insegnato a questo
[14:03] ragazzo ad essere profondo, ad essere riflessivo, a pregare
[14:08] bene. Circa sei mesi dopo la morte dei
[14:11] propri genitori, questo ragazzo sta facendo un gesto molto
[14:14] semplice, un gesto a cui lui era abituato.
[14:18] Sta andando a messa, sta andando a una celebrazione eucaristica.
[14:23] E nel tragitto immaginatevi un po' questo ragazzo che sta
[14:26] camminando per andare in chiesa a partecipare alla liturgia
[14:30] eucaristica, gli viene nella propria testa questo pensiero.
[14:35] Ma perché? Dove hanno trovato il coraggio
[14:37] gli apostoli? Almeno così come ci raccontano
[14:40] gli atti degli apostoli, di lasciare tutto per seguire il
[14:44] signore? Dove hanno trovato il coraggio
[14:47] gli apostoli di vendere tutto quello che avevano e deporlo
[14:51] darlo agli altri, consegnarlo alla Comunità?
[14:54] Sta facendo questo ragionamento? Dove trova il coraggio una
[14:57] persona di fare una scelta così radicale?
[15:00] E mentre sta facendo questi pensieri e che lo accompagnano
[15:03] durante tutto il tragitto della. Strada Antonio entra in Chiesa e
[15:08] nel momento esatto in cui sta pensando queste cose ed entra in
[15:12] chiesa, il sacerdote sta pronunciando, sta leggendo una
[15:16] pagina del Vangelo e la pagina del Vangelo del giovane ricco.
[15:21] Antonio arriva nel momento esatto in cui il sacerdote dice,
[15:26] allora Gesù disse, Se vuoi essere perfetto va, vendi tutto
[15:32] quello che hai e dallo ai poveri.
[15:35] Poi vieni e seguimi. Antonio sente che quella parola
[15:41] non è stata pronunciata come tutte le altre parole.
[15:45] Ha la sensazione che quella mattina quel Vangelo è stato
[15:48] pronunciato esattamente per lui. Si sente trafitto da quel
[15:52] versetto del Vangelo di Matteo. Sente che Gesù ha fissato lo
[15:57] sguardo su di lui, come due secoli prima l'aveva fissato su
[16:01] quel giovane ricco. Ancora una volta Gesù sta
[16:04] facendo la proposta a un ragazzo bravo, di buona famiglia, che ha
[16:09] fatto tutto quello che poteva fare.
[16:11] E lì Antonio si trova nella stessa postura, nella stessa
[16:15] posizione del giovane ricco, ma non risponde come il giovane
[16:21] ricco. Perché Antonio invece prende sul
[16:24] serio quel versetto, sente che deve prendere sul serio questa
[16:28] proposta di Gesù che ha ascoltato nel Vangelo, sapete
[16:32] cosa fa? Non torna a casa triste, torna a
[16:36] casa felice, va a casa e vende tutto.
[16:41] Tutto lo dai poveri c'è una, non abbiamo il tempo di vedere un
[16:47] po' tutte le fasi, diciamo no. C'è una sorta di gradualità
[16:50] anche in questo senso, perché trattiene lo stretto necessario
[16:53] per campare lui e la sorella, ma poi arriverà al momento in cui
[16:56] rinuncerà anche a quello e affiderà la sorella a qualcuno
[17:00] che possa crescerla. Mi piace dire che Antonio è
[17:05] colui che ha riscattato la storia del giovane ricco, quel
[17:08] fallimento, quell'unico fallimento che è presente nella
[17:11] storia pubblica di Gesù prima di quel grande fallimento della
[17:15] Croce. Ecco, Antonio va a sanare una
[17:20] ferita nella storia di Gesù. Antonio da Antonio Abate è il
[17:27] giovane ricco convertito. E lui.
[17:31] Allora da quel momento in poi, vedete questo ragazzo che è un
[17:35] ragazzo, che è un giovane, che è un giovane che sogna, che
[17:38] desidera, che vuole essere felice, prende sul serio il
[17:42] Vangelo e comincia a metterlo in pratica.
[17:45] Da questo momento in poi la sua storia comincia a diventare una
[17:50] storia diversa, una storia inedita, una storia che dopo
[17:55] secoli e secoli noi continuiamo a raccontare.
[18:02] Ora mi piacerebbe così per un attimo rallentare proprio quello
[18:06] che vi ho appena raccontato, no? E farvi capire come tutti i
[18:10] dettagli di questa storia in realtà ci dicono qualcosa di
[18:13] importante per ciascuno di noi. Prima cosa, qual è la scusa più
[18:19] importante che noi usiamo per non prenderci la responsabilità
[18:23] della vita? Le disgrazie che ci succedono.
[18:27] Quando una persona soffre, ha il diritto di soffrire.
[18:30] Beh sì, se tu soffri, ha il diritto anche di soffrire per
[18:33] quella sofferenza. Il potere della sofferenza il
[18:37] potere del dolore è il potere di farti concentrare molto su te
[18:41] stesso. Io penso che questo ragazzo non
[18:45] faceva capricci, aveva una grande scusa per per cui poteva
[18:49] anche permettersi di essere ripiegato su se stesso.
[18:53] Di essere arrabbiato con Dio, di non pensare al futuro, di essere
[18:57] depresso, di essere triste, di essere vittima.
[19:01] Ha perso i genitori, ha perso i genitori, non ha più il papà e
[19:05] la mamma è o no una grande sofferenza?
[19:09] Provate a cambiare un po' le caratteristiche di questa
[19:12] storia. Tu puoi perdere tua madre o tuo
[19:14] padre. Puoi perdere tuo figlio.
[19:17] Vuoi perdere tuo marito, puoi perdere tua moglie, puoi perdere
[19:20] un amico. Insomma, ci può essere un dolore
[19:22] dentro la tua vita, sì o no? Questo dolore può diventare un
[19:26] guscio dove tu ti vai a rinchiudere dicendo, adesso non
[19:30] ne voglio sapere più niente di nessuno.
[19:33] Voglio, voglio soffrire e basta. Voglio avere il diritto di
[19:37] sentirmi quello che sono, cioè una persona sfortunata, una
[19:42] persona che è una vittima, non un protagonista.
[19:47] E qui è la prima lezione di Antonio.
[19:49] Antonio non usa la sofferenza della propria vita come una
[19:53] scusa per non prendersi delle responsabilità.
[19:57] Sapete cosa significa? Che non c'è bisogno per forza di
[20:00] perdere il papà e la mamma per dire che abbiamo tutto il
[20:04] diritto di soffrire, ma che molto spesso questa grande
[20:09] malattia del vittimismo può prendere tante fisionomie.
[20:14] Tante cose che magari non sono andate per il verso giusto
[20:18] dentro la nostra vita diventano la grande scusa per cui noi non
[20:22] ci impegniamo. È molto facile dire, io vorrei
[20:26] essere felice, ma sono un'infelice e sono un'infelice
[20:30] per colpa di è successa questa cosa per cui io sono infelice.
[20:37] Allora noi continuiamo la nostra vita a piangere, a piangere
[20:41] quello che ci è stato tolto, quello che non abbiamo avuto,
[20:45] un'ingiustizia che abbiamo subito.
[20:48] E invece Antonio non piange semplicemente la morte dei
[20:53] propri genitori, soffre, ma non usa questo come scusa.
[20:58] Secondo seconda caratteristica. Mettiamo anche il caso che
[21:02] Antonio ha superato il grande scoglio della sofferenza, cioè
[21:07] non usa le disgrazie della propria vita come scusa per non
[21:10] prendersi le responsabilità della propria vita.
[21:13] Beh, Antonio ha un'altra scusa, deve occuparsi di sua sorella e
[21:17] penso che qui la la faccenda diventi più seria, perché lui
[21:21] può disporre della propria vita, ma in realtà c'è qualcuno che
[21:24] dipende da lui. Ora vi dico una cosa, non so se
[21:28] ve ne siete accorti, che nessuno di noi può dire che non c'è
[21:32] qualcuno che dipenda da sé. Cioè il fatto che io sto bene o
[21:36] che sto male riguarda anche gli altri.
[21:39] Ad esempio, se io sto male, è sicuro che staranno male con me
[21:43] anche le persone che mi vogliono bene.
[21:45] Noi siamo un'insieme di relazioni in cui ciascuno di noi
[21:48] è interdipendente all'altro, anche se viviamo in una cultura
[21:52] individualista. Sapete come funziona la cultura
[21:56] individualista? E funziona come io sono
[21:59] bravissimo a scuola, io sono bravissimo a scuola e non mi
[22:02] interessa degli altri, ho i migliori risultati.
[22:06] L'importante è che io raggiungo questi risultati a scapito anche
[22:10] a volte degli altri, nonostante che gli altri invece non ci
[22:13] riescano. Questo è l'individualismo.
[22:16] Allora tu da una parte 6 1 vincente, ma non puoi essere
[22:19] felice. Se tu non ti rimetti invece in
[22:23] un'ottica relazionale, vedete San Paolo per spiegarci questo
[22:28] usa l'immagine bellissima del corpo dice noi siamo tutti
[22:33] insieme come un corpo, se se fa male il piede tutto il corpo ne
[22:38] risente. La sofferenza di un solo membro
[22:41] dice, fa soffrire tutto il corpo.
[22:44] Come dice, onorare una parte del nostro corpo onora tutto il
[22:50] corpo. Ecco, cristianamente.
[22:53] Lo sapete cosa significa? Che la fatica che fa una persona
[22:57] è la fatica di tutti. La sofferenza di qualcuno è la
[23:01] sofferenza di tutti, l'ingiustizia di una persona e
[23:04] l'ingiustizia di tutti. Come la vittoria di una persona
[23:08] è la vittoria di tutti. La vostra eccellenza è
[23:11] eccellenza di tutti. Per questo siamo felici.
[23:15] I vostri risultati sono i risultati di tutti.
[23:17] Siamo felici per questa cosa perché siamo un corpo solo.
[23:22] Ora Antonio non è un individualista, sa che c'è
[23:27] qualcuno che è legato a lui ed è sua sorella.
[23:31] Ora il problema serio lo sapete qual è?
[23:33] Certe volte noi non ci prendiamo la responsabilità della nostra
[23:37] vita con la scusa, con la scusa che esistono altre persone di
[23:43] cui dobbiamo occuparci. Che è un po' come dire, non
[23:47] posso realizzare me stesso perché mi devo occupare invece
[23:51] dei sogni di qualcun altro. Ora vi dico una cosa che Antonio
[23:55] aveva intuito e che è una cosa molto cristiana e che molto
[23:59] spesso noi ci dimentichiamo. Il più grande favore che potete
[24:04] fare alle persone che vi vogliono bene è offrire alle
[24:08] persone che vi vogliono bene il fatto che siete felici.
[24:13] Questo è il più grande dono che tu puoi fare a tuo padre, a tua
[24:17] madre, a tua sorella, a tuo fratello, al tuo amico, alla tua
[24:21] ragazza, al tuo ragazzo. Se tu non sei felice e dici non
[24:26] sono felice perché? Perché devo realizzare i sogni
[24:28] di papà, i sogni della mamma, le aspettative della mia ragazza,
[24:31] del mio ragazzo, dei miei figli, eccetera.
[24:34] Questo no, questa è una cosa che non è cristiana.
[24:38] Antonio SA che il più grande dono che può fare alla sorella è
[24:41] che lui sia felice, perché questo renderà felice anche sua
[24:45] sorella, anche se in quel momento magari.
[24:48] Non lo so perché nella storia di Antonio non ci viene detto che
[24:51] cosa ha pensato la sorella quando questo è tornato a casa e
[24:54] ha venduto tutto. Forse anche questo è andato
[24:56] fuori di testa, no? O cosa avrà pensato quando a un
[24:59] certo punto dice, Senti, io me ne devo andare, io devo prendere
[25:02] sul serio questo Vangelo non ci viene raccontato.
[25:05] Magari veramente avrà pensato che il fratello forse se n'è
[25:09] andato fuori, che è impazzito, avrà avuto anche il diritto di
[25:12] pensare questo. Non sempre chi ci vuole bene ci
[25:16] capisce. Non sempre capita questo, però è
[25:20] giusto che a un certo punto tu prendi sul serio la tua vita e
[25:24] non usi le relazioni come scusa per non prenderti la
[25:29] responsabilità della tua gioia, la responsabilità della tua
[25:33] felicità. Questo è una lezione immensa che
[25:37] ci che ci regala. Antonio, terza caratteristica.
[25:42] Dice, nella storia ci viene raccontato che Antonio non è un
[25:45] povero, è un uomo ricco e quindi ha molti beni.
[25:50] Ecco, nel Vangelo i beni del giovane ricco sono diventati il
[25:56] l'impedimento al fatto che quel giovane seguisse Gesù.
[26:02] Noi siamo immersi in una cultura materialista, dove avere le
[26:07] cose, possedere le cose, molto spesso può diventare un
[26:11] problema. Nella dittatura del possesso lo
[26:14] sapete cosa succede? È che chi ha molto non si
[26:18] accorge di essere in ostaggio delle cose che ha.
[26:23] I ricchi che sono maledetti, nel Vangelo, non sono quelli che
[26:27] hanno tanti soldi, ma quelli che sono in ostaggio dei propri
[26:30] soldi. Perché tu puoi avere tante cose,
[26:34] ma avere la capacità di condividere.
[26:36] E questo ti rende una persona misericordiosa, compassionevole.
[26:42] E molto spesso invece le cose che possediamo ci posseggono e
[26:47] questo diventa un impedimento nella nostra esistenza.
[26:52] Questo non succede magari a Cicciano Eh, ma alcune famiglie
[26:56] si scannano, si scannano per un garage.
[27:03] Per un appezzamento di terra, per una particella di una casa
[27:07] che non vale niente, per mille euro che sono in un conto in
[27:13] banca, le cose possono diventare l'inizio di una cosa terribile
[27:18] che distruggono le nostre famiglie.
[27:20] E questa è la prova che noi siamo in ostaggio delle cose.
[27:27] Antonio si libera di tutto questo.
[27:30] Non usa i propri beni come la grande scusa per non prendere
[27:34] sul serio il Vangelo, per non prendere sul serio questa
[27:38] chiamata che il signore ha rivolto al suo cuore.
[27:42] E vedete, l'errore che noi facciamo è dire, ma che bella la
[27:46] storia di Antonio, soltanto che quanti siamo centinaia questa
[27:50] sera. Benissimo, ma ma noi il signore
[27:53] non ci sta chiamando a diventare monaci, quindi non riguarda noi.
[27:58] Guardate che dietro questa storia non c'è come si diventa
[28:02] monaci, ma come si diventa umani.
[28:05] Questa è la storia di Antonio, come si prende sul serio la
[28:09] vita. Forse voi non avrete un
[28:12] monastero, ma avete una famiglia.
[28:14] Forse voi non avete le cose raccontate nella storia di
[28:17] Antonio, ma ne avrete altre. Non avete le stesse disgrazie di
[28:21] Antonio, ma ne avrete altre di disgrazie.
[28:24] Non avrete gli stessi talenti di Antonio, ne avrete altri di
[28:27] talenti. Ma la storia di Antonio è la
[28:30] storia di ciascuno di noi, è la storia di una persona che,
[28:34] prendendo sul serio Cristo, sta prendendo sul serio la propria
[28:38] vita. Perché questo ci viene chiesto
[28:41] toglietevi dalla mente che il signore ci domanda di fare
[28:45] chissà che cosa. Quali imprese eroiche.
[28:49] E il signore si fida moltissimo di ciascuno di noi e dice a te,
[28:52] vuoi fare il medico, fai il medico, però realizzati in
[28:56] questa cosa, sii felice nel fare il medico, vuoi fare la suora di
[29:00] clausura? Fai la suora di Clausura, ma sii
[29:02] felice nel fare la suora di Clausura vuoi mettere al mondo
[29:05] un figlio? Metti al mondo un figlio, ma sii
[29:08] felice in tutto questo. Insomma, non è importante quello
[29:12] che facciamo nella vita, ma come lo facciamo.
[29:15] Questa è la differenza, la Santità non riguarda.
[29:19] Da che cosa facciamo? Riguarda sempre il come.
[29:24] Allora guardate, noi guardiamo la vita di Antonio, perché
[29:28] dovremmo risvegliare dentro ciascuno di noi, ognuno lì dove
[29:32] si trova, nella situazione in cui si trova, e dire come io sto
[29:36] vivendo la mia vita, come io mi sto facendo Santo in quello che
[29:41] sto vivendo. Che tradotto laicamente
[29:45] significa, sono felice. Questo significa allora guardate
[29:52] se io vi avessi raccontato la storia di un uomo di
[29:55] sessant'anni che a un certo punto, nella maturità della
[29:58] propria vita, capisce tutte le cose che vi sto dicendo.
[30:00] Forse mi avreste creduto, ma la storia di Antonio è la storia di
[30:05] un giovane, è la storia di una persona che sta iniziando la
[30:09] propria vita e la inizia in questa modalità.
[30:15] Voglio aggiungere un dettaglio, perché è un dettaglio cristiano,
[30:18] secondo me molto importante. Come fa Antonio a capire tutto
[30:23] quello che vi ho appena raccontato?
[30:25] Cioè se fosse successa un'apparizione no, forse ci
[30:30] sarebbe stato molto più chiaro dire ho tanto buio, tante
[30:35] domande. Mi appare qualcuno e mi dà la
[30:38] risposta, no, qui ci sono delle cose molto umane, c'è un ragazzo
[30:44] che riflette. Un ragazzo che prega, un ragazzo
[30:47] che ha un interiorità. Quindi la prima cosa che ci
[30:50] indica Antonio, che ci dice Antonio è che per poter capire
[30:53] questa rivoluzione bisogna smettere di essere persone
[30:58] superficiali. Noi dobbiamo tornare di nuovo ad
[31:01] essere persone profonde, a domandarci le cose serie della
[31:06] vita, non le chiacchiere. Guardate che molto spesso noi
[31:10] viviamo la vita pensando a stupidaggini.
[31:14] Sapete quando ce ne accorgiamo che stiamo pensando alle
[31:16] stupidaggini? Quando incontriamo la morte?
[31:19] Perché quando incontriamo l'esperienza della morte, la
[31:23] morte di qualcuno a cui vogliamo bene, o forse una malattia che
[31:26] mette in pericolo la nostra vita, a un certo punto dice, ma
[31:29] tutte le energie che io spreco? Ma a che serve?
[31:33] Perché cosa sto vivendo la mia vita per delle stupidaggini?
[31:38] Io dovrei vivere per qualcosa di più profondo, io devo vivere per
[31:42] qualcosa di più vero. Questo è un ragazzo profondo, un
[31:45] ragazzo che ha capacità di introspezione, di riflettere, di
[31:50] preghiera. Il primo intuito.
[31:54] Lo sapete da che cosa gli viene? Dalla sua interiorità.
[31:58] Ma vedete, se noi non coltiviamo interiorità, come fa il signore
[32:03] a parlarci? Se tu 6 1 persona superficiale,
[32:06] come può il signore dirti qualcosa?
[32:09] C'è un'immagine molto vincente nel Vangelo, quando Gesù,
[32:13] raccontando la parabola del seminatore, vi ricordate?
[32:16] Gesù dice, uscì il seminatore a gettare il seme.
[32:20] Una parte cadde sulla strada, ricordate?
[32:22] No 1 1 parte cadde nei rovi, una parte cadde nei sassi, 1 1 parte
[32:28] cadde nel terreno buono. Vi ricordate questa storia,
[32:31] questa parabola? Bene, io vi farei fermare solo
[32:35] all'inizio di questa storia, perché, dice, una parte cadde
[32:38] sulla strada, vennero gli uccelli e divorarono il seme.
[32:43] Cioè non c'è manco il tentativo di attecchire di quel seme.
[32:46] Perché? Perché gli uccelli si sono
[32:48] mangiato tutto subito. Che cosa rappresenta questa
[32:52] prima parte della parabola? La superficialità.
[32:55] Quando tu sei superficiale, tutto quello che ti succede
[32:58] nella vita ti scivola addosso. Non non attecchisce, ti capita
[33:02] una cosa bella, te la dimentichi, ti capita una cosa
[33:05] brutta, non impari nessuna lezione da quella cosa brutta
[33:09] che ti è successa, ti scivola tutto addosso.
[33:12] Allora ditemi che cosa possiamo fare se noi non siamo persone
[33:16] profonde, se noi non abbiamo un interiorità, se noi non abbiamo
[33:20] una capacità, capacità di entrare dentro noi stessi.
[33:25] E io mi domando, le nostre famiglie educano a questa
[33:29] interiorità? Cioè quando siamo seduti a
[33:32] tavola siamo capaci di parlare di cose diverse, anche da come
[33:37] sta il tempo oggi e quello che c'è in televisione.
[33:41] Riusciamo con le persone a cui vogliamo bene, con cui
[33:44] condividiamo la nostra vita, ad entrare in maniera più profonda
[33:47] dentro le questioni. La scuola ci educa a questa
[33:52] interiorità. Perché vedete, uno può darvi
[33:55] anche 10, ma semplicemente perché avete imparato qualcosa a
[33:58] memoria. E uno può darvi 10 perché avete
[34:01] capito quello che avete imparato.
[34:04] E c'è una grande differenza tra la risposta giusta e la risposta
[34:10] vera. Essere capaci di verità
[34:14] significa essere capaci di essere profondi.
[34:19] E il rapporto che io non lo so, con la mia ragazza siamo
[34:23] profondi. Ho degli amici con cui io riesco
[34:28] a condividere cose più. Perché se io non ho amici con
[34:31] cui vado in profondità, io non ho amici.
[34:35] Ho complici, non amici. Ho i complici per andare a
[34:40] giocare a calcetto, capite? O per andare insieme a fare una
[34:45] passeggiata, o per spettegolare con qualcuno.
[34:47] Ma quella non è un'amicizia che mi cambia la vita perché non mi
[34:50] ha educato alla profondità. E lo so che ci piace parlare di
[34:55] Antonio da Padova perché ci deve fare le grazie e i miracoli.
[34:59] Ma capite che il più grande miracolo che ha questa persona è
[35:02] lui? Il primo miracolo è che questo è
[35:06] un ragazzo ventenne profondo, ma questa è una cosa bellissima
[35:11] perché è alla portata di tutti. La sua storia sta dicendo a noi
[35:15] impara ad essere profondo e Dio ha qualcosa da dire anche a te.
[35:28] La seconda cosa mi piacerebbe dirvi, mah, uno diventa
[35:34] profondo, ha risolto il proprio problema eh, provate andare in
[35:37] profondità. Lo sapete cosa succede quando
[35:40] uno va in profondità, che non è che trova soltanto cose vere, a
[35:43] volte trova cose terribili dentro di sé.
[35:47] Per esempio, come fai tu a fare la differenza tra.
[35:51] Un pensiero che fai, un'emozione che provi e dire, ma, ma questo
[35:54] è un pensiero giusto? Questa è un'emozione giusta.
[35:59] Sapete quante persone rimangono in ostaggio della propria
[36:01] interiorità? Cioè uno può entrare in paranoia
[36:04] col mondo interiore, Eh, non è facile abitare il mondo
[36:07] interiore, ma noi cristiani abbiamo un aiuto formidabile.
[36:12] Non so se voi lo sapete, ma questo aiuto formidabile per noi
[36:16] si chiama parola di Dio. Qual è lo scopo della parola di
[36:20] Dio? Lo scopo della parola di Dio è
[36:23] una luce accesa nella nostra interiorità in cui grazie a
[36:29] questa parola riusciamo a vedere le cose nella loro verità.
[36:33] E cominciamo a dire bianco nero, vero?
[36:36] Falso, amici, se noi non torniamo a frequentare la parola
[36:43] di Dio, non abbiamo nessun elemento che ci aiuta.
[36:47] A fare scelte, a fare discernimento.
[36:51] Volete un esempio? Mi è successo 1111 disgrazia
[36:56] nella vita, un dolore. La domanda è, come si vive
[36:59] questo dolore? Chi mi insegna a vivermi questo
[37:03] dolore? Allora io ogni mattina provo a
[37:06] fare in questo modo, in quest'altro, ma c'è qualcuno che
[37:09] mi può insegnare, che mi può indicare la strada che può
[37:12] illuminare quella sofferenza, affinché io non diventi ostaggio
[37:16] di quella sofferenza? Sì, leggetevi il Vangelo e il
[37:19] Vangelo vi indicherà la strada. Ecco perché noi leggiamo il
[37:22] Vangelo. Non è che leggiamo il Vangelo
[37:26] perché dice, sai, mi leggo il Vangelo, così so come va a
[37:29] finire la storia di Gesù, ma sappiamo come finisce.
[37:33] Non è come un film dove ti dice, ma c'è già stato lo spoiler, no?
[37:37] Sappiamo già come finisce questo film.
[37:39] Noi non leggiamo quella storia per capire come va a finire, ma
[37:43] per imparare a vivere. Leggiamo quella storia e vi ho
[37:48] fatto un esempio col buio, ma vi faccio anche un esempio con la
[37:51] luce, quando ti capita una cosa bella, come si vive una cosa
[37:54] bella senza sprecarla, chi ti insegna a non sprecare le cose
[37:58] belle? La parola di Dio.
[38:02] Questo è il motivo per cui Antonio, mentre sta andando in
[38:05] chiesa, gli viene in mente mentre sta coltivando la propria
[38:10] interiorità, qualcosa che ha a che fare con la parola di Dio.
[38:14] Non so se vi è mai capitato a un certo punto dice.
[38:17] Sai, a un certo punto mi è mi è tornato alla mente questo
[38:20] racconto, questa parabola, questo versetto, eccetera.
[38:23] I cristiani sanno che quando lo Spirito Santo gli suscita questo
[38:27] ricordo interiore, perché il signore li sta guidando.
[38:31] Gli stai indicando qualcosa, ma se tu non frequenti la parola,
[38:35] dove trovi i mezzi per fare discernimento?
[38:41] Terza cosa, quindi, siamo in cammino.
[38:44] Questo ragazzo prega e riflette la parola di Dio è diventato
[38:48] 111, termine di paragone dove riceve la risposta, rimarrete
[38:55] senza parole ammessa, capite? Questo va ammessa e riceve la
[39:02] risposta a quello che sta cercando in una celebrazione
[39:06] eucaristica. Questo ragazzo riceve quello che
[39:10] sta cercando in maniera chiara, oggettiva.
[39:15] E noi abbiamo trasformato le nostre eucaristie in folklore,
[39:21] capite? Ci siamo abituati a tutto
[39:24] questo. Anzi, è bastato il lockdown per
[39:28] perdere l'abitudine, perché noi che non torniamo alla
[39:33] celebrazione eucaristica significa che quella roba la
[39:36] facevamo per abitudine, ci è stata tolta l'abitudine e non ci
[39:40] torniamo più perché non avevamo mai capito quanto era
[39:43] importante. Per questo noi non ci torniamo.
[39:47] Allora dovremmo avere il coraggio di dire, ma l'abbiamo
[39:49] mai capita? Che cos'è l'eucaristia?
[39:52] Perché l'eucarestia nella vita di Antonio ha cambiato la vita
[39:55] di Antonio? Gliel'ha cambiata perché quella
[39:58] parola che gli ha cambiato la vita l'ha ricevuta durante la
[40:01] celebrazione eucaristica. Avete presente quando noi
[40:03] prendiamo il pane, il vino, il corpo, il sangue di Cristo, la
[40:07] parola che viene pronunciata lì? Bene, quello.
[40:11] E non so se sapete che noi abbiamo a portata di mano
[40:14] costantemente la celebrazione eucaristica.
[40:18] Sono tutti mezzi alla nostra portata, preghiera, parola,
[40:23] eucaristia. Mettersi in cammino, avere un
[40:27] interiorità, avere un parametro di riferimento, riscoprire la
[40:32] potenza che c'è all'interno dei sacramenti.
[40:38] I gesti che noi compiamo sono gesti che devono sempre
[40:41] ricordarci qualcosa di molto più profondo.
[40:45] Allora vedete, possono passare secoli, ma una storia così non
[40:50] passa perché ha sempre qualcosa da dire a ciascuno di noi.
[40:56] Aggiungo due piccoli dettagli Eh per per avviarmi a concludere
[41:01] quello che volevo condividere con voi dopo questa, diciamo
[41:05] così, questo, questo passo iniziale e già o siamo solo
[41:10] all'inizio? Abbiamo detto tantissime cose,
[41:12] siamo solo all'inizio della storia di questo, di questo
[41:15] ragazzo. A un certo punto nel cuore
[41:18] dell'esperienza di Antonio c'è. Avete presente la lotta con.
[41:24] Con gli animali? No, che si presentano, che
[41:26] rappresentano le tentazioni che rappresentano il demonio,
[41:29] eccetera. Che significa questo?
[41:32] Cioè veniamo fuori da semplicemente, dalla
[41:36] rappresentazione, dalla simbologia.
[41:38] Che cosa significa tutto questo, allora?
[41:42] Significa che quando una persona prende sul serio la propria
[41:45] vita, non fa più i conti con le cose intorno a lui.
[41:50] Antonio si è liberato del mondo. Non deve più litigare con
[41:55] qualcuno, non sente più il rumore, il Chiasso della
[41:59] quotidianità. Non ha più a che fare con le
[42:02] cose di cui tutti noi siamo immersi.
[42:04] Allora una persona che si è liberata del mondo intorno a sé
[42:08] è costretta a fare i conti con se stesso.
[42:16] E quando una persona fa i conti con se stesso, si rende conto
[42:19] che il luogo più pericoloso che esiste è il nostro cuore.
[42:25] Perché nel cuore c'è di tutto, c'è tanto buio e tanta luce, ci
[42:31] sono tanti mostri e tanti angeli. e a noi non piace fare
[42:36] questa esperienza perché siamo spaventati dal fare i conti con
[42:40] noi stessi. Però vedete, finché noi non
[42:44] troviamo il coraggio di tornare dentro noi stessi.
[42:49] Uso una parola difficile, ma so che mi capite, no?
[42:52] Viviamo la nostra vita da alienati.
[42:55] Che significa? Che è come se noi vivessimo
[42:58] sempre fuori casa. Come si manifesta il fatto che
[43:02] tu vivi fuori casa, che non sei mai a tuo agio, sei sempre
[43:06] insoddisfatto, sempre ansioso, sempre angosciato, sempre
[43:12] perché? Perché non stai in casa devi
[43:14] tornare dentro te stesso. Dice sì, ma io se torno dentro
[43:18] ci stanno i mostri dentro e devi farci i conti con questi mostri.
[43:24] Ecco allora che non per 10 minuti, ma per anni e anni
[43:30] Antonio deve fare la lotta dentro di sé.
[43:35] Amici, questo tocca a tutti. Guardate che.
[43:40] Possiamo passare la vita tentando in tutti i modi di non
[43:43] tornare dentro noi stessi, ma prima o poi dentro ci dobbiamo
[43:47] tornare. Dobbiamo fare i conti con ciò
[43:50] che ci portiamo dentro e dobbiamo lasciare che il male
[43:54] che ci abita lo dobbiamo affrontare.
[43:57] Perché vi dico una cosa, se tu non risolvi le guerre che hai
[44:01] dentro, quelle guerre le porti fuori di te.
[44:06] Se tu non risolvi i drammi che hai dentro.
[44:10] Rendi drammatico il mondo intorno a te, sei tu che sei
[44:13] diviso dentro, non risolvi la tua divisione.
[44:16] Tu dividi, dividi la tua famiglia, dividi la tua
[44:19] comunità, dividi il tuo condominio, dividi il tuo paese,
[44:23] dividi il tuo Stato. Possiamo essere tutti d'accordo
[44:27] che la guerra è una cosa orribile.
[44:29] Volete vincere la guerra? Dovete far pace dentro.
[44:31] Innanzitutto questa è la via di Antonio, che esiste, una via
[44:36] della pace. Che abbiamo tutti il diritto di
[44:40] dire che palestinesi e israeliani devono smettere di
[44:44] fare la guerra. Ma il nostro contributo è che
[44:46] dobbiamo spegnere la guerra a partire da noi, dalla guerra che
[44:50] ci portiamo dentro. Perché se tu fai pace con te
[44:55] puoi tirar pace anche fuori di te.
[44:58] E questo è un percorso lunghissimo che dura tutta una
[45:03] vita. E quando tu pensi di aver capito
[45:06] di aver trovato un equilibrio. Ecco che ti accorgi che devi
[45:10] fare un passo ulteriore, no? Ah, io sono diventato adulto,
[45:14] adesso c'ho vent'anni eccetera. Ho trovato un mio equilibrio.
[45:17] Poi ti innamori di qualcuno e l'arrivo di quella persona
[45:20] dentro la tua vita ti fa fare i conti con delle cose che invece
[45:24] non avevi ancora. E poi ti sposi e metti al mondo
[45:28] dei figli e i figli ti tirano fuori cose che tu pensavi di non
[45:32] avere, invece ce l'avevi sepolte dentro e così via.
[45:35] E poi l'età e poi una malattia e poi una gioia e poi un
[45:38] fallimento. Ogni volta noi veniamo provocati
[45:41] a tirar fuori quello che abbiamo nascosto dentro e dobbiamo
[45:45] risolverlo finché noi non prendiamo sul serio questa via,
[45:51] questo lavorio del cuore che noi non stiamo prendendo sul serio.
[45:55] Antonio, Eh. Antonio Abate ci insegna che la
[45:58] via cristiana è una via di lotta interiore, una lotta che ha a
[46:02] che fare con il cuore e far pulizia dentro il nostro cuore.
[46:09] Bene la scelta di quest'uomo. La lotta di quest'uomo che cosa
[46:14] porta? Fondamentalmente due frutti.
[46:19] Il primo, una persona così è talmente tanto piena della
[46:24] grazia di Dio. Che fa miracoli senza che
[46:26] nemmeno se ne rende conto. Le storie dei miracoli di
[46:30] Antonio non sono storie inventate, non sono Fioretti
[46:33] edificanti, ma sono le storie di tutte quelle persone che hanno
[46:38] cominciato a vivere in quel modo, che hanno cominciato cioè
[46:42] a fare spazio alla grazia di Dio dentro di sé.
[46:45] E vi dico questo, non immaginatevi i miracoli,
[46:48] semplicemente come le cose eclatanti.
[46:50] Succede che quando una persona fa questo dentro la propria vita
[46:54] permette a Dio di fare questo dentro la propria vita.
[46:57] Ovunque c'è quella persona c'è una grazia, quella persona si
[47:02] mette in politica, c'è una grazia, va a scuola, c'è una
[47:06] grazia, va in parrocchia, porta grazia e in una famiglia porta
[47:11] grazia. È un miracolo, perché da questa
[47:14] persona viene fuori il bene e il bene contamina.
[47:18] Dice San Tommaso che è il bene diffusivo capite perché è un
[47:24] affare farsi i santi, perché se ti fai Santo hai fatto fare un
[47:28] affare agli altri anche. E la seconda cosa è questa,
[47:33] chiunque incontrava Antonio, Gli nasceva il desiderio di dire, Ma
[47:37] perché io no? Pure io voglio vivere così.
[47:42] Questo è il motivo per cui Antonio aveva i discepoli, no,
[47:45] gente che diceva Aiutami, insegnami.
[47:51] Ora, ve lo ripeto, non è che dobbiamo fare tutti i monaci, ma
[47:55] tutti dobbiamo lasciarci raggiungere dalla provocazione
[47:59] della vita di un uomo. Così dobbiamo domandarci se un
[48:03] uomo così ancora oggi, dopo secoli e secoli, ci fa venir
[48:07] voglia di dire, ma anche io vorrei vivere così.
[48:12] Vorrei che la mia vita fosse piena, così luminosa, una vita
[48:20] felice. Ecco Antonio, Antonio è un uomo
[48:24] felice. Capite?
[48:26] Questa sua felicità? È il grande miracolo che ci
[48:30] accompagna. Ci sarebbero tante cose da dire,
[48:35] ma non voglio fare l'antropologo.
[48:36] Eh, ma. Voglio semplicemente però usare
[48:40] questa immagine come una provocazione.
[48:42] Lì dove si festeggia Sant'Antonio c'è la tradizione
[48:45] dei del fuoco. No, è bella questa immagine del
[48:49] fuoco. Il fuoco indica passione,
[48:53] passione per qualcosa. Il fuoco indica la vita.
[48:57] È bello che quando noi pensiamo a quest'uomo lo colleghiamo al
[49:01] fuoco, a una passione, a un uomo appassionato.
[49:07] Accendiamo i fuochi, ma forse perché accendendo quei fuochi
[49:11] dovrebbe essere riacceso un fuoco dentro di noi e dovremmo
[49:15] ritrovare il fuoco nelle nostre famiglie.
[49:19] Quel fuoco che unisce a me quella persona che ci vogliamo
[49:22] bene. Il fuoco che mi fa studiare in
[49:25] un certo modo, amare in un certo modo, lavorare in un certo modo
[49:29] persone che hanno il fuoco dentro.
[49:32] Serve a poco accendere un falò una volta l'anno.
[49:35] Se quel fuoco non ci fa di fa nascere dentro di noi il
[49:38] desiderio di portarcelo dentro questo fuoco.
[49:44] Allora, amici, avete una grande responsabilità, che non è
[49:48] semplicemente custodire il culto tradizionale di Antonio da
[49:52] Padova, ma vi siete presi la responsabilità di costruire la
[49:55] vostra comunità sociale, cristiana, umana.
[50:01] Attorno a una figura del genere, che ha qualcosa da dire perché è
[50:06] tremendamente attuale un uomo così, ricordatevi, Antonio è il
[50:14] riscatto del giovane ricco. Ma non è detto che tutti gli
[50:19] altri che si ritrovano nella stessa posizione del giovane
[50:23] ricco risponderanno come Antonio.
[50:25] È come se questa sera noi siamo stati messi davanti a una
[50:29] scelta. Quale dei due vuoi essere?
[50:32] Tu? Quello che se ne torna a casa
[50:35] triste o quello che prende sul serio la parola di Cristo?
[50:40] Beh, questo non riguarda più la mia lectio, ma riguarda le
[50:44] vostre decisioni. Auguri.

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